ASIAGO (VICENZA), DAL 7 AL 10 SETTEMBRE 2017 TORNA MADE IN MALGA

Settembre è sinonimo di Made in Malga. E anche questo 2017 rispetterà la tradizione nel comune dell’Altopiano della provincia di Vicenza, con tante iniziative in programma da giovedì 7 a domenica 10 settembre. Una mostra-mercato che si rivolge a tutti gli amanti del formaggio d’alpeggio che, durante la manifestazione, potranno assaggiare e acquistare. Tanti gli appuntamenti: dalle presentazioni dei prodotti agli assaggi liberi, dai banchetti nei negozi agli aperitivi nei wine-bar, oltre alle degustazioni guidate da esperti. Il progetto è nato da un’idea di Guru del Gusto di Campodasergo (Padova) e del Consorzio Tutela Formaggio Asiago con la collaborazione delle Comunità dell’Altopiano.

I banchi d’assaggio troveranno ospitalità nei negozi e nelle attività del centro di Asiago, creando tra le strade un percorso gastronomico dedicato alle specialità della montagna; ai formaggi di malga si aggiungeranno vini, birre artigianali, salumi, confetture e mieli. L’iniziativa sarà un’occasione per scoprire in modo originale, sapori e nuovi gusti.

Previsti oltre 70 mila visitatori. Questi gli orari dei banchi d’assaggio e di vendita: giovedì dalle 12 alle 19, venerdì dalle 9 alle 19, sabato dalle 9.30 alle 19 e, infine, domenica dalle 10 alle 19.

All’interno di Made in Malga ci sarà Mountain Wine Festival, il salone internazionale del vino di montagna e della viticoltura estrema. Appuntamento sempre dal giovedì alla domenica in piazza Carli, con banchi d’assaggio e più di 150 prodotti italiani e stranieri. L’orario di apertura sarà per giovedì e venerdì dalle 16 alle 22, il sabato dalle 11 alle 22 e la domenica dalle 11 alle 19. L’ingresso sarà gratuito, mentre le degustazioni saranno regolate dall’acquisto del biglietto. Lo spazio coperto della piazza si trasformerà in osteria con piatti tipici della montagna: tosela con polenta, pastin, hamburger, gnocchi con le patate di Rotzo, sopressa, specialità molisane, bigoli con ricotta affumicata e burro di malga, formaggi del Caseificio Pennar, formaggio Monte Veronese, fagioli di Lamon e la torta Ortigara.

L’Asiago Bistrot proporrà piatti con il formaggio Asiago Dop nelle diverse stagionature. In abbinamento, i vini della Cantina Ciccio Zaccagnini di Bolognano (Pescara) e le birre artigianali di montagna trentine Bionoc, Birra di Fiemme, Plotegher e la Zahre Beer di Sauris (Friuli).

Saranno previsti pure dei laboratori all’interno di Comunità Montana di via Stazione 1 e saranno curati da Enrico Pevarello; si terranno il venerdì, il sabato e domenica e si spazierà dai prodotti provenienti dalla Georgia, dal Libano, dall’Armenia, dalla Galizia (Spagna), dallo Juera (Francia) ma anche spazio al Monte Veronese Dop dall’allevo. Il costo sarà di 10 euro. Per prenotarsi, inviare una e-mail all’indirizzo degustazioni@cartadaformaggio.it, indicando nome, cognome e un riferimento telefonico. Si riceverà una risposta di conferma.

Poi spazio all’Accademia del Latte con il “Casaro dai da te” a cura di Domenico Ferrari e Mirko Galliani, a quello sui segreti del burro all’Hotel Croce Bianca di corso IV Novembre 30 e organizzato da Ignazio Orgiana.

Sempre in piazza Carli, dalle 21 di giovedì, venerdì e sabato ci saranno dei concerti, che ruoteranno dalla musica blues, al rock n’ roll sino agli Sessanta, Settanta, Ottanta e Novanta.

Ci sarà la possibilità di partecipare alle visite guidate, e non solo, tra le malghe del territorio; l’associazione Guide Altopiano ad AsiagoGuide, assieme a Coldiretti e Terranostra Vicenza, proporranno un programma alla scoperta dell’ambiente e dei suoi antichi segreti. Per partecipare sarà necessario avere un abbigliamento e delle calzature adatte, come gli scarponi. La prenotazione sarà obbligatoria al referente all’uscita. Per informazioni, http://www.asiagoguide.com e http://www.guidealtopiano.com.

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MARZOTTO & SANNA: SANTA MARGHERITA ACQUISISCE CANTINA MESA IN SARDEGNA

Cantina Mesa nel Sulcis Iglesiente

Due famiglie accomunate dalla identica passione per il vino e da una costante tensione all’innovazione: da oggi, la famiglia Marzotto e la famiglia Sanna lavorano insieme per portare con maggior forza nel mondo i prodotti della Sardegna, in particolare i suoi nobili vitigni: Vermentino, Carignano del Sulcis e Cannonau. Oggi infatti Santa Margherita Gruppo Vinicolo acquisisce la quota di maggioranza di Cantina Mesa, a Porto Pino, nel Sulcis Iglesiente, Sardegna occidentale. Cantina Mesa è stata fondata da Gavino Sanna, uno dei maestri della comunicazione moderna, che manterrà una quota importante ed un ruolo di rilievo nella NewCo. Cantina Mesa è una realtà vitivinicola che si regge su circa 70 ettari di vigneto circondati dalla macchia mediterranea ed affacciati su uno dei mari più belli del mondo. Grazie ad una moderna cantina, ed alla grande cura dei suoi vigneti, Cantina Mesa è una delle protagoniste della rinascita e della riscoperta dei grandi vini della Sardegna, con una produzione annua di quasi 750 mila bottiglie ed un fatturato atteso nel 2017 di circa 4 milioni di euro. «Con l’ingresso della famiglia Marzotto, cui ci lega una profonda amicizia, per Cantina Mesa si apre una nuova stagione di crescita – sottolinea Gavino Sanna –. Abbiamo posto le basi per una grande proiezione internazionale dei nostri vini, confermandone l’assoluto valore e portando ulteriori investimenti in questa regione nel cuore del Mediterraneo, assecondandone la vocazione agricola e sostenibile». «Cantina Mesa è un gioiello del nostro Mediterraneo: cercavamo da tempo un’opportunità in Sardegna, terra di grande vocazione, che merita investimenti per uno sviluppo internazionale, per la qualità e autenticità delle sue genti, terre e vini – aggiunge Gaetano Marzotto, Presidente di Santa Margherita Gruppo Vinicolo –. Questa collaborazione va letta come il segno della volontà del nostro Gruppo di completare la sua presenza nelle regioni italiane più vocate alla viticoltura, cercando le realtà più interessanti, dal forte potenziale narrativo, proiettandole in una più vasta dimensione internazionale grazie al nostro radicamento in ben novanta mercati». «Il nostro Gruppo allarga ulteriormente il suo perimetro con la Sardegna e con una presenza in tre vitigni dall’enorme potenziale: il Vermentino, il vino bianco per eccellenza del Mediterraneo, e due autoctoni di indiscusso valore come il Carignano del Sulcis ed il Cannonau. – evidenzia Ettore Nicoletto, Ad di Santa Margherita Gruppo Vinicolo –. Vini che sono perfetti per i winelover di tutto il mondo, specie le nuove generazioni come i millennial, grazie alla loro storia, alla loro autenticità, al legame col loro territorio che rappresenta un unicum che va valorizzato e protetto. Santa Margherita Gruppo Vinicolo metterà a disposizione di Cantina Mesa tutto il suo know how e la sua rete nel mondo, per far conoscere queste eccellenze e svilupparne al meglio le potenzialità».

ELMO: SCOPERTO UN NUOVO VITIGNO AUTOCTONO IN VALPOLICELLA

Vigneto di bacca rossa

Una nuova varietà a bacca rossa è stata scoperta da Cantina Valpantena Verona in un piccolo vigneto della Valdonega, area collinare che sovrasta il centro cittadino della città scaligera. Un’uva dai grappoli spargoli ed acini scuri, ricchi di polifenoli ed antociani: l’analisi molecolare ha dimostrato che non ha nessuna associazione con varietà finora conosciute. Le è stato quindi dato il nome di Elmo. Il ritrovamento risale ancora al 2009, ma solo in questi giorni si è conclusa l’attività di identificazione. Contemporaneamente il vitigno è stato individuato anche a Valgatara, nel comune di Marano di Valpolicella, nella proprietà del viticoltore Guglielmo Ferrari. L’attività di identificazione è stata affidata da entrambi al CREA (Centro di ricerca Viticoltura ed Enologia) di Conegliano (TV), che, in collaborazione con l’ex Centro per la Sperimentazione in Vitivinicoltura della Provincia di Verona, ha avviato uno studio di approfondimento sulle caratteristiche viticole ed enologiche. L’analisi molecolare dei due vigneti ha dimostrato che si tratta della stessa cultivar e che questa era diversa da qualsiasi altra varietà conosciuta finora. L’attività di identificazione ha comportato ben sette anni di ricerca e di rilievi sul campo per individuare i principali caratteri fenotipici e produttivi di quest’uva, una sorta di stesura della sua carta di identità, in cui vengono descritti la forma e la dimensione di tronco, tralci, grappolo, acini e foglie. Sono state inoltre realizzate diverse microvinificazioni, sottoposte a panel di degustazione, per comprovare le caratteristiche qualitative dell’uva, da cui sono emersi sentori di frutta rossa e spezia, che la rendono adatta anche all’appassimento. L’analisi genetica ha dimostrato che non esiste nessun rapporto di parentela con altre varietà coltivate in loco e solo una lontana somiglianza con il vitigno Wilbacher, originario della regione austriaca della Stiria e coltivato in minima parte anche nel trevigiano. Lo studio è avvenuto all’interno di un progetto finanziato dal MiPAAF (denominato RGV-FAO) finalizzato alla raccolta, conservazione, documentazione ed utilizzazione di specie vegetali di grande rilevanza, tra cui la vite. Si è formalmente concluso la scorsa settimana con la scelta concordata da Cantina Valpantena e Guglielmo Ferrari del nome “Elmo” con cui procedere all’iscrizione del vitigno al Registro Nazionale delle Varietà di Vite. “Le viti di Elmo – spiega Stefano Casali, agronomo di Cantina Valpantena Verona – hanno dimostrato un’ottima resistenza ai parassiti. La pianta è molto produttiva, genera grappoli spargoli ed acini scuri, ricchi di polifenoli ed antociani, capaci di donare un colore intenso e vivo al vino. Si sposa benissimo con le più note varietà veronesi utilizzate normalmente nell’uvaggio del Valpolicella”. “La biodiversità – commenta Luigi Turco, presidente di Cantina Valpantena Verona – è da sempre un valore irrinunciabile per la nostra cantina cooperativa, che ogni anno investe molte risorse per la preservazione e il miglioramento del territorio che viene coltivato. Tra le varie attività di tutela che la Cantina intraprende c’è l’identificazione di vitigni rari e autoctoni che vengono riscoperti negli oltre 750 ettari coltivati dai soci conferitori”. L’iscrizione di Elmo al RNVV e la successiva classificazione in ambito Regionale ne permetterà la possibilità di coltivazione e diffusione. Appena l’iter di iscrizione sarà concluso, l’intenzione di Cantina Valpantena è di riprodurre il vitigno per ricavarne un vigneto sperimentale. La valorizzazione di questo vitigno permetterà di dare un importante contributo alla diversificazione della piattaforma ampelografica e tipicizzare alcune produzioni enologiche dell’areale viticolo veronese.

 

ALLA LOCANDA BAGGIO: CHIARA BERETTA E MAURO LORENZON. DALLE OSTRICHE AI COCKTAIL

Chiara Beretta

Proseguono con successo i giovedì d’estate a tu per tu col produttore tra le colline asolane nella piacevole atmosfera del dehors di Locanda Baggio a Casonetto di Asolo (TV). Saranno Chiara Beretta e Mauro Lorenzon de La Mascareta di Venezia gli ospiti della prossima serata, giovedì 24 agosto. Chiara Beretta, una delle più importanti barlady italiane e brand ambassador del gruppo Fine Spirits, importatore di alcolici artigianali nei quali l’aspetto agricolo è parte integrante del processo produttivo, si cimenterà nel cocktail pairing in particolare con il Gin&Tonic. Il percorso inizierà dal Giappone con Ki No Bi prodotto dalla prima distilleria artigianale di Gin del paese, per proseguire con Kyro Napue, gin finlandese dalle note erbacee, con Solo Wild Gin ottenuto con sole bacche di ginepro selvatico sardo raccolte a mano, per chiudere con la nota dolce di Le Gin di Christian Drouin, storico produttore di Calvados che ha utilizzato la sua profonda conoscenza del mondo della distillazione per creare questo prodotto estremamente equilibrato. Completerà i cocktails Erasmus Bond, gamma di toniche belghe che ben si adattano a tutti i tipi di Gin. L’eclettico Mauro Lorenzon, oste de l’Enoiteca Mascareta di Venezia, autentico bacaro veneziano, presenterà invece le ostriche Gillardeau abbinate con Prosecco Col Fondo bianco ‘Sclera’ Lorenzon Guia di Valdobbiadene. Le Ostriche concave Gillardeau, selezionate con la massima cura, presentano una forma regolare, una rotondità e carnosità particolare, hanno un rimarcabile equilibrio tra dolcezza e salinità, morbidezza e croccantezza e gusto persistente e non possono che soddisfare anche il più esigente intenditore. In tavola questo il menù elaborato dal padrone di casa Nino Baggio: tartare di gamberi rosa di Porto Santo Spirito, riso venere e verdure; crostino di pane nero, burrata di Beppe Ceccato e pomodoro confit; cannolo croccante di baccalà mantecato e polvere di pomodoro del Piennolo; sandwich di pan-speziato, terrina di fegato grasso d’anatra e gel di ribes; crema di patate del Montello e caviale di salmerino di montagna; pasta Mancini, burro di malga affumicato e bottarga di tonno; cestino di pane, caponata di verdure, crema di formaggio ‘Morlacco del Grappa’; costella di maialino iberico in salsa bbq; patate del Montello arrosto; tartelletta di pasta frolla, crema al lime e frutti rossi. La cena prevede una soluzione a buffet con la possibilità per gli ospiti di accomodarsi. Costo a persona: 70 euro bevande incluse. Info e prenotazioni:  tel. 0423 529648 – cell. 335 5292716 – info@locandabaggio.it.

Mauro Lorenzon

I SUPER PIATTI DI TINO VETTORELLO ALLA MOSTRA DEL CINEMA

La brigata di cucina di Tino Vettorello (al centro)

Tino Vettorello festeggia nel 2017 dieci anni di ristorazione con la Biennale Cinema di Venezia. Un matrimonio felice, grazie alla presenza continuativa e qualificata dello chef trevigiano “a cinque cerchi” sulla scena della ristorazione legata alla Mostra internazionale di arte cinematografica. L’unione si consoliderà dal 30 agosto al 9 settembre nel corso di Venezia74, festival che si preannuncia di alta qualità, vista la selezione del direttore Alberto Barbera. Così come eccellente sarà tutta la linea food & beverage, che la Tino Eventi sta predisponendo per celebrare al meglio il decimo anniversario di collaborazione con l’appuntamento cinematografico più glamour dell’anno. Tre i temi principali che caratterizzeranno l’attività di chef Tino negli undici giorni al Lido. Vettorello, coadiuvato dalla sua brigata di cucina e di sala, dovrà affrontare l’appetito di attori, registi, produttori, cinefili, giornalisti, politici, Vip e turisti che si accomoderanno negli spazi del gusto curati dalla Tino Eventi: Ristorante Terrazza Biennale, Caffetteria e Bar Palazzo del Cinema, Caffetteria Casinò, Restaurant Vip al terzo piano del Palazzo Casinò, Office delegazioni e giurie, Pizzeria e Caffetteria Garden, Ristorante in Giardino. La linea di cucina sarà rinnovata in diverse proposte, improntata alla valorizzazione della tradizione veneta ed italiana tra inventiva e leggerezza. Freschi e piacevoli sono tre nuovi piatti in cui i sapori degli orti, della laguna veneta e il pescato dei nostri mari si sposa con i frutti rossi o di bosco (lamponi, more, mirtilli, ribes e fragole) dalle molteplici proprietà salutari, antiossidanti per eccellenza, serbatoi di vitamine , polifenoli e sostanze che contrastano l’invecchiamento cellulare, molto graditi in particolare dal palato femminile e dalle movie star che rincorrono l’eterna gioventù.

I PIATTI DI VENEZIA 74

Rosso Venezia

Risotto Cortina

Rombo alla Clooney

Così lo chef trevigiano spiega la sua scelta: “I frutti di bosco costituiscono un ideale connubio con il pesce e danno molta pulizia al palato, preparando la bocca alla portata successiva”. I nuovi piatti sono: Rosso Venezia, antipasto con gamberi rossi di Sicilia su sasso del Piave, julienne di arancia, prato di zucchine, cipolla rossa di Acquaviva delle Fonti (presidio Slow Food pugliese di cui Tino è ambasciatore); Risotto Cortina (omaggio alla perla ampezzana che ospiterà i Campionati del mondo di sci alpino nel 2021) con riso Carnaroli, mirtilli, canestrelli di Caorle, fasolari di Chioggia e dripping di fiori di zucchina; Rombo alla Clooney in laguna, tranci di rombo al Prosecco, asparagi di mare (salicornia) ed emulsione di lamponi; dessert Ravioli d’ananas, terrina di pesca rosa e fragoline di bosco. Il rombo ai frutti rossi è la rivisitazione della specialità di pesce che Tino aveva già dedicato nel 2014 all’attore George Clooney, che quest’anno torna al Lido in veste di regista ed è un grande estimatore della cucina di Vettorello. Ma non è escluso che lo chef venga ispirato ai fornelli anche dalla presenza di altri divi a Venezia74, in primis Robert Redford e Jane Fonda, Leoni d’Oro alla carriera. La Tino Eventi alla mostra cinematografica avrà come sponsor ufficiali Acqua Minerale San Benedetto, Birra Warsteiner Italia, Magnum Algida, Goppion Caffè. Tiramisù, orgoglio veneto. Il dolce al cucchiaio più famoso al mondo, straordinario mix di mascarpone, cacao, caffè e savoiardi, è da sempre nella carta dessert della Tino Eventi. Ma a Venezia74 assumerà un carattere speciale. “Perché – dice chef Vettorello – nessuno ci usurperà la paternità del Tiramisù”. Controffensiva, la sua, in risposta alla recente decisione del Ministero dell’agricoltura, che riconosce al Friuli Venezia Giulia la facoltà di inserire questo dolce nella lista dei “Prodotti agroalimentari tradizionali” della provincia di Udine. Nella generale levata di scudi trevigiana, Tino si è fatto portavoce della “restituzione” alla Marca del titolo di patria del tiramisù nella versione originale, codificata negli anni Settanta da Giuseppe Maffioli: “Io, come miei altri colleghi di Treviso prima di me, l’ho portato in giro per il mondo, ad esempio quando ho curato la ristorazione dei Giochi Olimpici Invernali di Sochi e Vancouver e ne difenderò sempre l’origine veneta. C’è chi ha un documento ministeriale in mano e chi ha il tiramisù originale nel piatto”. Al tiramisù sarà, perciò, riservata la ribalta internazionale della cena di gala imbandita per l’apertura della Mostra del Cinema, giovedì 30 agosto, mettendo il dolce sotto i riflettori della Terrazza Biennale, invitando altri ristoratori trevigiani ad unirsi all’iniziativa.

CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Tino Eventi e “Al Duca D’Aosta” insieme per “eVe”. Alta cucina e azione di promozione sociale alla Mostra del Cinema di Venezia, per sostenere l’Human Brand “eVe”. Vettorello, infatti, ha aderito alla proposta del noto store di fashion designer “Al Duca D’Aosta”, presente in sette città del Triveneto, e che sposa il progetto di Daniele Panizzi e Michele Molin, creatori di “eVe”, un logo che rappresenta la femminilità (eVe- Eva, la prima donna). Il progetto tutela le donne che, in ogni modo, hanno subìto una forma di violenza. Il ricavato dei prodotti “eVe” va a supporto dei centri anti-violenza sulle donne di Treviso, Verona, Venezia e Padova. “Si può fare molto insieme contro questa piaga sociale. L’importante è agire anche con piccole cose, poiché le parole non bastano più”, sottolineano lo chef dei divi e Alberto Bozzo, amministratore delegato de “Al Duca D’Aosta”. Messaggio ancor più urgente alla luce degli ultimi casi di femminicidio, purtroppo registrati dalle cronache estive. “Al Duca D’Aosta” ha realizzato delle polo e t-shirt in cotone bianco e blu notte con il logo “eVe”; le metterà a disposizione della Tino Eventi, che vi apporrà anche il proprio marchio per farle indossare a tutto il suo personale al Lido. In più le t-shirt e i cappellini griffati “eVe” saranno messi in vendita negli spazi della ristorazione alla Mostra del cinema di Venezia. Tutte le donazioni saranno destinate ai centri anti violenza, a cui andrà anche quanto ricavato dal piatto vegetariano, ispirato all’essenza del mondo femminile, che Tino chef creerà ad hoc ed inserito nel menu dei ristoranti da lui gestiti alla Biennale Cinema. Inoltre, un aperitivo alla Terrazza Biennale sarà dedicato al tema “Tino Eventi e Al Duca d’Aosta insieme a eVe per combattere la violenza contro le donne”.

SANTA MARGHERITA HA ACQUISITO CA’ MAIOL BANDIERA DEL LUGANA DOC

Da sx Fabio Contato, presidente del nuovo Consiglio d’Amministrazione ed Ettore Nicoletto, AD Santa Margherita Gruppo Vinicolo

Santa Margherita Gruppo Vinicolo ha acquisito la maggioranza di Cà Maiol, vera e propria bandiera della denominazione Lugana DOC, di cui è stata assoluta protagonista negli ultimi trent’anni. Fabio Contato, l’imprenditore che ha guidato la Cantina di Desenzano del Garda nella fase di espansione degli ultimi anni, rimarrà nella società come presidente del nuovo consiglio d’Amministrazione. Con questa acquisizione, Santa Margherita Gruppo Vinicolo rafforza la propria leadership nel segmento dei vini bianchi, entrando in una denominazione in forte espansione, dall’altissimo profilo qualitativo. Cà Maiol porta in dote un vigneto di 140 ettari di superficie, su quattro distinte “cascine” la più antica delle quali, fondata all’inizio del Settecento, dà il nome all’intera azienda. Avviata nel 1967 con un impianto iniziale di 12 ettari, la Cantina lombarda ha acquisito per dimensioni, bottiglie vendute e mercati raggiunti nel mondo, un ruolo trainante per l’intera denominazione rendendo il Lugana uno dei vini bianchi italiani più famosi e ricercati. Molti i riconoscimenti internazionali raggiunti in questi anni da Cà Maiol, la cui produzione attuale si attesta su oltre 1,5 milioni di bottiglie per un fatturato atteso nel 2017 di circa 10 milioni di Euro. «Il Lugana – sottolinea Gaetano Marzotto, presidente di Santa Margherita Gruppo Vinicolo – è una denominazione che ha saputo conquistarsi uno spazio importante fra i vini bianchi italiani. Cà Maiol e Fabio Contato sono stati protagonisti indiscussi di questo successo che deve proseguire, ampliando ancora di più il numero dei mercati raggiunti e consolidando i risultati conseguiti. E’ un vino, un territorio, che sentiamo vicino, che abbiamo seguito negli anni con attenzione, nel quale vediamo un grande potenziale. Vogliamo apportare a questa nostra denominazione tutto il nostro know how per consolidare ulteriormente la sua posizione di protagonista a livello globale». «La responsabilità di un imprenditore deve andare oltre al momento contingente e mirare alla visione di lungo periodo per la propria azienda: questo vale ancor più per chi, come noi, ha portato al successo internazionale una cantina ed una intera denominazione – sottolinea Fabio Contato –. Oggi Cà Maiol e il Lugana DOC sono realtà conosciute, apprezzate e richieste ovunque nel mondo, grazie ad un forte impegno per una qualità senza compromessi. Dobbiamo però guardare al futuro, allo scenario competitivo del mondo del vino, dove un numero sempre maggiore di player internazionali rende complesso il cammino di ogni realtà, tutto sommato, piccola. Ho trovato nella famiglia Marzotto, e in Santa Margherita Gruppo Vinicolo, i partner ideali per proseguire nel nostro processo di sviluppo». «Santa Margherita Gruppo Vinicolo con questa acquisizione – evidenzia Ettore Nicoletto, AD del gruppo – rafforza il proprio ruolo di scout di territori italiani dal grande potenziale, la propria presenza in Lombardia, regione sempre più importante nel panorama vitivinicolo nazionale e la propria vocazione ed attenzione ai vini bianchi di cui è storicamente una protagonista di primissimo piano. Santa Margherita Gruppo Vinicolo aggiunge un’altra tessera al suo mosaico enologico che già la vede presente nelle più vocate regioni italiane: dall’Alto Adige al Veneto Orientale; dalle colline di Conegliano-Valdobbiadene alla Franciacorta; dal Chianti Classico alla Maremma ed alla Sicilia. Per la denominazione Lugana si apre oggi una nuova fase di crescita che andrà a beneficio dell’intero sistema locale».

ROBINOT, VIGNAIOLO E FOTOGRAFO

“Energie!!!” è il motto di Jean Pierre Robinot, noto per i suoi vini della Loira e per saper diluire nelle bottiglie anche un pizzico dell’energia che sprigiona la terra. Meno noto (per ora) per saper catturare quest’energia con la macchina fotografica. Jean Pierre dice “L’astrazione è per me una grande vibrazione del vivente. La luce della notte è il mio universo, la maniera di proiettarmi nel cosmo”. Benedetta e Luca Fullin sono lieti di presentarlo nelle vesti di artista fotografo astratto al suo primo vernissage italiano che si terrà presso il Local a Venezia, venerdì 21 Luglio alle 12  dove è stata allestita una mostra temporanea di alcune delle sue opere. E poi tutti in festa con i vini, offerti da Robinot, e con stuzzichini preparati dallo chef Matteo Tagliapietra

CHAPEL CLUB: IL PRIMO SPEAKEASY DI VENEZIA

La sala del Chapel Club

Diventati noti grazie a tanta filmografia di Hollywood che ha raccontato la storia dei locali proibiti americani dove sono nati grandi musicisti e cantanti, gli speakeasy erano i locali in cui consumare illegalmente bevande alcoliche durante il Proibizionismo. Da allora il termine indica spazi nascosti alla grande folla, dove bere e chiacchierare in un ambiente di classe al riparo da occhi indiscreti. Diffusi in tutto il mondo, ora sbarca a Venezia il primo speakeasy lagunare. Un mix tra club privato e lounge artistica, il Chapel Club ha sede nel millenario complesso della Misericordia, fuori dalle rotte turistiche ma a due passi dalla stazione e da Piazzale Roma. Inserito all’interno degli spazi dedicati alle mostre d’arte, il Chapel Club fruisce delle continue esposizioni che si alternano nell’attigua Chiesa dell’Abbazia e degli Archivi della Misericordia, luoghi dedicati all’Arte e agli eventi culturali in genere. All’interno si possono gustare i classici cocktail internazionali affiancati dalle creazioni del noto barman Gennaro Florio, che cambiano di stagione in stagione (vedi lista drink allegata). Come nella migliore tradizione anglosassone, il Club apre su appuntamento dal mercoledì al sabato dalle 18 alle 22, chiamando il numero inglese + 44 7448649927 o scrivendo a chapelclubvenice@gmail.com, ed è aperto ogni qualvolta vi siano eventi legati alle mostre attigue, il che succede molto spesso. Questo l’elenco dei cocktail: Apple Martini (apple sour, lime, vodka); Amaretto sour (amaretto and lemon juice); Aviation (violet liquor, lemon juice, maraschino, gin); Gimlet (Gin or vodka, lime juice, sugar); Margarita de la Patrona (tequila Patron, cointreau, lime juice); Merchant of venice (sour apple, lime, apple juice, vodka and seven up); Mojito (lime juice, sugar, mint, rum); Moscow mule (lime juice, vodka and ginger beer); Negroni (bitter, sweet vermouth, gin); Sazerac (sugar, whiskey, bitter, Herbsaint); Vodka/gin and tonic; White spirit; Old whisky/whiskey; Liquor; Soft drinks; Wines. I prezzi vanno dai 5 ai 12 euro.

 

MACULAN: 40 ANNI DI VENDEMMIE CON LO SGUARDO AL FUTURO

Da sx Angela, Fausto e Maria Vittoria Maculan

Quaranta anni di vendemmie. Fausto Maculan le ha festeggiate con una cena in cantina, ospiti giornalisti e affezionati clienti (a proposito i complimenti al ristorante La Rosina di Marostica per l’imponente buffet e una cena all’altezza della fama del locale), con visita in cantina (dove abbiamo ammirato le “riserve” di casa Maculan) e verticali di quattro annate (1985, 1998, 2005, 2015) del Fratta, blend di Cabernet e Merlot dai migliori terreni dell’azienda, e il simbolo di casa Maculan, ovvero il Torcolato assaggiato con mille sorprese di profumi e sapori nelle annate 1978 (!), 1983, 1995 e 2000. E poi la regina della serata, ovvero il XL, magnum di Cabernet Sauvignon datato vendemmia 2013, giusti i 40 anni di vendemmie. Fin qui tutto normale, o quasi. Perché Fausto ha aperto il libro dei ricordi, fatti di incontri voluti e cercati per impossessarsi dell’arte enologica. Erano gli anni Settanta, la famiglia Maculan il vino allora lo vendeva, ma Fausto, che aveva già da un po’ finito la scuola enologica di Conegliano, decide di farlo lui il vino. Cambia tutto, gira il mondo del vino dalla Champagne, all’Alsazia, a Bordeaux fino alla Napa Valley a visitare le cantine californiane. E impara, assorbe più che può. Poi l’incontro decisivo: Luigi Veronelli. Un’altra volta cambia tutto: nasce il Torcolato, il passito da uva Vespaiola, che si faceva in tutte le famiglie della zona di Breganze, ma Fausto ha un’intuizione: lo corregge togliendogli l’eccessiva vena liquorosa. E’ un successo, tanto che Gualtiero Marchesi lo adotta nel suo antico ristorante di via Bonvesin della Riva a Milano e le visite vicendevoli fra i due non si contano. Da lì il Torcolato fa il giro del mondo: un successo che dura anche oggi e che fa della zona di Breganze una delle più conosciute a livello internazionale. Angela e Maria Vittoria sono la nuova generazione Maculan. Determinate a percorrere le orme del padre Fausto, dopo il liceo scientifico hanno entrambe scelto la facoltà di Scienze e Tecnologie Agrarie all’Università di Padova. Angela, che ha visitato le zone vitivinicole più importanti del mondo, si occupa del settore export ed è anche presiedente del Seminario Permanente Luigi Veronelli. Maria Vittoria, invece, dal 2007 segue la gestione dei vigneti, il controllo di maturazione delle uve, le fermentazioni e l’affinamento dei vini. Ormai da un decennio Angela e Maria Vittoria affiancano il padre nella conduzione dell’azienda e acquisendo negli anni, sotto la sua guida, tutta l’esperienza e le competenze necessarie per gestire ogni aspetto decisionale che riguarda la vita dell’azienda. Anche quello che riguarda il futuro: la cinquantesima vendemmia sarà resistente. Ovvero la famiglia Maculan ha deciso di intraprendere la strada delle varietà resistenti alle malattie. Saranno messi a dimora il prossimo autunno i primi vigneti di Merlot Khorus e Sauvignon Rytos, due varietà resistenti selezionate dall’Università di Udine. Una conversione che nel corso di un decennio coinvolgerà progressivamente tutte le varietà coltivate. “Il primo impianto sarà complessivamente di sole 4000 viti – spiega Maria Vittoria, responsabile della produzione – ma la nostra intenzione è di rinnovare via via i vigneti più vecchi con varietà resistenti alla malattie. È necessario specificare che queste varietà non sono individui geneticamente modificati, ma tipi ottenuti da incroci intraspecifici con il cambiamento solo del 5% dei cromosomi, ovvero di quelli responsabili degli effetti delle malattie sull’uva. Con queste varietà possiamo applicare solo uno o due trattamenti all’anno rispetto ai 10-11 che si praticano generalmente nel nostro territorio”. Una svolta storica per l’azienda fondata nei primi anni Cinquanta da Giovanni Maculan e saldamente nelle mani di Fausto dal 1973. La prima vinificazione dai nuovi vigneti è attesa per il 2020. “Puntiamo ad avere un vino eccellente entro il 2023 – aggiunge Angela, responsabile commerciale – anno della cinquantesima vendemmia di nostro padre. Certamente il vino per celebrare quella ricorrenza sarà da vitigni resistenti”. Una scelta fortemente voluta dalla nuova generazione, avallata da Fausto Maculan, che guarda anche al presente: “Nell’attesa di convertire tutta la produzione alle nuove varietà stiamo sperimentando nuove macchine irroratrici: diffondono il prodotto unicamente sulle foglie, aspirando le eccedenze. Niente più deriva aerea e dispersione per terra”. E infine si pone un obiettivo: “La nostra sfida per il futuro è fare il vino rosso più buono d’Italia da varietà resistenti. Questo è il nostro impegno”.

XL: un Cabernet Sauvignon speciale per la quarantesima vendemmia

I granndi rossi Maculan in degustazione

La cena in cantina

I “tesori” della cantina

 

 

CA’ ROVERE: DAL METODO CLASSICO ALL’ITTIOCOLTURA

I grandi vini prodotti dalla Ca’ Rovere

La famiglia Biasin

La Cà Rovere di Alonte (VI) sta in un angolo appartato dei Colli Berici, dove i versanti scendono sulla pianura che guarda il confine del Vicentino con il Veronese. Pochissimo traffico sulla strada che s’inoltra verso le dorsali. Silenzio. Aria buona che il lieve scarto altimetrico – prezioso per le buone viti – fa ben girare tra la notte e il giorno insolato da sudovest. In una cantina ricavata nella pietra calcarea – quella ricca di fossili del fondo marino emerso 6 milioni di anni fa – la famiglia Biasin affina da quasi trent’anni la sua tecnica di produzione méthode champenoise,  pionieristica nel territorio. Le quattro etichette  Metodo Classico che Cà Rovere propone sono, appunto, una rarità preziosa per i Berici e chiudono l’intero quadrilatero storico della produzione di bollicine: il demi-sec colpevolmente inconsueto nei bicchieri degli appassionati, il rosè con cui tentare i curiosi, il blanc de blanc di Chardonnay e l’etichetta blu del brut di Chardonnay e Garganega top di produzione. Cà Rovere comprende oggi 30 ettari (dai 7 dell’iniziale investimento vitivinicolo del fratelli Biasin) e batte la via difficile e gloriosa del Metodo Classico dal 1991, cioè dalla stagione della scommessa – oggi vincente – dei fratelli Ugo (che da tutt’altre parti si occupa anche di itticoltura) e Sisto (che dà il nome alla linea dei vini fermi:) e della sorella Alessia (titolare dell’azienda agricola). Dalla base calcarea dei terreni della tenuta Cà Rovere crescono uve ricche di mineralità: le migliori sono scelte per diventare spumanti. La linea-bollicine conta 40 mila bottiglie all’anno tra enoteche e ristorazione di qualità. L’obiettivo aziendale è arrivare a 100 mila grazie all’affermazione della qualità cercata senza scorciatoie.Il metodo classico richiede anni di lavoro su ciascuna serie di bottiglie e i Biasin sono impegnati sulla linea del “mai meno di 36 mesi sui lieviti”. La sequenza è rigorosa: scelta delle uve migliori di ciascuna annata “millesimata”, assemblaggio delle cuvée di vari vigneti, fermentazione iniziale e primo imbottigliamento con liqueur de tirage di zuccheri e lieviti per una seconda fermentazione, tre anni di bottiglie in cantina sotterranea, sboccatura per eliminare le impurità e tappatura finale con l’aggiunta della liqueur de expedition che darà il tocco di individualità di lì a qualche ultimo mese di attesa. Curiosità sull’eccellente demi-sec: la liqueur è a base del passito di casa, il “Profumo di Sole” di uva Garganega. Per conoscere l’azienda Cà Rovere e i fratelli Biasin sono possibili visite a campi e cantina, anche in occasione di degustazioni, cene ed eventi culturali di promozione del territorio.

LA KORNAT ITTICA

L’allevamento della Kornat Ittica

Il gruppo veronese Vrm, specializzato in commercializzazione di prodotti ittici, cresce e guarda oltre confine, acquisendo un nuovo allevamento di pesce in Croazia, grazie al supporto di Finest, società finanziaria per l’internazionalizzazione delle imprese del Nordest.Unica azienda nel suo genere in Italia, Vrm srl è nata nel 2006 su iniziativa dell’imprenditore Ugo Biasin che, esperto nel settore, ha rilevato una società presente da oltre 30 anni al Centro Agroalimentare di Verona Mercato, specializzata nella commercializzazione di pesce fresco proveniente da tutta Europa destinato alla grande distribuzione italiana. L’impresa, che allora aveva un fatturato di 17 milioni di euro, è poi cresciuta rapidamente, tanto che nel 2009, con l’acquisizione del mangimificio Naturalleva di Cologna Veneta, ha ampliato la propria attività con la produzione di mangime per pesci, realizzando così un progetto di filiera. «L’idea si è rivelata vincente», commenta il presidente Biasin. «Partendo dalla considerazione che in futuro il pesce verrà sempre meno pescato e sempre più allevato, abbiamo capito l’importanza di garantire un prodotto di qualità e abbiamo deciso di entrare quindi nel mondo dei mangimi». Il gruppo ha quindi realizzato numerosi interventi per adeguare alle normative vigenti l’azienda di Cologna Veneta, in modo da garantire al pesce standard qualitativi elevati. «Venuti a contatto con varie realtà di allevamento, abbiamo deciso di rilevarne due, in modo da garantire oltre alla qualità anche la provenienza», spiega il presidente del gruppo. «Così siamo diventati l’unica azienda italiana ad avere una filiera integrata nel settore ittico». Gli allevamenti acquisiti sono la Civitaittica srl, a Civitavecchia, e l’altro in Croazia, la Kornat Ittica doo, specializzata nella gestione di allevamento a mare di orate e branzini, in prossimità delle isole Kornati (Incoronate), di fronte al litorale di Zara. Nel 2014 il gruppo, che conta 135 dipendenti, ha raggiunto un fatturato di 70 milioni di euro, rispetto ai 56 milioni del 2013: nell’azienda di Cologna Veneta, dove vengono prodotte annualmente 40mila tonnellate di mangime per pesci, sono impiegate una trentina di persone, così come nella sede di Vrm srl, all’interno del Centro Agroalimentare. Il progetto di acquisizione dell’allevamento Kornat Ittica doo ha visto la partecipazione diretta di Finest, spa partecipata da Friulia SpA, società finanziaria della Regione Friuli Venezia Giulia, dalla Regione Veneto, dalla Provincia Autonoma di Trento, dalla Simest e da alcune banche del territorio. In un quadro generale in cui l’agroalimentare si sta rivelando un settore strategico nel processo di internazionalizzazione delle imprese del Nordest, Mauro Del Savio, presidente di Finest Spa, sostiene che «abbiamo investito con un partner che conosce bene il suo lavoro e che guarda alla qualità. Siamo in presenza di una completa filiera alimentare che va dalla produzione di mangime, al corretto allevamento, fino alla capacità di essere presenti nella catena di distribuzione, senza trascurare l’organizzazione logistica nella gestione di un prodotto che va consumato freschissimo».