CA’ ROVERE: DAL METODO CLASSICO ALL’ITTIOCOLTURA

I grandi vini prodotti dalla Ca’ Rovere

La famiglia Biasin

La Cà Rovere di Alonte (VI) sta in un angolo appartato dei Colli Berici, dove i versanti scendono sulla pianura che guarda il confine del Vicentino con il Veronese. Pochissimo traffico sulla strada che s’inoltra verso le dorsali. Silenzio. Aria buona che il lieve scarto altimetrico – prezioso per le buone viti – fa ben girare tra la notte e il giorno insolato da sudovest. In una cantina ricavata nella pietra calcarea – quella ricca di fossili del fondo marino emerso 6 milioni di anni fa – la famiglia Biasin affina da quasi trent’anni la sua tecnica di produzione méthode champenoise,  pionieristica nel territorio. Le quattro etichette  Metodo Classico che Cà Rovere propone sono, appunto, una rarità preziosa per i Berici e chiudono l’intero quadrilatero storico della produzione di bollicine: il demi-sec colpevolmente inconsueto nei bicchieri degli appassionati, il rosè con cui tentare i curiosi, il blanc de blanc di Chardonnay e l’etichetta blu del brut di Chardonnay e Garganega top di produzione. Cà Rovere comprende oggi 30 ettari (dai 7 dell’iniziale investimento vitivinicolo del fratelli Biasin) e batte la via difficile e gloriosa del Metodo Classico dal 1991, cioè dalla stagione della scommessa – oggi vincente – dei fratelli Ugo (che da tutt’altre parti si occupa anche di itticoltura) e Sisto (che dà il nome alla linea dei vini fermi:) e della sorella Alessia (titolare dell’azienda agricola). Dalla base calcarea dei terreni della tenuta Cà Rovere crescono uve ricche di mineralità: le migliori sono scelte per diventare spumanti. La linea-bollicine conta 40 mila bottiglie all’anno tra enoteche e ristorazione di qualità. L’obiettivo aziendale è arrivare a 100 mila grazie all’affermazione della qualità cercata senza scorciatoie.Il metodo classico richiede anni di lavoro su ciascuna serie di bottiglie e i Biasin sono impegnati sulla linea del “mai meno di 36 mesi sui lieviti”. La sequenza è rigorosa: scelta delle uve migliori di ciascuna annata “millesimata”, assemblaggio delle cuvée di vari vigneti, fermentazione iniziale e primo imbottigliamento con liqueur de tirage di zuccheri e lieviti per una seconda fermentazione, tre anni di bottiglie in cantina sotterranea, sboccatura per eliminare le impurità e tappatura finale con l’aggiunta della liqueur de expedition che darà il tocco di individualità di lì a qualche ultimo mese di attesa. Curiosità sull’eccellente demi-sec: la liqueur è a base del passito di casa, il “Profumo di Sole” di uva Garganega. Per conoscere l’azienda Cà Rovere e i fratelli Biasin sono possibili visite a campi e cantina, anche in occasione di degustazioni, cene ed eventi culturali di promozione del territorio.

LA KORNAT ITTICA

L’allevamento della Kornat Ittica

Il gruppo veronese Vrm, specializzato in commercializzazione di prodotti ittici, cresce e guarda oltre confine, acquisendo un nuovo allevamento di pesce in Croazia, grazie al supporto di Finest, società finanziaria per l’internazionalizzazione delle imprese del Nordest.Unica azienda nel suo genere in Italia, Vrm srl è nata nel 2006 su iniziativa dell’imprenditore Ugo Biasin che, esperto nel settore, ha rilevato una società presente da oltre 30 anni al Centro Agroalimentare di Verona Mercato, specializzata nella commercializzazione di pesce fresco proveniente da tutta Europa destinato alla grande distribuzione italiana. L’impresa, che allora aveva un fatturato di 17 milioni di euro, è poi cresciuta rapidamente, tanto che nel 2009, con l’acquisizione del mangimificio Naturalleva di Cologna Veneta, ha ampliato la propria attività con la produzione di mangime per pesci, realizzando così un progetto di filiera. «L’idea si è rivelata vincente», commenta il presidente Biasin. «Partendo dalla considerazione che in futuro il pesce verrà sempre meno pescato e sempre più allevato, abbiamo capito l’importanza di garantire un prodotto di qualità e abbiamo deciso di entrare quindi nel mondo dei mangimi». Il gruppo ha quindi realizzato numerosi interventi per adeguare alle normative vigenti l’azienda di Cologna Veneta, in modo da garantire al pesce standard qualitativi elevati. «Venuti a contatto con varie realtà di allevamento, abbiamo deciso di rilevarne due, in modo da garantire oltre alla qualità anche la provenienza», spiega il presidente del gruppo. «Così siamo diventati l’unica azienda italiana ad avere una filiera integrata nel settore ittico». Gli allevamenti acquisiti sono la Civitaittica srl, a Civitavecchia, e l’altro in Croazia, la Kornat Ittica doo, specializzata nella gestione di allevamento a mare di orate e branzini, in prossimità delle isole Kornati (Incoronate), di fronte al litorale di Zara. Nel 2014 il gruppo, che conta 135 dipendenti, ha raggiunto un fatturato di 70 milioni di euro, rispetto ai 56 milioni del 2013: nell’azienda di Cologna Veneta, dove vengono prodotte annualmente 40mila tonnellate di mangime per pesci, sono impiegate una trentina di persone, così come nella sede di Vrm srl, all’interno del Centro Agroalimentare. Il progetto di acquisizione dell’allevamento Kornat Ittica doo ha visto la partecipazione diretta di Finest, spa partecipata da Friulia SpA, società finanziaria della Regione Friuli Venezia Giulia, dalla Regione Veneto, dalla Provincia Autonoma di Trento, dalla Simest e da alcune banche del territorio. In un quadro generale in cui l’agroalimentare si sta rivelando un settore strategico nel processo di internazionalizzazione delle imprese del Nordest, Mauro Del Savio, presidente di Finest Spa, sostiene che «abbiamo investito con un partner che conosce bene il suo lavoro e che guarda alla qualità. Siamo in presenza di una completa filiera alimentare che va dalla produzione di mangime, al corretto allevamento, fino alla capacità di essere presenti nella catena di distribuzione, senza trascurare l’organizzazione logistica nella gestione di un prodotto che va consumato freschissimo».

A LE BECCHERIE (TREVISO) NUOVI CHEF IN CUCINA… E LA MARCA SI FA GOURMAND!

Manuel Gobbo e Beatrice Simonetti

Grandi novità nelle cucine de Le Beccherie: da mercoledì 5 luglio a guidare l’offerta gastronomica del ristorante di piazza Ancillotto di Treviso saranno Manuel Gobbo e Beatrice Simonetti che, dopo quasi 9 mesi trascorsi al bistrot Al Corder, si trasferiranno nel locale celebre per aver dato i natali al Tiramisù.

Una scelta fortemente voluta dall’imprenditore trevigiano Paolo Lai, titolare di entrambe le strutture, che dopo gli eccellenti risultati ottenuti da Manuel e Beatrice presso Al Corder ha deciso di chiamarli a dirigere le cucine de Le Beccherie.

«Sto investendo molto in questo locale, che di fatto grazie ai suoi oltre 100 anni di storia è diventato uno dei simboli della città di Treviso – spiega Lai – Manuel e Beatrice hanno un passato nell’alta ristorazione, con esperienze importanti tra cui quella trascorsa presso il ristorante di Ciasa Salares, il 4 stelle superior di San Cassiano (Bolzano), in Alta Badia. Sono le persone giuste per guidare e rilanciare l’offerta gastronomica de Le Beccherie e farne un punto di riferimento sulla scena trevigiana».

Manuel Gobbo è nato a Treviso nel 1979. Comincia il suo percorso proprio in città, nelle cucine di El Toulà, storica insegna del centro. In seguito, dopo diverse esperienze approda a Ciasa Salares, l’hotel 4 stelle superior di San Cassiano (Bolzano), prima come allievo di Fabio Cucchelli e, dal 2013, come sous chef. Tra i suoi maestri anche Arturo Spicocchi, chef de la Stüa de Michil, altra stella della ristorazione gourmand dell’Alta Badia.

Beatrice Simonetti, classe 1981, originaria di Farra di Soligo (Treviso), e inizia la carriera alla Terrazza Martini (Ristorante Da Andreetta) di Cison Valmarino. Dopo 5 anni, Beatrice accumula esperienze in alcuni noti ristoranti dell’alta ristorazione nazionale, viaggiando da Sirmione a Gardone Riviera, da Merano fino all’Alta Badia. Lì per 2 anni lavora come capo partita presso Ciasa Salares, dove conosce Manuel. In quel periodo con la loro amicizia a poco a poco prende vita anche il progetto di guidare insieme la cucina di un ristorante. «Al Corder ci siamo trovati benissimo – commenta Manuel – ma la cucina de Le Beccherie sarà molto più grande e ci permetterà di sperimentare nuovi piatti e nuove preparazioni. Anche il numero di coperti raddoppierà, da 20 a 40. Al momento con Beatrice stiamo mettendo a punto la nuova carta: utilizzeremo i primi mesi come prova, per conoscere la nuova clientela e prendere la mano in cucina».

Sarà la Marca Trevigiana il filo conduttore della nuova carta del ristorante: la materia prima infatti sarà selezionata da produttori locali e sarà la base di piatti che, pur riprendendo la tradizione, porteranno il segno dell’esperienza internazionale degli chef.

GRANDE FESTA E SOLD OUT PER I 25 ANNI DE LA LOCANDA DI PIERO

Renato Rizzardi nella sua cucina

E’ stato un vero e grande successo la festa “25 – Buon compleanno Locanda di Piero” e del suo chef Renato Rizzardi, e neanche il maltempo ha disturbato la serata, tutt’altro: l’aria fresca e frizzante ha reso più piacevole l’atmosfera di una bella serata fra amici. Il sold-out, in parte previsto dalle ondate di prenotazioni pervenute, ha confermato il grande affetto da parte di amici, clienti, giornalisti e appassionati che non hanno voluto mancare alla festa. La prima parte della serata è stata scandita dai sette piatti storici che hanno fatto la memoria dei 25 anni della Locanda di Piero. Assaggiati confortevolmente a mo’ di finger food ecco uscire dalle cucine del ristorante in ordine cronologico: 1992, Le origini della storia – Misticanza di nervetti, rucola e fagioli borlotti; 1996, I miei sapori – Tartara di manzo con cous cous vegetale all’acqua di pomodoro e burrata; 1998, La tradizione del Veneto rivisitata – Pralina di baccalà con chutney di mango e peperone rosso; 2000, Ever Green – La nostra Nizzarda, ventresca di tonno cotto a bassa temperatura con patate cornette, fagiolini e olive nere; 2005, Un mio capolavoro – Mc trota con la miglior ketchup del mondo; 2010, L’amore per il classico e il territorio – La parmigiana di melanzane e Asiago con gazpacho; 2017, Il futuro del piatto veloce\ – Il club sandwich con pollastra affumicata, maionese all’aglio fatta in casa, pomodoro confit e guanciale affumicato, e due inediti dessert preparati con i Panettoni Loison: 2017 Affogato di Rum e Panettone Classico; 2017 Operà al Panettone al Mandarino, marmellata e cioccolato fondente. Memorabile il momento ludico con la Masterclass di Renato sulla “pasta ripiena fatta in casa”, preparando per tutti gli ospiti presenti i suoi inimitabili “Tortelloni alla fonduta di Asiago”, andati letteralmente a ruba. Grande onore agli amici partner della serata che con il loro contributo hanno permesso di divulgare la qualità eccellente dei prodotti del nostro territorio: Birrificio Il Maglio con le birre artigianali; Cantina Fongaro e i suoi Spumanti Metodo Classico; Macelleria Nogara e i salumi della tradizione; La Capreria e i suoi inimitabili formaggi di capra; Pasticceria Loison con il dolce gusto che fa storia; Distilleria Schiavo e lo spirito di aperitivi e distillati; Ristoranti che passione il network che seleziona le buone tavole di Veneto e Lombardia; Fanceat il portale che consegna a casa i menu di ristoranti stellati e gourmet. E infine il momento clou della serata, la presentazione della biografia di Renato Rizzardi dal titolo “Moto Perpetuo”. Antonio di Lorenzo, curatore della prefazione, ha dipinto il suo come un percorso in continua crescita ed evoluzione. Sì perché Renato, a cinquant’anni e passa, si sente ancora come uno stagista, e questo stato riflette in pieno quel “so di non sapere” di Socrate: come a dire che c’è sempre da imparare! Il desiderio di crescere spinge Renato Rizzardi verso nuove conoscenze, proprio come in un moto perpetuo, alla ricerca del piatto perfetto. Lui ha maturato questo status con Sergio Olivetti, partner nel lavoro e nella vita, condividendo tutti i giorni un modus vivendi di basso profilo e ottime prestazioni, perché gli ingredienti delle sue ricette che assicurano alti risultati sono solo due: signorilità e modestia. L’intero ricavato della vendita del libro è devoluto in beneficenza alla Fondazione “Città della Speranza”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GIANNITESSARI METTE LA FIRMA SUL DURELLO

Si completa con sei referenze di bollicine la gamma dei vini firmati da Gianni Tessari. L’imprenditore e wine maker veronese lo scorso anno aveva lanciato il brand con il suo nome e cognome per i vini prodotti nelle zone di Soave e Colli Berici: oggi vi affianca due spumanti metodo charmat a base di uva Durella (extra dry e brut) e quattro metodo classico. Ben tre sono Lessini Durello Doc, proposto nelle versioni 36 mesi, 60 mesi e 120 mesi sui lieviti. Infine completa il panorama lo spumante Rosé 36 mesi. Una scelta territoriale molto netta per la Giannitessari, con sede tra i Monti Lessini a Roncà, che abbraccia con decisione il vitigno d’elezione del proprio territorio, il Durello. “Con questi sei nuovi prodotti – commenta Gianni Tessari – si conclude un percorso che ci ha portato ad esprimere i tre terroir a cui mi sono dedicato negli ultimi anni. Oggi tutti i nostri vini riportano lo stesso marchio, nel segno di una continuità rispetto al mio personale percorso formativo ma anche di innovazione imprenditoriale”. La Giannitessari opera infatti su tre ambiti territoriali vicini, ma tra loro molto diversi. Oltre all’area dei Lessini in cui vengono prodotti gli spumanti e due vini fermi  (Chardonnay e Pinot Nero), l’azienda produce tre diversi Soave (Soave Doc, Soave Classico Monte Tenda, Soave Classico Pigno) e ha vigneti sui Colli Berici dove coltiva uve a bacca rossa con cui produce Tai Rosso, Due (Merlot e Cabernet) e Pianalto (Cabernet). In totale 55 ettari di vigneto per la produzione di 350.000 bottiglie.

GRANDE FESTA, PREMI E UN GIRO IN LAGUNA DA SOGNO

 

La premiazione del ristorante Omar di Jesolo come miglior piatto dell’anno

Tutti presenti “i campioni del 2017” arrivati da gran parte delle regioni e degli stati che compongono l’Alpe Adria tra l’Italia, la Slovenia, l’Austria e la Croazia, 10 premi alla ristorazione, 9 ai vini e 2 premi speciali per consegna dei riconoscimenti della guida enogastronomia Best Gourmet Alpe Adria – Magnar Ben 2017. “Una grande emozione” – dice Maurizio Potocnik, editore della guida, coaudiovato da un importante team giornalistico – “aver potuto assaggiare i piatti, – i vini e poi incontrare chi li ha realizzati e prodotti, poter ascoltarli, ognuno con la sua storia, un pensiero uno stile non solo in cucina, in vigna o in cantina, ma anche uno stile di vita è una grande emozione, un vero arricchimento personale mio e di tutta la platea presente. Tra i premi alla ristorazione, tra cucina moderna, tradizionale, cucina d’hotel, trattorie, osterie, miglior piatto, anche un premio speciale alla carriera alla spumeggiante Lucia Gius, la cuoca trentina che dopo una vita ai fornelli di Maso Cantanghel, lo scorso anno si è ritirata dal mondo della ristorazione. Alle ore 21 nell’unica terrazza panoramica con vista sull’Adriatico, quella del Terrazza Mare Marcandole, sul faro e fiume Sile è andata in scena Seven, una delle cene più interessanti dell’anno e di tutto il panorama territoriale. 70 gli ospiti, sette i giovani chef che hanno dato vita ad un percorso tra Istria e Garda, tra Adriatico, fiumi e orti ad un menù di 7 portate e 7 abbinamenti: Luca Cesaro di Terrazza Mare Marcandole (VE) con il tonno marinato alle erbe, rapa rossa e maionese alla soia abbinato allo “Zero infinito” di Pojer e Sandri, Andrea Nardin chef dell’ Antico Veturo (PD) che ha presentato un carpaccio d’orata, piselli, mandorla fresca, albicocca, erbe spontanee e acqua di pomodoro ai lamponi abbinato al Superiore di cartizze “Zero” di Duca di Dolle, lo chef Marko Gorela dell’ Istrian Tapas – LifeClass Hotel di Porto Rose (SLO) con il piatto “L’inspirazione del pescatore Stane” realizzato con branzino Fonda con tartara di cetriolo bruciato, olio d’oliva al limone di Lisjak, cocomero con grappa al ginepro e agrumi, gel di tuorlo d’uovo con aceto Mate, gazpacho di limoni canditi abbinato al Ferrari Perlè 2010 TrentoDoc. E ancora il giovane chef Marco Pirillo di Marcandole (TV) con il risotto con zucchine gialle, carpaccio di cappesante, caviale Giaveri (caviale prodotto a Treviso) e riduzione di crostacei abbinato al vino Amandum Friulano 2013 di dai Moras, lo chef Carlo Nappo del Podere dell’Angelo (PN) con il riso servito al tavolo, la stracciatella di Visinale, agrumi, mare, orto e le sue acidità abbinato al vino Filò di Arianna di Tenuta Roveglia, lo chef trevisano Marco Parenzan del ristorantino enoteca Makallè (TV) con il piatto dell’anguilla del Sile croccante, crema di burrata, lamponi ed erbe aromatiche del suo orto abbinato al vino macerato OrangeOne di Paraschos. Chiude in bellezza lo chef Dimitri Mattiello del Dimitri Restaurant (VI), vincitore dell’Award “Ristorante emergente” con il dessert freschezza al pompelmo rosa con collezione dell’orto 2017 abbinato al Gi Gin Mule di Fred Jerbis 43 (PN) un Gin realizzato in Friuli con ben 42 botaniche ed preparato per l’occasione con la Scortese Organic ginger beer di Bevande Futuriste. Tra i vari interventi tra giornalisti, ospiti e produttori anche lo chef sloveno Tomaz Kavcic ormai riconosciuto tra i più famosi chef d’Europa ed alcuni direttori dei programmi televisivi italiani dedicati al mondo della ristorazione e del vino.

PRESS EDUCATIONAL: I SEGRETI DELLA LAGUNA

MIchel Toulouze nella “sua” Sant’Erasmo: grande verticale del suo bianco Orto di Venezia

E venerdì 16 giugno tutto il giorno fra barene, gabbiani e belle sorprese. Una giornata in una tipica imbarcazione lagunare “il bragosso” condotta magistralmente al timone da Francesco Burlando organizzata da Club Magnar Ben e l’amministrazione del comune Città di Jesolo. Tante curiosità e dettagli su questa estensione unica al mondo con 550 km quadrati dei quali solo l’ 8% sono occupati da isole, l’11% permanentemente coperta da acqua e l’80% composta da piane di marea e paludi di acqua salata. Una vera e propria attrazione per turisti che affollano Venezia e Jesolo, divenuta patrimonio dell’Unesco dal 1987. Isole ai più sconosciute, silenzi ancestrali, barene, canali, erbe spontanee, percorsi naturalistici in bicicletta, una ricca e affascinante storia secolare da scoprire parte in barca, parte a piedi, come abbiamo fatto noi partiti per acque tra Treporti e Lio Piccolo all’agriturismo Le Saline in direzione nord della laguna sopra l’isola di Torcello, poi una breve sosta all’isola di Mazzorbo con visita al vigneto di Dorona a Venissa, ed ancora vigneti e cantina nella più grande isola veneziana quella di S. Erasmo, famosa per le “castraure” ovvero i carciofi violetti di S. Erasmo. Qui un unico vino prodotto in poco meno di 18.000 esemplari chiamato Orto di Venezia (Award miglior vino bianco Alpe Adria 2017). Ad aspettarci, oltre ad animali da cortile immersi nella spontanea ruralità, Michel Thoulouze, l’imprenitore della televisione francese che dopo aver girovagato il mondo, nell’isola di S. Erasmo ha trovato la sua dimensione e il gusto di fare vino, questo davvero speciale e prodotto con uve dei suoi vigneti isolani di Malvasia Istriana, Fiano d’Avellino e Vermentino, tre vitigni “di mare” per un vino che racchiude sapidità unito ad un ricco “suk” di profumi di fiori di mandorla, di liquirizia, buccia d’arancia, miele di barena e masala lagunare.

LE MERAVIGLIE DI LIO PICCOLO

Da sx: Daniele Zennaro, Walter Nardin, Maurizio Potocnik e Gabriele Bisetto

Ancora un viaggio nel tipico bragosso veneziano e l’ultima interessante sosta nel cuore della laguna a Lio Piccolo, dove un lembo di terra corre tra canali e valli da pesca (ora non più possibile). Un’atmofera quasi surreale al calar del sol tra l’acqua salmastra, varietà d’uccelli insoliti, orti, e giuggiole, si le famose giuggiole (dette in veneziano “zizole”) quelle del “brodo” tanto per capirci, la piccola chiesa dedicata a Santa Maria della Neve e la decadenza del palazzetto seicentesco Boldù quasi a vigilare la natura intorno ed il suo lento fluire. Ad attenderci, Gabriele Bisetto, esperto di piante spontanee delle barene, il maestro vignaiolo Walter Nardin con il suo vino naturale “Nata Bianca” (incrocio Manzoni sui lieviti prodotto sul Piave) e lo chef veneziano Daniele Zennaro, uno dei pochi cuochi che conoscono profondamente e hanno studiato le erbe spontanee delle barene lagunari ed il loro utilizzo in cucina abbinato al pesce povero dell’alto Adriatico, Ballarin Gian Pietro dell’Associazione Borgo Lio Piccolo che ha portato un bel vassoio di frutti del posto (eccellenti). Dall’aperitivo al santonico, si eleva in bocca la sapidità della minutina fritta in pastella (erba stella) assieme alla salsa dei go (uno dei pesci poveri della laguna), si morde un rinfrescante “tacos Veneziano” fatto con radicchio di Chioggia il pesce lotregano con il finocchio di mare e la portulaca (strepitoso), oppure le sarde arrostite con la misticanza di tarassaco, bieta selvatica, carletti, spinaci di mare con olio e semi di canapa. La tagliatella con margarote (conchiglia con 2 valve, a forma di cuore), salicornia e fiori di malva stupisce per cromie e gusti e il dolce finale con i petali di magnolia in tempura con aceto balsamico di ciliegie. Bravissimo al solito Daniele Zennaro. Insomma una laguna sorprendente, ricca, curiosa e gustosa come nessun altro luogo al mondo, in Alpe Adria naturalmente!

Le tagliatelle con le margarote

I frutti colorati e fragranti di Lio Piccolo (attendendo le zizole)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MEETING DELL’ALPE ADRIA A JESOLO. TUTTI I PREMIATI – CENA A 14 MANI

La suggestiva location del Terrazza Mare Marcandole

Saranno la città di Jesolo e la laguna di Venezia, teatro del 5° meeting enogastronomico dell’Alpa Adria, la macroregione europea a cavallo tra Lombardia, Nord Est Italia, Slovenia, Austria e Croazia. Giovedì 15 giugno alle ore 18 presso Terrazza Mare Marcandole (fronte faro) con il patrocinio della Città di Jesolo e la collaborazione dell’Associazione Jesolana Albergatori, saranno di scena i vincitori degli Awards Best of Alpe Adria della 21° edizione della Guida Magnar Ben Best Gourmet tra i quali 11 Awards nel mondo della ristorazione, 9 nel mondo del vino e 2 special Awards, il primo alla rivista nazionale “Vitae” dell’Associazione Italiana Sommelier (interverrà il presidente Italiano Antonello Maietta), il secondo, sarà consegnato da Eat’s le food hall di Milano – Conegliano (partner ufficiale della guida 2017) al Miglior prodotto della macroregione. A condurre la cerimonia lo staff al completo di giornalisti della Guida Best Gourmet edizione 2017 diretta del suo fondatore Maurizio Potocnik con la collaborazione di Morello Pecchioli, Giuseppe Casagrande, Francesco Lazzarini, Furio Baldassi, Cristiana Sparvoli, Marina Tagliaferri, Chiara Giglio, Tiziana Rinaldi, Wladimiro Gobbo, Carla Soligo e Dario Penco. Alle 20,30 sarà di scena, sempre nella splendida e rappresentativa location di Terrazza Mare Marcandole, Seven una innovativa cena a 14 mani con 7 giovani chef e 7 grandi vini provenienti dalla macroregione europea. Seven percorrerà dall’Istria al Garda il tema del pesce dell’Alto Adriatico e di fiume tra orti ed erbe aromatiche stagionali, con una particolare selezione di giovani chef dai 26 ai 34 anni che stanno dimostrando una grande tecnica e una profonda conoscenza della materia. Gli chef selezionati da Club Magnar Ben sono: Luca Cesaro -Terrazza Mare Marcandole (VE) – Andrea Nardin – Antico Veturo (PD) – Marko Gorela – Istrian Tapas  dell’Hotel LifeClass di Portorose (SLO) – Marco Pirillo – Marcandole (TV) – Carlo Nappo – Podere dell’Angelo (PN) –  Marco Parenzan – Makallè (TV) – Dimitri Matiello – Dimitri Restaurant vincitore del premio “miglior ristorante emergente 2017” di Altavilla Vicentina (VI). Sette anche gli abbinamenti alle  sette portate gourmet tra cui 6 vini abbinati ed un Gin in finale: Zero Infinito di Pojer e Sandri (TN), Superiore di Cartizze “Zero” di Duca di Dolle (TV), Ferrari Perlè 2010 Trentodoc (TN), Amandum Friulano 2013 dell’azienda agricola Dai Moras (GO), Filo di Arianna di Tenuta Roveglia (BS) e l’ OrangeOne 2012 di Paraschos (GO). Chiude la sfilata degli abbinamenti un GIN prodotto in Alpe Adria e precisamente in Friuli Venezia Giulia, il Fred Jerbis distillato con 43 botaniche da una ricetta di maestri aromatieri e liquoristi del 1946. Il 16 giugno, venerdì, si proseguirà con un “Lagoon press educational” organizzato dal Club Magnar Ben Editore, sempre con la collaborazione ed il patrocinio della Città di Jesolo, dedicato alla Laguna tra Jesolo e Venezia ed al suo meraviglioso ma fragile ecosistema tra barene, valli e canali. Si parlerà e si scopriranno le erbe spontanee delle barene e del suo utilizzo in cucina. Saranno infatti Gabriele Bisetto (esperto di botanica lagunare) ad accompagnare l’imbarcazione prima a nord di Jesolo, poi per una sosta gourmet con Maurizio Potocnik e la famiglia Bisol a Venissa nell’Isola di Mazzorbo per scoprire la cucina di Francesco Brutto chef di Venissa che regalerà in collaborazione con gli chef di Terrazza Mare Marcandole della famiglia Bardella e Rorato, un panorama enogastronomico gourmet dedicato alla cucina di mare ed alle erbe spontanee abbinato ai vini Maeli, azienda vinicola del gruppo della Famiglia Bisol. Ancora sorprese in bocca  e nei bicchieri nella sosta finale a Lio Piccolo, nel centro della laguna dove nella vecchia sede comunale saranno allestiti alcuni cooking show per scoprire alcune ricette “perdute” dell’antica repubblica di Venezia. Un finale al calar del sole nella magica atmosfera naturale della Laguna tra Jesolo e Venezia tra sapori antichi e gusti moderni. Al press educational arriveranno da tutta italia e dalla macroregione 40 tra i più rappresentativi giornalisti del mondo dell’enogastronomia e dei viaggi, comprese alcune televisioni nazionali che gireranno tra Jesolo e la laguna alcune trasmissione dedicate all’enogastronomia della macroregione e al mondo degli orti e delle erbe spontanee delle barene. Questi i premiati. RESTAURANTS AWARDS BEST OF ALPE ADRIA 2017 – MIGLIOR RISTORANTE ALPE ADRIA: Locanda Margon – Trento (TN); MIGLIOR RISTORANTE DELLA TRADIZIONE ALPE ADRIA 2017: Da Nando – Mortegliano (UD); MIGLIOR RISTORANTE EMERGENTE ALPE ADRIA 2017: Dimitri – Altavilla Vicentina (VI); MIGLIOR RISTORANTE D’HOTEL ALPE ADRIA 2017: Il Fogolar/Là di Moret – Udine (UD); MIGLIOR TRATTORIA ALPE ADRIA 2017: Cavour – Dossobuono (VR); MIGLIOR OSTERIA ALPE ADRIA 2017: La Madonnetta – Marostica (VI); MIGLIOR AGRITURISMO ALPE ADRIA 2017: EL Brite de Larieto – Cortina d’Ampezzo (BL); MIGLIOR PIATTO ALPE ADRIA 2017: Da Omar – Jesolo – (VE); MIGLIOR CARTA VINI DELL’ALPE ADRIA 2017: La Corte – Follina (TV): MIGLIOR CARRELLO DI FORMAGGI 2017: Miramonti l’altro Costorio di Concesio (BS): PREMIO ALLA CARRIERA ALPE ADRIA 2017: Lucia Gius – Maso Cantanghel – Civezzano (TN). SPECIAL AWARD 2017: 1°edizione Miglior rivista enogastronomica BEST OF ALPE ADRIA 2017 a Vitae trimestrale dell’ Associazione Italiana – Sommelier – Milano. WINES AWARDS BEST OF ALPE ADRIA 2017:  Vino – identità/ wine identity a Puro Rosè 2006 Movia (SLO); Bollicina da metodo classico/sparkling wine from classic method: Revolution Pas Operè 2012 Cà del Vent (BS – ITA); Bollicina da metodo Italiano/sparkling wine from italian method: Zero Valdobbiadene Superiore di Cartizze 2015  Duca di Dolle (TV- ITA); Vino bianco/white wine: Orto di Venezia Magnum 2011 Orto di Venezia  (VE – ITA); Vino rosso/red wine: Denxo 2010 Bixio Poderi (VR – ITA); Vino autoctono/ autocton wine: Filo di Arianna 2014 Tenuta Roveglia (BS –ITA); Vino passito/raisin wine: Francisca XI 2011 Marco Sambin – (PD- ITA); Vino biologico/biologichal wine: Zero Infinito Pojer e Sandri (TN -ITA); Macerato/orange wine: OrangeOne 2012 Parascos (GO-ITA).

AL REVOLUTION DI CONEGLIANO IL PANINO È GOURMET

Chi l’ha detto che per avere appeal bisogna per forza essere elaborati? L’esperienza di qualità passa attraverso elementi genuini ed essenziali, come materie prime d’eccellenza, dal carattere riconoscibile, che possano generare emozioni uniche. È per questo che nella cucina del Revolution la regola base su cui costruire ogni panino gourmet parte sempre da una parola: semplicità.

Il livello viene innalzato dall’accurata selezione degli ingredienti primari, dalla tecnica di preparazione, dalla cottura all’assemblaggio, senza trascurare il fattore sensoriale e di ricerca, per stimolare la curiosità nel pubblico. Un concetto che si eleva, proprio quando si parla di panini e sandwich, perché in questo “gioco di squadra” bisogna saper scegliere le più genuine tra proposte già di nicchia del proprio territorio, giocare sulla stagionalità, cercare sempre di incuriosire ed emozionare il cliente e, non da ultimo, porre un occhio attento anche al prezzo.

È esattamente questa la sfida nella quale ogni giorno si impegna Tonino Ronchi, titolare insieme alla moglie Eleonora del ristorante bistrot Revolution di Conegliano (Treviso). Qui, in un contesto dinamico e innovativo, volutamente amichevole ma allo stesso tempo curato e raffinato, si creano proposte sfiziose che fin dalla presentazione invitano all’assaggio, giocando sul fattore emozionale e stuzzicando vista e palato.

Un risultato che parte da una forte competenza e sapienza nella selezione di materie prime di indiscussa qualità dando sempre priorità a quelle provenienti dal territorio, nell’abbinamento tra gli ingredienti e nell’applicazione delle corrette tecniche di cottura. Alcuni esempi?

Il Club Sandwich Saporito, con Radicchio di Castelfranco Igp, Radicchio Rosso di Treviso Igp, salmone affumicato scozzese, robiola, pomodori secchi, ma anche la Bruschetta Revolution con speck Sauris, Montasio, gorgonzola dolce Tosi, noci sgusciate, focaccia romana.  E poi la Baguette Reale, con carpaccio di chianina, stracciatella d’Andria, pomodori confit, insalata riccia, olio delicato, pepe Sarawak. Il Revolution Bistrot propone inoltre un’ampia offerta di vini personalmente selezionati dai titolari, che spaziano da etichette nazionali a quelle internazionali inclusa un’ambiziosa proposta di referenze di champagne, alcuni vini biologici e biodinamici, alcune birre e un’accurata selezione di distillati.

UNCONVENTIONAL GELATO AL VIA I CASTING PER GELATIERI “NON CONVENZIONALI”

C’è tempo fino al 15 giugno 2017 per inviare la propria candidatura per partecipare alle ultime due puntate di Unconventional Gelato. Il talk show, che da aprile racconta nel web le storie dei gelatieri che nel loro lavoro hanno una storia non convenzionale, apre infatti le porte a gelatieri, anche meno conosciuti, ma con un percorso insolito legato al mondo del gelato. Per partecipare basta mandare un video di uno o due minuti a info@unconventionalgelato.com in cui si spiegano le motivazioni per cui i candidati si sentono dei gelatieri unconventional. Dal primo al 20 luglio i video saranno pubblicati su una playlist youtube: il candidato con più commenti sarà protagonista di una puntata, un secondo candidato sarà selezionato dalla redazione per l’ultima puntata del 14 settembre 2017.

Le puntate di Unconventional Gelato da aprile sono trasmesse con cadenza quindicinale su Facebook, Instagram e Youtube, intervallate da anticipazioni, backstage e contenuti inediti. Ogni puntata di Unconventional Gelato – cinque minuti circa – mette al centro la storia di un mastro gelatiere della penisola. Gli ospiti delle prime tre puntate sono stati: Antonio Mezzalira, Maurizio Bernardini, Gabriele Scarponi. La storia di Mezzalira parte dalle tre stelle di Massimiliano Alajmo de Le Calandre – dove ha lavorato e imparato i segreti della gastronomia – per arrivare ai Tre Coni del Gambero Rosso con la sua gelateria Golosi di Natura. Bernardini è uno dei Galliera Boys, i quattro soci che hanno dato vita a Galliera 49, gelateria bolognese secondo in classifica su Dissapore. Mentre Scarponi, della Gelateria Ara Macao, dalla laurea in comunicazione è arrivato al gelato.

Conduttore è Vetulio Bondi, gelatiere fiorentino unconventional, Ambasciatore del gelato fiorentino, Presidente dell’Associazione Gelatieri Artigiani Fiorentini, formatore e docente della Scuola Gelato Campus di Firenze, autore del libro “Il gelato (non) è uguale per tutti”. Ad Unconventional Gelato coinvolgerà con la sua simpatia gli ospiti tra chiacchiere, aneddoti e risate proprio nella sua gelateria di Firenze “I gelati del Bondi”, dove sono state girate le puntate.
Unconventional Gelato è prodotto dall’agenzia di comunicazione GSG Service con la sponsorizzazione dell’azienda Bravo Spa, leader nelle macchine per la gelateria. Unconventional Gelato si può seguire nella pagina ufficiale Facebook (facebook.com/unconventionalgelato), Instagram (instagram.com/unconventionalgelato) e nel canale Youtube (https://www.youtube.com/channel/UCMNm6XMx5mEkVYQmgD2o6UQ).
Info: www.unconventionalgelato.com e sulla pagina Facebook.

APPELLO DI FIVI: SALVIAMO I VECCHI VIGNETI

Una deroga per salvare dall’espianto le vigne di almeno trenta anni d’età nelle Denominazioni di Origine, anche se non conformi ai disciplinari. È questa la richiesta che FIVI, invitata dal Ministero a fornire il punto di vista dei Vignaioli Indipendenti agli imminenti decreti attuativi del Testo Unico, ha trasmesso alla segreteria tecnica del MIPAAF. Un messaggio condiviso dai 212 vignaioli che hanno partecipato alla prima edizione romana del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti FIVI, che ha attirato 6.500 persone al Salone delle Fontane dell’EUR. La tutela dei vecchi vigneti è per i Vignaioli Indipendenti un valore culturale, un patrimonio di biodiversità e un fondamento storico per le denominazioni, indispensabile da salvaguardare. Disciplinari spesso forzati e controlli fin troppo precisi effettuati dagli Organismi di Controllo possono portare all’esclusione di interi vigneti dalle Denominazioni di Origine qualora si ravvisi la presenza di varietà non autorizzate dal disciplinare. L’unica scelta che rimane al vignaiolo è quindi il reimpianto del vigneto e l’eliminazione delle cultivar non previste: un danno di impatto notevole per tutta la viticoltura italiana.  “Si tratta di vigneti che sono la fotografia di come era il vigneto contadino prima dello stabilirsi delle Denominazione di Origine – spiega Luca Ferraro, consigliere FIVI – e che racchiudono tutto il sapere dei nostri padri. Le varietà minori piantate da chi ci ha preceduto erano ottimi comprimari utili a compensare eventuali problemi nelle annate estreme, come capita sempre più spesso”. Senza dimenticare che le vigne più vecchie producono vini di alta qualità. Una perdita che va quindi a discapito non solo del vignaiolo, ma anche del consumatore. E di patrimonio genetico che non ha nessun rivale nel mondo.

RELAIS ALBERTI: SOGGIORNO SLOW NEL CUORE DELLA LAGUNA VENEZIANA

L’isola di Malamocco

Il lusso discreto di un Palazzo della fine del XIV secolo unito ad accoglienza, eleganza, cura dei dettagli ed esaltazione dei sapori antichi: ha aperto a Malamocco, nella laguna di Venezia, Relais Alberti, Maison Emozionale e residenza della famiglia Alberti, per secoli fidati amministratori e Tesorieri della Repubblica Veneta. La dimora sorge proprio nel cuore di Malamocco, borgo storico del Lido di Venezia: un’incantevole oasi di pace caratterizzata dalle basse case dalle facciate allegramente variopinte. Lontano dal caos del centro storico, il borgo conserva ancora l’atmosfera di altri tempi. Il Relais Alberti rappresenta una scelta precisa da parte del cliente che sceglie di soggiornarvi: la volontà di vivere una local experience veneziana lontana dai riflettori del centro città affollato, per una dimensione più reale, a portata d’uomo, vera. Il silenzio della laguna, il panorama del sole che tramonta, il piccolo e antico borgo di pescatori, carpentieri e ortolani, la possibilità di girare in bicicletta oppure utilizzare l’auto, godendo della brezza marina. Un luogo per riscoprire una zona importante di Venezia, spesso dimenticata, ritrovando così il piacere per le piccole cose.

UN’OASI FRA ACQUE E SILENZI

Uno scorcio del Relais Alberti

Il Relais è composto di due splendide ville a pochi passi l’una dall’altra. Ca’ Alberti e Ca’ del Borgo, formano un grande complesso alberghiero con circa venti camere: dalle grandi e spaziose suite alle accoglienti e confortevoli garden suite. Tutte le camere sono affacciate sui cortili interni o sul canale che abbraccia l’intero borgo. I locali comuni e le camere sono arredati rigorosamente in stile, come si addice ad un’abitazione dell’antica nobiltà veneziana. Con l’arrivo dell’inverno, i caminetti scoppiettanti, caldi e accoglienti, completano l’arredo creando un’atmosfera intima e romantica. Il Relais conserva, come uno scrigno prezioso, ancora le antiche glorie della Serenissima: i tessuti preziosi adornano mobili antichi dal design caldo, familiare, elegante e avvolgente, tipico delle case d’epoca veneziane. L’ospitalità è creata ad hoc dalle locandiere, la tipica figura femminile del mondo veneziano che aveva il compito di accogliere e coccolare ogni  cliente. Al Relais Alberti si presta molta attenzione ai dettagli curati con particolare attenzione dalle stesse locandiere che hanno fatto della cura per le piccole cose il vero concept della location: dalla scelta della tipologia di cuscino per un riposo perfetto, alla scelta della fragranza per profumare le stanze, alla marmellata home made servita alla prima colazione, consumata in camera oppure nell’apposita sala. Ogni attenzione è un atto d’amore verso i clienti e verso questo territorio meraviglioso, tutto da vivere. All’insegna della creatività della passione per la genuinità.

LABORATORIO ENOGASTRONOMICO

Colazione in giardino grazie a Le Locandiere

Colazione in giardino grazie a Le Locandiere

Le Locandiere è anche un laboratorio enogastronomico dove dar vita a ricette gustose con i prodotti a km zero dell’orto Alberti: raccogliere con le proprie mani i frutti, le erbe aromatiche e tutti i prodotti della terra per farne prodotti finiti, da portare a casa e conservare. L’orto, poco distante dalla struttura ricettiva, sarà a disposizione degli ospiti per raccogliere i prodotti della terra che saranno poi lavorati e trasformati, dalle abili mani de Le Locandiere, nella grande cucina con il caminetto dell’‘800 in marmellate, in centrifughe a base di frutta bio e sfiziosi stuzzichini a base di verdure per accompagnare gli aperitivi. L’accoglienza è personalizzata per ciascun ospite. Il maggiordomo è il vero padrone di Casa Alberti: sarà a conoscenza di tutte le esigenze dell’ospite e pronto a soddisfare ogni desiderio. Coadiuvano dall’aiuto dello staff rimarrà a disposizione durante tutto il suo soggiorno. Un servizio taxi navetta personalizzato da Santa Maria Elisabetta attenderà gli ospiti al loro arrivo all’Isola del Lido di Venezia per poi accompagnarli direttamente all’entrata del Relais Ca’ Alberti. A dirigere il Relais ci sono due donne imprenditrici: Micaela Salmasi e Michela Cafarchia lidensi DOC da generazioni e profondamente legate al territorio, al rispetto, alla valorizzazione della cultura e della storia del Lido di Venezia. Micaela e Michela hanno deciso di utilizzare il loro know how e la loro conoscenza nel settore dell’hotellerie e dell’imprenditoria turistica ricettiva per recuperare la struttura, chiusa da tempo, con l’obiettivo di offrire agli ospiti la possibilità di scoprire questa zona magica della laguna, ma allo stesso tempo per rinvigorire la vita del borgo. Infatti, saranno organizzati incontri culturali nel salotto dove domina un grande caminetto; corsi di cucina con l’Associazione Le Locandiere, ma anche serate musicali ed eventi aperti agli abitanti. Micaela Salmasi, lidense doc da generazioni è la Presidente della Proloco Lido e Pellestrina e la titolare dell’hotel Rivamare, a pochi passi dal red carpet del Palazzo della Mostra del Cinema di Venezia. Michela Cafarchia è invece la Presidente del Consorzio Venezia e il suo Lido e titolare dell’hotel Villa Stella. «L’idea di rendere il servizio esclusivo adattandolo alle esigenze del cliente rappresenta la nuova frontiera del lusso – spiega Michela – Certo l’ospitalità cucita su misura non è una novità per il mercato luxury dell’hotellerie, però la differenza nasce proprio dal nostro bisogno di capire più a fondo gusti e desideri della clientela. Inoltre, volevamo essere certe di offrire il miglior servizio possibile. Il passo successivo era quello di mettere assieme una squadra dedicata, che studi le esigenze dei clienti per progettare parallelamente l’accoglienza e, perché no, la tipologia del soggiorno». «Dal nostro punto di vista – conclude Micaela – serviva un’offerta di viaggio modulabile più intensa, capace d’integrare l’esperienza di un soggiorno unico, con la bellezza dell’hotel; il solo e semplice fatto di alloggiare in una suite o in un appartamento di lusso non è più sufficiente».

Una delle camere, ricche di storia