COVID: COLDIRETTI, SCATTA CORSA A PORCINI, È BOOM NEI BOSCHI VENETI

Scatta la corsa a porcini, finferli, trombette, chiodini nei boschi italiani con le piogge delle ultime settimane che hanno creato le condizioni favorevoli alla crescita dei funghi, soprattutto al Nord e nelle zone appenniniche mentre al Sud si dovrà ancora attendere.

In Veneto si annuncia una stagione più che favorevole – sottolinea  Coldiretti – per tutte le specie che si trovano nei boschi galletti, porcini, mazza di tamburo, finferli. Nel Bellunese, buona la raccolta in Cadore, nell’Agordino, nella Val Zoldana e nelle zone colpite dalla tempesta Vaia, quindi pure nel Vicentino sull’Altopiano, dove continua la proliferazione dopo lo stop dovuto allo schianto di alberi.

E’ quanto emerge dal monitoraggio di Coldiretti sull’inizio delle attività di raccolta lungo la Penisola che registra un vero boom spinta dal ritorno del bel tempo ma anche dalla voglia di trascorrere tempo libero all’aria aperta passeggiando tra i boschi senza stress da distanziamento sociale per l’emergenza covid. Un’opportunità anche per gli 8,8 milioni gli italiani che hanno scelto di trascorrere almeno parte delle vacanze a settembre, secondo l’indagine Coldiretti-Ixe’, mese ideale proprio per il turismo ambientale e le passeggiate in montagna, nei parchi e nelle campagne rispetto alle mete tradizionali.

È necessario tuttavia evitare le improvvisazioni e seguire alcune importanti regole che – precisa la Coldiretti – vanno dal rispetto di norme e vincoli specifici presenti nei diversi territori, alla raccolta solo di funghi di cui si sia sicuri e non fidarsi assolutamente dei detti e dei luoghi comuni, ma anche rivolgersi sempre, in caso di incertezza, per controlli ai Comuni o alle Unioni micologiche e utilizzare cestini di vimini ed evitare le buste di plastica.

La nascita di porcini, chiodini, finferli e altre varietà – sottolinea la Coldiretti – per essere rigogliosa richiede come condizioni ottimali terreni umidi senza piogge torrenziali, una buona dose di sole e 18-20 gradi di temperatura all’interno del bosco. Una risorsa importante per un paese come l’Italia che puo’ contare su circa 11,4 milioni di ettari di bosco che copre il 40 per cento della superficie del Paese, segnati spesso purtroppo – precisa la Coldiretti – dall’abbandono, incuria e dall’azione criminale dei piromani. L’attività di ricerca – continua la Coldiretti – non ha solo una natura hobbistica che coinvolge moltissimi vacanzieri e svolge anche una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta un’importante integrazione di reddito per migliaia di “professionisti” impegnati a rifornire negozi e ristoranti di prodotti tipici locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici.

Per i meno avventurosi il consiglio è comunque quello di recarsi nei mercati di Campagna Amica dove molto spesso è possibile acquistare anche funghi coltivati. In questo caso la Coldiretti invita a verificare l’indicazione il luogo di raccolta o coltivazione, dell’origine in etichetta o su appositi cartellini che deve essere riportato obbligatoriamente. Le indicazioni obbligatorie devono essere presenti sui documenti che accompagnano il prodotto in tutte le fasi della commercializzazione e che l’indicazione del Paese di origine è sempre obbligatoria per tutti i prodotti ortofrutticoli freschi, compresi tartufi e funghi spontanei. Una garanzia – continua la Coldiretti – per sapere se i pregiati frutti del bosco sono stati raccolti nella Penisola o se sono arrivati in Italia da Paesi lontani con minore freschezza e garanzie di qualità e sicurezza alimentare. I funghi sono ricchi di proteine e fibre, poco calorici, poveri di sodio e ricchi di potassio e in Italia durante l’anno – conclude Coldiretti – se ne consumano in media circa un chilo a testa.

BREXIT. SENZA ACCORDO RISCHIA 30 PER CENTO MADE IN ITALY. COLDIRETTI VENETO: GRAN BRETAGNA PORTO FRANCO DEL TAROCCO

Con l’ultima minaccia del premier inglese Boris Johnson la Gran Bretagna rischia di diventare il porto franco del falso Made in Italy in Europa per la mancata tutela giuridica dei marchi dei prodotti alimentari italiani a indicazioni geografica e di qualità (Dop/Igp) che rappresentano circa il 30 per cento sul totale dell’export agroalimentare tricolore Oltremanica. È l’allarme della Coldiretti in riferimento all’ultimatum lanciato dal premier britannico Boris Johnson sul negoziato con l’unione Europea per la Brexit. Il Made in Italy resterebbe senza protezione europea e subirebbe la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione realizzati oltreoceano e nei Paesi extracomunitari come dimostrano – sottolinea la Coldiretti – le vertenze del passato nei confronti della Gran Bretagna con i casi della vendita di falso prosecco alla spina o in lattina fino ai kit per produrre in casa finti Barolo e Valpolicella o addirittura Parmigiano Reggiano. Il rischio è che – continua la Coldiretti – si affermi in Gran Bretagna una legislazione sfavorevole alle esportazioni agroalimentari italiane come ad esempio l’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti che si sta diffondendo in gran parte dei supermercati inglesi e che boccia ingiustamente gran parte del Made in Italy a denominazione di origine (Dop), compresi prodotti simbolo come l’olio extravergine di oliva, il prosciutto di Parma, il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano. A pesare sui rapporti commerciali è anche la minaccia di ostacoli amministrativi alle esportazioni, che scatterebbero con il nuovo status di Paese Terzo rispetto all’Unione Europea, dopo che le forniture agroalimentari Made in Italy stimate nel 2019 sono state pari a circa 3,4 miliardi di euro e classificano la Gran Bretagna al quarto posto tra i partner commerciali del Belpaese nel settore preceduta da Germania, Francia e Stati Uniti. Dopo il vino che complessivamente fattura sul mercato inglese 783 milioni di euro nel 2019 secondo le proiezioni di Coldiretti, spinto dal boom del Prosecco Dop, al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in Gran Bretagna c’è proprio l’ortofrutta trasformata come i derivati del pomodoro con 329 milioni di euro, ma rilevante – continua la Coldiretti – è anche il ruolo della pasta, dell’olio d’oliva e dei formaggi come Grana Padano e Parmigiano Reggiano. «In un momento di recessione economica globale il vecchio continente non può permettersi una guerra commerciale ma va percorsa fino in fondo la via del dialogo nell’interesse di cittadini ed imprese – afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel ricordare che – la Gran Bretagna dipende dall’estero per circa un terzo del proprio fabbisogno alimentare».

IL COVID-19 COLPISCE L’EXPORT DI VINO, PRIMO CALO IN 30 ANNI COLDIRETTI: VENETO PRIMA REGIONE D’ITALIA PER PRODUZIONE

Con 11.059 milioni ettolitri di vino, il Veneto è la prima regione vitivinicola in Italia. Lo conferma Coldiretti in merito ai dati diffusi oggi da Ismea sulle stime produttive che evidenziano, in prospettiva, anche una diminuzione a livello nazionale. In parallelo da una analisi ulteriore sui dati Istat, relativi ai primi cinque mesi dell’anno, si registra il calo delle vendite – commenta Coldiretti – del 4 per cento nel 2020 con una storica inversione di tendenza che non ha precedenti negli ultimi 30 anni a causa delle difficoltà registrate dalla ristorazione in tutto il mondo per l’emergenza coronavirus.

I primati regionali per prodotti certificati hanno conquistano un valore dell’export pari a 7,1 miliardi di cui 2,6 solo per il comparto wine contribuendo notevolmente al record storico italiano di 6,4 miliardi raggiunto nel 2019. La vendemmia in campo è la prima segnata dagli effetti della pandemia mondiale, delle tensioni commerciali internazionali con la minaccia dei dazi e della Brexit con l’uscita dall’Unione Europea della Gran Bretagna che è stata per lungo tempo il principale cliente del prosecco, il vino italiano più esportato nel mondo.

In Cina, dove il virus ha colpito per primo, il consumo di bottiglie tricolori fra gennaio e maggio 2020 è crollato in valore del 44 per cento, nel Regno Unito – continua la Coldiretti – le vendite sono scese di quasi il 12 per cento anche a causa delle incertezze e delle tensioni legate alla Brexit, la Francia ha ceduto il 14 per cento mentre l’export in Germania e Stati Uniti, due dei principali mercati per l’Italia, è in leggero calo (meno 1 per cento).  Sul commercio nazionale con gli Usa – precisa la Coldiretti – è stato sventato per adesso il rischio dei dazi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Gli Stati Uniti – continua la Coldiretti – sono il principale consumatore mondiale di vino e l’Italia è il loro primo fornitore con gli americani che apprezzano tra l’altro il Prosecco, il Pinot Grigio, il Lambrusco e il Chianti.

Annata buona per la qualità e la quantità di raccolta delle uve – spiega Coldiretti –  influenzata però dalle misure di sicurezza anti contagio e dalle difficoltà di spostamento degli stagionali agricoli stranieri che – sostiene  Coldiretti – in passato contribuivano in modo significativo alle fasi di lavorazione e che, proprio dopo le avversità atmosferiche, potrebbero contribuire nelle aziende al ripristino dei danni subiti alle viti e alle piante da frutto nel veronese e nel vicentino, province particolarmente colpite. Per questo è necessario estendere a tutte le regioni i tamponi all’arrivo in Italia anche ai lavoratori nei campi provenienti dall’estero come è già stato fatto in Trentino Alto Adige che ha dato il via libera ai test sui collaboratori agricoli giunti da altre parti del mondo che potranno così partecipare da subito alle attività di raccolta. In questo modo anche gli stagionali dalla Romania e Bulgaria, provata la negatività al Covid-19, potrebbero svolgere da subito il loro lavoro.

«In questo contesto – conclude Coldiretti – almeno 4 mila posti tra le vigne potrebbero essere disponibili con una radicale semplificazione del voucher “agricolo”. Occorre ripensare ad uno strumento per il settore che da una parte sia agile e flessibile rispondendo ad un criterio di tempestivo accesso all’impiego e dall’altra generi opportunità di integrazione al reddito preziosa per in cittadini in questo periodo di crisi».

ASIAGO DOP SPINGE SULLA RIPRESA DEI CONSUMI

Asiago Dop Stagionato

 

Spinge sulla ripresa dei consumi la nuova stagione di valorizzazione e promozione del Consorzio Tutela Formaggio Asiago che sceglie, per tutto il mese di settembre, di rafforzare l’azione di supporto ai soci con un progetto di comunicazione integrata rivolto alla Grande distribuzione organizzata e ai consumatori.

In un momento di grande evoluzione degli acquisti agroalimentari, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago avvia un progetto di comunicazione basato sull’unicità e naturalità di Asiago Dop, a sostegno del lavoro delle 1400 aziende d’allevamento e degli oltre 8000 addetti impegnati nella produzione della tipicità veneto-trentina. Il piano punta a raccontare “Il sapore della nostra anima”, la storia millenaria di questo prodotto unico e del suo territorio proseguendo nell’attività dedicata a promuovere la presenza, in particolare, della specialità Stagionato nelle sue diverse età: Asiago Mezzano, Asiago Vecchio e Asiago Stravecchio, negli scaffali e negli e-commerce delle principali catene della grande distribuzione. Per tutto il mese di settembre, la nuova campagna di comunicazione si svilupperà su emittenti televisive regionali del Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Trentino Alto-Adige e, in radio, a livello nazionale, su Rtl 102.5.

Asiago Dop, formaggio di qualità ed origine certificata, viene da sempre apprezzato anche nel mondo dell’industria alberghiera per la sua grande versatilità nelle ricette. Un percorso di collaborazione che, negli anni, ha visto il Consorzio Tutela Formaggio Asiago lavorare con i più prestigiosi chef, promuovere rassegne gastronomiche e stimolare la conoscenza e diffusione della creatività in cucina anche attraverso l’Asiago Network, l’innovativo progetto creato per offrire al consumatore l’opportunità d’incontrare gli ambasciatori della Dop, professionisti capaci di raccontarne le caratteristiche e di proporlo al meglio. Il Consorzio Tutela Formaggio Asiago, anche in questi momenti difficili per il settore del “fuori casa”, sostiene gli sforzi del mondo della ristorazione e plaude alle iniziative avviate a supporto di tutto il settore, importante volano della migliore produzione Made in Italy.

CONTROESODO: COLDIRETTI, SOUVENIR DEL GUSTO PER UN ITALIANO SU DUE

Nell’estate del turismo di prossimità, delle vacanze a kmzero, in campagna e in spazi aperti a contatto con la natura gli italiani sostengono il patrimonio agroalimentare con acquisti di prodotti tipici come souvenir. È quanto rileva Coldiretti secondo un sondaggio Ixè: un italiano su due (49 per cento) ha comprato olio, vino, formaggi considerandoli i ricordi migliori del soggiorno post Covid-19 nonostante le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria a sagre e feste di Paese.

L’azzeramento della spesa turistica ha avuto un impatto economico devastante sul Made in Italy. In Veneto regione dei primati con 18 denominazioni di origine protette (Dop), 18 indicazioni geografiche protette (Igp) innumerevoli specialità tradizionali garantite (Stg), cui si aggiungono 14 denominazioni di origine controllata e garantita (Docg), 28 denominazioni di origine controllata (Doc) e 10 indicazioni geografiche tipiche (Igt) che concorrono ad un fatturato del settore agroalimentare pari a 5,7 miliardi, il cibo – continua la Coldiretti Veneto – è diventato uno dei motivi centrali per trascorrere un periodo di ferie in montagna, sui colli, al mare ma soprattutto in campagna dove oltre mille agriturismi veneti hanno accolto sia ospiti di provenienza nazionale che stranieri in strutture isolate con un numero contenuto di posti letto e a tavola.  Con una spesa media destinata dagli italiani alle vacanze estive crollata a 588 euro per persona con un calo del 25 per cento rispetto allo scorso anno per le difficoltà causate dalla crisi economica – spiega Coldiretti – sono 34 milioni gli italiani che hanno deciso di trascorrere del tempo in relax optando per soluzioni limitrofe con mete lungo l’Italia.

Nonostante i tagli al budget – sottolinea la Coldiretti – i vacanzieri non rinunciano a gratificarsi con l’acquisto di prodotti per prolungare tra le mura domestiche le esperienze enogastronomiche vissute, magari facendole assaggiare anche ad amici e parenti. Nell’estate del coronavirus accade così che appena il 17 per cento degli italiani torni a mani vuote dalle ferie, anche se la pandemia – sottolinea la Coldiretti – spinge verso spese utili, con i prodotti tipici che vincono dunque su tutte le altre scelte. Tra le specialità più acquistate primeggiano a sorpresa i formaggi davanti a salumi, vino e olio extravergine d’oliva. Al secondo posto tra i souvenir – continua la Coldiretti – si classificano prodotti artigianali e a seguire gadget, portachiavi, magliette.

L’acquisto di prodotti tipici come ricordo delle vacanze è una tendenza recente favorita – sottolinea la Coldiretti – dalle occasioni di valorizzazione dei prodotti locali che si è verifica nei principali luoghi di villeggiatura, con percorsi enogastronomici, città del gusto, aziende e mercati degli agricoltori di Campagna Amica, nonostante le restrizioni imposte dalle misure sul distanziamento sociale.

Tre turisti su quattro (75 per cento) in vacanza nel Belpaese – precisa la Coldiretti –  hanno deciso di visitare frantoi, malghe, cantine, aziende, agriturismi o mercati degli agricoltori per acquistare prodotti locali a chilometri zero direttamente dai produttori e ottimizzare il rapporto prezzo/qualità. Un ruolo importante in tutto ciò è rappresentato dai piccoli borghi dove nasce il 92% delle produzioni tipiche nazionali secondo l’indagine Coldiretti/Symbola, una ricchezza conservata nel tempo dalle imprese agricole con un impegno quotidiano per assicurare la salvaguardia delle colture storiche.

 

COLDIRETTI, PRONTI I GRAPPOLI DEI VITIGNI RESISTENTI SUI COLLI EUGANEI A VO’ LA VENDEMMIA DEL RISCATTO

Michael Toniolo

 

Al via la vendemmia sui Colli Euganei. Oggi nell’azienda agricola Parco del Venda a Vo’ (Padova) il viticoltore Michael Toniolo ha tagliato il primo grappolo prodotto dai suoi vitigni resistenti. «Abbiamo iniziato cinque anni fa con un ettaro e mezzo di rosso – dice – e l’esperienza, ora che l’appezzamento è aumentato, è più che positiva, le uve raccolte sono ottime e il vino è buono. Inoltre abbiamo ridotto i trattamenti e non abbiamo l’ansia di correre in vigneto a trattare subito dopo una pioggia. Il debutto delle bottiglie di Merlot Khorus e Cabernet Volos è avvenuto l’anno scorso al Vinitaly con le nuove etichette e un discreto successo tra gli addetti ai lavori. Dopo l’emergenza sanitaria è tempo di pensare alla prossima produzione e accendere i motori per rendere eccellente l’annata 2020».  Il doppio nome non deve trarre in inganno – spiega Coldiretti – si tratta di vini “salva ambiente” ottenuti da nuovi incroci che abbattano fino all’85 per cento i trattamenti fitosanitari.   I vitigni resistenti – afferma Coldiretti – sono una realtà effettiva di 20 varietà incrociate tra specie europee e internazionali già  iscritte in catalogo e pronte a dare uva da vino e da tavola Igt anche in Veneto. Al vaglio le nuove specie con madre Glera e Raboso. Attualmente su quasi 100 mila ettari regionali sono 147 quelli vocati a questa scelta praticata da alcuni viticoltori trevigiani, padovani e bellunesi. La curiosità da parte dei consumatori è significativa per questa nuova frontiera che interessa per gli aspetti ambientali oltre che per la qualità del prodotto enologico che segna una netta riduzione degli interventi con agro farmaci in caso di malattie come peronospora e oidio. Anche questa è un’espressione della svolta ecosostenibile intrapresa dai produttori veneti  – dichiara Coldiretti che con un piano triennale immagina un traguardo su una percentuale del 75 per cento di coltivazione bio su territorio regionale che tiene conto non solo dei mutati standard qualitativi e ambientali ma anche dei gusti del mercato nazionale che estero.

Per questa area, in particolare, si parla in questa estate  anche di vendemmia del riscatto – afferma Coldiretti Veneto – le aziende agricole di Vò sono circa 270, un valore elevato se si considera che la popolazione è di 3.300 abitati, con una predominanza della viticoltura che in questo comune conta più di 250 ettari di vigneti, dai quali si producono pregiati vini Doc e Docg. Qui ha sede la Cantina dei Colli Euganei, la principale della zona, insieme al Consorzio di Tutela Vini dei Colli Euganei, si contano almeno venti attività agrituristiche, metà delle quali praticano anche attività di alloggio. Stando al dato Istat il valore della produzione dell’agricoltura a Vo’ è di oltre 16 milioni di euro. L’emergenza sanitaria scattata a causa del Covid-19  ha di fatto bloccato l’attività per oltre tre mesi – spiega Coldiretti Veneto – molti gli aneddoti legati a quei giorni: casse di vino restituite perchè provenienti dalla zona rossa, agricoltori costretti a guardare le vigne dalla finestra di casa perche residenti a pochi metri di distanza dal perimetro transennato, lavori di potatura ritardati per lo stop imposto agli spostamenti, vino fermo in cantina senza cure e lavorazioni. Una premessa doverosa per definire questa vendemmia come quella della rivincita  per aver recuperato tempi e ottimismo affrontando investimenti aziendali per mandare il prodotto nel mondo finalmente senza richieste assurde tipo “bollino virus free”.

VENDEMMIA IN VENETO SENZA 4 MILA STAGIONALI

Per la vendemmia e la raccolta della frutta in Veneto la campagna attende – solo per questo mese -4 mila stagionali specializzati bloccati nei Paesi d’origine per l’emergenza sanitaria. Sono i dati di Coldiretti che lancia l’appello di estendere i tamponi all’arrivo in Italia anche lavoratori nei campi provenienti dall’estero: una misura strategica per salvare una produzione di circa 182 mila tonnellate di mele sugli alberi appena iniziata come pure la vendemmia ormai imminente per la quale la regione dei primati con Prosecco e Pinot Grigio e le tante denominazioni concorre alla produzione di vino Made in Italy attorno ai 45 milioni di ettolitri in calo di circa il 5 per cento rispetto allo scorso anno con il testa a testa con i cugini francesi per il podio mondiale.

Coldiretti sottolinea le scelte intraprese in Trentino Alto Adige dove è stato dato il via libera anche ai test sui lavoratori nei campi provenienti dall’estero che potranno partecipare da subito alle attività di raccolta della frutta e dell’uva messi a rischio dalla mancanza di manodopera qualificata per il blocco delle frontiere per il rischio Covid-19. In questo modo i lavoratori stranieri che superano il test potranno svolgere le attività di raccolta con la Coldiretti che ha avviato una campagna di comunicazione rivolta alle imprese e agli stessi lavoratori per garantire il rispetto delle regole e tutelare la salute pubblica.

Un’esperienza che – sottolinea la Coldiretti – va estesa a tutte le regioni per consentire le attività di raccolta nel rispetto di tutte le garanzie di sicurezza. Ma per salvare le produzioni Made in Italy occorre soprattutto dare la possibilità a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani di poter lavorare nei campi attraverso una radicale semplificazione del voucher “agricolo”. Un provvedimento che interesserebbe almeno 25 mila italiani in un momento in cui tanti lavoratori sono in cassa integrazione e le fasce più deboli della popolazione sono in difficoltà. “L’Italia non può permettersi di perdere le grandi opportunità di lavoro che vengono da uno dei settori più dinamici dell’economia” afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “bisogna ripensare a uno strumento per il settore che semplifichi la burocrazia per l’impresa, sia agile e flessibile rispondendo soprattutto a un criterio di tempestiva disponibilità all’impiego e dall’altra generi opportunità d’integrazione al reddito preziosa considerato il periodo di crisi”.

Nonostante un meteo pazzo con caldo africano alternato a bombe d’acqua e grandinate – sottolinea Coldiretti – si prevede per l’Italia del vino un’annata di buona/ottima qualità anche se l’andamento della raccolta delle uve dipenderà molto dal resto del mese di agosto e da quello di settembre per confermare le previsioni anche sul piano quantitativo.  La produzione tricolore sarà destinata per circa il 70 per cento a vini Docg, Doc e Igt – sottolinea la Coldiretti – con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento per i vini da tavola. Sul territorio nazionale – conclude Coldiretti – ci sono 567 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi a dimostrazione del ricco patrimonio di biodiversità su cui può contare l’Italia con la possibilità di offrire vini locali di altissima qualità grazie a una tradizione millenaria.

CALDO: COLDIRETTI IN VENETO FRUTTA E VERDURA USTIONATI DAL SOLE

Con il caldo torrido che sfiora i 40 gradi è allarme colpi di calore e ustioni per frutta e verdura. Lo rivela Coldiretti Veneto che lancia l’allarme per i prodotti  pronti alla raccolta che rischiano così di essere buttati vanificando un anno di lavoro a partire da insalate, peperoni, melanzane, meloni e angurie che mostrano già evidenti segni di scottature con sfregi evidenti. Intanto il Po è sceso a meno 3,19 metri sotto lo zero idrometrico al Ponte della Becca (Pavia) e crollano i principali laghi del nord e le riserve nazionali di acqua. È quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti in riferimento all’ondata di caldo e afa che sta investendo l’Italia da nord a sud con temperature record. E mentre gli agricoltori si preparano a irrigazioni di soccorso per salvare le colture in campo – spiega la Coldiretti – il livello del Po alla confluenza con il Ticino a Pavia ha perso oltre mezzo metro in appena 10 giorni e nel suo delta in Romagna torna l’incubo della risalita del cuneo salino che desertifica le campagne.

Anche i maggiori invasi del nord che servono a dissetare i campi della pianura padana, dove si produce un terzo del Made in Italy agroalimentare nazionale, sono in affanno. Il lago Maggiore – sottolinea la Coldiretti – è pieno solo al 20 per cento ed è a meno 13,3 centimetri dallo zero idrometrico contro una media che è invece di più 63,5 centimetri, il lago di Como ha acqua solo per un quarto del suo bacino ed è appena un centimetro sopra il livello zero contro una media storica di quasi 58 centimetri, mentre resistono meglio il Garda e l’Iseo. In Italia è sempre più crisi idrica – evidenzia Coldiretti – nelle Marche i bacini sono scesi a circa 43 milioni di metri cubi, in Puglia le riserve sono sotto i 118 milioni di metri cubi (meno 91 milioni rispetto all’anno scorso) e in Basilicata gli invasi sono calati di 18 milioni di metri cubi, toccando un deficit di 60,72 milioni di metri cubi rispetto al 2019 mentre si conferma pesante la situazione in Sicilia spiega Coldiretti sugli ultimi dati Anbi.

Sono gli effetti del grande caldo e dell’assenza di precipitazioni distribuite nel tempo in un 2020 che con un inverno mite e piogge praticamente dimezzate – sottolinea la Coldiretti – si classifica come il secondo semestre più caldo dal 1800 con temperature superiori di 1,1 gradi rispetto alla media. Siamo di fronte – precisa l’associazione di categoria – alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici anche in Italia dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che compromette anche le coltivazioni nei campi con costi per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.

«In un Paese comunque piovoso come l’Italia che per carenze infrastrutturali trattiene solo l’11 per cento dell’acqua, occorre un cambio di passo nell’attività di prevenzione”, dichiara il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “bisogna evitare di dover costantemente rincorrere l’emergenza con interventi strutturali». Il primo passo è «la realizzazione di piccole opere di contrasto al rischio idrogeologico, dalla sistemazione e pulizia straordinaria degli argini dei fiumi ai progetti di ingegneria naturalistica, per questo – conclude Prandini – abbiamo ideato ed ingegnerizzato e poi condiviso con Anbi, Terna, Enel, Eni e Cassa Depositi e Prestiti la messa in cantiere di una rete di circa mille laghetti nelle zone di media montagna da realizzare senza cemento e da utilizzare per la raccolta dell’acqua da distribuire in modo razionale in primis ai cittadini, quindi all’industria e all’agricoltura».​

FERRAGOSTO IN CAMPAGNA. PIENONE NEGLI AGRITURISMI VENETI SCARAMUZZA (TERRANOSTRA): AMPI SPAZI PER TUTTI, ANCHE PER GLI AMICI A QUATTRO ZAMPE

Relax all’aria aperta, arte minore, cibo a kmzero, escursioni, attività sportive e spazio per gli amici a quattro zampe sono le carte vincenti dell’offerta agrituristica di Terranostra Campagna Amica che in Veneto registra il pienone nelle mille aziende agricole che offrono accoglienza, ristorazione e alloggio all’insegna della sicurezza e del distanziamento sociale. Iniziative ricreative, intrattenimento didattico, specificità sociali, servizio di agri-tata sotto l’etichetta “pet  friendly” gli operatori agrituristici assicurano tutta l’attenzione per l’ospite e l’applicazione dei protocolli sanitari. Secondo le stime di Coldiretti 400 mila vacanzieri hanno scelto di trascorrere il Ferragosto in campagna: su territorio regionali la tendenza è confermata dalle prenotazioni nei Colli Euganei al Lago di Garda, dall’Altopiano alle Dolomiti passando per le Prealpi Trevigiane la pianura e il litorale adriatico. La spinta verso un turismo “sicuro” e di prossimità, con la riscoperta dei piccoli borghi ha portato gli agriturismi ad incrementare l’offerta di attività, dal pranzo sul plaid con i piedi sull’erba, all’agri-aperitivo a bordo piscina o tra i filari, ma c’è anche chi si è attrezzato per ospitare i commensali nel granaio o sulle balle di fieno nell’aia o ha organizzato cene romantiche tra i vigneti. Proposte che vanno ad aggiungersi servizi innovativi per sportivi, nostalgici, curiosi e ambientalisti, come l’equitazione, il tiro con l’arco, il trekking o attività culturali come la visita di percorsi archeologici o naturalistici, ma anche corsi di cucina e wellness. A disposizione ci sono oltre 24 mila aziende agrituristiche presenti in Italia – spiega Diego Scaramuzza presidente nazionale di Terranostra –  che sono in grado di offrire un potenziale di più di 262 mila posti letto e 462 mila coperti per il ristoro, oltre a 11.600 mila piazzole per l’agricampeggio e a oltre 1500 attività di fattoria didattica per i più piccoli. L’agriturismo è apprezzato anche per gli acquisti dei souvenir alimentari delle vacanze con tre turisti su quattro (75 per cento) nel Belpaese che hanno deciso per il 2020 di visitare frantoi, malghe, cantine, aziende agricole o mercati degli agricoltori per acquistare prodotti locali a chilometri zero direttamente dai produttori e ottimizzare il rapporto prezzo/qualità secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’.  «L’agriturismo svolge un ruolo centrale per la vacanza Made in Italy post covid perché contribuisce in modo determinante al turismo di prossimità nelle campagne italiane per garantire il rispetto delle distanze sociali ed evitare l’affollamento» continua Diego Scaramuzza nel precisare che «in quasi due comuni italiani su tre sono presenti strutture agrituristiche con una netta prevalenza dei piccoli comuni dove nasce il 92 per cento delle tipicità agroalimentari Made in Italy». Il consiglio è di rivolgersi – spiega la Coldiretti – a siti come www.campagnamica.it o scaricando la nuova App di Campagna Amica che permette di scegliere le strutture dove poter soggiornare nei più bei paesaggi della campagna italiana, i mercati di Campagna Amica, le fattorie e le botteghe dove poter comprare il vero made in Italy agroalimentare, a partire dai Sigilli, i prodotti della biodiversità salvati dall’estinzione. Ma sul sito è anche possibile trovare l’elenco delle aziende agrituristiche che accettano il bonus vacanze per facilitare i soggiorni delle famiglie italiane.

PREVISIONI VENDEMMIA: QUALITÀ OTTIMA PER CASA PALADIN

Si prospetta un’annata eccezionale, con produzione più contenuta ma qualità eccellente. E’ positivo il primo bilancio di Carlo Paladin, contitolare della Casa Vinicola Paladin assieme al fratello Roberto, per le tenute in Veneto, Franciacorta e Toscana.

Anzitutto nell’area situata al confine tra Veneto Orientale e Friuli, dove si producono i vini  Paladin e Bosco del Merlo, tra le province di Venezia e Pordenone.

«Come sempre – spiega Carlo Paladin – un parere definitivo si potrà esprimere solo quando l’uva sarà in cantina, ma ad oggi siamo contenti. Le condizioni del vigneto sono ottime grazie ad un andamento climatico regolare sin dal periodo di fioritura ed allegagione, che ha permesso uno sviluppo omogeneo del grappolo e il mantenimento della vegetazione sana, oltre a una riduzione notevole degli interventi di difesa della vite. Le calde e soleggiate giornate, alternate a piogge regolari, rendono ora possibile una piena attività delle foglie nella fotosintesi e quindi un buon accumulo di zuccheri negli acini.  Anche le temperature attuali sono perfette, con pochi picchi superiori ai 30 gradi e un’escursione termica tra le ore notturne e diurne di 10 gradi, fattori che favoriscono la fissazione degli aromi e il mantenimento di una buona acidità».

In Veneto è ora iniziata l’invaiatura, momento in cui l’acino cambia colore da verde alla sua sfumatura caratteristica, più accentuata sul Pinot Nero e sulle varietà precoci. E se all’avvio della stagione si prevedeva una vendemmia anticipata, oggi siamo rientrati nella media.

La produzione sarà in calo rispetto alla media a causa di un numero inferiore di gemme fertili, con un meno 25 per cento sulle varietà precoci Pinot Grigio, Pinot Nero e Chardonnay, un meno 15 per cento su Glera e meno 10 per cento sui vitigni aromatici. Una riduzione ampiamente compensata dalla qualità.

E sulle scelte dei consorzi Prosecco Doc e Pinot Grigio, comunicate in questi giorni e studiate per contrastare eventuali speculazioni, la famiglia Paladin si trova perfettamente d’accordo.

Tra queste, l’eliminazione dei superi e la commercializzazione della nuova annata dal 2021.

Ottime previsioni anche per Castello Bonomi, in Franciacorta, dove dopo i campionamenti dei giorni scorsi la vendemmia prenderà il via la prossima settimana.

Un germogliamento precoce e una primavera con poche precipitazioni avevano fatto pensare ad una vendemmia anticipata, ma il decorso climatico di maggio, giugno e luglio – con piogge regolari e temperature massime nella media stagionale – ha poi riequilibrato i tempi. I temporali alpini costanti e l’assenza di picchi di caldo eccessivo hanno favorito una buona attività della parete fogliare, mentre la continua escursione termica ha rallentato la maturazione, riportandola nella norma e favorendo il giusto equilibrio tra le diverse componenti dell’uva. L’annata, quindi, si prospetta ottima.

Anche per Premiata Fattoria di Castelvecchi, a Radda in Chianti (Siena), ci sono ottime prospettive per la qualità delle uve, seppure con una lieve flessione nelle rese previste con un calo del 5-10 per cento. La primavera asciutta e soleggiata e le piogge di giugno hanno mantenuto un buon equilibrio climatico anche in periodo di fioritura e di allegagione, con uno sviluppo omogeneo e regolare del grappolo.

Fondamentali saranno l’andamento climatico delle prossime settimane per garantire il mantenimento delle buone condizioni di sanità delle uve e buone escursioni termiche tra giorno e notte che, in questi giorni, registrano variazioni fino a 15 gradi. Ciò permetterà l’esaltazione degli aromi, l’evoluzione dell’acidità e l’accumulo zuccherino.

Dopo una previsione di vendemmia precoce, con il germogliamento iniziato due settimane prima del previsto, l’andamento è rientrato nella normalità nei mesi successivi e la vendemmia si prevede per il periodo a cavallo tra fine settembre e inizio ottobre.