VINO. AL VIA LA VENDEMMIA 2020 COL PRIMO GRAPPOLO DI UVA CHARDONNAY COLDIRETTI, IN VENETO DOPO FERRAGOSTO CON IL PINOT GRIGIO

Taglio del primo grappolo d’uva in Italia oggi in Lombardia. Inizia così ufficialmente la vendemmia 2020 – annuncia Coldiretti – con lo Chardonnay base degli spumanti italiani. Qualche giorno ancora e si parte anche in Veneto. Questa è l’annata che si distingue per la reazione strategica dei produttori che recuperati i ritardi accumulati a causa del lock down possono iniziare le fasi di raccolta il 17 agosto – precisa Coldiretti Veneto – con i primi grappoli di Pinot Grigio dei vigneti giovani veronesi, poi toccherà al Pinot Nero per la produzione delle basi delle bollicine del Prosecco Rosè nel trevigiano. Qualità eccellente, sia per il livello sanitario che per l’equilibrio acidità e zuccheri, che al momento garantisce il top anche per i bianchi fermi. Ottime condizioni per i rossi – commenta Coldiretti Veneto anche se per la conferma occorre aspettare la fine di questo mese”.

Quantità stabile in Veneto  i volumi dovrebbero posizionarsi sui livelli dell’anno scorso – dice Coldiretti –  diminuiscono i quantitativi del Pinot Grigio nel Veneto Orientale ma tengono in quello Occidentale. Prosecco in leggero calo. In crescita le rese del Soave e della Valpolicella. Prospettive positive anche per i rossi da vitigni internazionali di Colli Euganei e Colli Berici, dove l’andamento ha favorito anticipo di maturazione e accumuli, sia di zuccheri che di colore, grazie ad una produzione contenuta. Le viti sono in salute soprattutto nell’area occidentale della regione, dove in vaste zone non è stata riscontrata neanche la presenza di Peronospora e marciumi. Ma più del Covid 19, tra i filari, spaventa la Flavescenza dorata monitorata con attenzione per meglio supportare i vitivinicoltori già segnati dalla crisi del mercato. Soddisfazione anche per i viticoltori biologici e biodinamici – conclude Coldiretti Veneto – che nella maggior parte delle aree venete ha potuto difendere bene i grappoli con metodi alternativi alla chimica rispondendo alle esigenze dei consumatori più esigenti. Coldiretti, infine, registra l’attività concordata tra enti ed istituzioni che hanno gestito con misure determinanti e urgenti il difficile contesto economico della ripresa per affrontare una Fase 3 all’insegna della sostenibilità del vigneto veneto.

COLDIRETTI VENETO, 14 MILA STAGIONALI DA ROMANIA SOS VENDEMMIA

Sono oltre 14 mila gli stagionali agricoli che arrivano ogni anno dalla Romania e Bulgaria in Veneto. Il picco degli ingressi – registra Coldiretti – e’ nel terzo trimestre periodo dedicato ai lavori nei vigneti dove con l’inizio della fase della vendemmia solo a Verona e Treviso si contano circa 4mila presenze.   E’ quanto afferma la Coldiretti Veneto in riferimento all’ordinanza che dispone la quarantena per i cittadini che negli ultimi 14 giorni abbiano soggiornato in Romania e Bulgaria firmata dal ministro della Salute, Roberto Speranza a seguito dell’aumento dei contagi nei due Paesi. Si tratta spesso – sottolinea la Coldiretti –delle medesime persone che ogni anno attraversano il confine per un lavoro stagionale per poi tornare nel proprio Paese. Una possibilità che – precisa la Coldiretti – consente di garantire professionalità ed esperienza alle imprese agricole italiane con le quali si è creato un rapporto di fiducia. Molti di questi lavoratori si trovano già in Italia anche se permane una preoccupazione che il vincolo della quarantena limiti gli arrivi per la raccolta di uve come Pinot Grigio e Chardonnay che tradizionalmente iniziano  ad agosto e continua in un percorso che – precisa Coldiretti Veneto – prosegue a settembre con il Glera (Prosecco) Merlot, Cabernet e gli autoctoni come la Garganega (Soave),  i grappoli dei grandi rossi della Valpolicella (Corvina, Rondinella e Molinara) fino ad ottobre inoltrato (Raboso del Piave e veronese) che aspettano addirittura novembre per maturare. In questo contesto – sostiene Coldiretti – sarebbe importante un intervento urgente con una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa ridurre la burocrazia e consentire anche a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui tanti lavoratori sono in cassa integrazione e le fasce più deboli della popolazione sono in difficoltà. I voucher – conclude la Coldiretti – sono stati per la prima volta introdotti in Italia proprio solo per la vendemmia il 19 agosto 2008, con circolare Inps con l’obiettivo di ridurre burocrazia nei vigneti e dare una possibilità di integrazione del reddito a studenti e pensionati che sono andate perdute in seguito all’abrogazione dovuta ai casi di abuso favorito ad un eccessivo allargamento ad altri settori e che in realtà non hanno riguardato il settore agricolo.

CHIARETTO DI BARDOLINO: FRANCO CRISTOFORETTI RIELETTO PRESIDENTE DEL CONSORZIO

Franco Cristoforetti

 

Franco Cristoforetti è stato rieletto Presidente del Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino durante il consiglio d’amministrazione tenutosi martedì 7 luglio 2020. Nella carica di vicepresidenti sono stati confermati Agostino Rizzardi e Davide Ronca. Compongono il rinnovato consiglio Matteo Birolli, Ivan Castelletti, Piergiuseppe Crestani, Fulvio Benazzoli, Mario Boni, Roberta Bricolo, Fabio Dei Micheli, Alberto Marchisio, Giannantonio Marconi, Mattia Piccoli, Luca Sartori e Fausto Zeni. Fanno parte del Collegio sindacale Marco Ruffato, Lucio Salier e Lorenzo Mario Sartori, oltre a Nicola Bonfante e Massimo Brutti, che hanno ruolo di supplenti. «I prossimi tre anni – spiega Cristoforetti, che è al suo terzo mandato – vedranno concretizzarsi l’enorme impegno che la nostra filiera produttiva ha riversato sul radicale riassetto della nostra denominazione, prima con la Rosé Revolution, che ha permesso al Chiaretto di Bardolino di rivestire il ruolo di leader tra i vini rosa italiani a menzione geografica, e poi con il progetto Bardolino Cru, che ha portato al riconoscimento, nel nuovo disciplinare, delle nostre tre sottozone storiche La Rocca, Montebaldo e Sommacampagna. Continueremo a dedicare attenzione al mercato italiano, che ci sta premiando, a consolidare i tradizionali mercati europei e a crescere negli Stati Uniti e nel Canada, mercati che stavano finalmente cominciando a darci soddisfazioni prima del lockdown imposto dalla pandemia di Covid-19”. In particolare, il posizionamento del Chiaretto di Bardolino sul mercato italiano è stato oggetto di una ricerca condotta da Bva Doxa per conto del Consorzio di Tutela. “Ci sono due falsi miti che vanno sfatati quando si parla di vini rosa. Il primo è che i rosé siano vini adatti solo all’estate – continua Cristoforetti – il secondo è che abbiano un consumo prevalentemente femminile. L’indagine dimostra che entrambe queste convinzioni sono errate, almeno per quanto riguarda il Chiaretto di Bardolino, che viene scelto in egual misura anche dagli uomini e viene consumato durante tutto l’anno. Si tratta di informazioni preziose, che ci permettono di orientare al meglio le nostre strategie».

I dati dell’indagine Bva Doxa parlano chiaro, per quanto riguarda la conoscenza del Chiaretto di Bardolino non c’è sostanziale differenza tra uomini e donne: lo conoscono il 35 per cento dei bevitori italiani di vino e il 34 per cento delle bevitrici. Inoltre la propensione all’acquisto fra i conoscitori del Chiaretto è altissima, con il 93 per cento degli intervistati che afferma che è sicura di sceglierlo quando lo vede sullo scaffale o in una lista vini. La quota di chi esprime assoluta certezza d’acquisto è del 33 per cento, solo con una leggera prevalenza femminile, 35 per cento contro il 31 per cento dei maschi, mentre è abbastanza irrilevante la fascia di età, 30 per cento tra i più giovani e 35 per cento tra i meno giovani. Un altro dato da sottolineare è che la maggioranza di chi in Italia beve usualmente vino rosa lo fa durante tutto l’anno: il 70 per cento degli intervistati non ha preferenze di stagione per stappare una bottiglia di rosé. Molto alto anche il profilo di immagine del Chiaretto di Bardolino e del suo territorio. Il 91 per cento dei suoi consumatori abituali lo considera perfetto come aperitivo, l’89 per cento afferma che proviene da una zona famosa per il vino, l’86 per cento si sofferma sulla particolare selezione delle uve destinate alla sua produzione e sempre l’86 per cento del campione lo sceglie perché “è invitante, fa venire voglia di berlo”, così come l’84 per cento degli intervistati sostiene che “si adatta bene ai gusti dei consumatori di oggi”. Per l’85 per cento dei consumatori abituali, inoltre, il Chiaretto “è originale, si distingue dagli altri vini rosa”. Più in generale, il report mostra come all’interno dei consumatori italiani di vino la quota di chi beve anche solo occasionalmente vino rosa è pari al 37 per cento, contro l’81 per cento dei vini rossi e il 61 per cento dei bianchi. Andando a vedere invece esclusivamente i consumatori abituali di vino, la quota del vino rosa è del 10 per cento ed è pressoché identica fra uomini (9 per cento) e donne (10 per cento), con una prevalenza della fascia tra i 25 e i 44 anni, nella quale la percentuale di chi beve abitualmente rosati è del 13 per cento. L’89 per cento dei bevitori abituali di vino rosa consuma prevalentemente etichette italiane, il 23 per cento beve anche rosé francesi, resistono i rosati portoghesi al 12 per cento.

ASIAGO DOP GUARDA A UN FUTURO SEMPRE PIÙ NATURALE E SALUTARE

La chiusura del bilancio 2019 con una produzione totale di 1.559.039 forme, giacenze al minimo, l’incremento dei consumi in Italia in crescita del più 1,6 per cento a volume e del più 4,9 per cento a valore e un nuovo disciplinare di produzione all’insegna della naturalità, sostenibilità e del benessere animale per il 2020: sono questi i principali dati presentati nel corso dell’Assemblea dei soci del Consorzio Tutela Formaggio Asiago realizzata in videoconferenza.

Nel 2019 il Consorzio Tutela Formaggio Asiago ha festeggiato i suoi 40 anni di attività con l’aumento dei consumi in Italia, in controtendenza rispetto al calo delle vendite nazionali dei formaggi semiduri sia in volume (meno 4,6 per cento) che a valore (meno 3,5 per cento). Il risultato positivo premia il piano di valorizzazione della produzione Asiago Dop e delle sue qualità distintive. Proprio questi elementi sono oggi il punto di partenza del nuovo disciplinare di produzione che nasce da una ferma scelta di tutta la compagine sociale di percorre la strada di una decisa innovazione e valorizzazione del legame tra prodotto e territorio con modifiche che trovano perfetta corrispondenza con le esigenze del mercato e le nuove sensibilità dei consumatori. Seguendo un percorso virtuoso che andrà dalla scelta di non utilizzare nell’alimentazione delle bovine materie prime esogene come il cotone, all’eliminazione dell’utilizzo del lisozima, il nuovo disciplinare di produzione sarà sempre più vicino ai temi del rispetto dei cicli naturali e del legame con le origini. A conferma della strada intrapresa, i soci hanno votato all’unanimità la scelta d’aderire alla valutazione volontaria sul benessere animale CReNBA (Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale), ulteriore passo verso una sempre maggiore attenzione al rispetto e protezione degli animali.

Nel corso dell’assemblea è stata illustrata anche l’attività del Consorzio di Tutela all’estero. Stati Uniti, Svizzera e Francia sono oggi i tre paesi a maggiore diffusione dell’Asiago Dop. Di particolare importanza, tra le attività di promozione, nello scorso anno, i risultati raggiunti anche grazie al progetto triennale europeo “Uncommon Flavors of Europe” e all’entrata in vigore degli accordi europei. L’Asiago Dop ha segnato, solo in Stati Uniti e Canada, un aumento totale del più 16,8 per cento a volume rispetto al 2018. Contemporaneamente, il Consorzio ha proseguito nell’azione di tutela attiva e di promozione internazionale con risultati che, in Messico, hanno portato ad un aumento della diffusione del prodotto del 300 per cento a volume e un più 352 per cento a valore. Sono invece solo rimandati al 2021 i due piani triennali di promozione del prodotto co-finanziati dalla Unione Europea presentati nel 2019 e denominati “Asia Enjoy European Quality Food in Giappone, Cina, Corea del Sud e Vietnam e “European Lifestyle: Taste Wonderfood in Italia, Germania, Regno Unito e Repubblica Ceca, dal valore complessivo di 8,4 milioni di euro.

«In questi mesi difficili abbiamo tutti riscoperto il significato e valore della coesione – afferma Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio Tutela Formaggio Asiago. – Insieme abbiamo reagito con determinazione e senso di responsabilità per affrontare una grande sfida che ha cambiato il nostro modo di vivere, di pensare e consumare. I soci del Consorzio di Tutela hanno scelto di farsi interpreti del cambiamento percorrendo una strada nella quale tradizione e innovazione trovano perfetta sintesi in un prodotto unico, capace di preservare la grande storicità di questo formaggio patrimonio italiano ed europeo e, nel contempo, d’offrire nuove soluzioni di utilizzo e di valorizzazione delle sue innegabili qualità».

BITTER GAGLIARDO È DISPONIBILE AL PUBBLICO CON I NUOVI DRINK IN BOTTIGLIA

Il bitter Gagliardo si trasforma e grazie ad una nuova linea di drink artigianali a edizione limitata pensata per l’estate si rende accessibile al grande pubblico sotto forma di aperitivo e dopocena pronti da bere.

Americano, Negroni e Hanky Panky, prodotti con il miglior bitter del mondo (premiato a Londra nel 2019 ai World Liqueur Awards), sono la nuova proposta lanciata da Marco Schiavo, padre del brand e discendente della storica famiglia fondatrice della Distilleria Schiavo di Costabissara, nel vicentino.

«L’idea – spiega Marco Schiavoè quella di rendere più accessibile e facilmente acquistabile il nostro prodotto, che fino ad ora è stato esclusiva di bartender ed esperti del settore. Con la nuova linea di miscelati vogliamo semplificare il lavoro di bar e ristoranti che da oggi potranno aggiungere alla loro selezione prodotti di qualità già pronti da bere».

Realizzati artigianalmente in distilleria utilizzando eccellente materia prima, rigorosamente made in Italy, i nuovi miscelati sono proposti in bottiglie di vetro da 70 centilitri e si propongono come soluzione ideale per luoghi all’aperto sprovvisti di cocktail bar.

IL BIRRIFICIO DELLA GRANDA SVELA LE LATTINE: IL NUOVO AMBIZIOSO PROGETTO LANCIATO AL CYBERBEER 2020

La novità era nell’aria già dal Beer Attraction di Rimini, quando il Birrificio della Granda di Cuneo aveva presentato il manifesto “Not Another Beer in the Dust”, un’aperta difesa dei valori delle birre artigianali contro i colossi del crafty; la dichiarazione era accompagnata da un’immagine curiosa, una nuvola di polvere aleggiava nel birrificio celando l’indizio della futura svolta: il profilo di una lattina. In pochi si sono accorti del dettaglio e Ivano Astesana e i suoi hanno continuato a lavorare duro per rinnovare la produzione e lanciarsi in un territorio sconosciuto.

Proprio mentre i macchinari destinati alla produzione in lattina stavano per partire alla volta del Birrificio è esplosa l’emergenza sanitaria: questo non ha però scoraggiato Ivano, il quale ha scelto di proseguire comunque nel percorso intrapreso. Con la prima riapertura Ivano è riuscito a ricevere tutti i pezzi della lattinatrice e a procedere nel suo progetto. Le nuove ricette di birra sono state prodotte e testate nel nuovo contenitore. La scelta di un evento esclusivamente online, il Cyberbeer 2020, è stata difficile ma la novità ha saputo attirare nomi prestigiosi: Lorenzo “Kuaska” Dabove, Anna Borrelli, Eugenio Signoroni, Luca Giaccone, Chiara Cavalleris, Camilla Rocca, Stefania Pompele, Giovanni Puglisi, Alessandro Maggi e tanti altri.

Le nuove birre in lattina sono divise in due linee: The Girls è la gamma più pop pensata per tutti i tipi di cliente, è un modo per avvicinare i neofiti alla vera birra artigianale; H4TG (Hop For The Geeks) invece è la linea più raffinata e dinamica, creata per gli amanti della birra.

Le novità non si esauriscono con le lattine e le nuove ricette, anche il design ha preso una svolta decisiva all’interno di questo progetto. The Girls disegnate da Diego Boscolo, sono i personaggi di un mondo cyberpunk con una storia interattiva che si costruirà sui social: ogni birra è rappresentata da una ragazza che ne rispecchia i caratteri.

Il design delle birre H4TG segue la profondità delle birre che ne fanno parte: ogni lattina è disegnata da un artista diverso, lo spazio è lasciato alla creatività e l’effetto è un pluralismo corale da collezione.

Una compartecipazione tra arte e artigianalità, per sostenere e diffondere gli stessi valori di indipendenza, originalità e gusto. Le motivazioni che hanno spinto Ivano Astesana a fare questa coraggiosa scelta sono molteplici. «Abbiamo intrapreso questa sfida – spiega – e l’abbiamo portata avanti in un momento difficile perché crediamo che la lattina rappresenti bene la duplice anima della birra artigianale: da una parte è un prodotto semplice, adatto a tutti in tutti i momenti della giornata, è trasportabile e non ha le restrizioni del vetro; dall’altra è un materiale relativamente nuovo, pratico che rispecchia la voglia di continua ricerca e divertimento della sperimentazione. Dal punto di vista tecnologico preserva bene i profumi e gli aromi delle birre più complesse, impedendo il passaggio di aria e luce; è riciclabile al 100 per cento ed ha un impatto minore sul trasporto perché pesa meno del vetro. Oltre a questi vantaggi universali per noi l’introduzione delle lattine è stata l’occasione per riconsiderare tutto il ciclo produttivo, revisionandolo e individuandone i punti critici. In poche parole, è stata la spinta innovatrice che ci ha permesso di guardare al futuro con l’obbiettivo di migliorare».

LATTERIA SOLIGO: SOSTENIBILITÀ, SICUREZZA ALIMENTARE E SOSTEGNO AL PAESE

Lo dicono i numeri: 74.606.910 euro di valore totale della produzione nel 2019 (più 1.919.002 rispetto al 2018), un utile d’esercizio di 16.355 euro, ben 702.761 quintali di latte conferito da 162 soci, su un totale di circa 906.096 quintali di latte lavorato nel 2019.

Latteria di Soligo non si ferma e prosegue nell’impegno di tutelare sia la propria tradizione e i propri associati, sia nell innovare proponendo nuovi prodotti e nuovi packaging all’insegna della sostenibilità.

«Al centro del nostro pensiero c’è una duplice mission – ha sottolineato il presidente Lorenzo Brugnera in apertura di assemblea al palasport di Pieve di Soligo (Treviso) – la prima riguarda i nostri allevatori associati, l’altra il consumatore. A loro vanno le nostre attenzioni e i nostri sforzi per garantire, da una parte, la raccolta del latte a prezzi sostenibili e dall’altra la proposta di prodotti di alta qualità, certificati e garantiti ma, soprattutto, buoni. Neppure l’esperienza Covid-19 ha bloccato il nostro processo di innovazione che, in queste settimane, ci ha portati a regalare al mercato delle nuove confezioni 100 per cento green».

Da giugno, infatti, il latte Soligo è custodito dalle confezioni Tetra Rex Bio-based, il primo packaging al mondo realizzato con materiali totalmente riciclabili da fonti completamente rinnovabili, poiché deriva esclusivamente da cartone e plastica di origine vegetale. Una scelta etica che comporta una notevole diminuzione dell’effetto serra, grazie ad una carbon footprint ridotta del 31 per cento rispetto alle emissioni di anidride carbonica dei vecchi contenitori.

Ma in occasione dell’assemblea annuale il presidente Brugnera non ha risparmiato la politica nazionale che, ha evidenziato: «…deve permettere alle aziende di lavorare e agli agricoltori di stare in campagna e non davanti al computer per evadere quintali di carte e di burocrazia. Lo deve fare non solo per le imprese agricole ma per tutto l’indotto che procuriamo. Attorno ad una realtà come la nostra Latteria, ad esempio, vivono circa 800 famiglie tra produttori di latte, dipendenti e indotto generato».

Un’assemblea, infine, all’insegna del Made in Italy. «La nostra filosofia – ha concluso Brugnera – sin dalla fondazione è quella di lavorare per il territorio. Che, ora più che mai, significa anche scegliere attrezzature e servizi locali, trevigiani, veneti, italiani. Anche così possiamo aiutare la ripresa economica del nostro Paese».

COLLI BERICI E GAMBELLARA: BUONA LA PREVISIONE PER LE VARIETÀ AUTOCTONE

Si prospetta un’annata positiva per i produttori del Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza e del Consorzio Tutela Vini Gambellara. Lo ha riferito Giovanni Ponchia, Direttore di entrambe le realtà consortili, in occasione del Trittico Vitivinicolo, l’iniziativa organizzata da Veneto Agricoltura che tre volte l’anno fa il punto sullo stato vegetativo e fitosanitario della viticoltura del Veneto, mettendola in rapporto anche all’andamento meteo del primo semestre dell’anno.

«Anche se è prematuro affermarlo con certezza – spiega Giovanni Ponchia – possiamo pensare che questa sarà un’annata ottimale per le varietà tardive. I vitigni autoctoni simbolo dei due Consorzi, il Tai Rosso per i Colli Berici e la Garganega per il Gambellara, registrano una buona uniformità nella conformazione dei futuri grappoli, nonostante il discreto anticipo nelle fasi fenologiche. L’assenza di fenomeni grandinigeni e le piogge degli ultimi giorni, che hanno ripristinato le riserve idriche di entrambi i territori, ci fanno ben sperare in una raccolta favorevole, che potrebbe iniziare con una decina di giorni di anticipo».

Dalle analisi del Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza è emersa invece una leggera sofferenza delle varietà precoci, in particolare Pinot e Chardonnay, per le quali si prevede un sensibile calo della resa. Accanto a loro è stata riscontrata anche una difformità nelle diverse fasi fenologiche per Cabernet e Merlot: le viti sembrano risentire dell’eccesso di piovosità del 2019 e presentano tralci leggermente indeboliti, che porteranno ad una probabile flessione tra il 5 e il 10 per cento della resa.

COL VETORAZ, IL RISPETTO PER LA TERRA PASSA ANCHE DALLA SOSTENIBILITÀ

Staff Col Vetoraz

Uno dei principi fondanti della filosofia produttiva di Col Vetoraz è sempre stato il forte legame identitario con le proprie radici che affondano in una terra, quella di Valdobbiadene (Treviso), di estrema unicità e valore. Dalla terra, alla vite, al calice ogni scelta ha sempre avuto un obiettivo preciso; produrre eccellenza. Un percorso fatto di scelte impegnative, anche controcorrente, dove la qualità è sempre stata di ispirazione, dove l’eccellenza arriva sempre e solo attraverso comportamenti etici e sostenibili.

Nell’area dei 15 comuni della denominazione Conegliano Valdobbiadene Docg si calcola che oltre il 40 per cento sia occupato da terreni boschivi. Nello specifico la proprietà Col Vetoraz sta conservando 25 ettari di superficie a bosco. Un ettaro di bosco è in grado di eliminare dall’atmosfera circa 30 tonnellate di anidride carbonica all’anno. La scelta operata dall’azienda contribuisce quindi ad eliminare dall’atmosfera circa 750 tonnellate di anidride carbonica all’anno, pari alla quantità prodotta annualmente da 125 abitanti italiani.

Globalmente in Italia, tutte le attività umane producono circa 6 tonnellate di anidride carbonica all’anno per abitante. Se pensiamo che Col Vetoraz conta su una filiera produttiva che occupa 25 addetti, la conservazione della sua superficie boschiva consente l’eliminazione di una quantità di anidride carbonica cinque volte superiore a quella mediamente prodotta da 25 abitanti italiani.

Numeri affatto trascurabili che dimostrano quanto rilevante sia all’interno delle dinamiche aziendali lo spazio dato alla cura e difesa dell’ambiente, elemento che oggi più che mai deve diventare abitudine imprescindibile nella quotidianità di tutti.

DUE NOVITÀ IN CASA 32 VIA DEI BIRRAI: NASCE AMBEDUE, AMARO ALLA BIRRA E AMBITA, BIRRA 100 PER CENTO MADE IN ITALY

Staff 32 via dei Birrai

Quella di 32 Via dei Birrai è una storia di passione infinita per un prodotto naturale quale è la birra, di meticolosa cura per i dettagli, siano questi legati alla qualità delle materie prime siano oppure l’attenzione per il packaging e il design. Il birrificio, nato nel giugno del 2006, è la sintesi di tre percorsi professionali diversi che hanno saputo integrarsi alla perfezione: Fabiano Toffoli, uno dei birrai italiani più apprezzati, Loreno Michielin, il direttore commerciale che ha saputo rapidamente far conquistare all’azienda una fama anche all’estero, e Alessandro Zilli, ingegnere che segue la fondamentale ricerca e sviluppo. A loro si è poi aggiunto, per seguire nello specifico il mercato italiano, Mauro Gajo.

Nel corso degli anni 32 Via dei Birrai di Pederobba (Treviso) si è distinto per aver voluto seguire una sua strada in buona parte diversa da quella della maggior parte dei colleghi. Le birre, tutte di alta fermentazione, esclusivamente in bottiglia; il logo, quel numero 32 (che richiama la classe di appartenenza della birra secondo la classificazione internazionale) iscritto in un cerchio elegante e d’impatto allo stesso tempo, tanto da valergli una immediata segnalazione su Wallpaper, rivista icona londinese che si occupa proprio di design; l’unicità di un tappo che sigilla la bottiglia ma, allo stesso tempo, è riutilizzabile.

L’attenzione alla sostenibilità e al riciclo, così come la filosofia della qualità rispetto alla quantità, certificata da innumerevoli riconoscimenti tra i quali quello di Slow Brewing, ISO 9001 e Ogm Free sono solo alcuni dei tasselli che danno l’idea dello stile di lavoro di 32 Via dei Birrai.

Ed è per questo motivo che quando questo birrificio trevigiano annuncia delle novità la soglia di attenzione dei media si risveglia immediatamente. Perché chi li conosce sa che l’annuncio è il punto di arrivo di un lungo percorso, fatto di ricerca, prove, dubbi e conferme. E questa volta le novità sono addirittura due.

A quattro anni di distanza dall’ultima etichetta firmata 32 Via dei Birrai è giunto infatti il tempo di una nuova birra. Si chiama Ambita ed è una birra 100 per cento Made in Italy. L’orzo infatti arriva dall’entroterra veneziano mentre il luppolo è coltivato sui colli asolani. Il primo frutto di una mission che Toffoli aveva deciso di realizzare alcuni anni fa quando le prime piantine di una varietà, il Brewer’s Gold, erano state messe a dimora e curate da quel momento con la solita cura maniacale di 32 Via dei Birrai: ventilazione notturna e irrigazione a goccia quando necessario. Il risultato è un luppolo straordinario, con profumi e caratteristiche organolettiche superiori alla stessa varietà coltivata in altre zone d’Europa. Distribuita nel classico formato bottiglia da 75 centilitri al prezzo indicativo di circa 9 euro, Ambita è una birra chiara, di appena 4,5 per cento di volume alcolico, perfetta per l’imminente estate per facilità d’approccio e di sorso, ma una birra che vuole anche essere un segnale di fiducia e di speranza in un Italia che riparte dopo mesi di chiusura di quasi tutte le attività, la testimonianza concreta di imprenditori artigiani il cui messaggio è “rimbocchiamoci le maniche, rimettiamoci al lavoro”. Ambita perché tale è questa birra e perché ci si deve ricordare che gli italiani abitano una terra che, per mille motivi che spesso dimentichiamo, è ambita.

Ma, come se non bastasse, dalla creatività di 32 Via dei Birrai è ora pronto ad affrontare il giudizio dei consumatori Ambedue. Non una birra ma un amaro alla birra. Il punto d’arrivo della collaborazione tra 32 Via dei Birrai e Genziana Distillati di Crespano del Grappa, una distilleria nata nel 1969 riprendendo un’antica tradizione di famiglia che risaliva a prima della Grande Guerra. Tra i ragazzi di 32 Via dei Birrai e Alessandro Carlassare, il distillatore di Genziana, si è subito stabilita una comunione d’intenti e di obiettivi. La base di Ambedue è la Nebra, una birra ambrata da 8% vol prodotta con malto d’orzo e segale, nella quale sono state innestate un bouquet di erbe e piante aromatiche che vanno dalla genziana al rabarbaro, dall’assenzio romano alla cannella, dalla rara cascarilla alla china. Il risultato è un amaro autentico, da 25 per cento di volume alcolico, in cui si avverte la “spina dorsale” birraria: ottimo da sorseggiare nel dopo pasto ma dalle insospettabili potenzialità nella mixology. Sarà disponibile a breve, in bottiglia da 50 centilitri e al prezzo indicativo di 20/25 euro, sia nei tre punti vendita di 32 Via dei Birrai, rispettivamente collocati negli outlet di Serravalle Scrivia, Castelguelfo e Noventa di Piave, sia nel circuito tradizionale di 32 Via dei Birrai ovvero quello dei ristoranti, dei negozi gourmet e nei cocktail bar. Nonché, ovviamente online, nello shop di 32viadeibirrai.it.

Ambedue è così uno dei primi amari alla birra prodotti in Italia, l’unico con la garanzia di 32 Via dei Birrai. Una garanzia che 32 Via dei Birrai ha saputo costruirsi con quell’impegno quotidiano che serve a trasformare i sogni in realtà.