GRANDE ANTEPRIMA DEI RISTORANTI DEL RADICCHIO

Il Consorzio Ristoranti del Radicchio riapre la stagione che valorizza il Radicchio rosso di Treviso e il Variegato di Castelfranco IGP e si gemella con i sapori dell’Umbria. Dopo la partecipazione con un proprio stand alla 38esima Mostra del Tartufo Bianco di Città di Castello (PG), il gruppo, presieduto da Egidio Fior, si presenta ai buongustai trevigiani martedì 7 novembre (ore 20), nell’anteprima della rassegna “Da novembre a febbraio a tavola nei Ristoranti del Radicchio” , organizzata con la collaborazione del Best Western Premier BHR Treviso Hotel di Quinto di Treviso. La famiglia Basso ha messo a disposizione il proprio complesso alberghiero per allestire l’evento a ridosso della Tiramisù World Cup (3 -5 novembre) e dare così una linea di continuità tra il radicchio rosso, il Tiramisù e il Prosecco, tris di eccellenze della Marca Trevigiana. “I Ristoranti del Radicchio incontrano l’Umbria. Dieci chef per dieci vini” è il tema del percorso gastronomico di degustazione tra isole del gusto, presidiate dagli chef del Consorzio e da Riccardo Aliceto del Divino Osteria Trevigiana, ristorante del BHR. L’Umbria, regione ricca di sapori e tradizioni gastronomiche, sarà rappresentata da Giorgione Barchiesi, noto cuoco, scrittore, gastronomo, ristoratore e conduttore di Gambero Rosso Channel, presente con una troupe. Giorgione si esibirà in sala nella preparazione di due piatti con le nuove selezioni di grani pregiati e Senatore Cappelli Pasta Zara. Ecco il menu delle isole del gusto: Aperitivo di benvenuto con fritto di pesce e verdurine Le Papere,  Porchetta di storione con Radicchio di IGP e aria di balsamico; Risotto con radicchio rosso e tartufo nero; Crema di fagioli Borlotto Nano Levada e radicchio IGP all’aceto rosso di casa; Cotechino e gambero con spuma di patate e cren; Tortelli ripieni di cotechino, spuma tartufata e radicchio rosso di Treviso IGP; Carpaccio di Chianina marinato su lettino di tardivo IGP; Oca in saor di radicchio; Guancia di manzo brasata al Raboso con radicchio; Radicchio marinato con scaglie di Stravecchio del Piave; Arista di maiale; Composizione morbida del Fiore rosso di Treviso,foies gras, mele e caramello Gran finale di caldarroste. Ogni piatto sarà abbinato ai vini di aziende del Veneto, Trentino Alto Adige e Austria: Viticoltori Ponte, Ca’ Bertaldo, Cantine Lavis, Az. Agr. Giorgio Cecchetto, Sigma Wine, Az. Agr. Amadio di Simone Rech, Montelvini, Astoria, Tenuta Santomè. Completano il percorso i formaggi Latterie Venete e Confetture del Sorriso, il poker di tiramisù della pasticceria Moralberti, il gelato artigianale di Pedro Eis, i distillati, gin e rum della Distilleria Bonaventura Maschio, Figulì le Foglie di Visnadello, i Bibanesi, Acqua Minerale San Benedetto. Infine, i Ristoranti del Radicchio consegneranno uno speciale riconoscimento ai primi tre classificati della Tiramisù World Cup. Costo del percorso 60 euro a persona, in omaggio il calice per i vini; informazioni e prenotazioni BHR Hotel tel. 0422/3730 – http://www.ristorantidelradicchio.it.

LA RASSEGNA

“Da Novembre a febbraio a tavola nei Ristoranti del Radicchio”.  Il calendario della rassegna 2017/2018: Hotel Fior di Castelfranco Veneto (TV) lunedì 13 novembre Radicchio d’Oro serata evento; ristorante Fior di Salvarosa di Castelfranco (TV) da lunedì 13 a domenica 19 novembre; ristorante Albertini di Visnadello di Villorba (TV) da lunedì 20 a domenica 26 novembre; ristorante alla Pasina di Dosson di Casier (TV) da lunedì 27 novembre a domenica 3 dicembre; Locanda San Lorenzo di Puos d’Alpago (BL) da lunedì 4 a domenica 10 dicembre; ristorante San Martino di Rio San Martino – Scorzè (VE) da lunedì 8 a domenica 14 gennaio; ristorante Al Migò di Treviso da lunedì 15 a domenica 21 gennaio; Locanda “Cappello” di Mel (BL) da lunedì 22 a domenica 28 gennaio; ristorante da Gerry di Monfumo (TV) da lunedì 29 gennaio a domenica 4 febbraio; Antico Podere dei Conti di Susegana (TV) da lunedì 5 a domenica 11 febbraio. Dolci tentazioni: Dolcefreddo Moralberti di Candelù di Maserada (TV); Cremerie Pedro Eis di Castelfranco Veneto (TV). Info e prenotazioni: http://www.ristorantidelradicchio.it

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RELAIS ALBERTI: SOGGIORNO SLOW NEL CUORE DELLA LAGUNA VENEZIANA

L’isola di Malamocco

Il lusso discreto di un Palazzo della fine del XIV secolo unito ad accoglienza, eleganza, cura dei dettagli ed esaltazione dei sapori antichi: ha aperto a Malamocco, nella laguna di Venezia, Relais Alberti, Maison Emozionale e residenza della famiglia Alberti, per secoli fidati amministratori e Tesorieri della Repubblica Veneta. La dimora sorge proprio nel cuore di Malamocco, borgo storico del Lido di Venezia: un’incantevole oasi di pace caratterizzata dalle basse case dalle facciate allegramente variopinte. Lontano dal caos del centro storico, il borgo conserva ancora l’atmosfera di altri tempi. Il Relais Alberti rappresenta una scelta precisa da parte del cliente che sceglie di soggiornarvi: la volontà di vivere una local experience veneziana lontana dai riflettori del centro città affollato, per una dimensione più reale, a portata d’uomo, vera. Il silenzio della laguna, il panorama del sole che tramonta, il piccolo e antico borgo di pescatori, carpentieri e ortolani, la possibilità di girare in bicicletta oppure utilizzare l’auto, godendo della brezza marina. Un luogo per riscoprire una zona importante di Venezia, spesso dimenticata, ritrovando così il piacere per le piccole cose.

UN’OASI FRA ACQUE E SILENZI

Uno scorcio del Relais Alberti

Il Relais è composto di due splendide ville a pochi passi l’una dall’altra. Ca’ Alberti e Ca’ del Borgo, formano un grande complesso alberghiero con circa venti camere: dalle grandi e spaziose suite alle accoglienti e confortevoli garden suite. Tutte le camere sono affacciate sui cortili interni o sul canale che abbraccia l’intero borgo. I locali comuni e le camere sono arredati rigorosamente in stile, come si addice ad un’abitazione dell’antica nobiltà veneziana. Con l’arrivo dell’inverno, i caminetti scoppiettanti, caldi e accoglienti, completano l’arredo creando un’atmosfera intima e romantica. Il Relais conserva, come uno scrigno prezioso, ancora le antiche glorie della Serenissima: i tessuti preziosi adornano mobili antichi dal design caldo, familiare, elegante e avvolgente, tipico delle case d’epoca veneziane. L’ospitalità è creata ad hoc dalle locandiere, la tipica figura femminile del mondo veneziano che aveva il compito di accogliere e coccolare ogni  cliente. Al Relais Alberti si presta molta attenzione ai dettagli curati con particolare attenzione dalle stesse locandiere che hanno fatto della cura per le piccole cose il vero concept della location: dalla scelta della tipologia di cuscino per un riposo perfetto, alla scelta della fragranza per profumare le stanze, alla marmellata home made servita alla prima colazione, consumata in camera oppure nell’apposita sala. Ogni attenzione è un atto d’amore verso i clienti e verso questo territorio meraviglioso, tutto da vivere. All’insegna della creatività della passione per la genuinità.

LABORATORIO ENOGASTRONOMICO

Colazione in giardino grazie a Le Locandiere

Colazione in giardino grazie a Le Locandiere

Le Locandiere è anche un laboratorio enogastronomico dove dar vita a ricette gustose con i prodotti a km zero dell’orto Alberti: raccogliere con le proprie mani i frutti, le erbe aromatiche e tutti i prodotti della terra per farne prodotti finiti, da portare a casa e conservare. L’orto, poco distante dalla struttura ricettiva, sarà a disposizione degli ospiti per raccogliere i prodotti della terra che saranno poi lavorati e trasformati, dalle abili mani de Le Locandiere, nella grande cucina con il caminetto dell’‘800 in marmellate, in centrifughe a base di frutta bio e sfiziosi stuzzichini a base di verdure per accompagnare gli aperitivi. L’accoglienza è personalizzata per ciascun ospite. Il maggiordomo è il vero padrone di Casa Alberti: sarà a conoscenza di tutte le esigenze dell’ospite e pronto a soddisfare ogni desiderio. Coadiuvano dall’aiuto dello staff rimarrà a disposizione durante tutto il suo soggiorno. Un servizio taxi navetta personalizzato da Santa Maria Elisabetta attenderà gli ospiti al loro arrivo all’Isola del Lido di Venezia per poi accompagnarli direttamente all’entrata del Relais Ca’ Alberti. A dirigere il Relais ci sono due donne imprenditrici: Micaela Salmasi e Michela Cafarchia lidensi DOC da generazioni e profondamente legate al territorio, al rispetto, alla valorizzazione della cultura e della storia del Lido di Venezia. Micaela e Michela hanno deciso di utilizzare il loro know how e la loro conoscenza nel settore dell’hotellerie e dell’imprenditoria turistica ricettiva per recuperare la struttura, chiusa da tempo, con l’obiettivo di offrire agli ospiti la possibilità di scoprire questa zona magica della laguna, ma allo stesso tempo per rinvigorire la vita del borgo. Infatti, saranno organizzati incontri culturali nel salotto dove domina un grande caminetto; corsi di cucina con l’Associazione Le Locandiere, ma anche serate musicali ed eventi aperti agli abitanti. Micaela Salmasi, lidense doc da generazioni è la Presidente della Proloco Lido e Pellestrina e la titolare dell’hotel Rivamare, a pochi passi dal red carpet del Palazzo della Mostra del Cinema di Venezia. Michela Cafarchia è invece la Presidente del Consorzio Venezia e il suo Lido e titolare dell’hotel Villa Stella. «L’idea di rendere il servizio esclusivo adattandolo alle esigenze del cliente rappresenta la nuova frontiera del lusso – spiega Michela – Certo l’ospitalità cucita su misura non è una novità per il mercato luxury dell’hotellerie, però la differenza nasce proprio dal nostro bisogno di capire più a fondo gusti e desideri della clientela. Inoltre, volevamo essere certe di offrire il miglior servizio possibile. Il passo successivo era quello di mettere assieme una squadra dedicata, che studi le esigenze dei clienti per progettare parallelamente l’accoglienza e, perché no, la tipologia del soggiorno». «Dal nostro punto di vista – conclude Micaela – serviva un’offerta di viaggio modulabile più intensa, capace d’integrare l’esperienza di un soggiorno unico, con la bellezza dell’hotel; il solo e semplice fatto di alloggiare in una suite o in un appartamento di lusso non è più sufficiente».

Una delle camere, ricche di storia

 

 

 

 

CON SCHATZITALY TOUR VENETO ENOGASTRONOMICO

Visitare vigneti e cantine per scoprire chi, nel Vicentino e nel Veronese, punta sulla viticoltura biologica e biodinamica, cura con grande fatica filari abbarbicati su muretti a secco e chi propone originali vini vegani. E’ quanto si potrà vivere partecipando agli appuntamenti intitolati “Dalla Vigna al Bicchiere”, che hanno preso il via sabato 25 marzo, a Gambellara, nella Tenuta Natalina Grandi. Per inaugurare l’iniziativa Marta De Anna – ideatrice della rassegna e fondatrice di Schatzitaly, realtà vicentina specializzata in turismo esperienziale – non si è fatta sfuggire l’occasione di approfittare dell’entusiasmo che scaturisce da una cantina dove si sta sperimentando una “nuova agricoltura”: “Da due anni la storica realtà gambellarese Tenuta Natalina Grandi lavora in biologico. Chi meglio del giovane titolare Luca Framarin – continua Marta De Anna – avrebbe potuto descrivere le sfide di una simile decisione e le sue più evidenti conseguenze in termini di benessere della pianta e salubrità del vino prodotto?”.  Quelli proposti da Marta De Anna saranno, come recita il sottotitolo della rassegna, “Percorsi di terra e di vino alla scoperta di una nuova viticoltura”: ampio spazio, dunque, alla visita dei vigneti, cuore pulsante di ogni azienda vitivinicola che si rispetti e occhi puntati alla valorizzazione dell’operato di chi, con coscienza ed ingegno, si dedica ad una viticoltura non tradizionale, sia essa biologica, biodinamica, vegana o eroica. “E’ stata quasi una sorpresa scoprire quanti viticoltori del nostro territorio abbiano progetti vitivinicoli alternativi. Dopo il primo appuntamento ci recheremo infatti, il 29 aprile, a Trissino nell’Azienda Agricola di Gianfranco Masiero che, da più di dieci anni, ha “sposato” la viticoltura biodinamica e oggi produce vini frutto del prezioso equilibrio olistico che, insieme alla figlia Giulia, ha creato nei suoi terreni” spiega Marta De Anna. A maggio la rassegna farà tappa nella DOC Breganze, per un appuntamento eccezionale: la neo nata Azienda Vitivinicola Biologica Boscodivino a San Giorgio in Perlena aprirà per la prima volta le porte al pubblico e farà assaggiare ai partecipanti, in anteprima esclusiva, la prima produzione di vino vegano della provincia di Vicenza.  A giugno un’incursione a Brognoligo di Monteforte d’Alpone, nel cuore del Soave, condurrà i partecipanti alla scoperta della “viticoltura eroica”: quella de “Le Battistelle” è certificata Cervim (Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana). “Il logo “Viticoltura eroica” che appare sulle etichette dei nostri cru Battistelle e Roccolo del Durlo – racconta Cristina Dal Bosco – sta ad indicare il duro lavoro che la produzione di questi vini richiede. Si tratta di vigneti situati su pendii ripidi, dove la meccanizzazione è impossibile da praticare e di conseguenza i costi di manodopera sono più alti che altrove”. E quando si chiede cosa significhi coltivare un vigneto eroico, Gelmino Dal Bosco non ha dubbi: “vuol dire partecipare alla conservazione dell’ambiente, tutelandone il paesaggio e mantenendo tecniche di lavorazione che sono frutto di una lunga tradizione”. Gli eventi sono tutti prenotabili sul sito http://www.turismo-enogastronomico.com, dove gli appassionati potranno anche restare informati su altre originali iniziative proposte come, solo per dare un’anticipazione per il programma previsto dopo la pausa estiva, la possibilità di vivere in prima persona l’esperienza della vendemmia.

 

 

IN CARNIA MERCATINI & PRESEPI FANNO DA CORNICE AGLI SPORT INVERNALI

LO ZONCOLAN E LE SUE PISTE DA SCI

LO ZONCOLAN E LE SUE PISTE DA SCI

Fra le vette innevate della Carnia, in Friuli Venezia Giulia, antiche tradizioni, folclore, buona tavola si coniugano con sci e sport invernali sulle piste dello Zoncolan, circondato dai caratteristici borghi di Sutrio, Ravascletto, Ovaro. Facili piste da discesa, adatte alle famiglie, anche a Sauris, dove si snodano anche lunghe piste da fondo. Patria di questo sport, a cui ha dato campioni olimpionici come i fratelli Di Centa, la Carnia offre ai fondisti un gran numero di tracciati, che si snodano in splendidi paesaggi e spesso ricalcano i sentieri delle escursioni estive: fra i più conosciuti, quelli dei laghetti di Timau a Paluzza, quelli di Pian di Casa a Prato Carnico e quelli di Forni Avoltri, dove si pratica anche il biathlon nel Centro Nazionale. I 10 percorsi più belli da fare con le ciaspole e gli sci d’alpinismo sono illustrati in una mappa, in distribuzione negli uffici d’informazione turistica e negli Alberghi Diffusi di Sutrio (www.albergodiffuso.org), Comeglians (www.albergodiffuso.it), Ovaro (www.albergodiffusozoncolan.it), Lauco (www.albergodiffusolauco.it), dove gli escursionisti potranno alloggiare godendo della genuina atmosfera che questo genere di struttura sa dare, alloggiando in abitazioni ricavate dalla sapiente ristrutturazione di vecchi edifici rurali. Da gennaio Carnia Welcome propone pacchetti per Settimane bianche e week sulla neve, consultabili sul sito http://www.carnia.it

FESTE E TRADIZIONI

UNO DEI PRESEPI DI SUTRIO

UNO DEI PRESEPI DI SUTRIO

In dicembre i caratteristici paesi di queste montagne incuneate fra Slovenia ed Austria, si animano con Mercatini e Presepi, che fanno da preludio e contorno al Natale. Ad Arta Terme, domenica 11 dicembre torna il tradizionale Mercatino di Santa Lucia, che anima le vie del paese con bancarelle con prodotti tipici artigianali e agroalimentari. A pranzo si potrà gustare nei ristoranti e nelle trattorie di Arta “Il Mangja di Sante Luzie” con piatti tipici della tradizione. Non mancheranno giochi ed attività per bambini, che nel pomeriggio riceveranno dolciumi e doni consegnati proprio da Santa Lucia. A Sutrio, il paese degli artigiani del legno ai piedi dello Zoncolan, da domenica 18 dicembre all’8 gennaio ecco Borghi e Presepi, lungo i quali si possono ammirare decine di straordinari presepi allestiti nei cortili delle sue case più antiche e belle e lungo le strade del centro, in una sorta di percorso sacro tra le vie del paese, che per l’occasione sono addobbate con grandi alberi di Natale in legno da riciclo, realizzati dagli artigiani del paese. A realizzare i presepi esposti sono gli artigiani di Sutrio e dei paesi della Carnia, ma molti provengono anche da altre regioni italiane (ad iniziare dall’Alto Adige) e straniere, fra cui la Slovenia, la Carinzia, la Germania. A fare da cornice, scene di Presepe vivente con rappresentazioni dei vari momenti della Natività, degustazione di specialità tradizionali, musica. Cuore di Borghi e Presepi è il Presepio di Teno, un’opera eseguita nel corso di ben 30 anni di lavoro da Gaudenzio Straulino (1905-1988), maestro artigiano di Sutrio. L’opera, che riproduce in miniatura gli usi e i costumi tradizionali del paese, animati con ingranaggi meccanici, regala uno straordinario spaccato etnografico sulle tradizioni, la vita, i lavori, le usanze della montagna carnica. Il 18 dicembre, giorno apertura della manifestazione, sarà acceso il Falò della Pace, che brillerà fino all’8 gennaio. Il ricavato delle offerte sarà devoluto alle zone terremotate. In segno di solidarietà ed amicizia verso le popolazioni colpite dal sisma, gli artigiani di Sutrio hanno realizzato un presepio artistico che si potrà ammirare fino alla fine dell’evento e sarà successivamente regalato ad uno dei paesi colpiti dal terremoto. Info: tel. 0433.466220 – info@carnia.ithttp://www.carnia.it

NELLA CHAMPAGNE FRA GRANDI VINI E RISTORANTI STELLATI. CON SLOW FOOD

di Galdino ZaraLA COMPAGNIA

Metti un comodissimo pullman, un gruppo di amici, ristoratori, produttori di vino, metti una straordinaria organizzazione a marchio Slow Food e per non farci mancare nulla come accompagnatore uno dei due coordinatori della guida Slow Wine, il tutto mixato per un avvincente viaggio in Champagne. Siamo ai primi di maggio, la primavera incalza dopo un sonnolento inverno, si parte da San Trovaso (TV) e dopo aver raccolto i partecipanti da varie provenienze, attraverso una tappa di trasferimento si arriva a Digione. Durante il tragitto il nostro mentore ci racconta la storia millenaria del territorio di produzione dello champagne. Lo champagne è il vino che nel panorama mondiale ha il prezzo medio più alto, viene universalmente riconosciuto come vino di qualità (metà della produzione viene esportata) ed è forse l’unico vino di grande fama che anche i non appassionati hanno assaggiato almeno una volta nella vita.

UN PO’ DI STORIA

dom-perignon-La Champagne terra di frontiera e avamposto strategico, oggetto di contese e scontro bellico fino alla seconda guerra mondiale. I greci di Marsiglia nel VI secolo a.c. vi giungono portando barbatelle e sistemi di coltivazione. Durante il periodo dell’impero romano furono introdotte le prime tecniche di produzione del vino. Si deve arrivare al VI secolo per la coltura del vino sulle montagne di Reims, la Chiesa vi ebbe un ruolo importante, i monaci furono abili vinificatori. Tuttavia sarà necessario attendere l’avvento del XVII secolo prima di arrivare a quel vino spumeggiante e ricco di bollicine che oggi chiamiamo champagne. L’uomo del destino dello champagne si chiama Dom Pierre Perignon (1639-1715), era un monaco benedettino, a 29 anni di età fu trasferito nella celebre Abbazia di Hautvillers, località a nord di Epernay, nel 1668 fu nominato procuratore, cioè amministratore dei beni dell’Abbazia, vino compreso. Abile enologo, fece costruire una cantina, amplia progressivamente la proprietà dell’Abbazia fino a raggiungere i 20 ettari, ma il vero salto di qualità, per il quale è ancora oggi conosciuto, è il concetto della cuvée, l’assemblaggio di uve diverse provenienti dai vari cru della zona per la creazione di un vino di qualità. Le peculiari condizioni climatiche richiedono come dimostrato da Dom Perignon una meticolosa preparazione tecnica e grandi capacità di esecuzione da parte dei vignaioli, enologi e cantinieri. Un altro personaggio importante nella storia dello champagne fu Madame Nicole Barbe Ponsardin, vedova Cliquot, aveva intuito il potenziale del vino spumante e la necessità di renderlo più proponibile. Nel 1818 il suo cantiniere mette a punto il sistema del remouage, crea le pupitre, il cavaletto in legno da 120 bottiglie con pannello a fori angolati a 45°. La vedova Cliquot-Ponsardin ha avuto anche grandi capacità di comunicazione e di marketing. Lo champagne divenne vino limpido da bere, con favolose e gioiose bollicine. Anticipò la dimensione mondiale del mercato aprendosi ai bacini di consumo potenziali come la Russia degli Zar.

UN EXCURSUS, OVVERO DIVAGANDO

foto_miniatura.phpDigione: capoluogo della Borgogna, fu capitale dei duchi di Borgogna, un’epoca di grandi fasti che ha caratterizzato una splendida architettura, magnifici edifici e palazzi, nonché alcune dimore a graticcio. Gallerie e numerose strade pedonali su cui si affacciano negozi e gastronomie, un mercato molto animato. Ricordo gastronomico: la senape di Dijon.

 

ED ECCOCI IN CANTINA. LA PRIMA

BEVIDopo la visita a Digione partenza per Ay per la visita alle storiche cantine di Bollinger. La maison fondata nel 1829 si estende su 166 ettari, in Champagne la media è di 2,70 ettari per viticoltore. L’azienda mette in barrique i vini prima dell’affinamento in bottiglia. Grande degustazione compreso un Brut Blanc de Noirs da vigne a piede franco “vielles vignes francaises”. No vendita in azienda.

REIMS

1304762608268_grand_chevet_extArrivo e pernottamento a Reims, dipartimento della Marna nella regione della Champagne-Ardenne. Siamo nell’epicentro economico e della produzione dello champagne. Reims è una città d’arte e storia, con numerosi musei e monumenti che testimoniano un passato glorioso fin dall’epoca gallo-romana. La cattedrale di Notre-Dame, teatro per secoli dell’incoronazione dei Re di Francia. Unica al mondo per numero di statue, oltre 2300, è un autentico gioiello dell’architettura gotica francese che grazie ad un abile gioco di prospettiva si scorge da qualsiasi punto della città. Dietro l’altare maggiore spicca la grande vetrata azzurra di Marc Chagall realizzata nel 1974. Da visitare anche il Palazzo di Tau, residenza dei re di Francia prima di essere incoronati nella vicina cattedrale. Patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

SECONDA CANTINA

maison-de-champagneIl giorno successivo visita alla cantina Philipponnat a Mareuil-sur-Ay, paesaggio pianeggiante, in lontananza dolci colline disseminate di basse e intense viti ad un tralcio orizzontale (si contano da un minimo di 6.410 ceppi per ettaro fino a 12.000). Chilometri e chilometri di seminativo dove l’intenso giallo di coltivazioni a colza e il verde intenso dei cereali attenuano la monotonia del paesaggio vitato, quasi a rivendicare il rigoglioso fiorire delle viti nelle nostre zone del prosecco. Philipponat, una storia di uomini e di donne targata 1522, da quasi 100 anni possiede, tra gli altri, un vigneto di 5,5 ettari cinto da mura il cui pendio è a 45° Ed è situato nel territorio più caldo della regione. Ottima degustazione di 6 champagne de la Maison e buffet.

LA REGIONE

PRATI-1La zona della Champagne si trova a 150 km. ad est di Parigi, separata dal Belgio dalla foresta delle Ardenne. I vigneti sono suddivisi, dal punto di vista amministrativo, in 5 dipartimenti. Si concentrano nei dintorni di Reims ed Epernay (67% della superficie vitata) Aube (22%) nell’Aisne e in parti minori nelle zone della Seine-et-Marne e dell’Haute-Marne. Complessivamente la zona viticola a denominazione è di circa 33.000 ettari divisa tra grandi Maison (10%) e 19.000 piccoli produttori che molto spesso vendono le uve proprie ai grandi produttori champagne, anche se è sempre più crescente il numero di piccoli agricoltori che si dedicano anche alla spumantizzazione con un proprio marchio. La posizione di quest’area, al limite settentrionale della zona dedicata alla viticoltura, si rivela ideale per produrre delle uve perfettamente bilanciate per la produzione di un vino spumante. L’attuale regione della Champagne è classificata in accordo ad un sistema noto come Classificazione dei vigneti. I comuni sono classificati in tre categorie: Grand Cru (100%) Primeur Cru (90-99%) e Cru (80-89%) il valore percentuale definisce il valore commerciale delle uve e quindi della qualità, in base al prezzo stabilito per le uve della Champagne.

IL CLIMA

MapMarneIl clima è freddo e umido, e risente in notevole misura della vicinanza con l’oceano Atlantico, che rinfresca l’estate e rende instabile il tempo. La piovosità media è di 660 mm annui, con una temperatura media, nel mese di luglio, di circa 19°. Queste condizioni allungano molto il ciclo vegetativo della vite, sottoponendola a rischi di gelate primaverili e problemi fungini autunnali. Ma allora, cos’ha di speciale questo clima, apparentemente ostile? Questo clima permette un perfetto equilibrio tra acidità, zuccheri ed estratti, che si traduce in eleganza, finezza aromatica e leggerezza nella beva. Climi più caldi toglierebbero proprio la spina dorsale acida al vino, mentre climi più freddi renderebbero improbabile una buona maturazione del frutto. Tutto questo, ovviamente, nell’ottica della produzione di un grande Champagne, tant’è che la piccola produzione di vini fermi, denominata Coteaux Champenois, generalmente dà vini scarni ed aspri. La bassa temperatura media annua, che si attesta attorno ai 10° e mezzo, costringe le radici a cercare in profondità acqua ed elementi nutritivi. E’ proprio in profondità che la pianta assorbe molte sostanze minerali che donano al vino un’impareggiabile finezza. Generalmente è diffusa l’irrigazione, grazie ad un fitta rete di canali che fanno riferimento al fiume Marna. Esso effettua un’importante opera di termoregolazione, rinfrescando l’estate e tenendo leggermente più alta la temperatura in inverno. Il problema delle gelate primaverili è talmente preoccupante che spesso i vigneti più esposti posseggono un impianto di irrigamento a pioggia. Appena la temperatura scende oltre una certa soglia l’impianto entra in funzione. L’acqua va a depositarsi sulle piante, e, gelando, va a costituire una sorta di camicia di ghiaccio attorno alle gemme. Paradossalmente è proprio il ghiaccio che funziona da protezione nei confronti del gelo, impedendo alle gemme di scendere ulteriormente di temperatura.

IL TERRENO

craieIl suolo, che rappresenta l’altro fattore qualitativo della zona, è costituito principalmente da un calcare particolarmente poroso, noto come craie, ricordo di un letto marino prosciugatosi circa 70 milioni di anni fa, il medesimo calcare che costituisce le scogliere di Dover. Questa formazione, che raggiunge anche i 300 m di spessore, si è formata attraverso il lento deposito di coccoliti, corpuscoli composti da una sostanza calcarea secreta dagli organismi marini. Ad essa, oltre che al clima, è imputabile la possibilità degli acini di raggiungere un buon grado di maturità senza perdere freschezza acida. In superficie invece vi è un sottile strato di terreno alluvionale, caratterizzato dalla presenza di sostanze quali marne, sabbia e argilla. Il suolo gessoso-calcareo della Champagne, la “craie”, ha permesso a molti produttori di scavare cantine nel sottosuolo senza alcuna struttura di sostegno; la temperatura è ideale (10-11°) bassa e costante d’estate e d’inverno. Con un tasso si umidità tra il 70 e l’85%. Le gallerie sono state adoperate come catacombe durante la persecuzione dei cristiani. Fu Claude Ruinart ad usarle per primo come cantine. Nella Champagne oggi si contano circa 200 km di gallerie destinate a cantine che raggiungono anche 40 mt. Di profondità. Le bottiglie vengono qui accatastate orizzontalmente.

TERZA CANTINA

timthumb.phpIl pomeriggio ad Avize, visita all’azienda De Saint Gall, la realtà di champagne che ha a disposizione il vigneto Grand Cru più grande di tutta la regione.
Una società cooperativa che raccoglie uve da 1.800 famiglie su una coltivazione pari a 1250 ha. Il 25% viene vinificato e distribuito come De Saint Gall, il rimanente viene venduto da Union ad altre maison come particelle di Grand Cru. Degustazione e acquisto.

I VITIGNI

Pinot-NeroTre sono i vitigni utilizzati per la produzione di champagne: Pinot Noir, Pinot Meunier e Chardonnay. I primi due a buccia rossa ma a polpa bianca e come lo chardonnay sono vinificati parzialmente in bianco ad eccezione per dei vini usati nella produzione di champagne rosato. Il Pinot Noir è il vitigno più pregiato e contribuisce per il 38% alla produzione dello champagne, conferisce finezza, forza e struttura oltre alla capacità di invecchiamento. Il Pinot Meunier è resistente alle malattie, genera vini con profumi intensi, talvolta molto fruttati. Lo Chardonnay è il vitigno bianco più diffuso al mondo, nella Champagne rappresenta il 28% del patrimonio. Soffre le gelate primaverili, ma resiste bene ai freddi invernali. E’ il vitigno d’elezione della Cote des Blancs, fresco, elegante, completo.

 

QUARTA CANTINA: SELOSSE

ANSELMEIl mattino successivo ritorno ad Avize, piccolo paesino di 2000 anime, troviamo un grande produttore di champagne biodinamico Anselme Selosse. Ci introduce in una lunga lezione sulla biodinamica rapportata ai suoi vigneti. Una esperienza unica di conoscenza e di passione che trovano ampio riscontro nell’interpretazione dei suoi vini. Abbiamo degustato un’ampia selezione di champagne inconfondibili, uno diverso dall’altro, secondo la disposizione di suolo e sole nei suoi vigneti. Il vino è finito, comunque no vendita in azienda. Una rigida e dettagliata legislazione dal vitigno, alla vinificazione, alla spumantizzazione fino alla commercializzazione, garantisce l’affidabilità di questo grande vino.

QUINTA CANTINA: RICHARDOT

slide_9Siamo in viaggio di ritorno. Visita alla cantina Richardot a Loches-Sur-Ource, una piccola azienda a conduzione famigliare che produce 60.000 bottiglie, a fronte dei 320 milioni che produce la Champagne. Una buona qualità con un prezzo competitivo. Degustazione e acquisto. Con grande disponibilità della famiglia Richardot abbiamo pranzato nel cortile dell’azienda con sopressa, Montasio, pane fresco un grande prosecco e champagne Saint Gall.

 

A CENA A LA PYRAMIDE

MAGNANel viaggio di ritorno, tappa intermedia a Vienne dove ceniamo in un grande ristorante (2 stelle Michelin) La Pyramide. Cucina innovativa ad alto livello, un percorso di ricerca, materie prime e presentazione, servizio professionale seguito da Elena gentile ragazza fiorentina. La Pyramide che fu del mitico e grandioso chef Fernand Point, è gestito ora in maniera impeccabile da Patrick Henriroux e da sua moglie.

CUCINA PIU’ LEGGERA – TRIONFO IN OSTERIA

indexDurante tutta la nostra permanenza nella Champagne, sia a pranzo che a cena, siamo stati in locali segnalati dalla guida Michelin Francia. Belle situazioni, buona cucina, presentazione dei piatti che fanno un po’ invidia rispetto alle nostre osterie tradizionali. Da visite precedenti in Francia ho verificato, rispetto al passato, che i piatti si sono alleggeriti soprattutto di burro e panna con condimenti e sughi meno grassi. Un bel ricordo gastronomico. Rientriamo in Italia con sosta ad Alba per il pranzo all’Osteria all’Arco, tempio di rappresentanza con l’Osteria al Boccon di Vino di Bra della filosofia Slow Food in cucina. Un succulento pranzo con prodotti di alta qualità del territorio e ricettari storici delle Langhe. Bravi. E’ stato un viaggio di conoscenza di un territorio che esprime un’eccellenza mondiale, il piacere di aver goduto di storia, arte, paesaggio e gastronomia con meravigliosi compagni di viaggio.

FUMS, PROFUMS, SALUMS: A SUTRIO IL MEGLIO DELLA NORCINERIA DELLA CARNIA

Salumi di Carnia

Salumi di Carnia

Un suggestivo viaggio gastronomico con protagonista il salame, re della tavola carnica. Domenica 1 marzo, il caratteristico borgo Sutrio (Udine) metterà in scena Fums, profums, salums e si trasformerà in vero e proprio laboratorio di sapori e profumi che permetterà di conoscere e confrontare le ricette del salame e non solo. Cinque tappe di degustazione in altrettante corti, nove produttori con le loro specialità, un’area adibita alla dimostrazione dei lavori di norcineria, osterie, enoteche e ristoranti aperti con i loro piatti a base di maiale, il tutto accompagnato dai ricercati vini del Friuli Venezia Giulia e dalla musica. Dalle 10.00 alle 18.00, attraverso un percorso di degustazione che si snoderà fra le viuzze strette e lastricate e le tipiche case in pietra di questo caratteristico paese di artigiani del legno, gli ospiti potranno scoprire gli insaccati che fra queste montagne del Friuli si preparano ancor oggi secondo antiche ricette, tramandate da padre in figlio. Appuntamento nel segno della tradizione, in Cort dal Lis, saranno le attività di lavorazione artigianale del maiale, a cui il pubblico sarà ammesso dalle 9.00 del mattino. In caso di maltempo la manifestazione sarà rinviata alla domenica successiva. Fums, profums, salums sarà un’occasione unica per scoprire le tradizioni dell’attività salumiera in Carnia, che vanta ancor oggi una grande qualità, e assaggiarne i prodotti più tipici: musét (cotechino), salami di cervo e di daino, pancette, marcundela (sorta di polpetta avvolta in una rete di intestino del maiale), schultar (spalla cotta affumicata tipica di Timau), prosciutto crudo di Sauris… La varietà dei salumi carnici si è creata nel tempo a causa delle caratteristiche fisiche del luogo: l’isolamento dovuto alle montagne e alle vie di comunicazione disagevoli e lo stesso carattere chiuso degli abitanti, ha fatto sì che quasi ogni paese avesse il proprio segreto nel prepararli. Caratteristica comune a molti di loro è l’affumicatura, nata per favorire la stagionatura e la conservazione dei prodotti, che a seconda della zona, cambia per tempi, legni e luoghi utilizzati. Un’arte antica che risale fin dal periodo romano quando si produceva con le carni del maiale un insaccato che, se opportunamente lavorato e salato, si sarebbe conservato acquistando nel tempo aromi e profumi. Venendo a tempi più vicini, il salame veniva stagionato – come oggi – nelle cantine. I purcitar (norcino) venivano chiamati dalle famiglie per preparare i salumi ed ognuno di loro aveva una ricetta segreta per insaporire le carni. Curiosamente, però, gli stessi norcini non si davano pace nel verificare che i salami non avevano mai lo stesso gusto, non immaginando, forse, che ogni cantina ha un importante ruolo nel processo di maturazione.

 

CARNEVALE CON MASCHERE, SLITTE E PROSCIUTTO DI SAURIS

Veduta notturna di Sauris

Veduta notturna di Sauris

Un San Valentino indimenticabile, immersi nei suggestivi paesaggi ammantati di neve e nel silenzio della Val Lumiei, fra le montagne della Carnia in Friuli Venezia Giulia, è quello vivranno le coppie di innamorati che sceglieranno Sauris come meta del weekend più romantico dell’anno. Trascorrere quest’anno il San Valentino a Sauris ha anche un’ulteriore attrattiva: la concomitanza con il Carnevale, uno dei più antichi e tradizionali dell’arco alpino. In quei giorni il paese – con il suo paesaggio da fiaba, i piccoli e accoglienti alberghi, gli eccellenti ristoranti in cui viene servito il prelibato prosciutto crudo IGP vanto locale – si vestirà a festa per celebrare, seguendo antichissimi rituali, la sua ricorrenza più sentita. Tradizionale come la sua lingua di origine tedesca e le sue architetture in pietra e legno, il Carnevale di Sauris – Voshankh – si svolge da secoli secondo i medesimi rituali ed ha il suo clou sabato 14 febbraio. Protagonisti della festa sono il “Rölar” e il “Kheirar”. Il Rölar è una figura magica e demoniaca armata di una scopa che avverte la gente che si prepari per la mascherata. Il suo nome deriva dai “rolelan”, i campanelli che porta legati attorno alla vita e agita in continuazione. La sua faccia e le sue mani sono annerite dalla fuliggine; indossa abiti rozzi ed ha la testa fasciata con un fazzoletto a frange. Con lui c’è il Kheirar, il re delle maschere che orchestra lo svolgimento della festa: il volto celato da una maschera di legno, ha vesti lacere e una scopa in mano, che usa per battere alle porte delle abitazioni in cui vuole entrare. Dopo aver spazzato il pavimento, introduce a turno coppie di maschere che intrecciano antiche danze al suono della fisarmonica. Le due figure percorrono le vie di Sauris e delle sue frazioni, accompagnate da un corteo di maschere, che possono essere brutte (Schentena schembln) o belle (Scheana schembln): l’importante è che chi vi partecipa sia irriconoscibile e quindi abbia il volto coperto. Le maschere che coprono il volto sono di legno e si rifanno a quelle antiche, di cui sono conservati bellissimi esemplari al Museo di Arti e tradizioni Popolari di Tolmezzo. Prende quindi il via una suggestiva passeggiata fra i boschi, la Notte delle lanterne: il corteo, partendo da Sauris di Sopra al lume delle lanterne, si inoltra nel bosco alla volta di un grande falò propiziatorio innalzato in una radura. Sulla via del ritorno, ci si ferma negli stavoli – le caratteristiche baite di pietra e legno della vallata – per riscaldarsi con vin brulè e rifocillarsi con dolci, fra cui le tradizionali frittelle di Carnevale insaporite con la salvia. E per chi decidesse di passare il carnevale a Sauris ecco che per l’occasione ci sono due pacchetti interessanti. Il pacchetto Week end prevede l’arrivo sabato 14 febbraio, dove si troveranno in camera Prosecco e cioccolatini. Dopo l’aperitivo di benvenuto in un locale tipico con degustazione di birre artigianali di Sauris, si parteciperà alla Notte delle lanterne. A concludere la serata, una romantica cena a lume di candela con menù speciale di San Valentino. Domenica 15 febbraio, sarà la volta di una passeggiata panoramica su una slitta trainata dai cavalli, cui farà seguito un pranzo con specialità saurane in un agriturismo (a partire da 123 euro  a persona). Il pacchetto Due cuori e una slitta prevede l’arrivo venerdì 13 febbraio e, in più, il sabato mattina una sosta ritemprante al Centro Wellness con sauna, bagno turco e area relax (a partire da € 205 a persona, 2 notti). Info: Carnia Welcome, tel. 0433.466220 – info@carniawelcome.ithttp://www.carnia.it.Carnia_Carnevale di Sauris_ph U.DaPozzo 06

NASCE LA VIA QUERINISSIMA. STORIA, CULTURA, VIAGGI SULLA ROTTA DEL BACCALA’

Stoccafissi ancora appesi alle Lofoten

Stoccafissi ancora appesi alle Lofoten

Finalmente qualcuno ci ha pensato, vuoi perché tutti i mezzi sono validi per cercare di attenuare i morsi della crisi, vuoi perché, in fin dei conti, i Veneti di ogni provincia sono sempre stati di indole migrante sia per commerci che per uscire dalla pellagra, vuoi perché di fatto il cibo è cultura piena a tutti gli effetti. Così la rotta del 1431 di Pietro Querini ormai è prossima al riconoscimento come Itinerario Culturale. Da Venezia alle Isole Lofoten (Norvegia) e ritorno. Il 7 ottobre prossimo, infatti, la firma del protocollo di intesa tra Regione Veneto e Regione del Nordland a Bruxelles sancirà di fatto la nascita della Via Querinissima. Vale a dire che il viaggio compiuto da Pietro Querini nel 1431 diventa un itinerario attraverso 14 paesi europei. Il percorso segue la rotta che portò il navigatore veneziano a naufragare sulle isole Lofoten, al largo della Norvegia, dopo aver toccato l’isola di Creta, Spagna, Portogallo e aver circumnavigato la Gran Bretagna. Quindi il ritorno, l’anno seguente, via terra attraversando Scandinavia, Germania, Fiandre, Francia e Svizzera. Querini tornò in patria con quelli che gli parvero strani pesci bastone, gli stoccafissi, dando così avvio alla fortunata tradizione del Baccalà in terra veneta. L’idea de La Via Querinissima ha iniziato a prendere forma nel 2007, quando il cuoco Antonio Chemello ha ripercorso il viaggio di andata. Quindi il progetto è stato abbracciato dalla Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vicentina che nel 2012 ha ricostruito e sperimentato il percorso di ritorno, da Røst (in Norvegia) a Sandrigo (Vicenza). Nei giorni scorsi il progetto è stato presentato nella sede italiana del Consiglio d’Europa a Venezia e quindi è stato l’oggetto di un incontro bilaterale a Bruxelles tra i rappresentanti della Regione Veneto e della regione norvegese del Nordland. Ora manca solo la firma di un protocollo di intesa che sarà siglato il 7 ottobre a Bruxelles. “Il nostro intento – spiega Massimo Andreoli, Presidente del Consorzio Europeo Rievocazioni Storiche e Project Manager della Via Querinissima – è creare un network europeo che metta insieme i paesi del nord e del sud per promuovere un patrimonio culturale fatto di storia, cultura e arte che ruota attorno alle capacità manuali di trasformazione del merluzzo in stoccafisso e quindi in baccalà”. Se lo stoccafisso si è diffuso nei secoli in tutta Europa con decine di varianti, ricette e tradizioni, la Via Querinissima si candida a diventare un percorso che attraversa questa variegata geografia culinaria e culturale, tenendone ben saldi i punti di partenza e arrivo. Le Isole Lofoten, luogo di pesca ed essicazione del pesce, e il Veneto, terra di elezione del piatto che se ne ricava. Nei prossimi mesi il comitato promotore inviterà i diversi partner nazionali a partecipare all’elaborazione di un progetto per aderire al programma comunitario “Europa Creativa”. Lo scopo è quello di intercettare le risorse necessarie ad avviare il lungo percorso volto al riconoscimento dello status di “Itinerario Culturale” da parte del Consiglio d’Europa. La Via Querinissima sarà il tema dell’annuale Festa del Bacalà che si terrà a Sandrigo dal 16 al 29 settembre, poco prima della firma nella capitale belga.

Il viaggio verso le Lofoten

Il viaggio verso le Lofoten

 

ENOTURISMO SLOW IN FRANCIACORTA FRA BICI E NORDIC WALKING

L'agriturismo Al Rocol

L’agriturismo Al Rocol

Scoprire la Franciacorta in modo slow, pedalando in bicicletta o a piedi, fermarsi in cantina per conoscere i segreti dei preziosi Franciacorta che custodisce, degustarne le varie tipologie: la proposta viene dall’ azienda agricola con agriturismo Al Rocol di Ome (Bs), che organizza in collaborazione con IseoBike tour sulle due ruote e lezioni di Nordic Walking fra le vigne. Per i ciclisti che devono noleggiare la bicicletta, l’appuntamento è ogni mercoledì alle 11 al Campeggio del Sole di Iseo, per chi utilizza la propria all’azienda Al Rocol: accompagnati da una guida, faranno una bella escursione di circa 3 ore, che terminerà con la visita guidata alla cantina e una degustazione di Franciacorta. I giovedì saranno invece dedicati al Nordic Walking: alle 9.30 inizierà la lezione fra i vigneti con istruttori dell’ass.Nordic Walkig Sebino, a cui seguiranno visita in cantina e degustazione. I partecipanti avranno la possibilità di noleggiare l’attrezzatura e anche di essere accompagnati con una navetta dal loro albergo all’azienda. “E’ un servizio sicuramente nuovo per la nostra zona- spiega il proprietario Gianluigi Vimercati Castellini, presidente dell’Agriturist della Lombardia – Lo abbiamo pensato per agevolare i turisti in vacanza in Franciacorta o sul lago d’Iseo.” Non solo. Al Rocol mette a disposizione dei suoi ospiti un servizio di noleggio mountain bike per dare la possibilità anche a chi arriva senza la propria bicicletta di andare alla scoperta di un territorio che molto ha da offrire, seguendo sentieri, vecchi itinerari di pastori, tracciati viari fra vigneti, prati e boschi. E per chi non si vuole allontanare troppo, nei 34 ettari della tenuta Al Rocol si snoda un rete di sentieri ben segnalata, ripristinati dalla famiglia Vimercati Castellini proprio per gli appassionati di mountain-bike e trekking. Su prenotazione, inoltre, è possibile avere anche un servizio di guida per escursioni in bicicletta o a piedi verso gli scorci più verdi e gli angoli più suggestivi e nascosti della Franciacorta. L’azienda agricola Al Rocol è di proprietà della famiglia Vimercati Castellini, che ha tradizioni agricole risalenti al XVII secolo. Nella tenuta di 34 ettari, le vigne coltivate su terrazzamenti (da cui provengono pregiati Franciacorta) si alternano all’uliveto e al bosco dove sono tracciati itinerari per passeggiate a piedi e in sella alla mountain- bike. Nel corpo centrale della tenuta e in un vecchio rustico ristrutturato in mezzo ai vigneti è stato ricavato un agriturismo con 15 camere e vari appartamenti e, fra vigne e bosco, è stata realizzata una grande piscina. In tavola, varie le opzioni, dalla degustazione di piccole sfiziosità al pranzo, o alla cena, completi. Seguendo le antiche ricette della nonna Castellini, la padrona di casa, Daniela Vimercati Castellini e lo chef Fabio Orizio, cucinano piatti stagionali della tradizione bresciana e franciacortina, valorizzando i prodotti dell’orto e della fattoria. Nell’Enoteca sono in vendita i vini e i prodotti dell’azienda (olio extravergine di oliva, mieli, marmellate, grappa, aceto), che si possono acquistare solo qui, dato che non sono in vendita al di fuori dell’azienda. Visite guidate in cantina con degustazioni, corsi di cucina, attività per bambini sono programmate nell’arco di tutto l’anno. Per i bikers, noleggio mountain-bike. Info: Tel/Fax 030/6852542 – ww.alrocol.com – info@alrocol.com.

Al Rocol in bicicletta

Al Rocol in bicicletta

 

ALL’ARQUADE DI VILLA DEL QUAR LE MAGIE IN CUCINA DI DAL DEGAN

di Cristiana Sparvoli

Alessandro Dal Degan nella cucina dell'Arquade

Alessandro Dal Degan nella cucina dell’Arquade

Hotel Villa del Quar, relais & chateaux di Pedemonte (San Pietro in Cariano- Verona) è un gioiello dell’architettura veneta, incastonato tra i vigneti della Valpolicella. La bellissima residenza di campagna, restaurata con sapienza, gusto e raffinatezza dall’architetto Leopoldo Montresor e Maria Evelina Acampori, all’eccellenza dell’ospitalità a cinque stelle aggiunge, da qualche mese, la cucina dell’executive chef Alessandro Dal Degan, una delle firme più interessanti e originali della cucina a Nordest. Fama cresciuta in pochi anni al ristorante La Tana dello Sporting Hotel di Asiago (Vi), consolidata dal premio giovane dell’anno assegnato dalla Guida dell’Espresso 2014. Alessandro non ha lasciato Asiago, ma dividerà la sua attività tra l’altopiano vicentino e il ristorante Arquade del relais veronese, coadiuvato dal suo socio Enrico Miglio, sommelier, da due giovani assistenti e dal sous chef Elia Consolaro. Dal Degan ha il merito di cercare l’anima dei cibi, delle materie prime che sceglie con estrema cura nella costruzione di piatti essenziali, senza molti artifici, ma dai sapori e gusti sorprendenti una volta in bocca. Per la presentazione alla stampa ha scelto un menu degustazione “minimale” ma di gran effetto, vedi il risotto (Carnaroli) come fosse una pizza con pomodorini ed un basilico dal profumo inebriante, abbinato ad una superlativa Garganega dei Colli Berici. Altra interpretazione inedita e delizia del palato (anche crudo!) il tortello con il ripieno di latte: uno scrigno di pasta finissima, il cui cuore dolce si scioglie come burro al contatto del calore in bocca. Inebriante la degustazione guidata dei tre vini prodotti con le uve dei vigneti di Villa Del Quar. Una selezione delle caratteristiche enologiche del territorio, molto interessante soprattutto per i turisti stranieri che affollano l’hotel tra un’opera all’Arena di Verona ed una visita d’arte. Il wine tasting offerto nella suggestiva cantina di epoca Romana (la fondazione del sito in località Quar è antichissima, con più ampliamenti in epoche diverse fino al Rinascimento) mette in luce la fresca sapidità del vino Ausia (ottenuto da uve a bacca bianca, mutazione genetica della Rondinella), la struttura elegante del rosso Satyrus (una Valpolicella giovane), e la forte complessità del Sublitis, uvaggio di Cabernet sauvignon , Merlot e San Giovese. Vini di nicchia dalla produzione limitata, esaltati dai piatti abbinati dall’executive chef ; panzanella croccante con uova di quaglia , carpaccio scottato di manzo fassone con verdurine croccanti, muscolo di maialino da latte con purè di sedanorapa. Una cucina “emozionale” che completa il fascino della villa veneta, composta da 13 suites, 12 camere doppie con bagni “imperiali”, saloni accoglienti, pregiati mobili d’epoca e arredi di design d’autore, tessuti veneziani (Rubelli), due armoniose sale da pranzo, la bellissima serra affacciata sul prato all’inglese e la piscina. E nella bella stagione si va a tavola nel gazebo e sotto il grande berceau di viti d’uva fragola, circondati dalle giovani vigne appena messe a dimora. Un posto esclusivo, ma non proibitivo, per concedersi un weekend di totale relax alla scoperta di uno dei più promettenti chef della ristorazione veneta.

 

Il risotto di Alessandro

Il risotto di Alessandro

I super tortellini dell'Arquade

I super tortellini dell’Arquade

Villa del Quar

Villa del Quar

La piscina dell'albergo

La piscina dell’albergo

MUSICA IN VALPOLICELLA

Maurizio Baglini, pianista e maratoneta

Maurizio Baglini, pianista e maratoneta

L’occasione per scoprire la Valpolicella, oltre ai suoi eccellenti vini ed al rigoglioso paesaggio di vigneti,  è offerta dalla rassegna “Musica in Villa 2014″”, che porta gli appassionati della classica in siti molto suggestivi e di pregio architettonico, dal giovedì 19 giugno a giovedì 24 luglio. Beethoven, il profeta è il tema di questa XIX edizione, alla ricerca delle sorgenti musicali dell’Europa. Questo il calendario completo (i concerti iniziano alle 21): 19 giugno alla Pieve San Giorgio di Valpolicella IX Sinfonia di Beethoven su trascrizione di Franz Liszt per solo pianoforte, solista Maurizio Baglini; 24 giugno Haydn, Mozart e Beethoven a confronto a Corte dei LIbri e della Musica, Cengia di San Pietro in Cariano, al pianoforte Massimo Ferrari; mercoledì 9 luglio a Villa Giona (Cengia di San Pietro in Cariano) si cambia genere e si vira al jazz con la Roosvelt Jazz Band 25 musicisti di Seattle (Usa) in tour per partecipare al Montreux Jazz Festival e ad Umbria Jazz, in programma musiche da Duke Ellington a Les Hooper; giovedì 17 luglio alle Tenute Ugolini (Bure) l’Orchestra  da camera di Ravenna, direttore Paolo Manetti,esegue l’ouverture dall’Egmont e il Concerto n.3  per pianoforte e orchestra in do min. op. 37 di Ludwig van Beethoven, Sinfonia in si min. Incompiuta D759 di Schubert, alla tastiera Olaf John Laneri. Giovedì 24 luglio ultimo concerto della rassegna a villa Santa Sofia di Pedemonte la violinista Laura Marzadori e l’Orchestra di Padova e del Veneto diretta da Maffeo Scarpis eseguono la Sinfonia in fa magg. op. 83 e il Concerto per violino e orchestra in re magg. op. 61 capolavori di Beethoven. Biglietto 15 euro. InfO e prenotazioni: IAT San Pietro in Cariano tel. 0457701920.