GUIDA ESPRESSO, ANTICA OSTERIA CERA RICEVE 4 CAPPELLI

«In pochi luoghi il mare riesce ad essere calmo e impetuoso, mosso e liscio, insomma a trovare una sintesi delle sue diverse anime. Uno di questi posti magici è l’osteria di Lionello Cera, e della sua famiglia, nelle campagne veneziane. Qui la cucina di pesce è interpretata in modo gaudente, perché ogni sapore viene esaltato dalle cotture, dalle preparazioni e dagli accostamenti. C’è ricerca, ma senza dimenticare che quello che il mare offre, nelle sue differenti manifestazioni, non va mortificato, ma va anzi ricondotto alla sua essenzialità. Quella di Lionello Cera è una cucina frutto di un umanesimo che viene dalla persona e che rispetta innanzitutto la fonte del prodotto che arriva dai mercati alla dispensa. Nei due menu “Laguna” a 150 euro e “Oppure” a 165, o alla carta sui 120, creatività e materie prime riconducono alla semplicità, mai banale, mai scontata, perché raccoglie e unisce i frutti del mare a quelli della terra, con attenzione all’utilizzo delle verdure. E certi piatti mantengono anche il gusto che viene dal dialetto: “canoce in tecia” con carciofi, l’insalata di erbette, “risi e bisi coe cappelonghe”, catalana di aragosta e crostacei, il fritto, gli esaltanti spaghetti aglio, olio, peperoncino e battuta di astice crudo. I dolci non vengono dal mare, ma sono perfetti come la cantina». (Guida Espresso “I Ristoranti e i Vini d’Italia 2020”).

Nella prefazione alla nuova Guida Espresso “I Ristoranti e i Vini d’Italia 2020”, il direttore Enzo Vizzari spiega che «Non sono tempi di grandi cambiamenti né di svolte epocali quelli che sta attraversando la ristorazione italiana. Rispetto al fermento vivo di altre parti del mondo, dove si affermano nuove realtà e nuove tendenze che riscrivono le regole mondiali del gusto, l’Europa mediterranea tira un po’ il fiato dopo due decenni di spinta».

Una visione dunque realista, quella di Vizzari e della sua Guida, frutto di una passione per il buono e il bello che da sempre ha i piedi ben saldi in terra e rifiuta qui voli pindarici che possono incensare una ristorazione non ancora matura o talvolta senza sostanza.

Una visione che quest’anno ha voluto premiare con i 4 cappelli il ristorante di Lionello Cera, Antica Osteria Cera di Campagna Lupia (Venezia), dove “il mare” viene trattato nel migliore dei modi, con la giusta lavorazione, seguendo le stagionalità e soddisfacendo il palato della clientela.

«Un riconoscimento – dice lo chef Lionello Cera – che ovviamente ci fa molto piacere. A maggior ragione quest’anno che la nostra attività si è intensificata. Ricordo quando siamo entrati in Guida oramai un lustro fa, con 15 punti, e l’anno successivo eravamo già a 16,5. Poi sono arrivati i cappelli, 3, e ogni assegnazione è uno stimolo positivo per il mio, anzi nostro lavoro.

I 4 cappelli coronano un anno davvero impegnativo ma molto soddisfacente sotto diversi punti di vista: il nuovo Menu Laguna lanciato in primavera all’Antica Osteria Cera, che valorizzando i pesci poveri e quelli delle mie acque, ha incontrato il gusto degli ospiti; e poi quest’estate l’apertura del Bistrot del Mare by Cera all’Hotel Excelsior Venice, al Lido di Venezia, che ha rafforzato ancora di più le nostre capacità gestionali (soprattutto l’importanza della collaborazione fra brigate e della formazione del personale di sala, che possiede sempre un ruolo determinate nel successo della cucina».

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PASSERINI A PARIGI È IL MIGLIOR RISTORANTE ITALIANO NEL MONDO

Giovanni Passerini

Finalmente l’attesa è finita. Dopo mesi di lavoro nel nostro Paese e nei vari continenti, si apre il sipario su 50 Top Italy, la guida on-line consultabile gratuitamente, dedicata al meglio della ristorazione italiana fuori e dentro i confini nazionali. E l’apertura in grande stile vede appunto protagonisti i massimi interpreti della cucina tricolore all’estero. Una vera e propria mappatura globale del Made in Italy di qualità nel mondo: questo è quanto emerge da I Migliori Ristoranti Italiani nel Mondo 2019, primo step del progetto firmato Lsdm (storico congresso di cucina d’autore in scena dal 2008 a Paestum) e curato dai suoi ideatori, Barbara Guerra e Albert Sapere, insieme al giornalista Luciano Pignataro.

Al primo posto dello speciale ranking rivolto agli esponenti della cucina italiana nei vari continenti, c’è il ristorante Passerini a Parigi, dello chef romano Giovanni Passerini, talento che ormai da tempo ha valicato le Alpi alla conquista dei gourmet francesi. Seguono sul podio Don Alfonso 1890, a Toronto, e Heinz Beck, a Tokyo. Locali guidati da due delle più prestigiose firme della ristorazione italiana, ovvero la famiglia Iaccarino, che da Sant’Agata sui Due Golfi ha rivoluzionato il concetto di cucina mediterranea, e lo stesso Heinz Beck, tedesco trapiantato a Roma, anima di un tempio della gastronomia come La Pergola. Quarta e quinta posizione per Acquarello, a Monaco di Baviera, e 8 ½ Bombana, in quel di Hong Kong, ristoranti guidati da due grandi chef emigrati da tempo, cioè Mario Gamba e Umberto Bombana.

La top 50 vede primeggiare l’Europa, grazie alla presenza di ben 18 insegne del Vecchio Continente, seguita dal Nord America, a 16, (14 negli Stati Uniti e 2 in Canada) e dall’Asia, a 10. Ma, a conferma della fama globale della cucina italiana, a essere toccati sono tutti i continenti: sono 3 infatti i locali in America Latina (2 in Brasile e 1 in Messico), 1 in Australia, 1 in Sud Africa, 1 negli Emirati Arabi. Il primato cittadino spetta a New York, dove sono presenti ben 7 ristoranti alfieri del Made in Italy; staccate, a quota 4, Parigi e Honk Kong, e poi, a 2, Londra, Copenaghen, Singapore, Tokyo, Bangkok e Washington. Particolare il caso di Ginevra, cittadina svizzera che può annoverare fino a 3 luoghi dove trovare dell’ottimo cibo italiano.

Tutti i locali presenti in guida sono in grado di offrire, per cucina, stile e veridicità dei prodotti, uno spaccato della cultura italiana. Ma non solo, altra caratteristica comune e fondamentale è quella di possedere una filosofia gastronomica per chi propone mangiare italiano all’estero,che potremmo definire 2.0. E quindi una cucina con delle radici ben salde nella tradizionema al tempo stesso aperta a nuovi orizzonti, disponibile alla contaminazione reciproca e che riesce a fare un uso intelligente dei prodotti del territorio di accoglienza.

Di tutto ciò hanno tenuto conto i 350 ispettori di 50 Top Italy nel mondo coordinatida Guido Barendson; hanno fatto le loro valutazioni rispettando l’anonimato e l’autonomia.

Sale l’attesa, nel frattempo, per scoprire i nomi al vertice delle 50 migliori insegne del Belpaese, divise in quattro fasce di prezzo, grande novità e particolarità di questa guida. Infatti, la ristorazione italiana sarà divisa in: Low Cost, Trattoria/Osteria, ristorazione fino a 120 euro e oltre 120 euro. L’evento finale si svolgerà Lunedì 2 dicembre presso il Teatro Eliseo di Roma.

RISTORANTE SAN MARTINO DI SCORZÈ, ECCO IL MENU DELL’AUTUNNO-INVERNO 2019

Michela Berto e Raffaele Ros

Creare un menu all’altezza di ogni situazione è un lavoro di eccellenza a cui il Ristorante San Martino di Scorzè (Venezia) di Raffaele Ros e Michela Berto si dedica da sempre, la ricerca creativa ha affinato uno stile che si fa distinguere.

Dal martedì al venerdì a pranzo il San Martino agevola chi ha poco tempo, con proposte contraddistinte dalla qualità di sempre. Così, per chi ha poco tempo, ma non rinuncia alla qualità Il San Martino propone un menu dinamico con “la semplicità del territorio”. E così come antipasti si può scegliere tra l’Insalata di radicchio rosso Igp di Treviso, cicorie e semi, Code di gamberoni a vapore, spuma di topinanbur e succo del frutto della passione, Bresaola di tonno, misticanza di verdure e pompelmo, Terrina di bollito di carne e radicchio marinato in agrodolce e Acquatelle in tempura su fondente di san Pietro e limone candito. Come primi, Ros propone Praline di zucca e ricotta infornata, Zuppa di pancotto con gallina, e brodo, Tagliatelle ai funghi, Risotto al radicchio rosso Igp di Treviso e Pasta di grano duro ai crostacei. Si può proseguire con il pesce e la carne con il Filetto di cefalo di Caorle arrosto con insalatina, Polletto in umido alla cacciatora con polenta, Merluzzo fresco in guazzetto di pomodoro confit, Tagliata di bavetta di manzo cotta rosa, con verdure al timo, Selezione di cinque formaggi stagionati e erborinati. Per finire il dolce con i Sorbetti alla frutta e gelati.

Si può passare al Menu Gourmet, che viene spesso rivisto e integrato durante tutto l’anno affiancando proposte culinarie sia del territorio che internazionali. Non mancano le selezioni degustative, veri percorsi per gli appassionati, ogni piatto pensato e realizzato con dedizione è una sfida anche estetica alla ricerca di una cucina di alta qualità. Così come antipasto si può partire con i Funghi, castagne e zabaione, Sgombro marinato, ceci, melanzana e gelato di ostrica, Scampo Reale del Conero, alla “Busara”, Lingua di vitello croccante, zucca allo zenzero e salsa verde, “Granseola”. Come paste e minestre si possono degustare le Morbidelle di zucca e Tartufo Bianco, Risotto con le cipolle di “Cavasso e Val di Cosa” astice e limone salato (2014), Eliconi alla crema d’ostriche e caviale di storione del Sile, Bottoni di zucca, cremoso di crostacei e bottarga di San Pietro (2018), Sfoglia ripiena al mascarpone al burro ai funghi, Pasta da gnocchi farcita di stufato di manzo. Come pesce e carne, Calamaretti e seppetti su crema di pane bruciata e pinoli (1997),  Piccione e cicoria, San Pietro dorato e carciofi, Fegato di vitello con cipolla e porcini, Anatra e fico fermentato(petto cotto rosa, sandwich di fegato grasso e petto affumicato), Scampi e calamari fritti, salsa tartara e misticanza, Selezione di otto formaggi stagionati e erborinati, marmellate e composte.

Per i Percorsi degustativi (bevande escluse) troviamo il “Vintage”con “I benvenuti dai Ragazzi di cucina” come la Terrina di bollito radicchio e mostarda, “Sopa Coada”,  Risotto al radicchio, Anatra e fico fermentato, Granatina di wasabi e bergamotto, Come un caffè corretto all’amaretto e la Piccola pasticceria, tutto a 70 euro.

Oppure c’è “Tra crudo e cotto in zona Fao 37.2.1 e oltre…”. Dopo l’entrée, Spigola , daikon, finocchio e pomelo, Crudo di mazzancolle, melograno, zampette croccanti su maionese di capperi, Capasanta, purea di albicocca essiccata e gelato di corallo, Seppia e lemongrass, Sgombro marinato, ceci, melanzana e gelato di ostrica, Scampo temperato nel lardo liquido, cremoso di Cannellini e banana fermentata, Ostica in tempura, zabaione al vermouth, Passata di vongole e granatina di succo di prezzemolo, Ricci di mare, castagna e tartufo bianco, Sampietro dorato e carciofi Calamaretti e seppetti su crema di pane bruciata e pinoli. E poi Granatina di wasabi e bergamotto, La mela e la Piccola pasticceria. Prezzo finale 120 euro.

Infine “I Classici”. Dopo l’ingresso, Cocktail di gamberetti di Laguna, gelato alle erbe, spuma calda di patata, mela friulana e zenzero, Focaccina di patate, capesante e porcini, Passata di lenticchie nere, mazzancolle cotte e crude, ricci di mare, Risotto con le cipolle di “Cavasso e Val di Cosa” astice e limone salato, Calamaretti e seppetti su crema di pane bruciata, pinoli, Merluzzo erbe e olive, Granatina di wasabi e bergamotto, Gelato alla vaniglia Thaitiennee Piccola pasticceria per chiudere. Il tutto a 85 euro.

Come dolci troviamo Tutto Nocciola (Gelato, mousse, biscotto e nocciole sabbiate), Terra terra (Foglie di radicchio candite, sorbetto di rapa rossa, guscio di cioccolato bianco, il Cioccolato (Ganache al cioccolato, ananas candito, basilico, e mandorle), La mela (Semifreddo alla mela, mela allo zafferano), Caffè corretto all’amaretto (Spumone freddo al caffè e amaretto, croccante al cacao, gelato allo yogurt) e il Gelato alla vaniglia Thaitienne.

A pranzo può essere richiesto sia il Menu Gourmet che quello Dinamico.

TARTUFO E JAZZ ALLA MONTECCHIA

La serata Tartufo & Jazz al ristorante  La Montecchia (a Selvazzano Dentro, PD) si terrà, quest’anno, venerdì 25 ottobre alle ore 20 e 30. L’appuntamento, che si inserisce all’interno della manifestazione Padova Jazz Festival, vedrà il menù a base di tartufo di Massimiliano e Simone Camellini accompagnato dalla voce di Vanessa Tagliabue Yorke insieme alla sua band “We Like It Hot”. Un omaggio all’hot jazz per antonomasia, quello degli anni Venti, l’epoca aurea e primigenia della musica afroamericana, soprattutto le canzoni che furoreggiavano a New York nella seconda metà di quel decennio. Ed ecco il menu: aperitivo in piedi: Tartelletta al tartufo e besciamella di zucca; Wafer con patè di fegatini tartufato, funghi e gelatina di vino passito; Focaccina soffice con battuta di vacchetta piemontese al tartufo bianco; Radicchio di Treviso con maionese di rapa rossa; Sandwich di polenta e baccalà tartufato, abbinati al Franciacorta brut “Solouva”; a tavola: Cappuccino di musetto al tartufo e spezie; Passata di cime di rapa con gelato di ventresca e tartufo, abbinato al Vermentino “giba” 2017 – 6 Mura; Risotto di funghi con spuma di pinoli e tartufo; Germano in civet a tartufo con purè di castagne e radicchi amari abbinati al Pinot Nero 2015 – Kollerhof; Sorbetto al melograno con purea di mandarino e zenzero; Tartufo morbido al cioccolato abbinati al Barbaresco chinato “Quintessenza” – Punsé. L’evento ha un costo di 110 euro, 100 per i possessori di Alajmo card, con obbligo di prenotazione, i posti sono limitati. Per info e prenotazioni: email: montecchia@alajmo.it – telefono: 049 8055323.

DA NALIN VERTICALE DI TEROLDEGO DELL’AZIENDA FORADORO

La trattoria Nalin

Venerdì 18 ottobre a partire dalle ore 20, la trattoria Nalin a Mira (VE) ospita una verticale di Teroldego. Elisabetta Foradoro di Mezzolombardo, vignaiola rivoluzionaria e creativa, propone una verticale di 5 annate del proprio Teroldego capace di coniugare l’anima guerriera del vitigno con la complessità che esce maestosa dopo lunghi anni di affinamenti: GRANATO TEROLDEGO 2002 2007 2013; SGARZON TEROLDEGO ANFORA 2014; MOREI TEROLDEGO ANFORA 2014. Sarà presente la produttrice. Condurrà la serata Roberto Checchetto collaboratore della guida Slow Wine di Slow food editore. A seguire dalla cucina di Francesco Nalin: cicchetto di benvenuto; sautè di canestrelli, puntarelle, curcuma fresca; risotto di capetonde e bevarasse; frittura di paranza. Vino di abbinamento il Manzoni bianco Fontanasanta 2018 Foradoro. Costo della serata a persona comprensivo di verticale di 5 vini, cena e vino abbinato: 65 euro (soci Slow Food 60 euro). Info e prenotazioni: Tullio Franconetti 333 1797296 – Galdino Zara 339 6239712.

BUON COMPLEANNO VALBRUNA

Buon Compleanno Valbruna! Ovvero grande festa nel locale che festeggia il primo compleanno. Nel ristorante di Limena (in via del Santo 2/A) una serata in compagnia di 3 griffe del vino: Ferrari Trento 1902, vanto italiano riconosciuto in tutto il mondo; Bisol 1542, come celebrazione di un territorio Patrimonio dell’Umanità; Maeli, preziosa interpretazione del territorio Euganeo. E 4 eccellenze del teritorio: Enoteca ContemporaneaPaolo Grando e le sue pregiate “ostriche di montagna”; Valsana con i suoi selezionati formaggi e salumi; Michele Littamè con il suo succulento giro dell’Oca; Dario Loison e il dolce gusto delle sue Veneziane. L’evento sarà accompagnato dalla suadente voce di Stevie Biondi, fratello di Mario Biondi, e condotto da Antonio di Lorenzo, giornalista-scrittore e membro dell’Accademia Italiana della Cucina, che in vari step presenterà l’evento e i suoi  protagonisti. Durante la serata Davide Tangari presenterà tre piatti studiati per la serata e abbinati a tre vini (Ferrari – Bisol – Maeli). Gran finale con la torta di compleanno preparata dallo chef: pochi lo sanno ma Davide coltiva da sempre la passione per l’arte della pasticceria! E’ passato poco più di un anno da quando il ristorante Valbruna di Limena (PD), ultima novità della ristorazione padovana ha aperto i battenti. Un nuovo percorso che giorno dopo giorno, mese dopo mese, si arricchisce costantemente di continue soddisfazioni per tutti i suoi protagonisti: Elisa Vianello, perfetta padrona di casa, terza generazione di imprenditori veneziani legati alla storica distilleria Valbruna, complesso dove oggi sorge il ristorante e bistrot Valbruna. Davide Tangari, classe 1990, formazione all’Alma di Parma, oggi è al comando della sua brigata. La sua cucina è il risultato delle esperienze presso ristoranti pluripremiati, da Tonino Cannavacciuolo a Villa Crespi, da Entico Cerea al ristorante Da Vittorio, all’Oseleta di Cavaion Veronese, da Oliver Piras all’Aga.

 

BOX IN RIVIERA: ANGELO SABBADIN È IL NUOVO SOMMELIER

Angelo Sabbadin

Cresce la squadra del progetto Box. Alla guida della sommellerie di Box in Riviera, il ristorante aperto lo scorso dicembre a Stra (Venezia) da Marco Benetazzo, arriva Angelo Sabbadin, già giudice al Decanter World Wine Awards (Dwwa) e con numerose esperienze in ristoranti di alta cucina alle spalle.

Diplomato sommelier nel 1997 e nominato Sommelier dell’anno 2011 secondo la Guida de l’Espresso, Sabbadin si unisce alla squadra di cui fa parte anche lo chef Riccardo Maffini, con il quale ha condiviso la formazione a Le Calandre. Il sommelier padovano dirigerà la sala e la cantina del locale, che conta oltre 500 etichette selezionate negli anni dal patron di Box Marco Benetazzo. Vini spesso introvabili, con una predilezione per i territori dello Champagne e della Borgogna, che si affiancano a un’ampia scelta di etichette naturali.

Nel locale di Stra le proposte di Maffini si concentrano sulla versatilità della cottura alla griglia nell’alta cucina, presentando piatti che si fondano sul giusto equilibrio tra gusto, semplicità delle materie prime e sperimentazione negli abbinamenti. Tra le proposte del ristorante si possono trovare i migliori tagli di carne da tutto il mondo, pesce e piatti vegetariani.

Box in Riviera è l’ultimo atto del progetto iniziato nel 2006 da Marco Benetazzo con l’apertura di Box Caffè, in Prato della Valle a Padova, e che comprende anche Box Pizza e Box in Galleria, sempre in centro a Padova.

Il locale di Stra, nato dalla ristrutturazione di una villa Liberty di inizio Novecento, si caratterizza per uno stile ispirato alla Metafisica e all’arte di Giorgio De Chirico e ospita al suo interno un’esposizione di opere di artisti contemporanei che è possibile anche acquistare.

MESTRE (VENEZIA), APRE PIZZERIA PLIP. IL 27 GIUGNO PIZZA ALLE FAMIGLIE DEL QUARTIERE

A destra, David Marchiori

«Vogliamo condividere l’apertura della nuova Pizzeria Plip con le persone del quartiere», Chef David Marchiori spiega lo spirito che ha mosso le differenti iniziative che accompagneranno l’apertura della nuova pizzeria che aprirà definitivamente al pubblico giovedì 27 giugno (a cena poi da venerdì 28 tutti i giorni a pranzo e cena, escluso il martedì).

Prima di tutto è stato lanciato un appello, dal profilo facebook dell’Osteria Plip, per ospitare 100 persone mercoledì 26, dalle 19 alle 20.30, per assaggiare la pizza accompagnata da una birra. Risultato: tantissimi iscritti in un solo giorno e liste chiuse in poche ore.

Poi, Chef Marchiori assieme al suo team ha proposto anche un altro modo per festeggiare assieme alle persone l’apertura della nuova pizzeria. «Giovedì 27 giugno, suoneremo il campanello di 100 famiglie del quartiere e consegneremo gratuitamente la pizza. Abbiamo lanciato il messaggio nel nostro profilo facebook di stare attenti e aprire a chi suonerà nelle ore serali. Un incaricato consegnerà una pizza a domicilio gratis».

Si aggiunge così un nuovo spazio di aggregazione a quelli già esistenti, ricavati dal recupero della ex Plip, l’edificio che un tempo ospitava la Centrale della Produzione del Latte Igienicamente Preparato (altrimenti detta Plip). Oltre all’Osteria Plip e al Me.Me Agrimercato al piano terra, al Me.Me Auditorum dove vengono ospitati concerti e spettacoli, si aggiunge una nuova offerta ristorativa.

Gli impasti per le pizze sono scelti per due tipi di pizze: il classico, preparato con un 3 grammi di lievito di birra su un chilo di impasto e con una maturazione che varia da un minimo di 60 ad un massimo di 72 ore e la pala tonda, con doppio impasto e doppia cottura.

Entrambi gli impasti contengono una percentuale la Mora, farina integrale di grano tenero ottenuta da macinazione gentile a tutto corpo. Mantiene le frazioni esterne più nobili del chicco (farinaccio, tritello, cruschello, germe di grano), a granulometria fine e dal sapore dolce, in modo da preservare l’autenticità originaria del grano.

La nuova Pizzeria Plip, con entrata separata rispetto all’Osteria, si trova al primo piano di Me.Me. Agrimercato in via San Donà, 195. Giovedì 27 la pizzeria sarà aperta nelle ore serali e poi da venerdì 28 sarà aperta tutti i giorni a pranzo e a cena, escluso il martedì. (Info e Prenotazioni 347-9944257).

 

RISTORANTE BUSATTO DI QUINTO DI TREVISO, 1919 – 2019: CENT’ANNI DI PASSIONE

«Grazie a tutti per aver accettato il nostro invito. Questo compleanno non è solo la nostra festa perché senza di voi, i nostri clienti che negli anni sono diventati amici, oggi non saremo qui a festeggiare».

Con queste parole Luca Busatto, affiancato dai genitori Enos e Maria, dalla sorella Silvia e dalla moglie Daria, ha ufficialmente aperto la serata dedicata al centenario del rinomato ristorante alle porte di Treviso. Una storia fatta di impegno, passione e buona cucina.

A Villa Brilli è andata in scena la vera tradizione della famiglia Busatto, quella dell’accoglienza, perché, come ha voluto sottolineare Enos: “il nostro più grande difetto è voler bene alla gente”. Lo ha dimostrato anche il saluto di Maria, anima del ristorante, che ha ringraziato pubblicamente i propri collaboratori, che da anni seguono il locale insieme alla famiglia, «perché senza il loro aiuto, la loro dedizione e la loro professionalità non saremmo arrivati fino a qui».

Perché Busatto è «un ristorante che è un patrimonio di tutti trevigiani e un esempio di come si possa guardare al futuro, valorizzando la tradizione», come evidenziato dal Sindaco di Treviso, Mario Conte, e dal Vicesindaco Andrea De Checchi, intervenuti alla serata, a cui hanno fatto eco le parole di Federico Capraro e Vincenzo Monaco, rispettivamente Presidente e Direttore di Ascom Confcommercio Treviso, che hanno consegnato nelle mani di Enos una speciale targa celebrativa, dimostrazione tangibile di “ammirazione e stima per l’impegno, la passione e la professionalità dimostrate in cento anni di attività del ristorante”.

La serata di gala è stata così l’occasione per ripercorrere le tappe salienti di un secolo di storia: dalla prima frasca, nata nel 1919 ad opera di Giuseppe e Giuseppina – genitori di Enos – divenuta osteria nel 1930, trattoria nel 1948 e ristorante nel 1995 con l’imponente restauro di Villa Brilli, da sempre sede del locale.

Una storia che durante la serata è stata raccontata anche attraverso il cibo, come hanno potuto scoprire i tanti ospiti intervenuti che si sono trovati dinnanzi ad un buffet che era una vera “macchina del tempo gastronomica”: dai semplici e gustosissimi affettati dell’angolo “frasca”, con la tradizionale porchetta, ai cicchetti del tavolo “osteria”, tra cui gli immancabili folpetti in umido, dai tipici piatti della “trattoria” come trippa e anguilla, alle raffinate e buonissime presentazioni del corner “ristorante”, in cui spiccavano il crudo di mare e la celebra frittura di Enos.

La serata è poi proseguita a tavola, con un menu che ha messo in luce tutta la bravura della famiglia Busatto, per culminare con l’immancabile taglio della torta ed il brindisi celebrativo.

Una serata di festa che gli ospiti potranno ricordare anche grazie all’omaggio consegnato dai padroni di casa al momento dei saluti: il libro Cibo, terra e amore. 100 anni del ristorante Busatto curato da Bruna Graziani e impreziosito, in ogni copia, da una dedica personale di Enos e Maria.

Un piccolo gesto che descrive, meglio di ogni parola, quel senso di vera ospitalità che si prova solamente varcando la soglia del ristorante Busatto.