PIZZERIA PLIP A MESTRE SI CONFERMA BABY FRIENDLY: PIZZA GRATIS PER I BAMBINI SOTTO I 10 ANNI FINO AL 29 FEBBRAIO

Pizzeria Plip Mestre

Alla Pizzeria Plip i bambini sono i benvenuti. In merito alla polemica riguardante la presenza o meni dei bambini al ristorante Pizzeria Plip, inserita all’interno di Osteria Plip e di Me&Me Agrimercato a Mestre lancia un messaggio: «Qui bambini, assieme alle vostre famiglie, siete i benvenuti».

In seguito alla notizia della pizzeria in provincia di Sondrio che ha affisso un cartello all’ingresso vietando l’ingresso ai bambini maleducati è intervenuto in merito David Marchiori, chef patron dell’Osteria e della Pizzeria Plip di Mestre, Venezia: «Il problema va esteso a tutte le persone maleducate, non solo ai bambini. Non è educativo far passare il messaggio che i bambini siano una ”categoria molesta” per i ristoratori. Sono loro i clienti del futuro. Nel nostro locale i casi di disturbo da parte di bambini (così come anche i casi di adulti oppure di cani) molesti sono sempre più rari. Anzi, al contrario, proprio per incentivare le famiglie a vivere questo momento di condivisione assieme, abbiamo pensato di offrire la pizza a tutti i bambini che ci verranno a trovare fino a fine febbraio, per testimoniare che le persone educate di qualsiasi età sono le benvenute, anche perché non dimentichiamo che grazie a loro possiamo accendere il forno tutti i giorni. Da oggi fino al 29 febbraio, quindi, tutti i giorni i bambini sotto i dieci anni avranno la pizza offerta».

CANTINA MACULAN E FONDAZIONE BANCA DEGLI OCCHI PRESENTANO SANTALUCIA 2018 – EDIZIONE “VITA DI VETRO”

Con un pranzo benefico al Ristorante Le Calandre di Sarmeola di Rubano (Padova), si è tenuta la presentazione ufficiale del Santalucia 2018, l’undicesima annata del pregiato vino Maculan selezionato per sostenere, attraverso 300 bottiglie uniche e numerate, i progetti di ricerca sulle malattie oculari di Fondazione Banca degli Occhi del Veneto Onlus.

Si tratta di un Cabernet Sauvignon prodotto da uve del vigneto di Branza, in località Fratta. Fausto Maculan lo descrive di colore rosso rubino brillante, al naso intenso con netti ricordi di prugna, more di gelso e piacevoli note speziate. In bocca è pieno e ricco con il corpo ben pronunciato e un buon tocco di tannini nobili sul finire. Un vino che raggiungerà il picco qualitativo verso il 2025 e durerà fino al 2035 al minimo.

Anche l’edizione Santalucia 2018 oltre alla solidarietà sposa l’arte, con la sua etichetta d’autore che si connota come punto d’incontro di culture artigiane e territori: la tradizione vicentina del fare vino di Cantina Maculan e l’antica arte muranese della lavorazione del vetro. Una scelta non casuale, poiché l’attività della Fondazione Banca degli Occhi, punto di riferimento in Italia per l’invio di tessuti per trapianto e per la cura delle malattie oculari, prese il via 30 anni fa proprio a Venezia. Non è infatti la consueta immagine di un dipinto a dare vita alla confezione d’autore del Santalucia, ma una murrina realizzata con la stessa tecnica impiegata dai maestri vetrai degli anni Venti del Novecento, incastonata in ogni bottiglia e ripresa anche nell’etichetta, riproposta da “Vita di Vetro” Andrea Moretti.

Il progetto è nato per volere di Giovanna, Carlotta e Orsola Moretti in ricordo del padre: «Andrea Moretti, appassionato cultore del vetro, a cui ha dedicato l’intera vita, era solito tenere in tasca questa murrina regalandola con affetto come portafortuna a quanti potessero apprezzarne l’arte e il valore. Quando ho conosciuto Fondazione Banca degli Occhi e il progetto Santalucia ho capito che Fausto Maculan aveva in comune con il papà la bontà d’animo e ho pensato di sposare questa causa in suo ricordo – spiega Giovanna Moretti – Siamo felici di condividere la “fortuna” di questa antica murrina con chi generosamente acquisterà questa bottiglia numerata di vino Maculan a favore della ricerca di Fondazione Banca degli Occhi. Ringraziamo in particolare Effetre Murano per la serie di murrine, riprodotte ancora oggi con le tecniche originali di autentica tradizione muranese, negli stessi forni in cui, presso la fornace di famiglia Ulderico Moretti & C., Andrea Moretti ha sempre lavorato».

Anche Chef Massimiliano Alajmo si è ispirato alle note di Santalucia 2018 nella creazione del menù per l’occasione, in particolare con il piatto “Cappuccio Murrina”, ispirato al matrimonio del progetto con il vetro di Murano. «Ringraziamo tutti i prestigiosi partner di questo progetto solidale: la famiglia Moretti, lo Chef Massimiliano Alajmo e soprattutto Fausto Maculan – afferma il Presidente di Fondazione Banca degli Occhi Giuseppe Di Falco – ognuno dei quali partecipa attraverso il Santalucia al sostegno delle nostre attività di ricerca per la cura di patologie della superficie oculare e anche del campo retinico, un ambito quest’ultimo che rappresenta la prima causa di cecità e ipovisione in occidente».

Santalucia 2018 è disponibile su ordinativo in Cantina Maculan e Fondazione Banca degli Occhi con una donazione minima di 100 euro.

Maggiori informazioni sul progetto: Fondazione Banca degli Occhi del Veneto Onlus http://www.fbov.org/ info@fbov.it / 041.9656440/442

 

50 TOP ITALY, ECCO I MIGLIORIRISTORANTI D’ITALIA 2020. BOTTURA ANCORA IL RE

Arriva un altro pemio per Osteria Francescana a Modena di Massimo Bottura: per la categoria Oltre 120 euro è la migliore d’Italia. Il riconoscimento arriva da 50 Top Italy, la guida on-line (www.50topitaly.it), consultabile gratuitamente, dedicata al meglio della ristorazione italiana, che nei giorni scorsi al Teatro Eliseo di Roma ha comunicato la classifica dei I Migliori Ristoranti Italiani 2020

Un progetto firmato Lsdm (storico congresso di cucina d’autore in scena dal 2008 a Paestum) e curato dai suoi ideatori, Barbara Guerra e Albert Sapere, insieme al giornalista Luciano Pignataro.

La serata, condotta da Federico Quaranta, noto conduttore di programmi televisivi e radiofonici e profondo conoscitore del mondo dell’enogastronomia, ha visto salire sul palcoscenico di uno dei templi della cultura italiana, gremito da un folto pubblico di addetti ai lavori, le top ten delle quattro categorie previste dalla guida: ristorazione Oltre 120 euro e Fino a 120 euro, Trattoria/Osteria e LowCost.

I gradini più altidei quattro podi, dunque, sono stati occupati da: Osteria Francescana, a Modena, dello chef Massimo Bottura; L’Argine a Vencò, a Dolegna del Collio (Gorizia), guidato da Antonia Klugmann; Antica Osteria del Mirasole, a San Giovanni in Persiceto (Bologna), di Franco Cimini; Panificio Bonci, a Roma, di Gabriele Bonci.

A seguire, in seconda e terza posizione, per la categoria Oltre 120 euro: Uliassi, a Senigallia (Ancona), dello chef Mauro Uliassi, e il ristorante St. Hubertus, a San Cassiano (Bolzano), di NorbertNiederkofler; nella fascia Fino a 120 euro: Lido 84, a Gardone Riviera (Brescia), di Riccardo Camanini, e 28 Posti, a Milano, di Marco Ambrosino; per la categoria Trattoria/Osteria: Trippa, a Milano, di Diego Rossi, e Roscioli Salumeria con Cucina, a Roma, dei fratelli Alessandro e Pierluigi Roscioli; in LowCost: Anikò, a Senigallia (Ancona), guidato da Moreno Cedroni, e Generi  Alimentari Da Panino, a Modena, di Giuseppe Palmieri.

«Ne esce fuori – sottolineano i tre curatori – uno spaccato della ristorazione italiana valido e veritiero. Un settore che, malgrado diverse difficoltà, risulta godere di ottima salute. Questo lo dobbiamo in primis alla fortuna di vivere in un Paese dove ogni singolo territorio custodisce un paniere di eccellenze alimentari unico e prezioso. Non a caso a essere rappresentate dalla guida sono quasi tutte le regioni italiane, dal Nord al Sud della Penisola. Il resto lo fanno il lavoro, la passione, le competenze e l’estro delle donne e degli uomini di questo comparto. La divisione in categorie della guida testimonia inoltre la volontà di proporre un progetto dalla parte del lettore».

Sono dunque 200 in totale, 50 per categoria, gli indirizzi recensiti da 50 Top Italy: oltre alle quattro top ten, le posizioni dalla 50esima all’undicesima annunciate nelle settimane precedenti sul sito 50topitaly.it.A dare i voti, nel pieno rispetto dell’anonimato, dell’autonomia e, ovviamente, pagando il conto, una giuria composta da 130 ispettori. Rivoluzionario il metodo di giudizio, con grande rilievo dato al servizio e all’accoglienza, elementi fondamentali di una ristorazione attenta alla propria clientela.

A ritirare il premio nel corso della serata sono stati anche i rappresentanti dei primi tre classificati (già annunciati) de I Migliori Ristoranti Italiani nel Mondo 2019, sezione internazionale della guida, curata da Guido Barendson, che ha visto trionfare il ristorante Passerini a Parigi, dello chef Giovanni Passerini. Seconda e terza posizione per Don Alfonso 1890 Toronto in Canada, e Heinz Beck Restaurant Tokyo in Giappone.

Diversi infine i Premi Speciali conferiti a importanti personaggi del mondo dell’enogastronomia italiana e internazionale. Tra i più significativi:

Premio S.Pellegrino& Acqua Panna Cuoco Del Futuro 2020 assegnato a Davide Guidara del Sum Restaurant di Catania;

Premio Birrificio Valsugana Sala Contemporanea 2020 dato a Giuseppe Palmieri, maître e sommelier dell’Osteria Francescana;

Premio Mulino Caputo Pasticceria Contemporanea 2020 al ristorante Il Pagliaccio di Roma;

Premio Pastificio Dei Campi Primo Piatto dell’Anno2020 al ristorante Tosca di Ginevra (Svizzera), per gli Gnudi ricotta e spinaci, burro alla salvia e coulis di pomodoro.

E ancora:

Premio Olitalia Modello d’Ispirazione 2020 allo chef Umberto Bombana, di 8 ½ Bombana, Hong Kong (Cina);

Premio D’Amico Costanza nel Tempo all’Estero 2020 ad Acquarello, Monaco Di Baviera (Germania);

Premio Consorzio Tutela Prosecco Doc Cultura del Vino all’Estero 2020 al Restaurant Era Ora, Copenaghen(Danimarca);

Premio Olitalia Ospitalità Italiana nel Mondo 2020 al Don Alfonso 1890 Toronto (Canada);

Premio Emme Prodotti Tipici Ospitalità Alberghiera 2020 al Baglioni Hotels;

Premio D’Amico Valorizzazione del Made In Italy 2020 a Orlando Food Sales;

Premio Mulino Caputo Miglior Servizio Italiano nel Mondo 2020 a Heinz Beck Restaurant Tokyo (Giappone);

Premio Pastificio Dei Campi Formare il Futuro 2020 ad Alma la Scuola Internazionale di Cucina Italiana;

Premio Mandara Cultura del Vino in Italia 2020 al Ristorante Consorzio, Torino;

Premio Mulino Caputo Format dell’anno 2020, a Exit gastronomia urbana, Milano;

Premio Kimbo Filiera Controllata 2020 al Panificio Bonci, Roma;

Premio Mandara Innovazione e Sostenibilità 2020, al St. Hubertus, San Cassiano (Bolzano);

Premio Olitalia Comunicare il Vino 2020 ad Alessandro Scorsone;

Premio Emme Prodotti Tipici Costanza nel Tempo in Italia 2020 a Oasis Sapori Antichi, Vallesaccarda (Avellino);

Premio Birrificio Valsugana Riso all’Italiana 2020 a Supplizio, Roma;

Premio Pastificio Dei Campi Famiglia Italiana 2020, La Tradizione, Vico Equense (Napoli).

Per finire i già annunciati:

Premio San Pellegrino&Acqua Panna Valorizzazione del Territorio 2020 al ristorante Duomo, Ragusa;

Premio Emme Prodotti Tipici Accoglienza In Italia 2020 al Pashà Ristorante, Conversano (Bari);

Premio D’Amico Cucina Mediterranea 2020 al 28 Posti, Milano;

Premio Birrificio Valsugana Servire Il Vino In Italia 2020 a Maurizio Paparello, di Roscioli Salumeria con Cucina, Roma;

Premio Consorzio Tutela Prosecco Doc Servire il Vino all’Estero 2020 a Salvatore Salerno, de Il Lago, Ginevra (Svizzera).

È stata inoltre conferita una Targa alla Memoria di Lella Granito, compianta patronne dell’Osteria Nonna Rosa di Vico Equense (Napoli) e moglie dello chef Peppe Guida.

 

DAL 25 NOVEMBRE MENU CON LA GALLINA DI POLVERARA ALLA POSA DEGLI AGRI

Al centro lo chef Andrea Alan Bozzato e la brgigata di cucina

Dal 25 novembre al 8 dicembre il ristorante La Posa degli Agri di Polverara (PD), propone uno speciale menù dedicato a questo animale da cortile, ufficialmente riconosciuta come razza italiana di gallina. Due colori, bianca e nera, un evidente ciuffo in testa, una storia nata nel 1.300, quando il filosofo Giovanni Dondi Dell’Orologio avrebbe portato dalla Polonia dei meravigliosi “polli ciuffati” che in seguito, uscendo dalla tenuta padovana, iniziarono ad accoppiarsi. La prima antica raffigurazione di una gallina ciuffata, risale ad un affresco del 1397 presente nell’oratorio di San Michele Arcangelo a Padova; nei successivi secoli, questi animali vennero allevati soprattutto nella zona di Polverara. La Razza Polverara è facilmente distinguibile dal folto ciuffo composto da piume (nella gallina Padovana è un’ernia cerebrale), il suo peso varia da 2,8 a 3 chilogrammi per i maschi e circa 2 chilogrammi per le femmine, che hanno una grande attitudine a produrre uova bianche grandi di qualità eccelsa e la loro carne è particolarmente delicata nel gusto. Gusto che sentiremo nella cucina dello chef Andrea Alan Bozzato alla Posa degli Agri, il primo vero relais di campagna in Italia ed Europa che alleva queste galline nella sua fattoria (assieme ad api, orto e frutta). Il menù gourmet di 4 portate è proposto a € 45 (bevande escluse) e comprende: La Gallina di Polverara in autunno passeggiata tra castagne, cavoli e melograno; i tortellini in brodo di gallina di Polverara, profumi d’anice e stracciatella d’uovo; la coscia di Gallina di Polverara ubriaca in vinaccia di Syrah e spuma di patate allo zafferano. Chiude il curioso dessert “meglio un uovo oggi …” con cremoso di zucca, crema di mandorle, caviale di cioccolato e topinambur. Il menù, oltre ai menù stagionali proposti sarà in degustazione dal 25 novembre. La fiera della Gallina di Polverara, nel comune di Polverara, inizierà il 28 novembre e finirà l’8 dicembre. Un’occasione veramente ghiotta per scoprire il gusto vero della campagna padovana e questo straordinario animale in cucina. Info e prenotazioni: Tel. 049 9772532-

 

IL GRAN CAFFE’ QUADRI E BISTROT QUADRINO RIAPRONO PER LA FESTA DELLA MADONNA DELLA SALUTE

Domani 21 novembrefesta della Salute a Venezia, dopo più di una settimana nella quale la città è stata colpita dalla seconda peggiore alta marea degli ultimi 50 anni, il Grancaffè Quadri e bistrot Quadrino, gravemente danneggiati, riapriranno le porte. Un giorno simbolico e di buon auspicio nel quale la città celebra la Madonna della Salute a cui, nel 1630, si deve la fine della peste. Il Grancaffè Quadri e bistrot Quadrino non potevano non onorare questa importante festa e lo faranno, come ogni anno, nonostante i frigoriferi e tutte le attrezzature del bar e della cucina al piano terra siano state completamente compromesse e rese inagibili. «Il Quadri è stato particolarmente ferito da questi 102 cm di acqua. Purtroppo, i sistemi di pompe, paratie e la vasca non sono stati sufficienti a proteggere il locale. Un fortunale, che si è aggiunto alla marea, è stato fatale poiché ha innalzato ulteriormente il livello dell’acqua. I danni si quantificano in centinaia di migliaia di euro, non abbiamo ancora una stima precisa poiché anche le operazioni di rilevamento risultano complicate. Il Quadri è ferito ma ci stiamo riorganizzando per ripartire e questo grazie anche alla preziosa collaborazione di tutti i 75 dipendenti che in questi giorni non hanno mai smesso di adoperarsi per salvaguardare il possibile»,  afferma Raffaele Alajmo. Si riapre quindi dalle 9.00 e dalle 11.00 fino alle 23.00 verrà preparata la castradina di Max Alajmo, la tipica zuppa veneziana a base di castrato di montone e verze e la versione nel panino da mangiare con le mani. Il menù del Quadrino sarà, inoltre, ridotto e non tutte le preparazioni in carta al Grancaffè Quadri saranno disponibili. Il ristorante Quadri, invece, al primo piano è aperto con servizio regolare e menù completo. Per portare un po’ di serenità in Piazza e ritrovare la strada verso la normalità, l’orchestra italiana 121 St.Mark’s Band ritornerà a suonare, gratuitamente, dalle 11.00 alle 15.00. La famiglia Alajmo ci tiene inoltre a ringraziare tutte le persone, amici, colleghi e non solo, che in questi giorni hanno rivolto parole di conforto e offerto il loro aiuto.

APPUNTAMENTI

 

MALTRAVERSI

Giovedì 28 novembre al Castello di Arzignano (VI) tipicità del mare in abbinamento a Champagne. A condurre la serata il giornalista Antonio di Lorenzo. Laguna, tradizioni e Champagne è il tema della serata in programma giovedì 28 novembre alle ore 20.00 al ristorante Maltraversi al Castello di Arzignano (Vicenza). L’evento sarà introdotto da un aperitivo di benvenuto a base di cicchetti veneziani per poi proseguire con una degustazione di piatti tipici della tradizione lagunare esaltati da una selezione di Champagne proposti da Valentina Pretto, sommelier del ristorante. A guidare i presenti nel percorso di assaggio e approfondimento sarà chef Daniel Lazzaro affiancato dal giornalista Antonio di Lorenzo. Ogni piatto sarà l’occasione per i relatori d’illustrare un diverso aspetto della Laguna di Venezia, il cui ecosistema idraulico è riconosciuto per la sua complessità e unicità, governato da delicati equilibri che si traducono anche in una grande varietà faunistica, diversa per ogni zona e profondità, in virtù delle correnti e degli incontri tra acque dolci e salate. Nelle quattro portate in degustazione, si troveranno alcune chicche tra cui lotregano, volpina, moeche e gò. “Daniel frequenta la Laguna fin da bambino, quando insieme al padre usciva in barca a pescare – sottolinea Andrea Lavezzi, contitolare del locale – Per questo abbiamo deciso di mettere a disposizione la sua conoscenza del mare attraverso alcune serate in cui la parte formativa si unisce all’esperienza diretta del piatto. Esploreremo le caratteristiche della materia prima, le differenti tecniche di pesca, passando per alcuni cenni storici, aneddoti e curiosità su strumenti e ricette”. La serata del 28 novembre è a posti limitati e prenotazione obbligatoria, a un costo complessivo di 90 euro a persona. Per info e prenotazioni chiamare il numero 0444 453904.

RISTORANTE ROSINA

Appuntamento, il 28 novembre, da non perdere assolutamente a Marostica (VI) con la Cena Contadina, vale dire el mas-cio, dcicasi maiale. In cantina e sala giardino a buffet: Barchette crocanti col lardo, fontina e radicio; Pansetta, ossocòeo, sopressa e verdure agre; Saeado ai ferri co crostini de poenta e panseta rosoeà so pan nero; Lengua, saeno rapa e pomodori sechi; Fegato aea venexiana su poenta de Maran; Panin co e martondee, verze e senape. In sala Panorama a tavola: Costine pacioeone co cavoi, yogurt, cetrioi e cicioi; Risotto all’onda con tastasae, Trevisan e vin moro; Ossi, musèti e piedini con cren, purè e salsa verde; Geato al limon verde, menta e rum con biscotto aea ciocoeata e tochetti de fragoea. Vin come sel piovesse. Cafè co’ a graspa. Costo a persona 45 euro. Info e prenotazioni: tel.  0424 470360; E mail: info@larosina.it

STORIE D’AMORE

Lunedì 2 dicembre, nel  bel ristorante di Borgoricco (PD) premiato con la stella Michelin, alle 20:30 cena Un tuffo nel Tartuf(f)o, ogni piatto descritto nel menu è da considerarsi con Tartufo Bianco Pregiato. Aperitivo con benvenuto della cucina: Tacos di sedano rapa e battuta di Fassona al miele d’acacia; Focaccina al vapore e piastrata, Roccaverano e radicchio di Troso; Fritto croccante di faraona, maionese all’aglio nero e cioccolato bianco, in abbinamento Nebbiolo d’Alba Rosè – Josetta Saffirio; Antipasto: Uovo BIO di montagna, fonduta e spinaci novelli, in abbinamento Dolcetto d’Alba – Chiara Bosci; Primi Piatti: Risotto di topinambur, nocciola e bagna cauda; Tagliolini al burro di malga in abbinamento Nebbiolo – Sottimano; Secondo Piatto: Vitello e biete in abbinamento Barbaresco Basarini – Sottimano; Dessert: Gelato alla crema, olio Evo, biscotto allo zucchero muscovado. Costo a persona: 130 euro comprensiva di degustazione vini. Info e prenotazioni: Tel. 049-9336523 o 347-6719870- mail info@storiedamorerestaurant.it

 

LE STELLE MICHELIN PREMIANO IL GLAM E STORIE D’AMORE

Lo chef del Glam Donato Ascani

Sta crescendo la ristorazione nel Veneto, non solo perchè ci sono moltissime conferme: perché è tutto un fermento, un continuo cercare di migliorarsi, approci di cucina creativi sì ma senza strafare e c’è una bella novità in Laguna, il Glam di Palazzo Venart ha conquistato la seconda stella, merito, anche del resident chef Donato Ascani, che, come scrive la guida dei ristoranti d’Italia dell’Espresso, “Enrico Bartolini ha il merito di scegliere sempre i cuochi giusti”. Ma ora dobbiamo occuparci della Guida Michelin Italia 2020 che per altro ha giustamente dato anche la terza stella proprio ad Enrico Bartolini, al Mudec di Milano. L’altro, che finalmente ha conquistato la prima stella è Storie d’amore a Borgoricco (PD) chef Davide Filipetto: una stella davvero strameritata per una cucina che brilla da sempre di luce propria. Per il resto tutte conferme dalle Calandre a Rubano di Max Alajmo che conferma le sue tre stelle (una cucina di grande respiro che tiene conto e rispetta le materie prime senza mai stravolgere quando ci mette la creatività), all’Antica Osteria Cera di Campagna Lupia che conferma le sue due (gran merito per una cucina di solo pesce), idem per la Peca di Lonigo dei fratelli Portinari, come per Casa Perbellini a Verona. Per quanto riguarda il Veneziano restano con una stella Il Ridotto (dove da poco è arrivato Nicolò Bonaccorsi, figlio d’arte, di grandi aspettative), Quadri (cuoco Silvio Giavedoni, una buonissima mano), Venissa (dove regna in cucina Chiara Pavan, ma il titolare è Francesco Brutto), Osteria da Fiore (dove regna incontrastata Mara Zanetti, miranese doc, con il marito Maurizio Martin e da poco anche il figlio Damiano), Oro Restaurant dell’hotel Cipriani (chef Davide Bisetto trevigiano doc, una cucina che si ispira alla tradizione ma non senza una ragionata creatività, il ristorante San Martino a Scorzè (in cucina Raffaele Ros, cuoco legato alla tradizione ma quando crea non teme rivali mentre in sala la moglie Michela Berto, sommelier di rango, consiglia i vini giusti). Il Padovano: conserva la sua stella La Montecchia a Selvazzano dentro (ma la cucina è diretta da Max Alajmo), lo stesso dicasi per Lazzaro 1915 a Pontelongo (tutto merito dello chef Piergiorgio Siviero, ma anche della sorella Daniela che, scrive la Michelin, di squisita gentilezza e preparazione). Nel Trevigiano: ecco che il Gellius di Oderzo conserva la sua stella con il bravo chef Alessandro Breda, lo stesso dicasi per il Feva a Castelfranco (in cucina Nicola Dinato, chef creativo ma non senza ragionevolezza, detto per inciso, è anche in società per l’osteria Zanze XVI a Venezia), La Corte a Follina (in cucina il bravissimo Donato Episcopo) e infine l’Undicesimo Vineria a Treviso (dove regna incontrastato Francesco Brutto, vedesi Venissa). Bellunese: Al Capriolo di Vodo di Cadore resta la sua bella stella (dove regna in cucina Francesco Paonessa mentre sous chef e pasticcere è Daniele Ori), lo stesso dicasi per la Locanda San Lorenzo a Puos d’Alpago (con il più che bravo, in cucina, Renzo Dal Farra uno chef che non finirà mai di stupire), anche al Dolada è rimasta la stella (scrive la guida “nel rispetto dei sapori della tradizione locale. Quando tradizione e modernità convivono felicemente”, lo chef è Riccardo De Prà), conserva anche la sua stella il Tivoli di Cortina, scrive la guida “lo chef patron dimostra di trovarsi a proprio agio con la tradizione, così come con piatti più creativi e insoliti”, a proposito di Graziano Prest.

Lo chef di Storie d’Amore Davide Filipetto

 

AL ROYAL MANSOUR A MARRAKECH APRE SESAMO, DEL GRUPPO ALAJMO

Il 20 dicembre 2019, il Royal Mansour a Marrakech arricchirà la sua offerta di ristorazione con l’inaugurazione di SESAMO, un nuovo concetto di gastronomia italiana firmato da Massimiliano Alajmo, chef dell’omonimo gruppo che si ritrova a Parigi da Caffè Stern ma soprattutto in Italia dove conta tre ristoranti a Venezia e quattro a Padova. È la prima volta che il Gruppo si associa ad una struttura alberghiera. I fratelli Alajmo sono rimasti incantati dal fascino del Royal Mansour Marrakech, «Il lusso nella sobrietà e semplicità» come lo ha definito Raffaele, fratello maggiore e maître des lieux di Alajmo. «Quello che ci ha attratto del Marocco e in particolare del Royal Mansour è l’artigianalità, la bellezza delle sue imperfezioni, l’autenticità, il bello senza sofisticazioni», afferma Raffaele che ha ritrovato nell’hotel gli stessi valori di autenticità, innovazione, attenzione ai dettagli che caratterizzano tutti i ristoranti del gruppo Alajmo. Basato sull’utilizzo sia di prodotti locali sia di ingredienti importati dall’Italia, il menù di SESAMO avrà senza dubbio un’impronta italiana. Massimiliano si è avvalso delle competenze di un agronomo italiano che ha eseguito un importante lavoro sui terreni dei Domini Agricoli al fine di rendere possibile la coltivazione di varietà di pomodori italiani e altri prodotti come il cavolo toscano e i broccoli romaneschi. Il menù include grandi classici di Massimiliano, come gli involtini di scampi fritti con salsa di lattuga, la battuta di carne cruda al tartufo bianco, il risotto allo zafferano con gremolata di anguilla e ghiacciolo di barbabietola. Si potranno degustare anche piatti inediti, creati appositamente per SESAMO, come gli spaghetti aglio, olio, peperoncino con ortaggi dell’orto del Royal Mansour e il dolce Apriti Sesamo, una sfera di mandorlato e sesamo riempita con zafferano, spuma di mandorla e essenza di neroli e una salsa di agrumi e frutto della passione. Per il design, il Royal Mansour Marrakech si è rivolto allo studio di architettura e Design 3BIS, che ha seguito l’arredamento e la manutenzione del palazzo dalla sua apertura nel 2010. Fabrice Bourg e Nicolas Papamiltiadès, fondatori dell’agenzia 3BIS hanno disegnato un ristorante con influenze veneziane in grado di ricreare l’atmosfera e la storia della città lagunare. Mantenendo le ampie e spaziose camere, nonché il marmo e l’onice degli intarsi sui soffitti e sui pavimenti, il cuore e l’anima di Venezia prendono vita dentro SESAMOIl ristorante fonde vecchio e nuovo mettendo in mostra il talento degli artigiani locali e riunendo i migliori esperti del settore. Fin dalla sua apertura il Royal Mansour Marrakech è stato concepito per essere il riflesso della famiglia reale e della sua costante ricerca di eccellenza. Negli ultimi cinque anni, sotto la direzione di Jean-Claude Messant, il Palazzo si è aperto al mondo e alle tendenze internazionali dell’hotellerie e del lusso. Per la fine dell’anno sarà la cucina italiana ad essere messa in evidenza con SESAMO un nome fortemente simbolico per il gruppo Alajmo poiché fa riferimento al loro arrivo a Marrakech; sesamo è un ingrediente che si ritrova in tutto il Mediterraneo e che gioca allo stesso tempo con il nome AMO, uno dei ristoranti del Gruppo a Venezia. Il più giovane chef al mondo ad aver ricevuto le tre stelle Michelin, Massimiliano (Max) Alajmo, è stimato da clienti e colleghi per la sua interpretazione unica dei sapori della cucina italiana. Insieme al fratello Raffaele (Raf), C.E.O. e maître des lieux del gruppo Alajmo, Max sovraintende le cucine di undici ristoranti tra Padova, Venezia, Parigi e Marrakech, una linea di prodotti gastronomici e una società di eventi, tutto da Le Calandre, suo creativo laboratorio culinario. Inaugurato nel giugno 2010 nel cuore della medina di Marrakech, il Royal Mansour comprende 53 riad individuali su tre livelli, ognuno dei quali è il frutto della creatività e dell’ingegno degli artigiani del Regno. Includono un patio all’aperto, una terrazza panoramica sul tetto e una piscina privata. Nel 2016, in seguito ad un importante restauro che ha aperto l’hotel verso un ampio spazio paesaggistico, il Royal Mansour offre ora un giardino di un ettaro e mezzo con una piscina, lunga 30 metri e larga 20, fiancheggiata da sette padiglioni e un ristorante che offre cucina con sapori asiatici. La Spa del Royal Mansour, uno spazio di 2500 m² su tre livelli, si sviluppa intorno ad un immenso atrio di un candore rilassante, inondato di luce naturale. La cucina del Royal Mansour, supervisionata da Yannick Alléno, 3 stelle Michelin, è una cucina creativa e delicata che esalta i tre ristoranti del Royal Mansour Marrakech, elevando all’eccellenza, l’alleanza tra tradizione e modernità. A dicembre del 2019, SESAMO, un nuovo ristorante italiano firmato dal gruppo Alajmo, completerà l’offerta ristorativa del Palazzo, rendendolo una meta gastronomica con due chef tre stelle Michelin. La prima volta in Marocco, un’eccezione in tutto il mondo!

 

 

 

UNIONE RISTORANTI DEL BUON RICORDO: A NOVEMBRE, SUA MAESTÀ LA CIPOLLA

La Cipolla rossa di Tropea e quella bionda di Cureggio e Fontaneto, quella bianca di Barletta e quella dorata di Parma, quella ramata di Milano e quella rossa di Bassano…non c’è regione in Italia che non abbia la sua cipolla tipica, diversa per sapore, colore, forma da tutte le altre. Le varietà più conosciute sono una ventina, ma ad esse ne vanno aggiunte molte altre assolutamente locali, ineguagliabili anche se a volte con piccolissime produzioni. E proprio la cipolla sarà la regina e la protagonista assoluta di golosi e inusuali Menù che i ristoranti dell’Unione Ristoranti Buon Ricordo proporranno per l’intero mese di novembre. Gli chef dell’associazione daranno vita ad un’amichevole sfida per creare piatti che, dall’antipasto al dessert, possano declinare le molte virtù di questa verdura povera e diffusissima dal Nord al Sud dell’Italia, recuperando piatti della tradizione regionale o interpretandola in modo contemporaneo. Presentissima nella cucina del Belpaese, spesso però relegata a insaporire soffritti o a fare da comprimaria, la cipolla diventerà per una volta protagonista assoluta della tavola.

Prosegue così il percorso iniziato l’anno scorso, quando la zucca era stata al centro di “Un prodotto, 100 chef, un Buon Ricordo”, la grande kermesse autunnale che l’Unione Ristoranti Buon Ricordo dedica ogni anno ad uno dei prodotti dell’agricoltura italiana in occasione della Settimana della Cucina Italiana nel mondo, tradizionale e attesissimo appuntamento che propone in novembre a livello internazionale sapori, valori e cultura dell’enogastronomia della penisola.

Ai commensali che degusteranno il “Menù della cipolla” sarà regalato, come tradizione del Buon Ricordo, un piatto dipinto a mano dagli artigiani delle Ceramiche Solimene di Vietri sul mare, su cui campeggerà una bella cipolla tratteggiata con lo stile giocoso e naif che caratterizza, fin dal loro nascere nel 1964, i piatti del Buon Ricordo.

I ristoranti aderenti saranno viavia pubblicati sul sito del Buon Ricordo www.buonricordo.com.

GUIDA ESPRESSO, ANTICA OSTERIA CERA RICEVE 4 CAPPELLI

«In pochi luoghi il mare riesce ad essere calmo e impetuoso, mosso e liscio, insomma a trovare una sintesi delle sue diverse anime. Uno di questi posti magici è l’osteria di Lionello Cera, e della sua famiglia, nelle campagne veneziane. Qui la cucina di pesce è interpretata in modo gaudente, perché ogni sapore viene esaltato dalle cotture, dalle preparazioni e dagli accostamenti. C’è ricerca, ma senza dimenticare che quello che il mare offre, nelle sue differenti manifestazioni, non va mortificato, ma va anzi ricondotto alla sua essenzialità. Quella di Lionello Cera è una cucina frutto di un umanesimo che viene dalla persona e che rispetta innanzitutto la fonte del prodotto che arriva dai mercati alla dispensa. Nei due menu “Laguna” a 150 euro e “Oppure” a 165, o alla carta sui 120, creatività e materie prime riconducono alla semplicità, mai banale, mai scontata, perché raccoglie e unisce i frutti del mare a quelli della terra, con attenzione all’utilizzo delle verdure. E certi piatti mantengono anche il gusto che viene dal dialetto: “canoce in tecia” con carciofi, l’insalata di erbette, “risi e bisi coe cappelonghe”, catalana di aragosta e crostacei, il fritto, gli esaltanti spaghetti aglio, olio, peperoncino e battuta di astice crudo. I dolci non vengono dal mare, ma sono perfetti come la cantina». (Guida Espresso “I Ristoranti e i Vini d’Italia 2020”).

Nella prefazione alla nuova Guida Espresso “I Ristoranti e i Vini d’Italia 2020”, il direttore Enzo Vizzari spiega che «Non sono tempi di grandi cambiamenti né di svolte epocali quelli che sta attraversando la ristorazione italiana. Rispetto al fermento vivo di altre parti del mondo, dove si affermano nuove realtà e nuove tendenze che riscrivono le regole mondiali del gusto, l’Europa mediterranea tira un po’ il fiato dopo due decenni di spinta».

Una visione dunque realista, quella di Vizzari e della sua Guida, frutto di una passione per il buono e il bello che da sempre ha i piedi ben saldi in terra e rifiuta qui voli pindarici che possono incensare una ristorazione non ancora matura o talvolta senza sostanza.

Una visione che quest’anno ha voluto premiare con i 4 cappelli il ristorante di Lionello Cera, Antica Osteria Cera di Campagna Lupia (Venezia), dove “il mare” viene trattato nel migliore dei modi, con la giusta lavorazione, seguendo le stagionalità e soddisfacendo il palato della clientela.

«Un riconoscimento – dice lo chef Lionello Cera – che ovviamente ci fa molto piacere. A maggior ragione quest’anno che la nostra attività si è intensificata. Ricordo quando siamo entrati in Guida oramai un lustro fa, con 15 punti, e l’anno successivo eravamo già a 16,5. Poi sono arrivati i cappelli, 3, e ogni assegnazione è uno stimolo positivo per il mio, anzi nostro lavoro.

I 4 cappelli coronano un anno davvero impegnativo ma molto soddisfacente sotto diversi punti di vista: il nuovo Menu Laguna lanciato in primavera all’Antica Osteria Cera, che valorizzando i pesci poveri e quelli delle mie acque, ha incontrato il gusto degli ospiti; e poi quest’estate l’apertura del Bistrot del Mare by Cera all’Hotel Excelsior Venice, al Lido di Venezia, che ha rafforzato ancora di più le nostre capacità gestionali (soprattutto l’importanza della collaborazione fra brigate e della formazione del personale di sala, che possiede sempre un ruolo determinate nel successo della cucina».