ALLA LOCANDA BAGGIO TUTTI I GIOVEDI’ PIATTI COI PRESIDI SLOW FOOD

Nino e Antonietta Baggio con i figli Cristina e Guido

Nino e Antonietta Baggio con i figli Cristina e Guido

Da Locanda Baggio di Asolo (TV) tutto è pronto per affrontare la grande esposizione universale 2015. Il suggestivo locale incastonato tra le colline asolane figura infatti tra le destinazioni suggerite dagli itinerari del gusto sulla piattaforma di Expo Veneto, il contenitore degli eventi proposti dal sistema produttivo, dagli enti e dalle associazioni regionali per promuovere le eccellenze made in Veneto in chiave internazionale. Fino ad ottobre, ogni giovedì sera Locanda Baggio proporrà agli ospiti uno speciale menù- degustazione portando in tavola un’accurata selezione di eccellenze del territorio certificate col marchio Presidio Slow Food, tutte rigorosamente a coltivazione biologica ed abbinate ai vini del Consorzio Montello e Colli Asolani. “Vogliamo utilizzare una vetrina unica e aperta al mondo come sarà Expo – spiega lo chef nonché proprietario Nino Baggio – come prezioso volàno per trasmettere i principi fondanti del nostro lavoro quotidiano, che utilizza le materie prime, specie quelle meno conosciute del territorio, rispettandole al massimo per esaltarle nel piatto in tutta la loro integrità.”  Alcuni esempi? Tra i formaggi: l’Asiago stravecchio, il Monte Veronese di malga e il Morlacco del Grappa. Tra le verdure e i cereali; l’antico orzo delle valli bellunesi, il fagiolo ‘Gialet’ della Val Belluna, la farina di mais bianco perla, il riso di Grumolo delle Abbadesse, il carciofo violetto di Sant’Erasmo e il pero misso della Lessinia. Tra le carni, l’agnello dell’Alpago, la gallina padovana e l’oca in onto. Le cene degustazione si svolgeranno tutti i giovedì dalle 19.30 alle 21.30. Il menù è comprensivo di tre pietanze a scelta e tre vini in abbinamento. Si accettano prenotazioni da un minimo di 4 ad un massimo di 20 persone con almeno due giorni d’anticipo.

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SE IL RISO AFFRATELLA I POPOLI: SLOW FOOD ALLA SCUOLA UGO FOSCOLO

di Galdino Zarar_40160d2158

Da 22 anni Slow Food Riviera del Brenta collabora con direzione didattica, insegnanti e genitori, della Scuola primaria Ugo Foscolo di Mira, all’educazione e alla cultura del cibo. Qui ha preso forma nel 2005 il primo “Orto in condotta” del Veneto, un progetto ideato da Slow Food Internazionale sin dal 1995, che oggi conta in Italia 450 orti. L’idea dell’orto in condotta parte dal fatto che i bambini devono essere considerati nel ruolo di piccoli consumatori. Avvicinarli alla terra facendo loro coltivare dei frutti e delle verdure è un modo per educarli alla varietà, alla stagionalità, ai metodi di coltivazione biologica e biodinamica, al rispetto della natura e di tutte le creature viventi, ad incuriosirsi per ciò che è diverso e ad assaggiare ciò che loro stessi coltivano. Uno strumento per far diventare il piccolo consumatore un coproduttore, cioè un cittadino consapevole che le sue scelte d’acquisto hanno ripercussioni sul mondo che lo circonda, in primo luogo tra gli agricoltori e gli allevatori. L’orto scolastico alla Ugo Foscolo è stato il motore propulsore per avviare con gli alunni un percorso di conoscenza della terra, delle sementi, della coltivazione e raccolta di frutta e verdura anche attraverso un processo di incontri didattici, degustazioni e laboratori. Ma l’humus di questa scuola sono gli insegnanti: uno zoccolo duro che ha sempre creduto nell’iniziativa e che nel tempo ha seminato inszegnamento anche ai più giovani. Importante, comunque, e strategico è l’apporto di genitori e nonni che si dedicano alla preparazione del terreno e a quanto necessario per mantenere l’orto efficiente. L’ultimo progetto realizzato nella prima settimana di maggio ha riguardato l’integrazione tra i Popoli attraverso un cereale: il riso. L’idea è stata quella di sostenere che la scuola deve incoraggiare la nascita di attività di integrazione culturale attraverso la valorizzazione alimentare delle varie cucine etniche. Dopo il mais, il riso è il cereale più coltivato al mondo, la sua coltivazione inizia ca. 15.000 anni fa nelle pendici dell’Himalaya e dall’Asia si diffonde in tutto il mondo fino a diventare l’alimento consumato da metà della popolazione mondiale. Si contano circa 140.000 specie diverse di riso, le antiche scritture Veda indiane ne citano più di mezzo milione. La storia del riso si intreccia con racconti e ricettari che provengono da diversi Paesi del mondo. Il riso rappresenta un’incredibile fonte di biodiversità e ricchezza naturale per il pianeta ed è oggi a rischio per l’imporsi di monoculture e varietà transgeniche selezionate, brevettate e immesse sul mercato dalle grandi multinazionali. E’ proprio attraverso il riso che abbiamo individuato un percorso per l’integrazione culturale tra i popoli. Un lavoro di gruppo tra Slow Food Condotta Riviera del Brenta, gli insegnanti e i genitori delle classi 2 – 3^ – 4^ (ca. 200 alunni) che attraverso alcune riunioni hanno organizzato laboratori in 9 classi. Alcuni insegnanti avevano precedentemente preparato questi laboratori con approfondite ricerche ed elaborati. In ogni incontro in classe si è parlato della storia del riso, della sua coltivazione e delle fasi necessarie per essere destinato al consumo. Si sono confrontate alcune specie di riso di alcuni paesi e si è discusso sull’utilizzo al consumo sulle nostre tavole. In ogni classe si è scelto un genitore, di un Paese diverso, che ha presentato una ricetta a base di riso legata alla tradizione del proprio paese. Tali ricette sono state eseguite a scuola dai genitori stessi, commentate e degustate dagli alunni. I genitori hanno altresì raccontato l’uso del riso, altre ricette, storia ed aneddoti riferiti alla loro provenienza. I paesi interessati sono stati: Italia, Romania, Albania, Kosovo, Moldavia, Messico, Equador, Cina e Senegal. Notevole l’interesse riscontrato tra i bambini, grande la curiosità suscitata per assistere all’esecuzione di un piatto, ma ancor più poterlo degustare e capire che attraverso il cibo si creano condizioni di fratellanza. I genitori si sono messi d’impegno nella presentazione delle ricette e nella realizzazione delle stesse con grande soddisfazione per aver avuto questa opportunità e e la legittimazione nel mondo scolastico.

ECOSOSTENIBILITA’ DELLA PESCA E’ POSSIBILE. CAORLE INSEGNA

di GALDINO ZARA

Buonissimi e molto meno costosi sgombri ripieni

Buonissimi e molto meno costosi sgombri ripieni

Nel 1986 il grande scandalo che portò a 23 morti e l’avvelenamento di centinaia di consumatori in tutto il Nord Italia. Partite di vino tagliato con alcool metilico nella cantina Ciravegna a Narzole (CN) per poi espandersi in tutta Italia. In ginocchio il settore vinicolo, un calo di esportazioni da 17 a 11 milioni di ettolitri. E’ di quell’anno la costituzione, in Langa, di Arcigola, costituitasi a Parigi nel 1989 come Movimento Internazionale Slow Food. Ben prima del 1986 i pionieri di Arcigola avevano cominciato a delineare le linee guida del movimento in riferimento al settore enogastronomico: produrre di meno migliorando la qualità, consumare meno e pagare la qualità ad un prezzo più elevato di quello corrente. Nel 1987 Arcigola e Gambero Rosso danno vita alla guida dei Vini d’Italia, uno strumento in grado di fornire ai consumatori consigli e indicazioni sui vini più meritori e ai produttori di essere conosciuti. Lo scandalo del vino portò morte e disastro economico, ma da questa vicenda scaturì per molti produttori la volontà e la determinazione di “alzare la testa”. Dopo una prima fase di smarrimento si iniziò anche nelle più piccole aziende a lavorare sulla qualità e dopo pochi anni il settore vinicolo si pone alla testa di un rilancio in tutto il comparto agroalimentare. Produttori di carni, animali da cortile, olio, formaggi, pasta, cereali, miele, frutta e ortaggi cominciarono a pensare ad un mercato sempre più colto e interessato alla salute e alla qualità. La crescita qualitativa da parte dei produttori continua soprattutto nella considerazione di un cibo sempre più “buono, pulito e giusto” nel rispetto dell’ambiente e nel mantenimento di una terra fertile anche per le generazioni che verranno. Molte le aziende agricole che si stanno riconvertendo al biologico e al biodinamico, soprattutto i giovani che hanno individuato nella sostenibilità il loro futuro. E’ altresì cresciuta la consapevolezza dei consumatori, nonostante una ridotta disponibilità di spesa e il bombardamento mediatico delle multinazionali per un cibo confezionato precotto o cotto, a chiedere uno specifico tipo di carne, di olio, di formaggio con denominazioni territoriali e di qualità. Nel contempo è in espansione la richiesta di cibi biologici e di cereali integrali.

IL PESCE

Per quanto riguarda il pesce, nonostante molto del nostro Paese sia bagnato da mare, esiste ancora una scarsa educazione e sensibilità. Al mondo esistono 25.000 specie di pesci, nei nostri mercati se ne trovano alcune decine, una quindicina al consumo corrente. Nelle famiglie si consumano filetti di platessa e limanda, pangasio, merluzzo e bastoncini. Nelle mense pangasio dal Vietnam e persico dal Lago Vittoria, oltre ai bastoncini; sembra che i nostri figli e nipoti abbiano un unico padre: il nostromo o il capitano di fama pubblicitaria e spot televisivi. Nella ristorazione scampi, gamberi, mazzancolle, filetti di rombo, branzino, orata. Nei ristoranti di pesce fino a qualche decennio fa non esistevano i filetti, si cucinava un pesce intero e questo veniva sporzionato tra i commensali, sembra che oggi le “spine” facciano male solo a guardarle. Quando si parla di pescato si inseriscono vari elementi e una filiera che presuppone la coscienza e la consapevolezza di vari soggetti: pescatori, rivenditori, consumatori. Creare un fronte comune per una pesca più sostenibile con l’imperativo che il pesce deve essere “Locale” e “Stagionale”.

I PESCATORI

Anche nella pesca è diventata imprescindibile la sostenibilità; nei mari c’è sempre meno pesce e si sta intervenendo con diverse iniziative. A Caorle si sta attivando in questi mesi un progetto (finanziato dal GAC Veneziano, nell’ambito dei FLAG Projects FARNET) dal titolo “Sviluppo di attività ecosostenibili nell’ambito della pesca costiera del litorale di Caorle”. Il progetto è stato redatto dal Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, prevede un percorso verso una maggior attenzione alle risorse, all’ambiente e alla sostenibilità con lo scopo di spostare la visione degli operatori della pesca dalla ricerca di un profitto immediato verso un guadagno costante nel tempo. Intraprendere attività alternative di pesca turismo e ittiturismo svolte a integrare il reddito con la finalità di ridurre la pressione sulle risorse sfruttate. Da anni si attuano nei nostri mari periodi di fermo pesca per il ripopolamento dei pesci, si sono inserite normative della Comunità Europea per regolamentare le taglie dei pesci al consumo (è del 1173 un analogo regolamento editto dalla Serenissima Repubblica di Venezia, vedi tabella marmo a Rialto) e in alcune situazioni tali normative sono ancora disattese. Rispettare l’ambiente, i cicli biologici delle specie sfruttate con particolare attenzione ai periodi di deposizione e schiusura delle uova. Impiegare attrezzi a basso impatto sull’ambiente marino, oggi in molte aree si pesca ancora con le “incompatibili” turbo soffianti (vongole) distruggendo i fondali marini. Pensare a un mare rispettato attraverso la riduzione dei consumi di carburante e alle emissioni di CO2.

I RIVENDITORI

Sono l’anello di congiunzione tra produzione e consumo. Purtroppo in alcune occasioni si prende in giro il consumatore. Vendita di pesci freschi mescolati con pesci stantii, vendita di specie ittiche poco costose e sconosciute al posto di specie pregiate, pesci allevati per pesci di cattura in mare, linguate senegalesi vendute per sogliole, polpo bianco venduto al posto del verace, filetti di persico come cernia, squalo venduto come massa da taglio per spada o tonno. I rivenditori devono recuperare una loro professionalità, essere preparati, coinvolgenti a difesa della qualità. I filetti di pesce, considerato il fatto che le “spine” sono diventate una forma di allergia, si possono fare anche con il pesce fresco, i banchi di vendita possono essere allestiti con pesce già semi preparato per la cottura, come del resto fanno oggi i macellai. Il pesce cosiddetto povero è buono e costa poco e va proposto al consumo. Il pescato non deve essere in funzione del mercato e dei prezzi, ma è il consumatore attraverso il rivenditore che deve comprare quello che si pesca.

CONSUMATORI

Quando si va a fare la spesa occorre riflettere su quali scelte fare, dobbiamo coniugare il piacere con una maggior responsabilità negli acquisti, con la consapevolezza del potere che abbiamo nel condizionare i consumi. Rieducarci al consumo di pesce di specie cosiddette “neglette”, più povere, stagionali; costano anche di meno, diventeremo buongustai e soprattutto rispettosi delle risorse del mare. Se riusciamo a modificare culturalmente questi stili alimentari daremo una prospettiva contro l’impoverimento dei nostri mari, alla nostra salute e soprattutto al piacere di un pesce sostenibile. “Il pesce pescato bene è più buono

LOCANDA BAGGIO: CENE DEI PRESIDI PER L’EXPO

Nino Baggio con i suoi cuochi

Nino Baggio con i suoi cuochi

Da Locanda Baggio ad Asolo (TV) tutto è pronto per affrontare la grande esposizione universale 2015. Il suggestivo locale incastonato tra le colline asolane figura infatti tra le destinazioni suggerite dagli itinerari del gusto sulla piattaforma di Expo Veneto, il contenitore degli eventi proposti dal sistema produttivo, dagli enti e dalle associazioni regionali per promuovere le eccellenze made in Veneto in chiave internazionale. Per sei mesi da maggio ad ottobre, ogni giovedì sera Locanda Baggio proporrà agli ospiti uno speciale menù- degustazione portando in tavola un’accurata selezione di eccellenze del territorio certificate col marchio Presidio Slow Food, tutte rigorosamente a coltivazione biologica ed abbinate ai vini del Consorzio Montello e Colli Asolani. “Vogliamo utilizzare una vetrina unica e aperta al mondo come sarà Expo – spiega lo chef nonché proprietario Nino Baggio – come prezioso volàno per trasmettere i principi fondanti del nostro lavoro quotidiano, che utilizza le materie prime, specie quelle meno conosciute del territorio, rispettandole al massimo per esaltarle nel piatto in tutta la loro integrità.” Alcuni esempi? Tra i formaggi: l’Asiago stravecchio, il Monte Veronese di malga e il Morlacco del Grappa. Tra le verdure e i cereali; l’antico orzo delle valli bellunesi, il fagiolo ‘Gialet’ della Val Belluna, la farina di mais bianco perla, il riso di Grumolo delle Abbadesse, il carciofo violetto di Sant’Erasmo e il pero misso della Lessinia. Tra le carni, l’agnello dell’Alpago, la gallina padovana e l’oca in onto. Le cene degustazione si svolgeranno tutti i giovedì dalle 19.30 alle 21.30. Il menù è comprensivo di tre pietanze a scelta e tre vini in abbinamento. Si accettano prenotazioni da un minimo di 4 ad un massimo di 20 persone con almeno due giorni d’anticipo.  Info e prenotazioni: tel. 0423.529648 – 335.5292716.

 

LA PASTA POLENTA DI PAETO VINCE IL 1° PREMIO MAIS BIANCOPERLA

Il piatto vincitore

Il piatto vincitore

Tommaso Zacchello, della trattoria da Paeto di Pianiga (VE) ha vinto la prima edizione del concorso Premio Mais Biancoperla. La consegna è avvenuta venerdì sera alla Locanda Aurilia di Loreggia (PD) in una cena dove sono stati proposti i vini di Stefano Novello, dell’azienda agricola Ronco Severo di Prepotto (UD). L’idea è nata dalla Condotta Slow Food della Castellana e poi sposata dal Presidio Mais Biancoperla, tanto che vi hanno partecipato  giovani chef under 35 dello Slow Food Veneto. I dieci concorrenti provenivano da altrettanti trattorie o ristoranti inseriti nella Guida delle osterie d’Italia Slow Food. Martedì 10 marzo, lo stesso locale di Loreggia ha ospitato i cuochi, cinque il mattino e lo stesso numero il pomeriggio, e ciascuno ha avuto tre ore di tempo per realizzare il piatto su una ricetta già inviata in precedenza: l’elemento principale doveva essere il mais Biancoperla. Alla fine la giuria, presieduta da Galdino Zara, ha premiato Zacchello con il primo piatto Pasta polenta di mais Biancoperla con baccalà e verdurine su passata di piselli. Al secondo posto è giunto Daniele Turro, della Locanda Solagna di Vas (BL), che ha portato l’antipasto Hamburgher di trota e sedano rapa su sfoglia di mais Biancoperla. Al terzo, invece, troviamo Luigi Hernandez, della Locanda Wildner di Venezia, autore della Variazione di polenta Biancoperla e crostacei di laguna (antipasto). Questi gli altri locali partecipanti al concorso: Pironetomosca di Castelfranco (TV), che ha presentato i Gnocchetti di mais Biancoperla con Brocolo Fiolaro e calamari a spillo con crema di cipollotto (primo), l’Antica Trattoria al Bosco di Saonara (PD) con il piatto Millefoglie di mais Biancoperla con Gallina padovana, porro e vecia mastea su vellutata di Broccolo Fiolaro (Antipasto), la Laita la Contrada del Gusto di Altissimo (VI) con l’antipasto Perla dell’Alta Velle (interpretazione dei tajoi, ricetta vicentina a base di polenta e latte), La Gourmetteria di Padova con il dessert El massa bon cornetto, il ristorante Granpasso di Velo D’Astico (VI) con i Cannelloni di mais Biancoperla ai sapori e profumi di montagna (primo), osteria Alla Chiesa degli Artisti di Monfumo (TV) con il Biancoperla in brodo (primo) e l’Antica Osteria Paverno di Marano in Valpolicella (VR) il secondo piatto Millefoglie di farina di mais Biancoperla con mouse di radicchi rosso di Verona, Monte veronese, noci e crudo nostrano affinato con Amarone. Nella serata finale, la Locanda Aurilia ha ospitato una cena, dove sono stati serviti, come antipasto, il Biancoperla e Asiago, le Code di gambero croccanti, il Crostini di baccalà e acciuga, il Biancoperla con frattaglie di capretto. Si è proseguito con il Risotto di asparagi e il Capretto al forno con Tortino di patate. Prima del dessert, la degustazione del Formaggio di Malga Agordino, il Formaggio Stagionato in Grotta e il Formaggio Vezzena 30 mesi. Chiusura con Un amore di polenta Biancoperla della pasticceria Zorzi di Castelfranco Veneto. Ad accompagnare il tutto i vini di Stefano Novello dell’azienda agricola Ronco Severo: il Ribolla Gialla Collio 2012, Friulano riserva 2011, lo Schioppettino 2011 e il Moscato Passito Apianae.

Tommaso Zacchello premiato da Galdino Zara

Tommaso Zacchello premiato da Galdino Zara

A CORNUDA I SEGRETI DEL LIEVITO MADRE SECONDO FRACCARO

Fraccaro Spumadoro: la lavorazione del lievito madre

Fraccaro Spumadoro: la lavorazione del lievito madre

L’azienda dolciaria Fraccaro Spumadoro partecipa all’incontro dedicato al cibo e alla cultura dal titolo Alfabeto della Terra e della Tavola, che si terrà  alle 20 mercoledì 25 marzo presso la Tipoteca Auditorium a Cornuda (Tv). Ripercorrere la storia dell’uomo attraverso il cibo e l’evoluzione degli stili di vita: è questo il tema portante delle cinque serate organizzate in collaborazione con Slow Food Colline Trevigiane, Biblioteca Internazionale “La Vigna” e Ca’ Foscari Challenge School presso la Tipoteca Auditorium a Cornuda. Un percorso di gusto ideato dal docente universitario Danilo Gasparini che ricostruisce la storia del cibo partendo dalle lettere dell’alfabeto. La serata del 25 marzo “G di Grano e P di Pane”, nella quale si parlerà dell’evoluzione dell’uomo da allevatore ad agricoltore, sarà arricchita dalla presenza di Luca Fraccaro,  il quale racconterà agli ospiti l’evoluzione della storica azienda di Castelfranco Veneto che dal 1932 produce dolci. Da piccolo panificio oggi si è trasformata in una realtà artigianale che crea dolci storici come la Gondoeta e la Focaccia, che hanno deliziato intere generazioni di trevigiani. Luca Fraccaro porterà come testimonianza la storia della sua azienda che produce prodotti da forno con lievito madre ed insegnerà ai presenti a riconoscere il pane a lievitazione naturale lunga, che lievita fino a 72 ore e che rimane più soffice e fragrante. Nel corso della serata Danilo Gasparini, insegnante di storia dell’agricoltura e dell’alimentazione e ospite fisso di Geo&Geo su Rai 3, racconterà la grande trasformazione che ha visto l’uomo passare da allevatore di bestiame ad agricoltore, in grado di coltivare ortaggi e cereali utili per la sua sussistenza e per la creazione di alimenti fondamentali tra cui il pane fatto con il lievito madre. L’incontro sarà arricchito dalla lettura di testi letterari e da alcune proiezione di video, a testimonianza di come il cibo ed in particolar modo il pane siano da sempre presenti non solo nella vita, ma facciano parte anche nella cultura dell’uomo. La serata si concluderà al ristorante “Le Corderie” dove gli ospiti saranno avvolti dal profumo del pane appena sfornato e potranno degustare una cena con speciali ricette create appositamente dallo chef Cristina Colle. Gli altri appuntamenti con l’Alfabeto della Terra e della Tavola: 22 aprile, V di Vite e Vino; 20 maggio: B di Burro, F di Formaggio; 10 giugno: P di Pepe, Polenta, Patata e Pomodoro.

 

 

A PROPOSITO DI EXPO. PERCHE’ NON SIA SOLO UN EVENTO COMMERCIALE

di Galdino Zara

Il padiglione Italia a Expo 2015

Il padiglione Italia a Expo 2015

Siamo prossimi: il 1° maggio parte l’Expo che ha per tema il Cibo, “come nutrire il pianeta energia per la vita”. Una grande kermesse internazionale dove dovrebbero essere trattate tutte le tematiche inerenti al cibo, ma soprattutto dare risposte a chi il cibo non ce l’ha. La decisione che assegnò l’Expo a Milano è del 31 marzo 2008, l’assegnatario il Bie Comitato internazionale per le esposizioni. Da questa data cominciano subito i litigi tutti interni alla politica (destra), spartizione delle poltrone, incarichi per gli appalti da cui sono derivate abbondanti corruzioni, consulenze a peso d’oro. Soldi dei contribuenti buttati e lavori rallentati. Nel 2009 Carlo Petrini, presidente internazione di Slow Food, si fece ispiratore del progetto Orto Botanico Planetario; l’idea era quella di un Expo verde e sostenibile e non di mega strutture d’acciaio e cemento. Il progetto, ideato da cinque famosi architetti tra cui l’ex-assessore Stefano Boeri, doveva essere un viale trasformato in una “tavola planetaria” che i Paesi del mondo avrebbero imbandito con i prodotti e le colture del pianeta. Un parco agroalimentare, un grande orto che doveva restare a disposizione dei milanesi anche dopo la chiusura dell’esposizione. Il progetto venne definitivamente abbandonato nel 2011, a tale proposito il segretario del Bie Vicente Loscertales disse “non possiamo pensare che 150 mila visitatori vengano ogni giorno a Milano per vedere come si coltivano le melanzane del Togo” e aggiunse “per vivere serve più di un orto, non vuol dire che dobbiamo essere tutti vegetariani”: grand’uomo questo Loscertales. Chi avrebbe pagato il biglietto? Come si poteva non cementificare, visto che è l’esercizio più in voga in questo Paese, e la corruzione? Nel novembre 2013 si comincia a discutere del Protocollo di Milano nel 5° forum internazionale promosso dalla Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (il 6° forum si è tenuto nel dicembre 2014) con l’obiettivo di sensibilizzare il Governo e le istituzioni sull’urgenza di agire nei confronti delle sfide per rendere il sistema agroalimentare globale realmente sostenibile: abbattimento del 50% entro il 2020 dell’impressionante cifra di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo sprecato nel mondo, attuazione di riforme agrarie e lotta alla speculazione finanziaria, lotta alla fame e all’obesità attraverso la promozione di stili di vita sani. A tale proposito nell’ottobre 2014 al Salone del Gusto e Terra Madre di Torino Jamie Oliver, lo chef e attivista alimentare è intervenuto con Carlo Petrini a sostegno del protocollo. “Il protocollo di Milano unisce le persone, le imprese e i governi in un fronte unico, cosicché insieme possiamo sfidare lo status quo, richiedere pratiche più etiche e sostenibili nell’industria alimentare e assicurare un futuro migliore per i nostri bambini. Unendoci in una voce globale con un obiettivo comune, possiamo garantire un cambiamento positivo e duraturo”. Altresì Petrini afferma “il Protocollo di Milano è una straordinaria opportunità di sintonizzare su un sentire comune tante attenzioni, tante opportunità di cambiamento e soprattutto accompagnare fin dall’inizio il processo di costruzione del Protocollo: chi lo firma e lo sostiene si impegna formalmente; elementi chiari che consentano politiche produttive e di governo altrettanto chiare, traducibili in azioni e che siano, a distanza di tempo, verificabili” Il 7 febbraio 2015 a Milano Expo delle Idee, una giornata di confronto per riempire di contenuti la “Carta di Milano” un documento programmatico e impegno collettivo a favore di un’alimentazione equa e sostenibile. Esperti divisi in 42 tavoli tematici con l’obiettivo di dare un’anima all’Esposizione Internazionale. Ad oggi i lavori proseguono con la supervisione del presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone, sono stati venduti 8 milioni di biglietti, si avvicina il giorno dell’apertura. Rimangono alcune perplessità: esiste il pericolo che Expo sia solamente un’occasione per promuovere il cibo come merce, la sensazione che a Milano ci saranno tanti visitatori dove metteremo in mostra il nostro made in Italy, ma ci sarà anche tanto cemento messo in bellavista dalle grandi multinazionali del cibo e tante, tante abbuffate (sono previsti 120 punti di ristorazione) insomma un grande luna park con un evanescente futuro dopo la chiusura della Kermesse. Ma sono soprattutto le tematiche da affrontare e condividere quelle che destano preoccupazione. Ai governi presenti all’Expo bisognerà chiedere di rendere conto dello stato dei terreni agricoli del Mondo, bisognerà chiedere come in presenza di una sovrabbondanza di produzione di cibo ci siano ancora 868 milioni di persone che soffrono la fame. Bisognerà dare risposte economiche e finanziarie a quei Paesi che in molte situazioni sono già stati derubati delle loro materie prime e oggi non hanno i mezzi per comprare sementi e cibo. Bisognerà chiedere conto ai governanti del Mondo sull’escalation continua della produzione e vendita di armi in un mondo sempre più in guerra e nello stesso tempo non trovare i soldi per mettere fine alla fame. Agli organizzatori di Expo chiedere perché non ci sono a Milano i pescatori, i contadini, i formaggiari e trasformatori, perché non è rappresentata l’agricoltura famigliare che rimane la più grande economia di soddisfacimento dei bisogni primari degli esseri viventi. Comunque a Milano ci andremo, ci dobbiamo andare, sarà un’occasione unica per il nostro Paese attorno ad una tematica che ci coinvolge quotidianamente. Sarà sicuramente un’esperienza straordinaria, un luna park dove ognuno di noi troverà la sua o le sue giostre: potrete scegliere di visitare il padiglione della Monsanto per capire come e a quali condizioni intende sfamare il pianeta, oppure il padiglione di Slow Food con il tema della biodiversità nell’ambito della filiera lattiero-casearia nella logica del buono, pulito e giusto. Presenza, partecipazione e soprattutto coerenza con uno scenario del mondo dove si inseriscono nuove regole nella suddivisione della torta: che ognuno abbia la sua fetta e sia in grado di poterla comperare. Arrivederci a Milano!

MANGIA COME PARLI, CINZIA SCAFFIDI ALLA LIBRERIA LOVAT

indexSabato 7 febbraio alle 18 nella Libreria Lovat di Villorba (TV), via Newton 32 (tel. 0422.92697 – 0422.920039) Cinzia Scaffidi presenta il suo libro Mangia come Parli, ovvero dalla A di agricoltura alla Z di zappare, ecco come è cambiato il linguaggio del cibo e quali parole utilizziamo quando ci orientiamo, scegliamo, consumiamo, difendiamo o bistrattiamo il nostro cibo quotidiano. L’evento, in collaborazione con Slow Food Treviso, vedrà la partecipazione della giornalista della Tribuna di Treviso e autrice di libri sull’agroalimentare, Cristiana Sparvoli,  e di Gino Bortoletto, anima infaticabile di Slow Food. Alla fine dell’incontro aperitivo con assaggi offerto da Borgoluce. Ingresso libero.

TREVISO SLOW WINE: GLI 80 MIGLIORI VINI DEL TRIVENETO IN DEGUSTAZIONE

La presentazione di Slow Wine 2015

La presentazione di Slow Wine 2015

Dopo il successo dello scorso anno, torna Treviso Slow Wine, la rassegna dei Vini del Triveneto inseriti nella Guida SlowWine 2015! Slow Food Treviso, Slow Food Veneto e Best Western Premier BHR Treviso Hotel, nei locali del grande albergo di Quinto di Treviso, organizzano la II Rassegna dei Vini del Triveneto inseriti nella Guida SlowWine 2015 di Slow Food Editore domenica 1 febbraio 2015. Si potranno degustare i migliori vini di 80 aziende presenti nella guida assieme alle eccellenze gastronomiche proposte da artigiani selezionati da Slow Food. Ai partecipanti verrà richiesto il contributo d’ingresso di euro 10 per persona che comprende la degustazione di tutti i vini proposti e dei prodotti degli artigiani della gastronomia. In omaggio il calice con il porta-calice per la degustazione. Durante la giornata, sarà possibile gustare la cucina del ristorante DiVino Osteria Trevigiana con specialità tipiche trevigiane. Per maggiori informazioni: Slow Food Treviso. Cell. 335 7747008 – Email antonio@slowfoodtreviso.it; BW Premier BHR Treviso Hotel. tel. 0422.3730 – bhrtreviso.tv@bestwestern.it

GRANDE FESTA DA BORTOLOMIOL PER I 25 ANNI DI OSTERIE D’ITALIA

22309Grande occasione per conoscere da vicino i protagonisti di una delle guide della ristorazione più apprezzate d’Italia: Osterie d’Italia edita da Slow Food. Perché domenica 16 novembre, visto che la guida festeggia le sue nozze d’argento con le librerie e gli appassionati lettori, insomma 25 anni che segnano uno spartiacque  ben preciso sulla pubblicistica che riguarda la ristorazione, è stata organizzata una festa di altissimo livello nei locali dell’azienda agricola Bortolomiol a Valdobbiadene (TV). Sarà anche il momento della presentazione regionale della guida Osterie d’Italia 2015, che raccoglie ben 1733 locali censiti in tutta Italia dagli ispettori di Slow Food, presentazione che godrà della presenza del curatore nazionale delle Ostere d’Italia, Eugenio Signoroni, del coordinatore del Veneto Paolo Giolo e dal presidente regionale di Slow Food, Mauro Pasquali, oltre, naturalmente, a molti dei fiduciari delle Condotte del Veneto. Una grande festa durante la quale si potranno degustare alcuni tra i migliori vini della Bortolomiol. Ma oltre ai succitati i veri protagonisti saranno i cuochi di 10 osterie venete premiate con il simbolo della chiocciola, eccoli: Alle Codole di Canale d’Agordo (BL) con il piatto Tortino con verza , patata e speck e salsa tartufata; Al Ponte di Lusia (RO) con lo Stracotto d’asino con polenta di mais biancoperla; Madonnetta di Marostica (VI) con il Macafame (putana); La Ragnatela di Mirano (VE) con il Risotto di Grumolo delle Abbadesse con baccalà; Dalla Libera di Sernaglia della Battaglia (TV) con i Canederli alla ricotta senza farina; La Tavolozza di Torreggia (PD) con i Bocconcini di faraona con pevarada leggera; Il Basilisco di Treviso con l’Ossocollo di maiale cotto nella creta con insalata di cavoli cappucci e cotenne croccanti; Ostaria da Mariano di Mestre (VE) con i Folpeti in insalata con patata di montagna; Al Bersagliere di Verona con il Diplomatico; la Locanda Solagna di Vas (BL) con la Zuppa d’orzo delle valli bellunesi con le verdure dell’orto. I partecipanti con 10 euro avranno la possibilità di degustare due piatti, di avere il calice e portacalice, per l’abbinamento più appropriato. Volendo continuare la degustazione si pagheranno 4 euro per ogni piatto, compresi i vini. Anche la guida “Osterie d’Italia” potrà essere acquistata ad un prezzo straordinariamente conveniente. L’appuntamento è alle ore 10,30 al Parco della Filandetta dell’Az. Bortolomiol, con accesso da Viale Mazzini, 2 con la presentazione della Guida 2015. Dalle ore 12 alle ore 16 degustazioni. In caso di maltempo la festa si svolgerà al coperto.