VENEZIA, SABATO 1 MAGGIO RIAPRE GRANCAFFÈ QUADRI

Dopo oltre sei mesi di chiusura, la terrazza del Quadri riapre sabato 1 maggio con una proposta gastronomica completamente rinnovata dai fratelli Alajmo, insieme agli chef Silvio Giavedoni e Annamaria Radicci.

Ispirata ai bacari e alla tradizione veneziana dei cicchetti, la carta consentirà agli ospiti di gustare un’offerta varia che comprende: botoli e moeche fritti, arancino di verdure, garusoli alle erbe, blinis di baccalà mantecato anguilla e caviale, tartare di dentice, oppure scampi crudi con panzanella di pomodoro. Ci saranno anche i cicchetti dolci come il sorbetto di fragole con granita di sambuco o la tazza di cioccolato nocciola e caffè.

Oltre alla carta, cambia la politica dei prezzi, completamente rivisitati: i cicchetti variano dai 3,50 ai 10 euro per il blinis con il caviale. L’offerta dei vini diventa più ricca, più fruibile. Rinfrescata anche la carta dei cocktails da Lucas Kelm, bar manager del Gruppo Alajmo. 

Quando riaprirà il Quadrino, lo stesso bistrot continuerà il servizio a cicchetti integrandolo con un’offerta di piatti del giorno che oggi, in periodo di emergenza, viene vietati in piazza.

Perché questa scelta? «Di necessità virtù – racconta Raffaele Alajmo – perché non c’è stata nessuna considerazione per il nostro settore, nessun aiuto, ma anche nessuna voglia di morire. Abbiamo analizzato il Quadri e la nostra offerta in tutte le sue sfaccettature e ne abbiamo ridisegnata una nuova post pandemica, il “bacaro in piazza” è il primo atto. Altissima qualità di cucina italiana e veneziana in varie espressioni. Ricominciamo dai cicchetti». Al momento la terrazza del Quadri sarà aperta solo i weekend ma si spera di aprire presto anche durante la settimana. «Il tutto è partito dall’impossibilità di fare ristorazione in Piazza San Marco – aggiunge Massiliano Alajmo – per una regolamentazione comunale che non ha consentito nessuna deroga. Abbiamo sostituito i panini, i club sandwich e altre proposte salate con una linea elegante e golosa in forma di piccoli cicchetti che permette di pranzare e cenare in modo molto più informale, più giovane, più rilassato, ma sempre nel rispetto delle regole».

Questi gli orari: aperto sabato 1 maggio e domenica 2 maggio dalle 9 alle 22, da venerdì 7 maggio, tutti i venerdì, sabato e domenica dalle 9 alle 22.

IL MONTE VERONESE DOP PROTAGONISTA DE “LA CRU DI GIULIETTA E ROMEO”

Il formaggio Monte Veronese e la città di Verona sono i protagonisti della nuova creazione culinaria per Bonverre, che sarà presentata in diretta streaming lunedì 17 maggio nel “Siediti, ti racconto una storia Tour”. La ricetta proposta dallo chef Giacomo Sacchetto, del Ristorante La Cru, una stella Michelin, a Romagnano (Verona), è intitolata infatti “La Cru di Giulietta e Romeo”. Un riferimento alla storia d’amore più famosa al mondo, ambientata a Verona, poiché i protagonisti della sua creazione sono gli amati prodotti tipici di questa terra: pancia di maiale, formaggio Monte Veronese Dop e vino rosso delle colline circostanti. Si tratta della ventesima creazione di Bonverre, azienda che è riuscita a racchiudere in un vaso la raffinata arte della ristorazione italiana.

L’appuntamento con la diretta è lunedì 17 maggio alle 18.30 per la presentazione in anteprima di “La Cru di Giulietta e Romeo” attraverso un evento digitale e live tasting aperto a tutti: giornalisti, chef, rivenditori e appassionati. A raccontare le tipicità e le tradizioni del territorio veronese saranno direttamente i protagonisti del progetto: lo chef Giacomo Sacchetto, il team di Bonverre, Paola Giagulli direttore del Consorzio Monte Veronese Dop, Angelo Peretti direttore del Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino e Alessandro Anderloni autore e regista teatrale, direttore del Film Festival della Lessinia. A moderare l’evento Margo Schachter, giornalista e food influencer. Una storia da ascoltare, ma soprattutto da degustare. I partecipanti potranno, previa registrazione sul sito http://www.bonverre.com – da effettuarsi entro il 5 maggio – acquistare e ricevere a domicilio un kit per la degustazione per 2 persone, che comprende: il nuovo piatto Bonverre “La Cru di Giulietta e Romeo”, firmato dallo chef Giacomo Sacchetto, tre differenti stagionature di Monte Veronese Dop, una bottiglia di vino Montebaldo Bardolino Morlongo di Vigneti Villabella.

Per partecipare all’evento, basterà collegarsi alle 18.30 del 17 maggio al link della diretta YouTube che sarà comunicato su tutti i social media di Bonverre.

La ricetta sotto vetro sarà poi disponibile da fine maggio online sul sito di Bonverre, su http://www.atmosferaitaliana.it e nei rivenditori selezionati in tutta Italia e in Europa. «Il progetto con Bonverre – commenta Alfonso Albi, presidente del Consorzio Monte Veronese Dop – fa parte di una serie di iniziative del Consorzio volte a ampliare la conoscenza della versatilità dei nostri formaggi, che sono ottimi degustati da soli, ma che sanno essere eccezionali ingredienti in cucina. Siamo orgogliosi che anche chef di alto livello utilizzino il Monte Veronese nelle loro creazioni, diventando portavoce autorevoli delle qualità dei nostri prodotti».

Il Monte Veronese è un formaggio a denominazione di origine protetta tipico del Veneto. La zona di provenienza del latte, della sua trasformazione e della stagionatura del formaggio è situata nella parte settentrionale della provincia di Verona. Si tratta di un’area prevalentemente montana, ricca di fertili pascoli, che vanta un’antica tradizione di allevamento del bestiame, di alpeggio e di produzione di latte e formaggio. In questo territorio, che corrisponde grosso modo alla Lessinia, al monte Baldo e alla fascia collinare prealpina veronese, è prodotto esclusivamente con latte di vacca, in due tipologie diverse: Monte Veronese “latte intero” e Monte Veronese “d’allevo”, che si distinguono per diverse e specifiche modalità di lavorazione e quindi per il loro aspetto e sapore. «Il Monte Veronese Dop dei Monti Lessini – spiega lo chef Giacomo Sacchetto – è un formaggio molto presente nella nostra cucina. Con una componente sapida e in certe stagionature anche piccante, lo utilizziamo per diverse preparazioni. Nella ricetta Bonverre è presente il Monte Veronese Dop di 24 mesi, per dare una nota leggermente piccante e un po’ più sapida alla nostra ricetta».

IL 26 APRILE HANGAR78 SILIKOMART A MELLAREDO DI PIANIGA (VENEZIA) OSPITERÀ LA SELEZIONE DI PANETTONE WORLD CHAMPIONSHIP

Hangar78 Silikomart è la scuola dove si formano le nuove menti creative e si allenano i pasticceri del futuro. Il regno per la formazione di quanti puntano all’eccellenza nel settore del food e della pasticceria, a Mellaredo di Pianiga (Venezia), ospiterà lunedì 26 aprile la quarta tappa italiana di Panettone World Championship, il campionato dedicato al lievitato simbolo del Natale ideato e organizzato dall’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano. Sono 19 i panettoni che saranno degustati dalla giuria formata dai pastry chef Alvaro Bido, consulente per Silikomart e per la linea di pasticceria premium del marchio La Donatella di Forno d’Asolo, e Luca Bernardini, ambassador per Silikomart e docente di pasticceria nella Scuola di Alta Formazione Creativa di Hangar78; i giudici saranno affiancati dai mestri dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano Maurizio Bonanomi, presidente della Commissione esaminatrice, Mario Bacilieri e Anna Sartori.

La scuola è stata scelta per la capacità di coniugare tradizione e innovazione, rispettando la storia e la materia prima dei prodotti; ma anche per saper diffondere le diverse filosofie e culture del gusto. «Crediamo – ha spiegato Valentina Bartolozzi, direttrice della Scuola Hangar78 – che il legame fra tradizione e innovazione sia rappresentato nella capacità di declinare i grandi classici della pasticceria secondo sapori originali, forme innovative e ingredienti che tengano conto del crescente numero d’intolleranze. Considerando, poi, chi ospitiamo tanti professionisti provenienti da tutto il mondo, crediamo in uno degli obiettivi fondamentali dei nostri percorsi: diffondere le diverse filosofie e culture del gusto, non solo per padroneggiare al meglio la nostra, ma anche per trovare la creatività necessaria alla creazione di nuove ricette».

La forma è il biglietto da visita del pasticcere, uno strumento fondamentale per raccontarne lo stile e ricordarne l’identità. «Nei nostri percorsi – continua la direttrice – insistiamo affinché gli studenti siano in grado di strutturare un dolce e possano così mettervi il loro tocco personale». La scuola è caratterizzata da un’offerta formativa principalmente basata su due percorsi di alta formazione a tema pasticceria e ristorazione. Il fiore all’occhiello di Hangar78 è il Master of Pastry Innovation, un percorso intensivo di tre mesi strutturato su Masterclass della durata di due settimane ciascuna. Ogni Masterclass è composta a sua volta da diversi workshop, corsi brevi di massimo cinque giorni, e si sviluppa secondo tematiche diverse per permettere al futuro pasticcere di arricchire il proprio bagaglio di competenze teoriche e pratiche, ampliando visione ed esperienza con una specializzazione nel mondo della pasticceria innovativa. A seconda del livello di preparazione ed esigenze, ogni studente può scegliere se frequentare il Master completo, le singole Masterclass o i singoli workshop. Al termine del Master e delle Masterclass il corsista riceve un attestato di perfezionamento valido all’interno dell’Unione Europea.

«Abbiamo scelto Hangar78 per ospitare le selezioni – spiega il maestro Maurizio Bonanomi per uno dei capisaldi sui quali si fonda la formazione della scuola, rappresentato dalla capacità di guardare al futuro nel rispetto della tradizione. Prima di sperimentare e fare ricerca i nostri ragazzi devono capire e studiare il passato e le tradizioni».

Panettone World Championship in Italia

Il viaggio di Panettone World Championship verso HostMilano farà tappa in sei fra le migliori scuole di pasticceria e di cucina nazionali. Per le selezioni in Italia saranno scelti 30 panettoni che rappresenteranno l’Italia alla semifinale. Le prossime tappe di Panettone World Championship saranno il 3 maggio alla scuola iTalenti al Dulca Srl di Rimini (Emilia Romagna). La penultima tappa, prima della semifinale, si svolgerà il 10 maggio all’Icif, l’Italian Culinary Institute for Foreigners a Costigliole d’Asti (Asti). Panettone World Championship all’estero Sarà selezionato un panettone come rappresentante del Paese estero di provenienza. In totale saranno ammessi quattro rappresentanti dall’estero e 30 dall’Italia. Dopo la prima tappa per le selezioni all’estero ospitata l’Atelier Barcelona, i prossimi appuntamenti si svolgeranno a Singapore, al The Culinary Institute of America, il 12 maggio; in Brasile alla Escola de Gastronomia da Universidade de Caxias do Sul, il 17 maggio, e in Argentina alla Escuela de Pastelería Profesional il 19 maggio. La semifinale a Parma e la finale a Milano ad ottobre 2021

Saranno 34 i panettoni che concorreranno alla semifinale che si svolgerà venerdì 22 ottobre all’Alma – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana nel cuore della Food Valley. Di questi soltanto 20 andranno in finale che si svolgerà domenica 24 ottobre ad HostMilano 2021, la fiera mondiale dedicata al settore della ristorazione e dell’accoglienza.

FERROWINE OSPITA LA COMPAGNIA DEL CIOCCOLATO E IL PREMIO TAVOLETTE D’ORO 2021

Le Tavolette d’Oro, gli Oscar del cioccolato italiano di qualità, arrivano alla cerimonia finale nella splendida cornice dello Store Ferrowine a Castelfranco Veneto (Treviso). L’evento, con diretta sulla pagina Facebook ufficiale di Compagnia del Cioccolato, si terrà in presenza, rispettando tutti i rigidi protocolli prevista dalla normativa anti Covid-19, domenica 25 aprile 2021 alle 16.

Le Tavolette d’Oro rappresentano uno dei premi dedicati al cioccolato più prestigiosi in Italia e i giudizi degustativi sono assegnati secondo le schede di valutazione e i criteri ideati da Compagnia del Cioccolato. La speciale novità di quest’anno sarà l’intervento dei Sommelier Ferrowine che selezioneranno il corretto abbinamento Beverage per ogni cioccolato vincitore.

La Compagnia del Cioccolato è attiva da più di 25 anni e vanta più di 1000 associati con una composizione che va dagli amanti del “cibo degli dei” a degustatori professionali, giornalisti del settore, esperti a vario titolo del food e raffinati gourmet. La Compagnia, sempre attenta alle problematiche legate al cioccolato di qualità, con questi riconoscimenti vuole fornire una valutazione completa, a tutto tondo, dei cioccolati in vendita in Italia e un orientamento per i suoi soci e per tutti i consumatori. Proprio per questa ragione sono stati assaggiati più di novecento tra cioccolati in tavoletta e altri prodotti al cioccolato, (dragées, cremini, gianduiotti, creme spalmabili, canditi e frutte ricoperte, praline e così via).

I cioccolati che hanno superato gli 85 centesimi sono arrivati in finale e nella loro complessità rappresentano l’eccellenza del prodotto italiano. Oggi vengono presentati i finalisti di ogni categoria e nella Premiazione finale saranno assegnate le Tavolette d’Oro per l’anno 2021 e “I cioccolati d’eccellenza” ai cioccolati finalisti di ogni categoria. Quest’anno si raggiunge la 19ma edizione del Premio che vuole segnalare i migliori cioccolati nelle categorie: latte e latte ad alta percentuale di cacao, gianduia, fondente e origini, aromatizzati e speziati, praline, frutta ricoperta, spalmabili, cremini, cioccolati grezzi e le Tavolette speciali (cioccolatiere emergente, cioccolatiere internazionale, massa di cacao, Premi speciali).

Compagnia del Cioccolato, per la premiazione 2021 ha pensato di organizzare qualcosa di davvero speciale: l’iniziativa, come anticipato, si svolgerà in presenza nella suggestiva cornice dello store Ferrowine a Castelfranco Veneto rispettando tutti i protocolli sanitari anti Covid-19. In nome dello spirito di condivisione che ha sempre contraddistinto la Compagnia, sarà messa a disposizione anche una diretta Facebook dell’evento in modo da allargare la partecipazione il più possibile.

Una degustazione a distanza che però, quest’anno, diventa ancora più interessante grazie all’apporto dei sommelier di Ferrowine che abbineranno vini o spirit a ogni vincitore e si tinge di magia grazie alla collaborazione con Spaghetti&Mandolino, l’e-commerce del migliore tipico d’Italia. È proprio qui infatti che troverete in vendita, da lunedì 19 aprile, le speciali box composte da alcuni dei prodotti premiati durante l’appuntamento. Sette tesori che potranno essere vostri in modo semplice, comodo e veloce.

Una Festa della Liberazione particolare, un momento che speriamo essere il punto di svolta per un orizzonte in cui potremo tornare alla normalità che così tanto ci manca. Una normalità che per Compagnia del Cioccolato rappresenta la possibilità di tornare a fare didattica portando avanti la volontà di trasmettere tutta la conoscenza e l’amore per il cioccolato.

Ferrowine è il luogo in cui fare e diffondere la cultura del buon bere: un punto vendita di oltre 1000 metri quadrati disposto su tre piani che ospita una selezione di oltre 5000 articoli (1500 vini, 1500 spirits, 500 birre) e cibi selezionati di altissima qualità. Il negozio è stato pensato e realizzato con un’architettura moderna, ma ispirata alle antiche biblioteche: i prodotti sono custoditi gelosamente dalle nicchie in un ambiente con caratteristiche atmosferiche e di temperatura adatte. Oltre all’area dedicata alla vendita, ci sono un salotto interno e caveau, una scuola di bartending, una sala degustazione di vino e food, due sale conferenze e un ampio parcheggio. Un negozio che è già diventato un punto di riferimento nel Veneto e non solo. Aperto nel 2014, lo Store Ferrowine di Castelfranco Veneto è il risultato di un progetto durato quasi tre anni, che ha rappresentato un nuovo inizio per Ferro Distribuzione, azienda che opera nella distribuzione di bevande per il settore alberghiero, che si rivolge con un nuovo approccio alla cultura e al mondo del food & beverage. Oggi, l’azienda conta anche un secondo Experience Store a Jesolo Lido (Venezia), inaugurato nel 2019.

BORTOLOMIOL PORTA LA CERTIFICAZIONE AMBIENTALE EDP NEL VINO

Il 14 aprile 2021 l’ente di Stoccolma che presiede l’International Epd System ha pubblicato la prima Dichiarazione Ambientale di Prodotto (Environmental Product Declaration) nel settore vitivinicolo; ad ottenerla è lo Ius Naturae, Prosecco Superiore Docg Brut Millesimatoprodotto da uve dei filari del Parco della Filandetta, cuore biologico dell’azienda della famiglia Bortolomiol di Valdobbiadene (Treviso).

La certificazione di Ius Naturae è il risultato di un progetto iniziato nel 2018 da Bortolomiol in collaborazione con Indaco2, una società spin-off dell’Università di Siena, per l’Analisi del Ciclo di Vita (LcaLife Cycle Assessment) dei vini dell’azienda. Si tratta di un monitoraggio completo del processo produttivo, dalla gestione del vigneto fino allo smaltimento dei materiali di confezionamento, normato dagli standard ISO14040-44 e riconosciuto a livello internazionale.

È proprio facendo riferimento all’Analisi del Ciclo di Vita del prodotto che si predispone la Dichiarazione Ambientale di Prodotto, l’unica certificazione di sostenibilità ambientale attualmente valida a livello internazionale (ISO 14025).

«Trattandosi della prima Epd attualmente presente nel settore vitivinicolo, l’iter è stato impegnativo e articolato perché ha dovuto definire le regole che saranno adottate da tutte le cantine che, nel mondo, vorranno ottenere tale certificazione» affermano Riccardo Pulselli ed Elena Neri, responsabili del progetto e fondatori di Indaco2.

Le linee guida di riferimento (Pcr – Product Category Rules) per la certificazione, ancora assenti nel settore, sono quindi state redatte da Indaco2 in partnership con Bortolomiol SpA, Winecircus srl e Fattoria La Maliosa e sono state validate e pubblicate nel novembre 2020.

Tra gli indicatori calcolati ed esposti nella Epd, un’attenzione particolare è rivolta alla Carbon Footprint, ovvero la quantità di gas serra emessi direttamente e indirettamente in atmosfera nel corso dei processi della filiera produttiva. L’impronta carbonica per ogni bottiglia da 750 millilitri di Ius Naturae è risultata di 1.54 chilogrammi di anidride carbonica, il 22 per cento in meno rispetto alle medie internazionali. Impronta carbonica che viene comunque ampiamente compensata da un terreno boschivo di oltre tre ettari che la famiglia Bortolomiol tutela nei pressi del Monte Cesen.

«Siamo soddisfatti di questo importante risultato – dice Elvira Bortolomiol, vice presidente della casa Spumantistica di Valdobbiadene –perché da anni la nostra azienda è impegnata nel promuovere una produzione sempre più sostenibile. Abbiamo fortemente voluto il nostro vigneto biologico, dove nasce Ius Naturae, e abbiamo introdotto già dal 2011 il protocollo Green Mark, usato da tutti i nostri viticoltori, in cui si definiscono le pratiche da adottare in vigneto. Con la certificazione, si aggiunge un importante tassello al nostro progetto ma l’impegno non si ferma qui perché abbiamo già avviato il lavoro per certificare l’intera azienda e la sua produzione».

Roberto Cipresso, amministratore di Winecircus, conferma l’importanza dell’iniziativa: «Non si può parlare di qualità senza perseguire il concetto di sostenibilità ambientale. Istituire una metodologia per quantificare la sostenibilità con una metrica condivisa e oggettiva è quindi un passo in avanti di vitale importanza per il mondo del vino» afferma il winemaker internazionale che già nel suo libro del 2018 “Vino. Il romanzo segreto” aveva espresso la necessità di individuaresistemi di monitoraggio super partes, applicabili in tutto il mondo.

IL ROSATO È UNA COSA SERIA: GIUSTI PRESENTA IL ROSALIA PROSECCO DOC ROSÉ

Nulla deve essere lasciato al caso: è questa l’idea con cui è stato pensato Rosalia Prosecco Rosé Doc, il primo vino ad essere lanciato dalla cantina, frutto della consulenza dell’esperta di fama internazionale Graziana Grassini. Un vino che l’enologa toscana ha saputo interpretare con cura e attenzione, senza fretta, dando alle uve il tempo di esprimersi al meglio – e che proprio per questo esce in aprile, senza seguire le tendenze ma piuttosto rispettando le necessità del vino.

«Abbiamo pensato – afferma Graziana Grassini – a un prodotto fatto per durare nel tempo, stabilizzandone il colore, i profumi e il perlage. Si è partiti da uve scelte in parcelle selezionate, per poi dedicare attenzione particolare al colore, con un taglio con il Pinot Nero in presenza dei lieviti».

La creazione di un Prosecco Rosé Docin casa Giusti Wine risponde alle richieste del mercato estero, da sempre caro ad Ermenegildo Giusti, imprenditore del Montello, Nervesa della Battaglia (Treviso), che dopo una vita in Canada ha deciso di omaggiare la sua terra portandone i prodotti nel mondo.

«Abbiamo voluto uno spumante che duri nel tempo – spiega Ermenegildo Giusti – perché Giusti Wine, sin dalla sua fondazione, si rivolge al mondo. Questo vino, come tutti gli altri della nostra gamma, è pensato per viaggiare e offrire anche oltreoceano un prodotto perfetto a distanza di tempo dall’uscita dalla cantina».

Il Prosecco Rosé Doc è solo il primo passo del percorso iniziato con Graziana Grassini, scelta da Ermenegildo Giusti per la sua sensibilità internazionale e la grande professionalità con l’obiettivo di dare un’interpretazione originale ai vini del Montello. La grande sfida è legata all’Asolo Prosecco Docg, che uscirà a settembre, e alla valorizzazione della varietà autoctona Recantina che, secondo l’enologa, ha le potenzialità di un grande vitigno.

Rosalia Prosecco Rosé Doc Giusti Wine esprime al naso piacevoli ed eleganti sentori sia di frutta gialla che rossa: nocepesca, ciliegia e profumi floreali di rosa appena schiusa. Inizialmente si rivela fresco su fondo sapido; cresce poi la percezione di polposa morbidezza e un aroma di pesca matura. Ha un gusto secco, intenso ed elegantemente lungo. Perfetto come aperitivo, si accompagna con classe a crudités e fritti delicati di pesce e frutti di mare, ma anche a specialità più sapide come il Prosciutto di Parma.

BARDOLINO: ISTITUITE UFFICIALMENTE LE SOTTOZONE MONTEBALDO, LA ROCCA E SOMMACAMPAGNA

Montebaldo, La Rocca e Sommacampagna, i tre storici cru del Bardolino in provincia di Verona, sono tornati realtà: è stato pubblicato lunedì 12 aprile 2021 sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali che riconosce le tre sottozone e che permette al nuovo disciplinare di produzione della Doc Bardolino di entrare ufficialmente in vigore.

I tre cru del Bardolino erano già noti alla fine dell’Ottocento, quando il vino rosso rubino del lago di Garda era servito nei Grand Hotel svizzeri accanto ai vini di Borgogna e del Beaujolais. Già allora si conosceva l’esistenza di tre sottozone, individuate dai commercianti di vino nel 1825 (trent’anni prima della classificazione dei Bordeaux, fatta nel 1855) e poi identificate geomorfologicamente da Giovanni Battista Perez nel 1900 nel volume “La Provincia di Verona ed i suoi vini”. Ai vini di queste macro-zone erano riconosciute alcune peculiarità organolettiche e qualitative, che però sfuggirono ai compilatori del disciplinare di produzione del 1968.

«Siamo orgogliosi – commenta Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela del Bardolino – che sia finalmente giunto a conclusione un lungo percorso iniziato oramai sei anni fa, nel 2015. Il nuovo disciplinare che da oggi entra in vigore ha lo scopo di puntare sulla territorialità e di valorizzare le diverse caratteristiche dei vini delle tre sottozone storiche, già note due secoli fa. Si tratterà di produzioni limitate e di considerevole pregio, destinate a offrire una nuova prospettiva, anche in termini di longevità, ai vini rossi del nostro territorio, esaltandone le caratteristiche di leggerezza e di finezza, secondo una visione storica che è tornata di grande modernità».

L’area di produzione della sottozona Montebaldo comprende i territori comunali di Affi, Caprino Veronese, Cavaion Veronese, Costermano sul Garda e Rivoli Veronese. La zona prende il nome dall’omonima catena montuosa, dove le altitudini sono maggiori e il clima è più fresco. I vini qui prodotti ricordano i profumi della fragola e dei chiodi di garofano.

La Rocca, così chiamata dal colle che domina il lago di Garda a nord di Bardolino, comprende invece i comuni di Bardolino, Castelnuovo del Garda, Garda, Lazise, Peschiera del Garda e Torri del Benaco: nei vini di questa sottozona si ritrovano le note di lampone e di cannella. Sommacampagna è la sottozona delle colline a sud-est della denominazione e comprende i comuni di Bussolengo, Pastrengo, Sommacampagna, Sona e Valeggio sul Mincio. Si tratta dell’antica Summa Campànea, l’alta campagna assolata che emerge dalla pianura. Ciliegia e pepe nero sono i profumi tipici dei suoi vini.

Per i produttori che abbiano rispettato fin dalla scorsa vendemmia le prescrizioni molto stringenti del nuovo disciplinare sarà possibile uscire sul mercato già il prossimo settembre con i primi Bardolino di sottozona dell’annata 2020: il decreto autorizza infatti la retroattività dell’utilizzo in etichetta del nome Montebaldo, La Rocca o Sommacampagna, che avrà una dimensione doppia rispetto a quella della menzione Bardolino, proprio per sottolineare la forte identità dei vini provenienti dai tre cru.

Un’ulteriore modifica prevista dal disciplinare di produzione della Doc Bardolino, inoltre, dispone che dalla vendemmia 2021 la percentuale massima utilizzabile di uva Corvina salga al 95 dall’80 per cento in vigore sinora. Solo 100 quintali per ettaro la produzione di uva ammessa per le sottozone (contro i 120 quintali della “base” del Bardolino).

GLI SPUMANTI PALADIN ANTICIPANO L’ESTATE

Aria di novità da Paladin: la cantina di Annone Veneto (Venezia), che fa capo al gruppo guidato dalla famiglia Paladin, anticipa l’estate e presenta la sua linea spumanti in una veste del tutto nuova. In un periodo difficile, che ci costringe a sacrificare la convivialità di cui un calice di spumante è il simbolo, l’intento è quello di dare un messaggio di speranza e positività, con l’augurio che, con l’arrivo della bella stagione, si possa tornare a condividere momenti di gioia e spensieratezza.

Le etichette del nuovo Prosecco Rosé, del Prosecco Millesimato Extra Dry, del Prosecco Dry e dello Spumante Brut sono declinate in tinte vivaci e impattanti, con una grafica pulita e moderna. Una banda colorata, diversa per ciascuna tipologia di vino, è accompagnata da una frase del fondatore Valentino Paladin, padre di Carlo e Roberto e nonno di Francesca, terza generazione della famiglia. «Con queste etichette – spiega Francesca Paladin – abbiamo voluto omaggiare mio nonno Valentino, un uomo che ha dedicato tutta la sua vita all’amore per la terra e la vite. Rileggere le sue parole è come averlo ancora qui con noi ad aiutarci e sostenerci».

Una nuova immagine che recepisce le richieste del mercato di oggi, sempre più attento tanto all’estetica quanto all’etica. Tutti gli spumanti Paladin sono certificati vegan, non solo nel contenuto ma anche nella bottiglia stessa: nessun prodotto animale è stato usato in tutte le fasi della produzione dei vini, comprese le colle utilizzate per l’etichettatura.

Grande importanza è data anche a progetti di responsabilità sociale, tema molto caro alla famiglia Paladin. Tutti i dipendenti sono coinvolti nella raccolta dei tappi di sughero dell’intera cantina, che l’associazione Tappodivino (https://www.tappodivino.it/ ) destina al riciclo per produrre diversi materiali, da quelli impiegati in bioedilizia alle suole di scarpe. L’intero ricavato della vendita di questi materiali riciclati viene poi donato all’associazione Viadinatale onlus (https://viadinatale.org/), realtà che accoglie gratuitamente i pazienti in cura al Centro di rierimento oncologico di Aviano (Pordenone) e i loro familiari.

WARSTEINER ITALIA LANCIA LA NUOVA BIRRA WARSTEINER BREWERS GOLD

Warsteiner Italia, filiale della birreria privata tedesca, lancia la prima birra non filtrata della sua lunga storia, di oltre 260 anni, e lo fa supportandola con una serie di azioni forti e concrete a sostegno della rinascita del settore alberghiero italiano. Il lancio di prodotto è avvenuto in anteprima tramite un evento digitale riservato ai distributori, nel quale è stata presentata sia la nuova birra che la piattaforma digitale, che mette in contatto gli appassionati di Warsteiner e i gestori dei locali. Un segno di dedizione al canale rafforzato dalla scelta di partecipare anche all’edizione digitale di Beer Attraction come sponsor, oltre che ospite in una delle tavole rotonde dell’International Horeca Meeting, dedicata alle innovazioni che cambieranno l’alberghiero.

Il lancio di un prodotto nuovo e innovativo per il mercato delle lager tedesche dimostra la voglia di innovare, pur rispettando la propria tradizione. La Warsteiner Brewers Gold è una specialità lager non filtrata, leggermente ambrata, realizzata nel rispetto dell’Editto di Purezza, come da tradizione Warsteiner. Lanciata in esclusiva per il canale ho.re.ca, ciò che caratterizza questa Lager è il fatto di essere brassata con il luppolo Brewers Gold, preziosissimo luppolo autoctono europeo, che le conferisce note floreali, speziate e di ribes nero. Il grado di amaro è equilibrato e si abbina perfettamente alle note di caramello e miele, conferite dai malti Münchener e Pilsner.

«Warsteiner Brewers Gold – dice Lorenzo Dabove in arte Kuaska – è una birra molto innovativa, pur rimanendo aderente alla tradizione tedesca nello stile. Il luppolo Brewers Gold è di tradizione inglese, lanciato da più di un secolo, ha fatto la fortuna anche di molti birrifici del Belgio, ma è quasi sempre utilizzato in dry hopping con malti chiari. Mi ha stupito l’idea di Warsteiner di utilizzare questo luppolo in bollitura in una birra ambrata, per le mie conoscenze si tratta di un utilizzo inedito soprattutto per la scena birraria tedesca. Consiglio Warsteiner Brewers Gold a chi vuole scoprire, grazie a questo luppolo speciale, un gusto nuovo, in una birra equilibrata, di facile bevibilità e anche innovativa».

Warsteiner ha presentato in anteprima Brewers Gold ai propri distributori, agenti e clienti ottenendo un risultato eccezionale, sintomo della grande fame di novità del settore: alla presentazione – tenutasi il 26 marzo scorso e fruibile esclusivamente su piattaforma digitale dedicata e su invito – hanno partecipato circa 1.000 fra responsabili e agenti di tutti gli oltre 100 partner distributivi di Warsteiner Italia. Un evento digitale molto speciale, realizzato come uno show televisivo, che ha visto la conduzione della giornalista Francesca Baraghini e la presenza di Kuaska e di Paolo Cevoli.

La seconda delle azioni messe in campo in Italia dal birrificio tedesco è il lancio della piattaforma web “Warsteiner Lovers” (http://www.warsteinerlovers.it): il luogo in cui gli appassionati possono letteralmente trovare e incontrare i locali in cui vengono servite le birre del gruppo Warsteiner. Ogni locale cliente può registrarsi, creare il proprio profilo inserendo informazioni come indirizzo, orari di apertura, informazioni di contatto, caricare il menù e la carta birre. Gli appassionati possono accedere e – attraverso la mappa – individuare il locale Warsteiner più vicino e consultarne il profilo. «Abbiamo le idee molto chiare per il futuro – commenta l’amministratore delegato Luca Giardiello – e desideriamo che Warsteiner Brewers Gold sia il simbolo della ripartenza del nostro settore, per questo abbiamo deciso di lanciarla in esclusiva per il settore alberghiero. Non a caso abbiamo scelto di lanciare un prodotto nella categoria delle speciali, un trend in grande crescita, in linea con le esigenze dei consumatori, sempre più alla ricerca di birre sorprendenti nel gusto ma equilibrate e di facile bevibilità. Warsteiner Brewers Gold è disponibile in fusto 20 litri slim, bottiglia 33 centilitri e lattina 50 centilitri. Supportare significa innovare non solo nei prodotti, ma anche nei servizi, per questo abbiamo sviluppato l’innovativa piattaforma Warsteiner Lovers, per guidare i nostri consumatori, intercettati sui social network, alla scoperta dei nostri locali, dove poter consumare la Warsteiner. Per noi il digitale è l’occasione di rafforzare la partnership di filiera con i distributori di bevande, offrendogli strumenti di sell-out”.

Warsteiner inoltre conferma la propria presenza al Beer Attraction 2021 come sponsor ed ospite. Nell’anno in cui Beer Attraction – la principale fiera di settore dedicata all’alberghiero. – deve svolgersi in forma digitale, Warsteiner non rinuncia infatti a dare il proprio intervento concreto. Sarà infatti ospite al convegno Italgrob “Tutto il buono del Covid: le innovazioni che cambieranno l’Ho.re.ca.” che si terrà il 13 aprile alle 10.45.

ZORZETTIG: IL TEMPO E IL RISPETTO DELLA NATURA NEI BIANCHI MYÒ

Una nuova visione incentrata sul valore del tempo inteso non solo come rispetto per la natura e il suo ritmo, ma anche come processo di evoluzione del vino stesso. È partita da qui l’idea di Annalisa Zorzettig, titolare dell’azienda vitivinicola di Cividale del Friuli (Udine), di evolvere l’approccio ai vini bianchi della linea Myò Vigneti di Spessa – Pinot Bianco, Friulano, Sauvignon, Ribolla e Malvasia – prolungandone l’affinamento e attendendo non più uno, bensì due anni per presentarli sul mercato. L’unico a essere stato messo in commercio nel 2020 è stato I Fiori di Leonie, un blend di Friulano, Pinot Bianco e Sauvignon del millesimo 2018, che si è aggiudicato al suo debutto i Tre Bicchieri del Gambero Rosso.

«La volontà di prolungare l’affinamento prima della messa in commercio delle nuove annate Myò è stata una conseguenza diretta delle scelte fatte a priori in vigneto – spiega Annalisa Zorzettig – Su alcuni appezzamenti della linea Myò abbiamo selezionato uve con un grado di maturità e complessità generale più accentuato. Per la malvasia istriana abbiamo attuato una sorta di doppia maturazione ragionata (Dmr), che ha permesso di ottenere sulla stessa pianta uve con grado zuccherino, acidità e in generale caratteristiche sensoriali diverse».

Gli ottimi risultati ottenuti da queste uve sono anche il frutto del lavoro coordinato con l’agronomo Antonio Noacco che ha censito la biodiversità, ossia controllato la presenza degli organismi utili, di insetti bio indicatori e la biodiversità vegetale in vigneto. Il lavoro è proseguito con pratiche volte a stimolare la presenza di specie vegetali spontanee e autoctone, come per esempio lo sfalcio a filari alterni e la creazione di infrastrutture – aree verdi ecologiche interne ed esterne ai vigneti secondo il progetto Biodiversity Care. In cantina il lavoro è stato condotto dall’enologo Saverio Di Giacomo. Successivamente alla fermentazione, una lunga sosta sui lieviti e l’affinamento in piccole botti di rovere hanno dato un risultato armonico dal punto di vista organolettico, una maggiore corposità e persistenza aromatica. Si tratta di vini che sono ancora agli inizi di un percorso e che potranno dare ulteriori conferme nei prossimi anni.

VIAGGIO AL CENTRO DEL TERROIR: IL FUTURO DI MONTE DELLE VIGNE È BIOLOGICO

Arriva a compimento il percorso sostenibile di Monte delle Vigne iniziato nel 2016: dal 2021 la vendemmia sarà interamente biologica e certificata dall’Icea – Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale.

In Monte delle Vigne l’attenzione all’ambiente emerge in tutte le fasi produttive. A guidare questo corso, fin dal suo esordio, il rispetto della natura e della tradizione, principi ispiratori di tutela del patrimonio e dell’identità dei Colli di Parma: già da diversi anni l’azienda di Ozzano Taro (Parma) limita l’utilizzo di prodotti fitosanitari in vigna e sceglie tecniche naturali e poco invasive, semina il sovescio per il controllo naturale delle erbe infestanti, rifiutando i disseccanti chimici, e attua un attento dosaggio delle risorse idriche disponibili.

Il lavoro in cantina prevede procedure di riciclo dei materiali e la struttura stessa è pensata in ottica di efficientamento energetico, per ridurre al minimo l’impatto ambientale. L’approvvigionamento energetico della cantina ipogea è garantito anche da un impianto fotovoltaico e da un impianto solare termico per la continua riduzione dell’impronta carbonica: oltre il 35 per cento dell’energia utilizzata è autoprodotta. Tra gli obbiettivi per i prossimi anni l’azienda parmense intende aumentare l’utilizzo di energia elettrica ottenuta da fonti rinnovabili.

«Nonostante il periodo complesso che stiamo attraversando, siamo alla vigilia di un anno epocale per Monte delle Vigne – dichiara l’amministratore delegato Lorenzo Numanti – Vogliamo affrontare le sfide che abbiamo di fronte con la consapevolezza che l’unica scelta possibile è avere a cuore la salute del nostro pianeta e di chi lo abita. Attraverso l’agricoltura biologica ci poniamo l’obbiettivo di valorizzare i nostri vigneti, eliminando ogni dinamica invasiva per un futuro ‘a impatto zero’, al fine di raccontare storie irripetibili di grandi terroir, di grandi vigneti e di grandi vini».
«A Monte delle Vigne vogliamo custodire la nostra terra, sviluppare una viticoltura sostenibile e in equilibrio naturale – conclude il presidente Paolo Pizzarotti – incentivando la ricerca delle metodologie più avanzate, per contrastare i cambiamenti climatici ormai evidenti ed elevare la qualità dei nostri vini. È un percorso non facile, ma estremamente stimolante, che speriamo di poter perseguire e affinare».

BENTU LUNA E L’INESTIMABILE TESORO DELLE VECCHIE VIGNE NEL CUORE DELLA SARDEGNA

Bentu Luna è il nuovo progetto enologico di Gabriele Moratti guidato dall’amministratore delegato Gian Matteo Baldi al centro della regione Sardegna, l’unico in Italia a basarsi totalmente su vecchie vigne, che vanno da un minimo di 35 fino ai 115 anni di età. La cantina ha sede a Neoneli, in provincia di Oristano, mentre l’attività si sviluppa tra il Barigadu e il paesaggio policolturale del Mandrolisai, uno dei quattordici in Italia iscritti al Registro nazionale dei Paesaggi rurali d’interesse storico e l’unico della regione.

Lo stile Bentu Luna pone al centro l’essere umano e la sua capacità di interpretare la natura secondo creatività e scienza. Il valore intrinseco di quest’area è il terroir, inteso come intersezione tra microclima, qualità del suolo e lavoro dell’uomo. «I vigneti – spiega Gian Matteo Baldi – sono il frutto di una cultura millenaria rimasta pressoché invariata, fondata sul concetto di non proprietà e di naturale ereditarietà familiare che rischiava di essere abbandonata poiché non creava più reddito. Insieme ai contadini e agli abitanti di Neoneli abbiamo concordato per la gestione condivisa dei vigneti, così da integrare la manodopera e il sapere locale con le nostre competenze tecniche e tecnologiche».

La struttura organizzativa dell’azienda, come per la tenuta Castello di Cigognola in Oltrepò Pavese, si presenta snella e intergenerazionale, con giovani professionisti coadiuvati da consulenti esterni di caratura internazionale. L’enologa sul posto è Emanuela Flore, affiancata dall’agronomo Giovanni Bigot e da altri professionisti tra cui l’enologo Beppe Caviola come responsabile dei blend.

L’approccio umanistico non può prescindere da un profondo rispetto per l’ambiente: dalla gestione dei vigneti all’architettura della cantina, fino ai materiali utilizzati per il confezionamento dei vini, tutto è pensato in ottica di sostenibilità e risparmio energetico.

Al fine di tutelare l’integrità di suolo, piante e grappoli, all’interno della vigna non sono ammessi macchinari ma solo uomini e animali. La raccolta è manuale così come la pressatura. Ciascuna particella è vinificata separatamente all’interno di vasche in cemento crudo di piccole dimensioni per rispettare le specificità di ogni microzona. Tutti i vini sono a fermentazione spontanea, con pied de cuve altamente selezionato e curato al fine di evitare derive. L’alta precisione e il minimo intervento umano, possibile grazie a un grande lavoro preparatorio in vigna, portano alla nascita di vini puliti che compiono subito la fermentazione malolattica.

Le prime etichette a esordire sul mercato sono Mari e Sobi. Mari è un Mandrolisai Doc, da vigneti tra i 35 e i 70 anni allevati ad alberello. Le uve sono 35% Bovale sardo, 35% Cannonau, 30% Monica raccolte nella prima decade di ottobre. Dopo una lenta e accurata diraspatura del grappolo, prende avvio la fermentazione con piede spontaneo in vasche di cemento. L’affinamento è di otto mesi in barrique di rovere di secondo passaggio, durante il quale si effettuano leggeri bâtonnage e si attiva la malolattica. Ne nasce un vino di grande equilibrio: al naso emergono note speziate, in bocca è morbido e colpisce per gli avvolgenti sentori di frutta scura e la deliziosa nota salata; il finale è caldo. Lo stesso processo di vinificazione è adottato per Sobi, rosso di Sardegna da vigneti tra i 35 e i 70 anni allevati ad alberello, per un naso delicato e una grande struttura. Le varietà che lo compongono provengono da diverse zone di Neoneli. I vitigni sono per il 25% Bovale sardo, 35% Cannonau, 5% Monica e 35% tra Pascale, Cagnulari, Carignano e Barbera.

TREDICI VINI PER BRINDARE AI PAPÀ

Sulle loro spalle abbiamo imparato a non aver paura del mondo e a osservarlo da un’altra prospettiva, sentendoci dei giganti. Ci hanno insegnato ad affrontare nuove sfide con le sole nostre forze, anche se loro erano a pochi passi da noi, senza farsi vedere, pronti ad accorrere in nostro aiuto. Ci hanno accarezzato il viso mille volte, ci hanno avvolto in abbracci infiniti. Ci hanno sgridato per una bravata adolescenziale, e sono stati i primi ad acclamarci per un successo ottenuto. Oggi brindiamo ai nostri papà, in occasione della loro festa: uomini dalle mani forti pronti a sfidare il mondo intero per l’amore di un figlio. Anche se in questo momento, forse, sono distanti, alziamo i calici in onore dei nostri eroi quotidiani. 

Un classico intramontabile, un vino bianco dalle infinite potenzialità, con intensi aromi agrumati, di pera e pesca bianca che si fondono con delicati sentori di erbe aromatiche: il Pecorino Abruzzo Dop 2018 di Cantina Tollo è come il Barone Rampante di Italo Calvino, grande classico della letteratura italiana a cui si ispira l’etichetta. Semplicemente un invito a uscire dall’ordinario per assaporare lo straordinario, a non rimanere per forza ancorati alle regole prestabilite. Perché in fondo i papà sono dei supereroi che vestono gli abiti tradizionali dei capofamiglia, degli uomini tutti d’un pezzo, ma sono quelli che più si abbandonano ai sogni dei loro bambini, i loro migliori compagni di giochi e di avventure.

Prezzo: 16 euro nello shop online della cantina.

Ultima annata prodotta per questo uvaggio di Sauvignon, Pinot Grigio, Chardonnay e Riesling Italico prodotto da quello che viene considerato il papà degli Orange Wine moderni, Josko Gravner. I vigneti dai quali è stata raccolta l’uva sono stati infatti tutti espiantati tra il 2011 e il 2012, a seguito della decisione del vignaiolo di Oslavia di dedicarsi unicamente alla coltivazione delle varietà autoctone Ribolla Gialla e Pignolo. Solo 2000 le bottiglie prodotte e il vino sta già diventando introvabile. Il regalo perfetto per il papà collezionista. Prezzo medio in enoteca o e-commerce specializzati: dai 160 ai 180 euro per la bottiglia da 750 millilitri.

Per il 19 marzo Monte Zovo propone a un prezzo speciale una selezione di cinque vini rossi per festeggiare insieme a tutti i papà, tra cui il Calinverno 2016, anche in formato magnum. È il vino che meglio rappresenta l’unicità di Monte Zovo, un gioiello frutto dell’esperienza e della tecnica dell’azienda, prodotto solo in annate particolarmente favorevoli a partire da un blend di uve Corvina e Corvinone, Rondinella, Croatina e Cabernet Sauvignon. Calinverno nasce per volontà di Diego Cottini, patron dell’azienda, e dei figli Mattia e Michele: è un vino che racconta una storia di famiglia e dimostra che l’intesa tra padri e figli può portare a risultati straordinari, in vigna come nella vita.
Prezzo speciale di 17,45 euro per la bottiglia di 750 millilitri, 24,45 euro per il formato magnum, in promozione da venerdì 12 marzo alle 23.59 di venerdì 19 marzo, nello shop online della cantina.

Per la festa dedicata a tutti i papà Bulichella propone il Tuscanio Bianco, il vermentino Costa Toscana. L’annata 2020 sarà imbottigliata nello stesso periodo della Festa del Papà. Un vino per celebrare il rapporto tra padre e figlio, fatto di complicità, di confidenze e di sagge conoscenze da tramandare: una condivisione di pensieri tra chi ha l’esperienza di una vita vissuta e chi, invece, ha appena iniziato il suo cammino. Emblema di questa relazione sono i due cinghiali raffigurati in etichetta, il padre ed il suo cucciolo: il sapere e la saggezza del più anziano si intrecciano con l’innocenza e l’entusiasmo del più giovane.

Prezzo: 16 euro nello shop online della cantina.

Uno spumante forte e di grande eleganza, per brindare a momenti indimenticabili. È il Lessini Durello Brut Doc di Giannitessari, che all’assaggio nel calice si rivela ben bilanciato tra acidità e mineralità. Un vino equilibrato, che alterna carattere e gentilezza, così come tutti i nostri papà: dal giorno della nostra nascita, con fermezza e carezze, ci aiutano silenziosamente a crescere lungo le strade della vita. Perché, come affermava Umberto Eco, “ciò che diventiamo dipende da quello che i nostri padri ci insegnano in momenti strani, quando in realtà non stanno cercando di insegnarci. E noi siamo formati da questi piccoli frammenti di saggezza”.

Prezzo: 21,20 euro in e-commerce specializzati.

Per la Festa del Papà Monte del Frà propone il Tenuta Lena di Mezzo Valpolicella Classico Superiore Doc. Un vino che rappresenta al meglio il fascino e l’eleganza di Fumane, un territorio bellissimo e dalle mille sfaccettature. Un vino e un luogo unici, come lo sono i nostri papà, che sanno essere al tempo stesso forti e intelligenti, capaci di ascolto e di dialogo, concreti e saggi.
Prezzo: 13.60 euro nello shop online della cantina.

Annalisa Zorzettig sceglie la Malvasia 2019 della selezione Myò Vigneti di Spessa per rendere omaggio al padre Giuseppe, recentemente scomparso, e a tutti i papà. È un vino che nasce dalle vecchie viti di un vigneto piantato nel 1920, a 210 mt sul livello del mare, vanto del Cavalier Zorzettig. Il suolo qui è argilloso, composto da Ponca, la caratteristica stratificazione di marnie arenarie di origine eocenica. Le uve raccolte a mano nella seconda metà di settembre, vengono diraspate, per poi fermentare alcolicamente in acciaio a una temperatura controllata. Il risultato è un vino al naso minerale, floreale e diretto, in bocca sapido, avvolgente e lungo come l’abbraccio di un padre.
Prezzo medio in enoteca o e-commerce specializzati 16/18 euro per la bottiglia da 750 millilitri.

Per la Festa del Papà il Consorzio di Tutela dei Vini Doc Colli Berici e Vicenza propone il Tai Rosso, uno dei simboli dell’enologia berica. Questo vino nasce da un vitigno vigoroso che per esprimersi al meglio necessita di una particolare esposizione alla luce e al calore, e per questo ha trovato sui Colli Berici un habitat ideale. Di colore rosso rubino non troppo intenso e dal riflesso granato, il Tai Rosso, all’olfatto fruttato, con sentori di viola e frutti rossi di sottobosco, al gusto è asciutto, morbido, leggermente tannico, con sentori di prugna e lampone. Un vino di consumo quotidiano, ottimo se abbinato alla carne alla griglia oppure bollita, ma anche alla Sopressa Vicentina Dop e al Prosciutto Crudo Veneto Berico-Euganeo Dop. Ideale per tutti i papà amanti dei momenti conviviali che potranno scegliere il loro Tai Rosso fra le cantine socie del Consorzio.

Per la Festa del Papà Cantina Tramin propone un vino che scalza gli stereotipi della sua stessa varietà: Unterebner Pinot Grigio, che si è affermato come nobile interpretazione del vitigno. L’impronta alpina non si lascia condizionare da mode e tendenze, si distingue per eleganza e finezza, stimola i sensi con la sua freschezza, mineralità e una sorprendente persistenza. Già nel 1989 con l’avvio del progetto “Terminum”, che impegnava Cantina Tramin in un percorso votato all’eccellenza, il Pinot Grigio fu inserito nella rosa di vini simbolo dell’ambizioso progetto. Un amore coltivato con grande cura nello storico cru protetto da splendide montagne.
Prezzo: 23,40 euro nello shop online della cantina.

Per un papà che ama vivere mille esperienze avventurose con i suoi figli pensiamo ad un Cabernet Franc in purezza, Scipio di Tenuta Sette Cieli, che prende il nome dal valoroso generale Romano Scipione, che sconfisse Annibale nelle guerre puniche. Un rosso realizzato da rese molto basse nel territorio di Bolgheri, dal naso complesso, con note eleganti di frutta e spezie, che al sorso risulta fitto e invitante …a un nuovo assaggio.

Prezzo: 60 euro nello shop online della cantina.

Anche ai papà piace il rosa. Ancora di più se proveniente dalle suggestive colline del Chianti Classico fiorentino, dove ha sede tenuta Poggio Torselli. I sentori del Bizzarria Rosato risveglieranno i papà dal torpore invernale proiettandoli dolcemente alla primavera. Il Toscana Igt da uve 100 per cento Pugnitello si rivela al naso con note floreali di gelsomino, rosa, violetta e agrumi. Il colore è rosa chiaretto intenso, limpido e vivace nel calice. Un vino elegante e stimolante che ricorda la piacevolezza delle passeggiate all’aria aperta per ammirare la natura che ogni anno si rinnova. Se oltre a passeggiare si organizza anche un pic-nic, un formaggio fresco o di media stagionatura e un salume saporito si abbinano perfettamente al Bizzarria Rosato.

Prezzo: 30 euro nello shop online della cantina.

La dedica è nel nome. Il Nebbiolo di Castello di Cigognola nasce proprio dal ricordo di Gian Marco Moratti del padre Angelo Moratti, un pensiero affettuoso e intimo che la tenuta dell’Oltrepò Pavese condivide con tutti i papà. Nel calice Per Papà mostra il colore rosso trasparente tipico della varietà, che anticipa al naso sentori di frutta rossa e cuoio. Al palato è balsamico, con un corpo elegante e ben integrato al legno.

Prezzo: 29 euro su e-commerce specializzati.

Per celebrare tutti i papà Cantina Valpantena propone un elegante vino rosso dal colore fitto e brillante, adatto alle grandi occasioni: l’Amarone Brolo dei Giusti. In epoche passate il “giusto”, dopo aver lavorato fino a sera nella vigna, sedeva sui muretti a secco della Valpolicella, le “marogne”, e ammirava i suoi grappoli d’uva che ogni giorno, come figli, sapevano sorprenderlo raccontandogli storie sempre nuove. Quale miglior regalo allora per ricordare ai “giusti” di oggi, pur indaffarati tra mille occupazioni, la quotidiana sorpresa di chi vuol loro bene?

Prezzo: 58,50 euro su e-commerce specializzati.

PRO CASEUS, COME PRODURRE UN FORMAGGIO MIGLIORE? TE LO DICE UN CHIP

Avere nelle stalle latte più buono e nei caseifici più formaggio ora si può grazie a Pro Caseus, un nuovo metodo per predire l’attitudine casearia del latte di un bovino grazie all’ausilio di un chip genico brevettato da Intermizoo e dall’Università di Padova. L’Istituto interregionale per il miglioramento del patrimonio zootecnico presenta, in anteprima, le ricerche effettuate in partnership con Unipd, un contributo destinato a rivoluzionare il mondo lattiero-caseario. Con il nuovo indice Pro Caseus, si stima un aumento di produzione di formaggio fino al 10 per cento. E il segno più non è solo in quantità, ma soprattutto in qualità organolettica e sensoriale.

«Nel mondo il 70 per cento del latte viene trasformato in formaggio e l’Italia è tra i primi dieci Paesi produttori. Da qui la necessità di uscire dalle logiche che abbiamo seguito fino ad oggi. E Pro Caseus rappresenta un cambio di prospettiva. Con questo metodo innovativo il produttore, cioè l’allevatore, può finalmente pensare alla destinazione del latte: il formaggio» spiega Francesco Cobalchini, direttore generale di Intermizoo

«Questo risultato – ha continuato Cobalchini – è il frutto di un grande lavoro di squadra tra il mondo della ricerca, Intermizoo e le organizzazioni degli allevatori, iniziato nel 2007 con il primo progetto di lavoro denominato “BullAbility” con la collaborazione del Dipartimento Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e ambiente dell’Università di Padova per migliorare l’efficienza dell’intera filiera lattiero-casearia. Determinante è stato l’apporto di tutti coloro che ogni giorno si dedicano con passione a far crescere la nostra azienda e che hanno contribuito a portare Intermizoo nei 5 continenti».

Pro Caseus misura la capacità del toro di generare figlie in grado di produrre un latte che può essere trasformato in maniera più efficiente in formaggio. Una scoperta a vantaggio dei consumatori finali, dei trasformatori e degli allevatori. Chi sceglie animali con indice Pro Caseus sa che sta scegliendo capi selezionati per la loro spiccata attitudine casearia e che producono più latte, più buono.

«L’indice Pro Caseus rappresenta un prodotto della collaborazione tra Università di Padova e Intermizoo, a favore degli allevatori italiani. La genetica italiana dispone, oggi più di ieri, di uno strumento innovativo e di eccellenza, rivolto al miglioramento della caseificazione del latte vaccino, in grado di mantenere quella posizione di leadership casearia indiscussa e riconosciuta nel mondo al nostro Paese»,spiega Martino Cassandro dell’Università di Padova.

Un latte destinato ad essere trasformato in formaggio di alta qualità dovrebbe coagulare entro un determinato range di minuti, correlati alla tipologia di formaggi che si stanno producendo, e formare rapidamente una cagliata con una consistenza idonea alle successive lavorazioni, mentre un latte con un’attitudine casearia non ottimale, oltre ad avere una resa in formaggio inferiore, può influire sulla qualità finale del formaggio, sulla sua composizione, sull’incidenza di difetti e scarti, sul tempo e costo di trasformazione. Il nuovo indice Pro Caseus consente agli allevatori di migliorare la produzione del latte destinato alla trasformazione che tradotto significa più quantità, ma anche più qualità con ricadute positive in termini di sostenibilità per l’intera filiera.

Il formaggio con latte Pro Caseus è più buono. I pannel test condotti su formaggi Pro Caseus hanno evidenziato una qualità casearia migliore rispetto ad altri tipi di formaggi. Le analisi sensoriali comparative sono state fatte su Asiago d’allevo e Grana Padano prodotti con la stessa lavorazione e con latte da bovine Frisona/Holstein. Dalle valutazioni, il formaggio con indice Intermizoo è stato giudicato migliore all’assaggio rispetto all’altro campione: più intenso nel colore, nell’odore e nell’aroma, meno pungente, meno acido, meno friabile e con meno cristalli. Non presenta, inoltre, sentori di cotto o di crosta. Gli altri formaggi prodotti con latte diverso sono risultati, invece, con colore, odore e aroma meno intensi e meno complessi, più acidi, pungenti, più consistenti, asciutti e con un maggior numero di cristalli.

Il formaggio con latte Pro Caseus rende di più. Il latte buono offre una bella fetta di guadagno in più facilitando il lavoro dell’allevatore e del trasformatore. Le ricerche svolte hanno dimostrato che ogni aumento unitario del tempo di coagulazione porta ad una perdita di circa 0,25 chilogrammi di formaggio ottenibile da 100 chili di latte. «Un ridotto tempo di coagulazione ed una elevata forza del coagulo rendono la cagliata e la pasta del formaggio ottimali, evitando anomale fermentazioni microbiche che causano riflessi negativi sulla struttura e sulle caratteristiche organolettiche del formaggio e, di conseguenza, un impatto sul valore commerciale del prodotto finito» continua Cassandro. Grazie alle sue migliori caratteristiche coagulative, un litro di latte Pro Caseus consente di produrre fino al 10 per ento di formaggio in più.

Il formaggio con latte Pro Caseus fa bene all’ambiente. Con il 10 per cento in meno di latte necessario per produrre una forma di formaggio, si avranno ricadute positive sia per la salute del consumatore che per la sostenibilità dell’intera filiera, basti pensare al minor consumo di risorse come acqua e suolo e alla minore quantità di latte trasportato. Un aspetto su cui riflettere se si considera che, negli ultimi 40 anni, la produzione mondiale di latte ha avuto un incremento del 64 per cento.

Intermizoo, l’Istituto interregionale per il miglioramento del patrimonio zootecnico, nasce nel 1974. Seleziona, cioè individua gli animali più idonei a produrre le eccellenze Made in Italy che tutto il mondo ci invidia. Lavora a contatto con gli allevatori e gli operatori della filiera lattiero-casearia per migliorare la popolazione animale. Tra gli obiettivi: aumento della longevità e della fertilità sia delle vacche che del seme del toro e miglioramento della qualità del latte per la trasformazione casearia, delle varianti proteiche e dell’attitudine casearia. Oltre alla sede di Padova, ha un centro di produzione di seme bovino a Brussa di Caorle (Venezia), da sempre all’avanguardia per il benessere animale. Il parco tori riproduttori è composto da 208 unità, tutti di elevato e certificato pregio genetico. Ogni anno vengono distribuite un milione di dosi fecondanti, metà in Italia e l’altra metà all’estero.

L’ANTEPRIMA DEL CHIARETTO DI BARDOLINO CAMBIA VESTE

Il Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino non rinuncia all’Anteprimadel Chiaretto, ma la ripensa in una veste del tutta nuova. Considerato il perdurare della pandemia, la dodicesima edizione della manifestazione dedicata al vino rosa del lago di Garda veronese, che con la recente modifica del disciplinare della denominazione ha adottato ufficialmente il nome Chiaretto di Bardolino, si articolerà in due fasi. La prima, che prenderà il via ad aprile, coinvolgerà la stampa italiana e internazionale, oltre che i blogger e gli influencer del mondo del vino: verrà infatti inviata loro un’ampia campionatura di Chiaretto di Bardolino della nuova annata (intorno alla cinquantina di etichette), ricondizionata in bottigliette di vetro (preferito ad altre soluzioni) del contenuto di 5 centilitri, ovvero il quantitativo normalmente servito nelle degustazioni professionali. Dopo due mesi di test, il Consorzio ha scelto le bottiglie di Vignon, il primo servizio italiano di ricondizionamento di vino e alcolici pensato per supportare tutti gli attori impegnati nella formazione, promozione e vendita nel settore beverage. Le Vignon sono leggere e resistenti ed evitano gli sprechi perché consentono di fare assaggiare la stessa bottiglia contemporaneamente, in condizioni ottimali, a più persone in luoghi diversi. Tutto il processo di ricondizionamento avviene in ambiente protetto per rispettare il lavoro dei produttori e garantire il mantenimento delle caratteristiche organolettiche del prodotto di origine. Assieme ai campioni di Chiaretto di Bardolino, verranno inviati anche degli assaggi di formaggio Monte Veronese Dop e un minilibro dedicato al Chiaretto. La seconda fase dell’Anteprima del Chiaretto, invece, coinvolgerà i produttori e i ristoranti della città di Verona nel mese di maggio, quando prenderà il via anche la seconda edizione di 100 Note in Rosa, manifestazione che animerà le serate estive della città scaligera, della provincia e della riviera gardesana con i migliori talenti musicali di Verona. «Nonostante la pandemia e il conseguente deciso calo di presenze turistiche sul lago di Garda – spiega Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino – le vendite di Chiaretto di Bardolino si sono mantenute costanti sul mercato: un segnale importante, che dimostra ancora una volta come le scelte del Consorzio siano state lungimiranti, confermando la nostra denominazione come leader tra i vini rosa in Italia. Anche per questo motivo abbiamo deciso di non rinunciare all’Anteprima e alla presentazione dell’annata 2020, ma di ripensare la manifestazione in nuove modalità».

«Le condizioni climatiche del 2020 – conclude Andrea Vantini, responsabile dell’area tecnica del Consorzio – hanno consentito un perfetto sviluppo delle componenti aromatiche fruttate delle uve, che si traducono nel Chiaretto di Bardolino nella presenza soprattutto di agrumi e piccoli frutti di bosco. Le caratteristiche del microclima locale, invece, hanno garantito la presenza di quelle componenti di freschezza e di sapidità che sono tipiche del Chiaretto di Bardolino. Come conferma l’assaggio dei vini che stanno uscendo sul mercato, quella del 2020 è stata una buona annata nonostante il periodo di considerevole cambiamento climatico».

PASTICCERIA FILIPPI PROPONE LA COLOMBA SUPER AVORIÈ CLASSICA: DOLCEZZA NATURALE PER UNA PASQUA IN FAMIGLIA

Una colomba completamente naturale, gustosa e genuina: è questa la nuova proposta della Pasticceria Filippi, azienda con sede a Zanè (Vicenza), per festeggiare la Pasqua 2021. La nuova colomba Super Avoriè Classica è frutto di una minuziosa ricerca di pregiate materie prime che, sapientemente lavorate, creano nell’impasto un equilibrio tale da consentire al dolce di mantenere inalterate fragranza e morbidezza a lungo ed in modo completamente naturale.

Il prodotto, infatti, si contraddistingue per la lavorazione rigorosamente artigianale dell’impasto, reso unico grazie all’utilizzo di pregiatissimo burro fresco e morbida frutta candita, arrotondati dalla bacca di vaniglia naturale del Madagascar. Come per tutti i prodotti Filippi, la pasta madre della colomba è realizzata con il lievito naturale tenuto in vita e rinfrescato di giorno in giorno dal 1972, quando nacque la Pasticceria. Con questo nuovo dolce, naturale al cento per cento, l’azienda prosegue il percorso della genuinità artigianale intrapreso con la creazione del Panettone Super Avoriè Classico.

«Da tre anni – dichiara Andrea Filippi, titolare e creatore di tutte le ricette di Pasticceria Filippi – ci dedichiamo alla lavorazione di questo impasto speciale che permette di conservare a lungo un prodotto fresco e artigianale. Il nostro obiettivo è quello di portare nelle case dei consumatori un dolce di alta qualità realizzato con una minuziosa ricerca delle materie prime e naturalmente genuino. Considerato il perdurare dell’emergenza sanitaria, anche la Pasqua di quest’anno sarà sicuramente vissuta più in casa rispetto al passato, per questo abbiamo pensato di proporre la Colomba Super Avoriè non solo nella versione classica, ma anche in quella più golosa e ideale per trascorrere momenti di festa in famiglia con lamponi e cioccolato fondente Maranta 61 per cento». Il prezzo al pubblico consigliato per la Colomba Super Avoriè Classica è di 27,50 euro nel formato da un chilo e di 33,50 euro per quella con lamponi e cioccolato fondente sempre da un chilo. I prodotti Filippi sono acquistabili nel sito http://www.pasticceriafilippi.it/it/e_prod con consegna in tutta Italia.

CA’ DEL MAGRO DI MONTE DEL FRÀ: IL BIANCO D’ITALIA CHE PIACE NEL MONDO

Wine Spectator attribuisce 91 punti alCà del Magro Custoza Superiore Doc 2018 dell’azienda Monte del Frà di Sommacampagna (Verona), il più alto punteggio mai assegnato a un Custoza dalla rivista statunitense. Tale risultato va ad aggiungersi ai numerosi altri riconoscimenti internazionali ottenuti dal Cà del Magro, che si afferma così come uno tra i bianchi italiani più votati e apprezzati dalla stampa estera degli ultimi anni. James Suckling quest’anno gli ha riconosciuto 92 punti, Tom Hyland, autorevole corrispondente enoico di Forbes, gli ha assegnato addirittura 97 punti, definendolo come uno tra i migliori bianchi dell’anno.

Il Ca’ del Magro ha ricevuto negli anni premi e riconoscimenti anche in Italia, dove non solo gli sono stati assegnati i Tre Bicchieri del Gambero Rosso per ben undici anni consecutivi, ma ha ottenuto alti punteggi su molte delle guide italiane tra cui Vini Buoni d’Italia, I Vini di Veronelli, Vitae – Ais e 95 punti sulla Guida Essenziale 2021 di DoctorWine e su Wines Critic.

Con una produzione annua di 80 mila bottiglie, il Cà del Magro emerge come il vino più rappresentativo dell’azienda Monte del Frà, emblema della storia e del territorio da cui nasce: un vigneto di oltre trent’anni coltivato su una collina nel cuore del Custoza, a sud-est del Lago di Garda. I vitigni che lo costituiscono sono Garganega, Trebbianello, Bianca Fernanda e lncrocio Manzoni. Dal colore giallo paglierino intenso, con leggeri riflessi dorati, al naso rivela profumi di frutta tropicale, fiori bianchi e note di zafferano. Al palato si presenta armonicamente complesso con un finale asciutto e sapido.

Un vino che rivela al meglio le proprie potenzialità con l’affinamento in bottiglia e che si pone controcorrente tra i Custoza di pronta beva. È proprio per questa sua diversità che il Ca’ del Magro è molto apprezzato anche dai mercati esteri: nel 2020, nonostante l’emergenza sanitaria in atto, la cantina ha intrecciato nuove relazioni commerciali in Albania, Azerbajgian, Filippine e Kosovo e complessivamente esporta in oltre sessanta Paesi al mondo.

«Siamo orgogliosi dei risultati ottenuti dal nostro Ca’ del Magro, che si riconferma tra i vini bianchi più celebrati – commenta Marica Bonomo, responsabile commerciale estero di Monte del Frà – Cà del Magro, un vino che si caratterizza per mineralità e longevità, racchiude ed esprime al meglio questa denominazione, un concentrato del nostro amato territorio, il Custoza, che sta facendo innamorare il mondo».

DE VIVO INSAPORISCE LA PASQUA 2021 CON DUE NOVITÀ GOURMET

La colomba De Vivo ha tutto il sapore di due bellissime storie che si incontrano nel dolce, volendo anche salato, della longeva pasticceria di Pompei (Napoli): la leggenda della colomba pasquale e la storia della famiglia De Vivo.

La prima è una storia di pace: la leggenda della colomba nasce a Pavia, nel 572, ai tempi dell’assedio della città. Quando i bizantini entrarono e gli abitanti, per evitare il saccheggio, regalarono loro dei dolci soffici e gustosi, salvandosi.

La seconda è una storia che ha origine prima della seconda guerra mondiale. Una storia raccontata da ogni singola prelibatezza della pasticceria De Vivo. Nella nascente Pompei degli anni ‘30, in via Roma tra gli scavi archeologici e il santuario di Pompei, i nonni De Vivo avevano un importante e rinomato panificio gourmet in cui vigeva una regola fondamentale: l’utilizzo del lievito madre.

Sessant’anni e due generazioni dopo, la stessa regola vive ancora nei lievitati della pasticceria De Vivo, e quindi nelle loro colombe gourmet.

Con la storia arriva l’originale innovazione, che non dimentica la prima, anzi la rende contemporanea e vivida al palato.

Per la Pasqua 2021 la pasticceria De Vivo arricchisce la selezione con una nuova prelibatezza partenopea. La prima novità per il palato è la Colomba Nocciolata, che vuole essere un omaggio alla Nocciola tonda di Giffoni, nota per il suo sapore particolarmente aromatico e la polpa bianca molto consistente. L’impasto della colomba, aromatizzato alla nocciola, pezzi di cioccolato al latte e fondente e farcito con irresistibile ganache alla nocciola, con infuso agli agrumi, copertura al cioccolato bianco e granelle di nocciole di Giffoni.

Non possono mancare nella Pasqua 2021 gli intramontabili gusti che hanno reso la firma De Vivo riconoscibile e acclamata in tutta Italia, e non solo: la Colomba Albicocca e Mandorle, arricchita con pasta di mandorla e albicocche, qualità “pellecchiella del Vesuvio”; la Colomba Carciofo (impasto salato con pezzi di carciofo campano, prezzemolo, sale, aglio, pepe e peperoncino), ispirata al “carciofo arrostito”, che in Campania per tradizione viene consumato il lunedì di “Pasquetta”; la Colomba ‘Nzogna e Pepe (impasto lievitato, salato e arricchito con sugna, pepe, pancetta, pecorino, capocollo, salame, aglio e peperoncino) che si ispira al “Casatiello sugna e pepe” immancabile sulla tavola pasquale napoletana e consumato il Sabato Santo e il lunedì di “Pasquetta” e infine la Colomba Pesto e pomodoro (impasto lievitato, salato e arricchito con basilico, pomodori campani secchi, aglio e peperoncino), che si ispira al condimento tradizionale italiano che esclama: “That’s Ammore!”.

È all’insegna del devoto amore partenopeo che De Vivo annuncia la seconda novità della Pasqua 2021: le Scatole Regalo, un vero e proprio “Viaggio dei Sensi”, che ha inizio aprendo lo scrigno contenente i tradizionali sapori della Pasqua Campana. Composta da soffici prodotti lievitati di circa 400 grammi, ispirati ai dolci tipici che per tradizione non possono mancare sulle tavole napoletane durante le festività di Pasqua: colomba, pastiera napoletana, casatiello rustico ‘Nzogna e Pepe, carciofo arrostito, attraverso i quali è possibile fare una degustazione delle materie prime del territorio.

Per informazioni: Pasticceria De Vivo – via Roma 36, 80045 Pompei (Napoli) – +39 081 863 1163 info@lapasticceriadevivo.it

L’ACETO DI MOSCATO PAHONTU PREMIATO CON IL PREMIO ORO DAL CONCORSO INTERNAZIONALE “LE FORME DELL’OLIO E DELL’ACETO 2021”

I primi giorni di febbraio 2021 l’Aceto di Moscato Pahontu è stato protagonista di uno dei più interessanti eventi di promozione della cultura dell’olio e dell’aceto, l’Olio Officina Festival, risultando fra i premiati del concorso internazionale di packaging, visual design e innovazione “Le forme dell’Aceto 2021”, ricevendo il Premio Oro.

La bellezza, la creatività, la funzionalità. Sono gli elementi cardine che rendono una bottiglia, come pure ogni altra confezione, in grado di suscitare la giusta attenzione da parte del consumatore nell’atto dell’acquisto.

Sì, perché non conta più la sola qualità del contenuto, pur importantissima, anzi fondamentale, ma anche il contenitore, e in particolare la veste esterna, l’abito, compresa la scelta dei materiali utilizzati.

Tutto ha la sua importanza, tanto più oggi, che all’immagine si riserva un peso maggiore, soprattutto quando si tratta di scegliere un prodotto.

La qualità totale: qualità nutrizionale, qualità sensoriale ed edonistica, qualità estetica, qualità funzionale – già, perché oltre alla bellezza ha valore anche la funzionalità dei contenitori, la loro ergonomia.

«Sin da quando abbiamo iniziato a pensare e a produrre il nostro aceto – spiegano i due fondatori Mauro Meneghetti e Simona Pahontu – desideravamo realizzare qualcosa che ci permettesse di valorizzare e nobilitare un ingrediente, che come altri ritenuti umili, è vittima di pregiudizio. Sapevamo fin dall’inizio che volevamo qualcosa che parlasse di qualità e bellezza. Per questo capimmo che l’essenziale risiedeva semplicemente in quelle due parole. Perciò, da subito, abbiamo fatto nostri questi concetti producendo un aceto di vino dalle proprietà organolettiche uniche affiancato da un packaging prezioso e distintivo, rispettoso dell’ambiente, ma soprattutto bello da vedere e in grado di entusiasmare i nostri clienti. Oggi, possiamo affermare che la perseveranza porta sempre i suoi frutti. Siamo molto orgogliosi che il concorso internazionale di packaging, visual design e innovazione, Le Forme dell’Aceto 2021 di Olio Officina, abbia premiato la nostra bottiglia di Pahontu Moscato l’Aceto da 200 millilitri con il Premio Oro».

Per i due, il riconoscimento gratifica ancora di più la nostra continua ricerca verso la bellezza, il rispetto per l’ambiente e l’originalità passando sempre e soprattutto per l’altissima qualità del nostro aceto. Per noi fare aceto è un’arte, è il piacere di dare un leggero respiro di gusto alla cucina.

“Le forme dell’Olio e dell’Aceto” è un concorso che vuole valorizzare l’innovazione, la funzionalità e il design del packaging dell’olio e dell’aceto. Vincono la bellezza e la funzionalità. Il premio “Le Forme dell’Olio e dell’Aceto” vuole essere un omaggio e un riconoscimento alle imprese più innovative e coraggiose.

LOISON TRA LE “100 ECCELLENZE ITALIANE 2021” DI FORBES

Il legame che unisce Loison con il mondo giornalistico è un rapporto che nel tempo si è sempre più rafforzato grazie all’affidabilità di un nome e alla credibilità di un brand. Proprio in nome di questivalori la testata Forbes (in collaborazione con la rivista So Wine So Food) ha pubblicato lo speciale “100 Eccellenze Italiane 2021”, allegato al numero di febbraio, e tra i 100 campioni selezionati Loison di Costabissara (Vicenza) è stata inserita nella categoria Food. «Per raggiungere il successo bisogna passare dall’eccellenza: idearla, produrla, distribuirla. Solo dopo, la storia di eccellenza diventa storia di successo» spiega Alessandro Rossi, direttore di Forbes Italia, nel suo editoriale, che per questa guida è stato coadiuvato da una brigata di 5 esperti tra cui: Susanna Tanzi (giornalista esperta del settore luxury e delle eccellenze enogastronomiche), Stefano Cocco (giornalista ed editore della rivista So Wine So Food), Luca Gardini (Migliore sommelier del Mondo 2010). «È un grande riconoscimento per un piccolo laboratorio di pasticceria – racconta Dario Loison – e in questo difficile anno appena trascorso abbiamo puntato tantissimo su digitalizzazione commerciale, per rendere più snella la vendita on line, e digitalizzazione produttiva, ottimizzando le fasi di condivisione e di controllo nei processi per migliorare gli standard. In Loison questo processo è iniziato 4 anni fa e oggi si sta completando, ed è questa la vera innovazione del 2021. Rientrare nelle cento eccellenze italiane selezionate da Forbes, testata autorevolissima che sa mettere in luce quanto di buono c’è in Italia, è un riconoscimento che mi onora e desidero ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a questo risultato, in primis il direttore Alessandro Rossi e la giornalista Susanna Tanzi che ci hanno dato questa opportunità».

SAN VALENTINO IN ROSA: IL CHIARETTO DI BARDOLINO PROTAGONISTA DI LAGO DI GARDA IN LOVE E DI AMORE. ASPETTANDO VERONA IN LOVE.

Il Chiaretto di Bardolino sarà anche quest’anno il #VinoRosadellAmore, il vino ufficiale di Lago di Garda in Love e di Amore. Aspettando Verona in Love, le due iniziative dedicate agli innamorati sul lago di Garda e nella città di Verona nel giorno di San Valentino. In tempi di pandemia i due eventi si svolgeranno in forma virtuale, sui social e in televisione, anziché coi consueti appuntamenti rivieraschi e cittadini. La bottiglia di Chiaretto di Bardolino special edition, creata per l’occasione dal Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino, sarà comunque protagonista nella giornata più romantica dell’anno, a disposizione degli ospiti delle dirette social e tv.
Lago di Garda in Love è in programma domenica 14 febbraio dalle 15 alle 18.30: sarà un evento on line e in televisione, che coinvolgerà otto comuni del lago di Garda (Malcesine, Brenzone sul Garda, Torri del Benaco, Bardolino, Lazise, Castelnuovo del Garda, Valeggio sul Mincio e Toscolano Maderno), uno dell’entroterra gardesano (Bussolengo), la città umbra di Terni, che ospita le spoglie di San Valentino nella Basilica a lui dedicata, e la città austriaca di Innsbruck, porta d’ingresso per i turisti nordeuropei che visitano l’area gardesana. Tutte le località saranno al centro della maratona televisiva in onda nel pomeriggio su TeleArena e in diretta streaming sul sito del quotidiano L’Arena, oltre che sui profili Facebook e YouTube di Lago di Garda in Love e sarà il vino rosa del Garda Veronese a fare da trait d’union tra le diverse tappe.

Nella città dell’amore per eccellenza, in sostituzione della tradizionale presenza a Verona in Love, il Festival dell’Amore che negli anni scorsi ha richiamato turisti e visitatori da tutto il mondo, quest’anno il Chiaretto affiancherà lo show televisivo Amore. Aspettando Verona in Love, presentato dalla conduttrice Francesca Cheyenne. In particolare, durante lo spettacolo il Chiaretto di Bardolino, che la scorsa estate ha riportato la musica nei locali di Verona con la lunga e fortunata rassegna 100 Note in Rosa, accompagna il Premio Arte d’Amore, dedicato alla musica e al cantautorato. Il vincitore verrà premiato nella diretta che si svolgerà domenica 14 febbraio dalle 21.30 sulle emittenti TeleArena e TeleMantova e online sulle pagine Facebook di Verona in Love, Studioventisette, Doc Servizi Verona, Freecom Hub, Show Time Verona, Show Time Studios e Acque Veronesi. L’artista vincitore del Premio Arte d’Amore si aggiudicherà la produzione del brano presso il prestigioso studio di registrazione Sotto il Mare e la realizzazione del videoclip. Inoltre, la sua canzone aprirà, in maggio, la seconda edizione di 100 Note in Rosa e verrà proposta sul palco della Giornata nazionale del Vino Rosa #OggiRosa, in calendario a Bardolino il 21 giugno.

CANTINA LA MONTINA, A SAN VALENTINO, DILLO CON FRANCIACORTA

Quattordici febbraio 2021, come ogni anno puntuale, incurante di pandemie e restrizioni, arriva la festa degli innamorati. Di questi tempi duri, che ancor più hanno dimostrato l’importanza degli affetti, cosa fare per rendere speciale questo giorno?

Se lo sono chiesti anche a La Montina, storica cantina produttrice di vino Franciacorta in provincia di Brescia.

“Da diverso tempo diamo ai nostri clienti la possibilità di personalizzare le bottiglie preferite incidendo la propria dedica sul vetro. È un’idea molto apprezzata perché lascia la libertà di rendere unico ogni pezzo, che è inciso con tecnica laser da esperte mani artigiane” spiega Jessica Giovanessi, responsabile comunicazione La Montina.

In occasione di San Valentino arriva però una novità, che aggiunge un pizzico di colore alla realizzazione delle bottiglie. Insieme al suo artigiano di fiducia, La Montina ha studiato due grafiche a tema, che non solo saranno incise sul vetro, ma saranno anche dipinte a mano.

Due disegni dallo stile diverso, che potranno essere riprodotti su bottiglie di vari formati e tipologie. Inoltre, chi sceglierà queste bottiglie come dono, potrà decidere di racchiuderle in diverse confezioni, corredate ad esempio di calici da degustazione e altri accessori per il vino.

L’intera gamma di Franciacorta e idee regalo La Montina è disponibile sia per l’acquisto in negozio fisico – presso l’enoteca aziendale di Via Baiana 17 a Monticelli Brusati (Brescia) – che online su www.lamontina.com.

E per chi preferisse regalare un’esperienza da vivere insieme al proprio innamorato? “Nessun problema – spiega Jessica Giovanessi – Data la situazione incerta tra chiusure e zone di vario colore, dalla cantina abbiamo deciso di rendere disponibili dei buoni regalo a data aperta. Questo significa che sarà possibile donare una visita guidata in cantina con degustazione, da svolgere non appena sarà possibile farlo, senza preoccuparsi della scadenza. I buoni si possono acquistare sia presso la nostra enoteca, che online, direttamente dal nostro sito www.lamontina.com”.

LE MANZANE (TREVISO), PROSECCO ROSÈ PER RIPARTIRE E BRINDARE ALL’AMORE

Un intrigante aroma di frutta rossa fresca, una morbida acidità e un colore che seduce: la cantina Le Manzane lancia la versione “en rose” del prosecco, un omaggio alla vita e alla voglia di ripartire, ma anche agli innamorati. Con il nuovo Prosecco Doc Rosè Millesimato Brut, la tenuta di San Pietro di Feletto (Treviso) offre l’occasione perfetta per un brindisi con la persona amata nel giorno di San Valentino, il 14 febbraio.

Il nuovo spumante è in commercio da gennaio 2021. 60 mila le bottiglie prodotte. «Abbiamo iniziato la distribuzione e i pareri che abbiamo avuto finora sono stati lusinghieri – spiegano Ernesto Balbinot e Silvana Ceschin, titolari della cantina Le Manzane – l’interesse c’è, il prosecco rose’ piace». Il motivo? «Perchè rappresenta la gioia di vivere, porta un raggio di sole e un po’ di colore in questo periodo difficile».

Nella nuova variante rosè, il Glera (88 per cento) incontra il Pinot Nero (12 per cento). La breve macerazione a contatto con le bucce dell’uva a bacca nera conferisce al vino un colore delicato e una veste romantica: un rosa provenzale brillante con preziosi riflessi cipria. Il perlage è fine e persistente; al naso spiccano sentori di rosa, fragoline di bosco e pesca. Cremoso, fresco ed equilibrato con un retrogusto leggermente ammandorlato, è uno spumante dalla beva piacevole che conquista. Si abbina a piatti che rimandano al gusto asiatico come sushi e sashimi, per chi predilige la cucina italiana e veneta si sposa molto bene al risotto con i gamberi ed è perfetto con il baccalà mantecato.

Il trend sembra chiaro: le bollicine rosa sono destinate a crescere. Aumenta il consumo degli spumanti, ma anche dei vini rosati, un prodotto che strizza l’occhio alla clientela femminile, ma che con la sua versatilità viene scelto sia per festeggiare le occasioni speciali che per un aperitivo a fine giornata. «Anche se siamo un’azienda radicata nel territorio della Docg – continuano Ernesto e Silvana -, abbiamo voluto aggiungere questa referenza per far capire ai nostri collaboratori che siamo attenti e sensibili a ciò che succede nel mercato. Abbiamo deciso di andare incontro alle richieste della nostra forza vendita creando le condizioni commerciali adeguate alle esigenze del consumatore».

La cantina Le Manzane si trova a San Pietro di Feletto, a metà strada tra le Dolomiti e Venezia, nella fascia collinare della provincia di Treviso, nel cuore delle Colline del Prosecco Superiore, proclamate il 7 luglio 2019 Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco. L’azienda, a conduzione familiare, è fortemente radicata nel territorio trevigiano come produttrice da quasi 40 anni. La cantina, tra le più dinamiche e interessanti nel panorama enologico del Conegliano Valdobbiadene, distribuisce sia in Italia che all’estero raggiungendo 34 Paesi.

CHIARETTO DI BARDOLINO: AL VIA LA NUOVA CAMPAGNA TRADE NEGLI STATI UNITI

Il Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino inaugura negli Stati Uniti una nuova campagna commerciale dedicata al Chiaretto di Bardolino, il vino rosa della sponda in provincia di Verona del Lago di Garda, leader di settore in Italia. L’iniziativa, che si articola in due specifiche tranche dedicate l’una agli importatori, distributori e buyer di vino e l’altra ai sommelier di alcuni dei migliori ristoranti americani, in vista della futura ripartenza del settore post-Covid, verrà affidata all’agenzia americana Colangelo & Partners, attiva nel settore trade, con sedi a New York e San Francisco, e a Studio Cru, che invece opera dall’Italia su target altamente profilati. Scopo del progetto, che avrà inizio a partire dal mese di febbraio e proseguirà sino alla fine di giugno, è individuare nuovi sbocchi commerciali negli Stati Uniti attraverso la ricerca di contatti nell’intento di aumentare ulteriormente la conoscenza del Chiaretto di Bardolino, di ampliare i volumi delle vendite nel mercato statunitense, che ora si attestano intorno al 5 per cento della produzione, nonché di aumentare il numero di aziende produttrici che esportano negli Stati Uniti. A condurre i seminari dedicati al mondo dei sommelier sarà la giornalista americana Katherine Cole, una delle più importanti esperte internazionali di rosé, autrice del libro “Rosé All Day”.

«Il Chiaretto di Bardolino – commenta Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino – ha ormai acquisito, grazie alle azioni di comunicazione intraprese dal Consorzio di tutela, una considerevole reputazione sulla stampa americana. La nuova campagna vuole sfruttare la crescita della categoria dei rosé negli Stati Uniti, vista anche la grande popolarità dei vini italiani tra i consumatori americani, per allargare la presenza e la distribuzione del Chiaretto».
L’Italia è infatti attualmente in testa alle importazioni di vino americano, con una crescita del 12,8 per cento in valore del commercio al dettaglio, come riportato da Nielsen Retail Data al 2020, con una quota di mercato del 32,6 per cento. Nel 2019, Nielsen ha inoltre riportato che il vino rosato ha superato le vendite di vini bianchi e rossi, registrando un più 29 per cento e conquistando una quota di mercato pari al 3,7 per cento. La crescita della categoria indica indubbiamente che c’è molto potenziale per il vino rosa italiano negli Stati Uniti. “Alla luce dei dati diffusi da Nielsen – continua Cristoforetti – quello attuale risulta un momento perfetto per intervenire con una campagna specifica dedicata al mercato americano».

Le aziende produttrici di Chiaretto di Bardolino che prenderanno parte alla nuova campagna statunitense sono Albino Piona, Aldo Adami, Benazzoli, Casaretti, Cantine Lenotti, Cavalchina, Gentili, Gorgo, Il Pignetto, Le Fraghe, Monte del Fra’, Poggio Delle Grazie, Seiterre, Giovanna Tantini, Valetti, Vigneti Villabella, e Vitevis – Cantina di Castelnuovo.

AHIMÈ BOLOGNA, UN LUOGO SEMPLICE DA VIVERE TUTTI I GIORNI

Un luogo semplice, da vivere tutti i giorni, per tutto il giorno. Un nuovo format che punta a rivoluzionare il capoluogo emiliano e non solo. Cucina prevalentemente vegetale, approccio nordico. Un menu ristretto che cambia ogni giorno, accompagnato da un’ampia carta di Vini Naturali. L’offerta che si declina dalla mattina alla sera. «Oggi siamo molto più ristorante – racconta Lorenzo Vecchia – la formula originaria prevedeva e prevederà l’inclusione di ogni momento della giornata, dando valore alla caffetteria, ai vini nella fascia pomeridiana, accompagnati da piatti dolci e salati. Ci sarà tutto il bello di quello che potremmo offrire del territorio, tutto in maniera easy ed informale».

In Cucina Lorenzo Vecchia – esperienze con Antonia Klugmann, Martin Berasategui, Lorenzo Cogo e premio Young Ethical Chef a Care’s nel 2018. 

La carta dei Vini Naturali è seguita da Gian Marco Bucci. In sala oltre a Bucci, anche Gian Marco Martinelli – esperienze da Amerigo, Le Calandre e Caffè Stern a Parigi.

Dietro le quinte, Lorenzo Costa, già creatore di Oltre (insieme a Daniele Bendanti),  giovane imprenditore che sta contribuendo in modo importante al rinnovamento dell’offerta gastronomica di Bologna.

Il menu a prevalenza di materie prime vegetali. Il menu cambia in funzione della produzione dell’Orto di Federico Orsi (vigneron e socio). Questa scelta comporta un menu ristretto perché la cucina di Ahimè trasforma realmente quello che la terra offre.

Al momento sono previste tre formule: scelta à la carte, condivisione di uno o piùpiatti ordinati à la carte, seguire dei percorsi di degustazione da tre o cinque portate (a persona).

Grande attenzione ​è riservata al pane, sul quale è stato fatto uno studio lungo e approfondito. Farine locali di soli grani emiliani, lievito madre con più di dieci anni di vita. Si tratta di una portata a parte del menu e sarà così. Una scelta dettata dalla voglia di valorizzare anche un prodotto apparentemente di uso quotidiano e volte un pò scontato, ma che necessita di un lavoro di realizzazione incredibile. Si pensi che dietro una pagnotta ci sono 72 ore di lievitazione.

VENISSA RICONOSCIUTA QUALE VINO VENETO DELL’ANNO DAL PREMIO TASTEVIN AIS

Vent’anni dopo aver intrapreso l’avventura per reintrodurre il vitigno -quasi estinto- della laguna di Venezia, la Dorona, Venissa ha raggiunto un importante traguardo nel ricevere il prestigioso Premio Tastevin Ais dell’Associazione Italiana Sommelier.

Durante la ceremonia organizzata a Roma in diretta streaming, l’Associazione Italiana Sommelier ha insignito Venissa quale azienda veneta dell’anno per il lavoro scrupoloso che sta conducendo nel ristabilire la Dorona, vitigno raro e autoctono della laguna veneziana. Quest’anno, Venissa Bianco 2015 ha anche ricevuto le quattro “Vitae”, riconoscimento per l’altissima qualità della sesta annata di Venissa. Antonella Maietta, presidente di Ais Italia, ha espresso le motivazioni del premio al pubblico che seguiva l’evento sulle varie piattaforme social. Ha spiegato che Venissa rappresenta un “Vino che ha contribuito a imprimere una svolta produttiva al territorio di origine, che rappresenta modelli di riferimento di indiscusso valore nella rispettiva zona, e che inoltre ha salvato dall’oblio e riportato all’attenzione del settore vitigni dimenticati”. Matteo Bisol, alle redini di Venissa negli ultimi sette anni ha dichiarato: «Siamo felicissimi di ricevere questo doppio riconoscimento dall’Ais perché significa che abbiamo raggiunto un momento importante nella nostra ricerca per fare di Venissa un simbolo importante della viticoltura in Veneto. Ci consideriamo come i custodi del fragile ecosistema della laguna e vogliamo svolgere un ruolo proattivo nel proteggere l’integrità e l’autenticità della Venezia Nativa attraverso la conservazione e il potenziamento delle pratiche tradizionali».

Il vino della laguna, per decine di anni, è stato alla base della vita di molte famiglie delle isole della Venezia Nativa ma questa tradizione è quasi sparita in seguito all’acqua alta del 1966. «A Venissa – dice Matteo Bisol – vogliamo dimostrare che è possibile produrre un vino straordinario fatto in condizioni straordinarie. Il premio Tastevin Ais ci dà il necessario incoraggiamento per portare avanti il nostro lavoro e forse convincere gli scettici che, in effetti, la laguna veneziana è un terroir sacro dove la Dorona si è adattata durante secoli per raggiungere una quasi perfetta relazione simbiotica con esso per offrire un vino con un grande potenziale».

Tenuta Venissa produce quattro etichette in quantità limitata: Venissa Bianco e Venissa Rosso ma anche Venusa Bianco e Venusa Rosso. All’interno della tranquilla vigna murata si trovano il Ristorante Venissa (una Stella Michelin dal 2012) e l’Osteria Contemporanea, entrambi affidati ai talentuosi Chiara Pavan e Francesco Brutto, oltre a un Wine Resort con 5 camere intime. Si aggiunge un “Albergo Diffuso” sulla vicina isola di Burano. La Tenuta è un vigneto di un ettaro circondato da mura medievali situata sull’isola di Mazzorbo a poca distanza della città di Venezia.

LA SEMPLICITÀ E L’ARTE DELLA CUCINA RAFFINATA A IL RIDOTTO DI VENEZIA

Il locale è piccolo, ridotto è lo spazio e Il Ridotto è il nome di questo locale stellato dal 2013 di Castello, dietro la basilica di San Marco a Venezia. Il nome si ispira al “Teatro Ridotto”, un piccolo e antico teatro veneziano. Ha soli nove tavoli e nasce nel 2006 grazie alla passione dello chef Gianni Bonaccorsi, il quale volle creare un ristorante con una cucina raffinata. Ci sono cortesia, competenza e tra una comanda e l’altra non manca una battuta con i titolari e il personale. La cucina proposta, dove adesso c’è anche il figlio di Gianni, Nicolò Bonaccorsi, è ancorata ai prodotti della terra e del mare, in cui spiccano ingredienti di alta qualità. I piatti proposti sono di ricerca e cambiano a seconda della stagione e dell’ispirazione. E così, come in questo periodo dell’anno, a pranzo si possono trovare tre Tapas con l’aggiunto del piatto del giorno di pesce, oppure di carne, a 35 euro a persona. E poi il menu di Mare o di Terra e Mare, con i classici de Il Ridotto e la possibilità di avere un percorso vegetariano. In totale 95 euro a persona per cinque proposte. Per i sette assaggi si passa a 120 euro, per i nove 150 euro.

Allora spazio al Cavolfiore, Scampi e Mandorle, Capesante, carote e tea nero affumicato, Battuta di manzo razza piemontese con ortaggi d’inverno, Animelle, yogurt, limone e aglio nero, Mazzancolle, porri, creme brûlé all’aringa affumicata, erbe amare, Polpo, fave e cime di rapa e gli Spaghetti neri, ricci di mare, peperone candito e cavolo nero.

Si può proseguire con i Tubetti in ristretto di “Gò” ed erbe di laguna, Risotto d’inverno, Ravioli di faraona, panna acida, agrumi e panpepato, Maiale: filetto, costina e pancia, Faraona: petto e coscia, salsa pevarada, Rombo al ginepro, mandarino e puntarelle, Seppia e trippa di vitello, pappa al pomodoro al nero. Chiusura tra Crema fredda alla ricotta con pistacchio, arancia e cioccolato, Cioccolato e pepe, Biscotto al The Matcha, bergamotto, cioccolato e granita di Sakè, Millefoglie Cheese cake alla newyorkese, Kiwi e agrumi, Selezione di formaggi. Poi un’ampia scelta di vini, con etichette da ogni dove, whisky, grappe, tequila, rum e non solo.

Il Ridotto si trova a Castello numero 4509 in Campo Santi Filippo e Giacomo a pochi passi da piazza San Marco e vicino alla fermata del vaporetto di San Zaccaria.

Telefono 041-5208280, e-mail info@ilridotto.com.

NATALE AL GELLIUS: I TORTELLINI DI ALESSANDRO BREDA CHE SCALDANO IL CUORE

Un Natale diverso, ma sempre sotto il segno della tradizione. Il ristorante Gellius di Oderzo (Treviso) si prepara al periodo natalizio proponendo una versione personale del piatto principe delle festività, declinato nei Tortellini di crostacei in brodo di pesce. La portata, prevista nel menu di Natale del Gellius, sarà disponibile anche in formato delivery: il locale ha infatti ideato tre percorsi di degustazione, due per Natale e uno per Capodanno, per dare la possibilità a tutti i clienti di gustare le creazioni di Alessandro Breda anche nell’intimità della propria cucina.

«Fin da quanto ero bambino i tortellini in brodo sono sempre stati la prima portata di ogni pranzo delle festività – spiega lo chef Alessandro Breda – è un piatto che mi ricorda il calore della famiglia, il senso di condivisione e di familiarità del giorno di Natale. Dopo un anno così difficile, presentare un piatto tradizionale rivisto con i nostri occhi ci sembrava il modo migliore per trasmettere quella serenità e piacevolezza ai nostri clienti. Il menu in versione delivery ci dà l’occasione di portare direttamente nelle loro case la nostra cucina, in attesa di poterli presto accogliere nuovamente nelle sale del ristorante».

I Tortellini di crostacei in brodo di pesce saranno consegnati, come le altre portate del menu, con le istruzioni per ultimare al meglio la preparazione a casa e gli ingredienti per guarnire il piatto. Per incontrare le esigenze di tutti i commensali il Gellius ha scelto inoltre di inserire accanto alle proposte più tradizionali anche un percorso vegetariano. I due menu di Natale, che comprendono antipasto, primo, secondo e dolce a scelta, sono disponibili su ordinazione fino al 22 dicembre. Proposta più tradizionale è invece quella del menu di Capodanno, che prevede quattro portate a base di pesce e alcuni piatti fuori menu con le ricette simbolo del Veglione come il cotechino con le lenticchie, crostacei e frutta esotica. Gli ordini in questo caso sono accettati fino al 28 dicembre.

Le consegne sono disponibili all’interno del comune di Oderzo, in tutto il trevigiano e anche fuori dalla provincia, con costi di consegna variabili a seconda della distanza. 

Per informazioni e prenotazioni visitare il sito http://www.ristorantegellius.it

GUIDA BEST GOURMET 2021 25ESIMA EDIZIONE STORICA ESCE A METÀ MARZO 2021

Territorio, esclusività, trend, cucina, vini e prodotti rilanciano una macroregione unica al mondo composta da quattro nazioni (Italia, Austria, Slovenia e Croazia), formata dall’intreccio secolare delle culture tra Venezia, la penisola italiana, i Balcani e la Mitteleuropa. La Guida Magnar Ben Best Gourmet da sempre è “il termometro” dell’energia che sprigiona questa terra tra acque, pianure, colline, monti, la cultura dell’uomo, del mangiare, della tavola, dell’agricoltura in un contesto di straordinaria bellezza geografica e storica.

La pubblicazione della 25esima Edizione storica della Guida, la cui uscita era prevista come ogni anno i primi giorni di gennaio, è stata posticipata a metà marzo 2021 per permettere ai ristoratori, produttori e giornalisti di incontrarsi nel pieno rispetto delle regole in un range di tempo più lungo a causa delle ristrettezze legate all’emergenza Covid-19 del 2020.

Riteniamo che questa nostra scelta è l’unica possibile per garantire ai lettori ed al mondo della ristorazione la massima trasparenza su visite, recensioni e degustazioni, in linea con la nostra filosofia di continui aggiornamenti annuali in tutto il territorio da noi raccontato, amato e divulgato.

APRE HOSTARIA IN CORTINA, IL NUOVO TEMPORARY RESTAURANT DEL GRUPPO ALAJMO

Sabato 5 dicembre apre Hostaria in Cortina, il nuovo temporary restaurant invernale del gruppo Alajmo nel centro di Cortina (Belluno) all’interno dell’Hotel Ancora in Corso Italia.

Hostaria in Cortina nasce con lo stesso spirito del temporary restaurant estivo Hostaria in Certosa: cucina, vini, cocktail, musica e sorrisi

Hostaria è un format di locali informali, confortevoli, che liberano la mente attraverso una proposta di cucina semplice, una ricca carta dei vini, un’ampia lista di cocktail e un ritmo musicale che accompagna tutta la giornata.

«Il progetto Hostaria è nato in soli 50 giorni durante il lock down della primavera 2020 – racconta Raffaele Alajmo – e ha dato la possibilità di lavorare a 25 dei nostri dipendenti che altrimenti sarebbero rimasti in cassa integrazione. Con la chiusura stagionale di Hostaria in Certosa a fine ottobre, la squadra sarebbe rimasta ferma fino a primavera. Renzo Rosso mi aveva raccontato di questa nuova acquisizione e mi è tornata in mente a fine settembre quando ho visto che le prospettive invernali per Venezia sarebbero state tragiche. Renzo ha compreso con entusiasmo lo spirito dell’iniziativa e ci ha aiutati a realizzarla mettendoci subito in contatto con l’architetto in carica del progetto di restauro dell’Hotel e con l’ufficio legale per formalizzare un contratto d’affitto. Tutto questo perché abbiamo bisogno di alzare la testa e guardare avanti, di essere reattivi e propositivi».

Hostaria in Cortina si distribuisce nell’ampio piano terra dell’hotel, dando così modo ai tavoli di essere molto distanziati. È stata curata in modo particolare l’illuminazione, grazie al contributo di un amico di vecchia data, Davide Groppi, che negli anni ha seguito i fratelli a Le Calandre di Massimiliano Alajmo a Rubano (Padova), al Quadri e alla Hostaria in Certosa entrambi a Venezia.

Per l’apertura era stato previsto il pranzo di beneficienza de Il Gusto per la Ricerca, la onlus del Gruppo Alajmo, in collaborazione con Otb Foundation,fondata da Renzo Rosso con la missione di lottare contro le disuguaglianze sociali e contribuire allo sviluppo sostenibile di persone e aree meno avvantaggiate. Purtroppo, a causa della situazione attuale e dell’incertezza sulle possibilità di movimento che ci saranno con il prossimo decreto l’evento è stato posticipato a inizio 2021.

Hostaria in Cortina presenta più offerte gastronomiche: Bar Terrazza e Veranda nelle quali si può godere di un eccellente servizio di caffetteria, gustare la pasticceria Alajmo ma anche bere una flûte di Champagne, mangiare il caviale fresco Alajmo oppure il salmone selvaggio affumicato da Max, ma anche più semplicemente mangiare un panino con il musetto e le lenticchie o la tartare di Erminio.

Il Ristorante, con piatti classici della cucina di Max come gli involtini di scampi fritti, la battuta di vacchetta piemontese sulla corteccia con il tartufo bianco, il risotto alla lepre, amarone e tartufo bianco, ma anche un piatto storico di Mamma Rita, gli gnocchi di rape rosse in salsa di gorgonzola o il maialino da latte arrostito, spuma alla senape e polvere di caffè oppure il gran gelato al pistacchio di Stern o il Giocapa (gioco al cioccolato dedicato al Rum Zacapa).

Lo Shop Online,  attraverso una semplice applicazione, nel quale si può trovare una selezione della dispensa Alajmo come pasta, sughi Alajmo, cotechini, caviale, salmone, panettoni, biscotti, torte, condimenti oppure piatti pronti da mettere in tavola. Tutti i prodotti possono essere acquistati online per il ritiro in Hostaria. 

RENATO BOSCO VINCE PANETTHON 2020

Renato Bosco di Saporè di San Martino Buon Albergo (Verona) ha vinto Panetthon 2020, la sfida solidale tra i migliori panettoni del Veneto organizzata da Daniele Gaudioso. Al secondo e terzo posto si sono piazzati rispettivamente Pasticceria Gardellin di Curtarolo (Padova) e Pasticceria Fabris di Fontanelle (Treviso). L’atto finale si è tenuto martedì 1 dicembre al ristorante Radici di Padova.

Gli altri finalisti erano: Panificio Antichi Sapori di Verona, Pizzeria Arrigoni e Basso di Zero Branco (Treviso), Pasticceria Bacelle di Galzigliano (Padova), Pasticceria Belvedere di Legnaro (Padova), Pasticceria Caffetteria Centeleghe di Farra d’Alpago (Belluno), Pasticceria Chiosco di Lonigo (Vicenza), Laboratorio Fiko di Massanzago (Padova), Golosità Pasticceria e Bistrò di Bassano del Grappa (Vicenza) e Pasticceria Le Sablon (Padova).

DOMENICA 29 NOVEMBRE, “TIRAMISÙ GLOBAL MARATHON”: 16 NAZIONI AL VIA

La lunga diretta con gli appassionati del Tiramisù si avvicina. Domenica 29 novembre, dal quartiere generale della Tiramisù World Cup a Treviso, avrà inizio la “Tiramisù Global Marathon”, la sfida a cui prenderanno parte chef non-professionisti da tutto il mondo che si cimenteranno nella preparazione del dolce. E nel corso dell’evento, la sorpresa di alcuni ospiti d’eccezione con le loro ricette ed esperienze in cucina.

Dalle 10 di domenica 29 novembre, si collegheranno da ogni angolo del pianeta –  ciascuno secondo il proprio fuso orario e nella lingua locale – i partecipanti alla “Tiramisù Global Marathon” che proporranno la loro personale versione del Tiramisù. 

«L’iniziativa, nata in collaborazione con la Tiramisù Academy (www.tiramisuacademy.org) – racconta Francesco Redi, organizzatore e fondatore della Tiramisù World Cup – si tiene in un periodo che ci porta a stare in casa e proprio per questo è possibile re-inventarsi abitudini e attività in cui cimentarsi  . Abbiamo raccolto in un contest online tantissimi appassionati del dolce e la risposta è stata davvero grandiosa: sarà una diretta di 8 ore con ospiti del settore (e non) e…qualche sorpresa».

Fra gli interventi in programma, ecco quindi quello di Roberto Lestani, presidente della Fipgc (Federazione internazionale pasticceria gelateria cioccolateria), Federico Zani della Benetton Rugby e della Nazionale, Fabio Carbone e Nicola Sorrentino (entrambi docenti presso l’università Jean Monnet); poi ancora la Associazione Italiana Sommelier, il Venezia Football Club.

Alle 16 i giovanissimi “chef” che si collegheranno riceveranno un fantastico regalo da Geronimo Stilton, il topo giornalista più amato dai bambini di tutto il mondo, grazie alla collaborazione di Edizioni Piemme e della Geronimo Stilton Fondazione, presieduta dalla scrittrice Elisabetta Dami, già madrina d’eccezione nell’edizione 2018 della Twc Junior.

Ecco i Paesi rappresentati dagli iscritti alla Tgm fino a questo momento (ancora pochi posti disponibili, ndr.): Canada (Toronto), Brasile (fra cui Curitiba, San Paolo e Carangola), Venezuela (Caracas), Egitto (Il Cairo), Kenya (Nairobi), Iran (Tehran), Cina (Shangai); dall’Europa: Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Spagna e ovviamente Italia.

L’iniziativa intende raccogliere fondi per il rilancio delle micro-imprese del settore turistico e della ristorazione di Venezia, simbolo mondiale e polo attrattivo per il comparto dell’intera regione: molti partecipanti e istituzioni hanno già dato il loro contributo. Per seguire l’evento e sostenere la raccolta è sufficiente collegarsi al sito www.tiramisuworldcup.com e seguire le istruzioni. 

La diretta si svolgerà il 29 novembre, dalle 10, sulla pagina Facebook della Tiramisù World Cup.

L’iscrizione all’evento è libera e gratuita e per avere tutte le informazioni è possibile visitare il sito www.tiramisuworldcup.com oppure seguire i canali social su Facebook, Instagram, Twitter e Linkedin.

PRESENTATA LA GUIDA MICHELIN 2021

Il 25 Novembre 2020 è stata presentata la 66esima edizione della Guida Michelin Italia, in occasione della quale sono state annunciate le nuove stelle Michelin. Ha fatto inoltre il suo debutto il nuovo pittogramma dedicato alla sostenibilità – la stella verde – assegnato agli chef che promuovono una cucina più sostenibile.

Tra le 29 le novità stellate che hanno delineato un nuovo firmamento in tredici regioni della penisola, figurano 3 new entry e 26 novità , per un totale di 371 ristoranti stellati. Confermati tutti gli 11.

L’evento, trasmesso in Live streaming, è stato condotto da Petra Loreggian con la partecipazione di Federica Pellegrini che, in qualità di Ambassador Michelin, ha annunciato i nomi dei 13 chef ai quali è stato assegnato il simbolo della sostenibilità, la “stella” verde .

La App Michelin ristoranti con i contenuti della Guida Michelin 2021 sarà disponibile gratuitamente dalle 14 di oggi per iOS e Android, mentre l’edizione cartacea della Guida sarà disponibile in tutte le librerie a partire dal 26 novembre.

Sono tre le novità che portano i ristoranti che “meritano una deviazione”, e quindi le Michelin, a 37:

Ristorante D’O – San Pietro All’Olmo (Milano)

Non ha bisogno di presentazioni: è uno chef che ha anticipato tendenze aprendo porte prima di altri, percorrendo strade nuove che hanno – è il caso di dirlo – spopolato, come la sua “cucina pop”. Ma cenare nel suo ristorante significa conoscere Davide Oldani in una dimensione nuova, densa di ricordi gastronomici ed emozionanti esplorazioni. Tanta attenzione ai giovani e alla formazione sui valori del territorio gli valgono anche la Stella Verde.

Ristorante Harry’s Piccolo – Trieste

Trieste, ponte fra culture e crocevia di scambi, ha trovato la sua traduzione gastronomica nella straordinaria cucina di Matteo Metullio. Da vero triestino aperto al mondo, per arrivare nelle cucine del suo Harry’s Piccolo i migliori prodotti affrontano talvolta lunghi viaggi – è il suo credo, il “km vero” – per venire combinati in una sintesi armonica ed originale, riuscitissimo incontro fra classicità ed innovazione.

Santa Elisabetta – Firenze

Si dice che i cuochi campani abbiano la cucina nel sangue e che, dentro o fuori la propria regione, sappiano esprimersi ai più alti livelli. Rocco De Santis non fa eccezione e porta la sua scuola culinaria ai più alti livelli: un’esplosione di colori e fantasia che accende il cuore di Firenze.

In totale 26 le novità per un totale di323 ristoranti. Tra questi sedici sono under 35, quattro dei quali under 30.

AIS VENETO PRESENTA VINETIA 2021 E I SETTE MIGLIORI VINI DELLA REGIONE

L’Associazione Italiana Sommelier Veneto presenta la nuova edizione di Vinetia – Guida ai vini del Veneto, portale online dedicato alle eccellenze enologiche della regione che sarà consultabile al sito vinetia.it a partire dal 20 novembre 2020.

I Sommelier hanno inoltre assegnato il Premio Fero ai sette vini che, durante i panel di degustazione per la redazione della guida, hanno ottenuto il punteggio assoluto più alto all’interno delle rispettive categorie.

«Nonostante le difficoltà legate all’emergenza sanitaria – spiega Giovanni Geremia, curatore della guida – abbiamo riscontrato un’ottima risposta da parte delle aziende, con oltre 400 partecipanti e quasi 2200 vini degustati. Vinetia si è nuovamente confermata come un importante punto di riferimento per gli appassionati del mondo enologico veneto: uno strumento di consultazione intuitivo e fruibile ovunque, in grado di guidare il pubblico tra le cantine, i vini e il loro aspetto sensoriale».
Ad aggiudicarsi il Premio Fero sono state quest’anno tre cantine veronesi, due trevigiane, una vicentina e una padovana. Per la categoria Miglior Spumante Metodo Charmat è stato premiato 5 Grammi 2019 Valdobbiadene Prosecco Superiore Rive di Santa Maria di Feletto Docg Extra Brut di Malibran, come Miglior Vino Rosato il Bardolino Chiaretto Doc 2019 di Poggio delle Grazie, come Miglior Spumante il Metodo Classico Sogno 2015 Dosaggio Zero di Cirotto e come Miglior Vino Bianco il Monte Grande 2018 Soave Classico Doc di Graziano Prà. È stato inoltre consegnato il premio come Miglior Vino Rosso a Ognisanti di Novare 2018 Valpolicella Classico Superiore Doc di Bertani, e come Miglior Vino Rosso da invecchiamento al Montepulgo 2013 Veneto Igt di Masari, mentre si è aggiudicato il riconoscimento di Miglior Vino da dessert il Cuore di Donna Daria di Conte Emo Capodilista – La Montecchia.

La nuova edizione di Vinetia ha visto inoltre 190 vini premiati con i 4 Rosoni, la fascia di punteggio più alto assegnato in commissione di degustazione, e 72 con il Ducato, conferito ai prodotti che uniscono alta qualità e prezzi vantaggiosi. 50 aziende vinicole sono state invece insignite del Premio Rialto per la loro continuità nel produrre vini d’eccellenza nel tempo.

La guida Vinetia è disponibile gratuitamente al sito vinetia.it e al suo interno sono raccolte le valutazioni dei degustatori ufficiali Ais, oltre alle informazioni relative alle aziende e ai vini del Veneto e ai dettagli sull’accoglienza e le degustazioni private.

“TIRAMISÙ GLOBAL MARATHON”: IL TUO DOLCE PER RILANCIO TURISTICO DI VENEZIA

In attesa che la “sfida più golosa dell’anno” possa tornare dal vivo, arriva la “Tiramisù Global Marathon”, un’iniziativa volta ad far incontrare online tutti gli amanti del popolare dolce e – nel contempo – raccogliere fondi per il rilancio turistico di Venezia, simbolo mondiale e polo attrattivo per il comparto dell’intera regione. La diretta dell’evento si svolgerà il 29 novembre, dalle 10, sulla pagina Facebook della Tiramisù World Cup.

I “Tiramisù lover” si collegheranno da tutto il mondo per prendere parte alla “Tiramisù Global Marathon”, la non-stop che intende raccogliere fondi a supporto delle microimprese del turismo e della ristorazione della città di Venezia. L’iniziativa, nata in seno alla Tiramisù World Cup con la collaborazione della Tiramisù Academy (www.tiramisuacademy.org), vedrà la partecipazione di numerosi appassionati del dolce collegarsi con la piattaforma Zoom ciascuno secondo il proprio fuso-orario, preparando il dolce e raccontando nella propria lingua quanto stanno mettendo in tavola. I golosi, i tifosi ed i curiosi potranno seguire la diretta su Facebook.

Coloro che si pre-iscriveranno gratuitamente sul sito della Tiramisù World Cup (www.tiramisuworldcup.com, attenzione: i posti sono limitati!) saranno protagonisti dell’evento e potranno prendere parte alla maratona restando comodamente nella propria abitazione e cimentandosi nella preparazione di una personale versione del dolce; ovviamente saranno premiati i tre migliori tiramisù le cui ricette riceveranno ampia diffusione sui canali degli organizzatori ed attraverso i media partner. «Abbiamo già raccolto adesioni – spiega Francesco Redi, ideatore della Tiramisù World Cup e fondatore di Twissen – dal Regno Unito, dalla Francia e dal Belgio, oltre che dal Brasile e ovviamente dall’Italia. Specie in un periodo come questo, per noi è un modo di tenere unita ed entusiasta la grande community di appassionati del dolce. Ci saranno ospiti come i campioni della Tiramisù World Cup, professionisti del settore, rinomati pasticceri, sommelier, nonché esperti del Tiramisù: tutti racconteranno le loro storie, qualcuno ci onorerà con una cooking-class e magari potranno svelare qualche segreto sulle ricette più particolari incontrate nel loro lavoro».

Gli organizzatori hanno poi voluto legare la maratona ad una campagna di raccolta fondi in favore delle attività turistiche di Venezia. «È innegabile – prosegue Redi – che il turismo sia il settore più colpito da questa pandemia e le conseguenti ricadute stanno colpendo un indotto davvero allargato a diverse aree. Ecco perché abbiamo voluto dare il nostro (piccolo) contributo alla causa, sensibilizzando anche il tema del rilancio economico che ci auguriamo possa presto arrivare». Sono già molti i partner che stanno supportando l’evento. «Sposare i valori di questa iniziativa – dice il vice presidente della Tiramisù World Cup Andrea Mattana – è un bel segnale. Invito quindi le organizzazioni che in esso si ritrovano ad aderire alla maratona, anche solo attraverso la promozione dell’evento attraverso i propri canali di comunicazione».

Per iscriversi all’evento e per avere tutte le informazioni è possibile visitare il sito http://www.tiramisuworldcup.com oppure seguire i canali social su Facebook, Instagram, Twitter e Linkedin.

ALBA VITÆ 2020: UN VINO ESCLUSIVO PER I DIECI ANNI DEL PROGETTO SOLIDALE DI AIS VENETO

L’Associazione Italiana Sommelier del Veneto ha presentato Lavica 2017, il nuovo vino creato dall’azienda Dal Maso di Montebello Vicentino (Vicenza) per celebrare il decennale di Alba Vitæ. L’iniziativa benefica, nata nel 2011, propone ogni anno un vino d’eccellenza dell’enologia veneta in edizione limitata, che viene messo in vendita per raccogliere fondi a sostegno di progetti solidali.

Di Lavica 2017 saranno disponibili solamente 700 bottiglie in formato magnum, acquistabili nello shop online di Ais Veneto, e il ricavato delle vendite andrà a Vicenza For Children.

«Per la prima volta in dieci anni il vino di Alba Vitæ sarà realizzato appositamente e unicamente per l’occasione – spiega Marco Aldegheri, Presidente di Ais Veneto – e ci sembrava un bel simbolo per festeggiare questo importante compleanno, che cade in un anno così difficile. Un vino nuovo, frutto di un lavoro che continua e simbolo di speranza che si rinnova, gli stessi valori che condividiamo con l’associazione Vicenza For Children, che ogni giorno garantisce supporto emotivo ed economico ai piccoli pazienti e alle loro famiglie». Lavica 2017 è un Veneto Rosso Igt che racchiude la potenza e la ricchezza del territorio della Doc Colli Berici, che si caratterizza per suoli argillosi, calcarei e basaltici particolarmente vocati alla coltivazione di uve a bacca rossa. Si tratta a tutti gli effetti di un vino dal “taglio berico”: la base è tai rosso, vitigno simbolo della zona, con l’aggiunta di merlot e cabernet sauvignon prima di un invecchiamento di 16 mesi in barrique di rovere francese.

I fondi ricavati dalla vendita delle bottiglie saranno consegnati a Vicenza For Children per l’acquisto di un cisto-uretro-fibroscopio pediatrico. L’associazione, grazie alla collaborazione con la Direzione sanitaria dell’Ospedale San Bortolo e la condivisione di intenti con la Fondazione San Bortolo Onlus, ha rinnovato in poco più di un anno il Day Hospital Oncoematologico di Vicenza, realizzato a misura di bambino e in grado di permettere ai piccoli pazienti di seguire le terapie in un luogo protetto e accanto alle loro famiglie.

Le magnum in edizione limitata di Lavica 2017 sono acquistabili al costo simbolico di 55 euro all’interno dello shop online store.aisveneto.it.

OLIVIERI 1882, A NATALE RITORNA IL PANDORO ARTIGIANALE

L’azienda a conduzione familiare di sesta generazione, oggi leader nel settore dei lievitati, presenta con orgoglio il suo Pandoro

Dopo una Pasqua che ha visto un numero record di vendite della sua colomba, ​Olivieri 1882 torna in questo periodo di festa 2020 facendo ciò che sa fare meglio: produrre ottimi lievitati da ricorrenza per i quali il brand di Arzignano (Vicenza) è riconosciuto e ​premiato a livello nazionale e internazionale.

Insieme ovviamente al Panettone, ​il Natale 2020 vedrà il rilancio del ​Pandoro​. Realizzato a mano e rigorosamente artigianale, Olivieri 1882 presenta un Pandoro che farà riscoprire al pubblico un prodotto che negli ultimi anni è stato messo in ombra dal panettone.

«Si parla sempre moltissimo di panettone, ma il pandoro è un prodotto altrettanto interessante e, per certi aspetti, anche più affascinante del panettone ​- spiega ​Nicola Olivieri, titolare e capo pasticcere – ​È giunto il momento di portarlo alla ribalta​. Il fatto che sia molto più difficile da realizzare rispetto ad un panettone è stata per noi la spinta decisiva, una sfida che abbiamo raccolto e che ha richiesto almeno 5 anni di lavoro e di perfezionamento. Oggi siamo davvero molto soddisfatti del Pandoro Olivieri 1882».

Oltre all’amore per i lievitati e per le sfide, c’è un’altra ragione che ha spinto la famiglia Olivieri ha dedicare gli ultimi anni alla messa a punto del Pandoro:

«Rappresenta il dolce natalizio delle nostre zone – racconta Nicola Olivieri – e la sua storia si intreccia con la nostra: il nostro primo forno era al confine ​tra Verona e Vicenza, il territorio in cui Natale coincideva con Pandoro e non con Panettone. Vogliamo essere i custodi di una tradizione ​che deve essere rispolverata e a cui va data la sua importanza. In un momento storico come questo specialmente dove si tende spesso a lanciare novità concepite per stupire, noi vogliamo andare in controtendenza​».

Una lavorazione manuale, come vuole la tradizione. Il Pandoro Olivieri 1882 nasce al termine di un lungo e complesso processo che prevede ​tre giorni totali di lavorazione​, con un giorno intero dedicato solamente ai rinfreschi del lievito madre e alla sua maturazione. Quando il lievito madre è pronto la lavorazione del Pandoro, più delicata rispetto a quella del panettone, e quindi più complessa, può iniziare con la sequenza dei tre diversi impasti​. Alla fine di questo processo si passa alla fase della ​pirlatura​, dopodichè il pandoro va in lievitazione lenta per altre 14-16 ore​.

Si procede poi con ​la cottura ​che si rivela la fase più complessa, il Pandoro deve risultare soffice ma anche non troppo alveolato. Riconosciuto dal Gambero Rosso tra i migliori pandori artigianali d’Italia nel 2018, il dolce natalizio firmato Olivieri 1882 si rivela molto ricco ma allo stesso tempo estremamente digeribile grazie alla lunga maturazione e all’utilizzo di materie prime di altissima qualità. ​La totale assenza di conservanti, aromi e grassi vegetali rende questo prodotto artigianale al 100 per cento. Nessun segreto tra gli ​ingredienti​ quindi, solo materie prime scelte con cura: – lievito madre vivo, ogni giorno rinfrescato – limoni canditi artigianalmente e tritati all’interno dell’impasto – bacche di vaniglia Bourbon e Madagascar – farine rigorosamente di grani italiani – zucchero di canna grezzo – burro Belga ottenuto per centrifuga – miele di acacia italiano

Tradizione, passione e ingredienti attentamente selezionati sono il segreto del brand ​Olivieri 1882​, sinonimo di qualità nel mondo dei ​lievitati a tutto tondo​, dalle croissanteria ai dolci, pasticceria e gelateria, dalla pizza al pane e alla cucina.

La determinazione nello sperimentare e le coraggiose scelte imprenditoriali hanno permesso all’azienda di ricevere negli anni importanti riconoscimenti tra cui i ​Tre Pani e Due Spicchi Gambero Rosso​ per il pane e la pizza Olivieri, a testimonianza della qualità dei lievitati salati.

Dal 2017 l’inserimento nella classifica delle ​Migliori Colazioni d’Italia​, con il traguardo ambito dei ​Tre Chicchi Gambero Rosso per l’eccellenza dell’offerta di caffetteria e le ​Tre Tazzine per quella dell’offerta colazione del locale.

Nel mondo della Pasticceria e dei lievitati da ricorrenza, oltre a Pandoro e Panettone Classico, da sempre ai vertici delle classifiche nazionali, da segnalare il ​Panettone al Cioccolato che ha raggiunto il podio nazionale nel 2019 e la ​Colomba Olivieri​, che viene premiata come ​Miglior Colomba Artigianale d’Italia 2019​.

I vertici raggiunti in questi anni sono però frutto di un lungo processo che parte da lontano: è proprio nella provincia vicentina che più di un secolo fa un antenato di famiglia, Luigi, apre il primo forno. Sarà poi Bianco Olivieri, padre di Oliviero, ad aprire prima una panetteria e poi un laboratorio più grande dal quale intorno agli anni Settanta inizia a vendere per primo il ​Pan Biscottoe la ​biscotteria confezionata​, mentre la moglie Miranda inizia a produrre i primi ​dolci da forno​.

Con la prematura scomparsa del padre, ​Oliviero ​appena diciottenne, insieme alla moglie Patrizia​, prende in mano il negozio e il laboratorio dove era cresciuto, aggiungendo la caffetteria​. A lui si affiancherà il figlio Nicola — con la moglie ​Michela — nel 2006, studiando la realizzazione di un progetto legato anima e corpo alla grande eccellenza di famiglia: i lievitati​.

GUIDA VENEZIA A TAVOLA 2021: I PREMIATI

La Guida Venezie a Tavola del direttore Luigi Costa, dopo dieci anni passati a fianco dei ristoratori e delle fabbriche del gusto, cerca di fare ancora la sua parte. In un anno complicato per tutto il settore della ristorazione, tramite la pubblicazione dell’edizione 2021, dichiaria la volontà di sostenere in modo fermo questo settore, uno di quelli che più ha sofferto le conseguenze di questa crisi.

Si tratta di un testo che raccoglie una selezione dei migliori ristoranti e pizzerie di Trentino, Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Istria e Slovenia e propone una selezione di vini e di prodotti tipici di eccellenza del territorio. E durante la presentazione (digitale) sono stati consegnati i riconoscimenti.

Premio “Il Ristorante dell’Anno”: Alessandro Gilmozzi del Ristorante “El Molin” di Cavalese (Trento).

Premio “Il Giovane delle Venezie”: Davide Tangari del Ristorante “Valbruna” di Limena (Padova).

Premio “Ricerca e Innovazione”: Francesco Brutto del Ristorante “Venissa” di Venezia.

Premio “Donna di Spirito”: Daniela Siviero del Ristorante “Lazzaro 1915” di Pontelongo (Padova).

Premio “La Cucina che onora il Territorio”: Luigi Dariz del Ristorante “Aurelio” di Passo Giau (Belluno).

Premio “Sommelier delle Venezie”: Giovanni Mozzato del Ristorante “Chat qui rit” di Venezia.

Premio “La Cantina delle Venezie”: Simone Menardi del Ristorante “Baita Fraina” di Cortina (Belluno).

Premio “La Miglior Carta delle Bollicine”: Nicola Bacciolo del Ristorante “Ai do Campanili” di Cavallino (Venezia).

Premio “Il Gusto Dolce delle Venezie”: Sara Simionato e Luca Ferrari del Ristorante “Antica Osteria Cera” di Campagna Lupia (Venezia). 

Premio “Maitre delle Venezie”: Giovanni Pietro Cremonini del “Ristorante Riviera” di Venezia.

Premio “La Pizzeria delle Venezie”: Alvise Ballarin della Pizzeria “Trattoria Laguna” di Cavallino (Venezia).

NUOVA REALTÀ A ESTE (PADOVA), NASCE INCÀLMO

Ha aperto Incàlmo a Este (Padova). Era tutto pronto: l’idea, il concept, l’immagine coordinata, la squadra, il progetto degli interni.Era stato aperto anche il cantiere.Poi la storia è nota: lockdown e conseguente interruzione di tutte le attività. Un lungo periodo di quarantena che ha letteralmente “messo in gabbia” l’energia dei giovani protagonistidi questa nuova realtà, frenando brutalmente il percorso intrapreso.Oggi per loro non si parla di rinascita, ma di nuova alba. Una sfida post-Covid19 combattuta con l’ottimismo (non senzauna certa esperienza) della gioventù. È così che –finalmente – con l’arrivo dell’autunno nella più tranquilla campagna veneta, proprio accanto alle antiche mura del comune tra Padova e Vicenza, nasce Incàlmo, un progetto corale con le idee ben chiare e radicato saldamente nel terreno. In dialetto veneto Incàlmo significa innesto. Come due piante che si uniscono per dare luce a una più forte e resistente, alla loro tavola germogliano nuove idee e nuove realizzazioni. Esperienze passate che si contaminano, si incontrano, si scontrano e si fondono. Il risultato è un percorso equilibrato, ricco e plurale, il cui filo conduttore è l’amore per il buon cibo e il rispetto per la materia prima. Incàlmo è un ristorante fine-dining, che nasce all’interno dell’Hotel Beatrice (pur restandone indipendente): struttura simbolo della comunità Atestina, recentemente rinnovato valorizzando l’originario stile vintage degli Anni Sessanta.

L’idea nasce dalla voglia di Michele Carretta, 30 anni appena compiuti, di far rivivere lo storico albergo di famiglia, voluto e fatto costruire nel 1966 dal bisnonno materno Giovanni Stocchetti (oggi ricordato come Nonno Tani), innestandogli (da cui Incàlmo) un ristorante fine-dining di cucina italiana contemporanea. Chef già in forze a Londra per Godo (progetto estero di Tommaso Arrigoni) e forte di plurime esperienze in cucine di livello, Michele – che qui è in veste di imprenditore – ha saputo costruire la giusta squadra per dare forma al suo progetto. Ricardo Scacchetti (classe 1983), italo-brasiliano di San Paolo e trapiantato a Londra, trasportato dall’entusiasmo di Michele ha deciso di scommettere su Este e lo affianca in veste di socio nell’impegnativa sfida di rilanciare la struttura nella sua totalità, individuando uno spazio dove portare idee nuove: lui è l’operativo della coppia, ricoprendo inoltre il ruolo di Brand & Communication Manager. Francesco Massenz (classe 1986) e Leonardo Zanon (classe 1984) sono gli chef di Incàlmo: amici e colleghi di lunga data, rappresentanol’anima della cucina caratterizzata da una grande determinazione, maturata passo a passo nelle plurime esperienze comuni del passato. Dagli inizi al Dolada a Pieve d’Alpago (Belluno), passando dal Pellicano di Porto Ercole (Grosseto) per Francesco, o dalla Finlandia di Chez Dominique e ancora dalla Londra di Apsleys con Heinz Beck per Leonardo; ma, soprattutto, considerando gli ultimi anni trascorsi insieme da Agli Amici Ristorante di Emanuele Scarello. Estremamente diversi (più solare l’uno, più introverso l’altro), virano Francesco alsale e Leonardo allo zucchero ma in cucina sono figure intercambiabili, anzi del tutto complementari. Che è uno dei plus stilistici di Incàlmo, e il segreto della loro relazione ai fornelli. A completare la squadra e guidare la sala Filippo Caporello (classe 1974), Padovano doc con esperienza nel retail di lusso e la direzione in terra veneta di plurime insegne fine-dining. È il Restaurant Manager chiamato a gestire il delicato rapporto che si deve instaurare tra il cliente e la cucina: a lui il compito di far vivere al meglio l’esperienza Incàlmo, incluso l’attento abbinamento ai vini, affiancato dalla giovane ma già esperta Andrea Paola Canato. La sala è uno dei punti di forza di Incàlmo, per quanto spesso dato per scontato nella ristorazione a questi livelli: l’attenzione alservizio è molto alta, senza per questo risultare invadente; le regole sono note ma vengono interpretate con personalità, per essere poi infrante quando la situazione lo rende consigliabile. Certe formalità sono alleggerite, ma nello stesso tempo se ne mantengono altre che rendono l’esperienza della cena indimenticabile. In una sinfonia che designail maître – nell’accostarsi all’ospite – qualeprimo narratore della storia di Incàlmo. Il risultato è quello di una squadra dai vissuti differenti capaci divibrare all’unisono nel condividere un’idea diventata finalmente realtà.

La cucina di Incàlmo è formata da piatti “puliti”, quasi primitivi, dai quali emergono sapori definiti e nitidi. Una cucina riconoscibile, dal gusto delineato e immediato. Bello e buono devono andare di paripasso, e per questo non manca il lavoro fatto sulla forma. Nei piatti proposti non si avvertono forzature, né acrobazie: oltre all’identità del gusto non senza attenzione estetica, si riconosce bene l’ingrediente scelto, la sua lavorazione e – a seguire – l’importanza delle texture e deicontrasti. «Se c’è un elemento che spicca, questo è l’acidità con cui amiamo giocare – spiegano gli chef – senza perdere di vista la ricerca del giusto bilanciamento. Assieme all’ampio uso del vegetale, che poi sono caratteristiche che ci derivano dalle nostre lunghe esperienze di cucina di montagna e da quella nordica». Anche la composizione della carta è ben bilanciata tra piatti più riconoscibili, legati alla tradizione del territorio o all’immaginario più diffuso dell’alta cucina (come con il “Foie gras, pane bruciato e porro”), e piatti che sperimentano contrasti nuovi con “effetto sorpresa” al palato (come nei “Bottoni di robiola, prugna fermentata e brodo di mele renette”): anche qui, un sensato innesto dell’innovazione nella classicità. La materia prima resta il punto di partenza di ogni ricetta: sia questa la farina con cui fanno pane e pasta fresca, il piccione rigorosamente francese, la Gallina di Polverara (padovana), o il cremoso burro di Normandia, Dop francese del burro. Ortaggi e verdure sono scelte al mercato di Este, mentre nell’orto del ristorante, arricchito con un compost fatto con gli scarti giornalieri, è coltivata una vasta varietà di erbe aromatiche che entrano con grazia nelle singole portate (finocchietto, erba pepe, erba oliva, nasturzio, basilico greco, aglio orsino, silene, papavero, tarassaco, malva, menta, rosmarino e lavanda, solo per fare qualche nome).

50 TOP ITALY, ECCO I MIGLIORI RISTORANTI D’ITALIA OSTERIA FRANCESCANA, DAGORINI, ANTICA OSTERIA DEL MIRASOLE E PANIFICIO BONCI

Si è svolta martedì 20 ottobre in diretta streaming, raccogliendo migliaia di visualizzazioni, la cerimonia di premiazione di 50 Top Italy 2021, seconda edizione della guida on-line, completamente gratuita, ai Migliori Ristoranti Italiani. Un progetto firmato Lsdm – storico congresso di cucina d’autore in scena dal 2008 a Paestum – e curato dai suoi ideatori, Barbara Guerra e Albert Sapere, insieme al giornalista Luciano Pignataro.

La serata, condotta da Federico Quaranta, ha visto dunque l’annuncio dei migliori locali della Penisola seguendo la divisione in quattro categorie, secondo prezzo e tipologia di ristorazione: Ristoranti Oltre 120 euro, Ristoranti Fino a 120 euro, Trattorie/Osterie e Low Cost. Le quattro distinte classifiche, composte ognuna da 50 locali, sono state svelate attraverso un emozionante countdown, fino ad arrivare alle quattro insegne posizionate al vertice delle rispettive fasce: Osteria Francescana, a Modena, dello chef Massimo Bottura; daGorini, a San Piero in Bagno (Forlì Cesena), guidato da Gianluca Gorini; Antica Osteria del Mirasole, a San Giovanni in Persiceto (Bologna), di Franco Cimini; Panificio Bonci, a Roma, di Gabriele Bonci.

«Quello di daGorini – commentano i tre curatori – è l’unico cambio al vertice rispetto alla precedente edizione. Del resto, i locali di Bottura, Cimini e Bonci sono da considerare, nelle rispettive categorie, tre pesi massimi della ristorazione italiana, riconosciuti anche a livello internazionale. Ma le nuove generazioni non stanno certo a guardare, come testimoniato dalle tante insegne di qualità, tra le 200 totali recensite, guidate da giovani cuochi e ristoratori, a cominciare appunto da Gianluca Gorini. Allo stesso modo, se è vero che tre vincitori su quattro provengono dall’Emilia Romagna, accertando la grande storia gastronomica di questa regione, scorrendo le classifiche è facile constatare come siano rappresentati tanti e diversi territori dello Stivale, da Nord a Sud. Ciò a conferma di quanto il nostro Paese sia unico nel panorama mondiale, intriso, dalla testa ai piedi, di cultura del buon cibo». 

Un’eterogeneità regionale attestata già dai podi delle quattro categorie. Per i Ristoranti Oltre 120 euro, in seconda e terza posizione troviamo: Uliassi, a Senigallia (Ancona), dello chef Mauro Uliassi, e il ristorante Daní Maison, a Ischia (Napoli), di Nino Di Costanzo. Nella fascia Ristoranti Fino a 120 euro: L’Argine a Vencò, a Dolegna del Collio (Gorizia), di Antonia Klugmann, e Lido 84, a Gardone Riviera (Brescia), di Riccardo Camanini. Per la categoria Trattoria/Osteria: La Brinca, a Ne (Genova), che vede ai fornelli Simone Circella, e Nù Trattoria Italiana dal 1960 – Trattoria di civiltà e libertà contadina, ad Acuto (Frosinone), nelle sapienti mani di Salvatore Tassa. In Low Cost: Da Gigione Hamburgheria & Braceria, a Pomigliano d’Arco (Napoli), guidato in cucina da Gennaro Cariulo, e Anikò, a Senigallia (Ancona), di Moreno Cedroni.

«Ci teniamo a ringraziare – concludono i tre curatori – i nostri 150 ispettori che, in anonimato e pagando il conto, hanno visitato i locali più volte, giudicandoli in totale autonomia. Riteniamo che la narrazione gastronomica non si debba fermare proprio ora che le attività ristorative vivono un momento durissimo. Lo dobbiamo proprio a chi va avanti tra mille difficoltà, non abbassando mai l’asticella della qualità. Come più volte sostenuto, tenere alta l’attenzione su un settore che fa grande l’Italia è il nostro lavoro, oltre che la nostra passione».

GIOVEDÌ 15 SETTEMBRE, QUANDO LA PIZZA GOURMET FA DEL BENE… ANCHE AGLI ALTRI

Una serata da vivere in compagnia facendo del bene agli altri. Giovedì 15 ottobre dalle 20, al ristorante Val Pomaro di via Scalette 14 ad Arquà Petrarca (Padova). Saranno protagonistele pizze gourmet proposte da alcuni pizzaioli con impasti speciali del Molino Grassi di Parma. Il tutto sarà accompagnato dalle birre del birrificio Monterosso di Montegrotto Terme (Padova).

L’intero ricavato della serata sarà devoluto in beneficenza all’Hospice Pediatrico di Padova.

Lo chef Marco Valletta proporrà la Perla di trota del Sile con mela su vellutata di zucca e pane, mentre Cristian Zaghini porterà in tavola il Super Cric.roc Hamburgher con mini hamburgher di chianina, verza viola al burro, tris di senape e scamorza affumicata (Pizza pala alla romana realizzata con farina multicereali, Einkorn, Miracolo). Diego Vitagliano presenterà la Marinata sbagliata, ossia pomodoro di San Marzano, confettura extra di pomodoro, pesto di aglio orsino, origano del Matese e olio evo cilentano (Pizza napoletana realizzata con la farina base Tipo 1 E H6), Nicola Ascani punterà su “Baccalà alla livornese”, cotto a bassa temperatura e affumicato al tabacco e ulivo, pomodoro al forno, cappero di Salina, olive taggiasche e porro croccante (Pizza in padellino con cottura vapore realizzata con la farina multicereali – Speciale Tipo 0). Robertino Cupo continuerà con Verace Fragrante, con pomodoro pelato giallo, stracciata di bufala, fiori di cappero, acciughe del Cantabrico e olive taggiasche (Pizza napoletana realizzata con farina H16 – multicereali), Pasquale Moro seguirà con la Margherita Rivisitata, con una passata di pomodorini datterini, la stracciatella di latte vaccino, olio evo e scorza di limone verde grattuggiato (Pizza realizzata con la farina Base Multicereali). Andrea Cesarone preparerà la Mezza farina al profumo di liquirizia, salmone fresco marinato, finocchio fresco e lime (farina multicereali) e Tullio Monaldi farà assaggiare la sua Pizza mortadella e mousse di ceci (Pizza in pala alla romana realizzata con farina Tipo 1 – integrale). Infine Andrea Casciano realizzerà il Panino sfizioso con stinco silacciato, senape selvatica e cipolla di Tropea caramellata (con farina Tipo 1 – Miracolo) e Pierluigi Sapiente con il Crumble al grano Miracolo, cremoso alla castagna composta di prere Williams rosse al limone e pepe timut, gelato al kefir al profumo di limone (monoporzione realizata con farina Tipo 1 – Miracolo).

Il costo è di 40 euro con bevande escluse. Per informazioni, 320-6650364, oppure 0429-718229.

NOMINATA LA COMMISSIONE ESAMINATRICE DELL’ACCADEMIA DEI MAESTRI DEL LIEVITO MADRE E DEL PANETTONE ITALIANO: PRESIDENTE MAURIZIO BONANOMI

Sono tra i più grandi maestri riconosciuti a livello nazionale e internazionale, saranno loro ad esaminare i candidati che vorranno entrare a far parte dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano. Maurizio Bonanomi (presidente), Achille Zoia, Rolando Morandin, Salvatore Gabbiano, Eduardo Ore e Ezio Marinato: il Consiglio direttivo ha scelto i membri della Commissione esaminatrice dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano che avranno il compiuto di valutare le capacità, la professionalità e l’esperienza di quanti vorranno entrare a far parte dell’Accademia. «Abbiamo scelto loro – ha spiegato il Maestro Maurizio Bonanomi – non soltanto per la riconosciuta professionalità, la loro storia, per lo studio instancabile e la ricerca continua, per l’esperienza maturata in anni di servizio e di professione, ma anche per il valore che ciascuno di essi esprime nel proprio settore». La Commissione esaminatrice avrà il compito di esaminare ciascun candidato. Non ci sarà distinzione tra i differenti settori, in quanto ogni membro della Commissione avrà la possibilità di esaminare il candidato indipendentemente dal settore di provenienza. Le figure, quindi dei Maestri Bonanomi, Zoia, Morandin, Gabbiano, Ore e Marinato saranno interscambiabili e allo stesso livello. «La nostra ossessione – spiega il Maestro Claudio Gatti, presidente dell’Accademia – è preservare e promuovere l’artigianalità nel mondo. Per questo saremo fiscali e rigidi in sede di esame». Secondo il Maestro Achille Zoia: «Entrare a far parte dell’Accademia è un grande pregio». Poi continua: «Metterò la mia esperienza professionale al servizio dei candidati. Cosa chiedo ad un potenziale accademico? Competenza, serietà, umiltà, fantasia, capacità e soprattutto di dimostrare una passione viva e attiva per i lievitati: la stessa che mi ha portato a creare continuamente».

La Commissione avrà il compito di valutare le effettive e comprovate capacità di ciascun pasticciere, pizzaiolo e panificatore intenzionato a far parte della nuova Accademia il cui principale obiettivo è di promuovere il made in Italy nel mondo. La candidatura è scaricabile sul sito http://www.accademiamaestrilievitomadrepanettoneitaliano.it e deve essere inviata all’e-mail segreteria@accademiamaestrilievitomadrepanettoneitaliano.it. «Il nostro obiettivo è di salvaguardare e tutelare l’artigianalità e la professionalità nell’uso del lievito madre – spiega Salvatore Gabbiano, Maestro del Lievito Madre – Ho assunto questo incarico con responsabilità e senso del dovere. Far parte della Commissione significa non solo appoggiare i valori e i princìpi dell’Accademia, ma anche condividerne le finalità».

Le regole per presentare domanda e per accedere alla prova con la Commissione esaminatrice è disciplinata dall’articolo 8 del regolamento interno dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano che cita: «Il numero degli Associati non è soggetto a limitazioni. All’Associazione potranno aderire solo maestri pasticceri lievitisti, panificatori e pizzaioli di provata professionalità». «Ho dedicato una vita intera alla mia professione e per me è sempre un onore partecipare ad iniziative di questo genere – ha spiegato Rolando Morandin – Collaboro con l’Accademia per sensibilizzare i colleghi e l’opinione pubblica sull’importanza della qualità della materia prima e dei lievitati italiani».

Se si vuole entrare a far parte dell’Accademia, la prima cosa da fare è presentare la candidatura dimostrando di utilizzare il lievito madre da almeno dieci anni. Il passo successivo consiste nel sottoporsi ad un esame tenuto dalla commissione appositamente nominata dal consiglio direttivo il quale, su parere della commissione d’esame, valuterà l’ammissione finale del candidato all’Accademia.

«Non ci ergiamo ad essere giudici, non è questo il nostro ruolo e la nostra finalità – spiega Eduardo Ore, Maestro pizzaiolo – Il nostro compito è di selezionare i migliori pasticceri, pizzaioli e panificatori che dimostrino grande capacità nella lavorazione del lievito madre. L’obiettivo è di promuovere e diffondere la cultura della qualità e per far questo serve competenza».

Una volta superato l’esame, il nuovo membro dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano riceverà la targa con il logo dell’Associazione da poter esporre nel proprio esercizio commerciale e potrà utilizzare il logo dell’Associazione sul materiale di comunicazione della propria attività. «L’Accademia rappresenta un punto d’unione per esaltare l’eccellenza del “saper fare” di pasticceri, pizzaioli e panificatori – conclude il Maestro panificatore Ezio Marinato – Assieme ai colleghi formiamo una grande team che rappresenta come la qualità nella lavorazione dei lievitati non conosca confini». I requisiti fondamentali per accedere all’esame sono di aver lavorato almeno da dieci anni il lievito madre e utilizzare ingredienti solo di prima scelta. L’utilizzo di preparati, semilavorati, sostituzioni o surrogati del lievito madre è espressamente vietata.

SABATO 10 OTTOBRE, FRANCIACORTA E CAVIALE A CASA PALADIN

A Casa Paladin proseguono i festeggiamenti per l’inserimento del Franciacorta Docg Dosaggio Zero 2011 di Castello Bonomi, proprietà della famiglia in Franciacorta, nell’elenco dei vincitori dei Tre Bicchieri della guida del Gambero Rosso 2021. Per celebrare questo importante riconoscimento, sabato 10 ottobre dalle 11. Casa Paladin aprirà al pubblico le porte della villa di famiglia ad Annone Veneto (Veneto) per una verticale speciale: tre annate del pregiato Dosaggio Zero, dalla 2010 alla 2012, in abbinamento a tre diverse tipologie di caviale di Caviar Giaveri, eccellenza ittica di Breda di Piave (Treviso) che nei suoi stabilimenti segue l’intero ciclo produttivo, dall’allevamento degli storioni delle razze più pregiate alla lavorazione delle uova.

Due realtà che condividono lo stesso amore per l’eccellenza e la cura posta in tutte le fasi di produzione: così come un ottimo vino nasce in vigna, così il benessere dello storione determina la qualità del caviale.

Il Franciacorta Millesimato Dosage Zero di Castello Bonomi nasce da uve Chardonnay e Pinot Nero dei vigneti del Castello, situati nel meraviglioso terroir di Monte Orfano, la zona più a sud della Franciacorta, a 275 metri di altitudine. In cantina le vinificazioni si svolgono separatamente: in piccole botti di rovere per lo Chardonnay con sosta di 8 mesi, in acciaio per il Pinot Nero, sempre con sosta di 8 mesi. All’assemblaggio seguono la presa di spuma in bottiglia secondo il Metodo Classico e una maturazione di oltre 70 mesi a contatto coi lieviti in bottiglia. Dopo la sboccatura le bottiglie riposano per altri 10 mesi in cantina prima di essere messe in commercio.

Caviar Giaveri è la concreta espressione di una quarantennale passione per l’eccellenza: un’eccellenza autentica, genuina, figlia della cultura gastronomica italiana che ha scoperto nella tradizione russa, conoscenze e tradizioni ricche di storia e passione. Da qui la scelta di produrre il caviale in possedimenti ittici di proprietà, protetti e controllati dove gli equilibri della specie sono rispettati. Le moderne tecnologie di acquacoltura permettono la sostenibilità degli impianti e la salvaguardia di quell’animale meraviglioso che è lo storione, e agli esemplari di vivere in modo molto simile a quello selvatico.

Le degustazioni, della durata di circa un’ora e solo su prenotazione, avranno luogo alle 11, 15 e 16.30. La quota di partecipazione è di € 25 a persona; per l’accesso alla degustazione farà fede l’email di conferma. Per informazioni e verificare le disponibilità: 0422.768167 –  tour@paladin.it.

50 TOP PIZZA 2020: I MASANIELLI DI FRANCESCO MARTUCCI (CASERTA) È LA MIGLIORE PIZZERIA D’ITALIA E DEL MONDO

Francesco Martucci

Il sorpasso è avvenuto, I Masanielli di Francesco Martucci è la migliore pizzeria d’Italia e del mondo secondo 50 Top Pizza 2020, IV edizione della celebre guida on-line di settore. Il locale di Caserta rimane da solo sul gradino più alto del podio dopo l’ex-aequo del 2019, condiviso con Pepe in Grani di Franco Pepe (Caiazzo, Caserta) che scende dunque per la prima volta in seconda posizione dopo tre anni da primo della classe. In terza piazza I Tigli di Simone Padoan (San Bonifacio, Verona), il quale si aggiudica l’ambito premio speciale di pizzaiolo dell’anno. Ai piedi del podio 50 Kalò di Ciro Salvo Pizzeria e La Notizia 94, del pizzaiolo Enzo Coccia, entrambe di Napoli.

Se al vaglio degli ispettori i criteri per la valutazione sono rimasti gli stessi delle precedenti edizioni (dalla qualità della proposta del cibo all’insieme dei servizi offerti al cliente), sono stati invece tanti i cambiamenti nella top 50, che appare, rispetto alle precedenti edizioni, abbastanza rivoluzionata, grazie a diverse new entry e altrettante uscite di scena. Il duo di testa continua a essere espressione della scuola casertana e la Campania resta ovviamente la regione con il maggior numero di locali presenti in classifica, ben sedici. A essere rappresentata è però quasi l’intera Penisola, a cominciare da Lazio, Lombardia e Toscana, a quota 6, segue il Veneto (quattro), poi il Piemonte, la Sardegna e la Sicilia (due), infine Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Liguria, Marche e Puglia (uno).

Novità anche per gli attesi Italian Special Awards 2020. Tra questi il premio di giovane pizzaiolo dell’anno, dato a Gennaro Police dell’insegna ‘O Scugnizzo, di Arezzo, e quello di pizzeria novità del 2020, assegnato alla romana IQuintili, di Marco Quintili. La performance del 2020 (ovvero il più grande balzo in avanti in classifica, dal 106° posto del 2019 all’attuale 29°) è invece opera del Ristorante Pizzeria Ciarly, di Napoli. L’incredibile Futuro di Marinara di Francesco Martucci è la classica zampata del campione e si aggiudica il premio di pizza dell’anno. Mentre a firmare la margherita dell’anno è un maestro come Enzo Coccia (La Notizia 94, Napoli). Per la migliore proposta dei fritti occorre andare ad Acireale (Catania), presso Frumento, e per la più buona frittatina di pasta da Carlo Sammarco Pizzeria 2.0, a Frattamaggiore (Napoli).

Il premio Pasticceria in Pizzeria va a Dry Milano, mentre la migliore pizza dolce è la Pizza Colada di Seu Pizza Illuminati (Roma). Il miglior servizio di sala è di Francesco & Salvatore Salvo (Napoli). Le migliori carte dei vini, delle birre e degli oli sono rispettivamente di: 50 Kalò di Ciro Salvo Pizzeria (Napoli), Apogeo (Pietrasanta, Lucca), Giangi Pizza e Ricerca (Arielli, Chieti). Infine il premio Best Format, conferito a Crosta (Milano), e l’importante riconoscimento Innovazione e Sostenibilità Ambientale attribuito a Le Grotticelle (Caggiano, Salerno).

Sono stati inoltre assegnati i prestigiosi riconoscimenti internazionali per le top pizzerie in Giappone, Canada, Asia e Oceania. Ad aggiudicarseli rispettivamente: Pizzeria Braceria Cesari (Nagoya, Japan), Via Tevere Pizzeria Napoletana (Vancouver, Canada), Ciak – In The Kitchen (Hong Kong, China) e 400 Gradi (Brunswick, Australia). A quest’ultima insegna australiana per finire, è stato dato anche l’ambito premio per la Migliore Pizza Napoletana fuori dall’Italia. Purtroppo quest’anno non è stato possibile stilare le classifiche delle migliori pizzerie di Usa, Sud America e Africa a causa dell’emergenza sanitaria, che non ha reso agevole né il lavoro dei pizzaioli e né tantomeno quello degli ispettori.

Tutti i responsi sono stati dati al termine di un’appassionante diretta streaming, condotta da Federico Quaranta e seguita da migliaia di persone attraverso i canali social. L’ormai consueto countdown ha visto collegati tutti i pizzaioli presenti in classifica, i quali hanno così potuto ritirare virtualmente le onorificenze assegnategli. Tra questi anche Gabriele Bonci, con la sua Pizzarium al primo posto delle 20 Migliori Pizze in Viaggio in Italia – da Taglio e Asporto – 2020, e ovviamente Ciro Salvo, numero uno, con 50 Kalò London, di 50 Top Europe 2020, la classifica delle migliori pizzerie d’Europa fuori dai confini italiani che ha fatto migliaia di visualizzazioni durante la sua presentazione e raccolto centinaia di articoli da tutti i Paesi europei.

«Il mondo della pizza – commentano Barbara Guerra, Luciano Pignataro e Albert Sapere, i tre curatori del progetto editoriale – si è dimostrato quello più reattivo di fronte alle difficoltà del momento. Nessuno ha rinunciato alla qualità e sono proseguiti gli investimenti. Ci teniamo poi a sottolineare l’ingresso di tanti giovani, sia in Italia che all’estero, a testimonianza di un settore vivo, ricco di passione e di competenze. Vogliamo infine ringraziare i nostri partner e tutti gli ispettori, che quest’anno hanno compiuto un eccellente e difficile lavoro fuori e dentro i confini nazionali. Grazie a loro, ai coordinatori regionali e nazionali, abbiamo potuto offrire ai lettori e ai clienti una fotografia del comparto come forse nessun altro è in grado di fare. Diamo ovviamente appuntamento a 50 Top Pizza 2021, augurandoci un felice ritorno alla normalità».

GIOVEDÌ 24 SETTEMBRE, DECIMO MEETING ENOGASTRONOMICO INTERNAZIONALE DELL’ALPE ADRIA AL TERAZZAMARE DI JESOLO

Maurizio Potocnik

Giovedì 24 settembre lo storico editore Club Magnar Ben di Maurizio Potocnik promuoverà la cerimonia di consegna degli Awards Internazionali “Best of Alpe Adria” della Guida Best Gourmet 2020 al TerrazzaMare Marcandole al Mare di Jesolo (Venezia).

In questa decima edizione, dalle 11.30 alle 12.30 sfileranno di fronte al faro di Jesolo 21 premiati, dei quali 12 alla ristorazione, 5 nella sezione vini e 3 nella sezione dedicata al food.

A seguire, dalle 13.00, il brindisi e il pranzo che quest’anno sarà curato dagli chef dei ristoranti Marcandole di Salgareda-Treviso) e TerrazzaMare Marcandole al Mare che da oltre 5 anni accolgono questa manifestazione con grande successo.

Come menu saranno serviti lo Sashimi di ricciola, con gazpacho di pomodorini, lampone, burrata e mandorle, la Crema di patate con cioccolato bianco, mela verde e cozze, Sarde dorate, Risotto cacio e pepe con tartare di scampi, Magnum con yogurt magro, aceto balsamico, cioccolato e pistacchi. E poi Lecca lecca di mazzancolle con confettura di ananas, Toast di gamberi, Macarones di polenta, capa santa e pomodoro secco, Tonno con fondo bruno e maionese di soia e Spuma di zabaione con polvere di gelato al cioccolato.

L’evento sarà solo su invito e nel rispetto delle norme che regolamentano l’attuale decreto legislativo in fatto di sicurezza.

Perteciperanno solo personalità, giornalisti, opinion leaders, ristoratori, chef, maitre, produttori del settore food and wine.

RISTORANTE DA MAURO DI ZIANIGO (VENEZIA): ECCELLENZA E QUALITÀ A SERVIZIO DEL CLIENTE

Ristorante da Mauro

C’è un locale, a due passi da Mirano (Venezia), garanzia di professionalità, inventiva e, soprattutto, materie prime di ottima scelta, provenienti dal non distante Tronchetto di Venezia. Il pesce è il re della tavola del ristorante da Mauro in via Scortegaretta 3, ovviamente fresco, di giornata, cotto e preparato in tutti i modi possibili: dal crudo ai ferri, dal fritto al vapore. I soci sono tre: Mauro Pelosin, Laura Bolzonella ed Elia Favaro, poco più di trenta i posti a disposizione, coccolati dalla professionalità del personale.

In tavola si porta il sapore del mare. Un esempio? Si può iniziare con il Bacalà mantecato e proseguire con le Ostriche francesi, immergersi nella Ricciola e gamberi rossi con frutti di boschi oppure nel Tortello con scorfano e Pistacchi di Bronte. E poi, ancora, la selezione di crudità, l’Astice, il fritto di calamari, le Tartare, il Carpaccio e gli Spaghetti con le Seppie nere di laguna. Un’esperienza da provare, sommata a uan cantina molto interessante, dove si possono trovare oltre 400 etichette di vino; all’interno, il cliente può trovare le eccellenze delle bollicine italiane, proseguendo con gli Champagne, le bollicine francesi, i vini bianchi, i non filtrati e altre proposte straniere. Non mancanole birre, sempre più spesso in accompagnamento ai piatti di pesce.

Il prezzo medio si agira sui 100 euro a persona, quello degustazione sui 90-100 euro.

Chiuso il lunedì, aperto dal martedì alla domenica dalle 12.30 alle 14.30 e dalle 20 alle 22.30. Telefono 041-5703003, info@ristorantedamauro.com.

NATO L’ACETO PAHONTU: UN’ECCELLENZA PER VALORIZZARE E NOBILITARE UN PRODOTTO PER TROPPO TEMPO VITTIMA DI PREGIUDIZIO CHE HA PERSO LA SUA DIGNITÀ DI PRODOTTO DI QUALITÀ

Mauro Meneghetti e Simona Pahontu

Acetaia Pahontu è il frutto della ricerca, della passione, dell’amore e dell’artigianalità  per quello che dovrebbe essere riconosciuto a pieno titolo come un alimento, esattamente come lo è la materia prima dalla quale deriva, ossia il vino. Unicamente vini biologici e biodinamici senza solfiti aggiunti, rivelatori della mineralità e sapidità del terreno, espressione sincera e senza compromessi di un territorio vulcanico come i Colli Euganei. Il prodotto finale è un aceto dal profumo complesso di sambuco, penetrante, gradevole e sapido, grazie alla mineralità tipica del terreno dei Colli Euganei, insieme ad un sapore agro ben equilibrato con sfumature vellutate e fruttate tipiche del moscato. L’aceto Pahontu, nasce con l’intento di valorizzare e nobilitare un prodotto, che come altri prodotti ritenuti umili, è sottovalutato e non sufficientemente valorizzato della cucina italiana.

L’Acetaia Pahontu è l’unica acetaia che produce aceto di vino nei Colli Euganei in provincia di Padova ed è stata fondata da Mauro Meneghetti, restaurant Manager nel Gruppo Alajmo, sommelier formatore e docente del Master della Cucina Italiana e Simona Pahontu, giornalista e comunicatrice.

Il credo dei due fondatori dell’Acetaia Pahontu, Mauro Meneghetti e Simona Pahontu, prevede che l’aceto sia integro, cioè non diluito con acqua, che venga affinato in botti di legno senza il controllo delle temperature né del tempo (l’aceto Pahontu rimane in botte almeno un anno) e disconosce l’utilizzo della cosiddetta “madre” considerata un falso mito nel mondo degli aceti: “si tratta di un agglomerato cellulosico di natura batterica inutile al processo che, depositandosi sul fondo, può anzi creare odori sgradevoli”, spiegano i fondatori. Semplici regole da seguire per la produzione di un buon aceto: una materia prima di qualità, non diluita e che non sia scarto di altre produzioni; i tempi legati al passare delle stagioni rispettati senza forzature meccaniche che andrebbero ad alterare le qualità organolettiche della materia prima; nessun intervento sulla temperatura per rispettare i profumi e gli aromi originari che attraverso l’ossidazione evolvono e si arricchiscono. Attualmente, l’aceto Pahontu, è tra gli aceti con acidità più alta sul mercato volutamente tenuta naturale per mantenere intatto il corredo aromatico del vitigno di partenza, il moscato. Acidità imbattibile in tutte le sue evoluzioni, scalpitante e apertissima nella versione giovane, dove la fanno da padrona la persistenza della parte fruttata, un po’ più domata e rotonda quella che si trova nel prodotto finito e imbottigliato.

Imprescindibile (e classico) complemento all’olio extravergine di oliva per condire l’insalata – dando origine alla vinaigrette, dal nome francese che ne riprende le origini di vin aigre, vino acido –, l’aceto è un ingrediente fondamentale (ma spesso nascosto) per tantissime preparazioni casalinghe o diventate ormai familiari da leggere sui menu: salse come la bernese o il tipico bagnet piemontese, giardiniere, fondi deglassati, gastrique, marinate, cacciatora. Spesso però, è anche uno dei prodotti acquistati più distrattamente, mettendo nel carrello della spesa bottiglie qualsiasi senza far troppo caso all’etichetta, magari da usare anche per lucidare i fornelli. Destinando alle occasioni speciali – o semplicemente a qualche piatto un po’ più elaborato o appagante – la bottiglia di balsamico tradizionale. Invece l’aceto di vino di qualità è una meraviglia, e sono pochi i piatti cui non dia una spinta di sapore e vivacità grazie alla sua acidità e fragranza. Per questo motivo, con lo chef Paolo Giraldo del ristorante CorteVerde Chiara di Correzzola (Padova), si è pensato un menu alla riscoperta dell’acidità portando a rendere centrale il ruolo dell’aceto nel piatto. L’aceto è stato utilizzato come ingrediente per la sua capacità di esaltare le sensazioni gustative, smussare i toni stucchevoli, dare profondità ai piatti, sollecitare il palato con sferzate ben modulate.

Tra i cinque gusti fondamentali – amaro, acido, dolce, salato, umami – su cui giocare per creare infinite combinazioni di sapori, l’agro è forse il più apprezzato nella cucina contemporanea per la sua capacità di esaltare i piatti. Gli chef lo ricercano attraverso fermentazioni spinte, bacche rare, erbe selvatiche frutto di meticolosi foraging, agrumi esotici e un repertorio di altri prodotti, mentre capita meno di frequente che scelgano di usare come ingrediente tout court l’elemento acido per eccellenza: l’aceto!

Dei tre metodi esistenti per fare l’aceto (acetificazione statica superficiale; il metodo Frings, ossia quello utilizzato dall’idustria per produrre aceto in 48 ore; il metodo lento a truciolo), quello che interessa l’Acetaia Pahontu è solo quello che viene definito metodo primitivo, cioè la lentissima acetificazione statica superficiale. Con il metodo primitivo, solo il tempo – aiutato da una temperatura dell’acetaia che non scenda sotto i 20 gradi e non superi i 30 gradi, ma senza forzature – fa sì che il processo di acetificazione (dunque una seconda fermentazione acetica) sia accurato e completo. L’obiettivo è di creare le condizioni ideali per far lavorare batteri “buoni” che trasformino tutto l’alcol in acido acetico con un processo lento ma inesorabile; la loro presenza si nota quando sulla superficie del liquido si forma un sottilissimo velo batterico, sotto il quale l’aceto resta puro e limpido mantenendo a lungo inalterati – anzi, esaltandoli grazie alla componente volatile – la fragranza e i profumi dell’ingrediente base: il vino di qualità.
Negli altri due, che puntano ad accorciare drasticamente i tempi di produzione, il calore determina la perdita delle componenti volatili (dunque degli aromi, i profumi) del vino – la materia prima più frequentemente utilizzata in Italia – che possono essere eventualmente recuperate e aggiunte nuovamente; mentre le lavorazioni troppo veloci e l’uso di materie prime di scarsa qualità fanno sì che gli acetobatteri vadano in qualche modo “dopati” con aggiunta di nutrienti (glucosio, lievito, vitamine, minerali) per mantenere le loro “performance”.

Inoltre, il prodotto è solitamente diluito con acqua sia all’inizio del processo (per abbassare il contenuto alcolico del vino favorendo il lavoro dei batteri) sia alla fine, per evitare di avere un prodotto troppo acido. Il contenuto finale di una bottiglia (aceto realizzato con il metodo industriale e il metodo lento a truciolo) è solitamente tra il 20 per cento e il 40 per cento di acqua che non è obbligatorio indicare in etichetta; può esserci anche un residuo alcolico dell’1,5 per cento di volume per gli aceti commerciali e fino al 4 per cento di volume per quelli artigianali acetificati con metodo statico superficiale.

L’Acetaia Pahontu è ospite all’interno dell’Azienda Agricola Le Volpi in via Gemola, 14 a Baone (Padova). Sito web: www.pahontuvinegar.com (email: info@pahontuvinegar.com), prezzo al pubblico 25 euro.

ALAJMO: FINISCE L’AVVENTURA A LA MONTECCHIA

Massimiliano Alajmo, Raffaele Alajmo Alberto Sonino

 

La Laguna seduce gli Alajmo. Dopo ventisei anni di gestione de La Montecchia a Selvazzano Dentro (Padova), la famiglia ha deciso di chiudere il prossimo 31 dicembre, prematuramente rispetto alla naturale scadenza del contratto prevista alla fine del 2021. Il Covid-19 ha accelerato questa decisione, che era già in programma, ma ha dato allo stesso tempo la possibilità alla famiglia Alajmo di intraprendere un nuovo progetto con Alberto Sonino, fondatore della società Vento di Venezia che gestisce l’Isola de La Certosa e il Venezia Certosa Marina. La collaborazione ha avuto inizio quest’estate con l’aperura del pop-up restaurant Hostaria in Certosa ed è destinata a proseguire nei prossimi anni con lo sviluppo dell’Isola. Verranno realizzate nuove residenze e strutture alberghiere, un orto di oltre cinque ettari, verrà avviata la produzione di miele della laguna e altre nuove iniziative volte alla riqualificazione del luogo. «L’origine greca della parola crisi – spiega Raffaele Alajmo – ha in sé un’accezione di opportunità. Nel nostro caso abbiamo la conferma che gli antichi, ancora una volta, avevano ragione. Per questo le energie e le nostre risorse si concentreranno in laguna». La famiglia Alajmo ringrazia la famiglia Casati, proprietaria del Golf Club La Montecchia, per la preziosa e amichevole collaborazione intrattenuta in tutti questi anni. «In questi anni ho visto crescere La Montecchia, dalla stella nel 2009, all’apertura di Abc Montecchia fino allo sviluppo di una linea di eventi esterni – osserva il direttore di Alajmo Spa Erminio Alajmo «che continueremo a seguire nella provincia di Padova e non solo. Credo e spero di essere riuscito a trasmettere parte della mia esperienza e delle mie conoscenze a molte delle persone che hanno collaborato con noi, alcune delle quali sono ancora oggi dei veri e propri pilastri del Gruppo».

DAVIDE TANGARI CONQUISTA IL PREMIO “IL GIOVANE DELLE VENEZIE” DELLA GUIDA VENEZIE A TAVOLA 2021

Davide Tangari

 

Era nell’aria e ora è stato ufficializzato: lo chef Davide Tangari del Ristorante Valbruna di Limena (Padova) ha conquistato il premio “Il Giovane delle Venezie” della prestigiosa guida Venezie a Tavola 2021 diretta dall’inossidabile giornalista Luigi Costa. Una edizione, la undicesima, che in un momento di grande difficoltà oggettiva, dimostra una volta ancora la solidarietà e la vicinanza da parte dell’editore ai ristoratori.

L’ambito premio è una tappa fondamentale nella breve ma intensa carriera di Tangari: già a febbraio di quest’anno gli è stato conferito il Premio Adamo Digiuno come miglior cuoco emergente del Veneto, terza edizione di un riconoscimento che si ispira alla celebre frase del grande gastronomo francese Brillat Savarin: “La cucina è l’arte più antica perché Adamo è nato digiuno”. Alla fine del 2019 Davide Tangari, inoltre, ha partecipato e vinto le selezioni Nord del Concorso Emergente Chef, il concorso ideato e condotto dal critico enogastronomico Luigi Cremona, la cui finale sarà organizzata prossimamente.

«Sono emozionato come un bambino – racconta Davide –. Prima di tutto desidero ringraziare la proprietà che ha da sempre creduto in me: insieme abbiamo intrapreso sin dall’inizio quest’avvenuta che mi ha fatto crescere sia come professionista sia come persona.

Questo premio è un incentivo per un miglioramento continuo e va a tutta la brigata di cucina del Valbruna: io ho tirato il gol, ma l’azione è di tutta la squadra».

Davide Tangari, riceverà il riconoscimento “Il Giovane delle Venezie” da Giannitessari Wine durante la premiazione che si terrà lunedì 26 ottobre, assieme agli altri 11 premiati delle altre categorie, al Cuoa Business School di Altavilla Vicentina (Vicenza). Una scelta voluta dal direttore della Guida Luigi Costa e dell’editore Filiberto Zovico per sottolineare un aspetto non banale e oggi sempre più decisivo: se il cibo è cultura, ricerca e perfino arte, alla fine dei conti è anche impresa. E, per superare la crisi, la capacità dei cuochi di essere anche imprenditori è ormai un fattore imprescindibile.

ASIAGO DOP SPINGE SULLA RIPRESA DEI CONSUMI

Asiago Dop Stagionato

 

Spinge sulla ripresa dei consumi la nuova stagione di valorizzazione e promozione del Consorzio Tutela Formaggio Asiago che sceglie, per tutto il mese di settembre, di rafforzare l’azione di supporto ai soci con un progetto di comunicazione integrata rivolto alla Grande distribuzione organizzata e ai consumatori.

In un momento di grande evoluzione degli acquisti agroalimentari, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago avvia un progetto di comunicazione basato sull’unicità e naturalità di Asiago Dop, a sostegno del lavoro delle 1400 aziende d’allevamento e degli oltre 8000 addetti impegnati nella produzione della tipicità veneto-trentina. Il piano punta a raccontare “Il sapore della nostra anima”, la storia millenaria di questo prodotto unico e del suo territorio proseguendo nell’attività dedicata a promuovere la presenza, in particolare, della specialità Stagionato nelle sue diverse età: Asiago Mezzano, Asiago Vecchio e Asiago Stravecchio, negli scaffali e negli e-commerce delle principali catene della grande distribuzione. Per tutto il mese di settembre, la nuova campagna di comunicazione si svilupperà su emittenti televisive regionali del Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Trentino Alto-Adige e, in radio, a livello nazionale, su Rtl 102.5.

Asiago Dop, formaggio di qualità ed origine certificata, viene da sempre apprezzato anche nel mondo dell’industria alberghiera per la sua grande versatilità nelle ricette. Un percorso di collaborazione che, negli anni, ha visto il Consorzio Tutela Formaggio Asiago lavorare con i più prestigiosi chef, promuovere rassegne gastronomiche e stimolare la conoscenza e diffusione della creatività in cucina anche attraverso l’Asiago Network, l’innovativo progetto creato per offrire al consumatore l’opportunità d’incontrare gli ambasciatori della Dop, professionisti capaci di raccontarne le caratteristiche e di proporlo al meglio. Il Consorzio Tutela Formaggio Asiago, anche in questi momenti difficili per il settore del “fuori casa”, sostiene gli sforzi del mondo della ristorazione e plaude alle iniziative avviate a supporto di tutto il settore, importante volano della migliore produzione Made in Italy.

ALL’HANGAR 78 LA QUARTA TAPPA DEL PANETTONE WORLD CHAMPIONSHIP

«La scuola Hangar78 ha una forma di didattica e formazione moderna: la profonda capacità di guardare al futuro nel rispetto della tradizione. Prima di sperimentare e fare ricerca i nostri ragazzi devono capire e studiare il passato e le tradizioni». Maurizio Bonanomi, presidente della commissione esaminatrice dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano, hasalutato così i 18 panettoni che hanno concorso alla quarta tappa di Panettone World Championship, a Mellaredo di Pianiga (Venezia), il campionato internazionale organizzato dall’Accademia con sede a Parma, nella Food Valley, e che fa tappa nelle migliori scuole italiane e internazionali (all’estero in Argentina, Brasile, Singapore e Spagna) per ricercare le eccellenze fra i panettoni che concorreranno prima alla semifinale all’Alma – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana; da qui, i 20 migliori scelti, andranno alla finale ad HostMilano ad Ottobre.

Cinque i panettoni che hanno superato le selezioni della tappa veneta della competizione: sono quelli di Marco Avidano della Pasticceria Avidano a Chieri (Torino), Mario Colombo, della Pasticceria all’Angolo Pontirolo Nuovo (Bergamo), Emanuele Comi, della Pasticceria Comi a Missaglia (Lecco), Muro Davide, dell’Antica Pasticceria Castino Pinerolo (Torino), Giuseppe Pepe della Pasticceria Pepe a Pagani (Salerno). 

La giuria era formata dai pastry Chef Alvaro Bido, consulente per Silikomart Professional e per la linea di pasticceria premium del marchio La Donatella di Forno d’Asolo, e Luca Bernardini, Ambassador per Silikomart e docente di pasticceria nella Scuola di Alta Formazione Creativa di hangar78; i giudici erano affiancati dai Maestri dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano Maurizio Bonanomi, Presidente della Commissione esaminatrice, Mario Bacilieri e Anna Sartori.

Grande soddisfazione è stata espressa da Valentina Bartolozzi, direttrice della Scuola Hangar78: «Siamo onorai di essere entrati a far parte delle prestigiose scuole che ospitano le selezioni di Panettone World Championship. Crediamo – ha spiegato la direttrice – che il legame fra tradizione e innovazione sia rappresentato nella capacità di declinare i grandi classici della pasticceria secondo sapori originali, forme innovative e ingredienti che tengano conto del crescente numero d’intolleranze. Considerando, poi, che ospitiamo tanti professionisti provenienti da tutto il mondo, crediamo in uno degli obiettivi fondamentali dei nostri percorsi: diffondere le diverse filosofie e culture del gusto, non solo per padroneggiare al meglio la nostra, ma anche per trovare la creatività necessaria alla creazione di nuove ricette».

Il viaggio di Panettone World Championship in Italia verso HostMilano farà tappa in sei fra le migliori scuole di pasticceria e di cucina nazionali. Per le selezioni in Italia saranno scelti 30 panettoni che rappresenteranno l’Italia alla semifinale. Le prossime tappe di Panettone World Championship saranno il 3 maggio alla scuola iTalenti al Dulca Srl di Rimini (Emilia Romagna).La penultima tappa, prima della semifinale, si svolgerà il 10 maggio all’Icifl’Italian Culinary Institute for Foreigners a Costigliole d’Asti (Asti).

Panettone World Championship all’estero. Sarà selezionato un panettone come rappresentante del Paese estero di provenienza. In totale saranno ammessi quattro rappresentanti dall’estero e 30 dall’Italia. Dopo la prima tappa per le selezioni all’estero, ospitata all’Atelier Barcelona, i prossimi appuntamenti si svolgeranno a Singapore, al The Culinary Institute of America, il 12 maggio; in Brasile, alla Escola de Gastronomia da Universidade de Caxias do Sul, il 17 maggio, e in Argentina, alla Escuela de Pastelería Profesional, il 19 maggio.

La semifinale a Parma e la finale a Milano ad ottobre 2021. Saranno 34 i panettoni che concorreranno alla semifinale che si svolgerà venerdì 22 ottobre all’Alma – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana, nel cuore della Food Valley. Di questi, soltanto 20 andranno in finale, che si svolgerà domenica 24 ottobre ad HostMilano 2021, la fiera mondiale dedicata al settore della ristorazione e dell’accoglienza. 

IL CUSTOZA DOC REAGISCE CON TENACIA, VERSO IL CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO

In seguito alla violenta grandinata che si è abbattuta sul territorio del Comune di Sommacampagna (Verona), il sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio si è recato nelle zone colpite con la presidente del Consorzio Tutela Vino Custoza Doc Roberta Bricolo e il consigliere regionale Filippo Rigo per un sopralluogo atto a constatare la gravità dei danni subiti dalle coltivazioni.

I danni appaiono limitati soprattutto a un’area circoscritta della produzione e saranno oggetto di specifiche valutazioni da parte dei tecnici Avepa; la presidente Bricolo si confronterà con i consorziati interessati ed è molto grata per la tempestività dimostrata dalle istituzioni nell’intervenire di persona sul territorio.

Con l’occasione il sottosegretario Centinaio ha visitato la storica frazione di Custoza e il suo Ossario ed ha confermato la sua disponibilità a partecipare agli eventi celebrativi del cinquantesimo anniversario della denominazione che si terranno il giorno 5 giugno per la stampa specializzata e il 6 giugno per il grande pubblico.

«Nonostante le circostanze, reagiamo con tenacia e siamo orgogliosi della conferma da parte del Ministero dell’importanza della nostra denominazione – afferma Roberta Bricolo – guardiamo sempre avanti e lavoriamo con entusiasmo ai preparativi per il nostro Anniversario. I festeggiamenti saranno un’occasione non solo per aprire dopo tanto tempo le porte al pubblico, ma anche per accogliere grandi personalità del mondo del vino in Italia e all’estero e celebrare con loro i nostri traguardi».

TORNA IL “JUNIOR CHEF CAMPUS” I BAMBINI DI MILANO IMPARANO A CUCINARE PIATTI REGIONALI ITALIANI E A COLTIVARE UN ORTO

Partendo dal territorio e dagli ingredienti, Farm 65, – primo e unico Hub Culinario di Milano -propone per i bambini e ragazzi dai 9 ai 14 anni il campus che li intratterrà in cucina dopo la fine della scuola.

La prima edizione, nel 2020, aveva registrato un grande successo e il sold-out di tutti i periodi disponibili. Ora il format evolve e acquisisce un focus di approfondimento anche culturale legato alla geografia e alla storia gastronomica dei territori italiani.

Dopo un anno di lezioni alternate tra dad e presenza, i nostri ragazzi hanno bisogno di socialità e di sentire di partecipare a un progetto che valorizzi il loro potenziale. Hanno cucinato da casa, magari aiutando mamma e papà, ma perché non renderli autonomi ora?

Il nostro campus prevede un percorso di gastronomia del territorio che valorizza dunque l’origine dei piatti più famosi, raccontando origine e “leggende”, così come gli ingredienti, che possono essere trattati in modo così diverso da nord a sud, da est a ovest.

Nel corso delle due settimane, dal lunedì al venerdì, ogni mattina partiranno idealmente per un viaggio del gusto lungo la nostra penisola imparando nuove ricette, o nuovi trucchi per piatti che hanno da sempre visto realizzare in casa. I nostri chef sono esperti capaci di dialogare con i giovani aspiranti chef.

Un giorno a settimana la mattinata inizierà con la visita all’Orto Brusco – l’orto del ristorante Erba Brusca, che, grazie al suo curatore Danilo Ingannamorte, svelerà ai bimbi e ragazzi una nuova verdura su cui si andranno a costruire i piatti del giorno. Perché, oltre a saper cucinare bene, vogliamo che i nostri ragazzi imparino le basi per apprezzare i buoni ingredienti che fanno anche bene.

Farm 65 è anche socio fondatore e inserito in Na.pa Milano, il nuovo distretto gastronomico della città, affacciato sul Naviglio Pavese e di cui tanto si sta parlando: una realtà associativa composta da 14 eccellenze legate al mondo enogastronomico, che si alterneranno durante le due settimane per condividere con i ragazzi “chicche” intorno alla propria specialità. Anche l’olio avrà un suo importante momento con i racconti de I Frantoi, altro socio di Na.pa Milano, così come saranno interessanti gli interventi di Federico Sordo di Distreat, Claudio Sadler dell’omonimo ristorante, Andrea Zazzera di Motelombroso, passando alla Puglia dell’Osteria della Conca Fallata alla Sardegna di Osteria del Mare.Anche Na.pa infatti è una sintesi perfetta della nostra Italia che i ragazzi potranno scoprire.

L’attività si svolgerà nella sala masterclass di Farm 65, l’unica in Italia composta da 24 postazioni super attrezzate con le ultime tecnologie domestiche e nuovo Kenwood Lab. I ragazzi avranno infatti l’occasione di utilizzare le strumentazioni del celebre marchio e verificare con mano come gli strumenti adatti possono davvero aiutare in cucina.

I posti sono limitati, solo 24 postazioni. I corsi verranno attivati solo al raggiungimento del numero minimo di 12 iscritti. Età: dai 9 ai 14 anni Quota iscrizione una tantum: 30 euro che include il Kit cuoco (2 magliette, cappello chef e grembiule). Quota corso bisettimanale: 490 euro (sconto del 10 per cento dal secondo figlio in poi)

Periodo: dal lunedì al venerdì, dal 14 al 25 giugno – dal 28 giugno al 9 luglio – dal 12 al 23 luglio – dal 26 luglio al 6 agosto. Orario: entrata 9:00/9:30 – uscita 13:30 (pranzo compreso)

Non sono richieste capacità in cucina, i ragazzi impareranno con lo chef.

Per informazioni email: info@farm-65.com

CLIMA. ECOSISTEMA LAGUNARE IN TILT. SEPPIE, GAMBERI E MOECHE INSIDIATE DAL GRANCHIO REALE BLU

Il granchio reale blu originario dei fondali dell’Atlantico Occidentale colonizza le acque della Laguna di Venezia. Gli esemplari aumentano – dicono i pescatori – favoriti dalle correnti più calde tanto da insidiare anche le moeche veneziane. Il pericolo ha un nome scientifico Callinectes Sapidus ed è una specie invasiva. Da alcuni anni è ormai presente nel Mar Adriatico dove grazie al surriscaldamento globale ha trovato il suo habitat ideale. Trasportato dalle grandi navi che solcano gli oceani si riproduce in fretta – una femmina dicono i ricercatore depone milioni di uova – e non ha predatori che lo contrastano. Vive indisturbato divorando gamberi, latterini, seppie, spigole e orate. I danni sono rilevanti anche per l’attività degli operatori del settore: le chele come tenaglie strappano le reti danneggia i letti di alghe che servono da vivai per i pesci locali, divora le cozze e le lumache che costituiscono il loro cibo e ingoia i giovani più facili da catturare. 

«Il riscaldamento globale – commenta Coldiretti Veneto – sta creando le condizioni per la presenza di specie esotiche in luoghi nei quali le temperature ancora alcuni anni fa non le erano favorevoli. Fenomeni preoccupanti per gli operatori del settore in particolare per i pochi che si occupano ancora delle moeche, i teneri granchi che due volte all’anno hanno il cambio della muta». Queste prelibatezze rischiano l’estinzione, dice Coldiretti che ha presentato un progetto sui fondi Feamp per l’avvio di una “Scuola di Pesca” per studiare anche questi fenomeni oltre che a incentivare una professione che può essere ancora competitiva per le nuove generazioni. L’impianto progettuale prevede la collaborazione dei docenti dell’Università di Padova, ricercatori ed esperti in grado di dare nuovi strumenti per sviluppare occupazione e studiare innovative modalità per affrontare in chiave ecosostenibile le  prospettive dell’acquacoltura veneta.

COVID, TORNA IL PICNIC DELL’1 MAGGIO

Fine settimana all’aria aperta per i veneti che per la Festa del Lavoro potranno organizzare anche i picnic sui prati degli agriturismi di Coldiretti. Torna, dopo lo stop di un anno per l’emergenza Covid, la possibilità di trascorrere del tempo a contatto con la natura grazie alle aziende agrituristiche di Terranostra e ai mercati di Campagna Amica che promuovono il cestino a chilometro zero. Spuntini, merende contadine tutto l’occorrente per scegliere il menù più adatto da gustare in famiglia e in modo rispettoso per l’ambiente. L’appuntamento per chi vuole organizzare la propria agriscampagnata con pranzi al sacco per il weekend dell’1 maggio è in tutte le province del Veneto coi produttori agricoli presenti nei mercati Campagna Amica. Il programma completo è disponibile sul sito www.campagnamica.it. Con gli agricoltori e gli allevatori della Coldiretti sarà possibile scegliere il giusto abbinamento con l’ampia gamma di formaggi, insaccati e scoprire i segreti della grigliata valorizzando tagli meno conosciuti che salvano tasche e palato ed apprendere come cucinare pratici piatti da consumarsi sul posto.  Con l’occasione sarà diffusa l’indagine Coldiretti “Il primo maggio degli italiani nel tempo del Covid”.

TENUTE TOMASELLA, TUTTE LE SFUMATURE ESPRESSIVE DI DUE TERRITORI DI CONFINE, RACCONTATI IN OGNI CALICE

L’azienda vinicola Tenute Tomasella, realtà riconosciuta per il rispetto delle tradizioni e dell’ambiente, si trova a Mansué, in provincia di Treviso a due passi dal borgo di Portobuffolé, nelle terre della nobile Gaia da Camino. Si estende tra due territori confinanti, la Doc Friuli Grave e la Doc Piave su 50 ettari vitati, di cui 10 in Friuli e 40 in Veneto, godendo favorevolmente delle contaminazioni di due aree che si integrano per caratteristiche geografiche, culturali e di tradizioni, nella ricerca continua di quei dettagli che rendono eccellente e riconoscibile un vino.

E’ una passione che si tramanda di generazione in generazione, un filo rosso che lega da oltre 50 anni quanti vi hanno dedicato competenze, tempo e fatica, animati dalla convinzione che per suscitare emozioni sia indispensabile ascoltare con pazienza ciò che la terra vuole esprimere e raccontare, ovvero una storia che lega il passato al presente e guarda al domani nel traguardo di una completa sostenibilità in vigneto e in cantina.

Specializzazione assoluta e valorizzazione della cultura vitivinicola, attenzione alla qualità e la scelta di principi enologici d’avanguardia, uniti all’amore per la terra, caratterizzano ogni fase della produzione, che per Tenute Tomasella è l’espressione più sincera di un territorio. La passione per la terra e per i suoi frutti, l’ascolto della natura assecondando i suoi ritmi e necessità, accompagna la creazione di vini di elevata qualità, squisitamente genuini eppure non convenzionali, capaci di essere dei veri compagni di viaggio e di portare in tavola la narrazione di una terra vocata, regalando emozione ad ogni sorso nel segno di una grande armonia d’insieme.

Tempo e pazienza scandiscono le fasi di trasformazione del grappolo, raccolto a mano con grande delicatezza e rispetto, perché il vino si fa innanzitutto in vigna. Dalla pressatura soffice, alla vinificazione termo controllata, fino alla lunga permanenza su lieviti fini. Il vino così ottenuto nel pensiero dell’azienda vuol essere un contributo importante per il piacere del consumatore, perché se la qualità è il punto di partenza, la passione contribuisce ad andare oltre, tenendo sempre il passo con l’innovazione, senza mai dimenticare da dove si è partiti.

Tutto questo ha portato Tenute Tomasella a cercare esperienze sensoriali in grado di sorprendere, interpretazioni originali di sapori che affondano radici profonde nel territorio d’origine. Il risultato finale è descritto in queste parole chiave: ricerca, gentilezza, armonia, finezza ed eleganza.

L’azienda ha una vocazione sia per i vini spumanti che per i vini fermi. Attualmente vengono prodotte 12 referenze nel territorio veneto e 6 in quello friulano.  Tutte le referenze sono acquistabili anche attraverso lo shop online.

COVID: COLDIRETTI, VALE 1,8 MILIARDI ESTATE CON TURISTI AMERICANI

Un’estate con i turisti americani in Italia vale 1,8 miliardi di euro tra le spese nell’alloggio, nella ristorazione, nei trasporti, divertimenti, shopping e souvenir. Secondo dell’Osservatorio Turistico Regionale gli ospiti dall’America in transito in Veneto  hanno una capacità  di spesa al giorno di 200 euro e permangono sul territorio fino a 4 notti. Per Coldiretti Veneto le dichiarazioni Ursula von der Leyen al New York Times presidente della  Commissione Unione europea sono importanti in  merito alla possibilità che gli americani usando vaccini approvati dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema) possano  circolare liberamente nell’Unione Europea. Una previsione di fronte all’avanzare della campagna di vaccinazione destinata  – sottolinea la Coldiretti – ad incidere pesantemente dal punto di vista economico. Prima della pandemia nel 2019 ci sono stati oltre 1,4 milioni di cittadini statunitensi in viaggio in Italia durante i mesi di luglio, agosto e settembre secondo l’analisi Coldiretti su dati Bankitalia. L’arrivo dei turisti statunitensi – continua la Coldiretti – è particolarmente importante perché hanno un budget elevato con una spesa estiva pari a quasi un terzo del totale della spesa totale dei cittadini extracomunitari nella Penisola durante i mesi di luglio, agosto e settembre. Le mete privilegiate sono le città d’arte che risentiranno più notevolmente della loro mancanza ma – conclude la Coldiretti – gli americani prestano anche particolare attenzione alla qualità dell’alimentazione per la quale destinano una quota elevata della spesa durante la vacanza.