ESCE LA 23ESIMA EDIZIONE DELLA GUIDA MAGNAR BEN BEST GOURMET 2019

Maurizio Potocnik

Ritorno alle origini. La cucina moderna fa un passo indietro, i grandi chef si confrontano con la storia e i suoi piatti. Il miglior piatto dell’anno il Filetto alla Rossini. Questa è la nuova tendenza della ristorazione nella macroregione europea dell’Alpe Adria, lo dice Maurizio Potocnik che con il suo team di giornalisti expertise, ogni anno, da ventitré anni, pubblica la guida dei migliori ristoranti, vini e prodotti tra il Nord Est Italia, Austria, la Slovenia e la Croazia. Il successo degli ultimi anni di questa guida, che si può definire allo stesso tempo locale e internazionale, è quello di dialogare con la ristorazione, con i produttori, di condividere, di essere volano per le cucine più interessanti, raccontare delle grandi e piccole aziende del vino, promuovere i piccoli produttori artigianali del gusto. «Sono entusiasta di questo lavoro» dice Maurizio Potocnik fondatore della guida «negli anni abbiamo saputo cogliere sempre il meglio dell’espressione enogastronomica di questo territorio unico al mondo, il nostro punto di forza è sicuramente la profonda esperienza sul campo, e una assidua e costante ricerca che si traduce in visite, visite che sono la vera nostra forza rispetto alle altre guide nazionali che per ovvie ragioni di budget non possono permettersi di visitare tutti I locali recensiti e pubblicati. Negli anni abbiamo rafforzato il nostro team di giornalisti ed expertise per garantire al nostro lettore una visita “sicura”, un racconto aggiornato su cosa potrà mangiare, bere, gustare, emozionandosi, senza sorprese sgradevoli. Infatti, nella guida a ogni locale è dedicata un’intera pagina, così come per il vino e i prodotti selezionati, per ogni ristorante addirittura in molti casi sono pubblicate le fotografie dei piatti degustati, così anche per le degustazioni sensoriali di vini e prodotti». Come ogni anno la guida valorizza più di 400 ristoranti tra cucina moderna e tradizionale, trattorie, osterie con cucina, locande, hotel; la ristorazione nel suo ensemble a 360 gradi per tutte le tasche e per tutti i gusti all’insegna del “ristorare” nel vero senso della parola, poichè ristorare non significa solamente cucinare bene, ma anche accogliere bene, consigliare bene, essere ambasciatori di un territorio e comunicarlo al meglio, considerando che questo è un territorio particolarmente ricco di cultura enogastronomica. La guida pubblica nella sua ventitreesima edizione anche 90 grandi vini e 70 prodotti d’autore di piccoli artigiani del gusto. Una panoramica ricca e piena di informazioni utili per chi in questo territorio vuole avere un’esperienza, vivere emozioni e gustarsi la vita, il cibo, il vino, al meglio, del resto si dice che “chi sa mangiare sa amare”. Sono venti quest’anno gli Awards Best of Alpe Adria 2019 pubblicati in guida, tra i quali dieci dedicati alle cucine, cinque dedicati ai migliori vini e altrettanti ai migliori prodotti artigianali. Tra la cucina creativa, citiamo quella del ristorante El Molin del trentino Alessandro Gilmozzi, oppure quella tradizionale che quest’anno vince con il miglior piatto, uno storico Filetto alla Rossini (Tournedos) realizzato dallo chef Giovanni Rugolotto del ristorante Hostaria San Benedetto di Montagnana. Tante novità anche tra nuovi emergenti, bistrò, agriturismo, piatti non cucinati, menù gourmet a prezzi accessibili, cestini di pane e ristoranti da hotel. E, ancora, riconoscimenti tra i vini a metodo classico, bianchi, autoctoni, rossi e prodotti d’autore tra prosciutti, pesci, confetture, panificazioni e dolciaria.

La guida è disponibile in libreria e on-line nelle piattaforme digitali nazionali e internazionali a 23 euro acquistabile anche sul bookshop ufficiale: http://www.magnarben.it/bookshop – 400 ristoranti, trattorie, osterie, locande, konobe, gostilne, 90 Best Wines, 70 prodotti, 20 Hotel Relax & Gourmet, 20 Awards Best of Alpe Adria 2019 di cucina, vini e prodotti, 630 pagine a colori con fotografie.

La presentazione ufficiale si terrà giovedì 31 gennaio dalle 18.30 all’Eat’s di Conegliano (Treviso), partner ufficiale della guida per l’anno 2019. All’evento che raccoglie i migliori vini e prodotti, parteciperanno gli chef Lorenzo Cogo del Garibaldi El Coq di Vicenza, a rappresentare la Slovenia Tomaz Kavcic del Pri Lojzetu Villa Zemono, lo chef Tino Vettorello del Ristorante Tre Panoce di Conegliano, lo chef Stefano Basello del Fogolar Là di Moret di Udine con il suo pane di cortecce e licheni degli alberi abbattuti in Carnia l’ottobre scorso, Gaetano Catalano head bartender di TerrazzaMare Marcandole di Jesolo che proporrà un cocktail con Monologue il nuovissimo Gin di Tomaz Kavcic. Tra Fumi e profumi del Vipacco, panificazioni eccellenti, oli, formaggi, composte e radicchi pregiati la cena diretta da Maurizio Potocnik chiuderà con l’arrivo dei Cramars, un’autentica sopresa in viaggio da Venezia alla Carnia.

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ECCO I 12 MIGLIORI PANETTONI DEL VENETO. DOMENICA 2 DICEMBRE LA FINALE

Saporè di San Martino Buon Albergo (Verona), Il Chiosco di Lonigo (Vicenza) e pasticceria Olivieri 1822 di Arzignano (Vicenza) sono arrivati sul podio alla prima semifinale del 27 novembre a I Tigli a San Bonifacio; pasticceria Marisa di Arsego di San Giorgio delle Pertiche (Padova), pasticceria Celso di Padova e ristorante Val Pomaro di Arquà Petrarca (Padova) si sono qualificati nel corso della seconda serata il 28 novembre da Osterie Moderne a Campodarsego; Battistuzzi di Conegliano (Treviso), pasticceria Centeleghe di Farra D’Alpago (Beluno) e la pizzeria Rocca d’Asolo di San Vito di Altivole (Treviso) si sono guadagnati la finale il 29 novembre da Ezio ad Alano di Piave; l’Osteria Zero di Zero Branco (Treviso), la pasticceria Fabris di Fontanelle (Treviso) e la pasticceria Max di Treviso sono stati i migliori della semifinale di ieri sera al Perché a Roncade.

Panetthòn è una sfida solidale fra i migliori panettoni artigianali del Veneto. Quelli prodotti senza additivi l’emulsionante E471 e con materie prime di alta qualità. Panettoni “classici”, con uvetta e canditi, che hanno una durata limitata ma che in cambio presentano una bontà senza paragoni. L’etichetta “solidale” definisce le finalità benefiche del concorso, il cui ricavato sarà destinato a due progetti: all’Amici di Adamitullo dell’omonima onlus creata da don Cesare Bullo che in Etiopia garantisce il sostegno ad attività scolastiche e educative rivolte alle comunità locali, e all’associazione Co-Meta di Padova che da qualche anno sostiene attività di cooperazione sociale rivolte ai bambini in Burkina Faso.

Panetthòn è l’evoluzione di un’iniziativa ideata nove anni fa da Daniele Gaudioso, medico oculista, giornalista gourmet e collaboratore della guida ristoranti del Gambero Rosso. Un’iniziativa che per anni Gaudioso ha organizzato tra le mura domestiche. La crescita di interesse del concorso già lo scorso anno ha indotto gli organizzatori (Gaudioso e alcuni suoi amici: i giornalisti Paolo Brinis e Renato Malaman, oltre al consulente gastronomico Federico Menetto) a proporre l’iniziativa in un ristorante. Dall’anno scorso il grande salto: la sfida è diventata regionale.

Quattro le serate che hanno portato alla selezione dei dodici panettoni che parteciperanno domenica 2 dicembre alla finale nel nuovo Risto-Pizza Om Osterie Meccaniche di Abano Terme (Padova). La prima semifinale si è tenutaai Tigli di San Bonifacio (Verona), alla corte di Simone Padoan, il 27 novembre dove sono stati messi a confronto i migliori panettoni vicentini e veronesi; la seconda si è tenuta il 28 novembre al ristorante Osterie Moderne di Padova ove i panettoni partecipanti erano di Padova e Rovigo; il 29 novembre Panetthònè stato – in occasione della terza tappa – per la prima volta di scena nel bellunese, alla Pizzeria da Ezio di Alano di Piave, del celebrato pizzaiolo-gourmet Denis Lovatel, dove sono stati valutati i panettoni presentati da pasticceri delle province di Belluno e Treviso. Il 30 novembre si è svolta la quarta e ultima “eliminatoria” al ristorante Perché di Roncade (Treviso) – altro locale fedelissimo dell’evento – dove sono stati degustati i panettoni provenienti dai laboratori artigianali delle province di Treviso e Venezia.
La finale è in programma domani, domenica 2 dicembre alle Osterie Meccaniche di Abano della famiglia Legnaro, e decreterà il miglior panettone artigianale del Veneto. Ovvero preparato senza utilizzare mono e di gliceridi degli acidi grassi, quelli classificati come E471.
Durante le serate di qualificazionea decretare i prodotti più meritevoli è stata una giuria tecnica di giornalisti ed esperti del settore. Il giudizio del pubblico, durante la finale, avrà il suo peso nel verdetto conclusivo.
La manifestazione è sostenuta anche dal Consorzio Vini di Arcole (Verona) e dall’agenziadi marketing IdeaFood&Beverage con sede a Padova e Milano.

CANTINA COLLALTO, UN VINO DEDICATO ALLA SUA PRINCIPESSA.

Principessa Isabella

Si chiama Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Rive di Collalto Docg “Isabella” Brut Millesimato e il nome non è un caso. È dedicato alla principessa Isabella Collalto de Croÿ e alla sua famiglia che, da oltre mille anni, 1060 per la precisione, ha saputo preservare le terre attorno al castello di San Salvatore a Susegana, nel Trevigiano. Su questa collina, ben oltre 1.000 anni fa, si sono insediati gli antenati della principessa Isabella, dal cui nome hanno preso poi il titolo di Conti di Collalto.
Si chiama “Rive” perché ricorda le colline; le uve, Glera, sono selezionate e arrivano da un’amena collina, di origine morenica, che si trova proprio a nord del borgo, la collina di Collato. Il vigneto è di oltre un ettaro e si trova proprio sul cucuzzolo ed è circondato da un boschetto che funge da protezione.
Il prodotto sarà messo in commercio in questi giorni (vendemmia 2017), ha un grado alcolico di 12 gradi e il vino è lavorato seguendo il metodo Martinotti-Charmat. Dopo un lungo periodo di sosta sui lieviti seguente la presa della spuma e la successiva stabilizzazione tartarica, il vino è filtrato e imbottigliato.
Di colore giallo paglierino tenue, porta con sé profumi floreali, fruttati, freschi ed è l’ideale per un piatto di pesce, fritture, piatti della tradizione veneta come i nervetti, le cervella fritte o i bigoli in sala.
Venerdì 30 novembre, alle 19.30, l’azienda agricola Conte Collalto presenterà al pubblico proprio il suo nuovo gioiello. Per l’occasione, sarà organizzata una cena in cantina con degustazione guidata da Fabio Guerra, noto giornalista, sommelier, docente Slow Food. Questo il menu della serata:
come aperitivo saranno serviti delleFoglie di borraggine, Fiori di zucchina e salvia,
Polpettine di melanzane e crocchette con cuore di formaggio, Panciotte con patate pancetta e rosmarino, Frittelline con ricotta forte di pecora e pomodoro, Frittelline prezzemolo e formaggio, Frittelline con cacio e peperoni, Olive in pastella e porro. L’antipato, invece, sarà il Tortino ai chiodini su crema di zucca. Come primi, saranno proposti il Risotto al Brut Rive di Collalto “Isabella”, pepe rosa e crudità di Radicchio di Treviso e Scrigni con burrata e porcini. Si proseguirà con il secondo Suprema di faraona lardellata con patate al forno e spadone gratinato, il dessert Torta di mandorle con crema inglese.
La cena ha un costo di 40 euro a persona.
Posti limitati. Per informazioni e prenotazioni chiamare lo 0438-435811 oppure scrivere a info@cantine-collalto.it

PANETTHÒN 2018, IL 2 DICEMBRE LA SFIDA SOLIDALE TRA I MIGLIORI PANETTONI DEL VENETO

Daniele Gaudioso

Torna il 2 dicembre Panetthòn, la sfida solidale che premia i migliori panettoni classici del Veneto. Il concorso, nato 9 anni fa da un’idea di Daniele Gaudioso, giornalista gourmet e collaboratore della guida ristoranti del Gambero Rosso, negli anni è cresciuto, si è strutturato e dal 2017 coinvolge le diverse province in una sfida che si è allargata all’intera regione.
Quattro serate previste per le semifinali: il 27 novembre a I Tigli a San Bonifacio (Verona) si sfideranno i panettoni dei pasticceri di Verona e Vicenza, il 28 novembre a Osterie Moderne a Campodarsego (Padova) quelli di Padova e Rovigo, il 29 alla pizzeria Da Ezio ad Alano di Piave (Belluno) quelli dell’alto trevigiano e del bellunese e il 30 novembre per l’ultima semifinale la giuria valuterà al Perché di Roncade (Treviso) i panettoni della provincia di Treviso e Venezia.
In gara solo panettoni “classici” con uvetta e canditi lavorati senza l’utilizzo di emulsionanti, quindi senza mono e di gliceridi degli acidi grassi (classificati come E471), prodotti con materie prima di alta qualità.
Al fianco di Gaudioso e degli altri organizzatori – i giornalisti Paolo Brinis, Renato Malaman e il consulente Federico Menetto – una giuria tecnica di giornalisti ed esperti del settore selezionerà, nel corso delle quattro semifinali, i dodici panettoni che si sfideranno nella finale del 2 dicembre dalle 15.45 al Ristorante Osterie Meccaniche Abano Terme (Padova). Nel corso della serata conclusiva, alle degustazioni parteciperà anche il pubblico che sarà chiamato a esprimere il proprio giudizio per decretare i vincitori.
Panetthòn è un evento solidale e sostiene la onlus Padovana Amici di Adamitullo e l’Associazione di volontariato Co-Meta. Parte del ricavato delle semifinali sarà devoluto all’associazione Co-Meta per la realizzazione di un centro per bambini malnutriti a Korsimoro, in Burkina Faso mentre l’importo totale raccolto nel corso della serata finale andrà a sostegno del progetto di Amici di Adamitullo per garantire la formazione scolastica all’interno della Missione Salesiana dei bambini etiopi di Adamitullo, piccolo paese a tre ore da Addis Abeba.

DUE DONNE VINCONO LA TIRAMISU’ WORLD CUP 2018

Francesca Piovesana e Diletta Scandiuzzi con Giuseppe Vicenzi

Si è chiusa la Tiramisù World Cup 2018, tenutasi a Treviso e nelle colline del Prosecco dall’1 al 4 novembre. A trionfare nella finalissima che si è tenuta in piazza Borsa, per la ricetta originale è stata Diletta Scandiuzzi (34 anni), cantante lirica di Treviso, mentre per la ricetta creativa ha vinto Francesca Piovesana (44 anni), fisioterapista di Casier, che ha aggiunto zenzero e cannella.
È stata soprattutto una grande festa per tutti i partecipanti e per il folto pubblico che è accorso ad assistere alle gare, presso la Camera di Commercio.
Fra i sessanta semifinalisti che avevano superato le selezioni di Conegliano, Pieve di Soligo e Valdobbiadene, solo in sei erano giunti alla finalissima, rigorosamente tre per la ricetta originale e tre per quella creativa. Una sfida quasi tutta in rosa con cinque donne e un solo uomo a contendersi i due ambiti titoli di Campione del Mondo di Tiramisù 2018 e Campione del Mondo di Tiramisù creativo 2018.
Increduli le vincitrici «Mi pare di essere in un sogno – dice Diletta Scandiuzzi, che sul palco ha trattenuto a stento lacrime di gioia. È un hobby che mi ha portata fin qui, già essere arrivata in finale era una vittoria». «Mi sono divertita un sacco è un’emozione bellissima: ho partecipato per gioco ed è andata benissimo», è invece la voce di Francesca Piovesana, mamma di tre figli, che ha voluto ringraziare la famiglia che l’ha sostenuta.
Al secondo e al terzo posto troviamo Moira Bardini di Ponzano Veneto, e Lisa Luison di Scorzé; per la ricetta creativa: Franco Norbiato di Spinea e Gioia Zaghini di Cesena.
«Un grazie di cuore a tutti per questa incredibile edizione – dice Francesco Redi di Twissen, organizzatore della Tiramisù World Cup 2018 e nell’entusiasmo di questa esperienza, un pensiero va alle nostre terre bellunesi che stanno attraversando un periodo davvero difficile. Come nel 2017, anche in questa edizione abbiamo avuto ai “tavoli di partenza” una variegata rappresentanza straniera, oltre che italiana, di partecipanti. E’ un segnale importante, che indica come la popolarità e l’attrattività del prodotto è davvero internazionale, così come l’abbinamento di quest’anno con il prosecco. La novità di quest’anno è stata l’introduzione di un doppio campione, uno per la ricetta originale del dolce e uno per quella creativa: l’impegno dei partecipanti è stato alto, segno che la sfida è un gioco, sì, ma che non manca la voglia di fare bene».
La giuria finale era composta da Roberto “Loli” Linguanotto, “padre nobile” del Tiramisù, Andrea Ciccolella, Campione della Tiramù Cup 2017, Matteo Berti, direttore didattico di Alma (scuola voluta da Gualtiero Marchesi), Angelo Gala della Ficgo, Dania Sartorato di Fipe, Federico Caner, assessore della Regione Veneto, Lavinia Colonna Preti, assessore del Comune di Treviso.
A sorpresa, a loro si è aggiunto il signor Giuseppe Vicenzi, nipote di Matilde e presidente del Gruppo Vicenzi, che porta tutt’ora il nome della sua fondatrice: «Questa manifestazione è l’estrema celebrazione della passione per il Tiramisù e riporta alla mia memoria ricordi lontani di quando bambino, in piedi su una cassetta della frutta, guardavo ammirato mia nonna Matilde preparare il Tiramisù. Inzuppava i savoiardi nella bagna preparata col caffè e il suo ingrediente segreto, un bicchierino di marsala. Ritrovo qui quella grande passione e sono onorato di partecipare anche quest’anno con i miei savoiardi Vicenzovo».

DAL CALCIO ALLA VIGNA, LA NUOVA VITA DI NEVIO SCALA

Da sinistra, Claudio Scala, Nevio Scala e Stefano Edel

Il campo lo ha sempre avuto nel sangue. Il campo da calcio, intanto, dove si è fatto conoscere e apprezzare con diverse casacche come Milan, Roma, Fiorentina, Inter, tanto per citarne alcune. Siamo tra gli anni Sessanta e Settanta, anche se è molto più conosciuto per quanto ha fatto in panchina, a Parma soprattutto, dove in sette anni ha vinto coppe nazionali, internazionali, prima delle esperienze all’estero tra Ucraina, Turchia e Germania, dove con il Borussia Dortmund si è tolto la soddisfazione di vincere la Coppa Intercontinentale.
Ma campo si può anche intendere terra, perché le sue origine contadine non le hai mai negate, anzi ne va orgoglisamente fiero, e ora ha un’azienda vitivinicola, che porta il suo nome, a Lozzo Atestino, paese padovano dov’è nato nel 1947. Con il figlio Claudio, punta tutto sul biologico e una cena al Perché di Roncade (Treviso), è stata l’occasione non solo per conoscere i suoi vitigni ma anche la sua passione per il vino. Lavora in stretta collaborazione con Stefano Menti, dell’azienda agricola Giovanni Menti, ed esperto di agricoltura biodinamica.
«Già dal 1929 – spiega Scala – la mia famiglia aveva la terra ma eravamo in affitto. Poi, grazie al calcio, siamo riusciti ad acquistarla ed eccoci qui». E, infatti, l’attività è parte di un progetto più ampio nato dalla volontà di rilanciare l’azienda di famiglia situata ai piedi dei colli Euganei, nella pianura bonificata da stagni e paludi a partire dal lontano basso medioevo. Si lavora in fase di conversione biologica; qui si adottano pratiche agronomiche che non prevedono l’uso di prodotti di sintesi chimica e sono inserite in un modello di produzione che eviti lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali. Si punta, invece, tali risorse all’interno di un modello di sviluppo sostenibile nel tempo, economicamente, biologicamente, ma anche socialmente come parte della responsabilità d’impresa. I seminativi, a rotazione per una gestione equilibrata delle risorse, includono frumento, orzo e farro, colza, medicaio, soia, canapa, pisello proteico, favino; sono previste colture intermedie per il reintegro delle sostanze nutritive come i sovesci – di brassicacee, leguminose, graminacee e essenze mellifere – che vengono interrati per la produzione di humus.
Il vigneto è composto attualmente da circa 3,4 ettari di garganega impiantati nel maggio 2015, poco più di mezzo ettaro di merlot, mezzo di cabernet franc, messi a dimora nel maggio 2016, 1,1 ettari di malvasia istriana e altro mezzo di merlot impiantati nel marzo 2017. Nel 2018 sono state piantate 4200 barbatelle di moscato bianco e giallo e 2000 innesti di marze di vecchie varietà autoctone – Turchetta, Recantina, Pataresca, Corbinona – recuperate da vigneti dei colli Euganei. «Ci siamo convertiti al biologico – spiega Claudio Scala – che consideriamo un punto di partenza, dove la base è rispetto per la terra».
E al Perché sono stati portati il Gargànte, Dilètto e Còntame.
Come ha spiegato lo stesso Claudio Scala parlando dei tre prodotti, la prima vendemmia della Garganega è stata fatta nell’agosto 2016 e ha portato alla vinificazione di tre differenti partite d’uva a progressivo stato di maturazione. Le prime sono state mostate per una base spumante che è andata a comporre il rifermentato in bottiglia sui soli lieviti indigeni, pertanto è stata scelta una vendemmia anticipata per ottenere la freschezza che caratterizza il nostro “sur lie”. Fatti salvi travasi in luna calante per la pulizia del vino e per limitare fenomeni di riduzione, nessun ulteriore intervento è stato fatto in cantina fino all’imbottigliamento avvenuto nel marzo 2017. La rifermentazione – e quindi la presa di spuma – è avvenuta in bottiglia dopo aver aggiunto alla base del mosto delle uve appassite. Con la prima annata sono state prodotte 4150 bottiglie. Il nome scelto è Gargànte, dalla radice della Garganega e per allusione ai piaceri della gola: intende essere un vino gioioso e giocoso, ma anche sincero e terreno, sole uve Garganega e niente più.
Il secondo vino in ordine cronologico di produzione è il bianco fermo pensato come quotidiano, un bicchiere di accompagnamento del pasto che più ci aggrada, con attenzione al bere in maniera genuina e moderata. Arrivate in cantina le uve Garganega di seconda vendemmia vengono pigiate a 0,8 bar, il mosto fermenta spontaneamente e rimane in vasca di cemento vetrificato fino al suo imbottigliamento nel maggio 2017. Rimane a riposo in bottiglia per almeno sei mesi prima della commercializzazione. Con la prima annata sono uscite 4230 bottiglie.
E nella cena al Perché, presentata dai giornalisti de Il Mattino di Padova Renato Malaman e Stefano Edel, il Gargànte è stato accompagnato all’aperitivo di benvenuto, con la pizza Gourmet, con Mortadella e Casatella.
Il Dilètto (questo il nome del nostro secondo vino) nasce da una prova effettuata in cantina da sola uva Garganega, con quantità minime di solforosa per proteggerlo e preservare la sua nota salina, così atipica per la nostra zona. Al Perché è stato abbinato al primo piatto, un Risotto Carnaroli di Grumolo della Abbadesse con salsiccia e dadolata di zucca.
Il Cóntame (in dialetto veneto significa ‘raccontami’), è il vino più meditativo, riflessivo, ma allo stesso tempo ciarliero. Vuole raccontarsi ma soprattutto invitare alle chiacchiere, sincere come il vino che le accompagna. È un vino macerato sulle bucce – con la tipica colorazione ambrata dei cosiddetti vini Orange – ora ancora in vasca, ove rimarrà almeno fino a febbraio 2017 e poi in bottiglia per ulteriori sei mesi. Nella serata trevigiana si è potuto degustare a fianco dei Bocconcini di coniglio in oliocottura ai chiodini servito con purè di patate.
Il futuro dell’azienda Nevio Scala sarà una nuova cantina, progettata dall’altro figlio, Sasha, di professione architetto, dove sarà un luogo sempre più a fianco dell’agricoltura sostenibile.

ALBA VITAE 2018: LA MAGNUM DI ZÝMĒ CHE FA DEL BENE

Da lunedì 22 ottobre Ais Veneto mette in vendita 300 esclusive bottiglie di Kairos 2015. Il ricavato sarà devoluto in beneficienza all’associazione Abeo Onlus Verona Il vino come frutto della cura dell’uomo e come atto di solidarietà: Ais Veneto presenta l’ottava edizione di Alba Vitae, il vino in tiratura limitata con cui ogni anno sostiene un progetto sociale a favore della vita.

Quest’anno il vino selezionato per l’esclusiva bottiglia in formato magnum è il Kairos 2015 dell’azienda Zýmē: in vendita da lunedì 22 ottobre, aiuterà a sostenere l’associazione Abeo onlus Verona, che si occupa dei bambini emopatici oncologici. Kairos nasce nella cantina Zýmē di Celestino Gaspari a San Pietro in Cariano (Verona), che coltiva le sue uve secondo pratiche agronomiche ecosostenibili, nel rispetto dell’equilibrio dell’ambiente e della natura. Il vino è creato dall’unione  di ben quindici uve, provenienti da quattro vitigni bianchi e undici rossi. «Kairos – spiega il presidente di Ais Veneto Marco Aldegheri – è la rappresentazione dell’armonia che più uve, totalmente differenti, trovano nel vino. È anche un perfetto esempio di unione di intenti, che accomuna Abeo onlus Verona e Ais Veneto, due realtà in cui tante persone diverse condividono un ideale comune. Il progetto Alba Vitae ci permette di dare una speranza e un aiuto concreto a un’associazione meritevole come Abeo. Siamo fiduciosi che anche quest’anno saranno in tanti ad acquistare le nostre magnum, portando a casa una preziosa bottiglia da conservare in cantina o regalare alle persone più care, con la certezza che il ricavato sosterrà un progetto meritorio». Abeo onlus Verona, che raccoglie fondi e organizza attività di sostegno per il Reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’ospedale Donna Bambino di Borgo Trento a Verona. Si sta ora impegnando nel progetto di ristrutturazione di Villa Fantelli. Qui troveranno spazio aree a misura di bambino, ma anche mini-appartamenti dedicati alle famiglie dei piccoli pazienti. L’esclusiva versione sarà in vendita a partire da lunedì 22 ottobre fino a fine gennaio. Sarà possibile acquistare Alba Vitae al costo simbolico di 70 euro tramite la pagina internet di Ais Veneto (www.aisveneto.it) e il canale e-commerce Spaghetti & Mandolino.

A SCUOLA DI VINI NATURALI CON METERI

Meteri fa scuola di vini naturali. La nuova divisione dell’azienda dedicata alla formazione presenta il primo corso per professionisti della ristorazione, in partenza il 15 ottobre 2018 all’auditorio di via Banchina dell’Azoto a Marghera (Venezia). Il percorso formativo durerà per quattro lunedì, dalle 9.30 alle 18.30, e sarà interamente dedicato ai vini di terroir, raccontati da tre docenti d’eccezione: Matteo Bressan, sommelier del ristorante La Peca (Lonigo), Andrea Lorenzon, titolare del ristorante Covino (Venezia), e Paolo Vizzari, critico e narratore enogastronomico. Durante i corsi di Meteri, rivolti al personale delle aziende di ristorazione, gli insegnanti e il personale di servizio alterneranno momenti di formazione tecnica e pratica, con tasting e simulazioni. Una delle quattro giornate sarà inoltre dedicata alla visita ad un’azienda vitivinicola. In degustazione ci saranno sessanta vini, tutti scelti da Meteri, che da anni si occupa della selezione e distribuzione dei migliori vini di terroir. “La cucina contemporanea e i suoi clienti – spiega Raffaele Bonivento, ideatore di Meteri – sono curiosi, ricercano originalità; la risposta sono vini buoni, espressivi e con una forte identità, come quelli fermentati naturalmente. Vini che il personale di sala deve essere adeguatamente preparato a presentare e offrire. Non esistono programmi formativi rivolti agli operatori di settore e focalizzati sulle etichette naturali, per questo abbiamo deciso di creare una nuova divisione aziendale dedicata alla formazione, che si occuperà della creazione e della gestione dei corsi. Quello che partirà in ottobre sarà il primo di una serie numerosa: stiamo già lavorando ad altri corsi per i prossimi mesi, tutti contraddistinti da lezioni non didascaliche, ma giocose e dinamiche, in pieno stile Meteri”. La quota di iscrizione al corso, 963,80 euro iva compresa, comprende trentadue ore di insegnamento, il materiale tecnico con dispense e video delle lezioni, sessanta vini in assaggio, pranzi e coffee break, il servizio navetta dalla stazione ferroviaria di Mestre e una visita didattica in cantina. Maggiori informazioni sul sito www.meteri.it, tramite email info@meteri.it o al numero 324 6803134.

VENDEMMIA PER SAMMY BASSO DOMENICA ALLA CANTINA LE MANZANE

Vivere una giornata da veri vignaioli. Domenica 9 settembre, dalle 9 alle 16, tornerà la vendemmia solidale alla cantina Le Manzane, la grande festa della raccolta dell’uva organizzata per il settimo anno consecutivo dalla tenuta di San Pietro di Feletto (Treviso). Il ricavato della manifestazione sarà devoluto all’Associazione Italiana Progeria Sammy Basso onlus. L’evento prevede degustazioni, merenda in “caneva”, momenti di intrattenimento e visite in cantina.
La vendemmia solidale ospiterà per la prima volta l’invasione pacifica del lungo e colorato serpentone dei ciclisti della Prosecco Cycling. In cantina sarà allestito un ristoro speciale a base di Prosecco e scampi che lancerà la scalata al Muro di Ca’ del Poggio. Una tappa due volte “buona”, visto che la Prosecco Cycling devolverà un euro per ogni partecipante alla onlus di Sammy Basso.
In un luogo magico come le colline del Prosecco Superiore, la raccolta dell’uva è̀ il momento in cui le fatiche di un anno trascorso tra le colline si trasformano in nettare. Ma non solo perché alla cantina Le Manzane, ogni fine estate, la vendemmia diventa una grande festa aperta a tutti per una buona causa: i fondi raccolti domenica, insieme alla vendita delle bottiglie a Natale, serviranno a finanziare la ricerca sulla sindrome da invecchiamento precoce, la malattia genetica rarissima che ha colpito Sammy.
A 22 anni Sammy Basso è il più longevo al mondo tra i malati di progeria. Vive con la sua famiglia a Tezze sul Brenta, un piccolo comune in provincia di Vicenza. La progeria o Sindrome di Hutchinson-Gilford, il cui nome deriva dal greco e significa “prematuramente vecchio”, è caratterizzata dalla comparsa di un invecchiamento precoce nei bambini. Secondo le stime i casi sono solo 150 in tutto il mondo. Per promuovere la ricerca sulla sua malattia, nell’ottobre del 2005, Sammy ha fondato l’Associazione Italiana Progeria Sammy Basso onlus (A.I.Pro.Sa.B.). Il 17 luglio di quest’anno si è laureato con 110 e lode in Scienze Naturali all’Università degli Studi di Padova presentando una tesi su una nuova terapia messa a punto fra Spagna e Italia per rallentare il decorso della malattia.

ROSSO 14 JESOLO, CAMBIA FACCIA, CAMBIA FILOSOFIA

Ivan Rorato

C’è una nuova situazione nel cuore di Jesolo Lido, a due passi da piazza Drago. È stato mantenuto il nome, Rosso 14, sono cambiati i proprietari e la filosofia. Da inizio estate il locale, diretto da Sonia Miatton con in cucina lo chef Ivan Rorato, punta sul territorio, a degli abbinamenti creativi con piatti equilibrati e prodotti stagionali. Si propone di tenere aperto tutto l’anno, a parte il normale periodo di ferie previsto, comunque, per l’inverno, per essere un punto di riferimento non solo per i turisti ma anche per gli jesolani, chi viene sul posto per lavoro e chi abita attorno tra Veneziano e Trevigiano. Un posto, per una sessantina di coperti, ideale per trascorrere un pranzo di lavoro o una serata in compagnia a due passi dal mare. Anche gli arredi sono curati nei particolari, con la possibilità di mangiare all’aperto nel plateatico attorno durante la bella stagione. Un ambiente dove cucina, vino, birra, trovano il giusto equilibrio, dove si incontrano i gusti del mare e della laguna. Il menu propone piatti per tutti i gusti, dal pesce alla carne, ben presentati e, perché no, pure abbondanti. Una cucina capace di stupire per concretezza e creatività, in un piacevole viaggio tra le stagioni e i prodotti territoriali. Un luogo, dove dall’antipasto al dolce tutto è stato studiato e preparato per offrire un’esperienza gastronomica unica. Essendo stato aperto all’inizio del pieno della stagione estiva, una vera e propria inaugurazione non è stata fatta; per questo dal locale stanno pensando a tre serate, venerdì 14, sabato 15 e domenica 16 settembre per intrattenere i clienti e gli ospiti.

ASIAGO: DA VENERDÌ 7 A DOMENICA 9 SETTEMBRE TORNA MADE IN MALGA

La fine dell’estate coincide con Made in Malga. Anche in questo 2018, Asiago (Vicenza) ospiterà da venerdì 7 a domenica 9 settembre la mostra mercato dove protagonisti saranno ancora una volta i formaggi e i prodotti della montagna protagonisti con degustazioni, laboratori, escursioni e incontri nelle attività commerciali del centro cittadino. Inoltre ogni negozio, boutique, bar, wine bar e ristorante del Circuito Made in Malga ospiterà un produttore con le sue specialità. L’iniziativa è organizzata dal Guru del Gusto di Campodasergo (Padova) e dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago con la collaborazione delle Comunità dell’Altopiano.
Previsti decine tra laboratori e degustazioni, alcuni dei quali saranno a pagamento dai 10 ai 20 euro. Si parlerà dei migliori Riesling della Germania e, in particolare, quelle delle zone più fresche della Mosel-Saar-Ruwer (Mosella). Poi spazio ai formaggi e ai vini della Valtellina e si assaggeranno anche il verticale di Parmigiano Reggiano e bollicine d’alta quota, tipo gli spumanti metodo classico. Un altro appuntamento servirà a scoprire i tesori enologici “all’ombra della Cordigliera delle Ande. Il Sud America ha un grande potenziale produttivo. Grazie al clima e a un suolo favorevole alla coltivazione si ottengono vini di pregio esportati in tutto il mondo. I vitigni più rappresentativi sono il Malbec, Tannat e il Carmenère. Si producono anche varietà internazionali: Cabernet Sauvignon, Merlot e Chardonnay. Altro verticale del Parmigiano Reggiano abbinato a una selezione di Vermouth e un itinerario tra cantine centenarie e sapori unici di una Spagna che sorprende. A nord con vini eleganti e sapidi della Galizia. A sud-est con il Priorato dove si producono vini concentrati, intensi e pieni, con caldi accenti di frutta e note minerali di ardesia. Infine un “Tour de France” per conoscere vini e formaggi prodotti ad alta quota. Al termine una degustazione una selezione di vini dello Jura, Alta Savoia e Côtes du Rhône. Per informazioni, inviare una e mail all’indirizzo segreteria@gurudelgusto.it.
In occasione di Made in Malga la Città di Asiago ospiterà la quarta edizione del “Mountain Wine Festival”, il Salone del Vino di Montagna dove il pubblico avrà la possibilità di conoscere e degustare più di 200 vini italiani ed esteri ottenuti da vigneti coltivati in zone montane, in condizioni estreme o in forte pendenza. I banchi d’assaggio, come la scorsa edizione, saranno posizionati negli spazi verdi e fioriti dei Giardini di piazza Carli. Presenti vini d’alta quota prodotti in Italia, Austria, Spagna, Francia, Germania, Georgia, Libano, Slovenia, Uruguay e Argentina. La manifestazione avrà in calendario anche laboratori con approfondimenti e degustazioni guidati da esperti.
Questi gli orari dei banchi d’assaggio e della vendita: venerdì dalle 10.30 alle 19, sabato dalle 9.30 alle 19 e domenica dalle 10 alle 19. Ingresso libero.
In piazza Carli ci sarà l’osteria di montagna (aperta venerdì e sabato dalle 10.30 alle 23 e domenica dalle 10.30 alle 19) con alcune proposte molto accattivanti, dai piatti tipici della montagna, alle birre artigianali all’immancabile formaggio.

CALABRIA, UNA TERRA DA SCOPRIRE E DA AMARE. A FICO BOLOGNA, UN FINE SETTIMANA CON L’ECCELLENZA TERRITORIALE

Carmelo Fabbricatore e alla sua sinistra Federico Quaranta

Una regione poco conosciuta, frequentata sì dal grande turismo ma non abbastanza rispetto ad altre zone del Sud Italia. Ma la Calabria vuole dare una svolta, vuole mostrarsi in tutto il suo splendore, complice i prodotti della sua ricca terra, che portano in tavola prelibatezze e tante possibilità per divertirsi cucinando. La Regione Calabria attraverso il progetto “L’evoluzione della tradizione” ha organizzato un fine settimana, sabato e domenica, a Fico Eataly World di Bologna presentando peperoncino, cedro, fico dottato, patata della Sila, caciocavallo siano, vino e olio dell’Alto Crotonese, pecorino Crotonese, nduja, cipolla rossa, bergamotto, tutti rigorosamente Dop, Doc e Igp.
L’intervento mirava, attraverso il coinvolgimento degli operatori calabresi, ossia produttori, associazioni di categoria, consorzi di tutela, a raccogliere il consenso dei compratori e consumatori italiani e stranieri e rendere concrete le opportunità che possono scaturire dall’introdurre innovazioni quando si producono, trasformano e commercializzano i frutti della terra. È stata anche l’occasione per discutere e affrontare il tema del rilancio di questa regione, che non vuole restare fuori dal giro enogastronomico della penisola.
L’iniziativa è stata curata dall’Accademia Nazionale del Peperoncino con il Re del Peperoncino, Gianni Pellegrino. Presentatore e testimonial d’eccezione dei cooking show e delle degustazioni è stato il conduttore televisivo e radiofonico Federico Quaranta, che ha spiegato alcuni segreti della cucina calabra, accompagnando la realizzazione dei piatti dello chef Carmelo Fabbricatore, presidente provinciale dell’associazione regionale Cuochi. Così ai presenti sono state proposte quattro situazioni, due il sabato (a pranzo e prima di cena) e altrettanto la domenica. Il primo giorno, sono stati serviti dei Carnaroli di Sibari con caciocavallo podalico, guanciale croccante e fragranza di cedro di Calabria oltre a Caciocavallo piastrato e nduja. Nel pomeriggio è toccato alla degustazione dei prodotti dell’eccellenza enogastronomica calabrese e incontri con testimonial e ospiti. Alle 18 nuovo Cooking Show con Pasta e patate Igp silane con lamelle di pecorino crotonese e polvere di peperoncino e Pecorino crotonese piastrato e polvere di peperoncino Domenica si è partiti con l’assaggio dei prodotti dell’eccellenza enogastronomica calabrese e altri incontri a tema, che hanno accompagnato allo Cooking Show con la Lagana e ceci con olio extravergine Igp al peperoncino calabrese e Caciocavallo piastrato e crema di funghi porcini. Chiusura, prima con la degustazione di altre proposte e lo Cooking Show finale con Fileja con spada di Scilla e nduja di Spilinga e assaggi di Pecorino crotonese e nduja di Spilinga.
Certamente, un fine settimana dove la Calabria ha voluto dare il meglio di sé e ci è riuscita: la strada è stata tracciata.

FESTA DEL BACALÀ A SANDRIGO: UN 2018 RICCO DI NOVITÀ

Da venerdì 21 settembre a lunedì 1 ottobre torna a Sandrigo (Vicenza) per la trentunesima edizione la Festa del Bacalà alla vicentina. Nuovo il posto, in un’area verde vicina a piazza San Filippo e Giacomo, precedente sede diventata ormai troppo piccola per accogliere i numerosi visitatori.
Per supportare al meglio l’organizzazione della festa è stato creato il nuovo sito http://www.festadelbaccala.com dove sarà possibile acquistare direttamente online i biglietti per i due eventi principali della Festa: il Gran Galà del Bacalà e Bacco & Baccalà. L’evento di apertura sarà il Gran Galà del Bacalà, martedì 18 settembre: una cena di gala organizzata in collaborazione con il Gruppo Ristoratori della Confraternita dedicata quest’anno al sessantacinquesimo anniversario di Fondazione della Pro Loco di Sandrigo. 800 posti a disposizione, 30 chef, 50 camerieri, 35 sommelier e 40 cavalieri del Bacalà renderanno la serata indimenticabile.
Domenica 23 settembre tornerà a Villa Mascotto di Ancignano di Sandrigo la quarta edizione di Bacco & Baccalà, il banco d’assaggio organizzato in collaborazione con Ais Veneto con la partecipazione di oltre 50 cantine con più di 150 etichette in degustazione, anche straniere e da quest’anno con un angolo dedicato alle birre artigianali. Degustazione illimitata e tre proposte culinarie da assaggiare incluse nel biglietto d’ingresso: la pizza al Bacalà, il Bacalà mantecato e il Bacalà alla Vicentina con la polenta.
Domenica 30 settembre l’appuntamento sarà per la cerimonia di investitura dei nuovi confratelli della Venerabile Confraternità del Bacalà, che il Priore Galliano Rosset benedirà con un grande stoccafisso, alla presenza di una delegazione di abitanti dell’isola di Rost, gemellata con il comune di Sandrigo.
Gli stand gastronomici saranno attivi da venerdì 21 a domenica 23 e poi da giovedì 28 a lunedì 1 ottobre. Accanto al classico Bacalà alla Vicentina, preparato anche in versione gluten free, si potranno gustare molti altri piatti. Dal filetto di merluzzo panato servito con patatine per i bambini, al bacalà mantecato su crostini croccanti, alle perle di stoccafisso. Non mancheranno i classici primi conditi con il bacalà: bigoli, gnocchi, risotto e, da quest’anno, anche i gargati. Riconfermata anche la Lofoten Fisk Suppe, la tradizionale zuppa delle Isole Lofoten, preparata con verdure, salmone e merluzzo norvegese. Per preparare tutti i piatti viene utilizzato solo stoccafisso proveniente esclusivamente dalle Isole Lofoten, essiccato naturalmente all’aria nelle rastrelliere, che riesce a conservare e mantenere intatte le sue proprietà nutrizionali: potassio, sodio, calcio, fosforo e Omega 3, povero di grassi e calorie.
Accanto al tradizionale abbinamento con i vini vespaiolo, tai rosso e durello, quest’anno sarà possibile gustare durante i dieci giorni di festa anche due birre artigianali, Brezza e Mistica, create appositamente per la Festa del Bacalà dal Birrificio Campo Biondo di Terrassa Padovana. Sempre online sul sito http://www.festadelbaccala.com sarà possibile da quest’anno prenotare i pacchetti turistici ideati appositamente per godersi al meglio la Festa del Bacalà alla vicentina. La proposta formulata per due persone prevede, al costo di 210 euro una notte in camera matrimoniale in hotel o bed and breakfast convenzionati, la cena del sabato sera in un ristorante scelto dalla Venerabile Confraternita del Bacalà, pranzo per due sotto i chioschi della Festa la domenica, un piccolo tour con guida naturalistica alla scoperta dei luoghi più caratteristici della zona e un piccolo omaggio a ricordo dell’esperienza.
Tutte le informazioni e il programma completo della Festa sul sito http://www.festadelbaccala.com.

ELEONORA ANDRIOLO, QUANDO LA CUCINA DI TRADIZIONE VA A BRACCETTO CON LE TERRE LONTANE

Lo staff di Acchiappagusto con Eleonora Andriolo (in primo piano a sinistra)

La sua cucina rispecchia il suo modo di essere: caparbia, determinata, tenace, coraggiosa e vivace. Un amore totalizzante quello di Eleonora Andriolo, iniziato più di dieci anni fa, quando, dopo aver messo definitivamente nel cassetto il diploma di ragioneria, si è dedicata alla realizzazione del suo sogno: diventare cuoca. Lei è giovane, 27 anni e ha la consapevolezza delle responsabilità e delle fatiche che dovrà affrontare. «È ciò che ho scelto e oramai è parte di me e della mia vita. Lo so: stare in cucina è faticoso, talvolta logorante. Non mi faccio scoraggiare. Sono determinata, forse un po’ folle, ma attraverso i miei piatti riesco a raccontare ciò che mi circonda: è un atto con cui dono una parte di me stessa agli altri» spiega la giovane chef seduta a uno dei tavoli della terrazza del suo ristorante Acchiappagusto Emozioni dei Sapori in via Santa Giustina 9 ad Arcugnano, nel cuore dei Colli Berici, nel Vicentino. Il ristorante è stato avviato assieme al padre Flavio quattro anni fa e, dal 2018, è guidato in maniera indipendente da Eleonora assieme a una squadra tutta al femminile: in sala ci sono la sorella Sofia, Marta Sofia, la compagna del padre Flavio. Trenta posti a sedere e una bellissima terrazza panoramica che si affaccia sui Colli Berici. «Non serviamo più di trenta persone a servizio» continua Eleonora.
Nel 2015, ha frequentato numerosi corsi di alta cucina, per poi, nel 2016, impegnarsi in uno stage prolungato al ristorante stellato Esplanade di Desenzano del Garda (Brescia) dove ha affiancato lo chef Massimo Fezzardi in cucina. Il 2018 è stato dedicato alla pasticceria e decide d’affinare le sue conoscenze frequentando un corso di alta pasticceria con la pluripremiata chef pâtissière Cècile Farkas Moritel. La passione per questo mestiere è nata molti anni fa nella cucina di nonna Elvi, dove Eleonora, allora bambina, trascorreva lunghi pomeriggi mentre mamma e papà erano al lavoro. È stato poi il padre, Flavio Andriolo, 55 anni, imprenditore orafo e di seguito ristoratore a trasmettere a Eleonora la dedizione per la cucina. La giovane cuoca ha affiancato il padre per lungo tempo nel ristorante di famiglia, l’Antica Osteria Ca’ D’Oro, nel cuore di Vicenza. Ha seguito passo dopo passo l’attività di ristorazione, iniziando con il servizio in sala. Dal cuore industriale del Veneto, l’attività della famiglia Andriolo si spostò in Austria per una breve esperienza con un piccolo ristorante a Villach. Poi, la scelta di tornare nei luoghi d’origine e, da qui, la ricerca di uno spazio adatto per creare l’Acchiappagusto Emozioni dei Sapori. La cucina di Eleonora Andriolo è attenta alla tradizione veneta, vicentina e veneziana ma ha anche il sapore di terre lontane, luoghi scelti come meta nei suoi viaggi di formazione. Dai suoi viaggi sono nati piatti come La mia Marrakech, risotto alla barbabietola con tartufo, carcadè e crema di Vezzena e Orchidea framboise, una torta monoporzione a base di mousse di vaniglia del Madagascar e lamponi, o ancora la Battuta di scampi di Manfredonia al lime con granita di bergamotto e prosecco. Nel rispetto della territorialità Eleonora Andriolo presta molta attenzione all’origine della materia prima, preferendo servirsi da piccoli artigiani del gusto presenti nel territorio circostante: la verdura, l’insalata e la valeriana da Ivano Scalco che ha dieci serre a Gambugliano, il miele per accompagnare i formaggi e guarnire i dolci è Oromel, prodotto a pochi metri dal ristorante ad Arcugnano. Le trote sono pescate al Lago di Fimon a pochi chilometri di distanza. Tra le 140 etichette della carta dei vini spiccano le selezioni italiane e un posto di riguardo è riservato alle etichette della Strada dei Vini dei Colli Berici. Non mancano incursioni extraterritoriali, come il pesce dall’Adriatico, dalla Sardegna oppure dalla vicina Chioggia. E, da non dimenticare, Eleonora ha anche un orto di proprietà sotto il ristorante e a portata di mano ci sono gli odori dell’orto.

L’Orchidea Framboise

INCANTATI DAL GUSTO DELLA MACROREGIONE PIÙ BELLA AL MONDO

Una kermesse che ogni anno sorprende con personaggi del mondo del cibo e del vino, con chef, piatti, vini e prodotti che raccontano un territorio unico. Così è andato l’ottavo meeting enogastronomico di alta cucina di Club Magnar Ben Best Gourmert a Jesolo a Terrazza Mare Marcandole (Venezia), un luogo incantevole rilanciato alla grande dalle famiglie Rorato e Bardella, attraversato dal Sile, accarezzato dall’Adriatico, illuminato dal faro.

Maurizio Potocnik, fondatore della Guida Magnar Ben Best Gourmet ha guidato la manifestazione con amorevole ritmo tra le parole e i racconti di personaggi come Mateja Gravner figlia di Josko padre dei vini naturali, l’effervescenza con stile del 91 enne “pioniere” dei vini friulani Marco Felluga, e ancora tanti eccellenti premiati accorsi da Trento, da Brescia, dalla Slovenia, dalla Croazia, dal Veneto e dal Friuli Venezia Giulia. Per Maurizio Potocnik «mettere assieme tanta bontà e cultura del territorio è una grande sfida, ma ne vale la pena, vale la pena promuovere questa macroregione che ha tanto da raccontare in fatto di cultura, turismo, arte, paesaggio, cucina e agricoltura, io non riesco proprio a trovare dei territori che possano competere con questo nel mondo».

Dopo la cerimonia degli Awards Best of Alpe Adria che ha visto sfilare 15 campioni come Gravner (Gravner), Marco Felluga (Russiz Superiore), Tino Vettorello (Tre Panoce), Leandro Luppi (Vecchia Malcesine), Carlo Nappo (Podere dell’Angelo), Tadej Gasparin (Pikol), Michele Vallotti (Trattoria La Madia), Gabriele Gallieni (Re della Busa-Hotel Palace), Fabiana Mihajlovic (Konoba Buscina), Ivan e Sandro Uanetto (Trattoria Da Nando), Stefano Miozzo (Al Borgo 1964) , Claudio e Lorenzo Roncaccioli (FuoriModena), Flavia Kavcic (Pri Lojzetu – Villa Zemono), Mario Suban (Antica Trattoria da Suban), l’evento è proseguito con il ricco Buffet curato da Marcandole con la degustazione del Prosecco Superiore di Astoria, Partner dell’evento assieme a Aja (Associazione Jesolana Albergatori) e Bianco Treviso Concessionaria Lexus.

Alle 21 ancora emozioni con una “grande classica” di Club Magnar Ben Editore: La Gran Cena di Gala 2018”, quest’anno dedicata al mondo femminile in cucina e in tavola, un percorso raffinato e gustoso tra mare, orti e terra partito con il “Bellini in the sunset” realizzato con il succo di pesca bio di Marisa Saggio (Zolla14 Organic Farm Project) e il Casa Vittorino – Prosecco Docg Superiore Rive di Refrontolo Docg Millesimato Brut (Astoria Wines) promosso dalla bella e giovane Giorgia Polegato, a seguire la giovanissima chef Valeria Pierfederici di Terrazza Mare Marcandole con ricciola-anguria-lampone e salse bio di Erica Fontana (Fontana Bio), piatto abbinato elegantemente al Metodo Classico Trè Volti Brut di Angela Maculan (Maculan).

Sorprende per gusto e morbidezza il tradizionale guazzetto dell’osteria realizzato dall’osteria Arcadia con Arcadia e Pamela e le cozze Dop di Scardovari (speciali), con crostone di pane di casa all’olio istriano Trasparenza Marina Mate di Aleksandra Vekic, (da una sponda all’altra dell’alto Adriatico), piatto abbinato con successo al Metodo Classico Rosè de Noirs Dosage Zero Millesimo 2014 rappresentato da Elisabetta Puiatti (Villa Parens).

Ancora emozioni a tavola con la chef padovana Silvia Moro del Ristorante Aldo Moro di Montagnana che ha presentato il “raviolo inverso”, intenso e raffinato e rifinito con 21 erbette abbinato superbamente al Rosa Bruna Rosato di Raboso Spumante Metodo Classico di Cecchetto rappresentato da Cristina Garetto.

Gabriella Cottali e Sara Devetak della storica Locanda Devetak hanno ben rappresentato il territorio del Carso italiano ai confini con la Slovenia con il petto di faraona e il lardo profumato con le erbe coltivate nell’orto di casadalla figlia Sara, abbinato al Friulano Amandum 2016 di Dai Moras rappresentato da Elisabetta Lupi.

Hanno chiuso la serata tra sorprese, dolcezze e bellezza la “padrona di casa ”Roberta Rorato con il “pink dessert” servito piacevolmente con uno rinfrescante short drink, il “Casta Rosa” delle Distillerie Castagner rappresentato da Giulia Castagner, un prodotto innovativo che promuove la grappa per il settore mixology.

BOX CAFFÈ A PADOVA: LA CUCINA GIOVANE CHE AMA I CLASSICI

Un’idea di cucina semplice con alla base grande materia che ripropone i classici della tradizione italiana. È questa l’idea di cucina di Marco Benetezzo, una solida formazione alle spalle con esperienze in diversi ristoranti stellati della penisola, mente e artefice del terzetto di locali simbolo della giovane ristorazione padovana: Box Caffè in Prato, Box Pizza e Box Caffè in Galleria. Tre realtà diverse, ma che hanno come unico obiettivo quello di proporsi come locali dove trovare cibo di qualità, sano e goloso, e dove bere bene, in un ambiente elegante e con uno stile ricercato, ma informale.

Box Caffè, sorto dove negli anni venti c’era un’autorimessa per auto, si trova a Prato della Valle nel cuore di Padova, in una delle piazze più belle d’Italia. È il primo dei tre locali a essere stato aperto, un bistrot dall’arredo semplice ma al contempo originale, con pareti in mattoni, bancone di legno e luci soffuse. In poco tempo si è affermato come luogo di riferimento per chi ama la buona cucina e apprezza la spontaneità di questa formula. “Quando abbiamo aperto questo primo locale – dichiara Marco Benetazzo – volevamo proporre qualcosa di diverso dal solito locale per giovani. Volevamo che al centro della nostra cucina ci fossero i grandi classici della gastronomia italiana, anzi dell’alta cucina. Il mio modello e riferimento in questo è stato sicuramente Da Vittorio a Brusaporto: una cucina semplice ma perfetta, realizzata con grandi materie”.

Nel menu di Box Caffè si trovano i piatti della cucina tradizionale della Penisola reinventati mantenendo l’equilibrio tra semplicità e ricerca dal giovane chef Riccardo Maffini, un passato alle Calandre oltre che al Gabbani di Lugano, con materie prime d’eccellenza e un’esecuzione ai massimi livelli. La Carbonara-Box, la Tartare di manzo, l’Hamburger gourmet con carne piemontese, il Tiramisù preparato con caffè espresso. E poi lo gnocco fritto servito con crudo e burrata, l’Orecchio di elefante o i freschissimi crudi di pesce. Questi alcuni esempi dei piatti realizzati dalla cucina.

La cantina conta oltre 500 etichette selezionate da Marco, spesso introvabili, con predilezione per la Francia, Champagne e Borgogna soprattutto, ma anche un’ampia scelta di vini naturali. Sempre varia la proposta al calice, con etichette che sorprendono ma che garantiscono sempre il miglior rapporto qualità-prezzo.

15 CAMPIONI DEL GUSTO E 15 DONNE TRA CUCINA E TAVOLA PER LA MACROREGIONE EUROPEA DELL’ALPE ADRIA

Giovedì 21 giugno a Jesolo al Terrazza Mare dalle 17.30 alle 24 saranno di scena il meglio in fatto di cucina, vini e prodotti della macroregione europea dell’Alpe Adria che si estende tra l’Italia nord-nord est, l’Austria, la Slovenia la regione istriana della Croazia. Lo staff giornalistico, guidato dall’editore Maurizio Potocnik al completo con ben sedici giornalisti ed esperti collaboratori, darà via alla cerimonia di consegna degli Awards Best of Alpe Adria 2018 della Guida Magnar Ben Best Gourmet, arrivata alla ventiduesima edizione. Sono quindici i campioni del gusto del 2018 tra ristoranti di cucina creativa, tradizionale, di hotel, trattorie, konobe, carte vini al ristorante, aziende vinicole, vini d’annata e produttori di nicchia nel settore del food e dell’agricoltura, compreso un award dedicato alla miglior “sala di ristorante”, ritenuta importantissima per la qualità globale di un pranzo o una cena.

L’evento, unico nel suo genere, sia per la formidabile location jesolana fronte faro (ora rilanciata alla grande del team delle famiglie Bardella/Rorato), sia per gli altissimi contenuti cultural-territoriali e per la visione dei valori enogastronomici di un territorio unico al mondo, rappresenta un percorso di ricerca che dura da ventidue anni, rivolto alla promozione della qualità a tavola partendo dall’agricoltura per arrivare all’ospitalità. Dopo la cerimonia delle premiazioni e il brindisi/buffet con i vincitori, l’evento proseguirà con la Gran Cena di Gala dell’Alpe Adria, da sempre tra le cene/evento più innovative in questo territorio che quest’anno prevede la spettacolare partecipazione di più di quindici donne tra cucina, vini e prodotti.

The Pink Night inizierà al calar del sol, quando il cielo sopra la laguna si tingerà di rosa, un emozionante percorso tra Adriatico, orti, vigneti e monti dove più di quindici donne saranno protagoniste indiscusse del gusto, incominciando dal “Bellini in the sunset” con il succo di pesca bio di Marisa Saggio di Zolla 14 Organic Farm Project e il Casa Vittorino – Prosecco Docg Superiore Rive di Refrontolo Docg Millesimato Brut di Astoria con Giorgia Polegato, a seguire la giovanissima chef Valeria Pierfederici di Terrazza Mare Marcandole con un piatto abbinato alle composte bio di Erica Fontana di Fontana Bio e al Metodo Classico Trè Volti Brut di Angela Maculan cantina Maculan. Sarà poi il turno poi di una famosa trattoria del delta Po, l’osteria Arcadia con Arcadia e Pamela e le cozze Dop di Scardovari abbinate all’olio istriano Trasparenza Marina Mate di Aleksandra Vekic e al Metodo Classico Rosè de Noirs Dosage Zero Millesimo 2014 di Elisabetta Puiatti della maison Villa Parens.

Ancora emozioni a tavola con la chef padovana Silvia Moro del Ristorante Aldo Moro di Montagnana abbinata a Cristina Garetto e il suo Rosa Bruna Rosato di Raboso Spumante Metodo Classico di Cecchetto Giorgio. Sarà poi il turno di Gabriella Cottali e Sara Devetak della storica Locanda Devetak che rappresenteranno il cortile e l’orto del Carso abbinate a Elisabetta Lupi e il Friulano Amandum 2016 di Dai Moras. Chiuderanno la serata tra sorprese, dolcezze e bellezza la “padrona di casa” Roberta Rorato con il “pink dessert” abbinato al “Casta Rosa” di Giulia Castagner delle Distillerie Castagner.

L’evento esclusivo, realizzato da Club Magnar Ben Editore in collaborazione con Terrazza Mare Marcandole, Aja-Associazione Jesolana Albergatori, Bianco-Concessionaria Lexus e Astoria Vini, vedrà la prima parte con cerimonia dei premi e buffet aperta al pubblico, mentre The Pink Night – Gran Cena di Gala dell’Alpe Adria è solo su invito.

RISTORANTE VILLA SELVATICO, UN’ESPERIENZA TRA STORIA E CUCINA RAFFINATA

Staff Villa Selvatico

Nella fertile e operosa pianura veneta, la bella cittadina di Roncade sorge a pochi chilometri da Treviso e dista una trentina di chilometri da Venezia, in un’area importante dal punto di vista storico artistico. È in queste terre che si possono ammirare splendide ville storiche che si sono sviluppate tra i secoli XV e XIX e che hanno conosciuto il massimo fulgore nel cinquecento grazie all’architetto Palladio che ha ideato un modello di villa ispirata ai canoni della classicità latina, e che oggi sono patrimonio dell’Unesco. Anche Roncade vanta una notevole presenza di storici edifici, tra cui primeggia la celebre Villa Giustinian, meglio nota come Castello di Roncade, di epoca rinascimentale pre palladiana, cinta da mura che richiamano i fortilizi medievali, e che oggi è dedita alla produzione di vino. È in questo contesto ricco di bellezze naturalistiche e storiche che s’inscrive anche Villa Selvatico, sull’asse viario strategico che collega Treviso al mare e a Venezia, una bella villa di inizio novecento circondata da un grande parco. Due edifici nascosti tra alberi secolari, uno ad accogliere sei camere per un piacevole pernottamento immersi in un’atmosfera di quiete e charme, e l’altra struttura completamente dedicata al ristorante su due piani. Le tre salette – una al piano terra, protetta dai Beni Culturali, e due al primo piano – sono piccoli scrigni di liberty veneto, con tavoli tondi ben distanziati, incorniciati tra gli stucchi veneti dai toni pastello alle pareti e affreschi originali sul soffitto, lampadari di vetro di Murano, con qualche pennellata di contemporaneità data dalle comode poltroncine di design della Calligaris e, specie al piano terra, da tele dell’artista trevigiano Rijo, con i suoi divertenti e colorati animali. L’ampio parco esterno in estate è il naturale prolungamento del ristorante, con vari spazi che possono essere adibiti a eventi privati, e dispone anche di un grande giardino d’inverno con riscaldamento a pavimento, luminoso e ideale per feste in tutte le stagioni. Una vera oasi nell’arte e nella natura a donare un momento di benessere, deliziati dall’originalissima cucina di chef Alessandro Rossi.

Classe 1991, Alessandro Rossi è uno chef che, nonostante la giovane età, può già vantare una carriera di successo. Dopo gli studi all’alberghiero di Chianciano Terme (Siena), compie importanti esperienze professionali a Firenze con Filippo Germasi, con Dal Degan, e con Stefano Ciavatti di Da Fino. All’inizio del 2015 torna a Firenze, alla Leggenda dei Frati, come socio di Filippo Saporito prima a San Giovanni d’Asso e poi nella prestigiosa location di Villa Bardini, nel centro di Firenze. Un anno e mezzo fondamentale per la crescita di Alessandro che assimila e si affranca dalla lezione dei suoi maestri costruendo un percorso proprio improntato sulla tradizione, con influenze classiche e forti venature creative, concentrato sulla ricerca di forme e consistenze e materie prime eccelse. Con l’arrivo della prima stella Michelin, a novembre 2016, lo chef si sposta a Pienza per aiutare l’amico ristoratore Maurizio Abbate a dare nuova verve al suo ristorante la Terrazza del Chiostro, con un indirizzo più gourmet, in una cittadina forse ancora poco ricettiva nei confronti di una cucina più alta visti i flussi turistici che ogni anno convogliano milioni di visitatori da tutto il mondo, attratti più dall’arte che da una ristorazione di qualità. Il nuovo progetto di Villa Selvatico inizia a svilupparsi già dalla tarda primavera del 2017, e dopo mesi d’intenso studio e ricerca, il 5 dicembre finalmente il ristorante apre le porte a tutti con una proposta culinaria davvero originale, sia a pranzo che a cena. Punto fermo di Alessandro è la sua brigata, sei ragazzi con cui lavora da tempo e che negli anni si è venuta saldando sempre più affiatata e coesa, anche grazie alla preziosa collaborazione con il sous chef Luca Grimaldi, a fianco dello chef dai tempi della Leggenda ei Frati, che vanta un fittissimo curriculum di esperienze anche all’estero, nord Europa e Stati Uniti in primis. Il menu approntato, che coniuga territorio e debordante fantasia, scevra dalle mode, parte da una base toscana che è insita nel dna dello chef, ma che si muove in terra veneta con disinvoltura e curiosità nell’esplorarne tradizioni e materie prime del ricco territorio veneto. Oltre alla Carta, chef Rossi ha approntato tre menu degustazione, uno da cinque portate a 60 euro, uno da sette portate a 75 euro, e il nove portate a 100 euro, tutti con la possibilità di un abbinamento vini ad hoc. L’inizio pasto è un biglietto di presentazione dello chef, che saluta la Toscana con una serie di appetizer tra cui il finto pomodorino ripieno di pappa al pomodoro, un wafer di arachidi con crema di rapa bianca, rapa rossa, kiwi fermentato e polvere di levistico, una spuma di pecorino di Pienza, arancia, lamponi ed erbe spontanee, una cialda di rapa rossa con ravanello marinato e pecorino di Pienza in crema. E c’è ancora tanta Toscana nel cestino del pane, con la lievitazione naturale nei panini al latte, nei grissini, panini all’olio, pane integrale e una focaccia ai sette cereali che arrivano accompagnati all’olio Ceccatelli biologico di Greve in Chianti e lardo di Colonnata lavorato a salsiccia da spalmare.

DUE GIOVANI SI METTONO IN GIOCO: A MIRANO (VENEZIA) APERTO VILLA TESSIER

Marco Pemaro e Francesco Marcato

Cambia gestione una storica attività di Mirano (Venezia). Il marchio nuovo della ristorazione, con cui prendere confidenza a Mirano, è in realtà un nome già noto: Villa Tessier, come la villa che lo ospita. Ha aperto i battenti al posto del Castellantico 21, a due passi dalla piazza, nell’omonima via, già ritrovo di molti avventori negli anni passati. Al loro fianco c’è Confcommercio del Miranese, che ha seguito i titolari nell’intraprendere questa avventura.

L’idea è venuta in menta a Francesco Marcato e Marco Pemaro, 33 e 34 anni, il primo di Spinea, l’altro di Mirano. Si sono conosciuti all’Istituto alberghiero di Castelfranco Veneto, sono diventati amici e Mirano l’hanno frequentata, come molti loro coetanei, per anni. Serate in compagnia, buon cibo e un bicchiere di vino, ma con una particolarità: alla caotica movida della piazza hanno preferito sempre un luogo appartato come il Castellantico 21. Un ambiente più rilassato, che quando c’è stata la possibilità di rilevare, i due amici non si son fatti pregare.

D’altronde la lunga gavetta e la maturità professionale raggiunta negli anni alla corte dei migliori chef del mondo è una valida garanzia per partire: Francesco ha lavorato a Bolzano, al Gritti di Venezia, in ristoranti stellati della Sardegna e all’Hilton-Stucky, sempre a Venezia. Anche Marco ha passato in rassegna grandi marchi della ristorazione, hotel di lusso, dove lavorano da 20 a 40 cuochi: Bulgari Hotel, Armani Hotel, Ceresio 7 a Milano.

Sul fatto che la competenza non manchi ai fornelli di Villa Tessier ci sono dunque pochi dubbi: ma Marco e Francesco non hanno voluto aprire un ristorante stellato a Mirano. Si è puntato a un luogo informale, con uno sguardo al territorio e alla stagionalità dei prodotti. Menù per tutti i palati, sia di carne che pesce, con un’unica ambizione.

Il tutto in un ambiente caratteristico come quello di Villa Tessier, affacciato sul parco della Villa miranese: 45 coperti all’interno, 50 nel tipico porticato esterno, dove c’è lo spazio anche per un aperitivo, separato dal ristorante, ma in continuità con esso, per potersi poi sedere comodamente a tavola e proseguire la serata.

Villa Tessier è aperto già da alcune settimane, l’inaugurazione ufficiale sarà però il 15 giugno.

 

CHEF A TAVOLA, CINQUE SITUAZIONI E ALTRETTANTE ESPERIENZE DA VIVERE

Sono cinque e ognuno, da par proprio, può vantare di aver frequentato colleghi stellati, ristoranti blasonati, autoapprendimento innescato da passione, anche geneticamente ereditata, e non ultima, e questa per tutti, un grande amore per la propria terra e le sue espressioni gastronomiche.
I loro nomi non sono ancora alla ribalta delle stelle e forse non è nemmeno quello che cercano, quanto, piuttosto, la soddisfazione di aver cucinato, e servito in tavola, un piatto che rimanga nella memoria dei loro commensali. Certi, questi ultimi, di aver assaporato un’istantanea delle espressioni più attuali di una cucina che nasce da quel variegato territorio che è il Veneto. La sua storia, la sua cultura, le sue tradizioni, la sua cucina e i suoi giovani chef. Come Davide Di Rocco, del Fuel in Prato della Valle di Padova, Paolo Giraldo della Corteverdechiara di Correzzola, Andrea Valentinetti del Radici di Padova, Andrea Bozzato de La Posa degli Agri, restaurant & resort di Polverara, Roberto Zanca dell’Acquasalata Sabbia&Sale Feeling Beach, all’Isola Verde di Chioggia.
Saranno loro, tutti e cinque insieme che animeranno altrettante serate di “Che in tavola”, fra maggio e settembre, nei ristoranti dove ognuno di loro sta già calamitando gli attenti palati di esigenti gourmet. Che nelle date in calendario, troveranno il loro chef beniamino e gli altri suoi quattro amici e colleghi di fiamma, pronti a preparare e servire anche in tavola, questa la spruzzatina di piccante in più, ognuno la sua creazione culinaria. Questo perché, affermano coralmente, è giusto che cucina e sala diventino un tutt’uno e non ci siano due palcoscenici separati dove uno valga più dell’altro e viceversa ma dove il vero protagonista che va celebrato sia il palato dell’ospite commensale. Il via alla rassegna è per il 21 maggio al Fuel, poi il 4 giugno alla Corteverdechiara, il 18 giugno al Radici, il 2 luglio a La Posa degli Agri, il 16 luglio Acquasalata Sabbia&Sale e il 5 settembre con la grande festa finale, sulla spiaggia del Sabbia&Sale Feeling Beach. Da segnalare la partecipazione di “un tocco al vino” delle Vignaiole Euganee e Beriche. Una formazione veneta di donne del vino che scenderanno dai loro colli con i loro vini per dare manforte ai cinque chef nell’esaltare a tutto tondo la forza del cibo e del vino ma anche del vino e del cibo di un territorio veneto unico ed esclusivo. A ogni serata, infatti, saranno presenti le diverse etichette delle quattordici cantine che, di volta in volta, saranno abbinate ai cinque piatti che gli chef con le loro brigate serviranno in tavola.
Il costo di ogni serata è di euro 70 a persona, vini inclusi, previa prenotazione. Posti limitati e riservati. Info chefintavola@gmail.com oppure al 347-5395653. Per la serata finale, dress code, piedi scalzi.

TUTTO PRONTO PER FORMAGGIO IN VILLA A SANTA MARIA DI SALA (VENEZIA) DAL 28 APRILE ALL’1 MAGGIO

Appuntamento in Villa Farsetti a Santa Maria di Sala (Venezia), per Formaggio in Villa 2018, la rassegna nazionale dei migliori prodotti del settore oltre al Salone dell’alta salumeria realizzata da Alberto Marcomini, uno dei massimi esperti di formaggi in Italia. Da sabato a martedì 1 maggio, negli spazi interni ed esterni dell’edificio settecentesco ci saranno stand e spazi dedicati a importanti produttori, chef, esperti del settore. Ci saranno anche laboratori, degustazioni, oltre a uno sguardo alle nuove tendenze gastronomiche. Non mancheranno i punti dedicati all’olio, all’aceto, alle confetture, alle conserve, al cioccolato, dolci, vini e birre artigianali.
A Formaggio in Villa, tra i protagonisti ci sarà l’Asiago Dop, con diversi abbinamenti della specialità veneto-trentina con vino, cocktail, birre fino ad arrivare al pesce. Compagno ideale dell’aperitivo, spezza-fame di qualità per una pausa naturale e grande interprete della cucina italiana, Asiago Dop svela, a Formaggio in Villa, le sue infinite note di sapori e profumi. Ogni fetta di Asiago Dop risponde agli standard previsti dal Consorzio di tutela e, allo stesso tempo, è diversa dalle altre perché espressione di tanti fattori diversi, come la tradizione e cultura del produttore, tutti da scoprire negli stand dei nove soci presenti: Brazzale, Casearia Monti Trentini, Caseificio San Rocco, Lattebusche, Latteria Castelnovo, Latteria di Trissino, Latteria Villa, Latterie Vicentinee Toniolo Casearia.
Sabato 28 aprile, alle 15, il formaggio Asiago Dop incontrerà i cocktail in un laboratorio per conoscere da vicino il mondo del formaggio Asiago Dop, i luoghi, le tecniche per produrre e le stagionature. Qui,condotti da Roberto Pellegrini, barman di fama nazionale e con la collaborazione di Poli Distillerie 1898, la miscelazione si confronta con la cucina in un viaggio sensoriale originale per scoprire come abbinare Asiago Dop con il giusto cocktail.
A Formaggio in Villa è possibile anche esplorare l’abbinamento tra Asiago Dop e una selezione di birre d’alta qualità. Un connubio di grande interesse dove la birra, con l’effervescenza data dall’anidride carbonica, l’amaro e il tostato del luppolo è ideale per la degustazione della specialità veneto-trentina. Questo e molto altro sarà illustrato lunedì 30 aprile, alle 17.30, nella masterclass “E tu di che Asiago sei?” occasione per conoscere da vicino i segreti del mondo Asiago Dop e sperimentare le stagionature in abbinamento a birre artigianali del Birrificio Ofelia, unico birrificio veneto ad aver ricevuto il massimo riconoscimento nella guida Birre d’Italia 2019 di Slow Food. Per chi ama scoprire gusti nuovi, nel parco della Villa, dalle 10 alle 24, il Bistrot Asiago Dop delizierà con tante proposte della tradizione e insoliti incontri formaggio-pesce come il Cheeseburger di tonno e Asiago Dop Fresco o i Cappellacci ripieni di baccalà mantecato su fonduta di Asiago Dop oppure lo spiedino di gambero su crema di Asiago Dop.
Tutti i giorni, alle 19 alle 24, la notte si accende con Formaggio in Villa Night con musica dal vivo e deejay per provare abbinamenti e aperitivi all’aperto al Bistrot, al Cheese Bar e nel parco. Sabato e domenica, al primo piano di Villa Farsetti, si potranno assaggiare i cento migliori formaggi italiani, dieci per categoria in gara per ottenere le candidature. Lunedì 30, dal palco centrale di Formaggio in Villa, saranno comunicati i tre formaggi per gruppo che parteciperanno alla finale che si terrà nel mese di ottobre. esalta la versatilità della specialità veneto-trentina e celebra la sfida “impossibile” tra formaggio Asiago Dop cocktail, birra e pesce.
L’ingresso al mercato avverrà ogni giorno dalle 10 alle 20 (orario continuato) e si pagheranno 2,50 euro. Per i bambini sino ai 10 anni l’entrata sarà gratuita.

 

SOL&AGRIFOOD 2018, IL GUSTO DEGLI AFFARI

Oltre 300 espositori in crescita anche dall’estero su una superficie ampliata per dare più spazio a nuove aziende e potenziare le iniziative b2b. A pochi giorni dall’inaugurazione Sol&Agrifood in Fiera a Verona (15-18 aprile – http://www.solagrifood.com) presenta il programma di degustazioni e cooking show che fanno parte delle iniziative di promozione e valorizzazione in chiave commerciale delle produzioni agroalimentari non industriali realizzate con materie prime territoriali.
Un calendario degli eventi che è stato pensato per coinvolgere buyer e operatori dell’horeca in arrivo da tutto il mondo (56.500 nel 2017, il 27% esteri da 130 Paesi) in una serie di attività che li portino a capire la qualità e le peculiarità che danno valore aggiunto all’offerta in mostra, e li renda capaci di raccontarle ai propri clienti.
Nei cooking show, veri e propri workshop, s’impara a usare correttamente l’olio extravergine di oliva in cottura e a crudo e abbinato ai cibi per esaltare sapore e qualità salutistiche degli alimenti. All’opera in collaborazione con Associazione Interregionale Produttori Olivicoli (Aipo Verona) gli chef della Federazione Italiana Cuochi, l’attore/cuoco Andy Luotto e Giorgio Barchesi, meglio conosciuto come Giorgione, famoso cuoco grande appassionato dell’olio evo e testimonial di Sol&Agrifood.
Degustazioni tra story telling e curiosità. Nell’Agorà, lo spazio dedicato alle degustazioni rivolte ai buyer, in primo piano quest’anno la Toscana, con le sue produzioni di eccellenza, il Lazio e la Calabria con le sue unicità agroalimentari a base di cedro e bergamotto, la Campania con i limoni della Costiera amalfitana e la pasta di Gragnano, l’anello di Monaco dolce tipico mantovano, il Parmigiano Reggiano e altri formaggi e la ‘storia vera di Biancolilla Centinara, Pomodoro Corleonese e fiori di Origano’ nati dalla promessa di un bimbo italo-americano alla nonna di tornare nella terra di origine. Biancolilla Centinara è una varietà di olivo antica come alcune delle piante dell’azienda Bona Fortuna, che arrivano fino a mille anni di età, i Pomodori Corleonese sono generosi e pieni di gusto, mentre 10 sono le varietà di origano che crescono spontanee, di cui si selezionano solo i fiori con un macchinario innovativo per trattenere tutti gli oli essenziali e mantenere gusto e profumo intensi.
Tra i protagonisti esteri, curioso l’abbinamento proposto dall’Ucraina, che presenta alcune sue specialità: escargot, miele, noci e vino. Di lusso invece il cooking show che ha come protagonista lo Champagne Maxim Blin, interpretato dagli chef Italo Bassi e Marco Mainardi.
Birre per tutti i gusti. Birre da breakfast, da meditazione, strong e da brindisi tra vecchi e nuovi abbinamenti con il cibo sono le proposte di degustazione dei birrifici artigianali dell’area birre. E poi le Italian Grape Ale, anello di congiunzione tra birra e vino, con il momento clou per questa tipologia di birra con la degustazione evento di Teo Musso, che per Baladin ha chiesto a prestigiose cantine enologiche botti già usate per i loro vini da utilizzare per affinare le birre. Le botti saranno aperte per la prima volta durante il grand tasting di Sol&Agrifood.
Pizza tra tradizione e innovazione. Nell’Arena pizza all’opera i migliori pizzaioli per una magia che trasforma gli ingredienti base della cucina italiana – farina, pomodori pelati e mozzarella – in uno dei piatti più conosciuti e amati al mondo nelle versioni napoletana, al metro, ciabatta, in pala, gourmet, gastronomica e con il gelato.

“I PERCORSI DEL SIMPOSIO”. A CAPRINO VERONESE IL 14 E 15 APRILE VA IN SCENA IL GUSTO

Villa Cariola

Molte realtà produttive artigianali del nostro paese presenteranno in esclusiva le loro specialità durante “I percorsi del Simposio”, la manifestazione enogastronomica a Caprino Veronese (Verona), in località Preele, nella dimora storica di Villa Cariola.
Tra sapori e profumi nostrani sarà possibile degustare e acquistare, direttamente dai produttori, le eccellenze dell’enogastronomia italiana. Le degustazioni guidate avranno un ruolo importante: lo champagne sarà raccontato da un esperto sommelier. Scopriremo tutte le novità della Compagnia del Cioccolato per mano del vice presidente Roberto Caraceni. Gli show cooking avranno come protagonisti chef e pastrychef come Claudio Gatti e lo stellato Tano Simonato, anche patron della due giorni.
Inoltre, l’angolo sigari con Fummelier di lungo corso, le confraternite veronesi che presenteranno prodotti e ricette naturali e di grande tradizione.
Altro fiore all’occhiello dell’evento sarà un Foodcontest tra scuole alberghiere che si sfideranno con i prodotti delle aziende espositrici: un laboratorio d’idee per coniugare l’eccellenza della materia prima e la creatività.
L’iniziativa è rivolta a tutti gli operatori e agli appassionati del settore enogastronomico. La manifestazione si terrà sabato 14 aprile con orario continuato dalle 10.30 alle 23.00 e domenica 15 aprile dalle 10 alle 20. L’ingresso sarà gratuito per gli operatori, mentre per i visitatori è previsto un biglietto d’ingresso di 10 euro con degustazione inclusa.

ECCO PONTE ROSSO, L’ULTIMA GEMMA DI CASA COLLALTO

Principessa Isabella Collalto

L’ultimo nato di casa Collalto è uno spumante Brut Nature Millesimato innovativo e moderno, ottenuto dalla Glera ricca di minerali coltivata nella caratteristica località di Ponte Rosso, vicino al Castello di San Salvatore. Si chiama Ponte Rosso e arriva in un anno particolare: nel 2018, l’azienda di Susegana (Treviso) ricorrono i 1060 di presenza ella famiglia nella Marca Trevigiana.
E si è voluta regalare un vino che sarà presentato alla prossima edizione di Vinitaly (15-18 aprile) a Verona, della vendemmia 2017, proposto in anteprima per alcuni ospiti nella cantina dell’azienda, nato da un lavoro di zonazione dei vigneti per valorizzare al meglio le particolarità delle diverse aree. Ponte Rosso è una località vicina al Castello di San Salvatore, dove il terreno è particolarmente argilloso. In passato, in quest’area veniva estratta l’argilla, di colore rosso, per produrre coppi e mattoni per le case della Corte dei Conti di Collalto. I mattoni realizzati con questa argilla erano di un colore così intenso che il ponte con i quali è stato costruito ha preso il nome di Ponte Rosso. La Glera generata da questa terra è ricca di minerali, perfetta per un Brut Nature, ben strutturato, minerale e austero come il nostro Ponte Rosso.
Al termine della degustazione, una cena per assaggiare altri prodotti di casa Collalto; così il Ponte Rosso ha accompagnato il Timballo di zucca su fonduta e tartufo nero e i Taglioni al Prosecco con pisellini novelli e Parma Croccante, seguiti da un Filetto di pesce bianco in mantello di lattuga, burro al lime, carote vichy e zecchinette con in tavola un Rosabianco Incrocio Manzoni Rosa.
Per finire, un Trio di sorbetti alla frutta, fragole e menta con il Violette Incrocio Manzoni Moscato e un Caffè con Grappa Prince Riserva 18 mesi barricata.

WINE EXPERIENCE A VILLA EMO (VEDELAGO) DOMENICA 11 MARZO: 300 MOTIVI PER NON MANCARE

Un ricco programma quello della nuova edizione di 300% Wine Experience. L’evento targato Ais Veneto coinvolge 100 produttori della Regione per un totale di 300 bottiglie e si terrà domenica 11 marzo 2018 a Villa Emo di Fanzolo di Vedelago (Treviso). Una giornata di laboratori, cocktail show e degustazioni guidate, come quelle dedicate al vino e al Vermouth. Alle 12 il convegno “Stile Veneto: arte, architettura, vino” con il critico d’arte Vittorio Sgarbi e la giornalista Mediaset Alessandra Viero.
Appuntamento alle 15 e alle 17 con due degustazioni d’eccellenza. La prima, condotta da Mauro Carosso di Ais Torino, sarà dedicata alla costruzione aromatica del Vermouth, di cui si potranno assaggiare sei esempi piemontesi. Nella seconda alla tecnica dell’appassimento: l’enologo Daniele Accordini della Cantina di Negrar presenta tre cru “Pruviniano” e tre esempi di Recioto della Valpolicella.
Quattro i cocktail show, che dalle 11 alle 17 vedranno protagonisti i miscelati più famosi. Il Gustofoso Michele di Carlo e il barman Fausto Argentesi ne realizzeranno due per ogni lezione: Negroni e Martini, Gin Tonic e Gin Fizz, Daiquiri e Magarita, Mojito e Cuba Libre.
A fare da cornice alle migliori etichette del Veneto, una serie di degustazioni guidate che si concentreranno sulle caratteristiche sensoriali del tè, sulla birra artigianale e sui distillati messicani. Spazio inoltre a sei laboratori sul mondo del caffè, le acque minerali, l’olio di oliva, il prosciutto crudo berico euganeo, i formaggi veneti, il cioccolato con i suoi cru e il sigaro Toscano. Al mondo della gastronomia saranno riservati tre banchi d’assaggio dedicati al tiramisù, il tipico dolce trevigiano, alla storia del pane e all’analisi delle differenze tra stoccafisso e bacalà. Novità di questa edizione sono i panini gourmet di Ais Veneto preparati con materie prime d’eccellenza, e il risotto con Nano Vialone Veronese, radicchio trevigiano e Monte Veronese.
300% Wine Experience 2018 ruota attorno al binomio vino e architettura e, durante la giornata, sarà possibile visitare Villa Emo, Patrimonio Unesco e uno dei migliori esempi di arte costruttiva palladiana. Alle 11, alle 14 e alle 16 la partenza delle tre visite guidate.
Le 100 aziende presenti al 300% Wine Experience sono state selezionate nel corso dell’anno dai degustatori di Ais Veneto e rappresentano una piccola percentuale degli oltre 500 produttori recensiti e pubblicati nella guida Vinetia.
Il biglietto d’ingresso, che comprende degustazioni illimitate al banco d’assaggio con calice in omaggio, è di 25 euro per l’intero e di 20 euro per il ridotto, riservato a coloro che acquisteranno il biglietto in prevendita sul sito http://www.aisveneto.it.

UN VIAGGIO NEL TEMPO CON IL RECIOTO DI CAVAZZA

Sono stati settanta, tra giornalisti, sommelier e ristoratori, che hanno partecipato alla giornata organizzata dall’azienda agricola Cavazza, nel Vicentino, un importante momento di confronto, che ha visto ben sette annate protagoniste di una straordinaria verticale di Recioto di Gambellara Classico Docg.
La famiglia Cavazza ha conservato le migliori annate di questo vino e durante la degustazione, condotta dall’esperto della Guida dei Vini del Gambero Rosso Nicola Frasson, sono emerse le peculiarità di ogni vendemmia, che a seconda dell’andamento climatico ha regalato vini completamente differenti, accomunati però da un unico filo conduttore: la modalità di produzione.
Da sempre la famiglia Cavazza segue le preziose indicazioni di Cassiodoro, che già nel quinto secolo descriveva l’Acinatico bianco, l’attuale Recioto di Gambellara, come un vino prezioso da servire alla mensa reale, i cui grappoli di Garganega dovevano provenire dalle pergole domestiche e conservate appese nei fruttai fino a inverno inoltrato.
Ancora oggi la famiglia Cavazza appende nel fruttaio i grappoli di Garganega (detti picai) ad appassire e non appena giunge il momento della maturazione, vengono pigiati con il torchio. Il prezioso succo diventerà poi il Recioto di Gambellara, un vino dal colore ambrato e dal sapore piacevolmente fruttato, dolce, che evolve nel corso del tempo.
Durante la degustazione, l’annata che ha maggiormente stupito il panel di assaggiatori è stata il 2000, sia per complessità, eleganza ed evoluzione. Anche il 2015, l’ultima annata appena imbottigliata si è distinta per la sua rotondità e per i suoi profumi esuberanti, che sicuramente avranno modo di evolversi per regalare un nettare di rara finezza.
Al termine della degustazione, la cantina è stata aperta ad amici e clienti, che hanno potuto assistere alla pigiatura delle uve Garganega passite e gustare i piatti preparati da tre chef del territorio: la terrina di fegatini di animali da cortile laccata al Recioto 2002 su composta di radicchio di Treviso e olio all’acetosella preparato da Alessio Longhin della Stube Gourmet Hotel Europa di Asiago, a cui è stato abbinato il Recioto Capitel 2002; la pancia di maiale con cremoso di cavolfiore alla brace, senape e capperi di Alessandro Dal Degan de La Tana di Asiago accompagnato dal Syrah Cicogna 2015 e infine il risotto al succo di cavolo nero con speck croccante della chef Paola Fabris dell’Antica Osteria del Castello di Gambellara, abbinato al Bocara 2016.

LO STORICO “12 APOSTOLI” DI VERONA CAMBIA MARCIA

È una delle istituzioni gastronomiche della città di Romeo e Giulietta ma nella vita serve anche cambiare, rinnovarsi, guardare avanti. La famiglia Gioco da cent’anni apre con gioia e impegno le porte del ristorante di Verona, il “12 Apostoli”. Locale oggi rinnovato nello spirito e negli ambienti di sala, condotta dal giovane Filippo Gioco, e di cucina, guidata dallo chef veronese Mauro Buffo. L’importante eredità ha spinto tutti a sviluppare insieme un progetto di rinascimento, che considera l’attività storica non un museo, quanto il fulcro privilegiato di un percorso di ricerca e di scoperta gastronomica, che dalle proprie solide radici e dal proprio fertile territorio vuole aprirsi al mondo per esplorare le nuove tendenze, cercando di proporne una propria, italiana e scaligera, con variazioni (mai gratuite o condizionate dalle mode). In sala dominano dodici isole tonde tovagliate in bianco, che si stagliano con eleganza tra gli affreschi tenuti in penombra, grazie alla luce soffusa al centro di ogni tavolo, quasi come ingrediente nel piatto. Una quarantina di posti a disposizione e il locale è aperto tutti i giorni, eccetto domenica sera e l’intera giornata di lunedì. In cucina Mauro Buffo, tornato a casa dopo molto aver visto e molto intrapreso, si propone di modellare un progetto gastronomico a tutto tondo, legato all’armonia tra gli ingredienti e le persone. Nato all’ombra del castello di Soave, giovanissimo inizia l’esperienza in cucina nella brigata di Fabio Tacchella, salvo a vent’anni suonati trovarsi nel cuore della “Nuova grande cucina italiana”, sotto la guida del Maestro Gualtiero Marchesi. Si sposta poi a Padova, accolto amorevolmente da Massimiliano Alajmo al ristorante Le Calandre, che pone indispensabili basi per finire in Spagna alla corte del rivoluzionario, Ferran Adriá, dove rimane ben quattro, intensissimi anni. Approdato a New York, dopo una fruttuosa esperienza da David Bouley, stimolato da un ambiente che sente congeniale, inizia la carriera di chef al ristorante Falai. Tornato in Italia come executive chef al Vigilius di Lana, completa il ritorno alle origini approdando ai “12 Apostoli”. Tre i percorsi di degustazione proposti dallo chef. Il menù Sostrati, che vuole raccontare la gloriosa storia della città attraverso i suoi piatti di riferimento; il menù Bagliori, una passeggiata, mano nella mano allo chef, nel territorio e nella stagionalità; il menù Divagazioni che, come in un gioco, vuol far riscoprire i paradigmi della cucina italiana. In cantina, tra preziosi reperti archeologici, dove riposano le etichette selezionate con cura ed entrate in Carta vini a multipli di 12, si trova il rifugio dedicato al momento del dolce, da gustare attorno a un grande tavolo sociale.

DAL 14 AL 16 OTTOBRE 2017 MILANO GOLOSA: LE NOVITÀ DAGLI ARTIGIANI DEL GUSTO

Tre giorni per conoscere e scoprire una cucina concreta e popolare attraverso il racconto degli artigiani del gusto presenti a Milano Golosa 2017 a Palazzo del Ghiaccio (Milano). Cibovagando tra i corridoi i visitatori potranno immergersi in un viaggio tra le migliori specialità regionali dello stivale selezionate dal Gastronauta, Davide Paolini. Prodotti della tradizione raccontati dai casari, panettieri, salumieri, mastri birrai, vignaioli, pasticceri presenti in fiera. L’appuntamento è dal 14 al 16 ottobre 2017 a Milano (via Piranesi 14). Più di 200 gli espositori artigiani presenti per proporre il lato migliore della gastronomia e delle materie prima di qualità della penisola. Molte quest’anno le novità in degustazione. La prima arriva da Capannoli, nel cuore della Toscana, dove l’Azienda Arcenni si dedica all’elicicoltura. Qui allevano chiocciole Helix Aspersa Muller con metodo a ciclo biologico completo in habitat naturale, all’aperto seguendo un’alimentazione priva di pesticidi, mangimi e additivi chimici. A Milano Golosa porteranno le chiocciole trasformate e declinate in diversi modi: chiocciole al naturale al ragù, patè di chiocciole, chiocciole al tartufo e chiocciole ai porri. Da Fermo arriva invece il Salumificio Mezzaluna che presenta il ciauscolo, patrimonio gastronomico collegato all’identità culinaria dei Monti Sibillini, tra Marche e Umbria. Più che un insaccato si può definire una crema di salame da spalmare direttamente sul pane. Quest’anno presente anche la comunità di San Patrignano che, oltre a essere un progetto di recupero e di ragazzi, è una realtà produttiva a filiera corta che trasforma materie prime di qualità in formaggi, insaccati e lievitati. Il mandorlato di Modigliana, riconosciuto dal 2010 come prodotto agroalimentare tradizionale dell’Emilia Romagna, sarà quest’anno per la prima volta a Milano Golosa con l’Azienda Modigliantica di Modigliana (Forlì Cesena). Un dolce dal sapore antico, la cui produzione è affidata a una ricetta segreta che non prevede l’utilizzo di uova, latte, burro, margarina, burro di cacao e nessun conservante. A Milano Golosa presente anche nelle versioni classico, amarena, pera, caffè. Altra ricetta antica è infine quella del Dolcelatte recuperata da Officine Dolcelatte di Luserna (Trento). Una crema di latte di montagna, proveniente dalle malghe trentine, ideale come dolce su pane, panettone e fette biscottate, ma anche abbinata ai formaggi o da sola con un vino da meditazione. Prima volta a Milano Golosa anche per il pasticcere Angelo Grippa di Eboli (Salerno) e per i suoi lievitati ai profumi e ai sapori della Piana del Sele: dal Pan del Sele con nespole, more selvatiche e fragole della Piana al Juvulese con albicocche juvulesi ebolitane candite al Tre Impasti un po’ panettone, un po’ babà con uva passa del territorio e bagna al rum. Lardo e carne di suino, sale dolce di Cervia, erbe aromatiche sono invece gli ingredienti della ventricina dell’Azienda Fracassa di Sant’Egidio alla Vibrata (Teramo). Un salume che ben si abbina con il Nero di Troia e i taralli di Terrasolata di Trani (Barletta Andria Trani) o con l’Aglianico del Vulture di Cantina di Venosa (Potenza), novità vinicole della manifestazione. Ancora tra gli stand di Milano Golosa si confermano tanti i produttori con curiosità e prodotti selezionati: dai salumi di maiali “tranquilli” ed extrapesanti di Bettella alla coppa piacentina del salumificio La Rocca; dal Jamón Ibérico Pata Negra 100 per cento Bellota de La Fenice ai culatelli di Antica Corte Pallavicina; dalla mortadella Artigianquality al capocollo Santoro, dai formaggi firmati Val d’Aveto ai filetti di tonno Colimena, alla birra Follina e del Birrificio Italiano; dai fichi imbottiti e ricoperti di cioccolato delle Premiata Ditta Colavolpe alle confetture e al cioccolato Stringhetto; dai lievitati di Infermentum ai panettoni siciliani di Bonfissuto; dalla Martarè di Villa Marta ai gelati Giavazzi; dalle focacce della pasticceria Tabiano agli intramontabili Krumiri Rossi. L’evento sarà aperto al pubblico sabato 14 ottobre (dalle 12 alle 20.30), domenica 15 ottobre (dalle 10 alle 20.30) e lunedì 16 ottobre (dalle 9 alle 17). Tanti gli eventi che coinvolgeranno anche altri luoghi – ristoranti ed enoteche del centro – con il programma di Fuori Milano Golosa. Il biglietto d’ingresso, come nelle passate edizioni sarà di 10 euro a persona, 5 euro per i bambini dai 6 ai 12, bambini minori di 6 anni gratuito. Il programma sarà presto disponibile sul sito della manifestazione (www.milanogolosa.it).

ALL’AUCHAN DI MESTRE SBARCA OFFICINE ITALIA. E SI MANGIA SINO A TARDA ORA

Officine Italia a Mestre

Una proposta adatta a tutti, amanti del buon gusto e della natura, del valore dell’artigianalità e del benessere delle persone. Ha aperto al primo piano del Centro commerciale Auchan di Mestre Officine Italia, un progetto che unisce ristorazione di qualità, botteghe di produzione artigianale e vendite di eccellenze enogastronomiche. Il locale, nuovo nella sua concezione, darà lavoro a 50 persone, soprattutto giovani, resterà aperto fino all’1 di notte, fornendo così una valida alternativa per l’aperitivo e la cena anche dopo l’orario di chiusura del centro commerciale e della galleria Auchan e si basa su un concetto che intende puntare alla massima valorizzazione della manualità partendo dalla trasformazione delle materie prime da agricoltura sostenibile e biologica. A puntare su Mestre con questa che è una prima apertura nazionale è il Gruppo Ethos, azienda ristorativa leader nella ristorazione assieme al gruppo Gallerie Commerciali Italia, filiale italiana di Immochan (Auchan Holding). Per portare avanti una missione di questo tipo, il progetto si fonda su basi solide e concrete: Gruppo Ethos e Gallerie Commerciali Italia sono realtà impegnate in progetti di Responsabilità Sociale d’Impresa e accomunate dalla ricerca di soluzioni che migliorino il benessere delle persone. «Da ristoratori appassionati, consideriamo la nostra professione come l’esaltazione del lavoro artigianale – spiega l’amministratore delegato del Gruppo Ethos Beppe Scotti – perché per noi la ristorazione è anche cultura, ed è un veicolo con il quale possiamo contribuire a diffondere uno stile di vita rispettoso del benessere delle persone e dell’ambiente. Il nostro obiettivo è elevare l’offerta gastronomica e culturale nell’ambito delle food court all’interno delle Gallerie Commerciali. La nostra è una grande sfida: i consumi nell’ambito alimentare stanno andando in questa direzione, siamo certi sarà un successo». In totale, a disposizione dei clienti ci sono 2.150 metri quadrati al primo piano del centro, di questi 150 per il mercato delle eccellenze enogastronomiche, 250 coperti, otto laboratori di produzione, ossia cucina, griglia a carbone vegetale, pizzeria, il mercato, le botteghe del gelato, del pane, del pasticcere e del caffè. «L’obiettivo è di proporre una ristorazione su misura del cliente – aggiunge l’amministratore delegato di Gallerie Commerciali Italia Auchan Holding Edoardo Favro – e da una recente indagine di Trade Lab è emerso che il 75 per cento dei frequentatori dei centri commerciali consuma prodotti nelle aree di ristorazione, ma in generale, un cliente su cinque segnala insoddisfazione per i tempi di attesa e un’offerta inadeguata alle aspettative. Il progetto di Gallerie Commerciali Italia e del Gruppo Ethos va esattamente in questa direzione: Officine Italia risponde al piacere di vivere la tavola o di fermarsi per una pausa golosa anche in un centro commerciale, e che le eccellenze non necessariamente si associano a un costo elevato o a una difficile reperibilità. L’intento è dare un’offerta di qualità, articolata e piacevole dalla colazione al dopocena». 

 

TORNA IL FESTIVAL TRIVENETO DEL BACCALÀ: APPUNTAMENTO DAL 3 SETTEMBRE AL 4 DICEMBRE

Nella foto Franco Favaretto, Dagfinn Arntsen ed Ermanno Tagliapietra

 

L’ottava edizione del Festival Triveneto del Baccalà – Trofeo Tagliapietra sposta l’asticella un po’ più su. Oltre all’esclusione, secondo il Regolamento, di tutte le ricette tipiche della tradizione lasciando spazio solo a proposte innovative e originali, ogni ristorante in gara dovrà presentare tre piatti – antipasto, primo e secondo – di cui due con stoccafisso e uno con baccalà salato, per creare maggiore omogeneità e per stimolare ancora di più la fantasia degli chef.

Sono venticinque i ristoranti in gara per l’edizione 2017 della manifestazione enogastronomica itinerante che coinvolge alcuni tra i migliori ristoranti del Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia e che vede chef e brigate sfidarsi per ideare la ricetta più innovativa. La manifestazione, presentata come da tradizione al ristorante Baccalàdivino di Mestre (Venezia), è organizzata dalla Dogale Confraternita del Baccalà mantecato, dalla Venerabile Confraternita del Baccalà alla vicentina, dalla Vulnerabile Confraternita dello Stofiss dei Frati in collaborazione con Tagliapietra, una delle aziende leader in Italia nell’importazione, lavorazione e commercio di prodotti ittici in particolare del merluzzo. Presente anche Dagfinn Arntsen, sindaco di Vaeroy, isola norvegese delle Lofoten gemellata con Venezia.

«Per questa nuova edizione – spiega il presidente del Comitato Organizzatore del Festival Triveneto del Baccalà Luca Padovani – abbiamo voluto stimolare ancora di più la capacità degli chef in gara. Oltre alla richiesta, secondo il Regolamento, di escludere tutte le ricette della tradizione per lasciare spazio solo alla creatività, abbiamo chiesto di proporre tre piatti, antipasto, primo e secondo, di cui due con stoccafisso e uno con baccalà salato. Sono certo che anche le ricette presentate durante questa manifestazione daranno grandi soddisfazioni a tutti in termini di fantasia, ricerca e sperimentazione».

Fino al 20 novembre 2017, data ultima delle cene in calendario al Festival, i giudici saranno i clienti che parteciperanno alle serate e potranno votare la ricetta a loro più gradita tra le tre in concorso. In seguito, la Segreteria del Festival, sulla base delle votazioni dei clienti, indicherà al Comitato Esecutivo la ricetta della serata scelta per la selezione provinciale. Successivamente, il Comitato Esecutivo indicherà il Ristorante che parteciperà alla preselezione regionale dalla quale usciranno i sei Ristoranti che con i loro piatti parteciperanno al Galà Finale.

Gli chef si sfideranno da settembre a novembre per aggiudicarsi la vittoria durante il Galà Finale che quest’anno si svolgerà nella Cantina Sociale di San Bonifacio (Verona), lunedì 4 dicembre 2017. Una Giuria Tecnica, tra i cui giurati figura di diritto chef Martino Scarpa dell’Osteria ai Do Campanili (Cavallino – Treporti), vincitore dell’edizione 2016, proclamerà la migliore ricetta, assegnando allo chef vincitore il Trofeo Tagliapietra e un viaggio alle Lofoten, isole norvegesi patria dello stoccafisso.

Per conoscere i ristoranti e le date, consultare il sito http://www.festivaldelbaccala.it.

Innovare rispettando la tradizione è anche l’obiettivo della terza edizione di Baccalando, il percorso ideato per i giovani che si affianca a quello più tradizionale del Festival Triveneto del Baccalà che prevede la proposta in chiave creativa e originale per cinque locali alla moda del Veneto, di cichéti, stuzzichini o finger food a base di baccalà. Ogni locale avrà il compito di presentare il proprio aperitivo a base di baccalà accompagnandolo a un drink alcolico o analcolico. L’aperitivo più innovativo sarà scelto durante le Preselezioni Regionali del Festival Triveneto del Baccalà, che si svolgeranno lunedì 27 novembre al Baccalàdivino di Mestre (Venezia), servito e premiato durante il Galà Finale del Festival, lunedì 4 dicembre. Al vincitore sarà offerto in premio un volo per due persone a Oslo, in Norvegia, patria del merluzzo.

Baccalando è organizzato da Marco Ridu.

Ecco i locali e le date di Baccalando per provincia. Gli appuntamenti, dalle 18, saranno accompagnati da deejay-set: Treviso al Gellius (Oderzo) il 29 settembre; a Padova all’Herb (Cittadella) il 6 ottobre, La Gineria il 27 ottobre. A Vicenza al Garibaldi il 13 ottobre e a Mirano (Venezia) all’Horteria il 20 ottobre.

«Il merluzzo sta vivendo una nuova stagione d’oro – spiega il patron del Baccalàdivino di Mestre e coordinatore della Giuria Tecnica Franco Favaretto – anche grazie a questa competizione che è andata consolidandosi in questi anni. Ogni edizione ci sorprende per innovazione e originalità e sono certo che questa ottava edizione sarà ancora più stimolante nell’ottica della valorizzazione in chiave creativa dello stoccafisso e del baccalà».

 

ALLA SCOPERTA DELLE VERDURE DIMENTICATE: LA NUOVA FATICA LETTERARIA DI MORELLO PECCHIOLI INTERPRETATA DALLO CHEF DIMITRI MATTIELLO

Foto Morello Pecchioli e Dimitri Mattiello

Foto Morello Pecchioli e Dimitri Mattiello

 

Scorzonera, carciofo spinoso, radice amara, pastinaca, tarassaco. Sono alcune delle verdure scomparse dalle tavole contemporanee che hanno ripreso vita grazie a un menu pensato da Dimitri Mattiello, giovane patron del “Dimitri Restaurant” di Altavilla Vicentina, per celebrare il nuovo libro del giornalista veronese Morello Pecchioli, “Le verdure dimenticate” (Gribaudo editore, 200 pagine, euro 14,90), firma enogastronomica del quotidiano L’Arena e Premio Ischia nel 2016 per la narrazione enogastronomica. Sono 37 le verdure riscoperte, per ognuna delle quali si ripercorrono storia, aneddoti, leggende e alcune facili ricette per darne nuova vita. Ricette che sono state del tutto reinterpretate da Dimitri Mattiello, imprimendo la propria cifra stilistica, frutto di una profonda conoscenza delle tecniche sviluppata fin da giovanissimo nella cucina del ristorante di casa e perfezionata con numerose esperienze in Italia e all’estero. In totale sono 37 le verdure riscoperte, per ognuna delle quali si ripercorrono storia, aneddoti, leggende e alcune facili ricette per darne nuova vita. «Oggi – ha spiegato Pecchioli – stiamo diventando analfabeti del cibo. Queste verdure non sono né difficili da cucinare, né cattive nel gusto, semplicemente sono state sacrificate nel nome dell’omologazione dalla grande distribuzione». Così questi ortaggi antichi, quelli di stagionalità invernale, sono così tornati in vita in preparazioni spesso complesse e articolate. Lo scorzonera (pianta medioevale di cui si mangia la radice scura) è diventato una mousse su cui adagiare, dentro ad un guscio d’uovo, la quinoa al profumo di colatura di alici di Cetara. Il carciofo spinoso (parente selvatico e ben più gustoso del carciofo comune) è proposto in un carpaccio croccante abbinato a una tartare di manzo e maionese al miele. Si scioglie in bocca il maialino sulla vellutata di sedano rapa; mentre la pastinaca (conosciuta anche come carota bianca, diffusissima in tutta Europa prima dell’arrivo della patata) è abbinata a un tortello dal cuore di cappone biondo. Profuma di mare il risotto con i canestrelli e topinambur, probabilmente la meno dimenticata tra le verdure dimenticate. La radice amara e il tarassaco creano contrasto e danno spessore a un filetto di vitella proposto dopo una lunga cottura. Infine, chiude il percorso il cardo gobbo abbinato al cioccolato. Alcune di queste ricette – e altre scoperte grazie al libro di Pecchioli – entreranno nel prossimo menu del “Dimitri Restaurant”. «La difficoltà maggiore è stata quella di reperire le materie prime – spiega Dimitri Mattiello – che abbiamo dovuto cercare al di fuori dei circuiti consueti. La riscoperta di sapori che stiamo dimenticando, la ricchezza di profumi e la fragranza di queste verdure sono state assolutamente stimolanti. Devo ammettere di essermi divertito molto e spero che questo spirito si percepisca nei miei piatti».

COCORADICCHIO 2017 PARTE DALLE MARCANDOLE

cocoradicchioÈ l’ora del Cocoradicchio 2017. Così mercoledì 25 gennaio la rassegna apre al ristorante Marcandole di Salgareda (TV) , dove seguendo la tradizione si valorizzeranno due preziose gemme del territorio come il Radicchio rosso di Treviso e il Variegato di Castelfranco IGP. Cocoradicchio giunge quest’anno alla 29^ edizione. La rassegna enogastronomica trevigiana organizzata dal Gruppo Ristoratori di Cocofungo si svolge nei vari ristoranti della provincia coinvolti nell’iniziativa. Il ristorante Marcandole ha quest’anno l’onore di aprire la rassegna. Questo il menu della serata: buffet di aperitivo con Prosecco Astoria Extra Dry Millesimato e Prosecco Collalbrigo Docg Extra Dry;  Piedino di maiale con crostacei e radicchio, salsa alla senape; Mazzancolle, crumble di pistacchi, pompelmo e insalata di radicchio; Triglia alla “Livornese”, fumetto al radicchio abbinati al Vermentino Monte Pepe bianco ‘14; Risotto con gamberi, radicchio, acciughe e spuma di ricotta; Ravioli al radicchio con montasio, rape rosse e merluzzo abbinato al Viaggio di Angelo Scaroni Breganze (VI); Branzino in crosta di pane al radicchio, tartufo nero e radicchio in agrodolce abbbinato al Pinot Nero Pojer e Sandri (TN); Tortino tiepido con gelato al  Radicchio e profumo di grappa Castagner abbinato al Bianco di Ornella Az. Ornella Molon Campo di Pietra (TV); Caffè e distillati Castagner. Costo a persona bevande comprese: 60 euro. Info e prenotazioni ristorante Marcandole: tel.0422.807881 – info@marcandole.it. La rassegna Cocoradicchio prosegue venerdì 3 febbraio al ristorante Sansovino Castelbrando a Cison di Valmarino (tel. 0438.976720); giovedì 9 e sabato 11 febbraio al ristorante Miron di Nervesa della Battaglia (tel. 0422.885185); giovedì 16 febbraio all’Osteria Der Katzlmacher a Monaco di Baviera (tel. +49 (0) 89333360); venerdì 17 febbraio Da Gigetto a Miane (tel. 0438.960020); venerdì 24 febbraio al ristorante Barbesin a Castelfranco Veneto (tel. 0423.490446); mercoledì 1 e giovedì 2 marzo al ristorante Da Celeste a Volpago del Montello (tel. 0423.620445).

La sala esaurita alle Marcandole durante Cocoradicchio 2016

La sala esaurita alle Marcandole durante Cocoradicchio 2016

 

 

 

 

 

 

EVOO DAYS: A SCUOLA DI OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA

L’olio extravergine di oliva italiano è il più apprezzato al mondo. Per capire come produrne di più migliorando ulteriormente la qualità e per comunicarlo e venderlo bene, Veronafiere presenta gli EVOO Days, il nuovo progetto per la filiera oleicola nazionale. Ideati da Veronafiere nascono gli EVOO Days, forum per la formazione e il networking della filiera dell’olio extravergine di oliva di qualità. La prima edizione è in programma il 20 e 21 febbraio 2017 a Verona durante Sol d’Oro Emisfero Nord (www.solagrifood.com), il più autorevole concorso oleario internazionale. «È il nostro contributo alla celebrazione in Italia della Giornata Mondiale dell’Olio di Oliva promossa dal Consiglio Oleicolo Internazionale (COI) – afferma Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere -, ed è un’iniziativa che completa il progetto perseguito con Sol d’Oro, che è quello di premiare le migliori produzioni oleicole internazionali offrendo nel contempo ai produttori di tutto il mondo un momento di confronto per progredire nella qualità». Tre i focus degli EVOO Days, che vedranno la partecipazione anche di relatori esteri: il miglioramento dell’oliveto e della qualità dell’olio nazionale, con seminari per approfondire le tecniche che permettono di passare da un’olivicoltura tradizionale a una intensiva utilizzando gli impianti già esistenti; l’export, con workshop su Usa, Giappone e Taiwan; il marketing, per vendere e comunicare meglio il prodotto, partendo dall’ideazione del packaging fino all’utilizzo dei social, passando per una efficace partecipazione alle fiere.

IN CARNIA MERCATINI & PRESEPI FANNO DA CORNICE AGLI SPORT INVERNALI

LO ZONCOLAN E LE SUE PISTE DA SCI

LO ZONCOLAN E LE SUE PISTE DA SCI

Fra le vette innevate della Carnia, in Friuli Venezia Giulia, antiche tradizioni, folclore, buona tavola si coniugano con sci e sport invernali sulle piste dello Zoncolan, circondato dai caratteristici borghi di Sutrio, Ravascletto, Ovaro. Facili piste da discesa, adatte alle famiglie, anche a Sauris, dove si snodano anche lunghe piste da fondo. Patria di questo sport, a cui ha dato campioni olimpionici come i fratelli Di Centa, la Carnia offre ai fondisti un gran numero di tracciati, che si snodano in splendidi paesaggi e spesso ricalcano i sentieri delle escursioni estive: fra i più conosciuti, quelli dei laghetti di Timau a Paluzza, quelli di Pian di Casa a Prato Carnico e quelli di Forni Avoltri, dove si pratica anche il biathlon nel Centro Nazionale. I 10 percorsi più belli da fare con le ciaspole e gli sci d’alpinismo sono illustrati in una mappa, in distribuzione negli uffici d’informazione turistica e negli Alberghi Diffusi di Sutrio (www.albergodiffuso.org), Comeglians (www.albergodiffuso.it), Ovaro (www.albergodiffusozoncolan.it), Lauco (www.albergodiffusolauco.it), dove gli escursionisti potranno alloggiare godendo della genuina atmosfera che questo genere di struttura sa dare, alloggiando in abitazioni ricavate dalla sapiente ristrutturazione di vecchi edifici rurali. Da gennaio Carnia Welcome propone pacchetti per Settimane bianche e week sulla neve, consultabili sul sito http://www.carnia.it

FESTE E TRADIZIONI

UNO DEI PRESEPI DI SUTRIO

UNO DEI PRESEPI DI SUTRIO

In dicembre i caratteristici paesi di queste montagne incuneate fra Slovenia ed Austria, si animano con Mercatini e Presepi, che fanno da preludio e contorno al Natale. Ad Arta Terme, domenica 11 dicembre torna il tradizionale Mercatino di Santa Lucia, che anima le vie del paese con bancarelle con prodotti tipici artigianali e agroalimentari. A pranzo si potrà gustare nei ristoranti e nelle trattorie di Arta “Il Mangja di Sante Luzie” con piatti tipici della tradizione. Non mancheranno giochi ed attività per bambini, che nel pomeriggio riceveranno dolciumi e doni consegnati proprio da Santa Lucia. A Sutrio, il paese degli artigiani del legno ai piedi dello Zoncolan, da domenica 18 dicembre all’8 gennaio ecco Borghi e Presepi, lungo i quali si possono ammirare decine di straordinari presepi allestiti nei cortili delle sue case più antiche e belle e lungo le strade del centro, in una sorta di percorso sacro tra le vie del paese, che per l’occasione sono addobbate con grandi alberi di Natale in legno da riciclo, realizzati dagli artigiani del paese. A realizzare i presepi esposti sono gli artigiani di Sutrio e dei paesi della Carnia, ma molti provengono anche da altre regioni italiane (ad iniziare dall’Alto Adige) e straniere, fra cui la Slovenia, la Carinzia, la Germania. A fare da cornice, scene di Presepe vivente con rappresentazioni dei vari momenti della Natività, degustazione di specialità tradizionali, musica. Cuore di Borghi e Presepi è il Presepio di Teno, un’opera eseguita nel corso di ben 30 anni di lavoro da Gaudenzio Straulino (1905-1988), maestro artigiano di Sutrio. L’opera, che riproduce in miniatura gli usi e i costumi tradizionali del paese, animati con ingranaggi meccanici, regala uno straordinario spaccato etnografico sulle tradizioni, la vita, i lavori, le usanze della montagna carnica. Il 18 dicembre, giorno apertura della manifestazione, sarà acceso il Falò della Pace, che brillerà fino all’8 gennaio. Il ricavato delle offerte sarà devoluto alle zone terremotate. In segno di solidarietà ed amicizia verso le popolazioni colpite dal sisma, gli artigiani di Sutrio hanno realizzato un presepio artistico che si potrà ammirare fino alla fine dell’evento e sarà successivamente regalato ad uno dei paesi colpiti dal terremoto. Info: tel. 0433.466220 – info@carnia.ithttp://www.carnia.it

FRACCARO SPUMADORO: PANETTONE BIO SENZA GLUTINE CON LIEVITO NATURALE

panettone-bio-senza-glutineProdotto solo con ingredienti biologici selezionati e seguendo la tradizionale ricetta del classico dolce natalizio: nasce così il Panettone Bio Senza Glutine dell’azienda artigianale Fraccaro Spumadoro, il primo al mondo realizzato con lievito naturale e pensato per tutte quelle persone intolleranti al glutine o celiache. Questa novità realizzata dai Pastry Chef Fraccaro è stata presentata davanti agli operatori di settore e ai buyer mondiali in anteprima fra le grandi tendenze e innovazioni alimentari che caratterizzeranno l’industria agroalimentare di domani, alla fiera Sial di Parigi all’interno dell’area “Il Buon Gusto Italiano”. Per le festività natalizie il Panettone Bio Senza Glutine Fraccaro è disponibile sugli scaffali delle migliori pasticcerie di tutta Italia a partire da € 17,90 (nel formato da 500 g) ed è inoltre un prodotto acquistabile dalle persone affette da celiachia con i ticket mensili rilasciati dal Servizio Sanitario Nazionale. Straordinariamente buono e soffice, il Panettone Bio Senza Glutine Fraccaro, è nato per accompagnare le festività di tutti gli italiani soprattutto degli amanti della cucina biologica e naturale che quest’anno potranno trovare sotto l’albero, oltre ai classici panettoni e pandori della linea Pasticceria Fraccaro realizzati con farina di frumento, anche quello biologico senza glutine, prodotto con farina di riso, fecola di patate e amido di mais, burro, uova, uvetta e frutta candita, tutto da agricoltura bio. “In Italia sono sempre più le persone affette da celiachia o coloro che soffrono di intolleranza al glutine – afferma Luca Fraccaro, CEO dell’azienda – ed è proprio per loro che, con l’avvicinarsi delle festività, abbiamo voluto realizzare il tradizionale dolce natalizio, ma senza glutine: un panettone prodotto artigianalmente con lievito naturale ed ingredienti gluten free di prima qualità e biologici certificati”. Questo nuovo Panettone Fraccaro Spumadoro è infatti certificato Bio da Icea ed è inoltre inserito nel registro dei prodotti senza glutine rilasciato dal Ministero della Salute, in quanto per la sua produzione l’azienda dolciaria veneta si è dotata di un laboratorio a parte e di un forno apposito, al fine di evitare qualsiasi tipo di contaminazione con prodotti e farine contenenti glutine.

 

LUIGI GREGOLETTO VIGNAIOLO DELL’ANNO. A PIACENZA 2 GIORNI CON I VINI FIVI

LUIGI GREGOLETTO

LUIGI GREGOLETTO

Sarà Luigi Gregoletto, vignaiolo in Conegliano-Valdobbiadene, a ricevere il premio Romano Levi per il Vignaiolo dell’anno conferito dalla FIVI durante il Mercato dei Vini in Fiera a Piacenza. La sua famiglia da più di 400 anni lavora la terra e coltiva la vite. “Luigi Gregoletto rappresenta quella figura di vignaiolo che sa di essere custode, non padrone della sua terra. E la coltiva con la cura di chi sa che la terra rimarrà anche in futuro e darà buoni frutti solo se rispettata. Rappresenta una generazione che ha visto la povertà diventare ricchezza, ma ha mantenuto i piedi sempre saldi a terra, come le radici dei suoi storici vigneti. Rappresenta quelle figure che sono ambasciatori di un territorio, scrigni di sapere e di passione, esempio del passato e faro per i vignaioli del futuro”. Gregoletto sarà uno dei protagonisti della sesta edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti che sabato 26 e domenica 27 novembre vedrà riuniti 421 vignaioli che racconteranno il territorio attraverso i loro prodotti. Un’occasione per conoscere i vini di vignaioli provenienti da tutta Italia, anche attraverso quattro degustazioni tematiche condotte dagli stessi produttori. Saranno inoltre consegnate le targhe FIVI a sette nuovi punti di affezione. Sono enoteche e ristoranti che hanno in carta i vini dei Vignaioli Indipendenti e che possono esporre lo stemma dell’associazione nel loro locale. Per la prima volta saranno consegnate anche a due locali fuori Italia, uno a Tallin e uno a Berlino.  Ma il Mercato diventa anche mostra. All’ingresso del padiglione fieristico si potranno infatti ammirare quest’anno 15 opere dell’oste pittore Giordano Floreancig. Attraverso pennellate decise e impietose e una pittura ricca di significati e forza, l’artista friulano esprime la tragedia dell’esistenza umana. Nel salone della Fiera saranno invece esposte le 5 foto vincitrici del contest #chinonbeveincompagnia, lanciato sui social media da FIVI, che ha raccolto scatti in vigna o nella natura sul tema della festa. Gli autori saranno premiati con un soggiorno in agriturismo e con bottiglie di vino. Gli orari di apertura del Mercato dei vini sono: sabato dalle 11.30 alle 19.30 e domenica dalle 11 alle 19. Ingresso 15 euro (ridotto 10 euro per i soci AIS – FIS – FISAR – ONAV e SLOW FOOD).

LA MOSTRA MERCATO FIVI A PIACENZA

LA MOSTRA MERCATO FIVI A PIACENZA

CENA DI NOTE. GRANDI MUSICHE, GRANDI CHEF. SI PARTE DA VENEZIA

La grande terrazza del Westin Europa&Regina

HE La grande terrazza del Westin Europa&Regina

Al via l’ottava edizione di Cena di Note, che sin dai suoi esordi ha visto come principali sostenitori il Corriere del Veneto, dorso regionale del Corriere della Sera, e Schöllerbank, istituto bancario austriaco. La nota manifestazione musical-gastronomica che da anni abbina il meglio della musica colta all’alta cucina: un concerto di musica classica della durata di 30 minuti circa, che vede solo ed esclusivamente protagonisti artisti di fama internazionale, segue in ambiente separato una cena ispirata dal tema del concerto ideata e preparata da chef di grido. L’edizione 2016 mira come sempre ad elevare ulteriormente il target com’è testimoniato dal numero di appuntamenti, passato da quattro a cinque, dal fatto che tre di essi si svolgono al di fuori dei consueti confini veneti (due in Friuli-Venezia Giulia, uno in Emilia Romagna), e dalla presenza in calendario di tre location premiate con una stella Michelin. Ecco in sintesi le tappe: Giovedì 9 giugno, Hotel The Westin Europa&Regina – Venezia (www.westineuropareginavenice.com): Il brivido fugace. Chissà se, per dirla con la definizione che Thomas Mann dava di Venezia, saranno fugaci o meno i brividi che ancora una volta Silvia Dalla Benetta, darà al pubblico di Cena di Note in questo appuntamento che è ormai un vero e proprio classico della manifestazione. E certamente le emozioni non mancheranno nemmeno nei piatti del bravissimo Alberto Fol, lo chef dello splendido hotel che dispone della più bella terrazza sul Canal Grande della città. Venerdì 24 giugno, ristorante al Ferarùt – Rivignano (UD): Furlani e Furlane. Siamo in Friuli, ma vicinissimi al Veneto, a pochi minuti dall’uscita autostradale di Latisana. Qui, in questo tempio della ristorazione friulana, il famoso clavicembalista Roberto Loreggian, tra i massimi esperti di musica antica in Italia e non solo, renderà omaggio alla “Furlana”, danza di origine locale, a cui grandissimi compositori del passato hanno dedicato la loro attenzione (da Bach, a Mozart, a Ravel). Sarà un’esperienza assaporare i piatti di Alberto Tonizzo, giovane chef stellato tra i più talentati della Penisola, associato anche ai Jeunes Restaurateurs – Italia.  Sabato 17 settembre, Tenuta Mara – San Clemente (RN): Serata Amadeus. Tenuta Mara, azienda agricola ubicata sulle colline di San Clemente è un luogo unico al mondo, celebre non solo per i suoi pregiatissimi vini d’agricoltura biodinamica. Qui, infatti, un imprenditore visionario, Giordano Emendatori, ha dato vita ad una esperienza sensoriale particolarissima che inizia dai vigneti sviluppandosi negli ambienti dell’azienda, dove il visitatore può scorgere tini dipinti da celebri pittori, udire note di canti gregoriani, entrare in una vera e propria Sala della Musica dove spicca un pianoforte gran coda Fazioli. In questo contesto, in collaborazione con “Amadeus”, il più diffuso mensile di musica classica in Italia, la violinista Caterina Demetz e la pianista Federica Bortoluzzi presenteranno il loro CD con musiche mozartiane recentemente uscito in allegato all’importante periodico. La cena è curata dallo chef Antonio Palmisani del ristorante Nona di Riccione. Venerdì 30 settembre, ristorante Vecchia Malcesine – Malcesine (VR): Musica a castello. Per la tradizionale serata programmata ai confini occidentali del Veneto, si è scelta la cittadina più suggestiva del Lago di Garda dove, per la prima volta nella storia di Cena di Note, il Comune locale mette a disposizione il castello, rendendo la prima parte della manifestazione, ovvero il concerto, aperta anche al pubblico esterno. Ad esibirsi – e non poteva esserci scelta più adeguata al contesto – uno tra i migliori liutisti del panorama mondiale: Evangelina Mascardi, docente alla Hochschule di Monaco di Baviera, con all’attivo 30 cd con i Berliner Philharmoniker. Di chiara fama – e premiato con la stella Michelin – anche Leandro Luppi, chef della Vecchia Malcesine, il ristorante affacciato sulle acque del lago, dove il pubblico di Cena di note si trasferirà dopo il concerto. Venerdì 14 ottobre, La Subida – Cormons (GO): Walszenen. La Subida non è un ristorante, non è un albergo, non è una tenuta. La Subida è un mondo, il mondo di Josko Sirk e della sua famiglia, un mondo immerso in un magico bosco ai confini tra Italia e Slovenia. Dopo l’aperitivo offerto tra le fronde degli alberi, il vulcanico Josko, celebre custode delle tradizioni del Collio, aprirà la sua preziosissima acetaia (che – neanche farlo apposta – ha la struttura di un auditorium) per il concerto che vedrà protagonista l’affermata pianista Anna D’Errico, premiata in vari concorsi internazionali tra cui il Premio Venezia 2002. In programma, per l’appunto, le “Waldszenen” di Robert Schumann. Piccolo trasferimento al ristorante per rendere ancora omaggio al bosco, questa volta in chiave sensoriale, con le magie di Alessandro Gavagna, stella Michelin, protagonista ai fornelli. Costi e modalità di prenotazione delle serate saranno annunciate in prossimità di ciascun evento sul Corriere Veneto e sugli altri media.

GRAZIANO PRA’. UN SOAVE (E NON SOLO) GIUSTO E SOSTENIBILE

Grazianbo Prà

Graziano Prà

E ‘ uno dei nomi imprescidibili quando si deve parlare del Soave, di quel territorio che regala al Belpaese uno dei bianchi più apprezzati del mondo. Ma non è soltanto questo, perché per Graziano Prà la scelta di una viticoltura biologica e sostenibile è stata fisiologica (concimi organico minerali, letame naturale, diserbo meccanico, lieviti selezionati). Nato e cresciuto in una famiglia di agricoltori, gente che lavorava la terra fin dai tempi del bisnonno con il rispetto dovuto alla terra stessa, poi l’adesione ad Arcigola che giusto trent’anni fa divenne Slow Food. Insomma per Graziano Prà fare vini buoni e sostenibili è stato un passo naturale (non ha certificazione, come molti vignaioli, “tanto non serve, basta far bene le cose, senza veleni”, dice Graziano). “Ero un predestinato – dice, quando lo incontro nella sua bella cantina a misura d’ambiente a Monteforte d’Alpone – per forza di cose, ma sono stato più fortunato dei mie due fratelli più vecchi: ho potuto studiare enologia a Conegliano. Erano gli anni Settanta e il vino, all’epoca, non se la stava passando tanto bene, perché si parlava e, in molti casi si trattava davvero, di sofisticazioni. Poi nell’86 ci fu lo scandalo del metanolo. Un decennio da dimenticare. Ma passata l’ondata negativa, grazie a personaggi come Veronelli e Soldati, si capì che il vino italiano aveva grandi potenzialità.”

I PRIMI PASSI

Graziano Prà con il cane Otto nelle sue terre

Facciamo un passo indietro, nel 1979 muore il padre di Graziano e allora, proprio allora, nascerà quella che è l’attuale azienda vitivinicola a Monteforte d’Alpone, rocca del Soave, e che da pochi anni si è arricchita anche di un po’ di ettari nel cuore dei grandi rossi veronesi nell’alta valle di Mezzane. E’ proprio Graziano, forte dei suoi studi di Conegliano, a convincere uno dei fratelli a fare del vino la produzione più importante dell’azienda di famiglia. Non erano attrezzati per l’enologia, così i Prà affittarono, cisterne, cantine, macchinari e cominciarono. Allora l’azienda era in tutto di 7 ettari, e attorno stavano nascendo piccole industrie di tutti i tipi, anche di scope. Fu allora che il fratello mollò e si dedicò ad altro. Così Graziano, una volta fatto il vino, lo ha messo in damigiane e di sabato le andava a vendere porta a porta (all’epoca una famiglia acquistava due damigiane da 54 litri a settimana), presentandosi e presentando il suo vino. Fu l’inizio di tutto. Nel frattempo, siamo nei primi anni Ottanta, precisamente nel 1983, ecco la prima bottiglia di Soave. Ma non solo, perché Graziano trova anche il tempo di insegnare enologia alla scuola di Verona, dove tiene alcune lezioni in un aula stracolma di gente, insegnando tutto del vino dal campo, alla cantina, alle degustazioni. Ed è lì che conosce anche altri produttori e scopre la fiera di Dusseldorf, ci va con i suoi vini ma non vende nulla.

LA SVOLTA CON VINITALY

“La svolta arriva con Vinitaly nel 1989, grazie a una catena di enoteche tedesche, – continua Graziano – ero preoccupato perchè non avevo una bella cantina, quelli arrivano in Mercedes con autista e segretaria e mi ordinano 1006 bottiglie, tutto quello che avevo. E’ stata la svolta decisiva”. Da allora Prà non si è più fermato, gli ettari vitati sono 32 su 40, e dopo l’acquisto dei terreni in Valpolicella (“quei terreni erano già a coltura biologica e tali sono rimasti”, precisa Graziano) nel 2001 le bottiglie sono diventate 500.000, il 98% delle quali se ne va all’estero in 42 paesi, fra i quali i mercati più forti sono Germania, Stati Uniti e Paesi Scandinavi. Ecco alcuni vini di Graziano Prà: il Soave Classico Staforte, un bianco di grande raffinatezza; il Soave Classico Montegrande, un vino che sa di perfezione; Otto (dedicato al suo amatissimo border collie), un Soave semplice e freschissimo, come Otto, verrebbe da dire; Le Fontane, il recioto Soave docg, splendido vino da meditazione o da fine pasto fra un formaggio o un biscotto della tradizione; La Morandina, ovvero il Valpolicella Superiore, La Morandina Ripasso e l’Amarone: grandi rossi secondo la tradizione della zona. E per chi volesse, ecco l’indirizzo. Prà, Via della Fontana 31, Monteforte d’Alpone, Verona. Tel. 045 7612125 – http://www.vinipra.itinfo@vinipra.it.

 

LA CAPPUCCINA. SE IL SOAVE (E NON SOLO) E’ BIOLOGICO

Monteforte d'Alpone e La Cappuccina

Costalunga di Monteforte d’Alpone e La Cappuccina (qui sopra)

Eelena TessariElena Tessari che abbiamo incontrato in azienda ha un bel viso, di quelli che mostrano passione e certezze: “Sono nata qui, ho sempre visto fare vino, così i miei fratelli. Mio padre ci ha trasmesso questa passione, non solo delle viti, ma soprattutto del vino pulito, del rispetto della natura e dell’ambiente. Non potevamo, nè volevamo fare diversamente. Siamo stati i primi qui a Monteforte d’Alpone e abbiamo continuato sul solco tracciato da nostro padre e i risultati ci hanno premiato”. Ma la storia della Cappuccina è nata alla fine del diciannovesimo secolo, centoventisei anni che hanno visto una trasformazione profonda: dal tabacco alla vite, alla viticoltura biologica certificata, ai vini pluripremiati, alla conquista dei mercati esteri. Quattro generazioni sono trascorse da allora, da quando i conti Buri, proprietari dei terreni e del bel complesso secentesco, hanno venduto La Cappuccina (rimane restaurata proprio dai Tessari una chiesetta del Settecento dove officiavano i frati cappuccini, da qui il nome) a Lorenzo Tessari. Era il 1890. Da allora alla guida dell’impresa di famiglia si sono succeduti Attilio Tessari, Lorenzo Tessari, padre degli attuali titolari: Elena (marketing), Pietro (enologo) e Sisto (agronomo ed estero). Fu proprio il bisnonno con i proventi del tabacco a convertire progressivamente i campi alla coltivazione della vite e da allora i Tessari non si sono più fermati. Sono lontani i tempi, anche se si tratta degli anni Sessanta dello scorso secolo, quando Lorenzo Tessari vinificava e vendeva il vino sfuso. Sono stati, comunque, gli anni Ottanta quelli della svolta decisiva. Nell’85 una gelata fuori stagione decimò gran parte dei vigneti, fu così che Lorenzo decise, piantando le nuove viti (fra le quali anche alcune non autoctone come il Trebbiano di Soave, il Carmenere, il Merlot, il Cabernet Sauvignon), di passare all’agricoltura biologica. Furono i primi, i Tessari, nella zona del Soave e da allora non hanno più smesso per tutte le fasi della produzione, dalla coltivazione della vite, fino all’imbottigliamento del vino. Al bando l’uso di diserbanti, concimi chimici e pesticidi, con il risultato di garantire vini più sani, più naturali e un maggiore rispetto per l’ambiente. Estrema attenzione alla qualità: impianti ad alta densità, basse rese di uva per ettaro, sistemi di potature corti, inerbimento tra i filari, sovescio (interramento, ad es., di leguminose), concimazioni organiche naturali, trattamenti a base di rame e zolfo, ovviamente in quantità moderata e necessaria, con la semina di erbe e fiori in grado di fissare naturalmente l’azoto nel terreno e favorire l’insediamento di insetti utili, quali cocinelle ed api. In cantina viene praticato un uso quasi al minimo di anidride solforosa, per la filtrazione vengono utilizzati materiali inerti naturali, mentre c’è un sistema di fitodepurazione delle acque di cantina. L’imbottigliamento avviene nel rispetto della fasi lunari e lo stoccaggio nella barricaia è al riparo da vibrazioni e rumori, fino all’impianto fotovoltaico che garantisce all’azienda un’autonomia energetica del 50%. Inutile, credo aggiungere, che la grande svolta ha avuto come maggiori interpreti Sisto e Pietro. L’azienda ora conta 40 ettari attorno a Costalunga di Monteforte d’Alpone sulle colline ad est della provincia di Verona ai piedi dei monti Lessini. 40 ettari di cui il 70% è vitato a Garganega, l’uva regina dell’azienda sulla quale i Tessari non smettono di sperimentare. E veniamo ai vini. I bianchi prima di tutto, ma anche i rossi sono oltremodo interessanti. Fontégo: un Soave Doc, un cru coltivato in una piccola particella di 8 ettari battezzato Fontégo, da cui il nome in etichetta, vino composto da Garganega 90% e Trebbiano di Soave 10%: il fiore all’occhiello della Cappuccina. Il Monte Stelle un Soave Classico al 100% di uve Garganega prodotto da pergole vecchie di 60 anni. Villa Buri L.T.: ovvero bollicine metodo classico dedicato a Lorenzo Tessari, 100% Garganega, uve coltivate nel vigneto di casa Villa Buri. E un rosso IGT: ovvero Campo Buri composto da 90% Carmenere e 10% Oseleta. Un blend affascinante. Ma per i vini vi rimando al sito della Cappuccina, dove troverete le singole schede tecniche. Basti solo questo: i vini della Cappuccina sono inconfondibili al naso e al palato, sono vini che trasudano competenza e passione. E se volete assaggiarli, oltre a fare un salto in azienda, basterà che vi rechiate a Monteforte d’Alpone domenica 3 aprile quando la Cappuccina con Natura in Festa celebrerà i suoi 30 anni di Bio: dalla mattina percorso con degustazione e ricco buffet; alle 15 sotto il portico della cantina, i fratelli Tessari racconteranno cosa significa produrre vino biologico con la testimonianza del dott. agr. Vittorino Giordano Crivello, presidente dell’Organismo di Certificazione, Bios. Seguirà il brindisi con Arzimo, il Recioto di Soave docg dell’azienda e un buffet di torte. L’evento è a numero chiuso, prenotazione obbligatoria entro mercoledì 30 marzo: e-mail segreteria@lacappuccina.it – tel. 045 6175036. Costo a persona: 25 euro. Se piove, la festa di fa lo stesso: in cantina. La Cappuccina è in via San Brizio 125 in località Costalunga a Monteforte d’Alpone. Il sito: http://www.lacappuccina.it.

Da sinistra Elena, Pietro e Sisto Tessari

Da sinistra Elena, Pietro e Sisto Tessari nella barricaia

DEGUSTO: SE LA CENA DI QUARESIMA E’ UN TRIONFO DI SAPORI

Matteo Grandi

Matteo Grandi

E’ stata una cena organizzata  per il mercoledì delle ceneri, insomma si mangiava di magro, ed era riservata alla stampa per la presentazione del menu di Quaresima. Ciò non toglie che al Degusto Cuisine a San Bonifacio (VR) il menu non solo ha soddisfatto i palati, ma ha inoltre confermato ancora una volta come Matteo Grandi sia uno chef che può (e deve) aspirare a traguardi sempre più importanti. Giovanissimo, poco meno di 26 anni, questo ragazzone veronese ha già fatto il giro del mondo quanto a cucine. Ha imparato quella francese e quella orientale, facendosi le ossa presso gli chef più titolati, insomma si è aperto alla grande cucina internazionale, ma lui, che quando era un ragazzino la nonna lo teneva impegnato facendogli nuovere le mani impastando, è rimasto legato alle sue origini, per dirla, al territorio. E lo si è visto anche in questa occasione davvero fortunata, e infatti Matteo ha dimostrato per l’ennesima volta la sua brava ed elegante versatilità. E allora raccontiamo. Dall’inizio.

GLI ANTIPASTI

Tuorlo, carciofo e liquirizia

Tuorlo, carciofo e liquirizia

La sarda

La sarda

Il primo  è stato un’esibizione di tecnica: tuorlo d’uovo marinato e fritto, carciofo e liquirizia. Piacevolissimo, di raro equilibrio, gustoso e nel contempo raffinato. Secondo antipasto, grande strizzatina d’occhio alla tradizione (che crescerà nel prosieguo dei piatti), ovvero la sarda impanata alla quale facevano corredo salsa di pomodoro e polvere di nero di seppia. Anche questo piatto ha avuto il pregio, pur con il gusto prepotente del pesce azzurro, di rimanere all’interno di una sapidità senza sbavature. Perfetto.

I PRIMI

Si è passati quindi ai primi e qui il ritorno alla tradizione è stato davvero prepotente. Sentite: raviolo con cime di rapa, scopeton (per chi non masticasse il dialetto, dicasi aringa affumicata) e brodo di yuzu (un agrume orientale grande come un’arancia, giallo come il limone, sapore di mandarino e profumo di bergamotto). Mai accostamento fu più appropriato: l’aringa sbriciolata sopra i ravioli è stata domata sia dal ripieno che dal brodo dello yuzu. Piatto bello da vedere, perfetto nell’insieme. E adesso l’altro primo, ovvero i bigoli sarde e pane, quasi bigoi in salsa,adagiati su una pearà di brodo di vongole ma anche in questo caso ha prevalso la capacità di rendere il piatto altamente digeribile, senza snaturarne l’assunto di partenza. Insomma: obiettivo centrato.

Raviolo con cime di rapa, scopeton e brodo di Yuzu

Raviolo con cime di rapa, scopeton e brodo di Yuzu

Bigoli sarde e pane

Bigoli sarde e pane

IL SECONDO

Bacalà alla vicentina controcorrente

Bacalà alla vicentina controcorrente

E arriviamo a quello che per me è stato il must della cena (anche se poi ce n’è stato un altro fuori programma e fuori Ceneri): bacalà alla vicentina controcorrente. Il che, sapendo quanto pesi la tradizione a proposito dello stoccafisso, svela che Matteo ha tanto coraggio, ben risposto. Niente stocco, merluzzo dissalato e cotto dalla parte della pelle diventata un sapido croccante e poi sotto, ecco la sfida!, la “vicentina”, ovvero una crema fatta di latte, parmigiano, acciughe, profumo di aglio, cipolla fermentata, polvere di cappero. Lo so che i puristi storceranno il naso, gli angoli della bocca, faranno smorfie, inorridiranno per lesa maestà, ma qui si è fatto un passo avanti, finalmente, su un piatto che soprattutto di sera è quasi impensabile affrontare se realizzato in pieno con i crismi della tradizione. Me la sono goduta questa pietanza, fino in fondo e il bello è che i profumi della “vicentina” non avevano nulla da invidiare a quelli di una cottura classica. Insomma una pietanza che guarda al futuro e alle giovani generazioni, com’è giusto che sia. Per dimostrare, poi, che la cucina non è mai stata una lingua morta.

IL FUORI PROGRAMMA

Il musetto con il broccolo fiolaro

Il musetto con il broccolo fiolaro

Percorso che è iniziato quasi entrando. Alla fine del bancone del bar faceva bella mostra di sè una sopressa ancora fresca, ovviamente me l’hanno offerta subito mentre con l’altra mano tenevo un calice di bollicine e Matteo, così, spiegava come quella sopressa fosse un suo tradizionale benvenuto ai clienti, che l’insaccato lo fa fare lui da un norcino di eccellenza e via discorrendo, e poi, racconta come faccia, lì in cucina, anche un cotechino con il broccolo fiolaro e che lo cuoce 24 ore sotto vuoto a bassa temperatura. Un “musetto” con tanto di guancia di maiale e testina di vitello a ingentilire il pettaisso. E così dopo il baccalà è arrivata una fetta di questa delizia con una cucchiaiata di purè. Che dire? Meglio di così….

I DOLCI E I VINI

Il dolce

Il dolce

VINI

Quenelle di gelato di mango e poi dolce di frutta con bastoncini di meringa a pulir la bocca. Eccellenti. Per quanto riguarda i vini abbiamo iniziato con il Durello di Marcato 60 mesi 2008 metodo classico, abbiamo continuato con il Turbiana di Filippi e proseguito con il Bardolino delle Fraghe di Matilde Poggi. Cena stimolante non soltanto piacevole per il servizio inappuntabile e la semplice affabilità dello chef e patròn, che ha aperto a San Bonifacio da poco più di un anno. Ah, dimenticavo. Locale da poco più di 40 posti, con dehor nella bella stagione. Cucina a vista fin dalla strada. Dovete andarci e prezzi non esorbitanti. Un menu degustazione di terra a 50 euro e uno di pesce a 60, bevande escluse.

Degusto Cuisine, via Camporosolo 9/A, San Bonifacio (VR). Tel. 328.1824572 – e-mail hello@ristorantedegusto.it. Chiuso: lunedì’.

DAL 2016 AL 2017 VENEZIA CAPITALE DI GUSTO

raboso-piave-doc-862x400Gusto – Biennale dei Sapori e dei Territori propone per il 2016 tre eventi su specifici settori dell’enogastronomia, destinati a diventare anch’essi vere e proprie biennali. Formaggi, vini e birre artigianali saranno infatti protagonisti delle tappe di avvicinamento a Gusto, la grande manifestazione dedicata alle più qualificate produzioni enogastronomiche dall’Italia e dall’estero, in programma a Venezia dal 27 al 30 ottobre 2017 presso il Pala Expo Venice a Marghera. In questo ideale percorso di preparazione, i tre appuntamenti del prossimo anno trovano un filo conduttore nel forte legame con la cultura veneziana e nella storica vocazione della città a rappresentare crocevia di persone e merci. La sede scelta è, infatti, la zona di Rialto dove fin dai tempi della Serenissima avvenivano tutti gli scambi commerciali e dove ancora oggi le diverse aree del Mercato sono identificabili attraverso i “nizioleti” (insegne sui muri): Erbaria, Pescaria, Casaria, Riva del Vin. E’ in questa cornice che Gusto presenta Casaria Cheese in Venice dal 20 al 22 febbraio 2016, Vin – Wine in Venice dal 14 al 16 maggio 2016 e Bevé – Beer in Venice dal 17 al 19 settembre 2016. Tutte le manifestazioni saranno ad ingresso libero e comprenderanno, oltre alla parte espositiva, una serie di eventi, convegni e incontri a cura di Enti e Associazioni di rilievo nazionale e un ricco calendario di eventi “Fuori Salone” che coinvolgeranno la rete della migliore ristorazione veneziana. Il primo evento, a febbraio, è Casaria – Cheese in Venice, una tre giorni, che prende il nome dall’antico mercato veneziano dei formaggi, dedicata alle migliori produzioni lattiero casearie in collaborazione con l’ONAF, l’Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi. Prodotti simboli di luoghi e città, di cui spesso portano il nome, saranno ambasciatori di qualità nello splendido scenario dei chiostri dell’antico convento di San Salvador, oggi Telecom Italia Future Centre. Nella stessa sede, il Telecom Italia Future Centre, nel mese di maggio, Vin – Wine in Venice guarderà alle eccellenze dell’enologia italiana: nei pressi della storica Riva dove approdavano le barche che scaricavano il “vin” per la città, verranno presentate e degustate, in collaborazione con FISAR Venezia, Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori, produzioni vinicole di qualità nate da tradizioni secolari di produttori appassionati del loro lavoro. A settembre, invece, nell’area dell’attuale Mercato di Rialto, Bevé – Beer in Venice rappresenterà un appuntamento imperdibile per gli amanti della birra artigianale. Già nell’imperativo dialettale che dà il nome alla manifestazione (“bevè” significa “bevete” nel dialetto veneziano) c’è l’invito a scoprire e provare le produzioni di birrifici e micro birrifici artigianali, che proporranno in una vetrina internazionale i frutti della creatività italiana anche nel settore della birra. I tre eventi, che hanno già ricevuto il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico, della Regione del Veneto, del Comune di Venezia e della Camera di Commercio di Venezia Rovigo Delta Lagunare, sono organizzati da Aepe E20, la società per gli eventi dell’Associazione Esercenti e Pubblici Esercizi di Venezia, che curerà anche la nuova edizione di Gusto 2017. Il presidente di Aepe E20, Roberto Miracapillo, esprime tutta la sua soddisfazione per la strada intrapresa. “Le iniziative programmate confermano l’impegno di Aep3e E20 a sostegno dell’incontro tra la buona ristorazione e i prodotti di qualità che, di volta in volta, saranno protagonisti degli eventi collaterali, andando ad arricchire il programma di ogni singolo appuntamento”. Tutte le info su http://www.gustovenezia.it

 

 

 

LE 5 STAGIONI DELLA CUCINA VICENTINA: UNA RICCHEZZA

Nicola Portinari con gli allievi del Master di Cucina a Creazzo

Nicola Portinari con gli allievi del Master di Cucina a Creazzo

Non c’è stagione che non sia egregiamente rappresentata sulla tavola vicentina, grazie ad una tradizione gastronomica che da sempre valorizza i prodotti della terra. Ne sono una dimostrazione gli innumerevoli piatti che si possono trovare, mese per mese, nei menu della ristorazione vicentina e che si basano su coltivazioni autoctone o su prelibatezze che crescono spontanee, favorite dalle particolarità del suolo e dei microclimi. Per far conoscere ancor più la ricchezza del connubio tra cucina e produzione agroalimentare provinciale, che ha notoriamente nella qualità e nella tipicità i suoi punti di forza, l’Università del Gusto (“agorà” formativa del food) e Biblioteca Internazionale La Vigna lanciano l’iniziativa “Le Cinque Stagioni della Cucina Vicentina”. “Cinque” come forzatura per mettere in risalto un piatto che potremmo definire l’autentico “fuoriclasse” della gastronomia berica, inserito tutto l’anno nei menu, quasi a rappresentare una stagione a parte: il Bacalà alla Vicentina.
Bacalà e non solo, ovviamente: “Le Cinque Stagioni” è infatti un’iniziativa rivolta agli appassionati con la quale si intende diffondere la conoscenza gastronomica del territorio, favorendo un avvicinamento più consapevole alla cucina vicentina, che va al di là del semplice “consumo” e permette, invece, di scoprire i legami esistenti tra terra e tavola, tradizione e contemporaneità. Ogni piatto genuinamente vicentino è infatti sintesi di un lavoro di filiera non solo “produttiva”, ma anche “culturale”, a cui si vuole dare evidenza attraverso “Le Cinque Stagioni”. Si inizia venerdì 19 febbraio con il Broccolo Fiolaro di Creazzo, ortaggio invernale interpretato dallo chef “Due Stelle Michelin” Nicola Portinari (de La Peca di Lonigo); si prosegue con la primavera dell’Asparago Bianco di Bassano secondo la visione dello chef Giuliano Baldessari (“Una Stella Michelin” con l’Aqua Crua di Barbarano Vicentino ); l’estate dei Piselli sarà messa nel piatto dallo chef Marco Perez (docente dell’Università del Gusto e del Master della Cucina Italiana); l’autunno dei Funghi vedrà impegnato lo chef Alessandro Dal Degan (“Una Stella Michelin” con La Tana Gourmet di Asiago) e, a concludere, la “quinta stagione” del Bacalà alla Vicentina che troverà ai fornelli un guru del piatto tipico vicentino come lo chef Antonio Chemello (nominato ambasciatore dello stoccafisso dal Norwegian Seafood Export Council). Ogni incontro sarà aperto da un approfondimento dell’enogastronomo Alfredo Pelle sulle caratteristiche e sulle tradizioni dei singoli prodotti di stagione, mentre al termine dei cooking show è previsto un approfondimento sui vini da abbinare ai vari piatti.
Gli incontri si svolgeranno tutti, con orario 17.30-19.30, nella cucina dimostrativa dell’Università del Gusto, la struttura formativa di Confcommercio Vicenza, che ha sede a Creazzo in via Piazzon 40. Partecipazione gratuita per chi si prenoterà sul sito http://www.universitadelgustovicenza.it. Il programma: 19 febbraio Il Broccolo Fiolaro;
aprile 2016 L’Asparago di Bassano Dop;  maggio 2016 I Piselli; ottobre 2016 I Funghi; novembre 2016 Il Bacalà alla Vicentina. Tutti gli eventi si terranno all’Università del Gusto (via Piazzon, 40 – Creazzo) con orario 17.30-19.30.

Alfredo Pelle (con il maglione)

Alfredo Pelle (con il maglione)

 

PIZZA E CHIARETTO, IL GIRO D’ITALIA DEL BARDOLINO

FOTO pizza e chiarettoPizza & Chiaretto, abbinamento perfetto” entra nel vivo. Dopo l’esordio di fine novembre al Pomodoro e Basilico di San Mauro Torinese, gestito da Patrick Ricci, il tour del Consorzio di tutela del Bardolino e del Gambero Rosso in alcune delle migliori pizzerie italiane riprende mercoledì 13 gennaio, con l’obiettivo per dimostrare il successo del connubio tra pizza di qualità e il vino Chiaretto. Da qui a giugno, il Bardolino Chiaretto accompagnerà le pizze di alcuni dei locali premiati con i “tre spicchi” dalla guida del Gambero Rosso. Undici appuntamenti per un viaggio del gusto che toccherà l’Italia da Nord a Sud per dimostrare che non sempre la birra è l’unica scelta possibile in pizzeria. Anzi, la freschezza agrumata del Chiaretto lo rende eclettico e versatile, particolarmente adatto per accompagnare una pizza margherita, pomodoro e mozzarella, ma anche tanti altri ingredienti che arricchiscono la farcitura dell’impasto. Per scoprire quanto il Chiaretto ami la pizza (e viceversa) arrivano ora le tre date di gennaio di questo viaggio nel mondo dell’arte della pizza. Si comincia dalla Toscana, ad Arezzo, dove la pizzeria ‘O Scugnizzo omaggia la fama della pizza napoletana ben oltre i confini campani. Qui il 13 gennaio Pierluigi Police offrirà ai commensali una selezione delle sue pizze più significative: margherita gialla (con pomodorino da serbo giallo, fior di latte di Agerola, alici di menaica, basilico, olio extravergine), pizza natalizia (con baccalà, papaccella napoletana, olive di Gaeta, aglio, prezzemolo, olio), calzone (con ricotta di pecora, fior di latte, scarola alla napoletana, alici di Cetara, olio), pizza invernale (provola affumicata di bufala dop, zucca, speck, extravergine) e la Braccio di Ferro (con fior di latte, spinaci croccanti, capocollo di maiale nero casertano, formaggio conciato romano, olio). Il tutto in abbinamento con il Bardolino Chiaretto, ovviamente. La settimana successiva, il 20 gennaio, toccherà alla pizzeria La Sorgente di Guardiagrele, in provincia di Chieti, cimentarsi con l’abbinamento pizza-Chiaretto. Il maestro pizzaiolo Arcangelo Zulli accoglierà gli ospiti con la pala romana street food (riempita di porchetta, su un letto di pomodori e olio all’origano), la margherita in giallo (stesa con impasto a lievito madre, due tipi di passata e pezzettoni di pomodoro, il piennolo del Vesuvio e le pacchetelle gialle giaggiù del Vesuvio, bufala dop, basilico, olio extravergine), il riempizza ai calamari ad altissima idratazione (calamari scottati, verdure croccanti, stracciata vaccina), la pizza e foje (una pizza di farro con 4 tipi di verdure – senape, marasciuolo, cime di rapa, mugnuli – e pezzetti di polenta biancoperla glassati al succo d’arancia e miele di timo e peperone dolce) e per finire la “provocazione” (stesa con impasto a lievito madre, ventricina teramana, cipolla di Tropea marinata, mandorle amare, miele d’arancia, finocchietto selvatico, olio). Il mese di gennaio si chiude a Sorrento, alla tavola di Antonino Esposito. Il 28 gennaio gli ospiti dell’iniziativa si ritroveranno da Acqu’e Sale, per gustare un menu degustazione di quattro portate, tra cottura al forno e fritto: salsiccia e broccoli, frusta sorrentina con pomodorini rossi e gialli e fior di latte, calzoncino fritto con fior di ricotta noci di Sorrento e scaglie di limone igp e assaggio di pizza con ragù napoletano e genovese, abbinati al Bardolino Chiaretto. Le successive cene dell’itinerario italiano di “Pizza & Chiaretto” saranno l’8 febbraio a La Braciera di Palermo, il 17 febbraio all’Enosteria Lipen di Triuggio (Monza Brianza), il 21 marzo all’Urbino dei Laghi Ristorante e Naturalmente Pizza, ad Urbino, il 21 aprile da Mamma Rosa ad Ortezzano (Fermo), il 27 aprile all’Apogeo Giovannini di Pietrasanta (Lucca), il 2 maggio al 50 Kalò di Napoli, il 5 maggio al Montegrigna by Tric Trac di Legnano (Milano) e infine il 10 maggio da In Fucina a Roma.

AGA: LA SCOMMESSA VINTA DI DUE GIOVANI CHEF

Alessandra Del Favero e Oliver Piras

Alessandra Del Favero e Oliver Piras

C’era quel burro di Moena, montato meglio di un mascarpone, soffice, morbido, candido, profumato di latte con vicino grissini croccanti, panini soffici: come resistere? E così prima di affrontare l’interessante teoria dei piatti l’abbuffata ha preso il via da una bella e buona tradizione. Non fatevi ingannare però, perché qui si tratta di giovani e cucina giovane, ma con tanta passione, ricerca e uso accorto e ragionato di tecniche e strumenti. Insomma molto di più della stretta osservanza dei piatti di tradizione, quanto piuttosto la capacità di innovarli e superarli con rara maestria. Il che significa, dopo una bella sosta, una autentica festa in pompa magna del palato. Dove? Ma all’Aga (segnatevi questo nome sul taccuino e imprimetevelo nella memoria perché ne sentirete parlare a lungo) di Alessandra Del Favero e Oliver Piras a San Vito di Cadore (BL), compagni nella vita e in cucina: insieme non fanno 60 anni. Pure di esperienza alle spalle ne hanno fatta parecchia e di quella che conta. Oliver ha conosciuto ai fornelli Redzepi, Robuchon, Juan Roca, insomma il gotha della ristorazione, ed è stato 3 anni al ristorante Da Vittorio dei fratelli Cerea a Brusaporto, dove, guarda caso, c’era anche Alessandra. Insomma da cosa nasce cosa e così i due, ormai insieme, approdano in Cadore, Oliver è prima chef del ristorante Rosapetra Spa e Resort a Cortina, poi decidono insieme di aprire l’Aga (www.agaristorante.it) in una stanza quasi per nulla utilizzata nell’albergo di famiglia di Alessandra, il Villa Trieste. E dopo poco più di un anno arriva la stella Michelin. Un successo travolgente, di loro scrivono tutte le guide e i nomi che contano dell’enogastronomia. Per forza. Sedersi ai tavoli dell’Aga significa affrontare un percorso gustativo di rara eccellenza, capire come due giovani cuochi riescano ad utilizzare al meglio, esaltandone le caratteritiche, quel che offrono l’orto di casa, il bosco, le piante officinali, i torrenti e i laghi di montagna, gli allevatori della zona. Piatti che giocano molto sulle consistenze e su un equilibrato contrasto dei sapori, sull’insistenza di un apparente ossimoro crudo-cotto che invece regala al palato sensazioni di completezza e pienezza sensoriale, la sonorità del croccante che dona al piatto stimolo gustativo non è certo messa lì per una questione di moda. Insomma una cucina che affascina, interessa, incuriosisce, provoca perfino, come se sedersi a tavola sia anche un gioco, mentre dalle finestre si gode il panorama delle cime del Cadore e il verde dei suoi boschi. Ci sono stato in bella compagnia (colleghi, ristoratori veneziani, produttrici e mercanti di vino) così dalla cucina dell’Aga sono usciti quasi 20 piatti, assaggi ovviamente, ma sono bastati per capire che a San Vito di Cadore è nato un grande ristorante, dove il cibo è trattato con sapienza e accortezza come le materie prime con cui è fatto. E c’è il rispetto del materiale usato, non vi capiterà mai di non riconoscere uno degli ingredienti usati, nemmeno quando sono molti: bene, li sentirete tutti uno ad uno in assoluta armonia. Grazie anche all’atmosfera ovattata della sala tutta legno (tavoli compresi senza tovaglie), preso in parte dal bosco di proprietà. Carta dei vini ampia e ragionata ma ancora in crescita. Abbiam bevuto vini portati dai nostri amici, ottimi, fantastici. E mi fermo qui. Costi? Eccoli: antipasti 16/19 euro; primi 18/22; secondi 18/28; dolci 10/16; coperto 4; due menu: 85 euro (8 portate), 65 euro (5 portate), affiancati da due proposte di vini abbinati, un bicchiere a portata: 45 euro e 35 euro. Dimenticavo: aga in ladino significa acqua, come la semplice purezza dei piatti di Alessandra e Oliver.

Mise en place

Mise en place

GLI ANTIPASTI

 

Carota in carpione di carota

Carota in carpione di carota

Caesar Salad

Caesar Salad

Perle di manzo, the affumicato e tagete

Perle di manzo, the affumicato e tagete

Mela, rapa, caviale e zenzero

Mela, rapa, caviale e zenzero

Trota, alloro e rafano

Trota, alloro e rafano

 

I PRIMI PIATTI

Ramen cacio e pepe

Ramen cacio e pepe

 

Raviolo, zucca, testina e amaro del Cadore

Raviolo, zucca, testina e amaro del Cadore

Linguina, mirtilli, salsiccia e luppolo

Linguina, mirtilli, salsiccia e luppolo

I SECONDI PIATTI

 

Salmerino, radicchio, capperi di sambuco e riduzione di rosa

Salmerino, radicchio, capperi di sambuco e riduzione di rosa

Faraona, foglie di rapa, stachis e brodo alle bacche

Faraona, foglie di rapa, stachis e brodo alle bacche

Cuore, cavolo nero e pepe di sechuan

Cuore, cavolo nero e pepe di sechuan

I DOLCI

Gelato alla sapa, aceto di acero e ciccioli caramellati

Gelato alla sapa, aceto di acero e ciccioli caramellati

Pepe nero, pere e radice di levistico

Pepe nero, pere e radice di levistico

Bon bon di caco mela, yuzu, e polipodio; mela, galanga e filipendula

Bon bon di caco mela, yuzu, e polipodio; mela, galanga e filipendula

 

SE UNA CUCINA CONTINUA A CRESCERE: IL SAN MARTINO

Michela Berto e Raffaele Ros

Michela Berto e Raffaele Ros

Sono colpevole: non ho fotografato i piatti di benvenuto (peccato, perché buonissimi e serviti su autentici sassi doc del Piave) e nemmeno ho preso nota nè tantomeno immortalato le bollicine che ci siamo bevuti (champagne). Per cui di questo non scriverò nemmeno una riga, dicendo solo, per quanto riguarda vino e affini, che la cantina del ristorante San Martino di Scorzè (VE) è diventata ancora più preziosa (e non significa per forza “cara”) visto l’arricchimento di scelte e la maggiore funzionalità, con cui Michela Berto ha ben pensato di dotare il suo gioiello (per altro già premiato negli anni scorsi). Il fatto è che al San Martino siamo tornati dopo un po’ di mesi che non bazzicavamo in piazza Cappelletto e subito, ma proprio subito, ci siamo accorti che il ristorante aveva un che di aria nuova, come se avesse finalmente preso consapevolezza della propria forza. Va da sè che un ristorante non può prendere “consapevolezza” di nulla, ma l’atmosfera respirata e “annusata”, questo ci ha detto. Che la prima stella Michelin è ormai cosa consolidata, un punto fermo dal quale semmai partire e fare ancora strada. Il fatto è che la cucina, dove agiscono le brave ed eleganti mani di Raffaele Ros, è sempre in funzione, vuoi per soddisfare i clienti giorno dopo giorno, ma soprattutto perché si continua a provare, a sperimentare accostamenti di sapori, cotture, a creare insomma sempre nuovi piatti che siano di pesce o carne, o “soltanto” dolci. Certo, questo lo fanno tutti i grandi cuochi, che hanno però dalla loro una brigata che li sostiene. Al San Martino, invece, fanno tutto loro tre Raffaele, Michela, la figlia Alice con l’aiuto del giovane Marco. Fine. Il che sta a significare impegno continuo, fatica, ferie manco a dirle, giorni di riposo passati in cucina, al massimo a curiosare in altre cucine (sempre lavoro è), andar per cantine, o ritrovarsi insieme ad altri stellati a scambiarsi notizie, impressioni, cotture, sapori. Ed è per questo continuo lavorio, al quale si aggiunge una dose di passione ineguagliabile, che la cucina del San Martino (insieme al locale nel suo complesso) è cresciuta ancora. A cominciare da pane e grissini che sono fragranti e leggeri nel contempo, tanto significa la scelta e l’uso di farine e ingredienti di eccellenza. E quindi eccovi di fila quello che abbiamo mangiato, non mancando di sottolineare come ognuno,  di questi piatti gode di un equilibrio raro, di perfette giustapposizioni di sapori, di contrasti ragionati di consistenze. Insomma cucina buona e alta e aspettiamo l’arrivo della stagione fredda per raccontarvi quel che seguirà.

GLI ANTIPASTI

Carpaccio di crostacei, granita di limoncello Villa Massa, croccantino di pane nero

Carpaccio di crostacei, granita di limoncello Villa Massa, croccantino di pane nero

Capesante caorline arrostite alla salvia, blinis di patata e funghi estivi

Capesante caorline arrostite alla salvia, blinis di patata e funghi estivi

IL PRIMO

Passata tiepida di lenticchie nere dell'Etna, pasta ai crostacei e crudo di vongole e cappelunghe marinate

Passata tiepida di lenticchie nere dell’Etna, pasta ai crostacei e crudo di vongole e cappelunghe marinate

I SECONDI

Ventresca di tonno rosso, purea di pane di pizza, pomodoro di tonno

Ventresca di tonno rosso, purea di pane di pizza, pomodoro di tonno

Fritto di pescato di giornata

Fritto di pescato di giornata

I DOLCI

"Tutto" al limone di Sorrento
“Tutto” al limone di Sorrento
Fondente al cioccolato 72%, streusel di cioccolato e mostrada di mela cotogna
Fondente al cioccolato 72%, streusel di cioccolato e mostarda di mela cotogna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

OSTERIA ARCADIA: UN BUON MOTIVO PER FARE UN SALTO SUL DELTA

SAMSUNGLa vedete qui sopra: una semplice frittura di pesce? Nossignori questa è una frittura imperiale di pesce.  Perché ci sono le schile (ovvero i gamberetti di laguna), le anguelle (acquadelle), i sardoni, le sarde, sogliolette, bisatto (anguilla), quello piccolo, solo da fritto. Ma non basta. Perché quelle fette di limone a fianco, messe lì per accontentare chi ancora si ostina a spruzzare di acidità, rovinandola, una frittura freschissima di pescato e asciutta quanto a untume, fanno solo da guarnizione. Insomma, l’avrete capito, questa frittura è la frittura “perfetta”. Sì lo so mancano i calamari, le triglie, le sogliole e magari anche qualche seppiolina: ma le reti dei pescatori non le avevano. Ci toccherà tornare. Frittura perfetta, infarinata al punto giusto, asciutta, croccante. Che volere di più? E’ successo all’Arcadia, trattoria immersa nel Delta del Po, a Santa Giulia di Porto Tolle (RO), dove, per altro, non è successo soltanto questo perché ho approfittato della stagione immergendomi anche in un caldo piatto di cozze all’impepata, molluschi pieni, sodi davvero eccellenti. Bisogna pur dire che gli uomini del locale gestiscono direttamente un allevamento in mare di cozze e vongole, tal che è possibile gustare mitili freschissimi. Ma non potevo certo fare a meno di approfittare anche di un bel piatto di canestrelli al forno, appena appena conditi con un po’ di olio giusto per farci restare il profumo di mare.canestrelli

Eccoveli qui, sono proprio loro, pieni di corallo, fragranti di salsedine ma non salati. Era un piatto importante, un secondo antipasto, ma, niente, alla fine ho dovuto fare scarpetta. Insomma l’avrete capito: un trionfo. Il fatto è che all’Arcadia cucina… Arcadia, sissignori, e ogni mattina si va a c0mperare il pesce fresco e non è un compito estremamente difficile visto che siamo sul ramo del Po di Gnocca a due passi dalla Sacca di Scardovari. Ma Arcadia per nostra fortuna è cuoca sopraffina, che sta sì sulla tradizione ma che sa osare quel tanto, e sempre a ragion veduta, che fa della sua cucina  una cucina moderna, leggera, sfiziosa. Basterebbe solo dare un’occhiata alla carta della “Cozzeria” per rendersene conto: ci sono ben 11 modi di servire i benedetti peoci! E se andate al menu del giorno ecco che trovate a fianco delle sarde in saore (davvero eccellenti, al top come piatto della tradizione) anche il carpaccio di ombrina con sale grosso Camillone (presidio Slow Food). E fate attenzione agli spaghetti con ragù perché proprio di un ragù si tratta in quanto parte dei gustosi molluschi viene tritato con la mezzaluna (eccoli qui sotto in compagnia di cozze e vongole) tanto da formare una squisita cremina che “lega” gli spaghetti, rigorosamente fatti in casa come altre paste, gelati, sorbetti e dolci. arcadia-osteria-20120716-124703

E potrete ordinare anche un fritto di “buratei”, ovvero le piccole anguille selvatiche di laguna, le seppie in umido con polenta biancoperla, o il filetto di branzino gratinato affiancato da un contorno di verdura cruda. Non sfugge all’occhio attento che tutte le materie prime sono del territorio a cominciare dal riso Carnaroli del Delta (lungo la provinciale verso Porto Tolle si costeggiano ampie risaie). C’è anche un piccolo menu di carne per chi proprio il pesce non lo sopporta completato da salumi e formaggi del territorio. Ma d’inverno la cucina di Arcadia si arricchisce della selvaggina dal masurin (germano reale), alle folaghe, ai fischioni, alle lepri e quanto nasce su una terra piena d’acqua  e di colture. E se amate il pesce crudo, bene, prenotatelo col largo anticipo perché all’Arcadia lo mettono nell’abbattitore per 92 ore: insomma devono prepararlo in modo che non nuocia alla nostra salute. I dolci, non li abbiamo assaggiati avendo preferito soffermarci di più sul salato, ma ci sono quelli della tradizione polesana che variano secondo le stagioni, così come tutto quello che appare in menu. Abbiamo gustato un sorbetto di mentuccia, leggero, fresco. Eccellente, insomma, e privo della pesantezza di panna o latte.  Scelta dei vini in massima parte del Triveneto, ma non mancano chicche oculate del resto d’Italia, come è buona la “riserva” dei distillati. E bisogna aggiungere che la sala è gestita da Pamela, figlia di Arcadia, con grande affabilità e disponibilità a soddisfare la curiosità degli avventori e a consigliarli per il meglio. Non resta che aggiungere le attività collaterali che completano l’offerta di questa trattoria che è una meta obbligatoria per chi ama il buon cibo: l’Oasi di Arcadia, ovvero stanze dove pernottare con servizio di colazione il mattino dopo, le gite in barca ad ammirare il Delta e visitare gli allevamenti di famiglia, la possibilità di noleggiare direttamente le biciclette per girare il Delta. Ah, ovviamente corrono carte di credito e bancomat. Per info: 0426.388334 – 347.7476359 – http://www.osteria-arcadia.com. E per chiudere ecco qui sotto le due parone: Arcadia e Pamela. loro

CONCORDIA SAGITTARIA: CONCORSO RENGA D’ORO

Aringhe marinate

Prima del 6 marzo 2019, mercoledì delle Ceneri, che a Concordia Sagittaria significa grande Festa dea Renga, ecco che per la ventiquattresima tornata, giovedì 21 febbraio, avviene il Concorso Renga d’Oro, al quale partecipano i cuochi  di sei ristoranti di Concordia: The Banacher, Sacco & Vanzetti, Hostaria da Fanio, Al Confin, Alta Marea, Al Calieron. I ristoranti in lizza saranno giudicati dalla seguente giuria: Luciano Favro, sommelier ed enogastronomo, presidente;  Vincenzo Morutto, chef e sommelier; Francesco Lazzarini, giornalista enogastronomo e blogger; Enrico Conchione, sommelier professionista e analista sensoriale; Carlo De Bortoli, sommelier; Enrico Santinelli Gran Maestro della Confraternita Dea Renga.

CASA PALADIN: UNIVERSITA’ DEL VINO E SOLIDARIETA’

La famiglia Paladin

Università del vino è un evento esclusivo di Casa Paladin, rivolto sia ad appassionati che a professionisti del settore enogastronomico. Nasce come occasione di crescita professionale e individuale per arricchire il proprio bagaglio di conoscenza approfondendo, insieme a docenti ed esperti del settore, curiosità e nozioni inerenti ai diversi aspetti dell’enogastronomia.  All’interno delle varie serate verranno presentate le novità di Casa Paladin, sia in termini di prodotto sia riguardo le innovative tecniche di produzione. Il primo incontro di quest’anno di terrà martedì 19 febbraio 2019 presso la Villa di Casa Paladin ad Annone Veneto dal tema; Baccalà a Venezia una grande storia d’amore.  Cucinerà per noi lo chef Franco Favaretto del ristorante Baccalàdivino di Mestre, indiscusso Maestro nonché Savio di Bocca della Dogale Confraternita del Baccalà Mantecato. Al nobile pesce saranno abbinati tre prestigiosi vini di Casa Paladin; Ribolla Gialla – Bosco del Merlo (new entry all’interno della gamma di vini Bosco del Merlo la quale presenta una già forte e importante personalità. Punta a distinguersi all’interno delle diverse interpretazioni del ribolla grazie al suo gusto morbido, avvolgente ed equilibrato con una decisa componente minerale accompagnata da buona sapidità e ottima persistenza); Pinot Grigio Rosè – Bosco del Merlo (anche in questo caso parliamo di una novità che viene presentata con un particolare orgoglio da parte dell’azienda. Un vino raffinato ed elegante, in bocca risulta asciutto un’ottima sapidità per un equilibrio davvero invidiabile); Franciacorta Extra Brut Lucrezia Etichetta Nera 2004– Castello Bonomi – Tenute in Franciacorta (Il fiore all’occhiello dei Franciacorta Castello Bonomi, pluripremiato dalle più importanti guide italiane e internazionali, Oscar del Vino 2014 come Miglior Spumante Italiano, 3 Bicchieri Gambero Rosso, 5 Grappoli Bibenda, 4 Viti guida AIS Vitae. Una riserva con 160 mesi di affinamento sui lieviti, una grande eleganza gustativa con decisa personalità e precisa espressione del terroir). Il menu della serata: ore 20.15 apertivo di benvenuto con Carpaccio di Baccalà dissalato su letto di Misticanza e Mirepoix di Verdure con olive taggiasche abbinato alla Ribolla Gialla; Tris di Mantecati – composto da Stoccafisso Mantecato all’Olio di Oliva, Baccalà fresco Norvegese mantecato con verdurine, Stoccafisso alle Erbe Mantecato alla vecchia maniera veneziana con sedano prezzemolo e profumo di aglio abbinato al Pinot Grigio Rosè; Risotto di Baccalà e verdure invernali abbinato al Franciacorta Lucrezia Etichetta Nera 2004; delizie di carnevale accompagnate dal raffinato verduzzo Soandre Bosco del Merlo. Costo a persona 39 euro. Info e prenotazioni: tel. 0422 768167 – Email tour@casapaladin.it.

SOLIDARIETA’

All’interno di questo evento sarà presentato un importante progetto che Casa Paladin ha deciso di iniziare, con impegno e molta dedizione alla causa. Con i propri prodotti Bosco del Merlo Pinot Grigio RosèRosè Brut spumante, la cantina sosterrà il progetto Nastro Rosa di LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i tumori); parte del ricavato ottenuto dalla vendita di questi due prodotti verrà devoluto a sostegno dei progetti di riabilitazione e prevenzione gestiti dall’associazione no profit per contribuire alla raccolta fondi necessaria per la sopravvivenza di queste indispensabili realtà presenti nel territorio. Bosco del Merlo sarà inoltre main sponsor alla 3° edizione del Trofeo Nazionale del Dragon Boat. Si tratta di una manifestazione a carattere nazionale, che si disputerà lungo le acque del Sile, rivolta alle squadre di donne operate di tumore al seno della LILT che attuano la disciplina del Dragon Boat. L’obiettivo di questa collaborazione deriva da forte un desiderio aziendale che punta ad accrescere il più largo progetto di viticoltura sostenibile il quale incorpora anche l’importanza della vita all’interno dell’ampio ecosistema di produzione.

 

D

OLTRE L’ESODO, ITALIANI D’ISTRIA E DALMAZIA IERI E OGGI. AL PERCHÉ DI RONCADE (TREVISO) L’OCCASIONE PER PROVARE ANCHE LA CUCINA TRADIZIONALE

Gulasch triestino con kipfel

 

Il Giorno del Ricordo diventa anche il giorno per provare la cucina tradizionale istriana, legata alla storia dell’Italia. Al ristorante Perché di Roncade (Treviso) ha proposto un pomeriggio per non dimenticare e per guardare al futuro. L’esodo dei 350 mila giuliano-dalmati, la tragedia delle foibe, la memoria negata per oltre mezzo secolo…

Un incontro con i protagonisti di ieri e di oggi. Si intitola “Giorno del Ricordo: sulla strada dell’esodo… e oltre” allo scopo di approfondire quei fatti – che sono una ferita aperta nel cuore degli esuli ancora in vita – e di allargare l’orizzonte alla realtà dei cosiddetti “rimasti”: gli italiani che ancora vivono soprattutto in Istria e a Fiume, ma anche in Dalmazia e che oggi sono riuniti una vivace comunità culturale.

Il giornalista Renato Malaman ha introdotto l’argomento, indagato attraverso gli interventi di testimoni diretti di allora – come Italia Giacca, esule di Stridone d’Istria e membro del direttivo nazionale dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (Anvgd) – e di esponenti delle nuove generazioni, come Cristina Luxardo, nipote dei Luxardo (nota dinastia imprenditoriale esuli di Zara) e Orietta Marot, ex direttore del quotidiano “La voce del popolo”, organo della comunità italiana di Istria e Dalmazia che si stampa a Fiume.

Con loro anche Giovanni Nardin, nipote di quel Geppino Micheletti, il medico-eroe che dopo la strage di Vergarolla (avvenuta il 18 agosto 1946 e durante la quale perse i due figli di 6 e 8 anni) continuò a operare per tutta la notte all’ospedale di Pola. Nardin ha presentato un’inedita video-intervista alla zia Jolanda, vedova del medico, che ha rotto il silenzio su quel terribile lutto solo pochi anni fa in età molto avanzata.

Invece il musicista toscano Sergio Balestracci ha accompagnato le immagini con una sonata dedicata alle vittime della strage. Il pomeriggio è stato anche l’occasione per presentare il documentario “Il Veneto in Istria – Grisignana e dintorni” realizzato da Venice Film. Ospite a sorpresa l’attrice padovana Monica Garavello, protagonista del film “Red Land – Rosso Istria”, andato in onda venerdì 8 febbraio in prima serata su RaiTre e incentrato sulla vicenda tragica di Norma Cossetto. Una cena tradizionale istriana, curata dall’esperta di cucine del mondo Annamaria Pellegrino, volto noto della trasmissione di RaiTre “Geo”, e realizzata a quattro mani con Luca Boldrin cuoco del “Perché”. Così sono stati serviti, come antipasto, il Prosciutto crudo istriano, ombolo, pecorino e olive di Pago, cetriolini, oltre a delle Uova strapazzate con il tartufo e del Fritto misto istriano. Si è proseguito con la Jota, la classica minestra di crauti, fagioli e patate, e il Gulash triestino con kipfel (delle patate). Chiusura con l’immancabile dolce: la Putizza, tipico delle zone del Carso, tra Gorizia e Trieste ma anche Slovenia.

I vini istriani, invece, erano dell’azienda Ravalico di Villanova – Nova Vas (Croazia), presentati dallo stesso produttore.

RISTORANTE VALBRUNA DI LIMENA (PADOVA): UNA CUCINA DUE ANIME

A due passi da Padova Ovest, da prima di Natale 2018, è aperta una nuova realtà della ristorazione. Un ambiente giovane, adatto agli amanti dei cocktail ma pure della buona cucina, con il giovane chef Davide Tangari. Si chiama Valbruna, ci troviamo a Limena, in via Del Santo 2/A, e coniuga due situazioni: il ristorante e il bistrot, per un totale di 350 metri quadrati. Nel primo caso, il cliente può sbizzarrirsi à la carte, con una cucina in chiave contemporanea, nel secondo, proposte di piatti unici dal mondo. Ideale per incontri tra amici ma anche serate in coppia, con un menu sempre vario e proposte diverse tra il pranzo e la cena.

Tangari si porta a Limena l’esperienza accumulata alla corte di ristoranti stellati e chef importanti Antonino Cannavacciuolo, Enrico “Chicco” Cerea e Giuseppe D’Aquino. «Nei miei piatti – spiega Tangari – mi piace accostare l’opulenza del gusto delle mie radici accanto alla precisione e al rigore che ho imparato in pasticceria». I drink Valbruna fondono tecniche di cucina e mixology, e sono serviti da soli o insieme a proposte culinarie dello chef. Per renderli più fruibili, ecco l’abilità e l’importanza di moderare il tenore alcolico nei cocktail, introducendo quindi l’utilizzo di “spezie liquide”, estratti e infusi plasmati sulla composizione del piatto, per la perfetta riuscita dell’esperienza gustativa.

Prezzi accessibili a tutte le tasche, trale proposte, Lumache che passione, con una crema di Mais Marano, aglio orsino, pane croccante oppure il Foie gras d’anatra con noci brasiliane, ananas, cocco e Cachaça. Si può continuare con la Crema di cipolla con chips di baccalà, gelatina di verjus al Calvados o il Risotto rosso alla barbabietola, il nostro kefir, funghi Trombette nere ma anche i Ravioli farciti con gallina padovana, pinoli, crema di mais e Mexcal. Tra i secondi, la Girella di pesca spatola con nocciole e anice, crema di mandorle, kumquat, peperoni friggitelli può essere una buona soluzione ma anche il Capocollo di maiale brado con salsa di ostriche, riduzione di Birra Guinness e Bourbon, polvere di lamponi e cuori di carciofo.

La cantina è in continuo divenire; ci sono circa 170 le referenze dalla carta vini di cui un centinaio italiane e il resto proveniente da Francia, Austria, Germania, Spagna e Nuova Zelanda.

LA ROSA DELL’ISONZO PROTAGONISTA ALLA TAVERNETTA DI CAPRIVA DEL FRIULI

Un risotto con la Rosa dell’Isonzo

La Rosa dell’Isonzo sarà protagonista il 12 febbraio della serata di presentazione e degustazione con cui la Tavernetta al Castello di Capriva del Friuli inaugurerà la sua stagione di eventi 2019. Ospite del ristorante gourmet annesso al Castello di Spessa Resort sarà il noto chef Roberto Franzin, che – con lo chef del ristorante Antonino Venica e la sua brigata – elaborerà un raffinato menu a quattro mani a base di questo speciale e prelibato radicchio in abbinamento ai vini del Castello di Spessa. Dall’antipasto con la Rosa al fumo, battuta di manzo, focaccina di mele Rosa, Canarino e mimosa, acciughe di Grado, al dessert con il Tortino di Ricotta e Radicchio, cremoso all’Amaretto e glassa di Melograno e Grappa del Conte del Castello di Spessa, passando per golosi primi (Agnolotti ripieni di pere cotti nel Vino, Rosa dell’Isonzo e Formadi Frant e Riso al Casanova Pinot Nero Castello di Spessa e Rosa dell’Isonzo) e l’inconsueta Paletta di vitello leggermente affumicata su fondente di Topinambur e Rosa dell’Isonzo al burro di Bottarga e Aglio nero, questo prezioso radicchio verrà esaltato dai due chef, in tutti i suoi sapori, con un sorprendente menu che permetterà ai commensali di apprezzarne l’inconfondibile gusto e la grande versatilità in cucina. La Rosa dell’Isonzo è un radicchio che viene prodotto nell’area che bagna l’Isonzo da Gorizia a Fiumicello e viene coltivato da 23 produttori. La sua nascita ha visto la partecipazione, oltre che dei produttori, dell’Istituto Brignoli di Gradisca d’Isonzo che ha coordinato l’organizzazione e si sta occupando della selezione delle sementi e delle tecniche di coltivazione e di forzatura. Anche l’Ersa è coinvolta con attività di ricerca e sviluppo sulle sementi di radicchio che meglio possono rappresentare un prodotto di qualità. La lavorazione è piuttosto lunga ed è tutta manuale: viene seminato in campo ad agosto e lasciato crescere fino a novembre. Dopo le prime brine il prodotto viene raccolto e portato in “forzatura” ovvero in luogo caldo e buio, in modo da stimolare la crescita della “rosa”. Quando è pronto viene poi pulito e lavato per essere messo in commercio. La Rosa dell’Isonzo ha molte qualità benefiche, contiene poco azoto e rappresenta un ottimo alimento invernale. Lo chef Roberto Franzin è un convinto sostenitore di questo prodotto e ha già realizzato diverse ricette che presto saranno rese pubbliche nel libro “La Rosa dell’Isonzo. Colori e sapori di una squisita storia del Friuli Venezia Giulia”. Info e prenotazioni:  tel. 0481 808228.

IL GIORNO DEL RICORDO AL PERCHE’ CON PIATTI ISTRIANI

Giuliano-Dalmati in partenza da Pola

Per non dimenticare e per guardare al futuro. L’esodo dei 350.000 giuliano dalmati, la tragedia delle foibe, la memoria negata per oltre mezzo secolo… In occasione del “Giorno del Ricordo” il ristorante “Perché” di Roncade (TV) torna sulla grande storia proponendo – dopo il grande successo ottenuto lo scorso anno dall’incontro sul genocidio armeno con Antonia Arslan – un focus sulle drammatiche vicende del confine orientale d’Italia all’indomani della seconda guerra mondiale. Un incontro con i protagonisti di ieri e di oggi. Si intitola “Giorno del Ricordo: sulla strada dell’esodo… e oltre” ed è in programma sabato 9 febbraio con inizio alle ore 16,30. La volontà è quella di approfondire quei fatti – che sono una ferita aperta nel cuore degli esuli ancora in vita – e di allargare l’orizzonte alla realtà dei cosiddetti “rimasti”: gli italiani che ancora vivono soprattutto in Istria e a Fiume, ma anche in Dalmazia e che oggi sono riuniti una vivace comunità culturale. Il giornalista Renato Malaman introdurrà l’argomento, che sarà indagato attraverso gli interventi di testimoni diretti di allora – come Italia Giacca, esule di Stridone d’Istria e membro del direttivo nazionale dell’ANGDV – e di esponenti delle nuove generazioni, come Cristina Luxardo, nipote dei Luxardo (nota dinastia imprenditoriale esuli di Zara) e Orietta Marot, ex direttore del quotidiano “La voce del popolo”, organo della comunità italiana di Istria e Dalmazia che si stampa a Fiume. Con loro ci sarà Giovanni Nardin, nipote di quel Geppino Micheletti, il medico-eroe che dopo la strage di Vergarolla (avvenuta il 18 agosto 1946 e durante la quale perse i due figli di 6 e 8 anni) continuò ad operare per tutta la notte all’ospedale di Pola. Nardin presenterà un’inedita video-intervista alla zia Jolanda, vedova del medico, che ha rotto il silenzio su quel terribile lutto solo pochi anni fa in età molto avanzata. Il musicista toscano Sergio Balestracci accompagnerà le immagini con una sonata dedicata alle vittime della strage. Sarà anche presentato il documentario “Il Veneto in Istria – Grisignana e dintorni” realizzato da Venice Film. Seguirà una cena tradizionale istriana curata dall’esperta di cucine del mondo Annamaria Pellegrino – volto noto della trasmissione di Rai 3 “Geo” – e realizzata a quattro mani con Luca Boldrin, cuoco del “Perché”. I vini istriani saranno dell’azienda Ravalico di Villanova del Quieto – Nova Vas, presentati dallo stesso produttore. A disposizione dei presenti numerosi libri dedicati all’argomento. Al Perché ci sarà anche l’attrice Monica Garavello, protagonista del film “Red Land – Rosso Istria” in onda venerdì 8 febbraio in prima serata su Rai 3 e incentrato sulla vicenda tragica di Norma Cossetto. Sarà lei l’ospite a sorpresa della serata. La partecipazione all’incontro del pomeriggio è libera. Quella alla cena costa 30 euro. Ecco il menu. Antipasti: prosciutto crudo istriano, “ombolo” (cotoletta di maiale), pecorino e olive di Pago, cetriolini; uova strapazzate con il tartufo; fritto misto istriano; primo piatto: jota; secondo: gulasch triestino con kipfel (crocchette di patate); dessert: putizza. E’ richiesta la prenotazione al tel. 0422 849015 e-mail. info@ristoranteperche.com.

Monica Garavello

CONSORZIO ASOLO MONTELLO, LA CRESCITA NON SI FERMA

I numeri del Consorzio Vini Asolo Montello continuano a crescere, confermando il trend positivo: nel 2018 sono state oltre 12 milioni le bottiglie consortili di Asolo Prosecco Superiore Docg prodotte e immesse nel mercato. Anche le piccole produzioni locali sono aumentate: dal 2014 ad oggi quella di Montello Docg è passata da 3 mila a 51 mila bottiglie, raddoppiando il dato del 2017.

L’incremento della produzione non ha comunque modificato il paesaggio unico dei Colli di Asolo e del Montello, conservandone le peculiarità. La superficie vitata, che comprende sia i vigneti a bacca bianca che quelli a bacca rossa, è pari a poco più di 2.100 ettari e rappresenta solo il 9 per cento dell’intera superficie dell’Asolo Montello. «Quelli registrati nel 2018 sono dei risultati che ci danno grande soddisfazione – spiega presidente del Consorzio Vini Asolo Montello Armando Serena – la crescita costante dell’Asolo Prosecco Superiore Docg ribadisce che il nostro vino è apprezzato dal mercato sia nazionale che internazionale. Per il Consorzio, però, è altrettanto fondamentale la tutela dell’ambiente – territorio e la promozione delle varietà storiche che vi si trovano, come Cabernet e Merlot, uvaggio alla base del Montello Docg».

Nata nel 2009, quella dell’Asolo Prosecco Superiore Docg è la denominazione meno estesa delle tre votate al Prosecco, ma è l’unica che può definire la tipologia Extra Brut nelle bottiglie prodotte con la Docg.

La Docg Montello è nata nel 2011 per valorizzare l’alta qualità di questo vino e della zona in cui viene prodotto. Il Montello Docg è ottenuto dal classico taglio tra Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon con vitigni internazionali, che in questi luoghi assumono un’identità ben precisa.

VINNATUR ROMA: I VINI INCONSUETI SVELATI DA SANDRO SANGIORGI

Una masterclass su vini rari o particolari, esperimenti di cantina e nuovi nati. Domenica 24 febbraio alle 14, all’interno di VinNatur Roma (23 e 24 febbraio Area Eventi Officine Farneto, via dei Monti della Farnesina,77 a Roma) Sandro Sangiorgi, critico enologico e giornalista, condurrà i presenti in un percorso di scoperta e valorizzazione di vini inconsueti, inediti o mai usciti dai portoni delle cantine. Saranno tutti vini di produttori che partecipano alla manifestazione dedicata ai vini naturali e che verranno svelati soltanto durante la degustazione. Un momento di approfondimento per interrogarsi su un mondo in continua evoluzione.

kVinNatur fin dalla sua nascita collabora con Università e Centri per la Sperimentazione per dar vita a progetti di ricerca nelle vigne nelle quali coinvolge direttamente le aziende associate. Ma il lavoro per avanzare e migliorare nella produzione prosegue anche in cantina. «Nella crescita personale – sottolinea Angiolino Maule, presidente di VinNatur – ogni vignaiolo trova un valido aiuto dal confronto diretto con gli altri produttori che hanno scelto di seguire lo stesso percorso. Per questo motivo negli eventi che organizziamo o ai quali partecipiamo cerchiamo di dare sempre spazio a momenti di condivisione, utili per noi ma anche per il consumatore che sceglie di bere naturale».

Per questo stesso motivo è nata l’idea di VinNatur Workshop, un laboratorio dove alle batterie di degustazione si alternano momenti di approfondimento e discussione tra enologi, biologi, giornalisti e produttori che, dopo l’ottimo riscontro della prima edizione, verrà riproposto anche quest’anno. La degustazione Vini Inconsueti è acquistabile in prevendita su Eventbrite (bit.ly/2RIWygY). Sul sito dell’Associazione VinNatur è invece ancora possibile prenotare un posto per il convegno di sabato 23 febbraio alle 16 dal titolo Sostenibilità ambientale, alla base della viticoltura del futuro.

 

AL PERCHE’: PREMIO ADAMO DIGIUNO A DUE GIOVANI TALENTI DELLA CUCINA VENETA

Silvia Moro

Due giovani cuochi promettenti, due “gemelli diversi”. Sono Silvia Moro del ristorante Aldo Moro di Montagnana (PD) e Giovanni Vegro dell’Antica trattoria Al Portico di Conetta di Cona (VE) i vincitori della seconda edizione del Premio “Adamo Digiuno”. Riceveranno l’ambito premio giovedì 31 gennaio 2019, alle ore 19.45, al ristorante Perché di Roncade (TV), presentati dal giornalista enogastronomico Antonio Di Lorenzo. La manifestazione è organizzata dal “Perché” in collaborazione con la guida “Venezie a tavola” edita da Venezie Post. Il nome “Adamo Digiuno” si ispira alla celebre frase del grande gastronomo francese Brillat Savarin: “La cucina è l’arte più antica perché Adamo è nato digiuno”. Il premio consiste in un’opera d’arte a tema culinario realizzata da Valentina D’Andrea, poliedrica artista salentina impegnata anche nel sociale. In particolare con iniziative dedicate alle donne e alla difesa dei loro diritti. La manifestazione – nata da un’idea dei giornalisti gastronomici Luigi Costa, Renato Malaman e Marco Colognese – prevede anche una cena a sei mani, ovvero quelle dei due premiati oltre a quelle di Luca Boldrin, cuoco del Perché. Silvia Moro, cuoca dalla vocazione adulta (maturata dopo una laurea in economia), è l’erede di una lunga tradizione familiare che parte dal lontano 1938: il ristorante Aldo Moro all’interno del centro storico di Montagnana. La sua è una cucina di talento, creativa, caratterizzata da una cifra stilistica e da una personalità forte. E’ stata una delle più belle sorprese della ristorazione veneta in epoca recente. Ha ampi margini di crescita. Giovanni Vegro è cresciuto lontano dai riflettori, sviluppando il suo talento sotto gli insegnamenti di Sergio Mei al Four Season di Milano e di Alberico Penati a Londra. Anche lui è erede di una lunga tradizione familiare. Al Portico è il locale di famiglia da tre generazioni. Giovanni – che affianca in cucina la mamma Maruzzella – sa interpretare con leggerezza e innovazione i valori della cucina tradizionale. Crescerà ancora, con l’umiltà di sempre. Il menu della serata: benvenuto con la pizza gourmet farcita alla zucca, scamorza affumicata e rosmarino (Luca Boldrin); cardo, gamberi e frutto della passione (Silvia Moro); pasta e fasoi (Giovanni Vegro); risotto alle castagne con capperi e cioccolato (Silvia Moro); guancetta di vitello brasata, polenta biancoperla, radicchio di Treviso e carciofi arrostiti (Giovanni Vegro); crostoli ripieni di mostrada e noci e frittelle con zabaione alla birra (Luca Boldrin). La partecipazione alla consegna del premio è libera. Quella alla cena costa 30 euro. Prenotazioni obbligatyorie: tel. 0422 849015 –  Email. info@ristorante perche.com.

Giovanni Vegro