ASIAGO SETTE COMUNI IN PUNTA DI DITA -VALORI, STORIA, SAPORI E NUOVI OBIETTIVI IN UN BOCCONE

Solo in un territorio dove la proprietà comune è protetta e custodita da tutti come bene prezioso per il futuro, in particolare dai giovani, poteva prendere il volo un’iniziativa come “Asiago Sette Comuni in Punta di Dita”, nata dalla sinergia di tante realtà coordinate da Confcommercio Vicenza, con la collaborazione di Confartigianato e Coldiretti ed il sostegno della Camera di Commercio, i Comuni di Asiago, Foza, Lusiana Conco e Roana, e che ha visto la partecipazione speciale di ben 34 Chef di altrettanti ristoranti, malghe, rifugi e pasticcerie pronti ed entusiasti di lavorare insieme.

Un viaggio attraverso l’Altopiano più alto d’Europa, riscoprendo nei suoi sette comuni luoghi da raccontare con i paesaggi, la storia e i sapori dei finger food ideati dagli chef montani esclusivamente con gli ingredienti del luogo. Quale miglior modo di assaporare tante emozioni? 7 tappe con l’assaggio di 5 finger food ciascuna, accompagnati da un drink a tema, più una sosta speciale, quella dell’Osservatorio di Asiago per vedere le stelle anche con i piccoli bocconi d’artista proposti dai due chef stellati asiaghesi.

Artefice della formazione degli chef – molti di esperienza e altri giovani promesse della cucina italiana – sull’arte del gusto in un sol boccone, lo chef Gianluca Tomasi, General Manager della Nic Nazionale Italiana Cuochi e da anni grande esperto di finger food. A dar voce alle suggestioni gastronomiche descrivendo le meraviglie da assaggiare in ogni destinazione, la voce e lo stile dello Chef Presentatore Marco Valletta accompagnato dallo Chef Massimo Spallino, Consigliere Provinciale di Fipe Confcommercio Vicenza e Portavoce dei Ristoratori del Mandamento dell’Altopiano di Asiago, promotore del  progetto e catalizzatore dei tanti colleghi che hanno accettato questa innovativa sfida. “Sono stati abbattuti i muri delle nostre cucine, – sorride lo Chef Spallino – mi piace questa immagine di apertura, per parlare di collaborazione, per coinvolgere con il gusto e i sapori ma anche con emozioni di sapere, scoprendo di più su questi luoghi che hanno davvero tanto da raccontare e da offrire. I lunghi tempi di fermo a causa del covid sono stati duri ma ci hanno anche dato tempo per delineare nuovi obiettivi e per comprendere che è essenziale lavorare insieme”.

Ci sono grandi progetti qui sull’Altopiano, di tante realtà che hanno scelto di valorizzare questi luoghi con un’attenzione speciale alla sostenibilità, tra cui il Consorzio Tutela Formaggio Asiago Dop prodotto principe di queste zone, amato e reinterpretato nelle ricette, non a caso scelto da moltissimi chef per i loro speciali finger, ma anche la Distilleria Rossi D’Asiago che sulla tradizione dei suoi prodotti ha saputo rinnovare le ricette e l’immagine, organizzare l’Academy per la formazione e creare un’efficace promozione del valore aggiunto dell’Altopiano. Siggi Group ha ben compreso l’importanza e l’unicità di questo lavoro di squadra e ha fornito a tutti gli chef le eleganti giacche da cucina ricamate con il logo, dando così una perfetta immagine di gruppo e un forte senso di unione. Al fianco dell’organizzazione anche Etra che si occupa della gestione della raccolta differenziata, l’Università del Gusto di Vicenza, MediaVeneto ed EuroHygiene. In ogni tappa del percorso sono stati usati prodotti e confezioni plastic free, per portare un ulteriore esempio di rispetto ambientale.

“Abbiamo coinvolto, come spesso facciamo in occasione delle iniziative, i nostri operatori che, con grande entusiasmo e professionalità, hanno subito accettato la sfida; la numerosa partecipazione degli chef e di aziende che hanno creduto nel progetto dimostrano che questo territorio, caratterizzato da un tessuto economico vivace e frizzante, ha voglia di crescere.” – spiegano Marianna Lievore e David Sterchele,rispettivamente Presidente e Responsabile del Mandamento locale di ConfCommercio

Studio Verde di Ferruccio Ruzzante ha messo il suo tocco nell’ideazione e nell’organizzazione, guidato da un affetto particolare per l’Altopiano. Un’unione di forze che guarda oltre, verso la valorizzazione di queste montagne, la realizzazione, a settembre, non solo di un finger che caratterizzi tutto il territorio e venga poi proposto nel vari ristoranti, ma anche di iniziative che possano coinvolgere e affascinare turisti e residenti.

Inizia così il viaggio tra luoghi e assaggi, si parte da Rotzo, più precisamente dal Bostel, in questo portale del tempo dove i due giovani archeologi della Nea hanno preso recentemente in carico il rilancio di questo luogo, unendo storia e tecnologia per far vivere, grazie anche all’Università Patavina, la vita d’un tempo finanche la cucina archeologica nella loro capanna dell’età del ferro. Qui lo Chef Massimo Parini del Ristorante Al Bosco ha pensato al Cracker di Stravecchio insaporito dai formaggi di malga ma anche dai colori del cavolo viola, Fantasia d’autunno invece per Chef Lorenzo Peron della Baitina con speck croccante e patè di porcini. Le rosele di campo e l’aglio orsino sono invece la firma di Chef Marcello Centomo del Rifugio Kubelek per il suo Pacchero Ricotta e Rosole mentre Chef Federico Povoledo del Rifugio Campolongo ha scelto il contrasto di gusto tra Cervo, lardo, miele e porcini. Dulcis in fundoun piacevole sorso di Ricordo d’infanzia il drink artigianale realizzato da Chef Sabrina Mosele della Pasticceria Bar Alpi.

Via poi verso Roana, dove è la montagna a salire in Cattedra, nel vero senso della parola, in questo luogo creato durante il fascismo per insegnare le arti e i mestieri, sopravvissuto alla prima guerra mondiale e ora Biodistretto di Comunità per creare oggi un futuro sostenibile. E’ proprio Bioaltopiano il nome scelto da Chef Spallino del Ristorante Alla Vecchia Stazione per il suo finger con ingredienti bio, grana e latte di montagna insieme al cereale antico farinele, Simone Schivo e Valeria Appetito della Malga Col del Veneto hanno scelto la tipica salsiccia cimbra scura per battezzare il proprio finger il Barbusto. Per il Ristorante Villa Ciardi lo Chef Marco Faccin ha pensato alle erbette spontanee di Quaranta Campi insieme al filetto di sorana, ricotta Pennar e spinaci del proprio orto. Un Boccone d’Italia, creato dallo Chef Giorgio Mosele della Locanda Stella Alpina, tiene vivo lo spirito patriota che qui certo non manca, con spuma di piselli per il verde, baccalà mantecato per il bianco e un tocco di fiori rossi per completare il tricolore. Un sorso di Birra artigianale 7 Teste prodotta qui alla Biofattoria Bisele con l’acqua della sorgente d’Asiago e poi pronti per immergersi nelle dolcezze del bosco con un altro Ricordo d’Infanzia di Chef Sabrina Mosele della Pasticceria Alpi.

L’impegno qui è anche contro l’inquinamento luminoso con il progetto SkyScape promosso con l’Inaf Istituto Nazionale di AstroFisica dall’Osservatorio di Asiago, uno dei temi che si sono toccati durante la strabiliante visita alla cupola con il telescopio inaugurato nel 1942 e tutt’ora perfettamente funzionante, il più grande d’Italia e uno tra i principali in Europa. Stelle tra le Stelle gli Chef Alessandro Dal Degan del Ristorante la Tana Gourmet e Alessio Longhini della Stube Gourmet dell’Hotel Europa, che hanno proposto il primo la Zolla di Muschio con funghi porcini secchi e fiori di timo e il secondo Per-Corso Asiago cartelletta con caciotta al cumino, fingerli, patè di fegatini di animali da cortile e gelatini al Torcolato, il tutto degustato insieme alla novità dell’estate asiaghese la freschissima Kranebet Tonic al ginepro di Rossi D’Asiago.

Lusiana-Conco, quarta tappa per visitare il Museo Etnografico Palazzon dove in ogni stanza si rivive un po’ del vicino passato, come ci si scaldava in montagna con il focolare acceso e la ‘monega’ sul letto per intiepidire il giaciglio di paglia, paglia così importante per le opere d’arte di Lusiana le trecce e la dressa. Il fresco vino bianco Anselmi San Vincenzo ha accompagnato i 5 finger: il primo Cervo in Agrodolce con fichi secchi, frutti di bosco e menta dello Chef Davide De Agnoi del Ristorante La Bocchetta e poi La nostra tradizione interpretata su un brisée al carbone vegetale con carne secca e polenta fritta dello Chef Sereno Corradin del Ristorante alla Rosa. Pane e Pissacani è la creazione di Chef Marco Rigoni del Ristorante Campomezzavia, il gusto del tarassaco si fonde all’Asiago fresco Dop, ancora una ricetta della tradizione per Coradea in Visela del Ristorante Felù con gli Chef Federica Sole e Luca Scabio, un invitante stecco con frattaglie (coradea) aromatizzate con liquerizia, foglie di vite e aglio orsino. Per il dolce c’è la cremosità del Khlapf crema di burro e mousse di ricotta Pennar pralinata al pistacchio con tarassaco di Conco di Chef Ilario Cortese della Pasticceria Cortese.

Tappa a Gallio per gustare il Bocon del Spill tra dolce e salato con la Kasatella Pennar, melata d’abete, carne secca e fragole dell’altopiano, ideato dagli Chef Michele Mosele e Gabriele Giacon per la Malga Spill, il Bauletto ha rappresentato il Ristorante Ai Mulini con gli Chef Riccardo Cunico e Antonio Visentin, un sol boccone per degustare l’Asiago fresco Dop, le spugnole e la carne secca adornato da un fiore all’aglio orsino. A completare la degustazione Emozioni dello Chef Franco Tura del Ristorante Valbella con mostarda alla cipolla, ricotta, farinelle e baccalà e il Finger del Pastore con soppressa, polenta, spinaci, Asiago e un tocco di polvere di steccherini della Chef Giovanna Schivo del Ristorante Caprallegra. Gioia del palato finale il Bignè Rocher di Chef Mirko Presti della Pasticceria Casa del Dolce e il corposo Pinot Nero di Maculan. Gallio è simbolo della resilienza e del valore di questi luoghi e della gente che vi vive, completamente distrutta dal primo conflitto ha saputo ripartire, da lassù nel punto più alto dell’Altopiano.

Finalmente nel viaggio si arriva ad una Malga, 7 Caliere  Valmaron a Enego, qui sull’Altopiano c’è la più alta densità di Malghe, 28 con le casare da abitare, quelle per la lavorazione dei formaggi e lo stallone per gli animali e 12 agrituristiche. Realtà che sono patrimonio culturale, storico e architettonico, elementi importanti per la biodiversità e la tutela della razza della mucca Burlina, messa al bando da Mussolini perché poco produttiva ora simbolo di questi monti. Di contro passo la degustazione inizia con la Tartare di trota del Brenta all’arancia, fiume che tocca il fondo della vallata, proposta dello Chef Curzio Cerato  dell’Hotel Ristorante San Marco, per continuare poi con il Cannolo di Enego con il sedano, l’Asiago fresco Dop e il tastasale, di Chef Roberto Meneghini del Ristorante 7 Teste. Invitante anche il Cestino di polenta, tosella e spugnole con un tocco di colore così come scelto dallo Chef Silvio Rossi del Ristorante La Locanda. Prima del dolce l’assaggio dei formaggi partendo da quelli freschi per arrivare ai più sapidi stagionati di Asiago Dop e poi la Meringata al Lampone un altro successo dello Chef Mirko Presti della Casa del Dolce. A dissetare, la leggera e gustosa Birra Cimbra Bio, realizzata da giovani produttori ricordando cultura e tradizioni cimbre con un’attenzione e un legame speciale con il territorio altopianese.

A Foza scopriamo un altro capo dall’allevamento che ha particolarmente caratterizzato l’Altopiano e anche Vicenza: le pecore e qui c’è anche un museo per tener vivo il ricordo del recente passato fatto di lane pregiate esportate in tutto il mondo. La Pecora di Foza ha triplice attitudine come spiega Filippo Menegatti, tra i fondatori del Museo della Pecora: lana lunga facile da tessere, carne saporita e tanto latte, infatti forse pochi sanno che l’Asiago nasce dalla tradizione del pecorino locale. Ma qui troviamo anche i Cavài  della Chef Sabrina Chiomento della Bruschetteria Tre Scioppi, con carne affumicata al ginepro, nocciole tostate e miele e la Bresaola ad Asiago con spuma e frolla di Gran Pennar proposta dall’Agriturismo Cà Sorda e dalla Chef Annamaria Pesavento. Le Chips di polenta con spuma di Asiago insaporita al fieno ricorda proprio il formaggio cotto sul fuoco, questo l’intento dello Chef Gianmarco Munari del Ristorante Alpi e anche di Chef Vanni Gheller che ha creato il Bocconcino del Montanaro per la Malga Ronchetto con un mix della tradizione polenta, soppressa, porcini di Marcesina e Asiago. Il piacevole Vino Teti dei Vini Tonello ha accompagnato le degustazioni e anche il boccon dolce di Chef Nicola Rodeghiero della Pasticceria Gios che ha proposto la Bombetta al lampone composta di lamponi al rum, cioccolato e menta fresca.

Ultima tappa e si ritorna ad Asiago, la più piccola e luminosa città d’Italia come la definì Gabriele D’Annunzio, con le sue piazze e le sue vie. Qui godendosi il tramonto e le prime luci della sera i finger food hanno il sapore di una giornata riempita dal verde delle montagne e da tante emozioni. Ci si rituffa nel gusto con la Tartare di Chianina di Chef Roberto De Marchi dell’Agriturismo Gruuntaal che ha unito i sapori del lampone e della mela autoctona con il sedano, l’Asiago e i semi di cumino selvatico, il gusto fresco del sedano è stato ripreso anche per la piccola opera della Chef Tamara Franquilli della Locanda Aurora Sedano e Ricotta caratterizzata da ortiche ed erba cipollina. Lo Chef del Ristorante Sporting Francesco Tognon ha proposto il Burger di Montagna 7C con hamburger di cervo e una composta agrodolce di frutta e cavoli oltre alla Kasatella Pennar, ultimo finger salato il Chips di Polenta, Asiago Dop e Porcini, i gusti più tradizionali per salutare l’Altopiano e per concludere con l’Ortigara dello ChefMatteo Rigoni della Pasticceria Carli, una mini torta Ortigara con Nocciolata Rigoni, gelatina di lamponi e lampone brinato ripieno di gel al Kranebet Botanic Juniper Liquor che ha dato impronta a questa ultima degustazione.

Ecco una giornata sull’Altopiano di Asiago scoprendo e gustando tutti i suoi 7 Comuni, alla fine del percorso ci si accorge di essere solo all’inizio di tante altre possibili destinazioni per vivere in maniera ancora più appagante le emozioni dei piccoli borghi, dei prati, dei boschi e delle eccellenze del territorio.
Quanti valori, quanta storia, che sapori e quanti messaggi in un sol boccone in punta di dita.

DENIS LOVATEL PORTA LE SUE PIZZE ALL’HOTEL ROSA ALPINA

Denis Lovatel di Pizzeria da Ezio di Alano di Piave (Belluno) porta le sue pizze all’interno di un vero tempio dell’ospitalità e della ristorazione: a partire da quest’estate, all’Hotel Rosa Alpina di San Cassiano (Bolzano) gli ospiti dell’albergo e i clienti “esterni” potranno gustare le pizze croccanti firmate Denis Lovatel, nominate tra le migliori d’Italia dal Gambero Rosso e Miglior Pizza dell’Anno 2020. L’Executive chef Norbert Niederkofler – che coordina l’offerta culinaria di Rosa Alpina e guida il ristorante St. Hubertus (tre stelle Michelin e una stella verde) – insieme alla proprietà, la famiglia Pizzinini, ha voluto fortemente Lovatel per firmare le pizze del Ristorante Wine Bar & Grill dell’hotel.

Nonostante la provenienza da due “mondi” spesso distanti – cucina e pizzeria – Lovatel che Niederkofler condividono valori e approcci alla ristorazione di territorio, instancabilmente dedicati alla sostenibilità, all’ambiente e soprattutto al rispetto per la montagna. Una filosofia alla base delle rispettive cucine. Maestro pizzaiolo e grande ricercatore, attento alla biodiversità e all’uso di materie prime del territorio, Denis Lovatel guarda sempre al futuro e all’innovazione, nel rispetto dei piccoli produttori locali e nella valorizzazione dei prodotti delle montagne.

Il menu studiato insieme allo chef Fabio Zammarano, del Ristorante Wine Bar & Grill, non fa differenza. Le dodici pizze disponibili all’Hotel Rosa Alpina celebrano la ricchezza e la bontà delle montagne circostanti e del territorio locale, in modo coerente con la filosofia “Cook the Mountain” di chef Niederkofler.

L’origano che impreziosisce le pizze “Nora” e “Capperi che Acciuga” è raccolto a mano dal personale, mentre i formaggi del territorio utilizzati sono stagionati in una grotta di montagna delle vicinanze. Tartufi e funghi sulle pizze “Ladina” e “Piemontese” sono tutti raccolti sul territorio. Infine, ed è questa una delle caratteristiche più note di Denis Lovatel, anche l’impasto abbraccia le montagne: realizzato con acqua di sorgente e pochissimo sale, scegliendo di guarnire le pizze con spezie di montagna per dare sapidità. L’impasto rimane fedele alla ricetta tipica di Lovatel e del padre Ezio, “tonda crunch”; profumato, croccante, leggero, sottilissimo. La prestigiosa cantina dell’hotel Rosa Alpina, consentirà l’abbinamento di queste pizze a importanti etichette. Sommelier e maitre di sala sono a disposizione per guidare i commensali nella creazione di un indimenticabile abbinamento tra il vino e la pizza.

La pizza di Denis Lovatel è disponibile presso il Ristorante Wine Bar & Grill dell’hotel Rosa Alpina. Questo ristorante informale, che include un forno a legna per la pizza e un bar, celebra la cucina italiana e la convivialità dello stare a tavola. L’Executive chef Norbert Niederkofler insieme allo chef Fabio Zammarano e al team del Wine Bar & Grill, curano la creazione dei piatti.

La pizza viene servita tutte le sere tranne il giovedì. Il ristorante è aperto agli ospiti dell’hotel ma anche a ospiti esterni che desiderano pranzare oppure cenare al ristorante. Aperto ogni giorno da mezzogiorno alle 14 e dalle 18.30 alle 22.

IL VALDOBBIADENE PROSECCO DOCG SPUMANTE EXTRA DRY DELLA CANEVA DA NANI SI AGGIUDICA L’EDIZIONE DELLA RIPARTENZA DEL GRAN FASCETTA D’ORO 2021

La settima edizione del Concorso Enologico Fascetta d’Oro si chiude con il botto del Prosecco Docg Superiore Spumante Extra Dry 2020 della cantina Caneva da Nani di Valdobbiadene, che si aggiudica l’ambito premio speciale Gran Fascetta d’Oro 2021.

Una scelta non facile, data l’alta qualità dei quasi 200 prodotti in concorso, ma alla fine i commissari della giuria hanno eletto il miglior vino spumante dell’anno delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene.

La premiazione, avvenuta in occasione del Gran Galà della Primavera del Prosecco Superiore, per la prima volta si è svolta presso il Santuario della Madonna delle Grazie di Colbertardo di Vidor. Una location che ha offerto la perfetta cornice alla serata che si è rivelata densa di emozioni e di novità, e ha segnato il punto per ripartire dopo la pandemia di Covid-19. Anche per questo il Comitato Organizzatore della primavera del Prosecco ha voluto legare l’evento alla memoria ed al territorio. Ecco perché quest’edizione del Concorso Fascetta d’Oro è stata dedicata al poeta Andrea Zanzotto, nell’anno del centenario della sua nascita, poiché con le sue opere è riuscito a valorizzare ancora di più quelle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene che tanto amava.

Uno stretto ed antico legame, sottolineato anche dalla splendida opera d’arte dello scultore del ferro e «Fabbro Artistico» Valentino Moro assegnata alla cantina vincitrice della Gran fascetta d’Oro. In onore di Andrea Zanzotto, quest’anno l’artista ha infatti realizzato un libro con una simbolica pagina semi-piegata e contrassegnata da un ramo dorato e flessuoso, recante un grappolo d’uva matura: la metafora della cultura che da secoli accompagna il vino, frutto delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene che ora vantano il titolo di Patrimonio Unesco dell’Umanità.

Il concorso è stato reso ancora più spumeggiante dalla partecipazione di 59 aziende e 171 campioni presentati, suddivisi in 16 tipologie enologiche, numeri che danno già l’idea di quanto sia stato difficile il compito della giuria. Quattro le commissioni di degustazioni formate da enologi, giornalisti ed esperti del settore vitivinicolo. Ben sette le categorie riservate al Prosecco Docg nella versione spumante (Brut, Extra Dry, Dry, Rive, Cartizze) a cui si sono aggiunte quelle dedicate ai vini frizzanti, tranquilli e passiti del territorio, dai Colli di Conegliano Bianco e Rosso al Torchiato di Fregona, dal passito di Refrontolo al Verdiso Igt ai rifermentati.

Al termine delle degustazioni, effettuate, come di consueto, con il supporto tecnico di Assoenologi – Organismo ufficialmente autorizzato dal Ministero per le Politiche agricole – ai primi tre vini classificati di ciascuna delle 16 categorie la giuria ha conferito, rispettivamente, i premi Fascetta d’Oro, Fascetta d’Argento e Fascetta di Bronzo. La Gran Fascetta d’Oro è stata invece assegnata al vino spumante “Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg” che in assoluto ha ottenuto il miglior punteggio.

E per far capire quanto la competizione sia stata agguerrita, si pensi che 126 vini su 171 (il 76 per cento dei partecipanti) si sono guadagnati un punteggio pari o superiore a 83/100 che, in base al metodo di valutazione “Union Internationale des Oenologues”, corrisponde all’aggettivazione di “ottimo” e per questo sono stati premiati con il diploma di merito.

Risultati che confermano come, nell’area storica del Prosecco, l’eccellenza sia davvero di casa.

INARRESTABILE ASOLO PROSECCO: PIÙ 25 PER CENTO NEI PRIMI SEI MESI DEL 2021

La crescita dell’Asolo Prosecco è inarrestabile: i dati di fine giugno evidenziano un balzo in avanti del 25 per cento rispetto ai primi sei mesi del 2020, quando peraltro le bollicine asolane si erano già mostrate più forti della pandemia e avevano chiuso il semestre con un incremento del 9 per cento. L’ascesa è addirittura del 36 per cento nei confronti della prima metà del 2019. Il quadro felice dell’Asolo Prosecco è stato tracciato nel corso dell’assemblea dei soci del Consorzio Asolo Prosecco, svoltasi il 30 giugno. “La visione strategica che abbiamo messo in atto – racconta il presidente Ugo Zamperoni – ha consentito di rafforzare il nostro posizionamento. Se alla fine dello scorso anno avevamo sfiorato per la prima volta i 19 milioni di bottiglie, salendo così abbondantemente al quarto posto assoluto in Italia fra le denominazioni del settore spumantistico, nei primi sei mesi del 2021 abbiamo già collocato 9,7 milioni di bottiglie, contro i 7,8 milioni di giugno 2020. Siamo peraltro perfettamente in grado di soddisfare le nuove richieste di Asolo Prosecco provenienti sia dall’Italia che dall’estero: ricordo infatti che nella scorsa vendemmia non solo non adottammo alcuna misura restrittiva della produzione di uve, in controtendenza con molte delle altre maggiori denominazioni italiane, ma addirittura accantonammo un’ulteriore riserva vendemmiale, che adesso immetteremo sul mercato”.

Intanto si sta concludendo con numeri da capogiro anche la campagna che il Consorzio dell’Asolo Prosecco ha condotto via social media in alcune delle principali città italiane (Milano, Torino, Genova, Firenze, Bologna, Roma, Napoli, Bari e Catania) oltre che nell’intero Veneto: sono state più di 15 milioni le visualizzazioni ottenute dai post che hanno presentato agli utenti Facebook e Instagram l’immagine dell’Asolo Prosecco come “l’altro aperitivo”.

“L’obiettivo – spiega Zamperoni – è affermare l’idea che l’Asolo Prosecco sia lo spumante ideale per un aperitivo raffinato, in linea con l’indicazione espressa dal 74 per cento degli utenti intervistati nel corso di un’indagine di posizionamento condotta da Bva-Doxa per conto del Consorzio”. Dalla tarda primavera a fine giugno ben 4 milioni di utenti hanno visualizzato più volte le ricette proposte in abbinamento con l’Asolo Prosecco, interagendo con i social media consortili più di un milione di volte. In aggiunta, i video che illustrano la preparazione delle ricette hanno raccolto oltre 5 milioni di visualizzazioni. L’iniziativa ha destato l’attenzione di ogni fascia di età, ma il dato più rilevante è quello che indica come il 30 per cento degli utenti che hanno mostrato interesse per l’Asolo Prosecco sia sotto i 35 anni. L’80 per cento degli accessi al sito internet dedicato alla campagna (www.altroaperitivo.it), dove le ricette dei finger food abbinati all’Asolo Prosecco sono illustrate nei dettagli, è stato effettuato da donne. In compenso, il pubblico maschile ha utilizzato il sito per approdare negli shop on line dei singoli produttori dell’Asolo Prosecco.

IL TEMPO DELLA VITE DI CASA PALADIN DI ANNONE VENETO (VENEZIA)

Far conoscere al vasto pubblico il vino attraverso l’esperienza del vignaiolo è l’idea ambiziosa che ha spinto la famiglia Paladin, protagonista del mondo enoico italiano, a creare Il Tempo della Vite. Questo sarà un laboratorio a cielo aperto “dal passato al futuro” che, attraverso delle tappe interattive, racconterà da un lato l’evoluzione della viticoltura dal passato fino ai giorni nostri, dall’altro le nuove frontiere della conoscenza scientifica, per scoprire come vive la vite dalle radici al grappolo. Il progetto, realizzato in collaborazione con le Università di Padova, Milano e Bolzano e con l’ente Crea, rientra nella mission aziendale della sostenibilità a 360 gradi, che Casa Paladin di Annone Veneto (Venezia) ha sviluppato attraverso un programma di tutela delle 4V, i quattro pilastri Vite, Verde, Vino e Vita.

Il Tempo della Vite sarà un parco vitato di 10 mila metri quadri strutturato in due aree: una storica e una che guarda al futuro. La prima rappresenterà l’evoluzione delle forme di allevamento nella storia della viticoltura, dalla vite strisciante fino ad arrivare alla forma tipica dell’alto Veneto, la bellussera, e al moderno guyot. La parte tecnologica invece metterà in evidenza le tecniche agronomiche all’avanguardia per una produzione sempre più sostenibile per l’ambiente.

A conclusione del percorso ci sarà una galleria che permetterà di esplorare il mondo sotterraneo per capire e comprendere l’importanza del suolo, della microflora e della microfauna in esso presente. Al suo interno verranno creati dei punti d’osservazione sperimentali sulla vite così da poter osservare la risposta della pianta agli stimoli naturali quali luce e umidità.

Questo vigneto didattico racconterà al grande pubblico l’essenza del legame tra il vino e il suo territorio attraverso un viaggio che vede come protagonisti la vite, la sua coltivazione, l’uva con le sue caratteristiche variegate e da ultimo il vignaiolo. Quest’ultimo, attraverso il sapiente lavoro di cura e selezione riesce a tradurre questo legame in un vino con caratteri identitari unici e spesso irripetibili. Il parco sarà aperto a tutti i visitatori della cantina ma anche agli studenti, da quelli delle scuole primarie fino a quelli dell’Università.

Grazie al coinvolgimento di uno studio di architettura e di una paesaggista, elementi naturali e antropologici verranno messi a sistema per poter garantire al fruitore un’esperienza unica che coinvolge insieme i sensi con colori, profumi e suoni diversi. Dei tracciati che tagliano i vigneti permetteranno di raggiungere i vari spazi evento attraversando elementi naturali sempre diversi che verranno valorizzati attraverso delle azioni di rinaturalizzazione di alcune zone. Il vigneto verrà visto sotto un profilo di sostenibilità declinata sotto diversi ambiti, capaci di trasferire emozioni di piacevolezza e armonia, valorizzando la qualità tramite il bello.

AGRICAMPER ITALIA: IL TURISMO STRANIERO SCEGLIE L’ITALIA RURALE

Con un aumento delle prenotazioni di più 800 per cento rispetto a maggio del 2020 – dal 18 maggio era infatti possibile spostarsi all’interno della propria regione – la formula di turismo rurale lanciata dall’applicazione Agricamper Italia conferma il trend positivo di un turismo che mai come prima cerca mete alternative, di prossimità, più a contatto con la natura e con la scoperta delle bellezze e delle eccellenze offerte dalla Penisola italiana.

In questo inizio di stagione estiva, il 47 per cento delle famiglie e delle coppie italiane che ha scelto la community di Agricamper Italia, non ha dubbi nel ricercare una vacanza sostenibile, in cui autenticità e sapore locale siano la combinazione perfetta per un breve weekend oppure una settimana di break a bordo del loro camper, van o muniti di roulotte al seguito.

Torna la voglia di viaggiare e anche grazie alla diffusione sempre più capillare di vaccini e indicazioni chiare per potersi spostare in Italia e in Europa, le ultime titubanze stanno cedendo e riportano riportando nel Belpaese anche i turisti stranieri. Dai dati rilevati dalla piattaforma fondata da Pauline Nava infatti, la percentuale di incoming tra maggio e le prime due settimane di giugno, si attesta intorno al 52 per cento, con una presenza preponderante di viaggiatori tedeschi, che arriva al 62 per cento.

Le strutture più ricercate a oggi sono in Veneto e Toscana, in cui tra i filtri di ricerca dell’applicazione l’unione tra natura e bellezza, attività da svolgere e servizi a disposizione rappresentano le corrispondenze perfette.

Tra agricampeggi, aziende agricole e vitivinicole, caseifici e antichi mulini, sono oltre 200 le strutture che rendono l’offerta di Agricamper Italia tra le più variegate e complete. Sarà possibile sostare gratuitamente per 24 ore in cortili silenziosi e protetti all’ombra di ulivi secolari, alberi di eucalipto, in prossimità di vigneti e di campi di grano.

«La possibilità di scoprire peculiarità locali, facendo esperienza in prima persona di cosa vuol dire “chilometro zero” crea rapidamente sia nel viaggiatore che nell’ospitante un legame intimo e di gran rispetto – spiega Pauline Nava, di Agricamper Italia. Non è un semplice turista chi viaggia secondo questi criteri ma un ospite accolto in casa, a cui si racconta il sapere della tradizione, si offrono esperienze locali e si mostra il proprio vivere. Per questo motivo – prosegue la fondatrice della piattaforma – sono alla costante ricerca di strutture che per le loro peculiarità (paesaggistiche, bellezza, produzioni agricole) possano regalare emozioni e lasciare ricordi profondi».

È il caso dell’agricampeggio Gelindo dei Magredi, nel Parco Naturale dei Magredi, ai piedi delle Dolomiti Friulane. Ai propri ospiti, grandi e piccoli, si presenta come un centro per il turismo rurale in cui cimentarsi con la vita contadina e l’agricoltura, con l’attività equestre e rilassarsi a bordo piscina, tra assaggi di antiche ricette friulane e venete rivisitate in chiave moderna.

Situata nel comune di Longiano a pochi chilometri da Cesena, nell’azienda agricola Family Farm Gobbi è possibile sostare ammirando il panorama che affaccia su tutta la Riviera romagnola e provare a cucinare  l’intramontabile piadina, in abbinamento con miele, conserve, marmellate e formaggi di produzione locale. Spostandosi sul Mar Ligure, ad Albenga (Savona), l’Agricamping Lo Zafferano, accoglierà i camperisti nella propria azienda fornendo non solo i servizi essenziali per viaggiare comodamente (allaccio per l’energia elettrica, servizi igienici con acqua calda e scarico delle acque) ma anche un servizio navetta per raggiungere la spiaggia di fronte l’isola Gallinara.

La Fattoria Casa Sola, invece ospiterà i viaggiatori itineranti in un agriturismo immerso nel cuore del Chianti tra vigneti, boschi e oliveti. Punto strategico per partire alla scoperta delle città d’arte poco distanti, Firenze, Siena, San Gimignano ma anche per approfondire la cultura del Chianti, la sua storia, le sue tradizioni e le tecniche di coltivazione della vite.

Alle pendici del Vesuvio, nel Parco Nazionale omonimo, l’azienda vitivinicola La Cantina del Vesuvio di Trecase (Napoli), offrirà passeggiate tra i vigneti, visita alla cantina e degustazione della propria produzione dell’antico Lacryma Christi, oltre a corsi di cucina ed escursioni verso il cratere del vulcano.

Immersi nel cuore salentino, lontani da rumori e caos, la piccola fattoria Badia San Michele è un oasi di pace per disconnettersi dalla rete e riconnettersi con la natura. Due ettari incontaminati, dove l’agricoltura segue i cicli naturali. I grandi potranno partecipare alle attività giornaliere dell’azienda agricola mentre i piccoli potranno giocare liberamente, assaggiando anche le uova delle galline felici.

Nel cuore Locride, in Calabria, l’agriturismo Barone G. R. Macrìdi Locri (Reeggio Calabria)accoglie i propri ospiti tra coltivazioni biologiche di olive, agrumi, prodotti caseari e miele, seguendo i metodi di lavorazione tradizionale e accompagna le famiglie in un percorso didattico per comprendere i cicli biologici animali e vegetali e i processi di produzione, trasformazione e conservazione dei prodotti.Da qui inoltre è possibile visitare l’antico borgo medievale di Gerace, inserito tra I Borghi più belli d’Italia e il parco archeologico di Locri Epizephiri.

ALBA VITAE: RACCOLTI 9 MILA EURO PER VICENZA FOR CHILDREN

La decima edizione di Alba Vitae, l’iniziativa solidale con cui ogni anno Ais (Associazione italiana sommelier) Veneto raccoglie fondi destinati a un progetto sociale regionale, si è conclusa con oltre 300 bottiglie vendute e 9 mila euro raccolti a favore della OnlusVicenza For Children. Il ricavato della vendita di Lavica 2017, il vino creato dall’azienda Dal Maso di Montebello Vicentino (Vicenza) per celebrare il decennale dell’iniziativa, ha permesso l’acquisto di un cisto-uretro-fibroscopio pediatrico, uno speciale ecografo per i pazienti più piccoli.

«Siamo davvero contenti del risultato raggiunto – commenta Paola Bonomi, delegata Ais Veneto per la provincia di Vicenza – nonostante la situazione particolare dettata dalla pandemia, la decima edizione di Alba Vitæ è stata un successo. È bello vedere come la sensibilità e la solidarietà coinvolgano tutti gli ambiti e sommelier e appassionati abbiano confermato la propria partecipazione, facendo del bene acquistando delle etichette da collezione. Ais Veneto continua a dimostrarsi un tassello importante per la crescita e la valorizzazione della comunità vinicola e non solo. Tra l’altro, quest’anno per la prima volta le magnum si potevano acquistare nello shop online dell’associazione, un modo per essere presenti e vicini ai nostri associati, anche a distanza».

«L’Ais – continua Manuela Cornelii, Consigliere nazionale e responsabile di Ais Progetto per il sociale – guarda lontano e si rende protagonista di numerose iniziative solidali che oltrepassano l’orizzonte della divulgazione della cultura del vino e del cibo, sottolineando così l’importanza della nostra associazione quale attore sociale significativo per il territorio, non solo in campo enogastronomico».

Durante la cerimonia di conclusione di Alba Vitae 2020 Ais Veneto ha svelato quali saranno il vino e la realtà sociale protagonisti della prossima edizione, quando il testimone passerà dalla delegazione di Vicenza a quella di Venezia. Il vino scelto è Olmèra 2019, dell’azienda De Stefani di Fossalta di Piave (Venezia), un bianco Veneto Igt da uve Tocai e Sauvignon. Per quel che riguarda invece la realtà a cui verranno devoluti i proventi dell’iniziativa, per la prima volta nei dieci anni di storia di Alba Vitæ questa valica i confini regionali: si tratta infatti della cooperativa catanese Rò La Formichina, nata nel 2001 dall’esperienza della Comunità Papa Giovanni XXIII per supportare le Case Famiglia presenti sul territorio e per favorire il reinserimento sociale e lavorativo di persone che sono state escluse dalla società a causa della loro condizione fisica o del loro passato.

NASCE FYSI, LA PRIMA MISCELA “BIORESISTENTE” FIRMATO I FEUDI DI ROMANS

La vera rivoluzione? Ripartire dal passato per garantire un futuro al nostro pianeta. È con questa filosofia che la cantina Lorenzon lancia la sua prima cuvée “bioresistente”: Fysi, che in greco significa natura, un vino biologico ottenuto da uve bianche di varietà che proteggono l’ecosistema perché permettono di ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente. Una cuvée di Rytos e Kretos (famiglia del Sauvignon) insieme a Soreli (famiglia del Friulano) prodotta sotto il marchio I Feudi di Romans, la linea più prestigiosa della cantina che ha sede a San Canzian d’Isonzo, in provincia di Gorizia e nel cuore della Doc Friuli Isonzo.

È con lungimiranza e coraggio che i fratelli Davide Lorenzon e Nicola Lorenzon, rispettivamente Winemaker e Sales and Marketing Director de I Feudi di Romans, gettano il cuore oltre l’ostacolo investendo su un vino “bioresistente” da viti Piwi (“pilzwiderstandsfähig” in tedesco), piante in grado di difendersi dalle principali malattie della vite. Questo significa: trattamenti ridotti al minimo con un bassissimo impatto sull’ambiente e una maggiore tutela della salute delle persone per un risultato sul bicchiere sorprendente.

L’Azienda Agricola Lorenzon Srl si trova nel comune di San Canzian d’Isonzo (Gorizia), nel cuore della Doc Friuli Isonzo, a 100 chilometri ad est di Venezia, alla stessa latitudine del sud della Borgogna, del Cognac e dell’Oregon, una posizione di grande pregio vitivinicolo che beneficia degli influssi del microclima mediterraneo. La cantina, a conduzione familiare, è stata fondata nel 1974 ed è gestita da Enzo Lorenzon, insieme ai figli Davide, Winemaker, e Nicola, Sales and Marketing Director. L’azienda distribuisce ogni anno oltre 500 mila bottiglie in Italia e nei più importanti Paesi esteri.

Fysi è futuro, ma è anche un vino che nasce dal passato. Una storia fatta di padri e figli che hanno girato il mondo per poi tornare alle loro radici. Davide e Nicola sanno che la strada intrapresa è quella giusta: scelte sempre più sostenibili per arrivare, insieme, alla costruzione di un mondo più sano e più green per i loro figli. «Una sfida fatta di ricerca, etica, passione e dedizione, tra passato e presente, che impara dall’agricoltura contadina di una volta, quella dei nostri nonni, per aprirsi al mondo contemporaneo», spiegano.

L’agronomo friulano Giovanni Bigot, noto per aver brevettato l’“Indice Bigot” che misura in nove parametri la qualità di un vigneto, è stato incaricato di seguire il terreno Lorenzon Cassegliano, situato nella sottozona Rive di Giare, dove nascono i preziosi grappoli di Fysi. «Abbiamo iniziato la fase di indagine e di monitoraggio dei vigneti – ha spiegato Bigot -, valutato la produzione, misurato la superficie fogliare esposta (Sfe) e il rapporto tra foglie e produzione (Sfe/kg). Il risultato è molto positivo, vicino a valori ottimali. Abbiamo poi determinato l’età del vigneto, formato da piante giovani, e studiato il microbioma del suolo con l’analisi di tutto il dna della componente organica del terreno. Questo parametro ha dato un risultato molto interessante: sono emerse 520 specie diverse di microrganismi e altri fattori positivi come la stabilità e la resistenza del terreno agli stress ambientali. Questo lavoro è molto importante perché ci consente di intervenire adesso per andare a migliorare ulteriormente i parametri qualitativi in vigna».

Di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, Fysi ha un profumo penetrante di fiori bianchi e frutta tropicale: ibisco, gelsomino, litchi, lime e frutto della passione. In bocca è lungo, intenso e persistente. Estremamente piacevole e versatile, è perfetto per qualsiasi pietanza e occasione. «Per la prima volta abbiamo scelto una bottiglia trasparente – spiegano Davide e Nicola Lorenzon – proprio per riprendere il concetto di trasparenza ossia poter vedere attraverso le cose. Questo vino, infatti, è immediato, fresco e va ad intercettare le scelte dei consumatori più giovani, i ragazzi che saranno il nostro futuro».

RISTORANTE VILLA SOLIGO A FARRA DI SOLIGO (TREVISO). LA NUOVA SFIDA DELLO CHEF TINO VETTORELLO

Tino Vettorello, chef e imprenditore nel mondo della ristorazione veneta e internazionale, da tredici anni assoluto protagonista della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, apre le porte al nuovo “Progetto Gourmet” nel cuore del Docg del Prosecco Superiore a Farra di Soligo tra le Colline di Conegliano e Valdobbiadene.

Una meta turistica imbattibile che con l’assegnazione nel luglio del 2019 a Patrimonio dell’umanità dell’Unesco (è il 55esimo sito italiano riconosciuto), è stata consacrata meta di turismo  internazionale di qualità e noi, con la nostra squadra, vogliamo essere partecipi, interpreti, condivisori e volano delle unicità di questo territorio che fonda antiche tradizioni enoiche, di cultura dello star bene della tavola e dell’ospitalità.

Una formidabile squadra di cucina e un’eccellente squadra di sala con esperienze nazionali e internazionali, una location in stile palladiano risalente al 1782 annoverata nell’esclusivo gruppo Small Luxury Hotels of  the World, questi gli ingredienti per sviluppare un turismo enogastronomico esperienziale a diretto contatto con il lento movimento naturale tra la laguna di Venezia e le sinuose colline a tratti ripide e scoscese e a tratti morbide e suadenti.

La cucina del Ristorante Villa Soligo, dice Tino Vettorello, si baserà sull’esperienza di questo gruppo di lavoro, unita naturalmente alla mia conoscenza del mondo internazionale che mi ha permesso di viaggiare e scoprire culture, tradizioni, cucina e ospitalità diverse. Come sempre tanta ricerca del prodotto e delle primizie stagionali, tanta energia nei colori, ma anche tanta innovazione legata alla storia del Prosecco, alle coltivazioni degli orti, al nostro amato radicchio, agli asparagi, alle castagne, alla cucina naturale e selvatica di questo territorio e naturalmente alla mia amata cucina veneziana di laguna tra pesce dell’alto adriatico, erbe spontanee delle barene.

Il ristorante Villa Soligo, sarà inoltre punto d’incontro nel territorio trevigiano per appassionati di cucina gourmet e vini, «noi, affronteremo in piena sicurezza questa stagione estiva, nella nostra terrazza sul parco e nelle nostre eleganti sale interne; sono sicuro che avremo ottimi riscontri ma allo stesso tempo sono certo che regaleremo tante emozioni e un pizzico di novità in questa nostra amata terra» dice lo chef.

IL CAPRINO LUNA DI MIELE UN VIAGGIO TRA I SAPORI DELLA PRIMAVERA E DEI RICORDI

Luna di Miele è il formaggio da tagliere a base di latte caprino, ingentilito con il miglior miele millefiori da La Casearia Carpenedo, primo laboratorio di affinamento di formaggi in Italia.

Per donargli un delicato e intenso sapore, ricco di suggestioni ancestrali, Antonio Carpenedo ha personalmente cercato e selezionato il miele nella zona del Montello (Treviso).

Nasce da questo percorso di ricerca certosina e passione il dolce connubio tra la bontà del latte di capra e l’essenza dei fiori di campo di Luna di Miele. Il suo sapore che avvolge, delicato e allo stesso tempo intenso, grazie al ricordo infantile di un abbinamento che tutti possono dire di aver conosciuto (quello del latte addolcito con una goccia di miele), con la stagionatura in grotta si arricchisce di sentori di erbe aromatiche, della freschezza di prati fioriti e di sensazioni autentiche, tutte racchiuse in una crosta morbida ricoperta da un velo di cera d’api.

Il colore giallo canarino è reso ancora più intenso proprio da questo scrigno, che conserva perfettamente il prodotto e lo mantiene fresco e morbido. Al palato, si percepisce vivida una netta solubilità: qui infatti diventa cremoso e suadente, sprigionando un’aromaticità gentile che si fa sempre più complessa, fino a offrire una sensazione piacevolmente floreale al retrogusto e lasciare la delizia di un avvolgente sapore lattico.

Perfetto se gustato in purezza, è l’ideale negli abbinamenti con i vini bianchi profumati e leggermente aromatici: affiancato ad esempio a una Ribolla Gialla Friulana, a un Gewürtztraminer altoatesino o a un Müller-Thurgau della Val di Cembra. Per chi ama i vini del sud Italia, si abbina a quelli da ottime uve bianche della Costiera Amalfitana ai Fiano minerali del Cilento e al Bianco Etneo da uve Carricante. Ottimo anche con le birre bionde artigianali, raggiunge l’apice dell’esperienza sensoriale se toccato con una goccia di miele di acacia oppure insieme a una delicata e squisita confettura di cipolla di Giarratana.

LE MANZANE PRESENTA IL NUOVO PINOT GRIGIO E IL RESTYLING DEI VINI FERMI: “CI METTIAMO LA FACCIA”

La cantina Le Manzane cambia volto alle proprie etichette e ci mette la faccia, anzi le facce di Ernesto, Silvana, Marco e Anna. La famiglia Balbinot, proprietaria della tenuta di San Pietro di Feletto (Treviso) nel cuore delle Colline del Prosecco Superiore oggi Patrimonio Unesco, rinnova il look dei vini fermi, in particolare degli autoctoni, e presenta una nuova referenza: un Pinot Grigio delicatamente macerato sulle bucce, elegante e raffinato, ma al tempo stesso versatile e moderno.

C’è voglia di ripartire all’azienda Le Manzane che investe su un nuovo progetto di restyling per sei dei suoi vini: Verdiso, Manzoni Bianco, Prosecco Tranquillo, Kaberlò, Cabernet e Pinot Grigio, l’ultimo arrivato, ma anche il primo ad “indossare” la nuova veste grafica.

Ed è il colore a contraddistinguere il nuovo Pinot Grigio: riflessi ramati che si rispecchiano nel calice e che fanno già presagire lo stile. «Questa tonalità è dovuta alla scelta di macerare leggermente le bucce – spiega il titolare Ernesto Balbinot – e mira ad esaltare le caratteristiche dell’uva, la sua complessità aromatica e di conseguenza anche la sua originale colorazione». Al naso rimanda ai profumi di glicine, gelsomino e frutta a polpa gialla. Leggermente vanigliato. Piacevolmente minerale avvolge in un morbido abbraccio il palato; la sua media alcolicità lo rende versatile negli abbinamenti con primi piatti e pietanze a base di pesce e verdure.

Il Pinot Grigio debutta in questi giorni sul mercato, mentre per le altre referenze gli imbottigliamenti saranno scaglionati e comunque, dopo il periodo estivo, saranno tutte disponibili.

La cantina Le Manzane intende, così, valorizzare non solo le bollicine, ma anche i vini fermi nella loro espressione territoriale più autentica. «Sicuramente seguiremo la via maestra del Prosecco Superiore e degli altri spumanti, ma non dimentichiamo i sentieri bellissimi che possono essere percorsi con i vini tranquilli, in particolare con gli autoctoni come il Manzoni Bianco e il Verdiso, nonché la versione ferma del Prosecco, ovvero quella senza le bollicine che rappresenta la declinazione più tradizionale del Glera», dichiara Balbinot.

La bottiglia scelta è una bordolese rivista nelle misure, altezza e larghezza, e nella forma, resa più elegante. «Per la grafica – aggiunge Balbinot – abbiamo subito pensato a qualcosa di moderno e dopo una o due prove si è accesa la lampadina delle nostre facce». Le etichette delle bottiglie, infatti, hanno i visi stilizzati di Ernesto, Silvana, Marco e Anna.

Ernesto è enologo ed ha sempre vissuto tra i vigneti, apprendendo molto dal papà Osvaldo. Supervisore dell’azienda, segue in prima persona la forza vendita. Silvana, moglie di Ernesto, ha abbracciato con passione il mondo del vino, diventando un punto di riferimento aziendale per quanto riguarda l’ufficio amministrativo. La nuova generazione de Le Manzane è composta dai figli Marco e Anna. Marco, enotecnico, segue tutte le fasi della lavorazione del vino e il wine shop, ma è spesso all’estero per promuovere i vini della cantina. Anna, dopo aver studiato marketing per il settore food & wine, oggi si occupa della comunicazione aziendale: pr, promozione del prodotto, social network, canali di comunicazione online e offline, fotografia.

«Per noi il valore della famiglia è fondamentale – conclude Balbinot – e proprio per questo motivo abbiamo deciso di realizzare una grafica che rappresentasse i nostri volti in maniera simpatica e sorridente, anche perché è nel nostro dna; infatti il claim aziendale è “To Be Happy”».

La cantina Le Manzane si trova a San Pietro di Feletto, a metà strada tra le Dolomiti e Venezia, nella fascia collinare della provincia di Treviso, nel cuore delle Colline del Prosecco Superiore, proclamate il 7 luglio 2019 Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco. L’azienda, a conduzione familiare, è fortemente radicata nel territorio trevigiano come produttrice da quasi 40 anni. La cantina, tra le più dinamiche e interessanti nel panorama enologico del Conegliano Valdobbiadene, distribuisce sia in Italia che all’estero raggiungendo 34 Paesi.

MARTEDÌ 1 GIUGNO, GIUSTI WINE, APERITIVO IN TERRAZZA

Una terrazza panoramica dove degustare un calice di vino e assaggiare un finger food, con vista a 360 gradi sulle colline del Montello su cui si staglia l’Abbazia di Sant’Eustachio.

È questa la proposta della cantina Giusti Wine a Nervesa della Battaglia (Treviso) per la serata dell’1 giugno, che inaugura il calendario degli eventi estivi.  La nuova cantina, sviluppata su cinque piani, di cui tre ipogei, con la propria terrazza, situata sul tetto e circondata da un vigneto sopraelevato, offre uno spettacolo a cielo aperto.

Per la serata di martedì 1 giugno, luci soffuse, musica e buona gastronomia accompagneranno i vini della cantina.

La proposta prevede la degustazione di quattro dei vini simbolo dell’azienda, primi fra tutti l’Asolo Prosecco Superiore Docg e l’Augusto Recantina, ottenuto al 100 per cento da uve di questa varietà autoctona.

L’ingresso include 4 calici di vino a scelta e buffet libero.

Costo 30 euro a persona.

Posti limitati. Prenotazione obbligatoria allo 0422-720198.

welcome@giustiwine.com  

“L’ORO BIANCO” DI LATTERIA SOLIGO CELEBRA TREDICI ANNI DI DOP

La Casatella Trevigiana il 2 giugno 2021 festeggia tredici anni di riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta da parte della Comunità Europea. Un traguardo importante, che premia il lavoro e gli sforzi di quanti hanno creduto fermamente nel valore di un formaggio tipico della provincia di Treviso.

Fondamentale, in tal senso, l’apporto di Latteria Soligo, nell’omonimo paese in provincia di Treviso, tra le aziende promotrici, insieme ad A.Pro.La.V., del progetto avviato formalmente il 19 febbraio 2001.

Oggi, ad oltre un decennio di distanza, l’impegno di Latteria Soligo si è rivelato vincente, così come l’aver identificato in “Lea Casatella Trevigiana Dop” il proprio prodotto di punta, in un mercato dove le scelte dei consumatori si vanno sempre più orientando verso formaggi freschi e piatti pronti a base di formaggi freschi.

Un contesto in cui il sigillo Dop si traduce in garanzia per il consumatore, certificando che tutta la filiera della Casatella Trevigiana è originaria della sola provincia di Treviso.

Perché la Casatella Trevigiana è un vero patrimonio gastronomico-culturale della tradizione trevigiana e, ad oggi, è il primo ed unico formaggio fresco a livello nazionale che può fregiarsi del marchio Dop.

Nata nelle case di campagna, dal latte delle vacche allora quasi “domestiche”, era l’alimento ideale delle numerose famiglie di un tempo, perché riusciva ad accontentare bimbi, anziani e chi tornava a casa dopo il faticoso lavoro nei campi. Un prodotto che fin da allora è nutrizionalmente ricco, bilanciato, semplice e gustoso e che oggi, grazie alla valorizzazione di chef e ristoratori, è anche ingrediente gourmet. «Abbiamo sempre creduto che la Casatella Trevigiana meritasse la giusta valorizzazione – afferma Lorenzo Brugnera, presidente di Latteria Soligo e del Consorzio Tutela – e il riconoscimento della Dop è stato solo un primo passo. Ora il nostro impegno, come Latteria Soligo, è raccontare la grande storia che sta dietro questo formaggio fresco, che piace a tutti e che racchiude la sapienza casearia delle nostre terre. Un prodotto “perfetto”, che sta ottenendo importanti affermazioni sul mercato nazionale e internazionale, vincendo numerosi concorsi e raccogliendo sempre più consensi dai consumatori. Per questo è doveroso festeggiare degnamente il 13esimo anniversario Dop della nostra Lea Casatella Trevigiana».

Come di consueto Latteria Soligo prenderà parte al ricco calendario di eventi organizzati dal Consorzio di Tutela della Casatella Trevigiana Dop che celebrerà nella città di Treviso “l’oro bianco” che nasce dal latte. Questi gli appuntamenti: sabato 29, negli spacci Latteria Soligo i consumatori di Casatella Trevigiana Dop riceveranno un gradito omaggio. Sul sito https://www.latteriasoligo.it/spacci/. Per venerdì 28, sabato 29 e domenica 30, Lea Casatella Trevigiana Dop sarà presente come ingrediente Top in 23 esercizi trevigiani e non, tra gelaterie, pasticcerie, panifici e ristoranti e pizzerie. Di seguito l’elenco degli esercizi aderenti: https://casatella.it/wp-content/uploads/2021/05/LOCANDINA_Partner_Low-scaled.jpg. Di seguito, domenica 30 sotto alla Loggia dei Cavalieri a Treviso alle 11 si terrà il festeggiamento ufficiale con taglio della torta e brindisi offerto dal Consorzio Tutela Prosecco Doc.

XVI EDIZIONE DI RADICI DEL SUD: IL 15 GIUGNO L’APPUNTAMENTO È A SANNICANDRO DI BARI

Tornano gli eventi in presenza con il Salone dei vini e degli oli del Sud Italia che si svolgerà martedì 15 giugno 2021 dalle 15 alle 21 al Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari. L’evento sarà il momento conclusivo della XVI edizione della manifestazione Radici del Sud (10-15 giugno), l’unico aperto al pubblico, dove oltre 100 aziende presenteranno la loro gamma di prodotti. Per la prima volta saranno presenti anche produttori provenienti da Sardegna, Abruzzo e Molise, assieme a quelli di Puglia, Basilicata, Calabria, Campania e Sicilia già presenti nelle scorse edizioni.

Per le aziende che volessero partecipare è ancora possibile iscriversi entro il 25 maggio (tutte le info sul sito di Radici del Sud). Circa 140 invece le aziende che hanno finora aderito al Concorso e agli incontri B2B in programma il 13 e 14 giugno sempre nell’ambito della manifestazione. “Siamo immensamente felici di ripartire – commenta Nicola Campanile, organizzatore dell’evento – e di poter finalmente confermare questa edizione di Radici del Sud. Il Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari è stato oggetto di un accurato restauro in questi mesi e oggi è la location perfetta per svolgere eventi in sicurezza mantenendo le distanze sociali anti Covid, grazie agli ampi spazi di cui è dotato. Qui i produttori delle cantine e dei frantoi racconteranno in prima persona il loro lavoro e il territorio. Mi auguro che possa essere un’occasione per molte persone di scoprire qualcosa in più su queste meravigliose regioni e sulle loro tradizioni”.

I due giorni di Concorso, nel quale verranno testati oltre 350 vini di tutto il Sud Italia, saranno riservati a giornalisti, influencer ed esperti di vino, suddivisi in due giurie, una nazionale e una internazionale, guidate da 4 presidenti italiani: Andrea Terraneo (presidente Vinarius), Francesco Muci (Slow Wine), Luciano Pignataro (Lucianopignatarowineblog) e Maurizio Valeriani (Vinodabere) che metteranno in evidenza le caratteristiche più identitarie dei vitigni autoctoni. Negli stessi giorni si terranno nella sala Scuderie, completamente ristrutturata, gli incontri tra produttori di vino e importatori provenienti dall’Europa e, soprattutto, dagli Stati Uniti, che possono giungere in Italia senza effettuare la quarantena.

La conferenza di proclamazione dei vincitori del concorso sarà martedì 15 giugno alle 11 nella corte del Castello, alla presenza dei presidenti di giuria e di tutti gli ospiti nazionali e internazionali. Per partecipare all’evento sarà necessario registrarsi sul sito della manifestazione, oppure si potrà seguire la diretta sui canali YouTube e Facebook di Radici del Sud. La rassegna, patrocinata dal consiglio regionale, dal Dipartimento Agricoltura della Regione Puglia e dal Comune di Sannicandro di Bari, si terrà nel pieno rispetto delle misure anti Covid in vigore. Gli ingressi saranno a numero limitato e contingentati in tre fasce orarie: dalle 15 alle 17, dalle 17 alle 19 e dalle 19 alle 21. Per accedere o accreditarsi è necessario effettuare la registrazione sul sito della manifestazione http://www.radicidelsud.it o contattare la segreteria al 338.5938322 o radicidelsud@gmail.com

RAFFINATA OSPITALITÀ FRA LE VIGNE DELLA FRANCIACORTA AL WINE RESORT CORTE LANTIERI DI CAPRIOLO

Estate 2021: voglia di campagna e di luoghi isolati, nella natura e nella tranquillità. E’ quanto offre Corte Lantieri di Capriolo, elegante Wine Resort nel verde della Franciacorta, fra le più pregiate zone vinicole italiane, amatissima da turisti e wine lovers italiani e stranieri. Immerso fra i vigneti di una grande tenuta da cui provengono i pregiati Franciacorta della storica Cantina Lantieri (fra le più note della zona), ai piedi del caratteristico centro storico del borgo medioevale di Capriolo, il Wine Resort si trova in uno degli angoli paesaggisticamentepiù suggestivi e incontaminati della Franciacorta. Un luogo ideale per un ritemprante soggiorno lontano dalla folla in totale sicurezza, con amplissimi spazi a disposizione dove potersi godere in totale relax il proprio tempo. 

Ricavata dall’accurata ristrutturazione dell’antico palazzo nobiliare della famiglia Lantieri de Paratico,  Corte Lantieri è un ben retiro per pochi, dato che ha solo 7 ampie camere con vista sulle colline e quindi può garantire ai suoi ospiti la massima privacy. Tutt’intorno, grandi terrazze, giardini fioriti, una stupenda piscina con solarium affacciata sulle vigne, sentieri per passeggiate e pedalate, siti appartati dove godere il relax, angoli nel verde per praticare indisturbati yoga e fare movimento en plein air. In sella alle biciclette a disposizione degli ospiti si raggiungonoborghi, pievi abbazie, aree naturalistiche della Franciacorta; a piedi ci si incammina lungo la fitta rete di sentieri che da Capriolo si inoltrano fra vigne e boschi. In un quarto d’ora d’auto si arriva sulle spiagge del lago d’Iseo o si raggiunge Brescia, con i suoi tesori d’arte e storia.

Nel ristorante – aperto anche a chi non alloggia nel Wine Resort –  i piatti dello chef Paolo Zanardi interpretano le stagioni e raccontano con personalità la tradizione gastronomica franciacortina e quella lacustre del vicino lago d’Iseo. Fra i classici, il Risotto al Franciacorta Millesimato mantecato alla Robiola due latti, i Casoncelli della Corte con burro spumeggiante e salvia, le paste con pesce di lago, il Manzo della tradizione di Rovato all’olio extra vergine (piatto-simbolo del territorio). A comporre i piatti, verdure e frutti di stagione (molti dei quali provengono da provenienti dall’orto situato tra i vigneti dell’azienda) e  prodotti del territorio, ampiamente valorizzati anche negli antipasti, che danno spazio a tipicità quali la Sarda essiccata del Sebino con polenta abbrustolita, ma anche a  salumi locali quali la Ret (il salame De.Co. di Capriolo) e il salame di Montisola, e a formaggi tradizionali come il Silter Camuno e il Selvino di Grotta, serviti con sfiziose confetture e mieli locali. Nel menu estivo, dove hanno un posto di rilievo le verdure e gli aromi dell’orto, ecco fra i primi Spaghetti di Gragnano alla carbonara di Lago, Gnocchetti di patate con pesto di fave e trota affumicata, Fusillone con verdure di stagione, pancetta croccante e pecorino. Fra i secondi Filetto di vitello al punto rosa, asparagi e patata schiacciata all’olio del Sebino, Coscia di coniglio disossata e ripiena al forno con polenta bresciana, Filetto di pesce di lago con pomodori secchi e olive nere. Crostatine, semifreddi, dolci al cucchiaio concludono in dolcezza il pasto. Ciascun piatto, presentato con cura e raffinatezza, viene accompagnato dai pregiati Franciacorta della Cantina Lantieri.

Tutte da visitare le cantine della tenuta, dove vengono organizzate anche degustazioni guidate: nella parte più antica, che risale al Settecento, le bottiglie riposano su alte cataste nella penombra, mentre in quella modernasi svolgono le varie fasi della vinificazione secondo le più avanzate tecnologie.  Visitandole, si scopre come nascono i pregiati Franciacorta, prodotti da uve raccolte manualmente nei 20 ettari di vigneti (coltivati in forma biologica) di proprietà aziendale, che si estendono in parte intorno alla cantina e in parte alle pendici del Monte Alto. Vini che si distinguono per la loro freschezza e mineralità ed esprimono i profumi e la polposità del frutto nella sua integrità. A rappresentarli al meglio è il Franciacorta Cuvée Brut NV Lantieri, che ha conquistato il titolo di World Champion nella categoria Classic Brut Non-Vintage Blend al The Champagne & Sparkling Wine World Championship 2019 (CSWWC), il prestigioso concorso ideato da Tom Stevenson, massimo esperto mondiale di Champagne and Sparkling wines.

LA CRU DI GIULIETTA E ROMEO: IL NUOVO RACCONTO DI CHEF GIACOMO SACCHETTO PER BONVERRE.

“Giulietta e Romeo” è la storia d’amore più celebre di tutti i tempi, l’emblema del più puro dei sentimenti, diventato simbolo della stessa Verona. William Shakespeare cinquecento anni fa ha reso immortali due giovani innamorati, oggi Giacomo Sacchetto, chef del Ristorante La Cru, una stella Michelin, a Romagnano (Verona) lo fa con i sapori della sua infanzia. Perché vivano per sempre. Oggi La Cru di Giulietta e Romeo diventa un piatto che racchiude gli ingredienti tipici di questa terra: pancia di maiale, formaggio Monte Veronese Dop e vino rosso delle colline circostanti. È la ventesima creazione di Bonverre, il brand che conserva la cucina italiana in un vaso e che ha scelto proprio Verona come palcoscenico della prossima tappa del “Siediti, ti racconto una storia Tour”, un tasting in diretta streaming il 17 maggio.

Bonverre vuole essere Storyteller di racconti che includono territori, prodotti, ricette, tradizioni, interpreti. E lo fa, oltre che con ricette sottovetro che arrivano ovunque, anche con un circuito di eventi e degustazioni, al momento trasmessi online, nei diversi territori. Dopo la prima tappa a Firenze, da Burde con il Lampredotto Inzimino, il “Siediti, ti racconto una storia Tour” riparte da colline altrettanto suggestive, quelle del territorio veronese.

Il 17 maggio alle 18.30 La Cru di Giulietta e Romeo verrà presentata in anteprima attraverso un evento digitale e live tasting aperto a tutti: giornalisti, chef, rivenditori, appassionati e gourmand.

Un’occasione per scoprire le tipicità e le tradizioni del territorio veronese insieme a ospiti d’eccezione: oltre allo chef Giacomo Sacchetto e al team di Bonverre, interverranno Paola Giagulli, direttore del Consorzio Monte Veronese Dop, Angelo Peretti, direttore del Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino, Alessandro Anderloni, autore e regista teatrale, direttore del Film Festival della Lessinia e Margo Schachter, giornalista e food influencer che modererà l’evento.

Dopo il lancio ufficiale, La Cru di Giulietta e Romeo sarà disponibile da fine maggio online sul sito http://www.bonverre.it, su http://www.atmosferaitaliana.it e nei rivenditori selezionati in tutta Italia e in Europa.

Territorio, materia prima e concretezza: la cucina de La Cru si basa su tre solidi fondamenti, e sulla mano del giovane chef Giacomo Sacchetto. Aperto a novembre 2019 il ristorante si trova a Villa Balis Crema a Romagnano in Valpantena, ai piedi dei Monti Lessini, in provincia di Verona. Nato a Verona nel 1985, Giacomo è un giovane chef che tutti gli chef conoscono, uno che ha fatto esperienza e che non ha voluto saltare le tappe.

Nel corso della sua carriera ha trascorso sette anni al St.Hubertus di Norbert Niederkofler, tre da sous chef, poi altri quattro come sous chef a Casa Perbellini a Verona. Nel 2019 il progetto de La Cru e l’inizio di un’avventura che si concretizza in stella Michelin a pochi mesi dall’apertura. «Non vogliamo una cucina che faccia per forza parte di qualche filone di pensiero, pensiamo a una cucina che sia radicata nel nostro territorio. Quindi facciamo una grande ricerca delle materie prime che andiamo a procurarci nei dintorni e ne facciamo una cucina molto concreta, con piatti che abbiano dai tre ai cinque elementi, comprensibili sia a livello di gusto che visivo» spiega Giacomo, che pur mantenendosi al passo con i tempi, punta a riscoprire delle ricette antiche o a interpretare gli ingredienti del luogo. Con i piedi per terra e con amore.

Fra i loro piatti più rappresentativi le Tagliatelle di riso, foglie di vite, gamberi di fiume e vinacce; il Coniglio in tre cotture con spuma di patate arrosto, mela e rosmarino o il Risotto, Amarone, zucca, capperi e corniolo. E una ricetta a base di pancia di maiale, Monte Veronese Dop e vino rosso che ha preso il nome de “La Cru Giulietta e Romeo” per Bonverre.

Una ricetta inedita, che prende spunto da fatti realmente accaduti. «Ho il ricordo dei miei nonni – racconta lo chef stellato Giacomo Sacchetto – che quando uccidevano il maiale per farne salumi, servivano la pancia di maiale con la verza locale e il vino novello che arrivava in quel periodo. Questa è una ricetta della tradizione veronese in cui la pancetta viene usata in un modo totalmente diverso dal solito, a cui abbiamo aggiunto il Monte Veronese Dop dei Monti Lessini, un formaggio che è molto presente nella nostra cucina e che ci piace tantissimo, e un elemento invernale come la verza moretta di Veronella».

“La Cru Giulietta e Romeo” è un piatto che viene proposto al ristorante, “ingegnerizzato” per diventare un Bonverre. «Abbiamo voluto racchiudere in un vaso – spiega ancora Sacchetto – alcuni ingredienti del nostro territorio, ma soprattutto una grande lavorazione. Ad esempio la pancia di maiale viene cotta per 6-8 ore delicatamente, per renderla fondente, e anche la salsa al vino rosso ha una lavorazione di quattro-cinque ore».

Il risultato? Lo racconta lo stesso chef “Un gusto pieno, con punte sapide dovute alla crema di Monte Veronese Dop, una componente grassa data dalla pancia di maiale controbilanciata dalla nota acida della riduzione del vino rosso e dello scalogno».

La Cru di Giulietta e Romeo si può servire come antipasto insieme ad un’insalata di cavolo cappuccio condita con aceto, oppure diventa un secondo piatto insieme alla polenta. Da provare anche come sugo per primi piatti, pasta o risotti, «ma penso che come secondo piatto sia l’ideale» dice lo chef.

Verona e le colline della provincia sono ricche di cultura e di attività artigianali. Sui Monti Lessini è possibile scoprire una tradizione casearia di altissimo livello.

Il Monte Veronese è un formaggio a denominazione di origine protetta prodotto con latte vaccino tipico della parte settentrionale della provincia di Verona – Lessinia, monte Baldo e fascia collinare prealpina – un’area dove allevamento, alpeggio e produzione di latte e formaggio sono un’antica tradizione.

Ė prodotto in due tipologie diverse: il latte intero, gusto delicato e dolce, struttura morbida, facilmente solubile in bocca, da consumare fresco e il d’allevo, prodotto con latte parzialmente scremato, dal sapore più deciso e saporito, tipico del formaggio stagionato che tende a diventare leggermente piccante con il protrarsi della stagionatura.

«È un formaggio con una componente sapida e in certe stagionature anche piccante – spiega Sacchetto – e lo usiamo per diverse preparazioni. Nella ricetta Bonverre è presente il Monte Veronese Dop di 24 mesi, per dare una nota leggermente piccante e un po’ più sapida alla nostra ricetta».

VENEZIA, SABATO 1 MAGGIO RIAPRE GRANCAFFÈ QUADRI

Dopo oltre sei mesi di chiusura, la terrazza del Quadri riapre sabato 1 maggio con una proposta gastronomica completamente rinnovata dai fratelli Alajmo, insieme agli chef Silvio Giavedoni e Annamaria Radicci.

Ispirata ai bacari e alla tradizione veneziana dei cicchetti, la carta consentirà agli ospiti di gustare un’offerta varia che comprende: botoli e moeche fritti, arancino di verdure, garusoli alle erbe, blinis di baccalà mantecato anguilla e caviale, tartare di dentice, oppure scampi crudi con panzanella di pomodoro. Ci saranno anche i cicchetti dolci come il sorbetto di fragole con granita di sambuco o la tazza di cioccolato nocciola e caffè.

Oltre alla carta, cambia la politica dei prezzi, completamente rivisitati: i cicchetti variano dai 3,50 ai 10 euro per il blinis con il caviale. L’offerta dei vini diventa più ricca, più fruibile. Rinfrescata anche la carta dei cocktails da Lucas Kelm, bar manager del Gruppo Alajmo. 

Quando riaprirà il Quadrino, lo stesso bistrot continuerà il servizio a cicchetti integrandolo con un’offerta di piatti del giorno che oggi, in periodo di emergenza, viene vietati in piazza.

Perché questa scelta? «Di necessità virtù – racconta Raffaele Alajmo – perché non c’è stata nessuna considerazione per il nostro settore, nessun aiuto, ma anche nessuna voglia di morire. Abbiamo analizzato il Quadri e la nostra offerta in tutte le sue sfaccettature e ne abbiamo ridisegnata una nuova post pandemica, il “bacaro in piazza” è il primo atto. Altissima qualità di cucina italiana e veneziana in varie espressioni. Ricominciamo dai cicchetti». Al momento la terrazza del Quadri sarà aperta solo i weekend ma si spera di aprire presto anche durante la settimana. «Il tutto è partito dall’impossibilità di fare ristorazione in Piazza San Marco – aggiunge Massiliano Alajmo – per una regolamentazione comunale che non ha consentito nessuna deroga. Abbiamo sostituito i panini, i club sandwich e altre proposte salate con una linea elegante e golosa in forma di piccoli cicchetti che permette di pranzare e cenare in modo molto più informale, più giovane, più rilassato, ma sempre nel rispetto delle regole».

Questi gli orari: aperto sabato 1 maggio e domenica 2 maggio dalle 9 alle 22, da venerdì 7 maggio, tutti i venerdì, sabato e domenica dalle 9 alle 22.

IL MONTE VERONESE DOP PROTAGONISTA DE “LA CRU DI GIULIETTA E ROMEO”

Il formaggio Monte Veronese e la città di Verona sono i protagonisti della nuova creazione culinaria per Bonverre, che sarà presentata in diretta streaming lunedì 17 maggio nel “Siediti, ti racconto una storia Tour”. La ricetta proposta dallo chef Giacomo Sacchetto, del Ristorante La Cru, una stella Michelin, a Romagnano (Verona), è intitolata infatti “La Cru di Giulietta e Romeo”. Un riferimento alla storia d’amore più famosa al mondo, ambientata a Verona, poiché i protagonisti della sua creazione sono gli amati prodotti tipici di questa terra: pancia di maiale, formaggio Monte Veronese Dop e vino rosso delle colline circostanti. Si tratta della ventesima creazione di Bonverre, azienda che è riuscita a racchiudere in un vaso la raffinata arte della ristorazione italiana.

L’appuntamento con la diretta è lunedì 17 maggio alle 18.30 per la presentazione in anteprima di “La Cru di Giulietta e Romeo” attraverso un evento digitale e live tasting aperto a tutti: giornalisti, chef, rivenditori e appassionati. A raccontare le tipicità e le tradizioni del territorio veronese saranno direttamente i protagonisti del progetto: lo chef Giacomo Sacchetto, il team di Bonverre, Paola Giagulli direttore del Consorzio Monte Veronese Dop, Angelo Peretti direttore del Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino e Alessandro Anderloni autore e regista teatrale, direttore del Film Festival della Lessinia. A moderare l’evento Margo Schachter, giornalista e food influencer. Una storia da ascoltare, ma soprattutto da degustare. I partecipanti potranno, previa registrazione sul sito http://www.bonverre.com – da effettuarsi entro il 5 maggio – acquistare e ricevere a domicilio un kit per la degustazione per 2 persone, che comprende: il nuovo piatto Bonverre “La Cru di Giulietta e Romeo”, firmato dallo chef Giacomo Sacchetto, tre differenti stagionature di Monte Veronese Dop, una bottiglia di vino Montebaldo Bardolino Morlongo di Vigneti Villabella.

Per partecipare all’evento, basterà collegarsi alle 18.30 del 17 maggio al link della diretta YouTube che sarà comunicato su tutti i social media di Bonverre.

La ricetta sotto vetro sarà poi disponibile da fine maggio online sul sito di Bonverre, su http://www.atmosferaitaliana.it e nei rivenditori selezionati in tutta Italia e in Europa. «Il progetto con Bonverre – commenta Alfonso Albi, presidente del Consorzio Monte Veronese Dop – fa parte di una serie di iniziative del Consorzio volte a ampliare la conoscenza della versatilità dei nostri formaggi, che sono ottimi degustati da soli, ma che sanno essere eccezionali ingredienti in cucina. Siamo orgogliosi che anche chef di alto livello utilizzino il Monte Veronese nelle loro creazioni, diventando portavoce autorevoli delle qualità dei nostri prodotti».

Il Monte Veronese è un formaggio a denominazione di origine protetta tipico del Veneto. La zona di provenienza del latte, della sua trasformazione e della stagionatura del formaggio è situata nella parte settentrionale della provincia di Verona. Si tratta di un’area prevalentemente montana, ricca di fertili pascoli, che vanta un’antica tradizione di allevamento del bestiame, di alpeggio e di produzione di latte e formaggio. In questo territorio, che corrisponde grosso modo alla Lessinia, al monte Baldo e alla fascia collinare prealpina veronese, è prodotto esclusivamente con latte di vacca, in due tipologie diverse: Monte Veronese “latte intero” e Monte Veronese “d’allevo”, che si distinguono per diverse e specifiche modalità di lavorazione e quindi per il loro aspetto e sapore. «Il Monte Veronese Dop dei Monti Lessini – spiega lo chef Giacomo Sacchetto – è un formaggio molto presente nella nostra cucina. Con una componente sapida e in certe stagionature anche piccante, lo utilizziamo per diverse preparazioni. Nella ricetta Bonverre è presente il Monte Veronese Dop di 24 mesi, per dare una nota leggermente piccante e un po’ più sapida alla nostra ricetta».

IL 26 APRILE HANGAR78 SILIKOMART A MELLAREDO DI PIANIGA (VENEZIA) OSPITERÀ LA SELEZIONE DI PANETTONE WORLD CHAMPIONSHIP

Hangar78 Silikomart è la scuola dove si formano le nuove menti creative e si allenano i pasticceri del futuro. Il regno per la formazione di quanti puntano all’eccellenza nel settore del food e della pasticceria, a Mellaredo di Pianiga (Venezia), ospiterà lunedì 26 aprile la quarta tappa italiana di Panettone World Championship, il campionato dedicato al lievitato simbolo del Natale ideato e organizzato dall’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano. Sono 19 i panettoni che saranno degustati dalla giuria formata dai pastry chef Alvaro Bido, consulente per Silikomart e per la linea di pasticceria premium del marchio La Donatella di Forno d’Asolo, e Luca Bernardini, ambassador per Silikomart e docente di pasticceria nella Scuola di Alta Formazione Creativa di Hangar78; i giudici saranno affiancati dai mestri dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano Maurizio Bonanomi, presidente della Commissione esaminatrice, Mario Bacilieri e Anna Sartori.

La scuola è stata scelta per la capacità di coniugare tradizione e innovazione, rispettando la storia e la materia prima dei prodotti; ma anche per saper diffondere le diverse filosofie e culture del gusto. «Crediamo – ha spiegato Valentina Bartolozzi, direttrice della Scuola Hangar78 – che il legame fra tradizione e innovazione sia rappresentato nella capacità di declinare i grandi classici della pasticceria secondo sapori originali, forme innovative e ingredienti che tengano conto del crescente numero d’intolleranze. Considerando, poi, chi ospitiamo tanti professionisti provenienti da tutto il mondo, crediamo in uno degli obiettivi fondamentali dei nostri percorsi: diffondere le diverse filosofie e culture del gusto, non solo per padroneggiare al meglio la nostra, ma anche per trovare la creatività necessaria alla creazione di nuove ricette».

La forma è il biglietto da visita del pasticcere, uno strumento fondamentale per raccontarne lo stile e ricordarne l’identità. «Nei nostri percorsi – continua la direttrice – insistiamo affinché gli studenti siano in grado di strutturare un dolce e possano così mettervi il loro tocco personale». La scuola è caratterizzata da un’offerta formativa principalmente basata su due percorsi di alta formazione a tema pasticceria e ristorazione. Il fiore all’occhiello di Hangar78 è il Master of Pastry Innovation, un percorso intensivo di tre mesi strutturato su Masterclass della durata di due settimane ciascuna. Ogni Masterclass è composta a sua volta da diversi workshop, corsi brevi di massimo cinque giorni, e si sviluppa secondo tematiche diverse per permettere al futuro pasticcere di arricchire il proprio bagaglio di competenze teoriche e pratiche, ampliando visione ed esperienza con una specializzazione nel mondo della pasticceria innovativa. A seconda del livello di preparazione ed esigenze, ogni studente può scegliere se frequentare il Master completo, le singole Masterclass o i singoli workshop. Al termine del Master e delle Masterclass il corsista riceve un attestato di perfezionamento valido all’interno dell’Unione Europea.

«Abbiamo scelto Hangar78 per ospitare le selezioni – spiega il maestro Maurizio Bonanomi per uno dei capisaldi sui quali si fonda la formazione della scuola, rappresentato dalla capacità di guardare al futuro nel rispetto della tradizione. Prima di sperimentare e fare ricerca i nostri ragazzi devono capire e studiare il passato e le tradizioni».

Panettone World Championship in Italia

Il viaggio di Panettone World Championship verso HostMilano farà tappa in sei fra le migliori scuole di pasticceria e di cucina nazionali. Per le selezioni in Italia saranno scelti 30 panettoni che rappresenteranno l’Italia alla semifinale. Le prossime tappe di Panettone World Championship saranno il 3 maggio alla scuola iTalenti al Dulca Srl di Rimini (Emilia Romagna). La penultima tappa, prima della semifinale, si svolgerà il 10 maggio all’Icif, l’Italian Culinary Institute for Foreigners a Costigliole d’Asti (Asti). Panettone World Championship all’estero Sarà selezionato un panettone come rappresentante del Paese estero di provenienza. In totale saranno ammessi quattro rappresentanti dall’estero e 30 dall’Italia. Dopo la prima tappa per le selezioni all’estero ospitata l’Atelier Barcelona, i prossimi appuntamenti si svolgeranno a Singapore, al The Culinary Institute of America, il 12 maggio; in Brasile alla Escola de Gastronomia da Universidade de Caxias do Sul, il 17 maggio, e in Argentina alla Escuela de Pastelería Profesional il 19 maggio. La semifinale a Parma e la finale a Milano ad ottobre 2021

Saranno 34 i panettoni che concorreranno alla semifinale che si svolgerà venerdì 22 ottobre all’Alma – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana nel cuore della Food Valley. Di questi soltanto 20 andranno in finale che si svolgerà domenica 24 ottobre ad HostMilano 2021, la fiera mondiale dedicata al settore della ristorazione e dell’accoglienza.

FERROWINE OSPITA LA COMPAGNIA DEL CIOCCOLATO E IL PREMIO TAVOLETTE D’ORO 2021

Le Tavolette d’Oro, gli Oscar del cioccolato italiano di qualità, arrivano alla cerimonia finale nella splendida cornice dello Store Ferrowine a Castelfranco Veneto (Treviso). L’evento, con diretta sulla pagina Facebook ufficiale di Compagnia del Cioccolato, si terrà in presenza, rispettando tutti i rigidi protocolli prevista dalla normativa anti Covid-19, domenica 25 aprile 2021 alle 16.

Le Tavolette d’Oro rappresentano uno dei premi dedicati al cioccolato più prestigiosi in Italia e i giudizi degustativi sono assegnati secondo le schede di valutazione e i criteri ideati da Compagnia del Cioccolato. La speciale novità di quest’anno sarà l’intervento dei Sommelier Ferrowine che selezioneranno il corretto abbinamento Beverage per ogni cioccolato vincitore.

La Compagnia del Cioccolato è attiva da più di 25 anni e vanta più di 1000 associati con una composizione che va dagli amanti del “cibo degli dei” a degustatori professionali, giornalisti del settore, esperti a vario titolo del food e raffinati gourmet. La Compagnia, sempre attenta alle problematiche legate al cioccolato di qualità, con questi riconoscimenti vuole fornire una valutazione completa, a tutto tondo, dei cioccolati in vendita in Italia e un orientamento per i suoi soci e per tutti i consumatori. Proprio per questa ragione sono stati assaggiati più di novecento tra cioccolati in tavoletta e altri prodotti al cioccolato, (dragées, cremini, gianduiotti, creme spalmabili, canditi e frutte ricoperte, praline e così via).

I cioccolati che hanno superato gli 85 centesimi sono arrivati in finale e nella loro complessità rappresentano l’eccellenza del prodotto italiano. Oggi vengono presentati i finalisti di ogni categoria e nella Premiazione finale saranno assegnate le Tavolette d’Oro per l’anno 2021 e “I cioccolati d’eccellenza” ai cioccolati finalisti di ogni categoria. Quest’anno si raggiunge la 19ma edizione del Premio che vuole segnalare i migliori cioccolati nelle categorie: latte e latte ad alta percentuale di cacao, gianduia, fondente e origini, aromatizzati e speziati, praline, frutta ricoperta, spalmabili, cremini, cioccolati grezzi e le Tavolette speciali (cioccolatiere emergente, cioccolatiere internazionale, massa di cacao, Premi speciali).

Compagnia del Cioccolato, per la premiazione 2021 ha pensato di organizzare qualcosa di davvero speciale: l’iniziativa, come anticipato, si svolgerà in presenza nella suggestiva cornice dello store Ferrowine a Castelfranco Veneto rispettando tutti i protocolli sanitari anti Covid-19. In nome dello spirito di condivisione che ha sempre contraddistinto la Compagnia, sarà messa a disposizione anche una diretta Facebook dell’evento in modo da allargare la partecipazione il più possibile.

Una degustazione a distanza che però, quest’anno, diventa ancora più interessante grazie all’apporto dei sommelier di Ferrowine che abbineranno vini o spirit a ogni vincitore e si tinge di magia grazie alla collaborazione con Spaghetti&Mandolino, l’e-commerce del migliore tipico d’Italia. È proprio qui infatti che troverete in vendita, da lunedì 19 aprile, le speciali box composte da alcuni dei prodotti premiati durante l’appuntamento. Sette tesori che potranno essere vostri in modo semplice, comodo e veloce.

Una Festa della Liberazione particolare, un momento che speriamo essere il punto di svolta per un orizzonte in cui potremo tornare alla normalità che così tanto ci manca. Una normalità che per Compagnia del Cioccolato rappresenta la possibilità di tornare a fare didattica portando avanti la volontà di trasmettere tutta la conoscenza e l’amore per il cioccolato.

Ferrowine è il luogo in cui fare e diffondere la cultura del buon bere: un punto vendita di oltre 1000 metri quadrati disposto su tre piani che ospita una selezione di oltre 5000 articoli (1500 vini, 1500 spirits, 500 birre) e cibi selezionati di altissima qualità. Il negozio è stato pensato e realizzato con un’architettura moderna, ma ispirata alle antiche biblioteche: i prodotti sono custoditi gelosamente dalle nicchie in un ambiente con caratteristiche atmosferiche e di temperatura adatte. Oltre all’area dedicata alla vendita, ci sono un salotto interno e caveau, una scuola di bartending, una sala degustazione di vino e food, due sale conferenze e un ampio parcheggio. Un negozio che è già diventato un punto di riferimento nel Veneto e non solo. Aperto nel 2014, lo Store Ferrowine di Castelfranco Veneto è il risultato di un progetto durato quasi tre anni, che ha rappresentato un nuovo inizio per Ferro Distribuzione, azienda che opera nella distribuzione di bevande per il settore alberghiero, che si rivolge con un nuovo approccio alla cultura e al mondo del food & beverage. Oggi, l’azienda conta anche un secondo Experience Store a Jesolo Lido (Venezia), inaugurato nel 2019.

BORTOLOMIOL PORTA LA CERTIFICAZIONE AMBIENTALE EDP NEL VINO

Il 14 aprile 2021 l’ente di Stoccolma che presiede l’International Epd System ha pubblicato la prima Dichiarazione Ambientale di Prodotto (Environmental Product Declaration) nel settore vitivinicolo; ad ottenerla è lo Ius Naturae, Prosecco Superiore Docg Brut Millesimatoprodotto da uve dei filari del Parco della Filandetta, cuore biologico dell’azienda della famiglia Bortolomiol di Valdobbiadene (Treviso).

La certificazione di Ius Naturae è il risultato di un progetto iniziato nel 2018 da Bortolomiol in collaborazione con Indaco2, una società spin-off dell’Università di Siena, per l’Analisi del Ciclo di Vita (LcaLife Cycle Assessment) dei vini dell’azienda. Si tratta di un monitoraggio completo del processo produttivo, dalla gestione del vigneto fino allo smaltimento dei materiali di confezionamento, normato dagli standard ISO14040-44 e riconosciuto a livello internazionale.

È proprio facendo riferimento all’Analisi del Ciclo di Vita del prodotto che si predispone la Dichiarazione Ambientale di Prodotto, l’unica certificazione di sostenibilità ambientale attualmente valida a livello internazionale (ISO 14025).

«Trattandosi della prima Epd attualmente presente nel settore vitivinicolo, l’iter è stato impegnativo e articolato perché ha dovuto definire le regole che saranno adottate da tutte le cantine che, nel mondo, vorranno ottenere tale certificazione» affermano Riccardo Pulselli ed Elena Neri, responsabili del progetto e fondatori di Indaco2.

Le linee guida di riferimento (Pcr – Product Category Rules) per la certificazione, ancora assenti nel settore, sono quindi state redatte da Indaco2 in partnership con Bortolomiol SpA, Winecircus srl e Fattoria La Maliosa e sono state validate e pubblicate nel novembre 2020.

Tra gli indicatori calcolati ed esposti nella Epd, un’attenzione particolare è rivolta alla Carbon Footprint, ovvero la quantità di gas serra emessi direttamente e indirettamente in atmosfera nel corso dei processi della filiera produttiva. L’impronta carbonica per ogni bottiglia da 750 millilitri di Ius Naturae è risultata di 1.54 chilogrammi di anidride carbonica, il 22 per cento in meno rispetto alle medie internazionali. Impronta carbonica che viene comunque ampiamente compensata da un terreno boschivo di oltre tre ettari che la famiglia Bortolomiol tutela nei pressi del Monte Cesen.

«Siamo soddisfatti di questo importante risultato – dice Elvira Bortolomiol, vice presidente della casa Spumantistica di Valdobbiadene –perché da anni la nostra azienda è impegnata nel promuovere una produzione sempre più sostenibile. Abbiamo fortemente voluto il nostro vigneto biologico, dove nasce Ius Naturae, e abbiamo introdotto già dal 2011 il protocollo Green Mark, usato da tutti i nostri viticoltori, in cui si definiscono le pratiche da adottare in vigneto. Con la certificazione, si aggiunge un importante tassello al nostro progetto ma l’impegno non si ferma qui perché abbiamo già avviato il lavoro per certificare l’intera azienda e la sua produzione».

Roberto Cipresso, amministratore di Winecircus, conferma l’importanza dell’iniziativa: «Non si può parlare di qualità senza perseguire il concetto di sostenibilità ambientale. Istituire una metodologia per quantificare la sostenibilità con una metrica condivisa e oggettiva è quindi un passo in avanti di vitale importanza per il mondo del vino» afferma il winemaker internazionale che già nel suo libro del 2018 “Vino. Il romanzo segreto” aveva espresso la necessità di individuaresistemi di monitoraggio super partes, applicabili in tutto il mondo.

IL ROSATO È UNA COSA SERIA: GIUSTI PRESENTA IL ROSALIA PROSECCO DOC ROSÉ

Nulla deve essere lasciato al caso: è questa l’idea con cui è stato pensato Rosalia Prosecco Rosé Doc, il primo vino ad essere lanciato dalla cantina, frutto della consulenza dell’esperta di fama internazionale Graziana Grassini. Un vino che l’enologa toscana ha saputo interpretare con cura e attenzione, senza fretta, dando alle uve il tempo di esprimersi al meglio – e che proprio per questo esce in aprile, senza seguire le tendenze ma piuttosto rispettando le necessità del vino.

«Abbiamo pensato – afferma Graziana Grassini – a un prodotto fatto per durare nel tempo, stabilizzandone il colore, i profumi e il perlage. Si è partiti da uve scelte in parcelle selezionate, per poi dedicare attenzione particolare al colore, con un taglio con il Pinot Nero in presenza dei lieviti».

La creazione di un Prosecco Rosé Docin casa Giusti Wine risponde alle richieste del mercato estero, da sempre caro ad Ermenegildo Giusti, imprenditore del Montello, Nervesa della Battaglia (Treviso), che dopo una vita in Canada ha deciso di omaggiare la sua terra portandone i prodotti nel mondo.

«Abbiamo voluto uno spumante che duri nel tempo – spiega Ermenegildo Giusti – perché Giusti Wine, sin dalla sua fondazione, si rivolge al mondo. Questo vino, come tutti gli altri della nostra gamma, è pensato per viaggiare e offrire anche oltreoceano un prodotto perfetto a distanza di tempo dall’uscita dalla cantina».

Il Prosecco Rosé Doc è solo il primo passo del percorso iniziato con Graziana Grassini, scelta da Ermenegildo Giusti per la sua sensibilità internazionale e la grande professionalità con l’obiettivo di dare un’interpretazione originale ai vini del Montello. La grande sfida è legata all’Asolo Prosecco Docg, che uscirà a settembre, e alla valorizzazione della varietà autoctona Recantina che, secondo l’enologa, ha le potenzialità di un grande vitigno.

Rosalia Prosecco Rosé Doc Giusti Wine esprime al naso piacevoli ed eleganti sentori sia di frutta gialla che rossa: nocepesca, ciliegia e profumi floreali di rosa appena schiusa. Inizialmente si rivela fresco su fondo sapido; cresce poi la percezione di polposa morbidezza e un aroma di pesca matura. Ha un gusto secco, intenso ed elegantemente lungo. Perfetto come aperitivo, si accompagna con classe a crudités e fritti delicati di pesce e frutti di mare, ma anche a specialità più sapide come il Prosciutto di Parma.

BARDOLINO: ISTITUITE UFFICIALMENTE LE SOTTOZONE MONTEBALDO, LA ROCCA E SOMMACAMPAGNA

Montebaldo, La Rocca e Sommacampagna, i tre storici cru del Bardolino in provincia di Verona, sono tornati realtà: è stato pubblicato lunedì 12 aprile 2021 sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali che riconosce le tre sottozone e che permette al nuovo disciplinare di produzione della Doc Bardolino di entrare ufficialmente in vigore.

I tre cru del Bardolino erano già noti alla fine dell’Ottocento, quando il vino rosso rubino del lago di Garda era servito nei Grand Hotel svizzeri accanto ai vini di Borgogna e del Beaujolais. Già allora si conosceva l’esistenza di tre sottozone, individuate dai commercianti di vino nel 1825 (trent’anni prima della classificazione dei Bordeaux, fatta nel 1855) e poi identificate geomorfologicamente da Giovanni Battista Perez nel 1900 nel volume “La Provincia di Verona ed i suoi vini”. Ai vini di queste macro-zone erano riconosciute alcune peculiarità organolettiche e qualitative, che però sfuggirono ai compilatori del disciplinare di produzione del 1968.

«Siamo orgogliosi – commenta Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela del Bardolino – che sia finalmente giunto a conclusione un lungo percorso iniziato oramai sei anni fa, nel 2015. Il nuovo disciplinare che da oggi entra in vigore ha lo scopo di puntare sulla territorialità e di valorizzare le diverse caratteristiche dei vini delle tre sottozone storiche, già note due secoli fa. Si tratterà di produzioni limitate e di considerevole pregio, destinate a offrire una nuova prospettiva, anche in termini di longevità, ai vini rossi del nostro territorio, esaltandone le caratteristiche di leggerezza e di finezza, secondo una visione storica che è tornata di grande modernità».

L’area di produzione della sottozona Montebaldo comprende i territori comunali di Affi, Caprino Veronese, Cavaion Veronese, Costermano sul Garda e Rivoli Veronese. La zona prende il nome dall’omonima catena montuosa, dove le altitudini sono maggiori e il clima è più fresco. I vini qui prodotti ricordano i profumi della fragola e dei chiodi di garofano.

La Rocca, così chiamata dal colle che domina il lago di Garda a nord di Bardolino, comprende invece i comuni di Bardolino, Castelnuovo del Garda, Garda, Lazise, Peschiera del Garda e Torri del Benaco: nei vini di questa sottozona si ritrovano le note di lampone e di cannella. Sommacampagna è la sottozona delle colline a sud-est della denominazione e comprende i comuni di Bussolengo, Pastrengo, Sommacampagna, Sona e Valeggio sul Mincio. Si tratta dell’antica Summa Campànea, l’alta campagna assolata che emerge dalla pianura. Ciliegia e pepe nero sono i profumi tipici dei suoi vini.

Per i produttori che abbiano rispettato fin dalla scorsa vendemmia le prescrizioni molto stringenti del nuovo disciplinare sarà possibile uscire sul mercato già il prossimo settembre con i primi Bardolino di sottozona dell’annata 2020: il decreto autorizza infatti la retroattività dell’utilizzo in etichetta del nome Montebaldo, La Rocca o Sommacampagna, che avrà una dimensione doppia rispetto a quella della menzione Bardolino, proprio per sottolineare la forte identità dei vini provenienti dai tre cru.

Un’ulteriore modifica prevista dal disciplinare di produzione della Doc Bardolino, inoltre, dispone che dalla vendemmia 2021 la percentuale massima utilizzabile di uva Corvina salga al 95 dall’80 per cento in vigore sinora. Solo 100 quintali per ettaro la produzione di uva ammessa per le sottozone (contro i 120 quintali della “base” del Bardolino).

GLI SPUMANTI PALADIN ANTICIPANO L’ESTATE

Aria di novità da Paladin: la cantina di Annone Veneto (Venezia), che fa capo al gruppo guidato dalla famiglia Paladin, anticipa l’estate e presenta la sua linea spumanti in una veste del tutto nuova. In un periodo difficile, che ci costringe a sacrificare la convivialità di cui un calice di spumante è il simbolo, l’intento è quello di dare un messaggio di speranza e positività, con l’augurio che, con l’arrivo della bella stagione, si possa tornare a condividere momenti di gioia e spensieratezza.

Le etichette del nuovo Prosecco Rosé, del Prosecco Millesimato Extra Dry, del Prosecco Dry e dello Spumante Brut sono declinate in tinte vivaci e impattanti, con una grafica pulita e moderna. Una banda colorata, diversa per ciascuna tipologia di vino, è accompagnata da una frase del fondatore Valentino Paladin, padre di Carlo e Roberto e nonno di Francesca, terza generazione della famiglia. «Con queste etichette – spiega Francesca Paladin – abbiamo voluto omaggiare mio nonno Valentino, un uomo che ha dedicato tutta la sua vita all’amore per la terra e la vite. Rileggere le sue parole è come averlo ancora qui con noi ad aiutarci e sostenerci».

Una nuova immagine che recepisce le richieste del mercato di oggi, sempre più attento tanto all’estetica quanto all’etica. Tutti gli spumanti Paladin sono certificati vegan, non solo nel contenuto ma anche nella bottiglia stessa: nessun prodotto animale è stato usato in tutte le fasi della produzione dei vini, comprese le colle utilizzate per l’etichettatura.

Grande importanza è data anche a progetti di responsabilità sociale, tema molto caro alla famiglia Paladin. Tutti i dipendenti sono coinvolti nella raccolta dei tappi di sughero dell’intera cantina, che l’associazione Tappodivino (https://www.tappodivino.it/ ) destina al riciclo per produrre diversi materiali, da quelli impiegati in bioedilizia alle suole di scarpe. L’intero ricavato della vendita di questi materiali riciclati viene poi donato all’associazione Viadinatale onlus (https://viadinatale.org/), realtà che accoglie gratuitamente i pazienti in cura al Centro di rierimento oncologico di Aviano (Pordenone) e i loro familiari.

WARSTEINER ITALIA LANCIA LA NUOVA BIRRA WARSTEINER BREWERS GOLD

Warsteiner Italia, filiale della birreria privata tedesca, lancia la prima birra non filtrata della sua lunga storia, di oltre 260 anni, e lo fa supportandola con una serie di azioni forti e concrete a sostegno della rinascita del settore alberghiero italiano. Il lancio di prodotto è avvenuto in anteprima tramite un evento digitale riservato ai distributori, nel quale è stata presentata sia la nuova birra che la piattaforma digitale, che mette in contatto gli appassionati di Warsteiner e i gestori dei locali. Un segno di dedizione al canale rafforzato dalla scelta di partecipare anche all’edizione digitale di Beer Attraction come sponsor, oltre che ospite in una delle tavole rotonde dell’International Horeca Meeting, dedicata alle innovazioni che cambieranno l’alberghiero.

Il lancio di un prodotto nuovo e innovativo per il mercato delle lager tedesche dimostra la voglia di innovare, pur rispettando la propria tradizione. La Warsteiner Brewers Gold è una specialità lager non filtrata, leggermente ambrata, realizzata nel rispetto dell’Editto di Purezza, come da tradizione Warsteiner. Lanciata in esclusiva per il canale ho.re.ca, ciò che caratterizza questa Lager è il fatto di essere brassata con il luppolo Brewers Gold, preziosissimo luppolo autoctono europeo, che le conferisce note floreali, speziate e di ribes nero. Il grado di amaro è equilibrato e si abbina perfettamente alle note di caramello e miele, conferite dai malti Münchener e Pilsner.

«Warsteiner Brewers Gold – dice Lorenzo Dabove in arte Kuaska – è una birra molto innovativa, pur rimanendo aderente alla tradizione tedesca nello stile. Il luppolo Brewers Gold è di tradizione inglese, lanciato da più di un secolo, ha fatto la fortuna anche di molti birrifici del Belgio, ma è quasi sempre utilizzato in dry hopping con malti chiari. Mi ha stupito l’idea di Warsteiner di utilizzare questo luppolo in bollitura in una birra ambrata, per le mie conoscenze si tratta di un utilizzo inedito soprattutto per la scena birraria tedesca. Consiglio Warsteiner Brewers Gold a chi vuole scoprire, grazie a questo luppolo speciale, un gusto nuovo, in una birra equilibrata, di facile bevibilità e anche innovativa».

Warsteiner ha presentato in anteprima Brewers Gold ai propri distributori, agenti e clienti ottenendo un risultato eccezionale, sintomo della grande fame di novità del settore: alla presentazione – tenutasi il 26 marzo scorso e fruibile esclusivamente su piattaforma digitale dedicata e su invito – hanno partecipato circa 1.000 fra responsabili e agenti di tutti gli oltre 100 partner distributivi di Warsteiner Italia. Un evento digitale molto speciale, realizzato come uno show televisivo, che ha visto la conduzione della giornalista Francesca Baraghini e la presenza di Kuaska e di Paolo Cevoli.

La seconda delle azioni messe in campo in Italia dal birrificio tedesco è il lancio della piattaforma web “Warsteiner Lovers” (http://www.warsteinerlovers.it): il luogo in cui gli appassionati possono letteralmente trovare e incontrare i locali in cui vengono servite le birre del gruppo Warsteiner. Ogni locale cliente può registrarsi, creare il proprio profilo inserendo informazioni come indirizzo, orari di apertura, informazioni di contatto, caricare il menù e la carta birre. Gli appassionati possono accedere e – attraverso la mappa – individuare il locale Warsteiner più vicino e consultarne il profilo. «Abbiamo le idee molto chiare per il futuro – commenta l’amministratore delegato Luca Giardiello – e desideriamo che Warsteiner Brewers Gold sia il simbolo della ripartenza del nostro settore, per questo abbiamo deciso di lanciarla in esclusiva per il settore alberghiero. Non a caso abbiamo scelto di lanciare un prodotto nella categoria delle speciali, un trend in grande crescita, in linea con le esigenze dei consumatori, sempre più alla ricerca di birre sorprendenti nel gusto ma equilibrate e di facile bevibilità. Warsteiner Brewers Gold è disponibile in fusto 20 litri slim, bottiglia 33 centilitri e lattina 50 centilitri. Supportare significa innovare non solo nei prodotti, ma anche nei servizi, per questo abbiamo sviluppato l’innovativa piattaforma Warsteiner Lovers, per guidare i nostri consumatori, intercettati sui social network, alla scoperta dei nostri locali, dove poter consumare la Warsteiner. Per noi il digitale è l’occasione di rafforzare la partnership di filiera con i distributori di bevande, offrendogli strumenti di sell-out”.

Warsteiner inoltre conferma la propria presenza al Beer Attraction 2021 come sponsor ed ospite. Nell’anno in cui Beer Attraction – la principale fiera di settore dedicata all’alberghiero. – deve svolgersi in forma digitale, Warsteiner non rinuncia infatti a dare il proprio intervento concreto. Sarà infatti ospite al convegno Italgrob “Tutto il buono del Covid: le innovazioni che cambieranno l’Ho.re.ca.” che si terrà il 13 aprile alle 10.45.

ZORZETTIG: IL TEMPO E IL RISPETTO DELLA NATURA NEI BIANCHI MYÒ

Una nuova visione incentrata sul valore del tempo inteso non solo come rispetto per la natura e il suo ritmo, ma anche come processo di evoluzione del vino stesso. È partita da qui l’idea di Annalisa Zorzettig, titolare dell’azienda vitivinicola di Cividale del Friuli (Udine), di evolvere l’approccio ai vini bianchi della linea Myò Vigneti di Spessa – Pinot Bianco, Friulano, Sauvignon, Ribolla e Malvasia – prolungandone l’affinamento e attendendo non più uno, bensì due anni per presentarli sul mercato. L’unico a essere stato messo in commercio nel 2020 è stato I Fiori di Leonie, un blend di Friulano, Pinot Bianco e Sauvignon del millesimo 2018, che si è aggiudicato al suo debutto i Tre Bicchieri del Gambero Rosso.

«La volontà di prolungare l’affinamento prima della messa in commercio delle nuove annate Myò è stata una conseguenza diretta delle scelte fatte a priori in vigneto – spiega Annalisa Zorzettig – Su alcuni appezzamenti della linea Myò abbiamo selezionato uve con un grado di maturità e complessità generale più accentuato. Per la malvasia istriana abbiamo attuato una sorta di doppia maturazione ragionata (Dmr), che ha permesso di ottenere sulla stessa pianta uve con grado zuccherino, acidità e in generale caratteristiche sensoriali diverse».

Gli ottimi risultati ottenuti da queste uve sono anche il frutto del lavoro coordinato con l’agronomo Antonio Noacco che ha censito la biodiversità, ossia controllato la presenza degli organismi utili, di insetti bio indicatori e la biodiversità vegetale in vigneto. Il lavoro è proseguito con pratiche volte a stimolare la presenza di specie vegetali spontanee e autoctone, come per esempio lo sfalcio a filari alterni e la creazione di infrastrutture – aree verdi ecologiche interne ed esterne ai vigneti secondo il progetto Biodiversity Care. In cantina il lavoro è stato condotto dall’enologo Saverio Di Giacomo. Successivamente alla fermentazione, una lunga sosta sui lieviti e l’affinamento in piccole botti di rovere hanno dato un risultato armonico dal punto di vista organolettico, una maggiore corposità e persistenza aromatica. Si tratta di vini che sono ancora agli inizi di un percorso e che potranno dare ulteriori conferme nei prossimi anni.

VIAGGIO AL CENTRO DEL TERROIR: IL FUTURO DI MONTE DELLE VIGNE È BIOLOGICO

Arriva a compimento il percorso sostenibile di Monte delle Vigne iniziato nel 2016: dal 2021 la vendemmia sarà interamente biologica e certificata dall’Icea – Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale.

In Monte delle Vigne l’attenzione all’ambiente emerge in tutte le fasi produttive. A guidare questo corso, fin dal suo esordio, il rispetto della natura e della tradizione, principi ispiratori di tutela del patrimonio e dell’identità dei Colli di Parma: già da diversi anni l’azienda di Ozzano Taro (Parma) limita l’utilizzo di prodotti fitosanitari in vigna e sceglie tecniche naturali e poco invasive, semina il sovescio per il controllo naturale delle erbe infestanti, rifiutando i disseccanti chimici, e attua un attento dosaggio delle risorse idriche disponibili.

Il lavoro in cantina prevede procedure di riciclo dei materiali e la struttura stessa è pensata in ottica di efficientamento energetico, per ridurre al minimo l’impatto ambientale. L’approvvigionamento energetico della cantina ipogea è garantito anche da un impianto fotovoltaico e da un impianto solare termico per la continua riduzione dell’impronta carbonica: oltre il 35 per cento dell’energia utilizzata è autoprodotta. Tra gli obbiettivi per i prossimi anni l’azienda parmense intende aumentare l’utilizzo di energia elettrica ottenuta da fonti rinnovabili.

«Nonostante il periodo complesso che stiamo attraversando, siamo alla vigilia di un anno epocale per Monte delle Vigne – dichiara l’amministratore delegato Lorenzo Numanti – Vogliamo affrontare le sfide che abbiamo di fronte con la consapevolezza che l’unica scelta possibile è avere a cuore la salute del nostro pianeta e di chi lo abita. Attraverso l’agricoltura biologica ci poniamo l’obbiettivo di valorizzare i nostri vigneti, eliminando ogni dinamica invasiva per un futuro ‘a impatto zero’, al fine di raccontare storie irripetibili di grandi terroir, di grandi vigneti e di grandi vini».
«A Monte delle Vigne vogliamo custodire la nostra terra, sviluppare una viticoltura sostenibile e in equilibrio naturale – conclude il presidente Paolo Pizzarotti – incentivando la ricerca delle metodologie più avanzate, per contrastare i cambiamenti climatici ormai evidenti ed elevare la qualità dei nostri vini. È un percorso non facile, ma estremamente stimolante, che speriamo di poter perseguire e affinare».

BENTU LUNA E L’INESTIMABILE TESORO DELLE VECCHIE VIGNE NEL CUORE DELLA SARDEGNA

Bentu Luna è il nuovo progetto enologico di Gabriele Moratti guidato dall’amministratore delegato Gian Matteo Baldi al centro della regione Sardegna, l’unico in Italia a basarsi totalmente su vecchie vigne, che vanno da un minimo di 35 fino ai 115 anni di età. La cantina ha sede a Neoneli, in provincia di Oristano, mentre l’attività si sviluppa tra il Barigadu e il paesaggio policolturale del Mandrolisai, uno dei quattordici in Italia iscritti al Registro nazionale dei Paesaggi rurali d’interesse storico e l’unico della regione.

Lo stile Bentu Luna pone al centro l’essere umano e la sua capacità di interpretare la natura secondo creatività e scienza. Il valore intrinseco di quest’area è il terroir, inteso come intersezione tra microclima, qualità del suolo e lavoro dell’uomo. «I vigneti – spiega Gian Matteo Baldi – sono il frutto di una cultura millenaria rimasta pressoché invariata, fondata sul concetto di non proprietà e di naturale ereditarietà familiare che rischiava di essere abbandonata poiché non creava più reddito. Insieme ai contadini e agli abitanti di Neoneli abbiamo concordato per la gestione condivisa dei vigneti, così da integrare la manodopera e il sapere locale con le nostre competenze tecniche e tecnologiche».

La struttura organizzativa dell’azienda, come per la tenuta Castello di Cigognola in Oltrepò Pavese, si presenta snella e intergenerazionale, con giovani professionisti coadiuvati da consulenti esterni di caratura internazionale. L’enologa sul posto è Emanuela Flore, affiancata dall’agronomo Giovanni Bigot e da altri professionisti tra cui l’enologo Beppe Caviola come responsabile dei blend.

L’approccio umanistico non può prescindere da un profondo rispetto per l’ambiente: dalla gestione dei vigneti all’architettura della cantina, fino ai materiali utilizzati per il confezionamento dei vini, tutto è pensato in ottica di sostenibilità e risparmio energetico.

Al fine di tutelare l’integrità di suolo, piante e grappoli, all’interno della vigna non sono ammessi macchinari ma solo uomini e animali. La raccolta è manuale così come la pressatura. Ciascuna particella è vinificata separatamente all’interno di vasche in cemento crudo di piccole dimensioni per rispettare le specificità di ogni microzona. Tutti i vini sono a fermentazione spontanea, con pied de cuve altamente selezionato e curato al fine di evitare derive. L’alta precisione e il minimo intervento umano, possibile grazie a un grande lavoro preparatorio in vigna, portano alla nascita di vini puliti che compiono subito la fermentazione malolattica.

Le prime etichette a esordire sul mercato sono Mari e Sobi. Mari è un Mandrolisai Doc, da vigneti tra i 35 e i 70 anni allevati ad alberello. Le uve sono 35% Bovale sardo, 35% Cannonau, 30% Monica raccolte nella prima decade di ottobre. Dopo una lenta e accurata diraspatura del grappolo, prende avvio la fermentazione con piede spontaneo in vasche di cemento. L’affinamento è di otto mesi in barrique di rovere di secondo passaggio, durante il quale si effettuano leggeri bâtonnage e si attiva la malolattica. Ne nasce un vino di grande equilibrio: al naso emergono note speziate, in bocca è morbido e colpisce per gli avvolgenti sentori di frutta scura e la deliziosa nota salata; il finale è caldo. Lo stesso processo di vinificazione è adottato per Sobi, rosso di Sardegna da vigneti tra i 35 e i 70 anni allevati ad alberello, per un naso delicato e una grande struttura. Le varietà che lo compongono provengono da diverse zone di Neoneli. I vitigni sono per il 25% Bovale sardo, 35% Cannonau, 5% Monica e 35% tra Pascale, Cagnulari, Carignano e Barbera.

TREDICI VINI PER BRINDARE AI PAPÀ

Sulle loro spalle abbiamo imparato a non aver paura del mondo e a osservarlo da un’altra prospettiva, sentendoci dei giganti. Ci hanno insegnato ad affrontare nuove sfide con le sole nostre forze, anche se loro erano a pochi passi da noi, senza farsi vedere, pronti ad accorrere in nostro aiuto. Ci hanno accarezzato il viso mille volte, ci hanno avvolto in abbracci infiniti. Ci hanno sgridato per una bravata adolescenziale, e sono stati i primi ad acclamarci per un successo ottenuto. Oggi brindiamo ai nostri papà, in occasione della loro festa: uomini dalle mani forti pronti a sfidare il mondo intero per l’amore di un figlio. Anche se in questo momento, forse, sono distanti, alziamo i calici in onore dei nostri eroi quotidiani. 

Un classico intramontabile, un vino bianco dalle infinite potenzialità, con intensi aromi agrumati, di pera e pesca bianca che si fondono con delicati sentori di erbe aromatiche: il Pecorino Abruzzo Dop 2018 di Cantina Tollo è come il Barone Rampante di Italo Calvino, grande classico della letteratura italiana a cui si ispira l’etichetta. Semplicemente un invito a uscire dall’ordinario per assaporare lo straordinario, a non rimanere per forza ancorati alle regole prestabilite. Perché in fondo i papà sono dei supereroi che vestono gli abiti tradizionali dei capofamiglia, degli uomini tutti d’un pezzo, ma sono quelli che più si abbandonano ai sogni dei loro bambini, i loro migliori compagni di giochi e di avventure.

Prezzo: 16 euro nello shop online della cantina.

Ultima annata prodotta per questo uvaggio di Sauvignon, Pinot Grigio, Chardonnay e Riesling Italico prodotto da quello che viene considerato il papà degli Orange Wine moderni, Josko Gravner. I vigneti dai quali è stata raccolta l’uva sono stati infatti tutti espiantati tra il 2011 e il 2012, a seguito della decisione del vignaiolo di Oslavia di dedicarsi unicamente alla coltivazione delle varietà autoctone Ribolla Gialla e Pignolo. Solo 2000 le bottiglie prodotte e il vino sta già diventando introvabile. Il regalo perfetto per il papà collezionista. Prezzo medio in enoteca o e-commerce specializzati: dai 160 ai 180 euro per la bottiglia da 750 millilitri.

Per il 19 marzo Monte Zovo propone a un prezzo speciale una selezione di cinque vini rossi per festeggiare insieme a tutti i papà, tra cui il Calinverno 2016, anche in formato magnum. È il vino che meglio rappresenta l’unicità di Monte Zovo, un gioiello frutto dell’esperienza e della tecnica dell’azienda, prodotto solo in annate particolarmente favorevoli a partire da un blend di uve Corvina e Corvinone, Rondinella, Croatina e Cabernet Sauvignon. Calinverno nasce per volontà di Diego Cottini, patron dell’azienda, e dei figli Mattia e Michele: è un vino che racconta una storia di famiglia e dimostra che l’intesa tra padri e figli può portare a risultati straordinari, in vigna come nella vita.
Prezzo speciale di 17,45 euro per la bottiglia di 750 millilitri, 24,45 euro per il formato magnum, in promozione da venerdì 12 marzo alle 23.59 di venerdì 19 marzo, nello shop online della cantina.

Per la festa dedicata a tutti i papà Bulichella propone il Tuscanio Bianco, il vermentino Costa Toscana. L’annata 2020 sarà imbottigliata nello stesso periodo della Festa del Papà. Un vino per celebrare il rapporto tra padre e figlio, fatto di complicità, di confidenze e di sagge conoscenze da tramandare: una condivisione di pensieri tra chi ha l’esperienza di una vita vissuta e chi, invece, ha appena iniziato il suo cammino. Emblema di questa relazione sono i due cinghiali raffigurati in etichetta, il padre ed il suo cucciolo: il sapere e la saggezza del più anziano si intrecciano con l’innocenza e l’entusiasmo del più giovane.

Prezzo: 16 euro nello shop online della cantina.

Uno spumante forte e di grande eleganza, per brindare a momenti indimenticabili. È il Lessini Durello Brut Doc di Giannitessari, che all’assaggio nel calice si rivela ben bilanciato tra acidità e mineralità. Un vino equilibrato, che alterna carattere e gentilezza, così come tutti i nostri papà: dal giorno della nostra nascita, con fermezza e carezze, ci aiutano silenziosamente a crescere lungo le strade della vita. Perché, come affermava Umberto Eco, “ciò che diventiamo dipende da quello che i nostri padri ci insegnano in momenti strani, quando in realtà non stanno cercando di insegnarci. E noi siamo formati da questi piccoli frammenti di saggezza”.

Prezzo: 21,20 euro in e-commerce specializzati.

Per la Festa del Papà Monte del Frà propone il Tenuta Lena di Mezzo Valpolicella Classico Superiore Doc. Un vino che rappresenta al meglio il fascino e l’eleganza di Fumane, un territorio bellissimo e dalle mille sfaccettature. Un vino e un luogo unici, come lo sono i nostri papà, che sanno essere al tempo stesso forti e intelligenti, capaci di ascolto e di dialogo, concreti e saggi.
Prezzo: 13.60 euro nello shop online della cantina.

Annalisa Zorzettig sceglie la Malvasia 2019 della selezione Myò Vigneti di Spessa per rendere omaggio al padre Giuseppe, recentemente scomparso, e a tutti i papà. È un vino che nasce dalle vecchie viti di un vigneto piantato nel 1920, a 210 mt sul livello del mare, vanto del Cavalier Zorzettig. Il suolo qui è argilloso, composto da Ponca, la caratteristica stratificazione di marnie arenarie di origine eocenica. Le uve raccolte a mano nella seconda metà di settembre, vengono diraspate, per poi fermentare alcolicamente in acciaio a una temperatura controllata. Il risultato è un vino al naso minerale, floreale e diretto, in bocca sapido, avvolgente e lungo come l’abbraccio di un padre.
Prezzo medio in enoteca o e-commerce specializzati 16/18 euro per la bottiglia da 750 millilitri.

Per la Festa del Papà il Consorzio di Tutela dei Vini Doc Colli Berici e Vicenza propone il Tai Rosso, uno dei simboli dell’enologia berica. Questo vino nasce da un vitigno vigoroso che per esprimersi al meglio necessita di una particolare esposizione alla luce e al calore, e per questo ha trovato sui Colli Berici un habitat ideale. Di colore rosso rubino non troppo intenso e dal riflesso granato, il Tai Rosso, all’olfatto fruttato, con sentori di viola e frutti rossi di sottobosco, al gusto è asciutto, morbido, leggermente tannico, con sentori di prugna e lampone. Un vino di consumo quotidiano, ottimo se abbinato alla carne alla griglia oppure bollita, ma anche alla Sopressa Vicentina Dop e al Prosciutto Crudo Veneto Berico-Euganeo Dop. Ideale per tutti i papà amanti dei momenti conviviali che potranno scegliere il loro Tai Rosso fra le cantine socie del Consorzio.

Per la Festa del Papà Cantina Tramin propone un vino che scalza gli stereotipi della sua stessa varietà: Unterebner Pinot Grigio, che si è affermato come nobile interpretazione del vitigno. L’impronta alpina non si lascia condizionare da mode e tendenze, si distingue per eleganza e finezza, stimola i sensi con la sua freschezza, mineralità e una sorprendente persistenza. Già nel 1989 con l’avvio del progetto “Terminum”, che impegnava Cantina Tramin in un percorso votato all’eccellenza, il Pinot Grigio fu inserito nella rosa di vini simbolo dell’ambizioso progetto. Un amore coltivato con grande cura nello storico cru protetto da splendide montagne.
Prezzo: 23,40 euro nello shop online della cantina.

Per un papà che ama vivere mille esperienze avventurose con i suoi figli pensiamo ad un Cabernet Franc in purezza, Scipio di Tenuta Sette Cieli, che prende il nome dal valoroso generale Romano Scipione, che sconfisse Annibale nelle guerre puniche. Un rosso realizzato da rese molto basse nel territorio di Bolgheri, dal naso complesso, con note eleganti di frutta e spezie, che al sorso risulta fitto e invitante …a un nuovo assaggio.

Prezzo: 60 euro nello shop online della cantina.

Anche ai papà piace il rosa. Ancora di più se proveniente dalle suggestive colline del Chianti Classico fiorentino, dove ha sede tenuta Poggio Torselli. I sentori del Bizzarria Rosato risveglieranno i papà dal torpore invernale proiettandoli dolcemente alla primavera. Il Toscana Igt da uve 100 per cento Pugnitello si rivela al naso con note floreali di gelsomino, rosa, violetta e agrumi. Il colore è rosa chiaretto intenso, limpido e vivace nel calice. Un vino elegante e stimolante che ricorda la piacevolezza delle passeggiate all’aria aperta per ammirare la natura che ogni anno si rinnova. Se oltre a passeggiare si organizza anche un pic-nic, un formaggio fresco o di media stagionatura e un salume saporito si abbinano perfettamente al Bizzarria Rosato.

Prezzo: 30 euro nello shop online della cantina.

La dedica è nel nome. Il Nebbiolo di Castello di Cigognola nasce proprio dal ricordo di Gian Marco Moratti del padre Angelo Moratti, un pensiero affettuoso e intimo che la tenuta dell’Oltrepò Pavese condivide con tutti i papà. Nel calice Per Papà mostra il colore rosso trasparente tipico della varietà, che anticipa al naso sentori di frutta rossa e cuoio. Al palato è balsamico, con un corpo elegante e ben integrato al legno.

Prezzo: 29 euro su e-commerce specializzati.

Per celebrare tutti i papà Cantina Valpantena propone un elegante vino rosso dal colore fitto e brillante, adatto alle grandi occasioni: l’Amarone Brolo dei Giusti. In epoche passate il “giusto”, dopo aver lavorato fino a sera nella vigna, sedeva sui muretti a secco della Valpolicella, le “marogne”, e ammirava i suoi grappoli d’uva che ogni giorno, come figli, sapevano sorprenderlo raccontandogli storie sempre nuove. Quale miglior regalo allora per ricordare ai “giusti” di oggi, pur indaffarati tra mille occupazioni, la quotidiana sorpresa di chi vuol loro bene?

Prezzo: 58,50 euro su e-commerce specializzati.

PRO CASEUS, COME PRODURRE UN FORMAGGIO MIGLIORE? TE LO DICE UN CHIP

Avere nelle stalle latte più buono e nei caseifici più formaggio ora si può grazie a Pro Caseus, un nuovo metodo per predire l’attitudine casearia del latte di un bovino grazie all’ausilio di un chip genico brevettato da Intermizoo e dall’Università di Padova. L’Istituto interregionale per il miglioramento del patrimonio zootecnico presenta, in anteprima, le ricerche effettuate in partnership con Unipd, un contributo destinato a rivoluzionare il mondo lattiero-caseario. Con il nuovo indice Pro Caseus, si stima un aumento di produzione di formaggio fino al 10 per cento. E il segno più non è solo in quantità, ma soprattutto in qualità organolettica e sensoriale.

«Nel mondo il 70 per cento del latte viene trasformato in formaggio e l’Italia è tra i primi dieci Paesi produttori. Da qui la necessità di uscire dalle logiche che abbiamo seguito fino ad oggi. E Pro Caseus rappresenta un cambio di prospettiva. Con questo metodo innovativo il produttore, cioè l’allevatore, può finalmente pensare alla destinazione del latte: il formaggio» spiega Francesco Cobalchini, direttore generale di Intermizoo

«Questo risultato – ha continuato Cobalchini – è il frutto di un grande lavoro di squadra tra il mondo della ricerca, Intermizoo e le organizzazioni degli allevatori, iniziato nel 2007 con il primo progetto di lavoro denominato “BullAbility” con la collaborazione del Dipartimento Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e ambiente dell’Università di Padova per migliorare l’efficienza dell’intera filiera lattiero-casearia. Determinante è stato l’apporto di tutti coloro che ogni giorno si dedicano con passione a far crescere la nostra azienda e che hanno contribuito a portare Intermizoo nei 5 continenti».

Pro Caseus misura la capacità del toro di generare figlie in grado di produrre un latte che può essere trasformato in maniera più efficiente in formaggio. Una scoperta a vantaggio dei consumatori finali, dei trasformatori e degli allevatori. Chi sceglie animali con indice Pro Caseus sa che sta scegliendo capi selezionati per la loro spiccata attitudine casearia e che producono più latte, più buono.

«L’indice Pro Caseus rappresenta un prodotto della collaborazione tra Università di Padova e Intermizoo, a favore degli allevatori italiani. La genetica italiana dispone, oggi più di ieri, di uno strumento innovativo e di eccellenza, rivolto al miglioramento della caseificazione del latte vaccino, in grado di mantenere quella posizione di leadership casearia indiscussa e riconosciuta nel mondo al nostro Paese»,spiega Martino Cassandro dell’Università di Padova.

Un latte destinato ad essere trasformato in formaggio di alta qualità dovrebbe coagulare entro un determinato range di minuti, correlati alla tipologia di formaggi che si stanno producendo, e formare rapidamente una cagliata con una consistenza idonea alle successive lavorazioni, mentre un latte con un’attitudine casearia non ottimale, oltre ad avere una resa in formaggio inferiore, può influire sulla qualità finale del formaggio, sulla sua composizione, sull’incidenza di difetti e scarti, sul tempo e costo di trasformazione. Il nuovo indice Pro Caseus consente agli allevatori di migliorare la produzione del latte destinato alla trasformazione che tradotto significa più quantità, ma anche più qualità con ricadute positive in termini di sostenibilità per l’intera filiera.

Il formaggio con latte Pro Caseus è più buono. I pannel test condotti su formaggi Pro Caseus hanno evidenziato una qualità casearia migliore rispetto ad altri tipi di formaggi. Le analisi sensoriali comparative sono state fatte su Asiago d’allevo e Grana Padano prodotti con la stessa lavorazione e con latte da bovine Frisona/Holstein. Dalle valutazioni, il formaggio con indice Intermizoo è stato giudicato migliore all’assaggio rispetto all’altro campione: più intenso nel colore, nell’odore e nell’aroma, meno pungente, meno acido, meno friabile e con meno cristalli. Non presenta, inoltre, sentori di cotto o di crosta. Gli altri formaggi prodotti con latte diverso sono risultati, invece, con colore, odore e aroma meno intensi e meno complessi, più acidi, pungenti, più consistenti, asciutti e con un maggior numero di cristalli.

Il formaggio con latte Pro Caseus rende di più. Il latte buono offre una bella fetta di guadagno in più facilitando il lavoro dell’allevatore e del trasformatore. Le ricerche svolte hanno dimostrato che ogni aumento unitario del tempo di coagulazione porta ad una perdita di circa 0,25 chilogrammi di formaggio ottenibile da 100 chili di latte. «Un ridotto tempo di coagulazione ed una elevata forza del coagulo rendono la cagliata e la pasta del formaggio ottimali, evitando anomale fermentazioni microbiche che causano riflessi negativi sulla struttura e sulle caratteristiche organolettiche del formaggio e, di conseguenza, un impatto sul valore commerciale del prodotto finito» continua Cassandro. Grazie alle sue migliori caratteristiche coagulative, un litro di latte Pro Caseus consente di produrre fino al 10 per ento di formaggio in più.

Il formaggio con latte Pro Caseus fa bene all’ambiente. Con il 10 per cento in meno di latte necessario per produrre una forma di formaggio, si avranno ricadute positive sia per la salute del consumatore che per la sostenibilità dell’intera filiera, basti pensare al minor consumo di risorse come acqua e suolo e alla minore quantità di latte trasportato. Un aspetto su cui riflettere se si considera che, negli ultimi 40 anni, la produzione mondiale di latte ha avuto un incremento del 64 per cento.

Intermizoo, l’Istituto interregionale per il miglioramento del patrimonio zootecnico, nasce nel 1974. Seleziona, cioè individua gli animali più idonei a produrre le eccellenze Made in Italy che tutto il mondo ci invidia. Lavora a contatto con gli allevatori e gli operatori della filiera lattiero-casearia per migliorare la popolazione animale. Tra gli obiettivi: aumento della longevità e della fertilità sia delle vacche che del seme del toro e miglioramento della qualità del latte per la trasformazione casearia, delle varianti proteiche e dell’attitudine casearia. Oltre alla sede di Padova, ha un centro di produzione di seme bovino a Brussa di Caorle (Venezia), da sempre all’avanguardia per il benessere animale. Il parco tori riproduttori è composto da 208 unità, tutti di elevato e certificato pregio genetico. Ogni anno vengono distribuite un milione di dosi fecondanti, metà in Italia e l’altra metà all’estero.

L’ANTEPRIMA DEL CHIARETTO DI BARDOLINO CAMBIA VESTE

Il Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino non rinuncia all’Anteprimadel Chiaretto, ma la ripensa in una veste del tutta nuova. Considerato il perdurare della pandemia, la dodicesima edizione della manifestazione dedicata al vino rosa del lago di Garda veronese, che con la recente modifica del disciplinare della denominazione ha adottato ufficialmente il nome Chiaretto di Bardolino, si articolerà in due fasi. La prima, che prenderà il via ad aprile, coinvolgerà la stampa italiana e internazionale, oltre che i blogger e gli influencer del mondo del vino: verrà infatti inviata loro un’ampia campionatura di Chiaretto di Bardolino della nuova annata (intorno alla cinquantina di etichette), ricondizionata in bottigliette di vetro (preferito ad altre soluzioni) del contenuto di 5 centilitri, ovvero il quantitativo normalmente servito nelle degustazioni professionali. Dopo due mesi di test, il Consorzio ha scelto le bottiglie di Vignon, il primo servizio italiano di ricondizionamento di vino e alcolici pensato per supportare tutti gli attori impegnati nella formazione, promozione e vendita nel settore beverage. Le Vignon sono leggere e resistenti ed evitano gli sprechi perché consentono di fare assaggiare la stessa bottiglia contemporaneamente, in condizioni ottimali, a più persone in luoghi diversi. Tutto il processo di ricondizionamento avviene in ambiente protetto per rispettare il lavoro dei produttori e garantire il mantenimento delle caratteristiche organolettiche del prodotto di origine. Assieme ai campioni di Chiaretto di Bardolino, verranno inviati anche degli assaggi di formaggio Monte Veronese Dop e un minilibro dedicato al Chiaretto. La seconda fase dell’Anteprima del Chiaretto, invece, coinvolgerà i produttori e i ristoranti della città di Verona nel mese di maggio, quando prenderà il via anche la seconda edizione di 100 Note in Rosa, manifestazione che animerà le serate estive della città scaligera, della provincia e della riviera gardesana con i migliori talenti musicali di Verona. «Nonostante la pandemia e il conseguente deciso calo di presenze turistiche sul lago di Garda – spiega Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino – le vendite di Chiaretto di Bardolino si sono mantenute costanti sul mercato: un segnale importante, che dimostra ancora una volta come le scelte del Consorzio siano state lungimiranti, confermando la nostra denominazione come leader tra i vini rosa in Italia. Anche per questo motivo abbiamo deciso di non rinunciare all’Anteprima e alla presentazione dell’annata 2020, ma di ripensare la manifestazione in nuove modalità».

«Le condizioni climatiche del 2020 – conclude Andrea Vantini, responsabile dell’area tecnica del Consorzio – hanno consentito un perfetto sviluppo delle componenti aromatiche fruttate delle uve, che si traducono nel Chiaretto di Bardolino nella presenza soprattutto di agrumi e piccoli frutti di bosco. Le caratteristiche del microclima locale, invece, hanno garantito la presenza di quelle componenti di freschezza e di sapidità che sono tipiche del Chiaretto di Bardolino. Come conferma l’assaggio dei vini che stanno uscendo sul mercato, quella del 2020 è stata una buona annata nonostante il periodo di considerevole cambiamento climatico».

PASTICCERIA FILIPPI PROPONE LA COLOMBA SUPER AVORIÈ CLASSICA: DOLCEZZA NATURALE PER UNA PASQUA IN FAMIGLIA

Una colomba completamente naturale, gustosa e genuina: è questa la nuova proposta della Pasticceria Filippi, azienda con sede a Zanè (Vicenza), per festeggiare la Pasqua 2021. La nuova colomba Super Avoriè Classica è frutto di una minuziosa ricerca di pregiate materie prime che, sapientemente lavorate, creano nell’impasto un equilibrio tale da consentire al dolce di mantenere inalterate fragranza e morbidezza a lungo ed in modo completamente naturale.

Il prodotto, infatti, si contraddistingue per la lavorazione rigorosamente artigianale dell’impasto, reso unico grazie all’utilizzo di pregiatissimo burro fresco e morbida frutta candita, arrotondati dalla bacca di vaniglia naturale del Madagascar. Come per tutti i prodotti Filippi, la pasta madre della colomba è realizzata con il lievito naturale tenuto in vita e rinfrescato di giorno in giorno dal 1972, quando nacque la Pasticceria. Con questo nuovo dolce, naturale al cento per cento, l’azienda prosegue il percorso della genuinità artigianale intrapreso con la creazione del Panettone Super Avoriè Classico.

«Da tre anni – dichiara Andrea Filippi, titolare e creatore di tutte le ricette di Pasticceria Filippi – ci dedichiamo alla lavorazione di questo impasto speciale che permette di conservare a lungo un prodotto fresco e artigianale. Il nostro obiettivo è quello di portare nelle case dei consumatori un dolce di alta qualità realizzato con una minuziosa ricerca delle materie prime e naturalmente genuino. Considerato il perdurare dell’emergenza sanitaria, anche la Pasqua di quest’anno sarà sicuramente vissuta più in casa rispetto al passato, per questo abbiamo pensato di proporre la Colomba Super Avoriè non solo nella versione classica, ma anche in quella più golosa e ideale per trascorrere momenti di festa in famiglia con lamponi e cioccolato fondente Maranta 61 per cento». Il prezzo al pubblico consigliato per la Colomba Super Avoriè Classica è di 27,50 euro nel formato da un chilo e di 33,50 euro per quella con lamponi e cioccolato fondente sempre da un chilo. I prodotti Filippi sono acquistabili nel sito http://www.pasticceriafilippi.it/it/e_prod con consegna in tutta Italia.

CA’ DEL MAGRO DI MONTE DEL FRÀ: IL BIANCO D’ITALIA CHE PIACE NEL MONDO

Wine Spectator attribuisce 91 punti alCà del Magro Custoza Superiore Doc 2018 dell’azienda Monte del Frà di Sommacampagna (Verona), il più alto punteggio mai assegnato a un Custoza dalla rivista statunitense. Tale risultato va ad aggiungersi ai numerosi altri riconoscimenti internazionali ottenuti dal Cà del Magro, che si afferma così come uno tra i bianchi italiani più votati e apprezzati dalla stampa estera degli ultimi anni. James Suckling quest’anno gli ha riconosciuto 92 punti, Tom Hyland, autorevole corrispondente enoico di Forbes, gli ha assegnato addirittura 97 punti, definendolo come uno tra i migliori bianchi dell’anno.

Il Ca’ del Magro ha ricevuto negli anni premi e riconoscimenti anche in Italia, dove non solo gli sono stati assegnati i Tre Bicchieri del Gambero Rosso per ben undici anni consecutivi, ma ha ottenuto alti punteggi su molte delle guide italiane tra cui Vini Buoni d’Italia, I Vini di Veronelli, Vitae – Ais e 95 punti sulla Guida Essenziale 2021 di DoctorWine e su Wines Critic.

Con una produzione annua di 80 mila bottiglie, il Cà del Magro emerge come il vino più rappresentativo dell’azienda Monte del Frà, emblema della storia e del territorio da cui nasce: un vigneto di oltre trent’anni coltivato su una collina nel cuore del Custoza, a sud-est del Lago di Garda. I vitigni che lo costituiscono sono Garganega, Trebbianello, Bianca Fernanda e lncrocio Manzoni. Dal colore giallo paglierino intenso, con leggeri riflessi dorati, al naso rivela profumi di frutta tropicale, fiori bianchi e note di zafferano. Al palato si presenta armonicamente complesso con un finale asciutto e sapido.

Un vino che rivela al meglio le proprie potenzialità con l’affinamento in bottiglia e che si pone controcorrente tra i Custoza di pronta beva. È proprio per questa sua diversità che il Ca’ del Magro è molto apprezzato anche dai mercati esteri: nel 2020, nonostante l’emergenza sanitaria in atto, la cantina ha intrecciato nuove relazioni commerciali in Albania, Azerbajgian, Filippine e Kosovo e complessivamente esporta in oltre sessanta Paesi al mondo.

«Siamo orgogliosi dei risultati ottenuti dal nostro Ca’ del Magro, che si riconferma tra i vini bianchi più celebrati – commenta Marica Bonomo, responsabile commerciale estero di Monte del Frà – Cà del Magro, un vino che si caratterizza per mineralità e longevità, racchiude ed esprime al meglio questa denominazione, un concentrato del nostro amato territorio, il Custoza, che sta facendo innamorare il mondo».

DE VIVO INSAPORISCE LA PASQUA 2021 CON DUE NOVITÀ GOURMET

La colomba De Vivo ha tutto il sapore di due bellissime storie che si incontrano nel dolce, volendo anche salato, della longeva pasticceria di Pompei (Napoli): la leggenda della colomba pasquale e la storia della famiglia De Vivo.

La prima è una storia di pace: la leggenda della colomba nasce a Pavia, nel 572, ai tempi dell’assedio della città. Quando i bizantini entrarono e gli abitanti, per evitare il saccheggio, regalarono loro dei dolci soffici e gustosi, salvandosi.

La seconda è una storia che ha origine prima della seconda guerra mondiale. Una storia raccontata da ogni singola prelibatezza della pasticceria De Vivo. Nella nascente Pompei degli anni ‘30, in via Roma tra gli scavi archeologici e il santuario di Pompei, i nonni De Vivo avevano un importante e rinomato panificio gourmet in cui vigeva una regola fondamentale: l’utilizzo del lievito madre.

Sessant’anni e due generazioni dopo, la stessa regola vive ancora nei lievitati della pasticceria De Vivo, e quindi nelle loro colombe gourmet.

Con la storia arriva l’originale innovazione, che non dimentica la prima, anzi la rende contemporanea e vivida al palato.

Per la Pasqua 2021 la pasticceria De Vivo arricchisce la selezione con una nuova prelibatezza partenopea. La prima novità per il palato è la Colomba Nocciolata, che vuole essere un omaggio alla Nocciola tonda di Giffoni, nota per il suo sapore particolarmente aromatico e la polpa bianca molto consistente. L’impasto della colomba, aromatizzato alla nocciola, pezzi di cioccolato al latte e fondente e farcito con irresistibile ganache alla nocciola, con infuso agli agrumi, copertura al cioccolato bianco e granelle di nocciole di Giffoni.

Non possono mancare nella Pasqua 2021 gli intramontabili gusti che hanno reso la firma De Vivo riconoscibile e acclamata in tutta Italia, e non solo: la Colomba Albicocca e Mandorle, arricchita con pasta di mandorla e albicocche, qualità “pellecchiella del Vesuvio”; la Colomba Carciofo (impasto salato con pezzi di carciofo campano, prezzemolo, sale, aglio, pepe e peperoncino), ispirata al “carciofo arrostito”, che in Campania per tradizione viene consumato il lunedì di “Pasquetta”; la Colomba ‘Nzogna e Pepe (impasto lievitato, salato e arricchito con sugna, pepe, pancetta, pecorino, capocollo, salame, aglio e peperoncino) che si ispira al “Casatiello sugna e pepe” immancabile sulla tavola pasquale napoletana e consumato il Sabato Santo e il lunedì di “Pasquetta” e infine la Colomba Pesto e pomodoro (impasto lievitato, salato e arricchito con basilico, pomodori campani secchi, aglio e peperoncino), che si ispira al condimento tradizionale italiano che esclama: “That’s Ammore!”.

È all’insegna del devoto amore partenopeo che De Vivo annuncia la seconda novità della Pasqua 2021: le Scatole Regalo, un vero e proprio “Viaggio dei Sensi”, che ha inizio aprendo lo scrigno contenente i tradizionali sapori della Pasqua Campana. Composta da soffici prodotti lievitati di circa 400 grammi, ispirati ai dolci tipici che per tradizione non possono mancare sulle tavole napoletane durante le festività di Pasqua: colomba, pastiera napoletana, casatiello rustico ‘Nzogna e Pepe, carciofo arrostito, attraverso i quali è possibile fare una degustazione delle materie prime del territorio.

Per informazioni: Pasticceria De Vivo – via Roma 36, 80045 Pompei (Napoli) – +39 081 863 1163 info@lapasticceriadevivo.it

L’ACETO DI MOSCATO PAHONTU PREMIATO CON IL PREMIO ORO DAL CONCORSO INTERNAZIONALE “LE FORME DELL’OLIO E DELL’ACETO 2021”

I primi giorni di febbraio 2021 l’Aceto di Moscato Pahontu è stato protagonista di uno dei più interessanti eventi di promozione della cultura dell’olio e dell’aceto, l’Olio Officina Festival, risultando fra i premiati del concorso internazionale di packaging, visual design e innovazione “Le forme dell’Aceto 2021”, ricevendo il Premio Oro.

La bellezza, la creatività, la funzionalità. Sono gli elementi cardine che rendono una bottiglia, come pure ogni altra confezione, in grado di suscitare la giusta attenzione da parte del consumatore nell’atto dell’acquisto.

Sì, perché non conta più la sola qualità del contenuto, pur importantissima, anzi fondamentale, ma anche il contenitore, e in particolare la veste esterna, l’abito, compresa la scelta dei materiali utilizzati.

Tutto ha la sua importanza, tanto più oggi, che all’immagine si riserva un peso maggiore, soprattutto quando si tratta di scegliere un prodotto.

La qualità totale: qualità nutrizionale, qualità sensoriale ed edonistica, qualità estetica, qualità funzionale – già, perché oltre alla bellezza ha valore anche la funzionalità dei contenitori, la loro ergonomia.

«Sin da quando abbiamo iniziato a pensare e a produrre il nostro aceto – spiegano i due fondatori Mauro Meneghetti e Simona Pahontu – desideravamo realizzare qualcosa che ci permettesse di valorizzare e nobilitare un ingrediente, che come altri ritenuti umili, è vittima di pregiudizio. Sapevamo fin dall’inizio che volevamo qualcosa che parlasse di qualità e bellezza. Per questo capimmo che l’essenziale risiedeva semplicemente in quelle due parole. Perciò, da subito, abbiamo fatto nostri questi concetti producendo un aceto di vino dalle proprietà organolettiche uniche affiancato da un packaging prezioso e distintivo, rispettoso dell’ambiente, ma soprattutto bello da vedere e in grado di entusiasmare i nostri clienti. Oggi, possiamo affermare che la perseveranza porta sempre i suoi frutti. Siamo molto orgogliosi che il concorso internazionale di packaging, visual design e innovazione, Le Forme dell’Aceto 2021 di Olio Officina, abbia premiato la nostra bottiglia di Pahontu Moscato l’Aceto da 200 millilitri con il Premio Oro».

Per i due, il riconoscimento gratifica ancora di più la nostra continua ricerca verso la bellezza, il rispetto per l’ambiente e l’originalità passando sempre e soprattutto per l’altissima qualità del nostro aceto. Per noi fare aceto è un’arte, è il piacere di dare un leggero respiro di gusto alla cucina.

“Le forme dell’Olio e dell’Aceto” è un concorso che vuole valorizzare l’innovazione, la funzionalità e il design del packaging dell’olio e dell’aceto. Vincono la bellezza e la funzionalità. Il premio “Le Forme dell’Olio e dell’Aceto” vuole essere un omaggio e un riconoscimento alle imprese più innovative e coraggiose.

LOISON TRA LE “100 ECCELLENZE ITALIANE 2021” DI FORBES

Il legame che unisce Loison con il mondo giornalistico è un rapporto che nel tempo si è sempre più rafforzato grazie all’affidabilità di un nome e alla credibilità di un brand. Proprio in nome di questivalori la testata Forbes (in collaborazione con la rivista So Wine So Food) ha pubblicato lo speciale “100 Eccellenze Italiane 2021”, allegato al numero di febbraio, e tra i 100 campioni selezionati Loison di Costabissara (Vicenza) è stata inserita nella categoria Food. «Per raggiungere il successo bisogna passare dall’eccellenza: idearla, produrla, distribuirla. Solo dopo, la storia di eccellenza diventa storia di successo» spiega Alessandro Rossi, direttore di Forbes Italia, nel suo editoriale, che per questa guida è stato coadiuvato da una brigata di 5 esperti tra cui: Susanna Tanzi (giornalista esperta del settore luxury e delle eccellenze enogastronomiche), Stefano Cocco (giornalista ed editore della rivista So Wine So Food), Luca Gardini (Migliore sommelier del Mondo 2010). «È un grande riconoscimento per un piccolo laboratorio di pasticceria – racconta Dario Loison – e in questo difficile anno appena trascorso abbiamo puntato tantissimo su digitalizzazione commerciale, per rendere più snella la vendita on line, e digitalizzazione produttiva, ottimizzando le fasi di condivisione e di controllo nei processi per migliorare gli standard. In Loison questo processo è iniziato 4 anni fa e oggi si sta completando, ed è questa la vera innovazione del 2021. Rientrare nelle cento eccellenze italiane selezionate da Forbes, testata autorevolissima che sa mettere in luce quanto di buono c’è in Italia, è un riconoscimento che mi onora e desidero ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a questo risultato, in primis il direttore Alessandro Rossi e la giornalista Susanna Tanzi che ci hanno dato questa opportunità».

SAN VALENTINO IN ROSA: IL CHIARETTO DI BARDOLINO PROTAGONISTA DI LAGO DI GARDA IN LOVE E DI AMORE. ASPETTANDO VERONA IN LOVE.

Il Chiaretto di Bardolino sarà anche quest’anno il #VinoRosadellAmore, il vino ufficiale di Lago di Garda in Love e di Amore. Aspettando Verona in Love, le due iniziative dedicate agli innamorati sul lago di Garda e nella città di Verona nel giorno di San Valentino. In tempi di pandemia i due eventi si svolgeranno in forma virtuale, sui social e in televisione, anziché coi consueti appuntamenti rivieraschi e cittadini. La bottiglia di Chiaretto di Bardolino special edition, creata per l’occasione dal Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino, sarà comunque protagonista nella giornata più romantica dell’anno, a disposizione degli ospiti delle dirette social e tv.
Lago di Garda in Love è in programma domenica 14 febbraio dalle 15 alle 18.30: sarà un evento on line e in televisione, che coinvolgerà otto comuni del lago di Garda (Malcesine, Brenzone sul Garda, Torri del Benaco, Bardolino, Lazise, Castelnuovo del Garda, Valeggio sul Mincio e Toscolano Maderno), uno dell’entroterra gardesano (Bussolengo), la città umbra di Terni, che ospita le spoglie di San Valentino nella Basilica a lui dedicata, e la città austriaca di Innsbruck, porta d’ingresso per i turisti nordeuropei che visitano l’area gardesana. Tutte le località saranno al centro della maratona televisiva in onda nel pomeriggio su TeleArena e in diretta streaming sul sito del quotidiano L’Arena, oltre che sui profili Facebook e YouTube di Lago di Garda in Love e sarà il vino rosa del Garda Veronese a fare da trait d’union tra le diverse tappe.

Nella città dell’amore per eccellenza, in sostituzione della tradizionale presenza a Verona in Love, il Festival dell’Amore che negli anni scorsi ha richiamato turisti e visitatori da tutto il mondo, quest’anno il Chiaretto affiancherà lo show televisivo Amore. Aspettando Verona in Love, presentato dalla conduttrice Francesca Cheyenne. In particolare, durante lo spettacolo il Chiaretto di Bardolino, che la scorsa estate ha riportato la musica nei locali di Verona con la lunga e fortunata rassegna 100 Note in Rosa, accompagna il Premio Arte d’Amore, dedicato alla musica e al cantautorato. Il vincitore verrà premiato nella diretta che si svolgerà domenica 14 febbraio dalle 21.30 sulle emittenti TeleArena e TeleMantova e online sulle pagine Facebook di Verona in Love, Studioventisette, Doc Servizi Verona, Freecom Hub, Show Time Verona, Show Time Studios e Acque Veronesi. L’artista vincitore del Premio Arte d’Amore si aggiudicherà la produzione del brano presso il prestigioso studio di registrazione Sotto il Mare e la realizzazione del videoclip. Inoltre, la sua canzone aprirà, in maggio, la seconda edizione di 100 Note in Rosa e verrà proposta sul palco della Giornata nazionale del Vino Rosa #OggiRosa, in calendario a Bardolino il 21 giugno.

CANTINA LA MONTINA, A SAN VALENTINO, DILLO CON FRANCIACORTA

Quattordici febbraio 2021, come ogni anno puntuale, incurante di pandemie e restrizioni, arriva la festa degli innamorati. Di questi tempi duri, che ancor più hanno dimostrato l’importanza degli affetti, cosa fare per rendere speciale questo giorno?

Se lo sono chiesti anche a La Montina, storica cantina produttrice di vino Franciacorta in provincia di Brescia.

“Da diverso tempo diamo ai nostri clienti la possibilità di personalizzare le bottiglie preferite incidendo la propria dedica sul vetro. È un’idea molto apprezzata perché lascia la libertà di rendere unico ogni pezzo, che è inciso con tecnica laser da esperte mani artigiane” spiega Jessica Giovanessi, responsabile comunicazione La Montina.

In occasione di San Valentino arriva però una novità, che aggiunge un pizzico di colore alla realizzazione delle bottiglie. Insieme al suo artigiano di fiducia, La Montina ha studiato due grafiche a tema, che non solo saranno incise sul vetro, ma saranno anche dipinte a mano.

Due disegni dallo stile diverso, che potranno essere riprodotti su bottiglie di vari formati e tipologie. Inoltre, chi sceglierà queste bottiglie come dono, potrà decidere di racchiuderle in diverse confezioni, corredate ad esempio di calici da degustazione e altri accessori per il vino.

L’intera gamma di Franciacorta e idee regalo La Montina è disponibile sia per l’acquisto in negozio fisico – presso l’enoteca aziendale di Via Baiana 17 a Monticelli Brusati (Brescia) – che online su www.lamontina.com.

E per chi preferisse regalare un’esperienza da vivere insieme al proprio innamorato? “Nessun problema – spiega Jessica Giovanessi – Data la situazione incerta tra chiusure e zone di vario colore, dalla cantina abbiamo deciso di rendere disponibili dei buoni regalo a data aperta. Questo significa che sarà possibile donare una visita guidata in cantina con degustazione, da svolgere non appena sarà possibile farlo, senza preoccuparsi della scadenza. I buoni si possono acquistare sia presso la nostra enoteca, che online, direttamente dal nostro sito www.lamontina.com”.

LE MANZANE (TREVISO), PROSECCO ROSÈ PER RIPARTIRE E BRINDARE ALL’AMORE

Un intrigante aroma di frutta rossa fresca, una morbida acidità e un colore che seduce: la cantina Le Manzane lancia la versione “en rose” del prosecco, un omaggio alla vita e alla voglia di ripartire, ma anche agli innamorati. Con il nuovo Prosecco Doc Rosè Millesimato Brut, la tenuta di San Pietro di Feletto (Treviso) offre l’occasione perfetta per un brindisi con la persona amata nel giorno di San Valentino, il 14 febbraio.

Il nuovo spumante è in commercio da gennaio 2021. 60 mila le bottiglie prodotte. «Abbiamo iniziato la distribuzione e i pareri che abbiamo avuto finora sono stati lusinghieri – spiegano Ernesto Balbinot e Silvana Ceschin, titolari della cantina Le Manzane – l’interesse c’è, il prosecco rose’ piace». Il motivo? «Perchè rappresenta la gioia di vivere, porta un raggio di sole e un po’ di colore in questo periodo difficile».

Nella nuova variante rosè, il Glera (88 per cento) incontra il Pinot Nero (12 per cento). La breve macerazione a contatto con le bucce dell’uva a bacca nera conferisce al vino un colore delicato e una veste romantica: un rosa provenzale brillante con preziosi riflessi cipria. Il perlage è fine e persistente; al naso spiccano sentori di rosa, fragoline di bosco e pesca. Cremoso, fresco ed equilibrato con un retrogusto leggermente ammandorlato, è uno spumante dalla beva piacevole che conquista. Si abbina a piatti che rimandano al gusto asiatico come sushi e sashimi, per chi predilige la cucina italiana e veneta si sposa molto bene al risotto con i gamberi ed è perfetto con il baccalà mantecato.

Il trend sembra chiaro: le bollicine rosa sono destinate a crescere. Aumenta il consumo degli spumanti, ma anche dei vini rosati, un prodotto che strizza l’occhio alla clientela femminile, ma che con la sua versatilità viene scelto sia per festeggiare le occasioni speciali che per un aperitivo a fine giornata. «Anche se siamo un’azienda radicata nel territorio della Docg – continuano Ernesto e Silvana -, abbiamo voluto aggiungere questa referenza per far capire ai nostri collaboratori che siamo attenti e sensibili a ciò che succede nel mercato. Abbiamo deciso di andare incontro alle richieste della nostra forza vendita creando le condizioni commerciali adeguate alle esigenze del consumatore».

La cantina Le Manzane si trova a San Pietro di Feletto, a metà strada tra le Dolomiti e Venezia, nella fascia collinare della provincia di Treviso, nel cuore delle Colline del Prosecco Superiore, proclamate il 7 luglio 2019 Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco. L’azienda, a conduzione familiare, è fortemente radicata nel territorio trevigiano come produttrice da quasi 40 anni. La cantina, tra le più dinamiche e interessanti nel panorama enologico del Conegliano Valdobbiadene, distribuisce sia in Italia che all’estero raggiungendo 34 Paesi.

CHIARETTO DI BARDOLINO: AL VIA LA NUOVA CAMPAGNA TRADE NEGLI STATI UNITI

Il Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino inaugura negli Stati Uniti una nuova campagna commerciale dedicata al Chiaretto di Bardolino, il vino rosa della sponda in provincia di Verona del Lago di Garda, leader di settore in Italia. L’iniziativa, che si articola in due specifiche tranche dedicate l’una agli importatori, distributori e buyer di vino e l’altra ai sommelier di alcuni dei migliori ristoranti americani, in vista della futura ripartenza del settore post-Covid, verrà affidata all’agenzia americana Colangelo & Partners, attiva nel settore trade, con sedi a New York e San Francisco, e a Studio Cru, che invece opera dall’Italia su target altamente profilati. Scopo del progetto, che avrà inizio a partire dal mese di febbraio e proseguirà sino alla fine di giugno, è individuare nuovi sbocchi commerciali negli Stati Uniti attraverso la ricerca di contatti nell’intento di aumentare ulteriormente la conoscenza del Chiaretto di Bardolino, di ampliare i volumi delle vendite nel mercato statunitense, che ora si attestano intorno al 5 per cento della produzione, nonché di aumentare il numero di aziende produttrici che esportano negli Stati Uniti. A condurre i seminari dedicati al mondo dei sommelier sarà la giornalista americana Katherine Cole, una delle più importanti esperte internazionali di rosé, autrice del libro “Rosé All Day”.

«Il Chiaretto di Bardolino – commenta Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino – ha ormai acquisito, grazie alle azioni di comunicazione intraprese dal Consorzio di tutela, una considerevole reputazione sulla stampa americana. La nuova campagna vuole sfruttare la crescita della categoria dei rosé negli Stati Uniti, vista anche la grande popolarità dei vini italiani tra i consumatori americani, per allargare la presenza e la distribuzione del Chiaretto».
L’Italia è infatti attualmente in testa alle importazioni di vino americano, con una crescita del 12,8 per cento in valore del commercio al dettaglio, come riportato da Nielsen Retail Data al 2020, con una quota di mercato del 32,6 per cento. Nel 2019, Nielsen ha inoltre riportato che il vino rosato ha superato le vendite di vini bianchi e rossi, registrando un più 29 per cento e conquistando una quota di mercato pari al 3,7 per cento. La crescita della categoria indica indubbiamente che c’è molto potenziale per il vino rosa italiano negli Stati Uniti. “Alla luce dei dati diffusi da Nielsen – continua Cristoforetti – quello attuale risulta un momento perfetto per intervenire con una campagna specifica dedicata al mercato americano».

Le aziende produttrici di Chiaretto di Bardolino che prenderanno parte alla nuova campagna statunitense sono Albino Piona, Aldo Adami, Benazzoli, Casaretti, Cantine Lenotti, Cavalchina, Gentili, Gorgo, Il Pignetto, Le Fraghe, Monte del Fra’, Poggio Delle Grazie, Seiterre, Giovanna Tantini, Valetti, Vigneti Villabella, e Vitevis – Cantina di Castelnuovo.

AHIMÈ BOLOGNA, UN LUOGO SEMPLICE DA VIVERE TUTTI I GIORNI

Un luogo semplice, da vivere tutti i giorni, per tutto il giorno. Un nuovo format che punta a rivoluzionare il capoluogo emiliano e non solo. Cucina prevalentemente vegetale, approccio nordico. Un menu ristretto che cambia ogni giorno, accompagnato da un’ampia carta di Vini Naturali. L’offerta che si declina dalla mattina alla sera. «Oggi siamo molto più ristorante – racconta Lorenzo Vecchia – la formula originaria prevedeva e prevederà l’inclusione di ogni momento della giornata, dando valore alla caffetteria, ai vini nella fascia pomeridiana, accompagnati da piatti dolci e salati. Ci sarà tutto il bello di quello che potremmo offrire del territorio, tutto in maniera easy ed informale».

In Cucina Lorenzo Vecchia – esperienze con Antonia Klugmann, Martin Berasategui, Lorenzo Cogo e premio Young Ethical Chef a Care’s nel 2018. 

La carta dei Vini Naturali è seguita da Gian Marco Bucci. In sala oltre a Bucci, anche Gian Marco Martinelli – esperienze da Amerigo, Le Calandre e Caffè Stern a Parigi.

Dietro le quinte, Lorenzo Costa, già creatore di Oltre (insieme a Daniele Bendanti),  giovane imprenditore che sta contribuendo in modo importante al rinnovamento dell’offerta gastronomica di Bologna.

Il menu a prevalenza di materie prime vegetali. Il menu cambia in funzione della produzione dell’Orto di Federico Orsi (vigneron e socio). Questa scelta comporta un menu ristretto perché la cucina di Ahimè trasforma realmente quello che la terra offre.

Al momento sono previste tre formule: scelta à la carte, condivisione di uno o piùpiatti ordinati à la carte, seguire dei percorsi di degustazione da tre o cinque portate (a persona).

Grande attenzione ​è riservata al pane, sul quale è stato fatto uno studio lungo e approfondito. Farine locali di soli grani emiliani, lievito madre con più di dieci anni di vita. Si tratta di una portata a parte del menu e sarà così. Una scelta dettata dalla voglia di valorizzare anche un prodotto apparentemente di uso quotidiano e volte un pò scontato, ma che necessita di un lavoro di realizzazione incredibile. Si pensi che dietro una pagnotta ci sono 72 ore di lievitazione.

VENISSA RICONOSCIUTA QUALE VINO VENETO DELL’ANNO DAL PREMIO TASTEVIN AIS

Vent’anni dopo aver intrapreso l’avventura per reintrodurre il vitigno -quasi estinto- della laguna di Venezia, la Dorona, Venissa ha raggiunto un importante traguardo nel ricevere il prestigioso Premio Tastevin Ais dell’Associazione Italiana Sommelier.

Durante la ceremonia organizzata a Roma in diretta streaming, l’Associazione Italiana Sommelier ha insignito Venissa quale azienda veneta dell’anno per il lavoro scrupoloso che sta conducendo nel ristabilire la Dorona, vitigno raro e autoctono della laguna veneziana. Quest’anno, Venissa Bianco 2015 ha anche ricevuto le quattro “Vitae”, riconoscimento per l’altissima qualità della sesta annata di Venissa. Antonella Maietta, presidente di Ais Italia, ha espresso le motivazioni del premio al pubblico che seguiva l’evento sulle varie piattaforme social. Ha spiegato che Venissa rappresenta un “Vino che ha contribuito a imprimere una svolta produttiva al territorio di origine, che rappresenta modelli di riferimento di indiscusso valore nella rispettiva zona, e che inoltre ha salvato dall’oblio e riportato all’attenzione del settore vitigni dimenticati”. Matteo Bisol, alle redini di Venissa negli ultimi sette anni ha dichiarato: «Siamo felicissimi di ricevere questo doppio riconoscimento dall’Ais perché significa che abbiamo raggiunto un momento importante nella nostra ricerca per fare di Venissa un simbolo importante della viticoltura in Veneto. Ci consideriamo come i custodi del fragile ecosistema della laguna e vogliamo svolgere un ruolo proattivo nel proteggere l’integrità e l’autenticità della Venezia Nativa attraverso la conservazione e il potenziamento delle pratiche tradizionali».

Il vino della laguna, per decine di anni, è stato alla base della vita di molte famiglie delle isole della Venezia Nativa ma questa tradizione è quasi sparita in seguito all’acqua alta del 1966. «A Venissa – dice Matteo Bisol – vogliamo dimostrare che è possibile produrre un vino straordinario fatto in condizioni straordinarie. Il premio Tastevin Ais ci dà il necessario incoraggiamento per portare avanti il nostro lavoro e forse convincere gli scettici che, in effetti, la laguna veneziana è un terroir sacro dove la Dorona si è adattata durante secoli per raggiungere una quasi perfetta relazione simbiotica con esso per offrire un vino con un grande potenziale».

Tenuta Venissa produce quattro etichette in quantità limitata: Venissa Bianco e Venissa Rosso ma anche Venusa Bianco e Venusa Rosso. All’interno della tranquilla vigna murata si trovano il Ristorante Venissa (una Stella Michelin dal 2012) e l’Osteria Contemporanea, entrambi affidati ai talentuosi Chiara Pavan e Francesco Brutto, oltre a un Wine Resort con 5 camere intime. Si aggiunge un “Albergo Diffuso” sulla vicina isola di Burano. La Tenuta è un vigneto di un ettaro circondato da mura medievali situata sull’isola di Mazzorbo a poca distanza della città di Venezia.

LA SEMPLICITÀ E L’ARTE DELLA CUCINA RAFFINATA A IL RIDOTTO DI VENEZIA

Il locale è piccolo, ridotto è lo spazio e Il Ridotto è il nome di questo locale stellato dal 2013 di Castello, dietro la basilica di San Marco a Venezia. Il nome si ispira al “Teatro Ridotto”, un piccolo e antico teatro veneziano. Ha soli nove tavoli e nasce nel 2006 grazie alla passione dello chef Gianni Bonaccorsi, il quale volle creare un ristorante con una cucina raffinata. Ci sono cortesia, competenza e tra una comanda e l’altra non manca una battuta con i titolari e il personale. La cucina proposta, dove adesso c’è anche il figlio di Gianni, Nicolò Bonaccorsi, è ancorata ai prodotti della terra e del mare, in cui spiccano ingredienti di alta qualità. I piatti proposti sono di ricerca e cambiano a seconda della stagione e dell’ispirazione. E così, come in questo periodo dell’anno, a pranzo si possono trovare tre Tapas con l’aggiunto del piatto del giorno di pesce, oppure di carne, a 35 euro a persona. E poi il menu di Mare o di Terra e Mare, con i classici de Il Ridotto e la possibilità di avere un percorso vegetariano. In totale 95 euro a persona per cinque proposte. Per i sette assaggi si passa a 120 euro, per i nove 150 euro.

Allora spazio al Cavolfiore, Scampi e Mandorle, Capesante, carote e tea nero affumicato, Battuta di manzo razza piemontese con ortaggi d’inverno, Animelle, yogurt, limone e aglio nero, Mazzancolle, porri, creme brûlé all’aringa affumicata, erbe amare, Polpo, fave e cime di rapa e gli Spaghetti neri, ricci di mare, peperone candito e cavolo nero.

Si può proseguire con i Tubetti in ristretto di “Gò” ed erbe di laguna, Risotto d’inverno, Ravioli di faraona, panna acida, agrumi e panpepato, Maiale: filetto, costina e pancia, Faraona: petto e coscia, salsa pevarada, Rombo al ginepro, mandarino e puntarelle, Seppia e trippa di vitello, pappa al pomodoro al nero. Chiusura tra Crema fredda alla ricotta con pistacchio, arancia e cioccolato, Cioccolato e pepe, Biscotto al The Matcha, bergamotto, cioccolato e granita di Sakè, Millefoglie Cheese cake alla newyorkese, Kiwi e agrumi, Selezione di formaggi. Poi un’ampia scelta di vini, con etichette da ogni dove, whisky, grappe, tequila, rum e non solo.

Il Ridotto si trova a Castello numero 4509 in Campo Santi Filippo e Giacomo a pochi passi da piazza San Marco e vicino alla fermata del vaporetto di San Zaccaria.

Telefono 041-5208280, e-mail info@ilridotto.com.

NATALE AL GELLIUS: I TORTELLINI DI ALESSANDRO BREDA CHE SCALDANO IL CUORE

Un Natale diverso, ma sempre sotto il segno della tradizione. Il ristorante Gellius di Oderzo (Treviso) si prepara al periodo natalizio proponendo una versione personale del piatto principe delle festività, declinato nei Tortellini di crostacei in brodo di pesce. La portata, prevista nel menu di Natale del Gellius, sarà disponibile anche in formato delivery: il locale ha infatti ideato tre percorsi di degustazione, due per Natale e uno per Capodanno, per dare la possibilità a tutti i clienti di gustare le creazioni di Alessandro Breda anche nell’intimità della propria cucina.

«Fin da quanto ero bambino i tortellini in brodo sono sempre stati la prima portata di ogni pranzo delle festività – spiega lo chef Alessandro Breda – è un piatto che mi ricorda il calore della famiglia, il senso di condivisione e di familiarità del giorno di Natale. Dopo un anno così difficile, presentare un piatto tradizionale rivisto con i nostri occhi ci sembrava il modo migliore per trasmettere quella serenità e piacevolezza ai nostri clienti. Il menu in versione delivery ci dà l’occasione di portare direttamente nelle loro case la nostra cucina, in attesa di poterli presto accogliere nuovamente nelle sale del ristorante».

I Tortellini di crostacei in brodo di pesce saranno consegnati, come le altre portate del menu, con le istruzioni per ultimare al meglio la preparazione a casa e gli ingredienti per guarnire il piatto. Per incontrare le esigenze di tutti i commensali il Gellius ha scelto inoltre di inserire accanto alle proposte più tradizionali anche un percorso vegetariano. I due menu di Natale, che comprendono antipasto, primo, secondo e dolce a scelta, sono disponibili su ordinazione fino al 22 dicembre. Proposta più tradizionale è invece quella del menu di Capodanno, che prevede quattro portate a base di pesce e alcuni piatti fuori menu con le ricette simbolo del Veglione come il cotechino con le lenticchie, crostacei e frutta esotica. Gli ordini in questo caso sono accettati fino al 28 dicembre.

Le consegne sono disponibili all’interno del comune di Oderzo, in tutto il trevigiano e anche fuori dalla provincia, con costi di consegna variabili a seconda della distanza. 

Per informazioni e prenotazioni visitare il sito http://www.ristorantegellius.it

GUIDA BEST GOURMET 2021 25ESIMA EDIZIONE STORICA ESCE A METÀ MARZO 2021

Territorio, esclusività, trend, cucina, vini e prodotti rilanciano una macroregione unica al mondo composta da quattro nazioni (Italia, Austria, Slovenia e Croazia), formata dall’intreccio secolare delle culture tra Venezia, la penisola italiana, i Balcani e la Mitteleuropa. La Guida Magnar Ben Best Gourmet da sempre è “il termometro” dell’energia che sprigiona questa terra tra acque, pianure, colline, monti, la cultura dell’uomo, del mangiare, della tavola, dell’agricoltura in un contesto di straordinaria bellezza geografica e storica.

La pubblicazione della 25esima Edizione storica della Guida, la cui uscita era prevista come ogni anno i primi giorni di gennaio, è stata posticipata a metà marzo 2021 per permettere ai ristoratori, produttori e giornalisti di incontrarsi nel pieno rispetto delle regole in un range di tempo più lungo a causa delle ristrettezze legate all’emergenza Covid-19 del 2020.

Riteniamo che questa nostra scelta è l’unica possibile per garantire ai lettori ed al mondo della ristorazione la massima trasparenza su visite, recensioni e degustazioni, in linea con la nostra filosofia di continui aggiornamenti annuali in tutto il territorio da noi raccontato, amato e divulgato.

APRE HOSTARIA IN CORTINA, IL NUOVO TEMPORARY RESTAURANT DEL GRUPPO ALAJMO

Sabato 5 dicembre apre Hostaria in Cortina, il nuovo temporary restaurant invernale del gruppo Alajmo nel centro di Cortina (Belluno) all’interno dell’Hotel Ancora in Corso Italia.

Hostaria in Cortina nasce con lo stesso spirito del temporary restaurant estivo Hostaria in Certosa: cucina, vini, cocktail, musica e sorrisi

Hostaria è un format di locali informali, confortevoli, che liberano la mente attraverso una proposta di cucina semplice, una ricca carta dei vini, un’ampia lista di cocktail e un ritmo musicale che accompagna tutta la giornata.

«Il progetto Hostaria è nato in soli 50 giorni durante il lock down della primavera 2020 – racconta Raffaele Alajmo – e ha dato la possibilità di lavorare a 25 dei nostri dipendenti che altrimenti sarebbero rimasti in cassa integrazione. Con la chiusura stagionale di Hostaria in Certosa a fine ottobre, la squadra sarebbe rimasta ferma fino a primavera. Renzo Rosso mi aveva raccontato di questa nuova acquisizione e mi è tornata in mente a fine settembre quando ho visto che le prospettive invernali per Venezia sarebbero state tragiche. Renzo ha compreso con entusiasmo lo spirito dell’iniziativa e ci ha aiutati a realizzarla mettendoci subito in contatto con l’architetto in carica del progetto di restauro dell’Hotel e con l’ufficio legale per formalizzare un contratto d’affitto. Tutto questo perché abbiamo bisogno di alzare la testa e guardare avanti, di essere reattivi e propositivi».

Hostaria in Cortina si distribuisce nell’ampio piano terra dell’hotel, dando così modo ai tavoli di essere molto distanziati. È stata curata in modo particolare l’illuminazione, grazie al contributo di un amico di vecchia data, Davide Groppi, che negli anni ha seguito i fratelli a Le Calandre di Massimiliano Alajmo a Rubano (Padova), al Quadri e alla Hostaria in Certosa entrambi a Venezia.

Per l’apertura era stato previsto il pranzo di beneficienza de Il Gusto per la Ricerca, la onlus del Gruppo Alajmo, in collaborazione con Otb Foundation,fondata da Renzo Rosso con la missione di lottare contro le disuguaglianze sociali e contribuire allo sviluppo sostenibile di persone e aree meno avvantaggiate. Purtroppo, a causa della situazione attuale e dell’incertezza sulle possibilità di movimento che ci saranno con il prossimo decreto l’evento è stato posticipato a inizio 2021.

Hostaria in Cortina presenta più offerte gastronomiche: Bar Terrazza e Veranda nelle quali si può godere di un eccellente servizio di caffetteria, gustare la pasticceria Alajmo ma anche bere una flûte di Champagne, mangiare il caviale fresco Alajmo oppure il salmone selvaggio affumicato da Max, ma anche più semplicemente mangiare un panino con il musetto e le lenticchie o la tartare di Erminio.

Il Ristorante, con piatti classici della cucina di Max come gli involtini di scampi fritti, la battuta di vacchetta piemontese sulla corteccia con il tartufo bianco, il risotto alla lepre, amarone e tartufo bianco, ma anche un piatto storico di Mamma Rita, gli gnocchi di rape rosse in salsa di gorgonzola o il maialino da latte arrostito, spuma alla senape e polvere di caffè oppure il gran gelato al pistacchio di Stern o il Giocapa (gioco al cioccolato dedicato al Rum Zacapa).

Lo Shop Online,  attraverso una semplice applicazione, nel quale si può trovare una selezione della dispensa Alajmo come pasta, sughi Alajmo, cotechini, caviale, salmone, panettoni, biscotti, torte, condimenti oppure piatti pronti da mettere in tavola. Tutti i prodotti possono essere acquistati online per il ritiro in Hostaria. 

RENATO BOSCO VINCE PANETTHON 2020

Renato Bosco di Saporè di San Martino Buon Albergo (Verona) ha vinto Panetthon 2020, la sfida solidale tra i migliori panettoni del Veneto organizzata da Daniele Gaudioso. Al secondo e terzo posto si sono piazzati rispettivamente Pasticceria Gardellin di Curtarolo (Padova) e Pasticceria Fabris di Fontanelle (Treviso). L’atto finale si è tenuto martedì 1 dicembre al ristorante Radici di Padova.

Gli altri finalisti erano: Panificio Antichi Sapori di Verona, Pizzeria Arrigoni e Basso di Zero Branco (Treviso), Pasticceria Bacelle di Galzigliano (Padova), Pasticceria Belvedere di Legnaro (Padova), Pasticceria Caffetteria Centeleghe di Farra d’Alpago (Belluno), Pasticceria Chiosco di Lonigo (Vicenza), Laboratorio Fiko di Massanzago (Padova), Golosità Pasticceria e Bistrò di Bassano del Grappa (Vicenza) e Pasticceria Le Sablon (Padova).

DOMENICA 29 NOVEMBRE, “TIRAMISÙ GLOBAL MARATHON”: 16 NAZIONI AL VIA

La lunga diretta con gli appassionati del Tiramisù si avvicina. Domenica 29 novembre, dal quartiere generale della Tiramisù World Cup a Treviso, avrà inizio la “Tiramisù Global Marathon”, la sfida a cui prenderanno parte chef non-professionisti da tutto il mondo che si cimenteranno nella preparazione del dolce. E nel corso dell’evento, la sorpresa di alcuni ospiti d’eccezione con le loro ricette ed esperienze in cucina.

Dalle 10 di domenica 29 novembre, si collegheranno da ogni angolo del pianeta –  ciascuno secondo il proprio fuso orario e nella lingua locale – i partecipanti alla “Tiramisù Global Marathon” che proporranno la loro personale versione del Tiramisù. 

«L’iniziativa, nata in collaborazione con la Tiramisù Academy (www.tiramisuacademy.org) – racconta Francesco Redi, organizzatore e fondatore della Tiramisù World Cup – si tiene in un periodo che ci porta a stare in casa e proprio per questo è possibile re-inventarsi abitudini e attività in cui cimentarsi  . Abbiamo raccolto in un contest online tantissimi appassionati del dolce e la risposta è stata davvero grandiosa: sarà una diretta di 8 ore con ospiti del settore (e non) e…qualche sorpresa».

Fra gli interventi in programma, ecco quindi quello di Roberto Lestani, presidente della Fipgc (Federazione internazionale pasticceria gelateria cioccolateria), Federico Zani della Benetton Rugby e della Nazionale, Fabio Carbone e Nicola Sorrentino (entrambi docenti presso l’università Jean Monnet); poi ancora la Associazione Italiana Sommelier, il Venezia Football Club.

Alle 16 i giovanissimi “chef” che si collegheranno riceveranno un fantastico regalo da Geronimo Stilton, il topo giornalista più amato dai bambini di tutto il mondo, grazie alla collaborazione di Edizioni Piemme e della Geronimo Stilton Fondazione, presieduta dalla scrittrice Elisabetta Dami, già madrina d’eccezione nell’edizione 2018 della Twc Junior.

Ecco i Paesi rappresentati dagli iscritti alla Tgm fino a questo momento (ancora pochi posti disponibili, ndr.): Canada (Toronto), Brasile (fra cui Curitiba, San Paolo e Carangola), Venezuela (Caracas), Egitto (Il Cairo), Kenya (Nairobi), Iran (Tehran), Cina (Shangai); dall’Europa: Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Spagna e ovviamente Italia.

L’iniziativa intende raccogliere fondi per il rilancio delle micro-imprese del settore turistico e della ristorazione di Venezia, simbolo mondiale e polo attrattivo per il comparto dell’intera regione: molti partecipanti e istituzioni hanno già dato il loro contributo. Per seguire l’evento e sostenere la raccolta è sufficiente collegarsi al sito www.tiramisuworldcup.com e seguire le istruzioni. 

La diretta si svolgerà il 29 novembre, dalle 10, sulla pagina Facebook della Tiramisù World Cup.

L’iscrizione all’evento è libera e gratuita e per avere tutte le informazioni è possibile visitare il sito www.tiramisuworldcup.com oppure seguire i canali social su Facebook, Instagram, Twitter e Linkedin.

PRESENTATA LA GUIDA MICHELIN 2021

Il 25 Novembre 2020 è stata presentata la 66esima edizione della Guida Michelin Italia, in occasione della quale sono state annunciate le nuove stelle Michelin. Ha fatto inoltre il suo debutto il nuovo pittogramma dedicato alla sostenibilità – la stella verde – assegnato agli chef che promuovono una cucina più sostenibile.

Tra le 29 le novità stellate che hanno delineato un nuovo firmamento in tredici regioni della penisola, figurano 3 new entry e 26 novità , per un totale di 371 ristoranti stellati. Confermati tutti gli 11.

L’evento, trasmesso in Live streaming, è stato condotto da Petra Loreggian con la partecipazione di Federica Pellegrini che, in qualità di Ambassador Michelin, ha annunciato i nomi dei 13 chef ai quali è stato assegnato il simbolo della sostenibilità, la “stella” verde .

La App Michelin ristoranti con i contenuti della Guida Michelin 2021 sarà disponibile gratuitamente dalle 14 di oggi per iOS e Android, mentre l’edizione cartacea della Guida sarà disponibile in tutte le librerie a partire dal 26 novembre.

Sono tre le novità che portano i ristoranti che “meritano una deviazione”, e quindi le Michelin, a 37:

Ristorante D’O – San Pietro All’Olmo (Milano)

Non ha bisogno di presentazioni: è uno chef che ha anticipato tendenze aprendo porte prima di altri, percorrendo strade nuove che hanno – è il caso di dirlo – spopolato, come la sua “cucina pop”. Ma cenare nel suo ristorante significa conoscere Davide Oldani in una dimensione nuova, densa di ricordi gastronomici ed emozionanti esplorazioni. Tanta attenzione ai giovani e alla formazione sui valori del territorio gli valgono anche la Stella Verde.

Ristorante Harry’s Piccolo – Trieste

Trieste, ponte fra culture e crocevia di scambi, ha trovato la sua traduzione gastronomica nella straordinaria cucina di Matteo Metullio. Da vero triestino aperto al mondo, per arrivare nelle cucine del suo Harry’s Piccolo i migliori prodotti affrontano talvolta lunghi viaggi – è il suo credo, il “km vero” – per venire combinati in una sintesi armonica ed originale, riuscitissimo incontro fra classicità ed innovazione.

Santa Elisabetta – Firenze

Si dice che i cuochi campani abbiano la cucina nel sangue e che, dentro o fuori la propria regione, sappiano esprimersi ai più alti livelli. Rocco De Santis non fa eccezione e porta la sua scuola culinaria ai più alti livelli: un’esplosione di colori e fantasia che accende il cuore di Firenze.

In totale 26 le novità per un totale di323 ristoranti. Tra questi sedici sono under 35, quattro dei quali under 30.

AIS VENETO PRESENTA VINETIA 2021 E I SETTE MIGLIORI VINI DELLA REGIONE

L’Associazione Italiana Sommelier Veneto presenta la nuova edizione di Vinetia – Guida ai vini del Veneto, portale online dedicato alle eccellenze enologiche della regione che sarà consultabile al sito vinetia.it a partire dal 20 novembre 2020.

I Sommelier hanno inoltre assegnato il Premio Fero ai sette vini che, durante i panel di degustazione per la redazione della guida, hanno ottenuto il punteggio assoluto più alto all’interno delle rispettive categorie.

«Nonostante le difficoltà legate all’emergenza sanitaria – spiega Giovanni Geremia, curatore della guida – abbiamo riscontrato un’ottima risposta da parte delle aziende, con oltre 400 partecipanti e quasi 2200 vini degustati. Vinetia si è nuovamente confermata come un importante punto di riferimento per gli appassionati del mondo enologico veneto: uno strumento di consultazione intuitivo e fruibile ovunque, in grado di guidare il pubblico tra le cantine, i vini e il loro aspetto sensoriale».
Ad aggiudicarsi il Premio Fero sono state quest’anno tre cantine veronesi, due trevigiane, una vicentina e una padovana. Per la categoria Miglior Spumante Metodo Charmat è stato premiato 5 Grammi 2019 Valdobbiadene Prosecco Superiore Rive di Santa Maria di Feletto Docg Extra Brut di Malibran, come Miglior Vino Rosato il Bardolino Chiaretto Doc 2019 di Poggio delle Grazie, come Miglior Spumante il Metodo Classico Sogno 2015 Dosaggio Zero di Cirotto e come Miglior Vino Bianco il Monte Grande 2018 Soave Classico Doc di Graziano Prà. È stato inoltre consegnato il premio come Miglior Vino Rosso a Ognisanti di Novare 2018 Valpolicella Classico Superiore Doc di Bertani, e come Miglior Vino Rosso da invecchiamento al Montepulgo 2013 Veneto Igt di Masari, mentre si è aggiudicato il riconoscimento di Miglior Vino da dessert il Cuore di Donna Daria di Conte Emo Capodilista – La Montecchia.

La nuova edizione di Vinetia ha visto inoltre 190 vini premiati con i 4 Rosoni, la fascia di punteggio più alto assegnato in commissione di degustazione, e 72 con il Ducato, conferito ai prodotti che uniscono alta qualità e prezzi vantaggiosi. 50 aziende vinicole sono state invece insignite del Premio Rialto per la loro continuità nel produrre vini d’eccellenza nel tempo.

La guida Vinetia è disponibile gratuitamente al sito vinetia.it e al suo interno sono raccolte le valutazioni dei degustatori ufficiali Ais, oltre alle informazioni relative alle aziende e ai vini del Veneto e ai dettagli sull’accoglienza e le degustazioni private.

BELLENDA: UN ORIZZONTE CIRCOLARE PER SCOPRIRE L’ALTRA FACCIA DEL PROSECCO SUPERIORE

Si chiama Orizzonte Circolare lo speciale percorso di degustazione proposto a chi si reca in visita da Bellenda, azienda vitivinicola di Conegliano (Treviso) nata nel 1986 su iniziativa della famiglia Cosmo, tra le colline di Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità Unesco. Bellenda alleva la vite e la traduce in vino secondo un approccio non convenzionale, creativo ed elegante, che condivide attraverso molte tipologie di visite guidate e degustazioni in cantina, alla scoperta di un volto inusuale della terra del Prosecco.

Orizzonte Circolare è la formula che più di tutte esplora l’identità della tenuta: si sviluppa in sei tappe relative a diverse versioni di vinificazione e spumantizzazione dell’uva glera. L’obiettivo è di ribellarsi all’interpretazione di massa della varietà, restituendo un vino buono e sano. Per farlo, l’azienda sceglie di produrlo controllando il naturale processo di fermentazione del frutto. Si ritrovano così nel calice la tradizione, il pensiero e il territorio che rendono il vitigno diverso da qualsiasi altro.

Si inizia con Metodo Rurale, un Igt Colli Trevigiani creato secondo il metodo ancestrale sui suoi lieviti. Si prosegue con Radicale, Spumante Extra Brut a base glera da metodo classico ancestrale che fermenta in presenza di vinaccia e non prevede sboccatura, evitando quindi l’aggiunta di solfiti. Così è (Col Fondo)è un Prosecco Docg frizzante rifermentato in bottiglia con l’aggiunta di mosto, in parte con lieve macerazione, che si presta a essere bevuto velato per godere a pieno dei depositi naturali. Si prosegue con San Fermo, Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene, che esprime le caratteristiche più tipiche della collina morenica di origine glaciale sulla quale si coltivano i grappoli. A differenza dei precedenti prevede il metodo Martinotti: viene lasciato maturare in acciaio e successivamente in bottiglia per alcuni mesi. La penultima tappa è S.C. 1931, Prosecco Superiore Metodo Classico Pas Dosé che prende il nome da Sergio Cosmo, fondatore di Bellenda, e dalla sua data di nascita. La fermentazione avviene in parte in acciaio e in parte in recipienti di legno senza controllo di temperatura. Il viaggio termina con Sei Uno, Conegliano Valdobbiadene Docg Rive di Carpesica che con la fermentazione in bottiglia si attesta a oggi come l’unico esponente di un nuovo e al contempo antico modo di intendere il Conegliano Valdobbiadene Docg.

All’interno della denominazione, Bellenda ha fatto sua una nicchia produttiva esclusiva: quella del Prosecco Superiore realizzato secondo il metodo classico, quasi uno strappo alla regola – non scritta – che vorrebbe il metodo Charmat. Una scelta di stile coerente con l’importante lavoro di ricerca e sperimentazione che caratterizza tutti i vini della tenuta e che si esprime con la massima vivacità negli spumanti.

L’azienda conta 35 ettari di terreno vitato in località Carpesica, frazione di Vittorio Veneto (Treviso) di nemmeno 1.400 abitanti affacciata su vigneti e caseggiati rurali. L’80% del vigneto Bellenda è allevato a uva glera, mentre la restante parte si divide tra i vitigni cabernet sauvignon e franc, merlot e marzemino, per la produzione del Colli di Conegliano Rosso, oltre a chardonnay e pinot nero destinati agli altri metodi classici.

Per info e prenotazioni: www.bellenda.it/visite/

ORTAGO CONSEGNA LE GRIGLIATE DI CARNE IN SPIAGGIA, D’ESTATE IL DELIVERY VA DI MODA SUL LITORALE

C’era una volta la fatica di farsi la grigliata in spiaggia o in campeggio. Carbonella, bombole del gas, ore a sudare di fronte a fuochi caldissimi. Adesso, la grigliata di pesce o di carne si ordina da asporto, viene consegnata in un comodo contenitore riciclabile e servita direttamente al camping, in spiaggia o in appartamento, a seconda di dove il turista balneare sta passando le proprie vacanze. Ne è nata una moda, che sta prendendo piede lungo il litorale da Lignano Sabbiadoro a Jesolo, ma anche Caorle e in tutte le località del Triveneto.

È questa la rivoluzione che lancia Ortago, il primo ecommerce con logistica integrata dove frutta e verdura si possono comperare a porzione, con consegna garantita in un minimo di 12 ore in 600 comuni tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, che possono diventare al massimo 48 ore durante i fine settimana. E da adesso si potranno ordinare anche pasti completi, con un taglio particolarmente “locale”. Perché, nonostante abbondino le offerte di cibi “fitness” (che è il core business di Ortago), quando è ora di organizzare una cena con l’aria del mare che spira attorno, nessuno sembra volersi separare da pollo e pesce alla griglia

L’iniziativa è decollata grazie all’accordo tra Ortago e L’Antica Fattoria, azienda sorta nel 1958 condotta da Olinda Mogno e Luca Mogno specializzata storicamente nella creazione di pasti da vendere nei mercati cittadini (tra il Trevigiano, il Vicentino e il Veneziano una decina i mercati dove opera). Ortago mette a disposizione la propria logistica specializzata nel grocery del fresco e freschissimo; l’Antica Fattoria ha, con la linea disponibile all’acquisto sul sito ortago.it, ampliato la sua gamma di prodotti offrendo una linea gourmet di pasti che stanno finendo sulle spiagge del litorale del Triveneto.

«Siamo felici di aver intercettato un nuovo trend – dice il fondatore di Ortago Matteo Zorzato – e durante il lockdown sempre più persone si sono affacciate all’acquisto on line di frutta e verdura e abbiamo capito che fornire le pietanze con tutti i riferimenti di legge, incluse le calorie per chi è attento al fitness, è molto apprezzato ed è un servizio che i ristoranti non possono fare. Il modello è assolutamente ecosostenibile. Il packaging è infatti riciclabile, sono delle scatoline in polistirolo alimentare, box isotermici che d’estate vengono tenuti freschi dal ghiaccio alimentare in gel e d’inverno sono invece isolanti».

L’azienda di Zorzato, fondata a Dolo, nel Veneziano, ha ottenuto la leadership del delivery sui litorali perché propone un modello che è un unicum assoluto per il Triveneto. Il motivo? Riuscire a consegnare i freschi e i freschissimi è praticamente impossibile con la normale rete logistica esistente. Mantenere la temperatura tra gli otto e i dieci gradi, ossia quella ideale per la conservazione per gli ortaggi, è molto complicato; i camion frigo viaggiano tra gli zero e i quattro gradi, ed è troppo freddo. Per questo, fino ad oggi chi ha provato a realizzare un business di questo tipo si è fermato alle città e non è riuscito a raggiungere i piccoli comuni. Ortago ha risolto la cosa con dei mezzi di proprietà che si occupano solo di questo. E dai piccoli comuni alle spiagge il passo è stato breve, è bastato proporre la carne alla griglia con la qualità delle migliori bracerie.

COVID: COLDIRETTI, RECORD STORICO CIBO ITALIANO ALL’ESTERO. IL PROSECCO TRAINA E FORMAGGI VENETI IN RECUPERO NEGLI STATI UNITI

L’alimentare Made in Italy fa registrare il record storico nelle esportazioni con un balzo dell’8,9 per cento nel 2021 dopo essere stato l’unico settore in crescita anche nell’anno precedente con un valore di 46,1 miliardi, a differenza di altri simboli del “bello italiano” come moda e arredamento crollati per la pandemia. Un successo che merita un brindisi col Prosecco, il vino più bevuto, con 120 mln di bottiglie stappate nel mondo. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero nei primi cinque mesi del 2021. Un risultato ottenuto – sottolinea la Coldiretti – nonostante le difficoltà degli scambi commerciali e il lockdown in tutti i continenti della ristorazione che ha pesantemente colpito la cucina italiana ma anche favorito il ritorno in tutti continenti alla preparazione casalinga dei pasti con il boom delle ricette Made in Italy. L’emergenza sanitaria Covid – precisa la Coldiretti – ha provocato una svolta salutista nei consumatori a livello globale che hanno privilegiato la scelta nel carrello di prodotti alleati del benessere come quelli della dieta mediterranea. E si attende nei prossimi mesi – continua la Coldiretti – l’impatto positivo sulle vendite all’estero della vittoria agli europei di calcio che hanno dato prestigio all’immagine del Made in Italy. Tra i principali clienti del Made in Italy a tavola ci sono gli Stati Uniti che si collocano al secondo posto ma fanno registrare l’incremento maggiore della domanda con un balzo del 14,2 per cento favorito dall’entrata in vigore l’11 marzo 2021 dell’accordo tra il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente degli Stati Uniti Joe Biden sulla sospensione di tutte le tariffe relative alle controversie Airbus-Boeing che – rileva la Coldiretti – ha eliminato i dazi aggiuntivi del 25 per cento alle esportazioni negli Stati Uniti di Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi, cordiali e liquori come amari e limoncello. Positivo l’andamento anche in Germania che si classifica al primo posto tra i Paesi importatori di italian food con un incremento del 5,4 per cento lo stesso della Francia che si colloca al terzo posto mentre al quarto la Gran Bretagna dove a causa della Brexit, con l’appesantimento dei carichi amministrativi, l’export alimentare crolla dell’8,4 per cento. “L’Italia può ripartire dai punti di forza con l’agroalimentare che ha dimostrato resilienza di fronte la crisi e può svolgere un ruolo di traino per l’intera economia” ha affermato il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “per sostenere il trend di crescita dell’enogastronomia Made in Italy serve anche agire sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo”. Una mancanza che ogni anno – continua Prandini – rappresenta per il nostro Paese un danno in termini di minor opportunità di export al quale si aggiunge il maggior costo della “bolletta logistica” legata ai trasporti e alla movimentazione delle merci”. Il Recovery Plan – conclude Prandini – rappresenta dunque una occasione unica da non perdere per superare i ritardi accumulati e aumentare la competitività delle imprese sui mercati interno ed estero”.

IL BLU61 VOLA IN BUSINESS CON BRUSSELS AIRLINES

C’è anche il Blu61 de La Casearia Carpenedo di Camalò di Povegliano (Treviso), unico formaggio italiano in carta, nella speciale selezione gastronomica curata dallo chef belga Tim Boury, patròn dell’omonimo ristorante Boury, due stelle Michelin, per il menù della business class di Brussels Airlines. Una scelta accurata di eccellenze, con una particolare attenzione alla stagionalità e regionalità, per offrire ai clienti della compagnia di bandiera belga assaggi stellati e un’esperienza di alto livello, in un tripudio di sapori ed eleganza.   

«Siamo davvero onorati per questa scelta – commenta Alessandro Carpenedo – per noi un segnale importante che rinnova l’entusiasmo con cui lavoriamo, per continuare orgogliosamente ad essere ambasciatori di eccellenza italiana nel mondo».

Il Blu61, che quest’anno celebra i suoi 10 anni, fa parte della gamma di esclusivi prodotti caseari dell’azienda trevigiana, riconosciuta come primo laboratorio di affinamento di formaggi in Italia.

E’ un erborinato di latte vaccino affinato al Raboso Passito e accompagnato da pregiati cranberries in crosta. La sua pasta si presenta cremosa, con diffuse venature di colore blu dovute all’ erborinatura. È peculiare per la sua eleganza ed armonia: ha un gusto intenso, deciso, equilibrato dal sentore dolce tipico del Raboso passito e queste note, mai invasive, si sposano mirabilmente con i sentori di latte e con l’erborinatura. Ottimo a fine pasto per la sua unicità è ideale abbinato con vini passiti da uve rosse. 

BRICOLA: BOSCO DEL MERLO ONORA VENEZIA E IL MARE

Un vino che omaggia il legame con la splendida Venezia e con il mare che, secoli fa, bagnava le terre dove oggi sorgono i vigneti: è Bricola, lo Chardonnay Venezia Doc appena entrato nelle proposte di Bosco del Merlo, azienda vitivinicola di Annone Veneto (Venezia) guidata dalla famiglia Paladin dal 1977.

Uno Chardonnay per tutte le occasioni, ideale per l’estate ma anche un grande vino che riflette l’impegno di Bosco del Merlo nella ricerca dell’eccellenza e della valorizzazione del territorio.  Lo Chardonnay Venezia Doc Bricola prende il nome dalla tipica struttura nautica utilizzata nelle acque veneziane per indicare le vie d’acqua: costituita da tre o più pali abbacchiati fra loro e piantati nei fondali, la bricola viene da sempre utilizzata dai naviganti come caratteristico punto di riferimento nelle acque lagunari.

Coltivate in un vigneto dedicato adiacente all’azienda, le uve Chardonnay che danno origine a Bricola crescono su un terreno ricco di calcio e di argilla bianca, formatosi dal dilavamento di rocce ricche di minerali. Le caratteristiche del suolo, unite ad una bassa resa per ceppo e alla criomacerazione a 5 gradi per 24 ore, permettono alle uve di esprimere tutto il loro potenziale aromatico.

Anche Bricola, come tutti i vini di Bosco del Merlo, incarna i valori del progetto 4V, un codice di “Viticoltura Ragionata” che ripensa in modo innovativo l’ecosistema vigneto-giardino e pone il vigneto e l’uomo al centro di un percorso sostenibile fatto di ricerca, ascolto del paesaggio, attenzione verso la biodiversità e responsabilità verso il futuro.

CONSUMI: COLDIRETTI, RECORD STORICO DEL PROSECCO NEL MONDO

Mai cosi tante​ bottiglie di Prosecco sono state stappate nel mondo come nel 2021 in cui si registra un aumento record delle esportazioni del 17 per cento. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al primo quadrimestre dell’anno in cui sono state spedite all’estero oltre 120 milioni di bottiglie. Una crescita travolgente che classifica il Prosecco – sottolinea la Coldiretti – di gran lunga come il vino piu’ esportato a livello mondiale con circa un terzo delle bollicine, seguito dal Cava (più 14 per cento) e dallo Champagne (11 per cento)

Gli Stati Uniti sono diventati il primo acquirente di bottiglie di Prosecco con un aumento del 17 per cento ma l’incremento maggiore delle vendite – sottolinea la Coldiretti – si è verificato in Germania con un più 29 per cento seguita dalla Francia (più 21 per cento) dove le bollicine italiane mettono a segno una significativa vittoria fuori casa.

In controtendenza – continua la Coldiretti – la Gran Bretagna che fa registrare un calo del 9 per cento delle bottiglie stappate anche se si posiziona al secondo posto tra i clienti. A pesare sull’export nel Regno Unito – precisa la Coldiretti – sono le difficoltà burocratiche ed amministrative legati all’uscita degli inglesi dall’Unione Europea con la Brexit. Le criticità maggiori, per chi esporta verso il Regno Unito – precisa Coldiretti – interessano le procedure doganali e riguardano anche l’aumento dei costi di trasporto dovuti a ritardi e maggiori controlli. Una situazione peraltro che – continua Coldiretti –rischia di favorire l’arrivo di contraffazioni ed imitazioni favorite dalla deregulation e non è un caso che proprio nei pub inglesi – riferisce la Coldiretti – sono state smascherate le vendite di falso prosecco in lattina o alla spina.

Il Prosecco è infatti anche il vino più taroccato al mondo come dimostrano – sostiene la Coldiretti – le imitazioni diffuse in tutti i continenti smascherate dalla Coldiretti dal Meer-secco al Kressecco, dal Semisecco e al Consecco, dal Whitesecco al Crisecco. A preoccupare per ultima è la richiesta di riconoscimento all’Unione Europea del Prosek croato contro la quale si è giustamente opposta l’Italia.

Il record storico delle vendite all’estero è un ottimo modo per festeggiare il compleanno del riconoscimento Unesco per le Colline del Prosecco avvenuto il 7 luglio 2019 per uno spumante la cui produzione abbraccia due regioni (Veneto e Friuli Venezia Giulia), nove province e tre denominazioni d’origine (Prosecco Doc, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Docg e Asolo Prosecco Docg) per una produzione complessiva che ha superato – conclude la Coldiretti – 600 milioni.

MEDAGLIA D’ARGENTO AL DECANTER 2021 PER IL FRIULANO E IL CABERNET FRANC DI TENUTE TOMASELLA

L’estate si colora d’argento e porta risultati ragguardevoli e punteggi di valore a due vini autoctoni della gamma di Tenute Tomasella di Mansuè (Treviso). Il Decanter World Wine Award 2021 uno fra i più prestigiosi concorsi enologici internazionalihainfatti assegnato due Medaglie d’Argento una al Friulano 2019 con 93 punti ed una al Cabernet Franc 2019 con 91 punti.  Il Friulano Friuli Doc è ottenuto da uve 100 per cento Friulano. Le uve vengono raccolte manualmente. Il 50 per cento dell’uva bianca è sottoposta a pressatura soffice, mentre la restante metà a dieci ore di criomacerazione. Riposa cinque mesi in acciaio sui lieviti, e affina poi in bottiglia altri due mesi. Vino ricco e strutturato, si caratterizza per un fine e delicato aroma, da cui emergono note di miele di castagno, fiori d’acacia e frutta fresca come mele e pere. Al palato ha un piacevole sapore, corposo e delicato, con il giusto apporto di acidità e un tipico retrogusto di mandorla. È perfetto con antipasti all’italiana, prosciutto crudo, primi piatti leggeri, crostacei e formaggi freschi. Il Cabernet Franc Friuli Doc, anch’esso vino autoctono da uve 100 per cento Cabernet Franc, viene vinificato in rosso e sottoposto a lunga macerazione a temperatura controllata di 25 gradi. Dalla spiccata personalità, ha un intenso color rubino con riflessi violacei e i suoi tannini vellutati esprimono potenza. Offre profondi e speziati aromi con delicati sentori erbacei, essenze di viola e sottobosco e accenni leggeri di peperone e pepe verde. Questa sua eleganza lo rende particolarmente apprezzato nel mondo. Si accosta bene agli arrosti di carne bianca e rossa, stufati, salumi e formaggi stagionati. Nella produzione dei propri vini, qualità è la parola d’ordine per Tenute Tomasella. Una qualità inseguita ed ottenuta con impegno, passione ma soprattutto ascolto del territorio e delle sue necessità. Infatti solo mettendosi completamente al servizio della natura si impara a rispettarla e a prendersene cura con ancor più delicatezza ed attenzione; in cambio essa ci dona vini capaci di parlare al cuore delle persone, vini vivi che sanno raccontare tutte le espressioni del territorio che li ha generati, suscitando un’emozione.

COL VETORAZ UNA TERRAZZA SUL CARTIZZE, UN ITINERARIO NEL VALDOBBIADENE DOCG, LA TERRA ELETTA DELL’ECCELLENZA

Benvenuti nel Valdobbiadene Docg, una terra dove tutto è Superiore e parla il linguaggio dell’eccellenza. Questo é un vero e proprio paesaggio culturale dove l’impegno costante e la passione dei viticoltori ha contribuito nei secoli a creare uno scenario unico.

Siamo in una terra eletta di inestimabile valore, riconosciuta patrimonio Unesco, capace di offrire frutti di regale eccellenza proprio come le bollicine che ogni anno vengono imbottigliate da Col Vetoraz, unica azienda dell’intera denominazione situata sul punto più alto, a 400 metri sul livello del mare, negli incantevoli scenari delle celebri colline del Cartizze.

Qui, un’attrezzata sala degustazione con personale multilingue a adeguatamente formato all’hospitality, accoglie i visitatori per accompagnarli in un viaggio sensoriale unico e imperdibile, che coinvolge olfatto e gusto ma regala anche emozioni visive indimenticabili grazie ad una terrazza panoramica mozzafiato dove lo sguardo spazia a perdita d’occhio sui vigneti digradanti fino a valle.  

Sono disponibili per gli ospiti diversi pacchetti di degustazione chiamati ’Conoscere il Valdobbiadene’ che consentono un approfondimento specifico sul territorio e sull’intera gamma dei vini, che sanno raccontarsi in ogni calice col linguaggio di uno stile inconfondibile, dall’eleganza del perlage alle sfumature dei profumi fino alle infinite declinazioni del gusto; è ciò che rende gli spumanti Col Vetoraz complici di indimenticabili momenti di condivisione, degni interpreti della natura intrinseca del Valdobbiadene Docg, considerato il vino del benvenuto.

L’itinerario che vogliamo suggerire è un cammino che conduce ad angoli racchiusi tra terra e cielo, attraverso panorami mozzafiato, punteggiati da piccoli e grandi tesori d’arte.

Inizia dal cuore di Valdobbiadene, piazza Marconi, con la visita al Duomo di Santa Maria Assunta, che conserva preziose opere d’arte realizzate da artisti del calibro di Francesco Beccaruzzi, Paris Bordon e Palma il Giovane. Esternamente svetta la mole del campanile progettato da Francesco Maria Preti e decorato da una bella meridiana. Proseguendo lungo via Piva si incontra Villa dei Cedri, ex opificio di origine ottocentesca circondata da un grande parco aperto al pubblico. Attraverso strada Cordana, dopo una breve sosta al lavatoio e al Capitello dedicato a San Venanzio Fortunato, si raggiunge la chiesetta di San Floriano circondata da rigogliosi vigneti, che regala uno splendido panorama sulla vallata sottostante. Scendendo si incontra l’antica borgata di Ron con le accoglienti corti e la vecchia fontana. Il percorso si conclude scendendo nuovamente in Piazza Marconi.

Una piacevole alternativa se si è in zona, è l’itinerario delle chiese, un percorso nei paesaggi mozzafiato, tra natura e storia. Ad esempio la piccola chiesa di Sant’Alberto che da oltre cinque secoli domina e protegge i vigneti di Valdobbiadene. E’ una meta annuale, in occasione della festa del Santo, per le genti della vallata per scongiurare la siccità con la benedizione dell’acqua. Sino agli inizi del secolo scorso qui dimorava un eremita, che viveva della carità degli agricoltori. L’eremita pregava per la buona riuscita dei raccolti e quando, d’estate, vedeva in lontananza addensarsi un temporale, suonava a distesa la campana  per richiamare i contadini alle proprie case. Si credeva che le vibrazioni causate dalla campana avessero il potere di allontanare la grandine, il flagello più temuto dai viticoltori.

Oppure la chiesetta di San Gregorio dedicata al grande riformatore della Chiesa e patrono di Valdobbiadene; antico convento cappuccino di composta bellezza e unica struttura seicentesca rimasta sul territorio, utilizzata spesso per grandi celebrazioni grazie alla sua particolare acustica.

Elementi interessanti da osservare sono le antiche meridiane che decorano le pareti di case private e chiese. A Valdobbiadene ne sono censite oltre 30. Questi antichi strumenti di misurazione del tempo e della vita sono fortemente legati alla tradizione contadina di questa terra, segnano infatti le ore del giorno ma anche le stagioni dell’anno scandendo le varie fasi di lavoro nei campi. Vere e proprie opere d’arte, di matematica e di astronomia, sono spesso arricchite da figurazioni simboliche e da motti che ricordano la saggezza antica. Il più conosciuto tra gli orologi solari di Valdobbiadene è la meridiana realizzata nel 1862 dall’abate Giovanni Follador sulla facciata sud del campanile del duomo. Quella che apprezziamo oggi è un rifacimento dell’originale distrutto dai bombardamenti del primo conflitto mondiale. Il grande quadrante riporta il motto “Il tempo e la vita non si fermano” è incorniciato da due bande laterali decorate dalle raffigurazioni dei segni zodiacali. 

Poco distante da Valdobbiadene si trova Combai, territorio i cui percorsi sono ricchi di storia, legati sia alla Grande Guerra ma anche agli eventi connessi alla tradizione popolare, come la celebre Festa dei Marroni e il simposio di scultura a essa congiunta.

Dove mangiare:

Trattoria Alla Cima – Via della Cima 13 – Valdobbiadene (Treviso)  www.trattoriacima.it

Osteria dai Mazzeri – Via Pallade, 18 – Follina (Treviso) www.osteriadaimazzeri.com 

All’Edera – Via Canova,3 – Campea di Miane (Treviso) www.ristorantealledera.com 

Il Barco – Via Montello, 60 – Pieve di Soligo (Treviso)

Dove dormire: 

Hotel Diana

Via Roma, 49 – Valdobbiadene (Treviso) – www.hoteldiana.org

Le Zitelle di Ron – B&B

Piazza Mons. Dal Zotto – Valdobbiadene (Treviso) – www.lezitelle.it 

Agriturismo Giardino Sospeso

P.zza Squillace, 7Combai (Treviso)www.giardinosospeso.it

Agriturismo Vigneto Vecio

Via Grave, 8 – Valdobbiadene (Treviso) – www.vignetovecio.it