TERRE DI SAN VENANZIO FORTUNATO VENDEMMIA SUCCESSI

Gabriele Gregolo e Monica Ganz

Terre di San Venanzio Fortunato, grazie ai nuovi riconoscimenti conseguiti a livello regionale e nazionale, si conferma al top delle case spumantistiche nella denominazione Valdobbiadene Conegliano Prosecco Superiore. A conquistare prestigiosi premi è lo Spumante Superiore di Cartizze Brut 2016, un vino moderno che si distacca dalle “tradizionali” versioni del “Gran Cru” della Docg: “molto bilanciato, morbido, frutto di fermentazioni molto lente, floralità particolarmente marcata, finezza del perlage, spuma finissima, bocca pulita e piacevole estremamente misurato rispetto al Dry, la tipologia con cui è più noto il Cartizze, risultato che denota un buon lavoro in cantina”. Lo affermano gli assaggiatori dell’Associazione Italiana Sommelier del Veneto, nel conferirgli il titolo di “Miglior spumante Metodo Charmat” della Guida ai Vini del Veneto “Vinetia 2018“. Il Cartizze Brut Terre di San Venanzio era tra i sette vini ritenuti le migliori espressioni della enologia veneta- Gli è stato assegnato il Premio Fero tipologia Charmat, ritirato da Gabriele Gregolo e Monica Ganz, titolari dell’azienda vinicola dedicata al grande poeta della latinità, figlio della terra di Valdobbiadene e protagonista della cultura europea del VI secolo. Ma il Superiore di Cartizze 2016 si attesta anche tra le migliori etichette italiane selezionate da “Vitae 2018”, che ha premiato il Cartizze Brut Terre di San Venanzio Fortunato con il simbolo delle 4 Viti, il massimo punteggio assegnato ad un vino dai sommelier di AIS Italia nella loro “Bibbia” enologica. Gabriele e Monica condividono i premi con tutta la grande squadra della casa spumantistica di Valdobbiadene, a partire dall’enologo Luca Antiga, che ha saputo ben interpretare la filosofia aziendale di produrre spumanti inediti, ottenuti da uva Glera in purezza. “Il nostro Cartizze Brut 2016 sta conquistando assaggiatori, sommelier, consumatori e ristoratori”, sottolineano “La base della nostra passione è proprio la estrema ricerca della qualità”. Nel corso dell’anno sono state molte le soddisfazioni raccolte: – Gran Fascetta d’Oro 2017 (per il secondo anno consecutivo) al Prosecco Superiore di Cartizze Brut, per il punteggio più alto in assoluto conseguito nel concorso enologico della Primavera del Prosecco Docg, organizzato da Assoenologi Veneto. A cui si aggiunge l’oro per il Valdobbiadene Docg Brut Demi Long. – La Corona d’oro della Guida “Vini Buoni d’Italia” 2018 edita dal Touring Club per il Cartizze Superiore Brut – Le 5StarWines 90 al Vinitaly 2017 (Verona), conferito al Valdobbiadene Cartizze Superiore Dry – La Medaglia d’Oro 91+, riconoscimento della Guida Gilbert & Gaillard al Cartizze Brut, e l’Oro al Valdobbiadene Docg Brut Demi Long – Il prestigioso Silver ai Decanter World Wine Awards (Londra) per il Valdobbiadene Docg Brut Demi Long.

 

 

 

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DUE GRANDI CENE CON I VINI DEI VIGNAIOLI INDIPENDENTI

La trattoria La Brinca

Mercoledì 25 ottobre presso la Trattoria La Brinca (Ne, Genova) e il Caffè La Crepa (Isola Dovarese, Cremona) avranno luogo due cene irripetibili, imperdibili e irrinunciabili. Due menu creati ad hoc verranno accompagnati da cinque vini scelti dai sommelier delle due trattorie. “Un mercoledì da Vignaioli” perché le cene avvengono tutte contemporaneamente e propongono un percorso di degustazione di grandi vini prodotti da vignaioli appassionati e coraggiosi uniti a piatti appositamente studiati da altrettanto appassionati cuochi capaci di esaltarne il gusto e gli abbinamenti. I menu proposti verranno costruiti appositamente sui vini che sono stati scelti dallo stesso ristoratore, traendo ispirazione dalle bottiglie stesse ma lasciando poi mano libera alla creatività. Importanti relatori guideranno la clientela alla scoperta dei vini e dei loro territori… un’occasione più unica che rara per sedersi a tavola, mangiando, bevendo e imparando. Le due cene sono organizzate assieme alla Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI), che sarà a Piacenza il 25-26 novembre con il mercato dei vini. Durante le cene si potranno degustare 5 vini di diversi vignaioli associati a FIVI. Ecco il menù de La Brinca: piccolo assaggio di Panissa, focaccia fritta e torta di riso e a seguire gli antipasti della nostra campagna abbinati al Trento d.o.c. Brut Nature 2011 – Moser; Picagge al sugo di cinghiale con  Colline Lucchesi d.o.c. Palistorti 2015 (sangiovese+merlot+syrah) – Tenuta di Valgiano; zuppetta di funghi selvatici, fagioli e patate locali con Boca d.o.c. 2012 – Barbaglia, Cavallirio (Novara); punta di vitello alle bacche di ginepro cotta al forno a legna con Cirò Rosso Classico Superiore d.o.c. 2013 – Cataldo Calabretta, Cirò Marina; Sacripantina e Canestrello con Muffa Nobile Orvieto Classico Superiore d.o.c. 2015  – Palazzone, Orvieto; caffè. Costo a persona: 50 euro. Relatori:  Stefano Pizzamiglio della Tosa di Vigolzone (Pc) e Luigi De Sanctis dell’omonima azienda agricola di Frascati (Rm). Info e prenotazioni: Trattoria La Brinca tel. 0185 337480. Ecco invece il menu del Caffè La Crepa, tratto e ispirato dal quadro ” L’Ultima Cena” di Luigi Miradori, detto il Genovesino, XVI secolo, Cremona: Bourguignonne all’italiana (lumache nostrane -mantovane- alla moda di Borgogna) oppure Tonno di lago; riso all’onda con creste di gallo e sangue di Giuda oppure tagliolini colorati con ragù di lago e verdure stagionali; plateau di formaggi e Festival delle mostarde: degustazione di cinque formaggi a latte crudo abbinati a cinque mostarde per celebrare il festival della Mostarda Cremonese (14/29 Ottobre);  acquerello alle creme (versione 2017, ovvero gelato al torrone con chartreuse verde e budino al cioccolato con amaretti, rhum, zucca e torrone); i vini: Les Cretes: Valle d’Aosta; Le Fraghe: Veneto; Vigneti Massa: Piemonte; Sergio Arcuri: Calabria; Piccolo Bacco dei Quaroni: Lombardia. Relatori: Lorenzo Cesconi (Consigliere FIVi nonché Presidente dell’ Associazione Vignaioli del Trentino) e Devis Cobelli. Costo a persona: 50 euro. Info e prenotazioni: Caffè La Crepa tel. 0375 396161. Durante la serata verrà omaggiato un biglietto a persona per l’ingresso gratuito alla manifestazione di Piacenza di novembre.

Il Caffè La Crepa

 

 

UN MESE DI CASTAGNE, BARDOLINO E MONTE VERONESE

Da giovedì 12 ottobre a domenica 12 novembre torna a San Zeno di Montagna (VR), per la ventesima edizione, San Zeno Castagne, Bardolino & Monte Veronese. Un mese interamente dedicato ai prodotti tipici del territorio baldense, tra cui spiccano tre grandi protagonisti: le castagne, il vino Bardolino e il formaggio Monte Veronese che vengono proposti all’interno di cinque menù degustazione, realizzati da altrettanti ristoranti della zona, Al Cacciatore, Bellavista, Costabella, Sole e Taverna Kus. Ognuno di loro proporrà un menù composto da sei o sette portate con pietanze tradizionali che lasceranno però spazio anche alla modernità. Ad accompagnare tutti i piatti sarà il Bardolino, vino che è piena espressione del territorio che circonda il Lago di Garda. Di colore rosso rubino, il Bardolino ha un sapore delicato e fruttato, con note di ciliegia, marasca, fragola e spezie, che gli permette di essere facilmente abbinato ai piatti tipici della cucina all’italiana, in particolare quelli legati alla tradizione del monte Baldo. Tra i piatti proposti dai ristoratori spicca il minestrone di marroni dop, il cui periodo di raccolta cade proprio nel mese della manifestazione. Nei secondi piatti viene dato particolare spazio alle castagne, proposte prevalentemente in abbinamento alla carne. Non manca un secondo per vegetariani: zucchina tonda con ripieno di castagne, formaggio e farro su crema di rapa rossa. Anche il Monte Veronese, formaggio dop tipico del Monte Baldo dei territori della Lessinia e della fascia collinare prealpina veronese, è presentato in diverse varianti: a scaglie, in salsa abbinato all’orzotto o in accostamento alla polenta di castagne. Da citare anche i dessert, che mostrano la versatilità delle castagne nella preparazione dei dolci: le cinque diverse interpretazioni degli chef spaziano da un semifreddo di castagne e cioccolato, alla bavarese di castagne, fino ad una cheesecake al marron glacé e pistacchi. I prezzi dei vari menù vanno dai 35 ai 48 euro e comprendono una bottiglia di Bardolino ogni due persone. In tutti i locali aderenti, tranne la Taverna Kus, è possibile anche il pernottamento. L’iniziativa, organizzata dall’associazione ristoratori di San Zeno di Montagna, si avvale della collaborazione del Consorzio di tutela del Bardolino, del Consorzio di tutela del formaggio Monte Veronese, del Consorzio di promozione turistica Lago di Garda Veneto e del sostegno del Banco BPM, con il patrocinio del Comune di San Zeno di Montagna. I menù completi sono disponibili sul sito http://www.ristosanzeno.it.

VITTORIA FIVI: L’AGEA ELIMINA LA DICHIARAZIONE CARTACEA

Matilde Poggi a un convegno di Slow Food

L’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura ha accolto l’istanza di FIVI, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, di rinunciare alla richiesta di compilare la dichiarazione di giacenza in cartaceo. AGEA otterrà il dato direttamente dal database del SIAN, evitando così un inutile doppione. Lo ha comunicato l’Agenzia stessa con un addendum alla circolare 62281 del 31 luglio 2017. FIVI aveva scritto ad AGEA in agosto che era pronta alla disobbedienza civile nel caso in cui non fossero state accolte le proprie richieste. “Siamo molto soddisfatti di questo risultato – dichiara Matilde Poggi, presidente FIVI – e siamo grati al direttore di AGEA per aver voluto accogliere le nostre richieste. Ci tengo a sottolineare che questa è una vera semplificazione che va a vantaggio di tutti i produttori di vino italiani, piccoli, medi e grandi. Stupisce vedere come FIVI, che rappresenta i piccoli vignaioli indipendenti, sia stata l’unica ad avere il coraggio di muoversi in questo senso. Nessun’altra associazione di categoria ha ritenuto opportuno alzare la voce per chiedere di cancellare questo adempimento ormai inutile visto il passaggio al sistema telematico di tenuta dei registri”. Una vittoria di Fivi, dico io. In attesa del solito boom al mercato dei vini Fivi a Piacenza il 25 e 26 novembre prossimi.

PUNTO ZERO: I VINI ROSSI DEI COLLI BERICI SI FANNO GRANDI

Da sx Marcella, Andrea, Anna Paola e Carolina de’ Besi con la prima pietra della futura cantina autografata dai partecipanti alla presentazione

Biodiversità: un modo di essere, di rapportarsi con l’ambiente, con il proprio territorio, con i propri campi. E’ quel che mi ha colpito l’altro giorno quando di buon mattino la famiglia de’ Besi ha ospitato me e altri giornalisti del settore enogastronomico nella sua tenuta, Punto Zero, di 45 ettari fra Sarego e Lonigo nei Colli Berici. Boschi, piante officinali, alberi da frutto, api, capre e pecore: un piccolo eden. L’evento (per altro orchestrato quanto a cibi con la solita bravura dalla trattoria Isetta di Grancona, prima merenda con sopressa, asiago dolce e pan biscotto, poi pranzo di 4 portate) è stato organizzato per presentare la nuova cantina che sarà pronta per la prossima vendemmia. Così nel 2018 uve e vini saranno ospitati in un ambiente che ben si inserisce nel paesaggio circostante: 385 mq. divisi in tre locali, un’area per la vinificazione con cisterne in acciaio, una barricaia per l’affinamento in legno e una zona dedicata all’appassimento delle uve. Vi sarà quindi spazio per una sala degustazioni e una foresteria per accogliere ospiti. Un progetto che segue la costruzione delle barchesse per il ricovero degli attrezzi agricoli e completa il piano di sviluppo dell’azienda inziato nel 1994 con l’acquisto dei terreni. “Vogliamo essere pronti per la prossima vendemmia – spiega Marcella de’ Besi, titolare insieme al marito Andrea e alle figlie Carolina e Anna Paola – il 2018 sarà un anno importante perché segnerà un decennio dall’incontro con l’enologo Celestino Gaspari (scuola Quintarelli Giuseppe, e ora alla Zymè di San Pietro in Cariano) e dall’inizio del progetto che ora viene portato a compimento. Vogliamo farci interpreti di questo territorio ancora troppo poco conosciuto e che merita di essere valorizzato con un nuovo slancio. Vogliamo che per i Colli Berici sia finalmente un ritorno al futuro. La forza e l’eleganza dell’architettura, che ancora vive in queste colline, sono un perfetto racconto dell’identità dei vini che qui si producono: vigorosi e importanti. Abbiamo scelto di puntare alla massima qualità, attraverso impianti fitti, basse rese di produzione per ettaro e utilizzando in parte la tecnica dell’appassimento: una novità per questo territorio”. Novità che, a gustare i vini di Punto Zero, appare già in stato avanzato di compimento. Le varietà coltivate sono Cabernet Sauvignon, Merlot, Syraz, Carmenere, Tai Rosso, Pinot Bianco, incrocio Manzoni e altre varietà a bacca rossa. Vendemmia rigorosamente a mano. E così prima di sederci a tavola abbiamo degustato i vini di Punto Zero. Si è partiti con Trasparenza Pinot Bianco IGP 2016: fresco, floreale con sentori di acacia, frutta bianca, sapido con una sensibile mineralità di buona persistenza. Insomma un gran “bel bicchiere”. Ma è stato sui rossi che Punto Zero ha dimostrato l’autentica rivoluzione che sta attuando nella vinificazione rispetto alle consuetudini della zona. Idea Cabernet Sauvignon 2015: un classico semplice e diretto come i cabernet dei Colli Berici, fragola, frutti rossi al naso, leggermente speziato, fresco e floerale, di buona persistenza. Ed ecco gli appassimenti. Dimezzo 2013: blend di Cabernet Sauvignon 50%, Merlot 30% e Cabernet Franc 20 %. Per il Sauvignon vendemmia tardiva, mentre il Merlot resta in appassimento per circa un mese. L’affinamento di svolge in barrique di rovere francese nuove per 24 mesi. Vinificazione delle uve separata con assemblaggio prima dell’ingresso in barrique. Un grande vino: pieno, denso di profumi di frutti a bacca rossa, di spezie, minerale, sapido, in bocca esplode complesso e ricco, persistente mentre nel contempo conferma le suggestioni olfattive. Punto Merlot 2012: Merlot in purezza con leggero appassimento in plateaux di circa un mese, 36 mesi di affinamento in barrique di rovere francese nuove. Sarà perché il merlot è il mio vino preferito, ma non vi ho trovato nemmeno un difetto come nel successivo Punto 2011. E’ che la tecnica dell’appassimento non solo arricchisce ma esalta i profumi, il timbro di questo nobile rosso. Di grande beva. E infine Virgola ovvero Syrah 2013 e 2012: il “re” della cantina. Anche il Syrah, in purezza, subisce l’appassimento in barrique di rovere francese nuove per circa un mese. Un rosso importante, quello che segna il discrimine di chi sa fare vino, un capolavoro. Esplosione di frutta rossa, di sottobosco, di spezie, di grande sapidità. Un vino da bere ora come fra 20 anni. Insomma, una visita questa cantina la merita davvero se siete degli appassionati enoici. E se la gentilezza dei proprietari  vi fa visitare la tenuta (chiedete comunque di fare un giro, ne vale la pena: senza rompere nulla veh!) state attenti ai sassi per terra che facilmente potrete imbattervi in un fossile. Buona scampagnata.

Virgola, ovvero il Syrah

 

 

DEDNO: JOSKO GRAVNER E IL SOGNO DI UN GIARDINO VITATO

Si trova a Dedno, in Slovenia, il vigneto di 8 ettari che Josko Gravner sta preparando con passione e tenacia da 17 anni. Un progetto che prevede anche tre stagni e un importante lavoro di architettura del paesaggio a completamento dei vigneti, per realizzare un vero e proprio giardino vitato che non comprenda solo viti, coerentemente alla filosofia del produttore goriziano. Un lavoro lungo e difficile, reso ancor più impegnativo dalla forte pendenza dei terreni, che ha spesso costretto Gravner a realizzare diversi lavori solo a mano. Ma che sta quasi giungendo al termine. Il 2017 ha infatti visto l’impianto delle viti portainnesto, che saranno innestate a gemma direttamente in campo tra due anni, quando si saranno adattate alle nuove condizioni e l’apparato radicale si sarà sufficientemente sviluppato. Una storia lunga e travagliata, iniziata nel 2000 con la sistemazione in una prima parte dei drenaggi e i terrazzamenti, la maggior parte dei quali sono crollati dopo un’imponente pioggia nel 2001. È stato necessario quindi sistemare i drenaggi e rifare interamente i terrazzamenti, prima di piantare i primi due ettari a ribolla nel 2010. La seconda parte dei lavori è iniziata nel 2006 e questa volta i drenaggi sono stati fatti con estrema cura sin dall’inizio: scavi profondi anche 4-6 metri, fino ad arrivare alla roccia, 230 camion di ghiaia necessari per avvolgere i chilometri di tubi interrati per far sì che l’acqua defluisca senza fare danni. Le viti piantate quest’anno, dopo tre anni di sovescio, entreranno in piena produzione durante la stagione 2024/25, e il vino che da esse verrà ricavato finirà in bottiglia nel 2032. Dati tecnici:  superificie totale: circa 8 ettari; portainnesto: 110R, BerlandierixRupestris; sesto d’impianto: 145×80 cm; densità: 7500 piante/ha.

MARZOTTO & SANNA: SANTA MARGHERITA ACQUISISCE CANTINA MESA IN SARDEGNA

Cantina Mesa nel Sulcis Iglesiente

Due famiglie accomunate dalla identica passione per il vino e da una costante tensione all’innovazione: da oggi, la famiglia Marzotto e la famiglia Sanna lavorano insieme per portare con maggior forza nel mondo i prodotti della Sardegna, in particolare i suoi nobili vitigni: Vermentino, Carignano del Sulcis e Cannonau. Oggi infatti Santa Margherita Gruppo Vinicolo acquisisce la quota di maggioranza di Cantina Mesa, a Porto Pino, nel Sulcis Iglesiente, Sardegna occidentale. Cantina Mesa è stata fondata da Gavino Sanna, uno dei maestri della comunicazione moderna, che manterrà una quota importante ed un ruolo di rilievo nella NewCo. Cantina Mesa è una realtà vitivinicola che si regge su circa 70 ettari di vigneto circondati dalla macchia mediterranea ed affacciati su uno dei mari più belli del mondo. Grazie ad una moderna cantina, ed alla grande cura dei suoi vigneti, Cantina Mesa è una delle protagoniste della rinascita e della riscoperta dei grandi vini della Sardegna, con una produzione annua di quasi 750 mila bottiglie ed un fatturato atteso nel 2017 di circa 4 milioni di euro. «Con l’ingresso della famiglia Marzotto, cui ci lega una profonda amicizia, per Cantina Mesa si apre una nuova stagione di crescita – sottolinea Gavino Sanna –. Abbiamo posto le basi per una grande proiezione internazionale dei nostri vini, confermandone l’assoluto valore e portando ulteriori investimenti in questa regione nel cuore del Mediterraneo, assecondandone la vocazione agricola e sostenibile». «Cantina Mesa è un gioiello del nostro Mediterraneo: cercavamo da tempo un’opportunità in Sardegna, terra di grande vocazione, che merita investimenti per uno sviluppo internazionale, per la qualità e autenticità delle sue genti, terre e vini – aggiunge Gaetano Marzotto, Presidente di Santa Margherita Gruppo Vinicolo –. Questa collaborazione va letta come il segno della volontà del nostro Gruppo di completare la sua presenza nelle regioni italiane più vocate alla viticoltura, cercando le realtà più interessanti, dal forte potenziale narrativo, proiettandole in una più vasta dimensione internazionale grazie al nostro radicamento in ben novanta mercati». «Il nostro Gruppo allarga ulteriormente il suo perimetro con la Sardegna e con una presenza in tre vitigni dall’enorme potenziale: il Vermentino, il vino bianco per eccellenza del Mediterraneo, e due autoctoni di indiscusso valore come il Carignano del Sulcis ed il Cannonau. – evidenzia Ettore Nicoletto, Ad di Santa Margherita Gruppo Vinicolo –. Vini che sono perfetti per i winelover di tutto il mondo, specie le nuove generazioni come i millennial, grazie alla loro storia, alla loro autenticità, al legame col loro territorio che rappresenta un unicum che va valorizzato e protetto. Santa Margherita Gruppo Vinicolo metterà a disposizione di Cantina Mesa tutto il suo know how e la sua rete nel mondo, per far conoscere queste eccellenze e svilupparne al meglio le potenzialità».

ELMO: SCOPERTO UN NUOVO VITIGNO AUTOCTONO IN VALPOLICELLA

Vigneto di bacca rossa

Una nuova varietà a bacca rossa è stata scoperta da Cantina Valpantena Verona in un piccolo vigneto della Valdonega, area collinare che sovrasta il centro cittadino della città scaligera. Un’uva dai grappoli spargoli ed acini scuri, ricchi di polifenoli ed antociani: l’analisi molecolare ha dimostrato che non ha nessuna associazione con varietà finora conosciute. Le è stato quindi dato il nome di Elmo. Il ritrovamento risale ancora al 2009, ma solo in questi giorni si è conclusa l’attività di identificazione. Contemporaneamente il vitigno è stato individuato anche a Valgatara, nel comune di Marano di Valpolicella, nella proprietà del viticoltore Guglielmo Ferrari. L’attività di identificazione è stata affidata da entrambi al CREA (Centro di ricerca Viticoltura ed Enologia) di Conegliano (TV), che, in collaborazione con l’ex Centro per la Sperimentazione in Vitivinicoltura della Provincia di Verona, ha avviato uno studio di approfondimento sulle caratteristiche viticole ed enologiche. L’analisi molecolare dei due vigneti ha dimostrato che si tratta della stessa cultivar e che questa era diversa da qualsiasi altra varietà conosciuta finora. L’attività di identificazione ha comportato ben sette anni di ricerca e di rilievi sul campo per individuare i principali caratteri fenotipici e produttivi di quest’uva, una sorta di stesura della sua carta di identità, in cui vengono descritti la forma e la dimensione di tronco, tralci, grappolo, acini e foglie. Sono state inoltre realizzate diverse microvinificazioni, sottoposte a panel di degustazione, per comprovare le caratteristiche qualitative dell’uva, da cui sono emersi sentori di frutta rossa e spezia, che la rendono adatta anche all’appassimento. L’analisi genetica ha dimostrato che non esiste nessun rapporto di parentela con altre varietà coltivate in loco e solo una lontana somiglianza con il vitigno Wilbacher, originario della regione austriaca della Stiria e coltivato in minima parte anche nel trevigiano. Lo studio è avvenuto all’interno di un progetto finanziato dal MiPAAF (denominato RGV-FAO) finalizzato alla raccolta, conservazione, documentazione ed utilizzazione di specie vegetali di grande rilevanza, tra cui la vite. Si è formalmente concluso la scorsa settimana con la scelta concordata da Cantina Valpantena e Guglielmo Ferrari del nome “Elmo” con cui procedere all’iscrizione del vitigno al Registro Nazionale delle Varietà di Vite. “Le viti di Elmo – spiega Stefano Casali, agronomo di Cantina Valpantena Verona – hanno dimostrato un’ottima resistenza ai parassiti. La pianta è molto produttiva, genera grappoli spargoli ed acini scuri, ricchi di polifenoli ed antociani, capaci di donare un colore intenso e vivo al vino. Si sposa benissimo con le più note varietà veronesi utilizzate normalmente nell’uvaggio del Valpolicella”. “La biodiversità – commenta Luigi Turco, presidente di Cantina Valpantena Verona – è da sempre un valore irrinunciabile per la nostra cantina cooperativa, che ogni anno investe molte risorse per la preservazione e il miglioramento del territorio che viene coltivato. Tra le varie attività di tutela che la Cantina intraprende c’è l’identificazione di vitigni rari e autoctoni che vengono riscoperti negli oltre 750 ettari coltivati dai soci conferitori”. L’iscrizione di Elmo al RNVV e la successiva classificazione in ambito Regionale ne permetterà la possibilità di coltivazione e diffusione. Appena l’iter di iscrizione sarà concluso, l’intenzione di Cantina Valpantena è di riprodurre il vitigno per ricavarne un vigneto sperimentale. La valorizzazione di questo vitigno permetterà di dare un importante contributo alla diversificazione della piattaforma ampelografica e tipicizzare alcune produzioni enologiche dell’areale viticolo veronese.

 

SANTA MARGHERITA HA ACQUISITO CA’ MAIOL BANDIERA DEL LUGANA DOC

Da sx Fabio Contato, presidente del nuovo Consiglio d’Amministrazione ed Ettore Nicoletto, AD Santa Margherita Gruppo Vinicolo

Santa Margherita Gruppo Vinicolo ha acquisito la maggioranza di Cà Maiol, vera e propria bandiera della denominazione Lugana DOC, di cui è stata assoluta protagonista negli ultimi trent’anni. Fabio Contato, l’imprenditore che ha guidato la Cantina di Desenzano del Garda nella fase di espansione degli ultimi anni, rimarrà nella società come presidente del nuovo consiglio d’Amministrazione. Con questa acquisizione, Santa Margherita Gruppo Vinicolo rafforza la propria leadership nel segmento dei vini bianchi, entrando in una denominazione in forte espansione, dall’altissimo profilo qualitativo. Cà Maiol porta in dote un vigneto di 140 ettari di superficie, su quattro distinte “cascine” la più antica delle quali, fondata all’inizio del Settecento, dà il nome all’intera azienda. Avviata nel 1967 con un impianto iniziale di 12 ettari, la Cantina lombarda ha acquisito per dimensioni, bottiglie vendute e mercati raggiunti nel mondo, un ruolo trainante per l’intera denominazione rendendo il Lugana uno dei vini bianchi italiani più famosi e ricercati. Molti i riconoscimenti internazionali raggiunti in questi anni da Cà Maiol, la cui produzione attuale si attesta su oltre 1,5 milioni di bottiglie per un fatturato atteso nel 2017 di circa 10 milioni di Euro. «Il Lugana – sottolinea Gaetano Marzotto, presidente di Santa Margherita Gruppo Vinicolo – è una denominazione che ha saputo conquistarsi uno spazio importante fra i vini bianchi italiani. Cà Maiol e Fabio Contato sono stati protagonisti indiscussi di questo successo che deve proseguire, ampliando ancora di più il numero dei mercati raggiunti e consolidando i risultati conseguiti. E’ un vino, un territorio, che sentiamo vicino, che abbiamo seguito negli anni con attenzione, nel quale vediamo un grande potenziale. Vogliamo apportare a questa nostra denominazione tutto il nostro know how per consolidare ulteriormente la sua posizione di protagonista a livello globale». «La responsabilità di un imprenditore deve andare oltre al momento contingente e mirare alla visione di lungo periodo per la propria azienda: questo vale ancor più per chi, come noi, ha portato al successo internazionale una cantina ed una intera denominazione – sottolinea Fabio Contato –. Oggi Cà Maiol e il Lugana DOC sono realtà conosciute, apprezzate e richieste ovunque nel mondo, grazie ad un forte impegno per una qualità senza compromessi. Dobbiamo però guardare al futuro, allo scenario competitivo del mondo del vino, dove un numero sempre maggiore di player internazionali rende complesso il cammino di ogni realtà, tutto sommato, piccola. Ho trovato nella famiglia Marzotto, e in Santa Margherita Gruppo Vinicolo, i partner ideali per proseguire nel nostro processo di sviluppo». «Santa Margherita Gruppo Vinicolo con questa acquisizione – evidenzia Ettore Nicoletto, AD del gruppo – rafforza il proprio ruolo di scout di territori italiani dal grande potenziale, la propria presenza in Lombardia, regione sempre più importante nel panorama vitivinicolo nazionale e la propria vocazione ed attenzione ai vini bianchi di cui è storicamente una protagonista di primissimo piano. Santa Margherita Gruppo Vinicolo aggiunge un’altra tessera al suo mosaico enologico che già la vede presente nelle più vocate regioni italiane: dall’Alto Adige al Veneto Orientale; dalle colline di Conegliano-Valdobbiadene alla Franciacorta; dal Chianti Classico alla Maremma ed alla Sicilia. Per la denominazione Lugana si apre oggi una nuova fase di crescita che andrà a beneficio dell’intero sistema locale».

ROBINOT, VIGNAIOLO E FOTOGRAFO

“Energie!!!” è il motto di Jean Pierre Robinot, noto per i suoi vini della Loira e per saper diluire nelle bottiglie anche un pizzico dell’energia che sprigiona la terra. Meno noto (per ora) per saper catturare quest’energia con la macchina fotografica. Jean Pierre dice “L’astrazione è per me una grande vibrazione del vivente. La luce della notte è il mio universo, la maniera di proiettarmi nel cosmo”. Benedetta e Luca Fullin sono lieti di presentarlo nelle vesti di artista fotografo astratto al suo primo vernissage italiano che si terrà presso il Local a Venezia, venerdì 21 Luglio alle 12  dove è stata allestita una mostra temporanea di alcune delle sue opere. E poi tutti in festa con i vini, offerti da Robinot, e con stuzzichini preparati dallo chef Matteo Tagliapietra