SOL&AGRIFOOD 2018, IL GUSTO DEGLI AFFARI

Oltre 300 espositori in crescita anche dall’estero su una superficie ampliata per dare più spazio a nuove aziende e potenziare le iniziative b2b. A pochi giorni dall’inaugurazione Sol&Agrifood in Fiera a Verona (15-18 aprile – http://www.solagrifood.com) presenta il programma di degustazioni e cooking show che fanno parte delle iniziative di promozione e valorizzazione in chiave commerciale delle produzioni agroalimentari non industriali realizzate con materie prime territoriali.
Un calendario degli eventi che è stato pensato per coinvolgere buyer e operatori dell’horeca in arrivo da tutto il mondo (56.500 nel 2017, il 27% esteri da 130 Paesi) in una serie di attività che li portino a capire la qualità e le peculiarità che danno valore aggiunto all’offerta in mostra, e li renda capaci di raccontarle ai propri clienti.
Nei cooking show, veri e propri workshop, s’impara a usare correttamente l’olio extravergine di oliva in cottura e a crudo e abbinato ai cibi per esaltare sapore e qualità salutistiche degli alimenti. All’opera in collaborazione con Associazione Interregionale Produttori Olivicoli (Aipo Verona) gli chef della Federazione Italiana Cuochi, l’attore/cuoco Andy Luotto e Giorgio Barchesi, meglio conosciuto come Giorgione, famoso cuoco grande appassionato dell’olio evo e testimonial di Sol&Agrifood.
Degustazioni tra story telling e curiosità. Nell’Agorà, lo spazio dedicato alle degustazioni rivolte ai buyer, in primo piano quest’anno la Toscana, con le sue produzioni di eccellenza, il Lazio e la Calabria con le sue unicità agroalimentari a base di cedro e bergamotto, la Campania con i limoni della Costiera amalfitana e la pasta di Gragnano, l’anello di Monaco dolce tipico mantovano, il Parmigiano Reggiano e altri formaggi e la ‘storia vera di Biancolilla Centinara, Pomodoro Corleonese e fiori di Origano’ nati dalla promessa di un bimbo italo-americano alla nonna di tornare nella terra di origine. Biancolilla Centinara è una varietà di olivo antica come alcune delle piante dell’azienda Bona Fortuna, che arrivano fino a mille anni di età, i Pomodori Corleonese sono generosi e pieni di gusto, mentre 10 sono le varietà di origano che crescono spontanee, di cui si selezionano solo i fiori con un macchinario innovativo per trattenere tutti gli oli essenziali e mantenere gusto e profumo intensi.
Tra i protagonisti esteri, curioso l’abbinamento proposto dall’Ucraina, che presenta alcune sue specialità: escargot, miele, noci e vino. Di lusso invece il cooking show che ha come protagonista lo Champagne Maxim Blin, interpretato dagli chef Italo Bassi e Marco Mainardi.
Birre per tutti i gusti. Birre da breakfast, da meditazione, strong e da brindisi tra vecchi e nuovi abbinamenti con il cibo sono le proposte di degustazione dei birrifici artigianali dell’area birre. E poi le Italian Grape Ale, anello di congiunzione tra birra e vino, con il momento clou per questa tipologia di birra con la degustazione evento di Teo Musso, che per Baladin ha chiesto a prestigiose cantine enologiche botti già usate per i loro vini da utilizzare per affinare le birre. Le botti saranno aperte per la prima volta durante il grand tasting di Sol&Agrifood.
Pizza tra tradizione e innovazione. Nell’Arena pizza all’opera i migliori pizzaioli per una magia che trasforma gli ingredienti base della cucina italiana – farina, pomodori pelati e mozzarella – in uno dei piatti più conosciuti e amati al mondo nelle versioni napoletana, al metro, ciabatta, in pala, gourmet, gastronomica e con il gelato.

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“I PERCORSI DEL SIMPOSIO”. A CAPRINO VERONESE IL 14 E 15 APRILE VA IN SCENA IL GUSTO

Villa Cariola

Molte realtà produttive artigianali del nostro paese presenteranno in esclusiva le loro specialità durante “I percorsi del Simposio”, la manifestazione enogastronomica a Caprino Veronese (Verona), in località Preele, nella dimora storica di Villa Cariola.
Tra sapori e profumi nostrani sarà possibile degustare e acquistare, direttamente dai produttori, le eccellenze dell’enogastronomia italiana. Le degustazioni guidate avranno un ruolo importante: lo champagne sarà raccontato da un esperto sommelier. Scopriremo tutte le novità della Compagnia del Cioccolato per mano del vice presidente Roberto Caraceni. Gli show cooking avranno come protagonisti chef e pastrychef come Claudio Gatti e lo stellato Tano Simonato, anche patron della due giorni.
Inoltre, l’angolo sigari con Fummelier di lungo corso, le confraternite veronesi che presenteranno prodotti e ricette naturali e di grande tradizione.
Altro fiore all’occhiello dell’evento sarà un Foodcontest tra scuole alberghiere che si sfideranno con i prodotti delle aziende espositrici: un laboratorio d’idee per coniugare l’eccellenza della materia prima e la creatività.
L’iniziativa è rivolta a tutti gli operatori e agli appassionati del settore enogastronomico. La manifestazione si terrà sabato 14 aprile con orario continuato dalle 10.30 alle 23.00 e domenica 15 aprile dalle 10 alle 20. L’ingresso sarà gratuito per gli operatori, mentre per i visitatori è previsto un biglietto d’ingresso di 10 euro con degustazione inclusa.

ECCO PONTE ROSSO, L’ULTIMA GEMMA DI CASA COLLALTO

Principessa Isabella Collalto

L’ultimo nato di casa Collalto è uno spumante Brut Nature Millesimato innovativo e moderno, ottenuto dalla Glera ricca di minerali coltivata nella caratteristica località di Ponte Rosso, vicino al Castello di San Salvatore. Si chiama Ponte Rosso e arriva in un anno particolare: nel 2018, l’azienda di Susegana (Treviso) ricorrono i 1060 di presenza ella famiglia nella Marca Trevigiana.
E si è voluta regalare un vino che sarà presentato alla prossima edizione di Vinitaly (15-18 aprile) a Verona, della vendemmia 2017, proposto in anteprima per alcuni ospiti nella cantina dell’azienda, nato da un lavoro di zonazione dei vigneti per valorizzare al meglio le particolarità delle diverse aree. Ponte Rosso è una località vicina al Castello di San Salvatore, dove il terreno è particolarmente argilloso. In passato, in quest’area veniva estratta l’argilla, di colore rosso, per produrre coppi e mattoni per le case della Corte dei Conti di Collalto. I mattoni realizzati con questa argilla erano di un colore così intenso che il ponte con i quali è stato costruito ha preso il nome di Ponte Rosso. La Glera generata da questa terra è ricca di minerali, perfetta per un Brut Nature, ben strutturato, minerale e austero come il nostro Ponte Rosso.
Al termine della degustazione, una cena per assaggiare altri prodotti di casa Collalto; così il Ponte Rosso ha accompagnato il Timballo di zucca su fonduta e tartufo nero e i Taglioni al Prosecco con pisellini novelli e Parma Croccante, seguiti da un Filetto di pesce bianco in mantello di lattuga, burro al lime, carote vichy e zecchinette con in tavola un Rosabianco Incrocio Manzoni Rosa.
Per finire, un Trio di sorbetti alla frutta, fragole e menta con il Violette Incrocio Manzoni Moscato e un Caffè con Grappa Prince Riserva 18 mesi barricata.

WINE EXPERIENCE A VILLA EMO (VEDELAGO) DOMENICA 11 MARZO: 300 MOTIVI PER NON MANCARE

Un ricco programma quello della nuova edizione di 300% Wine Experience. L’evento targato Ais Veneto coinvolge 100 produttori della Regione per un totale di 300 bottiglie e si terrà domenica 11 marzo 2018 a Villa Emo di Fanzolo di Vedelago (Treviso). Una giornata di laboratori, cocktail show e degustazioni guidate, come quelle dedicate al vino e al Vermouth. Alle 12 il convegno “Stile Veneto: arte, architettura, vino” con il critico d’arte Vittorio Sgarbi e la giornalista Mediaset Alessandra Viero.
Appuntamento alle 15 e alle 17 con due degustazioni d’eccellenza. La prima, condotta da Mauro Carosso di Ais Torino, sarà dedicata alla costruzione aromatica del Vermouth, di cui si potranno assaggiare sei esempi piemontesi. Nella seconda alla tecnica dell’appassimento: l’enologo Daniele Accordini della Cantina di Negrar presenta tre cru “Pruviniano” e tre esempi di Recioto della Valpolicella.
Quattro i cocktail show, che dalle 11 alle 17 vedranno protagonisti i miscelati più famosi. Il Gustofoso Michele di Carlo e il barman Fausto Argentesi ne realizzeranno due per ogni lezione: Negroni e Martini, Gin Tonic e Gin Fizz, Daiquiri e Magarita, Mojito e Cuba Libre.
A fare da cornice alle migliori etichette del Veneto, una serie di degustazioni guidate che si concentreranno sulle caratteristiche sensoriali del tè, sulla birra artigianale e sui distillati messicani. Spazio inoltre a sei laboratori sul mondo del caffè, le acque minerali, l’olio di oliva, il prosciutto crudo berico euganeo, i formaggi veneti, il cioccolato con i suoi cru e il sigaro Toscano. Al mondo della gastronomia saranno riservati tre banchi d’assaggio dedicati al tiramisù, il tipico dolce trevigiano, alla storia del pane e all’analisi delle differenze tra stoccafisso e bacalà. Novità di questa edizione sono i panini gourmet di Ais Veneto preparati con materie prime d’eccellenza, e il risotto con Nano Vialone Veronese, radicchio trevigiano e Monte Veronese.
300% Wine Experience 2018 ruota attorno al binomio vino e architettura e, durante la giornata, sarà possibile visitare Villa Emo, Patrimonio Unesco e uno dei migliori esempi di arte costruttiva palladiana. Alle 11, alle 14 e alle 16 la partenza delle tre visite guidate.
Le 100 aziende presenti al 300% Wine Experience sono state selezionate nel corso dell’anno dai degustatori di Ais Veneto e rappresentano una piccola percentuale degli oltre 500 produttori recensiti e pubblicati nella guida Vinetia.
Il biglietto d’ingresso, che comprende degustazioni illimitate al banco d’assaggio con calice in omaggio, è di 25 euro per l’intero e di 20 euro per il ridotto, riservato a coloro che acquisteranno il biglietto in prevendita sul sito http://www.aisveneto.it.

UN VIAGGIO NEL TEMPO CON IL RECIOTO DI CAVAZZA

Sono stati settanta, tra giornalisti, sommelier e ristoratori, che hanno partecipato alla giornata organizzata dall’azienda agricola Cavazza, nel Vicentino, un importante momento di confronto, che ha visto ben sette annate protagoniste di una straordinaria verticale di Recioto di Gambellara Classico Docg.
La famiglia Cavazza ha conservato le migliori annate di questo vino e durante la degustazione, condotta dall’esperto della Guida dei Vini del Gambero Rosso Nicola Frasson, sono emerse le peculiarità di ogni vendemmia, che a seconda dell’andamento climatico ha regalato vini completamente differenti, accomunati però da un unico filo conduttore: la modalità di produzione.
Da sempre la famiglia Cavazza segue le preziose indicazioni di Cassiodoro, che già nel quinto secolo descriveva l’Acinatico bianco, l’attuale Recioto di Gambellara, come un vino prezioso da servire alla mensa reale, i cui grappoli di Garganega dovevano provenire dalle pergole domestiche e conservate appese nei fruttai fino a inverno inoltrato.
Ancora oggi la famiglia Cavazza appende nel fruttaio i grappoli di Garganega (detti picai) ad appassire e non appena giunge il momento della maturazione, vengono pigiati con il torchio. Il prezioso succo diventerà poi il Recioto di Gambellara, un vino dal colore ambrato e dal sapore piacevolmente fruttato, dolce, che evolve nel corso del tempo.
Durante la degustazione, l’annata che ha maggiormente stupito il panel di assaggiatori è stata il 2000, sia per complessità, eleganza ed evoluzione. Anche il 2015, l’ultima annata appena imbottigliata si è distinta per la sua rotondità e per i suoi profumi esuberanti, che sicuramente avranno modo di evolversi per regalare un nettare di rara finezza.
Al termine della degustazione, la cantina è stata aperta ad amici e clienti, che hanno potuto assistere alla pigiatura delle uve Garganega passite e gustare i piatti preparati da tre chef del territorio: la terrina di fegatini di animali da cortile laccata al Recioto 2002 su composta di radicchio di Treviso e olio all’acetosella preparato da Alessio Longhin della Stube Gourmet Hotel Europa di Asiago, a cui è stato abbinato il Recioto Capitel 2002; la pancia di maiale con cremoso di cavolfiore alla brace, senape e capperi di Alessandro Dal Degan de La Tana di Asiago accompagnato dal Syrah Cicogna 2015 e infine il risotto al succo di cavolo nero con speck croccante della chef Paola Fabris dell’Antica Osteria del Castello di Gambellara, abbinato al Bocara 2016.

LO STORICO “12 APOSTOLI” DI VERONA CAMBIA MARCIA

È una delle istituzioni gastronomiche della città di Romeo e Giulietta ma nella vita serve anche cambiare, rinnovarsi, guardare avanti. La famiglia Gioco da cent’anni apre con gioia e impegno le porte del ristorante di Verona, il “12 Apostoli”. Locale oggi rinnovato nello spirito e negli ambienti di sala, condotta dal giovane Filippo Gioco, e di cucina, guidata dallo chef veronese Mauro Buffo. L’importante eredità ha spinto tutti a sviluppare insieme un progetto di rinascimento, che considera l’attività storica non un museo, quanto il fulcro privilegiato di un percorso di ricerca e di scoperta gastronomica, che dalle proprie solide radici e dal proprio fertile territorio vuole aprirsi al mondo per esplorare le nuove tendenze, cercando di proporne una propria, italiana e scaligera, con variazioni (mai gratuite o condizionate dalle mode). In sala dominano dodici isole tonde tovagliate in bianco, che si stagliano con eleganza tra gli affreschi tenuti in penombra, grazie alla luce soffusa al centro di ogni tavolo, quasi come ingrediente nel piatto. Una quarantina di posti a disposizione e il locale è aperto tutti i giorni, eccetto domenica sera e l’intera giornata di lunedì. In cucina Mauro Buffo, tornato a casa dopo molto aver visto e molto intrapreso, si propone di modellare un progetto gastronomico a tutto tondo, legato all’armonia tra gli ingredienti e le persone. Nato all’ombra del castello di Soave, giovanissimo inizia l’esperienza in cucina nella brigata di Fabio Tacchella, salvo a vent’anni suonati trovarsi nel cuore della “Nuova grande cucina italiana”, sotto la guida del Maestro Gualtiero Marchesi. Si sposta poi a Padova, accolto amorevolmente da Massimiliano Alajmo al ristorante Le Calandre, che pone indispensabili basi per finire in Spagna alla corte del rivoluzionario, Ferran Adriá, dove rimane ben quattro, intensissimi anni. Approdato a New York, dopo una fruttuosa esperienza da David Bouley, stimolato da un ambiente che sente congeniale, inizia la carriera di chef al ristorante Falai. Tornato in Italia come executive chef al Vigilius di Lana, completa il ritorno alle origini approdando ai “12 Apostoli”. Tre i percorsi di degustazione proposti dallo chef. Il menù Sostrati, che vuole raccontare la gloriosa storia della città attraverso i suoi piatti di riferimento; il menù Bagliori, una passeggiata, mano nella mano allo chef, nel territorio e nella stagionalità; il menù Divagazioni che, come in un gioco, vuol far riscoprire i paradigmi della cucina italiana. In cantina, tra preziosi reperti archeologici, dove riposano le etichette selezionate con cura ed entrate in Carta vini a multipli di 12, si trova il rifugio dedicato al momento del dolce, da gustare attorno a un grande tavolo sociale.

DAL 14 AL 16 OTTOBRE 2017 MILANO GOLOSA: LE NOVITÀ DAGLI ARTIGIANI DEL GUSTO

Tre giorni per conoscere e scoprire una cucina concreta e popolare attraverso il racconto degli artigiani del gusto presenti a Milano Golosa 2017 a Palazzo del Ghiaccio (Milano). Cibovagando tra i corridoi i visitatori potranno immergersi in un viaggio tra le migliori specialità regionali dello stivale selezionate dal Gastronauta, Davide Paolini. Prodotti della tradizione raccontati dai casari, panettieri, salumieri, mastri birrai, vignaioli, pasticceri presenti in fiera. L’appuntamento è dal 14 al 16 ottobre 2017 a Milano (via Piranesi 14). Più di 200 gli espositori artigiani presenti per proporre il lato migliore della gastronomia e delle materie prima di qualità della penisola. Molte quest’anno le novità in degustazione. La prima arriva da Capannoli, nel cuore della Toscana, dove l’Azienda Arcenni si dedica all’elicicoltura. Qui allevano chiocciole Helix Aspersa Muller con metodo a ciclo biologico completo in habitat naturale, all’aperto seguendo un’alimentazione priva di pesticidi, mangimi e additivi chimici. A Milano Golosa porteranno le chiocciole trasformate e declinate in diversi modi: chiocciole al naturale al ragù, patè di chiocciole, chiocciole al tartufo e chiocciole ai porri. Da Fermo arriva invece il Salumificio Mezzaluna che presenta il ciauscolo, patrimonio gastronomico collegato all’identità culinaria dei Monti Sibillini, tra Marche e Umbria. Più che un insaccato si può definire una crema di salame da spalmare direttamente sul pane. Quest’anno presente anche la comunità di San Patrignano che, oltre a essere un progetto di recupero e di ragazzi, è una realtà produttiva a filiera corta che trasforma materie prime di qualità in formaggi, insaccati e lievitati. Il mandorlato di Modigliana, riconosciuto dal 2010 come prodotto agroalimentare tradizionale dell’Emilia Romagna, sarà quest’anno per la prima volta a Milano Golosa con l’Azienda Modigliantica di Modigliana (Forlì Cesena). Un dolce dal sapore antico, la cui produzione è affidata a una ricetta segreta che non prevede l’utilizzo di uova, latte, burro, margarina, burro di cacao e nessun conservante. A Milano Golosa presente anche nelle versioni classico, amarena, pera, caffè. Altra ricetta antica è infine quella del Dolcelatte recuperata da Officine Dolcelatte di Luserna (Trento). Una crema di latte di montagna, proveniente dalle malghe trentine, ideale come dolce su pane, panettone e fette biscottate, ma anche abbinata ai formaggi o da sola con un vino da meditazione. Prima volta a Milano Golosa anche per il pasticcere Angelo Grippa di Eboli (Salerno) e per i suoi lievitati ai profumi e ai sapori della Piana del Sele: dal Pan del Sele con nespole, more selvatiche e fragole della Piana al Juvulese con albicocche juvulesi ebolitane candite al Tre Impasti un po’ panettone, un po’ babà con uva passa del territorio e bagna al rum. Lardo e carne di suino, sale dolce di Cervia, erbe aromatiche sono invece gli ingredienti della ventricina dell’Azienda Fracassa di Sant’Egidio alla Vibrata (Teramo). Un salume che ben si abbina con il Nero di Troia e i taralli di Terrasolata di Trani (Barletta Andria Trani) o con l’Aglianico del Vulture di Cantina di Venosa (Potenza), novità vinicole della manifestazione. Ancora tra gli stand di Milano Golosa si confermano tanti i produttori con curiosità e prodotti selezionati: dai salumi di maiali “tranquilli” ed extrapesanti di Bettella alla coppa piacentina del salumificio La Rocca; dal Jamón Ibérico Pata Negra 100 per cento Bellota de La Fenice ai culatelli di Antica Corte Pallavicina; dalla mortadella Artigianquality al capocollo Santoro, dai formaggi firmati Val d’Aveto ai filetti di tonno Colimena, alla birra Follina e del Birrificio Italiano; dai fichi imbottiti e ricoperti di cioccolato delle Premiata Ditta Colavolpe alle confetture e al cioccolato Stringhetto; dai lievitati di Infermentum ai panettoni siciliani di Bonfissuto; dalla Martarè di Villa Marta ai gelati Giavazzi; dalle focacce della pasticceria Tabiano agli intramontabili Krumiri Rossi. L’evento sarà aperto al pubblico sabato 14 ottobre (dalle 12 alle 20.30), domenica 15 ottobre (dalle 10 alle 20.30) e lunedì 16 ottobre (dalle 9 alle 17). Tanti gli eventi che coinvolgeranno anche altri luoghi – ristoranti ed enoteche del centro – con il programma di Fuori Milano Golosa. Il biglietto d’ingresso, come nelle passate edizioni sarà di 10 euro a persona, 5 euro per i bambini dai 6 ai 12, bambini minori di 6 anni gratuito. Il programma sarà presto disponibile sul sito della manifestazione (www.milanogolosa.it).

ALL’AUCHAN DI MESTRE SBARCA OFFICINE ITALIA. E SI MANGIA SINO A TARDA ORA

Officine Italia a Mestre

Una proposta adatta a tutti, amanti del buon gusto e della natura, del valore dell’artigianalità e del benessere delle persone. Ha aperto al primo piano del Centro commerciale Auchan di Mestre Officine Italia, un progetto che unisce ristorazione di qualità, botteghe di produzione artigianale e vendite di eccellenze enogastronomiche. Il locale, nuovo nella sua concezione, darà lavoro a 50 persone, soprattutto giovani, resterà aperto fino all’1 di notte, fornendo così una valida alternativa per l’aperitivo e la cena anche dopo l’orario di chiusura del centro commerciale e della galleria Auchan e si basa su un concetto che intende puntare alla massima valorizzazione della manualità partendo dalla trasformazione delle materie prime da agricoltura sostenibile e biologica. A puntare su Mestre con questa che è una prima apertura nazionale è il Gruppo Ethos, azienda ristorativa leader nella ristorazione assieme al gruppo Gallerie Commerciali Italia, filiale italiana di Immochan (Auchan Holding). Per portare avanti una missione di questo tipo, il progetto si fonda su basi solide e concrete: Gruppo Ethos e Gallerie Commerciali Italia sono realtà impegnate in progetti di Responsabilità Sociale d’Impresa e accomunate dalla ricerca di soluzioni che migliorino il benessere delle persone. «Da ristoratori appassionati, consideriamo la nostra professione come l’esaltazione del lavoro artigianale – spiega l’amministratore delegato del Gruppo Ethos Beppe Scotti – perché per noi la ristorazione è anche cultura, ed è un veicolo con il quale possiamo contribuire a diffondere uno stile di vita rispettoso del benessere delle persone e dell’ambiente. Il nostro obiettivo è elevare l’offerta gastronomica e culturale nell’ambito delle food court all’interno delle Gallerie Commerciali. La nostra è una grande sfida: i consumi nell’ambito alimentare stanno andando in questa direzione, siamo certi sarà un successo». In totale, a disposizione dei clienti ci sono 2.150 metri quadrati al primo piano del centro, di questi 150 per il mercato delle eccellenze enogastronomiche, 250 coperti, otto laboratori di produzione, ossia cucina, griglia a carbone vegetale, pizzeria, il mercato, le botteghe del gelato, del pane, del pasticcere e del caffè. «L’obiettivo è di proporre una ristorazione su misura del cliente – aggiunge l’amministratore delegato di Gallerie Commerciali Italia Auchan Holding Edoardo Favro – e da una recente indagine di Trade Lab è emerso che il 75 per cento dei frequentatori dei centri commerciali consuma prodotti nelle aree di ristorazione, ma in generale, un cliente su cinque segnala insoddisfazione per i tempi di attesa e un’offerta inadeguata alle aspettative. Il progetto di Gallerie Commerciali Italia e del Gruppo Ethos va esattamente in questa direzione: Officine Italia risponde al piacere di vivere la tavola o di fermarsi per una pausa golosa anche in un centro commerciale, e che le eccellenze non necessariamente si associano a un costo elevato o a una difficile reperibilità. L’intento è dare un’offerta di qualità, articolata e piacevole dalla colazione al dopocena». 

 

TORNA IL FESTIVAL TRIVENETO DEL BACCALÀ: APPUNTAMENTO DAL 3 SETTEMBRE AL 4 DICEMBRE

Nella foto Franco Favaretto, Dagfinn Arntsen ed Ermanno Tagliapietra

 

L’ottava edizione del Festival Triveneto del Baccalà – Trofeo Tagliapietra sposta l’asticella un po’ più su. Oltre all’esclusione, secondo il Regolamento, di tutte le ricette tipiche della tradizione lasciando spazio solo a proposte innovative e originali, ogni ristorante in gara dovrà presentare tre piatti – antipasto, primo e secondo – di cui due con stoccafisso e uno con baccalà salato, per creare maggiore omogeneità e per stimolare ancora di più la fantasia degli chef.

Sono venticinque i ristoranti in gara per l’edizione 2017 della manifestazione enogastronomica itinerante che coinvolge alcuni tra i migliori ristoranti del Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia e che vede chef e brigate sfidarsi per ideare la ricetta più innovativa. La manifestazione, presentata come da tradizione al ristorante Baccalàdivino di Mestre (Venezia), è organizzata dalla Dogale Confraternita del Baccalà mantecato, dalla Venerabile Confraternita del Baccalà alla vicentina, dalla Vulnerabile Confraternita dello Stofiss dei Frati in collaborazione con Tagliapietra, una delle aziende leader in Italia nell’importazione, lavorazione e commercio di prodotti ittici in particolare del merluzzo. Presente anche Dagfinn Arntsen, sindaco di Vaeroy, isola norvegese delle Lofoten gemellata con Venezia.

«Per questa nuova edizione – spiega il presidente del Comitato Organizzatore del Festival Triveneto del Baccalà Luca Padovani – abbiamo voluto stimolare ancora di più la capacità degli chef in gara. Oltre alla richiesta, secondo il Regolamento, di escludere tutte le ricette della tradizione per lasciare spazio solo alla creatività, abbiamo chiesto di proporre tre piatti, antipasto, primo e secondo, di cui due con stoccafisso e uno con baccalà salato. Sono certo che anche le ricette presentate durante questa manifestazione daranno grandi soddisfazioni a tutti in termini di fantasia, ricerca e sperimentazione».

Fino al 20 novembre 2017, data ultima delle cene in calendario al Festival, i giudici saranno i clienti che parteciperanno alle serate e potranno votare la ricetta a loro più gradita tra le tre in concorso. In seguito, la Segreteria del Festival, sulla base delle votazioni dei clienti, indicherà al Comitato Esecutivo la ricetta della serata scelta per la selezione provinciale. Successivamente, il Comitato Esecutivo indicherà il Ristorante che parteciperà alla preselezione regionale dalla quale usciranno i sei Ristoranti che con i loro piatti parteciperanno al Galà Finale.

Gli chef si sfideranno da settembre a novembre per aggiudicarsi la vittoria durante il Galà Finale che quest’anno si svolgerà nella Cantina Sociale di San Bonifacio (Verona), lunedì 4 dicembre 2017. Una Giuria Tecnica, tra i cui giurati figura di diritto chef Martino Scarpa dell’Osteria ai Do Campanili (Cavallino – Treporti), vincitore dell’edizione 2016, proclamerà la migliore ricetta, assegnando allo chef vincitore il Trofeo Tagliapietra e un viaggio alle Lofoten, isole norvegesi patria dello stoccafisso.

Per conoscere i ristoranti e le date, consultare il sito http://www.festivaldelbaccala.it.

Innovare rispettando la tradizione è anche l’obiettivo della terza edizione di Baccalando, il percorso ideato per i giovani che si affianca a quello più tradizionale del Festival Triveneto del Baccalà che prevede la proposta in chiave creativa e originale per cinque locali alla moda del Veneto, di cichéti, stuzzichini o finger food a base di baccalà. Ogni locale avrà il compito di presentare il proprio aperitivo a base di baccalà accompagnandolo a un drink alcolico o analcolico. L’aperitivo più innovativo sarà scelto durante le Preselezioni Regionali del Festival Triveneto del Baccalà, che si svolgeranno lunedì 27 novembre al Baccalàdivino di Mestre (Venezia), servito e premiato durante il Galà Finale del Festival, lunedì 4 dicembre. Al vincitore sarà offerto in premio un volo per due persone a Oslo, in Norvegia, patria del merluzzo.

Baccalando è organizzato da Marco Ridu.

Ecco i locali e le date di Baccalando per provincia. Gli appuntamenti, dalle 18, saranno accompagnati da deejay-set: Treviso al Gellius (Oderzo) il 29 settembre; a Padova all’Herb (Cittadella) il 6 ottobre, La Gineria il 27 ottobre. A Vicenza al Garibaldi il 13 ottobre e a Mirano (Venezia) all’Horteria il 20 ottobre.

«Il merluzzo sta vivendo una nuova stagione d’oro – spiega il patron del Baccalàdivino di Mestre e coordinatore della Giuria Tecnica Franco Favaretto – anche grazie a questa competizione che è andata consolidandosi in questi anni. Ogni edizione ci sorprende per innovazione e originalità e sono certo che questa ottava edizione sarà ancora più stimolante nell’ottica della valorizzazione in chiave creativa dello stoccafisso e del baccalà».

 

ALLA SCOPERTA DELLE VERDURE DIMENTICATE: LA NUOVA FATICA LETTERARIA DI MORELLO PECCHIOLI INTERPRETATA DALLO CHEF DIMITRI MATTIELLO

Foto Morello Pecchioli e Dimitri Mattiello

Foto Morello Pecchioli e Dimitri Mattiello

 

Scorzonera, carciofo spinoso, radice amara, pastinaca, tarassaco. Sono alcune delle verdure scomparse dalle tavole contemporanee che hanno ripreso vita grazie a un menu pensato da Dimitri Mattiello, giovane patron del “Dimitri Restaurant” di Altavilla Vicentina, per celebrare il nuovo libro del giornalista veronese Morello Pecchioli, “Le verdure dimenticate” (Gribaudo editore, 200 pagine, euro 14,90), firma enogastronomica del quotidiano L’Arena e Premio Ischia nel 2016 per la narrazione enogastronomica. Sono 37 le verdure riscoperte, per ognuna delle quali si ripercorrono storia, aneddoti, leggende e alcune facili ricette per darne nuova vita. Ricette che sono state del tutto reinterpretate da Dimitri Mattiello, imprimendo la propria cifra stilistica, frutto di una profonda conoscenza delle tecniche sviluppata fin da giovanissimo nella cucina del ristorante di casa e perfezionata con numerose esperienze in Italia e all’estero. In totale sono 37 le verdure riscoperte, per ognuna delle quali si ripercorrono storia, aneddoti, leggende e alcune facili ricette per darne nuova vita. «Oggi – ha spiegato Pecchioli – stiamo diventando analfabeti del cibo. Queste verdure non sono né difficili da cucinare, né cattive nel gusto, semplicemente sono state sacrificate nel nome dell’omologazione dalla grande distribuzione». Così questi ortaggi antichi, quelli di stagionalità invernale, sono così tornati in vita in preparazioni spesso complesse e articolate. Lo scorzonera (pianta medioevale di cui si mangia la radice scura) è diventato una mousse su cui adagiare, dentro ad un guscio d’uovo, la quinoa al profumo di colatura di alici di Cetara. Il carciofo spinoso (parente selvatico e ben più gustoso del carciofo comune) è proposto in un carpaccio croccante abbinato a una tartare di manzo e maionese al miele. Si scioglie in bocca il maialino sulla vellutata di sedano rapa; mentre la pastinaca (conosciuta anche come carota bianca, diffusissima in tutta Europa prima dell’arrivo della patata) è abbinata a un tortello dal cuore di cappone biondo. Profuma di mare il risotto con i canestrelli e topinambur, probabilmente la meno dimenticata tra le verdure dimenticate. La radice amara e il tarassaco creano contrasto e danno spessore a un filetto di vitella proposto dopo una lunga cottura. Infine, chiude il percorso il cardo gobbo abbinato al cioccolato. Alcune di queste ricette – e altre scoperte grazie al libro di Pecchioli – entreranno nel prossimo menu del “Dimitri Restaurant”. «La difficoltà maggiore è stata quella di reperire le materie prime – spiega Dimitri Mattiello – che abbiamo dovuto cercare al di fuori dei circuiti consueti. La riscoperta di sapori che stiamo dimenticando, la ricchezza di profumi e la fragranza di queste verdure sono state assolutamente stimolanti. Devo ammettere di essermi divertito molto e spero che questo spirito si percepisca nei miei piatti».

COCORADICCHIO 2017 PARTE DALLE MARCANDOLE

cocoradicchioÈ l’ora del Cocoradicchio 2017. Così mercoledì 25 gennaio la rassegna apre al ristorante Marcandole di Salgareda (TV) , dove seguendo la tradizione si valorizzeranno due preziose gemme del territorio come il Radicchio rosso di Treviso e il Variegato di Castelfranco IGP. Cocoradicchio giunge quest’anno alla 29^ edizione. La rassegna enogastronomica trevigiana organizzata dal Gruppo Ristoratori di Cocofungo si svolge nei vari ristoranti della provincia coinvolti nell’iniziativa. Il ristorante Marcandole ha quest’anno l’onore di aprire la rassegna. Questo il menu della serata: buffet di aperitivo con Prosecco Astoria Extra Dry Millesimato e Prosecco Collalbrigo Docg Extra Dry;  Piedino di maiale con crostacei e radicchio, salsa alla senape; Mazzancolle, crumble di pistacchi, pompelmo e insalata di radicchio; Triglia alla “Livornese”, fumetto al radicchio abbinati al Vermentino Monte Pepe bianco ‘14; Risotto con gamberi, radicchio, acciughe e spuma di ricotta; Ravioli al radicchio con montasio, rape rosse e merluzzo abbinato al Viaggio di Angelo Scaroni Breganze (VI); Branzino in crosta di pane al radicchio, tartufo nero e radicchio in agrodolce abbbinato al Pinot Nero Pojer e Sandri (TN); Tortino tiepido con gelato al  Radicchio e profumo di grappa Castagner abbinato al Bianco di Ornella Az. Ornella Molon Campo di Pietra (TV); Caffè e distillati Castagner. Costo a persona bevande comprese: 60 euro. Info e prenotazioni ristorante Marcandole: tel.0422.807881 – info@marcandole.it. La rassegna Cocoradicchio prosegue venerdì 3 febbraio al ristorante Sansovino Castelbrando a Cison di Valmarino (tel. 0438.976720); giovedì 9 e sabato 11 febbraio al ristorante Miron di Nervesa della Battaglia (tel. 0422.885185); giovedì 16 febbraio all’Osteria Der Katzlmacher a Monaco di Baviera (tel. +49 (0) 89333360); venerdì 17 febbraio Da Gigetto a Miane (tel. 0438.960020); venerdì 24 febbraio al ristorante Barbesin a Castelfranco Veneto (tel. 0423.490446); mercoledì 1 e giovedì 2 marzo al ristorante Da Celeste a Volpago del Montello (tel. 0423.620445).

La sala esaurita alle Marcandole durante Cocoradicchio 2016

La sala esaurita alle Marcandole durante Cocoradicchio 2016

 

 

 

 

 

 

EVOO DAYS: A SCUOLA DI OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA

L’olio extravergine di oliva italiano è il più apprezzato al mondo. Per capire come produrne di più migliorando ulteriormente la qualità e per comunicarlo e venderlo bene, Veronafiere presenta gli EVOO Days, il nuovo progetto per la filiera oleicola nazionale. Ideati da Veronafiere nascono gli EVOO Days, forum per la formazione e il networking della filiera dell’olio extravergine di oliva di qualità. La prima edizione è in programma il 20 e 21 febbraio 2017 a Verona durante Sol d’Oro Emisfero Nord (www.solagrifood.com), il più autorevole concorso oleario internazionale. «È il nostro contributo alla celebrazione in Italia della Giornata Mondiale dell’Olio di Oliva promossa dal Consiglio Oleicolo Internazionale (COI) – afferma Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere -, ed è un’iniziativa che completa il progetto perseguito con Sol d’Oro, che è quello di premiare le migliori produzioni oleicole internazionali offrendo nel contempo ai produttori di tutto il mondo un momento di confronto per progredire nella qualità». Tre i focus degli EVOO Days, che vedranno la partecipazione anche di relatori esteri: il miglioramento dell’oliveto e della qualità dell’olio nazionale, con seminari per approfondire le tecniche che permettono di passare da un’olivicoltura tradizionale a una intensiva utilizzando gli impianti già esistenti; l’export, con workshop su Usa, Giappone e Taiwan; il marketing, per vendere e comunicare meglio il prodotto, partendo dall’ideazione del packaging fino all’utilizzo dei social, passando per una efficace partecipazione alle fiere.

IN CARNIA MERCATINI & PRESEPI FANNO DA CORNICE AGLI SPORT INVERNALI

LO ZONCOLAN E LE SUE PISTE DA SCI

LO ZONCOLAN E LE SUE PISTE DA SCI

Fra le vette innevate della Carnia, in Friuli Venezia Giulia, antiche tradizioni, folclore, buona tavola si coniugano con sci e sport invernali sulle piste dello Zoncolan, circondato dai caratteristici borghi di Sutrio, Ravascletto, Ovaro. Facili piste da discesa, adatte alle famiglie, anche a Sauris, dove si snodano anche lunghe piste da fondo. Patria di questo sport, a cui ha dato campioni olimpionici come i fratelli Di Centa, la Carnia offre ai fondisti un gran numero di tracciati, che si snodano in splendidi paesaggi e spesso ricalcano i sentieri delle escursioni estive: fra i più conosciuti, quelli dei laghetti di Timau a Paluzza, quelli di Pian di Casa a Prato Carnico e quelli di Forni Avoltri, dove si pratica anche il biathlon nel Centro Nazionale. I 10 percorsi più belli da fare con le ciaspole e gli sci d’alpinismo sono illustrati in una mappa, in distribuzione negli uffici d’informazione turistica e negli Alberghi Diffusi di Sutrio (www.albergodiffuso.org), Comeglians (www.albergodiffuso.it), Ovaro (www.albergodiffusozoncolan.it), Lauco (www.albergodiffusolauco.it), dove gli escursionisti potranno alloggiare godendo della genuina atmosfera che questo genere di struttura sa dare, alloggiando in abitazioni ricavate dalla sapiente ristrutturazione di vecchi edifici rurali. Da gennaio Carnia Welcome propone pacchetti per Settimane bianche e week sulla neve, consultabili sul sito http://www.carnia.it

FESTE E TRADIZIONI

UNO DEI PRESEPI DI SUTRIO

UNO DEI PRESEPI DI SUTRIO

In dicembre i caratteristici paesi di queste montagne incuneate fra Slovenia ed Austria, si animano con Mercatini e Presepi, che fanno da preludio e contorno al Natale. Ad Arta Terme, domenica 11 dicembre torna il tradizionale Mercatino di Santa Lucia, che anima le vie del paese con bancarelle con prodotti tipici artigianali e agroalimentari. A pranzo si potrà gustare nei ristoranti e nelle trattorie di Arta “Il Mangja di Sante Luzie” con piatti tipici della tradizione. Non mancheranno giochi ed attività per bambini, che nel pomeriggio riceveranno dolciumi e doni consegnati proprio da Santa Lucia. A Sutrio, il paese degli artigiani del legno ai piedi dello Zoncolan, da domenica 18 dicembre all’8 gennaio ecco Borghi e Presepi, lungo i quali si possono ammirare decine di straordinari presepi allestiti nei cortili delle sue case più antiche e belle e lungo le strade del centro, in una sorta di percorso sacro tra le vie del paese, che per l’occasione sono addobbate con grandi alberi di Natale in legno da riciclo, realizzati dagli artigiani del paese. A realizzare i presepi esposti sono gli artigiani di Sutrio e dei paesi della Carnia, ma molti provengono anche da altre regioni italiane (ad iniziare dall’Alto Adige) e straniere, fra cui la Slovenia, la Carinzia, la Germania. A fare da cornice, scene di Presepe vivente con rappresentazioni dei vari momenti della Natività, degustazione di specialità tradizionali, musica. Cuore di Borghi e Presepi è il Presepio di Teno, un’opera eseguita nel corso di ben 30 anni di lavoro da Gaudenzio Straulino (1905-1988), maestro artigiano di Sutrio. L’opera, che riproduce in miniatura gli usi e i costumi tradizionali del paese, animati con ingranaggi meccanici, regala uno straordinario spaccato etnografico sulle tradizioni, la vita, i lavori, le usanze della montagna carnica. Il 18 dicembre, giorno apertura della manifestazione, sarà acceso il Falò della Pace, che brillerà fino all’8 gennaio. Il ricavato delle offerte sarà devoluto alle zone terremotate. In segno di solidarietà ed amicizia verso le popolazioni colpite dal sisma, gli artigiani di Sutrio hanno realizzato un presepio artistico che si potrà ammirare fino alla fine dell’evento e sarà successivamente regalato ad uno dei paesi colpiti dal terremoto. Info: tel. 0433.466220 – info@carnia.ithttp://www.carnia.it

FRACCARO SPUMADORO: PANETTONE BIO SENZA GLUTINE CON LIEVITO NATURALE

panettone-bio-senza-glutineProdotto solo con ingredienti biologici selezionati e seguendo la tradizionale ricetta del classico dolce natalizio: nasce così il Panettone Bio Senza Glutine dell’azienda artigianale Fraccaro Spumadoro, il primo al mondo realizzato con lievito naturale e pensato per tutte quelle persone intolleranti al glutine o celiache. Questa novità realizzata dai Pastry Chef Fraccaro è stata presentata davanti agli operatori di settore e ai buyer mondiali in anteprima fra le grandi tendenze e innovazioni alimentari che caratterizzeranno l’industria agroalimentare di domani, alla fiera Sial di Parigi all’interno dell’area “Il Buon Gusto Italiano”. Per le festività natalizie il Panettone Bio Senza Glutine Fraccaro è disponibile sugli scaffali delle migliori pasticcerie di tutta Italia a partire da € 17,90 (nel formato da 500 g) ed è inoltre un prodotto acquistabile dalle persone affette da celiachia con i ticket mensili rilasciati dal Servizio Sanitario Nazionale. Straordinariamente buono e soffice, il Panettone Bio Senza Glutine Fraccaro, è nato per accompagnare le festività di tutti gli italiani soprattutto degli amanti della cucina biologica e naturale che quest’anno potranno trovare sotto l’albero, oltre ai classici panettoni e pandori della linea Pasticceria Fraccaro realizzati con farina di frumento, anche quello biologico senza glutine, prodotto con farina di riso, fecola di patate e amido di mais, burro, uova, uvetta e frutta candita, tutto da agricoltura bio. “In Italia sono sempre più le persone affette da celiachia o coloro che soffrono di intolleranza al glutine – afferma Luca Fraccaro, CEO dell’azienda – ed è proprio per loro che, con l’avvicinarsi delle festività, abbiamo voluto realizzare il tradizionale dolce natalizio, ma senza glutine: un panettone prodotto artigianalmente con lievito naturale ed ingredienti gluten free di prima qualità e biologici certificati”. Questo nuovo Panettone Fraccaro Spumadoro è infatti certificato Bio da Icea ed è inoltre inserito nel registro dei prodotti senza glutine rilasciato dal Ministero della Salute, in quanto per la sua produzione l’azienda dolciaria veneta si è dotata di un laboratorio a parte e di un forno apposito, al fine di evitare qualsiasi tipo di contaminazione con prodotti e farine contenenti glutine.

 

LUIGI GREGOLETTO VIGNAIOLO DELL’ANNO. A PIACENZA 2 GIORNI CON I VINI FIVI

LUIGI GREGOLETTO

LUIGI GREGOLETTO

Sarà Luigi Gregoletto, vignaiolo in Conegliano-Valdobbiadene, a ricevere il premio Romano Levi per il Vignaiolo dell’anno conferito dalla FIVI durante il Mercato dei Vini in Fiera a Piacenza. La sua famiglia da più di 400 anni lavora la terra e coltiva la vite. “Luigi Gregoletto rappresenta quella figura di vignaiolo che sa di essere custode, non padrone della sua terra. E la coltiva con la cura di chi sa che la terra rimarrà anche in futuro e darà buoni frutti solo se rispettata. Rappresenta una generazione che ha visto la povertà diventare ricchezza, ma ha mantenuto i piedi sempre saldi a terra, come le radici dei suoi storici vigneti. Rappresenta quelle figure che sono ambasciatori di un territorio, scrigni di sapere e di passione, esempio del passato e faro per i vignaioli del futuro”. Gregoletto sarà uno dei protagonisti della sesta edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti che sabato 26 e domenica 27 novembre vedrà riuniti 421 vignaioli che racconteranno il territorio attraverso i loro prodotti. Un’occasione per conoscere i vini di vignaioli provenienti da tutta Italia, anche attraverso quattro degustazioni tematiche condotte dagli stessi produttori. Saranno inoltre consegnate le targhe FIVI a sette nuovi punti di affezione. Sono enoteche e ristoranti che hanno in carta i vini dei Vignaioli Indipendenti e che possono esporre lo stemma dell’associazione nel loro locale. Per la prima volta saranno consegnate anche a due locali fuori Italia, uno a Tallin e uno a Berlino.  Ma il Mercato diventa anche mostra. All’ingresso del padiglione fieristico si potranno infatti ammirare quest’anno 15 opere dell’oste pittore Giordano Floreancig. Attraverso pennellate decise e impietose e una pittura ricca di significati e forza, l’artista friulano esprime la tragedia dell’esistenza umana. Nel salone della Fiera saranno invece esposte le 5 foto vincitrici del contest #chinonbeveincompagnia, lanciato sui social media da FIVI, che ha raccolto scatti in vigna o nella natura sul tema della festa. Gli autori saranno premiati con un soggiorno in agriturismo e con bottiglie di vino. Gli orari di apertura del Mercato dei vini sono: sabato dalle 11.30 alle 19.30 e domenica dalle 11 alle 19. Ingresso 15 euro (ridotto 10 euro per i soci AIS – FIS – FISAR – ONAV e SLOW FOOD).

LA MOSTRA MERCATO FIVI A PIACENZA

LA MOSTRA MERCATO FIVI A PIACENZA

CENA DI NOTE. GRANDI MUSICHE, GRANDI CHEF. SI PARTE DA VENEZIA

La grande terrazza del Westin Europa&Regina

HE La grande terrazza del Westin Europa&Regina

Al via l’ottava edizione di Cena di Note, che sin dai suoi esordi ha visto come principali sostenitori il Corriere del Veneto, dorso regionale del Corriere della Sera, e Schöllerbank, istituto bancario austriaco. La nota manifestazione musical-gastronomica che da anni abbina il meglio della musica colta all’alta cucina: un concerto di musica classica della durata di 30 minuti circa, che vede solo ed esclusivamente protagonisti artisti di fama internazionale, segue in ambiente separato una cena ispirata dal tema del concerto ideata e preparata da chef di grido. L’edizione 2016 mira come sempre ad elevare ulteriormente il target com’è testimoniato dal numero di appuntamenti, passato da quattro a cinque, dal fatto che tre di essi si svolgono al di fuori dei consueti confini veneti (due in Friuli-Venezia Giulia, uno in Emilia Romagna), e dalla presenza in calendario di tre location premiate con una stella Michelin. Ecco in sintesi le tappe: Giovedì 9 giugno, Hotel The Westin Europa&Regina – Venezia (www.westineuropareginavenice.com): Il brivido fugace. Chissà se, per dirla con la definizione che Thomas Mann dava di Venezia, saranno fugaci o meno i brividi che ancora una volta Silvia Dalla Benetta, darà al pubblico di Cena di Note in questo appuntamento che è ormai un vero e proprio classico della manifestazione. E certamente le emozioni non mancheranno nemmeno nei piatti del bravissimo Alberto Fol, lo chef dello splendido hotel che dispone della più bella terrazza sul Canal Grande della città. Venerdì 24 giugno, ristorante al Ferarùt – Rivignano (UD): Furlani e Furlane. Siamo in Friuli, ma vicinissimi al Veneto, a pochi minuti dall’uscita autostradale di Latisana. Qui, in questo tempio della ristorazione friulana, il famoso clavicembalista Roberto Loreggian, tra i massimi esperti di musica antica in Italia e non solo, renderà omaggio alla “Furlana”, danza di origine locale, a cui grandissimi compositori del passato hanno dedicato la loro attenzione (da Bach, a Mozart, a Ravel). Sarà un’esperienza assaporare i piatti di Alberto Tonizzo, giovane chef stellato tra i più talentati della Penisola, associato anche ai Jeunes Restaurateurs – Italia.  Sabato 17 settembre, Tenuta Mara – San Clemente (RN): Serata Amadeus. Tenuta Mara, azienda agricola ubicata sulle colline di San Clemente è un luogo unico al mondo, celebre non solo per i suoi pregiatissimi vini d’agricoltura biodinamica. Qui, infatti, un imprenditore visionario, Giordano Emendatori, ha dato vita ad una esperienza sensoriale particolarissima che inizia dai vigneti sviluppandosi negli ambienti dell’azienda, dove il visitatore può scorgere tini dipinti da celebri pittori, udire note di canti gregoriani, entrare in una vera e propria Sala della Musica dove spicca un pianoforte gran coda Fazioli. In questo contesto, in collaborazione con “Amadeus”, il più diffuso mensile di musica classica in Italia, la violinista Caterina Demetz e la pianista Federica Bortoluzzi presenteranno il loro CD con musiche mozartiane recentemente uscito in allegato all’importante periodico. La cena è curata dallo chef Antonio Palmisani del ristorante Nona di Riccione. Venerdì 30 settembre, ristorante Vecchia Malcesine – Malcesine (VR): Musica a castello. Per la tradizionale serata programmata ai confini occidentali del Veneto, si è scelta la cittadina più suggestiva del Lago di Garda dove, per la prima volta nella storia di Cena di Note, il Comune locale mette a disposizione il castello, rendendo la prima parte della manifestazione, ovvero il concerto, aperta anche al pubblico esterno. Ad esibirsi – e non poteva esserci scelta più adeguata al contesto – uno tra i migliori liutisti del panorama mondiale: Evangelina Mascardi, docente alla Hochschule di Monaco di Baviera, con all’attivo 30 cd con i Berliner Philharmoniker. Di chiara fama – e premiato con la stella Michelin – anche Leandro Luppi, chef della Vecchia Malcesine, il ristorante affacciato sulle acque del lago, dove il pubblico di Cena di note si trasferirà dopo il concerto. Venerdì 14 ottobre, La Subida – Cormons (GO): Walszenen. La Subida non è un ristorante, non è un albergo, non è una tenuta. La Subida è un mondo, il mondo di Josko Sirk e della sua famiglia, un mondo immerso in un magico bosco ai confini tra Italia e Slovenia. Dopo l’aperitivo offerto tra le fronde degli alberi, il vulcanico Josko, celebre custode delle tradizioni del Collio, aprirà la sua preziosissima acetaia (che – neanche farlo apposta – ha la struttura di un auditorium) per il concerto che vedrà protagonista l’affermata pianista Anna D’Errico, premiata in vari concorsi internazionali tra cui il Premio Venezia 2002. In programma, per l’appunto, le “Waldszenen” di Robert Schumann. Piccolo trasferimento al ristorante per rendere ancora omaggio al bosco, questa volta in chiave sensoriale, con le magie di Alessandro Gavagna, stella Michelin, protagonista ai fornelli. Costi e modalità di prenotazione delle serate saranno annunciate in prossimità di ciascun evento sul Corriere Veneto e sugli altri media.

GRAZIANO PRA’. UN SOAVE (E NON SOLO) GIUSTO E SOSTENIBILE

Grazianbo Prà

Graziano Prà

E ‘ uno dei nomi imprescidibili quando si deve parlare del Soave, di quel territorio che regala al Belpaese uno dei bianchi più apprezzati del mondo. Ma non è soltanto questo, perché per Graziano Prà la scelta di una viticoltura biologica e sostenibile è stata fisiologica (concimi organico minerali, letame naturale, diserbo meccanico, lieviti selezionati). Nato e cresciuto in una famiglia di agricoltori, gente che lavorava la terra fin dai tempi del bisnonno con il rispetto dovuto alla terra stessa, poi l’adesione ad Arcigola che giusto trent’anni fa divenne Slow Food. Insomma per Graziano Prà fare vini buoni e sostenibili è stato un passo naturale (non ha certificazione, come molti vignaioli, “tanto non serve, basta far bene le cose, senza veleni”, dice Graziano). “Ero un predestinato – dice, quando lo incontro nella sua bella cantina a misura d’ambiente a Monteforte d’Alpone – per forza di cose, ma sono stato più fortunato dei mie due fratelli più vecchi: ho potuto studiare enologia a Conegliano. Erano gli anni Settanta e il vino, all’epoca, non se la stava passando tanto bene, perché si parlava e, in molti casi si trattava davvero, di sofisticazioni. Poi nell’86 ci fu lo scandalo del metanolo. Un decennio da dimenticare. Ma passata l’ondata negativa, grazie a personaggi come Veronelli e Soldati, si capì che il vino italiano aveva grandi potenzialità.”

I PRIMI PASSI

Graziano Prà con il cane Otto nelle sue terre

Facciamo un passo indietro, nel 1979 muore il padre di Graziano e allora, proprio allora, nascerà quella che è l’attuale azienda vitivinicola a Monteforte d’Alpone, rocca del Soave, e che da pochi anni si è arricchita anche di un po’ di ettari nel cuore dei grandi rossi veronesi nell’alta valle di Mezzane. E’ proprio Graziano, forte dei suoi studi di Conegliano, a convincere uno dei fratelli a fare del vino la produzione più importante dell’azienda di famiglia. Non erano attrezzati per l’enologia, così i Prà affittarono, cisterne, cantine, macchinari e cominciarono. Allora l’azienda era in tutto di 7 ettari, e attorno stavano nascendo piccole industrie di tutti i tipi, anche di scope. Fu allora che il fratello mollò e si dedicò ad altro. Così Graziano, una volta fatto il vino, lo ha messo in damigiane e di sabato le andava a vendere porta a porta (all’epoca una famiglia acquistava due damigiane da 54 litri a settimana), presentandosi e presentando il suo vino. Fu l’inizio di tutto. Nel frattempo, siamo nei primi anni Ottanta, precisamente nel 1983, ecco la prima bottiglia di Soave. Ma non solo, perché Graziano trova anche il tempo di insegnare enologia alla scuola di Verona, dove tiene alcune lezioni in un aula stracolma di gente, insegnando tutto del vino dal campo, alla cantina, alle degustazioni. Ed è lì che conosce anche altri produttori e scopre la fiera di Dusseldorf, ci va con i suoi vini ma non vende nulla.

LA SVOLTA CON VINITALY

“La svolta arriva con Vinitaly nel 1989, grazie a una catena di enoteche tedesche, – continua Graziano – ero preoccupato perchè non avevo una bella cantina, quelli arrivano in Mercedes con autista e segretaria e mi ordinano 1006 bottiglie, tutto quello che avevo. E’ stata la svolta decisiva”. Da allora Prà non si è più fermato, gli ettari vitati sono 32 su 40, e dopo l’acquisto dei terreni in Valpolicella (“quei terreni erano già a coltura biologica e tali sono rimasti”, precisa Graziano) nel 2001 le bottiglie sono diventate 500.000, il 98% delle quali se ne va all’estero in 42 paesi, fra i quali i mercati più forti sono Germania, Stati Uniti e Paesi Scandinavi. Ecco alcuni vini di Graziano Prà: il Soave Classico Staforte, un bianco di grande raffinatezza; il Soave Classico Montegrande, un vino che sa di perfezione; Otto (dedicato al suo amatissimo border collie), un Soave semplice e freschissimo, come Otto, verrebbe da dire; Le Fontane, il recioto Soave docg, splendido vino da meditazione o da fine pasto fra un formaggio o un biscotto della tradizione; La Morandina, ovvero il Valpolicella Superiore, La Morandina Ripasso e l’Amarone: grandi rossi secondo la tradizione della zona. E per chi volesse, ecco l’indirizzo. Prà, Via della Fontana 31, Monteforte d’Alpone, Verona. Tel. 045 7612125 – http://www.vinipra.itinfo@vinipra.it.

 

LA CAPPUCCINA. SE IL SOAVE (E NON SOLO) E’ BIOLOGICO

Monteforte d'Alpone e La Cappuccina

Costalunga di Monteforte d’Alpone e La Cappuccina (qui sopra)

Eelena TessariElena Tessari che abbiamo incontrato in azienda ha un bel viso, di quelli che mostrano passione e certezze: “Sono nata qui, ho sempre visto fare vino, così i miei fratelli. Mio padre ci ha trasmesso questa passione, non solo delle viti, ma soprattutto del vino pulito, del rispetto della natura e dell’ambiente. Non potevamo, nè volevamo fare diversamente. Siamo stati i primi qui a Monteforte d’Alpone e abbiamo continuato sul solco tracciato da nostro padre e i risultati ci hanno premiato”. Ma la storia della Cappuccina è nata alla fine del diciannovesimo secolo, centoventisei anni che hanno visto una trasformazione profonda: dal tabacco alla vite, alla viticoltura biologica certificata, ai vini pluripremiati, alla conquista dei mercati esteri. Quattro generazioni sono trascorse da allora, da quando i conti Buri, proprietari dei terreni e del bel complesso secentesco, hanno venduto La Cappuccina (rimane restaurata proprio dai Tessari una chiesetta del Settecento dove officiavano i frati cappuccini, da qui il nome) a Lorenzo Tessari. Era il 1890. Da allora alla guida dell’impresa di famiglia si sono succeduti Attilio Tessari, Lorenzo Tessari, padre degli attuali titolari: Elena (marketing), Pietro (enologo) e Sisto (agronomo ed estero). Fu proprio il bisnonno con i proventi del tabacco a convertire progressivamente i campi alla coltivazione della vite e da allora i Tessari non si sono più fermati. Sono lontani i tempi, anche se si tratta degli anni Sessanta dello scorso secolo, quando Lorenzo Tessari vinificava e vendeva il vino sfuso. Sono stati, comunque, gli anni Ottanta quelli della svolta decisiva. Nell’85 una gelata fuori stagione decimò gran parte dei vigneti, fu così che Lorenzo decise, piantando le nuove viti (fra le quali anche alcune non autoctone come il Trebbiano di Soave, il Carmenere, il Merlot, il Cabernet Sauvignon), di passare all’agricoltura biologica. Furono i primi, i Tessari, nella zona del Soave e da allora non hanno più smesso per tutte le fasi della produzione, dalla coltivazione della vite, fino all’imbottigliamento del vino. Al bando l’uso di diserbanti, concimi chimici e pesticidi, con il risultato di garantire vini più sani, più naturali e un maggiore rispetto per l’ambiente. Estrema attenzione alla qualità: impianti ad alta densità, basse rese di uva per ettaro, sistemi di potature corti, inerbimento tra i filari, sovescio (interramento, ad es., di leguminose), concimazioni organiche naturali, trattamenti a base di rame e zolfo, ovviamente in quantità moderata e necessaria, con la semina di erbe e fiori in grado di fissare naturalmente l’azoto nel terreno e favorire l’insediamento di insetti utili, quali cocinelle ed api. In cantina viene praticato un uso quasi al minimo di anidride solforosa, per la filtrazione vengono utilizzati materiali inerti naturali, mentre c’è un sistema di fitodepurazione delle acque di cantina. L’imbottigliamento avviene nel rispetto della fasi lunari e lo stoccaggio nella barricaia è al riparo da vibrazioni e rumori, fino all’impianto fotovoltaico che garantisce all’azienda un’autonomia energetica del 50%. Inutile, credo aggiungere, che la grande svolta ha avuto come maggiori interpreti Sisto e Pietro. L’azienda ora conta 40 ettari attorno a Costalunga di Monteforte d’Alpone sulle colline ad est della provincia di Verona ai piedi dei monti Lessini. 40 ettari di cui il 70% è vitato a Garganega, l’uva regina dell’azienda sulla quale i Tessari non smettono di sperimentare. E veniamo ai vini. I bianchi prima di tutto, ma anche i rossi sono oltremodo interessanti. Fontégo: un Soave Doc, un cru coltivato in una piccola particella di 8 ettari battezzato Fontégo, da cui il nome in etichetta, vino composto da Garganega 90% e Trebbiano di Soave 10%: il fiore all’occhiello della Cappuccina. Il Monte Stelle un Soave Classico al 100% di uve Garganega prodotto da pergole vecchie di 60 anni. Villa Buri L.T.: ovvero bollicine metodo classico dedicato a Lorenzo Tessari, 100% Garganega, uve coltivate nel vigneto di casa Villa Buri. E un rosso IGT: ovvero Campo Buri composto da 90% Carmenere e 10% Oseleta. Un blend affascinante. Ma per i vini vi rimando al sito della Cappuccina, dove troverete le singole schede tecniche. Basti solo questo: i vini della Cappuccina sono inconfondibili al naso e al palato, sono vini che trasudano competenza e passione. E se volete assaggiarli, oltre a fare un salto in azienda, basterà che vi rechiate a Monteforte d’Alpone domenica 3 aprile quando la Cappuccina con Natura in Festa celebrerà i suoi 30 anni di Bio: dalla mattina percorso con degustazione e ricco buffet; alle 15 sotto il portico della cantina, i fratelli Tessari racconteranno cosa significa produrre vino biologico con la testimonianza del dott. agr. Vittorino Giordano Crivello, presidente dell’Organismo di Certificazione, Bios. Seguirà il brindisi con Arzimo, il Recioto di Soave docg dell’azienda e un buffet di torte. L’evento è a numero chiuso, prenotazione obbligatoria entro mercoledì 30 marzo: e-mail segreteria@lacappuccina.it – tel. 045 6175036. Costo a persona: 25 euro. Se piove, la festa di fa lo stesso: in cantina. La Cappuccina è in via San Brizio 125 in località Costalunga a Monteforte d’Alpone. Il sito: http://www.lacappuccina.it.

Da sinistra Elena, Pietro e Sisto Tessari

Da sinistra Elena, Pietro e Sisto Tessari nella barricaia

DEGUSTO: SE LA CENA DI QUARESIMA E’ UN TRIONFO DI SAPORI

Matteo Grandi

Matteo Grandi

E’ stata una cena organizzata  per il mercoledì delle ceneri, insomma si mangiava di magro, ed era riservata alla stampa per la presentazione del menu di Quaresima. Ciò non toglie che al Degusto Cuisine a San Bonifacio (VR) il menu non solo ha soddisfatto i palati, ma ha inoltre confermato ancora una volta come Matteo Grandi sia uno chef che può (e deve) aspirare a traguardi sempre più importanti. Giovanissimo, poco meno di 26 anni, questo ragazzone veronese ha già fatto il giro del mondo quanto a cucine. Ha imparato quella francese e quella orientale, facendosi le ossa presso gli chef più titolati, insomma si è aperto alla grande cucina internazionale, ma lui, che quando era un ragazzino la nonna lo teneva impegnato facendogli nuovere le mani impastando, è rimasto legato alle sue origini, per dirla, al territorio. E lo si è visto anche in questa occasione davvero fortunata, e infatti Matteo ha dimostrato per l’ennesima volta la sua brava ed elegante versatilità. E allora raccontiamo. Dall’inizio.

GLI ANTIPASTI

Tuorlo, carciofo e liquirizia

Tuorlo, carciofo e liquirizia

La sarda

La sarda

Il primo  è stato un’esibizione di tecnica: tuorlo d’uovo marinato e fritto, carciofo e liquirizia. Piacevolissimo, di raro equilibrio, gustoso e nel contempo raffinato. Secondo antipasto, grande strizzatina d’occhio alla tradizione (che crescerà nel prosieguo dei piatti), ovvero la sarda impanata alla quale facevano corredo salsa di pomodoro e polvere di nero di seppia. Anche questo piatto ha avuto il pregio, pur con il gusto prepotente del pesce azzurro, di rimanere all’interno di una sapidità senza sbavature. Perfetto.

I PRIMI

Si è passati quindi ai primi e qui il ritorno alla tradizione è stato davvero prepotente. Sentite: raviolo con cime di rapa, scopeton (per chi non masticasse il dialetto, dicasi aringa affumicata) e brodo di yuzu (un agrume orientale grande come un’arancia, giallo come il limone, sapore di mandarino e profumo di bergamotto). Mai accostamento fu più appropriato: l’aringa sbriciolata sopra i ravioli è stata domata sia dal ripieno che dal brodo dello yuzu. Piatto bello da vedere, perfetto nell’insieme. E adesso l’altro primo, ovvero i bigoli sarde e pane, quasi bigoi in salsa,adagiati su una pearà di brodo di vongole ma anche in questo caso ha prevalso la capacità di rendere il piatto altamente digeribile, senza snaturarne l’assunto di partenza. Insomma: obiettivo centrato.

Raviolo con cime di rapa, scopeton e brodo di Yuzu

Raviolo con cime di rapa, scopeton e brodo di Yuzu

Bigoli sarde e pane

Bigoli sarde e pane

IL SECONDO

Bacalà alla vicentina controcorrente

Bacalà alla vicentina controcorrente

E arriviamo a quello che per me è stato il must della cena (anche se poi ce n’è stato un altro fuori programma e fuori Ceneri): bacalà alla vicentina controcorrente. Il che, sapendo quanto pesi la tradizione a proposito dello stoccafisso, svela che Matteo ha tanto coraggio, ben risposto. Niente stocco, merluzzo dissalato e cotto dalla parte della pelle diventata un sapido croccante e poi sotto, ecco la sfida!, la “vicentina”, ovvero una crema fatta di latte, parmigiano, acciughe, profumo di aglio, cipolla fermentata, polvere di cappero. Lo so che i puristi storceranno il naso, gli angoli della bocca, faranno smorfie, inorridiranno per lesa maestà, ma qui si è fatto un passo avanti, finalmente, su un piatto che soprattutto di sera è quasi impensabile affrontare se realizzato in pieno con i crismi della tradizione. Me la sono goduta questa pietanza, fino in fondo e il bello è che i profumi della “vicentina” non avevano nulla da invidiare a quelli di una cottura classica. Insomma una pietanza che guarda al futuro e alle giovani generazioni, com’è giusto che sia. Per dimostrare, poi, che la cucina non è mai stata una lingua morta.

IL FUORI PROGRAMMA

Il musetto con il broccolo fiolaro

Il musetto con il broccolo fiolaro

Percorso che è iniziato quasi entrando. Alla fine del bancone del bar faceva bella mostra di sè una sopressa ancora fresca, ovviamente me l’hanno offerta subito mentre con l’altra mano tenevo un calice di bollicine e Matteo, così, spiegava come quella sopressa fosse un suo tradizionale benvenuto ai clienti, che l’insaccato lo fa fare lui da un norcino di eccellenza e via discorrendo, e poi, racconta come faccia, lì in cucina, anche un cotechino con il broccolo fiolaro e che lo cuoce 24 ore sotto vuoto a bassa temperatura. Un “musetto” con tanto di guancia di maiale e testina di vitello a ingentilire il pettaisso. E così dopo il baccalà è arrivata una fetta di questa delizia con una cucchiaiata di purè. Che dire? Meglio di così….

I DOLCI E I VINI

Il dolce

Il dolce

VINI

Quenelle di gelato di mango e poi dolce di frutta con bastoncini di meringa a pulir la bocca. Eccellenti. Per quanto riguarda i vini abbiamo iniziato con il Durello di Marcato 60 mesi 2008 metodo classico, abbiamo continuato con il Turbiana di Filippi e proseguito con il Bardolino delle Fraghe di Matilde Poggi. Cena stimolante non soltanto piacevole per il servizio inappuntabile e la semplice affabilità dello chef e patròn, che ha aperto a San Bonifacio da poco più di un anno. Ah, dimenticavo. Locale da poco più di 40 posti, con dehor nella bella stagione. Cucina a vista fin dalla strada. Dovete andarci e prezzi non esorbitanti. Un menu degustazione di terra a 50 euro e uno di pesce a 60, bevande escluse.

Degusto Cuisine, via Camporosolo 9/A, San Bonifacio (VR). Tel. 328.1824572 – e-mail hello@ristorantedegusto.it. Chiuso: lunedì’.

DAL 2016 AL 2017 VENEZIA CAPITALE DI GUSTO

raboso-piave-doc-862x400Gusto – Biennale dei Sapori e dei Territori propone per il 2016 tre eventi su specifici settori dell’enogastronomia, destinati a diventare anch’essi vere e proprie biennali. Formaggi, vini e birre artigianali saranno infatti protagonisti delle tappe di avvicinamento a Gusto, la grande manifestazione dedicata alle più qualificate produzioni enogastronomiche dall’Italia e dall’estero, in programma a Venezia dal 27 al 30 ottobre 2017 presso il Pala Expo Venice a Marghera. In questo ideale percorso di preparazione, i tre appuntamenti del prossimo anno trovano un filo conduttore nel forte legame con la cultura veneziana e nella storica vocazione della città a rappresentare crocevia di persone e merci. La sede scelta è, infatti, la zona di Rialto dove fin dai tempi della Serenissima avvenivano tutti gli scambi commerciali e dove ancora oggi le diverse aree del Mercato sono identificabili attraverso i “nizioleti” (insegne sui muri): Erbaria, Pescaria, Casaria, Riva del Vin. E’ in questa cornice che Gusto presenta Casaria Cheese in Venice dal 20 al 22 febbraio 2016, Vin – Wine in Venice dal 14 al 16 maggio 2016 e Bevé – Beer in Venice dal 17 al 19 settembre 2016. Tutte le manifestazioni saranno ad ingresso libero e comprenderanno, oltre alla parte espositiva, una serie di eventi, convegni e incontri a cura di Enti e Associazioni di rilievo nazionale e un ricco calendario di eventi “Fuori Salone” che coinvolgeranno la rete della migliore ristorazione veneziana. Il primo evento, a febbraio, è Casaria – Cheese in Venice, una tre giorni, che prende il nome dall’antico mercato veneziano dei formaggi, dedicata alle migliori produzioni lattiero casearie in collaborazione con l’ONAF, l’Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi. Prodotti simboli di luoghi e città, di cui spesso portano il nome, saranno ambasciatori di qualità nello splendido scenario dei chiostri dell’antico convento di San Salvador, oggi Telecom Italia Future Centre. Nella stessa sede, il Telecom Italia Future Centre, nel mese di maggio, Vin – Wine in Venice guarderà alle eccellenze dell’enologia italiana: nei pressi della storica Riva dove approdavano le barche che scaricavano il “vin” per la città, verranno presentate e degustate, in collaborazione con FISAR Venezia, Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori, produzioni vinicole di qualità nate da tradizioni secolari di produttori appassionati del loro lavoro. A settembre, invece, nell’area dell’attuale Mercato di Rialto, Bevé – Beer in Venice rappresenterà un appuntamento imperdibile per gli amanti della birra artigianale. Già nell’imperativo dialettale che dà il nome alla manifestazione (“bevè” significa “bevete” nel dialetto veneziano) c’è l’invito a scoprire e provare le produzioni di birrifici e micro birrifici artigianali, che proporranno in una vetrina internazionale i frutti della creatività italiana anche nel settore della birra. I tre eventi, che hanno già ricevuto il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico, della Regione del Veneto, del Comune di Venezia e della Camera di Commercio di Venezia Rovigo Delta Lagunare, sono organizzati da Aepe E20, la società per gli eventi dell’Associazione Esercenti e Pubblici Esercizi di Venezia, che curerà anche la nuova edizione di Gusto 2017. Il presidente di Aepe E20, Roberto Miracapillo, esprime tutta la sua soddisfazione per la strada intrapresa. “Le iniziative programmate confermano l’impegno di Aep3e E20 a sostegno dell’incontro tra la buona ristorazione e i prodotti di qualità che, di volta in volta, saranno protagonisti degli eventi collaterali, andando ad arricchire il programma di ogni singolo appuntamento”. Tutte le info su http://www.gustovenezia.it

 

 

 

LE 5 STAGIONI DELLA CUCINA VICENTINA: UNA RICCHEZZA

Nicola Portinari con gli allievi del Master di Cucina a Creazzo

Nicola Portinari con gli allievi del Master di Cucina a Creazzo

Non c’è stagione che non sia egregiamente rappresentata sulla tavola vicentina, grazie ad una tradizione gastronomica che da sempre valorizza i prodotti della terra. Ne sono una dimostrazione gli innumerevoli piatti che si possono trovare, mese per mese, nei menu della ristorazione vicentina e che si basano su coltivazioni autoctone o su prelibatezze che crescono spontanee, favorite dalle particolarità del suolo e dei microclimi. Per far conoscere ancor più la ricchezza del connubio tra cucina e produzione agroalimentare provinciale, che ha notoriamente nella qualità e nella tipicità i suoi punti di forza, l’Università del Gusto (“agorà” formativa del food) e Biblioteca Internazionale La Vigna lanciano l’iniziativa “Le Cinque Stagioni della Cucina Vicentina”. “Cinque” come forzatura per mettere in risalto un piatto che potremmo definire l’autentico “fuoriclasse” della gastronomia berica, inserito tutto l’anno nei menu, quasi a rappresentare una stagione a parte: il Bacalà alla Vicentina.
Bacalà e non solo, ovviamente: “Le Cinque Stagioni” è infatti un’iniziativa rivolta agli appassionati con la quale si intende diffondere la conoscenza gastronomica del territorio, favorendo un avvicinamento più consapevole alla cucina vicentina, che va al di là del semplice “consumo” e permette, invece, di scoprire i legami esistenti tra terra e tavola, tradizione e contemporaneità. Ogni piatto genuinamente vicentino è infatti sintesi di un lavoro di filiera non solo “produttiva”, ma anche “culturale”, a cui si vuole dare evidenza attraverso “Le Cinque Stagioni”. Si inizia venerdì 19 febbraio con il Broccolo Fiolaro di Creazzo, ortaggio invernale interpretato dallo chef “Due Stelle Michelin” Nicola Portinari (de La Peca di Lonigo); si prosegue con la primavera dell’Asparago Bianco di Bassano secondo la visione dello chef Giuliano Baldessari (“Una Stella Michelin” con l’Aqua Crua di Barbarano Vicentino ); l’estate dei Piselli sarà messa nel piatto dallo chef Marco Perez (docente dell’Università del Gusto e del Master della Cucina Italiana); l’autunno dei Funghi vedrà impegnato lo chef Alessandro Dal Degan (“Una Stella Michelin” con La Tana Gourmet di Asiago) e, a concludere, la “quinta stagione” del Bacalà alla Vicentina che troverà ai fornelli un guru del piatto tipico vicentino come lo chef Antonio Chemello (nominato ambasciatore dello stoccafisso dal Norwegian Seafood Export Council). Ogni incontro sarà aperto da un approfondimento dell’enogastronomo Alfredo Pelle sulle caratteristiche e sulle tradizioni dei singoli prodotti di stagione, mentre al termine dei cooking show è previsto un approfondimento sui vini da abbinare ai vari piatti.
Gli incontri si svolgeranno tutti, con orario 17.30-19.30, nella cucina dimostrativa dell’Università del Gusto, la struttura formativa di Confcommercio Vicenza, che ha sede a Creazzo in via Piazzon 40. Partecipazione gratuita per chi si prenoterà sul sito http://www.universitadelgustovicenza.it. Il programma: 19 febbraio Il Broccolo Fiolaro;
aprile 2016 L’Asparago di Bassano Dop;  maggio 2016 I Piselli; ottobre 2016 I Funghi; novembre 2016 Il Bacalà alla Vicentina. Tutti gli eventi si terranno all’Università del Gusto (via Piazzon, 40 – Creazzo) con orario 17.30-19.30.

Alfredo Pelle (con il maglione)

Alfredo Pelle (con il maglione)

 

PIZZA E CHIARETTO, IL GIRO D’ITALIA DEL BARDOLINO

FOTO pizza e chiarettoPizza & Chiaretto, abbinamento perfetto” entra nel vivo. Dopo l’esordio di fine novembre al Pomodoro e Basilico di San Mauro Torinese, gestito da Patrick Ricci, il tour del Consorzio di tutela del Bardolino e del Gambero Rosso in alcune delle migliori pizzerie italiane riprende mercoledì 13 gennaio, con l’obiettivo per dimostrare il successo del connubio tra pizza di qualità e il vino Chiaretto. Da qui a giugno, il Bardolino Chiaretto accompagnerà le pizze di alcuni dei locali premiati con i “tre spicchi” dalla guida del Gambero Rosso. Undici appuntamenti per un viaggio del gusto che toccherà l’Italia da Nord a Sud per dimostrare che non sempre la birra è l’unica scelta possibile in pizzeria. Anzi, la freschezza agrumata del Chiaretto lo rende eclettico e versatile, particolarmente adatto per accompagnare una pizza margherita, pomodoro e mozzarella, ma anche tanti altri ingredienti che arricchiscono la farcitura dell’impasto. Per scoprire quanto il Chiaretto ami la pizza (e viceversa) arrivano ora le tre date di gennaio di questo viaggio nel mondo dell’arte della pizza. Si comincia dalla Toscana, ad Arezzo, dove la pizzeria ‘O Scugnizzo omaggia la fama della pizza napoletana ben oltre i confini campani. Qui il 13 gennaio Pierluigi Police offrirà ai commensali una selezione delle sue pizze più significative: margherita gialla (con pomodorino da serbo giallo, fior di latte di Agerola, alici di menaica, basilico, olio extravergine), pizza natalizia (con baccalà, papaccella napoletana, olive di Gaeta, aglio, prezzemolo, olio), calzone (con ricotta di pecora, fior di latte, scarola alla napoletana, alici di Cetara, olio), pizza invernale (provola affumicata di bufala dop, zucca, speck, extravergine) e la Braccio di Ferro (con fior di latte, spinaci croccanti, capocollo di maiale nero casertano, formaggio conciato romano, olio). Il tutto in abbinamento con il Bardolino Chiaretto, ovviamente. La settimana successiva, il 20 gennaio, toccherà alla pizzeria La Sorgente di Guardiagrele, in provincia di Chieti, cimentarsi con l’abbinamento pizza-Chiaretto. Il maestro pizzaiolo Arcangelo Zulli accoglierà gli ospiti con la pala romana street food (riempita di porchetta, su un letto di pomodori e olio all’origano), la margherita in giallo (stesa con impasto a lievito madre, due tipi di passata e pezzettoni di pomodoro, il piennolo del Vesuvio e le pacchetelle gialle giaggiù del Vesuvio, bufala dop, basilico, olio extravergine), il riempizza ai calamari ad altissima idratazione (calamari scottati, verdure croccanti, stracciata vaccina), la pizza e foje (una pizza di farro con 4 tipi di verdure – senape, marasciuolo, cime di rapa, mugnuli – e pezzetti di polenta biancoperla glassati al succo d’arancia e miele di timo e peperone dolce) e per finire la “provocazione” (stesa con impasto a lievito madre, ventricina teramana, cipolla di Tropea marinata, mandorle amare, miele d’arancia, finocchietto selvatico, olio). Il mese di gennaio si chiude a Sorrento, alla tavola di Antonino Esposito. Il 28 gennaio gli ospiti dell’iniziativa si ritroveranno da Acqu’e Sale, per gustare un menu degustazione di quattro portate, tra cottura al forno e fritto: salsiccia e broccoli, frusta sorrentina con pomodorini rossi e gialli e fior di latte, calzoncino fritto con fior di ricotta noci di Sorrento e scaglie di limone igp e assaggio di pizza con ragù napoletano e genovese, abbinati al Bardolino Chiaretto. Le successive cene dell’itinerario italiano di “Pizza & Chiaretto” saranno l’8 febbraio a La Braciera di Palermo, il 17 febbraio all’Enosteria Lipen di Triuggio (Monza Brianza), il 21 marzo all’Urbino dei Laghi Ristorante e Naturalmente Pizza, ad Urbino, il 21 aprile da Mamma Rosa ad Ortezzano (Fermo), il 27 aprile all’Apogeo Giovannini di Pietrasanta (Lucca), il 2 maggio al 50 Kalò di Napoli, il 5 maggio al Montegrigna by Tric Trac di Legnano (Milano) e infine il 10 maggio da In Fucina a Roma.

AGA: LA SCOMMESSA VINTA DI DUE GIOVANI CHEF

Alessandra Del Favero e Oliver Piras

Alessandra Del Favero e Oliver Piras

C’era quel burro di Moena, montato meglio di un mascarpone, soffice, morbido, candido, profumato di latte con vicino grissini croccanti, panini soffici: come resistere? E così prima di affrontare l’interessante teoria dei piatti l’abbuffata ha preso il via da una bella e buona tradizione. Non fatevi ingannare però, perché qui si tratta di giovani e cucina giovane, ma con tanta passione, ricerca e uso accorto e ragionato di tecniche e strumenti. Insomma molto di più della stretta osservanza dei piatti di tradizione, quanto piuttosto la capacità di innovarli e superarli con rara maestria. Il che significa, dopo una bella sosta, una autentica festa in pompa magna del palato. Dove? Ma all’Aga (segnatevi questo nome sul taccuino e imprimetevelo nella memoria perché ne sentirete parlare a lungo) di Alessandra Del Favero e Oliver Piras a San Vito di Cadore (BL), compagni nella vita e in cucina: insieme non fanno 60 anni. Pure di esperienza alle spalle ne hanno fatta parecchia e di quella che conta. Oliver ha conosciuto ai fornelli Redzepi, Robuchon, Juan Roca, insomma il gotha della ristorazione, ed è stato 3 anni al ristorante Da Vittorio dei fratelli Cerea a Brusaporto, dove, guarda caso, c’era anche Alessandra. Insomma da cosa nasce cosa e così i due, ormai insieme, approdano in Cadore, Oliver è prima chef del ristorante Rosapetra Spa e Resort a Cortina, poi decidono insieme di aprire l’Aga (www.agaristorante.it) in una stanza quasi per nulla utilizzata nell’albergo di famiglia di Alessandra, il Villa Trieste. E dopo poco più di un anno arriva la stella Michelin. Un successo travolgente, di loro scrivono tutte le guide e i nomi che contano dell’enogastronomia. Per forza. Sedersi ai tavoli dell’Aga significa affrontare un percorso gustativo di rara eccellenza, capire come due giovani cuochi riescano ad utilizzare al meglio, esaltandone le caratteritiche, quel che offrono l’orto di casa, il bosco, le piante officinali, i torrenti e i laghi di montagna, gli allevatori della zona. Piatti che giocano molto sulle consistenze e su un equilibrato contrasto dei sapori, sull’insistenza di un apparente ossimoro crudo-cotto che invece regala al palato sensazioni di completezza e pienezza sensoriale, la sonorità del croccante che dona al piatto stimolo gustativo non è certo messa lì per una questione di moda. Insomma una cucina che affascina, interessa, incuriosisce, provoca perfino, come se sedersi a tavola sia anche un gioco, mentre dalle finestre si gode il panorama delle cime del Cadore e il verde dei suoi boschi. Ci sono stato in bella compagnia (colleghi, ristoratori veneziani, produttrici e mercanti di vino) così dalla cucina dell’Aga sono usciti quasi 20 piatti, assaggi ovviamente, ma sono bastati per capire che a San Vito di Cadore è nato un grande ristorante, dove il cibo è trattato con sapienza e accortezza come le materie prime con cui è fatto. E c’è il rispetto del materiale usato, non vi capiterà mai di non riconoscere uno degli ingredienti usati, nemmeno quando sono molti: bene, li sentirete tutti uno ad uno in assoluta armonia. Grazie anche all’atmosfera ovattata della sala tutta legno (tavoli compresi senza tovaglie), preso in parte dal bosco di proprietà. Carta dei vini ampia e ragionata ma ancora in crescita. Abbiam bevuto vini portati dai nostri amici, ottimi, fantastici. E mi fermo qui. Costi? Eccoli: antipasti 16/19 euro; primi 18/22; secondi 18/28; dolci 10/16; coperto 4; due menu: 85 euro (8 portate), 65 euro (5 portate), affiancati da due proposte di vini abbinati, un bicchiere a portata: 45 euro e 35 euro. Dimenticavo: aga in ladino significa acqua, come la semplice purezza dei piatti di Alessandra e Oliver.

Mise en place

Mise en place

GLI ANTIPASTI

 

Carota in carpione di carota

Carota in carpione di carota

Caesar Salad

Caesar Salad

Perle di manzo, the affumicato e tagete

Perle di manzo, the affumicato e tagete

Mela, rapa, caviale e zenzero

Mela, rapa, caviale e zenzero

Trota, alloro e rafano

Trota, alloro e rafano

 

I PRIMI PIATTI

Ramen cacio e pepe

Ramen cacio e pepe

 

Raviolo, zucca, testina e amaro del Cadore

Raviolo, zucca, testina e amaro del Cadore

Linguina, mirtilli, salsiccia e luppolo

Linguina, mirtilli, salsiccia e luppolo

I SECONDI PIATTI

 

Salmerino, radicchio, capperi di sambuco e riduzione di rosa

Salmerino, radicchio, capperi di sambuco e riduzione di rosa

Faraona, foglie di rapa, stachis e brodo alle bacche

Faraona, foglie di rapa, stachis e brodo alle bacche

Cuore, cavolo nero e pepe di sechuan

Cuore, cavolo nero e pepe di sechuan

I DOLCI

Gelato alla sapa, aceto di acero e ciccioli caramellati

Gelato alla sapa, aceto di acero e ciccioli caramellati

Pepe nero, pere e radice di levistico

Pepe nero, pere e radice di levistico

Bon bon di caco mela, yuzu, e polipodio; mela, galanga e filipendula

Bon bon di caco mela, yuzu, e polipodio; mela, galanga e filipendula

 

SE UNA CUCINA CONTINUA A CRESCERE: IL SAN MARTINO

Michela Berto e Raffaele Ros

Michela Berto e Raffaele Ros

Sono colpevole: non ho fotografato i piatti di benvenuto (peccato, perché buonissimi e serviti su autentici sassi doc del Piave) e nemmeno ho preso nota nè tantomeno immortalato le bollicine che ci siamo bevuti (champagne). Per cui di questo non scriverò nemmeno una riga, dicendo solo, per quanto riguarda vino e affini, che la cantina del ristorante San Martino di Scorzè (VE) è diventata ancora più preziosa (e non significa per forza “cara”) visto l’arricchimento di scelte e la maggiore funzionalità, con cui Michela Berto ha ben pensato di dotare il suo gioiello (per altro già premiato negli anni scorsi). Il fatto è che al San Martino siamo tornati dopo un po’ di mesi che non bazzicavamo in piazza Cappelletto e subito, ma proprio subito, ci siamo accorti che il ristorante aveva un che di aria nuova, come se avesse finalmente preso consapevolezza della propria forza. Va da sè che un ristorante non può prendere “consapevolezza” di nulla, ma l’atmosfera respirata e “annusata”, questo ci ha detto. Che la prima stella Michelin è ormai cosa consolidata, un punto fermo dal quale semmai partire e fare ancora strada. Il fatto è che la cucina, dove agiscono le brave ed eleganti mani di Raffaele Ros, è sempre in funzione, vuoi per soddisfare i clienti giorno dopo giorno, ma soprattutto perché si continua a provare, a sperimentare accostamenti di sapori, cotture, a creare insomma sempre nuovi piatti che siano di pesce o carne, o “soltanto” dolci. Certo, questo lo fanno tutti i grandi cuochi, che hanno però dalla loro una brigata che li sostiene. Al San Martino, invece, fanno tutto loro tre Raffaele, Michela, la figlia Alice con l’aiuto del giovane Marco. Fine. Il che sta a significare impegno continuo, fatica, ferie manco a dirle, giorni di riposo passati in cucina, al massimo a curiosare in altre cucine (sempre lavoro è), andar per cantine, o ritrovarsi insieme ad altri stellati a scambiarsi notizie, impressioni, cotture, sapori. Ed è per questo continuo lavorio, al quale si aggiunge una dose di passione ineguagliabile, che la cucina del San Martino (insieme al locale nel suo complesso) è cresciuta ancora. A cominciare da pane e grissini che sono fragranti e leggeri nel contempo, tanto significa la scelta e l’uso di farine e ingredienti di eccellenza. E quindi eccovi di fila quello che abbiamo mangiato, non mancando di sottolineare come ognuno,  di questi piatti gode di un equilibrio raro, di perfette giustapposizioni di sapori, di contrasti ragionati di consistenze. Insomma cucina buona e alta e aspettiamo l’arrivo della stagione fredda per raccontarvi quel che seguirà.

GLI ANTIPASTI

Carpaccio di crostacei, granita di limoncello Villa Massa, croccantino di pane nero

Carpaccio di crostacei, granita di limoncello Villa Massa, croccantino di pane nero

Capesante caorline arrostite alla salvia, blinis di patata e funghi estivi

Capesante caorline arrostite alla salvia, blinis di patata e funghi estivi

IL PRIMO

Passata tiepida di lenticchie nere dell'Etna, pasta ai crostacei e crudo di vongole e cappelunghe marinate

Passata tiepida di lenticchie nere dell’Etna, pasta ai crostacei e crudo di vongole e cappelunghe marinate

I SECONDI

Ventresca di tonno rosso, purea di pane di pizza, pomodoro di tonno

Ventresca di tonno rosso, purea di pane di pizza, pomodoro di tonno

Fritto di pescato di giornata

Fritto di pescato di giornata

I DOLCI

"Tutto" al limone di Sorrento
“Tutto” al limone di Sorrento
Fondente al cioccolato 72%, streusel di cioccolato e mostrada di mela cotogna
Fondente al cioccolato 72%, streusel di cioccolato e mostarda di mela cotogna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

OSTERIA ARCADIA: UN BUON MOTIVO PER FARE UN SALTO SUL DELTA

SAMSUNGLa vedete qui sopra: una semplice frittura di pesce? Nossignori questa è una frittura imperiale di pesce.  Perché ci sono le schile (ovvero i gamberetti di laguna), le anguelle (acquadelle), i sardoni, le sarde, sogliolette, bisatto (anguilla), quello piccolo, solo da fritto. Ma non basta. Perché quelle fette di limone a fianco, messe lì per accontentare chi ancora si ostina a spruzzare di acidità, rovinandola, una frittura freschissima di pescato e asciutta quanto a untume, fanno solo da guarnizione. Insomma, l’avrete capito, questa frittura è la frittura “perfetta”. Sì lo so mancano i calamari, le triglie, le sogliole e magari anche qualche seppiolina: ma le reti dei pescatori non le avevano. Ci toccherà tornare. Frittura perfetta, infarinata al punto giusto, asciutta, croccante. Che volere di più? E’ successo all’Arcadia, trattoria immersa nel Delta del Po, a Santa Giulia di Porto Tolle (RO), dove, per altro, non è successo soltanto questo perché ho approfittato della stagione immergendomi anche in un caldo piatto di cozze all’impepata, molluschi pieni, sodi davvero eccellenti. Bisogna pur dire che gli uomini del locale gestiscono direttamente un allevamento in mare di cozze e vongole, tal che è possibile gustare mitili freschissimi. Ma non potevo certo fare a meno di approfittare anche di un bel piatto di canestrelli al forno, appena appena conditi con un po’ di olio giusto per farci restare il profumo di mare.canestrelli

Eccoveli qui, sono proprio loro, pieni di corallo, fragranti di salsedine ma non salati. Era un piatto importante, un secondo antipasto, ma, niente, alla fine ho dovuto fare scarpetta. Insomma l’avrete capito: un trionfo. Il fatto è che all’Arcadia cucina… Arcadia, sissignori, e ogni mattina si va a c0mperare il pesce fresco e non è un compito estremamente difficile visto che siamo sul ramo del Po di Gnocca a due passi dalla Sacca di Scardovari. Ma Arcadia per nostra fortuna è cuoca sopraffina, che sta sì sulla tradizione ma che sa osare quel tanto, e sempre a ragion veduta, che fa della sua cucina  una cucina moderna, leggera, sfiziosa. Basterebbe solo dare un’occhiata alla carta della “Cozzeria” per rendersene conto: ci sono ben 11 modi di servire i benedetti peoci! E se andate al menu del giorno ecco che trovate a fianco delle sarde in saore (davvero eccellenti, al top come piatto della tradizione) anche il carpaccio di ombrina con sale grosso Camillone (presidio Slow Food). E fate attenzione agli spaghetti con ragù perché proprio di un ragù si tratta in quanto parte dei gustosi molluschi viene tritato con la mezzaluna (eccoli qui sotto in compagnia di cozze e vongole) tanto da formare una squisita cremina che “lega” gli spaghetti, rigorosamente fatti in casa come altre paste, gelati, sorbetti e dolci. arcadia-osteria-20120716-124703

E potrete ordinare anche un fritto di “buratei”, ovvero le piccole anguille selvatiche di laguna, le seppie in umido con polenta biancoperla, o il filetto di branzino gratinato affiancato da un contorno di verdura cruda. Non sfugge all’occhio attento che tutte le materie prime sono del territorio a cominciare dal riso Carnaroli del Delta (lungo la provinciale verso Porto Tolle si costeggiano ampie risaie). C’è anche un piccolo menu di carne per chi proprio il pesce non lo sopporta completato da salumi e formaggi del territorio. Ma d’inverno la cucina di Arcadia si arricchisce della selvaggina dal masurin (germano reale), alle folaghe, ai fischioni, alle lepri e quanto nasce su una terra piena d’acqua  e di colture. E se amate il pesce crudo, bene, prenotatelo col largo anticipo perché all’Arcadia lo mettono nell’abbattitore per 92 ore: insomma devono prepararlo in modo che non nuocia alla nostra salute. I dolci, non li abbiamo assaggiati avendo preferito soffermarci di più sul salato, ma ci sono quelli della tradizione polesana che variano secondo le stagioni, così come tutto quello che appare in menu. Abbiamo gustato un sorbetto di mentuccia, leggero, fresco. Eccellente, insomma, e privo della pesantezza di panna o latte.  Scelta dei vini in massima parte del Triveneto, ma non mancano chicche oculate del resto d’Italia, come è buona la “riserva” dei distillati. E bisogna aggiungere che la sala è gestita da Pamela, figlia di Arcadia, con grande affabilità e disponibilità a soddisfare la curiosità degli avventori e a consigliarli per il meglio. Non resta che aggiungere le attività collaterali che completano l’offerta di questa trattoria che è una meta obbligatoria per chi ama il buon cibo: l’Oasi di Arcadia, ovvero stanze dove pernottare con servizio di colazione il mattino dopo, le gite in barca ad ammirare il Delta e visitare gli allevamenti di famiglia, la possibilità di noleggiare direttamente le biciclette per girare il Delta. Ah, ovviamente corrono carte di credito e bancomat. Per info: 0426.388334 – 347.7476359 – http://www.osteria-arcadia.com. E per chiudere ecco qui sotto le due parone: Arcadia e Pamela. loro

FISH&CHEF 2018: DOMENICA 22 APRILE LA PRIMA TAPPA DELLA RASSEGNA GASTRONOMICA SULLE RIVE DEL GARDA

Inizia domenica 22 aprile il percorso gourmand in sei tappe sulle tre sponde del Garda, alla scoperta dei prodotti del lago attraverso le interpretazioni di grandi chef della cucina contemporanea: il primo appuntamento sarà all’Hotel Lido Palace di Riva del Garda (Trento) con lo chef Matteo Rizzo, del ristorante Il Desco (Verona). Le serate gourmand di Fish&Chef, che coinvolgeranno tutto il Lago di Garda, vedranno protagonisti altri quattro importanti chef italiani e il Dream Team, composto dai cuochi del territorio più coraggiosi e visionari, interpreti di un’innovativa cucina contemporanea. In sei esclusive location, fino al 27 aprile, si metteranno alla prova, cimentandosi con l’utilizzo delle materie prime locali –  pesce d’acqua dolce ma anche vini, olio extravergine d’oliva e la pregiata carne di Garronese veneta – proponendo piatti che trovano la loro sintesi nella libera creatività e che traggono ispirazione da un luogo sorprendente come il Garda.

Lunedì 23 aprile, a La Casa degli Spiriti di Costermano sul Garda (Verona), sarà la volta di Claudio Melis, chef e ideatore di In Viaggio – Claudio Melis Ristorante (Bolzano), mentre martedì 24 aprile, gli chef Anna&Oreste Corradi di Locanda Vecchia Pavia “Al Mulino” (Certosa di Pavia) saranno i protagonisti della cena al Grand Hotel Fasano di Gardone Riviera (Brescia). Il giorno seguente, mercoledì 25 aprile, il Regio Patio, ristorante gastronomico dell’Hotel Regina Adelaide di Garda (Verona), ospiterà lo chef Terry Giacomello, ristorante Inkiostro di Parma. Giovedì 26 aprile, il Palazzo Arzaga di Calvagese della Riviera (Brescia), vedrà ai fornelli lo chef Alessandro Gilmozzi del Ristorante El Molin (Cavalese Trento).

Venerdì 27 aprile, gran finale con alcuni degli chef del Dream Team gardesano, che concluderanno egregiamente questo viaggio nella creatività con la cena di gala all’Hotel Bellevue San Lorenzo di Malcesine (Verona). “Il Dream Team, dal 2014 elemento fondamentale di Fish&Chef – spiegano gli organizzatori e ideatori della rassegna Elvira Trimeloni, titolare dell’hotel Meridiana di Malcesine, e Leandro Luppi, chef e patron stellato del ristorante Vecchia Malcesine – è la risposta dei cuochi del Lago di Garda all’esigenza di rendere unico un progetto di amore e rispetto per il proprio territorio”. La nona edizione di Fish&Chefè realizzata in collaborazione con Laura Gobbi, project manager e firma di format di successo. A condividere la filosofia di questo evento, la Guida Michelin nel ruolo di special partner e il Consorzio Garda Doc, sponsor principale della manifestazione.

Stefano Baiocco del Ristorante Villa Feltrinelli a Gargnano (Brescia), Alberto Bertani del Ristorante Qb Due punto zero di Salò (Brescia), Annalisa Borella, pastry chef di Villa Feltrinelli, Maurizio Bufi del Ristorante Villa Giulia di Gargnano (Brescia), Isidoro Consolini del Ristorante La Cantina Del Baffo a Limone sul Garda (Brescia), Andrea Costantini del Regio Patio dell’Hotel Regina Adelaide di Garda (Brescia), Carmelo di Novo della Pasticceria Di Novo a Manerba sul Garda (Brescia), Matteo Felter del Ristorante Fagiano del Grand Hotel Fasano a Gardone Riviera (Brescia), Massimo Fezzardi del Ristorante Esplanadea Desenzano del Garda (BS), Maria e Orietta Filippini del Ristorante La Tortuga a Gargnano (Brescia), Giuliana Germiniasi del Ristorante Capriccio di Manerba del Garda (Brescia), Michele Iaconeta del Ristorante La Casa degli Spiriti di Costermano sul Garda, Leandro Luppidel Ristorante Vecchia Malcesine di Malcesine (Verona), Andrea Mantovanelli del Ristorante La Rucola 2.0 a Sirmione (Brescia), Fabio Mazzolinidel Ristorante Dalie e Fagioli a Manerba sul Garda (Brescia), David Cattoi del Ristorante Il Re della Busa del Lido Palace Hotel di Riva del Garda (Trento), Roberto Stefani del Ristorante La Lepre a Desenzano del Garda (Brescia).

La partecipazione a una cena costa 85 euro; per le prenotazioni è necessario rivolgersi ai locali che ospitano le serate, mentre il sito ufficiale è http://www.fishandchef.it.

INCONTRI

SFIDA DI BIRRE

Inghilterra e Irlanda, due storiche produttrici di birra saranno messe a confronto in una serie di match all’ultimo bicchiere. Riprende l’Abc della Birra, oggi 19 aprile, al ristorante Abc Montecchia a Selvazzano Dentro (PD). La cena è stata studiata da Max Alajmo dove ad ogni piatto verranno abbinate contemporaneamente una birra inglese ed una irlandese per scoprirne differenze e similitudini. Questo il menu: aperitivo – Beer Rossini. A tavola: Bruschette con purè di fave e spinacini; Bruschette con burrata, piselli e culaccia abbinate a Marston’s Old Empire IPA e O’hara Irish Pale Ale; Pizza peperone e fumo; pasta al peperone e fumo, peperoni e zucchine alla scapece, provola, ricotta e speck; Maxcalzone mediterraneo mozzarella di bufala, pomodoro fresco, fagiolini olive taggiasche, capperi e origano abbinati a Sharp’s Doom Bar e O’hara Irish Red; Coscette e alette di pollo caramellate con misticanza all’aneto e chips di patate abbinate a Porterhouse Wrassler XXXX Stout e Marston’s Pearl Jet Stout; chiude il dessert: Gratin di fragole con crema soffiata alla vaniglia e lavanda. Costo a persona 50 euro comprensivo di degustazione e birre (45 euro per i possesori di Alajmo card). Info e prenotazioni: tel.  049 8055323 – mail abcmontecchia@alajmo.it.

IL MALANOTTE DI BONOTTO

Proseguono gli incontri dedicati al vino, promossi dalla condotta di Treviso  di Slow Food. Apppuntamento, giovedì 26 aprile al ristorante Il Cammello a Preganziol (TV). Protagonista della serata saraà la Tenuta Bonotto delle Tezze di Vazzola (TV) con la degustazione del Malanotte del Piave, in pratica una verticale, delle annate 2009 – 2010 – 2011 – 2012 – 2013. Per l’azienda a spiegare il vino ottenuto da uve raboso sarà Antonio Bonotto. Conclusa la degustazione patròn Ismaele proporrà:Flan di carote e zenzero con fonduta di Taleggio e cotechino alla plancia; Gnochi di papate fatti in casa con crema di formaggi e speck; Stinco di maialino da latte, cotto a bassa temperatura per 24 ore con verdure trifolate e patate al forno. Costo a persona 40 euro tutto comprteso (soci Slow Food 35 euro). Info e prenotazioni: cell. 380 6415374 – mail  onorio@slowfoodtreviso.it.

ASPARAGUS 2018 CENA A 4 MANI ALLA TAVERNA DI COLLOREDO

Ivan Bombieri executive chef de La Taverna

Il 2018 vede il ristorante La Taverna di Colloredo di Monte Albano partecipare alla bella manifestazione Asparagus promossa dal Ducato dei Vini Friulani, venerdì 20 aprile, a partire dalle 20 con una serata speciale. Quest’anno La Taverna ha pensato ad un “omaggio” molto particolare. Da tempo il ristorante è entrato a far parte dell’Associazione CHIC (Charming Italian Chef), nata nel 2009 e presieduta da Raffaele Geminiani. Nonostante quanto il nome possa far pensare, CHIC è molta sostanza e per nulla modaiola. Riunisce più di cento associati (50 stelle Michelin) tra Chef e Ristoratori accomunati da pochi ed importanti principi: Semplicità (Umiltà nel proprio lavoro, essere al servizio del cliente, dare equilibrio ed emozione), Sostenibilità (Rispetto per l’ambiente e l’utilizzo delle risorse naturali; ricerca della qualità; attenzione alle tecnologie e al loro impatto; valorizzazione filiera di prodotto), Salubrità (Promuovere una corretta alimentazione; valorizzare la qualità delle materie prime, le cotture delicate, gli accostamento di ingredienti). Tutto ciò avviene tramite eventi in tutta Italia insieme ai vari partners del settore che appoggiano l’Associazione, ma oltre a queste date particolari sono gli stessi soci che tra loro amano confrontarsi proponendo serate “a 4 mani” invitandosi vicendevolmente nelle proprie strutture. All’inizio del 2018 sono bastati pochi minuti e una telefonata per proporre la Manifestazione Asparagus quale migliore occasione per una “cena a 4 mani” tra lo chef Andrea Alfieri (membro del Consiglio direttivo dell’Associazione) e Ivan Bombieri (neo executive chef de La Taverna). L’adesione di Andrea è stata immediata. Per chi non conoscesse Andrea Alfieri ecco un breve estratto delle sue esperienze: Classe 1974, Milanese e grande esperienza sul campo sia nelle cucine sia dietro la “cattedra”. Dirige in prima persona lo “YAR”, il “Sempione 42” e il “Chiostro di Andrea” di Milano: A Madonna di Campiglio sarà executive chef del ristorante Majestic Gourmet del Majestic Mountain Charme Hotel e poi al timone della cucina stellata dell’Alpen Suite Hotel e dei suoi tre ristoranti. Anche quando termina le sue esperienze spesso rimane come consulente come a Madonna di Campiglio, “Il Chiostro di Andrea”, l’Osteria del Brunello e il Bento Sushi restaurant (questi ultimi sempre a Milano). E’ stato docente al Culinary Institute School of America e all’Istituto Alberghiero Olivetti di Monza. Ivan Bombieri arriva nelle cucine di Colloredo di Monte Albano all’inizio del novembre scorso. Si tratta della sua prima esperienza come executive chef di un Ristorante Stellato. Ma non arriva per caso, i meriti sono conquistati sul campo. Prima formazione classica all’Istituto Alberghiero A.Berti di Verona poi subito nelle cucina dei ristoranti vicini (La Stua e Antica Bottega). Dal 2006 al 2008 è con lo chef Michele Motta a La Cantina di San Rocchetto. Nel 2010 inizia l’esperienza nelle cucine dei grandi Alberghi con l’importante passaggio dal 2011 al 2013 all’Alpen Royal Hotel***** di Selva di Val Gardena. La cucina è nelle mani di Felice Lo Basso (1 stella Michelin) e Ivan passa da capopartita degli antipasti a quella dei primi. Dal 2013 al 2015 è nelle brigate dello chef Andrea Migliaccio, cucinando nelle varie sedi operative: Zermatt, Milano e soprattutto all’Hotel Capri Palace (5 stelle lusso e ristorante 2 stelle michelin). L’ultimo periodo è con Italo Bassi al Ristorante ConfFusion a Verona e a Porto Cervo. Le cene a 4 mani prevedono menù particolari dove gli chef si alternano nella preparazione dei piatti. Spesso accade che alcuni siano creati insieme, addirittura frutto di felici improvvisazioni. Partecipare è molto facile, basta prenotare nel Ristorante di riferimento. Esperienze rare e divertenti che non solo permettono al cliente di provare gusti e stili diversi, ma di approfittare dell’alternanza degli chef presenti in sala per scambiare impressioni e pareri. Per ASPARAGUS 2018  il menù sarà così composto: grande aperitivo di benvenuto  (solo finger food): Frittatina di urtizzons (bruscandoli); Tartella salata di Montasio DOP con bavarese al gorgonzola e asparagi verdi; Crème brûlée salata di asparagi con croccante di frutta secca; Uovo di quaglia in camicia con asparago di Tavagnacco gratinato alla polenta; Punte di asparagi in tempura; Punte di asparagi verdi al bacon. Antipasti (Ivan Bombieri): Carpaccio di tonno scottato con maionese agli asparagi, asparagi croccanti, spugna di erbe primaverili e uova di salmone; Andrea Alfieri: Crudo di cervo, asparagi, salsa bolzanina e cenere di cipolle. Primo piatto: Ivan Bombieri con “sorpresa” di Andrea Alfieri: Tortelli ripieni di zabaione di formaggio Asìno, caviale di tartufo nero e asparagi verdi. Secondi piatti (Ivan Bombieri): Tuorlo d’uovo marinato, nuvola di albumi montati, asparagi di Tavagnacco e cicciole; Andrea Alfieri: Maialino da latte, variazione di asparagi, salsa alle croste di grana padano. Pre dessert (Ivan Bombieri): Sorbetto dolce agli asparagi; dessert (Ivan Bombieri): Dolce sorpresa di Primavera. Vini in abbinamento: Rribolla Gialla Spumante – Cantine di Cormons; Piere Sauvignon 2015 – Vie di Romans; Friulano 2016 – Terre del Faet; Schiopettino 2015 – Antioco Broilo; Ramandolo 2016 – Giovanni Dri. Costo della cena a persona (bevande incluse): 90 euro. Info e prenotazioni: tel. 0432889045 – mail ristorantelataverna@yahoo.it.

 

 

ASPARAGI E VESPAIOLO: 21 RISTORANTI GOURMET

Saranno 21 i ristoranti dell’area bassanese coinvolti nella 38^ edizione di Asparagi & Vespaiolo, la rassegna enogastronomica dedicata alla promozione dell’Asparago Bianco di Bassano DOP e realizzata in collaboraz ione tra Consorzio di Tutela dei vini DOC Breganze, il Gruppo Ristoratori Bassanesi e il Consorzio per la Tutela dell’Asparago Bianco di Bassano DOP. Durante la rassegna nei vari ristoranti verranno proposte serate a tema e gustosi abbinamenti tra piatti a base di asparagi e Vespaiolo Breganze DOC. Il Vespaiolo è il vino simbolo di Breganze, unica denominazione in cui viene prodotto dall’autoctona uva Vespaiola. Lo troviamo nella versione ferma o spumantizzato, oltre che nella versione passita, il Torcolato. La rassegna, che durerà fino al 13 giugno, prevede un calendario molto denso di appuntamenti. Tre gli eventi speciali: venerdì 20 aprile la cena dapontiana nella sala Jacopo Da Ponte al Museo Civico di Bassano del Grappa. Giovedì 26 aprile sarà invece la volta del Gran Galà Asparago in Cantina, in Cantina Maculan a Breganze, mentre mercoledì 9 maggio si svolgerà il Concorso Regionale Giovani Ricette all’Hotel Ristorante Al Camin a Bassano. Sette invece le serate a tema in altrettanti ristoranti del Bassanese: il 27 aprile al ristorante La Rosina a Marostica; il 4 maggio all’Hotel Ristorante Al Camin a Cassola; l‘8 maggio Al Castello Superiore di Marostica; il 10 maggio al ristorante Villa Ca’ Sette a Bassano; il 17 maggio al ristorante Al Pioppeto a Romano D’Ezzelino; il 19 maggio al ristorante Milleluci a Rubbio e il 25 maggio a Villa Razzolini Loredan di Asolo. Inoltre, in tutti i ristoranti aderenti per  tutto il periodo della rassegna verrà  proposto un menù degustazione asparagi che cambierà periodicamente. Per la lista completa dei ristoranti, info e prenotazioni:  info@ascom.bassano.vi.it – telefono 0424 523108 – http://www.ristorantibassano.com.

SVOLTA GREEN: PER COLDIRETTI VENETO NEL 2020, TREQUARTI DEI VIGNETI SARANNO BIO

In tre anni almeno il 75% della superficie agricola veneta sarà bio. Lo ha annunciato al Vinitaly di Verona, Coldiretti che ha presentato il piano operativo per una viticoltura green. Sono 4 mila gli ettari vocati alle colture seguite con metodi alternativi alla chimica mentre 86 mila sono coltivati secondo metodi tradizionali comunque attenti all’ecosostenibilità. La viticoltura regionale produce 9 milioni di ettolitri di cui il 70% è a denominazione di origine controllata.
Coldiretti registra un indubbio salto di qualità compiuto negli ultimi dieci anni dagli imprenditori andato di pari passo alla crescita culturale tra i consumatori che manifestano forti preoccupazioni sull’impatto ambientale e della salute che un’espansione di vigneti così organizzata può comportare.
Per testimoniare questa scelta convinta Coldiretti ha chiamato alcuni rappresentanti dei consorzi di tutela, della cooperazione e privati che in ogni provincia hanno avviato percorsi virtuosi in merito. In cinque hanno portato il loro contributo per divulgare un’esperienza positiva che da reddito e consenso sui mercati internazionali.

IL VINO DEI CARMELITANI SCALZI DI VENEZIA SFIDA I COLOSSI DEL VINITALY

C’è anche un vino carico di storia e di spiritualità tra le “star” della 52^ edizione del Vinitaly, in corso a Veronafiere: è il primo vino prodotto dai Frati Carmelitani Scalzi di Venezia, presentato oggi in anteprima al Padiglione del Consorzio Vini Venezia, alla presenza del presidente della Regione Veneto Luca Zaia, del presidente del Consorzio Giorgio Piazza e di due Frati Carmelitani.

Loro, star per un giorno in una vita di riservatezza e preghiera, hanno realizzato vino con uve delle viti recuperate nella città di Venezia, e raccolte nel vigneto-collezione della biodiversità nel brolo del convento veneziano, che raccontano le origini mercantili della città: dal Raboso delle Malvasie, dalle varietà armene della Marzemina, dal Verduzzo al Lison, ad altre varietà come la Terra Promessa. Ne sono usciti due vini pregiati, un bianco e un rosso, prodotti in 1.400 bottiglie che, con la loro storia e unicità, sfidano i “colossi” del Vinitaly.

L’idea è nata per ridare vita alle attività tradizionali del Convento. Era usanza dei frati di auto prodursi il vino domenicale e da pasto, usando le varietà di vitigni presenti da decenni nei broli dei propri conventi. Le due bottiglie, dalla forma il più possibile vicina a quella utilizzata nel lontano passato, recano nell’etichetta due immagini dei dettagli della Chiesa dei Carmelitani Scalzi di Venezia: una statua del timpano e una parte del mosaico pavimentale.

VINITALY 2018: A CACCIA DEI MERCATI ASIATICI

A caccia dei mercati asiatici, soprattutto della Cina, dove la Francia opera già con un sicuro incremento di vendite, mentre l’Italia consolida e rafforza sì i mercati tradizionali, come Usa, Germania, Nord Europa e Inghiterra, ma latita, quasi, nel lontano Oriente. E’ questo il tema centrale di Vinitaly 2018, che apre i battenti nella Fiera di Verona da domenica 15 a mercoledì 18 aprile. Tema cruciale, perché lo Stivale è restio a farsi sistema, mentre la concorrenza transalpina si muove unita da sempre. La locomotiva Prosecco, diciamolo, non basta più, cresce il Durello sì ma si attesta sempre sui mercati tradizionali. Le bollicine italiane sfondano sempre di più sul mercato interno, ma anche questo non basta. Così Veronafiere si sta muovendo per creare sistema: “Il coinvolgimento della rassegna nel piano di promozione straordinaria del made in Italy è stato un passaggio importante per promuovere in modo unitatio l’export vitivinicolo italiano. – ha detto Maurizio Danese, presidente di Veronafiere, alla presentazione di Vinitaly 2018 – In tal senso la collaborazione che stiamo portando avanti con ICE Agenzia (l’agenzia per il commercio con l’estero, ndr), in particolare sui mercati di Cina e Usa, è una modalità operativa che auspichiamo possa coinvolere sempre più attori in un progetto di logica aggregativa.” Ma vediamo un po’ di programma. Anteprima sabato 14 nel palazzo della Gran Guardia a Verona con OperaWine, con la bellezza di 107 aziende (3 in più rispetto al 2017) di tutte le regioni italiane selezionate dalla più autorevole rivista del settore vinicolo, Wine Spectator. L’edizione 2018 si presenta ancora più ricca delle precedenti. E’ in crescita esponenziale, ad esempio, il settore dei vini “green” (biologici e biodinamici) con le aree ViVit, VinitalyBio e Fivi, è in forte aumento del 25% la International Wine Hall, ovvero il padiglione che ospita i produttori esteri, in aumento anche i buyer accreditati da più di 140 paesi, 15.397 vini presenti, 4.390 aziende. Cresce anche Vinitaly and the City (dal 13 al 16 aprile), esposizione con degustazioni dedicata al pubblico e agli appassionati del vino, che oltre alle tradizionali location come l’Arco dei Gavi, le Regaste San Zeno, piazza San Zeno, Fontana dell’Arsenale, Lungadige San Giorgio, Piazza delle Erbe (Torre dei Lamberti), Cortile Mercato Vecchio, Piazza dei Signori, ha aggiunto i borghi di Soave e Valeggio sul Mincio, oltre a Bardolino, presente anche nel 2017. Ma Vinitaly non sè solo vino: Sol&Agrifood, sempre ospitato nei padiglioni della Fiera, è il salone internazionale dell’agroalimentare di qualità (cooking show, educational, degustazioni) valorizza l’agroalimentare e l’olio extravergine di oliva in particolare (va ricordato che il Veronese è grande produttore di olio Evo di altissima qualità); Enolitech, ovvero il salone della tecnologia innovativa per il vino e l’olio. Per maggiori informazioni e conoscere dove sono gli espositori, consulta: www. vinitaly.com.

Francesco Lazzarini

 

LE COORDINATE

DOVE
Verona – Veronafiere, viale del Lavoro 8

QUANDO
Domenica 15, lunedì 16, martedì 17, mercoledì 18 aprile 2018

ORARIO
Continuato dalle 9.30 alle 18.00
Da domenica a martedì l’ingresso è consentito fino alle 17.00
Mercoledì l’ingresso è consentito fino alle 16.00

BIGLIETTI
Biglietto giornaliero € 80 – acquistato online € 85
Abbonamento 4 giornate € 145 – acquistato online € 150

HELP PHONE
045 8298854 (orario: dalle 9.00 alle 12.30)

Vinitaly è aperto esclusivamente agli operatori specializzati, maggiorenni: non è permesso l’ingresso ai minori di 18 anni, anche se accompagnati.

 

 

VILLA FAVORITA 2018: VINNATUR GUARDA AL FUTURO

Dal 14 al 16 aprile a Villa Favorita di Sarego (Vicenza) 158 produttori di VinNatur provenienti dall’Italia e dall’estero si ritrovano per quello che non è un semplice banco d’assaggio, ma anche l’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte dei vini naturali.
Il lavoro che l’associazione ha svolto in questi anni e quello che sta programmando per il futuro sarà al centro del convegno che si terrà in apertura di manifestazione, sabato alle 11, dal titolo Il futuro di VinNatur, relatori Angiolino Maule e Stefano Zaninotti, di Vitenova Vine Wellness.
Il programma della quindicesima edizione di Villa Favorita prevede altri tre momenti di confronto, su prenotazione e riservati a operatori e stampa. Sabato alle 15 la degustazione Natural wines can age, even without SO2 condotta da Giampaolo Giacobbo, giornalista e consigliere Vinnatur.
Domenica alle 11 ci sarà la degustazione Qu’est-ce que la mineralitè? condotta da Samuel Cogliati, fondatore della casa editrice indipendente Possibilia Editore e alle ore 15 il convegno Vini naturali in cantina, relatori Angiolino Maule e Franco Giacosa, enologo.
Ingresso 25 euro al giorno (acquistabile solo all’ingresso) comprensivi di guida dell’iniziativa e calice da degustazione. I minorenni non pagano l’ingresso e non possono effettuare assaggi.
È in questa prospettiva che è stata pensata la prima edizione di Vinnatur Workshop, un momento di confronto e crescita tra esperti del vino a livello internazionale che si terrà dal 13 al 16 giugno 2018.