APPELLO DI FIVI: SALVIAMO I VECCHI VIGNETI

Una deroga per salvare dall’espianto le vigne di almeno trenta anni d’età nelle Denominazioni di Origine, anche se non conformi ai disciplinari. È questa la richiesta che FIVI, invitata dal Ministero a fornire il punto di vista dei Vignaioli Indipendenti agli imminenti decreti attuativi del Testo Unico, ha trasmesso alla segreteria tecnica del MIPAAF. Un messaggio condiviso dai 212 vignaioli che hanno partecipato alla prima edizione romana del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti FIVI, che ha attirato 6.500 persone al Salone delle Fontane dell’EUR. La tutela dei vecchi vigneti è per i Vignaioli Indipendenti un valore culturale, un patrimonio di biodiversità e un fondamento storico per le denominazioni, indispensabile da salvaguardare. Disciplinari spesso forzati e controlli fin troppo precisi effettuati dagli Organismi di Controllo possono portare all’esclusione di interi vigneti dalle Denominazioni di Origine qualora si ravvisi la presenza di varietà non autorizzate dal disciplinare. L’unica scelta che rimane al vignaiolo è quindi il reimpianto del vigneto e l’eliminazione delle cultivar non previste: un danno di impatto notevole per tutta la viticoltura italiana.  “Si tratta di vigneti che sono la fotografia di come era il vigneto contadino prima dello stabilirsi delle Denominazione di Origine – spiega Luca Ferraro, consigliere FIVI – e che racchiudono tutto il sapere dei nostri padri. Le varietà minori piantate da chi ci ha preceduto erano ottimi comprimari utili a compensare eventuali problemi nelle annate estreme, come capita sempre più spesso”. Senza dimenticare che le vigne più vecchie producono vini di alta qualità. Una perdita che va quindi a discapito non solo del vignaiolo, ma anche del consumatore. E di patrimonio genetico che non ha nessun rivale nel mondo.

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RELAIS ALBERTI: SOGGIORNO SLOW NEL CUORE DELLA LAGUNA VENEZIANA

L’isola di Malamocco

Il lusso discreto di un Palazzo della fine del XIV secolo unito ad accoglienza, eleganza, cura dei dettagli ed esaltazione dei sapori antichi: ha aperto a Malamocco, nella laguna di Venezia, Relais Alberti, Maison Emozionale e residenza della famiglia Alberti, per secoli fidati amministratori e Tesorieri della Repubblica Veneta. La dimora sorge proprio nel cuore di Malamocco, borgo storico del Lido di Venezia: un’incantevole oasi di pace caratterizzata dalle basse case dalle facciate allegramente variopinte. Lontano dal caos del centro storico, il borgo conserva ancora l’atmosfera di altri tempi. Il Relais Alberti rappresenta una scelta precisa da parte del cliente che sceglie di soggiornarvi: la volontà di vivere una local experience veneziana lontana dai riflettori del centro città affollato, per una dimensione più reale, a portata d’uomo, vera. Il silenzio della laguna, il panorama del sole che tramonta, il piccolo e antico borgo di pescatori, carpentieri e ortolani, la possibilità di girare in bicicletta oppure utilizzare l’auto, godendo della brezza marina. Un luogo per riscoprire una zona importante di Venezia, spesso dimenticata, ritrovando così il piacere per le piccole cose.

UN’OASI FRA ACQUE E SILENZI

Uno scorcio del Relais Alberti

Il Relais è composto di due splendide ville a pochi passi l’una dall’altra. Ca’ Alberti e Ca’ del Borgo, formano un grande complesso alberghiero con circa venti camere: dalle grandi e spaziose suite alle accoglienti e confortevoli garden suite. Tutte le camere sono affacciate sui cortili interni o sul canale che abbraccia l’intero borgo. I locali comuni e le camere sono arredati rigorosamente in stile, come si addice ad un’abitazione dell’antica nobiltà veneziana. Con l’arrivo dell’inverno, i caminetti scoppiettanti, caldi e accoglienti, completano l’arredo creando un’atmosfera intima e romantica. Il Relais conserva, come uno scrigno prezioso, ancora le antiche glorie della Serenissima: i tessuti preziosi adornano mobili antichi dal design caldo, familiare, elegante e avvolgente, tipico delle case d’epoca veneziane. L’ospitalità è creata ad hoc dalle locandiere, la tipica figura femminile del mondo veneziano che aveva il compito di accogliere e coccolare ogni  cliente. Al Relais Alberti si presta molta attenzione ai dettagli curati con particolare attenzione dalle stesse locandiere che hanno fatto della cura per le piccole cose il vero concept della location: dalla scelta della tipologia di cuscino per un riposo perfetto, alla scelta della fragranza per profumare le stanze, alla marmellata home made servita alla prima colazione, consumata in camera oppure nell’apposita sala. Ogni attenzione è un atto d’amore verso i clienti e verso questo territorio meraviglioso, tutto da vivere. All’insegna della creatività della passione per la genuinità.

LABORATORIO ENOGASTRONOMICO

Colazione in giardino grazie a Le Locandiere

Colazione in giardino grazie a Le Locandiere

Le Locandiere è anche un laboratorio enogastronomico dove dar vita a ricette gustose con i prodotti a km zero dell’orto Alberti: raccogliere con le proprie mani i frutti, le erbe aromatiche e tutti i prodotti della terra per farne prodotti finiti, da portare a casa e conservare. L’orto, poco distante dalla struttura ricettiva, sarà a disposizione degli ospiti per raccogliere i prodotti della terra che saranno poi lavorati e trasformati, dalle abili mani de Le Locandiere, nella grande cucina con il caminetto dell’‘800 in marmellate, in centrifughe a base di frutta bio e sfiziosi stuzzichini a base di verdure per accompagnare gli aperitivi. L’accoglienza è personalizzata per ciascun ospite. Il maggiordomo è il vero padrone di Casa Alberti: sarà a conoscenza di tutte le esigenze dell’ospite e pronto a soddisfare ogni desiderio. Coadiuvano dall’aiuto dello staff rimarrà a disposizione durante tutto il suo soggiorno. Un servizio taxi navetta personalizzato da Santa Maria Elisabetta attenderà gli ospiti al loro arrivo all’Isola del Lido di Venezia per poi accompagnarli direttamente all’entrata del Relais Ca’ Alberti. A dirigere il Relais ci sono due donne imprenditrici: Micaela Salmasi e Michela Cafarchia lidensi DOC da generazioni e profondamente legate al territorio, al rispetto, alla valorizzazione della cultura e della storia del Lido di Venezia. Micaela e Michela hanno deciso di utilizzare il loro know how e la loro conoscenza nel settore dell’hotellerie e dell’imprenditoria turistica ricettiva per recuperare la struttura, chiusa da tempo, con l’obiettivo di offrire agli ospiti la possibilità di scoprire questa zona magica della laguna, ma allo stesso tempo per rinvigorire la vita del borgo. Infatti, saranno organizzati incontri culturali nel salotto dove domina un grande caminetto; corsi di cucina con l’Associazione Le Locandiere, ma anche serate musicali ed eventi aperti agli abitanti. Micaela Salmasi, lidense doc da generazioni è la Presidente della Proloco Lido e Pellestrina e la titolare dell’hotel Rivamare, a pochi passi dal red carpet del Palazzo della Mostra del Cinema di Venezia. Michela Cafarchia è invece la Presidente del Consorzio Venezia e il suo Lido e titolare dell’hotel Villa Stella. «L’idea di rendere il servizio esclusivo adattandolo alle esigenze del cliente rappresenta la nuova frontiera del lusso – spiega Michela – Certo l’ospitalità cucita su misura non è una novità per il mercato luxury dell’hotellerie, però la differenza nasce proprio dal nostro bisogno di capire più a fondo gusti e desideri della clientela. Inoltre, volevamo essere certe di offrire il miglior servizio possibile. Il passo successivo era quello di mettere assieme una squadra dedicata, che studi le esigenze dei clienti per progettare parallelamente l’accoglienza e, perché no, la tipologia del soggiorno». «Dal nostro punto di vista – conclude Micaela – serviva un’offerta di viaggio modulabile più intensa, capace d’integrare l’esperienza di un soggiorno unico, con la bellezza dell’hotel; il solo e semplice fatto di alloggiare in una suite o in un appartamento di lusso non è più sufficiente».

Una delle camere, ricche di storia

 

 

 

 

ASIAGO DOP: NEL 2016 I CONSUMI SALITI DEL 2,1 PER CENTO

Un bilancio 2016 positivo quello che i soci del Consorzio di Tutela Formaggio Asiago hanno approvato nell’assemblea svoltasi venerdì 12 maggio ad Asiago e che, grazie al piano di crescita programmata, ha visto un controllo delle produzioni, ridotte del 3,35 per cento rispetto all’anno precedente e un aumento del 2,1 per cento dei consumi, in netta controtendenza rispetto al comparto dei formaggi semiduri che, nello stesso anno, ha segnato un doppio calo dei volumi del 1,3 per cento e del valore del 1,7 per cento (dati GFK-Eurisko). Un segnale positivo arriva anche dal calo, a fine 2016, dello stock aggregato di prodotto, rispetto a fine 2015; aspetto che ha consentito di iniziare il 2017 con premesse migliori rispetto allo scorso anno.

Nel 2016, sono state prodotte 1.365.597 forme di Asiago Fresco e 221.772  di Asiago Stagionato, per un totale di 1.587.369 forme; produzioni che, nel contesto del piano di regolazione 2017-2019, continueranno a garantire un equilibrio tra domanda ed offerta, proseguendo nella valorizzazione della denominazione e puntando a rafforzare l’orientamento al mercato a fianco dei produttori impegnati ad esportare Asiago DOP nel mondo.

Mentre il comparto dei formaggi semiduri ha visto un calo dei volumi pari a 1,3 per cento e del valore del 1,7 per cento (dati GFK-Eurisko), i dati 2016 dei consumi di formaggio Asiago sono positivi, sia presso le famiglie (più 2,1 per cento, dati GFK-Eurisko) che nella Grande Distribuzione (più 2,3 per cento, dati Iri-Infoscan). Questa performance, realizzata in un contesto di sempre maggiore pressione competitiva di prodotti standardizzati e a basso valore aggiunto, anche dall’estero, dimostra come i consumatori italiani desiderino tornare a scoprire e consumare prodotti genuini e tradizionali dall’origine certa. Una sensibilità che premia le produzioni Made in Italy e vede Asiago DOP, per tutto il 2017, in sinergia con alcune primarie insegne della distribuzione regionale e nazionale, impegnata nel far apprezzare, direttamente sul punto vendita, il valore aggiunto di un prodotto che ha molto da far scoprire al consumatore, in particolare per la produzione maggiormente legata alla tradizione e alla storia: l’Asiago Stagionato, realizzato secondo tecniche antiche e strettamente legato al proprio territorio d’origine.

In Italia, Asiago DOP è la quarta specialità casearia a latte vaccino più diffusa. Nel 2016, il formaggio Asiago ha aumentato le vendite in valore dello 1,3 per cento rispetto al 2015, a fronte di una diminuzione degli atti d’acquisto e del calo della spesa media, in linea con il trend generale dei prodotti alimentari. Significativo l’aumento del 10,5 per cento delle famiglie acquirenti e del 3,5 per cento dell’indice di penetrazione che raggiunge il 56,6 per cento (dati GFK-Eurisko). Il Nord Est, con una percentuale del 31,3 per cento di consumi, in aumento del 2 per cento rispetto all’anno precedente, si conferma come l’area di forza sia per penetrazione che per acquisto medio mentre al Sud i consumi rallentano passando dal 32,3 per cento nel 2015, al 29,2 per cento del 2016. Anche a Nord Ovest aumentano i consumi dell’1,5 per cento portando da 24,5 per cento a 26 per cento il peso della specialità veneto-trentina in quest’area geografica relativamente al totale Italia. (dati GFK-Eurisko).

Il 2016 è stato anche l’anno nel quale si è proseguito nel rafforzamento del mercato estero con un più 6,5 per cento di export rispetto al 2014 ed una performance pari a più 66 per cento negli ultimi sei anni. Le esportazioni di formaggio Asiago hanno superato per la prima volta le 1700 tonnellate, raggiungendo il massimo volume storico. Tra i principali acquirenti della specialità veneto-trentina, Svizzera (più 12 per cento) e Australia (più 16 per cento) risultano in testa, entrambi in aumento per il terzo anno consecutivo. L’Australia, in particolare, si impone per la prima volta come terzo mercato di destinazione delle esportazioni, dopo Stati Uniti e Svizzera, superando la Germania, che, nel 2016, ha realizzato un  positivo più 4 per  cento di crescita. A riprova dell’impegno profuso, il Consorzio di Tutela, nel 2016, ha rafforzato l’attività di promozione avviando due progetti cofinanziati dall’Unione Europea, per un valore complessivo pari a 5,5 milioni di euro: il primo negli Stati Uniti e in Canada, in partnership con i consorzi del Pecorino Romano e dello speck Alto-Adige; il secondo “Cheese It’s Europe”, insieme ai Consorzi di Tutela Parmigiano Reggiano e Gorgonzola, mirato al rafforzamento e al consolidamento delle esportazioni in Austria, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia.