VINO. EXPORT 2015 È RECORD: VALE 5,4 MILIARDI DI EURO

vinitaly2016

Il 2015 è stato un anno da record per l’export del vino italiano che vale 5,39 miliardi di euro (più 5,4 per cento rispetto al 2014), confermando le previsioni rilasciate dall’Osservatorio nei mesi scorsi. I vini spumanti sono i veri protagonisti di questo successo, con un valore di 985 milioni di euro (più 17 per cento) e un volume scambiato pari a circa 2,8 milioni di ettolitri (per 15 cento). La voce che comprende il Prosecco guida questa domanda con un rialzo del 30 per cento a volume (oltre 1,8 milioni di ettolitri) e del 32 per cento a valore (oltre 660 milioni di euro).

Questi i dati dell’Osservatorio del Vino relativi all’export 2015 del comparto, elaborati su base Istat da Ismea, partner dell’Osservatorio.

«A pochi giorni dal via della cinquantesima edizione di Vinitaly – dice il direttore Generale di Veronafiere Giovanni Mantovani – i numeri mostrano un settore vitivinicolo in continua crescita sui mercati esteri, forte di qualità e tipicità territoriali di Dop e Igp. Ora l’obiettivo indicato dal governo è arrivare a 7,5 miliardi di euro di export entro il 2020. Bene, quindi, i 300 milioni di euro messi in campo dall’esecutivo con il decreto Ocm per la promozione del nostro vino all’estero, ma, alle aziende servono anche strumenti efficaci ed autorevoli come Vinitaly e il nuovo Osservatorio del Vino per sviluppare a livello internazionale il proprio business».

Vini e mosti nel complesso fanno registrare ottimi risultati nelle esportazioni 2015. Soprattutto gli Stati Uniti confermano la fiducia verso il nostro vino, con un aumento in valore del 14 per cento per un corrispettivo che sfiora 1,3 miliardi di euro, e oltre il 7 per cento anche in volume (3,2 milioni di ettolitri). Per il Regno Unito l’export vale 750 milioni di euro (più 13,3 per cento) mentre la Germania fa registrare un meno 6,7 per cento in volume e un meno 1,5 per cento in valore. Buone notizie anche dall’estremo oriente dove sia in Giappone sia in Cina il vino italiano cresce in valore rispettivamente del 3,4 per cento e del 18 per cento. Per quanto riguarda l’export dei vini spumanti, la domanda è guidata dal Regno Unito con incrementi di 46 per cento in volume e 51 per cento in valore (oltre 270 milioni di euro), ma anche per gli Stati Uniti sono da sottolineare il più 25% a volume e il più 28 per cento a valore, per corrispettivi di oltre 190 milioni di euro. Bene anche i Paesi Scandinavi con incrementi a due cifre per le bollicine italiane sia in Svezia sia in Norvegia.

Le importazioni del 2015 toccano 2,8 milioni di ettolitri (più 1 per cento) per un corrispettivo di poco superiore a 320 milioni di euro (più 7,4 per cento). Le importazioni italiane sono concentrate sullo sfuso che, con 2,4 milioni di ettolitri, fa segnare il più 4 per cento su base annua ed una supremazia ormai consolidata della Spagna da cui nel 2015 sono stati importati 1,6 milioni di ettolitri di vino sfuso (più 7 per cento).

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CONTRAFFAZIONI: ASIAGO DOP STOPPA AMAZON EUROPE

Un nuovo tentativo di contraffazione online è stato sventato dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago che, sulla piattaforma Amazon Europe, ha fatto ritirare una sedicente salsa “Asiago Dressing” non contenente affatto Asiago DOP. Asiago DOP non è nuovo a questo tipo di interventi. Già nel 2014, grazie all’accordo che rende operativo il Programma di verifica dei diritti di proprietà (Verified Rights Owner – VeRO), sistema che consente ai titolari di diritti di proprietà intellettuale di segnalare eventuali violazioni, il Consorzio di Tutela, anche in quel caso con il pronto intervento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Mipaaf, aveva bloccato su eBay un’inserzione di un produttore americano di falso Asiago DOP disponibile all’invio in Europa. La crescente diffusione dell’e-commerce agroalimentare che, confermano i dati dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm del Politecnico di Milano, nel 2015, ha registrato un fatturato, per il Food & Wine enogastronomico, intorno ai 260 milioni di euro e, secondo stime europee, si prevede, nel 2017, raggiungerà il 7 per cento delle vendite totali, impone un impegno senza confini nella tutela del consumatore e valorizzazione delle produzioni DOP e IGP. “Ancora una volta – afferma il Presidente del Consorzio, Fiorenzo Rigoni – siamo a testimoniare il nostro impegno contro ogni tentativo di contraffazione e a riconoscere come la strada della collaborazione tra Consorzio di Tutela, ministero delle Politiche Agricole e, in questo caso, Amazon sia efficace.” Distintività territoriale, tipicità, storia e tradizione sono il patrimonio anche di immagine e reputazione che distingue le produzioni italiane di denominazione d’origine protetta. A salvaguardia di questa ricchezza, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago ha da tempo attivato uno specifico servizio di monitoraggio sfruttando gli accordi delle autorità italiane con le principali piattaforme online internazionali da un lato e stimolando la piena applicazione della norma ex officio introdotta dal Regolamento (UE) 1151/2012 che stabilisce l’obbligo, per ogni paese della Ue, di difendere le denominazioni protette perché parte del patrimonio culturale dell’Unione. Sull’importanza del tema, basti ricordare che, da quando è in vigore la norma ex officio, l’Italia ha segnalato oltre 670 casi lesivi del made in Italy, sia all’estero che sul web e solo online sono state bloccate 395 tipologie di prodotti, 330 su eBay e 65 su AliBaba.

LA VENETA: TRIONFO DI BIRRA A KM0 DA BALLOTTA

Fabio Legnaro saluta i tantissimi ospiti

Fabio Legnaro saluta i tantissimi ospiti

Tutto esaurito l’altra sera all’Antica Trattoria Ballotta a Torreglia (PD) per la presentazione dell’ultima nata del Birrificio Antoniano di Villafranca Padovana: La Veneta. Evento giustificato proprio per il nome di questa piacevolissima “bionda”, alla quale ha fatto da padrina la Coldiretti regionale, che l’ha accreditata già sul nascere dell’etichetta KMO.

UNA “BIONDA” A KM0

BIRRAPerché La Veneta ha in sè l’acqua del Bacino Destra Brenta, l’orzo coltivato ai piedi dei Colli Euganei e nato da sole sementi italiane certificate e il luppolo è coltivato dall’azienda Bellia di Scorzè (VE). Il che certifica che anche da noi si possono fare birre senza andare troppo alla ricerca di luppoli “foresti”, contro il quali, per altro, non abbiamo proprio nulla. Ma visto che nel Belpaese la qualità dei prodotti è sempre piuttosto alta, ben venga l’uso delle cose nostrane. Ma è di questa birra che dobbiamo parlare: intanto la gradazione alcolica: 5,6%, media, quindi qualche bicchiere in più non farà così male. La caratteristica più importante, però, è quella di una grande e facile beva perché questa “bionda” svela un bouquet fresco, di fiori e, soprattutto, è pastosa, abboccata anche se non nasconde una leggera vena amara, che però non sovrasta. Insomma la si può accompagnare un po’ a tutti i piatti della tradizione veneta. Un centro perfetto e ci auguriamo che faccia tanta strada.

UN BUFFET “ESAGERATO” E IL BIRRAMISU’

Il Birramisù Ballotta

Il Birramisù Ballotta

Ma c’era l’evento da Ballotta, e, come tradizione, la famiglia Legnaro non si è risparmiata: un buffet inesauribile (forse una trentina di proposte: non le ho contate) con piatti in cui la birra era sempre presente (sfumata, pastellata, in intingolo e via discorrendo) e a disposizione altrettanti bicchieri di La Veneta e Altinate. Poi a tavola con Orzotto alla rapa rossa sfumato con La Veneta (molti i bis), a seguire il carrè di maialino da latte alla birra ambrata Stile Vienna con cipolline glassate alla birra Portello e patate arrosto e per chiudere un dessert singolare: Birramisù Ballotta abbinato alla birra Antoniana Ai Tadi. Serata trionfale, segnata anche dal solito servizio veloce e gentile, mentre paròn Fabio faceva gli onori di casa con la solita efficace bonomia.

LA CAPPUCCINA. SE IL SOAVE (E NON SOLO) E’ BIOLOGICO

Monteforte d'Alpone e La Cappuccina

Costalunga di Monteforte d’Alpone e La Cappuccina (qui sopra)

Eelena TessariElena Tessari che abbiamo incontrato in azienda ha un bel viso, di quelli che mostrano passione e certezze: “Sono nata qui, ho sempre visto fare vino, così i miei fratelli. Mio padre ci ha trasmesso questa passione, non solo delle viti, ma soprattutto del vino pulito, del rispetto della natura e dell’ambiente. Non potevamo, nè volevamo fare diversamente. Siamo stati i primi qui a Monteforte d’Alpone e abbiamo continuato sul solco tracciato da nostro padre e i risultati ci hanno premiato”. Ma la storia della Cappuccina è nata alla fine del diciannovesimo secolo, centoventisei anni che hanno visto una trasformazione profonda: dal tabacco alla vite, alla viticoltura biologica certificata, ai vini pluripremiati, alla conquista dei mercati esteri. Quattro generazioni sono trascorse da allora, da quando i conti Buri, proprietari dei terreni e del bel complesso secentesco, hanno venduto La Cappuccina (rimane restaurata proprio dai Tessari una chiesetta del Settecento dove officiavano i frati cappuccini, da qui il nome) a Lorenzo Tessari. Era il 1890. Da allora alla guida dell’impresa di famiglia si sono succeduti Attilio Tessari, Lorenzo Tessari, padre degli attuali titolari: Elena (marketing), Pietro (enologo) e Sisto (agronomo ed estero). Fu proprio il bisnonno con i proventi del tabacco a convertire progressivamente i campi alla coltivazione della vite e da allora i Tessari non si sono più fermati. Sono lontani i tempi, anche se si tratta degli anni Sessanta dello scorso secolo, quando Lorenzo Tessari vinificava e vendeva il vino sfuso. Sono stati, comunque, gli anni Ottanta quelli della svolta decisiva. Nell’85 una gelata fuori stagione decimò gran parte dei vigneti, fu così che Lorenzo decise, piantando le nuove viti (fra le quali anche alcune non autoctone come il Trebbiano di Soave, il Carmenere, il Merlot, il Cabernet Sauvignon), di passare all’agricoltura biologica. Furono i primi, i Tessari, nella zona del Soave e da allora non hanno più smesso per tutte le fasi della produzione, dalla coltivazione della vite, fino all’imbottigliamento del vino. Al bando l’uso di diserbanti, concimi chimici e pesticidi, con il risultato di garantire vini più sani, più naturali e un maggiore rispetto per l’ambiente. Estrema attenzione alla qualità: impianti ad alta densità, basse rese di uva per ettaro, sistemi di potature corti, inerbimento tra i filari, sovescio (interramento, ad es., di leguminose), concimazioni organiche naturali, trattamenti a base di rame e zolfo, ovviamente in quantità moderata e necessaria, con la semina di erbe e fiori in grado di fissare naturalmente l’azoto nel terreno e favorire l’insediamento di insetti utili, quali cocinelle ed api. In cantina viene praticato un uso quasi al minimo di anidride solforosa, per la filtrazione vengono utilizzati materiali inerti naturali, mentre c’è un sistema di fitodepurazione delle acque di cantina. L’imbottigliamento avviene nel rispetto della fasi lunari e lo stoccaggio nella barricaia è al riparo da vibrazioni e rumori, fino all’impianto fotovoltaico che garantisce all’azienda un’autonomia energetica del 50%. Inutile, credo aggiungere, che la grande svolta ha avuto come maggiori interpreti Sisto e Pietro. L’azienda ora conta 40 ettari attorno a Costalunga di Monteforte d’Alpone sulle colline ad est della provincia di Verona ai piedi dei monti Lessini. 40 ettari di cui il 70% è vitato a Garganega, l’uva regina dell’azienda sulla quale i Tessari non smettono di sperimentare. E veniamo ai vini. I bianchi prima di tutto, ma anche i rossi sono oltremodo interessanti. Fontégo: un Soave Doc, un cru coltivato in una piccola particella di 8 ettari battezzato Fontégo, da cui il nome in etichetta, vino composto da Garganega 90% e Trebbiano di Soave 10%: il fiore all’occhiello della Cappuccina. Il Monte Stelle un Soave Classico al 100% di uve Garganega prodotto da pergole vecchie di 60 anni. Villa Buri L.T.: ovvero bollicine metodo classico dedicato a Lorenzo Tessari, 100% Garganega, uve coltivate nel vigneto di casa Villa Buri. E un rosso IGT: ovvero Campo Buri composto da 90% Carmenere e 10% Oseleta. Un blend affascinante. Ma per i vini vi rimando al sito della Cappuccina, dove troverete le singole schede tecniche. Basti solo questo: i vini della Cappuccina sono inconfondibili al naso e al palato, sono vini che trasudano competenza e passione. E se volete assaggiarli, oltre a fare un salto in azienda, basterà che vi rechiate a Monteforte d’Alpone domenica 3 aprile quando la Cappuccina con Natura in Festa celebrerà i suoi 30 anni di Bio: dalla mattina percorso con degustazione e ricco buffet; alle 15 sotto il portico della cantina, i fratelli Tessari racconteranno cosa significa produrre vino biologico con la testimonianza del dott. agr. Vittorino Giordano Crivello, presidente dell’Organismo di Certificazione, Bios. Seguirà il brindisi con Arzimo, il Recioto di Soave docg dell’azienda e un buffet di torte. L’evento è a numero chiuso, prenotazione obbligatoria entro mercoledì 30 marzo: e-mail segreteria@lacappuccina.it – tel. 045 6175036. Costo a persona: 25 euro. Se piove, la festa di fa lo stesso: in cantina. La Cappuccina è in via San Brizio 125 in località Costalunga a Monteforte d’Alpone. Il sito: http://www.lacappuccina.it.

Da sinistra Elena, Pietro e Sisto Tessari

Da sinistra Elena, Pietro e Sisto Tessari nella barricaia

WINEZON A VERONA: NON SOLO VINO ANCHE SOLIDARIETA’

Bottiglie_Winezon-768x51214 denominazioni del vino reinterpretate da un collettivo di illustratori. Mentre il mondo del vino si prepara per l’evento più importante, fuori Vinitaly in centro a Verona, dall’8 al 10 aprile alla Galleria Arena Studio d’Arte, arriva Hic Sunt… Bibendum. Una tre-giorni di assaggi di vino e illustrazione che si propone con una mostra ad ingresso libero (che rimarrà aperta al pubblico fino al 13 aprile), e un programma fitto tra aperitivi con cantine nazionali, assaggi gastronomici e la presentazione di un’etichetta speciale in serie limitata realizzata per beneficenza. La proposta arriva da Winezon – marketplace di vino veronese, tra i punti di riferimento delle vendite on line del vino – con il supporto di due importanti realtà del mondo dell’illustrazione e dei fumetti: Treviso Comic Book Festival e l’Associazione Illustri. “Abbiamo la fortuna di lavorare con cantine di tutta Italia, ognuna con una storia speciale fatta di dedizione e sacrificio che si trasforma in vino – spiegano Federico Migliorini e Gabriele Stringa, rispettivamente amministratore delegato e responsabile comunicazione di Winezon – volevamo dare una fisionomia vera e propria ad alcune di queste denominazioni affinché fossero distinguibili per i loro tratti”. Le 14 illustrazioni che saranno esposte negli spazi della Galleria Arena Studio d’Arte sono realizzate da Super Squalo Terrore, un collettivo trevigiano formato da 7 artisti, fumettisti e illustratori. Durante i giorni dell’evento sarà anche possibile acquistare le bottiglie con l’etichetta realizzata, in serie limitata, dall’illustratrice di fama internazionale Malika Favre. Il ricavato sarà interamente devoluto a Oxfam Italia, organizzazione umanitaria parte di un movimento globale di persone impegnate in oltre 90 paesi del mondo per trovare soluzioni durature all’ingiustizia della povertà: in particolare, i fondi raccolti nell’ambito della campagna #Sfidolafame, sosterranno il lavoro dell’organizzazione per portare un aiuto concreto a donne e uomini che ogni giorno sono costretti a lottare per sfamare la propria famiglia nei paesi Sud del mondo. Tutte le sere si comincia alle 19:30 per terminare alle 22. Durante gli aperitivi si potranno degustare i vini veneti della Cantina Pasqua, quelli lombardi del Franciacorta Mirabella e quelli pugliesi di Varvaglione, abbinati ai prodotti di eccellenza forniti da Food&Co. La mostra rimarrà aperta fino al 13 aprile con orari 10:30 -12:30, 16:30 – 19:30.
Info: http://www.winezon.it

LA MONTANELLA FRA I RISTORATORI DEL BUON RICORDO

Il prosciutto cotto nel vino

Il prosciutto cotto nel vino

Prestigioso traguardo per il ristorante La Montanella di Arquà Petrarca (PD), entrato a far parte dell’Unione Ristoratori del Buon Ricordo, da 52 anni alfiere dell’eccellenza della tradizione gastronomica regionale italiana. La Montanella è una delle 8 nuove insegne che dal 2016 arricchiscono la schiera del Buon Ricordo, che raggruppa 101 locali e conta in Veneto altri 14 ristoranti: Duilio di Caorle, Hotel da Beppe Sello di Cortina d’Ampezzo, Villa Revedin di Gorgo al Monticano, Da Gigetto di Miane, Trattoria Guaiane di Noventa di Piave, Boccadoro di Noventa Padovana, Il Burchiello Ristorante Locanda di Oriago di Mira, Antico Brolo di Padova, Parco Gambrinus di San Polo di Piave, Gardesana di Torri del Benaco, Da Celeste di Venegazzù, Fiaschetteria Toscana di Venezia, Trattoria Favorita di Venezia Lido e 12 Apostoli di Verona. La Montanella (tel. 0429.718200) è un ristorante ampiamente consolidato, a gestione familiare, la cui passione per la cucina è nata ed è costantemente alimentata, per tutta la famiglia Borin, dall’amore per la propria terra che offre prodotti di eccellenza, spesso di piccole aziende locali. Il loro motto è “non si vive in un territorio, bisogna invece vivere un territorio per farlo vivere”. Una struttura con ampie sale, immersa in un grande parco con giardino dove si possono degustare, immersi nel verde ed in una invidiabile posizione panoramica su Arquà Petrarca e sui Colli Euganei, le allettanti proposte della cucina capitanata dalle chef Biancarosa Zecchin ed Elisa Botton. Il Piatto del Buon Ricordo è Prosciutto cotto nel vino, che viene simbolicamente effigiato sul piatto dipinto ancor oggi a mano dagli artigiani della Ceramica artistica Solimene di Vietri sul Mare, donato agli ospiti in ricordo di un’esperienza unica: una prelibata pietanza da gustare, ma anche un’icona che sintetizza in modo esemplare la cucina del ristorante. Il piatto del ristorante farà crescere le collezioni dei molti appassionati che, fin dal battesimo del Buon Ricordo, raccolgono e conservano, per ogni esperienza di gusto, il segno visibile dei loro viaggi gastronomici fra le tradizioni genuine d’Italia. Ricetta della Specialità: Prosciutto cotto nel vino. Ingredienti per 4 persone: g 800 di coscia di maiale per fare il prosciutto, 2 cipolle, 2 mele, mazzetto di odori (rosmarino, timo, maggiorana, salvia), litri 2 di Cabernet o di Raboso, 6 chiodi di garofano, 5 bacche di ginepro,  1 bicchiere di olio extravergine d’oliva,  sale e pepe,  1 grappolo d’uva. Preparazione: mettere la coscia di maiale, precedentemente disossata, a marinare in una bacinella per una notte con il vino rosso e il mazzetto di odori, le bacche di ginepro e i chiodi di garofano. In una pentola capiente soffriggere nell’olio la cipolla e la mela, adagiarvi la coscia di maiale e la marinata. Salare, pepare e cuocere per circa cinque ore a fuoco lento con la pentola coperta con il coperchio. Al termine della cottura togliere la carne e passare con il passaverdura il fondo di cottura. Tagliare il prosciutto a fettine di circa 2 cm di spessore, disporle sul piatto caldo, bagnarle con il sugo di cottura, decorare con dei chicchi d’uva e servire.

 

 

 

TAFFARELLO E I PESCI D’ALASKA CONQUISTANO MILANO

Alessio Taffarello

Tartare di salmone selvaggio dell'Alaska

Tartare di salmone selvaggio dell’Alaska

Grande successo a Identità Golose per salmone selvaggio, carbonaro e ikura sapientemente elaborati dallo chef Alessio Taffarello in deliziosi e accattivanti finger food. Sono stati tre giorni pieni di profumi, di colori e, soprattutto, di entusiasmo. Anche la dodicesima edizione di Identità Golose, al MiCo di Milano, ha celebrato il meglio del gusto e del saper fare in cucina. Nel grande salone dedicato all’evento sono passati gli chef più blasonati del panorama culinario italiano, ma non solo, applauditi con i loro interventi nella sezione congressi e show cooking e molto disponibili nei confronti di chi non ha saputo rinunciare a un selfie al loro fianco. I pesci dell’Alaska, salmoni nelle loro cinque diverse varietà, carbonaro, ikura, grancevola e un granchio reale corteggiatissimo dai fotografi, sono rimasti in bella mostra nella polare vetrina dello stand di Alaska Seafood, ente promotore della pesca di quello Stato suscitando un grandissimo interesse, sia tra gli esperti sia tra i curiosi, ammirati da quegli esemplari invitanti. Un interesse motivato anche dalla peculiarità di questi pesci non solo selvaggi e naturali ma anche frutto di una regolamentazione della pesca che, in Alaska, si svolge nel pieno rispetto della sostenibilità e della protezione dell’ambiente. A renderli, oltre che preziosi anche straordinariamente appetibili, ci ha pensato lo chef Alessio Taffarello del ristorante Lile di Milano, che, con alcuni membri della sua brigata, ha creato degli straordinari finger food letteralmente presi d’assalto e commentati con giudizi molto lusinghieri anche da parte di esperti del settore. Alessio Taffarello trevigiano d’origine, vanta tra l’altro, nel suo curriculum, anche una laurea in lingua giapponese, una passione che l’ha avvicinato alla cucina di quel Paese, cucina in cui riversa grande esperienza e creatività. La sua voglia di crescere professionalmente lo ha spinto a non rimanere a lungo nello stesso posto, in una sorta di rincorsa che vive in lui ancora oggi. A Identità Golose le sue proposte non sono restate a lungo sui candidi vassoi dove spiccavano uno stuzzicante “Nigiri di riso venere con carbonaro dell’Alaska Marinato all’alga Konbu e servito con Ponzu aromatizzata all’Umeshu e Daikon Cress”; una “tartare di salmone selvaggio, che si scioglie in bocca, servita al naturale con salsa Wasabi stemperata con yogurt greco” e, ancora, una “noce di burro al pistacchio, crumble di amaranto al nero di seppia, Ikura e Acetosella Minore”. Ingredienti forse più facile “a mangiarsi che a dirsi” ma lo chef li ha saputi raccontare con grande competenza e semplicità. Infatti, secondo il suo pensiero “La semplicità, come unica soluzione. La pratica come evoluzione. La curiosità come stimolo”. E i “gioielli ittici” dell’Alaska sono stati splendidi attori per queste meraviglie gourmet.

Il Red King Crab

RIBALDONE+LOPPOLI, LA CUCINA DEL BAUER SI RINNOVA

 

Andrea Ribaldone e Francesca Bortolotto Possati

Andrea Ribaldone e Francesca Bortolotto Possati

Francesca Bortolotto Possati, Ceo e presidente dell’Hotel Bauer Palazzo a Venezia, annuncia la collaborazione con lo chef Andrea Ribaldone per coordinare la ristorazione del cinque stelle lagunare. Bauer ha chiuso un accordo con JAR, società di consulenza specializzata nel settore della ristorazione e dell’alberghiero con a capo lo chef imprenditore Andrea Ribaldone del ristorante stellato I Due Buoi di Alessandria, per l’organizzazione del F&B management e il coordinamento del ristorante del Bauer. Resident chef al ristorante del Bauer sarà lo chef Alessio Loppoli che, sotto la direzione di Andrea Ribaldone, seguirà in prima persona la cucina e tutta la proposta gastronomica dell’hotel. La ristorazione avrà la firma dello stesso Ribaldone. «Ho deciso di affidare il ristorante del Bauer Palazzo allo chef Ribaldone e al suo team – precisa Francesca Bortolotto Possati – dopo aver apprezzato la sua cucina e aver condiviso le linee guida che contraddistinguono da sempre la proposta culinaria del Bauer, aperta alle novità ma fedele alle radici lagunari. La nostra filosofia di hotellerie, infatti, vuole continuare a proporre ai nostri ospiti internazionali the true Venetian lifestyle come elemento culturale imprescindibile». «Sono onorato di poter lavorare al Bauer e felice di potermi confrontare con Venezia – afferma Andrea Ribaldone – Per me l’Hotel Bauer è sinonimo di tradizione, eleganza e raffinatezza, da sempre nell’immaginario di chi lavora nell’hotellerie come luogo di imparagonabile charme. Inoltre, ho sempre desiderato poter lavorare in una città come Venezia, tanto affascinante, quanto complessa. La scena enogastronomica veneziana è certamente in espansione, sono arrivati in laguna molti amici chef, sarà sicuramente avvincente confrontarmi con loro e con tutti i turisti che visitano la città” conclude lo chef Andrea Ribaldone». Ed ecco chi sono i due chef.  Andrea Ribaldone, classe 1971, dopo un’importante esperienza in Francia, nel ristorante Lucas Carton del celebre chef Alain Senderens, inizia un percorso di ricerca della qualità che porta La Fermata alla stella Michelin, nel 2003. Nell’autunno del 2013 inizia la collaborazione con JSH Group, società di gestione alberghiera, prima come consulente, poi come F&B Director. Nell’estate del 2014, apre quello che oggi è considerato il suo ristorante, I Due Buoi di Alessandria. Nel 2015, guida per tutto il periodo di Expo Milano il ristorante Identità Expo San Pellegrino. Alessio Loppoli, veneziano classe 1982, è cresciuto in ristoranti e hotel di fama internazionale, prima esperienza importante al Gran Hotel a Villa Feltrinelli a Gargnano (BS), poi al ristorante Cracco-Peck a Milano. Seguono altre importanti esperienze professionali come quella all’enoteca Pinchiorri di Firenze e allo stesso Bauer di Venezia assieme allo chef Giovanni Ciresa. Nel 2014 inizia la sua collaborazione come executive chef all’Hotel Majestic di Galzignano Terme SPA & Golf del gruppo JSH.