PASTICCERIA FILIPPI PROPONE LA COLOMBA SUPER AVORIÈ CLASSICA: DOLCEZZA NATURALE PER UNA PASQUA IN FAMIGLIA

Una colomba completamente naturale, gustosa e genuina: è questa la nuova proposta della Pasticceria Filippi, azienda con sede a Zanè (Vicenza), per festeggiare la Pasqua 2021. La nuova colomba Super Avoriè Classica è frutto di una minuziosa ricerca di pregiate materie prime che, sapientemente lavorate, creano nell’impasto un equilibrio tale da consentire al dolce di mantenere inalterate fragranza e morbidezza a lungo ed in modo completamente naturale.

Il prodotto, infatti, si contraddistingue per la lavorazione rigorosamente artigianale dell’impasto, reso unico grazie all’utilizzo di pregiatissimo burro fresco e morbida frutta candita, arrotondati dalla bacca di vaniglia naturale del Madagascar. Come per tutti i prodotti Filippi, la pasta madre della colomba è realizzata con il lievito naturale tenuto in vita e rinfrescato di giorno in giorno dal 1972, quando nacque la Pasticceria. Con questo nuovo dolce, naturale al cento per cento, l’azienda prosegue il percorso della genuinità artigianale intrapreso con la creazione del Panettone Super Avoriè Classico.

«Da tre anni – dichiara Andrea Filippi, titolare e creatore di tutte le ricette di Pasticceria Filippi – ci dedichiamo alla lavorazione di questo impasto speciale che permette di conservare a lungo un prodotto fresco e artigianale. Il nostro obiettivo è quello di portare nelle case dei consumatori un dolce di alta qualità realizzato con una minuziosa ricerca delle materie prime e naturalmente genuino. Considerato il perdurare dell’emergenza sanitaria, anche la Pasqua di quest’anno sarà sicuramente vissuta più in casa rispetto al passato, per questo abbiamo pensato di proporre la Colomba Super Avoriè non solo nella versione classica, ma anche in quella più golosa e ideale per trascorrere momenti di festa in famiglia con lamponi e cioccolato fondente Maranta 61 per cento». Il prezzo al pubblico consigliato per la Colomba Super Avoriè Classica è di 27,50 euro nel formato da un chilo e di 33,50 euro per quella con lamponi e cioccolato fondente sempre da un chilo. I prodotti Filippi sono acquistabili nel sito http://www.pasticceriafilippi.it/it/e_prod con consegna in tutta Italia.

CA’ DEL MAGRO DI MONTE DEL FRÀ: IL BIANCO D’ITALIA CHE PIACE NEL MONDO

Wine Spectator attribuisce 91 punti alCà del Magro Custoza Superiore Doc 2018 dell’azienda Monte del Frà di Sommacampagna (Verona), il più alto punteggio mai assegnato a un Custoza dalla rivista statunitense. Tale risultato va ad aggiungersi ai numerosi altri riconoscimenti internazionali ottenuti dal Cà del Magro, che si afferma così come uno tra i bianchi italiani più votati e apprezzati dalla stampa estera degli ultimi anni. James Suckling quest’anno gli ha riconosciuto 92 punti, Tom Hyland, autorevole corrispondente enoico di Forbes, gli ha assegnato addirittura 97 punti, definendolo come uno tra i migliori bianchi dell’anno.

Il Ca’ del Magro ha ricevuto negli anni premi e riconoscimenti anche in Italia, dove non solo gli sono stati assegnati i Tre Bicchieri del Gambero Rosso per ben undici anni consecutivi, ma ha ottenuto alti punteggi su molte delle guide italiane tra cui Vini Buoni d’Italia, I Vini di Veronelli, Vitae – Ais e 95 punti sulla Guida Essenziale 2021 di DoctorWine e su Wines Critic.

Con una produzione annua di 80 mila bottiglie, il Cà del Magro emerge come il vino più rappresentativo dell’azienda Monte del Frà, emblema della storia e del territorio da cui nasce: un vigneto di oltre trent’anni coltivato su una collina nel cuore del Custoza, a sud-est del Lago di Garda. I vitigni che lo costituiscono sono Garganega, Trebbianello, Bianca Fernanda e lncrocio Manzoni. Dal colore giallo paglierino intenso, con leggeri riflessi dorati, al naso rivela profumi di frutta tropicale, fiori bianchi e note di zafferano. Al palato si presenta armonicamente complesso con un finale asciutto e sapido.

Un vino che rivela al meglio le proprie potenzialità con l’affinamento in bottiglia e che si pone controcorrente tra i Custoza di pronta beva. È proprio per questa sua diversità che il Ca’ del Magro è molto apprezzato anche dai mercati esteri: nel 2020, nonostante l’emergenza sanitaria in atto, la cantina ha intrecciato nuove relazioni commerciali in Albania, Azerbajgian, Filippine e Kosovo e complessivamente esporta in oltre sessanta Paesi al mondo.

«Siamo orgogliosi dei risultati ottenuti dal nostro Ca’ del Magro, che si riconferma tra i vini bianchi più celebrati – commenta Marica Bonomo, responsabile commerciale estero di Monte del Frà – Cà del Magro, un vino che si caratterizza per mineralità e longevità, racchiude ed esprime al meglio questa denominazione, un concentrato del nostro amato territorio, il Custoza, che sta facendo innamorare il mondo».

DE VIVO INSAPORISCE LA PASQUA 2021 CON DUE NOVITÀ GOURMET

La colomba De Vivo ha tutto il sapore di due bellissime storie che si incontrano nel dolce, volendo anche salato, della longeva pasticceria di Pompei (Napoli): la leggenda della colomba pasquale e la storia della famiglia De Vivo.

La prima è una storia di pace: la leggenda della colomba nasce a Pavia, nel 572, ai tempi dell’assedio della città. Quando i bizantini entrarono e gli abitanti, per evitare il saccheggio, regalarono loro dei dolci soffici e gustosi, salvandosi.

La seconda è una storia che ha origine prima della seconda guerra mondiale. Una storia raccontata da ogni singola prelibatezza della pasticceria De Vivo. Nella nascente Pompei degli anni ‘30, in via Roma tra gli scavi archeologici e il santuario di Pompei, i nonni De Vivo avevano un importante e rinomato panificio gourmet in cui vigeva una regola fondamentale: l’utilizzo del lievito madre.

Sessant’anni e due generazioni dopo, la stessa regola vive ancora nei lievitati della pasticceria De Vivo, e quindi nelle loro colombe gourmet.

Con la storia arriva l’originale innovazione, che non dimentica la prima, anzi la rende contemporanea e vivida al palato.

Per la Pasqua 2021 la pasticceria De Vivo arricchisce la selezione con una nuova prelibatezza partenopea. La prima novità per il palato è la Colomba Nocciolata, che vuole essere un omaggio alla Nocciola tonda di Giffoni, nota per il suo sapore particolarmente aromatico e la polpa bianca molto consistente. L’impasto della colomba, aromatizzato alla nocciola, pezzi di cioccolato al latte e fondente e farcito con irresistibile ganache alla nocciola, con infuso agli agrumi, copertura al cioccolato bianco e granelle di nocciole di Giffoni.

Non possono mancare nella Pasqua 2021 gli intramontabili gusti che hanno reso la firma De Vivo riconoscibile e acclamata in tutta Italia, e non solo: la Colomba Albicocca e Mandorle, arricchita con pasta di mandorla e albicocche, qualità “pellecchiella del Vesuvio”; la Colomba Carciofo (impasto salato con pezzi di carciofo campano, prezzemolo, sale, aglio, pepe e peperoncino), ispirata al “carciofo arrostito”, che in Campania per tradizione viene consumato il lunedì di “Pasquetta”; la Colomba ‘Nzogna e Pepe (impasto lievitato, salato e arricchito con sugna, pepe, pancetta, pecorino, capocollo, salame, aglio e peperoncino) che si ispira al “Casatiello sugna e pepe” immancabile sulla tavola pasquale napoletana e consumato il Sabato Santo e il lunedì di “Pasquetta” e infine la Colomba Pesto e pomodoro (impasto lievitato, salato e arricchito con basilico, pomodori campani secchi, aglio e peperoncino), che si ispira al condimento tradizionale italiano che esclama: “That’s Ammore!”.

È all’insegna del devoto amore partenopeo che De Vivo annuncia la seconda novità della Pasqua 2021: le Scatole Regalo, un vero e proprio “Viaggio dei Sensi”, che ha inizio aprendo lo scrigno contenente i tradizionali sapori della Pasqua Campana. Composta da soffici prodotti lievitati di circa 400 grammi, ispirati ai dolci tipici che per tradizione non possono mancare sulle tavole napoletane durante le festività di Pasqua: colomba, pastiera napoletana, casatiello rustico ‘Nzogna e Pepe, carciofo arrostito, attraverso i quali è possibile fare una degustazione delle materie prime del territorio.

Per informazioni: Pasticceria De Vivo – via Roma 36, 80045 Pompei (Napoli) – +39 081 863 1163 info@lapasticceriadevivo.it

L’ACETO DI MOSCATO PAHONTU PREMIATO CON IL PREMIO ORO DAL CONCORSO INTERNAZIONALE “LE FORME DELL’OLIO E DELL’ACETO 2021”

I primi giorni di febbraio 2021 l’Aceto di Moscato Pahontu è stato protagonista di uno dei più interessanti eventi di promozione della cultura dell’olio e dell’aceto, l’Olio Officina Festival, risultando fra i premiati del concorso internazionale di packaging, visual design e innovazione “Le forme dell’Aceto 2021”, ricevendo il Premio Oro.

La bellezza, la creatività, la funzionalità. Sono gli elementi cardine che rendono una bottiglia, come pure ogni altra confezione, in grado di suscitare la giusta attenzione da parte del consumatore nell’atto dell’acquisto.

Sì, perché non conta più la sola qualità del contenuto, pur importantissima, anzi fondamentale, ma anche il contenitore, e in particolare la veste esterna, l’abito, compresa la scelta dei materiali utilizzati.

Tutto ha la sua importanza, tanto più oggi, che all’immagine si riserva un peso maggiore, soprattutto quando si tratta di scegliere un prodotto.

La qualità totale: qualità nutrizionale, qualità sensoriale ed edonistica, qualità estetica, qualità funzionale – già, perché oltre alla bellezza ha valore anche la funzionalità dei contenitori, la loro ergonomia.

«Sin da quando abbiamo iniziato a pensare e a produrre il nostro aceto – spiegano i due fondatori Mauro Meneghetti e Simona Pahontu – desideravamo realizzare qualcosa che ci permettesse di valorizzare e nobilitare un ingrediente, che come altri ritenuti umili, è vittima di pregiudizio. Sapevamo fin dall’inizio che volevamo qualcosa che parlasse di qualità e bellezza. Per questo capimmo che l’essenziale risiedeva semplicemente in quelle due parole. Perciò, da subito, abbiamo fatto nostri questi concetti producendo un aceto di vino dalle proprietà organolettiche uniche affiancato da un packaging prezioso e distintivo, rispettoso dell’ambiente, ma soprattutto bello da vedere e in grado di entusiasmare i nostri clienti. Oggi, possiamo affermare che la perseveranza porta sempre i suoi frutti. Siamo molto orgogliosi che il concorso internazionale di packaging, visual design e innovazione, Le Forme dell’Aceto 2021 di Olio Officina, abbia premiato la nostra bottiglia di Pahontu Moscato l’Aceto da 200 millilitri con il Premio Oro».

Per i due, il riconoscimento gratifica ancora di più la nostra continua ricerca verso la bellezza, il rispetto per l’ambiente e l’originalità passando sempre e soprattutto per l’altissima qualità del nostro aceto. Per noi fare aceto è un’arte, è il piacere di dare un leggero respiro di gusto alla cucina.

“Le forme dell’Olio e dell’Aceto” è un concorso che vuole valorizzare l’innovazione, la funzionalità e il design del packaging dell’olio e dell’aceto. Vincono la bellezza e la funzionalità. Il premio “Le Forme dell’Olio e dell’Aceto” vuole essere un omaggio e un riconoscimento alle imprese più innovative e coraggiose.

LOISON TRA LE “100 ECCELLENZE ITALIANE 2021” DI FORBES

Il legame che unisce Loison con il mondo giornalistico è un rapporto che nel tempo si è sempre più rafforzato grazie all’affidabilità di un nome e alla credibilità di un brand. Proprio in nome di questivalori la testata Forbes (in collaborazione con la rivista So Wine So Food) ha pubblicato lo speciale “100 Eccellenze Italiane 2021”, allegato al numero di febbraio, e tra i 100 campioni selezionati Loison di Costabissara (Vicenza) è stata inserita nella categoria Food. «Per raggiungere il successo bisogna passare dall’eccellenza: idearla, produrla, distribuirla. Solo dopo, la storia di eccellenza diventa storia di successo» spiega Alessandro Rossi, direttore di Forbes Italia, nel suo editoriale, che per questa guida è stato coadiuvato da una brigata di 5 esperti tra cui: Susanna Tanzi (giornalista esperta del settore luxury e delle eccellenze enogastronomiche), Stefano Cocco (giornalista ed editore della rivista So Wine So Food), Luca Gardini (Migliore sommelier del Mondo 2010). «È un grande riconoscimento per un piccolo laboratorio di pasticceria – racconta Dario Loison – e in questo difficile anno appena trascorso abbiamo puntato tantissimo su digitalizzazione commerciale, per rendere più snella la vendita on line, e digitalizzazione produttiva, ottimizzando le fasi di condivisione e di controllo nei processi per migliorare gli standard. In Loison questo processo è iniziato 4 anni fa e oggi si sta completando, ed è questa la vera innovazione del 2021. Rientrare nelle cento eccellenze italiane selezionate da Forbes, testata autorevolissima che sa mettere in luce quanto di buono c’è in Italia, è un riconoscimento che mi onora e desidero ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a questo risultato, in primis il direttore Alessandro Rossi e la giornalista Susanna Tanzi che ci hanno dato questa opportunità».

SAN VALENTINO IN ROSA: IL CHIARETTO DI BARDOLINO PROTAGONISTA DI LAGO DI GARDA IN LOVE E DI AMORE. ASPETTANDO VERONA IN LOVE.

Il Chiaretto di Bardolino sarà anche quest’anno il #VinoRosadellAmore, il vino ufficiale di Lago di Garda in Love e di Amore. Aspettando Verona in Love, le due iniziative dedicate agli innamorati sul lago di Garda e nella città di Verona nel giorno di San Valentino. In tempi di pandemia i due eventi si svolgeranno in forma virtuale, sui social e in televisione, anziché coi consueti appuntamenti rivieraschi e cittadini. La bottiglia di Chiaretto di Bardolino special edition, creata per l’occasione dal Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino, sarà comunque protagonista nella giornata più romantica dell’anno, a disposizione degli ospiti delle dirette social e tv.
Lago di Garda in Love è in programma domenica 14 febbraio dalle 15 alle 18.30: sarà un evento on line e in televisione, che coinvolgerà otto comuni del lago di Garda (Malcesine, Brenzone sul Garda, Torri del Benaco, Bardolino, Lazise, Castelnuovo del Garda, Valeggio sul Mincio e Toscolano Maderno), uno dell’entroterra gardesano (Bussolengo), la città umbra di Terni, che ospita le spoglie di San Valentino nella Basilica a lui dedicata, e la città austriaca di Innsbruck, porta d’ingresso per i turisti nordeuropei che visitano l’area gardesana. Tutte le località saranno al centro della maratona televisiva in onda nel pomeriggio su TeleArena e in diretta streaming sul sito del quotidiano L’Arena, oltre che sui profili Facebook e YouTube di Lago di Garda in Love e sarà il vino rosa del Garda Veronese a fare da trait d’union tra le diverse tappe.

Nella città dell’amore per eccellenza, in sostituzione della tradizionale presenza a Verona in Love, il Festival dell’Amore che negli anni scorsi ha richiamato turisti e visitatori da tutto il mondo, quest’anno il Chiaretto affiancherà lo show televisivo Amore. Aspettando Verona in Love, presentato dalla conduttrice Francesca Cheyenne. In particolare, durante lo spettacolo il Chiaretto di Bardolino, che la scorsa estate ha riportato la musica nei locali di Verona con la lunga e fortunata rassegna 100 Note in Rosa, accompagna il Premio Arte d’Amore, dedicato alla musica e al cantautorato. Il vincitore verrà premiato nella diretta che si svolgerà domenica 14 febbraio dalle 21.30 sulle emittenti TeleArena e TeleMantova e online sulle pagine Facebook di Verona in Love, Studioventisette, Doc Servizi Verona, Freecom Hub, Show Time Verona, Show Time Studios e Acque Veronesi. L’artista vincitore del Premio Arte d’Amore si aggiudicherà la produzione del brano presso il prestigioso studio di registrazione Sotto il Mare e la realizzazione del videoclip. Inoltre, la sua canzone aprirà, in maggio, la seconda edizione di 100 Note in Rosa e verrà proposta sul palco della Giornata nazionale del Vino Rosa #OggiRosa, in calendario a Bardolino il 21 giugno.

CANTINA LA MONTINA, A SAN VALENTINO, DILLO CON FRANCIACORTA

Quattordici febbraio 2021, come ogni anno puntuale, incurante di pandemie e restrizioni, arriva la festa degli innamorati. Di questi tempi duri, che ancor più hanno dimostrato l’importanza degli affetti, cosa fare per rendere speciale questo giorno?

Se lo sono chiesti anche a La Montina, storica cantina produttrice di vino Franciacorta in provincia di Brescia.

“Da diverso tempo diamo ai nostri clienti la possibilità di personalizzare le bottiglie preferite incidendo la propria dedica sul vetro. È un’idea molto apprezzata perché lascia la libertà di rendere unico ogni pezzo, che è inciso con tecnica laser da esperte mani artigiane” spiega Jessica Giovanessi, responsabile comunicazione La Montina.

In occasione di San Valentino arriva però una novità, che aggiunge un pizzico di colore alla realizzazione delle bottiglie. Insieme al suo artigiano di fiducia, La Montina ha studiato due grafiche a tema, che non solo saranno incise sul vetro, ma saranno anche dipinte a mano.

Due disegni dallo stile diverso, che potranno essere riprodotti su bottiglie di vari formati e tipologie. Inoltre, chi sceglierà queste bottiglie come dono, potrà decidere di racchiuderle in diverse confezioni, corredate ad esempio di calici da degustazione e altri accessori per il vino.

L’intera gamma di Franciacorta e idee regalo La Montina è disponibile sia per l’acquisto in negozio fisico – presso l’enoteca aziendale di Via Baiana 17 a Monticelli Brusati (Brescia) – che online su www.lamontina.com.

E per chi preferisse regalare un’esperienza da vivere insieme al proprio innamorato? “Nessun problema – spiega Jessica Giovanessi – Data la situazione incerta tra chiusure e zone di vario colore, dalla cantina abbiamo deciso di rendere disponibili dei buoni regalo a data aperta. Questo significa che sarà possibile donare una visita guidata in cantina con degustazione, da svolgere non appena sarà possibile farlo, senza preoccuparsi della scadenza. I buoni si possono acquistare sia presso la nostra enoteca, che online, direttamente dal nostro sito www.lamontina.com”.

LE MANZANE (TREVISO), PROSECCO ROSÈ PER RIPARTIRE E BRINDARE ALL’AMORE

Un intrigante aroma di frutta rossa fresca, una morbida acidità e un colore che seduce: la cantina Le Manzane lancia la versione “en rose” del prosecco, un omaggio alla vita e alla voglia di ripartire, ma anche agli innamorati. Con il nuovo Prosecco Doc Rosè Millesimato Brut, la tenuta di San Pietro di Feletto (Treviso) offre l’occasione perfetta per un brindisi con la persona amata nel giorno di San Valentino, il 14 febbraio.

Il nuovo spumante è in commercio da gennaio 2021. 60 mila le bottiglie prodotte. «Abbiamo iniziato la distribuzione e i pareri che abbiamo avuto finora sono stati lusinghieri – spiegano Ernesto Balbinot e Silvana Ceschin, titolari della cantina Le Manzane – l’interesse c’è, il prosecco rose’ piace». Il motivo? «Perchè rappresenta la gioia di vivere, porta un raggio di sole e un po’ di colore in questo periodo difficile».

Nella nuova variante rosè, il Glera (88 per cento) incontra il Pinot Nero (12 per cento). La breve macerazione a contatto con le bucce dell’uva a bacca nera conferisce al vino un colore delicato e una veste romantica: un rosa provenzale brillante con preziosi riflessi cipria. Il perlage è fine e persistente; al naso spiccano sentori di rosa, fragoline di bosco e pesca. Cremoso, fresco ed equilibrato con un retrogusto leggermente ammandorlato, è uno spumante dalla beva piacevole che conquista. Si abbina a piatti che rimandano al gusto asiatico come sushi e sashimi, per chi predilige la cucina italiana e veneta si sposa molto bene al risotto con i gamberi ed è perfetto con il baccalà mantecato.

Il trend sembra chiaro: le bollicine rosa sono destinate a crescere. Aumenta il consumo degli spumanti, ma anche dei vini rosati, un prodotto che strizza l’occhio alla clientela femminile, ma che con la sua versatilità viene scelto sia per festeggiare le occasioni speciali che per un aperitivo a fine giornata. «Anche se siamo un’azienda radicata nel territorio della Docg – continuano Ernesto e Silvana -, abbiamo voluto aggiungere questa referenza per far capire ai nostri collaboratori che siamo attenti e sensibili a ciò che succede nel mercato. Abbiamo deciso di andare incontro alle richieste della nostra forza vendita creando le condizioni commerciali adeguate alle esigenze del consumatore».

La cantina Le Manzane si trova a San Pietro di Feletto, a metà strada tra le Dolomiti e Venezia, nella fascia collinare della provincia di Treviso, nel cuore delle Colline del Prosecco Superiore, proclamate il 7 luglio 2019 Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco. L’azienda, a conduzione familiare, è fortemente radicata nel territorio trevigiano come produttrice da quasi 40 anni. La cantina, tra le più dinamiche e interessanti nel panorama enologico del Conegliano Valdobbiadene, distribuisce sia in Italia che all’estero raggiungendo 34 Paesi.

CHIARETTO DI BARDOLINO: AL VIA LA NUOVA CAMPAGNA TRADE NEGLI STATI UNITI

Il Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino inaugura negli Stati Uniti una nuova campagna commerciale dedicata al Chiaretto di Bardolino, il vino rosa della sponda in provincia di Verona del Lago di Garda, leader di settore in Italia. L’iniziativa, che si articola in due specifiche tranche dedicate l’una agli importatori, distributori e buyer di vino e l’altra ai sommelier di alcuni dei migliori ristoranti americani, in vista della futura ripartenza del settore post-Covid, verrà affidata all’agenzia americana Colangelo & Partners, attiva nel settore trade, con sedi a New York e San Francisco, e a Studio Cru, che invece opera dall’Italia su target altamente profilati. Scopo del progetto, che avrà inizio a partire dal mese di febbraio e proseguirà sino alla fine di giugno, è individuare nuovi sbocchi commerciali negli Stati Uniti attraverso la ricerca di contatti nell’intento di aumentare ulteriormente la conoscenza del Chiaretto di Bardolino, di ampliare i volumi delle vendite nel mercato statunitense, che ora si attestano intorno al 5 per cento della produzione, nonché di aumentare il numero di aziende produttrici che esportano negli Stati Uniti. A condurre i seminari dedicati al mondo dei sommelier sarà la giornalista americana Katherine Cole, una delle più importanti esperte internazionali di rosé, autrice del libro “Rosé All Day”.

«Il Chiaretto di Bardolino – commenta Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino – ha ormai acquisito, grazie alle azioni di comunicazione intraprese dal Consorzio di tutela, una considerevole reputazione sulla stampa americana. La nuova campagna vuole sfruttare la crescita della categoria dei rosé negli Stati Uniti, vista anche la grande popolarità dei vini italiani tra i consumatori americani, per allargare la presenza e la distribuzione del Chiaretto».
L’Italia è infatti attualmente in testa alle importazioni di vino americano, con una crescita del 12,8 per cento in valore del commercio al dettaglio, come riportato da Nielsen Retail Data al 2020, con una quota di mercato del 32,6 per cento. Nel 2019, Nielsen ha inoltre riportato che il vino rosato ha superato le vendite di vini bianchi e rossi, registrando un più 29 per cento e conquistando una quota di mercato pari al 3,7 per cento. La crescita della categoria indica indubbiamente che c’è molto potenziale per il vino rosa italiano negli Stati Uniti. “Alla luce dei dati diffusi da Nielsen – continua Cristoforetti – quello attuale risulta un momento perfetto per intervenire con una campagna specifica dedicata al mercato americano».

Le aziende produttrici di Chiaretto di Bardolino che prenderanno parte alla nuova campagna statunitense sono Albino Piona, Aldo Adami, Benazzoli, Casaretti, Cantine Lenotti, Cavalchina, Gentili, Gorgo, Il Pignetto, Le Fraghe, Monte del Fra’, Poggio Delle Grazie, Seiterre, Giovanna Tantini, Valetti, Vigneti Villabella, e Vitevis – Cantina di Castelnuovo.

AHIMÈ BOLOGNA, UN LUOGO SEMPLICE DA VIVERE TUTTI I GIORNI

Un luogo semplice, da vivere tutti i giorni, per tutto il giorno. Un nuovo format che punta a rivoluzionare il capoluogo emiliano e non solo. Cucina prevalentemente vegetale, approccio nordico. Un menu ristretto che cambia ogni giorno, accompagnato da un’ampia carta di Vini Naturali. L’offerta che si declina dalla mattina alla sera. «Oggi siamo molto più ristorante – racconta Lorenzo Vecchia – la formula originaria prevedeva e prevederà l’inclusione di ogni momento della giornata, dando valore alla caffetteria, ai vini nella fascia pomeridiana, accompagnati da piatti dolci e salati. Ci sarà tutto il bello di quello che potremmo offrire del territorio, tutto in maniera easy ed informale».

In Cucina Lorenzo Vecchia – esperienze con Antonia Klugmann, Martin Berasategui, Lorenzo Cogo e premio Young Ethical Chef a Care’s nel 2018. 

La carta dei Vini Naturali è seguita da Gian Marco Bucci. In sala oltre a Bucci, anche Gian Marco Martinelli – esperienze da Amerigo, Le Calandre e Caffè Stern a Parigi.

Dietro le quinte, Lorenzo Costa, già creatore di Oltre (insieme a Daniele Bendanti),  giovane imprenditore che sta contribuendo in modo importante al rinnovamento dell’offerta gastronomica di Bologna.

Il menu a prevalenza di materie prime vegetali. Il menu cambia in funzione della produzione dell’Orto di Federico Orsi (vigneron e socio). Questa scelta comporta un menu ristretto perché la cucina di Ahimè trasforma realmente quello che la terra offre.

Al momento sono previste tre formule: scelta à la carte, condivisione di uno o piùpiatti ordinati à la carte, seguire dei percorsi di degustazione da tre o cinque portate (a persona).

Grande attenzione ​è riservata al pane, sul quale è stato fatto uno studio lungo e approfondito. Farine locali di soli grani emiliani, lievito madre con più di dieci anni di vita. Si tratta di una portata a parte del menu e sarà così. Una scelta dettata dalla voglia di valorizzare anche un prodotto apparentemente di uso quotidiano e volte un pò scontato, ma che necessita di un lavoro di realizzazione incredibile. Si pensi che dietro una pagnotta ci sono 72 ore di lievitazione.

VENISSA RICONOSCIUTA QUALE VINO VENETO DELL’ANNO DAL PREMIO TASTEVIN AIS

Vent’anni dopo aver intrapreso l’avventura per reintrodurre il vitigno -quasi estinto- della laguna di Venezia, la Dorona, Venissa ha raggiunto un importante traguardo nel ricevere il prestigioso Premio Tastevin Ais dell’Associazione Italiana Sommelier.

Durante la ceremonia organizzata a Roma in diretta streaming, l’Associazione Italiana Sommelier ha insignito Venissa quale azienda veneta dell’anno per il lavoro scrupoloso che sta conducendo nel ristabilire la Dorona, vitigno raro e autoctono della laguna veneziana. Quest’anno, Venissa Bianco 2015 ha anche ricevuto le quattro “Vitae”, riconoscimento per l’altissima qualità della sesta annata di Venissa. Antonella Maietta, presidente di Ais Italia, ha espresso le motivazioni del premio al pubblico che seguiva l’evento sulle varie piattaforme social. Ha spiegato che Venissa rappresenta un “Vino che ha contribuito a imprimere una svolta produttiva al territorio di origine, che rappresenta modelli di riferimento di indiscusso valore nella rispettiva zona, e che inoltre ha salvato dall’oblio e riportato all’attenzione del settore vitigni dimenticati”. Matteo Bisol, alle redini di Venissa negli ultimi sette anni ha dichiarato: «Siamo felicissimi di ricevere questo doppio riconoscimento dall’Ais perché significa che abbiamo raggiunto un momento importante nella nostra ricerca per fare di Venissa un simbolo importante della viticoltura in Veneto. Ci consideriamo come i custodi del fragile ecosistema della laguna e vogliamo svolgere un ruolo proattivo nel proteggere l’integrità e l’autenticità della Venezia Nativa attraverso la conservazione e il potenziamento delle pratiche tradizionali».

Il vino della laguna, per decine di anni, è stato alla base della vita di molte famiglie delle isole della Venezia Nativa ma questa tradizione è quasi sparita in seguito all’acqua alta del 1966. «A Venissa – dice Matteo Bisol – vogliamo dimostrare che è possibile produrre un vino straordinario fatto in condizioni straordinarie. Il premio Tastevin Ais ci dà il necessario incoraggiamento per portare avanti il nostro lavoro e forse convincere gli scettici che, in effetti, la laguna veneziana è un terroir sacro dove la Dorona si è adattata durante secoli per raggiungere una quasi perfetta relazione simbiotica con esso per offrire un vino con un grande potenziale».

Tenuta Venissa produce quattro etichette in quantità limitata: Venissa Bianco e Venissa Rosso ma anche Venusa Bianco e Venusa Rosso. All’interno della tranquilla vigna murata si trovano il Ristorante Venissa (una Stella Michelin dal 2012) e l’Osteria Contemporanea, entrambi affidati ai talentuosi Chiara Pavan e Francesco Brutto, oltre a un Wine Resort con 5 camere intime. Si aggiunge un “Albergo Diffuso” sulla vicina isola di Burano. La Tenuta è un vigneto di un ettaro circondato da mura medievali situata sull’isola di Mazzorbo a poca distanza della città di Venezia.

LA SEMPLICITÀ E L’ARTE DELLA CUCINA RAFFINATA A IL RIDOTTO DI VENEZIA

Il locale è piccolo, ridotto è lo spazio e Il Ridotto è il nome di questo locale stellato dal 2013 di Castello, dietro la basilica di San Marco a Venezia. Il nome si ispira al “Teatro Ridotto”, un piccolo e antico teatro veneziano. Ha soli nove tavoli e nasce nel 2006 grazie alla passione dello chef Gianni Bonaccorsi, il quale volle creare un ristorante con una cucina raffinata. Ci sono cortesia, competenza e tra una comanda e l’altra non manca una battuta con i titolari e il personale. La cucina proposta, dove adesso c’è anche il figlio di Gianni, Nicolò Bonaccorsi, è ancorata ai prodotti della terra e del mare, in cui spiccano ingredienti di alta qualità. I piatti proposti sono di ricerca e cambiano a seconda della stagione e dell’ispirazione. E così, come in questo periodo dell’anno, a pranzo si possono trovare tre Tapas con l’aggiunto del piatto del giorno di pesce, oppure di carne, a 35 euro a persona. E poi il menu di Mare o di Terra e Mare, con i classici de Il Ridotto e la possibilità di avere un percorso vegetariano. In totale 95 euro a persona per cinque proposte. Per i sette assaggi si passa a 120 euro, per i nove 150 euro.

Allora spazio al Cavolfiore, Scampi e Mandorle, Capesante, carote e tea nero affumicato, Battuta di manzo razza piemontese con ortaggi d’inverno, Animelle, yogurt, limone e aglio nero, Mazzancolle, porri, creme brûlé all’aringa affumicata, erbe amare, Polpo, fave e cime di rapa e gli Spaghetti neri, ricci di mare, peperone candito e cavolo nero.

Si può proseguire con i Tubetti in ristretto di “Gò” ed erbe di laguna, Risotto d’inverno, Ravioli di faraona, panna acida, agrumi e panpepato, Maiale: filetto, costina e pancia, Faraona: petto e coscia, salsa pevarada, Rombo al ginepro, mandarino e puntarelle, Seppia e trippa di vitello, pappa al pomodoro al nero. Chiusura tra Crema fredda alla ricotta con pistacchio, arancia e cioccolato, Cioccolato e pepe, Biscotto al The Matcha, bergamotto, cioccolato e granita di Sakè, Millefoglie Cheese cake alla newyorkese, Kiwi e agrumi, Selezione di formaggi. Poi un’ampia scelta di vini, con etichette da ogni dove, whisky, grappe, tequila, rum e non solo.

Il Ridotto si trova a Castello numero 4509 in Campo Santi Filippo e Giacomo a pochi passi da piazza San Marco e vicino alla fermata del vaporetto di San Zaccaria.

Telefono 041-5208280, e-mail info@ilridotto.com.

NATALE AL GELLIUS: I TORTELLINI DI ALESSANDRO BREDA CHE SCALDANO IL CUORE

Un Natale diverso, ma sempre sotto il segno della tradizione. Il ristorante Gellius di Oderzo (Treviso) si prepara al periodo natalizio proponendo una versione personale del piatto principe delle festività, declinato nei Tortellini di crostacei in brodo di pesce. La portata, prevista nel menu di Natale del Gellius, sarà disponibile anche in formato delivery: il locale ha infatti ideato tre percorsi di degustazione, due per Natale e uno per Capodanno, per dare la possibilità a tutti i clienti di gustare le creazioni di Alessandro Breda anche nell’intimità della propria cucina.

«Fin da quanto ero bambino i tortellini in brodo sono sempre stati la prima portata di ogni pranzo delle festività – spiega lo chef Alessandro Breda – è un piatto che mi ricorda il calore della famiglia, il senso di condivisione e di familiarità del giorno di Natale. Dopo un anno così difficile, presentare un piatto tradizionale rivisto con i nostri occhi ci sembrava il modo migliore per trasmettere quella serenità e piacevolezza ai nostri clienti. Il menu in versione delivery ci dà l’occasione di portare direttamente nelle loro case la nostra cucina, in attesa di poterli presto accogliere nuovamente nelle sale del ristorante».

I Tortellini di crostacei in brodo di pesce saranno consegnati, come le altre portate del menu, con le istruzioni per ultimare al meglio la preparazione a casa e gli ingredienti per guarnire il piatto. Per incontrare le esigenze di tutti i commensali il Gellius ha scelto inoltre di inserire accanto alle proposte più tradizionali anche un percorso vegetariano. I due menu di Natale, che comprendono antipasto, primo, secondo e dolce a scelta, sono disponibili su ordinazione fino al 22 dicembre. Proposta più tradizionale è invece quella del menu di Capodanno, che prevede quattro portate a base di pesce e alcuni piatti fuori menu con le ricette simbolo del Veglione come il cotechino con le lenticchie, crostacei e frutta esotica. Gli ordini in questo caso sono accettati fino al 28 dicembre.

Le consegne sono disponibili all’interno del comune di Oderzo, in tutto il trevigiano e anche fuori dalla provincia, con costi di consegna variabili a seconda della distanza. 

Per informazioni e prenotazioni visitare il sito http://www.ristorantegellius.it

GUIDA BEST GOURMET 2021 25ESIMA EDIZIONE STORICA ESCE A METÀ MARZO 2021

Territorio, esclusività, trend, cucina, vini e prodotti rilanciano una macroregione unica al mondo composta da quattro nazioni (Italia, Austria, Slovenia e Croazia), formata dall’intreccio secolare delle culture tra Venezia, la penisola italiana, i Balcani e la Mitteleuropa. La Guida Magnar Ben Best Gourmet da sempre è “il termometro” dell’energia che sprigiona questa terra tra acque, pianure, colline, monti, la cultura dell’uomo, del mangiare, della tavola, dell’agricoltura in un contesto di straordinaria bellezza geografica e storica.

La pubblicazione della 25esima Edizione storica della Guida, la cui uscita era prevista come ogni anno i primi giorni di gennaio, è stata posticipata a metà marzo 2021 per permettere ai ristoratori, produttori e giornalisti di incontrarsi nel pieno rispetto delle regole in un range di tempo più lungo a causa delle ristrettezze legate all’emergenza Covid-19 del 2020.

Riteniamo che questa nostra scelta è l’unica possibile per garantire ai lettori ed al mondo della ristorazione la massima trasparenza su visite, recensioni e degustazioni, in linea con la nostra filosofia di continui aggiornamenti annuali in tutto il territorio da noi raccontato, amato e divulgato.

APRE HOSTARIA IN CORTINA, IL NUOVO TEMPORARY RESTAURANT DEL GRUPPO ALAJMO

Sabato 5 dicembre apre Hostaria in Cortina, il nuovo temporary restaurant invernale del gruppo Alajmo nel centro di Cortina (Belluno) all’interno dell’Hotel Ancora in Corso Italia.

Hostaria in Cortina nasce con lo stesso spirito del temporary restaurant estivo Hostaria in Certosa: cucina, vini, cocktail, musica e sorrisi

Hostaria è un format di locali informali, confortevoli, che liberano la mente attraverso una proposta di cucina semplice, una ricca carta dei vini, un’ampia lista di cocktail e un ritmo musicale che accompagna tutta la giornata.

«Il progetto Hostaria è nato in soli 50 giorni durante il lock down della primavera 2020 – racconta Raffaele Alajmo – e ha dato la possibilità di lavorare a 25 dei nostri dipendenti che altrimenti sarebbero rimasti in cassa integrazione. Con la chiusura stagionale di Hostaria in Certosa a fine ottobre, la squadra sarebbe rimasta ferma fino a primavera. Renzo Rosso mi aveva raccontato di questa nuova acquisizione e mi è tornata in mente a fine settembre quando ho visto che le prospettive invernali per Venezia sarebbero state tragiche. Renzo ha compreso con entusiasmo lo spirito dell’iniziativa e ci ha aiutati a realizzarla mettendoci subito in contatto con l’architetto in carica del progetto di restauro dell’Hotel e con l’ufficio legale per formalizzare un contratto d’affitto. Tutto questo perché abbiamo bisogno di alzare la testa e guardare avanti, di essere reattivi e propositivi».

Hostaria in Cortina si distribuisce nell’ampio piano terra dell’hotel, dando così modo ai tavoli di essere molto distanziati. È stata curata in modo particolare l’illuminazione, grazie al contributo di un amico di vecchia data, Davide Groppi, che negli anni ha seguito i fratelli a Le Calandre di Massimiliano Alajmo a Rubano (Padova), al Quadri e alla Hostaria in Certosa entrambi a Venezia.

Per l’apertura era stato previsto il pranzo di beneficienza de Il Gusto per la Ricerca, la onlus del Gruppo Alajmo, in collaborazione con Otb Foundation,fondata da Renzo Rosso con la missione di lottare contro le disuguaglianze sociali e contribuire allo sviluppo sostenibile di persone e aree meno avvantaggiate. Purtroppo, a causa della situazione attuale e dell’incertezza sulle possibilità di movimento che ci saranno con il prossimo decreto l’evento è stato posticipato a inizio 2021.

Hostaria in Cortina presenta più offerte gastronomiche: Bar Terrazza e Veranda nelle quali si può godere di un eccellente servizio di caffetteria, gustare la pasticceria Alajmo ma anche bere una flûte di Champagne, mangiare il caviale fresco Alajmo oppure il salmone selvaggio affumicato da Max, ma anche più semplicemente mangiare un panino con il musetto e le lenticchie o la tartare di Erminio.

Il Ristorante, con piatti classici della cucina di Max come gli involtini di scampi fritti, la battuta di vacchetta piemontese sulla corteccia con il tartufo bianco, il risotto alla lepre, amarone e tartufo bianco, ma anche un piatto storico di Mamma Rita, gli gnocchi di rape rosse in salsa di gorgonzola o il maialino da latte arrostito, spuma alla senape e polvere di caffè oppure il gran gelato al pistacchio di Stern o il Giocapa (gioco al cioccolato dedicato al Rum Zacapa).

Lo Shop Online,  attraverso una semplice applicazione, nel quale si può trovare una selezione della dispensa Alajmo come pasta, sughi Alajmo, cotechini, caviale, salmone, panettoni, biscotti, torte, condimenti oppure piatti pronti da mettere in tavola. Tutti i prodotti possono essere acquistati online per il ritiro in Hostaria. 

RENATO BOSCO VINCE PANETTHON 2020

Renato Bosco di Saporè di San Martino Buon Albergo (Verona) ha vinto Panetthon 2020, la sfida solidale tra i migliori panettoni del Veneto organizzata da Daniele Gaudioso. Al secondo e terzo posto si sono piazzati rispettivamente Pasticceria Gardellin di Curtarolo (Padova) e Pasticceria Fabris di Fontanelle (Treviso). L’atto finale si è tenuto martedì 1 dicembre al ristorante Radici di Padova.

Gli altri finalisti erano: Panificio Antichi Sapori di Verona, Pizzeria Arrigoni e Basso di Zero Branco (Treviso), Pasticceria Bacelle di Galzigliano (Padova), Pasticceria Belvedere di Legnaro (Padova), Pasticceria Caffetteria Centeleghe di Farra d’Alpago (Belluno), Pasticceria Chiosco di Lonigo (Vicenza), Laboratorio Fiko di Massanzago (Padova), Golosità Pasticceria e Bistrò di Bassano del Grappa (Vicenza) e Pasticceria Le Sablon (Padova).

DOMENICA 29 NOVEMBRE, “TIRAMISÙ GLOBAL MARATHON”: 16 NAZIONI AL VIA

La lunga diretta con gli appassionati del Tiramisù si avvicina. Domenica 29 novembre, dal quartiere generale della Tiramisù World Cup a Treviso, avrà inizio la “Tiramisù Global Marathon”, la sfida a cui prenderanno parte chef non-professionisti da tutto il mondo che si cimenteranno nella preparazione del dolce. E nel corso dell’evento, la sorpresa di alcuni ospiti d’eccezione con le loro ricette ed esperienze in cucina.

Dalle 10 di domenica 29 novembre, si collegheranno da ogni angolo del pianeta –  ciascuno secondo il proprio fuso orario e nella lingua locale – i partecipanti alla “Tiramisù Global Marathon” che proporranno la loro personale versione del Tiramisù. 

«L’iniziativa, nata in collaborazione con la Tiramisù Academy (www.tiramisuacademy.org) – racconta Francesco Redi, organizzatore e fondatore della Tiramisù World Cup – si tiene in un periodo che ci porta a stare in casa e proprio per questo è possibile re-inventarsi abitudini e attività in cui cimentarsi  . Abbiamo raccolto in un contest online tantissimi appassionati del dolce e la risposta è stata davvero grandiosa: sarà una diretta di 8 ore con ospiti del settore (e non) e…qualche sorpresa».

Fra gli interventi in programma, ecco quindi quello di Roberto Lestani, presidente della Fipgc (Federazione internazionale pasticceria gelateria cioccolateria), Federico Zani della Benetton Rugby e della Nazionale, Fabio Carbone e Nicola Sorrentino (entrambi docenti presso l’università Jean Monnet); poi ancora la Associazione Italiana Sommelier, il Venezia Football Club.

Alle 16 i giovanissimi “chef” che si collegheranno riceveranno un fantastico regalo da Geronimo Stilton, il topo giornalista più amato dai bambini di tutto il mondo, grazie alla collaborazione di Edizioni Piemme e della Geronimo Stilton Fondazione, presieduta dalla scrittrice Elisabetta Dami, già madrina d’eccezione nell’edizione 2018 della Twc Junior.

Ecco i Paesi rappresentati dagli iscritti alla Tgm fino a questo momento (ancora pochi posti disponibili, ndr.): Canada (Toronto), Brasile (fra cui Curitiba, San Paolo e Carangola), Venezuela (Caracas), Egitto (Il Cairo), Kenya (Nairobi), Iran (Tehran), Cina (Shangai); dall’Europa: Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Spagna e ovviamente Italia.

L’iniziativa intende raccogliere fondi per il rilancio delle micro-imprese del settore turistico e della ristorazione di Venezia, simbolo mondiale e polo attrattivo per il comparto dell’intera regione: molti partecipanti e istituzioni hanno già dato il loro contributo. Per seguire l’evento e sostenere la raccolta è sufficiente collegarsi al sito www.tiramisuworldcup.com e seguire le istruzioni. 

La diretta si svolgerà il 29 novembre, dalle 10, sulla pagina Facebook della Tiramisù World Cup.

L’iscrizione all’evento è libera e gratuita e per avere tutte le informazioni è possibile visitare il sito www.tiramisuworldcup.com oppure seguire i canali social su Facebook, Instagram, Twitter e Linkedin.

PRESENTATA LA GUIDA MICHELIN 2021

Il 25 Novembre 2020 è stata presentata la 66esima edizione della Guida Michelin Italia, in occasione della quale sono state annunciate le nuove stelle Michelin. Ha fatto inoltre il suo debutto il nuovo pittogramma dedicato alla sostenibilità – la stella verde – assegnato agli chef che promuovono una cucina più sostenibile.

Tra le 29 le novità stellate che hanno delineato un nuovo firmamento in tredici regioni della penisola, figurano 3 new entry e 26 novità , per un totale di 371 ristoranti stellati. Confermati tutti gli 11.

L’evento, trasmesso in Live streaming, è stato condotto da Petra Loreggian con la partecipazione di Federica Pellegrini che, in qualità di Ambassador Michelin, ha annunciato i nomi dei 13 chef ai quali è stato assegnato il simbolo della sostenibilità, la “stella” verde .

La App Michelin ristoranti con i contenuti della Guida Michelin 2021 sarà disponibile gratuitamente dalle 14 di oggi per iOS e Android, mentre l’edizione cartacea della Guida sarà disponibile in tutte le librerie a partire dal 26 novembre.

Sono tre le novità che portano i ristoranti che “meritano una deviazione”, e quindi le Michelin, a 37:

Ristorante D’O – San Pietro All’Olmo (Milano)

Non ha bisogno di presentazioni: è uno chef che ha anticipato tendenze aprendo porte prima di altri, percorrendo strade nuove che hanno – è il caso di dirlo – spopolato, come la sua “cucina pop”. Ma cenare nel suo ristorante significa conoscere Davide Oldani in una dimensione nuova, densa di ricordi gastronomici ed emozionanti esplorazioni. Tanta attenzione ai giovani e alla formazione sui valori del territorio gli valgono anche la Stella Verde.

Ristorante Harry’s Piccolo – Trieste

Trieste, ponte fra culture e crocevia di scambi, ha trovato la sua traduzione gastronomica nella straordinaria cucina di Matteo Metullio. Da vero triestino aperto al mondo, per arrivare nelle cucine del suo Harry’s Piccolo i migliori prodotti affrontano talvolta lunghi viaggi – è il suo credo, il “km vero” – per venire combinati in una sintesi armonica ed originale, riuscitissimo incontro fra classicità ed innovazione.

Santa Elisabetta – Firenze

Si dice che i cuochi campani abbiano la cucina nel sangue e che, dentro o fuori la propria regione, sappiano esprimersi ai più alti livelli. Rocco De Santis non fa eccezione e porta la sua scuola culinaria ai più alti livelli: un’esplosione di colori e fantasia che accende il cuore di Firenze.

In totale 26 le novità per un totale di323 ristoranti. Tra questi sedici sono under 35, quattro dei quali under 30.

AIS VENETO PRESENTA VINETIA 2021 E I SETTE MIGLIORI VINI DELLA REGIONE

L’Associazione Italiana Sommelier Veneto presenta la nuova edizione di Vinetia – Guida ai vini del Veneto, portale online dedicato alle eccellenze enologiche della regione che sarà consultabile al sito vinetia.it a partire dal 20 novembre 2020.

I Sommelier hanno inoltre assegnato il Premio Fero ai sette vini che, durante i panel di degustazione per la redazione della guida, hanno ottenuto il punteggio assoluto più alto all’interno delle rispettive categorie.

«Nonostante le difficoltà legate all’emergenza sanitaria – spiega Giovanni Geremia, curatore della guida – abbiamo riscontrato un’ottima risposta da parte delle aziende, con oltre 400 partecipanti e quasi 2200 vini degustati. Vinetia si è nuovamente confermata come un importante punto di riferimento per gli appassionati del mondo enologico veneto: uno strumento di consultazione intuitivo e fruibile ovunque, in grado di guidare il pubblico tra le cantine, i vini e il loro aspetto sensoriale».
Ad aggiudicarsi il Premio Fero sono state quest’anno tre cantine veronesi, due trevigiane, una vicentina e una padovana. Per la categoria Miglior Spumante Metodo Charmat è stato premiato 5 Grammi 2019 Valdobbiadene Prosecco Superiore Rive di Santa Maria di Feletto Docg Extra Brut di Malibran, come Miglior Vino Rosato il Bardolino Chiaretto Doc 2019 di Poggio delle Grazie, come Miglior Spumante il Metodo Classico Sogno 2015 Dosaggio Zero di Cirotto e come Miglior Vino Bianco il Monte Grande 2018 Soave Classico Doc di Graziano Prà. È stato inoltre consegnato il premio come Miglior Vino Rosso a Ognisanti di Novare 2018 Valpolicella Classico Superiore Doc di Bertani, e come Miglior Vino Rosso da invecchiamento al Montepulgo 2013 Veneto Igt di Masari, mentre si è aggiudicato il riconoscimento di Miglior Vino da dessert il Cuore di Donna Daria di Conte Emo Capodilista – La Montecchia.

La nuova edizione di Vinetia ha visto inoltre 190 vini premiati con i 4 Rosoni, la fascia di punteggio più alto assegnato in commissione di degustazione, e 72 con il Ducato, conferito ai prodotti che uniscono alta qualità e prezzi vantaggiosi. 50 aziende vinicole sono state invece insignite del Premio Rialto per la loro continuità nel produrre vini d’eccellenza nel tempo.

La guida Vinetia è disponibile gratuitamente al sito vinetia.it e al suo interno sono raccolte le valutazioni dei degustatori ufficiali Ais, oltre alle informazioni relative alle aziende e ai vini del Veneto e ai dettagli sull’accoglienza e le degustazioni private.

“TIRAMISÙ GLOBAL MARATHON”: IL TUO DOLCE PER RILANCIO TURISTICO DI VENEZIA

In attesa che la “sfida più golosa dell’anno” possa tornare dal vivo, arriva la “Tiramisù Global Marathon”, un’iniziativa volta ad far incontrare online tutti gli amanti del popolare dolce e – nel contempo – raccogliere fondi per il rilancio turistico di Venezia, simbolo mondiale e polo attrattivo per il comparto dell’intera regione. La diretta dell’evento si svolgerà il 29 novembre, dalle 10, sulla pagina Facebook della Tiramisù World Cup.

I “Tiramisù lover” si collegheranno da tutto il mondo per prendere parte alla “Tiramisù Global Marathon”, la non-stop che intende raccogliere fondi a supporto delle microimprese del turismo e della ristorazione della città di Venezia. L’iniziativa, nata in seno alla Tiramisù World Cup con la collaborazione della Tiramisù Academy (www.tiramisuacademy.org), vedrà la partecipazione di numerosi appassionati del dolce collegarsi con la piattaforma Zoom ciascuno secondo il proprio fuso-orario, preparando il dolce e raccontando nella propria lingua quanto stanno mettendo in tavola. I golosi, i tifosi ed i curiosi potranno seguire la diretta su Facebook.

Coloro che si pre-iscriveranno gratuitamente sul sito della Tiramisù World Cup (www.tiramisuworldcup.com, attenzione: i posti sono limitati!) saranno protagonisti dell’evento e potranno prendere parte alla maratona restando comodamente nella propria abitazione e cimentandosi nella preparazione di una personale versione del dolce; ovviamente saranno premiati i tre migliori tiramisù le cui ricette riceveranno ampia diffusione sui canali degli organizzatori ed attraverso i media partner. «Abbiamo già raccolto adesioni – spiega Francesco Redi, ideatore della Tiramisù World Cup e fondatore di Twissen – dal Regno Unito, dalla Francia e dal Belgio, oltre che dal Brasile e ovviamente dall’Italia. Specie in un periodo come questo, per noi è un modo di tenere unita ed entusiasta la grande community di appassionati del dolce. Ci saranno ospiti come i campioni della Tiramisù World Cup, professionisti del settore, rinomati pasticceri, sommelier, nonché esperti del Tiramisù: tutti racconteranno le loro storie, qualcuno ci onorerà con una cooking-class e magari potranno svelare qualche segreto sulle ricette più particolari incontrate nel loro lavoro».

Gli organizzatori hanno poi voluto legare la maratona ad una campagna di raccolta fondi in favore delle attività turistiche di Venezia. «È innegabile – prosegue Redi – che il turismo sia il settore più colpito da questa pandemia e le conseguenti ricadute stanno colpendo un indotto davvero allargato a diverse aree. Ecco perché abbiamo voluto dare il nostro (piccolo) contributo alla causa, sensibilizzando anche il tema del rilancio economico che ci auguriamo possa presto arrivare». Sono già molti i partner che stanno supportando l’evento. «Sposare i valori di questa iniziativa – dice il vice presidente della Tiramisù World Cup Andrea Mattana – è un bel segnale. Invito quindi le organizzazioni che in esso si ritrovano ad aderire alla maratona, anche solo attraverso la promozione dell’evento attraverso i propri canali di comunicazione».

Per iscriversi all’evento e per avere tutte le informazioni è possibile visitare il sito http://www.tiramisuworldcup.com oppure seguire i canali social su Facebook, Instagram, Twitter e Linkedin.

ALBA VITÆ 2020: UN VINO ESCLUSIVO PER I DIECI ANNI DEL PROGETTO SOLIDALE DI AIS VENETO

L’Associazione Italiana Sommelier del Veneto ha presentato Lavica 2017, il nuovo vino creato dall’azienda Dal Maso di Montebello Vicentino (Vicenza) per celebrare il decennale di Alba Vitæ. L’iniziativa benefica, nata nel 2011, propone ogni anno un vino d’eccellenza dell’enologia veneta in edizione limitata, che viene messo in vendita per raccogliere fondi a sostegno di progetti solidali.

Di Lavica 2017 saranno disponibili solamente 700 bottiglie in formato magnum, acquistabili nello shop online di Ais Veneto, e il ricavato delle vendite andrà a Vicenza For Children.

«Per la prima volta in dieci anni il vino di Alba Vitæ sarà realizzato appositamente e unicamente per l’occasione – spiega Marco Aldegheri, Presidente di Ais Veneto – e ci sembrava un bel simbolo per festeggiare questo importante compleanno, che cade in un anno così difficile. Un vino nuovo, frutto di un lavoro che continua e simbolo di speranza che si rinnova, gli stessi valori che condividiamo con l’associazione Vicenza For Children, che ogni giorno garantisce supporto emotivo ed economico ai piccoli pazienti e alle loro famiglie». Lavica 2017 è un Veneto Rosso Igt che racchiude la potenza e la ricchezza del territorio della Doc Colli Berici, che si caratterizza per suoli argillosi, calcarei e basaltici particolarmente vocati alla coltivazione di uve a bacca rossa. Si tratta a tutti gli effetti di un vino dal “taglio berico”: la base è tai rosso, vitigno simbolo della zona, con l’aggiunta di merlot e cabernet sauvignon prima di un invecchiamento di 16 mesi in barrique di rovere francese.

I fondi ricavati dalla vendita delle bottiglie saranno consegnati a Vicenza For Children per l’acquisto di un cisto-uretro-fibroscopio pediatrico. L’associazione, grazie alla collaborazione con la Direzione sanitaria dell’Ospedale San Bortolo e la condivisione di intenti con la Fondazione San Bortolo Onlus, ha rinnovato in poco più di un anno il Day Hospital Oncoematologico di Vicenza, realizzato a misura di bambino e in grado di permettere ai piccoli pazienti di seguire le terapie in un luogo protetto e accanto alle loro famiglie.

Le magnum in edizione limitata di Lavica 2017 sono acquistabili al costo simbolico di 55 euro all’interno dello shop online store.aisveneto.it.

OLIVIERI 1882, A NATALE RITORNA IL PANDORO ARTIGIANALE

L’azienda a conduzione familiare di sesta generazione, oggi leader nel settore dei lievitati, presenta con orgoglio il suo Pandoro

Dopo una Pasqua che ha visto un numero record di vendite della sua colomba, ​Olivieri 1882 torna in questo periodo di festa 2020 facendo ciò che sa fare meglio: produrre ottimi lievitati da ricorrenza per i quali il brand di Arzignano (Vicenza) è riconosciuto e ​premiato a livello nazionale e internazionale.

Insieme ovviamente al Panettone, ​il Natale 2020 vedrà il rilancio del ​Pandoro​. Realizzato a mano e rigorosamente artigianale, Olivieri 1882 presenta un Pandoro che farà riscoprire al pubblico un prodotto che negli ultimi anni è stato messo in ombra dal panettone.

«Si parla sempre moltissimo di panettone, ma il pandoro è un prodotto altrettanto interessante e, per certi aspetti, anche più affascinante del panettone ​- spiega ​Nicola Olivieri, titolare e capo pasticcere – ​È giunto il momento di portarlo alla ribalta​. Il fatto che sia molto più difficile da realizzare rispetto ad un panettone è stata per noi la spinta decisiva, una sfida che abbiamo raccolto e che ha richiesto almeno 5 anni di lavoro e di perfezionamento. Oggi siamo davvero molto soddisfatti del Pandoro Olivieri 1882».

Oltre all’amore per i lievitati e per le sfide, c’è un’altra ragione che ha spinto la famiglia Olivieri ha dedicare gli ultimi anni alla messa a punto del Pandoro:

«Rappresenta il dolce natalizio delle nostre zone – racconta Nicola Olivieri – e la sua storia si intreccia con la nostra: il nostro primo forno era al confine ​tra Verona e Vicenza, il territorio in cui Natale coincideva con Pandoro e non con Panettone. Vogliamo essere i custodi di una tradizione ​che deve essere rispolverata e a cui va data la sua importanza. In un momento storico come questo specialmente dove si tende spesso a lanciare novità concepite per stupire, noi vogliamo andare in controtendenza​».

Una lavorazione manuale, come vuole la tradizione. Il Pandoro Olivieri 1882 nasce al termine di un lungo e complesso processo che prevede ​tre giorni totali di lavorazione​, con un giorno intero dedicato solamente ai rinfreschi del lievito madre e alla sua maturazione. Quando il lievito madre è pronto la lavorazione del Pandoro, più delicata rispetto a quella del panettone, e quindi più complessa, può iniziare con la sequenza dei tre diversi impasti​. Alla fine di questo processo si passa alla fase della ​pirlatura​, dopodichè il pandoro va in lievitazione lenta per altre 14-16 ore​.

Si procede poi con ​la cottura ​che si rivela la fase più complessa, il Pandoro deve risultare soffice ma anche non troppo alveolato. Riconosciuto dal Gambero Rosso tra i migliori pandori artigianali d’Italia nel 2018, il dolce natalizio firmato Olivieri 1882 si rivela molto ricco ma allo stesso tempo estremamente digeribile grazie alla lunga maturazione e all’utilizzo di materie prime di altissima qualità. ​La totale assenza di conservanti, aromi e grassi vegetali rende questo prodotto artigianale al 100 per cento. Nessun segreto tra gli ​ingredienti​ quindi, solo materie prime scelte con cura: – lievito madre vivo, ogni giorno rinfrescato – limoni canditi artigianalmente e tritati all’interno dell’impasto – bacche di vaniglia Bourbon e Madagascar – farine rigorosamente di grani italiani – zucchero di canna grezzo – burro Belga ottenuto per centrifuga – miele di acacia italiano

Tradizione, passione e ingredienti attentamente selezionati sono il segreto del brand ​Olivieri 1882​, sinonimo di qualità nel mondo dei ​lievitati a tutto tondo​, dalle croissanteria ai dolci, pasticceria e gelateria, dalla pizza al pane e alla cucina.

La determinazione nello sperimentare e le coraggiose scelte imprenditoriali hanno permesso all’azienda di ricevere negli anni importanti riconoscimenti tra cui i ​Tre Pani e Due Spicchi Gambero Rosso​ per il pane e la pizza Olivieri, a testimonianza della qualità dei lievitati salati.

Dal 2017 l’inserimento nella classifica delle ​Migliori Colazioni d’Italia​, con il traguardo ambito dei ​Tre Chicchi Gambero Rosso per l’eccellenza dell’offerta di caffetteria e le ​Tre Tazzine per quella dell’offerta colazione del locale.

Nel mondo della Pasticceria e dei lievitati da ricorrenza, oltre a Pandoro e Panettone Classico, da sempre ai vertici delle classifiche nazionali, da segnalare il ​Panettone al Cioccolato che ha raggiunto il podio nazionale nel 2019 e la ​Colomba Olivieri​, che viene premiata come ​Miglior Colomba Artigianale d’Italia 2019​.

I vertici raggiunti in questi anni sono però frutto di un lungo processo che parte da lontano: è proprio nella provincia vicentina che più di un secolo fa un antenato di famiglia, Luigi, apre il primo forno. Sarà poi Bianco Olivieri, padre di Oliviero, ad aprire prima una panetteria e poi un laboratorio più grande dal quale intorno agli anni Settanta inizia a vendere per primo il ​Pan Biscottoe la ​biscotteria confezionata​, mentre la moglie Miranda inizia a produrre i primi ​dolci da forno​.

Con la prematura scomparsa del padre, ​Oliviero ​appena diciottenne, insieme alla moglie Patrizia​, prende in mano il negozio e il laboratorio dove era cresciuto, aggiungendo la caffetteria​. A lui si affiancherà il figlio Nicola — con la moglie ​Michela — nel 2006, studiando la realizzazione di un progetto legato anima e corpo alla grande eccellenza di famiglia: i lievitati​.

GUIDA VENEZIA A TAVOLA 2021: I PREMIATI

La Guida Venezie a Tavola del direttore Luigi Costa, dopo dieci anni passati a fianco dei ristoratori e delle fabbriche del gusto, cerca di fare ancora la sua parte. In un anno complicato per tutto il settore della ristorazione, tramite la pubblicazione dell’edizione 2021, dichiaria la volontà di sostenere in modo fermo questo settore, uno di quelli che più ha sofferto le conseguenze di questa crisi.

Si tratta di un testo che raccoglie una selezione dei migliori ristoranti e pizzerie di Trentino, Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Istria e Slovenia e propone una selezione di vini e di prodotti tipici di eccellenza del territorio. E durante la presentazione (digitale) sono stati consegnati i riconoscimenti.

Premio “Il Ristorante dell’Anno”: Alessandro Gilmozzi del Ristorante “El Molin” di Cavalese (Trento).

Premio “Il Giovane delle Venezie”: Davide Tangari del Ristorante “Valbruna” di Limena (Padova).

Premio “Ricerca e Innovazione”: Francesco Brutto del Ristorante “Venissa” di Venezia.

Premio “Donna di Spirito”: Daniela Siviero del Ristorante “Lazzaro 1915” di Pontelongo (Padova).

Premio “La Cucina che onora il Territorio”: Luigi Dariz del Ristorante “Aurelio” di Passo Giau (Belluno).

Premio “Sommelier delle Venezie”: Giovanni Mozzato del Ristorante “Chat qui rit” di Venezia.

Premio “La Cantina delle Venezie”: Simone Menardi del Ristorante “Baita Fraina” di Cortina (Belluno).

Premio “La Miglior Carta delle Bollicine”: Nicola Bacciolo del Ristorante “Ai do Campanili” di Cavallino (Venezia).

Premio “Il Gusto Dolce delle Venezie”: Sara Simionato e Luca Ferrari del Ristorante “Antica Osteria Cera” di Campagna Lupia (Venezia). 

Premio “Maitre delle Venezie”: Giovanni Pietro Cremonini del “Ristorante Riviera” di Venezia.

Premio “La Pizzeria delle Venezie”: Alvise Ballarin della Pizzeria “Trattoria Laguna” di Cavallino (Venezia).

NUOVA REALTÀ A ESTE (PADOVA), NASCE INCÀLMO

Ha aperto Incàlmo a Este (Padova). Era tutto pronto: l’idea, il concept, l’immagine coordinata, la squadra, il progetto degli interni.Era stato aperto anche il cantiere.Poi la storia è nota: lockdown e conseguente interruzione di tutte le attività. Un lungo periodo di quarantena che ha letteralmente “messo in gabbia” l’energia dei giovani protagonistidi questa nuova realtà, frenando brutalmente il percorso intrapreso.Oggi per loro non si parla di rinascita, ma di nuova alba. Una sfida post-Covid19 combattuta con l’ottimismo (non senzauna certa esperienza) della gioventù. È così che –finalmente – con l’arrivo dell’autunno nella più tranquilla campagna veneta, proprio accanto alle antiche mura del comune tra Padova e Vicenza, nasce Incàlmo, un progetto corale con le idee ben chiare e radicato saldamente nel terreno. In dialetto veneto Incàlmo significa innesto. Come due piante che si uniscono per dare luce a una più forte e resistente, alla loro tavola germogliano nuove idee e nuove realizzazioni. Esperienze passate che si contaminano, si incontrano, si scontrano e si fondono. Il risultato è un percorso equilibrato, ricco e plurale, il cui filo conduttore è l’amore per il buon cibo e il rispetto per la materia prima. Incàlmo è un ristorante fine-dining, che nasce all’interno dell’Hotel Beatrice (pur restandone indipendente): struttura simbolo della comunità Atestina, recentemente rinnovato valorizzando l’originario stile vintage degli Anni Sessanta.

L’idea nasce dalla voglia di Michele Carretta, 30 anni appena compiuti, di far rivivere lo storico albergo di famiglia, voluto e fatto costruire nel 1966 dal bisnonno materno Giovanni Stocchetti (oggi ricordato come Nonno Tani), innestandogli (da cui Incàlmo) un ristorante fine-dining di cucina italiana contemporanea. Chef già in forze a Londra per Godo (progetto estero di Tommaso Arrigoni) e forte di plurime esperienze in cucine di livello, Michele – che qui è in veste di imprenditore – ha saputo costruire la giusta squadra per dare forma al suo progetto. Ricardo Scacchetti (classe 1983), italo-brasiliano di San Paolo e trapiantato a Londra, trasportato dall’entusiasmo di Michele ha deciso di scommettere su Este e lo affianca in veste di socio nell’impegnativa sfida di rilanciare la struttura nella sua totalità, individuando uno spazio dove portare idee nuove: lui è l’operativo della coppia, ricoprendo inoltre il ruolo di Brand & Communication Manager. Francesco Massenz (classe 1986) e Leonardo Zanon (classe 1984) sono gli chef di Incàlmo: amici e colleghi di lunga data, rappresentanol’anima della cucina caratterizzata da una grande determinazione, maturata passo a passo nelle plurime esperienze comuni del passato. Dagli inizi al Dolada a Pieve d’Alpago (Belluno), passando dal Pellicano di Porto Ercole (Grosseto) per Francesco, o dalla Finlandia di Chez Dominique e ancora dalla Londra di Apsleys con Heinz Beck per Leonardo; ma, soprattutto, considerando gli ultimi anni trascorsi insieme da Agli Amici Ristorante di Emanuele Scarello. Estremamente diversi (più solare l’uno, più introverso l’altro), virano Francesco alsale e Leonardo allo zucchero ma in cucina sono figure intercambiabili, anzi del tutto complementari. Che è uno dei plus stilistici di Incàlmo, e il segreto della loro relazione ai fornelli. A completare la squadra e guidare la sala Filippo Caporello (classe 1974), Padovano doc con esperienza nel retail di lusso e la direzione in terra veneta di plurime insegne fine-dining. È il Restaurant Manager chiamato a gestire il delicato rapporto che si deve instaurare tra il cliente e la cucina: a lui il compito di far vivere al meglio l’esperienza Incàlmo, incluso l’attento abbinamento ai vini, affiancato dalla giovane ma già esperta Andrea Paola Canato. La sala è uno dei punti di forza di Incàlmo, per quanto spesso dato per scontato nella ristorazione a questi livelli: l’attenzione alservizio è molto alta, senza per questo risultare invadente; le regole sono note ma vengono interpretate con personalità, per essere poi infrante quando la situazione lo rende consigliabile. Certe formalità sono alleggerite, ma nello stesso tempo se ne mantengono altre che rendono l’esperienza della cena indimenticabile. In una sinfonia che designail maître – nell’accostarsi all’ospite – qualeprimo narratore della storia di Incàlmo. Il risultato è quello di una squadra dai vissuti differenti capaci divibrare all’unisono nel condividere un’idea diventata finalmente realtà.

La cucina di Incàlmo è formata da piatti “puliti”, quasi primitivi, dai quali emergono sapori definiti e nitidi. Una cucina riconoscibile, dal gusto delineato e immediato. Bello e buono devono andare di paripasso, e per questo non manca il lavoro fatto sulla forma. Nei piatti proposti non si avvertono forzature, né acrobazie: oltre all’identità del gusto non senza attenzione estetica, si riconosce bene l’ingrediente scelto, la sua lavorazione e – a seguire – l’importanza delle texture e deicontrasti. «Se c’è un elemento che spicca, questo è l’acidità con cui amiamo giocare – spiegano gli chef – senza perdere di vista la ricerca del giusto bilanciamento. Assieme all’ampio uso del vegetale, che poi sono caratteristiche che ci derivano dalle nostre lunghe esperienze di cucina di montagna e da quella nordica». Anche la composizione della carta è ben bilanciata tra piatti più riconoscibili, legati alla tradizione del territorio o all’immaginario più diffuso dell’alta cucina (come con il “Foie gras, pane bruciato e porro”), e piatti che sperimentano contrasti nuovi con “effetto sorpresa” al palato (come nei “Bottoni di robiola, prugna fermentata e brodo di mele renette”): anche qui, un sensato innesto dell’innovazione nella classicità. La materia prima resta il punto di partenza di ogni ricetta: sia questa la farina con cui fanno pane e pasta fresca, il piccione rigorosamente francese, la Gallina di Polverara (padovana), o il cremoso burro di Normandia, Dop francese del burro. Ortaggi e verdure sono scelte al mercato di Este, mentre nell’orto del ristorante, arricchito con un compost fatto con gli scarti giornalieri, è coltivata una vasta varietà di erbe aromatiche che entrano con grazia nelle singole portate (finocchietto, erba pepe, erba oliva, nasturzio, basilico greco, aglio orsino, silene, papavero, tarassaco, malva, menta, rosmarino e lavanda, solo per fare qualche nome).

50 TOP ITALY, ECCO I MIGLIORI RISTORANTI D’ITALIA OSTERIA FRANCESCANA, DAGORINI, ANTICA OSTERIA DEL MIRASOLE E PANIFICIO BONCI

Si è svolta martedì 20 ottobre in diretta streaming, raccogliendo migliaia di visualizzazioni, la cerimonia di premiazione di 50 Top Italy 2021, seconda edizione della guida on-line, completamente gratuita, ai Migliori Ristoranti Italiani. Un progetto firmato Lsdm – storico congresso di cucina d’autore in scena dal 2008 a Paestum – e curato dai suoi ideatori, Barbara Guerra e Albert Sapere, insieme al giornalista Luciano Pignataro.

La serata, condotta da Federico Quaranta, ha visto dunque l’annuncio dei migliori locali della Penisola seguendo la divisione in quattro categorie, secondo prezzo e tipologia di ristorazione: Ristoranti Oltre 120 euro, Ristoranti Fino a 120 euro, Trattorie/Osterie e Low Cost. Le quattro distinte classifiche, composte ognuna da 50 locali, sono state svelate attraverso un emozionante countdown, fino ad arrivare alle quattro insegne posizionate al vertice delle rispettive fasce: Osteria Francescana, a Modena, dello chef Massimo Bottura; daGorini, a San Piero in Bagno (Forlì Cesena), guidato da Gianluca Gorini; Antica Osteria del Mirasole, a San Giovanni in Persiceto (Bologna), di Franco Cimini; Panificio Bonci, a Roma, di Gabriele Bonci.

«Quello di daGorini – commentano i tre curatori – è l’unico cambio al vertice rispetto alla precedente edizione. Del resto, i locali di Bottura, Cimini e Bonci sono da considerare, nelle rispettive categorie, tre pesi massimi della ristorazione italiana, riconosciuti anche a livello internazionale. Ma le nuove generazioni non stanno certo a guardare, come testimoniato dalle tante insegne di qualità, tra le 200 totali recensite, guidate da giovani cuochi e ristoratori, a cominciare appunto da Gianluca Gorini. Allo stesso modo, se è vero che tre vincitori su quattro provengono dall’Emilia Romagna, accertando la grande storia gastronomica di questa regione, scorrendo le classifiche è facile constatare come siano rappresentati tanti e diversi territori dello Stivale, da Nord a Sud. Ciò a conferma di quanto il nostro Paese sia unico nel panorama mondiale, intriso, dalla testa ai piedi, di cultura del buon cibo». 

Un’eterogeneità regionale attestata già dai podi delle quattro categorie. Per i Ristoranti Oltre 120 euro, in seconda e terza posizione troviamo: Uliassi, a Senigallia (Ancona), dello chef Mauro Uliassi, e il ristorante Daní Maison, a Ischia (Napoli), di Nino Di Costanzo. Nella fascia Ristoranti Fino a 120 euro: L’Argine a Vencò, a Dolegna del Collio (Gorizia), di Antonia Klugmann, e Lido 84, a Gardone Riviera (Brescia), di Riccardo Camanini. Per la categoria Trattoria/Osteria: La Brinca, a Ne (Genova), che vede ai fornelli Simone Circella, e Nù Trattoria Italiana dal 1960 – Trattoria di civiltà e libertà contadina, ad Acuto (Frosinone), nelle sapienti mani di Salvatore Tassa. In Low Cost: Da Gigione Hamburgheria & Braceria, a Pomigliano d’Arco (Napoli), guidato in cucina da Gennaro Cariulo, e Anikò, a Senigallia (Ancona), di Moreno Cedroni.

«Ci teniamo a ringraziare – concludono i tre curatori – i nostri 150 ispettori che, in anonimato e pagando il conto, hanno visitato i locali più volte, giudicandoli in totale autonomia. Riteniamo che la narrazione gastronomica non si debba fermare proprio ora che le attività ristorative vivono un momento durissimo. Lo dobbiamo proprio a chi va avanti tra mille difficoltà, non abbassando mai l’asticella della qualità. Come più volte sostenuto, tenere alta l’attenzione su un settore che fa grande l’Italia è il nostro lavoro, oltre che la nostra passione».

GIOVEDÌ 15 SETTEMBRE, QUANDO LA PIZZA GOURMET FA DEL BENE… ANCHE AGLI ALTRI

Una serata da vivere in compagnia facendo del bene agli altri. Giovedì 15 ottobre dalle 20, al ristorante Val Pomaro di via Scalette 14 ad Arquà Petrarca (Padova). Saranno protagonistele pizze gourmet proposte da alcuni pizzaioli con impasti speciali del Molino Grassi di Parma. Il tutto sarà accompagnato dalle birre del birrificio Monterosso di Montegrotto Terme (Padova).

L’intero ricavato della serata sarà devoluto in beneficenza all’Hospice Pediatrico di Padova.

Lo chef Marco Valletta proporrà la Perla di trota del Sile con mela su vellutata di zucca e pane, mentre Cristian Zaghini porterà in tavola il Super Cric.roc Hamburgher con mini hamburgher di chianina, verza viola al burro, tris di senape e scamorza affumicata (Pizza pala alla romana realizzata con farina multicereali, Einkorn, Miracolo). Diego Vitagliano presenterà la Marinata sbagliata, ossia pomodoro di San Marzano, confettura extra di pomodoro, pesto di aglio orsino, origano del Matese e olio evo cilentano (Pizza napoletana realizzata con la farina base Tipo 1 E H6), Nicola Ascani punterà su “Baccalà alla livornese”, cotto a bassa temperatura e affumicato al tabacco e ulivo, pomodoro al forno, cappero di Salina, olive taggiasche e porro croccante (Pizza in padellino con cottura vapore realizzata con la farina multicereali – Speciale Tipo 0). Robertino Cupo continuerà con Verace Fragrante, con pomodoro pelato giallo, stracciata di bufala, fiori di cappero, acciughe del Cantabrico e olive taggiasche (Pizza napoletana realizzata con farina H16 – multicereali), Pasquale Moro seguirà con la Margherita Rivisitata, con una passata di pomodorini datterini, la stracciatella di latte vaccino, olio evo e scorza di limone verde grattuggiato (Pizza realizzata con la farina Base Multicereali). Andrea Cesarone preparerà la Mezza farina al profumo di liquirizia, salmone fresco marinato, finocchio fresco e lime (farina multicereali) e Tullio Monaldi farà assaggiare la sua Pizza mortadella e mousse di ceci (Pizza in pala alla romana realizzata con farina Tipo 1 – integrale). Infine Andrea Casciano realizzerà il Panino sfizioso con stinco silacciato, senape selvatica e cipolla di Tropea caramellata (con farina Tipo 1 – Miracolo) e Pierluigi Sapiente con il Crumble al grano Miracolo, cremoso alla castagna composta di prere Williams rosse al limone e pepe timut, gelato al kefir al profumo di limone (monoporzione realizata con farina Tipo 1 – Miracolo).

Il costo è di 40 euro con bevande escluse. Per informazioni, 320-6650364, oppure 0429-718229.

NOMINATA LA COMMISSIONE ESAMINATRICE DELL’ACCADEMIA DEI MAESTRI DEL LIEVITO MADRE E DEL PANETTONE ITALIANO: PRESIDENTE MAURIZIO BONANOMI

Sono tra i più grandi maestri riconosciuti a livello nazionale e internazionale, saranno loro ad esaminare i candidati che vorranno entrare a far parte dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano. Maurizio Bonanomi (presidente), Achille Zoia, Rolando Morandin, Salvatore Gabbiano, Eduardo Ore e Ezio Marinato: il Consiglio direttivo ha scelto i membri della Commissione esaminatrice dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano che avranno il compiuto di valutare le capacità, la professionalità e l’esperienza di quanti vorranno entrare a far parte dell’Accademia. «Abbiamo scelto loro – ha spiegato il Maestro Maurizio Bonanomi – non soltanto per la riconosciuta professionalità, la loro storia, per lo studio instancabile e la ricerca continua, per l’esperienza maturata in anni di servizio e di professione, ma anche per il valore che ciascuno di essi esprime nel proprio settore». La Commissione esaminatrice avrà il compito di esaminare ciascun candidato. Non ci sarà distinzione tra i differenti settori, in quanto ogni membro della Commissione avrà la possibilità di esaminare il candidato indipendentemente dal settore di provenienza. Le figure, quindi dei Maestri Bonanomi, Zoia, Morandin, Gabbiano, Ore e Marinato saranno interscambiabili e allo stesso livello. «La nostra ossessione – spiega il Maestro Claudio Gatti, presidente dell’Accademia – è preservare e promuovere l’artigianalità nel mondo. Per questo saremo fiscali e rigidi in sede di esame». Secondo il Maestro Achille Zoia: «Entrare a far parte dell’Accademia è un grande pregio». Poi continua: «Metterò la mia esperienza professionale al servizio dei candidati. Cosa chiedo ad un potenziale accademico? Competenza, serietà, umiltà, fantasia, capacità e soprattutto di dimostrare una passione viva e attiva per i lievitati: la stessa che mi ha portato a creare continuamente».

La Commissione avrà il compito di valutare le effettive e comprovate capacità di ciascun pasticciere, pizzaiolo e panificatore intenzionato a far parte della nuova Accademia il cui principale obiettivo è di promuovere il made in Italy nel mondo. La candidatura è scaricabile sul sito http://www.accademiamaestrilievitomadrepanettoneitaliano.it e deve essere inviata all’e-mail segreteria@accademiamaestrilievitomadrepanettoneitaliano.it. «Il nostro obiettivo è di salvaguardare e tutelare l’artigianalità e la professionalità nell’uso del lievito madre – spiega Salvatore Gabbiano, Maestro del Lievito Madre – Ho assunto questo incarico con responsabilità e senso del dovere. Far parte della Commissione significa non solo appoggiare i valori e i princìpi dell’Accademia, ma anche condividerne le finalità».

Le regole per presentare domanda e per accedere alla prova con la Commissione esaminatrice è disciplinata dall’articolo 8 del regolamento interno dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano che cita: «Il numero degli Associati non è soggetto a limitazioni. All’Associazione potranno aderire solo maestri pasticceri lievitisti, panificatori e pizzaioli di provata professionalità». «Ho dedicato una vita intera alla mia professione e per me è sempre un onore partecipare ad iniziative di questo genere – ha spiegato Rolando Morandin – Collaboro con l’Accademia per sensibilizzare i colleghi e l’opinione pubblica sull’importanza della qualità della materia prima e dei lievitati italiani».

Se si vuole entrare a far parte dell’Accademia, la prima cosa da fare è presentare la candidatura dimostrando di utilizzare il lievito madre da almeno dieci anni. Il passo successivo consiste nel sottoporsi ad un esame tenuto dalla commissione appositamente nominata dal consiglio direttivo il quale, su parere della commissione d’esame, valuterà l’ammissione finale del candidato all’Accademia.

«Non ci ergiamo ad essere giudici, non è questo il nostro ruolo e la nostra finalità – spiega Eduardo Ore, Maestro pizzaiolo – Il nostro compito è di selezionare i migliori pasticceri, pizzaioli e panificatori che dimostrino grande capacità nella lavorazione del lievito madre. L’obiettivo è di promuovere e diffondere la cultura della qualità e per far questo serve competenza».

Una volta superato l’esame, il nuovo membro dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano riceverà la targa con il logo dell’Associazione da poter esporre nel proprio esercizio commerciale e potrà utilizzare il logo dell’Associazione sul materiale di comunicazione della propria attività. «L’Accademia rappresenta un punto d’unione per esaltare l’eccellenza del “saper fare” di pasticceri, pizzaioli e panificatori – conclude il Maestro panificatore Ezio Marinato – Assieme ai colleghi formiamo una grande team che rappresenta come la qualità nella lavorazione dei lievitati non conosca confini». I requisiti fondamentali per accedere all’esame sono di aver lavorato almeno da dieci anni il lievito madre e utilizzare ingredienti solo di prima scelta. L’utilizzo di preparati, semilavorati, sostituzioni o surrogati del lievito madre è espressamente vietata.

SABATO 10 OTTOBRE, FRANCIACORTA E CAVIALE A CASA PALADIN

A Casa Paladin proseguono i festeggiamenti per l’inserimento del Franciacorta Docg Dosaggio Zero 2011 di Castello Bonomi, proprietà della famiglia in Franciacorta, nell’elenco dei vincitori dei Tre Bicchieri della guida del Gambero Rosso 2021. Per celebrare questo importante riconoscimento, sabato 10 ottobre dalle 11. Casa Paladin aprirà al pubblico le porte della villa di famiglia ad Annone Veneto (Veneto) per una verticale speciale: tre annate del pregiato Dosaggio Zero, dalla 2010 alla 2012, in abbinamento a tre diverse tipologie di caviale di Caviar Giaveri, eccellenza ittica di Breda di Piave (Treviso) che nei suoi stabilimenti segue l’intero ciclo produttivo, dall’allevamento degli storioni delle razze più pregiate alla lavorazione delle uova.

Due realtà che condividono lo stesso amore per l’eccellenza e la cura posta in tutte le fasi di produzione: così come un ottimo vino nasce in vigna, così il benessere dello storione determina la qualità del caviale.

Il Franciacorta Millesimato Dosage Zero di Castello Bonomi nasce da uve Chardonnay e Pinot Nero dei vigneti del Castello, situati nel meraviglioso terroir di Monte Orfano, la zona più a sud della Franciacorta, a 275 metri di altitudine. In cantina le vinificazioni si svolgono separatamente: in piccole botti di rovere per lo Chardonnay con sosta di 8 mesi, in acciaio per il Pinot Nero, sempre con sosta di 8 mesi. All’assemblaggio seguono la presa di spuma in bottiglia secondo il Metodo Classico e una maturazione di oltre 70 mesi a contatto coi lieviti in bottiglia. Dopo la sboccatura le bottiglie riposano per altri 10 mesi in cantina prima di essere messe in commercio.

Caviar Giaveri è la concreta espressione di una quarantennale passione per l’eccellenza: un’eccellenza autentica, genuina, figlia della cultura gastronomica italiana che ha scoperto nella tradizione russa, conoscenze e tradizioni ricche di storia e passione. Da qui la scelta di produrre il caviale in possedimenti ittici di proprietà, protetti e controllati dove gli equilibri della specie sono rispettati. Le moderne tecnologie di acquacoltura permettono la sostenibilità degli impianti e la salvaguardia di quell’animale meraviglioso che è lo storione, e agli esemplari di vivere in modo molto simile a quello selvatico.

Le degustazioni, della durata di circa un’ora e solo su prenotazione, avranno luogo alle 11, 15 e 16.30. La quota di partecipazione è di € 25 a persona; per l’accesso alla degustazione farà fede l’email di conferma. Per informazioni e verificare le disponibilità: 0422.768167 –  tour@paladin.it.

50 TOP PIZZA 2020: I MASANIELLI DI FRANCESCO MARTUCCI (CASERTA) È LA MIGLIORE PIZZERIA D’ITALIA E DEL MONDO

Francesco Martucci

Il sorpasso è avvenuto, I Masanielli di Francesco Martucci è la migliore pizzeria d’Italia e del mondo secondo 50 Top Pizza 2020, IV edizione della celebre guida on-line di settore. Il locale di Caserta rimane da solo sul gradino più alto del podio dopo l’ex-aequo del 2019, condiviso con Pepe in Grani di Franco Pepe (Caiazzo, Caserta) che scende dunque per la prima volta in seconda posizione dopo tre anni da primo della classe. In terza piazza I Tigli di Simone Padoan (San Bonifacio, Verona), il quale si aggiudica l’ambito premio speciale di pizzaiolo dell’anno. Ai piedi del podio 50 Kalò di Ciro Salvo Pizzeria e La Notizia 94, del pizzaiolo Enzo Coccia, entrambe di Napoli.

Se al vaglio degli ispettori i criteri per la valutazione sono rimasti gli stessi delle precedenti edizioni (dalla qualità della proposta del cibo all’insieme dei servizi offerti al cliente), sono stati invece tanti i cambiamenti nella top 50, che appare, rispetto alle precedenti edizioni, abbastanza rivoluzionata, grazie a diverse new entry e altrettante uscite di scena. Il duo di testa continua a essere espressione della scuola casertana e la Campania resta ovviamente la regione con il maggior numero di locali presenti in classifica, ben sedici. A essere rappresentata è però quasi l’intera Penisola, a cominciare da Lazio, Lombardia e Toscana, a quota 6, segue il Veneto (quattro), poi il Piemonte, la Sardegna e la Sicilia (due), infine Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Liguria, Marche e Puglia (uno).

Novità anche per gli attesi Italian Special Awards 2020. Tra questi il premio di giovane pizzaiolo dell’anno, dato a Gennaro Police dell’insegna ‘O Scugnizzo, di Arezzo, e quello di pizzeria novità del 2020, assegnato alla romana IQuintili, di Marco Quintili. La performance del 2020 (ovvero il più grande balzo in avanti in classifica, dal 106° posto del 2019 all’attuale 29°) è invece opera del Ristorante Pizzeria Ciarly, di Napoli. L’incredibile Futuro di Marinara di Francesco Martucci è la classica zampata del campione e si aggiudica il premio di pizza dell’anno. Mentre a firmare la margherita dell’anno è un maestro come Enzo Coccia (La Notizia 94, Napoli). Per la migliore proposta dei fritti occorre andare ad Acireale (Catania), presso Frumento, e per la più buona frittatina di pasta da Carlo Sammarco Pizzeria 2.0, a Frattamaggiore (Napoli).

Il premio Pasticceria in Pizzeria va a Dry Milano, mentre la migliore pizza dolce è la Pizza Colada di Seu Pizza Illuminati (Roma). Il miglior servizio di sala è di Francesco & Salvatore Salvo (Napoli). Le migliori carte dei vini, delle birre e degli oli sono rispettivamente di: 50 Kalò di Ciro Salvo Pizzeria (Napoli), Apogeo (Pietrasanta, Lucca), Giangi Pizza e Ricerca (Arielli, Chieti). Infine il premio Best Format, conferito a Crosta (Milano), e l’importante riconoscimento Innovazione e Sostenibilità Ambientale attribuito a Le Grotticelle (Caggiano, Salerno).

Sono stati inoltre assegnati i prestigiosi riconoscimenti internazionali per le top pizzerie in Giappone, Canada, Asia e Oceania. Ad aggiudicarseli rispettivamente: Pizzeria Braceria Cesari (Nagoya, Japan), Via Tevere Pizzeria Napoletana (Vancouver, Canada), Ciak – In The Kitchen (Hong Kong, China) e 400 Gradi (Brunswick, Australia). A quest’ultima insegna australiana per finire, è stato dato anche l’ambito premio per la Migliore Pizza Napoletana fuori dall’Italia. Purtroppo quest’anno non è stato possibile stilare le classifiche delle migliori pizzerie di Usa, Sud America e Africa a causa dell’emergenza sanitaria, che non ha reso agevole né il lavoro dei pizzaioli e né tantomeno quello degli ispettori.

Tutti i responsi sono stati dati al termine di un’appassionante diretta streaming, condotta da Federico Quaranta e seguita da migliaia di persone attraverso i canali social. L’ormai consueto countdown ha visto collegati tutti i pizzaioli presenti in classifica, i quali hanno così potuto ritirare virtualmente le onorificenze assegnategli. Tra questi anche Gabriele Bonci, con la sua Pizzarium al primo posto delle 20 Migliori Pizze in Viaggio in Italia – da Taglio e Asporto – 2020, e ovviamente Ciro Salvo, numero uno, con 50 Kalò London, di 50 Top Europe 2020, la classifica delle migliori pizzerie d’Europa fuori dai confini italiani che ha fatto migliaia di visualizzazioni durante la sua presentazione e raccolto centinaia di articoli da tutti i Paesi europei.

«Il mondo della pizza – commentano Barbara Guerra, Luciano Pignataro e Albert Sapere, i tre curatori del progetto editoriale – si è dimostrato quello più reattivo di fronte alle difficoltà del momento. Nessuno ha rinunciato alla qualità e sono proseguiti gli investimenti. Ci teniamo poi a sottolineare l’ingresso di tanti giovani, sia in Italia che all’estero, a testimonianza di un settore vivo, ricco di passione e di competenze. Vogliamo infine ringraziare i nostri partner e tutti gli ispettori, che quest’anno hanno compiuto un eccellente e difficile lavoro fuori e dentro i confini nazionali. Grazie a loro, ai coordinatori regionali e nazionali, abbiamo potuto offrire ai lettori e ai clienti una fotografia del comparto come forse nessun altro è in grado di fare. Diamo ovviamente appuntamento a 50 Top Pizza 2021, augurandoci un felice ritorno alla normalità».

GIOVEDÌ 24 SETTEMBRE, DECIMO MEETING ENOGASTRONOMICO INTERNAZIONALE DELL’ALPE ADRIA AL TERAZZAMARE DI JESOLO

Maurizio Potocnik

Giovedì 24 settembre lo storico editore Club Magnar Ben di Maurizio Potocnik promuoverà la cerimonia di consegna degli Awards Internazionali “Best of Alpe Adria” della Guida Best Gourmet 2020 al TerrazzaMare Marcandole al Mare di Jesolo (Venezia).

In questa decima edizione, dalle 11.30 alle 12.30 sfileranno di fronte al faro di Jesolo 21 premiati, dei quali 12 alla ristorazione, 5 nella sezione vini e 3 nella sezione dedicata al food.

A seguire, dalle 13.00, il brindisi e il pranzo che quest’anno sarà curato dagli chef dei ristoranti Marcandole di Salgareda-Treviso) e TerrazzaMare Marcandole al Mare che da oltre 5 anni accolgono questa manifestazione con grande successo.

Come menu saranno serviti lo Sashimi di ricciola, con gazpacho di pomodorini, lampone, burrata e mandorle, la Crema di patate con cioccolato bianco, mela verde e cozze, Sarde dorate, Risotto cacio e pepe con tartare di scampi, Magnum con yogurt magro, aceto balsamico, cioccolato e pistacchi. E poi Lecca lecca di mazzancolle con confettura di ananas, Toast di gamberi, Macarones di polenta, capa santa e pomodoro secco, Tonno con fondo bruno e maionese di soia e Spuma di zabaione con polvere di gelato al cioccolato.

L’evento sarà solo su invito e nel rispetto delle norme che regolamentano l’attuale decreto legislativo in fatto di sicurezza.

Perteciperanno solo personalità, giornalisti, opinion leaders, ristoratori, chef, maitre, produttori del settore food and wine.

RISTORANTE DA MAURO DI ZIANIGO (VENEZIA): ECCELLENZA E QUALITÀ A SERVIZIO DEL CLIENTE

Ristorante da Mauro

C’è un locale, a due passi da Mirano (Venezia), garanzia di professionalità, inventiva e, soprattutto, materie prime di ottima scelta, provenienti dal non distante Tronchetto di Venezia. Il pesce è il re della tavola del ristorante da Mauro in via Scortegaretta 3, ovviamente fresco, di giornata, cotto e preparato in tutti i modi possibili: dal crudo ai ferri, dal fritto al vapore. I soci sono tre: Mauro Pelosin, Laura Bolzonella ed Elia Favaro, poco più di trenta i posti a disposizione, coccolati dalla professionalità del personale.

In tavola si porta il sapore del mare. Un esempio? Si può iniziare con il Bacalà mantecato e proseguire con le Ostriche francesi, immergersi nella Ricciola e gamberi rossi con frutti di boschi oppure nel Tortello con scorfano e Pistacchi di Bronte. E poi, ancora, la selezione di crudità, l’Astice, il fritto di calamari, le Tartare, il Carpaccio e gli Spaghetti con le Seppie nere di laguna. Un’esperienza da provare, sommata a uan cantina molto interessante, dove si possono trovare oltre 400 etichette di vino; all’interno, il cliente può trovare le eccellenze delle bollicine italiane, proseguendo con gli Champagne, le bollicine francesi, i vini bianchi, i non filtrati e altre proposte straniere. Non mancanole birre, sempre più spesso in accompagnamento ai piatti di pesce.

Il prezzo medio si agira sui 100 euro a persona, quello degustazione sui 90-100 euro.

Chiuso il lunedì, aperto dal martedì alla domenica dalle 12.30 alle 14.30 e dalle 20 alle 22.30. Telefono 041-5703003, info@ristorantedamauro.com.

NATO L’ACETO PAHONTU: UN’ECCELLENZA PER VALORIZZARE E NOBILITARE UN PRODOTTO PER TROPPO TEMPO VITTIMA DI PREGIUDIZIO CHE HA PERSO LA SUA DIGNITÀ DI PRODOTTO DI QUALITÀ

Mauro Meneghetti e Simona Pahontu

Acetaia Pahontu è il frutto della ricerca, della passione, dell’amore e dell’artigianalità  per quello che dovrebbe essere riconosciuto a pieno titolo come un alimento, esattamente come lo è la materia prima dalla quale deriva, ossia il vino. Unicamente vini biologici e biodinamici senza solfiti aggiunti, rivelatori della mineralità e sapidità del terreno, espressione sincera e senza compromessi di un territorio vulcanico come i Colli Euganei. Il prodotto finale è un aceto dal profumo complesso di sambuco, penetrante, gradevole e sapido, grazie alla mineralità tipica del terreno dei Colli Euganei, insieme ad un sapore agro ben equilibrato con sfumature vellutate e fruttate tipiche del moscato. L’aceto Pahontu, nasce con l’intento di valorizzare e nobilitare un prodotto, che come altri prodotti ritenuti umili, è sottovalutato e non sufficientemente valorizzato della cucina italiana.

L’Acetaia Pahontu è l’unica acetaia che produce aceto di vino nei Colli Euganei in provincia di Padova ed è stata fondata da Mauro Meneghetti, restaurant Manager nel Gruppo Alajmo, sommelier formatore e docente del Master della Cucina Italiana e Simona Pahontu, giornalista e comunicatrice.

Il credo dei due fondatori dell’Acetaia Pahontu, Mauro Meneghetti e Simona Pahontu, prevede che l’aceto sia integro, cioè non diluito con acqua, che venga affinato in botti di legno senza il controllo delle temperature né del tempo (l’aceto Pahontu rimane in botte almeno un anno) e disconosce l’utilizzo della cosiddetta “madre” considerata un falso mito nel mondo degli aceti: “si tratta di un agglomerato cellulosico di natura batterica inutile al processo che, depositandosi sul fondo, può anzi creare odori sgradevoli”, spiegano i fondatori. Semplici regole da seguire per la produzione di un buon aceto: una materia prima di qualità, non diluita e che non sia scarto di altre produzioni; i tempi legati al passare delle stagioni rispettati senza forzature meccaniche che andrebbero ad alterare le qualità organolettiche della materia prima; nessun intervento sulla temperatura per rispettare i profumi e gli aromi originari che attraverso l’ossidazione evolvono e si arricchiscono. Attualmente, l’aceto Pahontu, è tra gli aceti con acidità più alta sul mercato volutamente tenuta naturale per mantenere intatto il corredo aromatico del vitigno di partenza, il moscato. Acidità imbattibile in tutte le sue evoluzioni, scalpitante e apertissima nella versione giovane, dove la fanno da padrona la persistenza della parte fruttata, un po’ più domata e rotonda quella che si trova nel prodotto finito e imbottigliato.

Imprescindibile (e classico) complemento all’olio extravergine di oliva per condire l’insalata – dando origine alla vinaigrette, dal nome francese che ne riprende le origini di vin aigre, vino acido –, l’aceto è un ingrediente fondamentale (ma spesso nascosto) per tantissime preparazioni casalinghe o diventate ormai familiari da leggere sui menu: salse come la bernese o il tipico bagnet piemontese, giardiniere, fondi deglassati, gastrique, marinate, cacciatora. Spesso però, è anche uno dei prodotti acquistati più distrattamente, mettendo nel carrello della spesa bottiglie qualsiasi senza far troppo caso all’etichetta, magari da usare anche per lucidare i fornelli. Destinando alle occasioni speciali – o semplicemente a qualche piatto un po’ più elaborato o appagante – la bottiglia di balsamico tradizionale. Invece l’aceto di vino di qualità è una meraviglia, e sono pochi i piatti cui non dia una spinta di sapore e vivacità grazie alla sua acidità e fragranza. Per questo motivo, con lo chef Paolo Giraldo del ristorante CorteVerde Chiara di Correzzola (Padova), si è pensato un menu alla riscoperta dell’acidità portando a rendere centrale il ruolo dell’aceto nel piatto. L’aceto è stato utilizzato come ingrediente per la sua capacità di esaltare le sensazioni gustative, smussare i toni stucchevoli, dare profondità ai piatti, sollecitare il palato con sferzate ben modulate.

Tra i cinque gusti fondamentali – amaro, acido, dolce, salato, umami – su cui giocare per creare infinite combinazioni di sapori, l’agro è forse il più apprezzato nella cucina contemporanea per la sua capacità di esaltare i piatti. Gli chef lo ricercano attraverso fermentazioni spinte, bacche rare, erbe selvatiche frutto di meticolosi foraging, agrumi esotici e un repertorio di altri prodotti, mentre capita meno di frequente che scelgano di usare come ingrediente tout court l’elemento acido per eccellenza: l’aceto!

Dei tre metodi esistenti per fare l’aceto (acetificazione statica superficiale; il metodo Frings, ossia quello utilizzato dall’idustria per produrre aceto in 48 ore; il metodo lento a truciolo), quello che interessa l’Acetaia Pahontu è solo quello che viene definito metodo primitivo, cioè la lentissima acetificazione statica superficiale. Con il metodo primitivo, solo il tempo – aiutato da una temperatura dell’acetaia che non scenda sotto i 20 gradi e non superi i 30 gradi, ma senza forzature – fa sì che il processo di acetificazione (dunque una seconda fermentazione acetica) sia accurato e completo. L’obiettivo è di creare le condizioni ideali per far lavorare batteri “buoni” che trasformino tutto l’alcol in acido acetico con un processo lento ma inesorabile; la loro presenza si nota quando sulla superficie del liquido si forma un sottilissimo velo batterico, sotto il quale l’aceto resta puro e limpido mantenendo a lungo inalterati – anzi, esaltandoli grazie alla componente volatile – la fragranza e i profumi dell’ingrediente base: il vino di qualità.
Negli altri due, che puntano ad accorciare drasticamente i tempi di produzione, il calore determina la perdita delle componenti volatili (dunque degli aromi, i profumi) del vino – la materia prima più frequentemente utilizzata in Italia – che possono essere eventualmente recuperate e aggiunte nuovamente; mentre le lavorazioni troppo veloci e l’uso di materie prime di scarsa qualità fanno sì che gli acetobatteri vadano in qualche modo “dopati” con aggiunta di nutrienti (glucosio, lievito, vitamine, minerali) per mantenere le loro “performance”.

Inoltre, il prodotto è solitamente diluito con acqua sia all’inizio del processo (per abbassare il contenuto alcolico del vino favorendo il lavoro dei batteri) sia alla fine, per evitare di avere un prodotto troppo acido. Il contenuto finale di una bottiglia (aceto realizzato con il metodo industriale e il metodo lento a truciolo) è solitamente tra il 20 per cento e il 40 per cento di acqua che non è obbligatorio indicare in etichetta; può esserci anche un residuo alcolico dell’1,5 per cento di volume per gli aceti commerciali e fino al 4 per cento di volume per quelli artigianali acetificati con metodo statico superficiale.

L’Acetaia Pahontu è ospite all’interno dell’Azienda Agricola Le Volpi in via Gemola, 14 a Baone (Padova). Sito web: www.pahontuvinegar.com (email: info@pahontuvinegar.com), prezzo al pubblico 25 euro.

ALAJMO: FINISCE L’AVVENTURA A LA MONTECCHIA

Massimiliano Alajmo, Raffaele Alajmo Alberto Sonino

 

La Laguna seduce gli Alajmo. Dopo ventisei anni di gestione de La Montecchia a Selvazzano Dentro (Padova), la famiglia ha deciso di chiudere il prossimo 31 dicembre, prematuramente rispetto alla naturale scadenza del contratto prevista alla fine del 2021. Il Covid-19 ha accelerato questa decisione, che era già in programma, ma ha dato allo stesso tempo la possibilità alla famiglia Alajmo di intraprendere un nuovo progetto con Alberto Sonino, fondatore della società Vento di Venezia che gestisce l’Isola de La Certosa e il Venezia Certosa Marina. La collaborazione ha avuto inizio quest’estate con l’aperura del pop-up restaurant Hostaria in Certosa ed è destinata a proseguire nei prossimi anni con lo sviluppo dell’Isola. Verranno realizzate nuove residenze e strutture alberghiere, un orto di oltre cinque ettari, verrà avviata la produzione di miele della laguna e altre nuove iniziative volte alla riqualificazione del luogo. «L’origine greca della parola crisi – spiega Raffaele Alajmo – ha in sé un’accezione di opportunità. Nel nostro caso abbiamo la conferma che gli antichi, ancora una volta, avevano ragione. Per questo le energie e le nostre risorse si concentreranno in laguna». La famiglia Alajmo ringrazia la famiglia Casati, proprietaria del Golf Club La Montecchia, per la preziosa e amichevole collaborazione intrattenuta in tutti questi anni. «In questi anni ho visto crescere La Montecchia, dalla stella nel 2009, all’apertura di Abc Montecchia fino allo sviluppo di una linea di eventi esterni – osserva il direttore di Alajmo Spa Erminio Alajmo «che continueremo a seguire nella provincia di Padova e non solo. Credo e spero di essere riuscito a trasmettere parte della mia esperienza e delle mie conoscenze a molte delle persone che hanno collaborato con noi, alcune delle quali sono ancora oggi dei veri e propri pilastri del Gruppo».

DAVIDE TANGARI CONQUISTA IL PREMIO “IL GIOVANE DELLE VENEZIE” DELLA GUIDA VENEZIE A TAVOLA 2021

Davide Tangari

 

Era nell’aria e ora è stato ufficializzato: lo chef Davide Tangari del Ristorante Valbruna di Limena (Padova) ha conquistato il premio “Il Giovane delle Venezie” della prestigiosa guida Venezie a Tavola 2021 diretta dall’inossidabile giornalista Luigi Costa. Una edizione, la undicesima, che in un momento di grande difficoltà oggettiva, dimostra una volta ancora la solidarietà e la vicinanza da parte dell’editore ai ristoratori.

L’ambito premio è una tappa fondamentale nella breve ma intensa carriera di Tangari: già a febbraio di quest’anno gli è stato conferito il Premio Adamo Digiuno come miglior cuoco emergente del Veneto, terza edizione di un riconoscimento che si ispira alla celebre frase del grande gastronomo francese Brillat Savarin: “La cucina è l’arte più antica perché Adamo è nato digiuno”. Alla fine del 2019 Davide Tangari, inoltre, ha partecipato e vinto le selezioni Nord del Concorso Emergente Chef, il concorso ideato e condotto dal critico enogastronomico Luigi Cremona, la cui finale sarà organizzata prossimamente.

«Sono emozionato come un bambino – racconta Davide –. Prima di tutto desidero ringraziare la proprietà che ha da sempre creduto in me: insieme abbiamo intrapreso sin dall’inizio quest’avvenuta che mi ha fatto crescere sia come professionista sia come persona.

Questo premio è un incentivo per un miglioramento continuo e va a tutta la brigata di cucina del Valbruna: io ho tirato il gol, ma l’azione è di tutta la squadra».

Davide Tangari, riceverà il riconoscimento “Il Giovane delle Venezie” da Giannitessari Wine durante la premiazione che si terrà lunedì 26 ottobre, assieme agli altri 11 premiati delle altre categorie, al Cuoa Business School di Altavilla Vicentina (Vicenza). Una scelta voluta dal direttore della Guida Luigi Costa e dell’editore Filiberto Zovico per sottolineare un aspetto non banale e oggi sempre più decisivo: se il cibo è cultura, ricerca e perfino arte, alla fine dei conti è anche impresa. E, per superare la crisi, la capacità dei cuochi di essere anche imprenditori è ormai un fattore imprescindibile.

ASIAGO DOP SPINGE SULLA RIPRESA DEI CONSUMI

Asiago Dop Stagionato

 

Spinge sulla ripresa dei consumi la nuova stagione di valorizzazione e promozione del Consorzio Tutela Formaggio Asiago che sceglie, per tutto il mese di settembre, di rafforzare l’azione di supporto ai soci con un progetto di comunicazione integrata rivolto alla Grande distribuzione organizzata e ai consumatori.

In un momento di grande evoluzione degli acquisti agroalimentari, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago avvia un progetto di comunicazione basato sull’unicità e naturalità di Asiago Dop, a sostegno del lavoro delle 1400 aziende d’allevamento e degli oltre 8000 addetti impegnati nella produzione della tipicità veneto-trentina. Il piano punta a raccontare “Il sapore della nostra anima”, la storia millenaria di questo prodotto unico e del suo territorio proseguendo nell’attività dedicata a promuovere la presenza, in particolare, della specialità Stagionato nelle sue diverse età: Asiago Mezzano, Asiago Vecchio e Asiago Stravecchio, negli scaffali e negli e-commerce delle principali catene della grande distribuzione. Per tutto il mese di settembre, la nuova campagna di comunicazione si svilupperà su emittenti televisive regionali del Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Trentino Alto-Adige e, in radio, a livello nazionale, su Rtl 102.5.

Asiago Dop, formaggio di qualità ed origine certificata, viene da sempre apprezzato anche nel mondo dell’industria alberghiera per la sua grande versatilità nelle ricette. Un percorso di collaborazione che, negli anni, ha visto il Consorzio Tutela Formaggio Asiago lavorare con i più prestigiosi chef, promuovere rassegne gastronomiche e stimolare la conoscenza e diffusione della creatività in cucina anche attraverso l’Asiago Network, l’innovativo progetto creato per offrire al consumatore l’opportunità d’incontrare gli ambasciatori della Dop, professionisti capaci di raccontarne le caratteristiche e di proporlo al meglio. Il Consorzio Tutela Formaggio Asiago, anche in questi momenti difficili per il settore del “fuori casa”, sostiene gli sforzi del mondo della ristorazione e plaude alle iniziative avviate a supporto di tutto il settore, importante volano della migliore produzione Made in Italy.

FESTA DEL BACALÀ 2020 DI SANDRIGO: UN’EDIZIONE DIFFUSA SUL TERRITORIO RICCA DI NOVITÀ E SU PRENOTAZIONE

Sandrigo (Vicenza) si prepara ad ospitare un’inedita edizione della Festa del Bacalà 2020, puntando sul territorio. La manifestazione si accorcia nella presenza degli stand in piazza, dal 18 al 21 settembre, ma si arricchisce di eventi collaterali diffusi sul territorio.

Al posto del tradizionale Gran Galà del Bacalà, giovedì 10 settembre a Villa Sesso Schiavo si svolgerà la cena di beneficenza in favore della Città della Speranza con consegna del 56° Premio Basilica Palladiana. La serata sarà esclusivamente su prenotazione e le donazioni raccolte saranno devolute la sera stessa alla Fondazione.

Il trentatreesimo appuntamento con il celebre piatto della tradizione gastronomica vicentina prenderà il via ufficiale con il Pic-Nic in Vigna alla cantina IoMazzucato di Breganze, sabato 12 settembre e si chiuderà il 26 settembre con Bacco e Baccalà, a Villa Mascotto di Ancignano di Sandrigo. Due occasioni per gustare tante specialità a base di bacalà abbinate ai vini bianchi e rossi del territorio veneto.

Durante i fine settimana di settembre ed ottobre saranno inoltre disponibili pacchetti turistici personalizzati, dedicati a tutti gli appassionati che desiderano vivere un weekend alla scoperta delle ville e delle cantine del territorio con guide autorizzate, oltre che della tradizione gastronomica con degustazioni nei ristoranti consigliati dove si troveranno menù appositamente creati con piatti a base di bacalà.

L’accesso alla Festa del Bacalà 2020 ed agli eventi collaterali sarà consentito solo tramite prenotazione online al sito http://www.festadelbaccala.com, al fine di garantire il distanziamento sociale e la massima sicurezza per tutti i partecipanti. Online sarà possibile scegliere il giorno, l’ora (due saranno i turni a serata disponibili), il tavolo e il posto a sedere, oltre i piatti che si desiderano assaggiare. L’ordine verrà automaticamente inviato all’organizzazione e il pagamento sarà elettronico tramite bancomat, carta di credito o pay pal, per evitare assembramenti e attese alle casse.

Tra le pietanze degli stand saranno sempre disponibili bacalà alla vicentina e bacalà mantecato, crocchette di merluzzo con patate fritte e un piatto senza bacalà. I primi si alterneranno nelle varie serate con due novità, lasagnetta gratinata al bacalà e mezzelune ripiene al bacalà mantecato, oltre ai classici gnocchi al bacalà e risotto al bacalà. Presente come ogni anno anche la possibilità di asporto di varie specialità nello stand dedicato, con cassa autonoma, durante i quattro giorni della Festa del Bacalà. L’accesso alle tensostrutture sarà consentito solo dopo la misurazione della temperatura corporea da parte del presidio sanitario e l’igienizzazione delle mani. Una volta all’interno degli stand gastronomici si verrà accompagnati al proprio posto dagli steward e i volontari porteranno direttamente al tavolo i piatti ordinati, come in un vero ristorante, mentre nel caso di ulteriori consumazioni sarà possibile ordinare tramite gli ipad in dotazione al personale di sala. La nuova modalità di servizio verrà testata quest’anno e potrebbe restare anche per le prossime edizioni, nell’ottica di rendere l’esperienza alla Festa del Bacalà unica e coinvolgente.

È stata invece annullata la tradizionale cerimonia di investitura dei nuovi Confratelli per problemi di spazio ed assembramenti.

UN 2019 DECISAMENTE POSITIVO PER MIONETTO VALDOBBIADENE

Il 2019 è stato un anno decisamente positivo per Mionetto di Valdobbiadene (Treviso) con 30 milioni di bottiglie vendute nel mondo (più 17,1 per cento) e un fatturato di 92,3 milioni di euro, più 7 per cento rispetto all’anno precedente. A questi dati fa riscontro ulteriore anche la conferma di Mionetto per il 2019 come “Best-selling International Brand” per il Prosecco da parte di Iwsr- il più importante provider di dati per chi opera nel mercato internazionale dei vini e degli spirits.

Con questi numeri, la storica cantina di Valdobbiadene ha rafforzato il proprio ruolo di ambasciatore della categoria Prosecco trainandone i consumi anche all’estero. «I dati pre Covid-19 – dice il responsabile del marketing di Mionetto Paolo Bogoni – evidenziano segni di continua crescita e l’export rappresenta il 63 per cento del fatturato di Mionetto grazie anche all’internazionalità e alla forza commerciale e distributiva del Gruppo Henkell-Freixenet che, forte anche delle proprie consociate nel mondo, ci permette di essere presenti in modo significativo in oltre 70 paesi. I nostri principali mercati di riferimento confermano quelle che sono le aree di consumo più importanti del Prosecco, quali: Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Italia. Grande attenzione si sta ponendo anche ai mercati emergenti tra i quali Nord Europa, Francia, Canada e Giappone, che iniziano ad avere un ruolo significativo nel business Mionetto».

«Questi numeri positivi – continua il consigliere delegato, direttore tecnico ed enologo di Mionetto Alessio Del Savio – sono certamente il risultato di un lavoro costante basato su una completa dedizione per la qualità che ricerchiamo in ogni fase del processo produttivo, sull’innovazione e sulla particolare attenzione alle esigenze dei consumatori e ai trend di consumo. Oggi, alla luce della ripartenza del Paese, auspichiamo che i segnali di ripresa che stiamo vedendo in alcuni mercati possano continuare anche nei mesi successivi. Ci auguriamo che un ulteriore impulso alle vendite possa arrivare anche dal lancio del nuovo Prosecco Rosé Doc Millesimato, previsto per l’autunno 2020, visto il trend positivo della tipologia Rosé negli sparkling wine nei mercati internazionali».

ESODO: COLDIRETTI, 1 ITALIANO SU 2 IN VIAGGIO PER FERRAGOSTO

Più di un italiano su due (54 per cento) non resta a casa per Ferragosto e ha deciso di mettersi in viaggio per raggiungere parenti e amici, andare in vacanza al mare, in montagna. Particolarmente gettonata la campagna – afferma Diego Scaramuzza presidente nazionale di Terranostra –   ideale per una semplice gita fuori porta. È quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixè divulgata in occasione del weekend da bollino rosso sulle strade italiane per il traffico del “capodanno” dell’estate, pesantemente condizionato dagli effetti della pandemia che ha ridotto del 14 per cento gli spostamenti rispetto allo scorso anno.

Per un 20 per cento degli italiani – sottolinea la Coldiretti – il Ferragosto 2020 sarà un giorno come tutti gli altri, magari da passare al lavoro per recuperare il tempo perso con il lockdown, e un altro 26 per cento resterà a casa a riposare. Praticamente azzerate a causa delle misure sul distanziamento sociale le presenze a manifestazioni pubbliche, dai concerti alle sagre.

Nonostante ciò il weekend di Ferragosto – continua la Coldiretti – resta il momento clou delle vacanze degli italiani che anche nell’anno del coronavirus hanno scelto il mese estivo per eccellenza, anche per attendere un miglioramento della situazione sanitaria. Con le ultime partenze salgono, infatti, a 21,1 milioni gli italiani che hanno deciso di concedersi almeno un giorno di vacanza fuori casa ad agosto nell’estate 2020, secondo l’indagine Coldiretti/Ixè.

Se la spiaggia – aggiunge Coldiretti – resta la meta preferita, cresce la montagna e il turismo di prossimità con la riscoperta dei piccoli borghi e dei centri minori nelle campagne italiane, in alternativa alle destinazioni turistiche più battute, mentre crollano le presenze nelle città anche per l’assenza degli stranieri.

Un paesaggio fortemente caratterizzato – spiega la Coldiretti – dalle produzioni agricole, dalle dolci colline pettinate dai vigneti agli ulivi secolari, dai casali in pianura alle malghe di montagna, dai verdi pascoli ai terrazzamenti fioriti, che contrastano il degrado ed il dissesto idrogeologico. Si tratta di un valore aggiunto non solo ambientale ma anche di armonia e bellezza per l’Italia che rappresenta anche un elemento di attrazione turistica che identifica il Belpaese all’estero, di cui l’agroalimentare Made in Italy è senza dubbio il fiore all’occhiello.​

QUANDO IL VINO AIUTA LA LAGUNA. SERATA A VENISSA IL 23 LUGLIO

Osteria Venissa Contemporanea

Come il vino ti cambia la vita, recita il titolo del libro di Laura Donadoni che verrà presentato a Venissa (Venezia) giovedì 23 luglio. In effetti il vino è molto di più del succo d’uva fermentato, il vino racconta le storie di popoli e luoghi, come quella dei romani che lasciarono Altino per spostarsi nelle isole della laguna portando la vite e la cultura del vino anche nella Venezia Nativa. E il vino oltre a questo può essere un modo per avvicinare le persone nei momenti difficili, come quello dell’acqua alta di novembre che ha messo in ginocchio Venezia creando diversi danni ai pescatori di Burano, con perdite di reti e danni a pontili e ormeggi. Per aiutare a tutelare questa tradizione, Venissa subito dopo l’acqua alta ha messo in vendita alcune delle sue rarissime bottiglie raccogliendo oltre 5 mila euro da destinare alla Cooperativa dei pescatori di Burano per la riparazione della darsena che aveva subito grossi danni. A sostenere questa iniziativa, è stata proprio Laura Donadoni, che ha contribuito alla raccolta fondi acquistando una delle 8 magnum, e ha deciso di condividerla con gli stessi pescatori proprio il 23 luglio alle 18, in occasione della presentazione del suo nuovo libro “Come il vino ti cambia la vita”, edito da Cairo. La presentazione si terrà a Venissa, che da sempre sostiene l’agricoltura nelle isole e lo sviluppo sostenibile della laguna, dopo la presentazione del libro e la consegna dell’assegno alla Cooperativa ci sarà una cena con l’autrice all’Osteria Contemporanea di Venissa.

Parte del ricavato sarà devoluto, assieme a quanto raccolto dalla vendita delle magnum di Venissa, alla cooperativa dei pescatori di Burano.

La cena a base di pesce di laguna, prevede 4 portate e vini di Venissa abbinati, a un costo di 75 euro a persona. Per info e prenotazioni: Venissa, 041-5272281 e info@venissa.it.

NIENTE FUOCHI AL REDENTORE DI VENEZIA MA HOSTARIA IN CERTOSA DA ALAJMO CONFERMA LA CENA

Hostaria in Certosa

 

Il 2020 non porta i consueti fuochi d’artificio nella notte più lunga dell’anno di Venezia, quella del Redentore – stavolta in calendario sabato 18 luglio – per evitare assembramenti da coronavirus. La festa attesa da veneziani, e non solo, affonda le sue radici nel 1577, anno in cui ebbe termine l’epidemia di peste che colpì la città. Ma la famiglia Alajmo non si arrendere e nel nuovo locale aperto da poche settimane nell’isola davanti al Lido, proporrà la cena organizzata sulla terrazza e anche sul pontone galleggiante, garantendo la giusta privacy e il rispetto della distanza senza però limitare lo spirito di convivialità.

Questo il menu; si partirà con l’apertivo a base di Cicchetto di polenta gialla e baccalà mantecato, Tartelletta di pizza e Cocktail del Redentore by Lucas Kelm. Si proseguirà con il Carpaccio di scampi, salsa di cozze e vongole, insalatina croccante al limone e Scartosso fritto di Calamari e verdure, i Mezzi paccheri con guazzetto di pesce, Veneziana con battuta di carne cruda e caviale, Astice alla griglia con patate schiacciate al limone, Torta Venezia e Focaccia del Redentore. Il costo è di 115 euro a persona (bevande escluse) per tavoli sulla terrazza del Ristorante.

Per i supplementi per i tavoli speciali in Pontone: tavolo da 8 con salotto privato e una bottiglia di Champagne Alajmo (250 euro), tavolo fino a 4 persone (50 euro a tavolo), tavolo oltre le 4 persone (10 euro a persona). Per prenotare 347-0787755.

Ci sarà anche la possibilità di un menu take-away per chi preferisse cenare nella propria barca. Saranno proposti Insalata di anguria, melone, cetrioli, sedano e basilico, Cozze gratinate, Cicchetto di polentina e baccalà, Pasta fredda alla Norma (mezzi paccheri, crema di melanzane, pomodoro, burrata, basilico) Catalana di calamari, gamberi, astice, scampi con ortaggi. In totale, 50 euro a persona. E poi Torta Leone a 12 euro e la Focaccia Mediterranea e 30 euro.

Si accettano ordini fino alle 12 di sabato 18 luglio con ritiro a partire dalle 16 fino alle 19.

GRUPPO ALAJMO, A VENEZIA APRE HOSTARIA IN CERTOSA

Da sinistra Massimiliano Alajmo, Silvio Giavedoni, Raffaele Alajmo, Alberto Sonino

Hostaria in Certosa, il nuovo pop-up restaurant estivo del Gruppo Alajmo apre sull’Isola La Certosa a Venezia in collaborazione con Vento di Venezia, la società fondata da Alberto Sonino che gestisce l’isola ed il Venezia Certosa Marina. Un locale informale con un menu di piatti semplici per un’estate in laguna, abbinato a un servizio giovane, simpatico e tipicamente Alajmo. La genesi dell’Hostaria ha inizio meno di due mesi fa nel pieno della pandemia. «È una storia incredibile», racconta Raffaele Alajmo. «Fino a sabato 25 aprile alle 9 del mattino non esisteva nemmeno l’idea, poi mi arriva un sms di Alberto Sonino e da qui ha inizio il concept di un nuovo format, un locale che nasce anche dal contributo delle idee di molti del nostro staff  animati dalla voglia di ripartire, di far rivivere Venezia, di animare la laguna ed accogliere i nostri ospiti». L’Hostaria in Certosa è aperta 7 giorni su 7, dalle 9 a mezzanotte, dalla colazione del mattino, al tramezzino, allo spritz, al pranzo, al gelato soft nel pomeriggio, all’aperitivo, alla cena e al dopo cena con i cocktail del bartender del Gruppo, Lucas Kelm. La struttura, che può ospitare circa un centinaio di persone all’aperto e una trentina all’interno, più lounges e salottini vari, sorge alla fine del pontile del vaporetto e presenta i tratti di una moderna Hostaria dal design semplice ma curato con molti dettagli nautici a partire dalle divise del personale realizzate con materiali tecnici che ricordano quelle utilizzate dagli equipaggi degli yacht. Sui tavoli le lampade di Davide Groppi creano intimità e scaldano l’atmosfera alla sera. È inoltre disponibile un servizio di take-away gestito tramite una piattaforma digitale integrata sul sito Alajmo che consente di prenotare, ordinare e pagare con facilità, effettuando il ritiro direttamente dalla propria barca comodamente ormeggiata presso uno stallo dedicato.

«Fino ad poco più di un decennio fa», spiega Alberto Sonino, «la Certosa era una delle molte isole demaniali abbandonate della laguna. Nel recente passato ha ospitato attività Militari mentre in antichità vi sorgeva un magnifico complesso monastico. Strategicamente posizionata in adiacenza al centro di Venezia, tra il Lido e l’Arsenale, la Certosa è oggetto di un programma di rigenerazione urbana gestito dalla società Vento di Venezia che, attraverso un partenariato pubblico-privato col Comune di Venezia, ha bonificato l’isola e sta progressivamente trasformando lo stabilimento industriale militare dismesso in un grande parco naturale, attrezzato con servizi per gli ospiti e la nautica da diporto, ideale per passeggiate nel verde attraverso il variegato paesaggio naturale e gli scorci mozzafiato sulla laguna, picnic in famiglia e con amici: un’oasi aperta a tutti tra laguna, bocca di porto e centro storico».

L’isola è soprattutto una destinazione di yachting ed offre servizi per la nautica da diporto a partire da un porto turistico, con oltre trecento ormeggi per imbarcazioni di ogni dimensione, integrato ad una struttura alberghiera con spazi per convegni ed eventi, attività artigianali di costruzione e riparazione delle unità navali, scuola nautica, shipchandler, servizi di locazione e noleggio di kaiak e natanti tradizionali con propulsione elettrica.

L’Hostaria completa l’opportunità che diportisti e visitatori hanno di vivere Venezia e la laguna con la propria barca, sia per un breve passaggio che per una permanenza più lunga che consente di vivere la propria barca come pied-à-terre veneziano.

«Il desiderio di ritrovarsi in un ambiente libero in mezzo alla laguna ci consente di proporre una cucina facile, immediata, comprensibile che rassicuri tutti i palati e che racconti, attraverso la semplicità, la bellezza del nostro territorio», spiega Massimiliano Alajmo.

Il menù prevede piatti realizzati con ingredienti locali come: i moscardini all’aglio, olio, limone e prezzemolo con patate bollite; la tartare di ricciola con insalatina e salsa tartara; gli spaghetti alle vongole, olio extravergine, peperoncino, sedano e pomodoro; o lo scartosso di calamari, cipolla e fiori di zucchina, fritti.

Non mancano piatti di carne come il vitello in salsa tonnata con fagiolini e capperi all’aceto balsamico; e il Sandwich del Timoniere, un hamburger con patate fritte; e le preparazioni allo spiedo come il galletto alla senape e spezie rosse allo spiedo e la faraona alla salvia e rosmarino, tutte e due con patate arrostite.

Per chi cerca un pranzo o cena a base di verdura, troverà l’insalata di melone, anguria, cetrioli, sedano e basilico; riso bianco e nero, curry, peperoncino, curcuma, verdure estive, e passata di carote; la parmigiana di melanzane MariaPia; e una grigliata di verdure con olio e basilico.

Tra i dessert, gelati soft, granite, dolci del laboratorio di pasticceria, MammaRita Lab, come la Torta Leone, la Torta Venezia e la Focaccia Mediterranea all’olio extravergine di oliva con origano, capperi, olive, peperoncino e limone canditi.

È stato inoltre creato un piccolo orto che, per il momento, fornisce erbe aromatiche e alcune varietà di pomodori. Un appezzamento che con il tempo verrà ampliato e sarà in grado di rifornire, in parte, il ristorante.

La proposta beverage prevede una selezione di vini curata dai nostri sommelier, birre artigianali realizzate in esclusiva per Alajmo dal birrificio Baladin, un’ampia proposta di apertivi e cocktails, oltre al caffè di Gianni Frasi, celebre torrefattore veronese del Laboratorio di Torrefazione Giamaica Caffè che ha creato una miscela unica in esclusiva per tutti i locali Alajmo.

Hostaria in Certosa è aperta tutti i giorni dalle 9 a mezzanotte, la cucina è attiva dalle 12 alle 15 e dalle 19 alle 22.30. Per prenotare 347-0787755.

DUE NOVITÀ IN CASA 32 VIA DEI BIRRAI: NASCE AMBEDUE, AMARO ALLA BIRRA E AMBITA, BIRRA 100 PER CENTO MADE IN ITALY

Staff 32 via dei Birrai

Quella di 32 Via dei Birrai è una storia di passione infinita per un prodotto naturale quale è la birra, di meticolosa cura per i dettagli, siano questi legati alla qualità delle materie prime siano oppure l’attenzione per il packaging e il design. Il birrificio, nato nel giugno del 2006, è la sintesi di tre percorsi professionali diversi che hanno saputo integrarsi alla perfezione: Fabiano Toffoli, uno dei birrai italiani più apprezzati, Loreno Michielin, il direttore commerciale che ha saputo rapidamente far conquistare all’azienda una fama anche all’estero, e Alessandro Zilli, ingegnere che segue la fondamentale ricerca e sviluppo. A loro si è poi aggiunto, per seguire nello specifico il mercato italiano, Mauro Gajo.

Nel corso degli anni 32 Via dei Birrai di Pederobba (Treviso) si è distinto per aver voluto seguire una sua strada in buona parte diversa da quella della maggior parte dei colleghi. Le birre, tutte di alta fermentazione, esclusivamente in bottiglia; il logo, quel numero 32 (che richiama la classe di appartenenza della birra secondo la classificazione internazionale) iscritto in un cerchio elegante e d’impatto allo stesso tempo, tanto da valergli una immediata segnalazione su Wallpaper, rivista icona londinese che si occupa proprio di design; l’unicità di un tappo che sigilla la bottiglia ma, allo stesso tempo, è riutilizzabile.

L’attenzione alla sostenibilità e al riciclo, così come la filosofia della qualità rispetto alla quantità, certificata da innumerevoli riconoscimenti tra i quali quello di Slow Brewing, ISO 9001 e Ogm Free sono solo alcuni dei tasselli che danno l’idea dello stile di lavoro di 32 Via dei Birrai.

Ed è per questo motivo che quando questo birrificio trevigiano annuncia delle novità la soglia di attenzione dei media si risveglia immediatamente. Perché chi li conosce sa che l’annuncio è il punto di arrivo di un lungo percorso, fatto di ricerca, prove, dubbi e conferme. E questa volta le novità sono addirittura due.

A quattro anni di distanza dall’ultima etichetta firmata 32 Via dei Birrai è giunto infatti il tempo di una nuova birra. Si chiama Ambita ed è una birra 100 per cento Made in Italy. L’orzo infatti arriva dall’entroterra veneziano mentre il luppolo è coltivato sui colli asolani. Il primo frutto di una mission che Toffoli aveva deciso di realizzare alcuni anni fa quando le prime piantine di una varietà, il Brewer’s Gold, erano state messe a dimora e curate da quel momento con la solita cura maniacale di 32 Via dei Birrai: ventilazione notturna e irrigazione a goccia quando necessario. Il risultato è un luppolo straordinario, con profumi e caratteristiche organolettiche superiori alla stessa varietà coltivata in altre zone d’Europa. Distribuita nel classico formato bottiglia da 75 centilitri al prezzo indicativo di circa 9 euro, Ambita è una birra chiara, di appena 4,5 per cento di volume alcolico, perfetta per l’imminente estate per facilità d’approccio e di sorso, ma una birra che vuole anche essere un segnale di fiducia e di speranza in un Italia che riparte dopo mesi di chiusura di quasi tutte le attività, la testimonianza concreta di imprenditori artigiani il cui messaggio è “rimbocchiamoci le maniche, rimettiamoci al lavoro”. Ambita perché tale è questa birra e perché ci si deve ricordare che gli italiani abitano una terra che, per mille motivi che spesso dimentichiamo, è ambita.

Ma, come se non bastasse, dalla creatività di 32 Via dei Birrai è ora pronto ad affrontare il giudizio dei consumatori Ambedue. Non una birra ma un amaro alla birra. Il punto d’arrivo della collaborazione tra 32 Via dei Birrai e Genziana Distillati di Crespano del Grappa, una distilleria nata nel 1969 riprendendo un’antica tradizione di famiglia che risaliva a prima della Grande Guerra. Tra i ragazzi di 32 Via dei Birrai e Alessandro Carlassare, il distillatore di Genziana, si è subito stabilita una comunione d’intenti e di obiettivi. La base di Ambedue è la Nebra, una birra ambrata da 8% vol prodotta con malto d’orzo e segale, nella quale sono state innestate un bouquet di erbe e piante aromatiche che vanno dalla genziana al rabarbaro, dall’assenzio romano alla cannella, dalla rara cascarilla alla china. Il risultato è un amaro autentico, da 25 per cento di volume alcolico, in cui si avverte la “spina dorsale” birraria: ottimo da sorseggiare nel dopo pasto ma dalle insospettabili potenzialità nella mixology. Sarà disponibile a breve, in bottiglia da 50 centilitri e al prezzo indicativo di 20/25 euro, sia nei tre punti vendita di 32 Via dei Birrai, rispettivamente collocati negli outlet di Serravalle Scrivia, Castelguelfo e Noventa di Piave, sia nel circuito tradizionale di 32 Via dei Birrai ovvero quello dei ristoranti, dei negozi gourmet e nei cocktail bar. Nonché, ovviamente online, nello shop di 32viadeibirrai.it.

Ambedue è così uno dei primi amari alla birra prodotti in Italia, l’unico con la garanzia di 32 Via dei Birrai. Una garanzia che 32 Via dei Birrai ha saputo costruirsi con quell’impegno quotidiano che serve a trasformare i sogni in realtà.

VILLA CORDEVIGO RIAPRE IL 18 GIUGNO: ALLA GUIDA DEL RISTORANTE OSELETA, STELLA MICHELIN, ORA C’È MARCO MARRAS

Marco Marras

 

Il Villa Cordevigo Wine Relais & Spa di Cavaion Veronese (Verona), primo hotel cinque stelle lusso del Garda Veronese, e il suo ristorante Oseleta, stella Michelin, si apprestano alla riapertura. L’albergo e l’annesso bistrot gastronomico riaprono agli ospiti il 18 giugno, mentre l’attività del ristorante riprenderà in estate con una significativa novità: dopo dieci anni, lo chef Giuseppe D’Aquino lascia l’Oseleta per dedicarsi a una nuova e diversa impresa professionale e ad assumere la guida delle cucine è Marco Marras, suo sous chef nell’ultima stagione, garantendo continuità allo stile che ha portato il ristorante ai vertici del panorama d’eccellenza gardesano.

«Giuseppe D’Aquino, con la sua professionalità e il suo riconosciuto talento – dice la direttrice del Villa Cordevigo Wine Relais&Spa, Lorenza Delibori, in rappresentanza delle famiglie Cristoforetti e Delibori, proprietarie della struttura – è stato fondamentale per il percorso che abbiamo intrapreso nel novembre del 2010, concretizzatosi con la stella Michelin nel 2013, gli auguriamo le migliori fortune per il nuovo impegno che, ne siamo certi, gli permetterà di conseguire ulteriori importanti traguardi nel suo infaticabile percorso di ricerca. A lui va il ringraziamento della proprietà e di tutto lo staff. Marco Marras è la persona ideale e il professionista perfetto per succedergli, anche per il fitto scambio di esperienze che ha coltivato accanto a Giuseppe».

«Nell’accingermi a una nuova sfida professionale – afferma Giuseppe D’Aquino – ringrazio le famiglie Cristoforetti e Delibori per la fiducia accordatami in questi dieci anni di intensa attività a Villa Cordevigo e all’Oseleta. Sono lieto di aver contribuito a portare questa realtà ai vertici dell’accoglienza e della ristorazione veronese. Un sentito ringraziamento anche a tutti gli ospiti e amici che hanno contribuito a concretizzare ciò che poteva sembrare un sogno e, di cuore, a Verona, che mi ha accolto e ancora mi accoglie con grande affetto. I migliori auguri a Marco, certo che saprà far bene».

Capo partita all’Oseleta dal 2017 e poi secondo di Giuseppe D’Aquino dal 2019, Marco Marras, trentadue anni, originario di Bosa, in Sardegna, allievo del locale Istituto alberghiero, ha iniziato a lavorare nelle cucine a sedici anni all’hotel Cala di Volpe a Porto Cervo, per proseguire poi a Madonna di Campiglio, Ginevra, Portofino, Isola d’Elba, Miami, Hawaii e in Puglia, fino all’approdo nel Veronese. Dal 18 giugno il Bistrot Cordevigo, con il suo arioso dehor affacciato sui vigneti e sulla piscina, sarà lo spazio dove presenterà la propria idea di cucina.

«La scelta di aprire subito il Bistrot Cordevigo, posponendo la riattivazione dell’Oseleta – spiega Lorenza Delibori – risponde all’esigenza di garantire la disponibilità di un’area open air molto ampia, nella quale gli ospiti dell’hotel e la clientela che vorrà ritrovare la nostra offerta ristorativa potrà sentirsi a pieno agio e in totale relax in questa fase post lockdown. L’Oseleta tornerà ad arricchire la nostra proposta non appena le condizioni diverranno più favorevoli».

ALESSANDRO BREDA FA RIPARTIRE IL GELLIUS DI ODERZO (TREVISO)

Alessandro Breda

 

Riaprono le porte del Gellius. Da domani sera, venerdì 5 giugno, il ristorante stellato di Oderzo (Treviso) tornerà ad ospitare appassionati e gourmet di tutta Italia dopo tre mesi di chiusura. Erano infatti i primi giorni di marzo quando, per precauzione, in piena ondata Covid-19 lo chef e patron Alessandro Breda aveva deciso di chiudere il ristorante, l’annesso bistrot Nyù e il bar della piazza centrale della città.

«È il momento di ripartire – dichiara Breda – ma lo faremo a modo nostro, con molta prudenza. Garantiremo infatti solamente il servizio di cena al Gellius, mentre il Nyù sarà aperto solo a mezzogiorno, per pranzi e incontri di lavoro. Siamo felici perché il primo week-end è già praticamente sold out, ma stiamo con i piedi per terra e cerchiamo di fare un passo alla volta»,

Il locale riapre con tutte le precauzioni e attenzioni prescritte dalla normativa, ma senza rinunciare a coperti, grazie alle distanze fra i tavoli che erano già molto ampie per garantire un’esperienza ottimale ai clienti.

La riapertura del ristorante è l’ultimo tassello di un graduale ritorno alla normalità per le strutture del Gellius: il bar ha infatti già riaperto il 22 maggio dal lunedì al venerdì dalle 17.30 alle 2, mentre sabato e domenica dalle 10.30 alle 2. È stato quindi seguito dal Nyù, dal 26 maggio aperto tutti i giorni in pausa pranzo, mentre il ristorante Gellius si appresta ad aprire le porte domani, dando appuntamento agli appassionati tutte le sere dal venerdì alla domenica. Nel rispetto delle normative post-Covid per tutti e tre i locali è preferibile la prenotazione al numero 0422-713577.

TENUTA SETTE CIELI SVILUPPA LA DISTRIBUZIONE IN ITALIA INSIEME AL PARTNER PELLEGRINI

Tenuta Sette Cieli si affaccia sul mercato del vino italiano grazie alla collaborazione con il distributore Pellegrini. L’azienda vitivinicola, i cui terreni sono situati tra Bolgheri e Castagneto Carducci, ha deciso di destinare il 25 per cento della sua produzione all’Italia, mentre il 75 per cento continuerà a rivolgerla all’estero, in particolare a Stati Uniti, Svizzera, Regno Unito, Benelux, Germania, Russia, Canada, Giappone, Brasile, Austria.

«A Tenuta Sette Cieli abbiamo sempre creduto nella massima qualità nella produzione dei nostri vini – afferma Ambrogio Cremona Ratti, titolare di Sette Cieli – Siamo quindi entusiasti di aver iniziato da quest’anno la collaborazione con Pellegrini, un’eccellenza italiana della distribuzione di vini e distillati con la quale siamo felici di affrontare il mercato italiano nel migliore dei modi». Alla luce dell’importante crescita registrata da Pellegrini a fine 2019, che segnava un più 15 per cento, lo storico distributore ha scelto di arricchire il portfolio con Tenuta Sette Cieli, per la sua diversa e personale espressione della zona Bolgheri. Un ingresso a quindici anni dalla prima vendemmia del 2005 e a ventidue dalla fondazione della Cantina nel 1998 per volontà di Erika Ratti, figlia dell’imprenditore tessile comasco Antonio Ratti, celebre per le sete di pregiata fattura. Erika eredita dal padre l’amore per il bello che trasfonde nel sogno di una realtà vitivinicola in Toscana, concepito durante un viaggio in cui rimane affascinata dalle colline di Castagneto Carducci.  Dopo la prematura scomparsa di Erika, il figlio Ambrogio prende le redini della Tenuta decidendo di acquistare nuovi terreni. Oggi Sette Cieli possiede 120 ettari di terreno di cui 10 ettari messi a vigneto a 400 metri sopra il livello del mare a Monteverdi Marittimo (Pisa) e 5 nella Doc Bolgheri. La gestione enologica è affidata a Elena Pozzolini, toscana di nascita e con una lunga esperienza nel campo, maturata in Italia e all’estero, tra California, Australia e Argentina. La personale impronta di Elena nei vini di Sette Cieli si riflette nelle scelte enologiche portanti, come il regime biologico in vigna, la raccolta manuale e la vinificazione separata di ogni parcella, così da permettere la valorizzazione delle diverse nuances di ogni vigneto. «Crediamo molto nell’identità di un territorio e di conseguenza di un vino. Da qui nasce la nostra scelta di lavorare con lieviti indigeni», queste le parole di Elena sullo stile adottato per la fermentazione. Tenuta Sette Cieli produce circa 90 mila bottiglie l’anno. Le etichette sono quattro e tutte da vitigni internazionali: Indaco da uve malbec, cabernet sauvignon e merlot; Scipio fatto interamente con cabernet franc; Noi 4 da cabernet sauvignon, merlot, petit verdot e cabernet franc; infine, Yantra prodotto con uve cabernet sauvignon e merlot.

VALBRUNA APRE AL NUOVO: BISTROT, COCKTAIL BAR E RISTORANTE RIVOLUZIONATI NEGLI AMBIENTI E NEI MENU

Riaprire con la consapevolezza di lasciare l’incertezza alle spalle e con una visione positiva e sicura del futuro. È con questi sentimenti che il Ristorante Valbruna di Limena (Padova) sintetizza il proprio spirito in occasione della riapertura sia per il bistrot che per il ristorante. «Durante questi mesi – racconta Elisa Vianello titolare del Valbruna – non siamo rimasti con le mani in mano. Poco prima del lockdown sono stati creati nuovi locali e nuovi bagni; abbiamo inoltre ampliato e rinnovato la terrazza-giardino con nuove postazioni per gli amanti dei cocktail e per assicurare maggiore spazio sia all’interno che all’esterno di Valbruna, che dispone inoltre di un ampio parcheggio esclusivo. Oltre ad adottare tutte le disposizioni previste da decreto abbiamo acquistato anche un sanificatore ad ozono per ambienti e garantire costante sicurezza. Abbiamo infine da poco approntato i nuovi menu, sia per il Bistrot che per il Dining, e la nuova drinklist per restituire un senso di rinascita e positività a tutti i nostri clienti: siamo pronti a ricominciare sempre col sorriso, stavolta coperto dalla mascherina, e con tanto entusiasmo».

Ecco in sintesi tutte le novità. Intanto Bistrot, con un nuovo ampio ambiente con parete finestrata, Terrazza rinnovata negli spazi e nel verde, Ambienti igienizzati e sanificati con sanificatore a ozono, nuovi bagni realizzati esclusivamente per la clientela bistrot, nuova immagine social con uno stile fresco, dinamico e pop.

Nuovi menu “Piatti dal mondo” e “Classici”. I nuovi piatti del bistrot seguono l’atmosfera che lo ha sempre caratterizzato con piatti dal mondo spaziando dalle ghiotte Alette fritte in salsa agrodolce con sesamo e arachidi in stile coreano alla Tuna Tartare con waffle di alghe, chips di maiale, scapece di zucchine e maionese alle erbe della California o ai particolari panini cinesi “Bao”, Panini al vapore con manzo e maiale, julienne di cipollotto, salsa di cavolo cappuccio viola.

Tra i classici, a grande richiesta rimane in carta il Burger Valbruna (Damburger Damini) affiancato da alcune novità come ad esempio le Linguine Felicetti alle vongole e l’insalata d’autore, (“Tonno del Rais” siciliano, fagiolini, rapanelli, pompelmo, tzatziki all’aneto).

E poi il nuovo spazio Cocktail bar esterno, con una nuova lista di drink.

La Drinklist è stata studiata durante queste settimane di pausa forzata su due fronti: “Ricerca e Curiosità”, spaziando dalle sensazioni fruttate a quelle vegetali e speziate, senza trascurare i grandi e intramontabili Classici. Sempre alla ricerca di nuovi ingredienti da elaborare e di piccole realtà enoiche, o particolari tecniche da adottare, Christian Lorenzato e Andrea Camparmò hanno affinato nuovi drink realizzandoli con distillati, liquori, “spezie liquide” e ingredienti da tutto il mondo, reinterpretati poi in chiave fusion.

CONSORZIO TUTELA FORMAGGIO ASIAGO: RIAPRE LA STAGIONE ESTIVA DELL’ALPEGGIO ALL’INSEGNA DELLA TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ

Fiorenzo Rigoni

In occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità, promossa dalla Nazioni Unite il 22 maggio per ricordare l’adozione della Convenzione sulla diversità biologica, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago annuncia la prossima riapertura della stagione di monticazione estiva nelle malghe produttrici di Asiago Dop dell’Altopiano di Asiago e dei territori montani della provincia di Trento. Nonostante la grave incertezza del momento, malghesi e caseifici di montagna scelgono di continuare a svolgere la loro importante funzione di custodia ambientale e di promuovere i valori culturali e storici che rendono così unico questo territorio.

Nell’Altopiano di Asiago e nelle zone montane della provincia di Trento la produzione di Asiago Dop è un importante presidio degli aspetti ambientali e paesaggistici della montagna. Il lavoro di malghesi e casari, veri custodi del territorio, contribuisce a contrastare l’abbandono della montagna e la monticazione delle mucche tra boschi e pascoli d’alta quota, per i quattro mesi estivi, svolge un’importante funzione di conservazione della biodiversità. Proprio il mantenimento del delicato equilibro naturale del territorio montano in quello che è riconosciuto il più importante sistema di malghe dell’intero arco alpino d’Europa rende così unico e importante il legame tra Asiago Dop e il suo territorio d’origine. Una rilevanza che fa di questa tipicità d’altissima qualità, che nasce da fattori naturali come l’ambiente geografico, il clima, la vegetazione uniti alle tecniche di produzione tramandate nel tempo, un vero volano economico capace di dare lavoro a migliaia di persone impiegate negli alpeggi e nel loro indotto di ristorazione e turismo montano, oggi duramente colpito.

«Difendere e preservare la biodiversità – afferma Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio Tutela Formaggio Asiago – non è solo un obbligo verso le future generazioni ma un vero investimento sugli elementi che distinguono le produzioni d’eccellenza del Made in Italy come Asiago Dop. Per questo, la riapertura delle malghe è un messaggio di responsabilità e di continuità nel segno della qualità che, come Consorzio, vogliamo dare in un contesto molto difficile e insidioso».

Il Consorzio Tutela Formaggio Asiago lavora per mantenere viva la produzione dell’alpeggio estivo e diffondere la sua conoscenza in Italia e all’estero. L’impegno nella tutela e valorizzazione del lavoro di malghe e caseifici di montagna ha portato al riconoscimento dell’Asiago Prodotto della Montagna, divenuta, nel 2006, la prima Dop italiana insignita dall’Unione Europea di questa menzione. Prodotto esclusivamente sopra i 600 metri d’altitudine secondo un rigido disciplinare nel quale le bovine vengono prevalentemente alimentate con erba fresca di pascolo, l’Asiago Dop Prodotto della Montagna, già riconosciuto, nella stagionatura Stravecchio, di oltre 18 mesi, Presidio Slow Food, ha visto, in quindici anni di tutela, la costante crescita del numero di soci produttori, oggi il 41 per cento sul totale, ed è diventata occasione unica di promozione e valorizzazione del genius loci del territorio montano.

CORONAVIRUS. PREZZI ALLE STELLE PER ORTAGGI E FRUTTA COLDIRETTI VENETO: CROLLO DEI VALORI NEI CAMPI E NELLE STALLE

Radicchio di Chioggia

Prezzi al dettaglio alle stelle: dalla verdura (più 5 per cento) alla frutta (più 8,4 per cento), dai salumi (più 3,4 per cento) al latte (più 4,1 per cento), dati Istat relativi ad aprile elaborati da Coldiretti dimostrano che le speculazioni in atto fanno male quanto il coronavirus. A farne le spese consumatori e agricoltori.

“In questo periodo di emergenza – denuncia Coldiretti Veneto – gli agricoltori hanno subito tagli draconiani sui prezzi fino a meno 15 per cento per il latte alla stalla, meno 25 per cento per i suini destinati alla produzione di prosciutto crudo, meno 33 per cento sulla carne di coniglio, meno 50 per cento per il Radicchio di Chioggia e meno 30 per cento sugli asparagi entrambi prodotti stagionali e simbolo della regione. A tutto ciò si aggiunge il comportamento di chi preferisce mettere sugli scaffali di vendita verdura o latte di importazione, proprio nel periodo in cui ci sarebbe necessità di sostenere il consumo dei prodotti italiani.

Il Covid-19 ha sconvolto i consumi dei veneti in quarantena, spingendoli alla corsa agli acquisti per lo sconvolgimento in atto sul mercato per le limitazioni imposte alla ristorazione dall’emergenza coronavirus.

In contrasto con l’andamento dell’inflazione, che ad aprile su base tendenziale si è azzerata, il carrello della spesa registra aumenti rilevanti per molti prodotti alimentari la cui domanda – sottolinea la Coldiretti – è stata fortemente influenzata dal lungo periodo di emergenza sanitaria.

A spingere in alto la spesa è stata anche la paura di rimanere senza scorte con la dispensa vuota che ha favorito l’acquisto di prodotti a lunga conservazione. Infatti ad aumentare – continua la Coldiretti – è anche il prezzo della pasta (più 3,7 per cento), dei piatti pronti (più 2,5 per cento), del burro (più 2,5 per cento), dei formaggi (più 2,4 per cento), dello zucchero (più 2,4 per cento), degli alcolici (più 2,1 per cento) delle carni (più 2 per cento), del pesce surgelato (più 4,2 per cento) e dell’acqua (più 2,6 per cento).

La caccia alle vitamine per aiutare a rafforzare il sistema immunitario contro il virus ha incrementato la voglia di comprare riserve di vitamine consigliata anche dall’Istituto superiore della Sanità che sul sito, nei consigli sull’alimentazione durante l’emergenza Covid-19, invita proprio ad “aumentare la quota di alimenti vegetali nella nostra dieta” con “più frutta e verdura e più legumi in ogni pasto della giornata”.

A pesare – spiega la Coldiretti – è il persistere della chiusura di ristoranti, bar, agriturismi e, in molte regioni, anche dei mercati rionali e degli agricoltori che moltiplicando le offerte ampliano la concorrenza aumentando le possibilità di scelta dei consumatori. Una situazione aggravata dai problemi nei trasporti per le difficoltà dei camion a viaggiare a pieno carico sia all’andata che al ritorno in conseguenza del blocco di molte attività produttive, con la conseguenza che quasi sei aziende ortofrutticole su dieci (57 per cento) sono in difficoltà secondo l’analisi Coldiretti/Ixè che evidenzia anche la frenata nelle esportazioni Made in Italy.

La chiusura forzata del canale della ristorazione ha infatti provocato un effetto a valanga sulla filiera regionale dell’agroalimentare che dai campi agli scaffali fino al ristorante vale 44 miliardi di euro. Il lungo periodo di chiusura – sottolinea la Coldiretti – sta pesando su molte imprese dell’agroalimentare Made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco e sui quali gravano anche le difficoltà all’esportazione con molti Paesi stranieri che hanno adottato le stesse misure di blocco alla ristorazione.

ALASSIO, UN MARE DI CHAMPAGNE, APPUNTAMENTO AL PROSSIMO 20 E 21 SETTEMBRE

Alassio e lo champagne rappresentano un legame che si rinnova. Quest’anno la nuova edizione di Un mare di Champagne (informazioni e prenotazioni http://www.unmaredichampagne.it, info@unmaredichampagne.it), organizzato dal Consorzio Macramé – Dire Fare Mangiare, avrebbe dovuto svolgersi domenica 7 e lunedì 8 giugno al Diana Grand Hotel di Alassio, in Liguria, ma le date sono slittate a causa dell’emergenza Covid-19 (coronavirus). Sono gli stessi organizzatori ad annunciare le nuove date. «Il nuovo appuntamento – dicono – sarà ospitato sempre nella stessa location ad Alassio, ma il 20 e 21 settembre: un importante momento di unione e confronto per lo sviluppo di nuove sinergie tra ristoratori ed eccellenze enogastronomiche di Alassio, capaci di promuovere questo splendido  territorio e le sue peculiarità. È fondamentale in questo preciso momento storico stringere nuove sinergie, fare rete, confrontandosi per realizzare nuovi progetti».

Sono passati otto anni da quando, nella primavera del 2012, un gruppo di ristoratori di Alassio, decise di lasciare il segno. Lavorando come una squadra, facendo sistema e mettendo in piedi uno dei più importanti eventi nazionali dedicati al mondo dello champagne. È la gente del Consorzio Macramé – Dire Fare Mangiare, nato quest’ultimo dal desiderio di sette ristoratori alassini di promuovere ed esaltare le eccellenze enogastronomiche di Alassio. «A un certo punto, nel 2012 abbiamo sentito l’esigenza di dialogare, di essere più partecipi alle attività del territorio, insomma di dare il nostro contributo fattivo per tenere sempre acceso un faro su Alassio e le sue molteplici eccellenze, attraverso iniziative ed eventi in linea con la nostra vocazione. Fare gruppo si è rivelata un’esperienza formativa anche per noi stessi e le nostre attività», dichiara Barbara Porzio, rappresentate del Consorzio.

L’edizione di quest’anno, in programma, originariamente domenica 7 e lunedì 8 giugno, sarebbe stata l’ottava edizione. Il numero otto è simbolo della capacità di raggiungere risultati duraturi. Rappresenta l’equilibrio cosmico e fino all’ultimo abbiamo provato a capire se fosse possibile mantenere invariata la data di svolgimento della manifestazione, anche in virtù di una importante conferma di presenza da parte delle maison francesi. Ma, chiaramente, a causa del protrarsi dell’emergenza legata al Covid-19, si è optato per lo slittamento al prossimo 20 e 21 settembre.

Resta invariata la location. Ad aprire le porte a tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori sarà il gioiello della Riviera di ponente: il Diana Grand Hotel di Alassio.

Resta invariata la formula. Ci sarà spazio per il Gala Night, nella magnifica Diana Terrace del Diana Grand Hotel, teatro della serata inaugurale. Non mancheranno le Masterclass con degustazioni, tenute da esperti conoscitori dell’Universo Champagne. E cuore della manifestazione continueranno ad essere le degustazioni degli Champagne presso i banchi e delle eccellenze gastronomiche presso l’area food.

«Il format – prosegue Barbara Porzio – è rimasto all’incirca lo stesso fin dalla prima edizione. La giornata del lunedì, dalle 12 allo 20, è un evento B2B rivolto principalmente agli operatori del settore Horeca che in questo contesto trovano una vastissima gamma di Champagne e anche di eccellenze gastronomiche dall’Italia e dal mondo; la Champagne Gala Night è, invece, il momento più mondano aperto a tutti gli appassionati e non, una cena gourmet dove ospitiamo grandi chef e Chef stellati non solo liguri, dove si bevono grandi Champagne, si balla; insomma una serata all’insegna del divertimento».

Quest’anno però si proverà ad andare oltre, puntando a fare cultura proprio intorno al mondo dello champagne. Come? Proponendo un corso dedicato a “Come raccontare il vino” diretto a giornalisti, esperti del settore, appassionati e blogger. Nel palinsesto, spazio, da questa edizione, anche ad un momento in cui a farla da protagonista, saranno bartender di fama internazionale, pronti a raccontarci e a far degustare la loro proposta di cocktail pensata proprio partendo da una bottiglia di champagne. E poi non mancheranno i consigli su come servire lo champagne e come mangiare col giusto abbinamento ma soprattutto come conservare in modo ottimale una bottiglia di Champagne.

Un mare di Champagne, conferma la sua vocazione iniziale, che si ripete e consolida, anno dopo anno, nel voler raccontare un territorio, insieme ai suoi protagonisti migliori. I ristoratori, le enoteche e tutte quelle attività commerciali che sceglieranno, in qualche modo di vestirsi a festa per l’occasione. «Lo Champagne evoca momenti di festa, di gioia – continua Porzio – ma anche di allegria. Alassio è meta privilegiata di vacanza, fin da quando gli inglesi (tra i primi e maggiori consumatori di Champagne al mondo) nell’Ottocento ne scoprirono le bellezze naturalistiche e climatiche e ne determinarono la fortuna turistica. Non stento a immaginare che i colti e raffinati turisti inglesi dell’epoca, ben presto diventati a tutti gli effetti cittadini anglo-alassini abbiano dato un certo stimolo al consumo dello Champagne ad Alassio. Si può dunque affermare che Alassio e lo Champagne siano uniti da un antico legame».

ASPARAGI BIANCHI E VERDI, ERBE IN CAMPO E RADICCHIO “VERDON”. COLDIRETTI: IL CAMBIAMENTO CLIMATICO SCONVOLGE LE TAVOLE DEI VENETI

Asparagi bianchi e verdi, erbe di campo e radicchio “verdon” nei mercati di Campagna Amica del Veneto ci sono già le primizie. Lo annuncia Coldiretti in base ai cambiamenti climatici che sconvolgono i cicli stagionali della natura e la spesa dei cittadini che già da domani possono trovare, tra i banchi dei produttori, le verdure primaverili in anticipo. Rosoline, tarassaco, biete, insalatina da taglio ma soprattutto i primi turioni sono già stati raccolti e pronti per l’appuntamento di domani con gli acquisti a chilometro zero in tutte le province. Da Nord a Sud dell’Italia l’andamento bizzarro del meteo colpisce le imprese agricole con lo stravolgimento dei normali cicli colturali che impattano sul calendario e sulle disponibilità con effetti concreti anche per i consumatori.

8 MARZO: MONTE ZOVO E PROGETTO QUID A SOSTEGNO DELLE DONNE

In occasione della Festa della donna Monte Zovo, l’azienda vinicola della famiglia Cottini a Caprino Veronese (Verona), realizza con l’associazione Progetto Quid una speciale wine bag per il Phasianus Corvina Verona Rosato Igt.

L’iniziativa è espressione concreta della filosofia di sostenibilità a tutto tondo di Monte Zovo, che si traduce in impegno a favore dell’ambiente in vigna e in cantina, ma anche in attività di responsabilità sociale con ricadute positive sul territorio, sull’economia e sulle persone. Risponde a quest’orientamento la scelta di collaborare con Progetto Quid, impresa sociale con sede a Verona, che offre opportunità di crescita lavorativa a persone in condizioni di difficoltà, con una particolare attenzione alle donne in situazioni di svantaggio. Attraverso questo progetto l’associazione crea capi di abbigliamento e accessori moda di ottima qualità. Monte Zovo ha acquistato da Progetto Quid 300 wine bag personalizzate, realizzate con eccedenze di produzione delle grandi aziende tessili italiane, promuovendo così un’economia circolare che limita lo spreco di pregiate materie prime. La wine bag in twill di cotone madras, nel suo disegno a scacchi color vinaccia, richiama l’etichetta di Phasianus. L’inserto collocato al centro della shopper, in omaggio con l’acquisto del vino, porta la firma di Diego Cottini, titolare dell’azienda agricola Monte Zovo.

“Credo che un tessuto sociale sano debba saper accogliere e integrare anche le persone che vivono momenti o situazioni di fragilità” sostiene Annalberta Cottini, “e noi come Monte Zovo cerchiamo di dare il nostro massimo supporto a realtà come Progetto Quid, che operano in questo senso e danno valore al ruolo chiave della donna, a cui viene dedicata la festa dell’8 marzo”.

La limited edition di Phasianus per la festa della donna sarà in vendita nello shop online di Monte Zovo al costo di 15,50 euro dall’1 al 31 marzo. Il ricavato delle vendite sarà devoluto a P.e.t.r.a., centro antiviolenza del Comune di Verona, che offre gratuitamente i propri servizi – sostegno psicologico e sociale, consulenza legale, accoglienza presso strutture convenzionate e gruppi di auto mutuo aiuto – a donne, ma anche uomini, vittime di violenza.

LO CHEF VEGETARIANO PAUL IVIC – DEL RISTORANTE TIAN DI VIENNA, UNA STELLA MICHELIN – CREA UNA PIZZA SPECIALE CON DENIS LOVATEL

La famosa pizza tonda crunch di Denis Lovatel della pizzeria Ezio di Alano di Piave (Belluno) torna a viaggiare nel mondo delle stelle con In-Fusioni, il progetto ideato per unire due identità nello stesso piatto: le sua pizza e la cucina gourmet.

Per l’occasione sarà lo chef Paul Ivic del ristorante Tian di Vienna e Monaco, premiato una stella Michelin e unico ristorante vegetariano austriaco stellato, a raccontare una propria ricetta adattandola all’impasto sottile e croccante che caratterizza la Tonda Crunch di Denis Lovatel.

Una pizza con fiordilatte di Agerola, cuore di burrata, patate al rosmarino e bietole al profumo d’aglio con il loro gambo in agrodolce. Lovatel e Ivic promuovono ormai da tempo l’uso di proteine vegetali al posto di quelle animali. Ivic è chef di uno dei pochi ristoranti vegetariani stellati al mondo e da anni propone una cucina a base prettamente vegetale. L’incontro è stato quindi “naturale”. «Appena ci siamo sentiti – dice Denis Lovatel – Paul ha mostrato subito un grande interessamento, sono molto orgoglioso di questa collaborazione perché stimo molto la sua cucina e la ricerca che sta portando avanti sul mondo vegetale. Ci siamo confrontati e abbiamo deciso di creare una pizza apparentemente semplice, perché volevamo esaltare al massimo i sapori delle verdure e che la pizza stessa fosse di facile approccio per ogni cliente. Ciò ci aiuta anche a far capire al cliente che alla base c’è una filosofia ben precisa, sia nell’abbinamento sia nel uso di tutte le parti vegetali, portando avanti la lotta allo spreco, altro caposaldo della filosofia della mia pizzeria e della cucina di Paul Ivic».

IL RAGÙ DI CACCIA DI IGLES CORELLI

Dall’incontro tra Bonverre e Igles Corelli – grande maestro della cucina e insegnante di intere generazioni di giovani cuochi – nasce il Ragù di Selvaggina, ricetta della memoria, amata dallo chef nella versione di sua nonna e oggi reinterpretata grazie alla cultura della materie prime, alla tecnica e alla capacità di 40 anni di carriera e ben cinque stelle Michelin. Perché Corelli lascia perdere la tradizione, rifiuta il chilometro zero e crede in una cucina garibaldina e circolare, che mira a migliorare i piatti del passato per portarli nel futuro.

Un ragù di cinghiale, cervo, anatra e fegatini di pollo, da utilizzare per condire pasta secca o fresca, polenta fumante o come usa fare lo chef, per un risotto dal sapore ricco e avvolgente. Si preserva a lungo nel barattolo di vetro Bonverre, senza alcun additivo o conservante, ed è pronto da gustare e condividere. 

Il Ragù di Selvaggina è acquistabile sul sito di Bonverre nelle esclusive Box Regalo http://www.bonverre.com, nei rivenditori selezionati e su Atmosfera Italiana http://www.atmosferaitaliana.it.

UN PRANZO TRA STORIA E SAPORI. IL RISTORANTE GIUSTI COUNTRY HOUSE PRESENTA IL NUOVO MENÙ PER UN PRANZO DOMENICALE ALLA SCOPERTA DEL TERRITORIO

Le giornate si allungano, il desiderio di libertà e di respiro cresce e le gite domenicali si fanno più frequenti. In questo periodo di speranza, Giusti Country House di Nervesa della Battaglia (Treviso) offre un’occasione per riscoprire il nostro meraviglioso territorio e le sue ricchezze enogastronomiche e storico-culturali: domenica il ristorante tiene aperte le porte con un nuovo menù per un pranzo nella tenuta Country House Abbazia, tra i più bei vigneti della denominazione Asolo Prosecco Superiore e Montello e la splendida antica Abbazia di Sant’Eustachio, il cui parco è riaperto alle visite.

Lo chef Stefano Sordi accompagnerà gli ospiti nella ricchezza dei sapori del territorio, locali e stagionali, affiancandoli ai vini più rappresentativi della cantina Giusti Wine: dalla Tartare di scottona con Radicchio rosso di Treviso marinato e pan brioche alle noci, in abbinamento con Massimo, Rosso Veneto Igt, a ottimi primi della tradizione come i Bigoli alla vicentina – da degustare con un calice di Asolo Prosecco Superiore Docg Brut – o gli Gnocchetti al tastasal, chiodini del Montello e ricotta affumicata, affiancati dal raro Augusto Recantina Doc Montello e Colli Asolani, frutto della vinificazione dell’uva autoctona Recantina, presente in questa zona fin dall’antichità e recuperata anche grazie all’azione di Ermenegildo Giusti.

Con una breve passeggiata nell’aria pura e fresca tra vigneti e castagni secolari, gli ospiti potranno raggiungere l’affascinante parco dell’Abbazia di Sant’Eustachio, antico monastero benedettino con strutture murarie risalenti al XII secolo dove nel 1549 Monsignor Della Casa scrisse la grande opera de Il Galateo; dopo essere stata ridotta a rudere dai bombardamenti e abbandonata, l’Abbazia è oggi un presidio storico-naturalistico della Marca Trevisana, restituito alla collettività grazie al progetto di restauro finanziato dall’azienda agricola Giusti Dal Col.

IL NUOVO CORSO DI MONTE DELLE VIGNE: LO SGUARDO RIVOLTO LONTANO, I PIEDI BEN PIANTATI NELLA TERRA

Novità all’orizzonte per Monte delle Vigne, azienda agricola nel cuore della Doc Colli di Parma, che inizia il 2021 con un nuovo consiglio di amministrazioneproiettata verso nuovi mercati internazionali, senza però dimenticare il territorio da cui nascono i suoi vini. Un legame profondo quello tra la famiglia Pizzarotti e Monte delle Vigne: Pietro Pizzarotti, padre di Paolo, acquistò nel lontano 1963 un podere di 100 ettari sulle splendide colline di Ozzano Taro, con il sogno di riportare alla viticoltura queste terre che nei secoli passati tanti successi avevano ottenuto. Oggi fanno parte del rinnovato consiglio di amministrazione,oltre al presidente Paolo Pizzarotti e al figlio Michele, l’amministratore delegato Lorenzo Numanti e Andrea Bonini, sovraintendente alla produzione in campagna e in cantina.

Nel 2020 l’azienda è riuscita a tenere bene nonostante l’emergenza in corso: per il 2021 ha in programma un piano di rilancio dell’export, con la volontà di aumentarne sensibilmente la quota attualmente attestata al 15 per cento. Per l’ingresso in nuovi mercati si avvale ora della consulenza di A.C. Marketing&Trade, società specializzata nell’intermediazione commerciale internazionale e nello sviluppo dei marchi del settore vitivinicolo. L’obiettivo è quello di potenziare l’attuale distribuzione in alcuni mercati strategici quali Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Nord Europa. Inoltre, per accrescere ulteriormente la qualità dei vini, dal 2018 Monte delle Vigne si avvale della collaborazione dell’enologo e consulente per la produzione vinicola Luca D’Attoma, uno tra i primi in Italia a praticare la viticoltura biologica, riconosciuto tra i massimi esperti in materia e particolarmente apprezzato per il suo approccio rigoroso e innovatore.

«Guardiamo all’estero ma abbiamo a cuore il luogo dove nasce la nostra storia. Una storia di amore per la natura e per l’ambiente che circonda Monte delle Vigne. In futuro vorremmo sempre di più far conoscere caratteristiche e bellezze di questi luoghi attraverso la qualità dei nostri vini – dichiara Paolo Pizzarotti – Il sogno di mio padre era di riportare queste terre alla viticoltura, questo sogno è diventato realtà».

In cantiere anche il restyling della comunicazione aziendale, che comprende etichette e sito, per elevare ulteriormente l’immagine dell’azienda, da sempre riconosciuta come elegante e raffinata ma anche vicina ai wine lovers.

LABRENTA SBARCA NEGLI STATI UNITI

Dopo il Messico, gli Stati Uniti: Labrenta, azienda di Breganze (Vicenza) specializzata in chiusure per spirits, prosegue il disegno di internazionalizzazione e inaugura una nuova sede a Jersey City, nello Stato del New Jersey. A nemmeno un anno di distanza dall’apertura della sede messicana di Guadalajara, dove la produzione prevista di tappi per il 2021 è già raddoppiata rispetto al 2020, sventola quindi una terza bandiera Labrenta sul continente americano, dove dal 2005 è attivo anche lo stabilimento aperto a Monte Belo do Sul, in Brasile.

La cittadina di Jersey City è stata scelta da Labrenta grazie alla sua posizione strategica per lo sviluppo del business, vista la vicinanza con New York, capitale internazionale del design, e ai piùimportanti Stati produttori di whiskey come Tennessee, Wisconsin, Kentucky e North Carolina. Gli Stati Uniti, inoltre, sono diventati uno dei maggiori mercati al mondo per gli spirits: secondo i dati della rivista The Spirits Business, nel 2019 è cresciuto il consumo in volume con un aumento del 2,5 per cento, trainato da mezcal e whiskey giapponese, irlandese e statunitense.

La scelta su Jersey City, però, non è stata dettata solo da ragioni economiche: dal New Jersey era rimasto stregato anche Francesco Tagliapietra, nonno dei titolari di Labrenta Gianni, Amerigo e Franca Tagliapietra, che qui era sbarcato nel 1915 assieme ad altri emigranti italiani e qui aveva iniziato a costruire la sua fortuna. Dopo aver combattuto sul fronte francese durante la Prima Guerra Mondiale, Tagliapietra torna negli Stati Uniti, in Wisconsin, e fonda una piccola attività di distillazione dell’acquavite: nasce così il mito di “Frank l’Americano“, soprannome con cui viene chiamato da quel momento in avanti. I suoi liquori costituiscono un altro intreccio importante con Labrenta, attività avviata dal figlio Enzo Giordano la cui produzione di tappi e chiusure ha saputo evolversi negli anni e divenire punto di riferimento per le chiusure di tipo Premium e Super Premium.

«Per noi questo è un cerchio che si chiude, una sorta di ritorno alle radici della nostra famiglia – spiega Amerigo Tagliapietra, direttore vendite dell’azienda vicentina – e grazie alla presenza de Labrenta negli Stati Uniti, inoltre, avremo la possibilità di sviluppare altri mercati e tessere nuove, stimolanti relazioni. Eravamo già presenti negli Stati Uniti, ma aprire una sede in loco rappresenta sicuramente un passo in più verso un’espansione ulteriore del nostro business». Ora la filiale statunitense di Labrenta, inaugurata alla fine del 2020, occupa due dipendenti, ma presto a questi si aggiungeranno altre figure professionali. Le sedi produttive, invece, rimarranno in Italia, in Messico e in Brasile.