SANTA MARGHERITA HA ACQUISITO CA’ MAIOL BANDIERA DEL LUGANA DOC

Da sx Fabio Contato, presidente del nuovo Consiglio d’Amministrazione ed Ettore Nicoletto, AD Santa Margherita Gruppo Vinicolo

Santa Margherita Gruppo Vinicolo ha acquisito la maggioranza di Cà Maiol, vera e propria bandiera della denominazione Lugana DOC, di cui è stata assoluta protagonista negli ultimi trent’anni. Fabio Contato, l’imprenditore che ha guidato la Cantina di Desenzano del Garda nella fase di espansione degli ultimi anni, rimarrà nella società come presidente del nuovo consiglio d’Amministrazione. Con questa acquisizione, Santa Margherita Gruppo Vinicolo rafforza la propria leadership nel segmento dei vini bianchi, entrando in una denominazione in forte espansione, dall’altissimo profilo qualitativo. Cà Maiol porta in dote un vigneto di 140 ettari di superficie, su quattro distinte “cascine” la più antica delle quali, fondata all’inizio del Settecento, dà il nome all’intera azienda. Avviata nel 1967 con un impianto iniziale di 12 ettari, la Cantina lombarda ha acquisito per dimensioni, bottiglie vendute e mercati raggiunti nel mondo, un ruolo trainante per l’intera denominazione rendendo il Lugana uno dei vini bianchi italiani più famosi e ricercati. Molti i riconoscimenti internazionali raggiunti in questi anni da Cà Maiol, la cui produzione attuale si attesta su oltre 1,5 milioni di bottiglie per un fatturato atteso nel 2017 di circa 10 milioni di Euro. «Il Lugana – sottolinea Gaetano Marzotto, presidente di Santa Margherita Gruppo Vinicolo – è una denominazione che ha saputo conquistarsi uno spazio importante fra i vini bianchi italiani. Cà Maiol e Fabio Contato sono stati protagonisti indiscussi di questo successo che deve proseguire, ampliando ancora di più il numero dei mercati raggiunti e consolidando i risultati conseguiti. E’ un vino, un territorio, che sentiamo vicino, che abbiamo seguito negli anni con attenzione, nel quale vediamo un grande potenziale. Vogliamo apportare a questa nostra denominazione tutto il nostro know how per consolidare ulteriormente la sua posizione di protagonista a livello globale». «La responsabilità di un imprenditore deve andare oltre al momento contingente e mirare alla visione di lungo periodo per la propria azienda: questo vale ancor più per chi, come noi, ha portato al successo internazionale una cantina ed una intera denominazione – sottolinea Fabio Contato –. Oggi Cà Maiol e il Lugana DOC sono realtà conosciute, apprezzate e richieste ovunque nel mondo, grazie ad un forte impegno per una qualità senza compromessi. Dobbiamo però guardare al futuro, allo scenario competitivo del mondo del vino, dove un numero sempre maggiore di player internazionali rende complesso il cammino di ogni realtà, tutto sommato, piccola. Ho trovato nella famiglia Marzotto, e in Santa Margherita Gruppo Vinicolo, i partner ideali per proseguire nel nostro processo di sviluppo». «Santa Margherita Gruppo Vinicolo con questa acquisizione – evidenzia Ettore Nicoletto, AD del gruppo – rafforza il proprio ruolo di scout di territori italiani dal grande potenziale, la propria presenza in Lombardia, regione sempre più importante nel panorama vitivinicolo nazionale e la propria vocazione ed attenzione ai vini bianchi di cui è storicamente una protagonista di primissimo piano. Santa Margherita Gruppo Vinicolo aggiunge un’altra tessera al suo mosaico enologico che già la vede presente nelle più vocate regioni italiane: dall’Alto Adige al Veneto Orientale; dalle colline di Conegliano-Valdobbiadene alla Franciacorta; dal Chianti Classico alla Maremma ed alla Sicilia. Per la denominazione Lugana si apre oggi una nuova fase di crescita che andrà a beneficio dell’intero sistema locale».

MACULAN: 40 ANNI DI VENDEMMIE CON LO SGUARDO AL FUTURO

Da sx Angela, Fausto e Maria Vittoria Maculan

Quaranta anni di vendemmie. Fausto Maculan le ha festeggiate con una cena in cantina, ospiti giornalisti e affezionati clienti (a proposito i complimenti al ristorante La Rosina di Marostica per l’imponente buffet e una cena all’altezza della fama del locale), con visita in cantina (dove abbiamo ammirato le “riserve” di casa Maculan) e verticali di quattro annate (1985, 1998, 2005, 2015) del Fratta, blend di Cabernet e Merlot dai migliori terreni dell’azienda, e il simbolo di casa Maculan, ovvero il Torcolato assaggiato con mille sorprese di profumi e sapori nelle annate 1978 (!), 1983, 1995 e 2000. E poi la regina della serata, ovvero il XL, magnum di Cabernet Sauvignon datato vendemmia 2013, giusti i 40 anni di vendemmie. Fin qui tutto normale, o quasi. Perché Fausto ha aperto il libro dei ricordi, fatti di incontri voluti e cercati per impossessarsi dell’arte enologica. Erano gli anni Settanta, la famiglia Maculan il vino allora lo vendeva, ma Fausto, che aveva già da un po’ finito la scuola enologica di Conegliano, decide di farlo lui il vino. Cambia tutto, gira il mondo del vino dalla Champagne, all’Alsazia, a Bordeaux fino alla Napa Valley a visitare le cantine californiane. E impara, assorbe più che può. Poi l’incontro decisivo: Luigi Veronelli. Un’altra volta cambia tutto: nasce il Torcolato, il passito da uva Vespaiola, che si faceva in tutte le famiglie della zona di Breganze, ma Fausto ha un’intuizione: lo corregge togliendogli l’eccessiva vena liquorosa. E’ un successo, tanto che Gualtiero Marchesi lo adotta nel suo antico ristorante di via Bonvesin della Riva a Milano e le visite vicendevoli fra i due non si contano. Da lì il Torcolato fa il giro del mondo: un successo che dura anche oggi e che fa della zona di Breganze una delle più conosciute a livello internazionale. Angela e Maria Vittoria sono la nuova generazione Maculan. Determinate a percorrere le orme del padre Fausto, dopo il liceo scientifico hanno entrambe scelto la facoltà di Scienze e Tecnologie Agrarie all’Università di Padova. Angela, che ha visitato le zone vitivinicole più importanti del mondo, si occupa del settore export ed è anche presiedente del Seminario Permanente Luigi Veronelli. Maria Vittoria, invece, dal 2007 segue la gestione dei vigneti, il controllo di maturazione delle uve, le fermentazioni e l’affinamento dei vini. Ormai da un decennio Angela e Maria Vittoria affiancano il padre nella conduzione dell’azienda e acquisendo negli anni, sotto la sua guida, tutta l’esperienza e le competenze necessarie per gestire ogni aspetto decisionale che riguarda la vita dell’azienda. Anche quello che riguarda il futuro: la cinquantesima vendemmia sarà resistente. Ovvero la famiglia Maculan ha deciso di intraprendere la strada delle varietà resistenti alle malattie. Saranno messi a dimora il prossimo autunno i primi vigneti di Merlot Khorus e Sauvignon Rytos, due varietà resistenti selezionate dall’Università di Udine. Una conversione che nel corso di un decennio coinvolgerà progressivamente tutte le varietà coltivate. “Il primo impianto sarà complessivamente di sole 4000 viti – spiega Maria Vittoria, responsabile della produzione – ma la nostra intenzione è di rinnovare via via i vigneti più vecchi con varietà resistenti alla malattie. È necessario specificare che queste varietà non sono individui geneticamente modificati, ma tipi ottenuti da incroci intraspecifici con il cambiamento solo del 5% dei cromosomi, ovvero di quelli responsabili degli effetti delle malattie sull’uva. Con queste varietà possiamo applicare solo uno o due trattamenti all’anno rispetto ai 10-11 che si praticano generalmente nel nostro territorio”. Una svolta storica per l’azienda fondata nei primi anni Cinquanta da Giovanni Maculan e saldamente nelle mani di Fausto dal 1973. La prima vinificazione dai nuovi vigneti è attesa per il 2020. “Puntiamo ad avere un vino eccellente entro il 2023 – aggiunge Angela, responsabile commerciale – anno della cinquantesima vendemmia di nostro padre. Certamente il vino per celebrare quella ricorrenza sarà da vitigni resistenti”. Una scelta fortemente voluta dalla nuova generazione, avallata da Fausto Maculan, che guarda anche al presente: “Nell’attesa di convertire tutta la produzione alle nuove varietà stiamo sperimentando nuove macchine irroratrici: diffondono il prodotto unicamente sulle foglie, aspirando le eccedenze. Niente più deriva aerea e dispersione per terra”. E infine si pone un obiettivo: “La nostra sfida per il futuro è fare il vino rosso più buono d’Italia da varietà resistenti. Questo è il nostro impegno”.

XL: un Cabernet Sauvignon speciale per la quarantesima vendemmia

I granndi rossi Maculan in degustazione

La cena in cantina

I “tesori” della cantina

 

 

FRA CHIARETTO E BARDOLINO SULLA RIVA VENETA DEL GARDA

FOTO Di Cantina in CantinaDomenica 3 maggio la riva veneta del lago di Garda e il suo entroterra ospitano “Di Cantina in Cantina”, una nuova manifestazione enogastronomica dedicata ai vini della zona, ossia il Chiaretto, anche nella sua rara versione spumante, e il Bardolino. Ad organizzare è la Strada del Vino Bardolino, che ha raccolto per questa prima edizione della rassegna l’adesione di quindici aziende agricole, che apriranno appositamente le porte agli enoturisti dalle ore 11 alle 18. Le cantine sono suddivise in tre “golosi” percorsi, che comprendono la visita a cinque diverse aziende vinicole (più una sesta a scelta del visitatore). Ogni cantina proporrà in degustazione il Chiaretto, il rosato italiano per eccellenza, leader di mercato fra i vini rosé a denominazione di origine, protagonista quest’anno di quella “Rosé Revolution” che è caratterizzata da tonalità molto tenui di rosa e da profumi agrumati, e il Bardolino, il vino rosso delle colline del lago di Garda. In abbinamento saranno offerti i piatti cucinati per l’occasione da alcuni ristoratori locali o alcune specialità gastronomiche del territorio. Quella di domenica 3 maggio sarà dunque l’occasione di conoscere e scoprire da vicino il territorio gardesano, fra calici di vino (una quarantina i vini disponibili in tutto) e assaggi di piatti e prodotti tipici. Il primo itinerario, denominato come “percorso A”, porterà a incontrare i vini delle aziende Benazzoli a Pastrengo, Zeni 1870 e Tenuta La Cà a Bardolino, Bergamini a Colà di Lazise e Tenuta La Presa a Caprino Veronese, più una sesta azienda da scegliere liberamente negli altri due itinerari. Il “percorso B” è quello che conduce alle aziende agricole Costadoro, Casetto e Cà Bottura sulle colline di Bardolino e poi Le Ginestre a Lazise e Garda Natura a Marciaga di Costermano, oltre alla visita “jolly”. Il “percorso C” è quello che prevede le soste alle aziende agricole Casaretti e Valetti a Bardolino, Roccolo del Lago a Lazise, Il Pignetto a Bussolengo e Le Fraghe a Cavaion Veronese, più la cantina “jolly” scelta negli altri due itinerari. Le cantine di ciascun percorso possono essere visitate nell’ordine desiderato, a discrezione del partecipante, durante l’intera giornata. Il carnet di degustazione, che dà diritto a cinque degustazioni nelle cantine del percorso prescelto, più, come detto, una degustazione “jolly” in una qualsiasi cantina di un altro percorso, ha il costo di 25 euro e può essere acquistato presso ogni azienda vinicola partecipante in prevendita o direttamente il giorno della manifestazione. È inoltre possibile acquistare il carnet in prevendita inviando una mail a prevendita@dicantinaincantina.eu, nonché presso  Sportland ad Affi e presso l’agenzia World Guide Viaggi a Bussolengo. Informazioni al numero “dedicato” 346 8721189 o sul sito http://www.bardolino-stradadelvino.it

VINITALY DA RECORD VERSO L’EXPO

di Alessandro Ragazzofoto vinitaly 2015

Vinitaly da record per presenze e pure per i concorsi. La rassegna veronese ha raggruppato operatori professionali da 140 Paesi, ben 20 in più rispetto al 2014. In totale i visitatori sono stati circa 150 mila ma rispetto al passato c’è più Oriente con Thailandia, Vietnam, Singapore, Malesia. Crescono il Messico e anche l’Africa, con le novità chiamate Camerun e Mozambico. Da registrare la ripresa di Egitto, Tunisia e Marocco sia per il vino che per l’olio extravergine di oliva di Sol&Agrifood. Nei primi dieci, forte la crescita della Francia, che precede il Giappone, mentre Cina, Hong Kong e Taiwan si collocano all’ottavo posto. La Russia, nona, è l’unica in controtendenza come conseguenza della difficile situazione geopolitica in atto. Chiude il Brasile. Sono in aumento le presenze da altri Paesi dell’Unione Europea, specie Polonia e Romania. Questo Vinitaly assiste anche al ritorno di un certo ottimismo per il mercato interno, con operatori interessati provenienti da tutta Italia. E’ stato un Vinitaly votato anche all’Expo, pronto ad aprire a Milano venerdì 1 maggio. Così anche il concorso enologico internazionale, giunto alla ventiduesima edizione. I vini iscritti alla competizione più rigorosa e selettiva sono stati quasi 3 mila, con record di 32 Paesi partecipanti, tra i quali, per la prima volta, Svezia, Giappone e Taiwan. Va all’italiana Azienda Agricola Milazzo – Terre della Baronia di Campobello di Licata (Agrigento) il premio speciale “Gran Vinitaly 2015”, assegnato alla cantina che ha ottenuto il maggior punteggio in base a due medaglie conseguite in gruppi diversi. Tre le aziende vincitrici del Premio speciale “Vinitaly Nazione 2015”, attribuito al produttore di ogni Paese che ha ottenuto il maggior punteggio calcolato dalla somma dei valori riferiti ai migliori vini insigniti del diploma di “Gran Menzione”. Dunque troviamo Winzer Sommerach – Der Winzerkeller – Sommerach (Germania), del Casale del Giglio Azienda Agricola – Le Ferriere (Latina) e della Vincon Vrancea – Focsani (Romania). Il Premio speciale “Denominazione di Origine 2015”, assegnato al vino di ogni denominazione di origine italiana, è stato attribuito all’Amarone della Valpolicella Docg 2010 Lavarini Società Agricola di Lavarini Massimo & C. S.S. – Negrar (Verona); al Valdobbiadene Prosecco Docg Superiore Spumante Extra Dry “2” 2014 Progettidivini – Soligo di Farra di Soligo (Treviso); al Gutturnio Doc Frizzante “Tradizione Piacentina” 2014 Azienda Agricola Il Poggiarello – Scrivello di Travo (Piacenza); al Montepulciano d’Abruzzo Doc “Val di Fara – Selezione di Famiglia” 2013 Spinelli – Atessa (Chieta); al Prosecco Doc Treviso Spumante Brut 2014 Sanfeletto – San Pietro di Feletto (Treviso) e al Trentino Doc Moscato Giallo Vino Biologico 2014 Cantina Toblino – Sarche (Trento). In palio, per i vini italiani, anche il premio Banco Popolare, assegnato al Vin Santo del Chianti Doc “Il Conio” 2005 della Eredi Benito Mantellini Azienda Agricola – Terranova Bracciolini (Arezzo), per aver conseguito il miglior punteggio in assoluto fra tutti i vini italiani di tutte le categorie. La premiazione dei vini vincitori di medaglia sarà una delle iniziative organizzate nel padiglione “Vino – A taste of Italy”, durante l’Expo.

CENTOVENTI GRANDI DOCG DI VINI ITALIANI ALL’ABBAZIA DI PRAGLIA

Degustazioni durante una precedente giornata delle DOCG a Praglia

Degustazioni durante una precedente giornata delle DOCG a Praglia

L’Ais di Padova organizza “D.O.C.G. – Eccellenza Italiana nel Mondo” . Nella splendida cornice dell’Abbazia di Praglia, monastero benedettino situato ai piedi dei colli Euganei, a Teolo, a due passi da Abano Terme, la delegazione padovana dell’Associazione Italiana Sommelier del Veneto presenterà domenica 11 maggio il meglio della produzione enologica italiana. Centoventi aziende vitivinicole si daranno appuntamento nella campagna padovana per fare conoscere agli enoappassionati i migliori vini DOCG. L’evento, terzo simposio nazionale dedicato interamente alle denominazioni di origine controllata e garantita, porterà in scena un programma di banchi d’assaggio, degustazioni e incontri aperti al pubblico.La giornata si aprirà alle 9.30 con un convegno dal titolo “Rapporto tra vini e Territorio” a cui seguirà, dalle 11 alle 20, il banco d’assaggio dei centoventi produttori presenti che metteranno in mostra le loro etichette d’eccellenza. I vini saranno abbinati a specialità gastronomiche venete: selezione di prosciutti artigianali e di formaggi, prodotti da forno e dolci della tradizione padovana. Inoltre, nel pomeriggio si terranno due degustazioni guidate da Roberto Gardini, ad accesso limitato: alle ore 15 “Ad ognuno la sua bollicina” e alle 17 “Rossi conquistatori di popoli”. Il costo per ogni degustazione è di 15 euro. Il biglietto d’ingresso all’evento è di 15 euro e comprende l’ingresso alla manifestazione, la degustazione libera, il calice da degustazione, la mappa dell’evento e la visita all’abbazia, in programma alle ore 15 e alle ore 18. Per partecipare alle degustazioni guidate da Roberto Gardini e per la visita all’abbazia è obbligatoria la prenotazione, che può essere effettuata contattando la delegazione di Padova dell’AIS Veneto: direttivo@aispadova.com; cell. 333/5286277. Per il programma completo della manifestazione è possibile consultare il sito http://www.aispadova.com. Queste le DOCG presenti: Piemonte: Alta langa, Asti, Barbaresco, Barbera d’Asti, Barbera del Monferrato Superiore, Barolo, Brachetto d’Acqui o Acqui, Dogliani, Dolcetto di Diano d’Alba, Dolcetto di Ovada superiore o Ovada, Erbaluce di Caluso o Caluso, Gattinara, Gavi o Cortese di Gavi, Ghemme, Roero, Ruche’ di Castagnole Monferrato; Lombardia: Franciacorta, Valtellina Superiore, Sforzato di Valtellina, Oltrepò Pavese Metodo Classico, Scanzo o Moscato di Scanzo; Veneto: Soave Superiore, Recioto Di Soave, Recioto Della Valpolicella, Recioto Di Gambellara, Conegliano Valdobbiadene Prosecco, Colli Di Conegliano (Refrontolo,Torchiato Fregona), Colli Asolani Prosecco o Asolo Prosecco, Piave Malanotte, Montello Rosso, Colli Euganei Fior D’arancio, Lison (interr. Friuli), Bagnoli Friularo; Friuli Venezia Giulia Cof: Piccolit, Ramandolo,Rosazzo, Lison (interr. Veneto); Toscana: Brunello di Montalcino, Carmignano, Chianti, Chianti Classico, Morellino di Scansano, Vernaccia di San Gimignano, Vino Nobile di Montepulciano, Montecucco Sangiovese, Elba Aleatico Passito, Suvereto Rosso, Rosso della Val di Cornia; Emilia Romagna: Albana di Romagna, Colli Bolognesi Classico Pignoletto; Marche: Vernaccia Di Serrapetrona, Conero, Castelli di Jesi Verdicchio Riserva, Verdicchio di Matelica Riserva, Offida; Umbria: Montefalco Sagrantino, Torgiano rosso riserva; Abruzzo: Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane; Lazio: Cesanese del Piglio, Cannellino di Frascati, Frascati Superiore; Basilicata: Aglianico del Vulture Sup.; Campania: Taurasi, Fiano d’Avellino, Greco di Tufo, Aglianico del Taburno; Puglia: Primitivo di manduria dolce naturale, Castel del Monte Bombino Nero, Castel del Monte Nero di Troia riserva, Castel del Monte rosso riserva; Sicilia: Cerasuolo di Vittoria; Sardegna: Vermentino di Gallura.

LA CANTINA GERARDO CESARI IN AIUTO AL CLUB DI GIULIETTA

Alcune lettere inviate a Giulietta

Alcune lettere inviate a Giulietta

Un’occasione unica, quella offerta dal Club di Giulietta che, con il sostegno dell’azienda Gerardo Cesari, la nota azienda agrigola produttrice di grandi vini come l’Amarone, il Recioto, il Valpolicella e il Bardolino, venerdì 22 novembre inaugurerà un nuovo punto di incontro, in cui il Club di Giulietta potrà ospitare la stampa nazionale ed estera in visita a Verona. Per la presentazione ufficiale della nuova sede di rappresentanza, che troverà spazio nella prestigiosa Sala Orafi di via Santa Cecilia 9, gentilmente concessa dalla Fondazione Cariverona, il Club di Giulietta e la cantina di Cavaion invitano tutti i veronesi a conoscere da vicino lo straordinario fenomeno delle lettere a Giulietta. I cittadini della città scaligera avranno dunque la possibilità di toccare con mano le migliaia di missive che arrivano da tutto il mondo e alle quali il Club, attraverso i propri volontari, assicura una risposta personale. Venerdì 22 novembre, a partire dalle 15,30, chiunque vorrà cimentarsi potrà leggere e provare a rispondere alle numerosissime lettere che quotidianamente arrivano a Verona dai cinque continenti e magari diventare uno dei nuovi volontari dell’associazione. La cerimonia di inaugurazione ufficiale, alla presenza della stampa e delle autorità, si terrà alle 18 e non mancherà il brindisi offerto dalla Cantina Gerardo Cesari di Cavaion Veronese, che da ottobre 2013 sostiene tutte le attività del Club di Giulietta. Il fenomeno delle lettere a Giulietta, che risale al 1930, ha assunto oggigiorno proporzioni inimmaginabili: sono decine di migliaia le lettere e i messaggi che giungono a Verona da ogni parte del mondo. Tutte vengono raccolte e conservate e ad ognuna viene data una risposta personale. Il Club di Giulietta attraverso un team di volontari, che offrono gratuitamente e con passione la loro competenza linguistica e psicologica, continua una tradizione quasi centenaria, che appartiene ormai alla storia della città di Verona. Il pomeriggio sarà quindi una sorta di “open day” dedicato a tutti coloro che desiderano condividere questa esperienza ed entrare a far parte del gruppo delle “Segretarie di Giulietta”.

La sede della Cesari a Cavaion Veronese

La sede della Cesari a Cavaion Veronese

UN FRANCESE IN LAGUNA. ORTO DI VENEZIA, UN GRANDE BIANCO

Da questa parte di Sant’Erasmo, quella che sta più a nordest e che spazia lo sguardo all’infinito verso Burano e Torcello, sembra quasi che il “Nobil uomo” abbia protetto questo paradiso fatto di verde e di acqua. E nel contempo potenziato le vigne di Orto di Venezia, quel raro vino bianco che un francese poco più di 10 anni fa decise di produrre qui a Sant’Erasmo, dopo aver acquistato il terreno consultando un mappale del Settecento, dove stava scritto “Vigna del Nobil uomo”. Glielo hanno detto subito gli isolani: “Michel, hai comprato il più bel pezzo di terra di Sant’Erasmo”. E’ dal 2000 che Michel Thoulouze, nato nel sud della Francia nel Linguadoca-Roussillon, si è stabilito in isola, dove gira in Ape e quando deve uscire dal suo dorato buen ritiro usa una piccola topa a motore dipinta in rosso e giallo oro. Sì, proprio quelle piccole barche da trasporto in uso a Venezia. E dire che Michel è un affezionato cliente delle maggiori compagnie aeree. Per anni ha girato il mondo a fondare canali televisivi (una sessantina in tutto) a cominciare da Canal Plus di cui è stato direttore generale, per continuare con Canal Jimmy, CineCinema, Planet e già in pensione (per scelta) Kurd 1 che lo costringe a trasvolate periodiche in Kurdistan. Michel, 67 anni, portati con serena allegria non ha rimpianti: “La televisione non mi interessa più, assomiglia sempre di più a internet, non c’è più posto per programmi pensati. E’ tutto uguale. Meglio fare il vino. Quando son venuto qui mi sono innamorato del posto, e ho deciso di viverci. Perché non tornare a produrre vino, visto che il terreno acquistato aveva quel nome e dare a Sant’Erasmo anche un vino di qualità a fianco degli eccellenti prodotti orticoli che produce da sempre?” E visto che Michel ha sempre fatto le cose in grande (come con le donne: la sua prima compagna è stata Martine Laroche-Joubert grande inviata di guerra di France 2, da cui ha avuto un figlio, poi per sei anni è stato con Kelly McGillis, l’attrice, assieme alla quale ha calcato il red carpet della Mostra del Cinema, e, infine a 50 anni si è sposato con Patricia Ricard, ora, dopo la morte del nonno Paul, proprietaria del gruppo Pernod Ricard, vale a dire il Pastis, il Pernod, lo champagne Mumm, il Chivas e l’italiano Ramazzotti, un impero liquido, dalla quale ha avuto Mathilde) per “costruire” il suo terreno da vino ha chiamato ad aiutarlo due autorità mondiali come Claude Bourguignon, agronomo di Romanée Conti in Borgogna e Alain Graillot genio del Crozes Hermitage sulla Cote du Rhone. Il terreno (in tutto 11 ettari, ma soli 4,5 destinati alle vigne) è stato rifatto completamente. “Dopo aver tolto i rovi, abbiamo piantato sorgo, orzo e avena – dice Michel – e per tre anni la terra è stata lavorata da questi cereali senza usare macchine per dissodare, senza adoperare fertilizzanti o diserbanti”. Poi sono state piantate le vigne. Ma anche qui la scelta è stata lunga, precisa, meticolosa. “Siamo andati e ci siamo fermati per parecchio tempo a Rauscedo in Friuli, nel più grande vivaio del mondo di barbatelle, così è nato Orto di Venezia un blend al 60% di Malvasia istriana, 30% di Vermentino e 10% di Fiano d’Avellino”. E dire che a Sant’Erasmo quasi tutti gli orticoltori hanno una loro piccola vigna per gli usi domestici, pure il primo in epoca moderna a produrre in grande quantità (per carità niente numeri esagerati: 15.000 bottiglie) è stato Michel, che adesso in isola è di casa, è diventato “uno di loro”: “sono entrato in punta di piedi, senza esagerare, senza grandi barche, senza strafare. Anch’io vado in Ape o in bicicletta. Guardate, ho i calli alle mani”. Ad aiutare Michel in cantina e sul campo sono due isolani, che gli danno del tu come a un vecchio amico e collega. E Michel è orgoglioso di aver messo su questa impresa che, come con le tv, sta facendo il giro del mondo: “Orto viene venduto anche in Francia, nei ristoranti a tre stelle come Troigros e Ducasse, ma anche in tanti altri,. va alla grande nel Benelux e in Canada, ora sto trattando per avere mercato anche negli Stati Uniti”. Senza contare che il suo vino lo trovi nelle carte dei migliori ristoranti di Venezia e Terraferma, forte della sua dorata lucentezza e della sua persistenza al palato. Un vino fresco, commercializzato ogni due anni (ora è in vendita il 2010), che non sa di sale perché il terreno viene continuamente drenato dall’acqua piovana che viene scaricata in laguna da un sistema di canalette a paratoie mobili. “Quando il Magistrato alle Acque mi ha dato le chiavi per aprire le mie chiuse – dice con orgoglio Michel – mi sono emozionato”. La stessa emozione quando parla del suo vino del quale tiene a precisare: “Orto di Venezia nasce sul campo, in cantina gli enologi non entrano. Il mio vino non ha nulla di tecnico, solo natura”.

                                                                                                                                                                                                          Francesco Lazzarini

LA SAN OSVALDO GUARDA AL FUTURO. CON UN’ENOTECA

Un posto adibito a meeting ma anche a incontri con il pubblico. Questo si propone la cantina San Osvaldo di via Zovatto 81 a Loncon di Annone Veneto (Venezia) e intitolata al suo fondatore, il barone ungherese Lajos Babos, ammiraglio della Marina austro-ungarica, che al momento del congedo ebbe l’occasione di acquistare la campagna dove, negli anni Trenta dello scorso secolo, divenne San Osvaldo. L’idea è venuta dalla famiglia Serena, a capo del gruppo Montelvini di via Cal Trevigiana 51 a Venegazzù (Treviso) di cui San Osvaldo fa capo, che ha creato una sala con locali rinnovati del punto vendita diretto e restaurata l’antica bottaia. L’inaugurazione è avvenuta il 14 febbraio 2013. All’interno di quest’ultima si trovano ventisette botti in legno, oggi non più utilizzate ma adibite a uno scenario di un percorso storico e fotografico che raccontano ottant’anni di San Osvaldo. Qui, da sempre, è prodotta la gamma classica di questa parte del Veneto, con il Lison Classico (già Tocai) ma anche il Pinot Grigio, lo Chardonnay, il Cabernet e il Merlot. Non solo, perché da tre decenni San Osvaldo ha iniziato a recuperare, quando stava scomparendo, il Refosco dal Peduncolo Rosso ed è stata la prima cantina della regione a rilanciarne la coltivazione e favorirne la diffusione.
E nel 2012 sono stati lanciati due nuovi prodotti: il Lison Classico Docg e il Raboso Malanotte Docg, il primo dedicato al barone Babos, il secondo alla figlia Bibi.

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La famiglia Serena è arrivata a San Osvaldo nel 2004. In precedenza era stata di proprietà dei Zoppas. Con Babos prima e gli industriali degli elettrodomestici poi, divenne una delle più note aziende vinicole nazionali. Le sue bottiglie, dall’inconfondibile forma curva, si potevano trovare in tutti i migliori ristoranti. Armando Serena, 70enne presidente dell’azienda e del gruppo Montelvini, ha sempre avuto il pallino della San Osvaldo. «Mio padre» racconta la figlia Sarah, 43enne direttore amministrativo del gruppo Montelvini «ha sempre avuto stima per San Osvaldo, vedeva le sue bottiglie nei locali. È la realizzazione di un suo sogno e per noi rappresenta un traguardo importante». La stessa Sarah racconta gli obiettivi che la Montelvini, dove dal 1881 si tramanda di padre in figlio la passione per l’enologia, si è data per l’azienda di Annone Veneto per i prossimi anni. «La sala degustazioni Babos» spiega «ospiterà clienti e appassionati di vino. Tanti sono i ricordi legati a questa cantina. In questi anni, abbiamo riorganizzato le attività economica, finanziaria e commerciale fino ad arrivare al taglio del nastro di San Valentino, con questa nuova sala. Siamo contenti di aprirci al territorio perché il territorio vuol bene all’azienda».
All’inaugurazione del 14 febbraio erano presenti anche il vice sindaco di Annone Veneto Stefano Corsariol, al vicario parrocchiale Steven Bral e al presidente di Coldiretti Veneto Giorgio Piazza. Il buffet è stato offerto dal ristorante Da Celeste di Venegazzù. «Il primo obiettivo» rivela Armando Serena, da cinquant’anni nel settore «era avere un’azienda sana e ci siamo riusciti, tanto che nel 2012 il fatturato è cresciuto del 5 per cento. Ho iniziato a vendere in Friuli e questo mi ha permesso di cercare e puntare sulla qualità. Operiamo molto in Italia e in trentasei Paesi del mondo. I fatturati sono cresciuti, anche se da noi meno che all’estero. Come gruppo, abbiamo quarantacinque dipendenti e altrettanti agenti. Ora con San Osvaldo, puntiamo a rafforzare il gruppo e magari, chissà, portare quest’azienda dagli attuali 15 mila ettolitri ai 60 mila degli anni d’oro degli anni Duemila». Dunque lo scopo è riportare San Osvaldo ai fasti di un tempo neppure troppo lontano, come riferisce Alberto Serena, 38enne vicepresidente e responsabile commerciale dell’azienda. «Vogliamo riscoprire i vini del territorio» sottolinea «e, nel frattempo, abbiamo recuperato la storica bottiglia San Osvaldo con scritto nella bottiglia “San Osvaldo-Loncon” e prodotto il Raboso Malanotte Docg. Si tratta di un vitigno importante, che vogliamo far scoprire. Lo abbiamo già distribuito in tutta Italia ma anche negli Stati Uniti, in Lituania. In totale, come prima produzione, abbiamo fatto 5 mila bottiglie. Per noi, l’azienda deve essere identificata per i vini del territorio. L’obiettivo per il 2013 è farla conoscere, fidelizzare di più i clienti e in futuro crescere ancora di quel 5-10 per cento come fatto di recente».
Alessandro Ragazzo