NATO L’ACETO PAHONTU: UN’ECCELLENZA PER VALORIZZARE E NOBILITARE UN PRODOTTO PER TROPPO TEMPO VITTIMA DI PREGIUDIZIO CHE HA PERSO LA SUA DIGNITÀ DI PRODOTTO DI QUALITÀ

Mauro Meneghetti e Simona Pahontu

Acetaia Pahontu è il frutto della ricerca, della passione, dell’amore e dell’artigianalità  per quello che dovrebbe essere riconosciuto a pieno titolo come un alimento, esattamente come lo è la materia prima dalla quale deriva, ossia il vino. Unicamente vini biologici e biodinamici senza solfiti aggiunti, rivelatori della mineralità e sapidità del terreno, espressione sincera e senza compromessi di un territorio vulcanico come i Colli Euganei. Il prodotto finale è un aceto dal profumo complesso di sambuco, penetrante, gradevole e sapido, grazie alla mineralità tipica del terreno dei Colli Euganei, insieme ad un sapore agro ben equilibrato con sfumature vellutate e fruttate tipiche del moscato. L’aceto Pahontu, nasce con l’intento di valorizzare e nobilitare un prodotto, che come altri prodotti ritenuti umili, è sottovalutato e non sufficientemente valorizzato della cucina italiana.

L’Acetaia Pahontu è l’unica acetaia che produce aceto di vino nei Colli Euganei in provincia di Padova ed è stata fondata da Mauro Meneghetti, restaurant Manager nel Gruppo Alajmo, sommelier formatore e docente del Master della Cucina Italiana e Simona Pahontu, giornalista e comunicatrice.

Il credo dei due fondatori dell’Acetaia Pahontu, Mauro Meneghetti e Simona Pahontu, prevede che l’aceto sia integro, cioè non diluito con acqua, che venga affinato in botti di legno senza il controllo delle temperature né del tempo (l’aceto Pahontu rimane in botte almeno un anno) e disconosce l’utilizzo della cosiddetta “madre” considerata un falso mito nel mondo degli aceti: “si tratta di un agglomerato cellulosico di natura batterica inutile al processo che, depositandosi sul fondo, può anzi creare odori sgradevoli”, spiegano i fondatori. Semplici regole da seguire per la produzione di un buon aceto: una materia prima di qualità, non diluita e che non sia scarto di altre produzioni; i tempi legati al passare delle stagioni rispettati senza forzature meccaniche che andrebbero ad alterare le qualità organolettiche della materia prima; nessun intervento sulla temperatura per rispettare i profumi e gli aromi originari che attraverso l’ossidazione evolvono e si arricchiscono. Attualmente, l’aceto Pahontu, è tra gli aceti con acidità più alta sul mercato volutamente tenuta naturale per mantenere intatto il corredo aromatico del vitigno di partenza, il moscato. Acidità imbattibile in tutte le sue evoluzioni, scalpitante e apertissima nella versione giovane, dove la fanno da padrona la persistenza della parte fruttata, un po’ più domata e rotonda quella che si trova nel prodotto finito e imbottigliato.

Imprescindibile (e classico) complemento all’olio extravergine di oliva per condire l’insalata – dando origine alla vinaigrette, dal nome francese che ne riprende le origini di vin aigre, vino acido –, l’aceto è un ingrediente fondamentale (ma spesso nascosto) per tantissime preparazioni casalinghe o diventate ormai familiari da leggere sui menu: salse come la bernese o il tipico bagnet piemontese, giardiniere, fondi deglassati, gastrique, marinate, cacciatora. Spesso però, è anche uno dei prodotti acquistati più distrattamente, mettendo nel carrello della spesa bottiglie qualsiasi senza far troppo caso all’etichetta, magari da usare anche per lucidare i fornelli. Destinando alle occasioni speciali – o semplicemente a qualche piatto un po’ più elaborato o appagante – la bottiglia di balsamico tradizionale. Invece l’aceto di vino di qualità è una meraviglia, e sono pochi i piatti cui non dia una spinta di sapore e vivacità grazie alla sua acidità e fragranza. Per questo motivo, con lo chef Paolo Giraldo del ristorante CorteVerde Chiara di Correzzola (Padova), si è pensato un menu alla riscoperta dell’acidità portando a rendere centrale il ruolo dell’aceto nel piatto. L’aceto è stato utilizzato come ingrediente per la sua capacità di esaltare le sensazioni gustative, smussare i toni stucchevoli, dare profondità ai piatti, sollecitare il palato con sferzate ben modulate.

Tra i cinque gusti fondamentali – amaro, acido, dolce, salato, umami – su cui giocare per creare infinite combinazioni di sapori, l’agro è forse il più apprezzato nella cucina contemporanea per la sua capacità di esaltare i piatti. Gli chef lo ricercano attraverso fermentazioni spinte, bacche rare, erbe selvatiche frutto di meticolosi foraging, agrumi esotici e un repertorio di altri prodotti, mentre capita meno di frequente che scelgano di usare come ingrediente tout court l’elemento acido per eccellenza: l’aceto!

Dei tre metodi esistenti per fare l’aceto (acetificazione statica superficiale; il metodo Frings, ossia quello utilizzato dall’idustria per produrre aceto in 48 ore; il metodo lento a truciolo), quello che interessa l’Acetaia Pahontu è solo quello che viene definito metodo primitivo, cioè la lentissima acetificazione statica superficiale. Con il metodo primitivo, solo il tempo – aiutato da una temperatura dell’acetaia che non scenda sotto i 20 gradi e non superi i 30 gradi, ma senza forzature – fa sì che il processo di acetificazione (dunque una seconda fermentazione acetica) sia accurato e completo. L’obiettivo è di creare le condizioni ideali per far lavorare batteri “buoni” che trasformino tutto l’alcol in acido acetico con un processo lento ma inesorabile; la loro presenza si nota quando sulla superficie del liquido si forma un sottilissimo velo batterico, sotto il quale l’aceto resta puro e limpido mantenendo a lungo inalterati – anzi, esaltandoli grazie alla componente volatile – la fragranza e i profumi dell’ingrediente base: il vino di qualità.
Negli altri due, che puntano ad accorciare drasticamente i tempi di produzione, il calore determina la perdita delle componenti volatili (dunque degli aromi, i profumi) del vino – la materia prima più frequentemente utilizzata in Italia – che possono essere eventualmente recuperate e aggiunte nuovamente; mentre le lavorazioni troppo veloci e l’uso di materie prime di scarsa qualità fanno sì che gli acetobatteri vadano in qualche modo “dopati” con aggiunta di nutrienti (glucosio, lievito, vitamine, minerali) per mantenere le loro “performance”.

Inoltre, il prodotto è solitamente diluito con acqua sia all’inizio del processo (per abbassare il contenuto alcolico del vino favorendo il lavoro dei batteri) sia alla fine, per evitare di avere un prodotto troppo acido. Il contenuto finale di una bottiglia (aceto realizzato con il metodo industriale e il metodo lento a truciolo) è solitamente tra il 20 per cento e il 40 per cento di acqua che non è obbligatorio indicare in etichetta; può esserci anche un residuo alcolico dell’1,5 per cento di volume per gli aceti commerciali e fino al 4 per cento di volume per quelli artigianali acetificati con metodo statico superficiale.

L’Acetaia Pahontu è ospite all’interno dell’Azienda Agricola Le Volpi in via Gemola, 14 a Baone (Padova). Sito web: www.pahontuvinegar.com (email: info@pahontuvinegar.com), prezzo al pubblico 25 euro.

ALAJMO: FINISCE L’AVVENTURA A LA MONTECCHIA

Massimiliano Alajmo, Raffaele Alajmo Alberto Sonino

 

La Laguna seduce gli Alajmo. Dopo ventisei anni di gestione de La Montecchia a Selvazzano Dentro (Padova), la famiglia ha deciso di chiudere il prossimo 31 dicembre, prematuramente rispetto alla naturale scadenza del contratto prevista alla fine del 2021. Il Covid-19 ha accelerato questa decisione, che era già in programma, ma ha dato allo stesso tempo la possibilità alla famiglia Alajmo di intraprendere un nuovo progetto con Alberto Sonino, fondatore della società Vento di Venezia che gestisce l’Isola de La Certosa e il Venezia Certosa Marina. La collaborazione ha avuto inizio quest’estate con l’aperura del pop-up restaurant Hostaria in Certosa ed è destinata a proseguire nei prossimi anni con lo sviluppo dell’Isola. Verranno realizzate nuove residenze e strutture alberghiere, un orto di oltre cinque ettari, verrà avviata la produzione di miele della laguna e altre nuove iniziative volte alla riqualificazione del luogo. «L’origine greca della parola crisi – spiega Raffaele Alajmo – ha in sé un’accezione di opportunità. Nel nostro caso abbiamo la conferma che gli antichi, ancora una volta, avevano ragione. Per questo le energie e le nostre risorse si concentreranno in laguna». La famiglia Alajmo ringrazia la famiglia Casati, proprietaria del Golf Club La Montecchia, per la preziosa e amichevole collaborazione intrattenuta in tutti questi anni. «In questi anni ho visto crescere La Montecchia, dalla stella nel 2009, all’apertura di Abc Montecchia fino allo sviluppo di una linea di eventi esterni – osserva il direttore di Alajmo Spa Erminio Alajmo «che continueremo a seguire nella provincia di Padova e non solo. Credo e spero di essere riuscito a trasmettere parte della mia esperienza e delle mie conoscenze a molte delle persone che hanno collaborato con noi, alcune delle quali sono ancora oggi dei veri e propri pilastri del Gruppo».

DAVIDE TANGARI CONQUISTA IL PREMIO “IL GIOVANE DELLE VENEZIE” DELLA GUIDA VENEZIE A TAVOLA 2021

Davide Tangari

 

Era nell’aria e ora è stato ufficializzato: lo chef Davide Tangari del Ristorante Valbruna di Limena (Padova) ha conquistato il premio “Il Giovane delle Venezie” della prestigiosa guida Venezie a Tavola 2021 diretta dall’inossidabile giornalista Luigi Costa. Una edizione, la undicesima, che in un momento di grande difficoltà oggettiva, dimostra una volta ancora la solidarietà e la vicinanza da parte dell’editore ai ristoratori.

L’ambito premio è una tappa fondamentale nella breve ma intensa carriera di Tangari: già a febbraio di quest’anno gli è stato conferito il Premio Adamo Digiuno come miglior cuoco emergente del Veneto, terza edizione di un riconoscimento che si ispira alla celebre frase del grande gastronomo francese Brillat Savarin: “La cucina è l’arte più antica perché Adamo è nato digiuno”. Alla fine del 2019 Davide Tangari, inoltre, ha partecipato e vinto le selezioni Nord del Concorso Emergente Chef, il concorso ideato e condotto dal critico enogastronomico Luigi Cremona, la cui finale sarà organizzata prossimamente.

«Sono emozionato come un bambino – racconta Davide –. Prima di tutto desidero ringraziare la proprietà che ha da sempre creduto in me: insieme abbiamo intrapreso sin dall’inizio quest’avvenuta che mi ha fatto crescere sia come professionista sia come persona.

Questo premio è un incentivo per un miglioramento continuo e va a tutta la brigata di cucina del Valbruna: io ho tirato il gol, ma l’azione è di tutta la squadra».

Davide Tangari, riceverà il riconoscimento “Il Giovane delle Venezie” da Giannitessari Wine durante la premiazione che si terrà lunedì 26 ottobre, assieme agli altri 11 premiati delle altre categorie, al Cuoa Business School di Altavilla Vicentina (Vicenza). Una scelta voluta dal direttore della Guida Luigi Costa e dell’editore Filiberto Zovico per sottolineare un aspetto non banale e oggi sempre più decisivo: se il cibo è cultura, ricerca e perfino arte, alla fine dei conti è anche impresa. E, per superare la crisi, la capacità dei cuochi di essere anche imprenditori è ormai un fattore imprescindibile.

ASIAGO DOP SPINGE SULLA RIPRESA DEI CONSUMI

Asiago Dop Stagionato

 

Spinge sulla ripresa dei consumi la nuova stagione di valorizzazione e promozione del Consorzio Tutela Formaggio Asiago che sceglie, per tutto il mese di settembre, di rafforzare l’azione di supporto ai soci con un progetto di comunicazione integrata rivolto alla Grande distribuzione organizzata e ai consumatori.

In un momento di grande evoluzione degli acquisti agroalimentari, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago avvia un progetto di comunicazione basato sull’unicità e naturalità di Asiago Dop, a sostegno del lavoro delle 1400 aziende d’allevamento e degli oltre 8000 addetti impegnati nella produzione della tipicità veneto-trentina. Il piano punta a raccontare “Il sapore della nostra anima”, la storia millenaria di questo prodotto unico e del suo territorio proseguendo nell’attività dedicata a promuovere la presenza, in particolare, della specialità Stagionato nelle sue diverse età: Asiago Mezzano, Asiago Vecchio e Asiago Stravecchio, negli scaffali e negli e-commerce delle principali catene della grande distribuzione. Per tutto il mese di settembre, la nuova campagna di comunicazione si svilupperà su emittenti televisive regionali del Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Trentino Alto-Adige e, in radio, a livello nazionale, su Rtl 102.5.

Asiago Dop, formaggio di qualità ed origine certificata, viene da sempre apprezzato anche nel mondo dell’industria alberghiera per la sua grande versatilità nelle ricette. Un percorso di collaborazione che, negli anni, ha visto il Consorzio Tutela Formaggio Asiago lavorare con i più prestigiosi chef, promuovere rassegne gastronomiche e stimolare la conoscenza e diffusione della creatività in cucina anche attraverso l’Asiago Network, l’innovativo progetto creato per offrire al consumatore l’opportunità d’incontrare gli ambasciatori della Dop, professionisti capaci di raccontarne le caratteristiche e di proporlo al meglio. Il Consorzio Tutela Formaggio Asiago, anche in questi momenti difficili per il settore del “fuori casa”, sostiene gli sforzi del mondo della ristorazione e plaude alle iniziative avviate a supporto di tutto il settore, importante volano della migliore produzione Made in Italy.

FESTA DEL BACALÀ 2020 DI SANDRIGO: UN’EDIZIONE DIFFUSA SUL TERRITORIO RICCA DI NOVITÀ E SU PRENOTAZIONE

Sandrigo (Vicenza) si prepara ad ospitare un’inedita edizione della Festa del Bacalà 2020, puntando sul territorio. La manifestazione si accorcia nella presenza degli stand in piazza, dal 18 al 21 settembre, ma si arricchisce di eventi collaterali diffusi sul territorio.

Al posto del tradizionale Gran Galà del Bacalà, giovedì 10 settembre a Villa Sesso Schiavo si svolgerà la cena di beneficenza in favore della Città della Speranza con consegna del 56° Premio Basilica Palladiana. La serata sarà esclusivamente su prenotazione e le donazioni raccolte saranno devolute la sera stessa alla Fondazione.

Il trentatreesimo appuntamento con il celebre piatto della tradizione gastronomica vicentina prenderà il via ufficiale con il Pic-Nic in Vigna alla cantina IoMazzucato di Breganze, sabato 12 settembre e si chiuderà il 26 settembre con Bacco e Baccalà, a Villa Mascotto di Ancignano di Sandrigo. Due occasioni per gustare tante specialità a base di bacalà abbinate ai vini bianchi e rossi del territorio veneto.

Durante i fine settimana di settembre ed ottobre saranno inoltre disponibili pacchetti turistici personalizzati, dedicati a tutti gli appassionati che desiderano vivere un weekend alla scoperta delle ville e delle cantine del territorio con guide autorizzate, oltre che della tradizione gastronomica con degustazioni nei ristoranti consigliati dove si troveranno menù appositamente creati con piatti a base di bacalà.

L’accesso alla Festa del Bacalà 2020 ed agli eventi collaterali sarà consentito solo tramite prenotazione online al sito http://www.festadelbaccala.com, al fine di garantire il distanziamento sociale e la massima sicurezza per tutti i partecipanti. Online sarà possibile scegliere il giorno, l’ora (due saranno i turni a serata disponibili), il tavolo e il posto a sedere, oltre i piatti che si desiderano assaggiare. L’ordine verrà automaticamente inviato all’organizzazione e il pagamento sarà elettronico tramite bancomat, carta di credito o pay pal, per evitare assembramenti e attese alle casse.

Tra le pietanze degli stand saranno sempre disponibili bacalà alla vicentina e bacalà mantecato, crocchette di merluzzo con patate fritte e un piatto senza bacalà. I primi si alterneranno nelle varie serate con due novità, lasagnetta gratinata al bacalà e mezzelune ripiene al bacalà mantecato, oltre ai classici gnocchi al bacalà e risotto al bacalà. Presente come ogni anno anche la possibilità di asporto di varie specialità nello stand dedicato, con cassa autonoma, durante i quattro giorni della Festa del Bacalà. L’accesso alle tensostrutture sarà consentito solo dopo la misurazione della temperatura corporea da parte del presidio sanitario e l’igienizzazione delle mani. Una volta all’interno degli stand gastronomici si verrà accompagnati al proprio posto dagli steward e i volontari porteranno direttamente al tavolo i piatti ordinati, come in un vero ristorante, mentre nel caso di ulteriori consumazioni sarà possibile ordinare tramite gli ipad in dotazione al personale di sala. La nuova modalità di servizio verrà testata quest’anno e potrebbe restare anche per le prossime edizioni, nell’ottica di rendere l’esperienza alla Festa del Bacalà unica e coinvolgente.

È stata invece annullata la tradizionale cerimonia di investitura dei nuovi Confratelli per problemi di spazio ed assembramenti.

UN 2019 DECISAMENTE POSITIVO PER MIONETTO VALDOBBIADENE

Il 2019 è stato un anno decisamente positivo per Mionetto di Valdobbiadene (Treviso) con 30 milioni di bottiglie vendute nel mondo (più 17,1 per cento) e un fatturato di 92,3 milioni di euro, più 7 per cento rispetto all’anno precedente. A questi dati fa riscontro ulteriore anche la conferma di Mionetto per il 2019 come “Best-selling International Brand” per il Prosecco da parte di Iwsr- il più importante provider di dati per chi opera nel mercato internazionale dei vini e degli spirits.

Con questi numeri, la storica cantina di Valdobbiadene ha rafforzato il proprio ruolo di ambasciatore della categoria Prosecco trainandone i consumi anche all’estero. «I dati pre Covid-19 – dice il responsabile del marketing di Mionetto Paolo Bogoni – evidenziano segni di continua crescita e l’export rappresenta il 63 per cento del fatturato di Mionetto grazie anche all’internazionalità e alla forza commerciale e distributiva del Gruppo Henkell-Freixenet che, forte anche delle proprie consociate nel mondo, ci permette di essere presenti in modo significativo in oltre 70 paesi. I nostri principali mercati di riferimento confermano quelle che sono le aree di consumo più importanti del Prosecco, quali: Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Italia. Grande attenzione si sta ponendo anche ai mercati emergenti tra i quali Nord Europa, Francia, Canada e Giappone, che iniziano ad avere un ruolo significativo nel business Mionetto».

«Questi numeri positivi – continua il consigliere delegato, direttore tecnico ed enologo di Mionetto Alessio Del Savio – sono certamente il risultato di un lavoro costante basato su una completa dedizione per la qualità che ricerchiamo in ogni fase del processo produttivo, sull’innovazione e sulla particolare attenzione alle esigenze dei consumatori e ai trend di consumo. Oggi, alla luce della ripartenza del Paese, auspichiamo che i segnali di ripresa che stiamo vedendo in alcuni mercati possano continuare anche nei mesi successivi. Ci auguriamo che un ulteriore impulso alle vendite possa arrivare anche dal lancio del nuovo Prosecco Rosé Doc Millesimato, previsto per l’autunno 2020, visto il trend positivo della tipologia Rosé negli sparkling wine nei mercati internazionali».

ESODO: COLDIRETTI, 1 ITALIANO SU 2 IN VIAGGIO PER FERRAGOSTO

Più di un italiano su due (54 per cento) non resta a casa per Ferragosto e ha deciso di mettersi in viaggio per raggiungere parenti e amici, andare in vacanza al mare, in montagna. Particolarmente gettonata la campagna – afferma Diego Scaramuzza presidente nazionale di Terranostra –   ideale per una semplice gita fuori porta. È quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixè divulgata in occasione del weekend da bollino rosso sulle strade italiane per il traffico del “capodanno” dell’estate, pesantemente condizionato dagli effetti della pandemia che ha ridotto del 14 per cento gli spostamenti rispetto allo scorso anno.

Per un 20 per cento degli italiani – sottolinea la Coldiretti – il Ferragosto 2020 sarà un giorno come tutti gli altri, magari da passare al lavoro per recuperare il tempo perso con il lockdown, e un altro 26 per cento resterà a casa a riposare. Praticamente azzerate a causa delle misure sul distanziamento sociale le presenze a manifestazioni pubbliche, dai concerti alle sagre.

Nonostante ciò il weekend di Ferragosto – continua la Coldiretti – resta il momento clou delle vacanze degli italiani che anche nell’anno del coronavirus hanno scelto il mese estivo per eccellenza, anche per attendere un miglioramento della situazione sanitaria. Con le ultime partenze salgono, infatti, a 21,1 milioni gli italiani che hanno deciso di concedersi almeno un giorno di vacanza fuori casa ad agosto nell’estate 2020, secondo l’indagine Coldiretti/Ixè.

Se la spiaggia – aggiunge Coldiretti – resta la meta preferita, cresce la montagna e il turismo di prossimità con la riscoperta dei piccoli borghi e dei centri minori nelle campagne italiane, in alternativa alle destinazioni turistiche più battute, mentre crollano le presenze nelle città anche per l’assenza degli stranieri.

Un paesaggio fortemente caratterizzato – spiega la Coldiretti – dalle produzioni agricole, dalle dolci colline pettinate dai vigneti agli ulivi secolari, dai casali in pianura alle malghe di montagna, dai verdi pascoli ai terrazzamenti fioriti, che contrastano il degrado ed il dissesto idrogeologico. Si tratta di un valore aggiunto non solo ambientale ma anche di armonia e bellezza per l’Italia che rappresenta anche un elemento di attrazione turistica che identifica il Belpaese all’estero, di cui l’agroalimentare Made in Italy è senza dubbio il fiore all’occhiello.​

QUANDO IL VINO AIUTA LA LAGUNA. SERATA A VENISSA IL 23 LUGLIO

Osteria Venissa Contemporanea

Come il vino ti cambia la vita, recita il titolo del libro di Laura Donadoni che verrà presentato a Venissa (Venezia) giovedì 23 luglio. In effetti il vino è molto di più del succo d’uva fermentato, il vino racconta le storie di popoli e luoghi, come quella dei romani che lasciarono Altino per spostarsi nelle isole della laguna portando la vite e la cultura del vino anche nella Venezia Nativa. E il vino oltre a questo può essere un modo per avvicinare le persone nei momenti difficili, come quello dell’acqua alta di novembre che ha messo in ginocchio Venezia creando diversi danni ai pescatori di Burano, con perdite di reti e danni a pontili e ormeggi. Per aiutare a tutelare questa tradizione, Venissa subito dopo l’acqua alta ha messo in vendita alcune delle sue rarissime bottiglie raccogliendo oltre 5 mila euro da destinare alla Cooperativa dei pescatori di Burano per la riparazione della darsena che aveva subito grossi danni. A sostenere questa iniziativa, è stata proprio Laura Donadoni, che ha contribuito alla raccolta fondi acquistando una delle 8 magnum, e ha deciso di condividerla con gli stessi pescatori proprio il 23 luglio alle 18, in occasione della presentazione del suo nuovo libro “Come il vino ti cambia la vita”, edito da Cairo. La presentazione si terrà a Venissa, che da sempre sostiene l’agricoltura nelle isole e lo sviluppo sostenibile della laguna, dopo la presentazione del libro e la consegna dell’assegno alla Cooperativa ci sarà una cena con l’autrice all’Osteria Contemporanea di Venissa.

Parte del ricavato sarà devoluto, assieme a quanto raccolto dalla vendita delle magnum di Venissa, alla cooperativa dei pescatori di Burano.

La cena a base di pesce di laguna, prevede 4 portate e vini di Venissa abbinati, a un costo di 75 euro a persona. Per info e prenotazioni: Venissa, 041-5272281 e info@venissa.it.

NIENTE FUOCHI AL REDENTORE DI VENEZIA MA HOSTARIA IN CERTOSA DA ALAJMO CONFERMA LA CENA

Hostaria in Certosa

 

Il 2020 non porta i consueti fuochi d’artificio nella notte più lunga dell’anno di Venezia, quella del Redentore – stavolta in calendario sabato 18 luglio – per evitare assembramenti da coronavirus. La festa attesa da veneziani, e non solo, affonda le sue radici nel 1577, anno in cui ebbe termine l’epidemia di peste che colpì la città. Ma la famiglia Alajmo non si arrendere e nel nuovo locale aperto da poche settimane nell’isola davanti al Lido, proporrà la cena organizzata sulla terrazza e anche sul pontone galleggiante, garantendo la giusta privacy e il rispetto della distanza senza però limitare lo spirito di convivialità.

Questo il menu; si partirà con l’apertivo a base di Cicchetto di polenta gialla e baccalà mantecato, Tartelletta di pizza e Cocktail del Redentore by Lucas Kelm. Si proseguirà con il Carpaccio di scampi, salsa di cozze e vongole, insalatina croccante al limone e Scartosso fritto di Calamari e verdure, i Mezzi paccheri con guazzetto di pesce, Veneziana con battuta di carne cruda e caviale, Astice alla griglia con patate schiacciate al limone, Torta Venezia e Focaccia del Redentore. Il costo è di 115 euro a persona (bevande escluse) per tavoli sulla terrazza del Ristorante.

Per i supplementi per i tavoli speciali in Pontone: tavolo da 8 con salotto privato e una bottiglia di Champagne Alajmo (250 euro), tavolo fino a 4 persone (50 euro a tavolo), tavolo oltre le 4 persone (10 euro a persona). Per prenotare 347-0787755.

Ci sarà anche la possibilità di un menu take-away per chi preferisse cenare nella propria barca. Saranno proposti Insalata di anguria, melone, cetrioli, sedano e basilico, Cozze gratinate, Cicchetto di polentina e baccalà, Pasta fredda alla Norma (mezzi paccheri, crema di melanzane, pomodoro, burrata, basilico) Catalana di calamari, gamberi, astice, scampi con ortaggi. In totale, 50 euro a persona. E poi Torta Leone a 12 euro e la Focaccia Mediterranea e 30 euro.

Si accettano ordini fino alle 12 di sabato 18 luglio con ritiro a partire dalle 16 fino alle 19.

GRUPPO ALAJMO, A VENEZIA APRE HOSTARIA IN CERTOSA

Da sinistra Massimiliano Alajmo, Silvio Giavedoni, Raffaele Alajmo, Alberto Sonino

Hostaria in Certosa, il nuovo pop-up restaurant estivo del Gruppo Alajmo apre sull’Isola La Certosa a Venezia in collaborazione con Vento di Venezia, la società fondata da Alberto Sonino che gestisce l’isola ed il Venezia Certosa Marina. Un locale informale con un menu di piatti semplici per un’estate in laguna, abbinato a un servizio giovane, simpatico e tipicamente Alajmo. La genesi dell’Hostaria ha inizio meno di due mesi fa nel pieno della pandemia. «È una storia incredibile», racconta Raffaele Alajmo. «Fino a sabato 25 aprile alle 9 del mattino non esisteva nemmeno l’idea, poi mi arriva un sms di Alberto Sonino e da qui ha inizio il concept di un nuovo format, un locale che nasce anche dal contributo delle idee di molti del nostro staff  animati dalla voglia di ripartire, di far rivivere Venezia, di animare la laguna ed accogliere i nostri ospiti». L’Hostaria in Certosa è aperta 7 giorni su 7, dalle 9 a mezzanotte, dalla colazione del mattino, al tramezzino, allo spritz, al pranzo, al gelato soft nel pomeriggio, all’aperitivo, alla cena e al dopo cena con i cocktail del bartender del Gruppo, Lucas Kelm. La struttura, che può ospitare circa un centinaio di persone all’aperto e una trentina all’interno, più lounges e salottini vari, sorge alla fine del pontile del vaporetto e presenta i tratti di una moderna Hostaria dal design semplice ma curato con molti dettagli nautici a partire dalle divise del personale realizzate con materiali tecnici che ricordano quelle utilizzate dagli equipaggi degli yacht. Sui tavoli le lampade di Davide Groppi creano intimità e scaldano l’atmosfera alla sera. È inoltre disponibile un servizio di take-away gestito tramite una piattaforma digitale integrata sul sito Alajmo che consente di prenotare, ordinare e pagare con facilità, effettuando il ritiro direttamente dalla propria barca comodamente ormeggiata presso uno stallo dedicato.

«Fino ad poco più di un decennio fa», spiega Alberto Sonino, «la Certosa era una delle molte isole demaniali abbandonate della laguna. Nel recente passato ha ospitato attività Militari mentre in antichità vi sorgeva un magnifico complesso monastico. Strategicamente posizionata in adiacenza al centro di Venezia, tra il Lido e l’Arsenale, la Certosa è oggetto di un programma di rigenerazione urbana gestito dalla società Vento di Venezia che, attraverso un partenariato pubblico-privato col Comune di Venezia, ha bonificato l’isola e sta progressivamente trasformando lo stabilimento industriale militare dismesso in un grande parco naturale, attrezzato con servizi per gli ospiti e la nautica da diporto, ideale per passeggiate nel verde attraverso il variegato paesaggio naturale e gli scorci mozzafiato sulla laguna, picnic in famiglia e con amici: un’oasi aperta a tutti tra laguna, bocca di porto e centro storico».

L’isola è soprattutto una destinazione di yachting ed offre servizi per la nautica da diporto a partire da un porto turistico, con oltre trecento ormeggi per imbarcazioni di ogni dimensione, integrato ad una struttura alberghiera con spazi per convegni ed eventi, attività artigianali di costruzione e riparazione delle unità navali, scuola nautica, shipchandler, servizi di locazione e noleggio di kaiak e natanti tradizionali con propulsione elettrica.

L’Hostaria completa l’opportunità che diportisti e visitatori hanno di vivere Venezia e la laguna con la propria barca, sia per un breve passaggio che per una permanenza più lunga che consente di vivere la propria barca come pied-à-terre veneziano.

«Il desiderio di ritrovarsi in un ambiente libero in mezzo alla laguna ci consente di proporre una cucina facile, immediata, comprensibile che rassicuri tutti i palati e che racconti, attraverso la semplicità, la bellezza del nostro territorio», spiega Massimiliano Alajmo.

Il menù prevede piatti realizzati con ingredienti locali come: i moscardini all’aglio, olio, limone e prezzemolo con patate bollite; la tartare di ricciola con insalatina e salsa tartara; gli spaghetti alle vongole, olio extravergine, peperoncino, sedano e pomodoro; o lo scartosso di calamari, cipolla e fiori di zucchina, fritti.

Non mancano piatti di carne come il vitello in salsa tonnata con fagiolini e capperi all’aceto balsamico; e il Sandwich del Timoniere, un hamburger con patate fritte; e le preparazioni allo spiedo come il galletto alla senape e spezie rosse allo spiedo e la faraona alla salvia e rosmarino, tutte e due con patate arrostite.

Per chi cerca un pranzo o cena a base di verdura, troverà l’insalata di melone, anguria, cetrioli, sedano e basilico; riso bianco e nero, curry, peperoncino, curcuma, verdure estive, e passata di carote; la parmigiana di melanzane MariaPia; e una grigliata di verdure con olio e basilico.

Tra i dessert, gelati soft, granite, dolci del laboratorio di pasticceria, MammaRita Lab, come la Torta Leone, la Torta Venezia e la Focaccia Mediterranea all’olio extravergine di oliva con origano, capperi, olive, peperoncino e limone canditi.

È stato inoltre creato un piccolo orto che, per il momento, fornisce erbe aromatiche e alcune varietà di pomodori. Un appezzamento che con il tempo verrà ampliato e sarà in grado di rifornire, in parte, il ristorante.

La proposta beverage prevede una selezione di vini curata dai nostri sommelier, birre artigianali realizzate in esclusiva per Alajmo dal birrificio Baladin, un’ampia proposta di apertivi e cocktails, oltre al caffè di Gianni Frasi, celebre torrefattore veronese del Laboratorio di Torrefazione Giamaica Caffè che ha creato una miscela unica in esclusiva per tutti i locali Alajmo.

Hostaria in Certosa è aperta tutti i giorni dalle 9 a mezzanotte, la cucina è attiva dalle 12 alle 15 e dalle 19 alle 22.30. Per prenotare 347-0787755.

DUE NOVITÀ IN CASA 32 VIA DEI BIRRAI: NASCE AMBEDUE, AMARO ALLA BIRRA E AMBITA, BIRRA 100 PER CENTO MADE IN ITALY

Staff 32 via dei Birrai

Quella di 32 Via dei Birrai è una storia di passione infinita per un prodotto naturale quale è la birra, di meticolosa cura per i dettagli, siano questi legati alla qualità delle materie prime siano oppure l’attenzione per il packaging e il design. Il birrificio, nato nel giugno del 2006, è la sintesi di tre percorsi professionali diversi che hanno saputo integrarsi alla perfezione: Fabiano Toffoli, uno dei birrai italiani più apprezzati, Loreno Michielin, il direttore commerciale che ha saputo rapidamente far conquistare all’azienda una fama anche all’estero, e Alessandro Zilli, ingegnere che segue la fondamentale ricerca e sviluppo. A loro si è poi aggiunto, per seguire nello specifico il mercato italiano, Mauro Gajo.

Nel corso degli anni 32 Via dei Birrai di Pederobba (Treviso) si è distinto per aver voluto seguire una sua strada in buona parte diversa da quella della maggior parte dei colleghi. Le birre, tutte di alta fermentazione, esclusivamente in bottiglia; il logo, quel numero 32 (che richiama la classe di appartenenza della birra secondo la classificazione internazionale) iscritto in un cerchio elegante e d’impatto allo stesso tempo, tanto da valergli una immediata segnalazione su Wallpaper, rivista icona londinese che si occupa proprio di design; l’unicità di un tappo che sigilla la bottiglia ma, allo stesso tempo, è riutilizzabile.

L’attenzione alla sostenibilità e al riciclo, così come la filosofia della qualità rispetto alla quantità, certificata da innumerevoli riconoscimenti tra i quali quello di Slow Brewing, ISO 9001 e Ogm Free sono solo alcuni dei tasselli che danno l’idea dello stile di lavoro di 32 Via dei Birrai.

Ed è per questo motivo che quando questo birrificio trevigiano annuncia delle novità la soglia di attenzione dei media si risveglia immediatamente. Perché chi li conosce sa che l’annuncio è il punto di arrivo di un lungo percorso, fatto di ricerca, prove, dubbi e conferme. E questa volta le novità sono addirittura due.

A quattro anni di distanza dall’ultima etichetta firmata 32 Via dei Birrai è giunto infatti il tempo di una nuova birra. Si chiama Ambita ed è una birra 100 per cento Made in Italy. L’orzo infatti arriva dall’entroterra veneziano mentre il luppolo è coltivato sui colli asolani. Il primo frutto di una mission che Toffoli aveva deciso di realizzare alcuni anni fa quando le prime piantine di una varietà, il Brewer’s Gold, erano state messe a dimora e curate da quel momento con la solita cura maniacale di 32 Via dei Birrai: ventilazione notturna e irrigazione a goccia quando necessario. Il risultato è un luppolo straordinario, con profumi e caratteristiche organolettiche superiori alla stessa varietà coltivata in altre zone d’Europa. Distribuita nel classico formato bottiglia da 75 centilitri al prezzo indicativo di circa 9 euro, Ambita è una birra chiara, di appena 4,5 per cento di volume alcolico, perfetta per l’imminente estate per facilità d’approccio e di sorso, ma una birra che vuole anche essere un segnale di fiducia e di speranza in un Italia che riparte dopo mesi di chiusura di quasi tutte le attività, la testimonianza concreta di imprenditori artigiani il cui messaggio è “rimbocchiamoci le maniche, rimettiamoci al lavoro”. Ambita perché tale è questa birra e perché ci si deve ricordare che gli italiani abitano una terra che, per mille motivi che spesso dimentichiamo, è ambita.

Ma, come se non bastasse, dalla creatività di 32 Via dei Birrai è ora pronto ad affrontare il giudizio dei consumatori Ambedue. Non una birra ma un amaro alla birra. Il punto d’arrivo della collaborazione tra 32 Via dei Birrai e Genziana Distillati di Crespano del Grappa, una distilleria nata nel 1969 riprendendo un’antica tradizione di famiglia che risaliva a prima della Grande Guerra. Tra i ragazzi di 32 Via dei Birrai e Alessandro Carlassare, il distillatore di Genziana, si è subito stabilita una comunione d’intenti e di obiettivi. La base di Ambedue è la Nebra, una birra ambrata da 8% vol prodotta con malto d’orzo e segale, nella quale sono state innestate un bouquet di erbe e piante aromatiche che vanno dalla genziana al rabarbaro, dall’assenzio romano alla cannella, dalla rara cascarilla alla china. Il risultato è un amaro autentico, da 25 per cento di volume alcolico, in cui si avverte la “spina dorsale” birraria: ottimo da sorseggiare nel dopo pasto ma dalle insospettabili potenzialità nella mixology. Sarà disponibile a breve, in bottiglia da 50 centilitri e al prezzo indicativo di 20/25 euro, sia nei tre punti vendita di 32 Via dei Birrai, rispettivamente collocati negli outlet di Serravalle Scrivia, Castelguelfo e Noventa di Piave, sia nel circuito tradizionale di 32 Via dei Birrai ovvero quello dei ristoranti, dei negozi gourmet e nei cocktail bar. Nonché, ovviamente online, nello shop di 32viadeibirrai.it.

Ambedue è così uno dei primi amari alla birra prodotti in Italia, l’unico con la garanzia di 32 Via dei Birrai. Una garanzia che 32 Via dei Birrai ha saputo costruirsi con quell’impegno quotidiano che serve a trasformare i sogni in realtà.

VILLA CORDEVIGO RIAPRE IL 18 GIUGNO: ALLA GUIDA DEL RISTORANTE OSELETA, STELLA MICHELIN, ORA C’È MARCO MARRAS

Marco Marras

 

Il Villa Cordevigo Wine Relais & Spa di Cavaion Veronese (Verona), primo hotel cinque stelle lusso del Garda Veronese, e il suo ristorante Oseleta, stella Michelin, si apprestano alla riapertura. L’albergo e l’annesso bistrot gastronomico riaprono agli ospiti il 18 giugno, mentre l’attività del ristorante riprenderà in estate con una significativa novità: dopo dieci anni, lo chef Giuseppe D’Aquino lascia l’Oseleta per dedicarsi a una nuova e diversa impresa professionale e ad assumere la guida delle cucine è Marco Marras, suo sous chef nell’ultima stagione, garantendo continuità allo stile che ha portato il ristorante ai vertici del panorama d’eccellenza gardesano.

«Giuseppe D’Aquino, con la sua professionalità e il suo riconosciuto talento – dice la direttrice del Villa Cordevigo Wine Relais&Spa, Lorenza Delibori, in rappresentanza delle famiglie Cristoforetti e Delibori, proprietarie della struttura – è stato fondamentale per il percorso che abbiamo intrapreso nel novembre del 2010, concretizzatosi con la stella Michelin nel 2013, gli auguriamo le migliori fortune per il nuovo impegno che, ne siamo certi, gli permetterà di conseguire ulteriori importanti traguardi nel suo infaticabile percorso di ricerca. A lui va il ringraziamento della proprietà e di tutto lo staff. Marco Marras è la persona ideale e il professionista perfetto per succedergli, anche per il fitto scambio di esperienze che ha coltivato accanto a Giuseppe».

«Nell’accingermi a una nuova sfida professionale – afferma Giuseppe D’Aquino – ringrazio le famiglie Cristoforetti e Delibori per la fiducia accordatami in questi dieci anni di intensa attività a Villa Cordevigo e all’Oseleta. Sono lieto di aver contribuito a portare questa realtà ai vertici dell’accoglienza e della ristorazione veronese. Un sentito ringraziamento anche a tutti gli ospiti e amici che hanno contribuito a concretizzare ciò che poteva sembrare un sogno e, di cuore, a Verona, che mi ha accolto e ancora mi accoglie con grande affetto. I migliori auguri a Marco, certo che saprà far bene».

Capo partita all’Oseleta dal 2017 e poi secondo di Giuseppe D’Aquino dal 2019, Marco Marras, trentadue anni, originario di Bosa, in Sardegna, allievo del locale Istituto alberghiero, ha iniziato a lavorare nelle cucine a sedici anni all’hotel Cala di Volpe a Porto Cervo, per proseguire poi a Madonna di Campiglio, Ginevra, Portofino, Isola d’Elba, Miami, Hawaii e in Puglia, fino all’approdo nel Veronese. Dal 18 giugno il Bistrot Cordevigo, con il suo arioso dehor affacciato sui vigneti e sulla piscina, sarà lo spazio dove presenterà la propria idea di cucina.

«La scelta di aprire subito il Bistrot Cordevigo, posponendo la riattivazione dell’Oseleta – spiega Lorenza Delibori – risponde all’esigenza di garantire la disponibilità di un’area open air molto ampia, nella quale gli ospiti dell’hotel e la clientela che vorrà ritrovare la nostra offerta ristorativa potrà sentirsi a pieno agio e in totale relax in questa fase post lockdown. L’Oseleta tornerà ad arricchire la nostra proposta non appena le condizioni diverranno più favorevoli».

ALESSANDRO BREDA FA RIPARTIRE IL GELLIUS DI ODERZO (TREVISO)

Alessandro Breda

 

Riaprono le porte del Gellius. Da domani sera, venerdì 5 giugno, il ristorante stellato di Oderzo (Treviso) tornerà ad ospitare appassionati e gourmet di tutta Italia dopo tre mesi di chiusura. Erano infatti i primi giorni di marzo quando, per precauzione, in piena ondata Covid-19 lo chef e patron Alessandro Breda aveva deciso di chiudere il ristorante, l’annesso bistrot Nyù e il bar della piazza centrale della città.

«È il momento di ripartire – dichiara Breda – ma lo faremo a modo nostro, con molta prudenza. Garantiremo infatti solamente il servizio di cena al Gellius, mentre il Nyù sarà aperto solo a mezzogiorno, per pranzi e incontri di lavoro. Siamo felici perché il primo week-end è già praticamente sold out, ma stiamo con i piedi per terra e cerchiamo di fare un passo alla volta»,

Il locale riapre con tutte le precauzioni e attenzioni prescritte dalla normativa, ma senza rinunciare a coperti, grazie alle distanze fra i tavoli che erano già molto ampie per garantire un’esperienza ottimale ai clienti.

La riapertura del ristorante è l’ultimo tassello di un graduale ritorno alla normalità per le strutture del Gellius: il bar ha infatti già riaperto il 22 maggio dal lunedì al venerdì dalle 17.30 alle 2, mentre sabato e domenica dalle 10.30 alle 2. È stato quindi seguito dal Nyù, dal 26 maggio aperto tutti i giorni in pausa pranzo, mentre il ristorante Gellius si appresta ad aprire le porte domani, dando appuntamento agli appassionati tutte le sere dal venerdì alla domenica. Nel rispetto delle normative post-Covid per tutti e tre i locali è preferibile la prenotazione al numero 0422-713577.

TENUTA SETTE CIELI SVILUPPA LA DISTRIBUZIONE IN ITALIA INSIEME AL PARTNER PELLEGRINI

Tenuta Sette Cieli si affaccia sul mercato del vino italiano grazie alla collaborazione con il distributore Pellegrini. L’azienda vitivinicola, i cui terreni sono situati tra Bolgheri e Castagneto Carducci, ha deciso di destinare il 25 per cento della sua produzione all’Italia, mentre il 75 per cento continuerà a rivolgerla all’estero, in particolare a Stati Uniti, Svizzera, Regno Unito, Benelux, Germania, Russia, Canada, Giappone, Brasile, Austria.

«A Tenuta Sette Cieli abbiamo sempre creduto nella massima qualità nella produzione dei nostri vini – afferma Ambrogio Cremona Ratti, titolare di Sette Cieli – Siamo quindi entusiasti di aver iniziato da quest’anno la collaborazione con Pellegrini, un’eccellenza italiana della distribuzione di vini e distillati con la quale siamo felici di affrontare il mercato italiano nel migliore dei modi». Alla luce dell’importante crescita registrata da Pellegrini a fine 2019, che segnava un più 15 per cento, lo storico distributore ha scelto di arricchire il portfolio con Tenuta Sette Cieli, per la sua diversa e personale espressione della zona Bolgheri. Un ingresso a quindici anni dalla prima vendemmia del 2005 e a ventidue dalla fondazione della Cantina nel 1998 per volontà di Erika Ratti, figlia dell’imprenditore tessile comasco Antonio Ratti, celebre per le sete di pregiata fattura. Erika eredita dal padre l’amore per il bello che trasfonde nel sogno di una realtà vitivinicola in Toscana, concepito durante un viaggio in cui rimane affascinata dalle colline di Castagneto Carducci.  Dopo la prematura scomparsa di Erika, il figlio Ambrogio prende le redini della Tenuta decidendo di acquistare nuovi terreni. Oggi Sette Cieli possiede 120 ettari di terreno di cui 10 ettari messi a vigneto a 400 metri sopra il livello del mare a Monteverdi Marittimo (Pisa) e 5 nella Doc Bolgheri. La gestione enologica è affidata a Elena Pozzolini, toscana di nascita e con una lunga esperienza nel campo, maturata in Italia e all’estero, tra California, Australia e Argentina. La personale impronta di Elena nei vini di Sette Cieli si riflette nelle scelte enologiche portanti, come il regime biologico in vigna, la raccolta manuale e la vinificazione separata di ogni parcella, così da permettere la valorizzazione delle diverse nuances di ogni vigneto. «Crediamo molto nell’identità di un territorio e di conseguenza di un vino. Da qui nasce la nostra scelta di lavorare con lieviti indigeni», queste le parole di Elena sullo stile adottato per la fermentazione. Tenuta Sette Cieli produce circa 90 mila bottiglie l’anno. Le etichette sono quattro e tutte da vitigni internazionali: Indaco da uve malbec, cabernet sauvignon e merlot; Scipio fatto interamente con cabernet franc; Noi 4 da cabernet sauvignon, merlot, petit verdot e cabernet franc; infine, Yantra prodotto con uve cabernet sauvignon e merlot.

VALBRUNA APRE AL NUOVO: BISTROT, COCKTAIL BAR E RISTORANTE RIVOLUZIONATI NEGLI AMBIENTI E NEI MENU

Riaprire con la consapevolezza di lasciare l’incertezza alle spalle e con una visione positiva e sicura del futuro. È con questi sentimenti che il Ristorante Valbruna di Limena (Padova) sintetizza il proprio spirito in occasione della riapertura sia per il bistrot che per il ristorante. «Durante questi mesi – racconta Elisa Vianello titolare del Valbruna – non siamo rimasti con le mani in mano. Poco prima del lockdown sono stati creati nuovi locali e nuovi bagni; abbiamo inoltre ampliato e rinnovato la terrazza-giardino con nuove postazioni per gli amanti dei cocktail e per assicurare maggiore spazio sia all’interno che all’esterno di Valbruna, che dispone inoltre di un ampio parcheggio esclusivo. Oltre ad adottare tutte le disposizioni previste da decreto abbiamo acquistato anche un sanificatore ad ozono per ambienti e garantire costante sicurezza. Abbiamo infine da poco approntato i nuovi menu, sia per il Bistrot che per il Dining, e la nuova drinklist per restituire un senso di rinascita e positività a tutti i nostri clienti: siamo pronti a ricominciare sempre col sorriso, stavolta coperto dalla mascherina, e con tanto entusiasmo».

Ecco in sintesi tutte le novità. Intanto Bistrot, con un nuovo ampio ambiente con parete finestrata, Terrazza rinnovata negli spazi e nel verde, Ambienti igienizzati e sanificati con sanificatore a ozono, nuovi bagni realizzati esclusivamente per la clientela bistrot, nuova immagine social con uno stile fresco, dinamico e pop.

Nuovi menu “Piatti dal mondo” e “Classici”. I nuovi piatti del bistrot seguono l’atmosfera che lo ha sempre caratterizzato con piatti dal mondo spaziando dalle ghiotte Alette fritte in salsa agrodolce con sesamo e arachidi in stile coreano alla Tuna Tartare con waffle di alghe, chips di maiale, scapece di zucchine e maionese alle erbe della California o ai particolari panini cinesi “Bao”, Panini al vapore con manzo e maiale, julienne di cipollotto, salsa di cavolo cappuccio viola.

Tra i classici, a grande richiesta rimane in carta il Burger Valbruna (Damburger Damini) affiancato da alcune novità come ad esempio le Linguine Felicetti alle vongole e l’insalata d’autore, (“Tonno del Rais” siciliano, fagiolini, rapanelli, pompelmo, tzatziki all’aneto).

E poi il nuovo spazio Cocktail bar esterno, con una nuova lista di drink.

La Drinklist è stata studiata durante queste settimane di pausa forzata su due fronti: “Ricerca e Curiosità”, spaziando dalle sensazioni fruttate a quelle vegetali e speziate, senza trascurare i grandi e intramontabili Classici. Sempre alla ricerca di nuovi ingredienti da elaborare e di piccole realtà enoiche, o particolari tecniche da adottare, Christian Lorenzato e Andrea Camparmò hanno affinato nuovi drink realizzandoli con distillati, liquori, “spezie liquide” e ingredienti da tutto il mondo, reinterpretati poi in chiave fusion.

CONSORZIO TUTELA FORMAGGIO ASIAGO: RIAPRE LA STAGIONE ESTIVA DELL’ALPEGGIO ALL’INSEGNA DELLA TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ

Fiorenzo Rigoni

In occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità, promossa dalla Nazioni Unite il 22 maggio per ricordare l’adozione della Convenzione sulla diversità biologica, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago annuncia la prossima riapertura della stagione di monticazione estiva nelle malghe produttrici di Asiago Dop dell’Altopiano di Asiago e dei territori montani della provincia di Trento. Nonostante la grave incertezza del momento, malghesi e caseifici di montagna scelgono di continuare a svolgere la loro importante funzione di custodia ambientale e di promuovere i valori culturali e storici che rendono così unico questo territorio.

Nell’Altopiano di Asiago e nelle zone montane della provincia di Trento la produzione di Asiago Dop è un importante presidio degli aspetti ambientali e paesaggistici della montagna. Il lavoro di malghesi e casari, veri custodi del territorio, contribuisce a contrastare l’abbandono della montagna e la monticazione delle mucche tra boschi e pascoli d’alta quota, per i quattro mesi estivi, svolge un’importante funzione di conservazione della biodiversità. Proprio il mantenimento del delicato equilibro naturale del territorio montano in quello che è riconosciuto il più importante sistema di malghe dell’intero arco alpino d’Europa rende così unico e importante il legame tra Asiago Dop e il suo territorio d’origine. Una rilevanza che fa di questa tipicità d’altissima qualità, che nasce da fattori naturali come l’ambiente geografico, il clima, la vegetazione uniti alle tecniche di produzione tramandate nel tempo, un vero volano economico capace di dare lavoro a migliaia di persone impiegate negli alpeggi e nel loro indotto di ristorazione e turismo montano, oggi duramente colpito.

«Difendere e preservare la biodiversità – afferma Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio Tutela Formaggio Asiago – non è solo un obbligo verso le future generazioni ma un vero investimento sugli elementi che distinguono le produzioni d’eccellenza del Made in Italy come Asiago Dop. Per questo, la riapertura delle malghe è un messaggio di responsabilità e di continuità nel segno della qualità che, come Consorzio, vogliamo dare in un contesto molto difficile e insidioso».

Il Consorzio Tutela Formaggio Asiago lavora per mantenere viva la produzione dell’alpeggio estivo e diffondere la sua conoscenza in Italia e all’estero. L’impegno nella tutela e valorizzazione del lavoro di malghe e caseifici di montagna ha portato al riconoscimento dell’Asiago Prodotto della Montagna, divenuta, nel 2006, la prima Dop italiana insignita dall’Unione Europea di questa menzione. Prodotto esclusivamente sopra i 600 metri d’altitudine secondo un rigido disciplinare nel quale le bovine vengono prevalentemente alimentate con erba fresca di pascolo, l’Asiago Dop Prodotto della Montagna, già riconosciuto, nella stagionatura Stravecchio, di oltre 18 mesi, Presidio Slow Food, ha visto, in quindici anni di tutela, la costante crescita del numero di soci produttori, oggi il 41 per cento sul totale, ed è diventata occasione unica di promozione e valorizzazione del genius loci del territorio montano.

CORONAVIRUS. PREZZI ALLE STELLE PER ORTAGGI E FRUTTA COLDIRETTI VENETO: CROLLO DEI VALORI NEI CAMPI E NELLE STALLE

Radicchio di Chioggia

Prezzi al dettaglio alle stelle: dalla verdura (più 5 per cento) alla frutta (più 8,4 per cento), dai salumi (più 3,4 per cento) al latte (più 4,1 per cento), dati Istat relativi ad aprile elaborati da Coldiretti dimostrano che le speculazioni in atto fanno male quanto il coronavirus. A farne le spese consumatori e agricoltori.

“In questo periodo di emergenza – denuncia Coldiretti Veneto – gli agricoltori hanno subito tagli draconiani sui prezzi fino a meno 15 per cento per il latte alla stalla, meno 25 per cento per i suini destinati alla produzione di prosciutto crudo, meno 33 per cento sulla carne di coniglio, meno 50 per cento per il Radicchio di Chioggia e meno 30 per cento sugli asparagi entrambi prodotti stagionali e simbolo della regione. A tutto ciò si aggiunge il comportamento di chi preferisce mettere sugli scaffali di vendita verdura o latte di importazione, proprio nel periodo in cui ci sarebbe necessità di sostenere il consumo dei prodotti italiani.

Il Covid-19 ha sconvolto i consumi dei veneti in quarantena, spingendoli alla corsa agli acquisti per lo sconvolgimento in atto sul mercato per le limitazioni imposte alla ristorazione dall’emergenza coronavirus.

In contrasto con l’andamento dell’inflazione, che ad aprile su base tendenziale si è azzerata, il carrello della spesa registra aumenti rilevanti per molti prodotti alimentari la cui domanda – sottolinea la Coldiretti – è stata fortemente influenzata dal lungo periodo di emergenza sanitaria.

A spingere in alto la spesa è stata anche la paura di rimanere senza scorte con la dispensa vuota che ha favorito l’acquisto di prodotti a lunga conservazione. Infatti ad aumentare – continua la Coldiretti – è anche il prezzo della pasta (più 3,7 per cento), dei piatti pronti (più 2,5 per cento), del burro (più 2,5 per cento), dei formaggi (più 2,4 per cento), dello zucchero (più 2,4 per cento), degli alcolici (più 2,1 per cento) delle carni (più 2 per cento), del pesce surgelato (più 4,2 per cento) e dell’acqua (più 2,6 per cento).

La caccia alle vitamine per aiutare a rafforzare il sistema immunitario contro il virus ha incrementato la voglia di comprare riserve di vitamine consigliata anche dall’Istituto superiore della Sanità che sul sito, nei consigli sull’alimentazione durante l’emergenza Covid-19, invita proprio ad “aumentare la quota di alimenti vegetali nella nostra dieta” con “più frutta e verdura e più legumi in ogni pasto della giornata”.

A pesare – spiega la Coldiretti – è il persistere della chiusura di ristoranti, bar, agriturismi e, in molte regioni, anche dei mercati rionali e degli agricoltori che moltiplicando le offerte ampliano la concorrenza aumentando le possibilità di scelta dei consumatori. Una situazione aggravata dai problemi nei trasporti per le difficoltà dei camion a viaggiare a pieno carico sia all’andata che al ritorno in conseguenza del blocco di molte attività produttive, con la conseguenza che quasi sei aziende ortofrutticole su dieci (57 per cento) sono in difficoltà secondo l’analisi Coldiretti/Ixè che evidenzia anche la frenata nelle esportazioni Made in Italy.

La chiusura forzata del canale della ristorazione ha infatti provocato un effetto a valanga sulla filiera regionale dell’agroalimentare che dai campi agli scaffali fino al ristorante vale 44 miliardi di euro. Il lungo periodo di chiusura – sottolinea la Coldiretti – sta pesando su molte imprese dell’agroalimentare Made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco e sui quali gravano anche le difficoltà all’esportazione con molti Paesi stranieri che hanno adottato le stesse misure di blocco alla ristorazione.

ALASSIO, UN MARE DI CHAMPAGNE, APPUNTAMENTO AL PROSSIMO 20 E 21 SETTEMBRE

Alassio e lo champagne rappresentano un legame che si rinnova. Quest’anno la nuova edizione di Un mare di Champagne (informazioni e prenotazioni http://www.unmaredichampagne.it, info@unmaredichampagne.it), organizzato dal Consorzio Macramé – Dire Fare Mangiare, avrebbe dovuto svolgersi domenica 7 e lunedì 8 giugno al Diana Grand Hotel di Alassio, in Liguria, ma le date sono slittate a causa dell’emergenza Covid-19 (coronavirus). Sono gli stessi organizzatori ad annunciare le nuove date. «Il nuovo appuntamento – dicono – sarà ospitato sempre nella stessa location ad Alassio, ma il 20 e 21 settembre: un importante momento di unione e confronto per lo sviluppo di nuove sinergie tra ristoratori ed eccellenze enogastronomiche di Alassio, capaci di promuovere questo splendido  territorio e le sue peculiarità. È fondamentale in questo preciso momento storico stringere nuove sinergie, fare rete, confrontandosi per realizzare nuovi progetti».

Sono passati otto anni da quando, nella primavera del 2012, un gruppo di ristoratori di Alassio, decise di lasciare il segno. Lavorando come una squadra, facendo sistema e mettendo in piedi uno dei più importanti eventi nazionali dedicati al mondo dello champagne. È la gente del Consorzio Macramé – Dire Fare Mangiare, nato quest’ultimo dal desiderio di sette ristoratori alassini di promuovere ed esaltare le eccellenze enogastronomiche di Alassio. «A un certo punto, nel 2012 abbiamo sentito l’esigenza di dialogare, di essere più partecipi alle attività del territorio, insomma di dare il nostro contributo fattivo per tenere sempre acceso un faro su Alassio e le sue molteplici eccellenze, attraverso iniziative ed eventi in linea con la nostra vocazione. Fare gruppo si è rivelata un’esperienza formativa anche per noi stessi e le nostre attività», dichiara Barbara Porzio, rappresentate del Consorzio.

L’edizione di quest’anno, in programma, originariamente domenica 7 e lunedì 8 giugno, sarebbe stata l’ottava edizione. Il numero otto è simbolo della capacità di raggiungere risultati duraturi. Rappresenta l’equilibrio cosmico e fino all’ultimo abbiamo provato a capire se fosse possibile mantenere invariata la data di svolgimento della manifestazione, anche in virtù di una importante conferma di presenza da parte delle maison francesi. Ma, chiaramente, a causa del protrarsi dell’emergenza legata al Covid-19, si è optato per lo slittamento al prossimo 20 e 21 settembre.

Resta invariata la location. Ad aprire le porte a tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori sarà il gioiello della Riviera di ponente: il Diana Grand Hotel di Alassio.

Resta invariata la formula. Ci sarà spazio per il Gala Night, nella magnifica Diana Terrace del Diana Grand Hotel, teatro della serata inaugurale. Non mancheranno le Masterclass con degustazioni, tenute da esperti conoscitori dell’Universo Champagne. E cuore della manifestazione continueranno ad essere le degustazioni degli Champagne presso i banchi e delle eccellenze gastronomiche presso l’area food.

«Il format – prosegue Barbara Porzio – è rimasto all’incirca lo stesso fin dalla prima edizione. La giornata del lunedì, dalle 12 allo 20, è un evento B2B rivolto principalmente agli operatori del settore Horeca che in questo contesto trovano una vastissima gamma di Champagne e anche di eccellenze gastronomiche dall’Italia e dal mondo; la Champagne Gala Night è, invece, il momento più mondano aperto a tutti gli appassionati e non, una cena gourmet dove ospitiamo grandi chef e Chef stellati non solo liguri, dove si bevono grandi Champagne, si balla; insomma una serata all’insegna del divertimento».

Quest’anno però si proverà ad andare oltre, puntando a fare cultura proprio intorno al mondo dello champagne. Come? Proponendo un corso dedicato a “Come raccontare il vino” diretto a giornalisti, esperti del settore, appassionati e blogger. Nel palinsesto, spazio, da questa edizione, anche ad un momento in cui a farla da protagonista, saranno bartender di fama internazionale, pronti a raccontarci e a far degustare la loro proposta di cocktail pensata proprio partendo da una bottiglia di champagne. E poi non mancheranno i consigli su come servire lo champagne e come mangiare col giusto abbinamento ma soprattutto come conservare in modo ottimale una bottiglia di Champagne.

Un mare di Champagne, conferma la sua vocazione iniziale, che si ripete e consolida, anno dopo anno, nel voler raccontare un territorio, insieme ai suoi protagonisti migliori. I ristoratori, le enoteche e tutte quelle attività commerciali che sceglieranno, in qualche modo di vestirsi a festa per l’occasione. «Lo Champagne evoca momenti di festa, di gioia – continua Porzio – ma anche di allegria. Alassio è meta privilegiata di vacanza, fin da quando gli inglesi (tra i primi e maggiori consumatori di Champagne al mondo) nell’Ottocento ne scoprirono le bellezze naturalistiche e climatiche e ne determinarono la fortuna turistica. Non stento a immaginare che i colti e raffinati turisti inglesi dell’epoca, ben presto diventati a tutti gli effetti cittadini anglo-alassini abbiano dato un certo stimolo al consumo dello Champagne ad Alassio. Si può dunque affermare che Alassio e lo Champagne siano uniti da un antico legame».

CORONAVIRUS. ADDIO AL PIC NIC DI PASQUETTA, ARRIVA L’AGRIBAG A CASA

Carolina Da Rold

I veneti dicono addio al picnic di Pasquetta e ordinano l’agribag dei cuochi contadini. Sono 5 mila le prenotazioni online ricevuti dalla task force di 75 cuochi contadini di Coldiretti Veneto che in questi due giorni hanno cucinato pasti a chilometro zero per le famiglie costrette dall’emergenza sanitaria a rinunciare alla tradizionale gita fuori porta per il pranzo nelle strutture agrituristiche.

Per ricreare l’atmosfera tipica e tradizionale si sono messi ai fornelli gli chef di Campagna Amica con primi, secondi, verdure e dessert finale per allietare le tavole nelle abitazioni. «Nelle consegne di oggi – commenta Diego Scaramuzza presidente regionale e nazionale di Terranostra – ci sono gli asparagi e le uova, con frittate alle erbe di campo per rispettare l’usanza del cestino della scampagnata». I cittadini dunque non rinunciano ai riti pur rimanendo a casa.  E con il bel tempo e la primavera è boom di gelato. Lo conferma la media di 40 richieste quotidiane che Carolina Da Rold, giovane imprenditrice bellunese  titolare de “La Sorbetteria”, ha soddisfatto portando vaschette ai gusti di stagione da Ponte nelle Alpi a Sedico fino a Limana. Merito delle alte temperature ma soprattutto della bontà del prodotto rigorosamente fatto con ingredienti locali secondo i principi del  “Made in Italy”, latte della stalla di famiglia e tanta frutta. Tra i sapori più gettonati: fragola e tarassaco regalati ai nipoti dai nonni o dai genitori ai figli costretti a mangiare in solitudine oppure in videochiamata con parenti ed amici.

ASOLO PROSECCO: PIÙ 10,4 PER CENTO DI VENDITE NEL PRIMO TRIMESTRE 2020

Ugo Zamperoni

L’Asolo Prosecco ha chiuso il primo trimestre del 2020 con un incremento di vendite del 10,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. La più piccola delle tre denominazioni del mondo del Prosecco da gennaio a marzo ha collocato sul mercato 4 milioni di bottiglie contro i 3,6 milioni della chiusura trimestrale dell’anno scorso.

«Ovviamente, alla luce del difficile contesto che stiamo vivendo, restiamo estremamente cauti nella valutazione delle dinamiche commerciali – afferma il presidente del Consorzio Asolo Prosecco, Ugo Zamperoni – tuttavia i dati della nostra denominazione sembrano sottolineare che il consumatore fa sempre maggiore affidamento su vini che sappiano coniugare accessibilità e forte radicamento territoriale, che sono le caratteristiche tipiche dell’Asolo Prosecco, le stesse che ci avevano consentito di chiudere il 2019 alla storica quota di 17 milioni di bottiglie vendute, con una crescita del 35 per cento rispetto ai 12,6 milioni del 2018. Insomma, pur con tutta la prudenza del caso, si conferma la crescita della fiducia del mercato nei nostri confronti».

Che l’identificazione territoriale sia uno degli elementi cardine dell’Asolo Prosecco lo conferma una ricerca condotta alla fine dello scorso anno da Bva Doxa per conto del Consorzio di tutela, nella quale si evidenzia una sostanziale coincidenza tra la quota di popolazione italiana che conosce la cittadina di Asolo (26 per cento) con quella dei consumatori di spumanti che hanno già avuto occasione di bere l’Asolo Prosecco (22 per cento). «La crescita della denominazione – aggiunge Zamperoni – ci dice che probabilmente si è avvicinata all’Asolo Prosecco anche una parte di quel 23% di consumatori che avevano affermato di conoscere la nostra denominazione, ma di non averne ancora provato i vini al momento dell’intervista». Ben il 72 per cento dei consumatori di Asolo Prosecco pensa che sia un vino ideale per l’aperitivo, abitudine che evidentemente non è venuta a mancare neppure tra le mura domestiche nei tempi dell’emergenza sanitaria.

CORONAVIRUS: COLDIRETTI/IXE, DOLCI DI PASQUA FATTI IN CASA PER UNO FAMIGLIA SU DUE

Nella mappa dei dolci tipici regionali spicca la “fugassa” specialità veneta che nel periodo pasquale sta ritrovando il suo giusto spazio. Tra le mura domestiche il 53 per cento delle famiglie italiane da nord a sud riscoprono antiche ricette sperimentando con gli ingredienti semplici dei veri e propri capolavori della pasticceria.

Per la tradizione contadina regionale – spiega Coldiretti – la torta di Pasqua, si chiama fugassa e vanta origini storiche. La tradizione racconta che la focaccia veneta fu ideata da un fornaio trevigiano che in occasione delle festività aggiunse all’impasto del pane altri ingredienti, come uova, burro e zucchero, tutto in quantità moderata dati i costi, ottenendo così un pane soffice e dolce, da regalare ai suoi clienti.

La necessità di passare il tempo fra le mura domestiche ha spinto al ritorno della cucina casalinga fai da te – commenta Diego Scaramuzza presidente regionale e nazionale di Terranostra – una attività tornata ad essere gratificante per uomini e donne come antidoto alle tensioni e allo stress provocate dalla pandemia.

 I  cuochi contadini – conferma Scaramuzza –  hanno creato una serie di tutorial e corsi on line dove vengono spiegati trucchi e segreti del menù a chilometro zero. E per chi non vuole perdere il senso del “mangiare fuori” una squadra di operatori agrituristici è operativa per raggiungere ogni fine settimana chiunque voglia provare un pasto speciale fatto di prodotti locali. Consultando il sito  https://veneto.coldiretti.it/news/campagna-amica-a-casa-tua/ si può trovare l’azienda più vicina e ordinare anche la spesa direttamente a domicilio.

Nelle ultime cinque settimane gli italiani – riferisce la Coldiretti – hanno riempito i carrelli quasi raddoppiando gli acquisti di farina (più 100 per cento) e lievito di birra (più 73 per cento), ma l’aumento è stato e del 43 per cento per lo zucchero e del 40 per cento per le uova che sono quest’anno le vere star della settimana della cucina delle feste a fronte di un crollo del 30-40 per cento per quelle confezionate al cioccolato.

Per l’associazione di categoria, una tendenza che si accentua con l’avvicinarsi della Settimana Santa durante la quale saranno ben oltre 400 milioni le uova “ruspanti” consumate secondo tradizione sode per la colazione, dipinte a mano per abbellire le case e le tavole apparecchiate o utilizzate in ricette tradizionali o in prodotti industriali e artigianali. Nelle case le uova sono una componente fondamentale nella maggioranza dei dolci tipici regionali, usate come ingrediente ma anche come decorazione.

CORONAVIRUS, ANCHE VINITALY SI ARRENDE: APPUNTAMENTO AL 2021

Per la prima volta nella propria storia, anche Vinitaly di Verona dovrà posticipare la sua 54esima edizione. Con essa sono rinviate anche le concomitanti Sol&Agrifood ed Enolitech. Le nuove date delle manifestazioni sono riprogrammate al 18-21 aprile 2021, mentre Veronafiere concentrerà la seconda parte dell’anno 2020 al sostegno degli affari delle aziende italiane sui mercati.

Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, «Il post emergenza per noi si chiama rinascita, che fino all’ultimo abbiamo continuato a confidare potesse avvenire a giugno. Ma la crisi sanitaria si è, come evidente a tutti, decisamente inasprita e ciò che inizialmente sembrava possibile, ora non lo è più». Così Vinitaly, in accordo con le organizzazioni di filiera, sarà spostata al prossimo anno. «Per questo – prosegue Mantovani – oltre a lavorare con investimenti straordinari sulle iniziative internazionali, come Vinitaly Chengdu, Vinitaly China Road Show, Wine South America (23-25 settembre 2020), Vinitaly Russia (26 e 28 ottobre 2020), Vinitaly Hong Kong (5-7 novembre 2020), Wine To Asia (9-11 novembre 2020) e le iniziative della Vinitaly International Academy, ci mettiamo a disposizione del settore e del sistema della promozione per considerare la realizzazione di un evento innovativo il prossimo autunno a servizio delle aziende».

La decisione del rinviare Vinitaly al 2021 è stata presa d’intesa con i rappresentanti delle associazioni di settore: Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, Sandro Boscaini, presidente di Federvini, Luca Rigotti, coordinatore settore vino Alleanza Cooperative e Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.

NUOVI GUSTI PER LA SBRISOLA STESA A MANO: DARIO LOISON E I SUOI CONSIGLI D’ASSAGGIO

Dario Loison

Su una cosa in Loison sono tutti d’accordo: il gusto autentico della Sbrisola Loison è quello della condivisione. Cosa c’è, infatti, di più conviviale se non spezzarla con le mani e assaporare una Sbrisola la sera in famiglia o sul divano tra amici?

Le Sbrisole Loison sono talmente ricche di gusto che vanno assolutamente mangiate così come sono ma, se proprio avete voglia di novità, ecco che grazie alla sua straordinaria versatilità potrete offrirla spezzettata su un gelato o su una macedonia o magari come base per un cheesecake. Ecco i nuovi gusti delle Sbrisole e alcuni consigli d’assaggio e abbinamenti di Dario Loison. Farete un figurone.

La Sbrisola Nera nasce da un errore durante alcune prove di impasto: un eccesso di cacao l’aveva resa particolarmente scura, ma per Dario Loison è bastato calibrare il cioccolato, aggiungere Nocciole Igp Piemonte e mandorle prima scelta di Bari per renderla perfetta.

Riso e menta è il secondo gusto novità 2020, caratterizzato da una lieve e persistente freschezza grazie alla presenza della menta e con una consistenza leggera e friabile per l’aggiunta di farina di riso nel classico impasto.

Mandorla Mais è la versione classica della Sbrisola Loison. Nel rispetto delle sue origini è realizzata con ingredienti semplici, farina di mais “Marano” e mandorle italiane. Nocciola Ciocco, una Sbrisola con un gusto che conquista e che si differenzia per la qualità superiore delle gocce di cioccolato e all’importante presenza delle nocciole “Piemonte” Igp. Pistacchio, una variante preziosa di Sbrisola che incontra il verde intenso del “Pistacchio di Bronte” Dop eccellenza siciliana delle pendici dell’Etna. Noce Miele ricco e avvolgente con i suoi sapori autunnali (ma da proporre tutto l’anno) grazie alle noci italiane e miele millefiori certificato delle nostre montagne.

La Sbrisola è un dolce di origini contadine nato a cavallo tra ‘500 e ‘600 e realizzato con ingredienti poveri come il mais. La tradizione voleva che si preparasse in occasioni speciali, per essere poi conservata a lungo tempo. L’antica leggenda popolare racconta che la principessa Eleonora Gonzaga, nel corso del suo viaggio verso Innsbruck per convolare a nozze con l’imperatore Ferdinando II d’Asburgo nel 1622, mentre soggiornava in sontuose ville Palladiane, fu colpita da questo dolce, duro e friabile allo stesso tempo. I signori Veneziani amavano romperlo in piccoli pezzi irregolari, le “sbrisole” appunto, per imbibirli nei loro vini passiti. Ecco quindi che la Sbrisola si nobilitò con l’arrivo alla corte dei Gonzaga che la arricchirono con zucchero, spezie e mandorle.

Anche questa volta Dario Loison ha voluto andare oltre l’ordinario, cercando e applicando la cura e l’originalità in un dolce dalle antiche tradizioni. L’autenticità della Sbrisola Loison, infatti, è testimoniata dall’artigianalità superiore: ogni Sbrisola è stesa nello stampino a mano, una ad una. Non troverete mai due Sbrisole uguali. Le nuove Sbrisole Loison hanno un formato più snello, 200 g, ideale per le famiglie di oggi, e sono presentati in quattro proposte tutte realizzate con burro di categoria superiore e farina di mais “Marano” tipico del territorio di Vicenza.

Anche la confezione ha ricevuto il suo aggiormento. Oltre alla grande bellezza e all’amore per il dettaglio, le confezioni Loison sono sempre più perfezionate e anno dopo anno si rinnovano per cura ed efficienza. Il colpo d’occhio ricade sicuramente sull’apertura a forma di cuore, una finestra sul gusto Loison che permette di vedere il contenuto, la Sbrisola stesa a mano. La nuova confezione, però, si apprezza in un secondo momento grazie alla sua apertura a libro; un cofanetto, quindi,che protegge il prodotto come un caldo abbraccio e perfetto per la sua funzionalità. E soltanto quando si apre la confezione si scopre il grande lavoro di ricerca e studio che ci sono dietro ad ogni progetto Loison: dalla funzionalità alla ricchezza di informazioni, alla ricerca del dettaglio alla trasparenza della comunicazione.

CORONAVIRUS, VINITALY SPOSTATO A GIUGNO 2020

«In considerazione della rapida evoluzione della situazione internazionale che generaevidenti difficoltà a tutte le attività fieristiche a livello continentale, Veronafiere ha deciso di riposizionare ledate di Vinitaly, Enolitech e Sol&Agrifood in programma a Verona dal 14 al 17 giugno 2020, ovvero nel periodo migliore per assicurarea espositori e visitatori il più elevato standard qualitativo del business». Così Giovanni Mantovani, direttoregenerale di Veronafiere in chiusura del Consiglio di amministrazione della Società per azioni, riunitosi oggi. «Vinitaly,insieme ad OperaWine – ha proseguito il direttore generale –, si svolgerà quindi in un contesto temporale incui grandi eccellenze del made in Italy, quali Cosmoprof e Salone del mobile, per esempio, avranno il compitodi rilanciare con forza l’attenzione dei mercati internazionali e l’immagine dell’Italia. In questo frangenteringraziamo le aziende per la fiducia che ci stanno dimostrando».

La decisione è stata frutto di un’attenta analisi dei dati disponibili oltre che dell’ascolto delle posizioni degli stakeholder del mercato, incluse le principali associazioni di settore: Unione Italiana Vini, Assoenologi, Federvini, Federdoc, Federazione vignaioli indipendenti e Alleanza delle Cooperative settore vitivinicolo. «Lo spostamento a giugno di Vinitaly e di altre importanti manifestazioni internazionali nelle città di Milano e Bologna – spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere – è un segnale che il made in Italy scommette su una pronta ripresa economica nei settori chiave del sistema-Paese. Auspichiamo quindi che il nuovo calendario fieristico nazionale possa generare una rinnovata fiducia ed essere strumento con cui capitalizzare la ripartenza del nostro Paese”. Veronafiere attiverà una task force per assistere i propri clienti in ogni ambito necessario alla riorganizzazione delle manifestazioni posticipate e in stretta collaborazione con le associazioni di riferimento predisporrà tutte le azioni di incoming necessarie a garantire la presenza di compratori e operatori professionali qualificati. Sulle nuove date, inoltre, Confcommercio Verona e Cooperativa Albergatori veronesi hanno espresso massima disponibilità per favorire lo spostamento delle prenotazioni.

Nel 2021 Vinitaly sarà in calendario nelle sue date consuete (18-21 aprile); date che sono frutto dell’accordo con l’Union dei Grandi Cru di Bordeaux (Ucgb) col quale dal 2013 c’è un accordo nato per incontrare le esigenze dei protagonisti del mondo del vino, compratori e stampa internazionale in particolare.

RADICI DEL SUD 2020: VERSO IL RECORD DI AZIENDE PARTECIPANTI

Si prospetta un’edizione da record quella di Radici del Sud 2020. Il quindicesimo Salone dei vini e degli oli del Meridione, in programma a Sannicandro di Bari (Bari) dal 10 al 15 giugno 2020, ha già raggiunto e superato le cento adesioni, con un anticipo di oltre un mese rispetto alle precedenti edizioni. Tra le novità di quest’anno anche un maggior coinvolgimento del pubblico, acui saranno dedicati eventi e degustazioni guidate a numero chiuso nelle giornate di sabato 13 e domenica 14 giugno.

«Radici del Sud 2020 è una scommessa che stiamo vincendo – spiega Nicola Campanile, organizzatore della manifestazione – I produttori stanno rispondendo con grande entusiasmo sia alle novità proposte per questa edizione, sia alle nuove collaborazioni che abbiamo instaurato e siamo convinti che anche il pubblico sarà ancora più incuriosito e soddisfatto dall’offerta di masterclass e appuntamenti in programma, tutti dedicati alla scoperta dei territori e dei vini delle regioni meridionali protagoniste del Salone».

Tra le novità della quindicesima edizione di Radici del Sud sono previsti un format più snello per la giornata del lunedì, per rendere più semplice il contatto tra pubblico e produttori, la presenza di aziende provenienti da Abruzzo, Sardegna e Molise (oltre a Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia), un ampliamento del padiglione dedicato ai vini artigianali e quattro giurie completamente rinnovate composte da giornalisti e influencer nazionali e internazionali. Per la stampa estera sono già stati confermati i nomi di Liza Zimmermann (Forbes), Deborah Grossman (Wine Enthusiast, Decanter) e Zachary Susan (punch-drunk.com) dagli Stati Uniti, Renè Langdahl Jørgensen (renelangdahl.com) dalla Danimarca, Madeleine Stenwreth MW (thedrinksbusiness.com) dalla Svezia, Elizabeth Gabay (elizabethgabay.com) dal Regno Unito, Jung Yong Cho (freelence e autore) dalla Corea, Mar Galvan Romero (La Gaceta del Vino) dalla Spagna, Marlene Del Olmo (Wine Mots) e Omar Hernandez Barbosa (Wine Mots) dal Messico e Piotr Widowiak (Wine O’Clock) dalla Polonia.

Accanto a loro ci saranno gli italiani Luigi Salvo (giornalevinocibo.com), Franco Santini (Acquabuona), Antonio Paolini (Gambero Rosso), Enrico Malgi (LucianoPignatarowineblog), Jenny Viant Gomez (Presidente Donne del Vino Abruzzo), Maurizio Gily (MilleVigne), Maurizio Valeriani (Vino da bere), Antonio Tomacelli (Intravino), Jacopo Cossater (Intravino), Antonella Amodio (DoctorWine, LucianoPignatarowineblog), Leonardo Romanelli (leonardoromanelli.it), Giacomo Alberto Manzo (Egnews, Sicilianotizie) Francesco Muci (Slow Wine), Andrea Terraneo (Presidente Vinarius), Francesco Bonfio (Presidente Aepi) e Roberto Ripa (Unione Sarda).

Tra i compratori presenti ci saranno invece Jessica Luongo (AmoVino Wine + Spirits) e Stephanie Guth (The Living Vine) dal Canada, King Chang Mo (Pnk Trading) e Hong Dongmyung (VinoVino) dalla Corea del Sud, Christian Boettger (Sintonia Lab) e Ole Udsen (Estrup & Udsen Vin ApS) dalla Danimarca, Olga Sokolova (Fortwine) e Yana Savelyeva (Wine State) dalla Russia, Pawel Swierczek (www.rafa-wino.pl) e Dariusz Kopiczko (G-wine) dalla Polonia, Gavin Davis (Cellar Door) dal Myanmar, Aleksandar Thiel (castelcosimo.de) dalla Germania e Rob Seddon (jacksonandseddon.com) dal Regno Unito.

La manifestazione si terrà in collaborazione con Assoenologi, Slow-wine, Vinarius, Aepi, Ais Puglia, Vinodabere, Intravino e LucianoPignatarowineblog. L’elenco aggiornato dei produttori e il programma di Radici del Sud 2020 sono disponibili e in aggiornamento sul sito http://www.radicidelsud.it

OSTERIA PLIP, UNA SERATA A DIECI MANI: CINQUE CHEF PROTAGONISTI DELLA CUCINA ITALIANA PER LA CENA CONSIGLIATA

Osteria Plip di Mestre

Una cena a dieci mani. Sono cinque gli chef protagonisti del mondo della ristorazione italiana che si alterneranno in cucina lunedì 16 marzo, alle 19.30 all’Osteria Plip (via San Donà 195/b Mestre-Venezia) per “La cena Consigliata”, dinner di presentazione de La Consiglieria 2020, Guida gastronomica non convenzionale. 

Cucineranno assieme lo chef resident David Marchiori, gli chef Raffaele Ros, una stella Michelin, ristorante San Martino (Rio San Martino di Scorzè-Venezia), Simone Breda, una stella Michelin, ristorante Sedicesimo Secolo (Pudiano-Brescia), Andrea De Carli e Marco Cozza del Ristorante “Rose Salò” (Salò-Brescia).

Un’unica cena che riunisce i grandi rappresentanti dell’eccellenza della ristorazione italiana, selezionati dalla stessa autrice della guida Nieva Zanco nella Guida La Consiglieria. «Inizialmente – spiega l’autrice – la guida era nata con l’obiettivo di raccontare solo i ristoranti stellati della Guida Michelin (2016 – 2017). Poi, però, ho esteso la narrazione a quelli che per me erano i migliori selezionati presenti nella stessa guida. Nelle ultime due edizioni iniziai a mettere quei ristoranti che pensavo meritassero di entrare in guida… una sorta di spoiler».

L’obiettivo è di creare un momento d’incontro e di confronto, per “fare rete” tra produttori, ristoratori, chef e il grande pubblico, con l’obiettivo di favorire la crescita dei territori attraverso il “territorio della cultura”.

Durante la cena si alterneranno gli chef per presentare i loro piatti.

Costo 40 euro a persona, acqua e vini in abbinamento inclusi.

«Gli chef invitati – spiega Zanco – sono professionisti, legati dall’impegno, dalla passione e dall’amore verso la cucina; ma sono anche amici di qualità eccelsa come chef Raffaele Ros, giovani dalle potenzialità eccezionali, come lo chef Simone Breda che seguo fin dall’apertura, ragazzi sui quali punto come gli chef Cozza e De Carli con una poetica culinaria perfettamente a fuoco».

La Consiglieria è un’iniziativa pensata e realizzata con l’ambizione di connettere il mondo dell’enogastronomia eccellente con quello della narrazione. È innanzitutto, un progetto editoriale che mira a descrivere la ristorazione eccellente attraverso pubblicazioni periodiche realizzate con Apeiron Edizioni e con l’Associazione Culturale Raffaello Magazine.

In particolare La Consiglieria Guida Gastronomica non Convenzionale è un nuovo modo di raccontare la ristorazione eccellente legandola al territorio e alle sue storie, ai suoi miti ed alle sue leggende, agli uomini e alle donne, ai suoi prodotti e ai suoi produttori, attraverso una narrazione che trascende le recensioni da critica militante e che mira, invece, a proporre i ristoranti come “tasselli gastronomici” di quel mosaico complessivo di emozioni che è l’Italia.

«La scelta di presentare il libro all’Osteria Plip di Mestre da chef David Marchiori è stata per me semplice – spiega Zanco – Lo reputo un’agorà, un luogo all’interno del quale promuovere cultura che riassume l’idea di valorizzazione del territorio, tra i pilastri della mia narrazione».

Questo il menu della serata.

Aperitivo

Finger di benvenuto con piennolo dell’azienda agricola Giolì – Osteria Plip – Chef David Marchiori  

Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Brut – (Bazzo Società Agricola) Veneto

 

Per divertirsi

Ristorante San Martino – Chef Raffaele Ros

Eco @ fritoea: frittella di lumache Eco-lumaca

 

Antipasto

Osteria Plip – Chef David Marchiori

Baccalà mantecato, polenta di nocciole e polvere di capperi

Asolo Docg Prosecco Frizzante “Selva n. 55” – (Ida Agnoletti) Veneto

 

Primo Piatto

Ristorante Sedicesimo Secolo – Chef Simone Breda

Risotto con radici di prezzemolo, aglio e rane (anche in versione vegana)

Manzoni Bianco Igt Colli Trevigiani 2018  – (Ida Agnoletti) Veneto

 

Secondo piatto

Ristorante San Martino – Chef Raffaele Ros

La Campania Veneta: agnello, ricotta in salvietta Mini Caseificio Costanzo, millefoglie di ortaggi di stagione

Merlot Doc Montello e Colli Asolani “La Ida” – (Ida Agnoletti) Veneto

 

Dessert

Ristorante Rose Salò – Chef Andrea De Carli e Marco Cozza

Olio su mela: mela cotta al sale, ruta e olio Casaliva

 

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TRATTORIA AL PARADISO, UN PARADISO A POCHI PASSI DA UDINE

Federica Cengarle e Matteo Contiero

La Trattoria Al Paradiso (Udine) è un vero gioiello incastonato nell’antico, minuscolo borgo rurale di Paradiso, già nota negli anni Sessanta come Ostarie al Paradiis, fu rilevata nel 1972 da Anna Maria Mauro e dal marito Aurelio Cengarle diventando in breve tempo un vero punto di riferimento della gastronomia friulana. Le pareti raccontano una storia lontana, eppure sempre attuale, di cacciatori che, attratti dalla ricchezza faunistica della Zona delle Risorgive, spesso arrivavano con abbondanti carnieri di selvaggina, facevano la loro entrata trionfale con i cani ancora eccitati dalla giornata e movimentavano la già brulicante atmosfera.

Il caseggiato del Cinquecento che la ospita è stato ristrutturato in maniera deliziosa, con un recupero architettonico pregevole e di grande impatto. Fin dall’ingresso ci si accorge di trovarsi in un luogo non comune, i cui arredi recano l’impronta di un gusto squisitamente femminile. Gli interni sono strutturati in una teoria di sale e salette, con affreschi e decorazioni anche cariche ma sempre di gran gusto, che conferiscono agli ambienti una personalità spiccata e originale, certamente unica, creando un’atmosfera intima, raccolta e quasi magica. La sala del camino, con il tradizionale “fogolar” friulano (il camino, simbolo della cultura e delletradizioni friulane), intima e raccolta, rappresenta un bell’esempio di architettura rurale della regione. Più si osserva con attenzione e più si notano particolari sempre nuovi: meritano un cenno imagnifici pavimenti in pietra di alcuni ambienti, i meravigliosi soffitti lignei a cassettoni decorati, la collezione di attrezzi da cucina in rame che arricchisce una intera parete.

Dal 1972 Anna Maria assieme al marito Aurelio, è la regina di questo splendido “fogolar” della tradizione; a loro oggi si unisce anche la figlia Federica con il suo carisma e la dedizione per un lavoro respirato fin da bambina. I piatti proposti sono fortemente legati alla tradizione friulana, dove lo chef, oggi Matteo Contiero, diventa vero e proprio “artigiano del gusto” che, utilizzando prodotti autoctoni e traendo ispirazione da un artigianato gastronomico moderno e antico, continua a seguire nuovi modi di stuzzicare l’appetito degli ospiti. Dai modelli e dai colori eleganti e raffinati della tovaglia, a un personale d’accoglienza esperto, vestito con l’elegante costume regionale, tutto è stato pensato fin nei minimi dettagli per assicurare che l’esperienza culinaria nel suo complesso sia pura poesia.

La cucina della Trattoria Al Paradiso è rigorosamente del territorio, legata alle materie prime e alla stagionalità dei prodotti, con influssi diversi provenienti dalle tradizioni gastronomiche mitteleuropee, Slovenia, mediterranea e friulana. Nel circondario, i prodotti genuini non mancano: erbe spontanee, svariate radici, radicchi, funghi e tartufi di Muzzana, zafferano da Flambruzzo, selvaggina, farine e baccalà dal mulino Zoratto, trotee anguille dello Stella.

La cantina ricca di “chicche” del territorio si armonizza alla perfezione con la filosofia della cucina. Sperimentare e condividere emozioni, soddisfare il palato, avere la possibilità di esprimere la propria creatività: sono questi gli obbiettivi principali della squadra della Trattoria al Paradiso.

Lo chef Contiero, 39 anni, nato in provincia di Padova, ora abita in Alto Adige e lavora in Friuli Venezia Giulia. Dopo la scuola media, s’iscrive all’Istituto Alberghiero di Tonezza del Cimone conseguendo l’attestato di operatore ai servizi di cucina nel 1996. La sua prima carriera, dopo il biennio di scuola, si svolge a Padova come apprendista, all’Hotel Donatello. Nel 2002 parte per Mallorca dove rimane per quattro anni e trova impiego nel ristorante Media Luna, che propone una cucina italiana e mediterranea, come capopartita agli antipasti e dolci. Nell’ultimo periodo di permanenza è spostato anche in altre zone della cucina.

Tornato dalla Spagna, lavora per un anno alla pasticceria Racca di Padova con la mansione di aiuto cioccolatiere per sei mesi e altrettanti in laboratorio centrale come aiuto pasticcere. Dopo questa esperienza, decide d’iniziare a gestire una cucina e inizia a lavorare alla Trattoria al Prato in Prato della Valle a Padova per un biennio con il ruolo di chef di cucina.

Nel 2012, volendo fare una esperienza diversa va a lavorare in Alto Adige all’Hotel Vigilius Mountain Resort di Lana (Bolzano) come secondo chef a fianco di Mauro Buffo per due anni ed è anche grazie a lui che impara tecniche nuove e una visione di cucina a 360 gradi. A questo punto, lo chef Mauro Buffo lascia l’hotel e per un quadriennio prende il suo posto gestendo i due ristoranti all’interno della struttura.

Sempre in cerca di nuovi stimoli e nuovi sapori da poter sperimentare si sposta in Friuli alla guidadella cucina della Trattoria Al Paradiso. La sua idea di cucina si basa su una filosofia di assoluto rispetto ed esaltazione delle materie prime.

LUNEDÌ 3 FEBBRAIO LIONELLO APRE A DOLO (VENEZIA) daME BISTRÒ

Lionello Cera

I fratelli Cera aprono daMe-Bistrò in via Antonio Guolo 23 a Dolo. Nella campagna dell’entroterra di Venezia, sulla strada per Chioggia, a soli 7 chilometri da Lughetto di Campagna Lupia, dove nel 1966 la madre Silvana aveva aperto una “frasca”per friggere i pesci più piccoli che il marito Rino, pescatore, non riusciva a vendere, proponendoli come cicchetti con un’ombra de vin” (un bicchiere di vino), poi diventata Antica Osteria Cera.

Il punto di partenza è stata la volontà di un “ritorno alle origini” di quella piccola osteria di campagna, semplice ma corroborante, dove fare tappa nei diversi momenti della giornata. L’insegna daMe-Bistrò, studiata dal designer Tobia Berti, racchiude un doppio significato: uno per raccontare il concetto di accoglienza (venite “da me”) e il secondo per accentuare, se pronunciata tutta attaccata con cadenza veneta, il concetto di richiesta in forma dialettale (“dame”, ovvero dammi). Il termine “Bistrò” (e non bistrot alla francese) è poi stato volutamente dialettizzato per rafforzare il legame intrinseco con il territorio e la territorialità dei prodotti offerti oltre la similitudine con la storicità di osterie e fiaschetterie del territorio.

Il concept ristorativo del locale studiato da Lionello Cera è quello di un luogo per tutti aperto tutto il giorno e tutti giorni, con un’offerta specifica per ogni fascia della giornata, offerta che inoltre a differenza del locale stellato non tratta solo pesce. L’idea è di offrire, a prezzi accessibili, la qualità e l’inventiva di Lionello Cera, avvicianndo i giovani, coinvolgendo il pubblico locale e anche i più timorosi a varcare la soglia del suo ristorante gourmet.

Si inizia alle 7.30 con la colazione, dove non mancano brioche e croissant di pasticceria fresca, mentre alle 9.30 entrano in scena i tipici tramezzini veneti che da queste parti non devono mai mancare al banco di un bar che si rispetti.

Durante la settimana per il pranzo dalle 12 viene allestito un buffet di vegetali di stagione, crudi e cotti e un tipo di carne che varia quotidianamente. Oltre a questo buffet lo chef Cera ha studiato un’agile carta che include piatti come gli Gnocchi di patata con ragù di manzo al coltello e Parmigiano 24 mesi o una Guancia di Vitello con purè di zucca e radicchio, ma anche Lasagne di mare e Vitel Tonné. Non mancano la proposta vegana come la Zuppa di ortaggi ed erbe, e quella vegetariana dell’Hamburger di ceci, pane al vapore e maionese di senape.

Dalle 15 alle 18 è comunque sempre possibile ordinare qualche piatto secondo disponibilità o La Ciabatta, ovvero un pane ciabatta farcito con prosciutto cotto alla brace, scamorza, verdure alla griglia e una salsa daMe.

Il momento aperitivo inizia alle 18, tutte le sere, con gli amati cicchetti veneziani e le speciali bruschette daMe (tante e molto varie, da quella con le Sarde in saor fritte a quella con l’Insalata di gallina): accanto al calice di vino o allo Spritz chef Cera propone un rassicurante “piatto de mortadea” (mortadella) mentre al rintocco di una campanella dalla cucina potrebbe uscire un risotto di accompagnamento.

Dalle 20 invece parte la carta vera e propria della Cena: qualche piatto in più del pranzo, ma sempre con un approccio semplice e pulito, ma intrigante (Spaghettini freddi all’aglio, olio, peperoncino e battuta di cozze, Fritto misto, Maialino croccante con purè di ceci alla brace e radicchio alla senape) e un menu di cicchetti espressi (Cono fritto, Scampi crudi, Baccalà mantecato e così via…) a cui si aggiungono due focacce al vapore.

La domenica, giorno di festa, si apre alle 11 con i cicchetti: dal Cotechino con pure di patate alle Seppie al nero con polenta, dal Baccala mantecato allo Spezzatino di carne e alla Pasta e fagioli, per la felicità di tutti.

Forte della sua esperienza allo stellato di Lughetto, ma anche dei catering, del suo ristorante in showroom e della recente gestione bistrot all’Excelsior, la famiglia Cera non transige su una voce: qualità della materia prima, e intorno a questa ha creato ricette adatte al suo modello di osteria contemporanea accessibile.

La conduzione di cucina è stata affidata a Saul Davide Arbib, fidato collaboratore di Lionello, mentre la direzione del locale è nelle esperte mani di Simonetta Semenzato affiancata da Daniela Pescarolo.

daMe Bistrò nasce sulle ceneri di un cocktail bar nel centro di Dolo: lo chef ha affidato i lavori di restyling all’architetto padovano Fabiola Zeka Lorenzi, affiancandola in cantiere per tutta la durata dei lavori.

L’idea iniziale di smontare il locale, sostituendone solo le parti tecniche, è presto tramontata, e della vecchia realtà sono stati mantenuti con debite modifiche solo il bacone bar e il massello dei tavoli (quest’ultimo nell’ottica di riuso e sostenibilità che da sempre caratterizza l’anima dello chef).

I tratti dominanti degli interni sono leggerezza, luminosità e il colore verde, quest’ultimo scelto anche come legame con l’entroterra veneziano: aeree strutture in ferro sostengono vasi con erbe aromatiche provenienti dalla serra di Lughetto i cui profumi si diffondono nel locale, mentre un giardino verticale di verde stabilizzato (muschi e licheni del Nord) resta sospeso sopra il banco-bar. La medesima cura degli interni si avverte nella scelta di sedie e sgabelli (Cubo e Cuba disegnati da Enzo Berti), accessori edella mise-en-place con tovagliette da bistrot. Ulteriore segno di leggerezza e luminosità, la cucina a vista, con duplice affaccio sulla sala e sul dehors.

Luminoso grazie alle plurime vetrate, daMe-Bistrò conta una trentina di coperti all’interno, e una quarantina nel dehors studiato con duplice funzionalità, per poterne godere sia d’inverno sia nella bella stagione.

GUIDA MAGNAR BEN ALPE ADRIA BEST GOURMET, IL GRANDE TRAINO PER L’EUROPA. PIZZA GOURMET AVANTI TUTTA.

Maurizio Potocnik

 

Esce la ventiquattresima edizione della guida enogastronomica più storica della macroregione europea composta da Italia, Austria, Slovenia e Croazia.

 

Territorio, esclusività, trend, cucina, vini e prodotti rilanciano una macroregione unica al mondo composta da 4 nazioni, formata dall’intreccio secolare delle culture tra Venezia, la penisola italiana, i Balcani e la Mitteleuropa. La Guida Magnar Ben Best Gourmet è “il termometro” dell’energia che sprigiona questa terra tra acque, pianure, colline e monti nella sua espressione più vera: la cultura del mangiare, della tavola, dell’agricoltura in un contesto di straordinaria bellezza geografica e storica. Le influenze qui nei secoli si sono fatte sentire, si sono intrecciate dai Balcani a Venezia, dall’italica cucina mediterranea alla mitteleuropa, tra la campagna, il mare e i monti, quale altro territorio al mondo potrebbe vantare questo bagaglio storico-culturale?

 

«Nessuno – dice Maurizio Potocnik editore e fondatore della guida, talent scout, assieme al suo team di giornalisti, delle migliori cucine, dei vini, dei prodotti – e questa guida ne è la dimostrazione. Ogni anno ripercorriamo questo territorio attenti ad ogni dettaglio, alla sfumature, oppure alle rivoluzioni come quella della pizza gourmet, con Veneto in prima linea in questo cambiamento-tendenza che unisce la popolarità della pizza (piatto nazionale) e l’alta cucina, rendendo quest’ultima più accessibile a tutti, aprendo le porte alla riconoscibilità culturale dei prodotti più artigianali. Ma anche la ristorazione più tradizionale si è mossa ed è in continua evoluzione tra recuperi di piatti storici, modernità concreta, miglior approccio con i vini da abbinare ai piatti, il gusto del cambiamento è arrivato anche nella cucina moderna che ha fatto un passo indietro, anch’essa rivolta alla massima valorizzazione del prodotto e del piccolo produttore, meno voli pindarici e più concretezza; andiamo tutti verso la stessa direzione, quella del pescare nell’immenso bagaglio storico-culturale-agricolo che ci rende diversi dal resto del mondo. Dobbiamo continuare a crederci seppure gli stati con le loro regole o il mondo, remino nella direzione dell’appiattimento assoluto; dovremo crederci fino in fondo così ci riapproprieremo del gusto di stare a tavola».

 

Sono stati recensiti 400 ristoranti, 100 migliori vini, 50 prodotti d’autore, 20 Hotels Relax&Gourmet, le migliori cucine in quota, le migliori pizzerie gourmet, 21 premi internazionali.

All’interno ci sono 624 pagine a colori con fotografie dei locali visitati, dei vini e dei prodotti recensiti, un formidabile team di giornalisti ed esperti del settore che raccontano ogni anno, da 24 anni, il meglio del panorama enogastronomico rilevando e promuovendo tendenze e novità di assoluta eccellenza, dalla piccola trattoria di campagna al ristoratore blasonato, dai migliori vini tra nuove visioni e vini storici, fino ai migliori prodotti. Una guida che ormai è divenuta un cult (anche per gli stessi ristoratori) per bere e mangiare nel Nord Est Italia e nei paesi trasfrontalieri di Austria, Slovenia e Croazia, con valutazioni ed indicazioni chiare sulla qualità, la spesa, il menu, la carta vini in ristoranti realmente visitati.

E ancora, le migliori cucine in quota (sopra i 1.000 metri, rifugi compresi), le migliori pizzerie gourmet, I migliori Hotel Relax&Gourmet nei quali troverete servizi dedicati al wellness e una cucina gourmet particolarmente evoluta; 100 best wines tra produttori storici, vini naturali, piccoli produttori, vignaioli incorruttibili, le nuove tendenze del bere ed ancora una bella selezione dei 50 migliori foods testati durante l’anno.

 

Nella guida sono inoltre pubblicati i 21 riconoscimenti internazionali delle migliori cucine, vini e prodotti, che verranno consegnati nella ormai storica chermesse di giugno organizzata dall’editore. La Guida è distribuita nelle librerie al prezzo di copertina di 23 euro, oppure acquistabile nel bookshop ufficiale del sito: http://www.magnarben.it/bookshop

Tante novità per questo ambito riconoscimento internazionale giunto alla decima edizione, riconoscimento che vuole riassumere e mettere in evidenza quanto di meglio si è visto, assaggiato, testato. Ventuno premi dei quali ben12 alla ristorazione, 5 nella sezione vini e 3 nella sezione dedicata al food. Venezia in prima linea con due importanti premi alla “Miglior carta vini” che va alla Gastrosteria Ai Mercanti, curata da Simone Poli, e al miglior piatto dell’anno, lo “Spaghetto in cassopipa” del ristorante Antiche Carampane condotto da Francesco Agopyan. Molto bene anche la provincia di Udine con ben 3 premi nella ristorazione, dei quail uno al ristorante Ilija del Golf Club di Tarvisio dello chef-patron Ilija Pejic, chiamato anche lo chef delle 3 nazioni, a Baita Monschein, della famiglia Kratter di Sappada, come miglior ristorante di montagna per la coerenza , l’aderenza a 360gradi con il territorio alpino, ed allo chef Stefano Basello del ristorante Al Fogolar del Là di Moret, che si è distinto in cucina e con profonda sensibilità socio-culturale con la realizzazione del pane da cortecce e licheni di alberi abbattuti nella tempesta dell’ottobre 2018.

 

In provincia di Belluno, nell’agordino, va un premio speciale alla ricostruzione dopo la disastrosa tempesta Vaia, al ristorante Hotel Alle Codole, ricostruito in breve tempo nonostatnte i gravi danni subiti, continuando un percorso di qualità a tavola a 360 gradi.

Due riconoscimenti importanti assegnati anche nel Veronese: ad Enrico Fiorini gestore del ristorante San Martino di Legnago e della pizzeria Al Borgo di Palesella, per la professionalità, lo stile manageriale e la profonda conoscenza del mondo del vino e, nel centro storico della città di Romeo e Giulietta, un premio a Simone Lugoboni del ristorante Oste Scuro in qualità di miglior ristorante di Mare.

 

Nel Padovano, un premio al ristorante emergente La Posa degli Agri per il concept attualissimo del “ristorante di campagna” ed il suo chef Andrea Alan Bozzato. Anche in provincia di Treviso 3 i premi importanti, uno all’Osteria dei Mazzeri di Follina, gestita dai fratelli Mazzero, l’altro dedicato alla “fine pasticceria al ristorante” che è stato assegnato al ristorante Tre Panoce dove il pastry chef Fabio la Commare, nel team di Tino Vettorello, sta facendo grandi cose nella sezione dessert, ed ancora un premio che sorprende dedicato alle migliori pizze gourmet realizzate nella macroregione (Veneto la regione n.1) che quest’anno va al trevigiano Davide Croce ed al suo ristorante/pizzeria Equilibri di Treviso.

 

Chiude la sezione ristoranti il riconoscimento che va a Peter Brunel di Arco in provincia di Trento come migliore apertura dell’anno. Tra i migliori vini vincono il veronese Tamellini con il Millesimato 2010 tra le bollicine a matodo classico, il vicentino Firmino Miotti con il suo Strada Riela sui lieviti (ancestrale con il fondo), il trevigiano Adami (per il metodo italiano) con il Credas Rive di Farra di Soligo Prosecco Superiore Docg, il Sauvignon Ronco delle Mele 2018 di Venica & Venica in provincia di Gorizia, come

Miglior vino bianco e tra i vini rossi il Teroldego Rotaliano di Donati Marco di Mezzocorona in provincia di Trento.

 

A Treviso anche il premio del miglior formaggio in Alpe Adria conferito alla Latteria Perenzin per il formaggio di Bufala al Glera, a Gorizia premiata la piccola attività artigianale L’Antica Ricetta di Cormons con il premio miglior prodotto dolciario per la Gubana e l’Elisir San Zuan. A Ferrara un premio importante dedicato alle panificazioni va al Panificio artigiano di Farinelli di Lagosanto con il suo speciale e fragrante pane “Coppia ferrarese”, un pane d’antica tradizione nella golosa provincia di Ferrara.

NASCE “IL TIRAMISÙ – DOLCE DI TREVISO”: UN PROGETTO CHE PORTA NEL MONDO L’AUTENTICO DOLCE TREVIGIANO

Simbolo della cucina italiana, tanto da essere tra le cinque parole della cucina italiana più conosciute all’estero, il Tiramisù è un’autentica bandiera della sua città natale, Treviso.

Merito di una ricetta unica, codificata dall’Accademia del Tiramisù, a base di savoiardi, caffè espresso, mascarpone, uova e zucchero.

Ma cosa rende ogni Tiramisù diverso e unico? La preparazione della crema, che richiede abilità, dosaggi precisi e ingredienti freschissimi, dai quali dipende la bontà del risultato finale e che costituisce la vera differenza tra la preparazione originale e le infinite varianti e imitazioni.

Da questa intuizione nasce “Il Tiramisù – Dolce di Treviso”, un progetto non solo imprenditoriale, ma anche di valorizzazione turistica e culturale della Marca Trevigiana e del Veneto a livello internazionale.

L’idea è di tre giovani imprenditori trevigiani: Elisa Menuzzo, esperta di psicologia del lavoro, risorse umane, marketing e comunicazione, Debora Oliosi, proveniente dall’ambito informatico e specializzatasi successivamente in digital communication& marketing, turismo e valorizzazione del territorio, e Alberto Curtolo, laureato in economia e gestore di attività commerciali nel settore del food&beverage.

Dall’incontro di queste professionalità, nel 2019 nasce l’idea di creare un prodotto “100 per cento originale trevigiano” che potesse rappresentare la città di Treviso in Italia e all’estero.

I tre soci hanno quindi iniziato a studiare la possibilità di produrre su scala industriale la crema del Tiramisù, seguendo alla lettera la ricetta originale, utilizzando ingredienti freschi e senza l’utilizzo di conservanti e aromi artificiali, che risultasse identica nell’aspetto e nel gusto a quella preparata nelle cucine delle nonne e delle mamme trevigiane.

Con l’aiuto di esperti e professionisti, in primis il tecnologo alimentare Enzo Cangiulli, noto a livello internazionale come consulente specializzato nel settore creme, si è giunti alla definizione della ricetta, che a partire da gennaio 2020 sarà prodotta nellostabilimento di Quinto di Treviso. Una produzione, dunque, assolutamente trevigiana, che intende portare con orgoglio la bandiera di Treviso nel mondo oltre che creare lavoro e offrire una “nuova chiave” per il turismo.

La crema diventa così il centro di un progetto ampio e articolato: dal laboratorio trevigiano, unico centro di produzione, sarà distribuita ai punti vendita dove il Tiramisù verrà assemblato al momento secondo le preferenze del cliente, o proposto già assemblato nella versione tradizionale a base di savoiardi e caffè. E ancora, la crema sarà consegnata a ristoranti, bar, catering, gastronomie e negozi di specialità alimentari per consentire a gestori, chef e negozianti di proporre ai propri clienti l’autentico Tiramisù trevigiano.

Il primo obiettivo dell’azienda è l’apertura di punti vendita “Il Tiramisù – Dolce di Treviso” nelle principali città italiane ed europee. E come non pensare a Venezia, capoluogo del Veneto e “porta” di Treviso per milioni di turisti da tutto il mondo, come prima tappa di questo entusiasmante percorso?

Il 18 gennaio 2020, in Campo Santi Apostoli, aprirà i battenti il primo negozio, seguito poi da quelli di Verona, Firenze, Milano e Roma oltre che, naturalmente, Treviso, in uno splendido palazzo del centro storico. Contestualmente avverrà l’espansione del brand in Europa nelle principali città di Germania, Regno Unito e degli altri Stati dell’Unione, e l’apertura del canale Ho.Re.Ca. rivolto a ristoranti, bar, caffetterie e gastronomie che – grazie appunto alla crema pronta – potranno proporre ovunque il Tiramisù originale trevigiano assemblato al momento.

È chiaro, a questo punto, che “Il Tiramisù – Dolce di Treviso” diviene un importante volano di promozione turistica del territorio trevigiano, sorretto dalla convinzione che la Marca Trevigiana abbia tutte le carte in regola per essere maggiormente valorizzata. Convinzione che va incontro anche alle esigenze della stessa amministrazione lagunare, alla ricerca di motivazioni forti per indurre i troppi turisti a visitare il territorio circostante e ridurne così l’eccessiva concentrazione nel nostro capoluogo regionale. Tutta la comunicazione aziendale è tesa, perciò, a indurre il turista a incuriosirsi di Treviso.

L’apertura del negozio in Campo Santi Apostoli a Venezia costituisce il “modello” per il format dei successivi punti vendita. Il concetto di partenza è stato ricreare la “cucina della nonna”, calda e accogliente, la stessa nonna che sapeva preparare il Tiramisù “della nonna”, appunto. Unico e indimenticabile.

Studiato nei minimi dettagli, con uno stile “anni Sessanta” per ricreare l’atmosfera del periodo in cui il Tiramisù ha visto la sua diffusione, con dettagli e foto d’epoca della città di Treviso e dei capoluoghi veneti, il negozio propone “Il Tiramisù – Dolce di Treviso” in diverse ricette.

L’idea principale è quella di offrire al consumatore un’autentica esperienza: un vero “Maestro del tiramisù” sarà, infatti, a sua disposizione per assemblare il dolce al momento, secondo i suoi gusti, grazie alle diverse possibili combinazioni di bagne e guarnizioni.

Diversi anche i formati disponibili: dal “vojesso” (cucchiaio monoporzione) alla crema in bicchiere, dalla porzione mono da 150 grammi alla maxi da 250 grammi, fino alle teglie da asporto.

Ingrediente fondamentale per l’autentica ricetta trevigiana, il caffè: per garantire un risultato di assoluta qualità, è stata coinvolta Hausbrandt, storica azienda fondata a Trieste oltre un secolo fa e oggi stabilitasi a Nervesa della Battaglia, in provincia di Treviso. L’azienda fornirà a tutti i punti vendita una miscela studiata appositamente per armonizzarsi al meglio con gli ingredienti del Tiramisù.

Nei punti vendita sarà esposto inoltre Do ciacoe, un inedito “quotidiano” dalla grafica rétro che racconta le origini del dolce, ma anche tante notizie storiche sulla città di Treviso, aneddoti, mappe e consigli per visitare la città e i suoi dintorni. Uno strumento originale che intende incentivare il turista a visitare la splendida Marca Trevigiana e ripercorrere le tappe che hanno visto i natali del Tiramisù.

Per un’atmosfera ancor più vintage, nei negozi sarà trasmessa musica anni Sessanta, ovviamente attraverso apparecchi d’epoca, grazie alla “Radio Il Tiramisù”, una web radio di proprietà del Brand.

Tutte le scelte di packaging e di servizio sono ecocompatibili e compostabili, a partire dalla sac à poche che contiene la crema, in cotone riutilizzabile, fino a bicchieri, cucchiaini, teglie. Un obiettivo impegnativo ma fondamentale che l’azienda ha portato avanti con determinazione.

PRIMA DEL TORCOLATO 2020: 25 ANNI DI FESTA PER IL VINO SIMBOLO DI BREGANZE

Prima del Tortolato 2019

Il fiore all’occhiello della tradizione vitivinicola di Breganze sarà celebrato domenica 19 gennaio 2020 con la venticinquesima edizione della Prima del Torcolato. Con il suo colore giallo oro e il suo dolce sapore, il Torcolato sarà ancora una volta al centro della festa più importante per il Consorzio Tutela Vini Doc Breganze e per la Strada del Torcolato e dei vini di Breganze. Per portare in alto nel mondo il nome del vino più rappresentativo della Doc, nel 2020 è stata scelta Alessandra Viero, nota giornalista televisiva vicentina, cresciuta a Bassano del Grappa, e conduttrice di programmi di punta e telegiornali delle reti Mediaset. Sarà lei l’Ambasciatrice del Torcolato nel mondo 2020.

La festa dedicata alla spremitura dei primi grappoli appassiti di uva Vespaiola, conferiti da tutte le cantine del Consorzio, si svolgerà dalle 14.30 alle 17 nella piazza principale del Paese. Sotto la sovraintendenza della Magnifica Fraglia del Torcolato si terrà l’investitura dei nuovi confratelli della Fraglia e la nomina dell’Ambasciatore del Torcolato. Per celebrare l’anniversario dei venticinque anni della festa, la cerimonia in piazza sarà arricchita dal taglio di un grande panettone al Torcolato da gustare tutti insieme.

Nella stessa giornata in programma anche l’appuntamento con il Fruttaio Tour, che si svolgerà in due momenti diversi, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 19 nelle dieci cantine aderenti: Ca’ Biasi, Cantina Beato Bartolomeo da Breganze, Col Dovigo, IoMazzuccato, Le Colline di Vitacchio, Le Vigne Di Roberto, Cantina Maculan, Miotti Firmino (solo turno pomeridiano, ore 17-19), Transit Farm e Vitacchio Emilio. Qui i visitatori saranno condotti alla scoperta dei luoghi dove nasce il Torcolato. In ogni cantina, inoltre, saranno proposti abbinamenti curiosi e ricercati, capaci di evidenziare la versatilità di questo passito.

Nel corso dell’intera giornata sarà inoltre possibile visitare la mostra-mercato dei prodotti tipici della Strada del Torcolato e dei Vini di Breganze, a cura dell’Associazione Pedemontana Vicentina e Ogd Pedemontana Veneta e Colli, e salire fino alla cima della Torre Diedo, il campanile della città, tra i più alti d’Italia per un brindisi ad alta quota.

 

CAPODANNO, TUTTO ESAURITO NEGLI AGRITURISMI

Agriturismi per tutti i gusti: per le feste natalizie, per i ritiri sportivi, per un’escursione mordi e fuggi. Secondo Coldiretti la campagna è stata scelta da 260 mila italiani che hanno prenotato pure il cenone di Capodanno spinti dalla tendenza di ricercare la buona tavola ma soprattutto la quiete e la bellezza del paesaggio rurale, lontano dalla città e dal traffico. In Veneto, nelle oltre 600 fattorie con ristorazione e alloggio di Terranostra si registra il tutto esaurito per l’ultima notte del 2019. Coldiretti sottolinea che sempre più giovani decidono di passare del tempo distanti dal caos e a contatto con la natura e le aziende agrituristiche sembrano essere l’ideale anche per l’offerta ricreativa, soprattutto anche per la possibilità di portare l’amico a quattro zampe che in una cascina, masseria o casale trova sempre il suo posto dedicato. L’Italia – ricorda Coldiretti – può contare su una proposta capillare diffusa lungo tutta la penisola con oltre 23 mila aziende agricole autorizzate all’esercizio dell’agriturismo che sono in grado di offrire un potenziale di più di 253 mila posti letto e quasi 442 mila coperti per il ristoro, oltre a 11.700 mila piazzole per la sosta prolungata di camper e a oltre 1500 attività di fattoria didattica per i più piccoli. Con gli arrivi di fine anno le presenze stimate ammontano al valore record di oltre 13 milioni.

A livello regionale – precisa il presidente dei cuochi contadini Diego Scaramuzza – oltre ai menu a chilometri zero, sono molte le opportunità promosse dagli operatori agricoli: dall’agricampeggio all’agritata, dalle escursioni guidate sotto le stelle alle passeggiate con le ciaspole o insieme ai muli, agli alpaca. I principi dell’accoglienza sono sacri – commenta Scaramuzza – e sono praticati secondo la tradizione contadina. Per le nuove generazioni l’impatto è curioso e per le famiglie la riscoperta dei prodotti dimenticati oppure di ricette perdute è sempre un piacere.

Da segnalare l’ultima tendenza tra le strutture – conclude Scaramuzza – ovvero l’ospitalità di gruppi e associazioni sportive che possono praticare ritiri propedeutici all’attività agonistica o elaborare percorsi del relax. Recuperare le forze e la forma psicofisica tra piante officinali, verde spontaneo e territorio curato è molto più salutare.

TORNA LA CENA-EVENTO DELLA CONFRATERNITA, APERTE LE ISCRIZIONI AL PREMIO “MUSETO D’ORO 2020”

Il 17 gennaio è la festa di Sant’Antonio Abate, patrono dei norcini e protettore dei macellai, molto venerato nelle zone rurali italiane. E non a caso, esattamente due anni fa, in questa data, è nata a Riese Pio X, nel Trevigiano, presso l’azienda vinicola La Caneva dei Biasio, l’“Ingorda Confraternita del Museto”, un ente finalizzato a tutelare la storia e la tradizione dell’insaccato fatto col muso di maiale. La Confraternita organizza eventi, incontri e rassegne enogastronomiche, come il recente festival “Porcomondo” che ha riportato all’attenzione collettiva anche la Martondea, con il suo rito dimenticato e i suoi gusti antichi.

Adesso, però, è tempo di pensare al maiale e i norcini di mezzo veneto stanno preparando i loro museti migliori. In questi giorni stanno arrivando decine di candidature per iscriversi al concorso della Confraternita, il “Museto d’Oro” è un riconoscimento davvero autorevole per le piccole produzioni locali.

A gennaio 2019 fu lungo l’elenco dei partecipanti. Da Riese Pio X c’erano Gildo Cremasco, Luciano Ceccato (vincitore della prima edizione, quella del 2018), Silvio Daminato, Michele Favretto, Galdino Massaro, Roberto Daminato, la Macelleria Cirotto e l’Affinatura formaggi e salumi di Roberto Martini e da Vallà la Società geografica dei Viaggiatori; da Castelfranco Veneto presenti l’Agriturismo Moro di Barban e la Macelleria Targhetta, mentre da Maser arrivavano Claudio Reginato, Lino Ganeo, Nobili Ricercatori del Gusto e l’azienda agricola Costa del Sol. C’erano anche l’agriturismo Ai Bagolari di Castello di Godego, la società agricola Genesi da Fanzolo di Vedelago, l’agriturismo La Baita di Crespano del Grappa e l’azienda agricola Rossi di Musano di Trevignano. Da Montebelluna giunsero i The Kings of the Macha (che vinsero il premio), da Spresiano Pierluigi De Meneghi e da Asolo l’azienda agricola di Berton Gilberto; c’erano poi la Macelleria Breda di Sarmede, l’azienda agricola Fratelli Miatello da Morgano, l’azienda San Martino di Pederobba e l’azienda Guizzo Giancarlo da Guia di Valdobbiadene, infine Girolamo Ceron da Trevignano, Silvano Zacchello da Resana e Sandro Stefanuto da Villotta di Chions, in provincia di Pordenone.

E se questo era il passato, adesso c’è molta attesa per l’edizione 2020. Chi vuole partecipare può far riferimento alla mail confraternitamusetto@gmail.com o chiamare il numero 346-3090181. Ricordiamo che sono anche iniziate ad arrivare le prime adesioni per la cena-evento con show e degustazioni, l’appuntamento è molto atteso e non sarà possibile ospitare più di trecento persone. La festa del museto, raduno ufficiale annuale dei soci della Confraternita, inizia alle 19.30 di venerdì 17 gennaio alla Caneva dei Biasio (via Cendrole 7, Riese Pio X, Treviso) e prevede una cena di museto, pasta e fagioli e vino abbinato (il costo è di 25 euro su prenotazione al numero 0423 483153).

TIRAMISÙ WORLD CUP JUNIOR: VINCONO DANIELE FABRIS, 10 ANNI, E DEVA MARTON, 9 ANNI

Deva Marcon

Sono davvero giovanissimi i due nuovi Campioni della Tiramisù World Cup Junior 2019, seconda edizione della “sfida più golosa dell’anno”, aperta ai piccoli chef.

Ecco i loro nomi: Deva Marton (classe 2010) di Fossò di Venezia, in gara per la ricetta originale, e Daniele Fabris (classe 2009) di Sant’Angelo di Piove di Sacco (Padova) con un Tiramisù realizzato con panna, torrone e fave di Tonka, per la ricetta creativa del dolce.

Dopo le selezioni che si erano tenute nella giornata di sabato, presso la Scuola di Formazione Professionale Fondazione “Lepido Rocco” di Lancenigo di Villorba (Treviso), la splendida cornice di Villa De Reali di Canossa a Dosson di Casier è stata il teatro delle semifinali e delle finalissime di domenica per entrambe le ricette del dolce, originale e creativa.

I ragazzi hanno dato prova di possedere già la manualità degli adulti, muovendosi con dimestichezza fra savoiardi, uova e mascarpone, e impugnando fruste e cucchiai “da adulti”.

Nella due-giorni di gare l’entusiasmo e la passione dei giovanissimi pasticceri, accompagnati al tavolo da un adulto, hanno fatto divertire gli stessi partecipanti e il pubblico che ha assistito alla competizione e fatto il tifo per loro.

«Con dei Campioni così – scherza Francesco Redi di Twissen, ideatore e organizzatore della rassegna – il futuro del Tiramisù è assicurato. Le iscrizioni per la TWC 2020 sono già aperte e siamo al lavoro per un’edizione che nasce per stupire e crescere ancora di più».

A decretare i due Campioni di quest’anno, è stata una giuria composta dai nomi “celebri” della Tiramisù World Cup: Sara Arrigoni (Campione Twc 2019, ricetta creativa), Fabio Peyla (Campione Twc 2019, ricetta originale), Diletta Scandiuzzi (Campione Twc 2018, ricetta originale), Marco Bertolo (Campione Twc 2018, ricetta originale), Riccardo Landonio (Campione Twc Junior 2018, ricetta creativa).

Per la ricetta creativa, erano giunti in finale anche Cristina Pulos, classe 2010, di Zoppola (Pordenone) con un Tiramisù con la Mastica di Chio e Ambra Arvedi, classe 2010, di Casier (Treviso) con un Tiramisù con pistacchi salati, mandorlato e sciroppo d’acero.

Per la ricetta originale, erano giunti in finale Mattia Carraro, classe 2009, di Lasi (Verona) e Miguel Fantuz, classe 2009, di Codognè (Treviso).

 

50 TOP ITALY, ECCO I MIGLIORIRISTORANTI D’ITALIA 2020. BOTTURA ANCORA IL RE

Arriva un altro pemio per Osteria Francescana a Modena di Massimo Bottura: per la categoria Oltre 120 euro è la migliore d’Italia. Il riconoscimento arriva da 50 Top Italy, la guida on-line (www.50topitaly.it), consultabile gratuitamente, dedicata al meglio della ristorazione italiana, che nei giorni scorsi al Teatro Eliseo di Roma ha comunicato la classifica dei I Migliori Ristoranti Italiani 2020

Un progetto firmato Lsdm (storico congresso di cucina d’autore in scena dal 2008 a Paestum) e curato dai suoi ideatori, Barbara Guerra e Albert Sapere, insieme al giornalista Luciano Pignataro.

La serata, condotta da Federico Quaranta, noto conduttore di programmi televisivi e radiofonici e profondo conoscitore del mondo dell’enogastronomia, ha visto salire sul palcoscenico di uno dei templi della cultura italiana, gremito da un folto pubblico di addetti ai lavori, le top ten delle quattro categorie previste dalla guida: ristorazione Oltre 120 euro e Fino a 120 euro, Trattoria/Osteria e LowCost.

I gradini più altidei quattro podi, dunque, sono stati occupati da: Osteria Francescana, a Modena, dello chef Massimo Bottura; L’Argine a Vencò, a Dolegna del Collio (Gorizia), guidato da Antonia Klugmann; Antica Osteria del Mirasole, a San Giovanni in Persiceto (Bologna), di Franco Cimini; Panificio Bonci, a Roma, di Gabriele Bonci.

A seguire, in seconda e terza posizione, per la categoria Oltre 120 euro: Uliassi, a Senigallia (Ancona), dello chef Mauro Uliassi, e il ristorante St. Hubertus, a San Cassiano (Bolzano), di NorbertNiederkofler; nella fascia Fino a 120 euro: Lido 84, a Gardone Riviera (Brescia), di Riccardo Camanini, e 28 Posti, a Milano, di Marco Ambrosino; per la categoria Trattoria/Osteria: Trippa, a Milano, di Diego Rossi, e Roscioli Salumeria con Cucina, a Roma, dei fratelli Alessandro e Pierluigi Roscioli; in LowCost: Anikò, a Senigallia (Ancona), guidato da Moreno Cedroni, e Generi  Alimentari Da Panino, a Modena, di Giuseppe Palmieri.

«Ne esce fuori – sottolineano i tre curatori – uno spaccato della ristorazione italiana valido e veritiero. Un settore che, malgrado diverse difficoltà, risulta godere di ottima salute. Questo lo dobbiamo in primis alla fortuna di vivere in un Paese dove ogni singolo territorio custodisce un paniere di eccellenze alimentari unico e prezioso. Non a caso a essere rappresentate dalla guida sono quasi tutte le regioni italiane, dal Nord al Sud della Penisola. Il resto lo fanno il lavoro, la passione, le competenze e l’estro delle donne e degli uomini di questo comparto. La divisione in categorie della guida testimonia inoltre la volontà di proporre un progetto dalla parte del lettore».

Sono dunque 200 in totale, 50 per categoria, gli indirizzi recensiti da 50 Top Italy: oltre alle quattro top ten, le posizioni dalla 50esima all’undicesima annunciate nelle settimane precedenti sul sito 50topitaly.it.A dare i voti, nel pieno rispetto dell’anonimato, dell’autonomia e, ovviamente, pagando il conto, una giuria composta da 130 ispettori. Rivoluzionario il metodo di giudizio, con grande rilievo dato al servizio e all’accoglienza, elementi fondamentali di una ristorazione attenta alla propria clientela.

A ritirare il premio nel corso della serata sono stati anche i rappresentanti dei primi tre classificati (già annunciati) de I Migliori Ristoranti Italiani nel Mondo 2019, sezione internazionale della guida, curata da Guido Barendson, che ha visto trionfare il ristorante Passerini a Parigi, dello chef Giovanni Passerini. Seconda e terza posizione per Don Alfonso 1890 Toronto in Canada, e Heinz Beck Restaurant Tokyo in Giappone.

Diversi infine i Premi Speciali conferiti a importanti personaggi del mondo dell’enogastronomia italiana e internazionale. Tra i più significativi:

Premio S.Pellegrino& Acqua Panna Cuoco Del Futuro 2020 assegnato a Davide Guidara del Sum Restaurant di Catania;

Premio Birrificio Valsugana Sala Contemporanea 2020 dato a Giuseppe Palmieri, maître e sommelier dell’Osteria Francescana;

Premio Mulino Caputo Pasticceria Contemporanea 2020 al ristorante Il Pagliaccio di Roma;

Premio Pastificio Dei Campi Primo Piatto dell’Anno2020 al ristorante Tosca di Ginevra (Svizzera), per gli Gnudi ricotta e spinaci, burro alla salvia e coulis di pomodoro.

E ancora:

Premio Olitalia Modello d’Ispirazione 2020 allo chef Umberto Bombana, di 8 ½ Bombana, Hong Kong (Cina);

Premio D’Amico Costanza nel Tempo all’Estero 2020 ad Acquarello, Monaco Di Baviera (Germania);

Premio Consorzio Tutela Prosecco Doc Cultura del Vino all’Estero 2020 al Restaurant Era Ora, Copenaghen(Danimarca);

Premio Olitalia Ospitalità Italiana nel Mondo 2020 al Don Alfonso 1890 Toronto (Canada);

Premio Emme Prodotti Tipici Ospitalità Alberghiera 2020 al Baglioni Hotels;

Premio D’Amico Valorizzazione del Made In Italy 2020 a Orlando Food Sales;

Premio Mulino Caputo Miglior Servizio Italiano nel Mondo 2020 a Heinz Beck Restaurant Tokyo (Giappone);

Premio Pastificio Dei Campi Formare il Futuro 2020 ad Alma la Scuola Internazionale di Cucina Italiana;

Premio Mandara Cultura del Vino in Italia 2020 al Ristorante Consorzio, Torino;

Premio Mulino Caputo Format dell’anno 2020, a Exit gastronomia urbana, Milano;

Premio Kimbo Filiera Controllata 2020 al Panificio Bonci, Roma;

Premio Mandara Innovazione e Sostenibilità 2020, al St. Hubertus, San Cassiano (Bolzano);

Premio Olitalia Comunicare il Vino 2020 ad Alessandro Scorsone;

Premio Emme Prodotti Tipici Costanza nel Tempo in Italia 2020 a Oasis Sapori Antichi, Vallesaccarda (Avellino);

Premio Birrificio Valsugana Riso all’Italiana 2020 a Supplizio, Roma;

Premio Pastificio Dei Campi Famiglia Italiana 2020, La Tradizione, Vico Equense (Napoli).

Per finire i già annunciati:

Premio San Pellegrino&Acqua Panna Valorizzazione del Territorio 2020 al ristorante Duomo, Ragusa;

Premio Emme Prodotti Tipici Accoglienza In Italia 2020 al Pashà Ristorante, Conversano (Bari);

Premio D’Amico Cucina Mediterranea 2020 al 28 Posti, Milano;

Premio Birrificio Valsugana Servire Il Vino In Italia 2020 a Maurizio Paparello, di Roscioli Salumeria con Cucina, Roma;

Premio Consorzio Tutela Prosecco Doc Servire il Vino all’Estero 2020 a Salvatore Salerno, de Il Lago, Ginevra (Svizzera).

È stata inoltre conferita una Targa alla Memoria di Lella Granito, compianta patronne dell’Osteria Nonna Rosa di Vico Equense (Napoli) e moglie dello chef Peppe Guida.

 

PANETTHON 2019, VINCE LE SABLON DI PADOVA

Il miglior panettone artigianale del Veneto è di Le Sablon di Padova. Il 4 dicembre, al Caffè Pedrocchi di Padova, la pasticceria si è aggiudicata il Panetthon 2019, la sfida solidale con i migliori prodotti della regione (rigorosamente privi di emulsionanti, E471). Al secondo posto è giunto Merryday, sempre di Padova e a chiudere il podio troviamo Il Chiosco di Lonigo (Vicenza). La giuria tecnica era presieduta da Daniele Gaudioso, mentre la consulenza tecnica è affidata a Dario Loison, noto pasticcere di Costabissara (Vicenza). Gli altri nove finalisti erano Antichi sapori di Isola della Scala (Verona), Arte della pasticceria di Albignasego (Padova), Bacelle di Galzignano Terme (Padova), Celso di Padova, Gardellin di Curtarolo (Padova), Infermentum di Stallavena (Verona), Lorenzetti di San Giovanni Lupatoto (Verona), Milady di Marghera (Venezia) e Saporè di San Martino di Buonalbergo (Verona).

4 DICEMBRE, IN DODICI PRONTI ALLA SFIDA FINALE DI PANETTHON 2019

Caffè Pedrocchi

Ancora poche ore e al Caffè Pedrocchi di Padova sarà eletto il miglior panettone artigianale del Veneto. Dalle due selezioni precedenti, sono rimasti in dodici a giocarsi il titolo: Antichi sapori di Isola della Scala (Verona), Arte della pasticceria di Albignasego (Padova), Bacelle di Galzignano Terme (Padova), Celso di Padova, Chiosco di Lonigo (Vicenza), Gardellin di Curtarolo (Padova), Infermentum di Stallavena (Verona), Le Sablon di Padova, Lorenzetti di San Giovanni Lupatoto (Verona), Merryday di Padova, Milady di Marghera (Venezia) e Saporè di San Martino di Buonalbergo (Verona). Si tratta di una sfida solidale e i migliori prodotti della regione (rigorosamente privi di emulsionanti, E471) si sfidano per raggiungere la vetta della classifica e divenire così il Panetthòn dell’anno. Gli esperti giudicano alla cieca e qualche ottimo pasticcere è rimasto escluso. La giuria tecnica sarà presieduta da Daniele Gaudioso, mentre la consulenza tecnica è affidata a Dario Loison, noto pasticcere di Costabissara (Vicenza).

21 NOVEMBRE, IL CONCORSO PANETTHON TORNA AL PERCHÈ

Daniele Gaudioso

È già tempo di “re panettone”. Il ristorante Perché di Roncade (Treviso) torna a ospitare Panetthòn, la sfida regionale fra panettoni artigianali che in realtà è una gara di solidarietà. Lo farà giovedì 21 novembre alle ore 20, organizzando la cena di presentazione dei panettoni prodotti da pasticcerie delle province di Belluno, Treviso e Venezia.

Sono una quarantina i maestri pasticceri che hanno deciso di mettersi in gioco iscrivendosi alla quarta edizione di Panetthòn, singolare concorso  ideato da Daniele Gaudioso, medico oculista padovano e accademico della cucina che nel corso degli anni si è affermato come una vetrina di qualità e di rigore nel rispetto dei valori tradizionali e salutistici del prodotto “panettone”. Al concorso sono ammessi solo panettoni rigorosamente privi di emulsionanti, conservanti, mono e digliceridi degli acidi grassi (quelli classificati come E471) e di tutti quegli additivi che vengono usati per una conservazione più lunga nel tempo dei prodotti alimentari. ​Panettoni classici, con uvetta e canditi, prodotti con materie prime di altissima qualità, che hanno una durata limitata ma che in cambio presentano una bontà senza paragoni.

L’etichetta “solidale” definisce le finalità benefiche del concorso, il cui ricavato è stato destinato ai progetti della Onlus padovana “Amici di Adamitullo” che da dieci anni in Etiopia garantisce il sostegno alle attività scolastiche ed educative di circa mille bambini e adolescenti frequentanti la Missione salesiana di Adamitullo, piccolo paese a tre ore di auto dalla capitale Addis Abeba.

La giuria – composta da esperti del settore e giornalisti enogastronomici – selezionerà poi nel corso di una degustazione rigorosamente alla cieca prevista il 24 novembre – i 12 pasticceri veneti che accederanno alla serata finale del 4 dicembre, che sarà ospitata nelle storiche sale del Caffè Pedrocchi di Padova.

Ma anche al Perché è previsto un piccolo concorso interno: tutti i presenti potranno votare il proprio panettone preferito. La degustazione dei panettoni bellunesi, trevigiani e veneziani avverrà al termine di una cena, la cui quota di partecipazione è di 25 euro, parte dei quali saranno devoluti al progetto Adamitullo.

Queste la pasticcerie partecipanti alla serata. Per la provincia di Belluno, Centelghe a Farra d’Alpago, Officine la fabbria del buon gusto a La briciola, entrabe di Belluno.

Per il Trevigiano, Pasticceria Pollesel di Orsago – Conegliano – Treviso), Pasticceria Villa dei cedri di Valdobbiadene, Panificio Bosco, Pasticceria Max e Battistuzzi di Treviso, Infine per Venezia, in corsa ci sono Milady di Marghera e Pasticceria Zizzola di Noale.

Info e prenotazioni allo 0422-849015.

TIRAMISÙ WORLD CUP 2019, VOLANO IN BRASILE FABIO PEYLA DI COMO E SARA ARRIGONI DI BERGAMO

Fabio Peyla e Sara Arrigoni

Lui è Fabio Peyla,addetto marketing di 40 anni di Uggiate Trevano (Como), ed è Campione del Mondo con la sua ricetta originale del Tiramisù. Lei è Sara Arrigoni, insegnante di Paladina (Bergamo) di 27 anni ed è Campione del Mondo con la sua ricetta creativa al mojito (ma rigorosamente non alcolica). Sono loro a trionfare nella terza edizione della Tiramisù World Cup, la competizione che premia “chi fa davvero il Tiramisù più buono del mondo”.

Ora voleranno in Brasile, ospiti dell’Ambasciata italiana a Curitiba per la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, bandiere del Belpaese del dolce al cucchiaio più popolare e amato da tutti. «Ancora non ci posso credere – dice emozionata Sara Arrigoni – perché ho provato tante ricette e alla fine questa è quella che i miei amici e famigliari hanno giudicato essere la migliore. È stato il terzo anno di partecipazione e finalmente ho vinto».

Fabio Peyla aveva prenotato per restare una sola notte a Treviso, ma alla fine è dovuto rimanere per le semifinali e anche per la finalissima della “sfida più golosa dell’anno”: «Ho avuto il supporto e il calore della mia famiglia che mi ha sostenuto e che ringrazio immensamente. Sono riuscito a vincere, dopo tanti, tantissimi Tiramisù preparati in tutte le ultime settimane per migliorare sempre più».

La tre-giorni in quello che è stato ribattezzato “Palazzo dei Tiramisù”, nel cuore di Treviso, ha avuto un grandissimo successo di pubblico, con il coinvolgimento di centinaia di concorrenti e giudici provenienti da ogni dove: «Siamo orgogliosi di questa edizione, che è andata oltre le migliori aspettative – dice Francesco Redi, ideatore e organizzatore della Tiramisù World Cup. Il mio ringraziamento va ai partecipanti, ai sostenitori, ai nostri partner, al presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, per la sensibilità dimostrata nel credere da subito alla nostra manifestazione; un grazie a Treviso e al suo Comune per averci dato la possibilità di ospitare le gare in piazza dei Signori».

Oltre ai Campioni del Mondo, erano arrivati in finale anche Eleonora Andronico di Gemona (ma romana d’origine, ndr.) e Beatrice Castellan di Valdobbiadene (ma residente a Imola, ndr.).

Per la ricetta creativa, al tavolo delle finali, condotte da Filippo Ferraro di Rds 100 per cento Grandi Successi, anche Rossella Favaretto di Mestre (pepe e pere), Camilla Favaretto di Feltre (amaretti, formaggio e lamponi).

ALBA VITAE, NEL MALANOTTE 2010 LA SOLIDARIETÀ DI AIS VENETO

Antonio Bonotto delle Tezze e Wladimiro Gobbo (Delegato Ais Treviso)

 

Ais Veneto rinnova il suo impegno nel sociale con la bottiglia di Alba Vitæ 2019, l’iniziativa benefica che ogni anno nel periodo natalizio si occupa di mettere in vendita una tiratura limitata di alcuni dei migliori vini della Regione, per sostenere una realtà sociale del territorio. L’azienza coinvolta per questa nona edizione è Bonotto delle Tezze con il suo Malanotte Docg 2010, imbottigliato in formato magnum e di cui saranno disponibili solo 700 bottiglie.

Il ricavato delle vendite verrà devoluto alla Fondazione Oltre il Labirinto, che si dedica a bambini, ragazzi e adulti affetti da autismo. Il Malanotte è legato all’omonimo borgo medievale situato a Tezze di Piave, non lontano da Conegliano (Treviso). Si tratta di un vino monovitigno prodotto a partire dai grappoli dell’autoctono raboso Piave, fulcro del lavoro di Bonotto delle Tezze che da anni si impegna nella sua valorizzazione. Le uve del Malanotte 2010 sono state raccolte manualmente durante una vendemmia tardiva e parte di queste – tra il 15 per cento e il 30 per cento – sono state fatte appassire in fruttaio. Particolarità di questa edizione limitata è l’affinamento del vino per otto anni tra botti grandi, piccole e acciaio, il doppio rispetto ai tempi minimi previsti dal disciplinare. «Per Ais Veneto questo appuntamento è diventato un’importante occasione di dialogo con il territorio regionale – commenta Marco Aldegheri, presidente di Ais Veneto – che non passa solo attraverso la valorizzazione della migliore tradizione enologica veneta, ma anche attraverso il sostegno a iniziative meritevoli come quella della Fondazione Oltre il Labirinto. Il progetto di Alba Vitæ è cresciuto molto in questi nove anni e ogni edizione è stata in grado di innescare una grande gara di solidarietà, che siamo fiduciosi si ripeterà anche in questa occasione».

Con i fondi raccolti dalla vendita delle magnum di Malanotte 2010 l’associazione Sommelier potrà finanziare la costruzione di un laboratorio polifunzionale, adibito a punto di appoggio e di lavoro per le attività organizzate da Oltre il Labirinto negli spazi di Alternativa Ambiente di Vascon di Carbonera.

«Alla maggiore età i ragazzi con autismo sono meno tutelati e supportati dai servizi socio-sanitari – afferma il Direttore della Fondazione Mario Paganessi – ma con questi laboratori li aiutiamo ad acquisire delle competenze professionali per poter iniziare una vita di autonomia. Oggi facciamo un altro passo in avanti, grazie a questa iniziativa di Ais Veneto».

L’edizione limitata del Malanotte 2010 sarà acquistabile da venerdì 18 ottobre fino a fine gennaio al costo simbolico di 50 euro, tramite la pagina web di Ais Veneto (www.aisveneto.it) e ritirandolo presso la sede di una delle sette delegazioni provinciali.

PASSERINI A PARIGI È IL MIGLIOR RISTORANTE ITALIANO NEL MONDO

Giovanni Passerini

Finalmente l’attesa è finita. Dopo mesi di lavoro nel nostro Paese e nei vari continenti, si apre il sipario su 50 Top Italy, la guida on-line consultabile gratuitamente, dedicata al meglio della ristorazione italiana fuori e dentro i confini nazionali. E l’apertura in grande stile vede appunto protagonisti i massimi interpreti della cucina tricolore all’estero. Una vera e propria mappatura globale del Made in Italy di qualità nel mondo: questo è quanto emerge da I Migliori Ristoranti Italiani nel Mondo 2019, primo step del progetto firmato Lsdm (storico congresso di cucina d’autore in scena dal 2008 a Paestum) e curato dai suoi ideatori, Barbara Guerra e Albert Sapere, insieme al giornalista Luciano Pignataro.

Al primo posto dello speciale ranking rivolto agli esponenti della cucina italiana nei vari continenti, c’è il ristorante Passerini a Parigi, dello chef romano Giovanni Passerini, talento che ormai da tempo ha valicato le Alpi alla conquista dei gourmet francesi. Seguono sul podio Don Alfonso 1890, a Toronto, e Heinz Beck, a Tokyo. Locali guidati da due delle più prestigiose firme della ristorazione italiana, ovvero la famiglia Iaccarino, che da Sant’Agata sui Due Golfi ha rivoluzionato il concetto di cucina mediterranea, e lo stesso Heinz Beck, tedesco trapiantato a Roma, anima di un tempio della gastronomia come La Pergola. Quarta e quinta posizione per Acquarello, a Monaco di Baviera, e 8 ½ Bombana, in quel di Hong Kong, ristoranti guidati da due grandi chef emigrati da tempo, cioè Mario Gamba e Umberto Bombana.

La top 50 vede primeggiare l’Europa, grazie alla presenza di ben 18 insegne del Vecchio Continente, seguita dal Nord America, a 16, (14 negli Stati Uniti e 2 in Canada) e dall’Asia, a 10. Ma, a conferma della fama globale della cucina italiana, a essere toccati sono tutti i continenti: sono 3 infatti i locali in America Latina (2 in Brasile e 1 in Messico), 1 in Australia, 1 in Sud Africa, 1 negli Emirati Arabi. Il primato cittadino spetta a New York, dove sono presenti ben 7 ristoranti alfieri del Made in Italy; staccate, a quota 4, Parigi e Honk Kong, e poi, a 2, Londra, Copenaghen, Singapore, Tokyo, Bangkok e Washington. Particolare il caso di Ginevra, cittadina svizzera che può annoverare fino a 3 luoghi dove trovare dell’ottimo cibo italiano.

Tutti i locali presenti in guida sono in grado di offrire, per cucina, stile e veridicità dei prodotti, uno spaccato della cultura italiana. Ma non solo, altra caratteristica comune e fondamentale è quella di possedere una filosofia gastronomica per chi propone mangiare italiano all’estero,che potremmo definire 2.0. E quindi una cucina con delle radici ben salde nella tradizionema al tempo stesso aperta a nuovi orizzonti, disponibile alla contaminazione reciproca e che riesce a fare un uso intelligente dei prodotti del territorio di accoglienza.

Di tutto ciò hanno tenuto conto i 350 ispettori di 50 Top Italy nel mondo coordinatida Guido Barendson; hanno fatto le loro valutazioni rispettando l’anonimato e l’autonomia.

Sale l’attesa, nel frattempo, per scoprire i nomi al vertice delle 50 migliori insegne del Belpaese, divise in quattro fasce di prezzo, grande novità e particolarità di questa guida. Infatti, la ristorazione italiana sarà divisa in: Low Cost, Trattoria/Osteria, ristorazione fino a 120 euro e oltre 120 euro. L’evento finale si svolgerà Lunedì 2 dicembre presso il Teatro Eliseo di Roma.

RISTORANTE SAN MARTINO DI SCORZÈ, ECCO IL MENU DELL’AUTUNNO-INVERNO 2019

Michela Berto e Raffaele Ros

Creare un menu all’altezza di ogni situazione è un lavoro di eccellenza a cui il Ristorante San Martino di Scorzè (Venezia) di Raffaele Ros e Michela Berto si dedica da sempre, la ricerca creativa ha affinato uno stile che si fa distinguere.

Dal martedì al venerdì a pranzo il San Martino agevola chi ha poco tempo, con proposte contraddistinte dalla qualità di sempre. Così, per chi ha poco tempo, ma non rinuncia alla qualità Il San Martino propone un menu dinamico con “la semplicità del territorio”. E così come antipasti si può scegliere tra l’Insalata di radicchio rosso Igp di Treviso, cicorie e semi, Code di gamberoni a vapore, spuma di topinanbur e succo del frutto della passione, Bresaola di tonno, misticanza di verdure e pompelmo, Terrina di bollito di carne e radicchio marinato in agrodolce e Acquatelle in tempura su fondente di san Pietro e limone candito. Come primi, Ros propone Praline di zucca e ricotta infornata, Zuppa di pancotto con gallina, e brodo, Tagliatelle ai funghi, Risotto al radicchio rosso Igp di Treviso e Pasta di grano duro ai crostacei. Si può proseguire con il pesce e la carne con il Filetto di cefalo di Caorle arrosto con insalatina, Polletto in umido alla cacciatora con polenta, Merluzzo fresco in guazzetto di pomodoro confit, Tagliata di bavetta di manzo cotta rosa, con verdure al timo, Selezione di cinque formaggi stagionati e erborinati. Per finire il dolce con i Sorbetti alla frutta e gelati.

Si può passare al Menu Gourmet, che viene spesso rivisto e integrato durante tutto l’anno affiancando proposte culinarie sia del territorio che internazionali. Non mancano le selezioni degustative, veri percorsi per gli appassionati, ogni piatto pensato e realizzato con dedizione è una sfida anche estetica alla ricerca di una cucina di alta qualità. Così come antipasto si può partire con i Funghi, castagne e zabaione, Sgombro marinato, ceci, melanzana e gelato di ostrica, Scampo Reale del Conero, alla “Busara”, Lingua di vitello croccante, zucca allo zenzero e salsa verde, “Granseola”. Come paste e minestre si possono degustare le Morbidelle di zucca e Tartufo Bianco, Risotto con le cipolle di “Cavasso e Val di Cosa” astice e limone salato (2014), Eliconi alla crema d’ostriche e caviale di storione del Sile, Bottoni di zucca, cremoso di crostacei e bottarga di San Pietro (2018), Sfoglia ripiena al mascarpone al burro ai funghi, Pasta da gnocchi farcita di stufato di manzo. Come pesce e carne, Calamaretti e seppetti su crema di pane bruciata e pinoli (1997),  Piccione e cicoria, San Pietro dorato e carciofi, Fegato di vitello con cipolla e porcini, Anatra e fico fermentato(petto cotto rosa, sandwich di fegato grasso e petto affumicato), Scampi e calamari fritti, salsa tartara e misticanza, Selezione di otto formaggi stagionati e erborinati, marmellate e composte.

Per i Percorsi degustativi (bevande escluse) troviamo il “Vintage”con “I benvenuti dai Ragazzi di cucina” come la Terrina di bollito radicchio e mostarda, “Sopa Coada”,  Risotto al radicchio, Anatra e fico fermentato, Granatina di wasabi e bergamotto, Come un caffè corretto all’amaretto e la Piccola pasticceria, tutto a 70 euro.

Oppure c’è “Tra crudo e cotto in zona Fao 37.2.1 e oltre…”. Dopo l’entrée, Spigola , daikon, finocchio e pomelo, Crudo di mazzancolle, melograno, zampette croccanti su maionese di capperi, Capasanta, purea di albicocca essiccata e gelato di corallo, Seppia e lemongrass, Sgombro marinato, ceci, melanzana e gelato di ostrica, Scampo temperato nel lardo liquido, cremoso di Cannellini e banana fermentata, Ostica in tempura, zabaione al vermouth, Passata di vongole e granatina di succo di prezzemolo, Ricci di mare, castagna e tartufo bianco, Sampietro dorato e carciofi Calamaretti e seppetti su crema di pane bruciata e pinoli. E poi Granatina di wasabi e bergamotto, La mela e la Piccola pasticceria. Prezzo finale 120 euro.

Infine “I Classici”. Dopo l’ingresso, Cocktail di gamberetti di Laguna, gelato alle erbe, spuma calda di patata, mela friulana e zenzero, Focaccina di patate, capesante e porcini, Passata di lenticchie nere, mazzancolle cotte e crude, ricci di mare, Risotto con le cipolle di “Cavasso e Val di Cosa” astice e limone salato, Calamaretti e seppetti su crema di pane bruciata, pinoli, Merluzzo erbe e olive, Granatina di wasabi e bergamotto, Gelato alla vaniglia Thaitiennee Piccola pasticceria per chiudere. Il tutto a 85 euro.

Come dolci troviamo Tutto Nocciola (Gelato, mousse, biscotto e nocciole sabbiate), Terra terra (Foglie di radicchio candite, sorbetto di rapa rossa, guscio di cioccolato bianco, il Cioccolato (Ganache al cioccolato, ananas candito, basilico, e mandorle), La mela (Semifreddo alla mela, mela allo zafferano), Caffè corretto all’amaretto (Spumone freddo al caffè e amaretto, croccante al cacao, gelato allo yogurt) e il Gelato alla vaniglia Thaitienne.

A pranzo può essere richiesto sia il Menu Gourmet che quello Dinamico.

TRIVENETO, AL VIA LA DECIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL BACCALÀ

Daniele Tagliapietra, Luca Padovani e Franco Favaretto

E sono dieci. Il Festival del Baccalà si prepara a presentare la sua decima edizione: un vero e proprio tributo allo stoccafisso, al merluzzo nordico conservato per essicazione, che nel nord Italia, ed in particolare nelle aree a dominazione veneziana, viene chiamato bacalà o baccalà.

Il Festival triveneto del Baccalà è una competizione itinerante, organizzata dalla Dogale Confraternita del Baccalà Mantecato, la Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vicentina e dalla Vulnerabile Confraternita dello Stofiss dei Frati, che coinvolge i più importanti ristoranti del Triveneto: gli chef delle regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige possono partecipare proponendo le ricette più creative e innovative a base di stoccafisso. L’azienda Tagliapietra di Mestre (Venezia), tra le leader in Italia nell’importazione, lavorazione e commercio di prodotti ittici e in particolare del merluzzo, assegna così alla migliore ricetta il Trofeo Tagliapietra: un premio che sarà consegnato in occasione del galà finale, in programma per sabato 16 maggio 2020, e che rimarrà nelle mani dello chef autore del miglior piatto per un anno intero. Al vincitore sarà inoltre offerta la possibilità di viaggiare, accompagnato, in Norvegia per scoprire le Isole Lofoten, patria dello stoccafisso.

La selezione delle ricette presentate dagli chef al Festival si articola su diversi step che rendono ancor più entusiasmante la competizione: i ristoratori (massimo cinque per ogni provincia) che hanno regolarmente presentato la propria candidatura devono dare vita a una serata, nel proprio ristorante, scegliendo una data dal 14 ottobre 2019 al 30 marzo 2020 (vedi calendario), nella quale propongono ai clienti e a una rappresentanza del comitato tre piatti (un antipasto, un primo e un secondo) a base di stoccafisso. I clienti votano il piatto preferito della serata, mentre i delegati del comitato, dopo aver raccolto tutte le schede, provvedono a inviarle alla segreteria del Festival che, sulla base delle votazioni dei clienti, indicherà al comitato stesso la ricetta scelta durante la serata.

Tutte le ricette più votate vengono così valutate, il 6 aprile 2020 e unicamente sulla carta, da una giuria tecnica, composta da soli chef, che ne seleziona dodici. Queste dodici sono realizzate dagli stessi autori lunedì 20 aprile al Baccalàdivino di Mestre dove una giuria, questa volta composta da chef e membri del comitato esecutivo, porta a cinque il numero dei finalisti. Questi partecipano al pranzo del galà finale in programma all’Isola di San Servolo a Venezia: qui i piatti vengono nuovamente presentati e valutati, sulla base di cinque parametri (presentazione del piatto, valorizzazione del prodotto, tecnica, degustazione, innovazione e creatività), da una giuria tecnica composta da sette membri coordinati dallo chef Franco Favaretto che ne decreta il vincitore assoluto.

Il Festival del baccalà è online su http://www.festivaldelbaccala.it.

VENERDÌ 20 SETTEMBRE, GRAN GRIGLIA GOURMET DI FINE ESTATE A POLVERARA

Gran Griglia Gourmet di fine estate a Polverara (innamorarsi di gusto nella bassa campagna padovana) Alla Posa degli Agri, venerdì 20 settembre alle 20 un evento dedicato ai tagli di carne pregiati, ai vini friulani e alle eccellenze della campagna veneta, italiana ed europea. Sarà un evento speciale per veri gourmet e appassionati di carni alla griglia, di prodotti artigianali dell’agricoltura padovana, dei Colli Euganei e dei grandi vini rossi provenienti dal Colli Orientali  dei Friuli. Dall’olio Istriano Mate, uno degli oli più blasonati in Europa al pane del forno di casa, dalle primizie stagionali provenienti dall’orto di proprietà alle produzioni apistiche della fattoria,  dall’allevamento della famosa Gallina di Polverara (una vera e propria razza riconosciuta ufficialmente), ai grandi tagli di carne selezione Black Angus allevato nel Veneto dell’azienda Pantano Carni che garantisce ben 60 giorni di frollatura dry aged (per intenderci la frollatura non sottovuoto a temperatura e umidità controllate).

Il menù curato dall’emergente chef Andrea Alan Bozzato è stato studiato per promuovere la campagna e i suoi gusti unici, un evento che dà il via a un intenso programma che unirà cucina gourmet, interessanti ricerche di piccoli produttori, allevatori, artigiani del gusto regionali, italiane e internazionali e produzioni della “fattoria di casa” che fanno de La Posa degli Agri il primo vero ristorante e resort di campagna in Europa.

Alla serata interverranno Aleksandra Vekic, produttrice croata dell’olio più blasonato a livello Europeo, il famoso olio Mate prodotto nel frantoio istriano di Zambrattia, il produttore definito “l’istrione friulano del vino” Paolo Rodaro con i suoi famosi vini rossi dei Colli Orientali del Friuli-Venezia Giulia (premio Best Gourmet Miglior Vino Rosso in Alpe Adria 2019), la famiglia Scarpon Callegaro produttori del famoso infuso di artemisia chiamato Estregone, un amaro-liquore prodotto in pochissime bottiglie nei Colli Euganei ad Arquà Petrarca (Padova). La speciale serata enogastronomica sarà presentata dall’editore e critico enogastronomico Maurizio Potocnik esperto di cucina vini e prodotti della macroregione europea dell’Alpe Adria.

Costo a persona 65 euro, vini compresi. Richiesta prenotazione (049-9772532).

VENDEMMIA SOLIDALE, LA PIOGGIA NON FERMA LA FESTA

Vendemmia bagnata, vendemmia fortunata. La pioggia non ha fermato la solidarietà e i sorrisi alla cantina Le Manzane di San Pietro di Feletto (Treviso), nel cuore delle terre del Prosecco Superiore, dove ieri 500 persone hanno sfidato il maltempo per partecipare della grande festa dell’uva giunta ormai all’ottava edizione. Tra gli ospiti d’onore Sammy Basso, l’ex cestista italiano Riccardo Pittis, il campione 2017 della Tiramisù World Cup Andrea Ciccolella, il governatore del Veneto Luca Zaia e l’assessore regionale Federico Caner.

«Abbiamo raccolto 4-5 quintali di glera – spiega il proprietario Ernesto Balbinot – in settimana provvederemo comunque, con i nostri ragazzi, a raccogliere l’uva necessaria e a destinarla alle dovute finalità della vendemmia solidale. Il ricavato di quest’anno sarà devoluto alla onlus Revert per la ricerca sulla Sla, grazie ad un progetto sviluppato in collaborazione con l’impresa sociale Edipo Re». Dopo la vendemmia, la festa è continuata sotto la tensostruttura noleggiata per l’occasione con l’aperitivo a base di Prosecco Superiore Docg accompagnato da uno sfizioso cicchetto, il “Bocconcino di baccalà dorato con zucchine” offerto da Alberto e Marco Stocco di Ca’ del Poggio che hanno ospitato sabato sera, nell’elegante sala panoramica del ristorante, una cena conviviale di buon auspicio per la vendemmia. Ad animare la festa il gruppo Segnali Caotici con Alberto Ceschin e il giocoliere/equilibrista Manuele Pascal. La giornata si è conclusa con il pranzo in “caneva” e la gara di tiramisù. Andrea Ciccolella, campione 2017 della Tiramisù World Cup, ha decretato la vittoria della versione classica su quella innovativa (ganache di cioccolato, pan di Spagna al posto dei savoiardi e amaretti), preparate dalla Pasticceria Alpago di Conegliano, dopo un ex aequo della giuria sorteggiata tra i partecipanti alla vendemmia solidale.

L’associazione Revert Onlus nasce nel 2003 per finanziare, promuovere e incentivare la ricerca per arginare i danni provocati dalle malattie neurodegenerative. «Al momento – hanno spiegato Angelo Righetti, membro del consiglio direttivo di Revert e Maurizio Gelati, responsabile della Banca delle Cellule Staminali di Terni – la sperimentazione clinica sui pazienti affetti da Sla, condotta dal prof. Angelo Vescovi, è una delle più avanzate nel panorama scientifico internazionale. Revert è la prima associazione non profit al mondo ad aver effettuato trapianti di cellule staminali cerebrali prive di problematiche etiche perché sono derivate da feti abortiti spontaneamente».

La vendemmia solidale è stata presentata, nei giorni scorsi, alla Mostra del Cinema di Venezia, a bordo e attorno all’Edipo Re, la storica imbarcazione che Pier Paolo Pasolini ha condiviso con il pittore Giuseppe Zigaina.

ASIAGO, MADE IN MALGA 2019 RADDOPPIA: DUE FINE SETTIMANA

Con l’inizio di settembre, torna Made in Malga, l’iniziativa nazionale dedicata ai formaggi di montagna e in programma ad Asiago (Vicenza). Stavolta gli organizzatori, per l’ottava edizione hanno deciso di fare le cose in grande, coprendo due weekend: da venerdì 6 a domenica 8 settembre e gli stessi giorni della settimana ma dal 13 al 15, ossia sette giorni dopo.

Made in Malga 2019 ad Asiago offrirà ai visitatori una quantità sorprendente di occasioni per trascorrere giornate intense e “gustose”: dalla mostra mercato dei produttori ai laboratori con formaggi, vini e birre artigianali; dai laboratori dell’artigiano all’osteria di montagna con piatti tipici; dalle escursioni sulle montagne dell’Altopiano di Asiago 7 Comuni alle proiezioni di film a tema.

Inoltre, i due fine settimana lunghi saranno caratterizzati da altrettante manifestazioni, dei veri e propri “eventi nell’evento”: dal 6 all’8 settembre si svolgerà il quinto Mountain Wine Festival, il Salone Internazionale del Vino di Montagna e della Viticoltura Estrema; dal 13 al 15 settembre prenderà il via la prima edizione della Mountain Beer Cup, il Gran Premio delle Birre Artigianali di Montagna.

Sabato 14 settembre sfilata per le vie del centro del “Bovaro del bernese” il cane da mandria delle fattorie svizzere e degli alpaca.

Sabato 6 settembre il via all’evento. Il mercato sarà già aperto dalle 10. L’inaugurazione ufficiale con le autorità è alle 12 in piazza Carli per il brindisi di benvenuto agli espositori con il formaggio dell’Altopiano ospitante Asiago Dop prodotto della montagna.

«La tradizione casearia di Asiago 7 Comuni ha radici antiche – ricorda il sindaco di Asiago Roberto Rigoni Stern – con una produzione di formaggi di altissima qualità che, con il nome di Asiago, contribuisce a portare in tutto il mondo uno dei prodotti più apprezzati del made in Italy, promuovendo l’economia turistica dell’intero territorio altopianese. Made in Malga è un evento ormai legato ad Asiago 7 Comuni».

Made in Malga si rivolge a tutti gli amanti dei formaggi d’alpeggio e delle bontà della montagna. I banchi dei produttori trovano ospitalità nei negozi di Asiago creando un percorso gastronomico tra le vie del centro. Un percorso a tappe dove scoprire, assaggiare e acquistare le bontà prodotte ad alta quota. Un modo diverso, creativo per vivere Asiago: immersi nelle bellezze naturali dell’Altopiano scoprire l’originalità e la qualità delle attività commerciali della città.

L’iniziativa è organizzata dal Guru del Gusto di Campodasergo (Padova) e dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago con la collaborazione delle Comunità dell’Altopiano.

DOMENICA 8 SETTEMBRE A LE MANZANE (TREVISO) SI VENDEMMIA PER LA SLA

È tempo di vendemmia alla cantina Le Manzane, nel cuore delle terre del Prosecco Superiore. Si prepara il vino che verrà e anche quest’anno sarà due volte buono perché con i fondi raccolti si aiuta la ricerca sulla Sla. Torna domenica 8 settembre 2019 la vendemmia solidale, una grande festa aperta a tutti in programma, dalle 9 alle 16, tra i vigneti della tenuta di San Pietro di Feletto (Treviso). Il ricavato della manifestazione, giunta all’ottava edizione, sarà devoluto alla onlus Revert per la cura della sclerosi laterale amiotrofica, grazie ad un progetto sviluppato in collaborazione con l’impresa sociale Edipo Re.

La vendemmia è un rito dal fascino ancestrale, una delle esperienze più vere e suggestive che si possano vivere: domenica 8 settembre tutti possono trasformarsi in vignaioli per un giorno e trascorrere una giornata tra le Colline del Prosecco Superiore – proclamate il 7 luglio di quest’anno Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco – in un’atmosfera magica e d’altri tempi, godendosi lo spettacolo tra i filari e i profumi che sprigiona l’uva appena raccolta in una rilassante domenica settembrina.

La giornata inizierà con la vendemmia, proseguirà con la musica dal vivo e i giochi di strada per i più piccoli, l’aperitivo a base di Prosecco Superiore Docg accompagnato da uno sfizioso finger food di pesce, una ghiotta merenda in “caneva” e si concluderà con il momento più atteso da tutti i golosi, una sfida dedicata al tiramisù, il dolce italiano più famoso al mondo, nato a pochi chilometri di distanza dalle Colline del Prosecco Superiore. Chi vincerà? La ricetta originale o la ricetta creativa? Sarà una giuria, sorteggiata tra i partecipanti alla vendemmia solidale, a decretare quale sarà il tiramisù più buono con un presidente d’eccezione: il Campione del Mondo di Tiramisù 2017, il feltrino Andrea Ciccolella. Alla fine l’irresistibile dolce al cucchiaio sarà servito a tutti.

La sclerosi laterale amiotrofica (Sla) è una malattia ad evoluzione progressiva che colpisce le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale che permettono i movimenti della muscolatura volontaria. Ne sono affette 7 mila persone in Italia. Ogni anno si contano 3 nuovi malati ogni 100 mila persone, pari a circa 1.500 nuovi casi.

L’associazione Revert Onlus nasce nel 2003 per finanziare, promuovere e incentivare la ricerca per trovare una cura alle malattie neurodegenerative. Al momento la sperimentazione clinica su pazienti affetti da Sla, condotta dal professor Angelo Vescovi, è una delle più avanzate nel panorama scientifico internazionale. Revert è la prima associazione non profit al mondo ad aver effettuato trapianti di cellule staminali cerebrali prive di problematiche etiche.

L’edizione 2019 della vendemmia solidale sarà presentata venerdì 6 settembre 2019 a Isola Edipo, rassegna che si svolge tra la fine di agosto e i primi dieci giorni di settembre al Lido di Venezia durante la Mostra del Cinema, a bordo e attorno all’Edipo Re, la storica imbarcazione che Pier Paolo Pasolini ha condiviso con il pittore Giuseppe Zigaina. I vini della cantina Le Manzane saranno presenti al Social Food Festival, uno spazio degustazione nel cuore della mostra con prodotti a kilometro etico come il prosecco solidale che sarà stappato durante la festa finale della Biennale.

In sette edizioni sono stati raccolti 65 mila euro. I fondi sono stati destinati a progetti di ricerca o per aiutare persone in difficoltà.

L’evento è aperto a tutti.

I  posti in cantina sono limitati e su prenotazione. Per iscrizioni telefonare allo 0438 486606 o scrivere a info@lemanzane.it.

WARDAGARDA 2019: ARRIVA CHEF ALESSANDRO BORGHESE

Alessandro Borghese

La quarta edizione di WardaGarda si arricchisce della presenza di Chef Alessandro Borghese, atteso sabato 7 settembre alle ore 16 alla tavola rotonda Olio Garda Dop: lo conosci veramente? Nei libri, al ristorante, in televisione. Lo chef conduttore di Alessandro Borghese 4 Ristoranti e Alessandro Borghese Kitchen Sound aprirà la due giorni dedicata alla scoperta dell’olio Garda Dop e del suo entroterra, in programma sabato 7 e domenica 8 settembre a Corte Torcolo di Cavaion Veronese (Verona). Oltre a Chef Alessandro Borghese, durante l’incontro interverrà il professore dell’Università degli Studi di Verona Gian Maria Varanini, studioso di storia medievale che nelle sue ricerche sull’olio, sul vino e sui prodotti caseari ha sempre coniugato aspetti riguardanti la storia alimentare con temi economici, sociali e ambientali. Varanini è anche l’autore di un volume dedicato alla storia dell’olivicoltura sul Garda. Paolo Forelli del locale Speckstube di Malcesine (Verona) e Simone Gottardello, chef del ristorante Evo di Bardolino (Verona), racconteranno invece la loro esperienza nell’utilizzo dell’olio Garda Dop nella ristorazione. Modererà la conferenza Luigi Caricato, oleologo e direttore della rivista OlioOfficina.

WardaGarda è la manifestazione dedicata all’olio Garda Dop e promossa dal Consorzio Olio Garda Dop con il contributo della Regione Veneto e della Pro Loco di Cavaion Veronese. Oltre alla conferenza, durante la manifestazione ci saranno anche un mercatino enogastronomico dove poter acquistare e conoscere i prodotti Dop e Igp del territorio regionale, una mostra fotografica, degustazioni e cucina del territorio a cura della Pro Loco e musica dal vivo. L’obiettivo è la valorizzazione dell’olio gardesano e dei prodotti veneti certificati, oltre che la promozione del turismo responsabile sul lago di Garda e nel suo entroterra, dove gli uliveti sono parte fondamentale del paesaggio. Il festival prende il nome da Warda, termine longobardo da cui deriva il toponimo Garda. Deve la sua origine alle fortificazioni di avvistamento con funzioni difensive sulle colline che circondano il lago, gli stessi rilievi su cui da secoli si coltiva l’olivo.

Per altre informazioni: https://wardagarda.it/

50 TOP PIZZA 2019: I MASANIELLI DI FRANCESCO MARTUCCI E PEPE IN GRANI DI FRANCO PEPE SONO LE MIGLIORI PIZZERIE D’ITALIA E DEL MONDO

Inedito ex aequo al vertice di 50 Top Pizza, la prima e più importante guida on-line di settore giunta alla sua terza edizione. Le migliori pizzerie d’Italia e del mondo del 2019 sono due: I Masanielli di Francesco Martucci (Caserta) e Pepe in Grani di Franco Pepe (Caiazzo, Caserta). Una prima volta da numero uno per Martucci, la terza, consecutiva, per Pepe. In terza piazza 50 Kalò di Ciro Salvo (Napoli). Il pizzaiolo partenopeo fa inoltre incetta di riconoscimenti internazionali grazie alla sua sede londinese: 50 Kalò di Ciro Salvo Pizzeria London, dopo il primo posto in 50 Top Europe, si aggiudica infatti anche il Premio Città di Napoli Migliore Pizzeria Napoletana fuori dall’Italia.

 

L’annuncio è giunto al termine della cerimonia di premiazione svoltasi martedì 23 luglio nello storico e suggestivo Teatro Mercadante di Napoli, gremito come non mai dai protagonisti del movimento pizza d’Italia e del resto del globo. Una serata emozionante, atto conclusivo della lunga cavalcata 2018/19 di 50 Top Pizza che con i suoi ispettori ha passato in rassegna mille insegne in tutta Italia, giudicando il progetto pizzerie in toto, dalla qualità della proposta cibo all’insieme dei servizi offerti al cliente.

 

A essere rappresentate in classifica sono ben 14 regioni da Nord a Sud dello Stivale, per un quadro complessivo che sottolinea la crescita qualitativa media nell’intero Paese. Naturale il dominio della Campania nella top 50, con ben 18 insegne presenti. Oltre a Napoli, madrepatria della pizza, la provincia di Caserta si conferma l’eldorado del disco di pasta più amato dagli italiani.Lusinghiera la performance del Lazio (con 7 pizzerie) e della Lombardia (6), con Roma e Milano a farla da padrone. Seguono il Veneto (4), ormai altra scuola conclamata, l’Emilia Romagna (3), il Piemonte, la Toscana e la Sicilia (tutte a quota 2). Con un locale infine Liguria, Marche, Abruzzo, Basilicata, Puglia e Sardegna.

 

Equa distribuzione geografica anche per gli ambitissimi premi speciali. Il Premio Olitalia Pizzaiolo dell’anno 2019 è andatoa Pier Daniele Seu di Seu Pizza Illuminati (Roma), il quale, con la pizza Crucifere, crema di senape e nocciole, si aggiudica anche il Premio Pizza Vegana dell’anno. Il Premio San Pellegrino& Acqua Panna Giovane Pizzaiolo dell’anno 2019 va a Lorenzo Sirabella di Dry Milano, mentre la Pizzeria Da Lioniello, di Succivo (Caserta), vince il Premio Solania Pizzeria Novità dell’anno 2019. Il Premio D’amico Pizza dell’anno 2019 è per la Cosacca di Francesco&Salvatore Salvo (Napoli).

Di seguito tutti gli altri premi speciali assegnati.

Premio Olitalia Migliore Proposta dei Fritti 2019: Sbanco (Roma);

Premio Consorzio Tutela Prosecco Doc Miglior Servizio di Sala 2019: Pizzaria La Notizia 94 (Napoli);

Premio Birrificio Valsugana Migliore Carta delle Birre 2019: ‘O Scugnizzo (Arezzo);

Premio Consorzio Tutela Prosecco Doc Migliore Carta Dei Vini 2019: Berberè (Castel Maggiore, Bologna);

Premio Solania Migliore Carta degli Oli Extra Vergine d’Oliva 2019: ‘O Fiore Mio (Faenza, Ravenna);

Premio D’Amico Migliore Proposta Gluten Free 2019: Sara Palmieri – 10 Diego Vitagliano Pizzeria (Napoli);

Premio Pastificio Di Martino Frittatina di Pasta dell’anno 2019: Carlo Sammarco Pizzeria 2.0 (Frattamaggiore, Napoli);

Premio Birrificio Valsugana Miglior Asporto 2019: Saporè (San Martino Buon Albergo, Verona);

Premio Mandara Identità Territoriale 2019: Pupillo Pura Pizza (Priverno, Latina);

Premio San Pellegrino& Acqua Panna Innovazione e Sostenibilità Ambientale 2019: Pizzeria Da Ezio (Alano di Piave, Belluno);

Premio Scugnizzonapoletano Performance dell’anno 2019: Cocciuto (Milano);

Premio Kimbo Modello d’Ispirazione 2019: Gino Sorbillo di Gino Sorbillo ai Tribunali (Napoli);

Premio Pastificio Di Martino Valorizzazione del Made in Italy2019: Eataly;

Premio Benemerito della Pizza 2019: Massimo Di Porzio, Raffaele Biglietto, Sergio Miccù;

Targa al Merito per l’Associazionismo 2019: Gruppo Piccola Napoli;

Premio Speciale Valorizzazione della Pizza Napoletana Tradizionale nel Mondo 2019: Associazione Mani d’Oro per il trofeo Pulcinella;

Premio Satira 2019: Vincenzo Pagano

 

«Siamo davvero orgogliosi e felici – sottolineano i tre curatori del progetto editoriale, Barbara Guerra, Luciano Pignataro e Albert Sapere che la cerimonia di premiazione di 50 Top Pizza sia diventata in soli tre anni uno dei momenti più attesi dall’intero movimento. Un evento seguito con passione tanto dagli addetti ai lavori quanto dal pubblico di consumatori».

 

Riflettori puntati anche sui riconoscimenti internazionali, con i migliori pizzaioli del “resto del mondo” presenti per ritirare i premi ai locali dei cinque continenti. Di seguito l’elenco di tutti i vincitori.

Premio Solania Migliore Pizzeria in Africa 2019: Massimo’s (Città del Capo, Sudafrica);

Premio Birrificio Valsugana Migliore Pizzeria in Sud America 2019: San Paolo (Buenos Aires, Argentina);

Premio D’amico Migliore Pizzeria in Brasile 2019: Bráz Quintal (San Paolo);

Premio Consorzio Tutela Prosecco Doc Migliore Pizzeria in Oceania 2019: 400 Gradi (Brunswick, Australia);

Premio San Pellegrino&Acqua Panna Migliore Pizzeria in Asia 2019: Kytaly (Hong Kong)

Premio Olitalia Migliore Pizzeria in Giappone 2019: Pizza Studio Tamaky (Tokyo)

50 Top Europe 2019 Premio Fior d’Agerola: 50 Kalò di Ciro Salvo Pizzeria London (Londra, Inghilterra);

50 Top North America 2019 Premio Pastificio Di Martino: Razza Pizza Artigianale (Jersey City, Stati Uniti);

Premio Città di Napoli Migliore Pizzeria Napoletana fuori dall’Italia 2019: 50 Kalò di Ciro Salvo Pizzeria London (Londra, Inghilterra);

 

LTD-ED, LIMITED EDITION: GOPPION CREA LA NUOVA LINEA DI CAFFÈ MONORIGINE

Arrivano da Brasile, Etiopia e Guatemala i nuovi caffè monorigine Ltd Ed – Limited Edition creati da Goppion, storica torrefazione alle porte di Treviso. I tre nuovi Arabica, in edizione limitata, saranno affiancati a rotazione dai monorigine provenienti dal El Salvador, Perù e Colombia.
Tutti i caffè Ltd Ed sono Specialty, ovvero dei caffè di altissima qualità certificati da Caffè Speciali Certificati, consorzio che promuove la cultura del caffè di qualità e che garantisce l’intero processo produttivo, dalla piantagione alla confezione. La tostatura è leggermente più chiara rispetto a quella dei chicchi utilizzati per l’espresso tradizionale, ma lo stile rimane tutto italiano.
«Il caffè delle nostre Ltd Ed – spiega Paola Goppion, responsabile marketing e comunicazione di Goppion Caffè – proviene dalle migliori piantagioni del Centro America e del Sud America, oltre che dell’Africa. Ogni caffè monorigine ha caratteristiche uniche e racchiude in sé un mondo di sapori diversi. I produttori scelti sono proprietari delle piantagioni, garantiscono costanza qualitativa e continua ricerca. L’idea nasce dal confronto continuo con il mercato estero e con i nostri distributori, che da tempo ci segnalano una forte domanda di caffè Specialty. Non vogliamo però dimenticare il buon stile italiano di fare il caffè, che ha reso il nostro espresso famoso in tutto il mondo e che deve continuare a farsi riconoscere per la sua unicità: questi chicchi hanno tempi di tostatura più brevi rispetto ai tradizionali 15 minuti; riusciamo però lo stesso a far raggiungere al caffè la giusta pienezza e maturità e la ricchezza aromatica tipica dell’espresso italiano”.

L’idea della nuova composizione grafica e del nome per l’edizione speciale è di Fabio Fedrigo, arricchita dalle illustrazioni realizzate da Mimicocodesign. I caffè Llt Ed sono disponibili, in grani, a partire da settembre nelle caffetterie Goppion e affiliate, dove saranno presentate al pubblico.

CALDO: COLDIRETTI, BOOM GELATO A SETTEMBRE IN ESTATE NERA NELLE AGRIGELATERIE VENETE TRIONFO DEI GUSTI A KMZERO SAMBUCO, MIELE E FICO

Carolina da Rold

 

Impennata dei consumi di gelato con il caldo anomalo di settembre per difendersi dall’afa e godersi gli ultimi scampoli dell’estate. È quanto rileva Coldiretti stimando un aumento del 10 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il ritorno ai gusti a chilometro zero – commenta l’associazione di categoria – sollecita la scelta di coni e coppette nelle agrigelaterie di campagna dove gli effetti delle alte temperature che in molte città hanno superato i 30 gradi si fanno meno sentire.  Con i cambiamenti climatici mutano anche i comportamenti di acquisto  – commenta Coldiretti – ma grazie alla presenza in Italia di ben 39 mila gelaterie sparse lungo tutta la penisola con un fatturato annuale di 2,8 miliardi di euro le possibilità di concedersi un momento di refrigerio sono svariate.

I consumi di gelato degli italiani hanno superato i 6 chili a testa all’anno secondo stime della Coldiretti e ad essere preferito è di gran lunga il gelato artigianale nei gusti storici anche se cresce la tendenza nelle diverse gelaterie ad offrire “specialità della casa” che incontrano le attese dei diverse target di consumatori, tradizionale, esterofilo, naturalista, dietetico o vegano.

Da segnalare le esperienze venete come l’agrigelateria Manzati di Sona e Corte Vittoria a Custoza entrambi nel veronese. Con la produzione di latte quotidiana nel banco del laboratorio vengono serviti anche yogurt e tra i gusti preferiti impazzano quelli di stagione: fico, miele e a breve marrone e castagna. Tripudio delle tipicità bellunesi nella “La Sorbettiera” di Carolina Da Rold di Belluno che dall’azienda agricola di Tisoi porta in centro storico sapori della tradizione: Kodinzon, mais sponcio, orzo e la noce feltrina. Sempre molto apprezzati i classici a base di frutta anche dissetanti in molti casi oltre che nutrienti.

Nell’estate 2020 a pesare soprattutto nelle grandi città è stata la mancanza degli oltre 16 milioni di cittadini stranieri in Italia per motivi di vacanza durante i mesi di luglio, agosto e settembre, con le presenze che quest’anno sono praticamente azzerate dalle preoccupazioni e dai vincoli resi necessari per affrontate l’emergenza covid, secondo l’analisi Coldiretti su dati Bankitalia.

La situazione è preoccupante considerato che nelle e gelaterie presenti in Italia sono occupati 74 mila lavoratori e vengono utilizzati ben 220 milioni di litri di latte, 64 milioni di chili di zuccheri, 21 milioni di chili di frutta fresca e 29 milioni di chili di altri prodotti durante l’anno con un evidente impatto sulle imprese fornitrici impegnate a garantire ingredienti di qualità.

L’Italia ha perso il primato europeo della produzione di gelato e si colloca al secondo posto nella classifica dietro alla Germania che è con testa con 635 milioni di litri pari al 21 per cento del totale Unione Europea, mentre la produzione tricolore è di 554 milioni di litri secondo elaborazioni Coldiretti sui dati Istat.

MARTEDÌ 29 SETTEMBRE, LA “PASSEGGIATA NEL BOSCO” DI BOSCO DEL MERLO

Turranio Bosco del Merlo

Bosco del Merlo inaugura l’autunno, con un’esclusiva cena aperta al pubblico nella cornice della Villa di Casa Paladin di via Postumia 12 ad Annone Veneto (Venezia), martedì 29 settembre dalle 20.15. Sarà lo chef Stellato Graziano Prest, patron del Ristorante Tivoli di Cortina d’Ampezzo (Belluno) a firmare l’inedito menu degustazione, fatto di piatti sapientemente elaborati e proposti in abbinamento a pregiate riserve dal caveau di Bosco del Merlo. Un romantico incontro tra i sapori di Cortina, regina delle Dolomiti e rinnomata località turistica invernale e l’unicità enologica dei vini Bosco del Merlo, frutto di un territorio vocato e ricco di storia.

“Passeggiata nel Bosco” sarà il fil rouge della serata: un viaggio gustativo nella magia dei sapori autunnali, dove protagonisti saranno i deliziosi frutti che questa stagione ci regala. Il menu, che segue il calice di benvenuto a scelta tra il Prosecco Doc Brut e il Rosé Spumante Brut della casa, prevede come antipasto Filetto di salmerino con riduzione dedicata e timo (in abbinamento con Sauvignon Blanc “Turranio” Bosco del Merlo annata 2019). Si proseguirà con il Riso alle erbe di montagna con salsa di foie gras e finferli (come vino il Sauvignon Blanc “Turranio” Bosco del Merlo annata 2010). E poi ancora Tartare e Tataki di cervo, Puccia di Cortina, crumble di porcini secchi, erbe selvatiche e chips croccanti (in abbinamento con Refosco dal Peduncolo Rosso “Roggio dei Roveri” annata 2016) e il Filetto di capriolo alla Wellington con speck e porcini (con Rosso Riserva “Vineargenti” annata 2007). Chiusura con lo Strudel di mele stratificato in vetro (in abbinamento con Verduzzo Passito “Soandre” annata 2004).

Costo della cena 100 euro a persona (comprensivi di acqua, vino e caffè).

Si prega di comunicare per tempo eventuali allergie o intolleranze. Per info e prenotazioni: vinoteca@paladin.it (telefono 0422-768167).

CASTAGNER DISTILLA OTTIMISMO ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

Alberto Barbera e Roberto Castagner

Alla 77esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, la Distilleria Castagner di Vazzola (Treviso) ha voluto portare il suo appoggio e l’ottimismo che contraddistinguono da sempre l’amministratore delegato Roberto Castagner e la sua squadra.

Lo scorso 4 settembre, infatti, Roberto Castagner dell’omonima distilleria e i suoi ospiti hanno partecipato alla manifestazione assistendo alla proiezione del film “Padrenostro” diretto da Claudio Noce e interpretato da Pierfrancesco Favino, concludendo la serata con una cena di gala nella bellissima location di Terrazza Biennale.

Un momento di festa divenuto occasione, per il Mastro Distillatore trevigiano, di fare alcune riflessioni sulla situazione odierna e sul futuro del sistema produttivo nazionale. «Difficile pensare a una ripartenza dell’economia italiana senza il mercato estero – ha dichiarato Roberto Castagner – Il nostro ottimismo è rivolto agli operatori stranieri nella speranza di una ripresa dell’export, che oggi è fermo per il 50 per cento. Dobbiamo dimostrare che l’Italia è viva e pronta a ricominciare. In tal senso, la Mostra del Cinema è il miglior palcoscenico per le nostre eccellenze e un grande segnale di forza del Made in Italy».

Un inno all’ottimismo apprezzato anche dal direttore della Mostra Alberto Barbera che ha fortemente voluto l’edizione 2020 per dare un segnale concreto di ripartenza, anche attraverso i sapori italiani.

La cena di gala è stata infatti curata dal rinomato chef Tino Vettorello che da anni delizia con i suoi piatti i prestigiosi ospiti internazionali del Lido; al termine della cena, una selezione di distillati Castagner ha concluso in grande stile una perfetta serata di fine estate.

E l’atmosfera di festa è proseguita anche la sera seguente, con la riapertura dell’Harry’s Bar di Venezia, dove il patron Arrigo Cipriani ha accolto alcuni dei più importanti clienti nazionali e internazionali della Distilleria Castagner.

PIAZZOLA SUL BRENTA (PADOVA), IL 26 E 27 SETTEMBRE RITORNA CASEUS VENETI

Arte casearia, qualità della materia prima, formaggi conosciuti in tutto il mondo e piccolissime produzioni locali, questi gli ingredienti della nuova edizione di Caseus Veneti che si terrà nel parco di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta, sabato 26 e domenica 27 settembre dalle 10 alle 19. Un evento confermato in tutta sicurezza che godrà dell’ampio parco della Villa e, attraverso un percorso a senso unico, guiderà i visitatori in un susseguirsi di attività. A promuovere la 16esima edizione i Consorzi di Tutela dei formaggi Dop del Veneto: Grana Padano, Asiago, Casatella Trevigiana, Montasio, Monte Veronese, Piave, Provolone Valpadana e Mozzarella Stg. Una festa dell’arte casearia che spezzerà cuori e palati dei più golosi con il mercato dei formaggi, la mostra dei prodotti tipici e poi le degustazioni guidate di formaggi Dop, pizze, e cookingshow che, attraverso le mani di 7 chef, daranno valore alle 8 denominazioni protagoniste dell’appuntamento.

Un concorso che prevede 38 categorie, tra formaggi Dop, formaggi tipici, caprini, freschi, freschissimi, affinati che verranno premiati nella mattinata di sabato 26 settembre prima del taglio del nastro. Obiettivo dell’evento valorizzare un vero e proprio patrimonio e informare il consumatore per una scelta consapevole sulle qualità e caratteristiche dei formaggi Dop e delle grandi produzioni tipiche locali.

Confermato inoltre, all’interno dell’evento, il Concorso nazionale dei formaggi di fattoria che abbraccia le piccole produzioni dell’intera penisola. Novità dell’edizione 2020 il gemellaggio con il Friuli Venezia Giulia dal titolo “Una Dop…Due Regioni”  iniziativa sviluppata in collaborazione con l’Ersa, Agenzia per lo sviluppo rurale in apposita tensostruttura dove si potranno degustare, su prenotazione, abbinamenti di prodotti veneti e friulani.

Riconfermato anche per l’edizione 2020 destinazione del ricavato Forme di solidarietà a Life Inside, Città della Speranza e fondazione Lucia Guderzo. Una cena benefica a favore della Fondazione Città della Speranza anticiperà l’evento giovedì 24 settembre presso l’agriturismo La Penisola a Campo San Martino Padova.

Massimo rispetto delle norme anticovid-19 con ingresso regolato e consentito solo con mascherina indossata, da tenere per tutto il percorso, nonché rilevazione della temperatura. Per agevolare la massima fluidità dei visitatori l’organizzazione ha pensato ad un percorso obbligatorio a senso unico che, a differenza degli altri anni, interesserà anche la parte alberata del parco raddoppiando la superficie di spazio a disposizione dei visitatori che saranno accompagnati lungo tutto il patrimonio culturale di Villa Contarini recentemente restaurato.

Un evento ad ingresso gratuito adatto a tutti: amanti del buon cibo, famiglie, critici e curiosi. Tutte le attività sono ad ingresso gratuite, necessarie le prenotazioni sul sito http://www.caseusveneti.it.

COVID: COLDIRETTI, SCATTA CORSA A PORCINI, È BOOM NEI BOSCHI VENETI

Scatta la corsa a porcini, finferli, trombette, chiodini nei boschi italiani con le piogge delle ultime settimane che hanno creato le condizioni favorevoli alla crescita dei funghi, soprattutto al Nord e nelle zone appenniniche mentre al Sud si dovrà ancora attendere.

In Veneto si annuncia una stagione più che favorevole – sottolinea  Coldiretti – per tutte le specie che si trovano nei boschi galletti, porcini, mazza di tamburo, finferli. Nel Bellunese, buona la raccolta in Cadore, nell’Agordino, nella Val Zoldana e nelle zone colpite dalla tempesta Vaia, quindi pure nel Vicentino sull’Altopiano, dove continua la proliferazione dopo lo stop dovuto allo schianto di alberi.

E’ quanto emerge dal monitoraggio di Coldiretti sull’inizio delle attività di raccolta lungo la Penisola che registra un vero boom spinta dal ritorno del bel tempo ma anche dalla voglia di trascorrere tempo libero all’aria aperta passeggiando tra i boschi senza stress da distanziamento sociale per l’emergenza covid. Un’opportunità anche per gli 8,8 milioni gli italiani che hanno scelto di trascorrere almeno parte delle vacanze a settembre, secondo l’indagine Coldiretti-Ixe’, mese ideale proprio per il turismo ambientale e le passeggiate in montagna, nei parchi e nelle campagne rispetto alle mete tradizionali.

È necessario tuttavia evitare le improvvisazioni e seguire alcune importanti regole che – precisa la Coldiretti – vanno dal rispetto di norme e vincoli specifici presenti nei diversi territori, alla raccolta solo di funghi di cui si sia sicuri e non fidarsi assolutamente dei detti e dei luoghi comuni, ma anche rivolgersi sempre, in caso di incertezza, per controlli ai Comuni o alle Unioni micologiche e utilizzare cestini di vimini ed evitare le buste di plastica.

La nascita di porcini, chiodini, finferli e altre varietà – sottolinea la Coldiretti – per essere rigogliosa richiede come condizioni ottimali terreni umidi senza piogge torrenziali, una buona dose di sole e 18-20 gradi di temperatura all’interno del bosco. Una risorsa importante per un paese come l’Italia che puo’ contare su circa 11,4 milioni di ettari di bosco che copre il 40 per cento della superficie del Paese, segnati spesso purtroppo – precisa la Coldiretti – dall’abbandono, incuria e dall’azione criminale dei piromani. L’attività di ricerca – continua la Coldiretti – non ha solo una natura hobbistica che coinvolge moltissimi vacanzieri e svolge anche una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta un’importante integrazione di reddito per migliaia di “professionisti” impegnati a rifornire negozi e ristoranti di prodotti tipici locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici.

Per i meno avventurosi il consiglio è comunque quello di recarsi nei mercati di Campagna Amica dove molto spesso è possibile acquistare anche funghi coltivati. In questo caso la Coldiretti invita a verificare l’indicazione il luogo di raccolta o coltivazione, dell’origine in etichetta o su appositi cartellini che deve essere riportato obbligatoriamente. Le indicazioni obbligatorie devono essere presenti sui documenti che accompagnano il prodotto in tutte le fasi della commercializzazione e che l’indicazione del Paese di origine è sempre obbligatoria per tutti i prodotti ortofrutticoli freschi, compresi tartufi e funghi spontanei. Una garanzia – continua la Coldiretti – per sapere se i pregiati frutti del bosco sono stati raccolti nella Penisola o se sono arrivati in Italia da Paesi lontani con minore freschezza e garanzie di qualità e sicurezza alimentare. I funghi sono ricchi di proteine e fibre, poco calorici, poveri di sodio e ricchi di potassio e in Italia durante l’anno – conclude Coldiretti – se ne consumano in media circa un chilo a testa.

A LE MANZANE LA PRIMA VENDEMMIA ANTI-COVID

Il Covid-19 non ferma la solidarietà. Si è conclusa, ieri sera, alla cantina Le Manzane di San Pietro di Feletto (Treviso) la nona edizione della vendemmia solidale dedicata quest’anno soltanto agli addetti ai lavori: sponsor e partner, volontari, autorità e stampa. Tra gli ospiti d’onore Sammy Basso e l’atleta paralimpica Giusy Versace. Presenti a sorpresa anche alcuni giocatori della Benetton Rugby Treviso. In rappresentanza del Comune di San Pietro di Feletto è intervenuto l’assessore Giorgio Comuzzi. Il ricavato sarà devoluto ai reparti Covid-19 dell’Ulss 2 Marca Trevigiana. La cantina Le Manzane ha, infatti, deciso di aderire alla raccolta fondi a sostegno delle iniziative di sanità pubblica per far fronte all’emergenza coronavirus avviata dall’Associazione “Per Mio Figlio” Onlus.

«La solidarietà non si ferma – ha detto Ernesto Balbinot, il titolare della cantina Le Manzane – anche se in forma ridotta abbiamo deciso comunque di raccogliere i grappoli solidali per dare un segnale forte che la ripresa c’è e ci sarà». Per rispettare le norme sul distanziamento sociale quest’anno la tradizionale festa dell’uva non era aperta al pubblico. «Tra oggi e domani – ha continuato Balbinot – i nostri ragazzi termineranno la raccolta dei grappoli di Glera nel vigneto adiacente alla cantina. L’uva sarà poi vinificata a parte e a Natale saranno disponibili tra le 9 mila e le 9.500 bottiglie di prosecco solidale, un Conegliano Valdobbiadene Docg che si potrà acquistare nelle enoteche, nei negozi specializzati, nel nostro Wine Shop “PaperCigno” e su ordinazione».

«Abbiamo visto che questo Covid-19 ha messo in ginocchio tutti – ha detto Sammy Basso -. Gli unici posti in cui siamo riusciti a vincere il virus in maniere efficace è stato dove le persone si aiutavano fra di loro e dove ognuno rispettava le regole. Ai negazionisti vorrei dire di fidarsi un po’ di più della scienza. Il Covid-19 esiste, fa male, ci sono persone che sono finite in terapia intensiva e spesso ci hanno lasciato la vita».

Durante la serata Giusy Versace, atleta paralimpica e presidente della onlus Disabili No Limits, ha presentato i beneficiari della vendemmia solidale 2017, gli atleti della squadra di rugby in carrozzina del Vicenza: H81 4 Cats. «Due le carrozzine acquistate con il ricavato della raccolta fondi di 3 anni fa – ha spiegato Angelo Fontana, il capitano della squadra di wheelchair rugby – una da attacco e una da difesa. Sono delle sedie a rotelle speciali: il rugby è placcaggio e per evitare che l’atleta subisca il colpo, le carrozzine devono essere ben rinforzate». La star del rugby, Tiziano Pasquali della Benetton Treviso, ha poi donato ai 4 Cats un pallone firmato dalla squadra.

Dopo la vendemmia, la festa è continuata con l’aperitivo a base di Prosecco Superiore Docg accompagnato da uno sfizioso cicchetto offerto da Alberto e Marco Stocco di Ca’ del Poggio, la cena preparata dallo chef Tiziano Poloni e il tiramisù di Andrea Ciccolella, campione 2017 della Tiramisù World Cup.

«Ringraziamo l’azienda Le Manzane per questo importante gesto di solidarietà – ha dichiarato Francesco Benazzi, direttore generale Ulss 2 -. La vicinanza del territorio, nelle sue varie espressioni, è stata e continua ad essere, per i nostri operatori, estremamente importante. Devo dire, e di questo siamo grati a tutti, che davvero abbiamo sentito, durante questa impegnativa pandemia, il sostegno, forte e costante, di tutte le varie realtà».