PINOT GRIGIO 2006 RISERVA. TARGATO GRAVNER

Joško Gravner presenta il Pinot Grigio Riserva 2006. Un vino in purezza realizzato in edizione limitata – solo 1500 bottiglie – che chiude un cerchio nella storia di Gravner, e si prepara ad aprirne uno nuovo. Al Pinot Grigio 2006, infatti, seguiranno solo il 2007, 2009 e 2011 perché il vigneto Njiva da cui proviene, è stato espiantato a fine 2011. Una scelta che lascia spazio a un nuovo racconto della storia di Gravner: coltivare solo uve Ribolla e Pignolo. Le uniche uve con cui in futuro verranno prodotti tutti i vini della cantina di Oslavia (Gorizia).
“La storia della nostra azienda – spiega Joško Gravner – è racchiusa in una serie di eventi che sono come cerchi nella nostra vita di viticoltori. Tutti eventi importanti e necessari. Dai grandi successi con i vitigni internazionali degli anni ’80 e ’90, fino alla grandinata del ’96, che ha segnato le nostre viti, costringendoci a riconsiderare il nostro modo di fare vino. Ora è il momento di un nuovo inizio. I nostri prossimi vini saranno prodotti solo con uve Ribolla e Pignolo. L’ultimo Pinot Grigio è per noi molto importante perché scrive il prossimo cerchio”.
Il Pinot Grigio 2006 viene da una selezione delle migliori uve e ha fermentato in anfore georgiane interrate, con lunga macerazione con lieviti indigeni e senza alcun controllo della temperatura. La svinatura e la torchiatura sono state eseguite in aprile. In seguito il Pinot Grigio è tornato per altri 5 mesi in anfora, per poi affinare 6 anni in grandi botti di rovere e venire imbottigliato con luna calante nel 2013 senza alcuna chiarifica o filtrazione. Dopo tre anni di ulteriore affinamento in bottiglia è oggi pronto per finire sul mercato. Come tutti i bianchi di Gravner va servito a temperatura di cantina di 16-18° C. Costo al pubblico circa 110 €.

JOSKO GRAVNER (foto A. Barsanti)

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FRACCARO SPUMADORO: PANETTONE BIO SENZA GLUTINE CON LIEVITO NATURALE

panettone-bio-senza-glutineProdotto solo con ingredienti biologici selezionati e seguendo la tradizionale ricetta del classico dolce natalizio: nasce così il Panettone Bio Senza Glutine dell’azienda artigianale Fraccaro Spumadoro, il primo al mondo realizzato con lievito naturale e pensato per tutte quelle persone intolleranti al glutine o celiache. Questa novità realizzata dai Pastry Chef Fraccaro è stata presentata davanti agli operatori di settore e ai buyer mondiali in anteprima fra le grandi tendenze e innovazioni alimentari che caratterizzeranno l’industria agroalimentare di domani, alla fiera Sial di Parigi all’interno dell’area “Il Buon Gusto Italiano”. Per le festività natalizie il Panettone Bio Senza Glutine Fraccaro è disponibile sugli scaffali delle migliori pasticcerie di tutta Italia a partire da € 17,90 (nel formato da 500 g) ed è inoltre un prodotto acquistabile dalle persone affette da celiachia con i ticket mensili rilasciati dal Servizio Sanitario Nazionale. Straordinariamente buono e soffice, il Panettone Bio Senza Glutine Fraccaro, è nato per accompagnare le festività di tutti gli italiani soprattutto degli amanti della cucina biologica e naturale che quest’anno potranno trovare sotto l’albero, oltre ai classici panettoni e pandori della linea Pasticceria Fraccaro realizzati con farina di frumento, anche quello biologico senza glutine, prodotto con farina di riso, fecola di patate e amido di mais, burro, uova, uvetta e frutta candita, tutto da agricoltura bio. “In Italia sono sempre più le persone affette da celiachia o coloro che soffrono di intolleranza al glutine – afferma Luca Fraccaro, CEO dell’azienda – ed è proprio per loro che, con l’avvicinarsi delle festività, abbiamo voluto realizzare il tradizionale dolce natalizio, ma senza glutine: un panettone prodotto artigianalmente con lievito naturale ed ingredienti gluten free di prima qualità e biologici certificati”. Questo nuovo Panettone Fraccaro Spumadoro è infatti certificato Bio da Icea ed è inoltre inserito nel registro dei prodotti senza glutine rilasciato dal Ministero della Salute, in quanto per la sua produzione l’azienda dolciaria veneta si è dotata di un laboratorio a parte e di un forno apposito, al fine di evitare qualsiasi tipo di contaminazione con prodotti e farine contenenti glutine.

 

LUIGI GREGOLETTO VIGNAIOLO DELL’ANNO. A PIACENZA 2 GIORNI CON I VINI FIVI

LUIGI GREGOLETTO

LUIGI GREGOLETTO

Sarà Luigi Gregoletto, vignaiolo in Conegliano-Valdobbiadene, a ricevere il premio Romano Levi per il Vignaiolo dell’anno conferito dalla FIVI durante il Mercato dei Vini in Fiera a Piacenza. La sua famiglia da più di 400 anni lavora la terra e coltiva la vite. “Luigi Gregoletto rappresenta quella figura di vignaiolo che sa di essere custode, non padrone della sua terra. E la coltiva con la cura di chi sa che la terra rimarrà anche in futuro e darà buoni frutti solo se rispettata. Rappresenta una generazione che ha visto la povertà diventare ricchezza, ma ha mantenuto i piedi sempre saldi a terra, come le radici dei suoi storici vigneti. Rappresenta quelle figure che sono ambasciatori di un territorio, scrigni di sapere e di passione, esempio del passato e faro per i vignaioli del futuro”. Gregoletto sarà uno dei protagonisti della sesta edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti che sabato 26 e domenica 27 novembre vedrà riuniti 421 vignaioli che racconteranno il territorio attraverso i loro prodotti. Un’occasione per conoscere i vini di vignaioli provenienti da tutta Italia, anche attraverso quattro degustazioni tematiche condotte dagli stessi produttori. Saranno inoltre consegnate le targhe FIVI a sette nuovi punti di affezione. Sono enoteche e ristoranti che hanno in carta i vini dei Vignaioli Indipendenti e che possono esporre lo stemma dell’associazione nel loro locale. Per la prima volta saranno consegnate anche a due locali fuori Italia, uno a Tallin e uno a Berlino.  Ma il Mercato diventa anche mostra. All’ingresso del padiglione fieristico si potranno infatti ammirare quest’anno 15 opere dell’oste pittore Giordano Floreancig. Attraverso pennellate decise e impietose e una pittura ricca di significati e forza, l’artista friulano esprime la tragedia dell’esistenza umana. Nel salone della Fiera saranno invece esposte le 5 foto vincitrici del contest #chinonbeveincompagnia, lanciato sui social media da FIVI, che ha raccolto scatti in vigna o nella natura sul tema della festa. Gli autori saranno premiati con un soggiorno in agriturismo e con bottiglie di vino. Gli orari di apertura del Mercato dei vini sono: sabato dalle 11.30 alle 19.30 e domenica dalle 11 alle 19. Ingresso 15 euro (ridotto 10 euro per i soci AIS – FIS – FISAR – ONAV e SLOW FOOD).

LA MOSTRA MERCATO FIVI A PIACENZA

LA MOSTRA MERCATO FIVI A PIACENZA

DOPO REPORT E’ POLEMICA. BORTOLIN: “BASTA CON IL NOME PROSECCO”

 

proseccoRiceviamo e pubblichiamo

Gentile dottoressa Gabanelli,

ho sempre seguito con grande interesse il suo programma avendo stima del suo lavoro e della sua professionalità, ma sono rimasto molto deluso dal servizio andato in onda il 14 novembre relativo al “Fenomeno Prosecco”, fenomeno che conosco molto bene essendo io il titolare di una cantina sita nel cuore della Docg Conegliano-Valdobbiadene: Guia di Valdobbiadene. Prima di me mio padre, mio nonno e il mio bisnonno hanno coltivato questa terra impervia, con le sue “rive” scoscese che si possono vendemmiare solamente a mano, producendo esclusivamente “Prosecco”. Ma non un “Prosecco” qualsiasi, come invece nel servizio è stato presentato indistintamente, bensì il Prosecco Superiore che con il prodotto omonimo coltivato in quell’ampia fetta di territorio compreso tra Venezia, Treviso e Trieste ha veramente poco a che fare. Il vitigno è lo stesso, il Glera, ma le peculiarità del territorio di Valdobbiadene con le sue caratteristiche colline e il microclima unico, lo trasformano in uno spumante decisamente superiore in profumi, aromi e qualità. Non per niente il costo delle uve, come da voi sottolineato, è più alto. E questo perché, rispetto all’uva glera coltivata nelle pianure trevigiane, veneziane e triestine, quella dei nostri vigneti è raccolta rigorosamente a mano come previsto dal disciplinare. La particolare conformazione del nostro territorio rende quasi impossibile il passaggio di trattori o di atomizzatori la nostra agricoltura viene definita per questo “eroica”. All’interno del vostro servizio non è stato fatto un chiaro riferimento a questa distinzione (Prosecco Docg e Prosecco Superiore Docg) mettendo così anche noi nel mucchio di coloro che sono stati accusati più o meno velatamente di essere dei produttori senza scrupoli, interessati solo ad aumentare la produzione, noncuranti della salute dei cittadini e della tutela del territorio, quando siamo i primi a voler prendere le distanze dal “fenomeno Prosecco”, i primi ad essere danneggiati dall’allargamento della Denominazione, i primi a non voler intensificare le coltivazioni. La nostra Denominazione Conegliano-Valdobbiadene prevede una resa per ettaro molto inferiore rispetto a quella della DOC ( 135 contro 180 quintali ettaro), un modo questo per migliorare la qualità delle uve ma anche per rispettare le nostre colline, tutelando il paesaggio. La coltivazione intensiva dei vigneti non è nell’interesse dei coltivatori di Valdobbiadene, così come non lo è l’utilizzo di trattamenti che possano danneggiare la salute di tutti noi che viviamo con le nostre famiglie proprio immersi tra questi vigneti. Riguardo ai trattamenti, a meno che non ci sia l’esplicita volontà di parteggiare per i vini bio contro tutti gli altri, è necessario spiegare ai tanti spettatori del programma che è normale eseguire dei trattamenti, qualsiasi sia la coltura agricola. A sentire il vostro servizio sembrerebbe davvero che da parte nostra non ci sia la ben minima cura e rispetto del territorio e delle persone: mi creda, tolto qualcuno privo di buon senso, il resto degli addetti ai lavori sa bene come comportarsi e svolge il suo lavoro attenendosi scrupolosamente ai regolamenti in materia. E’ nostro primario interesse come cittadini di questo territorio denunciare coloro che non rispettano la legge e pretendere che vengano sanzionati. Per questo chiediamo maggiori controlli. Ma al tempo stesso non possiamo tacere di fronte alla presentazione di una versione distorta della realtà: nel vostro reportage si mostrano ripetutamente trattamenti eseguiti da elicotteri non più in uso da almeno 3/4 stagioni. Una pratica che comunque veniva utilizzata solo per 380 ettari all’anno su 6500 ettari coltivati in quell’epoca. Poco più del 5% eppure sembrava quasi usassimo solo quello. Mi dispiace davvero dover osservare la confusione con cui è stato montato il servizio, generalizzando i problemi senza però affrontare il problema vero. Il “fenomeno Prosecco” non appartiene a Valdobbiadene, ma è qualcosa che a noi coltivatori di Valdobbiadene fa rabbrividire, che noi stessi contrastiamo puntando sulla qualità dei nostri prodotti e non sul numero di bottiglie.Basti pensare che il Consorzio del Conegliano-Valdobbiadene DOCG produce quasi 80 mln di bottiglie, con crescita annua di un paio di milioni di bottiglie, mentre il Prosecco DOC nel 2015 ha prodotto circa 355 milioni di bottiglie, 50 milioni in più rispetto all’anno precedente, quasi 2/3 della nostra intera produzione. E’ da tempo che sostengo la necessità per noi viticoltori di Valdobbiadene di sdoganarci dal nome “Prosecco” che è ormai sfruttato da tanti come opportunità di business internazionale, data la richiesta del mercato. E il mercato, soprattutto quello internazionale, non ha ancora capito la differenza né è in grado di apprezzare il valore della nostra viticoltura eroica, della nostra storia. Non ci interessa vendere di più, semplicemente perché più di così non possiamo produrre senza danneggiare irrimediabilmente questo territorio straordinario e bellissimo. Ci interesserebbe semplicemente essere riconosciuti. Una volta il “Prosecco” si coltivava solo nelle nostre colline e in una piccola parte della provincia di Treviso e se c’è qualcuno che deve sentirsi “derubato” siamo proprio noi. E’ solo sulle nostre colline scoscese che i raggi del sole raggiungono i vigneti con un inclinazione tale da far maturare le uve e conferendo loro quei profumi inimitabili. Ed è solo sulle nostre colline che il “Prosecco” si trasforma in un nettare unico che nel suo aroma racchiude tutta la tradizione enologica dei nostri antenati, tutta la nostra storia.Tutti noi viviamo in stretto contatto con questo territorio, immersi con le nostre case e i nostri figli nei nostri vigneti, così come lo sono stati i nostri genitori e i nostri nonni. E per le nostre famiglie desideriamo solo il meglio, di poter continuare a vivere del nostro lavoro, in sicurezza e nella salvaguardia della nostra amata terra. Peccato che una trasmissione che ho sempre ritenuto integerrima (finchè toccava argomenti che non conoscevo così direttamente) abbia trattato questa questione con tanta superficialità, non comprendendo affatto il “fenomeno Prosecco” e, anzi, contribuendo a rafforzarlo a nostro svantaggio. E’ forse davvero arrivato il momento, come io affermo da tempo, di dire basta al nome “Prosecco” e di chiamare i nostri vini esclusivamente “Conegliano-Valdobbiadene”.

Desiderio Bortolin, titolare della cantina Bortolin Angelo a Valdobbiadene

 

TUTTO QUEL CHE SERVE SAPERE SULLE MELE BY CRISTIANA SPARVOLI

copertina-mela-1“Cogli la prima mela”. Angelo Branduardi? No: Cristiana Sparvoli. Non di musica si tratta questa volta ma di cibo e, soprattutto, di quel gustoso scrigno dalle mille proprietà benefiche che è la semplice mela. Gli è che Sparvoli, giornalista e appassionata food writer, è uscita da pochi giorni con il suo ultimo libro: Cogli la prima mela (Editoriale Programma, 9 euro, pagg. 159, domani venerdì 11 novembre la presentazione, ore 18, alla libreria Lovat di Villorba, in provincia di Treviso). E che questo libro sia un piccolo tesoro lo stanno a dimostrare le varie sezioni che lo compongono, nonchè i bei disegni di Matilde Caratozzolo. Dalla storia antica in epoca romana (illuminante l’intervista con lo storico Gian Domenico Mazzocato), dove il colorato frutto veniva già usato in salse e piatti che adesso ci manderebbero in ospedale, fino ai giorni nostri con il quasi monopolio del Trentino Alto Adige come produttore, non dimenticando però i tesori della Valbelluna e la salvezza delle mele antiche. Sparvoli ad ogni modo, giornalista com’è, entra nel merito della questione, spiegando sia le proprietà del frutto, sia i tempi di maturazione e raccolto, intervista chef e produttori, propone ricette di tutti i tipi e usi, dal dolce al salato. Tocca quella mela particolare che è la cotogna, superba dolcezza invernale. Come sempre, dunque, Sparvoli offre un excursus esaustivo e completo sull’argomento. Non resta che chiudere con le parole di Flavio Birri, “corsaro” veneziano del food: “quale dono migliore da parte di Gaia, Madre Terra, se non la mela? Ecco, è partendo da questo che l’autrice, penna attenta e curiosa gourmet, ci racconta le tante gustose declinazioni culinarie di un frutto che si è fatto mito”.