DOMENICA 29 NOVEMBRE, “TIRAMISÙ GLOBAL MARATHON”: 16 NAZIONI AL VIA

La lunga diretta con gli appassionati del Tiramisù si avvicina. Domenica 29 novembre, dal quartiere generale della Tiramisù World Cup a Treviso, avrà inizio la “Tiramisù Global Marathon”, la sfida a cui prenderanno parte chef non-professionisti da tutto il mondo che si cimenteranno nella preparazione del dolce. E nel corso dell’evento, la sorpresa di alcuni ospiti d’eccezione con le loro ricette ed esperienze in cucina.

Dalle 10 di domenica 29 novembre, si collegheranno da ogni angolo del pianeta –  ciascuno secondo il proprio fuso orario e nella lingua locale – i partecipanti alla “Tiramisù Global Marathon” che proporranno la loro personale versione del Tiramisù. 

«L’iniziativa, nata in collaborazione con la Tiramisù Academy (www.tiramisuacademy.org) – racconta Francesco Redi, organizzatore e fondatore della Tiramisù World Cup – si tiene in un periodo che ci porta a stare in casa e proprio per questo è possibile re-inventarsi abitudini e attività in cui cimentarsi  . Abbiamo raccolto in un contest online tantissimi appassionati del dolce e la risposta è stata davvero grandiosa: sarà una diretta di 8 ore con ospiti del settore (e non) e…qualche sorpresa».

Fra gli interventi in programma, ecco quindi quello di Roberto Lestani, presidente della Fipgc (Federazione internazionale pasticceria gelateria cioccolateria), Federico Zani della Benetton Rugby e della Nazionale, Fabio Carbone e Nicola Sorrentino (entrambi docenti presso l’università Jean Monnet); poi ancora la Associazione Italiana Sommelier, il Venezia Football Club.

Alle 16 i giovanissimi “chef” che si collegheranno riceveranno un fantastico regalo da Geronimo Stilton, il topo giornalista più amato dai bambini di tutto il mondo, grazie alla collaborazione di Edizioni Piemme e della Geronimo Stilton Fondazione, presieduta dalla scrittrice Elisabetta Dami, già madrina d’eccezione nell’edizione 2018 della Twc Junior.

Ecco i Paesi rappresentati dagli iscritti alla Tgm fino a questo momento (ancora pochi posti disponibili, ndr.): Canada (Toronto), Brasile (fra cui Curitiba, San Paolo e Carangola), Venezuela (Caracas), Egitto (Il Cairo), Kenya (Nairobi), Iran (Tehran), Cina (Shangai); dall’Europa: Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Spagna e ovviamente Italia.

L’iniziativa intende raccogliere fondi per il rilancio delle micro-imprese del settore turistico e della ristorazione di Venezia, simbolo mondiale e polo attrattivo per il comparto dell’intera regione: molti partecipanti e istituzioni hanno già dato il loro contributo. Per seguire l’evento e sostenere la raccolta è sufficiente collegarsi al sito www.tiramisuworldcup.com e seguire le istruzioni. 

La diretta si svolgerà il 29 novembre, dalle 10, sulla pagina Facebook della Tiramisù World Cup.

L’iscrizione all’evento è libera e gratuita e per avere tutte le informazioni è possibile visitare il sito www.tiramisuworldcup.com oppure seguire i canali social su Facebook, Instagram, Twitter e Linkedin.

PRESENTATA LA GUIDA MICHELIN 2021

Il 25 Novembre 2020 è stata presentata la 66esima edizione della Guida Michelin Italia, in occasione della quale sono state annunciate le nuove stelle Michelin. Ha fatto inoltre il suo debutto il nuovo pittogramma dedicato alla sostenibilità – la stella verde – assegnato agli chef che promuovono una cucina più sostenibile.

Tra le 29 le novità stellate che hanno delineato un nuovo firmamento in tredici regioni della penisola, figurano 3 new entry e 26 novità , per un totale di 371 ristoranti stellati. Confermati tutti gli 11.

L’evento, trasmesso in Live streaming, è stato condotto da Petra Loreggian con la partecipazione di Federica Pellegrini che, in qualità di Ambassador Michelin, ha annunciato i nomi dei 13 chef ai quali è stato assegnato il simbolo della sostenibilità, la “stella” verde .

La App Michelin ristoranti con i contenuti della Guida Michelin 2021 sarà disponibile gratuitamente dalle 14 di oggi per iOS e Android, mentre l’edizione cartacea della Guida sarà disponibile in tutte le librerie a partire dal 26 novembre.

Sono tre le novità che portano i ristoranti che “meritano una deviazione”, e quindi le Michelin, a 37:

Ristorante D’O – San Pietro All’Olmo (Milano)

Non ha bisogno di presentazioni: è uno chef che ha anticipato tendenze aprendo porte prima di altri, percorrendo strade nuove che hanno – è il caso di dirlo – spopolato, come la sua “cucina pop”. Ma cenare nel suo ristorante significa conoscere Davide Oldani in una dimensione nuova, densa di ricordi gastronomici ed emozionanti esplorazioni. Tanta attenzione ai giovani e alla formazione sui valori del territorio gli valgono anche la Stella Verde.

Ristorante Harry’s Piccolo – Trieste

Trieste, ponte fra culture e crocevia di scambi, ha trovato la sua traduzione gastronomica nella straordinaria cucina di Matteo Metullio. Da vero triestino aperto al mondo, per arrivare nelle cucine del suo Harry’s Piccolo i migliori prodotti affrontano talvolta lunghi viaggi – è il suo credo, il “km vero” – per venire combinati in una sintesi armonica ed originale, riuscitissimo incontro fra classicità ed innovazione.

Santa Elisabetta – Firenze

Si dice che i cuochi campani abbiano la cucina nel sangue e che, dentro o fuori la propria regione, sappiano esprimersi ai più alti livelli. Rocco De Santis non fa eccezione e porta la sua scuola culinaria ai più alti livelli: un’esplosione di colori e fantasia che accende il cuore di Firenze.

In totale 26 le novità per un totale di323 ristoranti. Tra questi sedici sono under 35, quattro dei quali under 30.

AIS VENETO PRESENTA VINETIA 2021 E I SETTE MIGLIORI VINI DELLA REGIONE

L’Associazione Italiana Sommelier Veneto presenta la nuova edizione di Vinetia – Guida ai vini del Veneto, portale online dedicato alle eccellenze enologiche della regione che sarà consultabile al sito vinetia.it a partire dal 20 novembre 2020.

I Sommelier hanno inoltre assegnato il Premio Fero ai sette vini che, durante i panel di degustazione per la redazione della guida, hanno ottenuto il punteggio assoluto più alto all’interno delle rispettive categorie.

«Nonostante le difficoltà legate all’emergenza sanitaria – spiega Giovanni Geremia, curatore della guida – abbiamo riscontrato un’ottima risposta da parte delle aziende, con oltre 400 partecipanti e quasi 2200 vini degustati. Vinetia si è nuovamente confermata come un importante punto di riferimento per gli appassionati del mondo enologico veneto: uno strumento di consultazione intuitivo e fruibile ovunque, in grado di guidare il pubblico tra le cantine, i vini e il loro aspetto sensoriale».
Ad aggiudicarsi il Premio Fero sono state quest’anno tre cantine veronesi, due trevigiane, una vicentina e una padovana. Per la categoria Miglior Spumante Metodo Charmat è stato premiato 5 Grammi 2019 Valdobbiadene Prosecco Superiore Rive di Santa Maria di Feletto Docg Extra Brut di Malibran, come Miglior Vino Rosato il Bardolino Chiaretto Doc 2019 di Poggio delle Grazie, come Miglior Spumante il Metodo Classico Sogno 2015 Dosaggio Zero di Cirotto e come Miglior Vino Bianco il Monte Grande 2018 Soave Classico Doc di Graziano Prà. È stato inoltre consegnato il premio come Miglior Vino Rosso a Ognisanti di Novare 2018 Valpolicella Classico Superiore Doc di Bertani, e come Miglior Vino Rosso da invecchiamento al Montepulgo 2013 Veneto Igt di Masari, mentre si è aggiudicato il riconoscimento di Miglior Vino da dessert il Cuore di Donna Daria di Conte Emo Capodilista – La Montecchia.

La nuova edizione di Vinetia ha visto inoltre 190 vini premiati con i 4 Rosoni, la fascia di punteggio più alto assegnato in commissione di degustazione, e 72 con il Ducato, conferito ai prodotti che uniscono alta qualità e prezzi vantaggiosi. 50 aziende vinicole sono state invece insignite del Premio Rialto per la loro continuità nel produrre vini d’eccellenza nel tempo.

La guida Vinetia è disponibile gratuitamente al sito vinetia.it e al suo interno sono raccolte le valutazioni dei degustatori ufficiali Ais, oltre alle informazioni relative alle aziende e ai vini del Veneto e ai dettagli sull’accoglienza e le degustazioni private.

“TIRAMISÙ GLOBAL MARATHON”: IL TUO DOLCE PER RILANCIO TURISTICO DI VENEZIA

In attesa che la “sfida più golosa dell’anno” possa tornare dal vivo, arriva la “Tiramisù Global Marathon”, un’iniziativa volta ad far incontrare online tutti gli amanti del popolare dolce e – nel contempo – raccogliere fondi per il rilancio turistico di Venezia, simbolo mondiale e polo attrattivo per il comparto dell’intera regione. La diretta dell’evento si svolgerà il 29 novembre, dalle 10, sulla pagina Facebook della Tiramisù World Cup.

I “Tiramisù lover” si collegheranno da tutto il mondo per prendere parte alla “Tiramisù Global Marathon”, la non-stop che intende raccogliere fondi a supporto delle microimprese del turismo e della ristorazione della città di Venezia. L’iniziativa, nata in seno alla Tiramisù World Cup con la collaborazione della Tiramisù Academy (www.tiramisuacademy.org), vedrà la partecipazione di numerosi appassionati del dolce collegarsi con la piattaforma Zoom ciascuno secondo il proprio fuso-orario, preparando il dolce e raccontando nella propria lingua quanto stanno mettendo in tavola. I golosi, i tifosi ed i curiosi potranno seguire la diretta su Facebook.

Coloro che si pre-iscriveranno gratuitamente sul sito della Tiramisù World Cup (www.tiramisuworldcup.com, attenzione: i posti sono limitati!) saranno protagonisti dell’evento e potranno prendere parte alla maratona restando comodamente nella propria abitazione e cimentandosi nella preparazione di una personale versione del dolce; ovviamente saranno premiati i tre migliori tiramisù le cui ricette riceveranno ampia diffusione sui canali degli organizzatori ed attraverso i media partner. «Abbiamo già raccolto adesioni – spiega Francesco Redi, ideatore della Tiramisù World Cup e fondatore di Twissen – dal Regno Unito, dalla Francia e dal Belgio, oltre che dal Brasile e ovviamente dall’Italia. Specie in un periodo come questo, per noi è un modo di tenere unita ed entusiasta la grande community di appassionati del dolce. Ci saranno ospiti come i campioni della Tiramisù World Cup, professionisti del settore, rinomati pasticceri, sommelier, nonché esperti del Tiramisù: tutti racconteranno le loro storie, qualcuno ci onorerà con una cooking-class e magari potranno svelare qualche segreto sulle ricette più particolari incontrate nel loro lavoro».

Gli organizzatori hanno poi voluto legare la maratona ad una campagna di raccolta fondi in favore delle attività turistiche di Venezia. «È innegabile – prosegue Redi – che il turismo sia il settore più colpito da questa pandemia e le conseguenti ricadute stanno colpendo un indotto davvero allargato a diverse aree. Ecco perché abbiamo voluto dare il nostro (piccolo) contributo alla causa, sensibilizzando anche il tema del rilancio economico che ci auguriamo possa presto arrivare». Sono già molti i partner che stanno supportando l’evento. «Sposare i valori di questa iniziativa – dice il vice presidente della Tiramisù World Cup Andrea Mattana – è un bel segnale. Invito quindi le organizzazioni che in esso si ritrovano ad aderire alla maratona, anche solo attraverso la promozione dell’evento attraverso i propri canali di comunicazione».

Per iscriversi all’evento e per avere tutte le informazioni è possibile visitare il sito http://www.tiramisuworldcup.com oppure seguire i canali social su Facebook, Instagram, Twitter e Linkedin.

ALBA VITÆ 2020: UN VINO ESCLUSIVO PER I DIECI ANNI DEL PROGETTO SOLIDALE DI AIS VENETO

L’Associazione Italiana Sommelier del Veneto ha presentato Lavica 2017, il nuovo vino creato dall’azienda Dal Maso di Montebello Vicentino (Vicenza) per celebrare il decennale di Alba Vitæ. L’iniziativa benefica, nata nel 2011, propone ogni anno un vino d’eccellenza dell’enologia veneta in edizione limitata, che viene messo in vendita per raccogliere fondi a sostegno di progetti solidali.

Di Lavica 2017 saranno disponibili solamente 700 bottiglie in formato magnum, acquistabili nello shop online di Ais Veneto, e il ricavato delle vendite andrà a Vicenza For Children.

«Per la prima volta in dieci anni il vino di Alba Vitæ sarà realizzato appositamente e unicamente per l’occasione – spiega Marco Aldegheri, Presidente di Ais Veneto – e ci sembrava un bel simbolo per festeggiare questo importante compleanno, che cade in un anno così difficile. Un vino nuovo, frutto di un lavoro che continua e simbolo di speranza che si rinnova, gli stessi valori che condividiamo con l’associazione Vicenza For Children, che ogni giorno garantisce supporto emotivo ed economico ai piccoli pazienti e alle loro famiglie». Lavica 2017 è un Veneto Rosso Igt che racchiude la potenza e la ricchezza del territorio della Doc Colli Berici, che si caratterizza per suoli argillosi, calcarei e basaltici particolarmente vocati alla coltivazione di uve a bacca rossa. Si tratta a tutti gli effetti di un vino dal “taglio berico”: la base è tai rosso, vitigno simbolo della zona, con l’aggiunta di merlot e cabernet sauvignon prima di un invecchiamento di 16 mesi in barrique di rovere francese.

I fondi ricavati dalla vendita delle bottiglie saranno consegnati a Vicenza For Children per l’acquisto di un cisto-uretro-fibroscopio pediatrico. L’associazione, grazie alla collaborazione con la Direzione sanitaria dell’Ospedale San Bortolo e la condivisione di intenti con la Fondazione San Bortolo Onlus, ha rinnovato in poco più di un anno il Day Hospital Oncoematologico di Vicenza, realizzato a misura di bambino e in grado di permettere ai piccoli pazienti di seguire le terapie in un luogo protetto e accanto alle loro famiglie.

Le magnum in edizione limitata di Lavica 2017 sono acquistabili al costo simbolico di 55 euro all’interno dello shop online store.aisveneto.it.

OLIVIERI 1882, A NATALE RITORNA IL PANDORO ARTIGIANALE

L’azienda a conduzione familiare di sesta generazione, oggi leader nel settore dei lievitati, presenta con orgoglio il suo Pandoro

Dopo una Pasqua che ha visto un numero record di vendite della sua colomba, ​Olivieri 1882 torna in questo periodo di festa 2020 facendo ciò che sa fare meglio: produrre ottimi lievitati da ricorrenza per i quali il brand di Arzignano (Vicenza) è riconosciuto e ​premiato a livello nazionale e internazionale.

Insieme ovviamente al Panettone, ​il Natale 2020 vedrà il rilancio del ​Pandoro​. Realizzato a mano e rigorosamente artigianale, Olivieri 1882 presenta un Pandoro che farà riscoprire al pubblico un prodotto che negli ultimi anni è stato messo in ombra dal panettone.

«Si parla sempre moltissimo di panettone, ma il pandoro è un prodotto altrettanto interessante e, per certi aspetti, anche più affascinante del panettone ​- spiega ​Nicola Olivieri, titolare e capo pasticcere – ​È giunto il momento di portarlo alla ribalta​. Il fatto che sia molto più difficile da realizzare rispetto ad un panettone è stata per noi la spinta decisiva, una sfida che abbiamo raccolto e che ha richiesto almeno 5 anni di lavoro e di perfezionamento. Oggi siamo davvero molto soddisfatti del Pandoro Olivieri 1882».

Oltre all’amore per i lievitati e per le sfide, c’è un’altra ragione che ha spinto la famiglia Olivieri ha dedicare gli ultimi anni alla messa a punto del Pandoro:

«Rappresenta il dolce natalizio delle nostre zone – racconta Nicola Olivieri – e la sua storia si intreccia con la nostra: il nostro primo forno era al confine ​tra Verona e Vicenza, il territorio in cui Natale coincideva con Pandoro e non con Panettone. Vogliamo essere i custodi di una tradizione ​che deve essere rispolverata e a cui va data la sua importanza. In un momento storico come questo specialmente dove si tende spesso a lanciare novità concepite per stupire, noi vogliamo andare in controtendenza​».

Una lavorazione manuale, come vuole la tradizione. Il Pandoro Olivieri 1882 nasce al termine di un lungo e complesso processo che prevede ​tre giorni totali di lavorazione​, con un giorno intero dedicato solamente ai rinfreschi del lievito madre e alla sua maturazione. Quando il lievito madre è pronto la lavorazione del Pandoro, più delicata rispetto a quella del panettone, e quindi più complessa, può iniziare con la sequenza dei tre diversi impasti​. Alla fine di questo processo si passa alla fase della ​pirlatura​, dopodichè il pandoro va in lievitazione lenta per altre 14-16 ore​.

Si procede poi con ​la cottura ​che si rivela la fase più complessa, il Pandoro deve risultare soffice ma anche non troppo alveolato. Riconosciuto dal Gambero Rosso tra i migliori pandori artigianali d’Italia nel 2018, il dolce natalizio firmato Olivieri 1882 si rivela molto ricco ma allo stesso tempo estremamente digeribile grazie alla lunga maturazione e all’utilizzo di materie prime di altissima qualità. ​La totale assenza di conservanti, aromi e grassi vegetali rende questo prodotto artigianale al 100 per cento. Nessun segreto tra gli ​ingredienti​ quindi, solo materie prime scelte con cura: – lievito madre vivo, ogni giorno rinfrescato – limoni canditi artigianalmente e tritati all’interno dell’impasto – bacche di vaniglia Bourbon e Madagascar – farine rigorosamente di grani italiani – zucchero di canna grezzo – burro Belga ottenuto per centrifuga – miele di acacia italiano

Tradizione, passione e ingredienti attentamente selezionati sono il segreto del brand ​Olivieri 1882​, sinonimo di qualità nel mondo dei ​lievitati a tutto tondo​, dalle croissanteria ai dolci, pasticceria e gelateria, dalla pizza al pane e alla cucina.

La determinazione nello sperimentare e le coraggiose scelte imprenditoriali hanno permesso all’azienda di ricevere negli anni importanti riconoscimenti tra cui i ​Tre Pani e Due Spicchi Gambero Rosso​ per il pane e la pizza Olivieri, a testimonianza della qualità dei lievitati salati.

Dal 2017 l’inserimento nella classifica delle ​Migliori Colazioni d’Italia​, con il traguardo ambito dei ​Tre Chicchi Gambero Rosso per l’eccellenza dell’offerta di caffetteria e le ​Tre Tazzine per quella dell’offerta colazione del locale.

Nel mondo della Pasticceria e dei lievitati da ricorrenza, oltre a Pandoro e Panettone Classico, da sempre ai vertici delle classifiche nazionali, da segnalare il ​Panettone al Cioccolato che ha raggiunto il podio nazionale nel 2019 e la ​Colomba Olivieri​, che viene premiata come ​Miglior Colomba Artigianale d’Italia 2019​.

I vertici raggiunti in questi anni sono però frutto di un lungo processo che parte da lontano: è proprio nella provincia vicentina che più di un secolo fa un antenato di famiglia, Luigi, apre il primo forno. Sarà poi Bianco Olivieri, padre di Oliviero, ad aprire prima una panetteria e poi un laboratorio più grande dal quale intorno agli anni Settanta inizia a vendere per primo il ​Pan Biscottoe la ​biscotteria confezionata​, mentre la moglie Miranda inizia a produrre i primi ​dolci da forno​.

Con la prematura scomparsa del padre, ​Oliviero ​appena diciottenne, insieme alla moglie Patrizia​, prende in mano il negozio e il laboratorio dove era cresciuto, aggiungendo la caffetteria​. A lui si affiancherà il figlio Nicola — con la moglie ​Michela — nel 2006, studiando la realizzazione di un progetto legato anima e corpo alla grande eccellenza di famiglia: i lievitati​.

GUIDA VENEZIA A TAVOLA 2021: I PREMIATI

La Guida Venezie a Tavola del direttore Luigi Costa, dopo dieci anni passati a fianco dei ristoratori e delle fabbriche del gusto, cerca di fare ancora la sua parte. In un anno complicato per tutto il settore della ristorazione, tramite la pubblicazione dell’edizione 2021, dichiaria la volontà di sostenere in modo fermo questo settore, uno di quelli che più ha sofferto le conseguenze di questa crisi.

Si tratta di un testo che raccoglie una selezione dei migliori ristoranti e pizzerie di Trentino, Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Istria e Slovenia e propone una selezione di vini e di prodotti tipici di eccellenza del territorio. E durante la presentazione (digitale) sono stati consegnati i riconoscimenti.

Premio “Il Ristorante dell’Anno”: Alessandro Gilmozzi del Ristorante “El Molin” di Cavalese (Trento).

Premio “Il Giovane delle Venezie”: Davide Tangari del Ristorante “Valbruna” di Limena (Padova).

Premio “Ricerca e Innovazione”: Francesco Brutto del Ristorante “Venissa” di Venezia.

Premio “Donna di Spirito”: Daniela Siviero del Ristorante “Lazzaro 1915” di Pontelongo (Padova).

Premio “La Cucina che onora il Territorio”: Luigi Dariz del Ristorante “Aurelio” di Passo Giau (Belluno).

Premio “Sommelier delle Venezie”: Giovanni Mozzato del Ristorante “Chat qui rit” di Venezia.

Premio “La Cantina delle Venezie”: Simone Menardi del Ristorante “Baita Fraina” di Cortina (Belluno).

Premio “La Miglior Carta delle Bollicine”: Nicola Bacciolo del Ristorante “Ai do Campanili” di Cavallino (Venezia).

Premio “Il Gusto Dolce delle Venezie”: Sara Simionato e Luca Ferrari del Ristorante “Antica Osteria Cera” di Campagna Lupia (Venezia). 

Premio “Maitre delle Venezie”: Giovanni Pietro Cremonini del “Ristorante Riviera” di Venezia.

Premio “La Pizzeria delle Venezie”: Alvise Ballarin della Pizzeria “Trattoria Laguna” di Cavallino (Venezia).

NUOVA REALTÀ A ESTE (PADOVA), NASCE INCÀLMO

Ha aperto Incàlmo a Este (Padova). Era tutto pronto: l’idea, il concept, l’immagine coordinata, la squadra, il progetto degli interni.Era stato aperto anche il cantiere.Poi la storia è nota: lockdown e conseguente interruzione di tutte le attività. Un lungo periodo di quarantena che ha letteralmente “messo in gabbia” l’energia dei giovani protagonistidi questa nuova realtà, frenando brutalmente il percorso intrapreso.Oggi per loro non si parla di rinascita, ma di nuova alba. Una sfida post-Covid19 combattuta con l’ottimismo (non senzauna certa esperienza) della gioventù. È così che –finalmente – con l’arrivo dell’autunno nella più tranquilla campagna veneta, proprio accanto alle antiche mura del comune tra Padova e Vicenza, nasce Incàlmo, un progetto corale con le idee ben chiare e radicato saldamente nel terreno. In dialetto veneto Incàlmo significa innesto. Come due piante che si uniscono per dare luce a una più forte e resistente, alla loro tavola germogliano nuove idee e nuove realizzazioni. Esperienze passate che si contaminano, si incontrano, si scontrano e si fondono. Il risultato è un percorso equilibrato, ricco e plurale, il cui filo conduttore è l’amore per il buon cibo e il rispetto per la materia prima. Incàlmo è un ristorante fine-dining, che nasce all’interno dell’Hotel Beatrice (pur restandone indipendente): struttura simbolo della comunità Atestina, recentemente rinnovato valorizzando l’originario stile vintage degli Anni Sessanta.

L’idea nasce dalla voglia di Michele Carretta, 30 anni appena compiuti, di far rivivere lo storico albergo di famiglia, voluto e fatto costruire nel 1966 dal bisnonno materno Giovanni Stocchetti (oggi ricordato come Nonno Tani), innestandogli (da cui Incàlmo) un ristorante fine-dining di cucina italiana contemporanea. Chef già in forze a Londra per Godo (progetto estero di Tommaso Arrigoni) e forte di plurime esperienze in cucine di livello, Michele – che qui è in veste di imprenditore – ha saputo costruire la giusta squadra per dare forma al suo progetto. Ricardo Scacchetti (classe 1983), italo-brasiliano di San Paolo e trapiantato a Londra, trasportato dall’entusiasmo di Michele ha deciso di scommettere su Este e lo affianca in veste di socio nell’impegnativa sfida di rilanciare la struttura nella sua totalità, individuando uno spazio dove portare idee nuove: lui è l’operativo della coppia, ricoprendo inoltre il ruolo di Brand & Communication Manager. Francesco Massenz (classe 1986) e Leonardo Zanon (classe 1984) sono gli chef di Incàlmo: amici e colleghi di lunga data, rappresentanol’anima della cucina caratterizzata da una grande determinazione, maturata passo a passo nelle plurime esperienze comuni del passato. Dagli inizi al Dolada a Pieve d’Alpago (Belluno), passando dal Pellicano di Porto Ercole (Grosseto) per Francesco, o dalla Finlandia di Chez Dominique e ancora dalla Londra di Apsleys con Heinz Beck per Leonardo; ma, soprattutto, considerando gli ultimi anni trascorsi insieme da Agli Amici Ristorante di Emanuele Scarello. Estremamente diversi (più solare l’uno, più introverso l’altro), virano Francesco alsale e Leonardo allo zucchero ma in cucina sono figure intercambiabili, anzi del tutto complementari. Che è uno dei plus stilistici di Incàlmo, e il segreto della loro relazione ai fornelli. A completare la squadra e guidare la sala Filippo Caporello (classe 1974), Padovano doc con esperienza nel retail di lusso e la direzione in terra veneta di plurime insegne fine-dining. È il Restaurant Manager chiamato a gestire il delicato rapporto che si deve instaurare tra il cliente e la cucina: a lui il compito di far vivere al meglio l’esperienza Incàlmo, incluso l’attento abbinamento ai vini, affiancato dalla giovane ma già esperta Andrea Paola Canato. La sala è uno dei punti di forza di Incàlmo, per quanto spesso dato per scontato nella ristorazione a questi livelli: l’attenzione alservizio è molto alta, senza per questo risultare invadente; le regole sono note ma vengono interpretate con personalità, per essere poi infrante quando la situazione lo rende consigliabile. Certe formalità sono alleggerite, ma nello stesso tempo se ne mantengono altre che rendono l’esperienza della cena indimenticabile. In una sinfonia che designail maître – nell’accostarsi all’ospite – qualeprimo narratore della storia di Incàlmo. Il risultato è quello di una squadra dai vissuti differenti capaci divibrare all’unisono nel condividere un’idea diventata finalmente realtà.

La cucina di Incàlmo è formata da piatti “puliti”, quasi primitivi, dai quali emergono sapori definiti e nitidi. Una cucina riconoscibile, dal gusto delineato e immediato. Bello e buono devono andare di paripasso, e per questo non manca il lavoro fatto sulla forma. Nei piatti proposti non si avvertono forzature, né acrobazie: oltre all’identità del gusto non senza attenzione estetica, si riconosce bene l’ingrediente scelto, la sua lavorazione e – a seguire – l’importanza delle texture e deicontrasti. «Se c’è un elemento che spicca, questo è l’acidità con cui amiamo giocare – spiegano gli chef – senza perdere di vista la ricerca del giusto bilanciamento. Assieme all’ampio uso del vegetale, che poi sono caratteristiche che ci derivano dalle nostre lunghe esperienze di cucina di montagna e da quella nordica». Anche la composizione della carta è ben bilanciata tra piatti più riconoscibili, legati alla tradizione del territorio o all’immaginario più diffuso dell’alta cucina (come con il “Foie gras, pane bruciato e porro”), e piatti che sperimentano contrasti nuovi con “effetto sorpresa” al palato (come nei “Bottoni di robiola, prugna fermentata e brodo di mele renette”): anche qui, un sensato innesto dell’innovazione nella classicità. La materia prima resta il punto di partenza di ogni ricetta: sia questa la farina con cui fanno pane e pasta fresca, il piccione rigorosamente francese, la Gallina di Polverara (padovana), o il cremoso burro di Normandia, Dop francese del burro. Ortaggi e verdure sono scelte al mercato di Este, mentre nell’orto del ristorante, arricchito con un compost fatto con gli scarti giornalieri, è coltivata una vasta varietà di erbe aromatiche che entrano con grazia nelle singole portate (finocchietto, erba pepe, erba oliva, nasturzio, basilico greco, aglio orsino, silene, papavero, tarassaco, malva, menta, rosmarino e lavanda, solo per fare qualche nome).

50 TOP ITALY, ECCO I MIGLIORI RISTORANTI D’ITALIA OSTERIA FRANCESCANA, DAGORINI, ANTICA OSTERIA DEL MIRASOLE E PANIFICIO BONCI

Si è svolta martedì 20 ottobre in diretta streaming, raccogliendo migliaia di visualizzazioni, la cerimonia di premiazione di 50 Top Italy 2021, seconda edizione della guida on-line, completamente gratuita, ai Migliori Ristoranti Italiani. Un progetto firmato Lsdm – storico congresso di cucina d’autore in scena dal 2008 a Paestum – e curato dai suoi ideatori, Barbara Guerra e Albert Sapere, insieme al giornalista Luciano Pignataro.

La serata, condotta da Federico Quaranta, ha visto dunque l’annuncio dei migliori locali della Penisola seguendo la divisione in quattro categorie, secondo prezzo e tipologia di ristorazione: Ristoranti Oltre 120 euro, Ristoranti Fino a 120 euro, Trattorie/Osterie e Low Cost. Le quattro distinte classifiche, composte ognuna da 50 locali, sono state svelate attraverso un emozionante countdown, fino ad arrivare alle quattro insegne posizionate al vertice delle rispettive fasce: Osteria Francescana, a Modena, dello chef Massimo Bottura; daGorini, a San Piero in Bagno (Forlì Cesena), guidato da Gianluca Gorini; Antica Osteria del Mirasole, a San Giovanni in Persiceto (Bologna), di Franco Cimini; Panificio Bonci, a Roma, di Gabriele Bonci.

«Quello di daGorini – commentano i tre curatori – è l’unico cambio al vertice rispetto alla precedente edizione. Del resto, i locali di Bottura, Cimini e Bonci sono da considerare, nelle rispettive categorie, tre pesi massimi della ristorazione italiana, riconosciuti anche a livello internazionale. Ma le nuove generazioni non stanno certo a guardare, come testimoniato dalle tante insegne di qualità, tra le 200 totali recensite, guidate da giovani cuochi e ristoratori, a cominciare appunto da Gianluca Gorini. Allo stesso modo, se è vero che tre vincitori su quattro provengono dall’Emilia Romagna, accertando la grande storia gastronomica di questa regione, scorrendo le classifiche è facile constatare come siano rappresentati tanti e diversi territori dello Stivale, da Nord a Sud. Ciò a conferma di quanto il nostro Paese sia unico nel panorama mondiale, intriso, dalla testa ai piedi, di cultura del buon cibo». 

Un’eterogeneità regionale attestata già dai podi delle quattro categorie. Per i Ristoranti Oltre 120 euro, in seconda e terza posizione troviamo: Uliassi, a Senigallia (Ancona), dello chef Mauro Uliassi, e il ristorante Daní Maison, a Ischia (Napoli), di Nino Di Costanzo. Nella fascia Ristoranti Fino a 120 euro: L’Argine a Vencò, a Dolegna del Collio (Gorizia), di Antonia Klugmann, e Lido 84, a Gardone Riviera (Brescia), di Riccardo Camanini. Per la categoria Trattoria/Osteria: La Brinca, a Ne (Genova), che vede ai fornelli Simone Circella, e Nù Trattoria Italiana dal 1960 – Trattoria di civiltà e libertà contadina, ad Acuto (Frosinone), nelle sapienti mani di Salvatore Tassa. In Low Cost: Da Gigione Hamburgheria & Braceria, a Pomigliano d’Arco (Napoli), guidato in cucina da Gennaro Cariulo, e Anikò, a Senigallia (Ancona), di Moreno Cedroni.

«Ci teniamo a ringraziare – concludono i tre curatori – i nostri 150 ispettori che, in anonimato e pagando il conto, hanno visitato i locali più volte, giudicandoli in totale autonomia. Riteniamo che la narrazione gastronomica non si debba fermare proprio ora che le attività ristorative vivono un momento durissimo. Lo dobbiamo proprio a chi va avanti tra mille difficoltà, non abbassando mai l’asticella della qualità. Come più volte sostenuto, tenere alta l’attenzione su un settore che fa grande l’Italia è il nostro lavoro, oltre che la nostra passione».

GIOVEDÌ 15 SETTEMBRE, QUANDO LA PIZZA GOURMET FA DEL BENE… ANCHE AGLI ALTRI

Una serata da vivere in compagnia facendo del bene agli altri. Giovedì 15 ottobre dalle 20, al ristorante Val Pomaro di via Scalette 14 ad Arquà Petrarca (Padova). Saranno protagonistele pizze gourmet proposte da alcuni pizzaioli con impasti speciali del Molino Grassi di Parma. Il tutto sarà accompagnato dalle birre del birrificio Monterosso di Montegrotto Terme (Padova).

L’intero ricavato della serata sarà devoluto in beneficenza all’Hospice Pediatrico di Padova.

Lo chef Marco Valletta proporrà la Perla di trota del Sile con mela su vellutata di zucca e pane, mentre Cristian Zaghini porterà in tavola il Super Cric.roc Hamburgher con mini hamburgher di chianina, verza viola al burro, tris di senape e scamorza affumicata (Pizza pala alla romana realizzata con farina multicereali, Einkorn, Miracolo). Diego Vitagliano presenterà la Marinata sbagliata, ossia pomodoro di San Marzano, confettura extra di pomodoro, pesto di aglio orsino, origano del Matese e olio evo cilentano (Pizza napoletana realizzata con la farina base Tipo 1 E H6), Nicola Ascani punterà su “Baccalà alla livornese”, cotto a bassa temperatura e affumicato al tabacco e ulivo, pomodoro al forno, cappero di Salina, olive taggiasche e porro croccante (Pizza in padellino con cottura vapore realizzata con la farina multicereali – Speciale Tipo 0). Robertino Cupo continuerà con Verace Fragrante, con pomodoro pelato giallo, stracciata di bufala, fiori di cappero, acciughe del Cantabrico e olive taggiasche (Pizza napoletana realizzata con farina H16 – multicereali), Pasquale Moro seguirà con la Margherita Rivisitata, con una passata di pomodorini datterini, la stracciatella di latte vaccino, olio evo e scorza di limone verde grattuggiato (Pizza realizzata con la farina Base Multicereali). Andrea Cesarone preparerà la Mezza farina al profumo di liquirizia, salmone fresco marinato, finocchio fresco e lime (farina multicereali) e Tullio Monaldi farà assaggiare la sua Pizza mortadella e mousse di ceci (Pizza in pala alla romana realizzata con farina Tipo 1 – integrale). Infine Andrea Casciano realizzerà il Panino sfizioso con stinco silacciato, senape selvatica e cipolla di Tropea caramellata (con farina Tipo 1 – Miracolo) e Pierluigi Sapiente con il Crumble al grano Miracolo, cremoso alla castagna composta di prere Williams rosse al limone e pepe timut, gelato al kefir al profumo di limone (monoporzione realizata con farina Tipo 1 – Miracolo).

Il costo è di 40 euro con bevande escluse. Per informazioni, 320-6650364, oppure 0429-718229.

NOMINATA LA COMMISSIONE ESAMINATRICE DELL’ACCADEMIA DEI MAESTRI DEL LIEVITO MADRE E DEL PANETTONE ITALIANO: PRESIDENTE MAURIZIO BONANOMI

Sono tra i più grandi maestri riconosciuti a livello nazionale e internazionale, saranno loro ad esaminare i candidati che vorranno entrare a far parte dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano. Maurizio Bonanomi (presidente), Achille Zoia, Rolando Morandin, Salvatore Gabbiano, Eduardo Ore e Ezio Marinato: il Consiglio direttivo ha scelto i membri della Commissione esaminatrice dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano che avranno il compiuto di valutare le capacità, la professionalità e l’esperienza di quanti vorranno entrare a far parte dell’Accademia. «Abbiamo scelto loro – ha spiegato il Maestro Maurizio Bonanomi – non soltanto per la riconosciuta professionalità, la loro storia, per lo studio instancabile e la ricerca continua, per l’esperienza maturata in anni di servizio e di professione, ma anche per il valore che ciascuno di essi esprime nel proprio settore». La Commissione esaminatrice avrà il compito di esaminare ciascun candidato. Non ci sarà distinzione tra i differenti settori, in quanto ogni membro della Commissione avrà la possibilità di esaminare il candidato indipendentemente dal settore di provenienza. Le figure, quindi dei Maestri Bonanomi, Zoia, Morandin, Gabbiano, Ore e Marinato saranno interscambiabili e allo stesso livello. «La nostra ossessione – spiega il Maestro Claudio Gatti, presidente dell’Accademia – è preservare e promuovere l’artigianalità nel mondo. Per questo saremo fiscali e rigidi in sede di esame». Secondo il Maestro Achille Zoia: «Entrare a far parte dell’Accademia è un grande pregio». Poi continua: «Metterò la mia esperienza professionale al servizio dei candidati. Cosa chiedo ad un potenziale accademico? Competenza, serietà, umiltà, fantasia, capacità e soprattutto di dimostrare una passione viva e attiva per i lievitati: la stessa che mi ha portato a creare continuamente».

La Commissione avrà il compito di valutare le effettive e comprovate capacità di ciascun pasticciere, pizzaiolo e panificatore intenzionato a far parte della nuova Accademia il cui principale obiettivo è di promuovere il made in Italy nel mondo. La candidatura è scaricabile sul sito http://www.accademiamaestrilievitomadrepanettoneitaliano.it e deve essere inviata all’e-mail segreteria@accademiamaestrilievitomadrepanettoneitaliano.it. «Il nostro obiettivo è di salvaguardare e tutelare l’artigianalità e la professionalità nell’uso del lievito madre – spiega Salvatore Gabbiano, Maestro del Lievito Madre – Ho assunto questo incarico con responsabilità e senso del dovere. Far parte della Commissione significa non solo appoggiare i valori e i princìpi dell’Accademia, ma anche condividerne le finalità».

Le regole per presentare domanda e per accedere alla prova con la Commissione esaminatrice è disciplinata dall’articolo 8 del regolamento interno dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano che cita: «Il numero degli Associati non è soggetto a limitazioni. All’Associazione potranno aderire solo maestri pasticceri lievitisti, panificatori e pizzaioli di provata professionalità». «Ho dedicato una vita intera alla mia professione e per me è sempre un onore partecipare ad iniziative di questo genere – ha spiegato Rolando Morandin – Collaboro con l’Accademia per sensibilizzare i colleghi e l’opinione pubblica sull’importanza della qualità della materia prima e dei lievitati italiani».

Se si vuole entrare a far parte dell’Accademia, la prima cosa da fare è presentare la candidatura dimostrando di utilizzare il lievito madre da almeno dieci anni. Il passo successivo consiste nel sottoporsi ad un esame tenuto dalla commissione appositamente nominata dal consiglio direttivo il quale, su parere della commissione d’esame, valuterà l’ammissione finale del candidato all’Accademia.

«Non ci ergiamo ad essere giudici, non è questo il nostro ruolo e la nostra finalità – spiega Eduardo Ore, Maestro pizzaiolo – Il nostro compito è di selezionare i migliori pasticceri, pizzaioli e panificatori che dimostrino grande capacità nella lavorazione del lievito madre. L’obiettivo è di promuovere e diffondere la cultura della qualità e per far questo serve competenza».

Una volta superato l’esame, il nuovo membro dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano riceverà la targa con il logo dell’Associazione da poter esporre nel proprio esercizio commerciale e potrà utilizzare il logo dell’Associazione sul materiale di comunicazione della propria attività. «L’Accademia rappresenta un punto d’unione per esaltare l’eccellenza del “saper fare” di pasticceri, pizzaioli e panificatori – conclude il Maestro panificatore Ezio Marinato – Assieme ai colleghi formiamo una grande team che rappresenta come la qualità nella lavorazione dei lievitati non conosca confini». I requisiti fondamentali per accedere all’esame sono di aver lavorato almeno da dieci anni il lievito madre e utilizzare ingredienti solo di prima scelta. L’utilizzo di preparati, semilavorati, sostituzioni o surrogati del lievito madre è espressamente vietata.

SABATO 10 OTTOBRE, FRANCIACORTA E CAVIALE A CASA PALADIN

A Casa Paladin proseguono i festeggiamenti per l’inserimento del Franciacorta Docg Dosaggio Zero 2011 di Castello Bonomi, proprietà della famiglia in Franciacorta, nell’elenco dei vincitori dei Tre Bicchieri della guida del Gambero Rosso 2021. Per celebrare questo importante riconoscimento, sabato 10 ottobre dalle 11. Casa Paladin aprirà al pubblico le porte della villa di famiglia ad Annone Veneto (Veneto) per una verticale speciale: tre annate del pregiato Dosaggio Zero, dalla 2010 alla 2012, in abbinamento a tre diverse tipologie di caviale di Caviar Giaveri, eccellenza ittica di Breda di Piave (Treviso) che nei suoi stabilimenti segue l’intero ciclo produttivo, dall’allevamento degli storioni delle razze più pregiate alla lavorazione delle uova.

Due realtà che condividono lo stesso amore per l’eccellenza e la cura posta in tutte le fasi di produzione: così come un ottimo vino nasce in vigna, così il benessere dello storione determina la qualità del caviale.

Il Franciacorta Millesimato Dosage Zero di Castello Bonomi nasce da uve Chardonnay e Pinot Nero dei vigneti del Castello, situati nel meraviglioso terroir di Monte Orfano, la zona più a sud della Franciacorta, a 275 metri di altitudine. In cantina le vinificazioni si svolgono separatamente: in piccole botti di rovere per lo Chardonnay con sosta di 8 mesi, in acciaio per il Pinot Nero, sempre con sosta di 8 mesi. All’assemblaggio seguono la presa di spuma in bottiglia secondo il Metodo Classico e una maturazione di oltre 70 mesi a contatto coi lieviti in bottiglia. Dopo la sboccatura le bottiglie riposano per altri 10 mesi in cantina prima di essere messe in commercio.

Caviar Giaveri è la concreta espressione di una quarantennale passione per l’eccellenza: un’eccellenza autentica, genuina, figlia della cultura gastronomica italiana che ha scoperto nella tradizione russa, conoscenze e tradizioni ricche di storia e passione. Da qui la scelta di produrre il caviale in possedimenti ittici di proprietà, protetti e controllati dove gli equilibri della specie sono rispettati. Le moderne tecnologie di acquacoltura permettono la sostenibilità degli impianti e la salvaguardia di quell’animale meraviglioso che è lo storione, e agli esemplari di vivere in modo molto simile a quello selvatico.

Le degustazioni, della durata di circa un’ora e solo su prenotazione, avranno luogo alle 11, 15 e 16.30. La quota di partecipazione è di € 25 a persona; per l’accesso alla degustazione farà fede l’email di conferma. Per informazioni e verificare le disponibilità: 0422.768167 –  tour@paladin.it.

50 TOP PIZZA 2020: I MASANIELLI DI FRANCESCO MARTUCCI (CASERTA) È LA MIGLIORE PIZZERIA D’ITALIA E DEL MONDO

Francesco Martucci

Il sorpasso è avvenuto, I Masanielli di Francesco Martucci è la migliore pizzeria d’Italia e del mondo secondo 50 Top Pizza 2020, IV edizione della celebre guida on-line di settore. Il locale di Caserta rimane da solo sul gradino più alto del podio dopo l’ex-aequo del 2019, condiviso con Pepe in Grani di Franco Pepe (Caiazzo, Caserta) che scende dunque per la prima volta in seconda posizione dopo tre anni da primo della classe. In terza piazza I Tigli di Simone Padoan (San Bonifacio, Verona), il quale si aggiudica l’ambito premio speciale di pizzaiolo dell’anno. Ai piedi del podio 50 Kalò di Ciro Salvo Pizzeria e La Notizia 94, del pizzaiolo Enzo Coccia, entrambe di Napoli.

Se al vaglio degli ispettori i criteri per la valutazione sono rimasti gli stessi delle precedenti edizioni (dalla qualità della proposta del cibo all’insieme dei servizi offerti al cliente), sono stati invece tanti i cambiamenti nella top 50, che appare, rispetto alle precedenti edizioni, abbastanza rivoluzionata, grazie a diverse new entry e altrettante uscite di scena. Il duo di testa continua a essere espressione della scuola casertana e la Campania resta ovviamente la regione con il maggior numero di locali presenti in classifica, ben sedici. A essere rappresentata è però quasi l’intera Penisola, a cominciare da Lazio, Lombardia e Toscana, a quota 6, segue il Veneto (quattro), poi il Piemonte, la Sardegna e la Sicilia (due), infine Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Liguria, Marche e Puglia (uno).

Novità anche per gli attesi Italian Special Awards 2020. Tra questi il premio di giovane pizzaiolo dell’anno, dato a Gennaro Police dell’insegna ‘O Scugnizzo, di Arezzo, e quello di pizzeria novità del 2020, assegnato alla romana IQuintili, di Marco Quintili. La performance del 2020 (ovvero il più grande balzo in avanti in classifica, dal 106° posto del 2019 all’attuale 29°) è invece opera del Ristorante Pizzeria Ciarly, di Napoli. L’incredibile Futuro di Marinara di Francesco Martucci è la classica zampata del campione e si aggiudica il premio di pizza dell’anno. Mentre a firmare la margherita dell’anno è un maestro come Enzo Coccia (La Notizia 94, Napoli). Per la migliore proposta dei fritti occorre andare ad Acireale (Catania), presso Frumento, e per la più buona frittatina di pasta da Carlo Sammarco Pizzeria 2.0, a Frattamaggiore (Napoli).

Il premio Pasticceria in Pizzeria va a Dry Milano, mentre la migliore pizza dolce è la Pizza Colada di Seu Pizza Illuminati (Roma). Il miglior servizio di sala è di Francesco & Salvatore Salvo (Napoli). Le migliori carte dei vini, delle birre e degli oli sono rispettivamente di: 50 Kalò di Ciro Salvo Pizzeria (Napoli), Apogeo (Pietrasanta, Lucca), Giangi Pizza e Ricerca (Arielli, Chieti). Infine il premio Best Format, conferito a Crosta (Milano), e l’importante riconoscimento Innovazione e Sostenibilità Ambientale attribuito a Le Grotticelle (Caggiano, Salerno).

Sono stati inoltre assegnati i prestigiosi riconoscimenti internazionali per le top pizzerie in Giappone, Canada, Asia e Oceania. Ad aggiudicarseli rispettivamente: Pizzeria Braceria Cesari (Nagoya, Japan), Via Tevere Pizzeria Napoletana (Vancouver, Canada), Ciak – In The Kitchen (Hong Kong, China) e 400 Gradi (Brunswick, Australia). A quest’ultima insegna australiana per finire, è stato dato anche l’ambito premio per la Migliore Pizza Napoletana fuori dall’Italia. Purtroppo quest’anno non è stato possibile stilare le classifiche delle migliori pizzerie di Usa, Sud America e Africa a causa dell’emergenza sanitaria, che non ha reso agevole né il lavoro dei pizzaioli e né tantomeno quello degli ispettori.

Tutti i responsi sono stati dati al termine di un’appassionante diretta streaming, condotta da Federico Quaranta e seguita da migliaia di persone attraverso i canali social. L’ormai consueto countdown ha visto collegati tutti i pizzaioli presenti in classifica, i quali hanno così potuto ritirare virtualmente le onorificenze assegnategli. Tra questi anche Gabriele Bonci, con la sua Pizzarium al primo posto delle 20 Migliori Pizze in Viaggio in Italia – da Taglio e Asporto – 2020, e ovviamente Ciro Salvo, numero uno, con 50 Kalò London, di 50 Top Europe 2020, la classifica delle migliori pizzerie d’Europa fuori dai confini italiani che ha fatto migliaia di visualizzazioni durante la sua presentazione e raccolto centinaia di articoli da tutti i Paesi europei.

«Il mondo della pizza – commentano Barbara Guerra, Luciano Pignataro e Albert Sapere, i tre curatori del progetto editoriale – si è dimostrato quello più reattivo di fronte alle difficoltà del momento. Nessuno ha rinunciato alla qualità e sono proseguiti gli investimenti. Ci teniamo poi a sottolineare l’ingresso di tanti giovani, sia in Italia che all’estero, a testimonianza di un settore vivo, ricco di passione e di competenze. Vogliamo infine ringraziare i nostri partner e tutti gli ispettori, che quest’anno hanno compiuto un eccellente e difficile lavoro fuori e dentro i confini nazionali. Grazie a loro, ai coordinatori regionali e nazionali, abbiamo potuto offrire ai lettori e ai clienti una fotografia del comparto come forse nessun altro è in grado di fare. Diamo ovviamente appuntamento a 50 Top Pizza 2021, augurandoci un felice ritorno alla normalità».

GIOVEDÌ 24 SETTEMBRE, DECIMO MEETING ENOGASTRONOMICO INTERNAZIONALE DELL’ALPE ADRIA AL TERAZZAMARE DI JESOLO

Maurizio Potocnik

Giovedì 24 settembre lo storico editore Club Magnar Ben di Maurizio Potocnik promuoverà la cerimonia di consegna degli Awards Internazionali “Best of Alpe Adria” della Guida Best Gourmet 2020 al TerrazzaMare Marcandole al Mare di Jesolo (Venezia).

In questa decima edizione, dalle 11.30 alle 12.30 sfileranno di fronte al faro di Jesolo 21 premiati, dei quali 12 alla ristorazione, 5 nella sezione vini e 3 nella sezione dedicata al food.

A seguire, dalle 13.00, il brindisi e il pranzo che quest’anno sarà curato dagli chef dei ristoranti Marcandole di Salgareda-Treviso) e TerrazzaMare Marcandole al Mare che da oltre 5 anni accolgono questa manifestazione con grande successo.

Come menu saranno serviti lo Sashimi di ricciola, con gazpacho di pomodorini, lampone, burrata e mandorle, la Crema di patate con cioccolato bianco, mela verde e cozze, Sarde dorate, Risotto cacio e pepe con tartare di scampi, Magnum con yogurt magro, aceto balsamico, cioccolato e pistacchi. E poi Lecca lecca di mazzancolle con confettura di ananas, Toast di gamberi, Macarones di polenta, capa santa e pomodoro secco, Tonno con fondo bruno e maionese di soia e Spuma di zabaione con polvere di gelato al cioccolato.

L’evento sarà solo su invito e nel rispetto delle norme che regolamentano l’attuale decreto legislativo in fatto di sicurezza.

Perteciperanno solo personalità, giornalisti, opinion leaders, ristoratori, chef, maitre, produttori del settore food and wine.

RISTORANTE DA MAURO DI ZIANIGO (VENEZIA): ECCELLENZA E QUALITÀ A SERVIZIO DEL CLIENTE

Ristorante da Mauro

C’è un locale, a due passi da Mirano (Venezia), garanzia di professionalità, inventiva e, soprattutto, materie prime di ottima scelta, provenienti dal non distante Tronchetto di Venezia. Il pesce è il re della tavola del ristorante da Mauro in via Scortegaretta 3, ovviamente fresco, di giornata, cotto e preparato in tutti i modi possibili: dal crudo ai ferri, dal fritto al vapore. I soci sono tre: Mauro Pelosin, Laura Bolzonella ed Elia Favaro, poco più di trenta i posti a disposizione, coccolati dalla professionalità del personale.

In tavola si porta il sapore del mare. Un esempio? Si può iniziare con il Bacalà mantecato e proseguire con le Ostriche francesi, immergersi nella Ricciola e gamberi rossi con frutti di boschi oppure nel Tortello con scorfano e Pistacchi di Bronte. E poi, ancora, la selezione di crudità, l’Astice, il fritto di calamari, le Tartare, il Carpaccio e gli Spaghetti con le Seppie nere di laguna. Un’esperienza da provare, sommata a uan cantina molto interessante, dove si possono trovare oltre 400 etichette di vino; all’interno, il cliente può trovare le eccellenze delle bollicine italiane, proseguendo con gli Champagne, le bollicine francesi, i vini bianchi, i non filtrati e altre proposte straniere. Non mancanole birre, sempre più spesso in accompagnamento ai piatti di pesce.

Il prezzo medio si agira sui 100 euro a persona, quello degustazione sui 90-100 euro.

Chiuso il lunedì, aperto dal martedì alla domenica dalle 12.30 alle 14.30 e dalle 20 alle 22.30. Telefono 041-5703003, info@ristorantedamauro.com.

NATO L’ACETO PAHONTU: UN’ECCELLENZA PER VALORIZZARE E NOBILITARE UN PRODOTTO PER TROPPO TEMPO VITTIMA DI PREGIUDIZIO CHE HA PERSO LA SUA DIGNITÀ DI PRODOTTO DI QUALITÀ

Mauro Meneghetti e Simona Pahontu

Acetaia Pahontu è il frutto della ricerca, della passione, dell’amore e dell’artigianalità  per quello che dovrebbe essere riconosciuto a pieno titolo come un alimento, esattamente come lo è la materia prima dalla quale deriva, ossia il vino. Unicamente vini biologici e biodinamici senza solfiti aggiunti, rivelatori della mineralità e sapidità del terreno, espressione sincera e senza compromessi di un territorio vulcanico come i Colli Euganei. Il prodotto finale è un aceto dal profumo complesso di sambuco, penetrante, gradevole e sapido, grazie alla mineralità tipica del terreno dei Colli Euganei, insieme ad un sapore agro ben equilibrato con sfumature vellutate e fruttate tipiche del moscato. L’aceto Pahontu, nasce con l’intento di valorizzare e nobilitare un prodotto, che come altri prodotti ritenuti umili, è sottovalutato e non sufficientemente valorizzato della cucina italiana.

L’Acetaia Pahontu è l’unica acetaia che produce aceto di vino nei Colli Euganei in provincia di Padova ed è stata fondata da Mauro Meneghetti, restaurant Manager nel Gruppo Alajmo, sommelier formatore e docente del Master della Cucina Italiana e Simona Pahontu, giornalista e comunicatrice.

Il credo dei due fondatori dell’Acetaia Pahontu, Mauro Meneghetti e Simona Pahontu, prevede che l’aceto sia integro, cioè non diluito con acqua, che venga affinato in botti di legno senza il controllo delle temperature né del tempo (l’aceto Pahontu rimane in botte almeno un anno) e disconosce l’utilizzo della cosiddetta “madre” considerata un falso mito nel mondo degli aceti: “si tratta di un agglomerato cellulosico di natura batterica inutile al processo che, depositandosi sul fondo, può anzi creare odori sgradevoli”, spiegano i fondatori. Semplici regole da seguire per la produzione di un buon aceto: una materia prima di qualità, non diluita e che non sia scarto di altre produzioni; i tempi legati al passare delle stagioni rispettati senza forzature meccaniche che andrebbero ad alterare le qualità organolettiche della materia prima; nessun intervento sulla temperatura per rispettare i profumi e gli aromi originari che attraverso l’ossidazione evolvono e si arricchiscono. Attualmente, l’aceto Pahontu, è tra gli aceti con acidità più alta sul mercato volutamente tenuta naturale per mantenere intatto il corredo aromatico del vitigno di partenza, il moscato. Acidità imbattibile in tutte le sue evoluzioni, scalpitante e apertissima nella versione giovane, dove la fanno da padrona la persistenza della parte fruttata, un po’ più domata e rotonda quella che si trova nel prodotto finito e imbottigliato.

Imprescindibile (e classico) complemento all’olio extravergine di oliva per condire l’insalata – dando origine alla vinaigrette, dal nome francese che ne riprende le origini di vin aigre, vino acido –, l’aceto è un ingrediente fondamentale (ma spesso nascosto) per tantissime preparazioni casalinghe o diventate ormai familiari da leggere sui menu: salse come la bernese o il tipico bagnet piemontese, giardiniere, fondi deglassati, gastrique, marinate, cacciatora. Spesso però, è anche uno dei prodotti acquistati più distrattamente, mettendo nel carrello della spesa bottiglie qualsiasi senza far troppo caso all’etichetta, magari da usare anche per lucidare i fornelli. Destinando alle occasioni speciali – o semplicemente a qualche piatto un po’ più elaborato o appagante – la bottiglia di balsamico tradizionale. Invece l’aceto di vino di qualità è una meraviglia, e sono pochi i piatti cui non dia una spinta di sapore e vivacità grazie alla sua acidità e fragranza. Per questo motivo, con lo chef Paolo Giraldo del ristorante CorteVerde Chiara di Correzzola (Padova), si è pensato un menu alla riscoperta dell’acidità portando a rendere centrale il ruolo dell’aceto nel piatto. L’aceto è stato utilizzato come ingrediente per la sua capacità di esaltare le sensazioni gustative, smussare i toni stucchevoli, dare profondità ai piatti, sollecitare il palato con sferzate ben modulate.

Tra i cinque gusti fondamentali – amaro, acido, dolce, salato, umami – su cui giocare per creare infinite combinazioni di sapori, l’agro è forse il più apprezzato nella cucina contemporanea per la sua capacità di esaltare i piatti. Gli chef lo ricercano attraverso fermentazioni spinte, bacche rare, erbe selvatiche frutto di meticolosi foraging, agrumi esotici e un repertorio di altri prodotti, mentre capita meno di frequente che scelgano di usare come ingrediente tout court l’elemento acido per eccellenza: l’aceto!

Dei tre metodi esistenti per fare l’aceto (acetificazione statica superficiale; il metodo Frings, ossia quello utilizzato dall’idustria per produrre aceto in 48 ore; il metodo lento a truciolo), quello che interessa l’Acetaia Pahontu è solo quello che viene definito metodo primitivo, cioè la lentissima acetificazione statica superficiale. Con il metodo primitivo, solo il tempo – aiutato da una temperatura dell’acetaia che non scenda sotto i 20 gradi e non superi i 30 gradi, ma senza forzature – fa sì che il processo di acetificazione (dunque una seconda fermentazione acetica) sia accurato e completo. L’obiettivo è di creare le condizioni ideali per far lavorare batteri “buoni” che trasformino tutto l’alcol in acido acetico con un processo lento ma inesorabile; la loro presenza si nota quando sulla superficie del liquido si forma un sottilissimo velo batterico, sotto il quale l’aceto resta puro e limpido mantenendo a lungo inalterati – anzi, esaltandoli grazie alla componente volatile – la fragranza e i profumi dell’ingrediente base: il vino di qualità.
Negli altri due, che puntano ad accorciare drasticamente i tempi di produzione, il calore determina la perdita delle componenti volatili (dunque degli aromi, i profumi) del vino – la materia prima più frequentemente utilizzata in Italia – che possono essere eventualmente recuperate e aggiunte nuovamente; mentre le lavorazioni troppo veloci e l’uso di materie prime di scarsa qualità fanno sì che gli acetobatteri vadano in qualche modo “dopati” con aggiunta di nutrienti (glucosio, lievito, vitamine, minerali) per mantenere le loro “performance”.

Inoltre, il prodotto è solitamente diluito con acqua sia all’inizio del processo (per abbassare il contenuto alcolico del vino favorendo il lavoro dei batteri) sia alla fine, per evitare di avere un prodotto troppo acido. Il contenuto finale di una bottiglia (aceto realizzato con il metodo industriale e il metodo lento a truciolo) è solitamente tra il 20 per cento e il 40 per cento di acqua che non è obbligatorio indicare in etichetta; può esserci anche un residuo alcolico dell’1,5 per cento di volume per gli aceti commerciali e fino al 4 per cento di volume per quelli artigianali acetificati con metodo statico superficiale.

L’Acetaia Pahontu è ospite all’interno dell’Azienda Agricola Le Volpi in via Gemola, 14 a Baone (Padova). Sito web: www.pahontuvinegar.com (email: info@pahontuvinegar.com), prezzo al pubblico 25 euro.

ALAJMO: FINISCE L’AVVENTURA A LA MONTECCHIA

Massimiliano Alajmo, Raffaele Alajmo Alberto Sonino

 

La Laguna seduce gli Alajmo. Dopo ventisei anni di gestione de La Montecchia a Selvazzano Dentro (Padova), la famiglia ha deciso di chiudere il prossimo 31 dicembre, prematuramente rispetto alla naturale scadenza del contratto prevista alla fine del 2021. Il Covid-19 ha accelerato questa decisione, che era già in programma, ma ha dato allo stesso tempo la possibilità alla famiglia Alajmo di intraprendere un nuovo progetto con Alberto Sonino, fondatore della società Vento di Venezia che gestisce l’Isola de La Certosa e il Venezia Certosa Marina. La collaborazione ha avuto inizio quest’estate con l’aperura del pop-up restaurant Hostaria in Certosa ed è destinata a proseguire nei prossimi anni con lo sviluppo dell’Isola. Verranno realizzate nuove residenze e strutture alberghiere, un orto di oltre cinque ettari, verrà avviata la produzione di miele della laguna e altre nuove iniziative volte alla riqualificazione del luogo. «L’origine greca della parola crisi – spiega Raffaele Alajmo – ha in sé un’accezione di opportunità. Nel nostro caso abbiamo la conferma che gli antichi, ancora una volta, avevano ragione. Per questo le energie e le nostre risorse si concentreranno in laguna». La famiglia Alajmo ringrazia la famiglia Casati, proprietaria del Golf Club La Montecchia, per la preziosa e amichevole collaborazione intrattenuta in tutti questi anni. «In questi anni ho visto crescere La Montecchia, dalla stella nel 2009, all’apertura di Abc Montecchia fino allo sviluppo di una linea di eventi esterni – osserva il direttore di Alajmo Spa Erminio Alajmo «che continueremo a seguire nella provincia di Padova e non solo. Credo e spero di essere riuscito a trasmettere parte della mia esperienza e delle mie conoscenze a molte delle persone che hanno collaborato con noi, alcune delle quali sono ancora oggi dei veri e propri pilastri del Gruppo».

DAVIDE TANGARI CONQUISTA IL PREMIO “IL GIOVANE DELLE VENEZIE” DELLA GUIDA VENEZIE A TAVOLA 2021

Davide Tangari

 

Era nell’aria e ora è stato ufficializzato: lo chef Davide Tangari del Ristorante Valbruna di Limena (Padova) ha conquistato il premio “Il Giovane delle Venezie” della prestigiosa guida Venezie a Tavola 2021 diretta dall’inossidabile giornalista Luigi Costa. Una edizione, la undicesima, che in un momento di grande difficoltà oggettiva, dimostra una volta ancora la solidarietà e la vicinanza da parte dell’editore ai ristoratori.

L’ambito premio è una tappa fondamentale nella breve ma intensa carriera di Tangari: già a febbraio di quest’anno gli è stato conferito il Premio Adamo Digiuno come miglior cuoco emergente del Veneto, terza edizione di un riconoscimento che si ispira alla celebre frase del grande gastronomo francese Brillat Savarin: “La cucina è l’arte più antica perché Adamo è nato digiuno”. Alla fine del 2019 Davide Tangari, inoltre, ha partecipato e vinto le selezioni Nord del Concorso Emergente Chef, il concorso ideato e condotto dal critico enogastronomico Luigi Cremona, la cui finale sarà organizzata prossimamente.

«Sono emozionato come un bambino – racconta Davide –. Prima di tutto desidero ringraziare la proprietà che ha da sempre creduto in me: insieme abbiamo intrapreso sin dall’inizio quest’avvenuta che mi ha fatto crescere sia come professionista sia come persona.

Questo premio è un incentivo per un miglioramento continuo e va a tutta la brigata di cucina del Valbruna: io ho tirato il gol, ma l’azione è di tutta la squadra».

Davide Tangari, riceverà il riconoscimento “Il Giovane delle Venezie” da Giannitessari Wine durante la premiazione che si terrà lunedì 26 ottobre, assieme agli altri 11 premiati delle altre categorie, al Cuoa Business School di Altavilla Vicentina (Vicenza). Una scelta voluta dal direttore della Guida Luigi Costa e dell’editore Filiberto Zovico per sottolineare un aspetto non banale e oggi sempre più decisivo: se il cibo è cultura, ricerca e perfino arte, alla fine dei conti è anche impresa. E, per superare la crisi, la capacità dei cuochi di essere anche imprenditori è ormai un fattore imprescindibile.

ASIAGO DOP SPINGE SULLA RIPRESA DEI CONSUMI

Asiago Dop Stagionato

 

Spinge sulla ripresa dei consumi la nuova stagione di valorizzazione e promozione del Consorzio Tutela Formaggio Asiago che sceglie, per tutto il mese di settembre, di rafforzare l’azione di supporto ai soci con un progetto di comunicazione integrata rivolto alla Grande distribuzione organizzata e ai consumatori.

In un momento di grande evoluzione degli acquisti agroalimentari, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago avvia un progetto di comunicazione basato sull’unicità e naturalità di Asiago Dop, a sostegno del lavoro delle 1400 aziende d’allevamento e degli oltre 8000 addetti impegnati nella produzione della tipicità veneto-trentina. Il piano punta a raccontare “Il sapore della nostra anima”, la storia millenaria di questo prodotto unico e del suo territorio proseguendo nell’attività dedicata a promuovere la presenza, in particolare, della specialità Stagionato nelle sue diverse età: Asiago Mezzano, Asiago Vecchio e Asiago Stravecchio, negli scaffali e negli e-commerce delle principali catene della grande distribuzione. Per tutto il mese di settembre, la nuova campagna di comunicazione si svilupperà su emittenti televisive regionali del Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Trentino Alto-Adige e, in radio, a livello nazionale, su Rtl 102.5.

Asiago Dop, formaggio di qualità ed origine certificata, viene da sempre apprezzato anche nel mondo dell’industria alberghiera per la sua grande versatilità nelle ricette. Un percorso di collaborazione che, negli anni, ha visto il Consorzio Tutela Formaggio Asiago lavorare con i più prestigiosi chef, promuovere rassegne gastronomiche e stimolare la conoscenza e diffusione della creatività in cucina anche attraverso l’Asiago Network, l’innovativo progetto creato per offrire al consumatore l’opportunità d’incontrare gli ambasciatori della Dop, professionisti capaci di raccontarne le caratteristiche e di proporlo al meglio. Il Consorzio Tutela Formaggio Asiago, anche in questi momenti difficili per il settore del “fuori casa”, sostiene gli sforzi del mondo della ristorazione e plaude alle iniziative avviate a supporto di tutto il settore, importante volano della migliore produzione Made in Italy.

FESTA DEL BACALÀ 2020 DI SANDRIGO: UN’EDIZIONE DIFFUSA SUL TERRITORIO RICCA DI NOVITÀ E SU PRENOTAZIONE

Sandrigo (Vicenza) si prepara ad ospitare un’inedita edizione della Festa del Bacalà 2020, puntando sul territorio. La manifestazione si accorcia nella presenza degli stand in piazza, dal 18 al 21 settembre, ma si arricchisce di eventi collaterali diffusi sul territorio.

Al posto del tradizionale Gran Galà del Bacalà, giovedì 10 settembre a Villa Sesso Schiavo si svolgerà la cena di beneficenza in favore della Città della Speranza con consegna del 56° Premio Basilica Palladiana. La serata sarà esclusivamente su prenotazione e le donazioni raccolte saranno devolute la sera stessa alla Fondazione.

Il trentatreesimo appuntamento con il celebre piatto della tradizione gastronomica vicentina prenderà il via ufficiale con il Pic-Nic in Vigna alla cantina IoMazzucato di Breganze, sabato 12 settembre e si chiuderà il 26 settembre con Bacco e Baccalà, a Villa Mascotto di Ancignano di Sandrigo. Due occasioni per gustare tante specialità a base di bacalà abbinate ai vini bianchi e rossi del territorio veneto.

Durante i fine settimana di settembre ed ottobre saranno inoltre disponibili pacchetti turistici personalizzati, dedicati a tutti gli appassionati che desiderano vivere un weekend alla scoperta delle ville e delle cantine del territorio con guide autorizzate, oltre che della tradizione gastronomica con degustazioni nei ristoranti consigliati dove si troveranno menù appositamente creati con piatti a base di bacalà.

L’accesso alla Festa del Bacalà 2020 ed agli eventi collaterali sarà consentito solo tramite prenotazione online al sito http://www.festadelbaccala.com, al fine di garantire il distanziamento sociale e la massima sicurezza per tutti i partecipanti. Online sarà possibile scegliere il giorno, l’ora (due saranno i turni a serata disponibili), il tavolo e il posto a sedere, oltre i piatti che si desiderano assaggiare. L’ordine verrà automaticamente inviato all’organizzazione e il pagamento sarà elettronico tramite bancomat, carta di credito o pay pal, per evitare assembramenti e attese alle casse.

Tra le pietanze degli stand saranno sempre disponibili bacalà alla vicentina e bacalà mantecato, crocchette di merluzzo con patate fritte e un piatto senza bacalà. I primi si alterneranno nelle varie serate con due novità, lasagnetta gratinata al bacalà e mezzelune ripiene al bacalà mantecato, oltre ai classici gnocchi al bacalà e risotto al bacalà. Presente come ogni anno anche la possibilità di asporto di varie specialità nello stand dedicato, con cassa autonoma, durante i quattro giorni della Festa del Bacalà. L’accesso alle tensostrutture sarà consentito solo dopo la misurazione della temperatura corporea da parte del presidio sanitario e l’igienizzazione delle mani. Una volta all’interno degli stand gastronomici si verrà accompagnati al proprio posto dagli steward e i volontari porteranno direttamente al tavolo i piatti ordinati, come in un vero ristorante, mentre nel caso di ulteriori consumazioni sarà possibile ordinare tramite gli ipad in dotazione al personale di sala. La nuova modalità di servizio verrà testata quest’anno e potrebbe restare anche per le prossime edizioni, nell’ottica di rendere l’esperienza alla Festa del Bacalà unica e coinvolgente.

È stata invece annullata la tradizionale cerimonia di investitura dei nuovi Confratelli per problemi di spazio ed assembramenti.

UN 2019 DECISAMENTE POSITIVO PER MIONETTO VALDOBBIADENE

Il 2019 è stato un anno decisamente positivo per Mionetto di Valdobbiadene (Treviso) con 30 milioni di bottiglie vendute nel mondo (più 17,1 per cento) e un fatturato di 92,3 milioni di euro, più 7 per cento rispetto all’anno precedente. A questi dati fa riscontro ulteriore anche la conferma di Mionetto per il 2019 come “Best-selling International Brand” per il Prosecco da parte di Iwsr- il più importante provider di dati per chi opera nel mercato internazionale dei vini e degli spirits.

Con questi numeri, la storica cantina di Valdobbiadene ha rafforzato il proprio ruolo di ambasciatore della categoria Prosecco trainandone i consumi anche all’estero. «I dati pre Covid-19 – dice il responsabile del marketing di Mionetto Paolo Bogoni – evidenziano segni di continua crescita e l’export rappresenta il 63 per cento del fatturato di Mionetto grazie anche all’internazionalità e alla forza commerciale e distributiva del Gruppo Henkell-Freixenet che, forte anche delle proprie consociate nel mondo, ci permette di essere presenti in modo significativo in oltre 70 paesi. I nostri principali mercati di riferimento confermano quelle che sono le aree di consumo più importanti del Prosecco, quali: Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Italia. Grande attenzione si sta ponendo anche ai mercati emergenti tra i quali Nord Europa, Francia, Canada e Giappone, che iniziano ad avere un ruolo significativo nel business Mionetto».

«Questi numeri positivi – continua il consigliere delegato, direttore tecnico ed enologo di Mionetto Alessio Del Savio – sono certamente il risultato di un lavoro costante basato su una completa dedizione per la qualità che ricerchiamo in ogni fase del processo produttivo, sull’innovazione e sulla particolare attenzione alle esigenze dei consumatori e ai trend di consumo. Oggi, alla luce della ripartenza del Paese, auspichiamo che i segnali di ripresa che stiamo vedendo in alcuni mercati possano continuare anche nei mesi successivi. Ci auguriamo che un ulteriore impulso alle vendite possa arrivare anche dal lancio del nuovo Prosecco Rosé Doc Millesimato, previsto per l’autunno 2020, visto il trend positivo della tipologia Rosé negli sparkling wine nei mercati internazionali».

ESODO: COLDIRETTI, 1 ITALIANO SU 2 IN VIAGGIO PER FERRAGOSTO

Più di un italiano su due (54 per cento) non resta a casa per Ferragosto e ha deciso di mettersi in viaggio per raggiungere parenti e amici, andare in vacanza al mare, in montagna. Particolarmente gettonata la campagna – afferma Diego Scaramuzza presidente nazionale di Terranostra –   ideale per una semplice gita fuori porta. È quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixè divulgata in occasione del weekend da bollino rosso sulle strade italiane per il traffico del “capodanno” dell’estate, pesantemente condizionato dagli effetti della pandemia che ha ridotto del 14 per cento gli spostamenti rispetto allo scorso anno.

Per un 20 per cento degli italiani – sottolinea la Coldiretti – il Ferragosto 2020 sarà un giorno come tutti gli altri, magari da passare al lavoro per recuperare il tempo perso con il lockdown, e un altro 26 per cento resterà a casa a riposare. Praticamente azzerate a causa delle misure sul distanziamento sociale le presenze a manifestazioni pubbliche, dai concerti alle sagre.

Nonostante ciò il weekend di Ferragosto – continua la Coldiretti – resta il momento clou delle vacanze degli italiani che anche nell’anno del coronavirus hanno scelto il mese estivo per eccellenza, anche per attendere un miglioramento della situazione sanitaria. Con le ultime partenze salgono, infatti, a 21,1 milioni gli italiani che hanno deciso di concedersi almeno un giorno di vacanza fuori casa ad agosto nell’estate 2020, secondo l’indagine Coldiretti/Ixè.

Se la spiaggia – aggiunge Coldiretti – resta la meta preferita, cresce la montagna e il turismo di prossimità con la riscoperta dei piccoli borghi e dei centri minori nelle campagne italiane, in alternativa alle destinazioni turistiche più battute, mentre crollano le presenze nelle città anche per l’assenza degli stranieri.

Un paesaggio fortemente caratterizzato – spiega la Coldiretti – dalle produzioni agricole, dalle dolci colline pettinate dai vigneti agli ulivi secolari, dai casali in pianura alle malghe di montagna, dai verdi pascoli ai terrazzamenti fioriti, che contrastano il degrado ed il dissesto idrogeologico. Si tratta di un valore aggiunto non solo ambientale ma anche di armonia e bellezza per l’Italia che rappresenta anche un elemento di attrazione turistica che identifica il Belpaese all’estero, di cui l’agroalimentare Made in Italy è senza dubbio il fiore all’occhiello.​

QUANDO IL VINO AIUTA LA LAGUNA. SERATA A VENISSA IL 23 LUGLIO

Osteria Venissa Contemporanea

Come il vino ti cambia la vita, recita il titolo del libro di Laura Donadoni che verrà presentato a Venissa (Venezia) giovedì 23 luglio. In effetti il vino è molto di più del succo d’uva fermentato, il vino racconta le storie di popoli e luoghi, come quella dei romani che lasciarono Altino per spostarsi nelle isole della laguna portando la vite e la cultura del vino anche nella Venezia Nativa. E il vino oltre a questo può essere un modo per avvicinare le persone nei momenti difficili, come quello dell’acqua alta di novembre che ha messo in ginocchio Venezia creando diversi danni ai pescatori di Burano, con perdite di reti e danni a pontili e ormeggi. Per aiutare a tutelare questa tradizione, Venissa subito dopo l’acqua alta ha messo in vendita alcune delle sue rarissime bottiglie raccogliendo oltre 5 mila euro da destinare alla Cooperativa dei pescatori di Burano per la riparazione della darsena che aveva subito grossi danni. A sostenere questa iniziativa, è stata proprio Laura Donadoni, che ha contribuito alla raccolta fondi acquistando una delle 8 magnum, e ha deciso di condividerla con gli stessi pescatori proprio il 23 luglio alle 18, in occasione della presentazione del suo nuovo libro “Come il vino ti cambia la vita”, edito da Cairo. La presentazione si terrà a Venissa, che da sempre sostiene l’agricoltura nelle isole e lo sviluppo sostenibile della laguna, dopo la presentazione del libro e la consegna dell’assegno alla Cooperativa ci sarà una cena con l’autrice all’Osteria Contemporanea di Venissa.

Parte del ricavato sarà devoluto, assieme a quanto raccolto dalla vendita delle magnum di Venissa, alla cooperativa dei pescatori di Burano.

La cena a base di pesce di laguna, prevede 4 portate e vini di Venissa abbinati, a un costo di 75 euro a persona. Per info e prenotazioni: Venissa, 041-5272281 e info@venissa.it.

NIENTE FUOCHI AL REDENTORE DI VENEZIA MA HOSTARIA IN CERTOSA DA ALAJMO CONFERMA LA CENA

Hostaria in Certosa

 

Il 2020 non porta i consueti fuochi d’artificio nella notte più lunga dell’anno di Venezia, quella del Redentore – stavolta in calendario sabato 18 luglio – per evitare assembramenti da coronavirus. La festa attesa da veneziani, e non solo, affonda le sue radici nel 1577, anno in cui ebbe termine l’epidemia di peste che colpì la città. Ma la famiglia Alajmo non si arrendere e nel nuovo locale aperto da poche settimane nell’isola davanti al Lido, proporrà la cena organizzata sulla terrazza e anche sul pontone galleggiante, garantendo la giusta privacy e il rispetto della distanza senza però limitare lo spirito di convivialità.

Questo il menu; si partirà con l’apertivo a base di Cicchetto di polenta gialla e baccalà mantecato, Tartelletta di pizza e Cocktail del Redentore by Lucas Kelm. Si proseguirà con il Carpaccio di scampi, salsa di cozze e vongole, insalatina croccante al limone e Scartosso fritto di Calamari e verdure, i Mezzi paccheri con guazzetto di pesce, Veneziana con battuta di carne cruda e caviale, Astice alla griglia con patate schiacciate al limone, Torta Venezia e Focaccia del Redentore. Il costo è di 115 euro a persona (bevande escluse) per tavoli sulla terrazza del Ristorante.

Per i supplementi per i tavoli speciali in Pontone: tavolo da 8 con salotto privato e una bottiglia di Champagne Alajmo (250 euro), tavolo fino a 4 persone (50 euro a tavolo), tavolo oltre le 4 persone (10 euro a persona). Per prenotare 347-0787755.

Ci sarà anche la possibilità di un menu take-away per chi preferisse cenare nella propria barca. Saranno proposti Insalata di anguria, melone, cetrioli, sedano e basilico, Cozze gratinate, Cicchetto di polentina e baccalà, Pasta fredda alla Norma (mezzi paccheri, crema di melanzane, pomodoro, burrata, basilico) Catalana di calamari, gamberi, astice, scampi con ortaggi. In totale, 50 euro a persona. E poi Torta Leone a 12 euro e la Focaccia Mediterranea e 30 euro.

Si accettano ordini fino alle 12 di sabato 18 luglio con ritiro a partire dalle 16 fino alle 19.

GRUPPO ALAJMO, A VENEZIA APRE HOSTARIA IN CERTOSA

Da sinistra Massimiliano Alajmo, Silvio Giavedoni, Raffaele Alajmo, Alberto Sonino

Hostaria in Certosa, il nuovo pop-up restaurant estivo del Gruppo Alajmo apre sull’Isola La Certosa a Venezia in collaborazione con Vento di Venezia, la società fondata da Alberto Sonino che gestisce l’isola ed il Venezia Certosa Marina. Un locale informale con un menu di piatti semplici per un’estate in laguna, abbinato a un servizio giovane, simpatico e tipicamente Alajmo. La genesi dell’Hostaria ha inizio meno di due mesi fa nel pieno della pandemia. «È una storia incredibile», racconta Raffaele Alajmo. «Fino a sabato 25 aprile alle 9 del mattino non esisteva nemmeno l’idea, poi mi arriva un sms di Alberto Sonino e da qui ha inizio il concept di un nuovo format, un locale che nasce anche dal contributo delle idee di molti del nostro staff  animati dalla voglia di ripartire, di far rivivere Venezia, di animare la laguna ed accogliere i nostri ospiti». L’Hostaria in Certosa è aperta 7 giorni su 7, dalle 9 a mezzanotte, dalla colazione del mattino, al tramezzino, allo spritz, al pranzo, al gelato soft nel pomeriggio, all’aperitivo, alla cena e al dopo cena con i cocktail del bartender del Gruppo, Lucas Kelm. La struttura, che può ospitare circa un centinaio di persone all’aperto e una trentina all’interno, più lounges e salottini vari, sorge alla fine del pontile del vaporetto e presenta i tratti di una moderna Hostaria dal design semplice ma curato con molti dettagli nautici a partire dalle divise del personale realizzate con materiali tecnici che ricordano quelle utilizzate dagli equipaggi degli yacht. Sui tavoli le lampade di Davide Groppi creano intimità e scaldano l’atmosfera alla sera. È inoltre disponibile un servizio di take-away gestito tramite una piattaforma digitale integrata sul sito Alajmo che consente di prenotare, ordinare e pagare con facilità, effettuando il ritiro direttamente dalla propria barca comodamente ormeggiata presso uno stallo dedicato.

«Fino ad poco più di un decennio fa», spiega Alberto Sonino, «la Certosa era una delle molte isole demaniali abbandonate della laguna. Nel recente passato ha ospitato attività Militari mentre in antichità vi sorgeva un magnifico complesso monastico. Strategicamente posizionata in adiacenza al centro di Venezia, tra il Lido e l’Arsenale, la Certosa è oggetto di un programma di rigenerazione urbana gestito dalla società Vento di Venezia che, attraverso un partenariato pubblico-privato col Comune di Venezia, ha bonificato l’isola e sta progressivamente trasformando lo stabilimento industriale militare dismesso in un grande parco naturale, attrezzato con servizi per gli ospiti e la nautica da diporto, ideale per passeggiate nel verde attraverso il variegato paesaggio naturale e gli scorci mozzafiato sulla laguna, picnic in famiglia e con amici: un’oasi aperta a tutti tra laguna, bocca di porto e centro storico».

L’isola è soprattutto una destinazione di yachting ed offre servizi per la nautica da diporto a partire da un porto turistico, con oltre trecento ormeggi per imbarcazioni di ogni dimensione, integrato ad una struttura alberghiera con spazi per convegni ed eventi, attività artigianali di costruzione e riparazione delle unità navali, scuola nautica, shipchandler, servizi di locazione e noleggio di kaiak e natanti tradizionali con propulsione elettrica.

L’Hostaria completa l’opportunità che diportisti e visitatori hanno di vivere Venezia e la laguna con la propria barca, sia per un breve passaggio che per una permanenza più lunga che consente di vivere la propria barca come pied-à-terre veneziano.

«Il desiderio di ritrovarsi in un ambiente libero in mezzo alla laguna ci consente di proporre una cucina facile, immediata, comprensibile che rassicuri tutti i palati e che racconti, attraverso la semplicità, la bellezza del nostro territorio», spiega Massimiliano Alajmo.

Il menù prevede piatti realizzati con ingredienti locali come: i moscardini all’aglio, olio, limone e prezzemolo con patate bollite; la tartare di ricciola con insalatina e salsa tartara; gli spaghetti alle vongole, olio extravergine, peperoncino, sedano e pomodoro; o lo scartosso di calamari, cipolla e fiori di zucchina, fritti.

Non mancano piatti di carne come il vitello in salsa tonnata con fagiolini e capperi all’aceto balsamico; e il Sandwich del Timoniere, un hamburger con patate fritte; e le preparazioni allo spiedo come il galletto alla senape e spezie rosse allo spiedo e la faraona alla salvia e rosmarino, tutte e due con patate arrostite.

Per chi cerca un pranzo o cena a base di verdura, troverà l’insalata di melone, anguria, cetrioli, sedano e basilico; riso bianco e nero, curry, peperoncino, curcuma, verdure estive, e passata di carote; la parmigiana di melanzane MariaPia; e una grigliata di verdure con olio e basilico.

Tra i dessert, gelati soft, granite, dolci del laboratorio di pasticceria, MammaRita Lab, come la Torta Leone, la Torta Venezia e la Focaccia Mediterranea all’olio extravergine di oliva con origano, capperi, olive, peperoncino e limone canditi.

È stato inoltre creato un piccolo orto che, per il momento, fornisce erbe aromatiche e alcune varietà di pomodori. Un appezzamento che con il tempo verrà ampliato e sarà in grado di rifornire, in parte, il ristorante.

La proposta beverage prevede una selezione di vini curata dai nostri sommelier, birre artigianali realizzate in esclusiva per Alajmo dal birrificio Baladin, un’ampia proposta di apertivi e cocktails, oltre al caffè di Gianni Frasi, celebre torrefattore veronese del Laboratorio di Torrefazione Giamaica Caffè che ha creato una miscela unica in esclusiva per tutti i locali Alajmo.

Hostaria in Certosa è aperta tutti i giorni dalle 9 a mezzanotte, la cucina è attiva dalle 12 alle 15 e dalle 19 alle 22.30. Per prenotare 347-0787755.

DUE NOVITÀ IN CASA 32 VIA DEI BIRRAI: NASCE AMBEDUE, AMARO ALLA BIRRA E AMBITA, BIRRA 100 PER CENTO MADE IN ITALY

Staff 32 via dei Birrai

Quella di 32 Via dei Birrai è una storia di passione infinita per un prodotto naturale quale è la birra, di meticolosa cura per i dettagli, siano questi legati alla qualità delle materie prime siano oppure l’attenzione per il packaging e il design. Il birrificio, nato nel giugno del 2006, è la sintesi di tre percorsi professionali diversi che hanno saputo integrarsi alla perfezione: Fabiano Toffoli, uno dei birrai italiani più apprezzati, Loreno Michielin, il direttore commerciale che ha saputo rapidamente far conquistare all’azienda una fama anche all’estero, e Alessandro Zilli, ingegnere che segue la fondamentale ricerca e sviluppo. A loro si è poi aggiunto, per seguire nello specifico il mercato italiano, Mauro Gajo.

Nel corso degli anni 32 Via dei Birrai di Pederobba (Treviso) si è distinto per aver voluto seguire una sua strada in buona parte diversa da quella della maggior parte dei colleghi. Le birre, tutte di alta fermentazione, esclusivamente in bottiglia; il logo, quel numero 32 (che richiama la classe di appartenenza della birra secondo la classificazione internazionale) iscritto in un cerchio elegante e d’impatto allo stesso tempo, tanto da valergli una immediata segnalazione su Wallpaper, rivista icona londinese che si occupa proprio di design; l’unicità di un tappo che sigilla la bottiglia ma, allo stesso tempo, è riutilizzabile.

L’attenzione alla sostenibilità e al riciclo, così come la filosofia della qualità rispetto alla quantità, certificata da innumerevoli riconoscimenti tra i quali quello di Slow Brewing, ISO 9001 e Ogm Free sono solo alcuni dei tasselli che danno l’idea dello stile di lavoro di 32 Via dei Birrai.

Ed è per questo motivo che quando questo birrificio trevigiano annuncia delle novità la soglia di attenzione dei media si risveglia immediatamente. Perché chi li conosce sa che l’annuncio è il punto di arrivo di un lungo percorso, fatto di ricerca, prove, dubbi e conferme. E questa volta le novità sono addirittura due.

A quattro anni di distanza dall’ultima etichetta firmata 32 Via dei Birrai è giunto infatti il tempo di una nuova birra. Si chiama Ambita ed è una birra 100 per cento Made in Italy. L’orzo infatti arriva dall’entroterra veneziano mentre il luppolo è coltivato sui colli asolani. Il primo frutto di una mission che Toffoli aveva deciso di realizzare alcuni anni fa quando le prime piantine di una varietà, il Brewer’s Gold, erano state messe a dimora e curate da quel momento con la solita cura maniacale di 32 Via dei Birrai: ventilazione notturna e irrigazione a goccia quando necessario. Il risultato è un luppolo straordinario, con profumi e caratteristiche organolettiche superiori alla stessa varietà coltivata in altre zone d’Europa. Distribuita nel classico formato bottiglia da 75 centilitri al prezzo indicativo di circa 9 euro, Ambita è una birra chiara, di appena 4,5 per cento di volume alcolico, perfetta per l’imminente estate per facilità d’approccio e di sorso, ma una birra che vuole anche essere un segnale di fiducia e di speranza in un Italia che riparte dopo mesi di chiusura di quasi tutte le attività, la testimonianza concreta di imprenditori artigiani il cui messaggio è “rimbocchiamoci le maniche, rimettiamoci al lavoro”. Ambita perché tale è questa birra e perché ci si deve ricordare che gli italiani abitano una terra che, per mille motivi che spesso dimentichiamo, è ambita.

Ma, come se non bastasse, dalla creatività di 32 Via dei Birrai è ora pronto ad affrontare il giudizio dei consumatori Ambedue. Non una birra ma un amaro alla birra. Il punto d’arrivo della collaborazione tra 32 Via dei Birrai e Genziana Distillati di Crespano del Grappa, una distilleria nata nel 1969 riprendendo un’antica tradizione di famiglia che risaliva a prima della Grande Guerra. Tra i ragazzi di 32 Via dei Birrai e Alessandro Carlassare, il distillatore di Genziana, si è subito stabilita una comunione d’intenti e di obiettivi. La base di Ambedue è la Nebra, una birra ambrata da 8% vol prodotta con malto d’orzo e segale, nella quale sono state innestate un bouquet di erbe e piante aromatiche che vanno dalla genziana al rabarbaro, dall’assenzio romano alla cannella, dalla rara cascarilla alla china. Il risultato è un amaro autentico, da 25 per cento di volume alcolico, in cui si avverte la “spina dorsale” birraria: ottimo da sorseggiare nel dopo pasto ma dalle insospettabili potenzialità nella mixology. Sarà disponibile a breve, in bottiglia da 50 centilitri e al prezzo indicativo di 20/25 euro, sia nei tre punti vendita di 32 Via dei Birrai, rispettivamente collocati negli outlet di Serravalle Scrivia, Castelguelfo e Noventa di Piave, sia nel circuito tradizionale di 32 Via dei Birrai ovvero quello dei ristoranti, dei negozi gourmet e nei cocktail bar. Nonché, ovviamente online, nello shop di 32viadeibirrai.it.

Ambedue è così uno dei primi amari alla birra prodotti in Italia, l’unico con la garanzia di 32 Via dei Birrai. Una garanzia che 32 Via dei Birrai ha saputo costruirsi con quell’impegno quotidiano che serve a trasformare i sogni in realtà.

VILLA CORDEVIGO RIAPRE IL 18 GIUGNO: ALLA GUIDA DEL RISTORANTE OSELETA, STELLA MICHELIN, ORA C’È MARCO MARRAS

Marco Marras

 

Il Villa Cordevigo Wine Relais & Spa di Cavaion Veronese (Verona), primo hotel cinque stelle lusso del Garda Veronese, e il suo ristorante Oseleta, stella Michelin, si apprestano alla riapertura. L’albergo e l’annesso bistrot gastronomico riaprono agli ospiti il 18 giugno, mentre l’attività del ristorante riprenderà in estate con una significativa novità: dopo dieci anni, lo chef Giuseppe D’Aquino lascia l’Oseleta per dedicarsi a una nuova e diversa impresa professionale e ad assumere la guida delle cucine è Marco Marras, suo sous chef nell’ultima stagione, garantendo continuità allo stile che ha portato il ristorante ai vertici del panorama d’eccellenza gardesano.

«Giuseppe D’Aquino, con la sua professionalità e il suo riconosciuto talento – dice la direttrice del Villa Cordevigo Wine Relais&Spa, Lorenza Delibori, in rappresentanza delle famiglie Cristoforetti e Delibori, proprietarie della struttura – è stato fondamentale per il percorso che abbiamo intrapreso nel novembre del 2010, concretizzatosi con la stella Michelin nel 2013, gli auguriamo le migliori fortune per il nuovo impegno che, ne siamo certi, gli permetterà di conseguire ulteriori importanti traguardi nel suo infaticabile percorso di ricerca. A lui va il ringraziamento della proprietà e di tutto lo staff. Marco Marras è la persona ideale e il professionista perfetto per succedergli, anche per il fitto scambio di esperienze che ha coltivato accanto a Giuseppe».

«Nell’accingermi a una nuova sfida professionale – afferma Giuseppe D’Aquino – ringrazio le famiglie Cristoforetti e Delibori per la fiducia accordatami in questi dieci anni di intensa attività a Villa Cordevigo e all’Oseleta. Sono lieto di aver contribuito a portare questa realtà ai vertici dell’accoglienza e della ristorazione veronese. Un sentito ringraziamento anche a tutti gli ospiti e amici che hanno contribuito a concretizzare ciò che poteva sembrare un sogno e, di cuore, a Verona, che mi ha accolto e ancora mi accoglie con grande affetto. I migliori auguri a Marco, certo che saprà far bene».

Capo partita all’Oseleta dal 2017 e poi secondo di Giuseppe D’Aquino dal 2019, Marco Marras, trentadue anni, originario di Bosa, in Sardegna, allievo del locale Istituto alberghiero, ha iniziato a lavorare nelle cucine a sedici anni all’hotel Cala di Volpe a Porto Cervo, per proseguire poi a Madonna di Campiglio, Ginevra, Portofino, Isola d’Elba, Miami, Hawaii e in Puglia, fino all’approdo nel Veronese. Dal 18 giugno il Bistrot Cordevigo, con il suo arioso dehor affacciato sui vigneti e sulla piscina, sarà lo spazio dove presenterà la propria idea di cucina.

«La scelta di aprire subito il Bistrot Cordevigo, posponendo la riattivazione dell’Oseleta – spiega Lorenza Delibori – risponde all’esigenza di garantire la disponibilità di un’area open air molto ampia, nella quale gli ospiti dell’hotel e la clientela che vorrà ritrovare la nostra offerta ristorativa potrà sentirsi a pieno agio e in totale relax in questa fase post lockdown. L’Oseleta tornerà ad arricchire la nostra proposta non appena le condizioni diverranno più favorevoli».

ALESSANDRO BREDA FA RIPARTIRE IL GELLIUS DI ODERZO (TREVISO)

Alessandro Breda

 

Riaprono le porte del Gellius. Da domani sera, venerdì 5 giugno, il ristorante stellato di Oderzo (Treviso) tornerà ad ospitare appassionati e gourmet di tutta Italia dopo tre mesi di chiusura. Erano infatti i primi giorni di marzo quando, per precauzione, in piena ondata Covid-19 lo chef e patron Alessandro Breda aveva deciso di chiudere il ristorante, l’annesso bistrot Nyù e il bar della piazza centrale della città.

«È il momento di ripartire – dichiara Breda – ma lo faremo a modo nostro, con molta prudenza. Garantiremo infatti solamente il servizio di cena al Gellius, mentre il Nyù sarà aperto solo a mezzogiorno, per pranzi e incontri di lavoro. Siamo felici perché il primo week-end è già praticamente sold out, ma stiamo con i piedi per terra e cerchiamo di fare un passo alla volta»,

Il locale riapre con tutte le precauzioni e attenzioni prescritte dalla normativa, ma senza rinunciare a coperti, grazie alle distanze fra i tavoli che erano già molto ampie per garantire un’esperienza ottimale ai clienti.

La riapertura del ristorante è l’ultimo tassello di un graduale ritorno alla normalità per le strutture del Gellius: il bar ha infatti già riaperto il 22 maggio dal lunedì al venerdì dalle 17.30 alle 2, mentre sabato e domenica dalle 10.30 alle 2. È stato quindi seguito dal Nyù, dal 26 maggio aperto tutti i giorni in pausa pranzo, mentre il ristorante Gellius si appresta ad aprire le porte domani, dando appuntamento agli appassionati tutte le sere dal venerdì alla domenica. Nel rispetto delle normative post-Covid per tutti e tre i locali è preferibile la prenotazione al numero 0422-713577.

TENUTA SETTE CIELI SVILUPPA LA DISTRIBUZIONE IN ITALIA INSIEME AL PARTNER PELLEGRINI

Tenuta Sette Cieli si affaccia sul mercato del vino italiano grazie alla collaborazione con il distributore Pellegrini. L’azienda vitivinicola, i cui terreni sono situati tra Bolgheri e Castagneto Carducci, ha deciso di destinare il 25 per cento della sua produzione all’Italia, mentre il 75 per cento continuerà a rivolgerla all’estero, in particolare a Stati Uniti, Svizzera, Regno Unito, Benelux, Germania, Russia, Canada, Giappone, Brasile, Austria.

«A Tenuta Sette Cieli abbiamo sempre creduto nella massima qualità nella produzione dei nostri vini – afferma Ambrogio Cremona Ratti, titolare di Sette Cieli – Siamo quindi entusiasti di aver iniziato da quest’anno la collaborazione con Pellegrini, un’eccellenza italiana della distribuzione di vini e distillati con la quale siamo felici di affrontare il mercato italiano nel migliore dei modi». Alla luce dell’importante crescita registrata da Pellegrini a fine 2019, che segnava un più 15 per cento, lo storico distributore ha scelto di arricchire il portfolio con Tenuta Sette Cieli, per la sua diversa e personale espressione della zona Bolgheri. Un ingresso a quindici anni dalla prima vendemmia del 2005 e a ventidue dalla fondazione della Cantina nel 1998 per volontà di Erika Ratti, figlia dell’imprenditore tessile comasco Antonio Ratti, celebre per le sete di pregiata fattura. Erika eredita dal padre l’amore per il bello che trasfonde nel sogno di una realtà vitivinicola in Toscana, concepito durante un viaggio in cui rimane affascinata dalle colline di Castagneto Carducci.  Dopo la prematura scomparsa di Erika, il figlio Ambrogio prende le redini della Tenuta decidendo di acquistare nuovi terreni. Oggi Sette Cieli possiede 120 ettari di terreno di cui 10 ettari messi a vigneto a 400 metri sopra il livello del mare a Monteverdi Marittimo (Pisa) e 5 nella Doc Bolgheri. La gestione enologica è affidata a Elena Pozzolini, toscana di nascita e con una lunga esperienza nel campo, maturata in Italia e all’estero, tra California, Australia e Argentina. La personale impronta di Elena nei vini di Sette Cieli si riflette nelle scelte enologiche portanti, come il regime biologico in vigna, la raccolta manuale e la vinificazione separata di ogni parcella, così da permettere la valorizzazione delle diverse nuances di ogni vigneto. «Crediamo molto nell’identità di un territorio e di conseguenza di un vino. Da qui nasce la nostra scelta di lavorare con lieviti indigeni», queste le parole di Elena sullo stile adottato per la fermentazione. Tenuta Sette Cieli produce circa 90 mila bottiglie l’anno. Le etichette sono quattro e tutte da vitigni internazionali: Indaco da uve malbec, cabernet sauvignon e merlot; Scipio fatto interamente con cabernet franc; Noi 4 da cabernet sauvignon, merlot, petit verdot e cabernet franc; infine, Yantra prodotto con uve cabernet sauvignon e merlot.

VALBRUNA APRE AL NUOVO: BISTROT, COCKTAIL BAR E RISTORANTE RIVOLUZIONATI NEGLI AMBIENTI E NEI MENU

Riaprire con la consapevolezza di lasciare l’incertezza alle spalle e con una visione positiva e sicura del futuro. È con questi sentimenti che il Ristorante Valbruna di Limena (Padova) sintetizza il proprio spirito in occasione della riapertura sia per il bistrot che per il ristorante. «Durante questi mesi – racconta Elisa Vianello titolare del Valbruna – non siamo rimasti con le mani in mano. Poco prima del lockdown sono stati creati nuovi locali e nuovi bagni; abbiamo inoltre ampliato e rinnovato la terrazza-giardino con nuove postazioni per gli amanti dei cocktail e per assicurare maggiore spazio sia all’interno che all’esterno di Valbruna, che dispone inoltre di un ampio parcheggio esclusivo. Oltre ad adottare tutte le disposizioni previste da decreto abbiamo acquistato anche un sanificatore ad ozono per ambienti e garantire costante sicurezza. Abbiamo infine da poco approntato i nuovi menu, sia per il Bistrot che per il Dining, e la nuova drinklist per restituire un senso di rinascita e positività a tutti i nostri clienti: siamo pronti a ricominciare sempre col sorriso, stavolta coperto dalla mascherina, e con tanto entusiasmo».

Ecco in sintesi tutte le novità. Intanto Bistrot, con un nuovo ampio ambiente con parete finestrata, Terrazza rinnovata negli spazi e nel verde, Ambienti igienizzati e sanificati con sanificatore a ozono, nuovi bagni realizzati esclusivamente per la clientela bistrot, nuova immagine social con uno stile fresco, dinamico e pop.

Nuovi menu “Piatti dal mondo” e “Classici”. I nuovi piatti del bistrot seguono l’atmosfera che lo ha sempre caratterizzato con piatti dal mondo spaziando dalle ghiotte Alette fritte in salsa agrodolce con sesamo e arachidi in stile coreano alla Tuna Tartare con waffle di alghe, chips di maiale, scapece di zucchine e maionese alle erbe della California o ai particolari panini cinesi “Bao”, Panini al vapore con manzo e maiale, julienne di cipollotto, salsa di cavolo cappuccio viola.

Tra i classici, a grande richiesta rimane in carta il Burger Valbruna (Damburger Damini) affiancato da alcune novità come ad esempio le Linguine Felicetti alle vongole e l’insalata d’autore, (“Tonno del Rais” siciliano, fagiolini, rapanelli, pompelmo, tzatziki all’aneto).

E poi il nuovo spazio Cocktail bar esterno, con una nuova lista di drink.

La Drinklist è stata studiata durante queste settimane di pausa forzata su due fronti: “Ricerca e Curiosità”, spaziando dalle sensazioni fruttate a quelle vegetali e speziate, senza trascurare i grandi e intramontabili Classici. Sempre alla ricerca di nuovi ingredienti da elaborare e di piccole realtà enoiche, o particolari tecniche da adottare, Christian Lorenzato e Andrea Camparmò hanno affinato nuovi drink realizzandoli con distillati, liquori, “spezie liquide” e ingredienti da tutto il mondo, reinterpretati poi in chiave fusion.

CONSORZIO TUTELA FORMAGGIO ASIAGO: RIAPRE LA STAGIONE ESTIVA DELL’ALPEGGIO ALL’INSEGNA DELLA TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ

Fiorenzo Rigoni

In occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità, promossa dalla Nazioni Unite il 22 maggio per ricordare l’adozione della Convenzione sulla diversità biologica, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago annuncia la prossima riapertura della stagione di monticazione estiva nelle malghe produttrici di Asiago Dop dell’Altopiano di Asiago e dei territori montani della provincia di Trento. Nonostante la grave incertezza del momento, malghesi e caseifici di montagna scelgono di continuare a svolgere la loro importante funzione di custodia ambientale e di promuovere i valori culturali e storici che rendono così unico questo territorio.

Nell’Altopiano di Asiago e nelle zone montane della provincia di Trento la produzione di Asiago Dop è un importante presidio degli aspetti ambientali e paesaggistici della montagna. Il lavoro di malghesi e casari, veri custodi del territorio, contribuisce a contrastare l’abbandono della montagna e la monticazione delle mucche tra boschi e pascoli d’alta quota, per i quattro mesi estivi, svolge un’importante funzione di conservazione della biodiversità. Proprio il mantenimento del delicato equilibro naturale del territorio montano in quello che è riconosciuto il più importante sistema di malghe dell’intero arco alpino d’Europa rende così unico e importante il legame tra Asiago Dop e il suo territorio d’origine. Una rilevanza che fa di questa tipicità d’altissima qualità, che nasce da fattori naturali come l’ambiente geografico, il clima, la vegetazione uniti alle tecniche di produzione tramandate nel tempo, un vero volano economico capace di dare lavoro a migliaia di persone impiegate negli alpeggi e nel loro indotto di ristorazione e turismo montano, oggi duramente colpito.

«Difendere e preservare la biodiversità – afferma Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio Tutela Formaggio Asiago – non è solo un obbligo verso le future generazioni ma un vero investimento sugli elementi che distinguono le produzioni d’eccellenza del Made in Italy come Asiago Dop. Per questo, la riapertura delle malghe è un messaggio di responsabilità e di continuità nel segno della qualità che, come Consorzio, vogliamo dare in un contesto molto difficile e insidioso».

Il Consorzio Tutela Formaggio Asiago lavora per mantenere viva la produzione dell’alpeggio estivo e diffondere la sua conoscenza in Italia e all’estero. L’impegno nella tutela e valorizzazione del lavoro di malghe e caseifici di montagna ha portato al riconoscimento dell’Asiago Prodotto della Montagna, divenuta, nel 2006, la prima Dop italiana insignita dall’Unione Europea di questa menzione. Prodotto esclusivamente sopra i 600 metri d’altitudine secondo un rigido disciplinare nel quale le bovine vengono prevalentemente alimentate con erba fresca di pascolo, l’Asiago Dop Prodotto della Montagna, già riconosciuto, nella stagionatura Stravecchio, di oltre 18 mesi, Presidio Slow Food, ha visto, in quindici anni di tutela, la costante crescita del numero di soci produttori, oggi il 41 per cento sul totale, ed è diventata occasione unica di promozione e valorizzazione del genius loci del territorio montano.

CORONAVIRUS. PREZZI ALLE STELLE PER ORTAGGI E FRUTTA COLDIRETTI VENETO: CROLLO DEI VALORI NEI CAMPI E NELLE STALLE

Radicchio di Chioggia

Prezzi al dettaglio alle stelle: dalla verdura (più 5 per cento) alla frutta (più 8,4 per cento), dai salumi (più 3,4 per cento) al latte (più 4,1 per cento), dati Istat relativi ad aprile elaborati da Coldiretti dimostrano che le speculazioni in atto fanno male quanto il coronavirus. A farne le spese consumatori e agricoltori.

“In questo periodo di emergenza – denuncia Coldiretti Veneto – gli agricoltori hanno subito tagli draconiani sui prezzi fino a meno 15 per cento per il latte alla stalla, meno 25 per cento per i suini destinati alla produzione di prosciutto crudo, meno 33 per cento sulla carne di coniglio, meno 50 per cento per il Radicchio di Chioggia e meno 30 per cento sugli asparagi entrambi prodotti stagionali e simbolo della regione. A tutto ciò si aggiunge il comportamento di chi preferisce mettere sugli scaffali di vendita verdura o latte di importazione, proprio nel periodo in cui ci sarebbe necessità di sostenere il consumo dei prodotti italiani.

Il Covid-19 ha sconvolto i consumi dei veneti in quarantena, spingendoli alla corsa agli acquisti per lo sconvolgimento in atto sul mercato per le limitazioni imposte alla ristorazione dall’emergenza coronavirus.

In contrasto con l’andamento dell’inflazione, che ad aprile su base tendenziale si è azzerata, il carrello della spesa registra aumenti rilevanti per molti prodotti alimentari la cui domanda – sottolinea la Coldiretti – è stata fortemente influenzata dal lungo periodo di emergenza sanitaria.

A spingere in alto la spesa è stata anche la paura di rimanere senza scorte con la dispensa vuota che ha favorito l’acquisto di prodotti a lunga conservazione. Infatti ad aumentare – continua la Coldiretti – è anche il prezzo della pasta (più 3,7 per cento), dei piatti pronti (più 2,5 per cento), del burro (più 2,5 per cento), dei formaggi (più 2,4 per cento), dello zucchero (più 2,4 per cento), degli alcolici (più 2,1 per cento) delle carni (più 2 per cento), del pesce surgelato (più 4,2 per cento) e dell’acqua (più 2,6 per cento).

La caccia alle vitamine per aiutare a rafforzare il sistema immunitario contro il virus ha incrementato la voglia di comprare riserve di vitamine consigliata anche dall’Istituto superiore della Sanità che sul sito, nei consigli sull’alimentazione durante l’emergenza Covid-19, invita proprio ad “aumentare la quota di alimenti vegetali nella nostra dieta” con “più frutta e verdura e più legumi in ogni pasto della giornata”.

A pesare – spiega la Coldiretti – è il persistere della chiusura di ristoranti, bar, agriturismi e, in molte regioni, anche dei mercati rionali e degli agricoltori che moltiplicando le offerte ampliano la concorrenza aumentando le possibilità di scelta dei consumatori. Una situazione aggravata dai problemi nei trasporti per le difficoltà dei camion a viaggiare a pieno carico sia all’andata che al ritorno in conseguenza del blocco di molte attività produttive, con la conseguenza che quasi sei aziende ortofrutticole su dieci (57 per cento) sono in difficoltà secondo l’analisi Coldiretti/Ixè che evidenzia anche la frenata nelle esportazioni Made in Italy.

La chiusura forzata del canale della ristorazione ha infatti provocato un effetto a valanga sulla filiera regionale dell’agroalimentare che dai campi agli scaffali fino al ristorante vale 44 miliardi di euro. Il lungo periodo di chiusura – sottolinea la Coldiretti – sta pesando su molte imprese dell’agroalimentare Made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco e sui quali gravano anche le difficoltà all’esportazione con molti Paesi stranieri che hanno adottato le stesse misure di blocco alla ristorazione.

ALASSIO, UN MARE DI CHAMPAGNE, APPUNTAMENTO AL PROSSIMO 20 E 21 SETTEMBRE

Alassio e lo champagne rappresentano un legame che si rinnova. Quest’anno la nuova edizione di Un mare di Champagne (informazioni e prenotazioni http://www.unmaredichampagne.it, info@unmaredichampagne.it), organizzato dal Consorzio Macramé – Dire Fare Mangiare, avrebbe dovuto svolgersi domenica 7 e lunedì 8 giugno al Diana Grand Hotel di Alassio, in Liguria, ma le date sono slittate a causa dell’emergenza Covid-19 (coronavirus). Sono gli stessi organizzatori ad annunciare le nuove date. «Il nuovo appuntamento – dicono – sarà ospitato sempre nella stessa location ad Alassio, ma il 20 e 21 settembre: un importante momento di unione e confronto per lo sviluppo di nuove sinergie tra ristoratori ed eccellenze enogastronomiche di Alassio, capaci di promuovere questo splendido  territorio e le sue peculiarità. È fondamentale in questo preciso momento storico stringere nuove sinergie, fare rete, confrontandosi per realizzare nuovi progetti».

Sono passati otto anni da quando, nella primavera del 2012, un gruppo di ristoratori di Alassio, decise di lasciare il segno. Lavorando come una squadra, facendo sistema e mettendo in piedi uno dei più importanti eventi nazionali dedicati al mondo dello champagne. È la gente del Consorzio Macramé – Dire Fare Mangiare, nato quest’ultimo dal desiderio di sette ristoratori alassini di promuovere ed esaltare le eccellenze enogastronomiche di Alassio. «A un certo punto, nel 2012 abbiamo sentito l’esigenza di dialogare, di essere più partecipi alle attività del territorio, insomma di dare il nostro contributo fattivo per tenere sempre acceso un faro su Alassio e le sue molteplici eccellenze, attraverso iniziative ed eventi in linea con la nostra vocazione. Fare gruppo si è rivelata un’esperienza formativa anche per noi stessi e le nostre attività», dichiara Barbara Porzio, rappresentate del Consorzio.

L’edizione di quest’anno, in programma, originariamente domenica 7 e lunedì 8 giugno, sarebbe stata l’ottava edizione. Il numero otto è simbolo della capacità di raggiungere risultati duraturi. Rappresenta l’equilibrio cosmico e fino all’ultimo abbiamo provato a capire se fosse possibile mantenere invariata la data di svolgimento della manifestazione, anche in virtù di una importante conferma di presenza da parte delle maison francesi. Ma, chiaramente, a causa del protrarsi dell’emergenza legata al Covid-19, si è optato per lo slittamento al prossimo 20 e 21 settembre.

Resta invariata la location. Ad aprire le porte a tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori sarà il gioiello della Riviera di ponente: il Diana Grand Hotel di Alassio.

Resta invariata la formula. Ci sarà spazio per il Gala Night, nella magnifica Diana Terrace del Diana Grand Hotel, teatro della serata inaugurale. Non mancheranno le Masterclass con degustazioni, tenute da esperti conoscitori dell’Universo Champagne. E cuore della manifestazione continueranno ad essere le degustazioni degli Champagne presso i banchi e delle eccellenze gastronomiche presso l’area food.

«Il format – prosegue Barbara Porzio – è rimasto all’incirca lo stesso fin dalla prima edizione. La giornata del lunedì, dalle 12 allo 20, è un evento B2B rivolto principalmente agli operatori del settore Horeca che in questo contesto trovano una vastissima gamma di Champagne e anche di eccellenze gastronomiche dall’Italia e dal mondo; la Champagne Gala Night è, invece, il momento più mondano aperto a tutti gli appassionati e non, una cena gourmet dove ospitiamo grandi chef e Chef stellati non solo liguri, dove si bevono grandi Champagne, si balla; insomma una serata all’insegna del divertimento».

Quest’anno però si proverà ad andare oltre, puntando a fare cultura proprio intorno al mondo dello champagne. Come? Proponendo un corso dedicato a “Come raccontare il vino” diretto a giornalisti, esperti del settore, appassionati e blogger. Nel palinsesto, spazio, da questa edizione, anche ad un momento in cui a farla da protagonista, saranno bartender di fama internazionale, pronti a raccontarci e a far degustare la loro proposta di cocktail pensata proprio partendo da una bottiglia di champagne. E poi non mancheranno i consigli su come servire lo champagne e come mangiare col giusto abbinamento ma soprattutto come conservare in modo ottimale una bottiglia di Champagne.

Un mare di Champagne, conferma la sua vocazione iniziale, che si ripete e consolida, anno dopo anno, nel voler raccontare un territorio, insieme ai suoi protagonisti migliori. I ristoratori, le enoteche e tutte quelle attività commerciali che sceglieranno, in qualche modo di vestirsi a festa per l’occasione. «Lo Champagne evoca momenti di festa, di gioia – continua Porzio – ma anche di allegria. Alassio è meta privilegiata di vacanza, fin da quando gli inglesi (tra i primi e maggiori consumatori di Champagne al mondo) nell’Ottocento ne scoprirono le bellezze naturalistiche e climatiche e ne determinarono la fortuna turistica. Non stento a immaginare che i colti e raffinati turisti inglesi dell’epoca, ben presto diventati a tutti gli effetti cittadini anglo-alassini abbiano dato un certo stimolo al consumo dello Champagne ad Alassio. Si può dunque affermare che Alassio e lo Champagne siano uniti da un antico legame».

CORONAVIRUS. ADDIO AL PIC NIC DI PASQUETTA, ARRIVA L’AGRIBAG A CASA

Carolina Da Rold

I veneti dicono addio al picnic di Pasquetta e ordinano l’agribag dei cuochi contadini. Sono 5 mila le prenotazioni online ricevuti dalla task force di 75 cuochi contadini di Coldiretti Veneto che in questi due giorni hanno cucinato pasti a chilometro zero per le famiglie costrette dall’emergenza sanitaria a rinunciare alla tradizionale gita fuori porta per il pranzo nelle strutture agrituristiche.

Per ricreare l’atmosfera tipica e tradizionale si sono messi ai fornelli gli chef di Campagna Amica con primi, secondi, verdure e dessert finale per allietare le tavole nelle abitazioni. «Nelle consegne di oggi – commenta Diego Scaramuzza presidente regionale e nazionale di Terranostra – ci sono gli asparagi e le uova, con frittate alle erbe di campo per rispettare l’usanza del cestino della scampagnata». I cittadini dunque non rinunciano ai riti pur rimanendo a casa.  E con il bel tempo e la primavera è boom di gelato. Lo conferma la media di 40 richieste quotidiane che Carolina Da Rold, giovane imprenditrice bellunese  titolare de “La Sorbetteria”, ha soddisfatto portando vaschette ai gusti di stagione da Ponte nelle Alpi a Sedico fino a Limana. Merito delle alte temperature ma soprattutto della bontà del prodotto rigorosamente fatto con ingredienti locali secondo i principi del  “Made in Italy”, latte della stalla di famiglia e tanta frutta. Tra i sapori più gettonati: fragola e tarassaco regalati ai nipoti dai nonni o dai genitori ai figli costretti a mangiare in solitudine oppure in videochiamata con parenti ed amici.

ASOLO PROSECCO: PIÙ 10,4 PER CENTO DI VENDITE NEL PRIMO TRIMESTRE 2020

Ugo Zamperoni

L’Asolo Prosecco ha chiuso il primo trimestre del 2020 con un incremento di vendite del 10,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. La più piccola delle tre denominazioni del mondo del Prosecco da gennaio a marzo ha collocato sul mercato 4 milioni di bottiglie contro i 3,6 milioni della chiusura trimestrale dell’anno scorso.

«Ovviamente, alla luce del difficile contesto che stiamo vivendo, restiamo estremamente cauti nella valutazione delle dinamiche commerciali – afferma il presidente del Consorzio Asolo Prosecco, Ugo Zamperoni – tuttavia i dati della nostra denominazione sembrano sottolineare che il consumatore fa sempre maggiore affidamento su vini che sappiano coniugare accessibilità e forte radicamento territoriale, che sono le caratteristiche tipiche dell’Asolo Prosecco, le stesse che ci avevano consentito di chiudere il 2019 alla storica quota di 17 milioni di bottiglie vendute, con una crescita del 35 per cento rispetto ai 12,6 milioni del 2018. Insomma, pur con tutta la prudenza del caso, si conferma la crescita della fiducia del mercato nei nostri confronti».

Che l’identificazione territoriale sia uno degli elementi cardine dell’Asolo Prosecco lo conferma una ricerca condotta alla fine dello scorso anno da Bva Doxa per conto del Consorzio di tutela, nella quale si evidenzia una sostanziale coincidenza tra la quota di popolazione italiana che conosce la cittadina di Asolo (26 per cento) con quella dei consumatori di spumanti che hanno già avuto occasione di bere l’Asolo Prosecco (22 per cento). «La crescita della denominazione – aggiunge Zamperoni – ci dice che probabilmente si è avvicinata all’Asolo Prosecco anche una parte di quel 23% di consumatori che avevano affermato di conoscere la nostra denominazione, ma di non averne ancora provato i vini al momento dell’intervista». Ben il 72 per cento dei consumatori di Asolo Prosecco pensa che sia un vino ideale per l’aperitivo, abitudine che evidentemente non è venuta a mancare neppure tra le mura domestiche nei tempi dell’emergenza sanitaria.

CORONAVIRUS: COLDIRETTI/IXE, DOLCI DI PASQUA FATTI IN CASA PER UNO FAMIGLIA SU DUE

Nella mappa dei dolci tipici regionali spicca la “fugassa” specialità veneta che nel periodo pasquale sta ritrovando il suo giusto spazio. Tra le mura domestiche il 53 per cento delle famiglie italiane da nord a sud riscoprono antiche ricette sperimentando con gli ingredienti semplici dei veri e propri capolavori della pasticceria.

Per la tradizione contadina regionale – spiega Coldiretti – la torta di Pasqua, si chiama fugassa e vanta origini storiche. La tradizione racconta che la focaccia veneta fu ideata da un fornaio trevigiano che in occasione delle festività aggiunse all’impasto del pane altri ingredienti, come uova, burro e zucchero, tutto in quantità moderata dati i costi, ottenendo così un pane soffice e dolce, da regalare ai suoi clienti.

La necessità di passare il tempo fra le mura domestiche ha spinto al ritorno della cucina casalinga fai da te – commenta Diego Scaramuzza presidente regionale e nazionale di Terranostra – una attività tornata ad essere gratificante per uomini e donne come antidoto alle tensioni e allo stress provocate dalla pandemia.

 I  cuochi contadini – conferma Scaramuzza –  hanno creato una serie di tutorial e corsi on line dove vengono spiegati trucchi e segreti del menù a chilometro zero. E per chi non vuole perdere il senso del “mangiare fuori” una squadra di operatori agrituristici è operativa per raggiungere ogni fine settimana chiunque voglia provare un pasto speciale fatto di prodotti locali. Consultando il sito  https://veneto.coldiretti.it/news/campagna-amica-a-casa-tua/ si può trovare l’azienda più vicina e ordinare anche la spesa direttamente a domicilio.

Nelle ultime cinque settimane gli italiani – riferisce la Coldiretti – hanno riempito i carrelli quasi raddoppiando gli acquisti di farina (più 100 per cento) e lievito di birra (più 73 per cento), ma l’aumento è stato e del 43 per cento per lo zucchero e del 40 per cento per le uova che sono quest’anno le vere star della settimana della cucina delle feste a fronte di un crollo del 30-40 per cento per quelle confezionate al cioccolato.

Per l’associazione di categoria, una tendenza che si accentua con l’avvicinarsi della Settimana Santa durante la quale saranno ben oltre 400 milioni le uova “ruspanti” consumate secondo tradizione sode per la colazione, dipinte a mano per abbellire le case e le tavole apparecchiate o utilizzate in ricette tradizionali o in prodotti industriali e artigianali. Nelle case le uova sono una componente fondamentale nella maggioranza dei dolci tipici regionali, usate come ingrediente ma anche come decorazione.

CORONAVIRUS, ANCHE VINITALY SI ARRENDE: APPUNTAMENTO AL 2021

Per la prima volta nella propria storia, anche Vinitaly di Verona dovrà posticipare la sua 54esima edizione. Con essa sono rinviate anche le concomitanti Sol&Agrifood ed Enolitech. Le nuove date delle manifestazioni sono riprogrammate al 18-21 aprile 2021, mentre Veronafiere concentrerà la seconda parte dell’anno 2020 al sostegno degli affari delle aziende italiane sui mercati.

Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, «Il post emergenza per noi si chiama rinascita, che fino all’ultimo abbiamo continuato a confidare potesse avvenire a giugno. Ma la crisi sanitaria si è, come evidente a tutti, decisamente inasprita e ciò che inizialmente sembrava possibile, ora non lo è più». Così Vinitaly, in accordo con le organizzazioni di filiera, sarà spostata al prossimo anno. «Per questo – prosegue Mantovani – oltre a lavorare con investimenti straordinari sulle iniziative internazionali, come Vinitaly Chengdu, Vinitaly China Road Show, Wine South America (23-25 settembre 2020), Vinitaly Russia (26 e 28 ottobre 2020), Vinitaly Hong Kong (5-7 novembre 2020), Wine To Asia (9-11 novembre 2020) e le iniziative della Vinitaly International Academy, ci mettiamo a disposizione del settore e del sistema della promozione per considerare la realizzazione di un evento innovativo il prossimo autunno a servizio delle aziende».

La decisione del rinviare Vinitaly al 2021 è stata presa d’intesa con i rappresentanti delle associazioni di settore: Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, Sandro Boscaini, presidente di Federvini, Luca Rigotti, coordinatore settore vino Alleanza Cooperative e Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.

NUOVI GUSTI PER LA SBRISOLA STESA A MANO: DARIO LOISON E I SUOI CONSIGLI D’ASSAGGIO

Dario Loison

Su una cosa in Loison sono tutti d’accordo: il gusto autentico della Sbrisola Loison è quello della condivisione. Cosa c’è, infatti, di più conviviale se non spezzarla con le mani e assaporare una Sbrisola la sera in famiglia o sul divano tra amici?

Le Sbrisole Loison sono talmente ricche di gusto che vanno assolutamente mangiate così come sono ma, se proprio avete voglia di novità, ecco che grazie alla sua straordinaria versatilità potrete offrirla spezzettata su un gelato o su una macedonia o magari come base per un cheesecake. Ecco i nuovi gusti delle Sbrisole e alcuni consigli d’assaggio e abbinamenti di Dario Loison. Farete un figurone.

La Sbrisola Nera nasce da un errore durante alcune prove di impasto: un eccesso di cacao l’aveva resa particolarmente scura, ma per Dario Loison è bastato calibrare il cioccolato, aggiungere Nocciole Igp Piemonte e mandorle prima scelta di Bari per renderla perfetta.

Riso e menta è il secondo gusto novità 2020, caratterizzato da una lieve e persistente freschezza grazie alla presenza della menta e con una consistenza leggera e friabile per l’aggiunta di farina di riso nel classico impasto.

Mandorla Mais è la versione classica della Sbrisola Loison. Nel rispetto delle sue origini è realizzata con ingredienti semplici, farina di mais “Marano” e mandorle italiane. Nocciola Ciocco, una Sbrisola con un gusto che conquista e che si differenzia per la qualità superiore delle gocce di cioccolato e all’importante presenza delle nocciole “Piemonte” Igp. Pistacchio, una variante preziosa di Sbrisola che incontra il verde intenso del “Pistacchio di Bronte” Dop eccellenza siciliana delle pendici dell’Etna. Noce Miele ricco e avvolgente con i suoi sapori autunnali (ma da proporre tutto l’anno) grazie alle noci italiane e miele millefiori certificato delle nostre montagne.

La Sbrisola è un dolce di origini contadine nato a cavallo tra ‘500 e ‘600 e realizzato con ingredienti poveri come il mais. La tradizione voleva che si preparasse in occasioni speciali, per essere poi conservata a lungo tempo. L’antica leggenda popolare racconta che la principessa Eleonora Gonzaga, nel corso del suo viaggio verso Innsbruck per convolare a nozze con l’imperatore Ferdinando II d’Asburgo nel 1622, mentre soggiornava in sontuose ville Palladiane, fu colpita da questo dolce, duro e friabile allo stesso tempo. I signori Veneziani amavano romperlo in piccoli pezzi irregolari, le “sbrisole” appunto, per imbibirli nei loro vini passiti. Ecco quindi che la Sbrisola si nobilitò con l’arrivo alla corte dei Gonzaga che la arricchirono con zucchero, spezie e mandorle.

Anche questa volta Dario Loison ha voluto andare oltre l’ordinario, cercando e applicando la cura e l’originalità in un dolce dalle antiche tradizioni. L’autenticità della Sbrisola Loison, infatti, è testimoniata dall’artigianalità superiore: ogni Sbrisola è stesa nello stampino a mano, una ad una. Non troverete mai due Sbrisole uguali. Le nuove Sbrisole Loison hanno un formato più snello, 200 g, ideale per le famiglie di oggi, e sono presentati in quattro proposte tutte realizzate con burro di categoria superiore e farina di mais “Marano” tipico del territorio di Vicenza.

Anche la confezione ha ricevuto il suo aggiormento. Oltre alla grande bellezza e all’amore per il dettaglio, le confezioni Loison sono sempre più perfezionate e anno dopo anno si rinnovano per cura ed efficienza. Il colpo d’occhio ricade sicuramente sull’apertura a forma di cuore, una finestra sul gusto Loison che permette di vedere il contenuto, la Sbrisola stesa a mano. La nuova confezione, però, si apprezza in un secondo momento grazie alla sua apertura a libro; un cofanetto, quindi,che protegge il prodotto come un caldo abbraccio e perfetto per la sua funzionalità. E soltanto quando si apre la confezione si scopre il grande lavoro di ricerca e studio che ci sono dietro ad ogni progetto Loison: dalla funzionalità alla ricchezza di informazioni, alla ricerca del dettaglio alla trasparenza della comunicazione.

CORONAVIRUS, VINITALY SPOSTATO A GIUGNO 2020

«In considerazione della rapida evoluzione della situazione internazionale che generaevidenti difficoltà a tutte le attività fieristiche a livello continentale, Veronafiere ha deciso di riposizionare ledate di Vinitaly, Enolitech e Sol&Agrifood in programma a Verona dal 14 al 17 giugno 2020, ovvero nel periodo migliore per assicurarea espositori e visitatori il più elevato standard qualitativo del business». Così Giovanni Mantovani, direttoregenerale di Veronafiere in chiusura del Consiglio di amministrazione della Società per azioni, riunitosi oggi. «Vinitaly,insieme ad OperaWine – ha proseguito il direttore generale –, si svolgerà quindi in un contesto temporale incui grandi eccellenze del made in Italy, quali Cosmoprof e Salone del mobile, per esempio, avranno il compitodi rilanciare con forza l’attenzione dei mercati internazionali e l’immagine dell’Italia. In questo frangenteringraziamo le aziende per la fiducia che ci stanno dimostrando».

La decisione è stata frutto di un’attenta analisi dei dati disponibili oltre che dell’ascolto delle posizioni degli stakeholder del mercato, incluse le principali associazioni di settore: Unione Italiana Vini, Assoenologi, Federvini, Federdoc, Federazione vignaioli indipendenti e Alleanza delle Cooperative settore vitivinicolo. «Lo spostamento a giugno di Vinitaly e di altre importanti manifestazioni internazionali nelle città di Milano e Bologna – spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere – è un segnale che il made in Italy scommette su una pronta ripresa economica nei settori chiave del sistema-Paese. Auspichiamo quindi che il nuovo calendario fieristico nazionale possa generare una rinnovata fiducia ed essere strumento con cui capitalizzare la ripartenza del nostro Paese”. Veronafiere attiverà una task force per assistere i propri clienti in ogni ambito necessario alla riorganizzazione delle manifestazioni posticipate e in stretta collaborazione con le associazioni di riferimento predisporrà tutte le azioni di incoming necessarie a garantire la presenza di compratori e operatori professionali qualificati. Sulle nuove date, inoltre, Confcommercio Verona e Cooperativa Albergatori veronesi hanno espresso massima disponibilità per favorire lo spostamento delle prenotazioni.

Nel 2021 Vinitaly sarà in calendario nelle sue date consuete (18-21 aprile); date che sono frutto dell’accordo con l’Union dei Grandi Cru di Bordeaux (Ucgb) col quale dal 2013 c’è un accordo nato per incontrare le esigenze dei protagonisti del mondo del vino, compratori e stampa internazionale in particolare.

RADICI DEL SUD 2020: VERSO IL RECORD DI AZIENDE PARTECIPANTI

Si prospetta un’edizione da record quella di Radici del Sud 2020. Il quindicesimo Salone dei vini e degli oli del Meridione, in programma a Sannicandro di Bari (Bari) dal 10 al 15 giugno 2020, ha già raggiunto e superato le cento adesioni, con un anticipo di oltre un mese rispetto alle precedenti edizioni. Tra le novità di quest’anno anche un maggior coinvolgimento del pubblico, acui saranno dedicati eventi e degustazioni guidate a numero chiuso nelle giornate di sabato 13 e domenica 14 giugno.

«Radici del Sud 2020 è una scommessa che stiamo vincendo – spiega Nicola Campanile, organizzatore della manifestazione – I produttori stanno rispondendo con grande entusiasmo sia alle novità proposte per questa edizione, sia alle nuove collaborazioni che abbiamo instaurato e siamo convinti che anche il pubblico sarà ancora più incuriosito e soddisfatto dall’offerta di masterclass e appuntamenti in programma, tutti dedicati alla scoperta dei territori e dei vini delle regioni meridionali protagoniste del Salone».

Tra le novità della quindicesima edizione di Radici del Sud sono previsti un format più snello per la giornata del lunedì, per rendere più semplice il contatto tra pubblico e produttori, la presenza di aziende provenienti da Abruzzo, Sardegna e Molise (oltre a Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia), un ampliamento del padiglione dedicato ai vini artigianali e quattro giurie completamente rinnovate composte da giornalisti e influencer nazionali e internazionali. Per la stampa estera sono già stati confermati i nomi di Liza Zimmermann (Forbes), Deborah Grossman (Wine Enthusiast, Decanter) e Zachary Susan (punch-drunk.com) dagli Stati Uniti, Renè Langdahl Jørgensen (renelangdahl.com) dalla Danimarca, Madeleine Stenwreth MW (thedrinksbusiness.com) dalla Svezia, Elizabeth Gabay (elizabethgabay.com) dal Regno Unito, Jung Yong Cho (freelence e autore) dalla Corea, Mar Galvan Romero (La Gaceta del Vino) dalla Spagna, Marlene Del Olmo (Wine Mots) e Omar Hernandez Barbosa (Wine Mots) dal Messico e Piotr Widowiak (Wine O’Clock) dalla Polonia.

Accanto a loro ci saranno gli italiani Luigi Salvo (giornalevinocibo.com), Franco Santini (Acquabuona), Antonio Paolini (Gambero Rosso), Enrico Malgi (LucianoPignatarowineblog), Jenny Viant Gomez (Presidente Donne del Vino Abruzzo), Maurizio Gily (MilleVigne), Maurizio Valeriani (Vino da bere), Antonio Tomacelli (Intravino), Jacopo Cossater (Intravino), Antonella Amodio (DoctorWine, LucianoPignatarowineblog), Leonardo Romanelli (leonardoromanelli.it), Giacomo Alberto Manzo (Egnews, Sicilianotizie) Francesco Muci (Slow Wine), Andrea Terraneo (Presidente Vinarius), Francesco Bonfio (Presidente Aepi) e Roberto Ripa (Unione Sarda).

Tra i compratori presenti ci saranno invece Jessica Luongo (AmoVino Wine + Spirits) e Stephanie Guth (The Living Vine) dal Canada, King Chang Mo (Pnk Trading) e Hong Dongmyung (VinoVino) dalla Corea del Sud, Christian Boettger (Sintonia Lab) e Ole Udsen (Estrup & Udsen Vin ApS) dalla Danimarca, Olga Sokolova (Fortwine) e Yana Savelyeva (Wine State) dalla Russia, Pawel Swierczek (www.rafa-wino.pl) e Dariusz Kopiczko (G-wine) dalla Polonia, Gavin Davis (Cellar Door) dal Myanmar, Aleksandar Thiel (castelcosimo.de) dalla Germania e Rob Seddon (jacksonandseddon.com) dal Regno Unito.

La manifestazione si terrà in collaborazione con Assoenologi, Slow-wine, Vinarius, Aepi, Ais Puglia, Vinodabere, Intravino e LucianoPignatarowineblog. L’elenco aggiornato dei produttori e il programma di Radici del Sud 2020 sono disponibili e in aggiornamento sul sito http://www.radicidelsud.it

OSTERIA PLIP, UNA SERATA A DIECI MANI: CINQUE CHEF PROTAGONISTI DELLA CUCINA ITALIANA PER LA CENA CONSIGLIATA

Osteria Plip di Mestre

Una cena a dieci mani. Sono cinque gli chef protagonisti del mondo della ristorazione italiana che si alterneranno in cucina lunedì 16 marzo, alle 19.30 all’Osteria Plip (via San Donà 195/b Mestre-Venezia) per “La cena Consigliata”, dinner di presentazione de La Consiglieria 2020, Guida gastronomica non convenzionale. 

Cucineranno assieme lo chef resident David Marchiori, gli chef Raffaele Ros, una stella Michelin, ristorante San Martino (Rio San Martino di Scorzè-Venezia), Simone Breda, una stella Michelin, ristorante Sedicesimo Secolo (Pudiano-Brescia), Andrea De Carli e Marco Cozza del Ristorante “Rose Salò” (Salò-Brescia).

Un’unica cena che riunisce i grandi rappresentanti dell’eccellenza della ristorazione italiana, selezionati dalla stessa autrice della guida Nieva Zanco nella Guida La Consiglieria. «Inizialmente – spiega l’autrice – la guida era nata con l’obiettivo di raccontare solo i ristoranti stellati della Guida Michelin (2016 – 2017). Poi, però, ho esteso la narrazione a quelli che per me erano i migliori selezionati presenti nella stessa guida. Nelle ultime due edizioni iniziai a mettere quei ristoranti che pensavo meritassero di entrare in guida… una sorta di spoiler».

L’obiettivo è di creare un momento d’incontro e di confronto, per “fare rete” tra produttori, ristoratori, chef e il grande pubblico, con l’obiettivo di favorire la crescita dei territori attraverso il “territorio della cultura”.

Durante la cena si alterneranno gli chef per presentare i loro piatti.

Costo 40 euro a persona, acqua e vini in abbinamento inclusi.

«Gli chef invitati – spiega Zanco – sono professionisti, legati dall’impegno, dalla passione e dall’amore verso la cucina; ma sono anche amici di qualità eccelsa come chef Raffaele Ros, giovani dalle potenzialità eccezionali, come lo chef Simone Breda che seguo fin dall’apertura, ragazzi sui quali punto come gli chef Cozza e De Carli con una poetica culinaria perfettamente a fuoco».

La Consiglieria è un’iniziativa pensata e realizzata con l’ambizione di connettere il mondo dell’enogastronomia eccellente con quello della narrazione. È innanzitutto, un progetto editoriale che mira a descrivere la ristorazione eccellente attraverso pubblicazioni periodiche realizzate con Apeiron Edizioni e con l’Associazione Culturale Raffaello Magazine.

In particolare La Consiglieria Guida Gastronomica non Convenzionale è un nuovo modo di raccontare la ristorazione eccellente legandola al territorio e alle sue storie, ai suoi miti ed alle sue leggende, agli uomini e alle donne, ai suoi prodotti e ai suoi produttori, attraverso una narrazione che trascende le recensioni da critica militante e che mira, invece, a proporre i ristoranti come “tasselli gastronomici” di quel mosaico complessivo di emozioni che è l’Italia.

«La scelta di presentare il libro all’Osteria Plip di Mestre da chef David Marchiori è stata per me semplice – spiega Zanco – Lo reputo un’agorà, un luogo all’interno del quale promuovere cultura che riassume l’idea di valorizzazione del territorio, tra i pilastri della mia narrazione».

Questo il menu della serata.

Aperitivo

Finger di benvenuto con piennolo dell’azienda agricola Giolì – Osteria Plip – Chef David Marchiori  

Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Brut – (Bazzo Società Agricola) Veneto

 

Per divertirsi

Ristorante San Martino – Chef Raffaele Ros

Eco @ fritoea: frittella di lumache Eco-lumaca

 

Antipasto

Osteria Plip – Chef David Marchiori

Baccalà mantecato, polenta di nocciole e polvere di capperi

Asolo Docg Prosecco Frizzante “Selva n. 55” – (Ida Agnoletti) Veneto

 

Primo Piatto

Ristorante Sedicesimo Secolo – Chef Simone Breda

Risotto con radici di prezzemolo, aglio e rane (anche in versione vegana)

Manzoni Bianco Igt Colli Trevigiani 2018  – (Ida Agnoletti) Veneto

 

Secondo piatto

Ristorante San Martino – Chef Raffaele Ros

La Campania Veneta: agnello, ricotta in salvietta Mini Caseificio Costanzo, millefoglie di ortaggi di stagione

Merlot Doc Montello e Colli Asolani “La Ida” – (Ida Agnoletti) Veneto

 

Dessert

Ristorante Rose Salò – Chef Andrea De Carli e Marco Cozza

Olio su mela: mela cotta al sale, ruta e olio Casaliva

 

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TRATTORIA AL PARADISO, UN PARADISO A POCHI PASSI DA UDINE

Federica Cengarle e Matteo Contiero

La Trattoria Al Paradiso (Udine) è un vero gioiello incastonato nell’antico, minuscolo borgo rurale di Paradiso, già nota negli anni Sessanta come Ostarie al Paradiis, fu rilevata nel 1972 da Anna Maria Mauro e dal marito Aurelio Cengarle diventando in breve tempo un vero punto di riferimento della gastronomia friulana. Le pareti raccontano una storia lontana, eppure sempre attuale, di cacciatori che, attratti dalla ricchezza faunistica della Zona delle Risorgive, spesso arrivavano con abbondanti carnieri di selvaggina, facevano la loro entrata trionfale con i cani ancora eccitati dalla giornata e movimentavano la già brulicante atmosfera.

Il caseggiato del Cinquecento che la ospita è stato ristrutturato in maniera deliziosa, con un recupero architettonico pregevole e di grande impatto. Fin dall’ingresso ci si accorge di trovarsi in un luogo non comune, i cui arredi recano l’impronta di un gusto squisitamente femminile. Gli interni sono strutturati in una teoria di sale e salette, con affreschi e decorazioni anche cariche ma sempre di gran gusto, che conferiscono agli ambienti una personalità spiccata e originale, certamente unica, creando un’atmosfera intima, raccolta e quasi magica. La sala del camino, con il tradizionale “fogolar” friulano (il camino, simbolo della cultura e delletradizioni friulane), intima e raccolta, rappresenta un bell’esempio di architettura rurale della regione. Più si osserva con attenzione e più si notano particolari sempre nuovi: meritano un cenno imagnifici pavimenti in pietra di alcuni ambienti, i meravigliosi soffitti lignei a cassettoni decorati, la collezione di attrezzi da cucina in rame che arricchisce una intera parete.

Dal 1972 Anna Maria assieme al marito Aurelio, è la regina di questo splendido “fogolar” della tradizione; a loro oggi si unisce anche la figlia Federica con il suo carisma e la dedizione per un lavoro respirato fin da bambina. I piatti proposti sono fortemente legati alla tradizione friulana, dove lo chef, oggi Matteo Contiero, diventa vero e proprio “artigiano del gusto” che, utilizzando prodotti autoctoni e traendo ispirazione da un artigianato gastronomico moderno e antico, continua a seguire nuovi modi di stuzzicare l’appetito degli ospiti. Dai modelli e dai colori eleganti e raffinati della tovaglia, a un personale d’accoglienza esperto, vestito con l’elegante costume regionale, tutto è stato pensato fin nei minimi dettagli per assicurare che l’esperienza culinaria nel suo complesso sia pura poesia.

La cucina della Trattoria Al Paradiso è rigorosamente del territorio, legata alle materie prime e alla stagionalità dei prodotti, con influssi diversi provenienti dalle tradizioni gastronomiche mitteleuropee, Slovenia, mediterranea e friulana. Nel circondario, i prodotti genuini non mancano: erbe spontanee, svariate radici, radicchi, funghi e tartufi di Muzzana, zafferano da Flambruzzo, selvaggina, farine e baccalà dal mulino Zoratto, trotee anguille dello Stella.

La cantina ricca di “chicche” del territorio si armonizza alla perfezione con la filosofia della cucina. Sperimentare e condividere emozioni, soddisfare il palato, avere la possibilità di esprimere la propria creatività: sono questi gli obbiettivi principali della squadra della Trattoria al Paradiso.

Lo chef Contiero, 39 anni, nato in provincia di Padova, ora abita in Alto Adige e lavora in Friuli Venezia Giulia. Dopo la scuola media, s’iscrive all’Istituto Alberghiero di Tonezza del Cimone conseguendo l’attestato di operatore ai servizi di cucina nel 1996. La sua prima carriera, dopo il biennio di scuola, si svolge a Padova come apprendista, all’Hotel Donatello. Nel 2002 parte per Mallorca dove rimane per quattro anni e trova impiego nel ristorante Media Luna, che propone una cucina italiana e mediterranea, come capopartita agli antipasti e dolci. Nell’ultimo periodo di permanenza è spostato anche in altre zone della cucina.

Tornato dalla Spagna, lavora per un anno alla pasticceria Racca di Padova con la mansione di aiuto cioccolatiere per sei mesi e altrettanti in laboratorio centrale come aiuto pasticcere. Dopo questa esperienza, decide d’iniziare a gestire una cucina e inizia a lavorare alla Trattoria al Prato in Prato della Valle a Padova per un biennio con il ruolo di chef di cucina.

Nel 2012, volendo fare una esperienza diversa va a lavorare in Alto Adige all’Hotel Vigilius Mountain Resort di Lana (Bolzano) come secondo chef a fianco di Mauro Buffo per due anni ed è anche grazie a lui che impara tecniche nuove e una visione di cucina a 360 gradi. A questo punto, lo chef Mauro Buffo lascia l’hotel e per un quadriennio prende il suo posto gestendo i due ristoranti all’interno della struttura.

Sempre in cerca di nuovi stimoli e nuovi sapori da poter sperimentare si sposta in Friuli alla guidadella cucina della Trattoria Al Paradiso. La sua idea di cucina si basa su una filosofia di assoluto rispetto ed esaltazione delle materie prime.

LUNEDÌ 3 FEBBRAIO LIONELLO APRE A DOLO (VENEZIA) daME BISTRÒ

Lionello Cera

I fratelli Cera aprono daMe-Bistrò in via Antonio Guolo 23 a Dolo. Nella campagna dell’entroterra di Venezia, sulla strada per Chioggia, a soli 7 chilometri da Lughetto di Campagna Lupia, dove nel 1966 la madre Silvana aveva aperto una “frasca”per friggere i pesci più piccoli che il marito Rino, pescatore, non riusciva a vendere, proponendoli come cicchetti con un’ombra de vin” (un bicchiere di vino), poi diventata Antica Osteria Cera.

Il punto di partenza è stata la volontà di un “ritorno alle origini” di quella piccola osteria di campagna, semplice ma corroborante, dove fare tappa nei diversi momenti della giornata. L’insegna daMe-Bistrò, studiata dal designer Tobia Berti, racchiude un doppio significato: uno per raccontare il concetto di accoglienza (venite “da me”) e il secondo per accentuare, se pronunciata tutta attaccata con cadenza veneta, il concetto di richiesta in forma dialettale (“dame”, ovvero dammi). Il termine “Bistrò” (e non bistrot alla francese) è poi stato volutamente dialettizzato per rafforzare il legame intrinseco con il territorio e la territorialità dei prodotti offerti oltre la similitudine con la storicità di osterie e fiaschetterie del territorio.

Il concept ristorativo del locale studiato da Lionello Cera è quello di un luogo per tutti aperto tutto il giorno e tutti giorni, con un’offerta specifica per ogni fascia della giornata, offerta che inoltre a differenza del locale stellato non tratta solo pesce. L’idea è di offrire, a prezzi accessibili, la qualità e l’inventiva di Lionello Cera, avvicianndo i giovani, coinvolgendo il pubblico locale e anche i più timorosi a varcare la soglia del suo ristorante gourmet.

Si inizia alle 7.30 con la colazione, dove non mancano brioche e croissant di pasticceria fresca, mentre alle 9.30 entrano in scena i tipici tramezzini veneti che da queste parti non devono mai mancare al banco di un bar che si rispetti.

Durante la settimana per il pranzo dalle 12 viene allestito un buffet di vegetali di stagione, crudi e cotti e un tipo di carne che varia quotidianamente. Oltre a questo buffet lo chef Cera ha studiato un’agile carta che include piatti come gli Gnocchi di patata con ragù di manzo al coltello e Parmigiano 24 mesi o una Guancia di Vitello con purè di zucca e radicchio, ma anche Lasagne di mare e Vitel Tonné. Non mancano la proposta vegana come la Zuppa di ortaggi ed erbe, e quella vegetariana dell’Hamburger di ceci, pane al vapore e maionese di senape.

Dalle 15 alle 18 è comunque sempre possibile ordinare qualche piatto secondo disponibilità o La Ciabatta, ovvero un pane ciabatta farcito con prosciutto cotto alla brace, scamorza, verdure alla griglia e una salsa daMe.

Il momento aperitivo inizia alle 18, tutte le sere, con gli amati cicchetti veneziani e le speciali bruschette daMe (tante e molto varie, da quella con le Sarde in saor fritte a quella con l’Insalata di gallina): accanto al calice di vino o allo Spritz chef Cera propone un rassicurante “piatto de mortadea” (mortadella) mentre al rintocco di una campanella dalla cucina potrebbe uscire un risotto di accompagnamento.

Dalle 20 invece parte la carta vera e propria della Cena: qualche piatto in più del pranzo, ma sempre con un approccio semplice e pulito, ma intrigante (Spaghettini freddi all’aglio, olio, peperoncino e battuta di cozze, Fritto misto, Maialino croccante con purè di ceci alla brace e radicchio alla senape) e un menu di cicchetti espressi (Cono fritto, Scampi crudi, Baccalà mantecato e così via…) a cui si aggiungono due focacce al vapore.

La domenica, giorno di festa, si apre alle 11 con i cicchetti: dal Cotechino con pure di patate alle Seppie al nero con polenta, dal Baccala mantecato allo Spezzatino di carne e alla Pasta e fagioli, per la felicità di tutti.

Forte della sua esperienza allo stellato di Lughetto, ma anche dei catering, del suo ristorante in showroom e della recente gestione bistrot all’Excelsior, la famiglia Cera non transige su una voce: qualità della materia prima, e intorno a questa ha creato ricette adatte al suo modello di osteria contemporanea accessibile.

La conduzione di cucina è stata affidata a Saul Davide Arbib, fidato collaboratore di Lionello, mentre la direzione del locale è nelle esperte mani di Simonetta Semenzato affiancata da Daniela Pescarolo.

daMe Bistrò nasce sulle ceneri di un cocktail bar nel centro di Dolo: lo chef ha affidato i lavori di restyling all’architetto padovano Fabiola Zeka Lorenzi, affiancandola in cantiere per tutta la durata dei lavori.

L’idea iniziale di smontare il locale, sostituendone solo le parti tecniche, è presto tramontata, e della vecchia realtà sono stati mantenuti con debite modifiche solo il bacone bar e il massello dei tavoli (quest’ultimo nell’ottica di riuso e sostenibilità che da sempre caratterizza l’anima dello chef).

I tratti dominanti degli interni sono leggerezza, luminosità e il colore verde, quest’ultimo scelto anche come legame con l’entroterra veneziano: aeree strutture in ferro sostengono vasi con erbe aromatiche provenienti dalla serra di Lughetto i cui profumi si diffondono nel locale, mentre un giardino verticale di verde stabilizzato (muschi e licheni del Nord) resta sospeso sopra il banco-bar. La medesima cura degli interni si avverte nella scelta di sedie e sgabelli (Cubo e Cuba disegnati da Enzo Berti), accessori edella mise-en-place con tovagliette da bistrot. Ulteriore segno di leggerezza e luminosità, la cucina a vista, con duplice affaccio sulla sala e sul dehors.

Luminoso grazie alle plurime vetrate, daMe-Bistrò conta una trentina di coperti all’interno, e una quarantina nel dehors studiato con duplice funzionalità, per poterne godere sia d’inverno sia nella bella stagione.

GUIDA MAGNAR BEN ALPE ADRIA BEST GOURMET, IL GRANDE TRAINO PER L’EUROPA. PIZZA GOURMET AVANTI TUTTA.

Maurizio Potocnik

 

Esce la ventiquattresima edizione della guida enogastronomica più storica della macroregione europea composta da Italia, Austria, Slovenia e Croazia.

 

Territorio, esclusività, trend, cucina, vini e prodotti rilanciano una macroregione unica al mondo composta da 4 nazioni, formata dall’intreccio secolare delle culture tra Venezia, la penisola italiana, i Balcani e la Mitteleuropa. La Guida Magnar Ben Best Gourmet è “il termometro” dell’energia che sprigiona questa terra tra acque, pianure, colline e monti nella sua espressione più vera: la cultura del mangiare, della tavola, dell’agricoltura in un contesto di straordinaria bellezza geografica e storica. Le influenze qui nei secoli si sono fatte sentire, si sono intrecciate dai Balcani a Venezia, dall’italica cucina mediterranea alla mitteleuropa, tra la campagna, il mare e i monti, quale altro territorio al mondo potrebbe vantare questo bagaglio storico-culturale?

 

«Nessuno – dice Maurizio Potocnik editore e fondatore della guida, talent scout, assieme al suo team di giornalisti, delle migliori cucine, dei vini, dei prodotti – e questa guida ne è la dimostrazione. Ogni anno ripercorriamo questo territorio attenti ad ogni dettaglio, alla sfumature, oppure alle rivoluzioni come quella della pizza gourmet, con Veneto in prima linea in questo cambiamento-tendenza che unisce la popolarità della pizza (piatto nazionale) e l’alta cucina, rendendo quest’ultima più accessibile a tutti, aprendo le porte alla riconoscibilità culturale dei prodotti più artigianali. Ma anche la ristorazione più tradizionale si è mossa ed è in continua evoluzione tra recuperi di piatti storici, modernità concreta, miglior approccio con i vini da abbinare ai piatti, il gusto del cambiamento è arrivato anche nella cucina moderna che ha fatto un passo indietro, anch’essa rivolta alla massima valorizzazione del prodotto e del piccolo produttore, meno voli pindarici e più concretezza; andiamo tutti verso la stessa direzione, quella del pescare nell’immenso bagaglio storico-culturale-agricolo che ci rende diversi dal resto del mondo. Dobbiamo continuare a crederci seppure gli stati con le loro regole o il mondo, remino nella direzione dell’appiattimento assoluto; dovremo crederci fino in fondo così ci riapproprieremo del gusto di stare a tavola».

 

Sono stati recensiti 400 ristoranti, 100 migliori vini, 50 prodotti d’autore, 20 Hotels Relax&Gourmet, le migliori cucine in quota, le migliori pizzerie gourmet, 21 premi internazionali.

All’interno ci sono 624 pagine a colori con fotografie dei locali visitati, dei vini e dei prodotti recensiti, un formidabile team di giornalisti ed esperti del settore che raccontano ogni anno, da 24 anni, il meglio del panorama enogastronomico rilevando e promuovendo tendenze e novità di assoluta eccellenza, dalla piccola trattoria di campagna al ristoratore blasonato, dai migliori vini tra nuove visioni e vini storici, fino ai migliori prodotti. Una guida che ormai è divenuta un cult (anche per gli stessi ristoratori) per bere e mangiare nel Nord Est Italia e nei paesi trasfrontalieri di Austria, Slovenia e Croazia, con valutazioni ed indicazioni chiare sulla qualità, la spesa, il menu, la carta vini in ristoranti realmente visitati.

E ancora, le migliori cucine in quota (sopra i 1.000 metri, rifugi compresi), le migliori pizzerie gourmet, I migliori Hotel Relax&Gourmet nei quali troverete servizi dedicati al wellness e una cucina gourmet particolarmente evoluta; 100 best wines tra produttori storici, vini naturali, piccoli produttori, vignaioli incorruttibili, le nuove tendenze del bere ed ancora una bella selezione dei 50 migliori foods testati durante l’anno.

 

Nella guida sono inoltre pubblicati i 21 riconoscimenti internazionali delle migliori cucine, vini e prodotti, che verranno consegnati nella ormai storica chermesse di giugno organizzata dall’editore. La Guida è distribuita nelle librerie al prezzo di copertina di 23 euro, oppure acquistabile nel bookshop ufficiale del sito: http://www.magnarben.it/bookshop

Tante novità per questo ambito riconoscimento internazionale giunto alla decima edizione, riconoscimento che vuole riassumere e mettere in evidenza quanto di meglio si è visto, assaggiato, testato. Ventuno premi dei quali ben12 alla ristorazione, 5 nella sezione vini e 3 nella sezione dedicata al food. Venezia in prima linea con due importanti premi alla “Miglior carta vini” che va alla Gastrosteria Ai Mercanti, curata da Simone Poli, e al miglior piatto dell’anno, lo “Spaghetto in cassopipa” del ristorante Antiche Carampane condotto da Francesco Agopyan. Molto bene anche la provincia di Udine con ben 3 premi nella ristorazione, dei quail uno al ristorante Ilija del Golf Club di Tarvisio dello chef-patron Ilija Pejic, chiamato anche lo chef delle 3 nazioni, a Baita Monschein, della famiglia Kratter di Sappada, come miglior ristorante di montagna per la coerenza , l’aderenza a 360gradi con il territorio alpino, ed allo chef Stefano Basello del ristorante Al Fogolar del Là di Moret, che si è distinto in cucina e con profonda sensibilità socio-culturale con la realizzazione del pane da cortecce e licheni di alberi abbattuti nella tempesta dell’ottobre 2018.

 

In provincia di Belluno, nell’agordino, va un premio speciale alla ricostruzione dopo la disastrosa tempesta Vaia, al ristorante Hotel Alle Codole, ricostruito in breve tempo nonostatnte i gravi danni subiti, continuando un percorso di qualità a tavola a 360 gradi.

Due riconoscimenti importanti assegnati anche nel Veronese: ad Enrico Fiorini gestore del ristorante San Martino di Legnago e della pizzeria Al Borgo di Palesella, per la professionalità, lo stile manageriale e la profonda conoscenza del mondo del vino e, nel centro storico della città di Romeo e Giulietta, un premio a Simone Lugoboni del ristorante Oste Scuro in qualità di miglior ristorante di Mare.

 

Nel Padovano, un premio al ristorante emergente La Posa degli Agri per il concept attualissimo del “ristorante di campagna” ed il suo chef Andrea Alan Bozzato. Anche in provincia di Treviso 3 i premi importanti, uno all’Osteria dei Mazzeri di Follina, gestita dai fratelli Mazzero, l’altro dedicato alla “fine pasticceria al ristorante” che è stato assegnato al ristorante Tre Panoce dove il pastry chef Fabio la Commare, nel team di Tino Vettorello, sta facendo grandi cose nella sezione dessert, ed ancora un premio che sorprende dedicato alle migliori pizze gourmet realizzate nella macroregione (Veneto la regione n.1) che quest’anno va al trevigiano Davide Croce ed al suo ristorante/pizzeria Equilibri di Treviso.

 

Chiude la sezione ristoranti il riconoscimento che va a Peter Brunel di Arco in provincia di Trento come migliore apertura dell’anno. Tra i migliori vini vincono il veronese Tamellini con il Millesimato 2010 tra le bollicine a matodo classico, il vicentino Firmino Miotti con il suo Strada Riela sui lieviti (ancestrale con il fondo), il trevigiano Adami (per il metodo italiano) con il Credas Rive di Farra di Soligo Prosecco Superiore Docg, il Sauvignon Ronco delle Mele 2018 di Venica & Venica in provincia di Gorizia, come

Miglior vino bianco e tra i vini rossi il Teroldego Rotaliano di Donati Marco di Mezzocorona in provincia di Trento.

 

A Treviso anche il premio del miglior formaggio in Alpe Adria conferito alla Latteria Perenzin per il formaggio di Bufala al Glera, a Gorizia premiata la piccola attività artigianale L’Antica Ricetta di Cormons con il premio miglior prodotto dolciario per la Gubana e l’Elisir San Zuan. A Ferrara un premio importante dedicato alle panificazioni va al Panificio artigiano di Farinelli di Lagosanto con il suo speciale e fragrante pane “Coppia ferrarese”, un pane d’antica tradizione nella golosa provincia di Ferrara.

NASCE “IL TIRAMISÙ – DOLCE DI TREVISO”: UN PROGETTO CHE PORTA NEL MONDO L’AUTENTICO DOLCE TREVIGIANO

Simbolo della cucina italiana, tanto da essere tra le cinque parole della cucina italiana più conosciute all’estero, il Tiramisù è un’autentica bandiera della sua città natale, Treviso.

Merito di una ricetta unica, codificata dall’Accademia del Tiramisù, a base di savoiardi, caffè espresso, mascarpone, uova e zucchero.

Ma cosa rende ogni Tiramisù diverso e unico? La preparazione della crema, che richiede abilità, dosaggi precisi e ingredienti freschissimi, dai quali dipende la bontà del risultato finale e che costituisce la vera differenza tra la preparazione originale e le infinite varianti e imitazioni.

Da questa intuizione nasce “Il Tiramisù – Dolce di Treviso”, un progetto non solo imprenditoriale, ma anche di valorizzazione turistica e culturale della Marca Trevigiana e del Veneto a livello internazionale.

L’idea è di tre giovani imprenditori trevigiani: Elisa Menuzzo, esperta di psicologia del lavoro, risorse umane, marketing e comunicazione, Debora Oliosi, proveniente dall’ambito informatico e specializzatasi successivamente in digital communication& marketing, turismo e valorizzazione del territorio, e Alberto Curtolo, laureato in economia e gestore di attività commerciali nel settore del food&beverage.

Dall’incontro di queste professionalità, nel 2019 nasce l’idea di creare un prodotto “100 per cento originale trevigiano” che potesse rappresentare la città di Treviso in Italia e all’estero.

I tre soci hanno quindi iniziato a studiare la possibilità di produrre su scala industriale la crema del Tiramisù, seguendo alla lettera la ricetta originale, utilizzando ingredienti freschi e senza l’utilizzo di conservanti e aromi artificiali, che risultasse identica nell’aspetto e nel gusto a quella preparata nelle cucine delle nonne e delle mamme trevigiane.

Con l’aiuto di esperti e professionisti, in primis il tecnologo alimentare Enzo Cangiulli, noto a livello internazionale come consulente specializzato nel settore creme, si è giunti alla definizione della ricetta, che a partire da gennaio 2020 sarà prodotta nellostabilimento di Quinto di Treviso. Una produzione, dunque, assolutamente trevigiana, che intende portare con orgoglio la bandiera di Treviso nel mondo oltre che creare lavoro e offrire una “nuova chiave” per il turismo.

La crema diventa così il centro di un progetto ampio e articolato: dal laboratorio trevigiano, unico centro di produzione, sarà distribuita ai punti vendita dove il Tiramisù verrà assemblato al momento secondo le preferenze del cliente, o proposto già assemblato nella versione tradizionale a base di savoiardi e caffè. E ancora, la crema sarà consegnata a ristoranti, bar, catering, gastronomie e negozi di specialità alimentari per consentire a gestori, chef e negozianti di proporre ai propri clienti l’autentico Tiramisù trevigiano.

Il primo obiettivo dell’azienda è l’apertura di punti vendita “Il Tiramisù – Dolce di Treviso” nelle principali città italiane ed europee. E come non pensare a Venezia, capoluogo del Veneto e “porta” di Treviso per milioni di turisti da tutto il mondo, come prima tappa di questo entusiasmante percorso?

Il 18 gennaio 2020, in Campo Santi Apostoli, aprirà i battenti il primo negozio, seguito poi da quelli di Verona, Firenze, Milano e Roma oltre che, naturalmente, Treviso, in uno splendido palazzo del centro storico. Contestualmente avverrà l’espansione del brand in Europa nelle principali città di Germania, Regno Unito e degli altri Stati dell’Unione, e l’apertura del canale Ho.Re.Ca. rivolto a ristoranti, bar, caffetterie e gastronomie che – grazie appunto alla crema pronta – potranno proporre ovunque il Tiramisù originale trevigiano assemblato al momento.

È chiaro, a questo punto, che “Il Tiramisù – Dolce di Treviso” diviene un importante volano di promozione turistica del territorio trevigiano, sorretto dalla convinzione che la Marca Trevigiana abbia tutte le carte in regola per essere maggiormente valorizzata. Convinzione che va incontro anche alle esigenze della stessa amministrazione lagunare, alla ricerca di motivazioni forti per indurre i troppi turisti a visitare il territorio circostante e ridurne così l’eccessiva concentrazione nel nostro capoluogo regionale. Tutta la comunicazione aziendale è tesa, perciò, a indurre il turista a incuriosirsi di Treviso.

L’apertura del negozio in Campo Santi Apostoli a Venezia costituisce il “modello” per il format dei successivi punti vendita. Il concetto di partenza è stato ricreare la “cucina della nonna”, calda e accogliente, la stessa nonna che sapeva preparare il Tiramisù “della nonna”, appunto. Unico e indimenticabile.

Studiato nei minimi dettagli, con uno stile “anni Sessanta” per ricreare l’atmosfera del periodo in cui il Tiramisù ha visto la sua diffusione, con dettagli e foto d’epoca della città di Treviso e dei capoluoghi veneti, il negozio propone “Il Tiramisù – Dolce di Treviso” in diverse ricette.

L’idea principale è quella di offrire al consumatore un’autentica esperienza: un vero “Maestro del tiramisù” sarà, infatti, a sua disposizione per assemblare il dolce al momento, secondo i suoi gusti, grazie alle diverse possibili combinazioni di bagne e guarnizioni.

Diversi anche i formati disponibili: dal “vojesso” (cucchiaio monoporzione) alla crema in bicchiere, dalla porzione mono da 150 grammi alla maxi da 250 grammi, fino alle teglie da asporto.

Ingrediente fondamentale per l’autentica ricetta trevigiana, il caffè: per garantire un risultato di assoluta qualità, è stata coinvolta Hausbrandt, storica azienda fondata a Trieste oltre un secolo fa e oggi stabilitasi a Nervesa della Battaglia, in provincia di Treviso. L’azienda fornirà a tutti i punti vendita una miscela studiata appositamente per armonizzarsi al meglio con gli ingredienti del Tiramisù.

Nei punti vendita sarà esposto inoltre Do ciacoe, un inedito “quotidiano” dalla grafica rétro che racconta le origini del dolce, ma anche tante notizie storiche sulla città di Treviso, aneddoti, mappe e consigli per visitare la città e i suoi dintorni. Uno strumento originale che intende incentivare il turista a visitare la splendida Marca Trevigiana e ripercorrere le tappe che hanno visto i natali del Tiramisù.

Per un’atmosfera ancor più vintage, nei negozi sarà trasmessa musica anni Sessanta, ovviamente attraverso apparecchi d’epoca, grazie alla “Radio Il Tiramisù”, una web radio di proprietà del Brand.

Tutte le scelte di packaging e di servizio sono ecocompatibili e compostabili, a partire dalla sac à poche che contiene la crema, in cotone riutilizzabile, fino a bicchieri, cucchiaini, teglie. Un obiettivo impegnativo ma fondamentale che l’azienda ha portato avanti con determinazione.

PRIMA DEL TORCOLATO 2020: 25 ANNI DI FESTA PER IL VINO SIMBOLO DI BREGANZE

Prima del Tortolato 2019

Il fiore all’occhiello della tradizione vitivinicola di Breganze sarà celebrato domenica 19 gennaio 2020 con la venticinquesima edizione della Prima del Torcolato. Con il suo colore giallo oro e il suo dolce sapore, il Torcolato sarà ancora una volta al centro della festa più importante per il Consorzio Tutela Vini Doc Breganze e per la Strada del Torcolato e dei vini di Breganze. Per portare in alto nel mondo il nome del vino più rappresentativo della Doc, nel 2020 è stata scelta Alessandra Viero, nota giornalista televisiva vicentina, cresciuta a Bassano del Grappa, e conduttrice di programmi di punta e telegiornali delle reti Mediaset. Sarà lei l’Ambasciatrice del Torcolato nel mondo 2020.

La festa dedicata alla spremitura dei primi grappoli appassiti di uva Vespaiola, conferiti da tutte le cantine del Consorzio, si svolgerà dalle 14.30 alle 17 nella piazza principale del Paese. Sotto la sovraintendenza della Magnifica Fraglia del Torcolato si terrà l’investitura dei nuovi confratelli della Fraglia e la nomina dell’Ambasciatore del Torcolato. Per celebrare l’anniversario dei venticinque anni della festa, la cerimonia in piazza sarà arricchita dal taglio di un grande panettone al Torcolato da gustare tutti insieme.

Nella stessa giornata in programma anche l’appuntamento con il Fruttaio Tour, che si svolgerà in due momenti diversi, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 19 nelle dieci cantine aderenti: Ca’ Biasi, Cantina Beato Bartolomeo da Breganze, Col Dovigo, IoMazzuccato, Le Colline di Vitacchio, Le Vigne Di Roberto, Cantina Maculan, Miotti Firmino (solo turno pomeridiano, ore 17-19), Transit Farm e Vitacchio Emilio. Qui i visitatori saranno condotti alla scoperta dei luoghi dove nasce il Torcolato. In ogni cantina, inoltre, saranno proposti abbinamenti curiosi e ricercati, capaci di evidenziare la versatilità di questo passito.

Nel corso dell’intera giornata sarà inoltre possibile visitare la mostra-mercato dei prodotti tipici della Strada del Torcolato e dei Vini di Breganze, a cura dell’Associazione Pedemontana Vicentina e Ogd Pedemontana Veneta e Colli, e salire fino alla cima della Torre Diedo, il campanile della città, tra i più alti d’Italia per un brindisi ad alta quota.

 

CAPODANNO, TUTTO ESAURITO NEGLI AGRITURISMI

Agriturismi per tutti i gusti: per le feste natalizie, per i ritiri sportivi, per un’escursione mordi e fuggi. Secondo Coldiretti la campagna è stata scelta da 260 mila italiani che hanno prenotato pure il cenone di Capodanno spinti dalla tendenza di ricercare la buona tavola ma soprattutto la quiete e la bellezza del paesaggio rurale, lontano dalla città e dal traffico. In Veneto, nelle oltre 600 fattorie con ristorazione e alloggio di Terranostra si registra il tutto esaurito per l’ultima notte del 2019. Coldiretti sottolinea che sempre più giovani decidono di passare del tempo distanti dal caos e a contatto con la natura e le aziende agrituristiche sembrano essere l’ideale anche per l’offerta ricreativa, soprattutto anche per la possibilità di portare l’amico a quattro zampe che in una cascina, masseria o casale trova sempre il suo posto dedicato. L’Italia – ricorda Coldiretti – può contare su una proposta capillare diffusa lungo tutta la penisola con oltre 23 mila aziende agricole autorizzate all’esercizio dell’agriturismo che sono in grado di offrire un potenziale di più di 253 mila posti letto e quasi 442 mila coperti per il ristoro, oltre a 11.700 mila piazzole per la sosta prolungata di camper e a oltre 1500 attività di fattoria didattica per i più piccoli. Con gli arrivi di fine anno le presenze stimate ammontano al valore record di oltre 13 milioni.

A livello regionale – precisa il presidente dei cuochi contadini Diego Scaramuzza – oltre ai menu a chilometri zero, sono molte le opportunità promosse dagli operatori agricoli: dall’agricampeggio all’agritata, dalle escursioni guidate sotto le stelle alle passeggiate con le ciaspole o insieme ai muli, agli alpaca. I principi dell’accoglienza sono sacri – commenta Scaramuzza – e sono praticati secondo la tradizione contadina. Per le nuove generazioni l’impatto è curioso e per le famiglie la riscoperta dei prodotti dimenticati oppure di ricette perdute è sempre un piacere.

Da segnalare l’ultima tendenza tra le strutture – conclude Scaramuzza – ovvero l’ospitalità di gruppi e associazioni sportive che possono praticare ritiri propedeutici all’attività agonistica o elaborare percorsi del relax. Recuperare le forze e la forma psicofisica tra piante officinali, verde spontaneo e territorio curato è molto più salutare.

TORNA LA CENA-EVENTO DELLA CONFRATERNITA, APERTE LE ISCRIZIONI AL PREMIO “MUSETO D’ORO 2020”

Il 17 gennaio è la festa di Sant’Antonio Abate, patrono dei norcini e protettore dei macellai, molto venerato nelle zone rurali italiane. E non a caso, esattamente due anni fa, in questa data, è nata a Riese Pio X, nel Trevigiano, presso l’azienda vinicola La Caneva dei Biasio, l’“Ingorda Confraternita del Museto”, un ente finalizzato a tutelare la storia e la tradizione dell’insaccato fatto col muso di maiale. La Confraternita organizza eventi, incontri e rassegne enogastronomiche, come il recente festival “Porcomondo” che ha riportato all’attenzione collettiva anche la Martondea, con il suo rito dimenticato e i suoi gusti antichi.

Adesso, però, è tempo di pensare al maiale e i norcini di mezzo veneto stanno preparando i loro museti migliori. In questi giorni stanno arrivando decine di candidature per iscriversi al concorso della Confraternita, il “Museto d’Oro” è un riconoscimento davvero autorevole per le piccole produzioni locali.

A gennaio 2019 fu lungo l’elenco dei partecipanti. Da Riese Pio X c’erano Gildo Cremasco, Luciano Ceccato (vincitore della prima edizione, quella del 2018), Silvio Daminato, Michele Favretto, Galdino Massaro, Roberto Daminato, la Macelleria Cirotto e l’Affinatura formaggi e salumi di Roberto Martini e da Vallà la Società geografica dei Viaggiatori; da Castelfranco Veneto presenti l’Agriturismo Moro di Barban e la Macelleria Targhetta, mentre da Maser arrivavano Claudio Reginato, Lino Ganeo, Nobili Ricercatori del Gusto e l’azienda agricola Costa del Sol. C’erano anche l’agriturismo Ai Bagolari di Castello di Godego, la società agricola Genesi da Fanzolo di Vedelago, l’agriturismo La Baita di Crespano del Grappa e l’azienda agricola Rossi di Musano di Trevignano. Da Montebelluna giunsero i The Kings of the Macha (che vinsero il premio), da Spresiano Pierluigi De Meneghi e da Asolo l’azienda agricola di Berton Gilberto; c’erano poi la Macelleria Breda di Sarmede, l’azienda agricola Fratelli Miatello da Morgano, l’azienda San Martino di Pederobba e l’azienda Guizzo Giancarlo da Guia di Valdobbiadene, infine Girolamo Ceron da Trevignano, Silvano Zacchello da Resana e Sandro Stefanuto da Villotta di Chions, in provincia di Pordenone.

E se questo era il passato, adesso c’è molta attesa per l’edizione 2020. Chi vuole partecipare può far riferimento alla mail confraternitamusetto@gmail.com o chiamare il numero 346-3090181. Ricordiamo che sono anche iniziate ad arrivare le prime adesioni per la cena-evento con show e degustazioni, l’appuntamento è molto atteso e non sarà possibile ospitare più di trecento persone. La festa del museto, raduno ufficiale annuale dei soci della Confraternita, inizia alle 19.30 di venerdì 17 gennaio alla Caneva dei Biasio (via Cendrole 7, Riese Pio X, Treviso) e prevede una cena di museto, pasta e fagioli e vino abbinato (il costo è di 25 euro su prenotazione al numero 0423 483153).

TIRAMISÙ WORLD CUP JUNIOR: VINCONO DANIELE FABRIS, 10 ANNI, E DEVA MARTON, 9 ANNI

Deva Marcon

Sono davvero giovanissimi i due nuovi Campioni della Tiramisù World Cup Junior 2019, seconda edizione della “sfida più golosa dell’anno”, aperta ai piccoli chef.

Ecco i loro nomi: Deva Marton (classe 2010) di Fossò di Venezia, in gara per la ricetta originale, e Daniele Fabris (classe 2009) di Sant’Angelo di Piove di Sacco (Padova) con un Tiramisù realizzato con panna, torrone e fave di Tonka, per la ricetta creativa del dolce.

Dopo le selezioni che si erano tenute nella giornata di sabato, presso la Scuola di Formazione Professionale Fondazione “Lepido Rocco” di Lancenigo di Villorba (Treviso), la splendida cornice di Villa De Reali di Canossa a Dosson di Casier è stata il teatro delle semifinali e delle finalissime di domenica per entrambe le ricette del dolce, originale e creativa.

I ragazzi hanno dato prova di possedere già la manualità degli adulti, muovendosi con dimestichezza fra savoiardi, uova e mascarpone, e impugnando fruste e cucchiai “da adulti”.

Nella due-giorni di gare l’entusiasmo e la passione dei giovanissimi pasticceri, accompagnati al tavolo da un adulto, hanno fatto divertire gli stessi partecipanti e il pubblico che ha assistito alla competizione e fatto il tifo per loro.

«Con dei Campioni così – scherza Francesco Redi di Twissen, ideatore e organizzatore della rassegna – il futuro del Tiramisù è assicurato. Le iscrizioni per la TWC 2020 sono già aperte e siamo al lavoro per un’edizione che nasce per stupire e crescere ancora di più».

A decretare i due Campioni di quest’anno, è stata una giuria composta dai nomi “celebri” della Tiramisù World Cup: Sara Arrigoni (Campione Twc 2019, ricetta creativa), Fabio Peyla (Campione Twc 2019, ricetta originale), Diletta Scandiuzzi (Campione Twc 2018, ricetta originale), Marco Bertolo (Campione Twc 2018, ricetta originale), Riccardo Landonio (Campione Twc Junior 2018, ricetta creativa).

Per la ricetta creativa, erano giunti in finale anche Cristina Pulos, classe 2010, di Zoppola (Pordenone) con un Tiramisù con la Mastica di Chio e Ambra Arvedi, classe 2010, di Casier (Treviso) con un Tiramisù con pistacchi salati, mandorlato e sciroppo d’acero.

Per la ricetta originale, erano giunti in finale Mattia Carraro, classe 2009, di Lasi (Verona) e Miguel Fantuz, classe 2009, di Codognè (Treviso).

 

IL MAESTRO IGINIO MASSARI E AGRIMONTANA PRESENTANO I MARRONS GLACÉS “SELEZIONE IGINIO MASSARI”

Dalla costante collaborazione dell’azienda piemontese con i migliori professionisti del settore​, per i quali da quasi mezzo secolo Agrimontana di Borgo San Dalmazzo (Cuneo) seleziona solo le migliori materie prime disponibili, nasce un’edizione limitata dei Marrons Glacés​, prodotto simbolo dell’azienda cuneese leader nella canditura della frutta e in particolare proprio del marrone, tra i simboli della pasticceria italiana nel mondo.

Grandi e profumati, morbidi e delicati, i marroni “Selezione Iginio Massari” rappresentano un piccolo piacere gourmet e ​saranno disponibili, in edizione limitata e numerata, sul nuovissimo shop online di Agrimontana​e in pochi store altamente selezionati in tutta Italia.

Raccolti e selezionati a mano ​i Marroni “Selezione Iginio Massari” rappresentano la ​massima espressione del territorio piemontese​, che da sempre è terra di assoluta eccellenza.

«Il marron glacé – racconta il maestro Massari – fa parte del sogno del pasticcere e del confettiere. Da sempre scelgo Agrimontana perché conosco il profondo rispetto che l’azienda pone in ogni suo prodotto, dall’inizio alla fine di ogni processo produttivo. Conosco la famiglia e la trasparenza con cui lavorano ogni giorno per offrire solo il meglio a ogni pasticcere».

La Limited Edition dei Marrons Glacés “Selezione Iginio Massari“ racconta un profondo rapporto di amicizia, stima reciproca e collaborazione instaurato nel tempo tra il Maestro e l’azienda piemontese; prima con Cesare Bardini, fondatore dell’azienda nel 1972, e a seguire con Luigi Bardini e con Chiara Bardini, attuali direttore commerciale e direttore generale vicario di Agrimontana.

Questa edizione speciale del prodotto vuole celebrare il filo invisibile che ​lega il marrone glassato con l’alta pasticceria​, in questo caso rappresentata da uno dei più famosi pasticceri al mondo. «Nella nostra produzione – spiega Bardini – ​c’è un anello molto importante per Agrimontana: la collaborazione e il confronto con i grandi professionisti, che ci può portare ad ottenere risultati ancora migliori. Iginio Massari, insieme a noi, ha valutato il processo di lavorazione analizzando le curve di canditura e diversi cultivar di marrone. Insieme, abbiamo selezionato una varietà che potesse rispondere a quelli che – secondo il maestro – sono i canoni del marron glacé perfetto».

PESCE FRESCO A DOMICILIO: BASTA UN CLIC. LA CONSEGNA SICURA DI ITTY.FISH, DAL MARE ALLA TUA TAVOLA

Per limitare al massimo il rischio di contagio, viene chiesto di fare uno sforzo e di impegnarci a restare a casa il più possibile.

Evitare i luoghi affollati è infatti uno dei primi comportamenti responsabili che possiamo adottare in questo particolare periodo, difficile per tutti.

Se il buon pesce fresco può aiutare a risollevarti il morale, entra nell’e-commerce: sono attive con le consegne a domicilio sull’intero territorio nazionale.

In questo periodo di restrizioni che stiamo vivendo, sperimentare in cucina è diventato uno dei modi prediletti dagli italiani per scandire le proprie giornate.

Ma andiamoci cauti con torte e biscotti, questa volta. I nutrizionisti consigliano una dieta sana e bilanciata, accompagnata da attività fisica (una camminata di 30 minuti è sufficiente). Da sempre alleato della nostra salute è il pesce, uno degli alimenti più amati della dieta mediterranea. Le sue carni sono fonte di proteine, ricche di vitamine, di sali minerali e di acidi grassi essenziali Omega3, toccasana per la memoria.

Dal momento che evitare supermercati affollati e pescherie fuori comune è più che raccomandato, ecco che chiunque può si adopera per arrivare direttamente nelle case degli italiani attraverso il servizio di consegna a domicilio.

Ed ecco il servizio di consegna di pesce fresco sempre attivo.

Ordinare online è semplice: una volta ricevuto l’ordine del cliente attraverso lo shop online, lo si trasmette alla squadra che, sulla base del pescato del giorno, prepara il pacco. Tutto il pesce ordinato è confezionato in Atm (ossia atmosfera protettiva, un metodo che permette di aumentare il periodo di conservazione dei prodotti alimentari) e successivamente trasportato su mezzi refrigerati in grado di garantire il rispetto della catena del freddo, ovvero una temperatura compresa tra 0-4 gradi, lungo tutto il tragitto. In questo modo il pesce mantiene la sua freschezza e le proprie caratteristiche organolettiche inalterate fino alla porta del suo destinatario.

Se tuttavia dovesse capitare che il prodotto ordinato non sia disponibile (e le ragioni sono diverse: errore di giacenza, rientro anticipato dei nostri pescherecci causa maltempo, quantità richiesta non più disponibile al momento di conclusione dell’ordine), il Servizio Clienti provvederà subito a contattare l’utente per concordare insieme un prodotto di eguale o maggiore valore, in sostituzione a quello richiesto.

Il sito itty.fish è sempre aggiornato con le proposte di pesce crudo e cotto del giorno, a seconda del pescato e della stagione.

ARRIVA L’APP FIVI: TROVARE I VIGNAIOLI INDIPENDENTI NON È MAI STATO COSÌ FACILE

Si chiama App Fivi l’applicazione ufficiale della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, la prima tra le associazioni di vignaioli in Europa a utilizzare questo strumento di comunicazione e condivisione. L’app apre un canale diretto sul mondo Fivi, dando la possibilità di accedere facilmente al sito e di restare aggiornati sulle news dell’associazione. L’applicazione facilita inoltre l’incontro sul territorio con i vignaioli: è possibile fare una ricerca dei soci, per ordine alfabetico, per regione o parola chiave, geolocalizzare le cantine Fivi presenti in tutta Italia, avviare il navigatore per raggiungerle e mettersi in contatto per organizzare visite e degustazioni.

“Su 1300 soci Fivi sono stati quasi 800 quelli che hanno aderito all’iniziativa, fornendo informazioni e dati per inserire le loro cantine nell’app – spiega Rita Babini, consigliere Fivi – Uno sforzo collettivo volto a offrire maggiori possibilità di contatto con appassionati e sostenitori, dopo il rinvio dell’appuntamento di fine novembre con il Mercato dei Vini a causa della pandemia di Covid-19. L’app Fivi è uno strumento per rafforzare la rete dei vignaioli, favorire l’incontro sul territorio e sostenere sempre di più l’enoturismo”.

Tra le funzioni dell’applicazione ci sono la localizzazione delle cantine più vicine alla propria posizione e la selezione di una lista di quelle preferite. È possibile anche mettersi facilmente in contatto con i vignaioli e acquistare i loro vini attraverso dei tasti rapidi. Nella sezione Eventi sarà inoltre inserito il programma delle fiere a cui parteciperà la Federazione con le relative informazioni sugli stand e gli espositori.

L’app Fivi è disponibile, in lingua italiana o inglese, per il download gratuito negli store Apple e Android.

GELLIUS KNOKKE È IL MIGLIOR RISTORANTE ITALIANO IN BELGIO PER LA GUIDA GAULT&MILLAU

La cucina del Gellius brilla anche in Belgio. Nella sua diciottesima edizione la nota guida francese Gault&Millau ha assegnato a Gellius Knokke il premio come Miglior Ristorante Italiano in Belgio. Dopo aver visitato anonimamente oltre milleduecento ristoratori, la guida ha premiato la cucina del giovane chef Davide Asta, per quattro anni allievo di Alessandro Breda al Gellius di Oderzo (TV).

“Questo premio è una grande soddisfazione e una ventata di energia, soprattutto in un periodo complicato come questo – commenta Alessandro Breda, chef e patron del ristorante opitergino che vanta una stella Michelin – A soli tre anni dall’apertura siamo riusciti a raggiungere un risultato ottimo e il merito è di Davide Asta e di tutta la brigata di Gellius Knokke. I belgi sono attenti e profondi conoscitori della cucina italiana ed essere riusciti a conquistarne il palato significa aver trovato la giusta armonia tra i sapori autentici e la creatività delle proposte”.

Gellius Knokke, situato sul lungomare dell’omonima cittadina fiamminga a pochi chilometri da Bruges, è nato nel 2017 dalla collaborazione tra Breda e il socio Gianni Piretti, gallerista e appassionato di gastronomia. La direzione dei fornelli è stata affidata da subito a Davide Asta, 31 anni di Scicli (Ravenna), formatosi prima all’Alma e poi nel locale opitergino di Breda. Al Gellius Knokke combina i migliori ingredienti della tradizione italiana con materie prime provenienti dal Belgio, in particolare pesci e crostacei, ma il fulcro del menù è la pasta fresca, preparata quotidianamente e a cui sono dedicati tre percorsi di degustazione.

Grazie alla carriera da gallerista di Piretti, il locale riunisce inoltre gastronomia e mondo dell’arte: dalle sale interne è possibile accedere direttamente alla sua collezione di opere d’arte contemporanea e il ristorante stesso ospita spesso mostre temporanee.

CANTINA ZORZETTIG: NATALE SOSTENIBILE CON L’EDIZIONE LIMITATA 2020

Una confezione speciale che racchiude in un’elegante cassetta di legno tre prodotti naturali che valorizzano il sistema di economia circolare, promuovendo una filiera vitivinicola sostenibile e il riutilizzo di sottoprodotti: l’edizione limitata di Zorzettig pensata per il Natale 2020 è un omaggio alla natura, un inno alla terra e a ciò che questa ci regala.

La confezione natalizia racchiude una bottiglia di Refosco dal Peduncolo Rosso annata 2015, un vino elegante, complesso, che esprime i sentori dei frutti rossi e accarezza il palato grazie alle delicate note date dall’affinamento in botte di legno. Insieme al vino, due prodotti da forno, uno dolce e uno salato, la cui base di preparazione è la farina di vinacciolo, ricca di proteine e antiossidanti, ricavata utilizzando i sottoprodotti del processo di vinificazione.

«Mai come in questo Natale, in un anno così particolare – spiega Annalisa Zorzettig, proprietaria della cantina di Spessa di Cividale del Friuli (Udine) – sentiamo l’esigenza di tornare alla semplicità e all’essenzialità delle piccole cose, anche in ciò che scegliamo di portare a tavola. Allo stesso modo sono fondamentali il rispetto del ciclo della natura, della storia della nostra tradizione culinaria e della sana alimentazione grazie anche ad una filiera vitivinicola capace di produrre meno scarti possibile e di riutilizzare al meglio i sottoprodotti».

L’idea di questa confezione speciale è nata in casa Zorzettig in collaborazione con la start-up G.S. Natural al fine di promuovere una filiera vitivinicola sostenibile.

Il prezzo di vendita è di 29,50 euro.

Per richieste e informazioni: info@zorzettigvini.it.

IL PESTO ON THE ROAD, COME SOLO I GENOVESI SANNO FARE. IL SANTAMONICA DI GENOVA APPRODA NELLE CASE DI TUTTA ITALIA PER PORTARE IL PROFUMO E IL SAPORE DELLA SUA GENOVA IN MASSIMO 24 ORE

Pesto On The Road è il progetto di pesto delivery di Monica Capurro e Andrea Giachino. Basato sulla freschezza delle materie prime autoctone e di conseguenza l’impegno di esportare, con il proprio pesto, una fotografia culinaria autentica del territorio genovese. Il progetto del Ristorante Santamonica di Genova si sviluppa sulla base di una cucina espressa che, grazie all’efficienza logistica, può essere consumata entro massimo 24 ore dalla prenotazione.

L’uso esclusivo di cinque componenti d’eccellenza, Basilico Genovese Dop, Parmigiano Reggiano, olio Evo ligure, pinoli italiani e aglio di Vessalico.

In dettaglio, per entrare in una ricerca estrema mirata alla valorizzazione delle materie prime del territorio: basilico di Prà, Azienda Agricola Serre sul Mare di Genova, dal 1827 l’esposizione al sole delle terrazze, la vicinanza al mare e l’aria di tramontana proveniente dall’Appennino Ligure rendono il basilico coltivato a Pra’ unico per la delicatezza del suo profumo e l’intensità del suo sapore; olio extravergine d’oliva taggiasca del frantoio Gocce D’Olio d’Imperia; aglio di Vessalico (Presidio Slow Food), coltivato dell’omonimo comune in provincia di Imperia, e viene annoverato tra le eccellenze agroalimentari della Liguria.

L’insieme degli ingredienti conferisce a questo pesto un carattere distintivo e diventa emblema dei valori del Santamonica: una cucina fondata sull’esaltazione del gusto come sinonimo del pieno rispetto verso la materia prima.

A coronare l’armonia è il degno esecutore e chef del ristorante, Domenico Volta, genovese di nascita.

Certamente l’antica ricetta del pesto è debitrice di più antiche salse pestate come l’agliata, a base d’aglio e noci, diffusa in Liguria durante la repubblica marinara genovese e il pistou francese. Ma la prima ricetta del pesto alla genovese viene fatta risalire al 1852 su Vera Cuciniera Genovese di Emanuele Rossi, denominata come “Pesto d’Aglio e Basilico.

A proposito dei più restii sull’aglio, Monica Capurro sceglie di utilizzare l’aglio di Vessalico, che oltre ad essere in attesa della Dop, si caratterizza per un aroma intenso ma un gusto delicato ed una digeribilità insolita per l’aglio. Queste caratteristiche singolari vengono conferite all’aglio di Vessalico dal clima mite che viene a crearsi tramite i terrazzamenti ed una vocazione particolare dovuta alla posizione geografica della valle Arroscia, che si trova ai piedi delle Alpi, e al tempo stesso all’influenza del clima della costa.

In ogni caso c’è la possibilità di ordinare il pesto del Ristorante Santamonica anche senza aglio, per eventuali intolleranze.

Per soddisfare ogni esigenza, la personalizzazione dell’ordine consente di scegliere quanto riceverne: confezionato espresso in sacchetti sottovuoto in è sicuro per il trasporto e pratico per la conservazione. 
In qualsiasi parte d’Italia tu sia il numero a cui ordinarlo è 010-553 3155.

COVID: COLDIRETTI, RECORD PREZZI MATERIE PRIME, DA SOIA A MAIS

Con la seconda ondata della pandemia si impenna il prezzo delle principali materie prime agricole con la soia che fa registrare la quotazione piu’ alta dal giugno 2016 con un aumento del 12 per cento nell’ultimo mese mentre il mais fa segnare il valore piu’ elevato dal luglio dello scorso anno per i contratti future alla chiusura settimanale del Chicago Bord of Trade (Cbot), il punto di riferimento internazionale delle materie prime agricole. . E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata a Verona all’incontro “Il progetto consorzi agrari: la piattaforma per la protezione, lo sviluppo e il futuro delle aziende agricole”

In controtendenza alle difficoltà dell’economia globale, la corsa a beni essenziali – sottolinea la Coldiretti – sta facendo aumentare le quotazioni delle materie prime agricole necessarie per garantire l’alimentazione delle popolazione in uno scenario di riduzione degli scambi commerciali e di cali produttivi dovuti all’andamento climatico. Gli effetti della pandemia – continua la Coldiretti – si trasferiscono dunque dai mercati finanziari a quelli dei metalli preziosi fino alle produzioni agricole la cui disponibilità è diventata strategica con l’incertezza sugli effetti della nuova ondata di contagi e dell’arrivo del vaccino. 

L’emergenza Covid sta innescando un nuovo cortocircuito sul fronte delle materie prime nel settore agricolo che ha già sperimentato i guasti della volatilità dei listini in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria ed ha bisogno di un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities, dal grano al mais fino all’atteso piano proteine nazionale per l’alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività rispetto ai concorrenti stranieri. Proprio per i ritardi infrastrutturali in Italia – spiega la Coldiretti – si trasferiscono solo marginalmente gli effetti positivi delle quotazioni sui mercati internazionali che invece impattano molto piu’ pesantemente sul lato dei costi per le imprese. In questo il quadro in cui si inserisce il progetto Cai (Consorzi agrari d’Italia) finalizzato a rafforzare la struttura agricola nazionale per competere con i grandi player globali in grado di operare massicci investimenti e per affrontare con instabilità e  fluttuazioni dei mercati che la pandemia potrebbe aggravare.

Il nuovo progetto dei Consorzi Agrari rappresenta un’opportunità per tutte le imprese agricole venete per recitare un ruolo da protagoniste su un mercato globale che oggi è pericolosamente sbilanciato verso realtà sovranazionali che continuano a prosperare sfruttando la frammentazione e i deficit strutturali del nostro sistema produttivo.  L’idea è quella di creare un grande polo economico e infrastrutturale, capace di rendere più forti e solide le realtà sul territorio facilitando l’accesso ai mezzi tecnici e produttivi, dalle ementi agli agrofarmaci fino al commercio, che sono oggi saldamente nelle mani di un cartello di multinazionale che impongono prezzi in condizioni quasi di monopolio. Un impegno per creare economie di scala e cogliere tutte le opportunità che vengono dall’innovazione con l’agricoltura 4.0 e l’utilizzo dei big data per tagliare i costi di produzione delle imprese ed aumentarne la competitività. Per questo è stato scelto un alleato in Bonifiche Ferraresi la piu’ grande azienda agricola d’Italia e soprattutto un grande hub per l’innovazione, dal seme al cibo di qualità, ai servizi per l’agricoltura di precisione, dalle agroenergie alla sostenibilità ambientale. L’obiettivo del progetto è mantenere radici solide sul territorio con la forza e la dimensione necessaria per difendere gli interessi delle imprese agricole sul mercato globale. 

«L’emergenza globale provocata dal coronavirus ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “l’Italia può contare su una risorsa da primato ma deve investire nel futuro per superare le fragilità presenti, difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento, in un momento di grandi tensioni internazionali».​

COVID: COLDIRETTI, SHOPPING PER REGALI DI NATALE SALVA 460 MILIONI

La “borsa del contadino”, “il cofanetto di Giovanni “la scatola dei sapori dei Colli” ed ancora il “tris di fuoco” sono solo alcune proposte di pacchi natalizi realizzati dai produttori nei mercati di Campagna Amica del Veneto. I preparativi sono già scattati in questi giorni e secondo gli appuntamenti settimanali in programma già da domani in ogni provincia i consumatori potranno rivolgersi direttamente al banco preferito per lo shopping delle festività. Gli acquisti a chilometro zero – spiega Coldiretti – daranno ossigeno al Made in Italy che, l’anno scorso nello stesso periodo contava in una spesa regionale  di 460 milioni di euro per i regali da mettere sotto l’albero”. Si tratta di un importo complessivo di 220 euro a famiglia secondo l’analisi di Coldiretti Veneto sulla base della Xmas Survey della Deloitte con abbigliamento e accessori, prodotti alimentari e giocattoli che salgono nell’ordine sul podio dei regali più gettonati insieme a libri e musica. Tra i doni preferiti c’è l’enogastronomia anche per l’affermarsi di uno stile di vita attento alla riscoperta della tradizione a tavola, che si esprime con la preparazione fai da te di ricette personali per serate speciali in casa. «Tra le opportunità del tutto pronto – spiega Diego Scaramuzza presidente regionale di Terranostra – ci sono i “buoni esperienza” o per pranzo negli agriturismi da omaggiare ad amici e famigliari per uscire e cercare evasione in luoghi sicuri e isolati dove spesso si trovano le aziende che danno accoglienza e ristorazione.  Anche questa è una formula che incontra il favore di genitori che omaggiano figli oppure nonni che vogliono ricordare i nipoti. L’idea vale anche con menù a domicilio». Le proposte degli agricoltori di Coldiretti Veneto portano il loro nome, insieme al rapporto fidelizzato con il cliente che nonostante l’emergenza sanitaria ha potuto sempre contare sulla presenza in piazza degli operatori agricoli ma anche nelle consegne a domicilio di tipicità enogastronomiche. I doni agroalimentari esprimono anche per l’affermarsi di uno stile di vita attento alla riscoperta della tradizione a tavola, con la preparazione fai da te di ricette personali per serate speciali in casa. Contenuti in sacchetti di juta, cesti intrecciati a mano, sporte naturali il meglio delle specialità regionali è accessibile per tutte le tasche e, in molti casi, permette anche di sostenere i bisognosi ai quali, gli agricoltori, hanno sempre rivolto la loro attenzione.