UN VIAGGIO NEL GUSTO AL PROSECCO PRIVE’E

Fettuccine e gamberi al Prosecco Privèe

Fettuccine e gamberi al Prosecco Privèe

Quello che si può sperimentare da Prosecco Priveé è un vero e proprio viaggio nel gusto che parte dalle più selezionate bollicine DOCG della denominazione. La prima tappa è con la colazione del mattino. Dalle 7.30 lo staff vi aspetta per servirvi le brioches più fragranti accompagnate da proposte di piccoli produttori non molto conosciuti ma che lavorano con passione all’insegna della più alta qualità. Ecco quindi golose confetture alla frutta come ad esempio la Pera e Zenzero, la Fragola-Menta o i Fichi; in alternativa una selezione di mieli di acacia, di castagno o una crema di nocciole Igp con cacao e miele senza glutine. Oppure fresche centrifughe con mix di frutta, un sano concentrato di pura vitamina: tra le più richieste quella con arancia, limone, mela verde, zenzero ed ananas. A pranzo le soluzioni si moltiplicano e variano quotidianamente grazie alla maestria e alla creatività dello chef Matteo Cattai, trentenne cresciuto in locali stellati. Anche in cucina si privilegia la selezione delle materie prime provenienti dal territorio esattamente come succede con il vino. I prodotti cambiano costantemente perché seguono la disponibilità quotidiana, permettendo quindi di garantire la freschezza della stagionalità.  Tra le proposte più allettanti citiamo il pesce, in particolare il gambero rosso o una varietà molto speciale di tonno pinna gialla, selezionato con estrema cura dopo averne degustato oltre 15 diversi tipi, per arrivare fino al salmone selvaggio sokeje. La sera è il momento che chiude la giornata quando la socializzazione in un ambiente di tendenza, pur se in un clima friendly ed informale, fa la parte del leone. E’ l’ora ideale per concedersi le bollicine migliori che Prosecco Privèe seleziona per i suoi clienti tra le etichette top di gamma delle trenta cantine aderenti al progetto e che vengono abbinate agli sfizio-aperitivi ideati dallo chef. “L’elemento cardine che sostiene la formula di Prosecco Privée – spiega Sandro Adorni, uno dei tre soci fondatori – è l’alta qualità e un’accurata selezione delle materie prime, tutte appartenenti al territorio. I prodotti per noi non si raccontano, si sperimentano in prima persona degustandoli nel piatto come nel calice. Questo per me significa educazione e sensibilizzazione al territorio. Il 70% della mia clientela proviene da fuori: è grazie ad uno spazio come questo che vorrei riuscire ad incrementare, specie nella clientela locale la percezione e la consapevolezza di appartenere ad una terra unica generatrice di eccellenze, e fare in modo che diventi il portavoce principale di questo prezioso messaggio”. Una delle prossime iniziative che presto prenderanno il via è infatti Prosecco Privée in Tour: su richiesta contattando il locale si potranno organizzare piccole gite di una giornata alla scoperta delle bellezze della marca trevigiana, dagli itinerari alle visite in cantina con degustazione abbinata. Prosecco Privée, aperto tutti i giorni esclusa la domenica dalle 7.30 alle 21 si trova a San Vendemiano (TV), in via Mare 87, appena prima del casello di Conegliano dell’A27. Per info e prenotazioni: tel. 342 987 6772.

Jolienight al Prosecco Privèe

Jolienight al Prosecco Privèe

ALLA LOCANDA BAGGIO TUTTI I GIOVEDI’ PIATTI COI PRESIDI SLOW FOOD

Nino e Antonietta Baggio con i figli Cristina e Guido

Nino e Antonietta Baggio con i figli Cristina e Guido

Da Locanda Baggio di Asolo (TV) tutto è pronto per affrontare la grande esposizione universale 2015. Il suggestivo locale incastonato tra le colline asolane figura infatti tra le destinazioni suggerite dagli itinerari del gusto sulla piattaforma di Expo Veneto, il contenitore degli eventi proposti dal sistema produttivo, dagli enti e dalle associazioni regionali per promuovere le eccellenze made in Veneto in chiave internazionale. Fino ad ottobre, ogni giovedì sera Locanda Baggio proporrà agli ospiti uno speciale menù- degustazione portando in tavola un’accurata selezione di eccellenze del territorio certificate col marchio Presidio Slow Food, tutte rigorosamente a coltivazione biologica ed abbinate ai vini del Consorzio Montello e Colli Asolani. “Vogliamo utilizzare una vetrina unica e aperta al mondo come sarà Expo – spiega lo chef nonché proprietario Nino Baggio – come prezioso volàno per trasmettere i principi fondanti del nostro lavoro quotidiano, che utilizza le materie prime, specie quelle meno conosciute del territorio, rispettandole al massimo per esaltarle nel piatto in tutta la loro integrità.”  Alcuni esempi? Tra i formaggi: l’Asiago stravecchio, il Monte Veronese di malga e il Morlacco del Grappa. Tra le verdure e i cereali; l’antico orzo delle valli bellunesi, il fagiolo ‘Gialet’ della Val Belluna, la farina di mais bianco perla, il riso di Grumolo delle Abbadesse, il carciofo violetto di Sant’Erasmo e il pero misso della Lessinia. Tra le carni, l’agnello dell’Alpago, la gallina padovana e l’oca in onto. Le cene degustazione si svolgeranno tutti i giovedì dalle 19.30 alle 21.30. Il menù è comprensivo di tre pietanze a scelta e tre vini in abbinamento. Si accettano prenotazioni da un minimo di 4 ad un massimo di 20 persone con almeno due giorni d’anticipo.

JOSKO GRAVNER. UN LIBRO E I SEGRETI DI UN GRANDE VIGNAIOLO

Da sx Mateja e Josko Gravner, il giornalista Claudio De Min, Alvise Barsanti e Stefano Caffarri durante la presentazione del libro alla libreria Goldoni a Venezia

Da sx Mateja e Josko Gravner, il giornalista Claudio De Min, Alvise Barsanti e Stefano Caffarri durante la presentazione del libro alla libreria Goldoni a Venezia

Gravner – Coltivare il vino” è il titolo del nuovo libro su Joško Gravner, viticoltore di Oslavia (Gorizia), edito dal Cucchiaio d’Argento. Il volume è un omaggio a Joško Gravner, alla sua cantina e alla sua opera di viticoltore. Gravner è considerato uno dei padri della viticoltura rigorosa in Italia e all’estero. La sua azienda di Oslavia è oggi conosciuta in tutto il mondo per i vini prodotti in anfora con lunghe macerazioni sulle bucce. Il libro è frutto di un lavoro di oltre otto mesi fra fotografie e visite in azienda ed esce in contemporanea con l’annata 2007 dei vini di Gravner. Un’annata molto particolare perché è la prima che il produttore di Oslavia ha fatto affinare per ben 7 anni prima di farla uscire sul mercato. Per Gravner il numero sette ha un significato magico, che ritorna spesso nella sua vita. Ma è anche un intervallo di tempo che permette ai suoi vini di esprimere al meglio il proprio carattere, di parlare di lui, del suo modo di vedere, vivere e coltivare la terra. Il libro, dedicato al figlio Miha, racconta la storia di Joško Gravner racchiusa in una serie di cerchi, che spostano l’attenzione del lettore dalla cantina alla vigna, dalla terra alla terracotta, senza soluzione di continuità. Dai grandi successi con i vitigni internazionali degli anni ’80 e ’90, fino alla grandinata del ’96, che ha segnato le viti e la vita di Gravner, costringendolo a riconsiderare il suo modo di fare vino. Il volume è un viaggio nel tempo e nello spazio di Gravner attraverso le parole di Stefano Caffarri, direttore delle iniziative speciali de Il Cucchiaio d’Argento, il più autorevole ricettario di cucina italiano che conta oltre due milioni di copie vendute in Italia e più di un milione nel resto del mondo dove è tradotto in dieci lingue, e le fotografie di Alvise Barsanti, fotografo professionista specializzato nel settore vitivinicolo con una particolare predilezione per lo still life. “Caffarri è riuscito ad esprimere con le parole la nostra essenza – dichiara Mateja Gravner, coordinatrice editoriale del libro e figlia di Joško – quello che siamo, quello che facciamo e quello che i nostri vini vorrebbero comunicare. Per noi tutto ruota attorno al titolo: coltivare il vino, l’inizio e la fine di questo racconto, così come l’inizio e la fine del nostro lavoro”. Il volume (in tre lingue: italiano, inglese e sloveno) è già disponibile in tutte le librerie al prezzo di copertina di 19 euro.gravner-3

 

SE IL RISO AFFRATELLA I POPOLI: SLOW FOOD ALLA SCUOLA UGO FOSCOLO

di Galdino Zarar_40160d2158

Da 22 anni Slow Food Riviera del Brenta collabora con direzione didattica, insegnanti e genitori, della Scuola primaria Ugo Foscolo di Mira, all’educazione e alla cultura del cibo. Qui ha preso forma nel 2005 il primo “Orto in condotta” del Veneto, un progetto ideato da Slow Food Internazionale sin dal 1995, che oggi conta in Italia 450 orti. L’idea dell’orto in condotta parte dal fatto che i bambini devono essere considerati nel ruolo di piccoli consumatori. Avvicinarli alla terra facendo loro coltivare dei frutti e delle verdure è un modo per educarli alla varietà, alla stagionalità, ai metodi di coltivazione biologica e biodinamica, al rispetto della natura e di tutte le creature viventi, ad incuriosirsi per ciò che è diverso e ad assaggiare ciò che loro stessi coltivano. Uno strumento per far diventare il piccolo consumatore un coproduttore, cioè un cittadino consapevole che le sue scelte d’acquisto hanno ripercussioni sul mondo che lo circonda, in primo luogo tra gli agricoltori e gli allevatori. L’orto scolastico alla Ugo Foscolo è stato il motore propulsore per avviare con gli alunni un percorso di conoscenza della terra, delle sementi, della coltivazione e raccolta di frutta e verdura anche attraverso un processo di incontri didattici, degustazioni e laboratori. Ma l’humus di questa scuola sono gli insegnanti: uno zoccolo duro che ha sempre creduto nell’iniziativa e che nel tempo ha seminato inszegnamento anche ai più giovani. Importante, comunque, e strategico è l’apporto di genitori e nonni che si dedicano alla preparazione del terreno e a quanto necessario per mantenere l’orto efficiente. L’ultimo progetto realizzato nella prima settimana di maggio ha riguardato l’integrazione tra i Popoli attraverso un cereale: il riso. L’idea è stata quella di sostenere che la scuola deve incoraggiare la nascita di attività di integrazione culturale attraverso la valorizzazione alimentare delle varie cucine etniche. Dopo il mais, il riso è il cereale più coltivato al mondo, la sua coltivazione inizia ca. 15.000 anni fa nelle pendici dell’Himalaya e dall’Asia si diffonde in tutto il mondo fino a diventare l’alimento consumato da metà della popolazione mondiale. Si contano circa 140.000 specie diverse di riso, le antiche scritture Veda indiane ne citano più di mezzo milione. La storia del riso si intreccia con racconti e ricettari che provengono da diversi Paesi del mondo. Il riso rappresenta un’incredibile fonte di biodiversità e ricchezza naturale per il pianeta ed è oggi a rischio per l’imporsi di monoculture e varietà transgeniche selezionate, brevettate e immesse sul mercato dalle grandi multinazionali. E’ proprio attraverso il riso che abbiamo individuato un percorso per l’integrazione culturale tra i popoli. Un lavoro di gruppo tra Slow Food Condotta Riviera del Brenta, gli insegnanti e i genitori delle classi 2 – 3^ – 4^ (ca. 200 alunni) che attraverso alcune riunioni hanno organizzato laboratori in 9 classi. Alcuni insegnanti avevano precedentemente preparato questi laboratori con approfondite ricerche ed elaborati. In ogni incontro in classe si è parlato della storia del riso, della sua coltivazione e delle fasi necessarie per essere destinato al consumo. Si sono confrontate alcune specie di riso di alcuni paesi e si è discusso sull’utilizzo al consumo sulle nostre tavole. In ogni classe si è scelto un genitore, di un Paese diverso, che ha presentato una ricetta a base di riso legata alla tradizione del proprio paese. Tali ricette sono state eseguite a scuola dai genitori stessi, commentate e degustate dagli alunni. I genitori hanno altresì raccontato l’uso del riso, altre ricette, storia ed aneddoti riferiti alla loro provenienza. I paesi interessati sono stati: Italia, Romania, Albania, Kosovo, Moldavia, Messico, Equador, Cina e Senegal. Notevole l’interesse riscontrato tra i bambini, grande la curiosità suscitata per assistere all’esecuzione di un piatto, ma ancor più poterlo degustare e capire che attraverso il cibo si creano condizioni di fratellanza. I genitori si sono messi d’impegno nella presentazione delle ricette e nella realizzazione delle stesse con grande soddisfazione per aver avuto questa opportunità e e la legittimazione nel mondo scolastico.

DANI NEO PRESIDENTE DEL CONSORZIO VINI COLLI BERICI E VICENZA

Silvio Dani

Silvio Dani

Silvio Dani è il nuovo presidente del Consorzio vini Colli Berici e Vicenza. Succede ad Andrea Cantarella che ha guidato il Palazzo del Vino di Lonigo dal 2012 e che rimane attivo nel Consiglio d’Amministrazione. Dani, 46 anni, gestisce un’azienda agricola con circa 10 ettari di vigneto a Sarego (Vicenza). Ha maturato un’esperienza decennale nel CdA del Consorzio, a cui ha affiancato dal 2009 l’incarico di consigliere d’amministrazione di Collis e negli ultimi tre anni di vicepresidente della Cantina Colli Berici. Due i vicepresidenti che affiancheranno Dani nella conduzione del consorzio: Alberto Marchisio, direttore della Cantina Colli Vicentini e Giancarlo Cavazza, proprietario dell’azienda agricola Cavazza. Gli altri consiglieri d’amministrazione sono: Adriano Rigolon, Gianni Mazzocco, Andrea Pretto, Pierpaolo Cielo, Nicola Dal Maso, Gianluca Graziani, Enrico Pegoraro, oltre al presidente uscente Andrea Cantarella. La tutela e la valorizzazione del territorio sarà l’impegno del nuovo consiglio. “I Colli Berici – spiega Dani – hanno dimostrato di avere una straordinaria vocazione, in particolare per la produzione di vini rossi. Ora stiamo arrivando alla definizione di uvaggi caratteristici sui quali si concentrerà il nostro lavoro di promozione”. Un’attività promozionale che partendo dal vino coinvolgerà l’intero territorio, da comunicare come insieme di risorse storiche, paesaggistiche, artistiche e culturali. “L’obiettivo di fondo – prosegue Dani – è quello di caratterizzare maggiormente le produzioni DOC, sostenendole produttivamente e migliorandone la spendibilità sul mercato”.

PIEROPAN E IL SOAVE APRONO LE STAGIONI DEL VINO DA PAETO

Leonildo Pieropan e un grappolo di Garganega

Leonildo Pieropan e un grappolo di Garganega

Si comincia con un pezzo da Novanta, ovvero Leonildo Pieropan, uno dei grandi vignaioli del Soave e d’Italia in genere. Così sarà occasione da non perdere la prima puntata de Le Stagioni del Vino che giovedì 28 maggio inaugura un interessante ciclo di incontri nella osteria Da Paeto a Pianiga (PD). Saranno incontri quasi didattici, perchè sarà sempre presente il vignaiolo che racconterà la sua storia, la sua azienda, il suo vino, insomma uno spaccato di vita che racconterà gli uomini e i loro vini. Non solo, però, perché, e come potrebbero mancare, ci saranno degustazioni e verticali guidate da quell’impareggiabile esprto di vini che è Roberto Checchetto, una vita fra bicchieri, bottiglie e visite in cantina ultimamente per Slow Wine. Così giovedì sera i presenti potranno assistere e partecipare alla verticale del Soave, annate 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, tutte del cru Soave Classico La Rocca, il meglio del meglio della Pieropan. Conclusa la degustazione ecco che i partecipanti saranno deliziati dai piatti dello chef Eddy Biasiolo: risotto bruscandoli e carletti; quaglia ripiena al forno; grana di pecora con miele Fevari; pevarino con pepe nero di Rimbas (presidio Slow Food). Ai piatti sono abbinati il Soave Classico e il Valpolicella superiore Ruberpan, ovviamente di Pieropan. Prenotazione obbligatoria. Costo a persona: 38 euro (35 per i soci Slow Food). Info e prenotazioni: tel. 041.469380.

 

GUERRINO MORETTO DECANO AIS PREMIATO A BORGO STAJNBECH

La premiazione di Guerrino Moretto

La premiazione di Guerrino Moretto

«Sono stato concepito durante la ritirata di Caporetto.» Così si presenta Guerrino Moretto, per far intuire scherzosamente la sua età. Ma anche se gli anni sono quasi cento, Guerrino continua ad essere un instancabile promotore del buon bere, attento alle continue evoluzioni del settore enologico e sempre presente nelle occasioni che coinvolgono la produzione vinicola locale. Sommelier, scrittore, sincero appassionato del vino e autorevole fonte di consigli, è una vera e propria istituzione per chiunque, in provincia di Venezia, si senta coinvolto a vario titolo nel mondo dell’enologia. Per tutti questi motivi e per la sua pluridecennale militanza tra le file dei suoi tesserati, la delegazione veneta dell’Associazione Italiana Sommelier ha conferito a Guerrino Moretto un attestato di fedeltà, a riconoscimento del suo grande lavoro di divulgatore e del suo attivo sostegno alle attività del gruppo. La consegna del diploma ha avuto luogo martedì pomeriggio nella sala di degustazione della cantina Borgo Stajnbech, a Belfiore di Pramaggiore. Il delegato per la provincia di Venezia Gianpaolo Breda ha premiato il decano dei sommelier della zona, alla presenza di una numerosa rappresentanza di AIS Veneto. Alla piccola cerimonia è seguita una degustazione guidata dei migliori vini dell’azienda ospitante: 150 Lison Classico DOCG, Sauvignon Bosco della Donna, il nuovo EVO’ Sauvignon, Refosco dal Peduncolo Rosso e Stajnbech Rosso, originale uvaggio di Refosco e Cabernet Sauvignon. L’evento, dunque, è stato colto anche come un’opportunità per dare risalto ai vini del territorio, secondo un consolidato caposaldo della filosofia di Borgo Stajnbech. Adriana Marinatto e Giuliano Valent, infatti, al pari di altri produttori, sono da tempo impegnati nella promozione delle potenzialità del Lison – Pramaggiore, puntando alla qualità e cercando di rafforzare l’immagine positiva del comprensorio. L’interesse dell’AIS per la produzione locale, in questo senso, è senz’altro un segnale positivo, che fa ben sperare per il futuro.

ALBANA DEI 2015 NOVE IN CONCORSO A ROCCA DI DOZZA

Albana Dei 2014

Albana Dei 2014

Ancora una volta la Rocca di Dozza (BO) si appresta a essere il palcoscenico per un doppio evento enologico, grazie alla positiva attività di Enoteca Regionale Emilia Romagna. Martedì 19 maggio, ore 18 si svolgerà la cerimonia di premiazione dell’Albana Dèi 2015, il concorso enologico, giunto alla terza edizione, che rappresenta un evento moderno e popolare per fare il punto annuale sull’Albana e sostenerne la ripresa. Alle 20.45, invece, spazio a una serata davvero particolare, dedicata alla presentazione e alla degustazione di vini emiliano romagnoli vinificati nelle tradizionali anfore (kvevri) georgiane, secondo il metodo utilizzato almeno fino al tempo dei romani. L’ Albana Dèi rappresenta un modo per rilanciare il valore della DOP Romagna Albana “secco” quale veicolo per l’affermazione dell’unicità e straordinarietà di questo vitigno dal potenziale grandioso, non ancora del tutto espresso, nella ricchezza d’interpretazioni dei produttori del territorio. I 9 vini Albana arrivati a questa finale sono: Cara Cara 2014 di Bandini Marco (Castelbolognese), “A” 2014 Fattoria Monticino Rosso (Imola), Romio 2014 Caviro (Faenza), Codronchio 2012 Fattoria Monticino Rosso (Imola), Fiorile 2013 del Fondo S. Giuseppe (Brisighella), Alba della Torre 2013 de La Sabbiona (Faenza); Fondatori 2014 dell’Azienda Merlotta (Dozza), Arcaica 2013 di Francesconi Paolo (Faenza), Sabbia Gialla 2014 Cantina San Biagio Vecchio (Faenza). I vini finalisti sono stati selezionati da una giuria tecnica – composta, tra gli altri, dai critici delle principali guide del settore (Gambero Rosso, Slowine, L’Espresso, Enogea, I Vini di Veronelli, Bibenda) – che ha degustato alla cieca tutti i 56 vini in concorso. Tre le categorie che saranno premiate: Romagna Albana Docg tipologia secco La Moderna, Vini da sole uve Alabana tipologia secco Lunghe Macerazioni premio Valter Dal Pane, Albana del Cuore. Per quanto riguarda la categoria “Albana del Cuore” la valutazione finale è stata determinata dalla somma dei dati raccolti dalla giuria popolare che il 3 maggio ha degustato le Albana a Bertinoro, Brisighella e Dozza, che assieme determineranno al 50% la valutazione finale, mentre l’altro 50% di valutazione è stato sempre ad appannaggio della valutazione della giuria tecnica. L’ Albana Dèi – nato tre anni fa da un’idea dei curatori Carlo Catani e Andrea Spada e organizzato da Enoteca Regionale Emilia Romagna col patrocinio del Consorzio Vini di Romagna – si svolge nell’ambito di “Wines from the south of Europe – Mediterranean Wines”, il progetto comunitario per la promozione in Europa di una cultura mediterranea del vino, improntata a un consumo consapevole e conviviale di vini di qualità. Il progetto è promosso da Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna insieme a partner greci e bulgari. Uno dei produttori che presenterà il proprio “vino in anfora” alla serata del 19 maggio è Francesco Bordini di Villa Papiano, che spiega: «Questa “contaminazione” è nata da un istinto semplice: indagare in modo ancestrale i vitigni autoctoni della Romagna. Questa voglia di conoscere in profondità senza filtri né timori di protocollo i nostri storici vitigni ha portato un gruppo di vignaioli a misurarsi con le lunghe macerazioni sulle bucce e le fermentazioni spontanee in anfore georgiane di terracotta. Attori di questa avventura: Albana, Trebbiano, Malvasia, Pignoletto, Rebola, Pagadebit, Centesimino e Sangiovese”. Bordini sarà anche relatore della serata, insieme a Carlo Catani (co-fondatore del progetto AN so miga FORA) e Maurizio Manzoni, sommelier e responsabile della Mostra Permanente dell’Enoteca Regionale. A illustrare agli enoappassionati la propria esperienza e le caratteristiche peculiari della vinificazione in anfora ci saranno anche i vignaioli delle sei aziende presenti alla serata: Tenuta La Viola (FC), Tenuta Pennita (FC), Tre Monti (BO), Villa Papiano (FC), Villa Venti (FC) e Podere Vecciano (RN). Costo della degustazione: 15 euro.

Piadina & Albana

Piadina & Albana

ALICE O ACCIUGA? SEGRETI E STORIA DI UN GRANDE PESCE POVERO

_Delicius_Alice o Acciuga_01b_LRArrotolata, sotto sale, dolce o piccante; considerata per secoli come un cibo povero, è diventata un alimento irrinunciabile delle cucine di tutto il mondo: Alice o Acciuga?, il libro di Irene Rizzoli, edito da Electa Mondadori, racconta l’acciuga, con tutte le sue curiosità e i suoi sapori. Un piccolo pesce che nasconde una grande storia e una varietà di usi che si sono delineati nel corso dei secoli, capace di trascinare il lettore alla scoperta della sua storia che va di pari passo con la storia dell’industria conserviera italiana, facendo scoprire aneddoti, curiosità e numerose ricette. Alice o Acciuga. Due nomi per solo un pesce che annovera altre varianti dialettali a seconda della regione italiana, presente nei piatti degli uomini fin dall’antico Egitto. Protagonista presso gli antichi Greci e Romani – con il garum, il celebre condimento – e cibo consigliato durante i giorni bui del Concilio di Trento, con il passare del tempo l’acciuga si è imposta anche nelle corti nobiliari perché nessuno poteva sottrarsi al suo sapore delizioso.  La storia di questo pesce nasconde un percorso fatto di passione, di duro lavoro e di creatività: dalla pesca alla salatura, dalla conservazione all’inscatolamento, l’acciuga è il centro della storia di un’epoca di grande fermento imprenditoriale, caratterizzata anche dall’evoluzione del design industriale che il libro di Irene Rizzoli delinea con dovizia di particolari.  Nascono, infatti, dalla memoria storie in bianco e nero nutrite da documentazioni storiche, brani di autori, eventi economici del secolo scorso che sono inframmezzati da una cultura popolare che intreccia la storia degli uomini e del mare, unendo il mondo dei pescatori, l’antico mestiere degli acciugai e quello dell’industria. Alice o Acciuga? è un libro per imparare a conoscere, degustare e cucinare l’acciuga in modo creativo, con il corredo di immagini evocative e inedite che riportano il sentore dell’aria di mare e il sapore di cose buone. Il volume è completato da una ricca appendice di ricette che sono alla base dei piatti tipici del patrimonio gastronomico italiano – dagli antipasti ai primi, dai secondi alle torte salate– che valorizzano il gusto e la versatilità dell’acciuga.  Un volume particolare, elegante, scandito dai racconti e da documentazioni, arricchito dalla storia famigliare dell’autrice che a partire dal 1892 ha contribuito a creare un vero e proprio distretto parmense delle conserve, in particolare di quelle ittiche, distretto che rappresenta una delle eccellenze italiane nel mondo. Un libro arricchito da meravigliose foto del pesce e del suo habitat alternate ad altre che illustrano l’attività frenetica dell’azienda Delicius, azienda leader nel settore. Uno spaccato d’Italia sulla quale, da tempo, si è appuntata l’attenzione della critica gastronomica più qualificata. Alice o Acciuga? di Irene Rizzoli, con le foto di Stefania Giorgi e l’introduzione di Gioacchino Bonsignore, sarà in libreria a partire dal 15 maggio al prezzo di 26 euro. In contemporanea sarà possibile avere una preview dei contenuti del libro collegandosi al sito interattivo http://www.aliceoacciuga.com/. _Delicius_Alice o Acciuga_48_LR-1

Irene Rizzoli

Irene Rizzoli

TRE GIORNI PER CONOSCERE IL GARGANEGA E GLI ALTRI VINI VULCANICI

Grappoli e bicchiere di Garganega

Grappoli e bicchiere di Garganega

Tre giorni per conoscere i vini della Gambellara Doc e non solo. “Garganica, alla scoperta dei vini vulcanici” è il titolo e anche il tema dell’evento organizzato dal Consorzio Tutela Vini Gambellara e dalla Strada del Recioto e dei vini Gambellara Doc per promuovere la Garganega da sabato 16 a lunedì 18 maggio . Una tre giorni che coinvolgerà i quattro comuni di produzione della Doc Gambellara quali Gambellara, Montebello Vicentino, Montorso Vicentino e Zermeghedo trasformandoli in luoghi d’incontro e di attività culturali, enogastronomiche e ricreative. Il tutto per sottolineare e promozionare quello che si può definire il più antico vitigno autoctono del Veneto e che ha saputo farsi apprezzare per la sua esclusiva appartenenza ad un territorio su cui un tempo si è riversato il magma di antichi vulcani che da allora ha lasciato e lascia su ogni acino il suo segno che rende quest’uva, e il suo vino, assolutamente unica. Si comincia dunque sabato 16 maggio con un press tour riservato alla stampa di settore, durante il quale i giornalisti provenienti da diverse regioni italiane incontreranno alcuni produttori, faranno visita ad aziende e cantine, assaggeranno i diversi prodotti enogastronomici del territorio e parteciperanno ad un convegno sul vulcano di Gambellara e sul percorso di produzione del Gambellara Doc dalla vigna al bicchiere. Dal press tour per i giornalisti alle degustazioni per tutti. Nel pomeriggio di sabato, con l’apertura al pubblico delle diverse iniziative, aperto al pubblico, spicca l’Happy Gambellara che andrà in scena nei quattro Comuni della Doc e in vari locali della provincia di Vicenza per far degustare ai partecipanti il Gambellara Doc. Domenica 17 maggio si prosegue invece con una passeggiata per famiglie alla scoperta del vulcano di Gambellara e proseguirà tra diversi momenti di degustazione organizzati in collaborazione con il gruppo ristoratori della Strada del Recioto. Derby del Vulcano alle Barchesse di Palazzo Cera a Gambellara per il confronto con i diversi vini provenienti dalle diverse aree vulcaniche d’Italia. Ultimo giorno con gli operatori di settore grazie all’Esac di Vicenza. Si potranno assaggiare e scoprire analogie e differenze tra le produzioni di Gambellara e quelle del Consorzio del Soave, del Consorzio Tutela Bianco di Pitigliano, del Consorzio Tutela Vini Lessini Durello, del Consorzio per la Tutela dei Vini Orvieto, dell’Enoteca Provinciale della Tuscia, del Consorzio Vini doc Colli Euganei, della Cantina di Mogoro (Sardegna), del Consorzio Tutela Vini dei Campi Flegrei, del Comune di Milo, del Consorzio di Tutela Vini del Vesuvio, del Comune di Pantelleria, del Consorzio Tutela Vini Etna doc e del Consorzio di Tutela Vini d’Ischia. Animazioni, banchi d’assaggio, diversi momenti culturali e una cena finale completeranno il programma della giornata. Lunedì 18 maggio giornata dedicata agli operatori del settore Ho.Re.Ca.: grazie alla collaborazione con ESAC Vicenza, i ristoratori potranno degustare le anteprime delle nuove annate del Gambellara Doc.