SANTA MARGHERITA HA ACQUISITO CA’ MAIOL BANDIERA DEL LUGANA DOC

Da sx Fabio Contato, presidente del nuovo Consiglio d’Amministrazione ed Ettore Nicoletto, AD Santa Margherita Gruppo Vinicolo

Santa Margherita Gruppo Vinicolo ha acquisito la maggioranza di Cà Maiol, vera e propria bandiera della denominazione Lugana DOC, di cui è stata assoluta protagonista negli ultimi trent’anni. Fabio Contato, l’imprenditore che ha guidato la Cantina di Desenzano del Garda nella fase di espansione degli ultimi anni, rimarrà nella società come presidente del nuovo consiglio d’Amministrazione. Con questa acquisizione, Santa Margherita Gruppo Vinicolo rafforza la propria leadership nel segmento dei vini bianchi, entrando in una denominazione in forte espansione, dall’altissimo profilo qualitativo. Cà Maiol porta in dote un vigneto di 140 ettari di superficie, su quattro distinte “cascine” la più antica delle quali, fondata all’inizio del Settecento, dà il nome all’intera azienda. Avviata nel 1967 con un impianto iniziale di 12 ettari, la Cantina lombarda ha acquisito per dimensioni, bottiglie vendute e mercati raggiunti nel mondo, un ruolo trainante per l’intera denominazione rendendo il Lugana uno dei vini bianchi italiani più famosi e ricercati. Molti i riconoscimenti internazionali raggiunti in questi anni da Cà Maiol, la cui produzione attuale si attesta su oltre 1,5 milioni di bottiglie per un fatturato atteso nel 2017 di circa 10 milioni di Euro. «Il Lugana – sottolinea Gaetano Marzotto, presidente di Santa Margherita Gruppo Vinicolo – è una denominazione che ha saputo conquistarsi uno spazio importante fra i vini bianchi italiani. Cà Maiol e Fabio Contato sono stati protagonisti indiscussi di questo successo che deve proseguire, ampliando ancora di più il numero dei mercati raggiunti e consolidando i risultati conseguiti. E’ un vino, un territorio, che sentiamo vicino, che abbiamo seguito negli anni con attenzione, nel quale vediamo un grande potenziale. Vogliamo apportare a questa nostra denominazione tutto il nostro know how per consolidare ulteriormente la sua posizione di protagonista a livello globale». «La responsabilità di un imprenditore deve andare oltre al momento contingente e mirare alla visione di lungo periodo per la propria azienda: questo vale ancor più per chi, come noi, ha portato al successo internazionale una cantina ed una intera denominazione – sottolinea Fabio Contato –. Oggi Cà Maiol e il Lugana DOC sono realtà conosciute, apprezzate e richieste ovunque nel mondo, grazie ad un forte impegno per una qualità senza compromessi. Dobbiamo però guardare al futuro, allo scenario competitivo del mondo del vino, dove un numero sempre maggiore di player internazionali rende complesso il cammino di ogni realtà, tutto sommato, piccola. Ho trovato nella famiglia Marzotto, e in Santa Margherita Gruppo Vinicolo, i partner ideali per proseguire nel nostro processo di sviluppo». «Santa Margherita Gruppo Vinicolo con questa acquisizione – evidenzia Ettore Nicoletto, AD del gruppo – rafforza il proprio ruolo di scout di territori italiani dal grande potenziale, la propria presenza in Lombardia, regione sempre più importante nel panorama vitivinicolo nazionale e la propria vocazione ed attenzione ai vini bianchi di cui è storicamente una protagonista di primissimo piano. Santa Margherita Gruppo Vinicolo aggiunge un’altra tessera al suo mosaico enologico che già la vede presente nelle più vocate regioni italiane: dall’Alto Adige al Veneto Orientale; dalle colline di Conegliano-Valdobbiadene alla Franciacorta; dal Chianti Classico alla Maremma ed alla Sicilia. Per la denominazione Lugana si apre oggi una nuova fase di crescita che andrà a beneficio dell’intero sistema locale».

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ROBINOT, VIGNAIOLO E FOTOGRAFO

“Energie!!!” è il motto di Jean Pierre Robinot, noto per i suoi vini della Loira e per saper diluire nelle bottiglie anche un pizzico dell’energia che sprigiona la terra. Meno noto (per ora) per saper catturare quest’energia con la macchina fotografica. Jean Pierre dice “L’astrazione è per me una grande vibrazione del vivente. La luce della notte è il mio universo, la maniera di proiettarmi nel cosmo”. Benedetta e Luca Fullin sono lieti di presentarlo nelle vesti di artista fotografo astratto al suo primo vernissage italiano che si terrà presso il Local a Venezia, venerdì 21 Luglio alle 12  dove è stata allestita una mostra temporanea di alcune delle sue opere. E poi tutti in festa con i vini, offerti da Robinot, e con stuzzichini preparati dallo chef Matteo Tagliapietra

CHAPEL CLUB: IL PRIMO SPEAKEASY DI VENEZIA

La sala del Chapel Club

Diventati noti grazie a tanta filmografia di Hollywood che ha raccontato la storia dei locali proibiti americani dove sono nati grandi musicisti e cantanti, gli speakeasy erano i locali in cui consumare illegalmente bevande alcoliche durante il Proibizionismo. Da allora il termine indica spazi nascosti alla grande folla, dove bere e chiacchierare in un ambiente di classe al riparo da occhi indiscreti. Diffusi in tutto il mondo, ora sbarca a Venezia il primo speakeasy lagunare. Un mix tra club privato e lounge artistica, il Chapel Club ha sede nel millenario complesso della Misericordia, fuori dalle rotte turistiche ma a due passi dalla stazione e da Piazzale Roma. Inserito all’interno degli spazi dedicati alle mostre d’arte, il Chapel Club fruisce delle continue esposizioni che si alternano nell’attigua Chiesa dell’Abbazia e degli Archivi della Misericordia, luoghi dedicati all’Arte e agli eventi culturali in genere. All’interno si possono gustare i classici cocktail internazionali affiancati dalle creazioni del noto barman Gennaro Florio, che cambiano di stagione in stagione (vedi lista drink allegata). Come nella migliore tradizione anglosassone, il Club apre su appuntamento dal mercoledì al sabato dalle 18 alle 22, chiamando il numero inglese + 44 7448649927 o scrivendo a chapelclubvenice@gmail.com, ed è aperto ogni qualvolta vi siano eventi legati alle mostre attigue, il che succede molto spesso. Questo l’elenco dei cocktail: Apple Martini (apple sour, lime, vodka); Amaretto sour (amaretto and lemon juice); Aviation (violet liquor, lemon juice, maraschino, gin); Gimlet (Gin or vodka, lime juice, sugar); Margarita de la Patrona (tequila Patron, cointreau, lime juice); Merchant of venice (sour apple, lime, apple juice, vodka and seven up); Mojito (lime juice, sugar, mint, rum); Moscow mule (lime juice, vodka and ginger beer); Negroni (bitter, sweet vermouth, gin); Sazerac (sugar, whiskey, bitter, Herbsaint); Vodka/gin and tonic; White spirit; Old whisky/whiskey; Liquor; Soft drinks; Wines. I prezzi vanno dai 5 ai 12 euro.

 

MACULAN: 40 ANNI DI VENDEMMIE CON LO SGUARDO AL FUTURO

Da sx Angela, Fausto e Maria Vittoria Maculan

Quaranta anni di vendemmie. Fausto Maculan le ha festeggiate con una cena in cantina, ospiti giornalisti e affezionati clienti (a proposito i complimenti al ristorante La Rosina di Marostica per l’imponente buffet e una cena all’altezza della fama del locale), con visita in cantina (dove abbiamo ammirato le “riserve” di casa Maculan) e verticali di quattro annate (1985, 1998, 2005, 2015) del Fratta, blend di Cabernet e Merlot dai migliori terreni dell’azienda, e il simbolo di casa Maculan, ovvero il Torcolato assaggiato con mille sorprese di profumi e sapori nelle annate 1978 (!), 1983, 1995 e 2000. E poi la regina della serata, ovvero il XL, magnum di Cabernet Sauvignon datato vendemmia 2013, giusti i 40 anni di vendemmie. Fin qui tutto normale, o quasi. Perché Fausto ha aperto il libro dei ricordi, fatti di incontri voluti e cercati per impossessarsi dell’arte enologica. Erano gli anni Settanta, la famiglia Maculan il vino allora lo vendeva, ma Fausto, che aveva già da un po’ finito la scuola enologica di Conegliano, decide di farlo lui il vino. Cambia tutto, gira il mondo del vino dalla Champagne, all’Alsazia, a Bordeaux fino alla Napa Valley a visitare le cantine californiane. E impara, assorbe più che può. Poi l’incontro decisivo: Luigi Veronelli. Un’altra volta cambia tutto: nasce il Torcolato, il passito da uva Vespaiola, che si faceva in tutte le famiglie della zona di Breganze, ma Fausto ha un’intuizione: lo corregge togliendogli l’eccessiva vena liquorosa. E’ un successo, tanto che Gualtiero Marchesi lo adotta nel suo antico ristorante di via Bonvesin della Riva a Milano e le visite vicendevoli fra i due non si contano. Da lì il Torcolato fa il giro del mondo: un successo che dura anche oggi e che fa della zona di Breganze una delle più conosciute a livello internazionale. Angela e Maria Vittoria sono la nuova generazione Maculan. Determinate a percorrere le orme del padre Fausto, dopo il liceo scientifico hanno entrambe scelto la facoltà di Scienze e Tecnologie Agrarie all’Università di Padova. Angela, che ha visitato le zone vitivinicole più importanti del mondo, si occupa del settore export ed è anche presiedente del Seminario Permanente Luigi Veronelli. Maria Vittoria, invece, dal 2007 segue la gestione dei vigneti, il controllo di maturazione delle uve, le fermentazioni e l’affinamento dei vini. Ormai da un decennio Angela e Maria Vittoria affiancano il padre nella conduzione dell’azienda e acquisendo negli anni, sotto la sua guida, tutta l’esperienza e le competenze necessarie per gestire ogni aspetto decisionale che riguarda la vita dell’azienda. Anche quello che riguarda il futuro: la cinquantesima vendemmia sarà resistente. Ovvero la famiglia Maculan ha deciso di intraprendere la strada delle varietà resistenti alle malattie. Saranno messi a dimora il prossimo autunno i primi vigneti di Merlot Khorus e Sauvignon Rytos, due varietà resistenti selezionate dall’Università di Udine. Una conversione che nel corso di un decennio coinvolgerà progressivamente tutte le varietà coltivate. “Il primo impianto sarà complessivamente di sole 4000 viti – spiega Maria Vittoria, responsabile della produzione – ma la nostra intenzione è di rinnovare via via i vigneti più vecchi con varietà resistenti alla malattie. È necessario specificare che queste varietà non sono individui geneticamente modificati, ma tipi ottenuti da incroci intraspecifici con il cambiamento solo del 5% dei cromosomi, ovvero di quelli responsabili degli effetti delle malattie sull’uva. Con queste varietà possiamo applicare solo uno o due trattamenti all’anno rispetto ai 10-11 che si praticano generalmente nel nostro territorio”. Una svolta storica per l’azienda fondata nei primi anni Cinquanta da Giovanni Maculan e saldamente nelle mani di Fausto dal 1973. La prima vinificazione dai nuovi vigneti è attesa per il 2020. “Puntiamo ad avere un vino eccellente entro il 2023 – aggiunge Angela, responsabile commerciale – anno della cinquantesima vendemmia di nostro padre. Certamente il vino per celebrare quella ricorrenza sarà da vitigni resistenti”. Una scelta fortemente voluta dalla nuova generazione, avallata da Fausto Maculan, che guarda anche al presente: “Nell’attesa di convertire tutta la produzione alle nuove varietà stiamo sperimentando nuove macchine irroratrici: diffondono il prodotto unicamente sulle foglie, aspirando le eccedenze. Niente più deriva aerea e dispersione per terra”. E infine si pone un obiettivo: “La nostra sfida per il futuro è fare il vino rosso più buono d’Italia da varietà resistenti. Questo è il nostro impegno”.

XL: un Cabernet Sauvignon speciale per la quarantesima vendemmia

I granndi rossi Maculan in degustazione

La cena in cantina

I “tesori” della cantina

 

 

CA’ ROVERE: DAL METODO CLASSICO ALL’ITTIOCOLTURA

I grandi vini prodotti dalla Ca’ Rovere

La famiglia Biasin

La Cà Rovere di Alonte (VI) sta in un angolo appartato dei Colli Berici, dove i versanti scendono sulla pianura che guarda il confine del Vicentino con il Veronese. Pochissimo traffico sulla strada che s’inoltra verso le dorsali. Silenzio. Aria buona che il lieve scarto altimetrico – prezioso per le buone viti – fa ben girare tra la notte e il giorno insolato da sudovest. In una cantina ricavata nella pietra calcarea – quella ricca di fossili del fondo marino emerso 6 milioni di anni fa – la famiglia Biasin affina da quasi trent’anni la sua tecnica di produzione méthode champenoise,  pionieristica nel territorio. Le quattro etichette  Metodo Classico che Cà Rovere propone sono, appunto, una rarità preziosa per i Berici e chiudono l’intero quadrilatero storico della produzione di bollicine: il demi-sec colpevolmente inconsueto nei bicchieri degli appassionati, il rosè con cui tentare i curiosi, il blanc de blanc di Chardonnay e l’etichetta blu del brut di Chardonnay e Garganega top di produzione. Cà Rovere comprende oggi 30 ettari (dai 7 dell’iniziale investimento vitivinicolo del fratelli Biasin) e batte la via difficile e gloriosa del Metodo Classico dal 1991, cioè dalla stagione della scommessa – oggi vincente – dei fratelli Ugo (che da tutt’altre parti si occupa anche di itticoltura) e Sisto (che dà il nome alla linea dei vini fermi:) e della sorella Alessia (titolare dell’azienda agricola). Dalla base calcarea dei terreni della tenuta Cà Rovere crescono uve ricche di mineralità: le migliori sono scelte per diventare spumanti. La linea-bollicine conta 40 mila bottiglie all’anno tra enoteche e ristorazione di qualità. L’obiettivo aziendale è arrivare a 100 mila grazie all’affermazione della qualità cercata senza scorciatoie.Il metodo classico richiede anni di lavoro su ciascuna serie di bottiglie e i Biasin sono impegnati sulla linea del “mai meno di 36 mesi sui lieviti”. La sequenza è rigorosa: scelta delle uve migliori di ciascuna annata “millesimata”, assemblaggio delle cuvée di vari vigneti, fermentazione iniziale e primo imbottigliamento con liqueur de tirage di zuccheri e lieviti per una seconda fermentazione, tre anni di bottiglie in cantina sotterranea, sboccatura per eliminare le impurità e tappatura finale con l’aggiunta della liqueur de expedition che darà il tocco di individualità di lì a qualche ultimo mese di attesa. Curiosità sull’eccellente demi-sec: la liqueur è a base del passito di casa, il “Profumo di Sole” di uva Garganega. Per conoscere l’azienda Cà Rovere e i fratelli Biasin sono possibili visite a campi e cantina, anche in occasione di degustazioni, cene ed eventi culturali di promozione del territorio.

LA KORNAT ITTICA

L’allevamento della Kornat Ittica

Il gruppo veronese Vrm, specializzato in commercializzazione di prodotti ittici, cresce e guarda oltre confine, acquisendo un nuovo allevamento di pesce in Croazia, grazie al supporto di Finest, società finanziaria per l’internazionalizzazione delle imprese del Nordest.Unica azienda nel suo genere in Italia, Vrm srl è nata nel 2006 su iniziativa dell’imprenditore Ugo Biasin che, esperto nel settore, ha rilevato una società presente da oltre 30 anni al Centro Agroalimentare di Verona Mercato, specializzata nella commercializzazione di pesce fresco proveniente da tutta Europa destinato alla grande distribuzione italiana. L’impresa, che allora aveva un fatturato di 17 milioni di euro, è poi cresciuta rapidamente, tanto che nel 2009, con l’acquisizione del mangimificio Naturalleva di Cologna Veneta, ha ampliato la propria attività con la produzione di mangime per pesci, realizzando così un progetto di filiera. «L’idea si è rivelata vincente», commenta il presidente Biasin. «Partendo dalla considerazione che in futuro il pesce verrà sempre meno pescato e sempre più allevato, abbiamo capito l’importanza di garantire un prodotto di qualità e abbiamo deciso di entrare quindi nel mondo dei mangimi». Il gruppo ha quindi realizzato numerosi interventi per adeguare alle normative vigenti l’azienda di Cologna Veneta, in modo da garantire al pesce standard qualitativi elevati. «Venuti a contatto con varie realtà di allevamento, abbiamo deciso di rilevarne due, in modo da garantire oltre alla qualità anche la provenienza», spiega il presidente del gruppo. «Così siamo diventati l’unica azienda italiana ad avere una filiera integrata nel settore ittico». Gli allevamenti acquisiti sono la Civitaittica srl, a Civitavecchia, e l’altro in Croazia, la Kornat Ittica doo, specializzata nella gestione di allevamento a mare di orate e branzini, in prossimità delle isole Kornati (Incoronate), di fronte al litorale di Zara. Nel 2014 il gruppo, che conta 135 dipendenti, ha raggiunto un fatturato di 70 milioni di euro, rispetto ai 56 milioni del 2013: nell’azienda di Cologna Veneta, dove vengono prodotte annualmente 40mila tonnellate di mangime per pesci, sono impiegate una trentina di persone, così come nella sede di Vrm srl, all’interno del Centro Agroalimentare. Il progetto di acquisizione dell’allevamento Kornat Ittica doo ha visto la partecipazione diretta di Finest, spa partecipata da Friulia SpA, società finanziaria della Regione Friuli Venezia Giulia, dalla Regione Veneto, dalla Provincia Autonoma di Trento, dalla Simest e da alcune banche del territorio. In un quadro generale in cui l’agroalimentare si sta rivelando un settore strategico nel processo di internazionalizzazione delle imprese del Nordest, Mauro Del Savio, presidente di Finest Spa, sostiene che «abbiamo investito con un partner che conosce bene il suo lavoro e che guarda alla qualità. Siamo in presenza di una completa filiera alimentare che va dalla produzione di mangime, al corretto allevamento, fino alla capacità di essere presenti nella catena di distribuzione, senza trascurare l’organizzazione logistica nella gestione di un prodotto che va consumato freschissimo».

A LE BECCHERIE (TREVISO) NUOVI CHEF IN CUCINA… E LA MARCA SI FA GOURMAND!

Manuel Gobbo e Beatrice Simonetti

Grandi novità nelle cucine de Le Beccherie: da mercoledì 5 luglio a guidare l’offerta gastronomica del ristorante di piazza Ancillotto di Treviso saranno Manuel Gobbo e Beatrice Simonetti che, dopo quasi 9 mesi trascorsi al bistrot Al Corder, si trasferiranno nel locale celebre per aver dato i natali al Tiramisù.

Una scelta fortemente voluta dall’imprenditore trevigiano Paolo Lai, titolare di entrambe le strutture, che dopo gli eccellenti risultati ottenuti da Manuel e Beatrice presso Al Corder ha deciso di chiamarli a dirigere le cucine de Le Beccherie.

«Sto investendo molto in questo locale, che di fatto grazie ai suoi oltre 100 anni di storia è diventato uno dei simboli della città di Treviso – spiega Lai – Manuel e Beatrice hanno un passato nell’alta ristorazione, con esperienze importanti tra cui quella trascorsa presso il ristorante di Ciasa Salares, il 4 stelle superior di San Cassiano (Bolzano), in Alta Badia. Sono le persone giuste per guidare e rilanciare l’offerta gastronomica de Le Beccherie e farne un punto di riferimento sulla scena trevigiana».

Manuel Gobbo è nato a Treviso nel 1979. Comincia il suo percorso proprio in città, nelle cucine di El Toulà, storica insegna del centro. In seguito, dopo diverse esperienze approda a Ciasa Salares, l’hotel 4 stelle superior di San Cassiano (Bolzano), prima come allievo di Fabio Cucchelli e, dal 2013, come sous chef. Tra i suoi maestri anche Arturo Spicocchi, chef de la Stüa de Michil, altra stella della ristorazione gourmand dell’Alta Badia.

Beatrice Simonetti, classe 1981, originaria di Farra di Soligo (Treviso), e inizia la carriera alla Terrazza Martini (Ristorante Da Andreetta) di Cison Valmarino. Dopo 5 anni, Beatrice accumula esperienze in alcuni noti ristoranti dell’alta ristorazione nazionale, viaggiando da Sirmione a Gardone Riviera, da Merano fino all’Alta Badia. Lì per 2 anni lavora come capo partita presso Ciasa Salares, dove conosce Manuel. In quel periodo con la loro amicizia a poco a poco prende vita anche il progetto di guidare insieme la cucina di un ristorante. «Al Corder ci siamo trovati benissimo – commenta Manuel – ma la cucina de Le Beccherie sarà molto più grande e ci permetterà di sperimentare nuovi piatti e nuove preparazioni. Anche il numero di coperti raddoppierà, da 20 a 40. Al momento con Beatrice stiamo mettendo a punto la nuova carta: utilizzeremo i primi mesi come prova, per conoscere la nuova clientela e prendere la mano in cucina».

Sarà la Marca Trevigiana il filo conduttore della nuova carta del ristorante: la materia prima infatti sarà selezionata da produttori locali e sarà la base di piatti che, pur riprendendo la tradizione, porteranno il segno dell’esperienza internazionale degli chef.