LUXARDO INAUGURA LA NUOVA DISTILLERIA

Luxardo Spa, che celebra quest’anno il suo bicentenario, tiene costantemente il passo con l’innovazione ed inaugura la sua nuova distilleria. Tre nuovi alambicchi, prodotti dalla Barison Industry di Trento, sono stati aggiunti ai due preesistenti, per un innovativo impianto 4.0, in linea con le recenti esigenze commerciali ma non solo. Ora tutte le fasi di lavorazione sono automatizzate e tracciate, il che consente di svincolare l’azienda dalla presenza costante del mastro distillatore e controllare, sia da remoto che a posteriori, ogni fase della trasformazione a caldo delle infusioni. Altra innovazione di processo è il collegamento strutturale e informatico della distilleria con i serbatoi di infusione e di affinamento in legno, creando così una completa sinergia tra le varie fasi di vita dei distillati. 

Già nel 1977 lo stabilimento con sede a Torreglia (Padova) era stato ampliato creando una nuova distilleria dove veniva spostato il “vecchio” alambicco del 1947, aggiornato nella parte superiore dotandolo di un “duomo”, già presente negli alambicchi della originaria sede di Zara, ed acquistato un secondo alambicco molto simile ma più moderno, grazie ad alcuni accorgimenti tecnici non presenti prima, come la rotazione con servomotore. 

Gli alambicchi appena inaugurati ricalcano nell’impostazione quello del 1977. 

«Abbiamo appositamente fatto questa scelta – precisa Guido Luxardo, amministratore delegato e direttore generale di Luxardo Spa – perché abbiamo riscontrato che quell’alambicco è ideale per le nostre esigenze e per i nostri distillati. Ne avevamo studiato uno più grande applicando tecnologie più moderne, ma in seguito abbiamo scartato il progetto perché le prove di laboratorio non confermavano che aumentando la capacità si ottenesse il medesimo risultato. Inoltre il materiale della “caldera”, il rame, avrebbe potuto essere sostituito con l’acciaio inox ma anche qui lo scambio di temperatura aveva influssi diversi non tanto sul Maraschino quanto sul distillato del London Dry Gin, oggi tornato molto in voga, preparato con una formula originale del 1833 perfezionata da Pietro Luxardo (quarta generazione della nostra famiglia)». 

Già da un paio d’anni è inoltre in funzione la nuova tinaia, uno spazio di grande suggestione che all’occorrenza funge anche come location per eventi speciali. Qui sono collocati 23 tini di legno di larice, della capacità di 4000 litri ciascuno, per l’invecchiamento degli infusi di marasca. La tinaia si aggiunge a quella preesistente per i distillati, dove si trovano altri 28 tini.    

Il tutto in attesa di un’altra importante novità, il Museo aziendale, dedicato ai 200 anni di storia della Luxardo, che si prevede di inaugurare verso la metà del 2022.

RISTORANTE PERCHÉ, QUANDO HALLOWEEN ERA UN RITO NELLE NOSTRE CAMPAGNE

La festa di Halloween non è un’invenzione americana. Semmai gli americani ci hanno messo il nome, rielaborando (in chiave soprattutto commerciale) un rito ancestrale delle nostre campagne, che ogni anno si compiva con grande suggestione per invocare i propri cari defunti (o i Santi a seconda della tradizione locale) per propiziare la protezione dei raccolti dell’anno a venire. Raccolti che erano vitali per la sopravvivenza di quelle povere genti.

Anna Maria Pellegrino, studiosa della cucina, consulente della trasmissione ‘Geo’ di Rai 3 e presidente dei foodblogger italiani, ne parlerà venerdì 29 ottobre dalle 19,30 al Ristorante ‘Perché’ di Roncade (Treviso)  nel corso di una serata a tema (con cena) interamente dedicata alla zucca. Alla dissertazione culturale sul significato delle zucche con il lume acceso, poste sul davanzale la sera prima della festa di Ognissanti nelle nostre campagne, seguirà appunto una cena a tema curata da Luca Boldrin, cuoco del Perché. Presenterà la serata il giornalista Renato Malaman.

Anna Maria Pellegrino spiegherà questi antichi riti e racconterà altri segreti legati alla zucca e alla cucina autunnale ad essa legata. Un excursus storico e gastronomico che promette molte sorprese. Naturalmente si  parlerà anche della curiosa ‘suca baruca’ che spesso ancora si sente nominare e delle costumanze della cucina ebraica nel Veneto. Alcune delle quali saranno raccontate proprio attraverso i piatti presentati nel corso della serata da Luca Boldrin.

Il suggestivo mondo legato alla festa rivivrà anche nelle creazioni del cuoco intagliatore Fabio Momolo, team manager della Nazionale Italiana Cuochi, e di Nicola Fornasiero, cuoco dell’Hotel Metropole di Abano Terme (Padova): mostreranno dal vivo come si intaglia una zucca.

Partecipare alla serata costa 35 euro. Previsto un menu per i bambini a 15 euro. Info e prenotazioni: 0422 849015.

DOV’È IL VINO? A BLEND UN DIBATTITO SPIGOLOSO SUL MONDO DELL’ENOLOGIA

Ambivalente, per certi versi rischioso, a ogni modo necessario: si tratta del rapporto tra contenente e contenuto nel mondo vino, al centro della tavola rotonda organizzata in occasione di Blend, la rassegna enoculturale ideata e realizzata da Bellenda, frazione di Vittorio Veneto (Treviso).

Il dibattito di quest’anno, dal titolo provocatorio Dov’è il vino?, si è concentrato sul fenomeno del vaso vinario usato in fase di fermentazione e affinamento, determinante nel definire l’identità di un vino e capace di giocare un ruolo sempre più importante anche nella distribuzione e nella comunicazione di prodotto. Lo ha sostenuto in apertura d’incontro il giornalista enogastronomico e moderatore Antonio Paolini, definendo il vaso vinario un utero chiamato a custodire e far crescere una materia viva, qual è il vino. La discussione ha coinvolto diverse figure professionali, dal produttore al tecnico fino all’esperto di marketing e il distributore. Il primo intervento è stato a cura di Elisabetta Foradori, dell’azienda agricola Foradori di Mezzolombardo (Trento), la quale ha condiviso la sua esperienza di produttrice e i perché della scelta del vaso vinario come strumento per restituire tutta la vitalità del frutto e compiere al meglio il processo di fermentazione. A seguire, il contributo del tecnico vitivinicolo e titolare della società di consulenza Vinidea Giuliano Boni, che si è concentrato sulla genesi del vaso vinario in termini di esigenze e funzionalità, confrontandolo con altre tipologie di contenitori. Pietro Pellegrini, presidente dell’azienda di distribuzione Pellegrini Spa., ha posto l’accento sulle mode di mercato, capaci di influire, non sempre positivamente, sulle scelte produttive. Infine è intervenuta la consulente in comunicazione enogastronomica e docente di marketing del vino Slawka G. Scarso, affrontando il tema del linguaggio usato nella comunicazione di prodotto, da calibrare in base al pubblico di riferimento, preferendo la comprensibilità ai tecnicismi.

Blend nasce dalla nostra viscerale passione per il vino, che ravviviamo costantemente attraverso lo studio e il confronto con produttori sensibili e competenti – dichiara Umberto Cosmo, co-titolare di Bellenda – Il vino, così come il dibattito intorno a esso, è in continua evoluzione. Momenti come questo aiutano i partecipanti ad ampliare le proprie prospettive sul prodotto e sulle dinamiche nazionali e internazionali che lo influenzano, per uscirne tutti più arricchiti e incuriositi”. La tavola rotonda si è svolta lunedì 18 ottobre nella sede di Bellenda a Carpesica. Il programma di Blend, evento dedicato agli addetti ai lavori, si è arricchito di accattivanti banchi d’assaggio enogastronomici, con protagonisti artigiani del vino e del cibo prossimi e lontani.

DOMENICA 17 OTTOBRE, APRE PRIMO VINITALY CON TUTTI I GRAPPOLI D’ITALIA

Per la prima volta il Vinitaly apre in piena vendemmia con l’esposizione di tutti i grappoli d’Italia portati a Verona dalle diverse regioni nell’esclusivo salone “Vigneto Italia” creato dalla Coldiretti per scoprire la grande biodiversità e qualità dalle quali nascono le più prestigiose bottiglie del vino Made in Italy.

L’appuntamento è a partire dalle 9.30 di domenica 17 ottobre nella Casa Coldiretti di fronte all’ingresso della struttura fieristica (Ingresso Cangrande), nel padiglione 4 stand D3 con il presidente nazionale Ettore Prandini.

Un viaggio fra i grappoli che grazie alla Coldiretti permette di conoscere, vedere e toccare con mano le antiche varietà di uva che sono la fonte dei grandi bianchi, rosati e rossi nazionali, i colori, le caratteristiche e le consistenze, curate dal sapiente lavoro di generazioni di viticoltori che garantiscono quelle proprietà uniche ed irripetibili dalla vigna alla tavola.

Nel giorno di apertura sarà presentato nello stand della Coldiretti lo studio con la top ten delle denominazioni che hanno avuto il maggior incremento dei consumi in Italia, esposte per l’occasione insieme allo studio Coldiretti sul Vigneto Italia.

Nei tre giorni del Vinitaly sono organizzati dalla Coldiretti momenti dedicati ai nuovi trend del mondo del vino, dalla produzione ai consumi, con una particolare attenzione all’internazionalizzazione e alla sostenibilità ma anche degustazioni e curiosità con la presentazione di indagini, ricerche ed esposizioni mirate.

Le nuove tecnologie e la difesa delle produzioni italiane saranno al centro dell’incontro “Nuove frontiere della viticoltura e tutela del Made in Italy” promosso da Coldiretti in programma lunedì 18 ottobre alle ore 11 nella sala Argento del Palaexpo al piano -1, con la presenza, tra gli altri, del presidente della Coldiretti Ettore Prandini, del Ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli, del governatore del Veneto Luca Zaia, del segretario generale della Coldiretti Vincenzo Gesmundo, Riccardo Velasco, direttore del Centro di Ricerca in Viticoltura ed Enologia Crea, Mario Pezzotti, presidente della Società italiana di genetica agraria, Riccardo Cotarella, coordinatore del comitato di supporto alle politiche di mercato del vino della Coldiretti, Attilio Scienza, professore dell’Università degli Studi di Milano,  Gabriella De Lorenzis, Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali di Milano.

 Le prospettive dei mercati internazionali verranno, invece, trattate alle 14 sempre lunedì 18 ottobre nella sala Argento del Palaexpo al piano -1 nel convegno su “Il vino italiano alla prova della ripresa post Covid” (diretta streaming su www.coldiretti.it) con il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, Giovanni Mantovani, Direttore generale di Veronafiere, i produttori Francesco Ferreri, che è anche coordinatore del comitato di supporto alle politiche di mercato del vino della Coldiretti, Giorgio Polegato (Astoria), Francesca Moretti (Terre Moretti) Gianmaria Cesari (Umberto Cesari), assieme a un esponente dell’Ice e a buyers internazionali.

FESTIVAL TRIVENETO DEL BACCALÀ, VINCE ANDREA ALAN BOZZATO

Andrea Alan Bozzato del ristorante La Posa degli Agri di Polverara (PD) con il suo piatto “Baccalà laccato, patate al caprino, latticello e cipollotto” è il vincitore della decima edizione del Festival del Baccalà, che ha preso il via il 14 ottobre 2019, la cui finale si è svolta lunedì 11 ottobre 2021 all’Hotel Danieli di Venezia.

L’azienda Tagliapietra e Figli di Mestre (Venezia), tra le aziende leader in Italia nell’importazione, lavorazione e commercio di prodotti ittici, e in particolare del merluzzo, ha assegnato allo chef Andrea Alan Bozzato il Trofeo Tagliapietra: il premio rimarrà per un anno nelle mani dello chef autore del miglior piatto. Al vincitore è inoltre offerto un viaggio, accompagnato, in Norvegia per scoprire le isole Lofoten, patria dello stoccafisso.

Il Festival del Baccalà è una competizione itinerante organizzata dalla Dogale Confraternita del Baccalà Mantecato, dalla Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vicentina e dalla Vulnerabile Confraternita dello Stofiss dei Frati che coinvolge i più importanti ristoranti del Triveneto. La kermesse è un vero tributo allo stoccafisso, il merluzzo nordico essiccato, che nel nord Italia, e in particolare nelle aree venete, viene chiamato bacalà o baccalà.

La nona edizione fu vinta dallo chef Renato Rizzardi, del ristorante La Locanda di Piero di Montecchio Precalcino (Vicenza), presente – come da regolamento – nella giuria tecnica.

Ventitré ristoratori di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige hanno proposto nel proprio ristorante tre piatti a base di stoccafisso (un antipasto, un primo e un secondo) ai clienti e a una rappresentanza del Comitato Organizzatore. Dalle ricette più votate dai clienti, nel mese di settembre 2021, una giuria composta da chef e Comitato Organizzatore ha decretato i cinque finalisti.

Al Galà finale, i cinque chef hanno presentato i piatti che, sulla base di cinque parametri (presentazione del piatto, valorizzazione del prodotto, tecnica, degustazione, innovazione e creatività), sono stati valutati da una giuria tecnica, composta esclusivamente da chef ed esperti gastronomici, che ha proclamato il vincitore.

Gli altri quattro finalisti erano: Vigilius Mountain Resort di Bolzano che propone un “Raviolo alle erbe, stoccafisso, spuma di patate affumicate, topinambur e tartufo”; Podere dell’Angelo di Pordenone che presenta un “Toast al mais di stoccafisso con salsa rosa”; Le Querce di Treviso che propone il suo “Il mare in un crunch”; Vetri di Venezia che serve delle “Fishball al cuore morbido di baccalà e maionese”.

TIRAMISÙ WORLD CUP VINCONO STEFANO SERAFINI DI VENEZIA ED ELENA BONALI DAL BELGIO

Hanno sbaragliato la concorrenza di duecento “chef”, provenienti da ogni parte del mondo, tutti agguerriti nel tentativo di conquistare il titolo con le loro personalissime versioni del dolce al cucchiaio più famoso al mondo. Sono Stefano Serafini (62 anni, gioielliere, originario di Venezia) residente a Bassano del Grappa (Vicenza), di professione gioielliere, che ha concorso nella “ricetta originale” del dolce (uova, zucchero, mascarpone, savoiardi, caffè e cacao) ed Elena Bonali (52 anni, originaria di Milano, insegnante di nuoto) residente a Brasschaat (Anversa, Belgio) nella “ricetta creativa” (con la possibilità di aggiungere fino a tre ingredienti e sostituire il biscotto) con una ricetta con prosciutto e melone.

Nella orangerie allestita in piazza dei Signori a Treviso in questa 3-giorni di Tiramisù World Cup, l’entusiasmo intorno alla competizione è stato alle stelle: «Siamo felici di essere tornati “dal vivo” nelle piazze, per noi era importante ritrovare il nostro pubblico di appassionati e vedere i concorrenti (rigorosamente non-professionisti, ndr.) sfidarsi a colpi di mascarpone e savoiardi – ha commentato Francesco Redi, organizzatore della rassegna – . La qualità dei Tiramisù realizzati in gara è stata davvero alta: complimenti a tutti e un grazie profondo a chi da oramai cinque anni ci segue in questa avventura».

Così i vincitori: «È un risultato frutto dell’amore e lo dedico a mia moglie Elena, la mia “coach invisibile” che mi supporta fin dall’inizio di questa avventura», ha detto Serafini. «Amo sperimentare e questa volta sono stata premiata – ha raccontato Bonali – . E’ una ricetta che nasce dall’estate italiana, con il prosciutto crudo tostato e il melone e i Pavesini».

Per la ricetta originale, gli altri finalisti erano: Elisa Orfei di Treviso, Nicola Ottaviani di Verona (vincitore anche del Premio Hausbrandt per la miglior valorizzazione dell’ingrediente caffè).

Per la ricetta creativa, erano giunti al Grand Final: Erika di Udine (cioccolato allo yuzu, pasta di nocciola), Barbara Marcon di Asolo (crema al pistacchio, lamponi e polvere d’oro).

LA FOCACCIA IN NOME DELL’AMBIENTE DI DENIS LOVATEL

Quando una focaccia può fare la differenza. È questo il messaggio che Denis Lovatel ha lanciato, con la sua ultima creazione d’arte bianca, in occasione di Care’s, la rassegna dedicata alla riflessione etica e sostenibile nel mondo della gastronomia. Con parti della corteccia degli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia nell’impasto e la pecora di razza Fea de Lamon oggi quasi scomparsa ha voluto dare voce ai danni del cambiamento climatico e alla delicata situazione – economica e turistica – della montagna. Un forte grido d’allarme attraverso una cucina consapevole, sempre più matura, che il pizzaiolo recentemente consacrato al 23esimo posto di 50 Top Pizza e premiato con il Forno Verde farà sbarcare a dicembre nel cuore di Milano.

Etica e sostenibilità: queste le tematiche alla base della manifestazione nata dall’impegno di Norbert Niederkofler e Paolo Ferretti. Tematiche che Denis Lovatel ha contestualizzato e attualizzato, guardando agli ultimi anni, al nostro presente: a una tempesta come Vaia, che ha abbattuto oltre 42 milioni di alberi nel Triveneto, alle montagne del Nord Italia, che affrontano il duro fenomeno sociale, turistico ed economico dello spopolamento. «Ho voluto mandare un messaggio alla gente, qualcosa di concreto per far capire a tutti che la natura ci sta dando degli avvertimenti. Ho fatto rivivere gli alberi distrutti durante il maltempo del 2018 nell’impasto della mia focaccia, mentre per il topping ho usato la carne di una razza di pecora che ormai non viene più allevata e rischia di scomparire, la Fea de Lamon».

Una seconda vita per i larici, gli abeti rossi e i cirmoli abbattuti. La loro corteccia è stata usata per creare un infuso, in sostituzione (in parte) dell’acqua utilizzata per l’impasto; la loro unica parte edibile, la floema, è stata resa farina e unita al tritordeum biologico di Molino Rachello, un incrocio di grano e orzo, molto resistente e che non necessita di grandi quantità d’acqua per crescere. Ma una seconda vita anche per il territorio, la montagna. Una tartare di Fea de Lamon come topping per incentivare i giovani ad allevare questa razza che rischia di estinguersi. A completare il topping, una mousse di ricotta di pecora, poi crema di topinambur, chips di topinambur croccante, olio al levistico e crumble a base di caffè e grue di cioccolato. Una focaccia che porta con sé un significato più grande, che Denis Lovatel racconterà anche in occasione di Food on the Edge 2021 a Dublino.

La filosofia di Denis Lovatel, green e ogni giorno più consapevole, e la sua pizza di montagna sono a tutti gli effetti pronte per sbarcare a Milano.

La firma di Denis Lovatel arriva a dicembre anche nel capoluogo meneghino, pronta a solleticare i palati e far riflettere le menti di milanesi e turisti “pizza-lovers” da tutto il mondo.

AL VIA AL FINALE DELLA DECIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL BACCALÀ

La Finale del Festival del Baccalà, giunto alla sua decima edizione, avrà luogo lunedì 11 ottobre 2021. La manifestazione è un vero tributo allo stoccafisso – il merluzzo nordico essiccato, che nel nord Italia, e in particolare nelle aree venete, viene chiamato bacalà o baccalà. Nato come una competizione itinerante organizzata dalla Dogale Confraternita del Baccalà Mantecato, dalla Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vicentina e dalla Vulnerabile Confraternita dello Stofiss dei Frati e che coinvolge i più importanti ristoranti del Triveneto, il Festival del Baccalà nella sua decima edizione ha preso il via il 14 ottobre 2019.

Ventitré ristoratori di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige (massimo cinque per ogni provincia) hanno proposto nel proprio ristorante tre piatti (un antipasto, un primo e un secondo) a base di stoccafisso ai clienti e a una rappresentanza del Comitato. Dalle ricette più votate dai clienti, nel mese di settembre 2021, sono stati proclamati da una giuria i cinque finalisti.

Al Galà finale, che si terrà all’Hotel Danieli di Venezia, i cinque chef presenteranno i piatti che, sulla base di cinque parametri (presentazione del piatto, valorizzazione del prodotto, tecnica, degustazione, innovazione e creatività), saranno valutati da una giuria tecnica, composta esclusivamente da chef ed esperti gastronomici, che decreterà il vincitore assoluto.

L’azienda Tagliapietra e Figli di Mestre (Venezia), tra le leader in Italia nell’importazione, lavorazione e commercio di prodotti ittici, e in particolare del merluzzo, assegna alla migliore ricetta il Trofeo Tagliapietra: un premio che sarà consegnato in occasione della finalissima e che rimarrà nelle mani dello chef autore del miglior piatto per un anno.

Al vincitore sarà inoltre offerto un viaggio, accompagnato, in Norvegia alla scoperta delle isole Lofoten, patria dello stoccafisso.

I cinque finalisti sono: Vigilius Mountain Resort di Bolzano che propone un “Raviolo alle erbe, stoccafisso, spuma di patate affumicate, topinambur e tartufo”; La Posa degli Agri di Padova che gareggia con “Baccalà laccato, patate al caprino, latticello e cipollotto”; Podere dell’Angelo di Pordenone che presenta un “Toast al mais di stoccafisso con salsa rosa”; Le Querce di Treviso che propone il suo “Il mare in un crunch”; Vetri di Venezia che serve delle “Fishball al cuore morbido di baccalà e maionese”.

DALL’8 AL 10 OTTOBRE, TIRAMISÙ WORLD CUP 2021, TREVISO E IL CINEMA

Al via la “sfida più golosa dell’anno” nella orangerie allestita in piazza dei Signori a Treviso. Dall’8 al 10 ottobre, duecento partecipanti da tutto il mondo gareggiano per aggiudicarsi il titolo di campioni nella “ricetta originale” e nella “ricetta creativa” del dolce al cucchiaio più famoso al mondo. Grand Final domenica 10 ottobre alle 15.

Arrivano dalla Francia, dalla Spagna, dal Belgio e da altri paesi dell’Europa, nonché ovviamente dall’Italia, i concorrenti della Tiramisù World Cup 2021, tutti con la propria personalissima versione del celebre dessert, realizzata al meglio per riuscire ad aggiudicarsi il titolo di Campione. La “sfida più golosa dell’anno”, quest’anno dedicata a “Treviso e il Cinema”, comincia con le selezioni di venerdì 8 e sabato 9 ottobre (ogni due ore si alternano ricetta originale e quella creativa), per poi arrivare alle semifinali e al Gran Final di domenica 10 ottobre (dalle 15).

Oltre ai concorrenti da oltre confine, quest’anno anche la giuria vede la partecipazione di membri stranieri, a cui tocca il “dolce sacrificio” (è il caso di dirlo…) di assaggiare le creazioni degli aspiranti chef (tutti rigorosamente non-professionisti). Dopo aver superato il test online, a cui hanno preso parte oltre tremila persone, ai giudici va ora il compito di valutare i Tiramisù secondo i tradizionali criteri: l’esecuzione tecnica (l’organizzazione del tavolo, la pulizia, la gestione degli ingredienti, la capacità esecutiva), la presentazione estetica (che valuta l’aspetto, la disposizione del piatto, le decorazioni e la gradevolezza estetica finale), l’intensità gustativa (che valuta la forza e la permanenza in bocca dell’assaggio), l’equilibrio del piatto (che valuta l’equilibrio tra gli ingredienti utilizzati), la sapidità e l’armonia. Nelle semifinali e nella Grand Final, il giudizio sarà invece affidato a esperti del settore. 

Accanto alle gare, il programma della tre-giorni prevede una serie di appuntamenti (è necessaria l’iscrizione al sito www.tiramisuworldcup.com) che si tengono nella orangerie: si comincia nel tardo pomeriggio di giovedì 7 ottobre con “Treviso incontra i Trevisani…nel mondo” per poi arrivare alla Gelato Experience di venerdì 8 ottobre (dalle 21), insieme agli Accademici Italiani Gelatieri Artigiani; più tardi, alle 22.30, Zeta Group presenta “Il tempo e i giorni”, il cortometraggio nominato alla vittoria nella categoria Best Children Short per il premio annuale degli Independent Shorts Awards 2021 di Los Angeles. Sabato 10 ottobre ben tre appuntamenti, a cominciare dal Wine Tasting Ca’ Vescovado in orario aperitivo, passando per l’anteprima del cortometraggio “Restera” di Jgor Barbazza e Davide Stefanato, fino ad arrivare (alle ore 21,15) ai racconti delle start-up nella Creativity Hackathon

Oltre a questi appuntamenti, per l’intero fine settimana ci sarà la possibilità di visitare i luoghi che sono stati teatro di film in città, nel passato (come “Signore e signori” di Pietro Germi) e nella storia recente, come “Tre Visi”, realizzato con la collaborazione di Offi-Cine Veneto.

Cominciano poi in questo fine settimana le votazioni per assegnare il premio “Cucchiaio di cristallo” a uno dei tre locali trevigiani finalisti: Antico Caffè di Piazza Pola, Caffetteria Broli e Pizzeria Zeus.

A HOSTARIA VERONA APRE IL MONTE VERONESE VILLAGE

Il formaggio Monte Veronese Dop sarà tra i protagonisti, il 9 e 10 ottobre, della settima edizione di Hostaria, la manifestazione che porta nel centro storico della città di Verona 350 referenze vinicole e un ampio calendario di attività. Assieme ai vini ci saranno anche delle aree dedicate al cibo, come il Monte Veronese Village in piazza Brà: uno spazio tutto da scoprire e assaporare tra degustazioni guidate e laboratori didattici sul formaggio della Lessinia. Attraverso le coinvolgenti parole di esperti si assaggeranno le varie stagionature del Monte Veronese Dop, apprezzando i diversi gusti di ciascuna forma, sabato e domenica alle ore 12 e alle ore 18,30. Mentre i laboratori didattici per bambini e adulti Un’ora da casarosaranno dei momenti in cui ognuno potrà realizzare un piccolo formaggio, divertendosi e imparando le tecniche dell’arte casearia, in programma sabato e domenica alle ore 15 e alle 17.

«Il Monte Veronese Village a Hostaria è per noi una nuova occasione di confronto – commenta Alfonso Albi, presidente del Consorzio – Trovarci in piazza tra le persone è fondamentale nel nostro lavoro e crediamo che la componente didattica sia un elemento importante per coinvolgere il pubblico e guidarlo a delle scelte consapevoli. Soprattutto nell’ambito dell’enogastronomia è necessario saper riconoscere la qualità delle materie prime e il patrimonio di tradizione artigianale dietro ai singoli prodotti».

Il Monte Veronese Dop è un formaggio prodotto sui Monti Lessini esclusivamente con latte di vacca in due tipologie, a latte intero e d’allevo, che si differenziano per il latte utilizzato e la lavorazione, esprimendosi in sapori differenti. A queste due si aggiunge la versione d’allevo di malga, con latte raccolto da vacche in alpeggio nel periodo che va da maggio a ottobre, riconosciuto come un Presidio Slow Food.

Durante la manifestazione sarà garantita la massima sicurezza, sia per gli espositori sia per il pubblico, grazie a un’organizzazione studiata nei minimi dettagli, già sperimentata con successo nel 2020. L’accesso alle degustazioni è possibile solo se in possesso di Green Pass o in alternativa di tampone molecolare o antigenico rapido negativo di massimo 48 ore antecedenti l’ingresso. Sono esonerati dall’obbligo i bambini sotto i 12 anni.

Tutte le informazioni e le prevendite su http://www.hostariaverona.com

FORMAGGI PER TUTTI I GUSTI A CASEUS VENETI 2021

Villa Contarini ospiterà ancora una volta Caseus Veneti dal 25 al 26 settembre 2021, l’evento punto di riferimento per il comparto produttivo e un appuntamento da non mancare per i consumatori che amano la qualità.

Centinaia i formaggi in gara e decine gli appuntamenti dove degustare le proposte di abbinamento, aperte proprio in queste ore le prenotazioni per diventare degustatori di pizza con i formaggi Dop, panini, o piatti pensati da chef che arrivano da tutta la regione.

Tra le novità il Primo Concorso del Panino Veneto Dop, destinato a pub e paninoteche della regione dove i partecipanti saranno divisi per province, ad ognuna delle quali verrà assegnato un formaggio da valorizzare. Il miglior panino verrà votato prima da una giuria popolare e poi da quella tecnica.

In programma anche i cooking show, il cui filo conduttore sarà la sostenibilità, in termini di cura e attenzione nei confronti dell’ambiente e della cucina, argomento che verrà trattato in 7 appuntamenti dove altrettanti chef interpreteranno in chiave sostenibile le 7 denominazioni Dop. Tra i presenti: Simone Selva (Wistèria, Venezia) Nicolò Pinto (Vittoria dal 1938, Venezia), Serghei Hachi (Osteria Al cantinon, Venezia), Giovanni Merlo (La Paterna, Treviso), Davide Di Rocco (Di Rocco Bistrot, Venezia), Edoardo Caldon (Fuel, Ristorante in Prato, Padova), Samir Xhaxhaj (Ristorante La Canonica, Verona).

Una festa del gusto promossa dalla Regione del Veneto che rende onore alle sette denominazioni di origine protetta Dop e dà lustro a tutti i formaggi di pregio prodotti: durante Caseus Veneti saranno, infatti, consegnate 39 medaglie, tante sono le categorie casearie lavorate nei confini regionali.

Il diciassettesimo Concorso Regionale dei Formaggi del Veneto lascerà spazio anche al 3° Concorso Nazionale dei Formaggi di Fattoria, piccole produzioni sulle quali Caseus Veneti pone da sempre l’attenzione. Non mancheranno i gemellaggi con altre eccellenze, come i prodotti enogastronomici del Friuli-Venezia Giulia e dei territori gardesani come l’olio Garda Dop; spazio inoltre ad Anag, Associazione nazionali assaggiatori grappa, al grande spiedo della Pro Loco di Sernaglia della Battaglia (Treviso) e alle bollicine del Consorzio Prosecco Doc e Consorzio Vini Asolo Montello che accompagneranno le degustazioni.

Confermato il percorso a senso unico che ha caratterizzato la mostra nel 2020 e che ha accompagnato le migliaia di visitatori in tutta sicurezza nell’ampio parco della villa tra mercatino delle eccellenze, mostra mercato dei caseifici, incontri con i casari e con la fattoria di Arav, associazione regionale degli allevatori.

Un evento che prosegue nel segno della solidarietà con le iniziative come Forme di solidarietà dove, ad un prezzo simbolico, verranno vendute le forme in concorso destinando il ricavato della vendita a Life Inside onlus, Città della Speranza e Fondazione Lucia Guderzo.

Ad anticipare Caseus Veneti la cena solidale che si terrà giovedì 23 settembre all’agriturismo La Penisola a Campo San Martino (Padova) il cui ricavato sarà devoluto alla Città della Speranza.

Villa Contarini ospiterà, infine, il convegno internazionale, dedicato agli addetti del settore, che venerdì 24 settembre farà il punto sulle grandi produzioni che distinguono il territorio Veneto ma anche sull’eccellenza della materia prima.

Nella mattinata di domenica 26 settembre a prendere la parola sarà anche Giuseppe Calabrese, in arte Peppone, volto noto di Linea Verde che indagherà il rapporto tra formaggio e territorio.

Per tutta la durata dell’appuntamento verrà richiesto il massimo rispetto delle norme anti covid-19 e l’esibizione del green pass per i partecipanti.

Tutte le attività sono ad ingresso gratuito, necessarie le prenotazioni sul sito www.caseusveneti.it

NUOVO PROGETTO DELLA FAMIGLIA ALAJMO: A RONCADE (TREVISO) APRE AMOR

Apre Amor in Farm, il nuovo locale fast casual del Gruppo Alajmo all’interno del Campus di H-Farm a Roncade (Treviso), il più grande e importante polo dell’innovazione e formazione in Europa. Il ristorante, il cui design è firmato da Philippe Starck, si trova all’interno di una struttura molto ampia di circa 324 metri quadrati che si divide su due piani con spazi dove poter mangiare, studiare e rilassarsi guardando dall’alto la grande library firmata dallo studio Rogers Stirk Harbour più Partners (Rshp), il nuovo Freestyle Skate Park e il Bmx Pump Track. 

Ubicata alle porte di Venezia, H-Farm è la piattaforma d’innovazione in grado di supportare la creazione di nuovi modelli d’impresa e la trasformazione ed educazione dei giovani e delle aziende italiane in un’ottica digitale. All’interno del suo Campus, le attività di consulenza alle imprese e la formazione si intrecciano in un continuo scambio di idee e stimoli che lo rendono unico. Si estende per oltre 50 ettari, di cui 27 dedicati a parco aperto al pubblico, ed è progettato per ospitare più di 3mila persone di cui oltre 2 mila studenti che vanno dalle elementari fino ai percorsi universitari e ai master.

«Amor è un luogo concepito per le esigenze dei giovani con una proposta facile, riconoscibile, dinamica e accessibile pur restando rigorosamente fedele ai nostri principi e alla nostra etica» – racconta Raffaele Alajmo, amministratore delegato del Gruppo Alajmo – «È un punto di incontro tra studenti, genitori, sportivi e visitatori esterni. Un luogo dove ci si può trovare in ogni momento della giornata. Siamo nel cuore del Campus, siamo il cuore del Campus».

«Questo locale è la sintesi dell’incontro di anime geniali e creative, i fratelli Alajmo e Philippe Starck, che continuano a guardare alle cose che fanno con la genuinità e la freschezza degli occhi di un bambino. È un grandissimo onore poterlo ospitare all’interno del nostro Campus, un luogo che celebra il loro incontro, in uno dei riti più belli della nostra natura umana. Credo tantissimo nell’importanza del role model e sono convinto che crescere circondati dal bello e da grandi espressioni di creatività possa essere un grande insegnamento e stimolo per le tante giovani menti che avranno la fortuna di crescere in questo spazio», dichiara Riccardo Donadon, fondatore di H-Farm. 

La proposta gastronomica si basa sui concetti di una cucina facilmente riconoscibile e semplice. Il focus rimane sulla genuinità degli ingredienti, sulla leggerezza e l’importanza del gusto. «Vogliamo andare incontro alle nuove generazioni per far capire loro le differenze e le diverse sfumature tra mangiare qualcosa che ti lascia un ricordo artificiale e qualcosa che invece ha dei profumi e delle consistenze ben precise, qualcosa di digeribile e leggero. Sono tutti tasselli che cercano di creare delle nuove memorie gustative», spiega Massimiliano Alajmo.

Il menu è ampio e diversificato, a fianco alla pizza al vapore brevettata da Max, ai Mask.calzini, Mask.calzoni e alle focacce che variano periodicamente in base alla stagionalità degli ingredienti, troviamo gli hot dog con il pane e il ketchup prodotti in casa, würstel senza additivi provenienti da allevamenti sostenibili del Trentino Alto Adige e la variante vegana con il würstel di tofu. Due proposte di hamburger, una con carne di manzo e maiale, l’altra con un burger di pesce. Si aggiungono diverse composizioni di insalate, alcune vegetariane e senza latticini. I dessert spaziano dai gelati, con possibilità di scegliere tra differenti tipologie di toppings, alle versioni dolci dei Mask.calzini e delle focacce.

Anche la proposta beverage mantiene l’attenzione verso naturalità e freschezza e include soda, cola e cocktails realizzati da ricette di Max e una selezione di birre pensate insieme al fratello Raf e Teo Musso del birrificio artigianale Baladin. Il caffè, come in tutti i locali del Gruppo Alajmo, è quello inconfondibile del Laboratorio Giamaica Caffè di Verona.

ANTONIO LO PRETE, UNA STORIA “DI PASTA” PARTITA DAL SUD

Una storia partita dal Sud Italia e che lo sta portando ad avere sempre più clienti nel litorale veneziano e non solo. Antonio “Toni” Loprete, 50 anni di San Costantino Albanese (Potenza), porta e vende in Veneto la pasta artigianale fornita dal cugino Mirco e pare che stia avendo un ottimo successo. Si tratta della D’Aniello di Gragnano Igp. Anzi, nonostante il coronavirus e la pandemia dello scorso anno, hotel e ristoranti di questa parte della regione hanno apprezzato i prodotti, tanto da continuare a richiederne. Orecchiette e strozzapreti sembrano proprio aver conquistato il mercato, anche quello dei campeggi, dove spesso i clienti dello stesso si fermano a mangiare nei locali interni. E gli abbinamenti con il pesce sono mlto graditi. Antonio Loprete è arrivato a Jesolo (Venezia) un po’ per caso, per via del trasferimento lavorativo della moglie. E da lì si è tracciato una strada. «Siccome insegna alle scuole medie – racconta l’uomo – mi sono trovato a invertami questa professione. Prima vendevo scarpe e dunque l’anima commerciale era già in me. Un po’ di ristoratori mi hanno aperto le loro porte, anche se all’inizio ho avuto delle difficoltà com’è normale, e da lì sono partito. Negli ultimi otto anni c’è stato un vero e proprio boom di clienti e sono riuscito a fornire pure le selezioni di Miss Italia a Jesolo». Così il cugino Mirco due-volte la settimana spedisce al Nord dei pacchi di pasta artigianale e “Toni”, così è soprannominato, li distribuisce ai suoi clienti. «Servo ristoranti e alberghi – continua Loprete – ma ci arrangiamo tutto a livello familiare. Negli ultimi anni siamo riusciti ad aumentare il fatturato, c’è un aumento di domanda di questo tipo di pasta, che sta andando per la maggiore. Viviamo una fase dove il cliente chiede la qualità e chi lavora nel settore deve garantirla».

LE MANZANE: SUCCESSO PER LA DECIMA EDIZIONE DELLA VENDEMMIA SOLIDALE

Una giornata baciata dal sole tra i filari delle Colline del Prosecco Superiore Patrimonio Unesco per vivere una delle esperienze più autentiche del mondo del vino: la Vendemmia Solidale della cantina Le Manzane che è andata in scena domenica 12 settembre a San Pietro di Feletto (Treviso) regalando a tutti sorrisi ed allegria. Il ricavato della manifestazione, che quest’anno ha tagliato il traguardo della decima edizione, servirà a finanziare un progetto della Lilt di Treviso di voga in dragon boat per la riabilitazione delle donne operate di tumore al seno.

Mattatore della giornata è stato Moreno Morello, l’inviato del noto tg satirico di Canale 5, Striscia la Notizia, che con la sua professionalità e simpatia ha intrattenuto il pubblico con alcuni giochi. Un successo anche la gara dello Spritz. Tra la versione classica e la versione innovativa i giudici popolari hanno decretato la vittoria della seconda. Presente anche Sammy Basso, che prima ha vendemmiato e poi è salito sul palco per fare da testimonial alla consegna di un premio speciale realizzato da un gruppo di ragazzi diversamente abili che è stato consegnato da Luigi Dorigo sia a Moreno Morello che al titolare della cantina Le Manzane, Ernesto Balbinot.

Tra le autorità presenti il sindaco di San Pietro di Feletto, Maria Rizzo, il consigliere regionale, Alberto Villanova, e la vicepresidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, Cinzia Sommariva.

«In un’ora e mezza – spiega Ernesto Balbinot, titolare della cantina Le Manzane – abbiamo raccolto 91 quintali di grappoli di Glera. Ora quell’uva, nata dal sole, seguirà un percorso particolare. Sarà vinificata e spumantizzata separatamente ed una parte del ricavato della vendita, nel periodo prenatalizio, delle bottiglie di Prosecco Superiore prodotto, sarà donata alla Lilt, la Lega italiana per la lotta contro i tumori, Associazione Provinciale di Treviso Odv».

In particolare i fondi serviranno a finanziare Akea Rosa, il progetto di riabilitazione di un gruppo di donne operate di tumore al seno grazie alla voga sul Fiume Sile a bordo di Dragon Boat. Grazie ad alcuni studi, infatti, si è scoperto che il movimento ritmico e ciclico della pagaiata non è dannoso come si pensava, ma al contrario è benefico perché rinforza la pompa linfatica e diviene una sorta di linfodrenaggio naturale favorendo la prevenzione del linfedema.

Dopo la vendemmia, lo spettacolo di burattini di Alberto De Bastiani e la presentazione di Moreno Morello, la giornata è continuata con le visite in cantina, la musica italiana dal vivo della Magirus Band e di Alberto Ceschin, l’aperitivo con il Prosecco Superiore Docg e i “cicchetti” di pesce di Ca’ del Poggio ed è terminata con la tradizionale merenda in “caneva”.

DALL’11 AL 19 SETTEMBRE 2021 AL SALONE DEL CAMPER DI PARMA: CUCINARE IN CAMPER

Piatti gustosi e raffinati, ma nello stesso semplici e veloci da realizzare quando si sta viaggiando in camper: a suggerire ai camperisti ricette sfiziose e originali, facili e veloci da realizzare, che valorizzino i prodotti locali – innanzitutto quando il loro tour è alla scoperta delle meraviglie italiane – scenderanno in campo al Salone del Camper di Parma gli chef dei locali dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, la prima associazione fra ristoratori nata in Italia (fu fondata infatti nel 1964), di cui fanno parte un centinaio di locali, portabandiera della migliore tradizione gastronomica regionale.

Dall’11 al 19 settembre, saranno loro i protagonisti dei 9 Show cooking “Cucinare in camper”, che si ripeteranno più volte nel corso di ciascuna giornata: 5 gli appuntamenti negli week end (dalle 12 alle 16) e 3 nei giorni feriali (alle 12, 13 e 15). Per parteciparvi, basterà prenotare online sul sito www.salonedelcamper.it.

Gli Show cooking si terranno in uno spazio esterno dedicato, tra i Padiglioni 3 e 5. Gli chef, attingendo alla tradizione gastronomica della propria regione, insegneranno come preparare piatti gustosi e non banali, gestendo al meglio la cambusa e gli spazi necessariamente ridotti di un camper. Fra gli ingredienti utilizzati ci saranno il Parmigiano Reggiano, il friulano formaggio Montasio, il dolce prosciutto di San Daniele e altri pregiati prodotti di partner dell’evento. Le ricette si potranno scaricare dal sito del Salone del Camper e saranno raccolte in un Ricettario, che verrà dato in omaggio ai partecipanti.

Il format Cucinare in Camper ha come sponsor la Strada del Vino e dei Sapori del Friuli Venezia Giulia e partner tecnici: Dolomia, l’acqua delle Dolomiti; Illa, pentole e padelle in alluminio antiaderente; Easy Montali; Parmigiano Reggiano; Unione Ristoranti del Buon Ricordo; Vitrifrigo; Zorzi.

Anche quest’anno l’Unione Ristoranti del Buon Ricordo sarà inoltre presente al Salone del Camper con un proprio stand, all’interno del quale troverà posto uno spazio dedicato all’Associazione Collezionisti Piatti del Buon Ricordo, dove i collezionisti di tutta Italia potranno incontrarsi, confrontarsi e avranno inoltre l’opportunità di fare scambi dei loro pezzi.  

FESTA DEL BACALÀ DI SANDRIGO 2021: TUTTE LE NOVITÀ E I SAPORI DELLA KERMESSE

La 34a edizione della Festa del Bacalà alla vicentina di Sandrigo (Vicenza) tingerà le strade del comune vicentino di rosso, blu e bianco, colori della bandiera norvegese, da mercoledì 8 a lunedì 20 settembre 2021.

La kermesse prevede una nutrita proposta gastronomica, con degustazioni di bacalà e polenta affiancate a una specialità diversa ogni giorno, oltre a iniziative culturali, sportive e folkloristiche. Il programma si articola da mercoledì 8 a domenica 12 settembre e da mercoledì 15 a lunedì 20 settembre. Protagonista sarà il piatto principe della cucina vicentina declinato secondo tradizione e creatività. Tra le interpretazioni degli chef ci saranno le lasagnette gratinate al bacalà, i bigoli al torcio, il risotto, gli gnocchi di patate e le mezzelune ripiene di bacalà mantecato. In accompagnamento alle portate, i vini delle aziende Beato Bartolomeo da Breganze e IoMazzucato, partner dell’iniziativa. Quest’edizione riserva un’attenzione in più al tema ambientale, con l’utilizzo di posate, piatti, bicchieri e imballaggi per l’asporto rigorosamente compostabili.

Nel fine settimana spazio alla musica dal vivo in Piazza Garibaldi: venerdì 10 settembre si esibirà la Heart Elisa Tribute Band, sabato 11 sarà la volta degli Acoustic Mood, venerdì 17 suoneranno i 9.0 Unplugged, mentre sabato 18 settembre salirà sul palco il gruppo Acoustic Show.

L’importante novità della 34a edizione della Festa consiste nei Week end all’insegna del bacalà: nei fine settimana di settembre e ottobre, infatti, saranno organizzate passeggiate, tour in bicicletta ed escursioni in kayak lungo l’Astico, alla scoperta delle flora e della fauna locale. Le visite di ville, oratori e borghi si alterneranno a esperienze enogastronomiche nei ristoranti e nelle cantine partner dell’iniziativa.

Appuntamento di rito è invece Bacco&Bacalà, settima edizione del banco d’assaggio enologico che ospita i prodotti delle aziende vinicole del territorio. L’evento, organizzato in collaborazione con Ais Veneto, accoglierà il pubblico domenica 12 settembre nel parco dell’elegante Villa Mascotto di Ancignano, frazione di Sandrigo.

Il programma della Festa del Bacalà si completa con il mercatino di prodotti artigiani, la mostra in Oratorio, spettacoli e delizie culinarie pensate per i più piccoli.

«L’ostinazione e il coraggio che lo scorso anno ci hanno permesso di organizzare l’edizione più complessa della storia della Festa, con risultati comunque eccellenti – afferma Antonio Chemello, presidente della Pro Sandrigo – ci hanno riempito di fiducia per il 2021. Abbiamo curato ogni dettaglio tecnico, ampliato il numero e la qualità degli appuntamenti per questa edizione perché crediamo nelle relazioni tra persone e territorio. Il periodo difficile che abbiamo passato e che continuiamo a vivere ha evidenziato ancor di più l’importanza sociale di iniziative come la nostra. Inoltre manifestazioni come la Festa del Bacalà attirano un pubblico che proviene soprattutto da fuori regione, un importante valore aggiunto per la promozione del nostro territorio».

Quest’anno ricorrono anche le Giornate Italo-Norvegesi, a testimonianza del gemellaggio con l’isola di Røst, dove Pietro Querini naufragò nel 1432. Fu proprio nell’atollo delle Lofoten che il navigatore veneziano scoprì lo stoccafisso, portandone un carico in patria da cui nacque poi la tradizionale preparazione. Una delegazione norvegese farà visita ai gemelli di Sandrigo in occasione della cerimonia d’investitura dei nuovi confratelli, prevista per domenica 19 settembre, che si terrà a porte chiuse causa Covid.

La Pro Loco Sandrigo, con il patrocinio del Comune di Sandrigo, ha pianificato la kermesse al fine di garantire lo svolgimento in sicurezza dell’intera manifestazione. Come stabilito dal decreto del presidente del consiglio dei ministri del 23 luglio 2021, sarà possibile accedere allo stand gastronomico e agli spettacoli tramite esibizione e controllo del green pass. Un punto tamponi rapidi sarà attivo fuori dalle tensostrutture per consentire, a chi ne fosse sprovvisto, di accedere ugualmente alla festa. Per tutelare al massimo la sicurezza dei visitatori, la Pro Sandrigo ha disposto inoltre che tutto lo staff e i volontari che prestano servizio all’interno della struttura siano in possesso del certificato verde.

Programma completo, info e prenotazioni sul sito www.festadelbaccala.com

WARDAGARDA 2021, TRA PIZZA, PANE E… OLIO GARDA DOP, ALLA SCOPERTA DELLA QUALITÀ

Scoprire un luogo nella sua complessità attraverso un prodotto figlio della terra.

È questa la promessa di WardaGarda, festival dell’olio Garda Dop e del suo entroterra la cui quinta edizione si svolgerà sabato 4 e domenica 5 settembre 2021 presso Corte Torcolo a Cavaion Veronese (Verona).

Promossa dal Consorzio Olio Garda Dop con il contributo della Regione del Veneto e l’organizzazione della Pro Loco di Cavaion Veronese, la manifestazionenasce per valorizzare il prodotto simbolo delle sponde del lago insieme al suo territorio d’elezione, in un itinerario scandito da profumi, sapori e antichi saperi, seguendo il verde filo conduttore dell’olio Garda Dop.

Un viaggio dedicato a chi vuole scoprire tutte le qualità dell’olio Garda Dop che quest’anno ospiterà anche il mondo dei lievitati, in occasione dell’incontro, in programma sabato 4 settembre alle 16, dal titolo Pizza, pane e… olio Garda Dop. Viaggio alla scoperta della qualità”.

Un appuntamento aperto a tutti (su prenotazione) che prende spunto dalla riscoperta delle “mani in pasta” fatta da tanti italiani durante il lockdown. Ad animare la chiacchierata interverranno: “Tinto” Nicola Prudente, conduttore della trasmissione tv “Mica pizza e fichi” su La7 e di “Decanter” in onda su Rai Radio2; Renato Bosco, Pizzaricercatore e titolare di Saporè; Paolo Deganello, dell’Associazione Panificatori di Verona e Gianluca Fonsato, panificatore ed esperto di arte bianca. A condurre la chiacchierata sarà l’oleologo e direttore della rivista OlioOfficina, Luigi Caricato.

Ma non se ne parlerà solamente: grazie ai fornai Nicola Zambiasi, Paolo Deganello e Fabio Bodini gli ospiti dell’evento potranno degustare la Focaccia all’olio Garda Dop sfornata durante la manifestazione dai panificatori locali, accompagnandola ai veri prodotti tipici della regione presenti alla mostra-mercato dedicata alle produzioni Dop e Igp del Veneto, tra cui il Radicchio di Chioggia Igp, l’Insalata di Lusia Igp, l’Asparago di Badoere Igp e l’Aglio Bianco Polesano Dop, solo per citarne alcune.

L’olio Garda Dop, oltre ad accompagnare tutti gli assaggi dei prodotti Dop e Igp, sarà anche protagonista di alcune degustazioni guidate che permetteranno agli ospiti di conoscere storia, caratteristiche e peculiarità di questo pregiato prodotto.

Spazio anche alle eccellenze enologiche locali, con la presenza del Consorzio Garda Doc che, oltre ad allietare l’ora dell’aperitivo, proporrà una masterclass dedicata ai vini della denominazione.

Infine, a completare il programma di WardaGarda, come in ogni vera festa ci sarà la musica dal vivo con O-live Fest, che proporrà alcuni concerti di grandi nomi della musica italiana: sabato 4 settembre alle ore 21.15 l’appuntamento sarà con “Concerto versatile” e la splendida voce di Antonella Ruggiero. Domenica 5 settembre, alle 21.15, sarà di scena la musica sol e jazz degli Stereonoon. (info: www.olivejazzfest.com ).

Un festival, WardaGarda, che sorprende ed affascina, perché raccontare l’olio Garda Dop significa raccontare il suo territorio: l’olio nasce, infatti, da gesti antichi e racchiude in sé cultura e tradizioni così come i profumi delle terre in cui cresce.

Un legame forte che si è voluto evidenziare fin dalla scelta del nome: Warda è iltermine longobardo da cui deriva il toponimo Garda, evoluzione della voce germanica che significa “guardia” e deve la sua origine alle fortificazioni difensive poste sulle colline che circondano il lago, gli stessi rilievi su cui, da secoli, qui si coltiva l’olivo.

CANTINE LE MANZANE (TREVISO), MORENO MORELLO PRESENTA LA VENDEMMIA SOLIDALE A FAVORE DELLA LILT

Sarà Moreno Morello di Striscia la Notizia a presentare domenica 12 settembre la vendemmia solidale 2021 che quest’anno compie dieci anni. Per festeggiare un traguardo così importante, infatti, la cantina Le Manzane ha deciso di ospitare l’inviato del tg satirico. Il ricavato della manifestazione sarà devoluto alla Lilt, la Lega italiana per la lotta contro i tumori, Associazione Provinciale di Treviso Odv. In particolare i fondi serviranno a finanziare il progetto Akea Rosa, un’iniziativa canoistica per la riabilitazione delle donne operate di tumore al seno.

Dal 2012 la tenuta di San Pietro di Feletto (Treviso) della famiglia Balbinot organizza ogni anno la tradizionale giornata di raccolta dell’uva nello splendido scenario delle Colline del Prosecco Superiore, proclamate il 7 luglio 2019 Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco. In nove edizioni sono stati raccolti 89 mila euro. I fondi sono stati destinati a progetti di ricerca o per aiutare persone in difficoltà.

La manifestazione, in programma dalle 9 alle 16, inizierà con la vendemmia, proseguirà con le visite in cantina, gli spettacoli per i più piccoli, la musica italiana dal vivo della Magirus Band e di Alberto Ceschin, l’aperitivo con Prosecco Superiore Docg e i “cicchetti” di pesce di Ca’ del Poggio. Ci saranno poi le testimonianze delle ragazze di Akea Rosa Lilt Treviso. Spazio quindi ad un momento di intrattenimento con un presentatore d’eccezione: Moreno Morello, inviato di Striscia La Notizia. I partecipanti si sfideranno nella Gara dello spritz. Chi vincerà? La versione classica o la versione innovativa? La mattinata terminerà con la tradizionale merenda in “caneva”.

Info e prenotazioni: 0438 486606, info@lemanzane.it.

A VICENZA TORNA GUSTUS: TUTTA UN’ALTRA MUSICA

L’undicesima edizione di Gustus – Vini e Sapori di Vicenza andrà in scena il fine settimana del 23 e 24 ottobre 2021 al Conservatorio di Musica “Arrigo Pedrollo” di Vicenza. Due giorni in cui scoprire la storia e i vini delle Doc Colli Berici, Vicenza e Gambellara attraverso banchi d’assaggio con i produttori, degustazioni guidate e convegni aperti al pubblico. A raccontare l’identità vitivinicola del territorio berico saranno 25 aziende che, nel chiostro del Conservatorio tra portici e spazi verdi, proporranno in degustazione oltre 100 etichette. Sarà l’occasione giusta per scoprire gli autoctoni Tai Rosso e Garganega, i bianchi Pinot Grigio e Sauvignon e i grandi rossi a base di Cabernet, Merlot e Carménère.

«Siamo lieti di annunciare l’undicesima edizione di Gustus – commenta Giovanni Ponchia, direttore del Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza – un evento atteso e di riferimento per Vicenza ma anche per chi viene da fuori regione e vuole scoprire il nostro territorio. Torniamo in città e lo facciamo in una sede iconica: il Conservatorio è un luogo dove giovani talenti vengono scovati, nutriti e fatti crescere. Che sia di buon auspicio per i nostri vini, che si stanno affermando sempre più anche sulla scena internazionale». In un clima coinvolgente e amichevole, Gustus offre agli appassionati la possibilità di conoscere i vini e i vitigni autoctoni dei Colli Berici e di visitare un bellissimo territorio ricco di natura e autenticità, con un patrimonio artistico e culturale unico nel centro storico di Vicenza e nelle ville palladiane che punteggiano il paesaggio.

La musica dei giovani studenti sarà co-protagonista e accompagnerà durante le due giornate il banco d’assaggio aperto al pubblico dalle 17 alle 22 di sabato 23 e dalle 16 alle 21 di domenica 24 ottobre.

Il costo del biglietto, che comprende calice, coupon per degustazioni libere e un piatto di tipicità gastronomiche, è di 20 euro per l’intero e di 15 euro per il ridotto. L’ingresso ridotto è riservato a tutti coloro che acquisteranno il biglietto in prevendita su Musement e ai soci Ais, Onav, Fis, Slow Food, Fisar.

I MIGLIORI COCKTAIL A BASE DI VINO PER L’ESTATE: I CONSIGLI DI ETILIKA

Che siano a base di frutta fresca di stagione o di erbe aromatiche, i cocktail dell’estate 2021 hanno un solo vero protagonista: il vino. Per portare una ventata d’aria fresca anche nella calura estiva, infatti, i drink quest’anno si arricchiscono delle bollicine e dei sapori tipici delle migliori bottiglie italiane per un aperitivo o un after dinner da non dimenticare e da replicare anche a casa.

Per chi è alla ricerca di nuovi spunti e nuove idee Etilika, l’enoteca online specializzata nella ricerca, selezione e vendita dei migliori vini made in Italy, suggerisce otto cocktail a base di vino da preparare quest’estate: dal dolcissimo Vino Fico al più classico e intramontabile Bellini passando per il Limonata Rosè e il Rojito dedicati a chi vuole cambiare le carte in tavola.

La freschezza del vino bianco e la dolcezza dei fichi, che danno il meglio di sé tra luglio e settembre: sono queste le caratteristiche principali di Vino Fico, il cocktail che celebra uno dei frutti più dolci dell’estate. Per prepararlo è necessario schiacciare insieme un lime tagliato a pezzetti, 3 foglie di menta e mezzo fico fresco, ai quali poi vanno aggiunti il ghiaccio a scaglie, 2 cl di soda e 4 cl di vino bianco, meglio se un Müller Thurgau dall’aroma fruttato come quello della cantina Hofstätter.

Da servire in: un bicchiere basso, ma robusto.

Tra i frutti dell’estate non può mancare il melone, protagonista del cocktail battezzato “Il Giusti” insieme al prosecco, meglio se Brut o Extra Brut, come il Valdobbiadene Superiore Rive di Guia Docg Extra Brut di La Tordera. Questo drink è tanto fresco quanto facile da preparare: è sufficiente frullare il melone (utilizzandone circa 3 cl) e unirlo poi a 7 cl di vino bianco.

Da servire in: un flûte, per brindisi davvero elegante.

Il Watermelon Pepper è un cocktail che unisce la dolcezza dell’anguria, le note aspre del lime e i sapori decisi del basilico (o della menta) e del pepe rosa per concentrare i principali sapori dell’estate in un unico bicchiere. A questi ingredienti ridotti in purea (dell’anguria sono sufficienti tre fette) vanno aggiunti circa 5 cl di vino bianco giovane, come il Passerina Marche Igt Villa Angela della cantina Velenosi, caratterizzato da un corpo leggero e note floreali.

Da servire in: un bicchiere tumbler basso, per un drink old fashioned.

Il Kir è un drink che unisce due tipici sapori della Borgogna in un unico bicchiere: da una parte la “crème de cassis”, celebre liquore di ribes nero tipico della zona di Digione, dall’altra il Borgogne Aligotè, vino che rafforza il legame con il territorio e che ha contribuito alla fama di questo cocktail oltralpe. Per un’alternativa tricolore, al posto del francese si può utilizzare un rosso italiano dall’aroma fruttato come il Dolcetto d’Alba Doc di Fratelli Serio e Battista Borgogno.

Da servire in: un flûte per la versione francese, un calice per la versione italiana.

Nato a Milano, il Negroni Sbagliato è uno dei re dell’estate quando si parla di cocktail. Soprattutto, è uno dei drink casalinghi per eccellenza grazie alla semplice preparazione che prevede, oltre al ghiaccio, l’unione di tre ingredienti rigorosamente in parti uguali: Bitter Campari, Sweet Vermouth rosso e Prosecco Docg di qualità, come il Valdobbiadene Superiore Docg Colle Argento di Sassetti Livio Pertimali.

Da servire in: un classico Old Fashioned.

Ghiaccio, basilico tritato, una spruzzata di limone, 15 cl di vodka e 3,75 cl di vino Rosé: sono questi gli ingredienti del Limonata Rosé, uno dei drink più freschi della prossima stagione. Per prepararlo il vino è ideale ha aromi floreali come il Negroamaro Rosato Salento Igt Calafuria di Tormaresca, che sprigiona fragranti profumi di viola e lavanda.

Da servire in: un tumbler basso, magari di design per accentuare l’effetto wow.

Per gli amanti del Mojito che vogliono provare qualcosa di nuovo c’è il Reciojito, un drink che unisce la freschezza e le note estive del drink a base di menta, lime e Rum al Recioto, tra i vini dolci protagonisti del panorama veneto. Per prepararlo è sufficiente seguire la ricetta tradizionale utilizzando però come parte alcolica 3 cl di Rum Bianco e 3 cl di Recioto, come il Recioto della Valpolicella Valpantena Docg di Bertani, affinato in legno e dall’aroma fruttato.

Da servire in: un tumbler alto o basso, a seconda delle preferenze.

Inventato da Giuseppe Cipriani nel celebre Harry’s Bar di Venezia, il Bellini racchiude in un calice la freschezza del vino bianco frizzante (10 cl) e le note dolci della pesca bianca veronese (5 cl di polpa schiacciata, non frullata), che viene raccolta proprio da giugno a settembre. Per prepararlo si può utilizzare un Prosecco Brut per un sapore più autentico o un Extra Dry, come il Prosecco Valdobbiadene Superiore Extra Dry Docg di Santa Margherita, per un tocco di dolcezza in più.

Da servire in: un flûte per un drink elegante quanto Venezia.

ASIAGO SETTE COMUNI IN PUNTA DI DITA -VALORI, STORIA, SAPORI E NUOVI OBIETTIVI IN UN BOCCONE

Solo in un territorio dove la proprietà comune è protetta e custodita da tutti come bene prezioso per il futuro, in particolare dai giovani, poteva prendere il volo un’iniziativa come “Asiago Sette Comuni in Punta di Dita”, nata dalla sinergia di tante realtà coordinate da Confcommercio Vicenza, con la collaborazione di Confartigianato e Coldiretti ed il sostegno della Camera di Commercio, i Comuni di Asiago, Foza, Lusiana Conco e Roana, e che ha visto la partecipazione speciale di ben 34 Chef di altrettanti ristoranti, malghe, rifugi e pasticcerie pronti ed entusiasti di lavorare insieme.

Un viaggio attraverso l’Altopiano più alto d’Europa, riscoprendo nei suoi sette comuni luoghi da raccontare con i paesaggi, la storia e i sapori dei finger food ideati dagli chef montani esclusivamente con gli ingredienti del luogo. Quale miglior modo di assaporare tante emozioni? 7 tappe con l’assaggio di 5 finger food ciascuna, accompagnati da un drink a tema, più una sosta speciale, quella dell’Osservatorio di Asiago per vedere le stelle anche con i piccoli bocconi d’artista proposti dai due chef stellati asiaghesi.

Artefice della formazione degli chef – molti di esperienza e altri giovani promesse della cucina italiana – sull’arte del gusto in un sol boccone, lo chef Gianluca Tomasi, General Manager della Nic Nazionale Italiana Cuochi e da anni grande esperto di finger food. A dar voce alle suggestioni gastronomiche descrivendo le meraviglie da assaggiare in ogni destinazione, la voce e lo stile dello Chef Presentatore Marco Valletta accompagnato dallo Chef Massimo Spallino, Consigliere Provinciale di Fipe Confcommercio Vicenza e Portavoce dei Ristoratori del Mandamento dell’Altopiano di Asiago, promotore del  progetto e catalizzatore dei tanti colleghi che hanno accettato questa innovativa sfida. “Sono stati abbattuti i muri delle nostre cucine, – sorride lo Chef Spallino – mi piace questa immagine di apertura, per parlare di collaborazione, per coinvolgere con il gusto e i sapori ma anche con emozioni di sapere, scoprendo di più su questi luoghi che hanno davvero tanto da raccontare e da offrire. I lunghi tempi di fermo a causa del covid sono stati duri ma ci hanno anche dato tempo per delineare nuovi obiettivi e per comprendere che è essenziale lavorare insieme”.

Ci sono grandi progetti qui sull’Altopiano, di tante realtà che hanno scelto di valorizzare questi luoghi con un’attenzione speciale alla sostenibilità, tra cui il Consorzio Tutela Formaggio Asiago Dop prodotto principe di queste zone, amato e reinterpretato nelle ricette, non a caso scelto da moltissimi chef per i loro speciali finger, ma anche la Distilleria Rossi D’Asiago che sulla tradizione dei suoi prodotti ha saputo rinnovare le ricette e l’immagine, organizzare l’Academy per la formazione e creare un’efficace promozione del valore aggiunto dell’Altopiano. Siggi Group ha ben compreso l’importanza e l’unicità di questo lavoro di squadra e ha fornito a tutti gli chef le eleganti giacche da cucina ricamate con il logo, dando così una perfetta immagine di gruppo e un forte senso di unione. Al fianco dell’organizzazione anche Etra che si occupa della gestione della raccolta differenziata, l’Università del Gusto di Vicenza, MediaVeneto ed EuroHygiene. In ogni tappa del percorso sono stati usati prodotti e confezioni plastic free, per portare un ulteriore esempio di rispetto ambientale.

“Abbiamo coinvolto, come spesso facciamo in occasione delle iniziative, i nostri operatori che, con grande entusiasmo e professionalità, hanno subito accettato la sfida; la numerosa partecipazione degli chef e di aziende che hanno creduto nel progetto dimostrano che questo territorio, caratterizzato da un tessuto economico vivace e frizzante, ha voglia di crescere.” – spiegano Marianna Lievore e David Sterchele,rispettivamente Presidente e Responsabile del Mandamento locale di ConfCommercio

Studio Verde di Ferruccio Ruzzante ha messo il suo tocco nell’ideazione e nell’organizzazione, guidato da un affetto particolare per l’Altopiano. Un’unione di forze che guarda oltre, verso la valorizzazione di queste montagne, la realizzazione, a settembre, non solo di un finger che caratterizzi tutto il territorio e venga poi proposto nel vari ristoranti, ma anche di iniziative che possano coinvolgere e affascinare turisti e residenti.

Inizia così il viaggio tra luoghi e assaggi, si parte da Rotzo, più precisamente dal Bostel, in questo portale del tempo dove i due giovani archeologi della Nea hanno preso recentemente in carico il rilancio di questo luogo, unendo storia e tecnologia per far vivere, grazie anche all’Università Patavina, la vita d’un tempo finanche la cucina archeologica nella loro capanna dell’età del ferro. Qui lo Chef Massimo Parini del Ristorante Al Bosco ha pensato al Cracker di Stravecchio insaporito dai formaggi di malga ma anche dai colori del cavolo viola, Fantasia d’autunno invece per Chef Lorenzo Peron della Baitina con speck croccante e patè di porcini. Le rosele di campo e l’aglio orsino sono invece la firma di Chef Marcello Centomo del Rifugio Kubelek per il suo Pacchero Ricotta e Rosole mentre Chef Federico Povoledo del Rifugio Campolongo ha scelto il contrasto di gusto tra Cervo, lardo, miele e porcini. Dulcis in fundoun piacevole sorso di Ricordo d’infanzia il drink artigianale realizzato da Chef Sabrina Mosele della Pasticceria Bar Alpi.

Via poi verso Roana, dove è la montagna a salire in Cattedra, nel vero senso della parola, in questo luogo creato durante il fascismo per insegnare le arti e i mestieri, sopravvissuto alla prima guerra mondiale e ora Biodistretto di Comunità per creare oggi un futuro sostenibile. E’ proprio Bioaltopiano il nome scelto da Chef Spallino del Ristorante Alla Vecchia Stazione per il suo finger con ingredienti bio, grana e latte di montagna insieme al cereale antico farinele, Simone Schivo e Valeria Appetito della Malga Col del Veneto hanno scelto la tipica salsiccia cimbra scura per battezzare il proprio finger il Barbusto. Per il Ristorante Villa Ciardi lo Chef Marco Faccin ha pensato alle erbette spontanee di Quaranta Campi insieme al filetto di sorana, ricotta Pennar e spinaci del proprio orto. Un Boccone d’Italia, creato dallo Chef Giorgio Mosele della Locanda Stella Alpina, tiene vivo lo spirito patriota che qui certo non manca, con spuma di piselli per il verde, baccalà mantecato per il bianco e un tocco di fiori rossi per completare il tricolore. Un sorso di Birra artigianale 7 Teste prodotta qui alla Biofattoria Bisele con l’acqua della sorgente d’Asiago e poi pronti per immergersi nelle dolcezze del bosco con un altro Ricordo d’Infanzia di Chef Sabrina Mosele della Pasticceria Alpi.

L’impegno qui è anche contro l’inquinamento luminoso con il progetto SkyScape promosso con l’Inaf Istituto Nazionale di AstroFisica dall’Osservatorio di Asiago, uno dei temi che si sono toccati durante la strabiliante visita alla cupola con il telescopio inaugurato nel 1942 e tutt’ora perfettamente funzionante, il più grande d’Italia e uno tra i principali in Europa. Stelle tra le Stelle gli Chef Alessandro Dal Degan del Ristorante la Tana Gourmet e Alessio Longhini della Stube Gourmet dell’Hotel Europa, che hanno proposto il primo la Zolla di Muschio con funghi porcini secchi e fiori di timo e il secondo Per-Corso Asiago cartelletta con caciotta al cumino, fingerli, patè di fegatini di animali da cortile e gelatini al Torcolato, il tutto degustato insieme alla novità dell’estate asiaghese la freschissima Kranebet Tonic al ginepro di Rossi D’Asiago.

Lusiana-Conco, quarta tappa per visitare il Museo Etnografico Palazzon dove in ogni stanza si rivive un po’ del vicino passato, come ci si scaldava in montagna con il focolare acceso e la ‘monega’ sul letto per intiepidire il giaciglio di paglia, paglia così importante per le opere d’arte di Lusiana le trecce e la dressa. Il fresco vino bianco Anselmi San Vincenzo ha accompagnato i 5 finger: il primo Cervo in Agrodolce con fichi secchi, frutti di bosco e menta dello Chef Davide De Agnoi del Ristorante La Bocchetta e poi La nostra tradizione interpretata su un brisée al carbone vegetale con carne secca e polenta fritta dello Chef Sereno Corradin del Ristorante alla Rosa. Pane e Pissacani è la creazione di Chef Marco Rigoni del Ristorante Campomezzavia, il gusto del tarassaco si fonde all’Asiago fresco Dop, ancora una ricetta della tradizione per Coradea in Visela del Ristorante Felù con gli Chef Federica Sole e Luca Scabio, un invitante stecco con frattaglie (coradea) aromatizzate con liquerizia, foglie di vite e aglio orsino. Per il dolce c’è la cremosità del Khlapf crema di burro e mousse di ricotta Pennar pralinata al pistacchio con tarassaco di Conco di Chef Ilario Cortese della Pasticceria Cortese.

Tappa a Gallio per gustare il Bocon del Spill tra dolce e salato con la Kasatella Pennar, melata d’abete, carne secca e fragole dell’altopiano, ideato dagli Chef Michele Mosele e Gabriele Giacon per la Malga Spill, il Bauletto ha rappresentato il Ristorante Ai Mulini con gli Chef Riccardo Cunico e Antonio Visentin, un sol boccone per degustare l’Asiago fresco Dop, le spugnole e la carne secca adornato da un fiore all’aglio orsino. A completare la degustazione Emozioni dello Chef Franco Tura del Ristorante Valbella con mostarda alla cipolla, ricotta, farinelle e baccalà e il Finger del Pastore con soppressa, polenta, spinaci, Asiago e un tocco di polvere di steccherini della Chef Giovanna Schivo del Ristorante Caprallegra. Gioia del palato finale il Bignè Rocher di Chef Mirko Presti della Pasticceria Casa del Dolce e il corposo Pinot Nero di Maculan. Gallio è simbolo della resilienza e del valore di questi luoghi e della gente che vi vive, completamente distrutta dal primo conflitto ha saputo ripartire, da lassù nel punto più alto dell’Altopiano.

Finalmente nel viaggio si arriva ad una Malga, 7 Caliere  Valmaron a Enego, qui sull’Altopiano c’è la più alta densità di Malghe, 28 con le casare da abitare, quelle per la lavorazione dei formaggi e lo stallone per gli animali e 12 agrituristiche. Realtà che sono patrimonio culturale, storico e architettonico, elementi importanti per la biodiversità e la tutela della razza della mucca Burlina, messa al bando da Mussolini perché poco produttiva ora simbolo di questi monti. Di contro passo la degustazione inizia con la Tartare di trota del Brenta all’arancia, fiume che tocca il fondo della vallata, proposta dello Chef Curzio Cerato  dell’Hotel Ristorante San Marco, per continuare poi con il Cannolo di Enego con il sedano, l’Asiago fresco Dop e il tastasale, di Chef Roberto Meneghini del Ristorante 7 Teste. Invitante anche il Cestino di polenta, tosella e spugnole con un tocco di colore così come scelto dallo Chef Silvio Rossi del Ristorante La Locanda. Prima del dolce l’assaggio dei formaggi partendo da quelli freschi per arrivare ai più sapidi stagionati di Asiago Dop e poi la Meringata al Lampone un altro successo dello Chef Mirko Presti della Casa del Dolce. A dissetare, la leggera e gustosa Birra Cimbra Bio, realizzata da giovani produttori ricordando cultura e tradizioni cimbre con un’attenzione e un legame speciale con il territorio altopianese.

A Foza scopriamo un altro capo dall’allevamento che ha particolarmente caratterizzato l’Altopiano e anche Vicenza: le pecore e qui c’è anche un museo per tener vivo il ricordo del recente passato fatto di lane pregiate esportate in tutto il mondo. La Pecora di Foza ha triplice attitudine come spiega Filippo Menegatti, tra i fondatori del Museo della Pecora: lana lunga facile da tessere, carne saporita e tanto latte, infatti forse pochi sanno che l’Asiago nasce dalla tradizione del pecorino locale. Ma qui troviamo anche i Cavài  della Chef Sabrina Chiomento della Bruschetteria Tre Scioppi, con carne affumicata al ginepro, nocciole tostate e miele e la Bresaola ad Asiago con spuma e frolla di Gran Pennar proposta dall’Agriturismo Cà Sorda e dalla Chef Annamaria Pesavento. Le Chips di polenta con spuma di Asiago insaporita al fieno ricorda proprio il formaggio cotto sul fuoco, questo l’intento dello Chef Gianmarco Munari del Ristorante Alpi e anche di Chef Vanni Gheller che ha creato il Bocconcino del Montanaro per la Malga Ronchetto con un mix della tradizione polenta, soppressa, porcini di Marcesina e Asiago. Il piacevole Vino Teti dei Vini Tonello ha accompagnato le degustazioni e anche il boccon dolce di Chef Nicola Rodeghiero della Pasticceria Gios che ha proposto la Bombetta al lampone composta di lamponi al rum, cioccolato e menta fresca.

Ultima tappa e si ritorna ad Asiago, la più piccola e luminosa città d’Italia come la definì Gabriele D’Annunzio, con le sue piazze e le sue vie. Qui godendosi il tramonto e le prime luci della sera i finger food hanno il sapore di una giornata riempita dal verde delle montagne e da tante emozioni. Ci si rituffa nel gusto con la Tartare di Chianina di Chef Roberto De Marchi dell’Agriturismo Gruuntaal che ha unito i sapori del lampone e della mela autoctona con il sedano, l’Asiago e i semi di cumino selvatico, il gusto fresco del sedano è stato ripreso anche per la piccola opera della Chef Tamara Franquilli della Locanda Aurora Sedano e Ricotta caratterizzata da ortiche ed erba cipollina. Lo Chef del Ristorante Sporting Francesco Tognon ha proposto il Burger di Montagna 7C con hamburger di cervo e una composta agrodolce di frutta e cavoli oltre alla Kasatella Pennar, ultimo finger salato il Chips di Polenta, Asiago Dop e Porcini, i gusti più tradizionali per salutare l’Altopiano e per concludere con l’Ortigara dello ChefMatteo Rigoni della Pasticceria Carli, una mini torta Ortigara con Nocciolata Rigoni, gelatina di lamponi e lampone brinato ripieno di gel al Kranebet Botanic Juniper Liquor che ha dato impronta a questa ultima degustazione.

Ecco una giornata sull’Altopiano di Asiago scoprendo e gustando tutti i suoi 7 Comuni, alla fine del percorso ci si accorge di essere solo all’inizio di tante altre possibili destinazioni per vivere in maniera ancora più appagante le emozioni dei piccoli borghi, dei prati, dei boschi e delle eccellenze del territorio.
Quanti valori, quanta storia, che sapori e quanti messaggi in un sol boccone in punta di dita.

DENIS LOVATEL PORTA LE SUE PIZZE ALL’HOTEL ROSA ALPINA

Denis Lovatel di Pizzeria da Ezio di Alano di Piave (Belluno) porta le sue pizze all’interno di un vero tempio dell’ospitalità e della ristorazione: a partire da quest’estate, all’Hotel Rosa Alpina di San Cassiano (Bolzano) gli ospiti dell’albergo e i clienti “esterni” potranno gustare le pizze croccanti firmate Denis Lovatel, nominate tra le migliori d’Italia dal Gambero Rosso e Miglior Pizza dell’Anno 2020. L’Executive chef Norbert Niederkofler – che coordina l’offerta culinaria di Rosa Alpina e guida il ristorante St. Hubertus (tre stelle Michelin e una stella verde) – insieme alla proprietà, la famiglia Pizzinini, ha voluto fortemente Lovatel per firmare le pizze del Ristorante Wine Bar & Grill dell’hotel.

Nonostante la provenienza da due “mondi” spesso distanti – cucina e pizzeria – Lovatel che Niederkofler condividono valori e approcci alla ristorazione di territorio, instancabilmente dedicati alla sostenibilità, all’ambiente e soprattutto al rispetto per la montagna. Una filosofia alla base delle rispettive cucine. Maestro pizzaiolo e grande ricercatore, attento alla biodiversità e all’uso di materie prime del territorio, Denis Lovatel guarda sempre al futuro e all’innovazione, nel rispetto dei piccoli produttori locali e nella valorizzazione dei prodotti delle montagne.

Il menu studiato insieme allo chef Fabio Zammarano, del Ristorante Wine Bar & Grill, non fa differenza. Le dodici pizze disponibili all’Hotel Rosa Alpina celebrano la ricchezza e la bontà delle montagne circostanti e del territorio locale, in modo coerente con la filosofia “Cook the Mountain” di chef Niederkofler.

L’origano che impreziosisce le pizze “Nora” e “Capperi che Acciuga” è raccolto a mano dal personale, mentre i formaggi del territorio utilizzati sono stagionati in una grotta di montagna delle vicinanze. Tartufi e funghi sulle pizze “Ladina” e “Piemontese” sono tutti raccolti sul territorio. Infine, ed è questa una delle caratteristiche più note di Denis Lovatel, anche l’impasto abbraccia le montagne: realizzato con acqua di sorgente e pochissimo sale, scegliendo di guarnire le pizze con spezie di montagna per dare sapidità. L’impasto rimane fedele alla ricetta tipica di Lovatel e del padre Ezio, “tonda crunch”; profumato, croccante, leggero, sottilissimo. La prestigiosa cantina dell’hotel Rosa Alpina, consentirà l’abbinamento di queste pizze a importanti etichette. Sommelier e maitre di sala sono a disposizione per guidare i commensali nella creazione di un indimenticabile abbinamento tra il vino e la pizza.

La pizza di Denis Lovatel è disponibile presso il Ristorante Wine Bar & Grill dell’hotel Rosa Alpina. Questo ristorante informale, che include un forno a legna per la pizza e un bar, celebra la cucina italiana e la convivialità dello stare a tavola. L’Executive chef Norbert Niederkofler insieme allo chef Fabio Zammarano e al team del Wine Bar & Grill, curano la creazione dei piatti.

La pizza viene servita tutte le sere tranne il giovedì. Il ristorante è aperto agli ospiti dell’hotel ma anche a ospiti esterni che desiderano pranzare oppure cenare al ristorante. Aperto ogni giorno da mezzogiorno alle 14 e dalle 18.30 alle 22.

IL VALDOBBIADENE PROSECCO DOCG SPUMANTE EXTRA DRY DELLA CANEVA DA NANI SI AGGIUDICA L’EDIZIONE DELLA RIPARTENZA DEL GRAN FASCETTA D’ORO 2021

La settima edizione del Concorso Enologico Fascetta d’Oro si chiude con il botto del Prosecco Docg Superiore Spumante Extra Dry 2020 della cantina Caneva da Nani di Valdobbiadene, che si aggiudica l’ambito premio speciale Gran Fascetta d’Oro 2021.

Una scelta non facile, data l’alta qualità dei quasi 200 prodotti in concorso, ma alla fine i commissari della giuria hanno eletto il miglior vino spumante dell’anno delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene.

La premiazione, avvenuta in occasione del Gran Galà della Primavera del Prosecco Superiore, per la prima volta si è svolta presso il Santuario della Madonna delle Grazie di Colbertardo di Vidor. Una location che ha offerto la perfetta cornice alla serata che si è rivelata densa di emozioni e di novità, e ha segnato il punto per ripartire dopo la pandemia di Covid-19. Anche per questo il Comitato Organizzatore della primavera del Prosecco ha voluto legare l’evento alla memoria ed al territorio. Ecco perché quest’edizione del Concorso Fascetta d’Oro è stata dedicata al poeta Andrea Zanzotto, nell’anno del centenario della sua nascita, poiché con le sue opere è riuscito a valorizzare ancora di più quelle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene che tanto amava.

Uno stretto ed antico legame, sottolineato anche dalla splendida opera d’arte dello scultore del ferro e «Fabbro Artistico» Valentino Moro assegnata alla cantina vincitrice della Gran fascetta d’Oro. In onore di Andrea Zanzotto, quest’anno l’artista ha infatti realizzato un libro con una simbolica pagina semi-piegata e contrassegnata da un ramo dorato e flessuoso, recante un grappolo d’uva matura: la metafora della cultura che da secoli accompagna il vino, frutto delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene che ora vantano il titolo di Patrimonio Unesco dell’Umanità.

Il concorso è stato reso ancora più spumeggiante dalla partecipazione di 59 aziende e 171 campioni presentati, suddivisi in 16 tipologie enologiche, numeri che danno già l’idea di quanto sia stato difficile il compito della giuria. Quattro le commissioni di degustazioni formate da enologi, giornalisti ed esperti del settore vitivinicolo. Ben sette le categorie riservate al Prosecco Docg nella versione spumante (Brut, Extra Dry, Dry, Rive, Cartizze) a cui si sono aggiunte quelle dedicate ai vini frizzanti, tranquilli e passiti del territorio, dai Colli di Conegliano Bianco e Rosso al Torchiato di Fregona, dal passito di Refrontolo al Verdiso Igt ai rifermentati.

Al termine delle degustazioni, effettuate, come di consueto, con il supporto tecnico di Assoenologi – Organismo ufficialmente autorizzato dal Ministero per le Politiche agricole – ai primi tre vini classificati di ciascuna delle 16 categorie la giuria ha conferito, rispettivamente, i premi Fascetta d’Oro, Fascetta d’Argento e Fascetta di Bronzo. La Gran Fascetta d’Oro è stata invece assegnata al vino spumante “Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg” che in assoluto ha ottenuto il miglior punteggio.

E per far capire quanto la competizione sia stata agguerrita, si pensi che 126 vini su 171 (il 76 per cento dei partecipanti) si sono guadagnati un punteggio pari o superiore a 83/100 che, in base al metodo di valutazione “Union Internationale des Oenologues”, corrisponde all’aggettivazione di “ottimo” e per questo sono stati premiati con il diploma di merito.

Risultati che confermano come, nell’area storica del Prosecco, l’eccellenza sia davvero di casa.

INARRESTABILE ASOLO PROSECCO: PIÙ 25 PER CENTO NEI PRIMI SEI MESI DEL 2021

La crescita dell’Asolo Prosecco è inarrestabile: i dati di fine giugno evidenziano un balzo in avanti del 25 per cento rispetto ai primi sei mesi del 2020, quando peraltro le bollicine asolane si erano già mostrate più forti della pandemia e avevano chiuso il semestre con un incremento del 9 per cento. L’ascesa è addirittura del 36 per cento nei confronti della prima metà del 2019. Il quadro felice dell’Asolo Prosecco è stato tracciato nel corso dell’assemblea dei soci del Consorzio Asolo Prosecco, svoltasi il 30 giugno. “La visione strategica che abbiamo messo in atto – racconta il presidente Ugo Zamperoni – ha consentito di rafforzare il nostro posizionamento. Se alla fine dello scorso anno avevamo sfiorato per la prima volta i 19 milioni di bottiglie, salendo così abbondantemente al quarto posto assoluto in Italia fra le denominazioni del settore spumantistico, nei primi sei mesi del 2021 abbiamo già collocato 9,7 milioni di bottiglie, contro i 7,8 milioni di giugno 2020. Siamo peraltro perfettamente in grado di soddisfare le nuove richieste di Asolo Prosecco provenienti sia dall’Italia che dall’estero: ricordo infatti che nella scorsa vendemmia non solo non adottammo alcuna misura restrittiva della produzione di uve, in controtendenza con molte delle altre maggiori denominazioni italiane, ma addirittura accantonammo un’ulteriore riserva vendemmiale, che adesso immetteremo sul mercato”.

Intanto si sta concludendo con numeri da capogiro anche la campagna che il Consorzio dell’Asolo Prosecco ha condotto via social media in alcune delle principali città italiane (Milano, Torino, Genova, Firenze, Bologna, Roma, Napoli, Bari e Catania) oltre che nell’intero Veneto: sono state più di 15 milioni le visualizzazioni ottenute dai post che hanno presentato agli utenti Facebook e Instagram l’immagine dell’Asolo Prosecco come “l’altro aperitivo”.

“L’obiettivo – spiega Zamperoni – è affermare l’idea che l’Asolo Prosecco sia lo spumante ideale per un aperitivo raffinato, in linea con l’indicazione espressa dal 74 per cento degli utenti intervistati nel corso di un’indagine di posizionamento condotta da Bva-Doxa per conto del Consorzio”. Dalla tarda primavera a fine giugno ben 4 milioni di utenti hanno visualizzato più volte le ricette proposte in abbinamento con l’Asolo Prosecco, interagendo con i social media consortili più di un milione di volte. In aggiunta, i video che illustrano la preparazione delle ricette hanno raccolto oltre 5 milioni di visualizzazioni. L’iniziativa ha destato l’attenzione di ogni fascia di età, ma il dato più rilevante è quello che indica come il 30 per cento degli utenti che hanno mostrato interesse per l’Asolo Prosecco sia sotto i 35 anni. L’80 per cento degli accessi al sito internet dedicato alla campagna (www.altroaperitivo.it), dove le ricette dei finger food abbinati all’Asolo Prosecco sono illustrate nei dettagli, è stato effettuato da donne. In compenso, il pubblico maschile ha utilizzato il sito per approdare negli shop on line dei singoli produttori dell’Asolo Prosecco.

IL TEMPO DELLA VITE DI CASA PALADIN DI ANNONE VENETO (VENEZIA)

Far conoscere al vasto pubblico il vino attraverso l’esperienza del vignaiolo è l’idea ambiziosa che ha spinto la famiglia Paladin, protagonista del mondo enoico italiano, a creare Il Tempo della Vite. Questo sarà un laboratorio a cielo aperto “dal passato al futuro” che, attraverso delle tappe interattive, racconterà da un lato l’evoluzione della viticoltura dal passato fino ai giorni nostri, dall’altro le nuove frontiere della conoscenza scientifica, per scoprire come vive la vite dalle radici al grappolo. Il progetto, realizzato in collaborazione con le Università di Padova, Milano e Bolzano e con l’ente Crea, rientra nella mission aziendale della sostenibilità a 360 gradi, che Casa Paladin di Annone Veneto (Venezia) ha sviluppato attraverso un programma di tutela delle 4V, i quattro pilastri Vite, Verde, Vino e Vita.

Il Tempo della Vite sarà un parco vitato di 10 mila metri quadri strutturato in due aree: una storica e una che guarda al futuro. La prima rappresenterà l’evoluzione delle forme di allevamento nella storia della viticoltura, dalla vite strisciante fino ad arrivare alla forma tipica dell’alto Veneto, la bellussera, e al moderno guyot. La parte tecnologica invece metterà in evidenza le tecniche agronomiche all’avanguardia per una produzione sempre più sostenibile per l’ambiente.

A conclusione del percorso ci sarà una galleria che permetterà di esplorare il mondo sotterraneo per capire e comprendere l’importanza del suolo, della microflora e della microfauna in esso presente. Al suo interno verranno creati dei punti d’osservazione sperimentali sulla vite così da poter osservare la risposta della pianta agli stimoli naturali quali luce e umidità.

Questo vigneto didattico racconterà al grande pubblico l’essenza del legame tra il vino e il suo territorio attraverso un viaggio che vede come protagonisti la vite, la sua coltivazione, l’uva con le sue caratteristiche variegate e da ultimo il vignaiolo. Quest’ultimo, attraverso il sapiente lavoro di cura e selezione riesce a tradurre questo legame in un vino con caratteri identitari unici e spesso irripetibili. Il parco sarà aperto a tutti i visitatori della cantina ma anche agli studenti, da quelli delle scuole primarie fino a quelli dell’Università.

Grazie al coinvolgimento di uno studio di architettura e di una paesaggista, elementi naturali e antropologici verranno messi a sistema per poter garantire al fruitore un’esperienza unica che coinvolge insieme i sensi con colori, profumi e suoni diversi. Dei tracciati che tagliano i vigneti permetteranno di raggiungere i vari spazi evento attraversando elementi naturali sempre diversi che verranno valorizzati attraverso delle azioni di rinaturalizzazione di alcune zone. Il vigneto verrà visto sotto un profilo di sostenibilità declinata sotto diversi ambiti, capaci di trasferire emozioni di piacevolezza e armonia, valorizzando la qualità tramite il bello.

AGRICAMPER ITALIA: IL TURISMO STRANIERO SCEGLIE L’ITALIA RURALE

Con un aumento delle prenotazioni di più 800 per cento rispetto a maggio del 2020 – dal 18 maggio era infatti possibile spostarsi all’interno della propria regione – la formula di turismo rurale lanciata dall’applicazione Agricamper Italia conferma il trend positivo di un turismo che mai come prima cerca mete alternative, di prossimità, più a contatto con la natura e con la scoperta delle bellezze e delle eccellenze offerte dalla Penisola italiana.

In questo inizio di stagione estiva, il 47 per cento delle famiglie e delle coppie italiane che ha scelto la community di Agricamper Italia, non ha dubbi nel ricercare una vacanza sostenibile, in cui autenticità e sapore locale siano la combinazione perfetta per un breve weekend oppure una settimana di break a bordo del loro camper, van o muniti di roulotte al seguito.

Torna la voglia di viaggiare e anche grazie alla diffusione sempre più capillare di vaccini e indicazioni chiare per potersi spostare in Italia e in Europa, le ultime titubanze stanno cedendo e riportano riportando nel Belpaese anche i turisti stranieri. Dai dati rilevati dalla piattaforma fondata da Pauline Nava infatti, la percentuale di incoming tra maggio e le prime due settimane di giugno, si attesta intorno al 52 per cento, con una presenza preponderante di viaggiatori tedeschi, che arriva al 62 per cento.

Le strutture più ricercate a oggi sono in Veneto e Toscana, in cui tra i filtri di ricerca dell’applicazione l’unione tra natura e bellezza, attività da svolgere e servizi a disposizione rappresentano le corrispondenze perfette.

Tra agricampeggi, aziende agricole e vitivinicole, caseifici e antichi mulini, sono oltre 200 le strutture che rendono l’offerta di Agricamper Italia tra le più variegate e complete. Sarà possibile sostare gratuitamente per 24 ore in cortili silenziosi e protetti all’ombra di ulivi secolari, alberi di eucalipto, in prossimità di vigneti e di campi di grano.

«La possibilità di scoprire peculiarità locali, facendo esperienza in prima persona di cosa vuol dire “chilometro zero” crea rapidamente sia nel viaggiatore che nell’ospitante un legame intimo e di gran rispetto – spiega Pauline Nava, di Agricamper Italia. Non è un semplice turista chi viaggia secondo questi criteri ma un ospite accolto in casa, a cui si racconta il sapere della tradizione, si offrono esperienze locali e si mostra il proprio vivere. Per questo motivo – prosegue la fondatrice della piattaforma – sono alla costante ricerca di strutture che per le loro peculiarità (paesaggistiche, bellezza, produzioni agricole) possano regalare emozioni e lasciare ricordi profondi».

È il caso dell’agricampeggio Gelindo dei Magredi, nel Parco Naturale dei Magredi, ai piedi delle Dolomiti Friulane. Ai propri ospiti, grandi e piccoli, si presenta come un centro per il turismo rurale in cui cimentarsi con la vita contadina e l’agricoltura, con l’attività equestre e rilassarsi a bordo piscina, tra assaggi di antiche ricette friulane e venete rivisitate in chiave moderna.

Situata nel comune di Longiano a pochi chilometri da Cesena, nell’azienda agricola Family Farm Gobbi è possibile sostare ammirando il panorama che affaccia su tutta la Riviera romagnola e provare a cucinare  l’intramontabile piadina, in abbinamento con miele, conserve, marmellate e formaggi di produzione locale. Spostandosi sul Mar Ligure, ad Albenga (Savona), l’Agricamping Lo Zafferano, accoglierà i camperisti nella propria azienda fornendo non solo i servizi essenziali per viaggiare comodamente (allaccio per l’energia elettrica, servizi igienici con acqua calda e scarico delle acque) ma anche un servizio navetta per raggiungere la spiaggia di fronte l’isola Gallinara.

La Fattoria Casa Sola, invece ospiterà i viaggiatori itineranti in un agriturismo immerso nel cuore del Chianti tra vigneti, boschi e oliveti. Punto strategico per partire alla scoperta delle città d’arte poco distanti, Firenze, Siena, San Gimignano ma anche per approfondire la cultura del Chianti, la sua storia, le sue tradizioni e le tecniche di coltivazione della vite.

Alle pendici del Vesuvio, nel Parco Nazionale omonimo, l’azienda vitivinicola La Cantina del Vesuvio di Trecase (Napoli), offrirà passeggiate tra i vigneti, visita alla cantina e degustazione della propria produzione dell’antico Lacryma Christi, oltre a corsi di cucina ed escursioni verso il cratere del vulcano.

Immersi nel cuore salentino, lontani da rumori e caos, la piccola fattoria Badia San Michele è un oasi di pace per disconnettersi dalla rete e riconnettersi con la natura. Due ettari incontaminati, dove l’agricoltura segue i cicli naturali. I grandi potranno partecipare alle attività giornaliere dell’azienda agricola mentre i piccoli potranno giocare liberamente, assaggiando anche le uova delle galline felici.

Nel cuore Locride, in Calabria, l’agriturismo Barone G. R. Macrìdi Locri (Reeggio Calabria)accoglie i propri ospiti tra coltivazioni biologiche di olive, agrumi, prodotti caseari e miele, seguendo i metodi di lavorazione tradizionale e accompagna le famiglie in un percorso didattico per comprendere i cicli biologici animali e vegetali e i processi di produzione, trasformazione e conservazione dei prodotti.Da qui inoltre è possibile visitare l’antico borgo medievale di Gerace, inserito tra I Borghi più belli d’Italia e il parco archeologico di Locri Epizephiri.

ALBA VITAE: RACCOLTI 9 MILA EURO PER VICENZA FOR CHILDREN

La decima edizione di Alba Vitae, l’iniziativa solidale con cui ogni anno Ais (Associazione italiana sommelier) Veneto raccoglie fondi destinati a un progetto sociale regionale, si è conclusa con oltre 300 bottiglie vendute e 9 mila euro raccolti a favore della OnlusVicenza For Children. Il ricavato della vendita di Lavica 2017, il vino creato dall’azienda Dal Maso di Montebello Vicentino (Vicenza) per celebrare il decennale dell’iniziativa, ha permesso l’acquisto di un cisto-uretro-fibroscopio pediatrico, uno speciale ecografo per i pazienti più piccoli.

«Siamo davvero contenti del risultato raggiunto – commenta Paola Bonomi, delegata Ais Veneto per la provincia di Vicenza – nonostante la situazione particolare dettata dalla pandemia, la decima edizione di Alba Vitæ è stata un successo. È bello vedere come la sensibilità e la solidarietà coinvolgano tutti gli ambiti e sommelier e appassionati abbiano confermato la propria partecipazione, facendo del bene acquistando delle etichette da collezione. Ais Veneto continua a dimostrarsi un tassello importante per la crescita e la valorizzazione della comunità vinicola e non solo. Tra l’altro, quest’anno per la prima volta le magnum si potevano acquistare nello shop online dell’associazione, un modo per essere presenti e vicini ai nostri associati, anche a distanza».

«L’Ais – continua Manuela Cornelii, Consigliere nazionale e responsabile di Ais Progetto per il sociale – guarda lontano e si rende protagonista di numerose iniziative solidali che oltrepassano l’orizzonte della divulgazione della cultura del vino e del cibo, sottolineando così l’importanza della nostra associazione quale attore sociale significativo per il territorio, non solo in campo enogastronomico».

Durante la cerimonia di conclusione di Alba Vitae 2020 Ais Veneto ha svelato quali saranno il vino e la realtà sociale protagonisti della prossima edizione, quando il testimone passerà dalla delegazione di Vicenza a quella di Venezia. Il vino scelto è Olmèra 2019, dell’azienda De Stefani di Fossalta di Piave (Venezia), un bianco Veneto Igt da uve Tocai e Sauvignon. Per quel che riguarda invece la realtà a cui verranno devoluti i proventi dell’iniziativa, per la prima volta nei dieci anni di storia di Alba Vitæ questa valica i confini regionali: si tratta infatti della cooperativa catanese Rò La Formichina, nata nel 2001 dall’esperienza della Comunità Papa Giovanni XXIII per supportare le Case Famiglia presenti sul territorio e per favorire il reinserimento sociale e lavorativo di persone che sono state escluse dalla società a causa della loro condizione fisica o del loro passato.

NASCE FYSI, LA PRIMA MISCELA “BIORESISTENTE” FIRMATO I FEUDI DI ROMANS

La vera rivoluzione? Ripartire dal passato per garantire un futuro al nostro pianeta. È con questa filosofia che la cantina Lorenzon lancia la sua prima cuvée “bioresistente”: Fysi, che in greco significa natura, un vino biologico ottenuto da uve bianche di varietà che proteggono l’ecosistema perché permettono di ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente. Una cuvée di Rytos e Kretos (famiglia del Sauvignon) insieme a Soreli (famiglia del Friulano) prodotta sotto il marchio I Feudi di Romans, la linea più prestigiosa della cantina che ha sede a San Canzian d’Isonzo, in provincia di Gorizia e nel cuore della Doc Friuli Isonzo.

È con lungimiranza e coraggio che i fratelli Davide Lorenzon e Nicola Lorenzon, rispettivamente Winemaker e Sales and Marketing Director de I Feudi di Romans, gettano il cuore oltre l’ostacolo investendo su un vino “bioresistente” da viti Piwi (“pilzwiderstandsfähig” in tedesco), piante in grado di difendersi dalle principali malattie della vite. Questo significa: trattamenti ridotti al minimo con un bassissimo impatto sull’ambiente e una maggiore tutela della salute delle persone per un risultato sul bicchiere sorprendente.

L’Azienda Agricola Lorenzon Srl si trova nel comune di San Canzian d’Isonzo (Gorizia), nel cuore della Doc Friuli Isonzo, a 100 chilometri ad est di Venezia, alla stessa latitudine del sud della Borgogna, del Cognac e dell’Oregon, una posizione di grande pregio vitivinicolo che beneficia degli influssi del microclima mediterraneo. La cantina, a conduzione familiare, è stata fondata nel 1974 ed è gestita da Enzo Lorenzon, insieme ai figli Davide, Winemaker, e Nicola, Sales and Marketing Director. L’azienda distribuisce ogni anno oltre 500 mila bottiglie in Italia e nei più importanti Paesi esteri.

Fysi è futuro, ma è anche un vino che nasce dal passato. Una storia fatta di padri e figli che hanno girato il mondo per poi tornare alle loro radici. Davide e Nicola sanno che la strada intrapresa è quella giusta: scelte sempre più sostenibili per arrivare, insieme, alla costruzione di un mondo più sano e più green per i loro figli. «Una sfida fatta di ricerca, etica, passione e dedizione, tra passato e presente, che impara dall’agricoltura contadina di una volta, quella dei nostri nonni, per aprirsi al mondo contemporaneo», spiegano.

L’agronomo friulano Giovanni Bigot, noto per aver brevettato l’“Indice Bigot” che misura in nove parametri la qualità di un vigneto, è stato incaricato di seguire il terreno Lorenzon Cassegliano, situato nella sottozona Rive di Giare, dove nascono i preziosi grappoli di Fysi. «Abbiamo iniziato la fase di indagine e di monitoraggio dei vigneti – ha spiegato Bigot -, valutato la produzione, misurato la superficie fogliare esposta (Sfe) e il rapporto tra foglie e produzione (Sfe/kg). Il risultato è molto positivo, vicino a valori ottimali. Abbiamo poi determinato l’età del vigneto, formato da piante giovani, e studiato il microbioma del suolo con l’analisi di tutto il dna della componente organica del terreno. Questo parametro ha dato un risultato molto interessante: sono emerse 520 specie diverse di microrganismi e altri fattori positivi come la stabilità e la resistenza del terreno agli stress ambientali. Questo lavoro è molto importante perché ci consente di intervenire adesso per andare a migliorare ulteriormente i parametri qualitativi in vigna».

Di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, Fysi ha un profumo penetrante di fiori bianchi e frutta tropicale: ibisco, gelsomino, litchi, lime e frutto della passione. In bocca è lungo, intenso e persistente. Estremamente piacevole e versatile, è perfetto per qualsiasi pietanza e occasione. «Per la prima volta abbiamo scelto una bottiglia trasparente – spiegano Davide e Nicola Lorenzon – proprio per riprendere il concetto di trasparenza ossia poter vedere attraverso le cose. Questo vino, infatti, è immediato, fresco e va ad intercettare le scelte dei consumatori più giovani, i ragazzi che saranno il nostro futuro».

RISTORANTE VILLA SOLIGO A FARRA DI SOLIGO (TREVISO). LA NUOVA SFIDA DELLO CHEF TINO VETTORELLO

Tino Vettorello, chef e imprenditore nel mondo della ristorazione veneta e internazionale, da tredici anni assoluto protagonista della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, apre le porte al nuovo “Progetto Gourmet” nel cuore del Docg del Prosecco Superiore a Farra di Soligo tra le Colline di Conegliano e Valdobbiadene.

Una meta turistica imbattibile che con l’assegnazione nel luglio del 2019 a Patrimonio dell’umanità dell’Unesco (è il 55esimo sito italiano riconosciuto), è stata consacrata meta di turismo  internazionale di qualità e noi, con la nostra squadra, vogliamo essere partecipi, interpreti, condivisori e volano delle unicità di questo territorio che fonda antiche tradizioni enoiche, di cultura dello star bene della tavola e dell’ospitalità.

Una formidabile squadra di cucina e un’eccellente squadra di sala con esperienze nazionali e internazionali, una location in stile palladiano risalente al 1782 annoverata nell’esclusivo gruppo Small Luxury Hotels of  the World, questi gli ingredienti per sviluppare un turismo enogastronomico esperienziale a diretto contatto con il lento movimento naturale tra la laguna di Venezia e le sinuose colline a tratti ripide e scoscese e a tratti morbide e suadenti.

La cucina del Ristorante Villa Soligo, dice Tino Vettorello, si baserà sull’esperienza di questo gruppo di lavoro, unita naturalmente alla mia conoscenza del mondo internazionale che mi ha permesso di viaggiare e scoprire culture, tradizioni, cucina e ospitalità diverse. Come sempre tanta ricerca del prodotto e delle primizie stagionali, tanta energia nei colori, ma anche tanta innovazione legata alla storia del Prosecco, alle coltivazioni degli orti, al nostro amato radicchio, agli asparagi, alle castagne, alla cucina naturale e selvatica di questo territorio e naturalmente alla mia amata cucina veneziana di laguna tra pesce dell’alto adriatico, erbe spontanee delle barene.

Il ristorante Villa Soligo, sarà inoltre punto d’incontro nel territorio trevigiano per appassionati di cucina gourmet e vini, «noi, affronteremo in piena sicurezza questa stagione estiva, nella nostra terrazza sul parco e nelle nostre eleganti sale interne; sono sicuro che avremo ottimi riscontri ma allo stesso tempo sono certo che regaleremo tante emozioni e un pizzico di novità in questa nostra amata terra» dice lo chef.

IL CAPRINO LUNA DI MIELE UN VIAGGIO TRA I SAPORI DELLA PRIMAVERA E DEI RICORDI

Luna di Miele è il formaggio da tagliere a base di latte caprino, ingentilito con il miglior miele millefiori da La Casearia Carpenedo, primo laboratorio di affinamento di formaggi in Italia.

Per donargli un delicato e intenso sapore, ricco di suggestioni ancestrali, Antonio Carpenedo ha personalmente cercato e selezionato il miele nella zona del Montello (Treviso).

Nasce da questo percorso di ricerca certosina e passione il dolce connubio tra la bontà del latte di capra e l’essenza dei fiori di campo di Luna di Miele. Il suo sapore che avvolge, delicato e allo stesso tempo intenso, grazie al ricordo infantile di un abbinamento che tutti possono dire di aver conosciuto (quello del latte addolcito con una goccia di miele), con la stagionatura in grotta si arricchisce di sentori di erbe aromatiche, della freschezza di prati fioriti e di sensazioni autentiche, tutte racchiuse in una crosta morbida ricoperta da un velo di cera d’api.

Il colore giallo canarino è reso ancora più intenso proprio da questo scrigno, che conserva perfettamente il prodotto e lo mantiene fresco e morbido. Al palato, si percepisce vivida una netta solubilità: qui infatti diventa cremoso e suadente, sprigionando un’aromaticità gentile che si fa sempre più complessa, fino a offrire una sensazione piacevolmente floreale al retrogusto e lasciare la delizia di un avvolgente sapore lattico.

Perfetto se gustato in purezza, è l’ideale negli abbinamenti con i vini bianchi profumati e leggermente aromatici: affiancato ad esempio a una Ribolla Gialla Friulana, a un Gewürtztraminer altoatesino o a un Müller-Thurgau della Val di Cembra. Per chi ama i vini del sud Italia, si abbina a quelli da ottime uve bianche della Costiera Amalfitana ai Fiano minerali del Cilento e al Bianco Etneo da uve Carricante. Ottimo anche con le birre bionde artigianali, raggiunge l’apice dell’esperienza sensoriale se toccato con una goccia di miele di acacia oppure insieme a una delicata e squisita confettura di cipolla di Giarratana.

LE MANZANE PRESENTA IL NUOVO PINOT GRIGIO E IL RESTYLING DEI VINI FERMI: “CI METTIAMO LA FACCIA”

La cantina Le Manzane cambia volto alle proprie etichette e ci mette la faccia, anzi le facce di Ernesto, Silvana, Marco e Anna. La famiglia Balbinot, proprietaria della tenuta di San Pietro di Feletto (Treviso) nel cuore delle Colline del Prosecco Superiore oggi Patrimonio Unesco, rinnova il look dei vini fermi, in particolare degli autoctoni, e presenta una nuova referenza: un Pinot Grigio delicatamente macerato sulle bucce, elegante e raffinato, ma al tempo stesso versatile e moderno.

C’è voglia di ripartire all’azienda Le Manzane che investe su un nuovo progetto di restyling per sei dei suoi vini: Verdiso, Manzoni Bianco, Prosecco Tranquillo, Kaberlò, Cabernet e Pinot Grigio, l’ultimo arrivato, ma anche il primo ad “indossare” la nuova veste grafica.

Ed è il colore a contraddistinguere il nuovo Pinot Grigio: riflessi ramati che si rispecchiano nel calice e che fanno già presagire lo stile. «Questa tonalità è dovuta alla scelta di macerare leggermente le bucce – spiega il titolare Ernesto Balbinot – e mira ad esaltare le caratteristiche dell’uva, la sua complessità aromatica e di conseguenza anche la sua originale colorazione». Al naso rimanda ai profumi di glicine, gelsomino e frutta a polpa gialla. Leggermente vanigliato. Piacevolmente minerale avvolge in un morbido abbraccio il palato; la sua media alcolicità lo rende versatile negli abbinamenti con primi piatti e pietanze a base di pesce e verdure.

Il Pinot Grigio debutta in questi giorni sul mercato, mentre per le altre referenze gli imbottigliamenti saranno scaglionati e comunque, dopo il periodo estivo, saranno tutte disponibili.

La cantina Le Manzane intende, così, valorizzare non solo le bollicine, ma anche i vini fermi nella loro espressione territoriale più autentica. «Sicuramente seguiremo la via maestra del Prosecco Superiore e degli altri spumanti, ma non dimentichiamo i sentieri bellissimi che possono essere percorsi con i vini tranquilli, in particolare con gli autoctoni come il Manzoni Bianco e il Verdiso, nonché la versione ferma del Prosecco, ovvero quella senza le bollicine che rappresenta la declinazione più tradizionale del Glera», dichiara Balbinot.

La bottiglia scelta è una bordolese rivista nelle misure, altezza e larghezza, e nella forma, resa più elegante. «Per la grafica – aggiunge Balbinot – abbiamo subito pensato a qualcosa di moderno e dopo una o due prove si è accesa la lampadina delle nostre facce». Le etichette delle bottiglie, infatti, hanno i visi stilizzati di Ernesto, Silvana, Marco e Anna.

Ernesto è enologo ed ha sempre vissuto tra i vigneti, apprendendo molto dal papà Osvaldo. Supervisore dell’azienda, segue in prima persona la forza vendita. Silvana, moglie di Ernesto, ha abbracciato con passione il mondo del vino, diventando un punto di riferimento aziendale per quanto riguarda l’ufficio amministrativo. La nuova generazione de Le Manzane è composta dai figli Marco e Anna. Marco, enotecnico, segue tutte le fasi della lavorazione del vino e il wine shop, ma è spesso all’estero per promuovere i vini della cantina. Anna, dopo aver studiato marketing per il settore food & wine, oggi si occupa della comunicazione aziendale: pr, promozione del prodotto, social network, canali di comunicazione online e offline, fotografia.

«Per noi il valore della famiglia è fondamentale – conclude Balbinot – e proprio per questo motivo abbiamo deciso di realizzare una grafica che rappresentasse i nostri volti in maniera simpatica e sorridente, anche perché è nel nostro dna; infatti il claim aziendale è “To Be Happy”».

La cantina Le Manzane si trova a San Pietro di Feletto, a metà strada tra le Dolomiti e Venezia, nella fascia collinare della provincia di Treviso, nel cuore delle Colline del Prosecco Superiore, proclamate il 7 luglio 2019 Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco. L’azienda, a conduzione familiare, è fortemente radicata nel territorio trevigiano come produttrice da quasi 40 anni. La cantina, tra le più dinamiche e interessanti nel panorama enologico del Conegliano Valdobbiadene, distribuisce sia in Italia che all’estero raggiungendo 34 Paesi.

MARTEDÌ 1 GIUGNO, GIUSTI WINE, APERITIVO IN TERRAZZA

Una terrazza panoramica dove degustare un calice di vino e assaggiare un finger food, con vista a 360 gradi sulle colline del Montello su cui si staglia l’Abbazia di Sant’Eustachio.

È questa la proposta della cantina Giusti Wine a Nervesa della Battaglia (Treviso) per la serata dell’1 giugno, che inaugura il calendario degli eventi estivi.  La nuova cantina, sviluppata su cinque piani, di cui tre ipogei, con la propria terrazza, situata sul tetto e circondata da un vigneto sopraelevato, offre uno spettacolo a cielo aperto.

Per la serata di martedì 1 giugno, luci soffuse, musica e buona gastronomia accompagneranno i vini della cantina.

La proposta prevede la degustazione di quattro dei vini simbolo dell’azienda, primi fra tutti l’Asolo Prosecco Superiore Docg e l’Augusto Recantina, ottenuto al 100 per cento da uve di questa varietà autoctona.

L’ingresso include 4 calici di vino a scelta e buffet libero.

Costo 30 euro a persona.

Posti limitati. Prenotazione obbligatoria allo 0422-720198.

welcome@giustiwine.com  

“L’ORO BIANCO” DI LATTERIA SOLIGO CELEBRA TREDICI ANNI DI DOP

La Casatella Trevigiana il 2 giugno 2021 festeggia tredici anni di riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta da parte della Comunità Europea. Un traguardo importante, che premia il lavoro e gli sforzi di quanti hanno creduto fermamente nel valore di un formaggio tipico della provincia di Treviso.

Fondamentale, in tal senso, l’apporto di Latteria Soligo, nell’omonimo paese in provincia di Treviso, tra le aziende promotrici, insieme ad A.Pro.La.V., del progetto avviato formalmente il 19 febbraio 2001.

Oggi, ad oltre un decennio di distanza, l’impegno di Latteria Soligo si è rivelato vincente, così come l’aver identificato in “Lea Casatella Trevigiana Dop” il proprio prodotto di punta, in un mercato dove le scelte dei consumatori si vanno sempre più orientando verso formaggi freschi e piatti pronti a base di formaggi freschi.

Un contesto in cui il sigillo Dop si traduce in garanzia per il consumatore, certificando che tutta la filiera della Casatella Trevigiana è originaria della sola provincia di Treviso.

Perché la Casatella Trevigiana è un vero patrimonio gastronomico-culturale della tradizione trevigiana e, ad oggi, è il primo ed unico formaggio fresco a livello nazionale che può fregiarsi del marchio Dop.

Nata nelle case di campagna, dal latte delle vacche allora quasi “domestiche”, era l’alimento ideale delle numerose famiglie di un tempo, perché riusciva ad accontentare bimbi, anziani e chi tornava a casa dopo il faticoso lavoro nei campi. Un prodotto che fin da allora è nutrizionalmente ricco, bilanciato, semplice e gustoso e che oggi, grazie alla valorizzazione di chef e ristoratori, è anche ingrediente gourmet. «Abbiamo sempre creduto che la Casatella Trevigiana meritasse la giusta valorizzazione – afferma Lorenzo Brugnera, presidente di Latteria Soligo e del Consorzio Tutela – e il riconoscimento della Dop è stato solo un primo passo. Ora il nostro impegno, come Latteria Soligo, è raccontare la grande storia che sta dietro questo formaggio fresco, che piace a tutti e che racchiude la sapienza casearia delle nostre terre. Un prodotto “perfetto”, che sta ottenendo importanti affermazioni sul mercato nazionale e internazionale, vincendo numerosi concorsi e raccogliendo sempre più consensi dai consumatori. Per questo è doveroso festeggiare degnamente il 13esimo anniversario Dop della nostra Lea Casatella Trevigiana».

Come di consueto Latteria Soligo prenderà parte al ricco calendario di eventi organizzati dal Consorzio di Tutela della Casatella Trevigiana Dop che celebrerà nella città di Treviso “l’oro bianco” che nasce dal latte. Questi gli appuntamenti: sabato 29, negli spacci Latteria Soligo i consumatori di Casatella Trevigiana Dop riceveranno un gradito omaggio. Sul sito https://www.latteriasoligo.it/spacci/. Per venerdì 28, sabato 29 e domenica 30, Lea Casatella Trevigiana Dop sarà presente come ingrediente Top in 23 esercizi trevigiani e non, tra gelaterie, pasticcerie, panifici e ristoranti e pizzerie. Di seguito l’elenco degli esercizi aderenti: https://casatella.it/wp-content/uploads/2021/05/LOCANDINA_Partner_Low-scaled.jpg. Di seguito, domenica 30 sotto alla Loggia dei Cavalieri a Treviso alle 11 si terrà il festeggiamento ufficiale con taglio della torta e brindisi offerto dal Consorzio Tutela Prosecco Doc.

XVI EDIZIONE DI RADICI DEL SUD: IL 15 GIUGNO L’APPUNTAMENTO È A SANNICANDRO DI BARI

Tornano gli eventi in presenza con il Salone dei vini e degli oli del Sud Italia che si svolgerà martedì 15 giugno 2021 dalle 15 alle 21 al Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari. L’evento sarà il momento conclusivo della XVI edizione della manifestazione Radici del Sud (10-15 giugno), l’unico aperto al pubblico, dove oltre 100 aziende presenteranno la loro gamma di prodotti. Per la prima volta saranno presenti anche produttori provenienti da Sardegna, Abruzzo e Molise, assieme a quelli di Puglia, Basilicata, Calabria, Campania e Sicilia già presenti nelle scorse edizioni.

Per le aziende che volessero partecipare è ancora possibile iscriversi entro il 25 maggio (tutte le info sul sito di Radici del Sud). Circa 140 invece le aziende che hanno finora aderito al Concorso e agli incontri B2B in programma il 13 e 14 giugno sempre nell’ambito della manifestazione. “Siamo immensamente felici di ripartire – commenta Nicola Campanile, organizzatore dell’evento – e di poter finalmente confermare questa edizione di Radici del Sud. Il Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari è stato oggetto di un accurato restauro in questi mesi e oggi è la location perfetta per svolgere eventi in sicurezza mantenendo le distanze sociali anti Covid, grazie agli ampi spazi di cui è dotato. Qui i produttori delle cantine e dei frantoi racconteranno in prima persona il loro lavoro e il territorio. Mi auguro che possa essere un’occasione per molte persone di scoprire qualcosa in più su queste meravigliose regioni e sulle loro tradizioni”.

I due giorni di Concorso, nel quale verranno testati oltre 350 vini di tutto il Sud Italia, saranno riservati a giornalisti, influencer ed esperti di vino, suddivisi in due giurie, una nazionale e una internazionale, guidate da 4 presidenti italiani: Andrea Terraneo (presidente Vinarius), Francesco Muci (Slow Wine), Luciano Pignataro (Lucianopignatarowineblog) e Maurizio Valeriani (Vinodabere) che metteranno in evidenza le caratteristiche più identitarie dei vitigni autoctoni. Negli stessi giorni si terranno nella sala Scuderie, completamente ristrutturata, gli incontri tra produttori di vino e importatori provenienti dall’Europa e, soprattutto, dagli Stati Uniti, che possono giungere in Italia senza effettuare la quarantena.

La conferenza di proclamazione dei vincitori del concorso sarà martedì 15 giugno alle 11 nella corte del Castello, alla presenza dei presidenti di giuria e di tutti gli ospiti nazionali e internazionali. Per partecipare all’evento sarà necessario registrarsi sul sito della manifestazione, oppure si potrà seguire la diretta sui canali YouTube e Facebook di Radici del Sud. La rassegna, patrocinata dal consiglio regionale, dal Dipartimento Agricoltura della Regione Puglia e dal Comune di Sannicandro di Bari, si terrà nel pieno rispetto delle misure anti Covid in vigore. Gli ingressi saranno a numero limitato e contingentati in tre fasce orarie: dalle 15 alle 17, dalle 17 alle 19 e dalle 19 alle 21. Per accedere o accreditarsi è necessario effettuare la registrazione sul sito della manifestazione http://www.radicidelsud.it o contattare la segreteria al 338.5938322 o radicidelsud@gmail.com

RAFFINATA OSPITALITÀ FRA LE VIGNE DELLA FRANCIACORTA AL WINE RESORT CORTE LANTIERI DI CAPRIOLO

Estate 2021: voglia di campagna e di luoghi isolati, nella natura e nella tranquillità. E’ quanto offre Corte Lantieri di Capriolo, elegante Wine Resort nel verde della Franciacorta, fra le più pregiate zone vinicole italiane, amatissima da turisti e wine lovers italiani e stranieri. Immerso fra i vigneti di una grande tenuta da cui provengono i pregiati Franciacorta della storica Cantina Lantieri (fra le più note della zona), ai piedi del caratteristico centro storico del borgo medioevale di Capriolo, il Wine Resort si trova in uno degli angoli paesaggisticamentepiù suggestivi e incontaminati della Franciacorta. Un luogo ideale per un ritemprante soggiorno lontano dalla folla in totale sicurezza, con amplissimi spazi a disposizione dove potersi godere in totale relax il proprio tempo. 

Ricavata dall’accurata ristrutturazione dell’antico palazzo nobiliare della famiglia Lantieri de Paratico,  Corte Lantieri è un ben retiro per pochi, dato che ha solo 7 ampie camere con vista sulle colline e quindi può garantire ai suoi ospiti la massima privacy. Tutt’intorno, grandi terrazze, giardini fioriti, una stupenda piscina con solarium affacciata sulle vigne, sentieri per passeggiate e pedalate, siti appartati dove godere il relax, angoli nel verde per praticare indisturbati yoga e fare movimento en plein air. In sella alle biciclette a disposizione degli ospiti si raggiungonoborghi, pievi abbazie, aree naturalistiche della Franciacorta; a piedi ci si incammina lungo la fitta rete di sentieri che da Capriolo si inoltrano fra vigne e boschi. In un quarto d’ora d’auto si arriva sulle spiagge del lago d’Iseo o si raggiunge Brescia, con i suoi tesori d’arte e storia.

Nel ristorante – aperto anche a chi non alloggia nel Wine Resort –  i piatti dello chef Paolo Zanardi interpretano le stagioni e raccontano con personalità la tradizione gastronomica franciacortina e quella lacustre del vicino lago d’Iseo. Fra i classici, il Risotto al Franciacorta Millesimato mantecato alla Robiola due latti, i Casoncelli della Corte con burro spumeggiante e salvia, le paste con pesce di lago, il Manzo della tradizione di Rovato all’olio extra vergine (piatto-simbolo del territorio). A comporre i piatti, verdure e frutti di stagione (molti dei quali provengono da provenienti dall’orto situato tra i vigneti dell’azienda) e  prodotti del territorio, ampiamente valorizzati anche negli antipasti, che danno spazio a tipicità quali la Sarda essiccata del Sebino con polenta abbrustolita, ma anche a  salumi locali quali la Ret (il salame De.Co. di Capriolo) e il salame di Montisola, e a formaggi tradizionali come il Silter Camuno e il Selvino di Grotta, serviti con sfiziose confetture e mieli locali. Nel menu estivo, dove hanno un posto di rilievo le verdure e gli aromi dell’orto, ecco fra i primi Spaghetti di Gragnano alla carbonara di Lago, Gnocchetti di patate con pesto di fave e trota affumicata, Fusillone con verdure di stagione, pancetta croccante e pecorino. Fra i secondi Filetto di vitello al punto rosa, asparagi e patata schiacciata all’olio del Sebino, Coscia di coniglio disossata e ripiena al forno con polenta bresciana, Filetto di pesce di lago con pomodori secchi e olive nere. Crostatine, semifreddi, dolci al cucchiaio concludono in dolcezza il pasto. Ciascun piatto, presentato con cura e raffinatezza, viene accompagnato dai pregiati Franciacorta della Cantina Lantieri.

Tutte da visitare le cantine della tenuta, dove vengono organizzate anche degustazioni guidate: nella parte più antica, che risale al Settecento, le bottiglie riposano su alte cataste nella penombra, mentre in quella modernasi svolgono le varie fasi della vinificazione secondo le più avanzate tecnologie.  Visitandole, si scopre come nascono i pregiati Franciacorta, prodotti da uve raccolte manualmente nei 20 ettari di vigneti (coltivati in forma biologica) di proprietà aziendale, che si estendono in parte intorno alla cantina e in parte alle pendici del Monte Alto. Vini che si distinguono per la loro freschezza e mineralità ed esprimono i profumi e la polposità del frutto nella sua integrità. A rappresentarli al meglio è il Franciacorta Cuvée Brut NV Lantieri, che ha conquistato il titolo di World Champion nella categoria Classic Brut Non-Vintage Blend al The Champagne & Sparkling Wine World Championship 2019 (CSWWC), il prestigioso concorso ideato da Tom Stevenson, massimo esperto mondiale di Champagne and Sparkling wines.

LA CRU DI GIULIETTA E ROMEO: IL NUOVO RACCONTO DI CHEF GIACOMO SACCHETTO PER BONVERRE.

“Giulietta e Romeo” è la storia d’amore più celebre di tutti i tempi, l’emblema del più puro dei sentimenti, diventato simbolo della stessa Verona. William Shakespeare cinquecento anni fa ha reso immortali due giovani innamorati, oggi Giacomo Sacchetto, chef del Ristorante La Cru, una stella Michelin, a Romagnano (Verona) lo fa con i sapori della sua infanzia. Perché vivano per sempre. Oggi La Cru di Giulietta e Romeo diventa un piatto che racchiude gli ingredienti tipici di questa terra: pancia di maiale, formaggio Monte Veronese Dop e vino rosso delle colline circostanti. È la ventesima creazione di Bonverre, il brand che conserva la cucina italiana in un vaso e che ha scelto proprio Verona come palcoscenico della prossima tappa del “Siediti, ti racconto una storia Tour”, un tasting in diretta streaming il 17 maggio.

Bonverre vuole essere Storyteller di racconti che includono territori, prodotti, ricette, tradizioni, interpreti. E lo fa, oltre che con ricette sottovetro che arrivano ovunque, anche con un circuito di eventi e degustazioni, al momento trasmessi online, nei diversi territori. Dopo la prima tappa a Firenze, da Burde con il Lampredotto Inzimino, il “Siediti, ti racconto una storia Tour” riparte da colline altrettanto suggestive, quelle del territorio veronese.

Il 17 maggio alle 18.30 La Cru di Giulietta e Romeo verrà presentata in anteprima attraverso un evento digitale e live tasting aperto a tutti: giornalisti, chef, rivenditori, appassionati e gourmand.

Un’occasione per scoprire le tipicità e le tradizioni del territorio veronese insieme a ospiti d’eccezione: oltre allo chef Giacomo Sacchetto e al team di Bonverre, interverranno Paola Giagulli, direttore del Consorzio Monte Veronese Dop, Angelo Peretti, direttore del Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino, Alessandro Anderloni, autore e regista teatrale, direttore del Film Festival della Lessinia e Margo Schachter, giornalista e food influencer che modererà l’evento.

Dopo il lancio ufficiale, La Cru di Giulietta e Romeo sarà disponibile da fine maggio online sul sito http://www.bonverre.it, su http://www.atmosferaitaliana.it e nei rivenditori selezionati in tutta Italia e in Europa.

Territorio, materia prima e concretezza: la cucina de La Cru si basa su tre solidi fondamenti, e sulla mano del giovane chef Giacomo Sacchetto. Aperto a novembre 2019 il ristorante si trova a Villa Balis Crema a Romagnano in Valpantena, ai piedi dei Monti Lessini, in provincia di Verona. Nato a Verona nel 1985, Giacomo è un giovane chef che tutti gli chef conoscono, uno che ha fatto esperienza e che non ha voluto saltare le tappe.

Nel corso della sua carriera ha trascorso sette anni al St.Hubertus di Norbert Niederkofler, tre da sous chef, poi altri quattro come sous chef a Casa Perbellini a Verona. Nel 2019 il progetto de La Cru e l’inizio di un’avventura che si concretizza in stella Michelin a pochi mesi dall’apertura. «Non vogliamo una cucina che faccia per forza parte di qualche filone di pensiero, pensiamo a una cucina che sia radicata nel nostro territorio. Quindi facciamo una grande ricerca delle materie prime che andiamo a procurarci nei dintorni e ne facciamo una cucina molto concreta, con piatti che abbiano dai tre ai cinque elementi, comprensibili sia a livello di gusto che visivo» spiega Giacomo, che pur mantenendosi al passo con i tempi, punta a riscoprire delle ricette antiche o a interpretare gli ingredienti del luogo. Con i piedi per terra e con amore.

Fra i loro piatti più rappresentativi le Tagliatelle di riso, foglie di vite, gamberi di fiume e vinacce; il Coniglio in tre cotture con spuma di patate arrosto, mela e rosmarino o il Risotto, Amarone, zucca, capperi e corniolo. E una ricetta a base di pancia di maiale, Monte Veronese Dop e vino rosso che ha preso il nome de “La Cru Giulietta e Romeo” per Bonverre.

Una ricetta inedita, che prende spunto da fatti realmente accaduti. «Ho il ricordo dei miei nonni – racconta lo chef stellato Giacomo Sacchetto – che quando uccidevano il maiale per farne salumi, servivano la pancia di maiale con la verza locale e il vino novello che arrivava in quel periodo. Questa è una ricetta della tradizione veronese in cui la pancetta viene usata in un modo totalmente diverso dal solito, a cui abbiamo aggiunto il Monte Veronese Dop dei Monti Lessini, un formaggio che è molto presente nella nostra cucina e che ci piace tantissimo, e un elemento invernale come la verza moretta di Veronella».

“La Cru Giulietta e Romeo” è un piatto che viene proposto al ristorante, “ingegnerizzato” per diventare un Bonverre. «Abbiamo voluto racchiudere in un vaso – spiega ancora Sacchetto – alcuni ingredienti del nostro territorio, ma soprattutto una grande lavorazione. Ad esempio la pancia di maiale viene cotta per 6-8 ore delicatamente, per renderla fondente, e anche la salsa al vino rosso ha una lavorazione di quattro-cinque ore».

Il risultato? Lo racconta lo stesso chef “Un gusto pieno, con punte sapide dovute alla crema di Monte Veronese Dop, una componente grassa data dalla pancia di maiale controbilanciata dalla nota acida della riduzione del vino rosso e dello scalogno».

La Cru di Giulietta e Romeo si può servire come antipasto insieme ad un’insalata di cavolo cappuccio condita con aceto, oppure diventa un secondo piatto insieme alla polenta. Da provare anche come sugo per primi piatti, pasta o risotti, «ma penso che come secondo piatto sia l’ideale» dice lo chef.

Verona e le colline della provincia sono ricche di cultura e di attività artigianali. Sui Monti Lessini è possibile scoprire una tradizione casearia di altissimo livello.

Il Monte Veronese è un formaggio a denominazione di origine protetta prodotto con latte vaccino tipico della parte settentrionale della provincia di Verona – Lessinia, monte Baldo e fascia collinare prealpina – un’area dove allevamento, alpeggio e produzione di latte e formaggio sono un’antica tradizione.

Ė prodotto in due tipologie diverse: il latte intero, gusto delicato e dolce, struttura morbida, facilmente solubile in bocca, da consumare fresco e il d’allevo, prodotto con latte parzialmente scremato, dal sapore più deciso e saporito, tipico del formaggio stagionato che tende a diventare leggermente piccante con il protrarsi della stagionatura.

«È un formaggio con una componente sapida e in certe stagionature anche piccante – spiega Sacchetto – e lo usiamo per diverse preparazioni. Nella ricetta Bonverre è presente il Monte Veronese Dop di 24 mesi, per dare una nota leggermente piccante e un po’ più sapida alla nostra ricetta».

VENEZIA, SABATO 1 MAGGIO RIAPRE GRANCAFFÈ QUADRI

Dopo oltre sei mesi di chiusura, la terrazza del Quadri riapre sabato 1 maggio con una proposta gastronomica completamente rinnovata dai fratelli Alajmo, insieme agli chef Silvio Giavedoni e Annamaria Radicci.

Ispirata ai bacari e alla tradizione veneziana dei cicchetti, la carta consentirà agli ospiti di gustare un’offerta varia che comprende: botoli e moeche fritti, arancino di verdure, garusoli alle erbe, blinis di baccalà mantecato anguilla e caviale, tartare di dentice, oppure scampi crudi con panzanella di pomodoro. Ci saranno anche i cicchetti dolci come il sorbetto di fragole con granita di sambuco o la tazza di cioccolato nocciola e caffè.

Oltre alla carta, cambia la politica dei prezzi, completamente rivisitati: i cicchetti variano dai 3,50 ai 10 euro per il blinis con il caviale. L’offerta dei vini diventa più ricca, più fruibile. Rinfrescata anche la carta dei cocktails da Lucas Kelm, bar manager del Gruppo Alajmo. 

Quando riaprirà il Quadrino, lo stesso bistrot continuerà il servizio a cicchetti integrandolo con un’offerta di piatti del giorno che oggi, in periodo di emergenza, viene vietati in piazza.

Perché questa scelta? «Di necessità virtù – racconta Raffaele Alajmo – perché non c’è stata nessuna considerazione per il nostro settore, nessun aiuto, ma anche nessuna voglia di morire. Abbiamo analizzato il Quadri e la nostra offerta in tutte le sue sfaccettature e ne abbiamo ridisegnata una nuova post pandemica, il “bacaro in piazza” è il primo atto. Altissima qualità di cucina italiana e veneziana in varie espressioni. Ricominciamo dai cicchetti». Al momento la terrazza del Quadri sarà aperta solo i weekend ma si spera di aprire presto anche durante la settimana. «Il tutto è partito dall’impossibilità di fare ristorazione in Piazza San Marco – aggiunge Massiliano Alajmo – per una regolamentazione comunale che non ha consentito nessuna deroga. Abbiamo sostituito i panini, i club sandwich e altre proposte salate con una linea elegante e golosa in forma di piccoli cicchetti che permette di pranzare e cenare in modo molto più informale, più giovane, più rilassato, ma sempre nel rispetto delle regole».

Questi gli orari: aperto sabato 1 maggio e domenica 2 maggio dalle 9 alle 22, da venerdì 7 maggio, tutti i venerdì, sabato e domenica dalle 9 alle 22.

IL MONTE VERONESE DOP PROTAGONISTA DE “LA CRU DI GIULIETTA E ROMEO”

Il formaggio Monte Veronese e la città di Verona sono i protagonisti della nuova creazione culinaria per Bonverre, che sarà presentata in diretta streaming lunedì 17 maggio nel “Siediti, ti racconto una storia Tour”. La ricetta proposta dallo chef Giacomo Sacchetto, del Ristorante La Cru, una stella Michelin, a Romagnano (Verona), è intitolata infatti “La Cru di Giulietta e Romeo”. Un riferimento alla storia d’amore più famosa al mondo, ambientata a Verona, poiché i protagonisti della sua creazione sono gli amati prodotti tipici di questa terra: pancia di maiale, formaggio Monte Veronese Dop e vino rosso delle colline circostanti. Si tratta della ventesima creazione di Bonverre, azienda che è riuscita a racchiudere in un vaso la raffinata arte della ristorazione italiana.

L’appuntamento con la diretta è lunedì 17 maggio alle 18.30 per la presentazione in anteprima di “La Cru di Giulietta e Romeo” attraverso un evento digitale e live tasting aperto a tutti: giornalisti, chef, rivenditori e appassionati. A raccontare le tipicità e le tradizioni del territorio veronese saranno direttamente i protagonisti del progetto: lo chef Giacomo Sacchetto, il team di Bonverre, Paola Giagulli direttore del Consorzio Monte Veronese Dop, Angelo Peretti direttore del Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino e Alessandro Anderloni autore e regista teatrale, direttore del Film Festival della Lessinia. A moderare l’evento Margo Schachter, giornalista e food influencer. Una storia da ascoltare, ma soprattutto da degustare. I partecipanti potranno, previa registrazione sul sito http://www.bonverre.com – da effettuarsi entro il 5 maggio – acquistare e ricevere a domicilio un kit per la degustazione per 2 persone, che comprende: il nuovo piatto Bonverre “La Cru di Giulietta e Romeo”, firmato dallo chef Giacomo Sacchetto, tre differenti stagionature di Monte Veronese Dop, una bottiglia di vino Montebaldo Bardolino Morlongo di Vigneti Villabella.

Per partecipare all’evento, basterà collegarsi alle 18.30 del 17 maggio al link della diretta YouTube che sarà comunicato su tutti i social media di Bonverre.

La ricetta sotto vetro sarà poi disponibile da fine maggio online sul sito di Bonverre, su http://www.atmosferaitaliana.it e nei rivenditori selezionati in tutta Italia e in Europa. «Il progetto con Bonverre – commenta Alfonso Albi, presidente del Consorzio Monte Veronese Dop – fa parte di una serie di iniziative del Consorzio volte a ampliare la conoscenza della versatilità dei nostri formaggi, che sono ottimi degustati da soli, ma che sanno essere eccezionali ingredienti in cucina. Siamo orgogliosi che anche chef di alto livello utilizzino il Monte Veronese nelle loro creazioni, diventando portavoce autorevoli delle qualità dei nostri prodotti».

Il Monte Veronese è un formaggio a denominazione di origine protetta tipico del Veneto. La zona di provenienza del latte, della sua trasformazione e della stagionatura del formaggio è situata nella parte settentrionale della provincia di Verona. Si tratta di un’area prevalentemente montana, ricca di fertili pascoli, che vanta un’antica tradizione di allevamento del bestiame, di alpeggio e di produzione di latte e formaggio. In questo territorio, che corrisponde grosso modo alla Lessinia, al monte Baldo e alla fascia collinare prealpina veronese, è prodotto esclusivamente con latte di vacca, in due tipologie diverse: Monte Veronese “latte intero” e Monte Veronese “d’allevo”, che si distinguono per diverse e specifiche modalità di lavorazione e quindi per il loro aspetto e sapore. «Il Monte Veronese Dop dei Monti Lessini – spiega lo chef Giacomo Sacchetto – è un formaggio molto presente nella nostra cucina. Con una componente sapida e in certe stagionature anche piccante, lo utilizziamo per diverse preparazioni. Nella ricetta Bonverre è presente il Monte Veronese Dop di 24 mesi, per dare una nota leggermente piccante e un po’ più sapida alla nostra ricetta».

IL 26 APRILE HANGAR78 SILIKOMART A MELLAREDO DI PIANIGA (VENEZIA) OSPITERÀ LA SELEZIONE DI PANETTONE WORLD CHAMPIONSHIP

Hangar78 Silikomart è la scuola dove si formano le nuove menti creative e si allenano i pasticceri del futuro. Il regno per la formazione di quanti puntano all’eccellenza nel settore del food e della pasticceria, a Mellaredo di Pianiga (Venezia), ospiterà lunedì 26 aprile la quarta tappa italiana di Panettone World Championship, il campionato dedicato al lievitato simbolo del Natale ideato e organizzato dall’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano. Sono 19 i panettoni che saranno degustati dalla giuria formata dai pastry chef Alvaro Bido, consulente per Silikomart e per la linea di pasticceria premium del marchio La Donatella di Forno d’Asolo, e Luca Bernardini, ambassador per Silikomart e docente di pasticceria nella Scuola di Alta Formazione Creativa di Hangar78; i giudici saranno affiancati dai mestri dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano Maurizio Bonanomi, presidente della Commissione esaminatrice, Mario Bacilieri e Anna Sartori.

La scuola è stata scelta per la capacità di coniugare tradizione e innovazione, rispettando la storia e la materia prima dei prodotti; ma anche per saper diffondere le diverse filosofie e culture del gusto. «Crediamo – ha spiegato Valentina Bartolozzi, direttrice della Scuola Hangar78 – che il legame fra tradizione e innovazione sia rappresentato nella capacità di declinare i grandi classici della pasticceria secondo sapori originali, forme innovative e ingredienti che tengano conto del crescente numero d’intolleranze. Considerando, poi, chi ospitiamo tanti professionisti provenienti da tutto il mondo, crediamo in uno degli obiettivi fondamentali dei nostri percorsi: diffondere le diverse filosofie e culture del gusto, non solo per padroneggiare al meglio la nostra, ma anche per trovare la creatività necessaria alla creazione di nuove ricette».

La forma è il biglietto da visita del pasticcere, uno strumento fondamentale per raccontarne lo stile e ricordarne l’identità. «Nei nostri percorsi – continua la direttrice – insistiamo affinché gli studenti siano in grado di strutturare un dolce e possano così mettervi il loro tocco personale». La scuola è caratterizzata da un’offerta formativa principalmente basata su due percorsi di alta formazione a tema pasticceria e ristorazione. Il fiore all’occhiello di Hangar78 è il Master of Pastry Innovation, un percorso intensivo di tre mesi strutturato su Masterclass della durata di due settimane ciascuna. Ogni Masterclass è composta a sua volta da diversi workshop, corsi brevi di massimo cinque giorni, e si sviluppa secondo tematiche diverse per permettere al futuro pasticcere di arricchire il proprio bagaglio di competenze teoriche e pratiche, ampliando visione ed esperienza con una specializzazione nel mondo della pasticceria innovativa. A seconda del livello di preparazione ed esigenze, ogni studente può scegliere se frequentare il Master completo, le singole Masterclass o i singoli workshop. Al termine del Master e delle Masterclass il corsista riceve un attestato di perfezionamento valido all’interno dell’Unione Europea.

«Abbiamo scelto Hangar78 per ospitare le selezioni – spiega il maestro Maurizio Bonanomi per uno dei capisaldi sui quali si fonda la formazione della scuola, rappresentato dalla capacità di guardare al futuro nel rispetto della tradizione. Prima di sperimentare e fare ricerca i nostri ragazzi devono capire e studiare il passato e le tradizioni».

Panettone World Championship in Italia

Il viaggio di Panettone World Championship verso HostMilano farà tappa in sei fra le migliori scuole di pasticceria e di cucina nazionali. Per le selezioni in Italia saranno scelti 30 panettoni che rappresenteranno l’Italia alla semifinale. Le prossime tappe di Panettone World Championship saranno il 3 maggio alla scuola iTalenti al Dulca Srl di Rimini (Emilia Romagna). La penultima tappa, prima della semifinale, si svolgerà il 10 maggio all’Icif, l’Italian Culinary Institute for Foreigners a Costigliole d’Asti (Asti). Panettone World Championship all’estero Sarà selezionato un panettone come rappresentante del Paese estero di provenienza. In totale saranno ammessi quattro rappresentanti dall’estero e 30 dall’Italia. Dopo la prima tappa per le selezioni all’estero ospitata l’Atelier Barcelona, i prossimi appuntamenti si svolgeranno a Singapore, al The Culinary Institute of America, il 12 maggio; in Brasile alla Escola de Gastronomia da Universidade de Caxias do Sul, il 17 maggio, e in Argentina alla Escuela de Pastelería Profesional il 19 maggio. La semifinale a Parma e la finale a Milano ad ottobre 2021

Saranno 34 i panettoni che concorreranno alla semifinale che si svolgerà venerdì 22 ottobre all’Alma – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana nel cuore della Food Valley. Di questi soltanto 20 andranno in finale che si svolgerà domenica 24 ottobre ad HostMilano 2021, la fiera mondiale dedicata al settore della ristorazione e dell’accoglienza.

FERROWINE OSPITA LA COMPAGNIA DEL CIOCCOLATO E IL PREMIO TAVOLETTE D’ORO 2021

Le Tavolette d’Oro, gli Oscar del cioccolato italiano di qualità, arrivano alla cerimonia finale nella splendida cornice dello Store Ferrowine a Castelfranco Veneto (Treviso). L’evento, con diretta sulla pagina Facebook ufficiale di Compagnia del Cioccolato, si terrà in presenza, rispettando tutti i rigidi protocolli prevista dalla normativa anti Covid-19, domenica 25 aprile 2021 alle 16.

Le Tavolette d’Oro rappresentano uno dei premi dedicati al cioccolato più prestigiosi in Italia e i giudizi degustativi sono assegnati secondo le schede di valutazione e i criteri ideati da Compagnia del Cioccolato. La speciale novità di quest’anno sarà l’intervento dei Sommelier Ferrowine che selezioneranno il corretto abbinamento Beverage per ogni cioccolato vincitore.

La Compagnia del Cioccolato è attiva da più di 25 anni e vanta più di 1000 associati con una composizione che va dagli amanti del “cibo degli dei” a degustatori professionali, giornalisti del settore, esperti a vario titolo del food e raffinati gourmet. La Compagnia, sempre attenta alle problematiche legate al cioccolato di qualità, con questi riconoscimenti vuole fornire una valutazione completa, a tutto tondo, dei cioccolati in vendita in Italia e un orientamento per i suoi soci e per tutti i consumatori. Proprio per questa ragione sono stati assaggiati più di novecento tra cioccolati in tavoletta e altri prodotti al cioccolato, (dragées, cremini, gianduiotti, creme spalmabili, canditi e frutte ricoperte, praline e così via).

I cioccolati che hanno superato gli 85 centesimi sono arrivati in finale e nella loro complessità rappresentano l’eccellenza del prodotto italiano. Oggi vengono presentati i finalisti di ogni categoria e nella Premiazione finale saranno assegnate le Tavolette d’Oro per l’anno 2021 e “I cioccolati d’eccellenza” ai cioccolati finalisti di ogni categoria. Quest’anno si raggiunge la 19ma edizione del Premio che vuole segnalare i migliori cioccolati nelle categorie: latte e latte ad alta percentuale di cacao, gianduia, fondente e origini, aromatizzati e speziati, praline, frutta ricoperta, spalmabili, cremini, cioccolati grezzi e le Tavolette speciali (cioccolatiere emergente, cioccolatiere internazionale, massa di cacao, Premi speciali).

Compagnia del Cioccolato, per la premiazione 2021 ha pensato di organizzare qualcosa di davvero speciale: l’iniziativa, come anticipato, si svolgerà in presenza nella suggestiva cornice dello store Ferrowine a Castelfranco Veneto rispettando tutti i protocolli sanitari anti Covid-19. In nome dello spirito di condivisione che ha sempre contraddistinto la Compagnia, sarà messa a disposizione anche una diretta Facebook dell’evento in modo da allargare la partecipazione il più possibile.

Una degustazione a distanza che però, quest’anno, diventa ancora più interessante grazie all’apporto dei sommelier di Ferrowine che abbineranno vini o spirit a ogni vincitore e si tinge di magia grazie alla collaborazione con Spaghetti&Mandolino, l’e-commerce del migliore tipico d’Italia. È proprio qui infatti che troverete in vendita, da lunedì 19 aprile, le speciali box composte da alcuni dei prodotti premiati durante l’appuntamento. Sette tesori che potranno essere vostri in modo semplice, comodo e veloce.

Una Festa della Liberazione particolare, un momento che speriamo essere il punto di svolta per un orizzonte in cui potremo tornare alla normalità che così tanto ci manca. Una normalità che per Compagnia del Cioccolato rappresenta la possibilità di tornare a fare didattica portando avanti la volontà di trasmettere tutta la conoscenza e l’amore per il cioccolato.

Ferrowine è il luogo in cui fare e diffondere la cultura del buon bere: un punto vendita di oltre 1000 metri quadrati disposto su tre piani che ospita una selezione di oltre 5000 articoli (1500 vini, 1500 spirits, 500 birre) e cibi selezionati di altissima qualità. Il negozio è stato pensato e realizzato con un’architettura moderna, ma ispirata alle antiche biblioteche: i prodotti sono custoditi gelosamente dalle nicchie in un ambiente con caratteristiche atmosferiche e di temperatura adatte. Oltre all’area dedicata alla vendita, ci sono un salotto interno e caveau, una scuola di bartending, una sala degustazione di vino e food, due sale conferenze e un ampio parcheggio. Un negozio che è già diventato un punto di riferimento nel Veneto e non solo. Aperto nel 2014, lo Store Ferrowine di Castelfranco Veneto è il risultato di un progetto durato quasi tre anni, che ha rappresentato un nuovo inizio per Ferro Distribuzione, azienda che opera nella distribuzione di bevande per il settore alberghiero, che si rivolge con un nuovo approccio alla cultura e al mondo del food & beverage. Oggi, l’azienda conta anche un secondo Experience Store a Jesolo Lido (Venezia), inaugurato nel 2019.

BORTOLOMIOL PORTA LA CERTIFICAZIONE AMBIENTALE EDP NEL VINO

Il 14 aprile 2021 l’ente di Stoccolma che presiede l’International Epd System ha pubblicato la prima Dichiarazione Ambientale di Prodotto (Environmental Product Declaration) nel settore vitivinicolo; ad ottenerla è lo Ius Naturae, Prosecco Superiore Docg Brut Millesimatoprodotto da uve dei filari del Parco della Filandetta, cuore biologico dell’azienda della famiglia Bortolomiol di Valdobbiadene (Treviso).

La certificazione di Ius Naturae è il risultato di un progetto iniziato nel 2018 da Bortolomiol in collaborazione con Indaco2, una società spin-off dell’Università di Siena, per l’Analisi del Ciclo di Vita (LcaLife Cycle Assessment) dei vini dell’azienda. Si tratta di un monitoraggio completo del processo produttivo, dalla gestione del vigneto fino allo smaltimento dei materiali di confezionamento, normato dagli standard ISO14040-44 e riconosciuto a livello internazionale.

È proprio facendo riferimento all’Analisi del Ciclo di Vita del prodotto che si predispone la Dichiarazione Ambientale di Prodotto, l’unica certificazione di sostenibilità ambientale attualmente valida a livello internazionale (ISO 14025).

«Trattandosi della prima Epd attualmente presente nel settore vitivinicolo, l’iter è stato impegnativo e articolato perché ha dovuto definire le regole che saranno adottate da tutte le cantine che, nel mondo, vorranno ottenere tale certificazione» affermano Riccardo Pulselli ed Elena Neri, responsabili del progetto e fondatori di Indaco2.

Le linee guida di riferimento (Pcr – Product Category Rules) per la certificazione, ancora assenti nel settore, sono quindi state redatte da Indaco2 in partnership con Bortolomiol SpA, Winecircus srl e Fattoria La Maliosa e sono state validate e pubblicate nel novembre 2020.

Tra gli indicatori calcolati ed esposti nella Epd, un’attenzione particolare è rivolta alla Carbon Footprint, ovvero la quantità di gas serra emessi direttamente e indirettamente in atmosfera nel corso dei processi della filiera produttiva. L’impronta carbonica per ogni bottiglia da 750 millilitri di Ius Naturae è risultata di 1.54 chilogrammi di anidride carbonica, il 22 per cento in meno rispetto alle medie internazionali. Impronta carbonica che viene comunque ampiamente compensata da un terreno boschivo di oltre tre ettari che la famiglia Bortolomiol tutela nei pressi del Monte Cesen.

«Siamo soddisfatti di questo importante risultato – dice Elvira Bortolomiol, vice presidente della casa Spumantistica di Valdobbiadene –perché da anni la nostra azienda è impegnata nel promuovere una produzione sempre più sostenibile. Abbiamo fortemente voluto il nostro vigneto biologico, dove nasce Ius Naturae, e abbiamo introdotto già dal 2011 il protocollo Green Mark, usato da tutti i nostri viticoltori, in cui si definiscono le pratiche da adottare in vigneto. Con la certificazione, si aggiunge un importante tassello al nostro progetto ma l’impegno non si ferma qui perché abbiamo già avviato il lavoro per certificare l’intera azienda e la sua produzione».

Roberto Cipresso, amministratore di Winecircus, conferma l’importanza dell’iniziativa: «Non si può parlare di qualità senza perseguire il concetto di sostenibilità ambientale. Istituire una metodologia per quantificare la sostenibilità con una metrica condivisa e oggettiva è quindi un passo in avanti di vitale importanza per il mondo del vino» afferma il winemaker internazionale che già nel suo libro del 2018 “Vino. Il romanzo segreto” aveva espresso la necessità di individuaresistemi di monitoraggio super partes, applicabili in tutto il mondo.

IL ROSATO È UNA COSA SERIA: GIUSTI PRESENTA IL ROSALIA PROSECCO DOC ROSÉ

Nulla deve essere lasciato al caso: è questa l’idea con cui è stato pensato Rosalia Prosecco Rosé Doc, il primo vino ad essere lanciato dalla cantina, frutto della consulenza dell’esperta di fama internazionale Graziana Grassini. Un vino che l’enologa toscana ha saputo interpretare con cura e attenzione, senza fretta, dando alle uve il tempo di esprimersi al meglio – e che proprio per questo esce in aprile, senza seguire le tendenze ma piuttosto rispettando le necessità del vino.

«Abbiamo pensato – afferma Graziana Grassini – a un prodotto fatto per durare nel tempo, stabilizzandone il colore, i profumi e il perlage. Si è partiti da uve scelte in parcelle selezionate, per poi dedicare attenzione particolare al colore, con un taglio con il Pinot Nero in presenza dei lieviti».

La creazione di un Prosecco Rosé Docin casa Giusti Wine risponde alle richieste del mercato estero, da sempre caro ad Ermenegildo Giusti, imprenditore del Montello, Nervesa della Battaglia (Treviso), che dopo una vita in Canada ha deciso di omaggiare la sua terra portandone i prodotti nel mondo.

«Abbiamo voluto uno spumante che duri nel tempo – spiega Ermenegildo Giusti – perché Giusti Wine, sin dalla sua fondazione, si rivolge al mondo. Questo vino, come tutti gli altri della nostra gamma, è pensato per viaggiare e offrire anche oltreoceano un prodotto perfetto a distanza di tempo dall’uscita dalla cantina».

Il Prosecco Rosé Doc è solo il primo passo del percorso iniziato con Graziana Grassini, scelta da Ermenegildo Giusti per la sua sensibilità internazionale e la grande professionalità con l’obiettivo di dare un’interpretazione originale ai vini del Montello. La grande sfida è legata all’Asolo Prosecco Docg, che uscirà a settembre, e alla valorizzazione della varietà autoctona Recantina che, secondo l’enologa, ha le potenzialità di un grande vitigno.

Rosalia Prosecco Rosé Doc Giusti Wine esprime al naso piacevoli ed eleganti sentori sia di frutta gialla che rossa: nocepesca, ciliegia e profumi floreali di rosa appena schiusa. Inizialmente si rivela fresco su fondo sapido; cresce poi la percezione di polposa morbidezza e un aroma di pesca matura. Ha un gusto secco, intenso ed elegantemente lungo. Perfetto come aperitivo, si accompagna con classe a crudités e fritti delicati di pesce e frutti di mare, ma anche a specialità più sapide come il Prosciutto di Parma.

BARDOLINO: ISTITUITE UFFICIALMENTE LE SOTTOZONE MONTEBALDO, LA ROCCA E SOMMACAMPAGNA

Montebaldo, La Rocca e Sommacampagna, i tre storici cru del Bardolino in provincia di Verona, sono tornati realtà: è stato pubblicato lunedì 12 aprile 2021 sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali che riconosce le tre sottozone e che permette al nuovo disciplinare di produzione della Doc Bardolino di entrare ufficialmente in vigore.

I tre cru del Bardolino erano già noti alla fine dell’Ottocento, quando il vino rosso rubino del lago di Garda era servito nei Grand Hotel svizzeri accanto ai vini di Borgogna e del Beaujolais. Già allora si conosceva l’esistenza di tre sottozone, individuate dai commercianti di vino nel 1825 (trent’anni prima della classificazione dei Bordeaux, fatta nel 1855) e poi identificate geomorfologicamente da Giovanni Battista Perez nel 1900 nel volume “La Provincia di Verona ed i suoi vini”. Ai vini di queste macro-zone erano riconosciute alcune peculiarità organolettiche e qualitative, che però sfuggirono ai compilatori del disciplinare di produzione del 1968.

«Siamo orgogliosi – commenta Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela del Bardolino – che sia finalmente giunto a conclusione un lungo percorso iniziato oramai sei anni fa, nel 2015. Il nuovo disciplinare che da oggi entra in vigore ha lo scopo di puntare sulla territorialità e di valorizzare le diverse caratteristiche dei vini delle tre sottozone storiche, già note due secoli fa. Si tratterà di produzioni limitate e di considerevole pregio, destinate a offrire una nuova prospettiva, anche in termini di longevità, ai vini rossi del nostro territorio, esaltandone le caratteristiche di leggerezza e di finezza, secondo una visione storica che è tornata di grande modernità».

L’area di produzione della sottozona Montebaldo comprende i territori comunali di Affi, Caprino Veronese, Cavaion Veronese, Costermano sul Garda e Rivoli Veronese. La zona prende il nome dall’omonima catena montuosa, dove le altitudini sono maggiori e il clima è più fresco. I vini qui prodotti ricordano i profumi della fragola e dei chiodi di garofano.

La Rocca, così chiamata dal colle che domina il lago di Garda a nord di Bardolino, comprende invece i comuni di Bardolino, Castelnuovo del Garda, Garda, Lazise, Peschiera del Garda e Torri del Benaco: nei vini di questa sottozona si ritrovano le note di lampone e di cannella. Sommacampagna è la sottozona delle colline a sud-est della denominazione e comprende i comuni di Bussolengo, Pastrengo, Sommacampagna, Sona e Valeggio sul Mincio. Si tratta dell’antica Summa Campànea, l’alta campagna assolata che emerge dalla pianura. Ciliegia e pepe nero sono i profumi tipici dei suoi vini.

Per i produttori che abbiano rispettato fin dalla scorsa vendemmia le prescrizioni molto stringenti del nuovo disciplinare sarà possibile uscire sul mercato già il prossimo settembre con i primi Bardolino di sottozona dell’annata 2020: il decreto autorizza infatti la retroattività dell’utilizzo in etichetta del nome Montebaldo, La Rocca o Sommacampagna, che avrà una dimensione doppia rispetto a quella della menzione Bardolino, proprio per sottolineare la forte identità dei vini provenienti dai tre cru.

Un’ulteriore modifica prevista dal disciplinare di produzione della Doc Bardolino, inoltre, dispone che dalla vendemmia 2021 la percentuale massima utilizzabile di uva Corvina salga al 95 dall’80 per cento in vigore sinora. Solo 100 quintali per ettaro la produzione di uva ammessa per le sottozone (contro i 120 quintali della “base” del Bardolino).

GLI SPUMANTI PALADIN ANTICIPANO L’ESTATE

Aria di novità da Paladin: la cantina di Annone Veneto (Venezia), che fa capo al gruppo guidato dalla famiglia Paladin, anticipa l’estate e presenta la sua linea spumanti in una veste del tutto nuova. In un periodo difficile, che ci costringe a sacrificare la convivialità di cui un calice di spumante è il simbolo, l’intento è quello di dare un messaggio di speranza e positività, con l’augurio che, con l’arrivo della bella stagione, si possa tornare a condividere momenti di gioia e spensieratezza.

Le etichette del nuovo Prosecco Rosé, del Prosecco Millesimato Extra Dry, del Prosecco Dry e dello Spumante Brut sono declinate in tinte vivaci e impattanti, con una grafica pulita e moderna. Una banda colorata, diversa per ciascuna tipologia di vino, è accompagnata da una frase del fondatore Valentino Paladin, padre di Carlo e Roberto e nonno di Francesca, terza generazione della famiglia. «Con queste etichette – spiega Francesca Paladin – abbiamo voluto omaggiare mio nonno Valentino, un uomo che ha dedicato tutta la sua vita all’amore per la terra e la vite. Rileggere le sue parole è come averlo ancora qui con noi ad aiutarci e sostenerci».

Una nuova immagine che recepisce le richieste del mercato di oggi, sempre più attento tanto all’estetica quanto all’etica. Tutti gli spumanti Paladin sono certificati vegan, non solo nel contenuto ma anche nella bottiglia stessa: nessun prodotto animale è stato usato in tutte le fasi della produzione dei vini, comprese le colle utilizzate per l’etichettatura.

Grande importanza è data anche a progetti di responsabilità sociale, tema molto caro alla famiglia Paladin. Tutti i dipendenti sono coinvolti nella raccolta dei tappi di sughero dell’intera cantina, che l’associazione Tappodivino (https://www.tappodivino.it/ ) destina al riciclo per produrre diversi materiali, da quelli impiegati in bioedilizia alle suole di scarpe. L’intero ricavato della vendita di questi materiali riciclati viene poi donato all’associazione Viadinatale onlus (https://viadinatale.org/), realtà che accoglie gratuitamente i pazienti in cura al Centro di rierimento oncologico di Aviano (Pordenone) e i loro familiari.

WARSTEINER ITALIA LANCIA LA NUOVA BIRRA WARSTEINER BREWERS GOLD

Warsteiner Italia, filiale della birreria privata tedesca, lancia la prima birra non filtrata della sua lunga storia, di oltre 260 anni, e lo fa supportandola con una serie di azioni forti e concrete a sostegno della rinascita del settore alberghiero italiano. Il lancio di prodotto è avvenuto in anteprima tramite un evento digitale riservato ai distributori, nel quale è stata presentata sia la nuova birra che la piattaforma digitale, che mette in contatto gli appassionati di Warsteiner e i gestori dei locali. Un segno di dedizione al canale rafforzato dalla scelta di partecipare anche all’edizione digitale di Beer Attraction come sponsor, oltre che ospite in una delle tavole rotonde dell’International Horeca Meeting, dedicata alle innovazioni che cambieranno l’alberghiero.

Il lancio di un prodotto nuovo e innovativo per il mercato delle lager tedesche dimostra la voglia di innovare, pur rispettando la propria tradizione. La Warsteiner Brewers Gold è una specialità lager non filtrata, leggermente ambrata, realizzata nel rispetto dell’Editto di Purezza, come da tradizione Warsteiner. Lanciata in esclusiva per il canale ho.re.ca, ciò che caratterizza questa Lager è il fatto di essere brassata con il luppolo Brewers Gold, preziosissimo luppolo autoctono europeo, che le conferisce note floreali, speziate e di ribes nero. Il grado di amaro è equilibrato e si abbina perfettamente alle note di caramello e miele, conferite dai malti Münchener e Pilsner.

«Warsteiner Brewers Gold – dice Lorenzo Dabove in arte Kuaska – è una birra molto innovativa, pur rimanendo aderente alla tradizione tedesca nello stile. Il luppolo Brewers Gold è di tradizione inglese, lanciato da più di un secolo, ha fatto la fortuna anche di molti birrifici del Belgio, ma è quasi sempre utilizzato in dry hopping con malti chiari. Mi ha stupito l’idea di Warsteiner di utilizzare questo luppolo in bollitura in una birra ambrata, per le mie conoscenze si tratta di un utilizzo inedito soprattutto per la scena birraria tedesca. Consiglio Warsteiner Brewers Gold a chi vuole scoprire, grazie a questo luppolo speciale, un gusto nuovo, in una birra equilibrata, di facile bevibilità e anche innovativa».

Warsteiner ha presentato in anteprima Brewers Gold ai propri distributori, agenti e clienti ottenendo un risultato eccezionale, sintomo della grande fame di novità del settore: alla presentazione – tenutasi il 26 marzo scorso e fruibile esclusivamente su piattaforma digitale dedicata e su invito – hanno partecipato circa 1.000 fra responsabili e agenti di tutti gli oltre 100 partner distributivi di Warsteiner Italia. Un evento digitale molto speciale, realizzato come uno show televisivo, che ha visto la conduzione della giornalista Francesca Baraghini e la presenza di Kuaska e di Paolo Cevoli.

La seconda delle azioni messe in campo in Italia dal birrificio tedesco è il lancio della piattaforma web “Warsteiner Lovers” (http://www.warsteinerlovers.it): il luogo in cui gli appassionati possono letteralmente trovare e incontrare i locali in cui vengono servite le birre del gruppo Warsteiner. Ogni locale cliente può registrarsi, creare il proprio profilo inserendo informazioni come indirizzo, orari di apertura, informazioni di contatto, caricare il menù e la carta birre. Gli appassionati possono accedere e – attraverso la mappa – individuare il locale Warsteiner più vicino e consultarne il profilo. «Abbiamo le idee molto chiare per il futuro – commenta l’amministratore delegato Luca Giardiello – e desideriamo che Warsteiner Brewers Gold sia il simbolo della ripartenza del nostro settore, per questo abbiamo deciso di lanciarla in esclusiva per il settore alberghiero. Non a caso abbiamo scelto di lanciare un prodotto nella categoria delle speciali, un trend in grande crescita, in linea con le esigenze dei consumatori, sempre più alla ricerca di birre sorprendenti nel gusto ma equilibrate e di facile bevibilità. Warsteiner Brewers Gold è disponibile in fusto 20 litri slim, bottiglia 33 centilitri e lattina 50 centilitri. Supportare significa innovare non solo nei prodotti, ma anche nei servizi, per questo abbiamo sviluppato l’innovativa piattaforma Warsteiner Lovers, per guidare i nostri consumatori, intercettati sui social network, alla scoperta dei nostri locali, dove poter consumare la Warsteiner. Per noi il digitale è l’occasione di rafforzare la partnership di filiera con i distributori di bevande, offrendogli strumenti di sell-out”.

Warsteiner inoltre conferma la propria presenza al Beer Attraction 2021 come sponsor ed ospite. Nell’anno in cui Beer Attraction – la principale fiera di settore dedicata all’alberghiero. – deve svolgersi in forma digitale, Warsteiner non rinuncia infatti a dare il proprio intervento concreto. Sarà infatti ospite al convegno Italgrob “Tutto il buono del Covid: le innovazioni che cambieranno l’Ho.re.ca.” che si terrà il 13 aprile alle 10.45.

ZORZETTIG: IL TEMPO E IL RISPETTO DELLA NATURA NEI BIANCHI MYÒ

Una nuova visione incentrata sul valore del tempo inteso non solo come rispetto per la natura e il suo ritmo, ma anche come processo di evoluzione del vino stesso. È partita da qui l’idea di Annalisa Zorzettig, titolare dell’azienda vitivinicola di Cividale del Friuli (Udine), di evolvere l’approccio ai vini bianchi della linea Myò Vigneti di Spessa – Pinot Bianco, Friulano, Sauvignon, Ribolla e Malvasia – prolungandone l’affinamento e attendendo non più uno, bensì due anni per presentarli sul mercato. L’unico a essere stato messo in commercio nel 2020 è stato I Fiori di Leonie, un blend di Friulano, Pinot Bianco e Sauvignon del millesimo 2018, che si è aggiudicato al suo debutto i Tre Bicchieri del Gambero Rosso.

«La volontà di prolungare l’affinamento prima della messa in commercio delle nuove annate Myò è stata una conseguenza diretta delle scelte fatte a priori in vigneto – spiega Annalisa Zorzettig – Su alcuni appezzamenti della linea Myò abbiamo selezionato uve con un grado di maturità e complessità generale più accentuato. Per la malvasia istriana abbiamo attuato una sorta di doppia maturazione ragionata (Dmr), che ha permesso di ottenere sulla stessa pianta uve con grado zuccherino, acidità e in generale caratteristiche sensoriali diverse».

Gli ottimi risultati ottenuti da queste uve sono anche il frutto del lavoro coordinato con l’agronomo Antonio Noacco che ha censito la biodiversità, ossia controllato la presenza degli organismi utili, di insetti bio indicatori e la biodiversità vegetale in vigneto. Il lavoro è proseguito con pratiche volte a stimolare la presenza di specie vegetali spontanee e autoctone, come per esempio lo sfalcio a filari alterni e la creazione di infrastrutture – aree verdi ecologiche interne ed esterne ai vigneti secondo il progetto Biodiversity Care. In cantina il lavoro è stato condotto dall’enologo Saverio Di Giacomo. Successivamente alla fermentazione, una lunga sosta sui lieviti e l’affinamento in piccole botti di rovere hanno dato un risultato armonico dal punto di vista organolettico, una maggiore corposità e persistenza aromatica. Si tratta di vini che sono ancora agli inizi di un percorso e che potranno dare ulteriori conferme nei prossimi anni.

VIAGGIO AL CENTRO DEL TERROIR: IL FUTURO DI MONTE DELLE VIGNE È BIOLOGICO

Arriva a compimento il percorso sostenibile di Monte delle Vigne iniziato nel 2016: dal 2021 la vendemmia sarà interamente biologica e certificata dall’Icea – Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale.

In Monte delle Vigne l’attenzione all’ambiente emerge in tutte le fasi produttive. A guidare questo corso, fin dal suo esordio, il rispetto della natura e della tradizione, principi ispiratori di tutela del patrimonio e dell’identità dei Colli di Parma: già da diversi anni l’azienda di Ozzano Taro (Parma) limita l’utilizzo di prodotti fitosanitari in vigna e sceglie tecniche naturali e poco invasive, semina il sovescio per il controllo naturale delle erbe infestanti, rifiutando i disseccanti chimici, e attua un attento dosaggio delle risorse idriche disponibili.

Il lavoro in cantina prevede procedure di riciclo dei materiali e la struttura stessa è pensata in ottica di efficientamento energetico, per ridurre al minimo l’impatto ambientale. L’approvvigionamento energetico della cantina ipogea è garantito anche da un impianto fotovoltaico e da un impianto solare termico per la continua riduzione dell’impronta carbonica: oltre il 35 per cento dell’energia utilizzata è autoprodotta. Tra gli obbiettivi per i prossimi anni l’azienda parmense intende aumentare l’utilizzo di energia elettrica ottenuta da fonti rinnovabili.

«Nonostante il periodo complesso che stiamo attraversando, siamo alla vigilia di un anno epocale per Monte delle Vigne – dichiara l’amministratore delegato Lorenzo Numanti – Vogliamo affrontare le sfide che abbiamo di fronte con la consapevolezza che l’unica scelta possibile è avere a cuore la salute del nostro pianeta e di chi lo abita. Attraverso l’agricoltura biologica ci poniamo l’obbiettivo di valorizzare i nostri vigneti, eliminando ogni dinamica invasiva per un futuro ‘a impatto zero’, al fine di raccontare storie irripetibili di grandi terroir, di grandi vigneti e di grandi vini».
«A Monte delle Vigne vogliamo custodire la nostra terra, sviluppare una viticoltura sostenibile e in equilibrio naturale – conclude il presidente Paolo Pizzarotti – incentivando la ricerca delle metodologie più avanzate, per contrastare i cambiamenti climatici ormai evidenti ed elevare la qualità dei nostri vini. È un percorso non facile, ma estremamente stimolante, che speriamo di poter perseguire e affinare».

BENTU LUNA E L’INESTIMABILE TESORO DELLE VECCHIE VIGNE NEL CUORE DELLA SARDEGNA

Bentu Luna è il nuovo progetto enologico di Gabriele Moratti guidato dall’amministratore delegato Gian Matteo Baldi al centro della regione Sardegna, l’unico in Italia a basarsi totalmente su vecchie vigne, che vanno da un minimo di 35 fino ai 115 anni di età. La cantina ha sede a Neoneli, in provincia di Oristano, mentre l’attività si sviluppa tra il Barigadu e il paesaggio policolturale del Mandrolisai, uno dei quattordici in Italia iscritti al Registro nazionale dei Paesaggi rurali d’interesse storico e l’unico della regione.

Lo stile Bentu Luna pone al centro l’essere umano e la sua capacità di interpretare la natura secondo creatività e scienza. Il valore intrinseco di quest’area è il terroir, inteso come intersezione tra microclima, qualità del suolo e lavoro dell’uomo. «I vigneti – spiega Gian Matteo Baldi – sono il frutto di una cultura millenaria rimasta pressoché invariata, fondata sul concetto di non proprietà e di naturale ereditarietà familiare che rischiava di essere abbandonata poiché non creava più reddito. Insieme ai contadini e agli abitanti di Neoneli abbiamo concordato per la gestione condivisa dei vigneti, così da integrare la manodopera e il sapere locale con le nostre competenze tecniche e tecnologiche».

La struttura organizzativa dell’azienda, come per la tenuta Castello di Cigognola in Oltrepò Pavese, si presenta snella e intergenerazionale, con giovani professionisti coadiuvati da consulenti esterni di caratura internazionale. L’enologa sul posto è Emanuela Flore, affiancata dall’agronomo Giovanni Bigot e da altri professionisti tra cui l’enologo Beppe Caviola come responsabile dei blend.

L’approccio umanistico non può prescindere da un profondo rispetto per l’ambiente: dalla gestione dei vigneti all’architettura della cantina, fino ai materiali utilizzati per il confezionamento dei vini, tutto è pensato in ottica di sostenibilità e risparmio energetico.

Al fine di tutelare l’integrità di suolo, piante e grappoli, all’interno della vigna non sono ammessi macchinari ma solo uomini e animali. La raccolta è manuale così come la pressatura. Ciascuna particella è vinificata separatamente all’interno di vasche in cemento crudo di piccole dimensioni per rispettare le specificità di ogni microzona. Tutti i vini sono a fermentazione spontanea, con pied de cuve altamente selezionato e curato al fine di evitare derive. L’alta precisione e il minimo intervento umano, possibile grazie a un grande lavoro preparatorio in vigna, portano alla nascita di vini puliti che compiono subito la fermentazione malolattica.

Le prime etichette a esordire sul mercato sono Mari e Sobi. Mari è un Mandrolisai Doc, da vigneti tra i 35 e i 70 anni allevati ad alberello. Le uve sono 35% Bovale sardo, 35% Cannonau, 30% Monica raccolte nella prima decade di ottobre. Dopo una lenta e accurata diraspatura del grappolo, prende avvio la fermentazione con piede spontaneo in vasche di cemento. L’affinamento è di otto mesi in barrique di rovere di secondo passaggio, durante il quale si effettuano leggeri bâtonnage e si attiva la malolattica. Ne nasce un vino di grande equilibrio: al naso emergono note speziate, in bocca è morbido e colpisce per gli avvolgenti sentori di frutta scura e la deliziosa nota salata; il finale è caldo. Lo stesso processo di vinificazione è adottato per Sobi, rosso di Sardegna da vigneti tra i 35 e i 70 anni allevati ad alberello, per un naso delicato e una grande struttura. Le varietà che lo compongono provengono da diverse zone di Neoneli. I vitigni sono per il 25% Bovale sardo, 35% Cannonau, 5% Monica e 35% tra Pascale, Cagnulari, Carignano e Barbera.

TREDICI VINI PER BRINDARE AI PAPÀ

Sulle loro spalle abbiamo imparato a non aver paura del mondo e a osservarlo da un’altra prospettiva, sentendoci dei giganti. Ci hanno insegnato ad affrontare nuove sfide con le sole nostre forze, anche se loro erano a pochi passi da noi, senza farsi vedere, pronti ad accorrere in nostro aiuto. Ci hanno accarezzato il viso mille volte, ci hanno avvolto in abbracci infiniti. Ci hanno sgridato per una bravata adolescenziale, e sono stati i primi ad acclamarci per un successo ottenuto. Oggi brindiamo ai nostri papà, in occasione della loro festa: uomini dalle mani forti pronti a sfidare il mondo intero per l’amore di un figlio. Anche se in questo momento, forse, sono distanti, alziamo i calici in onore dei nostri eroi quotidiani. 

Un classico intramontabile, un vino bianco dalle infinite potenzialità, con intensi aromi agrumati, di pera e pesca bianca che si fondono con delicati sentori di erbe aromatiche: il Pecorino Abruzzo Dop 2018 di Cantina Tollo è come il Barone Rampante di Italo Calvino, grande classico della letteratura italiana a cui si ispira l’etichetta. Semplicemente un invito a uscire dall’ordinario per assaporare lo straordinario, a non rimanere per forza ancorati alle regole prestabilite. Perché in fondo i papà sono dei supereroi che vestono gli abiti tradizionali dei capofamiglia, degli uomini tutti d’un pezzo, ma sono quelli che più si abbandonano ai sogni dei loro bambini, i loro migliori compagni di giochi e di avventure.

Prezzo: 16 euro nello shop online della cantina.

Ultima annata prodotta per questo uvaggio di Sauvignon, Pinot Grigio, Chardonnay e Riesling Italico prodotto da quello che viene considerato il papà degli Orange Wine moderni, Josko Gravner. I vigneti dai quali è stata raccolta l’uva sono stati infatti tutti espiantati tra il 2011 e il 2012, a seguito della decisione del vignaiolo di Oslavia di dedicarsi unicamente alla coltivazione delle varietà autoctone Ribolla Gialla e Pignolo. Solo 2000 le bottiglie prodotte e il vino sta già diventando introvabile. Il regalo perfetto per il papà collezionista. Prezzo medio in enoteca o e-commerce specializzati: dai 160 ai 180 euro per la bottiglia da 750 millilitri.

Per il 19 marzo Monte Zovo propone a un prezzo speciale una selezione di cinque vini rossi per festeggiare insieme a tutti i papà, tra cui il Calinverno 2016, anche in formato magnum. È il vino che meglio rappresenta l’unicità di Monte Zovo, un gioiello frutto dell’esperienza e della tecnica dell’azienda, prodotto solo in annate particolarmente favorevoli a partire da un blend di uve Corvina e Corvinone, Rondinella, Croatina e Cabernet Sauvignon. Calinverno nasce per volontà di Diego Cottini, patron dell’azienda, e dei figli Mattia e Michele: è un vino che racconta una storia di famiglia e dimostra che l’intesa tra padri e figli può portare a risultati straordinari, in vigna come nella vita.
Prezzo speciale di 17,45 euro per la bottiglia di 750 millilitri, 24,45 euro per il formato magnum, in promozione da venerdì 12 marzo alle 23.59 di venerdì 19 marzo, nello shop online della cantina.

Per la festa dedicata a tutti i papà Bulichella propone il Tuscanio Bianco, il vermentino Costa Toscana. L’annata 2020 sarà imbottigliata nello stesso periodo della Festa del Papà. Un vino per celebrare il rapporto tra padre e figlio, fatto di complicità, di confidenze e di sagge conoscenze da tramandare: una condivisione di pensieri tra chi ha l’esperienza di una vita vissuta e chi, invece, ha appena iniziato il suo cammino. Emblema di questa relazione sono i due cinghiali raffigurati in etichetta, il padre ed il suo cucciolo: il sapere e la saggezza del più anziano si intrecciano con l’innocenza e l’entusiasmo del più giovane.

Prezzo: 16 euro nello shop online della cantina.

Uno spumante forte e di grande eleganza, per brindare a momenti indimenticabili. È il Lessini Durello Brut Doc di Giannitessari, che all’assaggio nel calice si rivela ben bilanciato tra acidità e mineralità. Un vino equilibrato, che alterna carattere e gentilezza, così come tutti i nostri papà: dal giorno della nostra nascita, con fermezza e carezze, ci aiutano silenziosamente a crescere lungo le strade della vita. Perché, come affermava Umberto Eco, “ciò che diventiamo dipende da quello che i nostri padri ci insegnano in momenti strani, quando in realtà non stanno cercando di insegnarci. E noi siamo formati da questi piccoli frammenti di saggezza”.

Prezzo: 21,20 euro in e-commerce specializzati.

Per la Festa del Papà Monte del Frà propone il Tenuta Lena di Mezzo Valpolicella Classico Superiore Doc. Un vino che rappresenta al meglio il fascino e l’eleganza di Fumane, un territorio bellissimo e dalle mille sfaccettature. Un vino e un luogo unici, come lo sono i nostri papà, che sanno essere al tempo stesso forti e intelligenti, capaci di ascolto e di dialogo, concreti e saggi.
Prezzo: 13.60 euro nello shop online della cantina.

Annalisa Zorzettig sceglie la Malvasia 2019 della selezione Myò Vigneti di Spessa per rendere omaggio al padre Giuseppe, recentemente scomparso, e a tutti i papà. È un vino che nasce dalle vecchie viti di un vigneto piantato nel 1920, a 210 mt sul livello del mare, vanto del Cavalier Zorzettig. Il suolo qui è argilloso, composto da Ponca, la caratteristica stratificazione di marnie arenarie di origine eocenica. Le uve raccolte a mano nella seconda metà di settembre, vengono diraspate, per poi fermentare alcolicamente in acciaio a una temperatura controllata. Il risultato è un vino al naso minerale, floreale e diretto, in bocca sapido, avvolgente e lungo come l’abbraccio di un padre.
Prezzo medio in enoteca o e-commerce specializzati 16/18 euro per la bottiglia da 750 millilitri.

Per la Festa del Papà il Consorzio di Tutela dei Vini Doc Colli Berici e Vicenza propone il Tai Rosso, uno dei simboli dell’enologia berica. Questo vino nasce da un vitigno vigoroso che per esprimersi al meglio necessita di una particolare esposizione alla luce e al calore, e per questo ha trovato sui Colli Berici un habitat ideale. Di colore rosso rubino non troppo intenso e dal riflesso granato, il Tai Rosso, all’olfatto fruttato, con sentori di viola e frutti rossi di sottobosco, al gusto è asciutto, morbido, leggermente tannico, con sentori di prugna e lampone. Un vino di consumo quotidiano, ottimo se abbinato alla carne alla griglia oppure bollita, ma anche alla Sopressa Vicentina Dop e al Prosciutto Crudo Veneto Berico-Euganeo Dop. Ideale per tutti i papà amanti dei momenti conviviali che potranno scegliere il loro Tai Rosso fra le cantine socie del Consorzio.

Per la Festa del Papà Cantina Tramin propone un vino che scalza gli stereotipi della sua stessa varietà: Unterebner Pinot Grigio, che si è affermato come nobile interpretazione del vitigno. L’impronta alpina non si lascia condizionare da mode e tendenze, si distingue per eleganza e finezza, stimola i sensi con la sua freschezza, mineralità e una sorprendente persistenza. Già nel 1989 con l’avvio del progetto “Terminum”, che impegnava Cantina Tramin in un percorso votato all’eccellenza, il Pinot Grigio fu inserito nella rosa di vini simbolo dell’ambizioso progetto. Un amore coltivato con grande cura nello storico cru protetto da splendide montagne.
Prezzo: 23,40 euro nello shop online della cantina.

Per un papà che ama vivere mille esperienze avventurose con i suoi figli pensiamo ad un Cabernet Franc in purezza, Scipio di Tenuta Sette Cieli, che prende il nome dal valoroso generale Romano Scipione, che sconfisse Annibale nelle guerre puniche. Un rosso realizzato da rese molto basse nel territorio di Bolgheri, dal naso complesso, con note eleganti di frutta e spezie, che al sorso risulta fitto e invitante …a un nuovo assaggio.

Prezzo: 60 euro nello shop online della cantina.

Anche ai papà piace il rosa. Ancora di più se proveniente dalle suggestive colline del Chianti Classico fiorentino, dove ha sede tenuta Poggio Torselli. I sentori del Bizzarria Rosato risveglieranno i papà dal torpore invernale proiettandoli dolcemente alla primavera. Il Toscana Igt da uve 100 per cento Pugnitello si rivela al naso con note floreali di gelsomino, rosa, violetta e agrumi. Il colore è rosa chiaretto intenso, limpido e vivace nel calice. Un vino elegante e stimolante che ricorda la piacevolezza delle passeggiate all’aria aperta per ammirare la natura che ogni anno si rinnova. Se oltre a passeggiare si organizza anche un pic-nic, un formaggio fresco o di media stagionatura e un salume saporito si abbinano perfettamente al Bizzarria Rosato.

Prezzo: 30 euro nello shop online della cantina.

La dedica è nel nome. Il Nebbiolo di Castello di Cigognola nasce proprio dal ricordo di Gian Marco Moratti del padre Angelo Moratti, un pensiero affettuoso e intimo che la tenuta dell’Oltrepò Pavese condivide con tutti i papà. Nel calice Per Papà mostra il colore rosso trasparente tipico della varietà, che anticipa al naso sentori di frutta rossa e cuoio. Al palato è balsamico, con un corpo elegante e ben integrato al legno.

Prezzo: 29 euro su e-commerce specializzati.

Per celebrare tutti i papà Cantina Valpantena propone un elegante vino rosso dal colore fitto e brillante, adatto alle grandi occasioni: l’Amarone Brolo dei Giusti. In epoche passate il “giusto”, dopo aver lavorato fino a sera nella vigna, sedeva sui muretti a secco della Valpolicella, le “marogne”, e ammirava i suoi grappoli d’uva che ogni giorno, come figli, sapevano sorprenderlo raccontandogli storie sempre nuove. Quale miglior regalo allora per ricordare ai “giusti” di oggi, pur indaffarati tra mille occupazioni, la quotidiana sorpresa di chi vuol loro bene?

Prezzo: 58,50 euro su e-commerce specializzati.

PRO CASEUS, COME PRODURRE UN FORMAGGIO MIGLIORE? TE LO DICE UN CHIP

Avere nelle stalle latte più buono e nei caseifici più formaggio ora si può grazie a Pro Caseus, un nuovo metodo per predire l’attitudine casearia del latte di un bovino grazie all’ausilio di un chip genico brevettato da Intermizoo e dall’Università di Padova. L’Istituto interregionale per il miglioramento del patrimonio zootecnico presenta, in anteprima, le ricerche effettuate in partnership con Unipd, un contributo destinato a rivoluzionare il mondo lattiero-caseario. Con il nuovo indice Pro Caseus, si stima un aumento di produzione di formaggio fino al 10 per cento. E il segno più non è solo in quantità, ma soprattutto in qualità organolettica e sensoriale.

«Nel mondo il 70 per cento del latte viene trasformato in formaggio e l’Italia è tra i primi dieci Paesi produttori. Da qui la necessità di uscire dalle logiche che abbiamo seguito fino ad oggi. E Pro Caseus rappresenta un cambio di prospettiva. Con questo metodo innovativo il produttore, cioè l’allevatore, può finalmente pensare alla destinazione del latte: il formaggio» spiega Francesco Cobalchini, direttore generale di Intermizoo

«Questo risultato – ha continuato Cobalchini – è il frutto di un grande lavoro di squadra tra il mondo della ricerca, Intermizoo e le organizzazioni degli allevatori, iniziato nel 2007 con il primo progetto di lavoro denominato “BullAbility” con la collaborazione del Dipartimento Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e ambiente dell’Università di Padova per migliorare l’efficienza dell’intera filiera lattiero-casearia. Determinante è stato l’apporto di tutti coloro che ogni giorno si dedicano con passione a far crescere la nostra azienda e che hanno contribuito a portare Intermizoo nei 5 continenti».

Pro Caseus misura la capacità del toro di generare figlie in grado di produrre un latte che può essere trasformato in maniera più efficiente in formaggio. Una scoperta a vantaggio dei consumatori finali, dei trasformatori e degli allevatori. Chi sceglie animali con indice Pro Caseus sa che sta scegliendo capi selezionati per la loro spiccata attitudine casearia e che producono più latte, più buono.

«L’indice Pro Caseus rappresenta un prodotto della collaborazione tra Università di Padova e Intermizoo, a favore degli allevatori italiani. La genetica italiana dispone, oggi più di ieri, di uno strumento innovativo e di eccellenza, rivolto al miglioramento della caseificazione del latte vaccino, in grado di mantenere quella posizione di leadership casearia indiscussa e riconosciuta nel mondo al nostro Paese»,spiega Martino Cassandro dell’Università di Padova.

Un latte destinato ad essere trasformato in formaggio di alta qualità dovrebbe coagulare entro un determinato range di minuti, correlati alla tipologia di formaggi che si stanno producendo, e formare rapidamente una cagliata con una consistenza idonea alle successive lavorazioni, mentre un latte con un’attitudine casearia non ottimale, oltre ad avere una resa in formaggio inferiore, può influire sulla qualità finale del formaggio, sulla sua composizione, sull’incidenza di difetti e scarti, sul tempo e costo di trasformazione. Il nuovo indice Pro Caseus consente agli allevatori di migliorare la produzione del latte destinato alla trasformazione che tradotto significa più quantità, ma anche più qualità con ricadute positive in termini di sostenibilità per l’intera filiera.

Il formaggio con latte Pro Caseus è più buono. I pannel test condotti su formaggi Pro Caseus hanno evidenziato una qualità casearia migliore rispetto ad altri tipi di formaggi. Le analisi sensoriali comparative sono state fatte su Asiago d’allevo e Grana Padano prodotti con la stessa lavorazione e con latte da bovine Frisona/Holstein. Dalle valutazioni, il formaggio con indice Intermizoo è stato giudicato migliore all’assaggio rispetto all’altro campione: più intenso nel colore, nell’odore e nell’aroma, meno pungente, meno acido, meno friabile e con meno cristalli. Non presenta, inoltre, sentori di cotto o di crosta. Gli altri formaggi prodotti con latte diverso sono risultati, invece, con colore, odore e aroma meno intensi e meno complessi, più acidi, pungenti, più consistenti, asciutti e con un maggior numero di cristalli.

Il formaggio con latte Pro Caseus rende di più. Il latte buono offre una bella fetta di guadagno in più facilitando il lavoro dell’allevatore e del trasformatore. Le ricerche svolte hanno dimostrato che ogni aumento unitario del tempo di coagulazione porta ad una perdita di circa 0,25 chilogrammi di formaggio ottenibile da 100 chili di latte. «Un ridotto tempo di coagulazione ed una elevata forza del coagulo rendono la cagliata e la pasta del formaggio ottimali, evitando anomale fermentazioni microbiche che causano riflessi negativi sulla struttura e sulle caratteristiche organolettiche del formaggio e, di conseguenza, un impatto sul valore commerciale del prodotto finito» continua Cassandro. Grazie alle sue migliori caratteristiche coagulative, un litro di latte Pro Caseus consente di produrre fino al 10 per ento di formaggio in più.

Il formaggio con latte Pro Caseus fa bene all’ambiente. Con il 10 per cento in meno di latte necessario per produrre una forma di formaggio, si avranno ricadute positive sia per la salute del consumatore che per la sostenibilità dell’intera filiera, basti pensare al minor consumo di risorse come acqua e suolo e alla minore quantità di latte trasportato. Un aspetto su cui riflettere se si considera che, negli ultimi 40 anni, la produzione mondiale di latte ha avuto un incremento del 64 per cento.

Intermizoo, l’Istituto interregionale per il miglioramento del patrimonio zootecnico, nasce nel 1974. Seleziona, cioè individua gli animali più idonei a produrre le eccellenze Made in Italy che tutto il mondo ci invidia. Lavora a contatto con gli allevatori e gli operatori della filiera lattiero-casearia per migliorare la popolazione animale. Tra gli obiettivi: aumento della longevità e della fertilità sia delle vacche che del seme del toro e miglioramento della qualità del latte per la trasformazione casearia, delle varianti proteiche e dell’attitudine casearia. Oltre alla sede di Padova, ha un centro di produzione di seme bovino a Brussa di Caorle (Venezia), da sempre all’avanguardia per il benessere animale. Il parco tori riproduttori è composto da 208 unità, tutti di elevato e certificato pregio genetico. Ogni anno vengono distribuite un milione di dosi fecondanti, metà in Italia e l’altra metà all’estero.

VINO, LA NORVEGLIA PUNTA SULLE GRANDI DENOMINAZIONI DI VERONA

La Norvegia punta sui vini veronesi. L’ultimo dei quattro appuntamenti online organizzati da Coldiretti Veneto con i buyer stranieri ha visto coinvolti dieci operatori norvegesi (importatori, ma anche blogger e giornalisti del settore) che hanno degustato in diretta nove vini presentati dalle aziende veronesi. Il webinar, organizzato grazie ai finanziamenti Unione Europea Organizzazione comune del mercato (Ocm) Vino Promozione Paesi terzi, si è aperto con la degustazione di due vini bianchi, il Soave e il Lugana, rispettivamente di Tenuta Grimani e Le Morette. Il viaggio è poi continuato con il Bardolino di Bronzo Vinicio e il Valdadige di Albino Armani. A seguire due Valpolicella Ripasso a confronto, quelli di Villa Crine e Corte Merci. Per finire, tre Amarone della Valpolicella di Vini Gamba, Falezze e Aldrighetti. Le novità che questo territorio sta esprimendo – dice Coldiretti Veneto – sono state direttamente spiegate dalla voce dei  produttori e presentate ad operatori specializzati selezionati dalla Camera di Commercio Italiana per la Svezia. Sostenibilità, territorialità e biodiversità sono i temi trattati, di sicuro interesse per il mercato nord-europeo. L’incontro è stato moderato da Alessandro Torcoli di Civiltà del Bere, che ha aggiunto alle introduzioni aziendali alcune note degustative, oltre a valorizzare le scelte fatte dalle nuove generazioni di vitivinicoltori.

GIMME FIVI, IL 27 OTTOBRE CHIEDI DI BERE INDIPENDENTE

Un assaggio del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti di Piacenza: a un mese esatto dalla decima edizione (27 – 29 novembre 2021) mercoledì 27 ottobre arriva l’appuntamento Gimme Fivi. Un progetto nato per invitare tutti gli appassionati ad andare a conoscere i numerosi Punti di Affezione Fivi: ristoranti, enoteche e wine bar dove scoprire i vini e i Vignaioli di una delle realtà più importanti del vino in Italia, che fa dell’attaccamento al territorio e della viticoltura artigianale i propri valori fondanti. Durante la serata del 27 ottobre, nei 37 locali aderenti, un Vignaiolo presenterà i vini di altri Vignaioli Indipendenti raccontando ai presenti il “mondo Fivi” attraverso la degustazione e l’abbinamento con piatti e specialità proposte dai locali. Si andrà alla scoperta del lavoro e della filosofia che caratterizzano i Vignaioli dell’associazione, produttori che curano personalmente l’intera filiera produttiva, dalla coltivazione delle vigne fino alla produzione e all’imbottigliamento dei vini.

Nei locali aderenti di Piacenza l’iniziativa proseguirà tutti i mercoledì fino alla data del Mercato dei Vini.

Gimme Fivi sarà un’anticipazione da non perdere in attesa del Mercato dei Vini, in calendario a Piacenza Expo da sabato 27 a lunedì 29 novembre 2021, che quest’anno vedrà la partecipazione di 680 Vignaioli. Una decima edizione molto attesa che avrà come focus la transizione dell’agricoltura verso pratiche sempre più sostenibili, per tutelare il territorio e preservare l’ecosistema. Fivi4Future – I Vignaioli coltivano la ricerca è infatti il progetto strategico pluriennale lanciato dalla Federazione, articolato in numerose azioni che mettono al centro la sostenibilità ambientale e la tutela della biodiversità nei vigneti.

Per maggiori informazioni e la lista dei locali aderenti a Gimme Fivi: www.fivi.it/gimmefivi-il-27-ottobre-chiedi-di-bere-indipendente/
Per le prenotazioni è necessario rivolgersi direttamente al locale che ospita l’iniziativa.

I biglietti del Mercato saranno presto disponibili in prevendita sul sito http://www.mercatodeivini.it

IL TOUR INVERNALE DEI FOOD ENSEMBLE RIPARTE DALLE VARIAZIONI DI POMODORO

Il 23 ottobre, in concomitanza con la prima data del tour invernale, (dettagli sulle date in aggiornamento si possono vedere su foodensemble.it/eventi) i Food Ensemble fanno uscire Variazioni di Pomodoro, un lungo brano concepito come suite, un viaggio attraverso i suoni e i sapori complessi che nascono da un elemento simbolo della cucina italiana come può essere il pomodoro.

Variazioni di Pomodoro, seguendo la filosofia propria della band, è un brano (dal 23-10 disponibile su foodensemble.it/variazionidipomodoro) ed è anche un piatto. Una composizione i cui sapori vengono espressi sonoramente attraverso le melodie in un continuo rimpallo di sensazioni gustativo-uditive che sono la cifra distintiva delle performance dei Food Ensemble.

Un piatto complesso in cui il pomodoro viene declinato in cinque diverse espressioni che rappresentano i 5 gusti fondamentali, quelli che combinati insieme permettono al nostro palato di percepire uno spettro infinito di sensazioni, a cui è la musica a fare da cassa di risonanza. È la nota che caratterizza la composta di pomodori verdi misti, tenerumi, peperoni verdi, cipollotti, cicoria, porro e mela verde: cotta lentamente con zucchero di canna e sale marino, senza aggiunta di grassi, crea una base agrodolce al piatto.

È il retrogusto piacevole che accompagna i pomodori verdi. Il pomodoro costoluto Camone di Sardegna viene lavorato con lattofermentazione in salamoia al 2 per cento di sale marino: un procedimento questo che serviva tradizionalmente per utilizzare i pomodori di settembre che faticano ad arrivare a maturazione.

Pomodoro San Marzano: sbollentato con un taglio a croce sulla buccia per pelarlo facilmente poi reso morbido e profumato dalla concentrazione di odore e sapore che avviene nella vasocottura. Ricetta tradizionale di famiglia dello chef dei Food Ensemble per i cosiddetti “pelati”: che fanno ritrovare anche d’inverno il calore e la pienezza del sapore del pomodoro. La sapidità della concentrazione del gusto la troviamo nei Petali di buccia di pomodoro essiccata che quando vengono riscaldati, emanano un particolare profumo di pomodoro arrostito.

Pomodorini Ciliegini: per antonomasia la dolcezza del pomodoro. Scottati in padella ad alta temperatura con aglio fresco, zenzero grattugiato e abbondante olio Evo, vengono poi affumicati al momento con chips Hickory.

NOVITÀ LOISON 2021, IL PANETTONE PISTACCHIO MATCHA

Sonia Pilla ha da sempre una grande passione per i tè: “Già 30 anni fa, i primi tempi in cui viaggiavamo all’estero per lavoro, mi piaceva accompagnare Sonia alle più importanti Tea Room delle capitali europee – racconta Dario Loison – : ho bellissimi ricordi a Londra dal Brown’s Hotel o al Ritz Hotel dove le piaceva assaporare il classico e tradizionale Afternoon Tea, esperienza che si completava con l’acquisto di decine e decine di tipologie di tè differenti”.

Ogni viaggio, quindi, è sempre stato un’occasione per provare nuove esperienze nelle “Tea Room” di tutta Europa e portare a casa nuovi tè, non per collezione ma per conoscere ogni aspetto di questa bevanda, che Sonia assapora quotidianamente, diventando giorno dopo giorno una cultura intrinseca alla famiglia Loison. Da questo rituale, inevitabilmente, l’interesse e la curiosità hanno portato alla scoperta del tè verde Matcha di differenti provenienze e tipologie.

Si fa presto a dire Pistacchio, quello utilizzato in Loison è il pregiato Pistacchio verde di Bronte Dop, Presidio Slow Food, così chiamato per la sua colorazione verde smeraldo. «Il pistacchio è una pianta che produce ad anni alterni – spiega Dario Loison – ma per noi questo non è un problema visto il rapporto che ci lega ai fornitori, selezionati personalmente da me per serietà e affidabilità, che ci garantiscono oltre alla continuità anche la purezza della materia prima, riconoscibile dal gusto senza dubbio più intenso rispetto ad altre produzioni italiane ed estere». Il risultato è una crema di pistacchio completamente rinnovata, dall’intenso sapore aromatico di pistacchio, persistente con lievi note resinose.

Il pistacchio Verde di Bronte Dop è un Presidio Slow Food che farcisce la Veneziana dal 2012. Da oltre 30 anni Dario aderisce all’associazione Slow Food e da 15 ne utilizza i presidi. Perché unire il Pistacchio al tè verde Matcha? «Ho pensato di valorizzare ancora di più il pistacchio Verde di Bronte Dop con un elemento prezioso e tradizionale come il Tè Matcha, che non è solamente funzionale al colore ma se ben dosato e calibrato dona valore aggiunto di altissima finezza –spiega Dario Loison». «Abbiamo fatto un lungo e ciclopico lavoro di ricerca e studio – prosegue Loison – non solo nel nostro laboratorio ma coinvolgendo un team del Sol Levante che vive e opera in Italia tra cui una pasticcera giapponese che collabora stabilmente nel nostro laboratorio -conclude Dario Loison -. Il risultato è stata la scelta di un particolare e selezionatissimo tè verde Matcha delle colline di Uji, Kyoto, ottenuto attraverso meticolose procedure di controllo qualitativo, consapevoli che tale selezione sarà apprezzata dal nostro ampio pubblico gourmet composto da amici foodie, chef e appassionati sempre più attenti, informati e alla ricerca della qualità.

Il panettone Pistacchio Matcha è frutto dell’incontro di una tradizione tutta italiana con un rituale millenario. Con questo abbinamento Loison aspira ad elevare l’atto dell’assaggio imprigionando la vista, incuriosendo l’olfatto, avvolgendo il palato. Al gusto non si rivela al primo morso ma assaggio dopo assaggio attraverso un cuore di crema di Pistacchio Verde di Bronte Dop, morbida e succosa uvetta sultanina e una golosa copertura di cioccolato bianco ricco di burro di cacao e sentore di vaniglia, arricchito da preziosa polvere di tè Verde Matcha, granella di pistacchi e pistacchi verdi di Bronte Dop interi.

Il panettone Pistacchio Matcha è disponibile in tre collezioni della linea Top: Genesi (un chilo e 500 grammo), Gold (750 grammi), Latta (un chilo).

Il Matcha è un pregiato tè verde giapponese ottenuto dalla lenta macinatura a pietra delle foglie, fino a diventare una polvere sottile palpabile come il talco. Le sua caratteristica è l’intenso colore verde brillante e un sapore particolarmente complesso che vira verso l’erbaceo, molto avvolgente, con note umami e un retrogusto amarotico.

In Giappone il rituale della preparazione è chiamato “Cha no yu” (acqua calda per il tè) che prevede la stretta osservanza di precise regole e utensili appositi. È un rituale dal carattere profondamente spirituale che richiede una grande preparazione e precisi movimenti: un cerimoniale millenario a cui Sonia Pilla ha avuto l’onore di parteciparvi e che abbiamo documentato con un eccezionale video.

Un buon Panettone deve sempre avere la sua caratteristica fruttata pertanto anche in questa specialità è presente l’elemento tradizionale del Panettone come l’uvetta sultanina appassita al sole naturalmente senza semi: si distingue per la sua particolare dolcezza, consistenza e aromaticità, un ingrediente tecnicamente evoluto per l’esclusivo procedimento di aromatizzazione realizzato internamente in Loison.

Il panettone Pistacchio Matcha fa parte della linea Top, ed è realizzato con ingredienti di base freschi come uova da galline allevate a terra, latte, burro e panna di montagna. Gli altri ingredienti vengono selezionati in base alle eccellenze territoriali: dal fior di farina allo zucchero italiano, dal sale marino integrale di Cervia alla vaniglia Mananara del Madagascar (Presidio Slow Food), senza escludere i preziosi ingredienti aromatici, valutati con estrema cura e creatività.

GABRIELE DANI, IL LIEVITISTA TOSCANO PREMIATO CON SEI SPICCHI NELLA GUIDA PIZZERIE D’ITALIA DEL GAMBERO ROSSO 2022

A pochi giorni dalla presentazione ufficiale della decima edizione della guida Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso, la guida pubblica in anteprima i “Tre Spicchi 2022” e, tra le molte conferme e poche novità per la Toscana, emerge il conferimento di ben sei Spicchi a Gabriele Dani per i suoi locali a Cecina (Livorno) e a Firenze: Disapore Caffè e Pizzeria Gourmet dove Gabriele ha confermato i Tre Spicchi che aveva ottenuto l’anno scorso per la prima volta, Bottega Dani la nuova meta gastronomica nel cuore della campagna cecinese, aperta a giugno 2021, unico locale dove poter sperimentare la Picciaccia, e Largo 9 dove Gabriele in veste di Executive ha portato la sua esperienza e i prodotti ideati e sperimentati negli altri suoi locali, ottenendo in un solo anno il raggiungimento di altri Tre Spicchi.

Appassionato ed esperto con una formazione che spazia dal lievito madre alla biotecnologia, dai fenomeni chimici e fisici dei prodotti della panificazione all’arte del “toppings”, Gabriele Dani maestro lievitista, formatore e consulente, già affermato nonostante la giovane età propone in tutti i locali dove è possibile “assaggiarlo” impasti e ricette da lui ideati o interpretati, come la sua versione di pizza al vapore, ispirata alle tecniche di panificazione asiatica e al pane/focaccia cinese, che prevede una cottura completa nel forno a vapore – a differenza del padellino classico dove il passaggio del vapore è solo una delle fasi della cottura, e la Piciaccia, l’ultimo prodotto signature di Gabriele Dani e la prima pizza 100 per cento toscana con ricetta inedita che riscopre la tradizione della schiacciata, rivisitandola per renderla un prodotto da pizzeria, realizzata con solo ingredienti toscani, dall’impasto ai topping. Il primo pensiero di Gabriele Dani, subito dopo essere stato premiato, va alla sua squadra di lavoro e ai suoi obiettivi futuri: «Questo traguardo è un altro passo in avanti di un percorso personale fatto di studi, sperimentazioni e tanto lavoro. Non è un semplice punto d’arrivo, ma uno stimolo per mantenere l’eccellenza della nostra produzione e del nostro servizio e per soddisfare il mio grande desiderio di far conoscere ad un pubblico sempre più ampio il mondo dei lievitati toscani e la Toscana delle eccellenze enogastronomiche attraverso il mio lavoro. Per questo motivo ho ideato la prima pizza 100 per cento toscana, la Piciaccia con topping che valorizzano artigiani e tradizioni toscane al 100 per cento. Far assaggiare la prima pizza toscana – continua Dani – e le mie ricette dedicate a eccellenza, gusto, digeribilità e salubrità, continueranno ad essere il fondamento del mio lavoro, a Disapore, dove le mie idee sono nate e si sono affermate, a Largo 9, dove il pubblico fiorentino ha imparato a conoscere la qualità che propongo, e a Bottega Dani dove la storia d’amore tra me e il mondo dei lievitati continuerà ad evolvere in nuovi prodotti sempre più dedicati alla mia Toscana. Un risultato che scaturisce anche da un grande lavoro di squadra e che non sarebbe stato possibile senza il supporto di tutti i miei collaboratori che ringrazio di cuore, in particolare Cristina Grandi, la mia insostituibile compagna di vita e di lavoro».

Tradizioni ed eccellenze della regione e la prima pizza 100 per cento made in Tuscany sono la ricetta del secondo locale di Gabriele Dani a Cecina “Bottega Dani, Aperitivi, Pizza e Goloserie toscane”.

Molto più di un ristorante, Bottega Dani è la nuova meta gastronomica nel cuore della campagna cecinese, da visitare per apprezzare la natura, la ruralità e il gusto autentico del cibo toscano: pizza toscana, cucina toscana abbinata ai lievitati, prodotti toscani realizzati da Gabriele Dani o da lui selezionati tra i migliori artigiani locali.

Aperto dalla colazione alla cena, avrà al suo interno una bakery ed uno shop di prodotti, uno spazio per aperitivi con cocktail preparati dalla Barlady Nadia d’Ancona abbinati agli “small bite”, piatti toscani in porzione da aperitivo, una pizzeria e ristorante dove poter godere dei lievitati e dei piatti ideati da Gabriele. Tutto toscano al 100 per cento.

Posizionato nella campagna cecinese, all’interno di un’antica fattoria trasformata in un’affascinante location turistica accessibile agli esterni e a poca distanza dal mare, Bottega Dani sarà anche il “punto zero” per la nascita di un format dedicato alla pizza toscana ideata da Gabriele, la Piciaccia nuovo prodotto signature di Gabriele e di Bottega Dani. Disapore Caffè & Pizzeria Gourmet, nasce nel 2017 dalla mente creativa e dall’esperienza di Gabriele Dani, maestro lievitista, formatore e consulente, già affermato nonostante la giovane età.

Disapore, punto di riferimento per la pizza contemporanea in Toscana con il massimo dei riconoscimenti del Gambero Rosso gli ambiti Tre Spicchi, è una pizzeria ricercata e moderna all’interno di un elegante club sportivo, che propone più stili di pizza che hanno lo stesso comune denominatore: leggerezza, digeribilità e salubrità.

Nel menu di Disapore ci sono da sempre tre diversi tipi di impasto, caratterizzati da alta idratazione, uso di farine a basso contenuto proteico e lievito madre: il verace o tradizionale napoletano con farina 0, quello con farina macinata a pietra di tipo 2 (semi-integrale) con germe di grano vivo, e ai multicereali. Oltre a questi Disapore propone anche un alternarsi di impasti originali e ludici secondo l’estro del momento. A rendere le pizze meritevoli del consenso di critica e pubblico sono poi le cotture calibrate per garantire la giusta croccantezza e morbidezza a seconda della tipologia di pizza selezionata, l’utilizzo di ingredienti di altissima qualità, con particolare riguardo a quelli artigianali e locali scelti personalmente da Gabriele Dani, e i topping innovativi che trasportano i grandi classici della cucina sulla pizza o interpretano le pizze più amate dagli italiani.

In sala la compagna di Dani, Cristina Grandi, garantisce l’accuratezza e l’attenzione del servizio, con l’aiuto di un sommelier che guida nella scelta tra le etichette di champagne e spumanti italiani, le etichette di vini prestigiosi e la selezione di vini regionali prevalentemente biologici. Ampia selezione di birre, bartender professionista per sperimentare il pairing cocktail-pizza, vini dolci, passiti, distillati completano l’offerta per accompagnare i golosi dessert preparati dal pasticcere di Disapore.

GIANNITESSARI LANCIA LA VAL D’ALPONE VERSO L’UNESCO

Giannitessari sostiene la candidatura Unesco della Val d’Alpone. Per ciascuna bottiglia di Lessini Durello Doc Extra Brut acquistata nel suo punto vendita l’azienda vinicola di Roncà (Verona) devolverà parte del ricavato all’Associazione Temporanea di Scopo (Ats) – Val d’Alpone, Faune, Flore e Rocce del Cenozoico.

Ultima a est di Verona, al confine con la provincia di Vicenza, la Val d’Alpone è candidata a divenire sito naturalistico Patrimonio dell’umanità per i tesori fossili che detiene al suo interno. Si tratta di reperti conservati per 50 milioni di anni che l’Ats – Val d’Alpone si propone di scoprire, valorizzare e condividere con il mondo intero.

L’iniziativa è nata tra il 2011 e il 2014 durante i lavori di scavo sui resti del Castello di Terrossa nel comune di Roncà effettuati dall’Università di Verona in collaborazione con l’Amministrazione comunale e l’Associazione Amici del Castello.

«Discutendo sulle peculiarità offerte da questi territori – spiega Giamberto Bochese, presidente dell’Ats – Val d’Alpone – abbiamo convenuto che i reperti fossili custoditi dalla Val d’Alpone e dall’alta Valle del Chiampo avessero le caratteristiche di unicità e di eccezionale valore richieste dall’Unesco per poterli considerare patrimonio di interesse universale».

«Attraverso quest’iniziativa – spiega Gianni Tessari – vogliamo valorizzare le unicità delle risorse culturali e naturali della Val d’Alpone. Una Valle che sentiamo profondamente nostra: qui si trovano i vigneti di Lessini Durello e prendono vita i nostri vini, ricchi di quella mineralità e di quel carattere che solo un territorio così unico nel suo genere può trasmettere. Per questo motivo devolveremo parte del ricavato del nostro Lessini Durello Doc Extra Brut a una causa che ci sta a cuore e che siamo orgogliosi di sostenere concretamente».

La limited edition di Lessini Durello Doc Extra Brut di Giannitessari, che si è recentemente aggiudicato la Corona nella Guida Vini Buoni d’Italia 2022, è in vendita in cantina fino a dicembre al costo di circa 30 euro; una speciale targhetta applicata sul collo della bottiglia ne identifica l’intento benefico.

CASTAGNER GUARDA CON OTTIMISMO AL FUTURO E RIPARTE DA VERONA

Ottimismo verso la ripartenza, occasione di incontrare i propri clienti, stringere nuove partnership e guardare con proattività alle sfide che si prospettano per il distillato italiano per eccellenza.

Questi gli ingredienti che vedranno la Distilleria Castagner di Vazzola (Treviso) protagonista a Vinitaly Special Edition, che si terrà a Verona dal 17 al 19 ottobre.

Un segnale forte di ottimismo e fiducia nel futuro, oltre che di supporto alla Fiera simbolo per il mondo dei vini e distillati, che avrà luogo in forma ridotta presso i padiglioni che da sempre ospitano la più importante kermesse italiana di settore, alla presenza degli operatori trade italiani e di selezionati buyers internazionali invitati dall’organizzazione.

Durante i tre giorni dell’evento sarà come sempre possibile conoscere e degustare la miglior selezione delle grappe Castagner, note per il loro profilo moderno e innovativo.

Ma la vera novità di quest’anno riguarda il mondo della miscelazione: Vinitaly, infatti, sensibile alla crescente rilevanza che sta assumendo il bere miscelato, ha deciso di predisporre una sezione dedicata alla mixability, realizzata in partnership con Bartenders Group Italia.

Una nuova area tematica creata per raccontare ed assaggiare in miscelazione i prodotti delle aziende partecipanti, che saranno protagonisti di una cocktail list pensata per esaltarne le caratteristiche.

Castagner, che da sempre si distingue per l’innovatività dei suoi distillati, non perde questa occasione per dimostrare come la grappa moderna, più leggera e pura, sia un distillato versatile e possa trovare nuovo impiego in miscelazione, al pari dei distillati internazionali maggiormente diffusi.

Al banco bar dell’area mixology sarà infatti possibile assaggiare, liscia e in cocktail, la grappa che il Mastro Distillatore veneto ha appositamente creato per la miscelazione. Il nome, Casta, già svela una grande purezza, frutto della particolare lavorazione delle bucce d’uva glera e di ben cinque distillazioni, per preservare solo gli aromi più fruttati e floreali e offrire ai bartender più curiosi una grappa dall’estrema pulizia e versatilità.

Un prodotto capace, negli ultimi anni, di entrare nelle cocktail list dei migliori bar italiani che continua a conquistare nuovi estimatori.