LTD-ED, LIMITED EDITION: GOPPION CREA LA NUOVA LINEA DI CAFFÈ MONORIGINE

Arrivano da Brasile, Etiopia e Guatemala i nuovi caffè monorigine Ltd Ed – Limited Edition creati da Goppion, storica torrefazione alle porte di Treviso. I tre nuovi Arabica, in edizione limitata, saranno affiancati a rotazione dai monorigine provenienti dal El Salvador, Perù e Colombia.
Tutti i caffè Ltd Ed sono Specialty, ovvero dei caffè di altissima qualità certificati da Caffè Speciali Certificati, consorzio che promuove la cultura del caffè di qualità e che garantisce l’intero processo produttivo, dalla piantagione alla confezione. La tostatura è leggermente più chiara rispetto a quella dei chicchi utilizzati per l’espresso tradizionale, ma lo stile rimane tutto italiano.
«Il caffè delle nostre Ltd Ed – spiega Paola Goppion, responsabile marketing e comunicazione di Goppion Caffè – proviene dalle migliori piantagioni del Centro America e del Sud America, oltre che dell’Africa. Ogni caffè monorigine ha caratteristiche uniche e racchiude in sé un mondo di sapori diversi. I produttori scelti sono proprietari delle piantagioni, garantiscono costanza qualitativa e continua ricerca. L’idea nasce dal confronto continuo con il mercato estero e con i nostri distributori, che da tempo ci segnalano una forte domanda di caffè Specialty. Non vogliamo però dimenticare il buon stile italiano di fare il caffè, che ha reso il nostro espresso famoso in tutto il mondo e che deve continuare a farsi riconoscere per la sua unicità: questi chicchi hanno tempi di tostatura più brevi rispetto ai tradizionali 15 minuti; riusciamo però lo stesso a far raggiungere al caffè la giusta pienezza e maturità e la ricchezza aromatica tipica dell’espresso italiano”.

L’idea della nuova composizione grafica e del nome per l’edizione speciale è di Fabio Fedrigo, arricchita dalle illustrazioni realizzate da Mimicocodesign. I caffè Llt Ed sono disponibili, in grani, a partire da settembre nelle caffetterie Goppion e affiliate, dove saranno presentate al pubblico.

NATO L’ACETO PAHONTU: UN’ECCELLENZA PER VALORIZZARE E NOBILITARE UN PRODOTTO PER TROPPO TEMPO VITTIMA DI PREGIUDIZIO CHE HA PERSO LA SUA DIGNITÀ DI PRODOTTO DI QUALITÀ

Mauro Meneghetti e Simona Pahontu

Acetaia Pahontu è il frutto della ricerca, della passione, dell’amore e dell’artigianalità  per quello che dovrebbe essere riconosciuto a pieno titolo come un alimento, esattamente come lo è la materia prima dalla quale deriva, ossia il vino. Unicamente vini biologici e biodinamici senza solfiti aggiunti, rivelatori della mineralità e sapidità del terreno, espressione sincera e senza compromessi di un territorio vulcanico come i Colli Euganei. Il prodotto finale è un aceto dal profumo complesso di sambuco, penetrante, gradevole e sapido, grazie alla mineralità tipica del terreno dei Colli Euganei, insieme ad un sapore agro ben equilibrato con sfumature vellutate e fruttate tipiche del moscato. L’aceto Pahontu, nasce con l’intento di valorizzare e nobilitare un prodotto, che come altri prodotti ritenuti umili, è sottovalutato e non sufficientemente valorizzato della cucina italiana.

L’Acetaia Pahontu è l’unica acetaia che produce aceto di vino nei Colli Euganei in provincia di Padova ed è stata fondata da Mauro Meneghetti, restaurant Manager nel Gruppo Alajmo, sommelier formatore e docente del Master della Cucina Italiana e Simona Pahontu, giornalista e comunicatrice.

Il credo dei due fondatori dell’Acetaia Pahontu, Mauro Meneghetti e Simona Pahontu, prevede che l’aceto sia integro, cioè non diluito con acqua, che venga affinato in botti di legno senza il controllo delle temperature né del tempo (l’aceto Pahontu rimane in botte almeno un anno) e disconosce l’utilizzo della cosiddetta “madre” considerata un falso mito nel mondo degli aceti: “si tratta di un agglomerato cellulosico di natura batterica inutile al processo che, depositandosi sul fondo, può anzi creare odori sgradevoli”, spiegano i fondatori. Semplici regole da seguire per la produzione di un buon aceto: una materia prima di qualità, non diluita e che non sia scarto di altre produzioni; i tempi legati al passare delle stagioni rispettati senza forzature meccaniche che andrebbero ad alterare le qualità organolettiche della materia prima; nessun intervento sulla temperatura per rispettare i profumi e gli aromi originari che attraverso l’ossidazione evolvono e si arricchiscono. Attualmente, l’aceto Pahontu, è tra gli aceti con acidità più alta sul mercato volutamente tenuta naturale per mantenere intatto il corredo aromatico del vitigno di partenza, il moscato. Acidità imbattibile in tutte le sue evoluzioni, scalpitante e apertissima nella versione giovane, dove la fanno da padrona la persistenza della parte fruttata, un po’ più domata e rotonda quella che si trova nel prodotto finito e imbottigliato.

Imprescindibile (e classico) complemento all’olio extravergine di oliva per condire l’insalata – dando origine alla vinaigrette, dal nome francese che ne riprende le origini di vin aigre, vino acido –, l’aceto è un ingrediente fondamentale (ma spesso nascosto) per tantissime preparazioni casalinghe o diventate ormai familiari da leggere sui menu: salse come la bernese o il tipico bagnet piemontese, giardiniere, fondi deglassati, gastrique, marinate, cacciatora. Spesso però, è anche uno dei prodotti acquistati più distrattamente, mettendo nel carrello della spesa bottiglie qualsiasi senza far troppo caso all’etichetta, magari da usare anche per lucidare i fornelli. Destinando alle occasioni speciali – o semplicemente a qualche piatto un po’ più elaborato o appagante – la bottiglia di balsamico tradizionale. Invece l’aceto di vino di qualità è una meraviglia, e sono pochi i piatti cui non dia una spinta di sapore e vivacità grazie alla sua acidità e fragranza. Per questo motivo, con lo chef Paolo Giraldo del ristorante CorteVerde Chiara di Correzzola (Padova), si è pensato un menu alla riscoperta dell’acidità portando a rendere centrale il ruolo dell’aceto nel piatto. L’aceto è stato utilizzato come ingrediente per la sua capacità di esaltare le sensazioni gustative, smussare i toni stucchevoli, dare profondità ai piatti, sollecitare il palato con sferzate ben modulate.

Tra i cinque gusti fondamentali – amaro, acido, dolce, salato, umami – su cui giocare per creare infinite combinazioni di sapori, l’agro è forse il più apprezzato nella cucina contemporanea per la sua capacità di esaltare i piatti. Gli chef lo ricercano attraverso fermentazioni spinte, bacche rare, erbe selvatiche frutto di meticolosi foraging, agrumi esotici e un repertorio di altri prodotti, mentre capita meno di frequente che scelgano di usare come ingrediente tout court l’elemento acido per eccellenza: l’aceto!

Dei tre metodi esistenti per fare l’aceto (acetificazione statica superficiale; il metodo Frings, ossia quello utilizzato dall’idustria per produrre aceto in 48 ore; il metodo lento a truciolo), quello che interessa l’Acetaia Pahontu è solo quello che viene definito metodo primitivo, cioè la lentissima acetificazione statica superficiale. Con il metodo primitivo, solo il tempo – aiutato da una temperatura dell’acetaia che non scenda sotto i 20 gradi e non superi i 30 gradi, ma senza forzature – fa sì che il processo di acetificazione (dunque una seconda fermentazione acetica) sia accurato e completo. L’obiettivo è di creare le condizioni ideali per far lavorare batteri “buoni” che trasformino tutto l’alcol in acido acetico con un processo lento ma inesorabile; la loro presenza si nota quando sulla superficie del liquido si forma un sottilissimo velo batterico, sotto il quale l’aceto resta puro e limpido mantenendo a lungo inalterati – anzi, esaltandoli grazie alla componente volatile – la fragranza e i profumi dell’ingrediente base: il vino di qualità.
Negli altri due, che puntano ad accorciare drasticamente i tempi di produzione, il calore determina la perdita delle componenti volatili (dunque degli aromi, i profumi) del vino – la materia prima più frequentemente utilizzata in Italia – che possono essere eventualmente recuperate e aggiunte nuovamente; mentre le lavorazioni troppo veloci e l’uso di materie prime di scarsa qualità fanno sì che gli acetobatteri vadano in qualche modo “dopati” con aggiunta di nutrienti (glucosio, lievito, vitamine, minerali) per mantenere le loro “performance”.

Inoltre, il prodotto è solitamente diluito con acqua sia all’inizio del processo (per abbassare il contenuto alcolico del vino favorendo il lavoro dei batteri) sia alla fine, per evitare di avere un prodotto troppo acido. Il contenuto finale di una bottiglia (aceto realizzato con il metodo industriale e il metodo lento a truciolo) è solitamente tra il 20 per cento e il 40 per cento di acqua che non è obbligatorio indicare in etichetta; può esserci anche un residuo alcolico dell’1,5 per cento di volume per gli aceti commerciali e fino al 4 per cento di volume per quelli artigianali acetificati con metodo statico superficiale.

L’Acetaia Pahontu è ospite all’interno dell’Azienda Agricola Le Volpi in via Gemola, 14 a Baone (Padova). Sito web: www.pahontuvinegar.com (email: info@pahontuvinegar.com), prezzo al pubblico 25 euro.

CALDO: COLDIRETTI, BOOM GELATO A SETTEMBRE IN ESTATE NERA NELLE AGRIGELATERIE VENETE TRIONFO DEI GUSTI A KMZERO SAMBUCO, MIELE E FICO

Carolina da Rold

 

Impennata dei consumi di gelato con il caldo anomalo di settembre per difendersi dall’afa e godersi gli ultimi scampoli dell’estate. È quanto rileva Coldiretti stimando un aumento del 10 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il ritorno ai gusti a chilometro zero – commenta l’associazione di categoria – sollecita la scelta di coni e coppette nelle agrigelaterie di campagna dove gli effetti delle alte temperature che in molte città hanno superato i 30 gradi si fanno meno sentire.  Con i cambiamenti climatici mutano anche i comportamenti di acquisto  – commenta Coldiretti – ma grazie alla presenza in Italia di ben 39 mila gelaterie sparse lungo tutta la penisola con un fatturato annuale di 2,8 miliardi di euro le possibilità di concedersi un momento di refrigerio sono svariate.

I consumi di gelato degli italiani hanno superato i 6 chili a testa all’anno secondo stime della Coldiretti e ad essere preferito è di gran lunga il gelato artigianale nei gusti storici anche se cresce la tendenza nelle diverse gelaterie ad offrire “specialità della casa” che incontrano le attese dei diverse target di consumatori, tradizionale, esterofilo, naturalista, dietetico o vegano.

Da segnalare le esperienze venete come l’agrigelateria Manzati di Sona e Corte Vittoria a Custoza entrambi nel veronese. Con la produzione di latte quotidiana nel banco del laboratorio vengono serviti anche yogurt e tra i gusti preferiti impazzano quelli di stagione: fico, miele e a breve marrone e castagna. Tripudio delle tipicità bellunesi nella “La Sorbettiera” di Carolina Da Rold di Belluno che dall’azienda agricola di Tisoi porta in centro storico sapori della tradizione: Kodinzon, mais sponcio, orzo e la noce feltrina. Sempre molto apprezzati i classici a base di frutta anche dissetanti in molti casi oltre che nutrienti.

Nell’estate 2020 a pesare soprattutto nelle grandi città è stata la mancanza degli oltre 16 milioni di cittadini stranieri in Italia per motivi di vacanza durante i mesi di luglio, agosto e settembre, con le presenze che quest’anno sono praticamente azzerate dalle preoccupazioni e dai vincoli resi necessari per affrontate l’emergenza covid, secondo l’analisi Coldiretti su dati Bankitalia.

La situazione è preoccupante considerato che nelle e gelaterie presenti in Italia sono occupati 74 mila lavoratori e vengono utilizzati ben 220 milioni di litri di latte, 64 milioni di chili di zuccheri, 21 milioni di chili di frutta fresca e 29 milioni di chili di altri prodotti durante l’anno con un evidente impatto sulle imprese fornitrici impegnate a garantire ingredienti di qualità.

L’Italia ha perso il primato europeo della produzione di gelato e si colloca al secondo posto nella classifica dietro alla Germania che è con testa con 635 milioni di litri pari al 21 per cento del totale Unione Europea, mentre la produzione tricolore è di 554 milioni di litri secondo elaborazioni Coldiretti sui dati Istat.

MARTEDÌ 29 SETTEMBRE, LA “PASSEGGIATA NEL BOSCO” DI BOSCO DEL MERLO

Turranio Bosco del Merlo

Bosco del Merlo inaugura l’autunno, con un’esclusiva cena aperta al pubblico nella cornice della Villa di Casa Paladin di via Postumia 12 ad Annone Veneto (Venezia), martedì 29 settembre dalle 20.15. Sarà lo chef Stellato Graziano Prest, patron del Ristorante Tivoli di Cortina d’Ampezzo (Belluno) a firmare l’inedito menu degustazione, fatto di piatti sapientemente elaborati e proposti in abbinamento a pregiate riserve dal caveau di Bosco del Merlo. Un romantico incontro tra i sapori di Cortina, regina delle Dolomiti e rinnomata località turistica invernale e l’unicità enologica dei vini Bosco del Merlo, frutto di un territorio vocato e ricco di storia.

“Passeggiata nel Bosco” sarà il fil rouge della serata: un viaggio gustativo nella magia dei sapori autunnali, dove protagonisti saranno i deliziosi frutti che questa stagione ci regala. Il menu, che segue il calice di benvenuto a scelta tra il Prosecco Doc Brut e il Rosé Spumante Brut della casa, prevede come antipasto Filetto di salmerino con riduzione dedicata e timo (in abbinamento con Sauvignon Blanc “Turranio” Bosco del Merlo annata 2019). Si proseguirà con il Riso alle erbe di montagna con salsa di foie gras e finferli (come vino il Sauvignon Blanc “Turranio” Bosco del Merlo annata 2010). E poi ancora Tartare e Tataki di cervo, Puccia di Cortina, crumble di porcini secchi, erbe selvatiche e chips croccanti (in abbinamento con Refosco dal Peduncolo Rosso “Roggio dei Roveri” annata 2016) e il Filetto di capriolo alla Wellington con speck e porcini (con Rosso Riserva “Vineargenti” annata 2007). Chiusura con lo Strudel di mele stratificato in vetro (in abbinamento con Verduzzo Passito “Soandre” annata 2004).

Costo della cena 100 euro a persona (comprensivi di acqua, vino e caffè).

Si prega di comunicare per tempo eventuali allergie o intolleranze. Per info e prenotazioni: vinoteca@paladin.it (telefono 0422-768167).

CASTAGNER DISTILLA OTTIMISMO ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

Alberto Barbera e Roberto Castagner

Alla 77esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, la Distilleria Castagner di Vazzola (Treviso) ha voluto portare il suo appoggio e l’ottimismo che contraddistinguono da sempre l’amministratore delegato Roberto Castagner e la sua squadra.

Lo scorso 4 settembre, infatti, Roberto Castagner dell’omonima distilleria e i suoi ospiti hanno partecipato alla manifestazione assistendo alla proiezione del film “Padrenostro” diretto da Claudio Noce e interpretato da Pierfrancesco Favino, concludendo la serata con una cena di gala nella bellissima location di Terrazza Biennale.

Un momento di festa divenuto occasione, per il Mastro Distillatore trevigiano, di fare alcune riflessioni sulla situazione odierna e sul futuro del sistema produttivo nazionale. «Difficile pensare a una ripartenza dell’economia italiana senza il mercato estero – ha dichiarato Roberto Castagner – Il nostro ottimismo è rivolto agli operatori stranieri nella speranza di una ripresa dell’export, che oggi è fermo per il 50 per cento. Dobbiamo dimostrare che l’Italia è viva e pronta a ricominciare. In tal senso, la Mostra del Cinema è il miglior palcoscenico per le nostre eccellenze e un grande segnale di forza del Made in Italy».

Un inno all’ottimismo apprezzato anche dal direttore della Mostra Alberto Barbera che ha fortemente voluto l’edizione 2020 per dare un segnale concreto di ripartenza, anche attraverso i sapori italiani.

La cena di gala è stata infatti curata dal rinomato chef Tino Vettorello che da anni delizia con i suoi piatti i prestigiosi ospiti internazionali del Lido; al termine della cena, una selezione di distillati Castagner ha concluso in grande stile una perfetta serata di fine estate.

E l’atmosfera di festa è proseguita anche la sera seguente, con la riapertura dell’Harry’s Bar di Venezia, dove il patron Arrigo Cipriani ha accolto alcuni dei più importanti clienti nazionali e internazionali della Distilleria Castagner.

PIAZZOLA SUL BRENTA (PADOVA), IL 26 E 27 SETTEMBRE RITORNA CASEUS VENETI

Arte casearia, qualità della materia prima, formaggi conosciuti in tutto il mondo e piccolissime produzioni locali, questi gli ingredienti della nuova edizione di Caseus Veneti che si terrà nel parco di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta, sabato 26 e domenica 27 settembre dalle 10 alle 19. Un evento confermato in tutta sicurezza che godrà dell’ampio parco della Villa e, attraverso un percorso a senso unico, guiderà i visitatori in un susseguirsi di attività. A promuovere la 16esima edizione i Consorzi di Tutela dei formaggi Dop del Veneto: Grana Padano, Asiago, Casatella Trevigiana, Montasio, Monte Veronese, Piave, Provolone Valpadana e Mozzarella Stg. Una festa dell’arte casearia che spezzerà cuori e palati dei più golosi con il mercato dei formaggi, la mostra dei prodotti tipici e poi le degustazioni guidate di formaggi Dop, pizze, e cookingshow che, attraverso le mani di 7 chef, daranno valore alle 8 denominazioni protagoniste dell’appuntamento.

Un concorso che prevede 38 categorie, tra formaggi Dop, formaggi tipici, caprini, freschi, freschissimi, affinati che verranno premiati nella mattinata di sabato 26 settembre prima del taglio del nastro. Obiettivo dell’evento valorizzare un vero e proprio patrimonio e informare il consumatore per una scelta consapevole sulle qualità e caratteristiche dei formaggi Dop e delle grandi produzioni tipiche locali.

Confermato inoltre, all’interno dell’evento, il Concorso nazionale dei formaggi di fattoria che abbraccia le piccole produzioni dell’intera penisola. Novità dell’edizione 2020 il gemellaggio con il Friuli Venezia Giulia dal titolo “Una Dop…Due Regioni”  iniziativa sviluppata in collaborazione con l’Ersa, Agenzia per lo sviluppo rurale in apposita tensostruttura dove si potranno degustare, su prenotazione, abbinamenti di prodotti veneti e friulani.

Riconfermato anche per l’edizione 2020 destinazione del ricavato Forme di solidarietà a Life Inside, Città della Speranza e fondazione Lucia Guderzo. Una cena benefica a favore della Fondazione Città della Speranza anticiperà l’evento giovedì 24 settembre presso l’agriturismo La Penisola a Campo San Martino Padova.

Massimo rispetto delle norme anticovid-19 con ingresso regolato e consentito solo con mascherina indossata, da tenere per tutto il percorso, nonché rilevazione della temperatura. Per agevolare la massima fluidità dei visitatori l’organizzazione ha pensato ad un percorso obbligatorio a senso unico che, a differenza degli altri anni, interesserà anche la parte alberata del parco raddoppiando la superficie di spazio a disposizione dei visitatori che saranno accompagnati lungo tutto il patrimonio culturale di Villa Contarini recentemente restaurato.

Un evento ad ingresso gratuito adatto a tutti: amanti del buon cibo, famiglie, critici e curiosi. Tutte le attività sono ad ingresso gratuite, necessarie le prenotazioni sul sito http://www.caseusveneti.it.

COVID: COLDIRETTI, SCATTA CORSA A PORCINI, È BOOM NEI BOSCHI VENETI

Scatta la corsa a porcini, finferli, trombette, chiodini nei boschi italiani con le piogge delle ultime settimane che hanno creato le condizioni favorevoli alla crescita dei funghi, soprattutto al Nord e nelle zone appenniniche mentre al Sud si dovrà ancora attendere.

In Veneto si annuncia una stagione più che favorevole – sottolinea  Coldiretti – per tutte le specie che si trovano nei boschi galletti, porcini, mazza di tamburo, finferli. Nel Bellunese, buona la raccolta in Cadore, nell’Agordino, nella Val Zoldana e nelle zone colpite dalla tempesta Vaia, quindi pure nel Vicentino sull’Altopiano, dove continua la proliferazione dopo lo stop dovuto allo schianto di alberi.

E’ quanto emerge dal monitoraggio di Coldiretti sull’inizio delle attività di raccolta lungo la Penisola che registra un vero boom spinta dal ritorno del bel tempo ma anche dalla voglia di trascorrere tempo libero all’aria aperta passeggiando tra i boschi senza stress da distanziamento sociale per l’emergenza covid. Un’opportunità anche per gli 8,8 milioni gli italiani che hanno scelto di trascorrere almeno parte delle vacanze a settembre, secondo l’indagine Coldiretti-Ixe’, mese ideale proprio per il turismo ambientale e le passeggiate in montagna, nei parchi e nelle campagne rispetto alle mete tradizionali.

È necessario tuttavia evitare le improvvisazioni e seguire alcune importanti regole che – precisa la Coldiretti – vanno dal rispetto di norme e vincoli specifici presenti nei diversi territori, alla raccolta solo di funghi di cui si sia sicuri e non fidarsi assolutamente dei detti e dei luoghi comuni, ma anche rivolgersi sempre, in caso di incertezza, per controlli ai Comuni o alle Unioni micologiche e utilizzare cestini di vimini ed evitare le buste di plastica.

La nascita di porcini, chiodini, finferli e altre varietà – sottolinea la Coldiretti – per essere rigogliosa richiede come condizioni ottimali terreni umidi senza piogge torrenziali, una buona dose di sole e 18-20 gradi di temperatura all’interno del bosco. Una risorsa importante per un paese come l’Italia che puo’ contare su circa 11,4 milioni di ettari di bosco che copre il 40 per cento della superficie del Paese, segnati spesso purtroppo – precisa la Coldiretti – dall’abbandono, incuria e dall’azione criminale dei piromani. L’attività di ricerca – continua la Coldiretti – non ha solo una natura hobbistica che coinvolge moltissimi vacanzieri e svolge anche una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta un’importante integrazione di reddito per migliaia di “professionisti” impegnati a rifornire negozi e ristoranti di prodotti tipici locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici.

Per i meno avventurosi il consiglio è comunque quello di recarsi nei mercati di Campagna Amica dove molto spesso è possibile acquistare anche funghi coltivati. In questo caso la Coldiretti invita a verificare l’indicazione il luogo di raccolta o coltivazione, dell’origine in etichetta o su appositi cartellini che deve essere riportato obbligatoriamente. Le indicazioni obbligatorie devono essere presenti sui documenti che accompagnano il prodotto in tutte le fasi della commercializzazione e che l’indicazione del Paese di origine è sempre obbligatoria per tutti i prodotti ortofrutticoli freschi, compresi tartufi e funghi spontanei. Una garanzia – continua la Coldiretti – per sapere se i pregiati frutti del bosco sono stati raccolti nella Penisola o se sono arrivati in Italia da Paesi lontani con minore freschezza e garanzie di qualità e sicurezza alimentare. I funghi sono ricchi di proteine e fibre, poco calorici, poveri di sodio e ricchi di potassio e in Italia durante l’anno – conclude Coldiretti – se ne consumano in media circa un chilo a testa.

A LE MANZANE LA PRIMA VENDEMMIA ANTI-COVID

Il Covid-19 non ferma la solidarietà. Si è conclusa, ieri sera, alla cantina Le Manzane di San Pietro di Feletto (Treviso) la nona edizione della vendemmia solidale dedicata quest’anno soltanto agli addetti ai lavori: sponsor e partner, volontari, autorità e stampa. Tra gli ospiti d’onore Sammy Basso e l’atleta paralimpica Giusy Versace. Presenti a sorpresa anche alcuni giocatori della Benetton Rugby Treviso. In rappresentanza del Comune di San Pietro di Feletto è intervenuto l’assessore Giorgio Comuzzi. Il ricavato sarà devoluto ai reparti Covid-19 dell’Ulss 2 Marca Trevigiana. La cantina Le Manzane ha, infatti, deciso di aderire alla raccolta fondi a sostegno delle iniziative di sanità pubblica per far fronte all’emergenza coronavirus avviata dall’Associazione “Per Mio Figlio” Onlus.

«La solidarietà non si ferma – ha detto Ernesto Balbinot, il titolare della cantina Le Manzane – anche se in forma ridotta abbiamo deciso comunque di raccogliere i grappoli solidali per dare un segnale forte che la ripresa c’è e ci sarà». Per rispettare le norme sul distanziamento sociale quest’anno la tradizionale festa dell’uva non era aperta al pubblico. «Tra oggi e domani – ha continuato Balbinot – i nostri ragazzi termineranno la raccolta dei grappoli di Glera nel vigneto adiacente alla cantina. L’uva sarà poi vinificata a parte e a Natale saranno disponibili tra le 9 mila e le 9.500 bottiglie di prosecco solidale, un Conegliano Valdobbiadene Docg che si potrà acquistare nelle enoteche, nei negozi specializzati, nel nostro Wine Shop “PaperCigno” e su ordinazione».

«Abbiamo visto che questo Covid-19 ha messo in ginocchio tutti – ha detto Sammy Basso -. Gli unici posti in cui siamo riusciti a vincere il virus in maniere efficace è stato dove le persone si aiutavano fra di loro e dove ognuno rispettava le regole. Ai negazionisti vorrei dire di fidarsi un po’ di più della scienza. Il Covid-19 esiste, fa male, ci sono persone che sono finite in terapia intensiva e spesso ci hanno lasciato la vita».

Durante la serata Giusy Versace, atleta paralimpica e presidente della onlus Disabili No Limits, ha presentato i beneficiari della vendemmia solidale 2017, gli atleti della squadra di rugby in carrozzina del Vicenza: H81 4 Cats. «Due le carrozzine acquistate con il ricavato della raccolta fondi di 3 anni fa – ha spiegato Angelo Fontana, il capitano della squadra di wheelchair rugby – una da attacco e una da difesa. Sono delle sedie a rotelle speciali: il rugby è placcaggio e per evitare che l’atleta subisca il colpo, le carrozzine devono essere ben rinforzate». La star del rugby, Tiziano Pasquali della Benetton Treviso, ha poi donato ai 4 Cats un pallone firmato dalla squadra.

Dopo la vendemmia, la festa è continuata con l’aperitivo a base di Prosecco Superiore Docg accompagnato da uno sfizioso cicchetto offerto da Alberto e Marco Stocco di Ca’ del Poggio, la cena preparata dallo chef Tiziano Poloni e il tiramisù di Andrea Ciccolella, campione 2017 della Tiramisù World Cup.

«Ringraziamo l’azienda Le Manzane per questo importante gesto di solidarietà – ha dichiarato Francesco Benazzi, direttore generale Ulss 2 -. La vicinanza del territorio, nelle sue varie espressioni, è stata e continua ad essere, per i nostri operatori, estremamente importante. Devo dire, e di questo siamo grati a tutti, che davvero abbiamo sentito, durante questa impegnativa pandemia, il sostegno, forte e costante, di tutte le varie realtà».

ALAJMO: FINISCE L’AVVENTURA A LA MONTECCHIA

Massimiliano Alajmo, Raffaele Alajmo Alberto Sonino

 

La Laguna seduce gli Alajmo. Dopo ventisei anni di gestione de La Montecchia a Selvazzano Dentro (Padova), la famiglia ha deciso di chiudere il prossimo 31 dicembre, prematuramente rispetto alla naturale scadenza del contratto prevista alla fine del 2021. Il Covid-19 ha accelerato questa decisione, che era già in programma, ma ha dato allo stesso tempo la possibilità alla famiglia Alajmo di intraprendere un nuovo progetto con Alberto Sonino, fondatore della società Vento di Venezia che gestisce l’Isola de La Certosa e il Venezia Certosa Marina. La collaborazione ha avuto inizio quest’estate con l’aperura del pop-up restaurant Hostaria in Certosa ed è destinata a proseguire nei prossimi anni con lo sviluppo dell’Isola. Verranno realizzate nuove residenze e strutture alberghiere, un orto di oltre cinque ettari, verrà avviata la produzione di miele della laguna e altre nuove iniziative volte alla riqualificazione del luogo. «L’origine greca della parola crisi – spiega Raffaele Alajmo – ha in sé un’accezione di opportunità. Nel nostro caso abbiamo la conferma che gli antichi, ancora una volta, avevano ragione. Per questo le energie e le nostre risorse si concentreranno in laguna». La famiglia Alajmo ringrazia la famiglia Casati, proprietaria del Golf Club La Montecchia, per la preziosa e amichevole collaborazione intrattenuta in tutti questi anni. «In questi anni ho visto crescere La Montecchia, dalla stella nel 2009, all’apertura di Abc Montecchia fino allo sviluppo di una linea di eventi esterni – osserva il direttore di Alajmo Spa Erminio Alajmo «che continueremo a seguire nella provincia di Padova e non solo. Credo e spero di essere riuscito a trasmettere parte della mia esperienza e delle mie conoscenze a molte delle persone che hanno collaborato con noi, alcune delle quali sono ancora oggi dei veri e propri pilastri del Gruppo».

DAVIDE TANGARI CONQUISTA IL PREMIO “IL GIOVANE DELLE VENEZIE” DELLA GUIDA VENEZIE A TAVOLA 2021

Davide Tangari

 

Era nell’aria e ora è stato ufficializzato: lo chef Davide Tangari del Ristorante Valbruna di Limena (Padova) ha conquistato il premio “Il Giovane delle Venezie” della prestigiosa guida Venezie a Tavola 2021 diretta dall’inossidabile giornalista Luigi Costa. Una edizione, la undicesima, che in un momento di grande difficoltà oggettiva, dimostra una volta ancora la solidarietà e la vicinanza da parte dell’editore ai ristoratori.

L’ambito premio è una tappa fondamentale nella breve ma intensa carriera di Tangari: già a febbraio di quest’anno gli è stato conferito il Premio Adamo Digiuno come miglior cuoco emergente del Veneto, terza edizione di un riconoscimento che si ispira alla celebre frase del grande gastronomo francese Brillat Savarin: “La cucina è l’arte più antica perché Adamo è nato digiuno”. Alla fine del 2019 Davide Tangari, inoltre, ha partecipato e vinto le selezioni Nord del Concorso Emergente Chef, il concorso ideato e condotto dal critico enogastronomico Luigi Cremona, la cui finale sarà organizzata prossimamente.

«Sono emozionato come un bambino – racconta Davide –. Prima di tutto desidero ringraziare la proprietà che ha da sempre creduto in me: insieme abbiamo intrapreso sin dall’inizio quest’avvenuta che mi ha fatto crescere sia come professionista sia come persona.

Questo premio è un incentivo per un miglioramento continuo e va a tutta la brigata di cucina del Valbruna: io ho tirato il gol, ma l’azione è di tutta la squadra».

Davide Tangari, riceverà il riconoscimento “Il Giovane delle Venezie” da Giannitessari Wine durante la premiazione che si terrà lunedì 26 ottobre, assieme agli altri 11 premiati delle altre categorie, al Cuoa Business School di Altavilla Vicentina (Vicenza). Una scelta voluta dal direttore della Guida Luigi Costa e dell’editore Filiberto Zovico per sottolineare un aspetto non banale e oggi sempre più decisivo: se il cibo è cultura, ricerca e perfino arte, alla fine dei conti è anche impresa. E, per superare la crisi, la capacità dei cuochi di essere anche imprenditori è ormai un fattore imprescindibile.