CONSORZIO TUTELA FORMAGGIO ASIAGO PRESENTA “IL RICETTARIO DELLA MALGA”

Nuova tappa dell’impegno per la valorizzazione della produzione d’alpeggio del Consorzio Tutela Formaggio Asiago che pubblica “Il Ricettario della Malga – 10 Ricette di Montagna con i Ristoratori 7 Comuni”. Il volume è un viaggio inedito attraverso l’Altopiano di Asiago, la zona originaria di produzione della denominazione d’origine protetta e il più grande comprensorio malghivo per numero ed estensione di tutta Europa.

“Il Ricettario della Malga – 10 Ricette di Montagna con i Ristoratori 7 Comuni” nasce dalla volontà di esaltare i tre principali elementi distintivi della produzione di Asiago Dop: l’uomo, la natura e l’alimentazione. Il volume accompagna in un viaggio nell’ambiente delle malghe e nel lavoro dei malghesi da un punto d’osservazione non consueto, dove la scoperta di uno dei formaggi più celebri al mondo passa dall’incontro umano e professionale di casari e ristoratori assaporando ricette, racconti, profumi di montagna. Di malga in malga, di pagina in pagina, gli chef e i malghesi dell’Altopiano diventano gli originali compagni di un’inedita escursione lungo le vie dell’alpeggio e svelano al lettore, con i loro volti complici e sorridenti, quanti tesori sono custoditi in una forma di formaggio Asiago Dop e nel suo utilizzo in cucina.

L’Altopiano dei 7 Comuni è un unicum in Europa: racchiude infatti un centinaio malghe pubbliche, 28 delle quali producono formaggio e, di queste, 11 malghe producono Asiago Dop Prodotto della Montagna, l’essenza più tipica del territorio montano, specialità casearia fatta totalmente al di sopra dei 600 metri, riconosciuta e tutelata dall’Unione Europea fin dal 2006. Questo patrimonio di biodiversità è valorizzato dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago con un apposito e restrittivo disciplinare e, in quasi quindici anni di tutela, ha visto la costante crescita del numero di soci produttori, oggi il 41 per cento sul totale, facendo di questa produzione occasione unica di promozione e valorizzazione dell’intero comprensorio.

«Questa pubblicazione – afferma Fiorenzo Rigoni presidente del Consorzio Tutela Formaggio Asiago – è parte del percorso che vede il Consorzio impegnato a far conoscere ed apprezzare la produzione di montagna partendo proprio da chi, ogni giorno, ne garantisce le sue qualità distintive.  Un’occasione per testimoniare come il formaggio Asiago Dop sia non solo un prodotto unico, dalla storia millenaria ma anche un’espressione di valori attualissimi e contemporanei che puntano alla naturalità, al rispetto dell’ambiente e al benessere animale».

“Il Ricettario della Malga – 10 Ricette di Montagna con i Ristoratori 7 Comuni”, è un progetto ideato con il Consorzio Tutela Formaggio Asiago, a cura di Antonio Busellato, per la parte grafica e visuale, Luca Benetti per la fotografia, Roberto Busellato e con i testi e i contenuti di Margherita Grotto.

FASE 3: COLDIRETTI, CIBO ITALIANO FESTEGGIA 200 ANNI NASCITA ARTUSI

Marco Vuerich

 

«L’esaltazione del cibo, la valorizzazione delle ricette regionali e dei piatti della tradizione rurale sono il tributo che i contadini ai fornelli di Campagna Amica dedicano al padre della cucina italiana, Pellegrino Artusi, in occasione del bicentenario della nascita». È quanto dichiara Diego Scaramuzza presidente nazionale degli agriturismi di Terranostra, che aggiunge: «Non manca nella biblioteca degli operatori agrituristici e neppure tra le lezioni previste dai corsi di formazione che ogni anno sono promossi sul territorio, il riferimento alla scuola del maestro che ha saputo amalgamare non solo gli ingredienti tipici locali ma anche la cultura del mangiare sano secondo i principi base della dieta mediterranea».

È anche grazie al prezioso lavoro di Artusi – sottolinea Coldiretti – se l’agroalimentare italiano in pochi anni da una economia di sussistenza ha saputo conquistare primati mondiali e diventare simbolo e traino del Made in Italy grazie all’agricoltura più green d’Europa con 305 specialità ad indicazione geografica riconosciute a livello comunitario e 524 vini Dop/Igp, 5155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la penisola, la leadership nel biologico con oltre 60mila aziende agricole biologiche e la più grande rete mondiale di mercati di agricoltori e fattorie con Campagna Amica. Non a caso il cibo rappresenta per quasi il 18 per ento degli italiani la principale motivazione di scelta del luogo di villeggiatura, mentre per un altro 50 per cento costituisce uno dei criteri su cui basare la propria preferenza e solo un 7 per cento dichiara di non prenderlo per niente in esame, secondo un’indagine Coldiretti-Ixe’.

Molti dei piatti, descritti per la prima volta dall’Artusi sono – sottolinea la Coldiretti – frutto di un mix delle diverse esperienze regionali che sono diventati oggi il simbolo del nostro Paese: dal “sugo di carne” della domenica italiana alla balsamella, dai maccheroni alla napoletana al risotto alla milanese, dalla fiorentina ai saltimbocca alla romana fino al minestrone che sotto un unico nome lungo tutto lo stivale incorpora però ingredienti diversi. Il minestrone – ricorda la Coldiretti – venne scoperto dall’autore a Livorno ma col passar del tempo è diventato famoso in tutta Italia, anche se con caratteristiche diverse in base ai prodotti locali e alle tradizioni come lui stesso dice “padronissimi di modificarlo a vostro modo a seconda del gusto d’ogni paese e degli ortaggi che vi si trovano……lesso, fagioli, cavolo verzotto, spinaci, poca bietola, prosciutto grasso, una piccola cipolla, zucchino, poco sugo di pomodoro…”.

Lo stesso ragù di carne che oggi viene considerato il primo attore della domenica in famiglia è stato codificato dal profeta della cucina italiana “prendete un pezzo di carne nel lucertolo e steccatelo con fettine di prosciutto grasso e magro … battutino di lardone, aglio, prezzemolo, sale e pepe. Accomodata la carne… e legata collo spago per tenerla più unita, ponetela al fuoco con un battuto di lardone e cipolla finemente tritata… rosolata che sia la carne e consumato il battuto, aggiungetevi tre o quattro pezzi di pomodoro sbucciati e quando questi siano distrutti, unitevi, a poco per volta, del sugo di pomodoro passato. In mancanza di pomodori freschi servitevi di conserva”.

E la balsamella divenuta col passar del tempo besciamella, ancora oggi – precisa la Coldiretti – accompagna ogni piatto di festa e gli ingredienti, sono da sempre gli stessi: farina, burro, latte. La “Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” è stato pubblicato per la prima volta nel 1891 oltre ad essere un delizioso ricettario, rappresenta il vero punto fermo della tradizione culinaria italiana attraverso lo studio delle varie cucine regionali per rivisitarle dando loro una sorta di base comune, di minimo comun denominatore, capace di creare una nuova tradizione.

CORONAVIRUS. COLDIRETTI, LA FIRMA DEL DECRETO PER L’ETICHETTA SALUMI MADE IN ITALY SALVA LA PRODUZIONE VENETA

Salami, mortadella, prosciutti e insaccati italiani saranno etichettati Made in Italy. A Roma la storica firma per l’etichettatura di origine sui salumi firmato all’Assemblea Coldiretti con il segretario generale della Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, il Ministro dello sviluppo Economico Stefano Patuanelli, il Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova e il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. Dopo il benestare dell’Unione Europea alla procedura per smascherare l’inganno della carne straniera spacciata per nostrana ora c’è anche il decreto – commenta Coldiretti Veneto regione dove si concentra il 7 per cento della produzione nazionale pari ad un valore di 200 milioni di fatturato dato da 70 mila capi destinati a prosciutti Dop e allevati da oltre 300 imprenditori suinicoli.  L’etichettatura dei salumi è l’ultimo capitolo della storica battaglia per la trasparenza condotta dalla Coldiretti che ha portato l’Italia all’avanguardia in Europa. L’obbligo di indicare in etichetta l’origine per pelati, polpe, concentrato e altri derivati del pomodoro era arrivato grazie alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale 47 del 26 febbraio 2018, del decreto interministeriale per l’origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50 per cento da derivati del pomodoro. Il 13 febbraio 2018 è entrato in vigore l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano per la pasta e del riso, ma prima c’erano stati già diversi traguardi raggiunti: il 19 aprile 2017 è scattato l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre, a partire dall’1 gennaio 2008, vigeva l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro. Ora l’obiettivo della Coldiretti è quello di estendere l’etichetta anche ai prodotti ortofrutticoli trasformati, dai succhi di frutta alle marmellate ma anche legumi in scatola senza dimenticare l’esigenza di arrivare anche nei ristoranti ad indicare la provenienza della carne e del pesce serviti a tavola. Per Coldiretti, a livello Unione Europea il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, mentre la Commissione Europea ha recentemente specificato che l’indicazione dell’origine è obbligatoria anche su funghi e tartufi spontanei.

DAZI USA TREMA IL MADE IN ITALY. COLDIRETTI VENETO, GRANA PADANO E ASIAGO NEL MIRINO DELLA MANOVRA DI TRUMP

Ettore Prandini

Formaggi, insaccati, succhi e liquori nel mirino della manovra di Donald Trump. La minaccia del presidente degli Stati Uniti di imporre nuovi dazi preoccupa anche l’Italia dopo il crollo del 43 per cento delle esportazioni Made in Italy negli Stati Uniti durante il lockdown a causa dell’emergenza coronavirus. È quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Istat ad aprile con gli Stati Uniti che si classificano come il terzo partner commerciale dell’Italia dopo Germania e Francia.

La Rappresentanza americana per il commercio (Ustr), nell’ambito della disputa nel settore aereonautico tra l’americana Boeing e l’europea Airbus, ha infatti avviato – sottolinea la Coldiretti – la procedura di consultazione per modificare l’attuale black list di prodotti europei sottoposti a dazi con aumenti fino al 100 per cento delle tariffe aggiuntive applicate.

La possibilità di una nuova guerra commerciale con l’imposizione di ulteriori dazi da 3,1 miliardi di dollari – dice l’associazione di categoria – rischia di avere effetti devastanti sul settore agroalimentare Made in Italy già colpito lo scorso 18 ottobre da tariffe aggiuntive del 25 per cento su circa mezzo miliardo di euro di esportazioni di prodotti agroalimentari nazionali come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Provolone, Asiago, Fontina, ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello.

«Occorre impiegare tutte le energie diplomatiche per superare per superare inutili conflitti che rischiano di compromettere la ripresa dell’economia mondiale duramente colpita dall’emergenza coronavirus» ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

GAGGAN ANAND FIRMA PER LA PRIMA VOLTA UNA PIZZA IN ITALIA

Dopo il grande successo della pizza limited edition creata a quattro mani per il delivery della Cascina dei Sapori insieme allo chef Riccardo Camanini del Lido 84 di Gardone Riviera, Antonio Pappalardo si ripete e lo fa in grande stile. Infatti, la nuova proposta è stata realizzata con Gaggan Anand, lo chef indiano che ha conquistato con il ristorante che porta il suo nome a Bangkok (chiuso per problemi tra soci e riaperto a inizio novembre sempre a Bangkok con lo stesso nome) il quarto posto al mondo della The World’s 50 Best, oltre a risultare dal 2015 al 2018 per 4 volte consecutive in vetta degli Asia’s 50 Best Restaurant e a ottenere il riconoscimento delle due stelle Michelin.

«Sono stato nel suo ristorante a Bangkok sei anni fa e ho sempre ammirato la sua idea di cucina, ma purtroppo non ho avuto modo di conoscerlo di persona. Così gli ho scritto e nel corso degli anni mi ha sempre risposto, fino a oggi quando mi ha dato la sua disponibilità per questa iniziativa – spiega Antonio PappalardoGaggan ama la pizza, così si è reso molto propositivo, dando gli input per gli ingredienti e su come valorizzarli al meglio. Il mio lavoro è stato di rendere fattibile la sua realizzazione e creare un perfetto equilibro tra il topping e l’impasto».

La pizza limited edition che prenderà il nome di Gaggan sarà disponibile fino al 15 luglio, solo per i clienti della Cascina dei Sapori, quindi non sarà possibile ordinarla in asporto. La pizza, nata dopo uno scambio di idee tra Antonio e Anand, sarà una tonda con patate, gorgonzola dolce, peperoncino fresco, olio al rosmarino, pesche, acciughe e pinoli. In carta sarà presentata in perfetto stile Gaggan, inserendo al posto dei nomi degli ingredienti le emoticons degli stessi, come fa lo chef indiano nel suo menù.

DAL 3 GIUGNO, FRONTIERE APERTE A 30 MILA BRACCIANTI STRANIERI IN VENETO

Se l’arrivo di turisti stranieri resta una incognita, l’apertura delle frontiere italiane ai cittadini europei senza obbligo di quarantena aiuta a salvare i raccolti Made in Italy nelle campagne con il ritorno nel nostro Paese dei circa 150 mila lavoratori stagionali comunitari provenienti da Romania, Polonia  e altri Paesi europei rimasti fino ad ora bloccati per la pandemia. E’ quanto stima la Coldiretti nel commentare positivamente la riapertura delle frontiere dal 3 giugno senza obbligo di quarantena ai cittadini europei e dell’area Schengen, mentre per gli extracomunitari occorrerà attendere il 15 di giugno. Trentamila sono quelli attesi in Veneto, spiega Coldiretti riferendosi agli oltre 70 mila braccianti presenti sul territorio regionale nel 2019 impegnati nelle aziende agricole nelle varie fasi di attività: dalla lavorazione del terreno alla manutenzione dei mezzi meccanici, dalla potatura alla cura degli animali fino alla raccolta di ortaggi e frutta. Si tratta di una decisione che consente di garantire professionalità ed esperienza alle imprese agricole italiane grazie al coinvolgimento temporaneo delle medesime persone che ogni anno attraversano il confine per un lavoro stagionale per poi tornare nel proprio Paese. «Le nostre imprese agricole si stanno già impegnando per accompagnare il trasferimento dei lavoratori europei dai Paesi di origine in Italia» afferma il presidente di Coldiretti Veneto Daniele Salvagno nel sottolineare che “viene dall’Unione Europea poco meno della metà dei lavoratori stagionali stranieri occupati in agricoltura dove nel tempo hanno costruito rapporti fiduciari con le imprese».

Secondo le stime della Coldiretti più di un quarto del Made in Italy a tavola viene raccolto nelle campagne da mani straniere con 370 mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno in Italia dall’estero, fornendo il 27 per cento del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore. In Veneto la comunità di lavoratori agricoli europei più presente è quella rumena (14 mila) quella dei polacchi (2 mila). Sono anche i nordafricani a coprire la richiesta di manodopera con 7 mila unità e altre 4 mila rappresentate dagli indiani impiegati soprattutto nelle stalle.  Numeri che contribuiscono a colmare il gap attuale dopo che su sollecitazione della Coldiretti sono già stati prorogati fino al 31 dicembre i permessi di soggiorno per lavoro stagionale in scadenza ed è stato ottenuto nel decreto Cura Italia prevede che le attività prestate dai parenti e affini fino al sesto grado non costituiscono rapporto di lavoro nè subordinato nè autonomo, a condizione che la prestazione sia resa a titolo gratuito. In questo contesto – sostiene la Coldiretti – è ora necessaria pero’ anche una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa ridurre la burocrazia e consentire anche a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui scuole, università e molte attività economiche sono rallentate e tanti lavoratori sono in cassa integrazione.

Con giugno – riferisce la Coldiretti – si intensifica l’attività nelle campagne: dopo fragole, asparagi, carciofi e altri ortaggi, con l’aprirsi della stagione i prodotti di serra lasciano il posto a quelli all’aperto, partendo dal sud per arrivare al nord. Da maggio a ottobre i campi avranno bisogno di braccianti per far arrivare alle tavole meloni, cocomeri, pesche, albicocche, mele, pere. Da non dimenticare olive e uva per fare olio e vino verso l’autunno.

FASE 2: COLDIRETTI, IN VENETO BOOM DI GELATO A CHILOMETRO ZERO

Carolina Da Rold

 

Esplode la voglia di gelato dopo il lockdown con il boom dei consumi favorito dal grande caldo e dalla voglia di passeggere all’aria aperta. 

E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che l’Italia detiene la leadership mondiale nella produzione di gelato artigianale sia nel numero di punti vendita che per fatturato. Molto apprezzate in Veneto anche nel fine settimana appena passato le agrigelaterie  – dice Coldiretti – con produzione locali e gusti a chilometro zero, secondo i principi della stagionalità. Sul territorio da Verona a Belluno gli esempi sono identitari. I gusti si possono scegliere e consumare in campagna, in spazi aperti e immersi nella natura. E’ il caso dell’agrigelateria Manzati di Sona che produce il gelato grazie al latte quotidiano delle 30 mucche in stalla. Tra i gusti preferiti dei clienti quelli naturali al fior di latte, ricotta e fichi e nocciole. All’agrigelateria Corte Vittoria a Custoza tra i gusti più apprezzati ci sono quelli al sambuco,  ai frutti di stagione come le fragole o fragoline di bosco e a breve melone e pesca. Qui ci sono circa 70 mucche in l’attenzione a garantire gelati e yogurt freschi. Nel cuore dei maestri gelatai, in centro storico a Belluno, la giovane Carolina Da Rold dall’ azienda agricola di Tisoi porta i suoi prodotti nel suo laboratorio “La Sorbettiera” per preparare sapori nuovi ma legati alla tradizione a chilometro zero: mela, kodinzon, orzo e miele delle Dolomiti. Con l’emergenza sanitaria le sue vaschette sono arrivate pure a domicilio come dessert preferito da centinaia di famiglie.

«Il settore, nonostante le difficoltà della fase 2 sembra essere ripartito con decisione anche perché – sottolinea Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto  – sono molti i cittadini che dopo un lungo periodo tra le mura domestiche hanno colto l’occasione per difendersi dal caldo con coni e coppette sia durante il fine settimana e anche durante la settimana per la pausa pranzo». 

Il 94 per cento degli italiani – precisa la Coldiretti – consuma abitualmente il gelato artigianale per il gusto e la bontà delle materie prime e la sensazione di refrigerio con quasi sette consumatori su dieci che preferiscono i coni alle coppette secondo l’ultima indagine Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi). I consumi di gelato degli italiani hanno superato i 6 chili a testa all’anno in Italia secondo stime della Coldiretti e ad essere preferito è di gran lunga il gelato artigianale nei gusti storici anche se – precisa l’associazione di categoria – cresce la tendenza nelle diverse gelaterie ad offrire “specialità della casa” che incontrano le attese dei diverse target di consumatori, tradizionale, esterofilo, naturalista, dietetico o vegano. Nelle gelaterie presenti in Italia si stima – sottolinea la Coldiretti – che vengano utilizzati durante l’anno per la produzione ben 220 milioni di litri di latte, 64 milioni di chili di zuccheri, 21 milioni di chili di frutta fresca e 29 milioni di chili di altri prodotti con un evidente impatto positivo sulle imprese fornitrici. A sostenere i consumi – conclude la Coldiretti – è un 2020 che con una temperatura superiore di 1,41 gradi la media storica si classifica, fino ad ora, come il più caldo da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1800 secondo una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Isac-Cnr relativi al primo quadrimestre dell’anno.

SOGGIORNO TERMALE ALL’ERMITAGE BEL AIR MEDICAL HOTEL

Le piscine esterne dell’Ermitage Bel Air

Stiamo gradualmente uscendo dal lockout e dal tempo sospeso della pandemia. L’Ermitage Bel Air Medical Hotel® di Abano Terme, con il servizi termali e benessere e il Centro medico specialistico d’avanguardia, ha riaperto ed invita gli ospiti a trascorrere giorni non solo di piacevole benessere ma di vera salute, con una vacanza dedicata alla prevenzione, grazie all’unione di terme, fitness e alimentazione calibrata e curata da specialisti.  In tutta sicurezza, in un elegante e storico albergo dell’area termale euganea, la più importante d’Europa, in provincia di Padova. Mai come oggi è attuale, e concreto, il principio “Alla salute si pensa in vacanza che la famiglia Maggia, proprietaria da 4 generazioni dell’hotel, ha messo alla base della sua filosofia e del suo lavoro, scegliendo una decina di anni fa di arricchire la tradizionale offerta termale con la creazione del primo Medical Hotel in Italia. E così offre ai propri ospiti benessere e relax attraverso un’ampia gamma di cure termali, trattamenti di remise en forme e servizi innovativi completamente accessibili. Proposte arricchite dai risultati di una costante ricerca effettuata con importanti istituti italiani e stranieri, sotto la guida di studiosi di fama internazionale. Inoltre, il suo Centro medico-specialistico di Riabilitazione e Medicina Fisica,  struttura di eccellenza unica nel suo genere, coniugare i benefici di una rilassante vacanza termale con i migliori risultati ottenibili sul piano della riabilitazione in ambito ortopedico e neurologico. Particolarmente efficaci sono i  programmi di dimagrimento equilibrato e stabile. Trattandosi di un Medical Hotel totalmente accessibile, l’Ermitage ha sempre tenuto in primissimo conto igiene e sicurezza. Alla luce del post pandemia ha introdotto ulteriori accortezze. Per proteggere al meglio i propri clienti la capacità ricettiva è stata ridotta al 50% e vengono rispettate in modo restrittivo tutte le normative vigenti sulla sicurezza. Gli ambienti comuni sono quotidianamente sanificati grazie ad innovativi sistemi di ozonizzazione, utilizzati anche nelle camere – dotate tutte di balcone o giardino privato – ad ogni cambio cliente.  dispositivi di protezione individuale vengono forniti gratuitamente a tutti gli ospiti perché possano avvicinare gli operatori, durante i trattamenti, in totale tranquillità e sicurezza. Il corretto distanziamento, è inoltre garantito dalle grandi dimensioni degli ampli saloni del resort, immerso nel verde, dell’elegante sala ristorante in stile liberty, dei giardini dove fare salutari bagni di sole e dei 1000 mq delle piscine termali interna ed esterne. Il relax della vacanza e la cura della salute sono tutelati da un team di medici specialisti e terapisti altamente qualificato. La presenza medico infermieristica continuativa è un elemento essenziale per accudire la salute e il benessere di tutti gli ospiti, di qualunque età essi siano, anche affetti da piccole o gravi limitazioni della capacità di movimento. Contrariamente a quanto avviene per il mare o la montagna, l’estate è una stagione conveniente per le località termali. All’Ermitage – che ha messo anche a punto interessanti pacchetti- si trascorrono le giornate fra bagni di sole nel verde del parco, nuotate nelle piscine termali, cibo sano e goloso, attività fisica e relax, passeggiate e pedalate con le bike a disposizione degli ospiti nell’incantevole cornice del Parco dei Colli Eugenei. Atmosfere rilassanti, grandi spazi anche per le famiglie con bambini (che magari possono ritrovarsi anche con i nonni, per passare insieme le vacanze), privacy e sicurezza per tutti… Le  3 sorgenti d’acqua termale dell’hotel alimentano di calde acque benefiche le piscine interne ed esterne, nonchè le vasche di stagionatura dei fanghi, che per le loro proprietà antalgiche e antiinfiammatorie (certificate scientificamente) sono alla base dei trattamenti terapeutici che si possono comodamente fare nello stabilimento termale interno.  Chi lo desidera, può quindi dedicarsi al miglioramento della performance e – se necessario- alla cura di grandi e piccoli acciacchi, grazie all’ ampia gamma di cure termali, accessibili con credenziali del SSN e quindi rimborsabili. L’Ermitage ha fatto dell’accessibilità senza limiti la sua bandiera, adeguando accoglienza, servizi, assistenza e proposte relax alle esigenze di disabili e Over 65: è stato perciò premiato come miglior albergo italiano nell’accoglienza degli ospiti con deficit o disabilità motorie e in quella riservata ai Senior ai “Village For All Awards”, gli “Oscar dell’accessibilità”. Accessibile in tutte le accezioni, l’hotel garantisce una vacanza tagliata su misura anche a chi ha sempre pensato di dovervi rinunciare, quali ad esempio i portatori di handicap, i senior e le famiglie con bambini speciali, colpiti da gravi problematiche di salute. Per informazioni: Ermitage Bel Air – Medical Hotel Via Monteortone, 50 – 35031 Abano – Teolo (PD); Tel +39 049 8668111 – Fax +39 049 8630166; ermitage@ermitageterme.it  – www.ermitageterme.it  ; Ermitage Medical Hotel: www.medicalhotel.it Blog: www.ricettedelbenessere.it;  Responsabilità sociale: www.ilsognodieleonora.it. Cura, prevenzione e vacanza convivono armoniosamente all’Ermitage Bel Air Hotel. Gestito da quattro generazioni con professionalità e passione dalla famiglia Maggia, che vi ha trasmesso il proprio amore per l’ospitalità, è uno degli alberghi storici dell’area termale euganea (la più importante d’Europa). Situato nel Parco naturale regionale dei Colli Euganei, fra Abano Terme e Teolo in provincia di Padova, offre ai propri ospiti benessere e relax attraverso un’ampia gamma di cure termali, trattamenti di remise en forme e servizi innovativi completamente accessibili. Proposte arricchite dai risultati di una costante ricerca effettuata con importanti istituti italiani e stranieri e sotto la guida di studiosi di fama internazionale, come il prof. Fulvio Ursini (Ordinario di Biochimica e Scienza dell’alimentazione all’Università di Padova), prof. Stefano Masiero (fisiatra, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova), il prof. Angelo Antonini (neurologo, Università degli studi di Padova), il prof Domenico Corrado (specialista in Cardiologia Sportiva dell’Università di Padova), la dott. Denisa Giardini (specialista per linfedema AIDMOV Losanna). Dal 2011 Ermitage Bel Air è Medical Hotel con un centro medico-specialistico di Riabilitazione e Medicina Fisica: un prodotto termale innovativo, in cui riabilitazione e prevenzione si coniugano alla vacanza. L’hotel, che ha fatto dell’accessibilità senza limiti la sua bandiera, dal 2017 è stato premiato come miglior albergo italiano nell’accoglienza degli ospiti con deficit o disabilità motorie e in quella riservata ai Senior ai “Village For All Awards”, gli “Oscar dell’accessibilità”. In collaborazione con l’Hospice Pediatrico di Padova, la famiglia Maggia ha creato il progetto Il Sogno di Eleonora (www.ilsognodieleonora.it), dedicato a bambini e ragazzi affetti da gravi patologie invalidanti, che vengono ospitati con la famiglia in una suite appositamente attrezzata, al fine di garantire un periodo di serena vacanza con programmi riabilitativi intensivi e mirati sotto controllo di specialisti, a titolo completamente gratuito.

FASE 2, COLDIRETTI, BRINDISI IN VENETO CON 10 MILIONI DI ETTOLITRI DI VINO. POLEGATO (CONSULTA VINO): «PERDITE PER IL LOCKDOWN DEL 80 PER CENTO».

Con 14 Docg, 29 Doc e 10 Igt il Veneto brinda alla riapertura di ristoranti, trattorie, osterie, agriturismi, cantine e bar riattiva un canale naturale di vendita per gli imprenditori vitivinicoli regionali che producono ogni anno 10 milioni di ettolitri di vino. È quanto sostiene Coldiretti Veneto commentando le misure adottate per arginare la pandemia di Covid-19 (coronavirus) che sono costate l’80 per cento delle perdite per le piccole e medie aziende che lavorano nel settore Ho.re.ca alle quali si sommano anche i mancati introiti dell’enoturismo. A pesare sul settore è stato il lockdown del consumo fuori casa con anche l’azzeramento del flusso turistico che non sono stati compensati dall’aumento delle vendite nei supermercati dove l’offerta è più orientata a prezzi bassi su prodotti di più largo consumo. «Ad essere colpita – spiega Giorgio Polegato presidente della Consulta vino di Coldiretti Veneto – è stata soprattutto la vendita di vini di alta qualità che trova un mercato privilegiato di sbocco in alberghi e ristoranti in tutto il mondo pari a un export del valore di 2,2 miliardi di euro».  La riapertura delle attività avviene con uno scenario molto difficile per il settore sia per le conseguenze dell’emergenza sanitaria in Italia che i per Paesi esteri dove tradizionalmente si apprezzano e si bevono i vini della nostra regione. C’è la consapevolezza e la volontà del settore di intervenire per contenere le produzioni e togliere dal mercato parte del prodotto utilizzando tutti gli strumenti possibili (dalla distillazione, alla riduzione delle rese, all’intervento sugli esuberi alla vendemmia verde, fino agli ammassi), ma le risorse per sostenere queste operazioni e per compensare i produttori non sono sufficienti. Per Polegato, si devono aggiungere misure e risorse straordinarie per far in modo che la vitivinicoltura veneta, che rappresenta un quarto di quella nazionale, possa traghettare questo periodo contenendo i danni e una nuova ripartenza.

AMORIM CORK ITALIA: CHE LO SGUARDO RIMANGA FISSO SULLA SOSTENIBILITÀ

Carlos Veloso dos Santos

In questo periodo di attenzione a livello globale Amorim Cork Italia di Conegliano (Treviso) raccoglie i frutti di un percorso fatto di attenta progettualità e di investimenti accorti, ma sottolinea anche la necessità di tenere ben saldi i traguardi raggiunti con molto impegno prima della pandemia a livello di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Si tratta della prima azienda al mondo nella produzione di tappi in sughero, in grado di coprire da sola il 40 per cento del mercato mondiale di questo comparto, e il 26 per cento del mercato globale di chiusure per vino; conta 22 filiali distribuite nei principali paesi produttori di vino dei cinque continenti. In un settore caratterizzato dalla produzione continua, pur con tutte le cautele del caso e uno sguardo attento ai dipendenti, vero tesoro dell’azienda, con soluzioni mirate per la loro tutela e convenzioni ad hoc, come quelle sanitarie per i test seriologici gratuiti, Amorim Cork Italia ci tiene a sottolineare l’importanza dei successi raggiunti in termini di sostenibilità e dei tanti progetti in essere, alimentati da un credo forte e appassionato, capace di riorganizzarsi per superare anche gli ostacoli più inaspettati. In primis, quelli che avvalorano ancora di più la supremazia del sughero rispetto alle chiusure alternative, quali plastica o alluminio, come le certificazioni relative alla carboon footprint, che dimostrano come il sughero assorba fino a 509 grammi di anidirde carbonica nella sua filiera, compensando quelle che invece ne rilasciano nell’ambiente, quale ad esempio la catena di produzione delle bottiglie di vetro (per citare la più affine alla tappatura). Ancora, basti pensare alla versatilità dei tappi usati: impiegabili come materia di ispirazione nell’arte o nel bricolage, o alla possibilità di buttarli semplicemente nell’umido, quando non vengono avviati al riciclo, un tema molto caro ad Amorim Cork Italia. È proprio credendo fermamente nelle potenzialità del sughero riciclato che l’azienda ha chiuso il primo circolo virtuoso totale in Italia. Dalla granina dei tappi usati, raccolti nel proprio progetto solidale e ambientale Etico, ora Amorim sta preparando il lancio della prima linea di oggetti di alto design Suber, frutto di puro ingegno e ardente rispetto per l’ambiente.

In secondo luogo, Amorim riesce ad alzare sempre più l’asticella dell’eccellenza sensoriale grazie a vere e proprie opere d’arte tecnologiche, come i sistemi di eradicazione del Tca dai tappi in sughero naturale, Corknova e Vsr, in piena sinergia con le tecnologie di controllo qualità individuale Ndtech e Ndtech Spumanti. Due percorsi di pura avanguardia, che rendono il sughero il sistema di tappatura più sicuro al mondo, sempre rispettoso della naturale evoluzione necessaria ai vini e ai distillati che con esso vengono sigillati.

Pur in una situazione complessa, l’azienda leader nella produzione e vendita di tappi in sughero continua anche nella strutturazione di corsi e incontri con la propria istituzione, la Amorim Cork Italia Academy, in una presenza capillare, seppur ancora virtuale, in tutta Italia. Guardando al post-pandemia, non sono mancate, infine, le iniziative a scopo benefico, afferma a tal proposito Carlos Veloso dos Santos: “Siamo stati una delle prime aziende a sostenere Assoindustria Veneto Centro nell’acquisto di ventilatori polmonari, a Pasqua abbiano donato un bancale di colombe e del vino di Porto a tutto lo staff ospedaliero dell’ospedale di Vittorio Veneto (Treviso) presidio Covid-19 (coronavirus) per la Sinistra Piave; io stesso ho personalmente fatto una donazione per acquistare un veicolo 4×4 per la Protezione Civile di Conegliano destinato a aiutare le persone in difficoltà in questo particolare momento”.

Una realtà più viva che mai, quindi, Amorim Cork Italia, capace di esprimere energia dovunque la si guardi, per un futuro che nessuno dice sia facile, ma che richiede una totale predisposizione al cambiamento positivo in ciascuno di noi.