SOL D’ORO EMISFERO SUD, GLI OLII MIGLIORI DAL SUDAMERICA

Città del Capo sede di Sol d'Oro Emisfero Sud 2015

Città del Capo sede di Sol d’Oro Emisfero Sud 2015

Concluso a Cape Town il concorso oleario di Veronafiere. A vincere le medaglie d’oro messe in palio da Sol d’Oro Emisfero Sud svoltosi quest’anno in Sudafrica sono stati il Cile nella categoria fruttato leggero, l’Argentina per il fruttato medio e l’Uruguray per l’olio extravergine di oliva fruttato intenso. Alle loro spalle, però, tra secondi e terzi posti i produttori oleicoli sudafricani hanno conquistato ben 5 medaglie su 9: una medaglia di bronzo nella categoria fruttato leggero, una medaglia d’argento e una di bronzo per il fruttato medio e un argento e un bronzo per l’olio fruttato intenso. A completare il risultato del Sudafrica, le Gran Menzioni di tre oli fruttati leggeri e di sei oli fruttati medi. Segue nel medagliere il Cile, con anche una medaglia d’argento e due Gran Menzioni nella categoria fruttato leggero e una Gran Menzione per il  fruttato medio. Buona, secondo i giudici internazionali, la qualità espressa da tutti i produttori in concorso, che hanno saputo fronteggiare un’annata non facile a causa della prolungata siccità. Si conclude con questi risultati la seconda edizione di Sol d’Oro Emisfero Sud, il concorso nato nel 2014 dallo sdoppiamento di Sol d’Oro per dare agli oli extravergine di oliva prodotti al di sotto dell’equatore e in contro stagione rispetto a quelli dei tradizionali Paesi produttori dell’emisfero nord la possibilità di essere valutati nel  loro momento ottimale di freschezza. Alla cena di gala per la proclamazione dei vincitori, svoltasi  presso Casa Labia a Cape Town alla presenza del primo ministro della Provincia di Western Cape, Helen Zille, del ministro dello Sviluppo economico, turismo e agricoltura di Western Cape, Alan Winde, dell’amministratore delegato di Wesgro, Tim Harris, e del console italiano a Cape Town, Alfonso Tagliaferri, il vicepresidente vicario di Veronafiere Damiano Berzacola ha ricordato che «Veronafiere ha ideato Sol d’Oro come momento di confronto e miglioramento delle produzioni oleicole di tutto il mondo, che guardano da sempre all’Italia come esempio di qualità tecnologica e produttiva». «Sono certo – ha concluso Berzacola – che questa edizione di Sol d’Oro Emisfero Sud abbia anche rappresentato un momento molto importante di conoscenza ed incontro, utile a rinsaldare e rinnovare i buoni rapporti di partnership esistenti tra Repubblica Sudafricana e Italia, tra i produttori di olio e vino locali e Veronafiere, Sol&Agrifood, Vinitaly ed Enolitech». «Veronafiere – ha sottolineato Helen Zille, primo ministro di Western Cape – ha dimostrato di avere fiducia nello sviluppo dei nostri produttori di olio e di vino, dando loro aiuto e assistenza, permettendo loro di migliorare al punto da superare anche le produzioni dei Paesi dell’emisfero nord. Quello di Veronafiere – ha concluso – è un modo incoraggiante di promuovere la produzione agroalimentare, che si adatta perfettamente alla politica e ai progetti di Western Cape». Questi i vincitori:  Terramater S.A., Petralia, Cile nella categoria Fruttato Leggero; Miditerra S.A., Miditerra Grand, Argentina per il Fruttato Medio; Agroland SA, Colina de Garzón Trivarietal, Uruguay per il Fruttato Intenso.

 

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FONDO 53, IL ROSATO POKER DI FIRMINO MIOTTI

_DET5622C’è un ultimo nato in quel di Breganze, là sulle colline vicentine favorite da un esposizione al sole che dà prodotti di qualità. Si chiama Fondo 53, un rosato eccezionale frutto di un blend di quattro vini, tutti da vitigni autoctoni, tre bianchi e un rosso: pedevendo, sampagna, vespaiolo e gruajo. E, visti i nomi, avrete già capito che questo neonato non può che essere frutto della cantina di Firmino Miotti, vignaiolo che ha fatto sua la missione di salvare e conservare i vitigni antichi della zona, dai quali produce vini di grande interesse e di ottima qualità. Sono noti a tutti, soprattutto agli addetti ai lavori, la cura e l’attenzione che sia Firmino che la figlia Franca, responsabile della cantina, dedicano ai loro prodotti. Nel caso del Fondo 53, vendemmia 2014, ognuno dei quattro vini è stato vinificato separatamente e solo a febbraio è stata data vita al blend. E quindi ecco che, dopo l’imbottigliamento, con i primi tepori primaverili, è avvenuto il processo di rifermentazione che ha generato un perlage finissimo, mentre i lieviti hanno leggermente intorbidito il bel colore rosato depositandosi sul fondo della bottiglia. Ecco perché “Fondo 53”, dove il numero non è altro che il numero civico della cantina attorno alla quale insistono i vitigni dai quali è stato tratto il vino. Ma attenzione Fondo 53 è un vino leggero, i lieviti nemmeno si sentono ed è basso di valori zuccherini. Insomma si può bere tranquillamente  e non dà per niente alla testa, ma soprattutto è piacevole, minerale al punto giusto, di buona persistenza, adatto per aperitivi, formaggi freschi, crostacei, veloci spuntini e, perchè no, anche a tutto pasto (va da sè che la selvaggina o carni e intingoli grevi ci stanno come i cavoli a merenda). E’ il primo anno di Fondo 53, per ora ne sono state prodotte 1216 bottiglie e 60 magnum.  Ma la sua presentazione, rigorosamente in cantina, è stata fatta in amichevole pompa magna con un concerto nella barricaia di casa di chitarra e mandolino, maestri rispettivamente Gianni Landroni e Maria Cleofe Miotti, l’altra figlia di Firmino e Pina, nota musicista e docente al conservatorio Pollini di Padova. E poi, tutti sotto il portico, a gustare specialità dei Berici con un calice (più di uno) di Fondo 53.

Il concerto in barricaia del duo Maria Cleofe Miotti e Gianni Landroni

Il concerto in barricaia del duo Maria Cleofe Miotti e Gianni Landroni

DEGUSTO DELLO CHEF MATTEO GRANDI VA A SAN BONIFACIO

Matteo Grandi

Matteo Grandi

Degusto, il ristorante di Matteo Grandi, si trasferisce nella nuova sede di San Bonifacio (Verona) in Via Camporosolo 9A. Un nuovo locale votato all’essenzialità, che riflette l’idea di cucina del giovane chef veronese che a soli 25 anni si sta facendo notare per talento e maturità. Dopo le esperienze a Shanghai, in Kuwait e India, Matteo Grandi si è fatto conoscere dal pubblico italiano partecipando e vincendo la prima edizione del reality Hell’s Kitchen. Contemporaneamente ha aperto il suo ristorante ad Arcole, oggi trasferito nella nuova sede. “Un ambiente in cui sentirsi a casa – così presenta il nuovo ristorante Matteo – perché per me l’esperienza della cucina deve essere in primo luogo un sentirsi a proprio agio”. Il nuovo locale si caratterizza per un’estrema semplicità negli arredi e nella mise en place. Qui ben si applica il motto di Matteo Grandi, less is more. Dove togliere è meglio che aggiungere. Dove rigore e pulizia dei gusti si accompagnano ad estro e fantasia. I prodotti del territorio selezionati e rielaborati incontrano nella sua cucina le ispirazioni orientali e della nouvelle cousine francese acquisite nei sei anni all’estero. Ne nasce una cucina innovativa, aperta a sperimentazioni ma che non perde mai di vista le origini e l’alta qualità delle materie prime. Un talento riconosciuto da Luigi Costa, curatore della guida Venezie a Tavola. Nell’edizione 2016 assegna a Degusto il premio Ristorante dell’Anno. Un riconoscimento promosso dal con la seguente motivazione: “Al cuoco che all’inizio della sua carriera ha dimostrato capacita di reinventarsi, con intelligenza, mantenendo sempre fedeltà a se stesso e gusto di approfondire, studiare e stupire”. Degusto è aperto sette giorni su sette, a pranzo e a cena. Per info: http://www.ristorantedegusto.it

A BALDESSARI DI AQUA CRUA IL VILLA SPARKLING MENU

L'Aqua Cotta di Baldessari

L’Aqua Cotta di Baldessari

È Giuliano Baldessari il vincitore dell’edizione 2015 del Premio Villa Sparkling Menù, il concorso enogastronomico biennale ideato da Villa Franciacorta nel 2001 per promuovere la versatilità a tutto pasto dei propri millesimati in abbinamento alla cucina d’autore. Dopo 10 tappe di preselezione, durante le quali gli ispettori della cantina franciacortina hanno girato l’Italia per identificare i cinque finalisti, domenica 20 settembre si sono sfidati ristorante Aqua Crua (Barbarano Vicentino, VI) – chef Giuliano Baldessari, Castello di Casiglio (Erba, CO) – chef Carmelo Sciarrabba, Castello Malvezzi (Brescia, BS) – chef Alberto Riboldi, ristorante Metamorphosis (Lugano, Svizzera) – chef Luca Bellanca e ristorante San Rocco (Verteneglio, Istria) – chef Teo Fernetich. Di fronte a una giuria di oltre 70 giornalisti e operatori di settore si è imposto Baldessari con il suo Aqua Cotta, un piatto che è punto d’incontro fra oriente e occidente, dove una crema di garusoli è racchiusa in un involucro di alga lattuga di mare, per poi essere cotta a vapore e servita con poco burro, del brodo di morchelle e scampi crudi. “Questo piatto – ha dichiarato Baldessari – nasce da un gioco di parole, ma soprattutto da una sfida: riportare il gusto del mare nel piatto, con equilibrio e piacevolezza. L’abbinamento con il Franciacorta si è poi dimostrato perfetto”. Baldessari si aggiunge all’albo d’oro della manifestazione, che ha visto in passato primeggiare nomi come Enrico Bartolini, Emanuele Scarello e Morgan Pasqual.

Giuliano Baldessari

Giuliano Baldessari

 

FORMAGGI VENETI PREMIATI AL GLOBAL CHEESE AWARDS

Il San Pietro in cera d'api

Il San Pietro in cera d’api

Una nomination speciale per il San Pietro in Cera d’Api quale Miglior Formaggio d’Europa e una pioggia di medaglie. Per la veneta Latteria Perenzin bottino da record al Global Cheese Awards 2015 in Inghilterra. Un record senza precedenti per la storica Latteria Perenzin di Bagnolo di San Pietro di Feletto nel trevigiano, che ha conquistato la giuria dell’autorevole concorso Global Cheese Awards, tenutosi a Frome in Inghilterra lo scorso 12 settembre, la quale ha eletto il San Pietro in Cera D’Api come Miglior Formaggio d’Europa. Una particolare creazione casearia stagionata e a pasta compatta, ricoperta da una crosta trattata in superficie con cera d’api naturale che trattiene l’umidità e conferisce una gradevole consistenza vellutata dal tipico sapore di miele. Le creazioni casearie della realtà veneta hanno inoltre conquistato cinque medaglie d’oro, due d’argento e una di bronzo; a salire sul gradino più alto del podio: il Bufala Ubriacato al Glera incoronato “Miglior formaggio di bufala a pasta dura”, il Dolce 3Viso nella sezione “Miglior formaggio duro prodotto con più varietà di latte”, il Capra al Traminer quale “Miglior formaggio di capra”, il Montasio Dop stagionato proclamato “Miglior formaggio duro italiano” e il San Pietro in Cera d’Api premiato come “Miglior formaggio italiano”. Oltre agli ori, alla pluripremiata Latteria Perenzin sono state attribuite le medaglie d’argento per le specialità casearie Caciottona di capra al pepe e olio EVO bio nella categoria “Formaggi biologici” e per il Bufala Ubriacato al Glera nella sezione “Formaggio 100% di bufala” e una medaglia di bronzo per la Caciottona di capra al pepe e olio nella categoria “Formaggi di capra”. Al concorso Global Cheese Awards di Frome importante riconoscimento anche per la Ricotta Fresca Lattebusche, premiata con una medaglia di bronzo nella categoria Best Ricotta. bronzo-ricotta-4-360x254

 

 

AL VIA I CORSI PER SOMMELIER DI AIS VENETO

servizio_3404Completo blu, tastevin d’argento, simbolo AIS ricamato sulla giacca. Pochi ed essenziali elementi che, anche all’occhio meno esperto, identificano subito i professionisti del vino. Una figura, quella del sommelier, preparata ed attenta, che affascina ed attrae. Lo dimostra il numero costantemente in crescita di iscrizioni ai corsi AIS Veneto che, nel secondo semestre del 2015, si appresta a superare il +15% di presenze rispetto alla prima parte dell’anno. A partire da settembre, infatti, le sette delegazioni provinciali di AIS Veneto attiveranno 31 nuovi corsi, che andranno a formare oltre 1300 sommelier, nei diversi gradi di preparazione. La prima a partire è la delegazione di Padova che ha iniziato i corsi il 21 settembre. Nella provincia di Venezia, invece, prenderanno il via cinque corsi di vari livelli. Saranno due i corsi di 1° livello: uno si svolgerà ogni mercoledì, a partire dal 30 settembre, dalle 20.30 alle 23.00 al Novotel di Mestre. L’altro comincerà il 1 ottobre e si terrà tutti i giovedì, dalle 20.30 alle 23.00, all’Hotel Base di Noventa di Piave (VE). Due anche i corsi di 2° livello: inizieranno entrambi il 23 settembre e si svolgeranno tutti i mercoledì nelle due sedi di Mestre, al Novotel, dalle 20.30 alle 23.00, e di Venezia, presso l’Hotel Amadeus, dalle 16.00 alle 18.00. Infine, il corso di 3° livello inizierà il 29 settembre e proseguirà tutti i mercoledì, con orario 20.30 – 23.00, presso il Novotel di Mestre. Un percorso didattico alla portata di tutti, sia per chi ricerca una formazione specialistica, sia per chi desidera ampliare la propria cultura personale sul vino. Il programma di studio AIS è infatti sviluppato su tre livelli e permette di accedere al mondo del vino cogliendone il profilo tecnico, culturale e professionale. L’attestato finale schiude diverse porte: dalla ristorazione alla produzione, dal marketing alla comunicazione, dalla gestione all’insegnamento, sono davvero molteplici gli ambiti d’azione del professionista del vino. Ed è forse per questo che i corsi AIS Veneto attraggono sempre più giovani e donne, che vedono nella formazione da sommelier una crescita personale ma anche un’opportunità di lavoro in un settore decisamente vitale ed appassionante. Per informazioni sui corsi AIS Venezia: Gianpaolo Breda 338 4582254 –  venezia@aisveneto.it. Per i programmi delle altre delegazioni consulta il sito:  http://www.aisveneto.it.

SE UNA CUCINA CONTINUA A CRESCERE: IL SAN MARTINO

Michela Berto e Raffaele Ros

Michela Berto e Raffaele Ros

Sono colpevole: non ho fotografato i piatti di benvenuto (peccato, perché buonissimi e serviti su autentici sassi doc del Piave) e nemmeno ho preso nota nè tantomeno immortalato le bollicine che ci siamo bevuti (champagne). Per cui di questo non scriverò nemmeno una riga, dicendo solo, per quanto riguarda vino e affini, che la cantina del ristorante San Martino di Scorzè (VE) è diventata ancora più preziosa (e non significa per forza “cara”) visto l’arricchimento di scelte e la maggiore funzionalità, con cui Michela Berto ha ben pensato di dotare il suo gioiello (per altro già premiato negli anni scorsi). Il fatto è che al San Martino siamo tornati dopo un po’ di mesi che non bazzicavamo in piazza Cappelletto e subito, ma proprio subito, ci siamo accorti che il ristorante aveva un che di aria nuova, come se avesse finalmente preso consapevolezza della propria forza. Va da sè che un ristorante non può prendere “consapevolezza” di nulla, ma l’atmosfera respirata e “annusata”, questo ci ha detto. Che la prima stella Michelin è ormai cosa consolidata, un punto fermo dal quale semmai partire e fare ancora strada. Il fatto è che la cucina, dove agiscono le brave ed eleganti mani di Raffaele Ros, è sempre in funzione, vuoi per soddisfare i clienti giorno dopo giorno, ma soprattutto perché si continua a provare, a sperimentare accostamenti di sapori, cotture, a creare insomma sempre nuovi piatti che siano di pesce o carne, o “soltanto” dolci. Certo, questo lo fanno tutti i grandi cuochi, che hanno però dalla loro una brigata che li sostiene. Al San Martino, invece, fanno tutto loro tre Raffaele, Michela, la figlia Alice con l’aiuto del giovane Marco. Fine. Il che sta a significare impegno continuo, fatica, ferie manco a dirle, giorni di riposo passati in cucina, al massimo a curiosare in altre cucine (sempre lavoro è), andar per cantine, o ritrovarsi insieme ad altri stellati a scambiarsi notizie, impressioni, cotture, sapori. Ed è per questo continuo lavorio, al quale si aggiunge una dose di passione ineguagliabile, che la cucina del San Martino (insieme al locale nel suo complesso) è cresciuta ancora. A cominciare da pane e grissini che sono fragranti e leggeri nel contempo, tanto significa la scelta e l’uso di farine e ingredienti di eccellenza. E quindi eccovi di fila quello che abbiamo mangiato, non mancando di sottolineare come ognuno,  di questi piatti gode di un equilibrio raro, di perfette giustapposizioni di sapori, di contrasti ragionati di consistenze. Insomma cucina buona e alta e aspettiamo l’arrivo della stagione fredda per raccontarvi quel che seguirà.

GLI ANTIPASTI

Carpaccio di crostacei, granita di limoncello Villa Massa, croccantino di pane nero

Carpaccio di crostacei, granita di limoncello Villa Massa, croccantino di pane nero

Capesante caorline arrostite alla salvia, blinis di patata e funghi estivi

Capesante caorline arrostite alla salvia, blinis di patata e funghi estivi

IL PRIMO

Passata tiepida di lenticchie nere dell'Etna, pasta ai crostacei e crudo di vongole e cappelunghe marinate

Passata tiepida di lenticchie nere dell’Etna, pasta ai crostacei e crudo di vongole e cappelunghe marinate

I SECONDI

Ventresca di tonno rosso, purea di pane di pizza, pomodoro di tonno

Ventresca di tonno rosso, purea di pane di pizza, pomodoro di tonno

Fritto di pescato di giornata

Fritto di pescato di giornata

I DOLCI

"Tutto" al limone di Sorrento
“Tutto” al limone di Sorrento
Fondente al cioccolato 72%, streusel di cioccolato e mostrada di mela cotogna
Fondente al cioccolato 72%, streusel di cioccolato e mostarda di mela cotogna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I DE PRA’ DEL DOLADA AMBASCIATORI ALL’EXPO DEI PESCI DELL’AMAZZONIA

Enzo De Prà e il suo baccalà di Pirarucu e polenta su legno (foto Alike Studio

Il viaggio culinario attraverso il globo che in occasione di Expo ha visto lo chef bellunese Riccardo De Prà elaborare il ‘Menù del Mondo’, ha toccato anche il Brasile. Quest’estate infatti i De Prà, nell’ambito di un progetto di scambio gastronomico-culturale,  sono stati invitati nel paese sudamericano per una consulenza sulla preparazione e conservazione del Pirarucu, una varietà di pesce amazzonico di acqua dolce. In conferenza stampa hanno presentato la cucina italiana ed illustrato la loro personale esperienza ad una nutrita platea di chef, ristoratori e giornalisti locali. Hanno inoltre tenuto una lezione di cucina agli allievi della scuola alberghiera ed agli chef locali, cui é seguita una cena di beneficenza a favore di Acre Solidario, ente che sviluppa progetti per famiglie disagiate, che ha visto incontrarsi a tavola il pesce amazzonico con alcune tipiche preparazioni italiane. Il Governatore dello stato brasiliano di Acre, Tião Viana e la first lady Marlucia Candida, sono successivamente arrivati a Milano in prima visita ufficiale per presentare al pubblico lo Stato amazzonico negli spazi del flagship store di Arclinea, storico marchio di cucine italiane. A loro fianco anche il nuovo Console Generale della Repubblica Federale del Brasile, l’Ambasciatore Paulo Cordeiro de Andrade Pinto, con la moglie Vera Lucia Ribeiro Estrela de Andrade Pinto. Un’occasione unica nella quale la straordinaria coppia di chef italiani Enzo e Riccardo De Prà del ristorante Dolada di Pieve d’Alpago (Belluno),  durante un magistrale show-cooking hanno cucinato gli esclusivi pesci dell’Amazzonia, il Pirarucu e il Pintado, dando l’opportunità al pubblico italiano e a quello di Expo di conoscere e degustare tutta la qualità di queste varietà ittiche d’acqua dolce curate da Peixes da Amazonia. “In Italia – ha affermato Enzo De Prà – abbiamo indiscutibilmente una grande ristorazione, ma  ciò che veramente ci distingue è una profonda tradizione in cucina, quella che viene trasmessa dalle mamme e dalle nonne. Da sempre la tavola contribuisce a consolidare i legami familiari. Sono questi aspetti a farci grandi, e il ritorno alle origini è uno dei pilastri che la moderna cucina nazionale oggi riscopre e valorizza. Le cucine dei due paesi – continua De Prà – sono per certi aspetti simili ad esempio nell’uso di certe pietanze, ma nettamente diverse nelle cotture sulle quali in Brasile manca l’esperienza, quando invece è fondamentale sapere che ogni prodotto ha un suo punto di cottura, aspetto che  va sempre rispettato.” I De Prà, scelti per la profonda competenza maturata in lunghissimi anni di servizio nel mondo della ristorazione, hanno studiato un percorso culinario che esaltasse il gusto e le caratteristiche del Pirarucu (in lingua indigena pira = pesce / rucu = rosso), ancora sconosciuto in Italia ma presto disponibile anche nel nostro paese, del pesce Pintado e dell’erba Jambu. Il Pirarucu ha un gusto sapido e delicato, consistenza morbida e una grande versatilità. Si presta infatti anche ad essere conservato (essiccato o affumicato) mantenendo integre le proprie caratteristiche organolettiche. Il Pintado è un pesce carnivoro più piccolo ma altrettanto saporito, con una carne compatta ed una inconfondibile pelle striata. Entrambi sono pesci con pochi grassi e ricchissimi di proteine. Infine il Jambu è un’erba aromatica dalle proprietà rinfrescanti. Ecco nel dettaglio il menù servito: Pirarucu marinato e affumicato, presentato con aromi della foresta e impiattato su cortecce e pezzi di tronco di pino; Alette di Pintado (pinne fritte); Baccalà di Pirarucu mantecato alla maniera del Dolada con polenta gialla; Sapori di Acre in guazzetto; Cheese Cake alla maniera del Dolada con Maracuja e Mango. Le portate sono state accompagnate da una selezione di vini della cantina siciliana Cusumano di Partinico (Palermo) che hanno esaltato perfettamente i gusti dei piatti. Due doc 2014, un bianco Angimbè (70% insolia e 30% chardonnay) e un rosso Nero d’Avola.

Pinne di pintado fritte

 

 

 

E’ TOSCANO IL PRIMO SOAVE MASTER DELL’AIS

La premiazione di Andrea Galanti

Raccontare in tutta Italia il Soave, la sua versatilità, il suo territorio e l’impegno dei produttori veronesi. Sarà questo il compito del fiorentino Andrea Galanti, che lunedì 7 settembre ha conquistato il primo titolo Soave Master. Un concorso ideato ed organizzato da AIS Veneto con lo scopo dichiarato di promuovere il  vino bianco veronese per eccellenza, che negli ultimi anni sta registrando dei veri primati nazionali. Nelle posizioni d’onore anche altri due toscani: 2° classificato è Massimo Tortora di Livorno, medaglia di bronzo invece a Simone Vergamini di Lucca. Un podio che dimostra come il Soave sia in grado di conquistare anche i palati più raffinati e non solo veneti. Come ha voluto precisare il presidente nazionale AIS Antonello Maietta, infatti, il Soave si fa apprezzare sia dal pubblico che dai tecnici per la sua grande adattabilità, un aspetto messo in luce durante il concorso dalla preparazione e capacità di abbinamento dimostrata dai concorrenti in gara. Durante la premiazione, l’importanza del ruolo di Ambasciatore del Soave è stata ribadita anche dal direttore del Consorzio di Tutela del Soave Aldo Lorenzoni, che ha fortemente creduto nel progetto AIS Veneto. Non a caso la prima edizione del Master è stata tenuta a battesimo da Soave Versus, manifestazione organizzata dal Consorzio di Tutela del Soave. Una cornice perfetta, tutta dedicata al vino bianco simbolo del territorio veronese, ospitata nello splendido scenario dello storico Palazzo della Gran Guardia di Verona. Il presidente del Consorzio di Tutela  Arturo Stocchetti ha infine rilevato come il Soave sia vino per tutte le occasioni, in grado di avvicinare sia degustatori e tecnici sia il grande pubblico, ribadendone il primato di vino bianco nazionale. Giusta soddisfazione è stata espressa  da Marco Aldegheri, presidente AIS Veneto: “Questo concorso lo abbiamo pensato come vero e proprio trampolino di lancio per i giovani sommelier e come opportunità per mettere alla prova i talenti del vivaio della Scuola Concorsi del Veneto. Sono soddisfatto soprattutto del livello altissimo dei partecipanti, molti dei quali giunti da fuori regione con la voglia di dimostrare alla commissione esaminatrice la propria preparazione  su questo autoctono che nasce in terra vulcanica e che racconta una bella storia di enologia della nostra regione”.