IN GONDOLA LUNGO IL PO PER UNA LETTERA D’AMORE

GONDOLADue amici, l’austriaco Peter Rauscher (62 anni) e l’italiano Paolo Donaggio (74) saranno i protagonisti di un’insolita avventura sponsorizzata da Goppion Caffè. Solcheranno le acque del fiume Po a bordo di una gondola. La loro missione è consegnare una lettera d’amore di un giovane all’amata che abita in Laguna. Il viaggio inizierà il 12 maggio da Pavia, direzione Venezia. 430 km in gondola, 80 al giorno con una velocità media di 8 km all’ora. La gondola, originale degli anni 90, è stata restaurata con minuzia e batte bandiera austriaca. La lunghezza è di circa 11 metri, la larghezza massima di 1,40. Un’avventura che nasce da una grande amicizia e dalla passione per lo sport. Due anni fa Peter Rauscher, si è appassionato di voga Veneta e un anno dopo ha comprato la gondola dal maestro d’ascia Franco Crea alla Giudecca. Nell’ultimo anno i due amici si sono allenati duramente per prepararsi all’impresa, fino a cinque volte la settimana. Il percorso scelto, Paolo Donaggio lo conosce bene. Onorato nel 1979 del titolo di “Campione Mondiale di Maratona del Nuoto”, soprannominato il “coccodrillo”, più di quarant’anni fa percorse a nuoto questo stesso tragitto. “Questo viaggio ci ha affascinato non solo per la missione romantica – dice Paola Goppion – ma anche perché parla delle nostre terre e delle nostre acque, di lentezza e di gesti ripetitivi e cadenzati che ti accompagnano a scoprire scorci di paesaggio che nella frenesia del vivere quotidiano spesso passano inosservati. La stesso spirito con cui ci si gusta un buon caffè”. Il viaggio sarà seguito da un fotografo che documenterà le tappe di questo insolito traghettare. L’arrivo è previsto per domenica 17 maggio verso le 15 in Piazza San Marco a Venezia dove con un brindisi amici e simpatizzanti accoglieranno i due gondolieri.

 

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UN CORSO PER EXPORT MANAGER DEL VINO

GalaItaliaIwfi1985ViniIl 22 maggio a Lonigo (VI) si terrà un seminario organizzato da Wine Meridian al tema Diventare Export manager nel mondo del Vino. Un seminario opportuno visto che il settore vitivinicolo italiano in quest’ultimo ventennio ha conosciuto una crescita vertiginosa ed anche in questo momento continua a rappresentare un mercato di successo, soprattutto all’estero. Su questo fronte, allo stato attuale, le imprese vitivinicole italiane denunciano un deficit di risorse umane adeguate alle sfide imposte dal mercato, in primis quella della internazionalizzazione. Ecco perché Wine Meridian propone un percorso di formazione rivolto sia a nuove figure professionali che a professionisti già inseriti nel mercato specifico, che attraverso un approccio altamente operativo preparerà risorse umane in grado di portare immediato valore aggiunto alle imprese vitivinicole, soprattutto per quanto concerne i temi del marketing e dell’internazionalizzazione. Il corso di perfezionamento, full immersion, avrà la durata complessiva di 8 ore. Il corso è a pagamento: 120 euro. Info e iscrizioni (almeno 5 giorni prima dell’inizio): lavinia.furlani@winemeridian.com – tel. 348.5727501.

ECOSOSTENIBILITA’ DELLA PESCA E’ POSSIBILE. CAORLE INSEGNA

di GALDINO ZARA

Buonissimi e molto meno costosi sgombri ripieni

Buonissimi e molto meno costosi sgombri ripieni

Nel 1986 il grande scandalo che portò a 23 morti e l’avvelenamento di centinaia di consumatori in tutto il Nord Italia. Partite di vino tagliato con alcool metilico nella cantina Ciravegna a Narzole (CN) per poi espandersi in tutta Italia. In ginocchio il settore vinicolo, un calo di esportazioni da 17 a 11 milioni di ettolitri. E’ di quell’anno la costituzione, in Langa, di Arcigola, costituitasi a Parigi nel 1989 come Movimento Internazionale Slow Food. Ben prima del 1986 i pionieri di Arcigola avevano cominciato a delineare le linee guida del movimento in riferimento al settore enogastronomico: produrre di meno migliorando la qualità, consumare meno e pagare la qualità ad un prezzo più elevato di quello corrente. Nel 1987 Arcigola e Gambero Rosso danno vita alla guida dei Vini d’Italia, uno strumento in grado di fornire ai consumatori consigli e indicazioni sui vini più meritori e ai produttori di essere conosciuti. Lo scandalo del vino portò morte e disastro economico, ma da questa vicenda scaturì per molti produttori la volontà e la determinazione di “alzare la testa”. Dopo una prima fase di smarrimento si iniziò anche nelle più piccole aziende a lavorare sulla qualità e dopo pochi anni il settore vinicolo si pone alla testa di un rilancio in tutto il comparto agroalimentare. Produttori di carni, animali da cortile, olio, formaggi, pasta, cereali, miele, frutta e ortaggi cominciarono a pensare ad un mercato sempre più colto e interessato alla salute e alla qualità. La crescita qualitativa da parte dei produttori continua soprattutto nella considerazione di un cibo sempre più “buono, pulito e giusto” nel rispetto dell’ambiente e nel mantenimento di una terra fertile anche per le generazioni che verranno. Molte le aziende agricole che si stanno riconvertendo al biologico e al biodinamico, soprattutto i giovani che hanno individuato nella sostenibilità il loro futuro. E’ altresì cresciuta la consapevolezza dei consumatori, nonostante una ridotta disponibilità di spesa e il bombardamento mediatico delle multinazionali per un cibo confezionato precotto o cotto, a chiedere uno specifico tipo di carne, di olio, di formaggio con denominazioni territoriali e di qualità. Nel contempo è in espansione la richiesta di cibi biologici e di cereali integrali.

IL PESCE

Per quanto riguarda il pesce, nonostante molto del nostro Paese sia bagnato da mare, esiste ancora una scarsa educazione e sensibilità. Al mondo esistono 25.000 specie di pesci, nei nostri mercati se ne trovano alcune decine, una quindicina al consumo corrente. Nelle famiglie si consumano filetti di platessa e limanda, pangasio, merluzzo e bastoncini. Nelle mense pangasio dal Vietnam e persico dal Lago Vittoria, oltre ai bastoncini; sembra che i nostri figli e nipoti abbiano un unico padre: il nostromo o il capitano di fama pubblicitaria e spot televisivi. Nella ristorazione scampi, gamberi, mazzancolle, filetti di rombo, branzino, orata. Nei ristoranti di pesce fino a qualche decennio fa non esistevano i filetti, si cucinava un pesce intero e questo veniva sporzionato tra i commensali, sembra che oggi le “spine” facciano male solo a guardarle. Quando si parla di pescato si inseriscono vari elementi e una filiera che presuppone la coscienza e la consapevolezza di vari soggetti: pescatori, rivenditori, consumatori. Creare un fronte comune per una pesca più sostenibile con l’imperativo che il pesce deve essere “Locale” e “Stagionale”.

I PESCATORI

Anche nella pesca è diventata imprescindibile la sostenibilità; nei mari c’è sempre meno pesce e si sta intervenendo con diverse iniziative. A Caorle si sta attivando in questi mesi un progetto (finanziato dal GAC Veneziano, nell’ambito dei FLAG Projects FARNET) dal titolo “Sviluppo di attività ecosostenibili nell’ambito della pesca costiera del litorale di Caorle”. Il progetto è stato redatto dal Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, prevede un percorso verso una maggior attenzione alle risorse, all’ambiente e alla sostenibilità con lo scopo di spostare la visione degli operatori della pesca dalla ricerca di un profitto immediato verso un guadagno costante nel tempo. Intraprendere attività alternative di pesca turismo e ittiturismo svolte a integrare il reddito con la finalità di ridurre la pressione sulle risorse sfruttate. Da anni si attuano nei nostri mari periodi di fermo pesca per il ripopolamento dei pesci, si sono inserite normative della Comunità Europea per regolamentare le taglie dei pesci al consumo (è del 1173 un analogo regolamento editto dalla Serenissima Repubblica di Venezia, vedi tabella marmo a Rialto) e in alcune situazioni tali normative sono ancora disattese. Rispettare l’ambiente, i cicli biologici delle specie sfruttate con particolare attenzione ai periodi di deposizione e schiusura delle uova. Impiegare attrezzi a basso impatto sull’ambiente marino, oggi in molte aree si pesca ancora con le “incompatibili” turbo soffianti (vongole) distruggendo i fondali marini. Pensare a un mare rispettato attraverso la riduzione dei consumi di carburante e alle emissioni di CO2.

I RIVENDITORI

Sono l’anello di congiunzione tra produzione e consumo. Purtroppo in alcune occasioni si prende in giro il consumatore. Vendita di pesci freschi mescolati con pesci stantii, vendita di specie ittiche poco costose e sconosciute al posto di specie pregiate, pesci allevati per pesci di cattura in mare, linguate senegalesi vendute per sogliole, polpo bianco venduto al posto del verace, filetti di persico come cernia, squalo venduto come massa da taglio per spada o tonno. I rivenditori devono recuperare una loro professionalità, essere preparati, coinvolgenti a difesa della qualità. I filetti di pesce, considerato il fatto che le “spine” sono diventate una forma di allergia, si possono fare anche con il pesce fresco, i banchi di vendita possono essere allestiti con pesce già semi preparato per la cottura, come del resto fanno oggi i macellai. Il pesce cosiddetto povero è buono e costa poco e va proposto al consumo. Il pescato non deve essere in funzione del mercato e dei prezzi, ma è il consumatore attraverso il rivenditore che deve comprare quello che si pesca.

CONSUMATORI

Quando si va a fare la spesa occorre riflettere su quali scelte fare, dobbiamo coniugare il piacere con una maggior responsabilità negli acquisti, con la consapevolezza del potere che abbiamo nel condizionare i consumi. Rieducarci al consumo di pesce di specie cosiddette “neglette”, più povere, stagionali; costano anche di meno, diventeremo buongustai e soprattutto rispettosi delle risorse del mare. Se riusciamo a modificare culturalmente questi stili alimentari daremo una prospettiva contro l’impoverimento dei nostri mari, alla nostra salute e soprattutto al piacere di un pesce sostenibile. “Il pesce pescato bene è più buono