SUCCESSO A VILLA BRAIDA DELLE ECCELLENZE VINICOLE DI CONEGLIANO

Villa Brandolini, sede del Consorzio Colli di Conegliano

Villa Brandolini, sede del Consorzio Colli di Conegliano

Un’occasione per conoscere le quattro eccellenze D.OC.G. del Consorzio Colli di Conegliano. Villa Braida a Mogliano ha ospitato, per un intero pomeriggio, la degustazione di 14 cantine: Astoria Vini – Refrontolo; Bepin De Eto – San Pietro di Feletto; Colvendrà – Refrontolo; Conte Collalto – Susegana; Cantina Produttori Fregona – Fregona; De Stefani ­– Refrontolo; Il Colle – San Pietro di Feletto; Gregoletto – Premaor Miane; Liessi Giuseppe – Refrontolo; Lucchetta Marcello – Conegliano; Masottina – Conegliano; Salatin – Cordignano; Sorelle Bronca – Vidor e Toffoli – Refrontolo. Tante le persone che hanno approfittato dell’occasione per assaggiare questi prodotti delle colline trevigiane, accompagnati da qualche fetta di formaggio, del pane, dei grissini. Tra i vini in degustazione il Colli di Conegliano, un blend di Manzoni bianco, Chardonnay, Sauvignon e Riesling renano. Di colore giallo paglierino, fruttato con profumi di frutta tropicale, sono prodotti sui terreni collinari dell’azienda usando l’agricoltura sostenibile, sono lasciate surmaturare per concentrare sali e aromi. Poi sono raccolte a mano con una vendemmia differenziata e portate in cantina. Una storica famiglia delle colline della Marca è Gregoletto, con sede a Miane ma anche con terreni a Refrontolo e San Pietro di Feletto. Gestita da Luigi Gregoletto e i figli Giuseppe, Giovanni e Antonella, già nel Seicento c’erano notizie di terreni acquistati proprio da un Gregoletto. In azienda è stato avviato un percorso di biodinamica, lasciando fare all’agricoltura nel rispetto della terra.  Puntano sui mercati italiano, svizzero e francese, con 200 mila bottiglie l’anno. A Mogliano hanno portato Colli di Conegliano Albio 2011 e il Rosso 2005; il primo, ideale per antipasti, primi, carni bianche e pesce, baccalà e risotto al nero di seppia, si ottiene da uve di incrocio Manzoni e da Pinot bianco e/o Chardonnay e presente un profumo aromatico. Il secondo, invece, nasce dalle uve provenienti dalla colline di San Pietro, con vitigni al 50% Merlot, il 40% Cabernet Franc e Sauvignon, il 10% Marzemino. Ha una macerazione lunga, con una permanenza in botti grandi e piccole fino a sei mesi prima della vendita. A conduzione familiare anche la ditta Lucchetta Marcello di Conegliano, con Mario Lucchetta, la moglie Carmen, i nipoti e il fratello Giuseppe Lucchetta. La particolarità sono le 180-200 mila bottiglie annue vendute in casa; i clienti sono sia veneti ma anche da fuori regione, come Lombardia e Lazio ma anche tedeschi. Così, per bere il Verdiso, lo Chardonnay, il Cabernet Franc, il Cabernet Franc, i Colli di Conegliano Bianco e i Calpena Rosè e Millesimato, si deve andare direttamente in azienda, in via Calpena. Per le carni ai ferri, al forno e formaggi stagionati, Croder Rosso D.O.C.G. di Astoria, può essere una buona soluzione. Dal gusto elegante, con sfumature di cuoio, spezie e tabacco, nasce dal 64% di Cabernet Sauvignon e Franc, 16% Merlot, 10% Marzemino e il 10% Incrocio Manzoni 2.15. La serata si è chiusa con le proposte dello chef Lorenzo, che ha preparato dello Snak Granita di Dasy (brodo orientale), delle cozze, del Cumquant, della salicornia, servito in un vasetto con il fumo all’interno. Il tutto accompagnato dai Colli di Conegliano 2012   “Mina” Azienda Astoria. A seguire, asparagi e mandorle, risotto al polline di castagno e fiori di sambuco, tutto innaffiato dal Colli di Conegliano rosso 2009 “Vinciguerra” dell’azienda Collalto. Si è proseguito con pluma di maiale iberico alla brace e i Colli di Conegliano Refrontolo Passito 2008 dell’azienda Colvendra. E poi carciofo, orzo anice e caffè, il sorbetto di bacche di sambuco, con frutta esotica gratuggiata dentro l’azoto e messa sopra (Colli di Conegliano Torchiato di fregona 2010 Consorzio in abbinamento con il formaggio Robiola di Roccaverano). E poi in tavola il pane bio Aries di Vidor e la Robiola di Roccaverano D.O.P. Valsana di Santa Lucia di Piave.  Alessandro Ragazzo

Antonella Gregoletto

Antonella Gregoletto

ACCORDO. VINITALY E SEMAINE DES PRIMEURS NON SI PESTERANNO PIU’ I PIEDI

Giovanni Mantovani direttore generale di Veronafiere

Giovanni Mantovani direttore generale di Veronafiere

Basta con le sovrapposizioni, le contemporaneità che danneggiano sia l’una che l’altra manifestazione, fra l’altro le due sicuramente più importanti d’Europa. L’Union des Grands Crus de Bordeaux (UGCB) e Vinitaly hanno siglato un accordo per coordinare le rispettive manifestazioni al fine di consentire ai buyer e ai media di tutto il mondo di ottimizzare la loro presenza a due dei principali eventi del calendario vitivinicolo.  Infatti, sensibili alle esigenze dei principali protagonisti del Mondo del Vino, le direzioni dell’UGCB e di Vinitaly hanno deciso congiuntamente di armonizzare i propri calendari evitando qualsiasi sovrapposizione di date tra la “Semaine des Primeurs” di Bordeaux e il Vinitaly di Verona, due manifestazioni di prim’ordine tradizionalmente svoltesi fino ad ora all’inizio di aprile. In quest’ottica, le rispettive direzioni hanno concordato i calendari per i prossimi quattro anni e i due eventi si svolgeranno nelle seguenti date: Semaine des Primeurs a Bordeaux: 2014 31 marzo-5 aprile; 2015 30 marzo-3 aprile; 2016 4-8 aprile; 2017 3-7 aprile;  Vinitaly a Verona: 2014 6-9 aprile; 2015 22-25 marzo;  2016 10-13 aprile; 2017 26-29 marzo. A commento di quest’importante decisione, Giovanni Mantovani, Direttore generale di Veronafiere, ha dichiarato: « In un’epoca di globalizzazione dei mercati, la Francia e l’Italia del vino hanno superato gli steccati con un’ iniziativa esemplare, funzionale all’interesse dell’intero sistema, basata sul riconoscimento reciproco dell’importanza delle due manifestazioni. UGCB e Vinitaly hanno agito con realismo, professionalità e buon senso, in un’ottica di efficacia». Da parte sua, Olivier Bernard, Presidente dell’UGCB, ha sottolineato «Per entrambe le nostre organizzazioni, la principale preoccupazione è quella di soddisfare le aspettative dei nostri clienti, siano essi europei, americani o asiatici. Era nostro dovere fornire soluzioni concrete ed ora i visitatori potranno assistere sia al Vinitaly di Verona che alla “Semaine des Primeurs” di Bordeaux».

Olivier Bernard presidente dell'Ugcb

Olivier Bernard presidente dell’Ugcb

I 50 ANNI DI CARAVELLA. FESTA GOURMAND NEL RISTORANTE VENEZIANO

foto mezzo secolo la caravella veneziaCinquant’anni di attività per il ristorante La Caravella di Venezia (via XXII Marzo), proprio a due passi dal Gran Teatro la Fenice. Giovedì 20 giugno, con una festa all’interno della corte interna del locale, la famiglia Serandrei ha voluto celebrare il mezzo secolo di attività con 200 invitati. Giunta alla quarta generazione, il ristorante nacque un secondo momento rispetto all’hotel Saturnia, fondato nel 1908 dai bisnonni degli attuali proprietari. Tra assaggi a base di pesce, spicchi di pizza, vino e spritz, alla fine non poteva mancare la classica torta dei “50 anni”. Ma le celebrazioni per questo locale, che conta più di 200 etichette e stellato Michelin per venticinque anni dal 1970 al 1995, non terminano qui, perché i Serandrei hanno pensato a due menu proprio per il mezzo secolo, che saranno serviti fino a maggio 2014. Ideato dallo chef Silvano Urban, la degustazione prevede quattro portate con i piatti che hanno segnato la storia de La Caravella: crema d’astice con il suo caramello, asparagi di mare e pancetta croccante, bigoli in salsa (spaghetti integrali) serviti tiepidi con vellutata di porri e pane fritto, San Pietro gratinato alle erbe con pesto di gamberi e perle di verdure, Zabajone La Caravella. Il tutto al prezzo di 68 euro per persona vini esclusi. C’è, poi, un maxi piatto del cinquantenario, con dieci diverse varietà di pesce della Laguna veneziana, scelte in base alla disponibilità del mercato. Qui ci saranno due proposte: una per la primavera-estate, l’altra per l’autunno inverno. Entrambe sono al costo di 48 euro per persona, senza i vini.

BRINDANDO SUL DINNER IN THE SKY ALLO SPETTACOLO DI VENEZIA

Dinner in the Sky (foto di Silvia Salata)

Dinner in the Sky (foto di Silvia Salata)

Una vista splendida, un’emozione forte e poi, volgendo lo sguardo verso giù, ti chiedi chi te l’abbia fatto fare. Ma alla fine, ne è valsa la pena. Eccome se è valsa. Si chiama “Dinner in the sky”, che fino al 23 giugno si può provare all’hotel Cipriani di Venezia, prendendo l’aperitivo o cenando a 50 metri d’altezza, sollevati da una gru. Sembra di essere in una giostra, con il corpo ben imbragato e le seggiole che si possono girare di 180 gradi. I commensali attorno a questa tavola sospesa nel vuoto sono 22, in mezzo gli chef e i camerieri, pronti a servirti come se fossi servito a un normale tavolo. Qui di normale c’è vedere l’intera Laguna da un osservatorio particolare e privilegiato: da piazza San Marco al campanile, il paron come viene chiamato qui, e poi Lido, Sant’Elena, il Canal Grande, la Giudecca, il Porto marittimo e quello di Marghera. Tutto sembra ai tuoi piedi. Il ristorante, poi, è stato posizionato proprio accanto alla piscina del lussuoso albergo e questo aumenta l’adrenalina. E così tra un bicchiere di Bellini o di Champagne, un antipasto e un primo, due parole con il vicino e fare attenzione che qualcosa non ti cada, specie il telefonino o la macchina fotografica per immortalare un panorama che non vedrai tutti i giorni, ci si può godere uno dei paesaggi più belli sulla faccia della terra. “Dinner in the sky” ha già girato cinquanta Paesi del mondo e ora è la volta di Venezia. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con 5th Events a Action Partner/Alessandro Rosso Group e il costo varia dai 50 euro per l’aperitivo ai 250 euro per la cena, che diventano 300 euro il venerdì e il sabato. Sono tre le salite per gli aperitivi (alle 17.15, 18, 18.45) e lassù, a godersi Venezia, ci si rimane una mezz’ora. Dunque, invece, gli appuntamenti con la cena, alle 20 e alle 21.30 e quando scende la notte lo spettacolo è ancora più bello. Ma quando si scende, c’è da scommettere che quasi tutti vorrebbero risalire.

E dietro piazza San Marco (foto Silvia Salata)

E dietro piazza San Marco (foto Silvia Salata)

San Marco, il Bacino e San Giorgio (foto Silvia Salata)

San Marco, il Bacino e San Giorgio (foto Silvia Salata)

I preparativi prima del... decollo (foto Silvia Salata)

I preparativi prima del… decollo (foto Silvia Salata)

 

DAL PIEMONTE UN PROSCIUTTO CRUDO DOP. QUELLO DI CUNEO

PROSCIUTTOUna new entry nel mondo più illustre dei salumi, quello del prosciutto. Tutti sappiamo di Parma, San Daniele, Langhirano, Montagnana eccetera, ma il crudo di Cuneo finora era un totale sconosciuto. Per quanto riguarda il Piemonte una certa fama ce l’ha solo quello di Cocconato. Ed ecco invece, che proprio il Crudo di Cuneo sarà presentato ai giornalisti, alle autorità e agli operatori della filiera  lunedì 24 giugno, alle 17 al Resort San Giovanni a Saluzzo (CN). L’evento sarà condotto dal “cronista della gastronomia” e conduttore su Canale 5 di Melaverde, Edoardo Raspelli. Tutto avviene perché finalmente il prosciutto Crudo di Cuneo ha ottenuto recentemente la registrazione definitiva della Denominazione di Origine Protetta (DOP) da parte della Unione Europea. La produzione del prosciutto DOP è adesso realizzata presso lo stabilimento della Carni Dock (a Lagnasco CN, strada Manta 5/A). Uno dei punti di forza del Consorzio è l’area molto circoscritta in cui avviene tutta la produzione. Una ricerca dell’Assica – l’Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi – ha evidenziato come la filiera di produzione e lavorazione delle cosce messa in atto dal produttore Carni Dock per il Crudo di Cuneo sia la più breve tra i prosciutti crudi stagionati d.o.p. Quale miglior palco poteva essere individuato se non l’ex Convento San Giovanni, di epoca medioevale, sito nel centro storico di Saluzzo? Antichi documenti ci testimoniano che già nel 1630, nel monastero degli Agostiniani di Fossano, venivano stagionate cosce di maiale e si faceva poi la cernita della miglior qualità per la mensa del Vescovo, dell’Abate, dei frati anziani e degli ospiti di riguardo. L’area di produzione del prosciutto Crudo di Cuneo abbraccia le province di Cuneo e Asti e 54 comuni della zona Sud della provincia di Torino. In questa area vengono ingrassati ogni anno oltre un milione di suini pesanti certificati per il circuito delle Denominazioni di Origine Protetta. Fino a ieri poche cosce di questi suini erano lavorate e stagionate in loco, ma venivano portate a stagionare nelle aree del Parma o del S. Daniele, cosicchè il valore aggiunto e i posti di lavoro che scaturiscono da queste lavorazioni andavano a vantaggio di quegli altri territori. Da oggi le cose cominciano a cambiare. L’iniziativa è promossa dal Consorzio di Promozione e Tutela del Prosciutto di Cuneo che ha sede presso l’Unione Industriali della Provincia di Cuneo (corso Dante, 51 a Cuneo). “Il Piemonte possiede fin dai tempi antichi i tre ingredienti basilari per produrre un buon prosciutto: le cosce di suini di qualità, il sale e le condizioni climatiche favorevoli per la loro asciugatura – ha affermato Chiara Astesana Presidente del Consorzio di Tutela del prosciutto Crudo di Cuneo nel presentare l’iniziativa – Occorreva quindi recuperare e tutelare questa produzione che rischiava di scomparire. L’ottenimento della DOP rappresenta un presupposto fondamentale per rilanciarla. La produzione del prosciutto Crudo di Cuneo DOP intrapresa dalla Carni Dock di Lagnasco (CN) è adesso disponibile per i consumatori che lo vorranno acquistare e degustare ”. Il programma di lunedì prevede alle 15 la visita guidata (solo su prenotazione) al prosciuttificio Carni Dock di Lagnasco (CN); alle 17  conferenza stampa ”Il prosciutto CRUDO DI CUNEO si svela” al Resort San Giovanni, via San Giovanni 9/A. Saluzzo (CN). Moderatore e conduttore Edoardo Raspelli. Interventi di: Chiara Astesana,presidente del Consorzio di Promozione e Tutela del prosciutto di Cuneo: presentazione dell’evento; professor Vittorino Cravero, cofondatore e consigliere del Consorzio di Promozione e Tutela del prosciutto di Cuneo: ”Il prosciutto crudo di Cuneo  e il legame con il territorio”. Luigi Allasia, titolare della Carni Dock di Lagnasco (CN): “Il prosciutto in provincia di Cuneo: l’esperienza del produttore”. A seguire  degustazione guidata del prosciutto crudo di Cuneo e altre prelibatezze del territorio.

SALOTTI DEL GUSTO. MASSIMO LIVAN AL CHEF CONTEST DI SAN CASSIANO

Lo chef veneziano Massimo Livan

Lo chef veneziano Massimo Livan

Massimo Livan, executive chef dell’Antinoo’s Lounge & Restaurant del Centurion Palace Hotel, cinque stelle lusso della catena Sina Hotels, è stato scelto per essere presente a Salotti del Gusto, la manifestazione ideata da Raffella Corsi Bernini che si svolgerà dal 22 al 24 giugno 2013, al Fanes Group di San Cassiano (il Fanes Group in Alta Val Badia è un gruppo che comprende hotel, ristoranti e servizi per il turismo). L’evento enogastronomico è finalizzato a promuovere e valorizzare le aziende ed i produttori presenti con assaggi, degustazioni e convegni. Massimo Livan è stato scelto per partecipare ad uno Chef Contest che coinvolge 40 chef di fama internazionale. Gli chef selezionati, fra i quali ricordiamo Heinz Beck, Davide Oldani, Massimo Strobino, Davide Scabin, Moreno Cedroni, Filippo La Mantia, Giancarlo Perbellini, hanno creato una ricetta d’autore sulla base degli ingredienti delle aziende agroalimentari selezionate per partecipare alla kermesse. Un master sommelier ha poi abbinato ad ogni piatto il vino di una cantina presente a Salotti del gusto. Massimo Livan sarà premiato per la creazione della ricetta “Gnocchi di patate con Gamberi rossi crudi di Sicilia, mozzarella di bufala Masseria Lupata e pesto di rucola”.

LA RICETTA

 Ingredienti per 4 persone. Per gli gnocchi di patate: 500 gr di patate, 150 gr di farina, 1 uovo, 160 gr gamberi rossi, 50 gr mozzarella di bufala Masseria Lupata. Per il pesto: 100 gr di rucola, 1 cl olio Extravergine di Oliva Frantoio Santa Tea, sale. Preparazione. Come prima cosa prendete le patate e immergetele in una pentola piena d’acqua. Portatele ad ebollizione per circa 30 minuti. Poi le prendete, le pelate e le passate con lo schiacciapatate aggiungendo farina, uovo e sale. Maneggiate il composto ottenuto fino a fargli prendere una forma sferica. Poi da questa create dei piccoli pezzetti dandogli la forma e la misura che preferite. In seguito mettete un po’ d’acqua sul fuoco portandola ad ebollizione. Mettete la rucola lasciandola per circa un minuto. Dopo di che la togliete e la immergete subito in un contenitore con acqua e ghiaccio per conservarne il colore. Poi dovete strizzarla e darle una forma sferica. Prendete un frullatore a campana e mettete al suo interno il composto di rucola ottenuto insieme a l’olio ed il sale. Frullate il tutto creando una salsa omogenea. A parte pulite i gamberi separandoli dal loro carapace e togliendoli l’intestino centrale. Prendete le mozzarella e tagliatela in quattro, oppure cinque pezzetti. Per la cottura degli gnocchi il procedimento è semplicissimo. Mettete sul fuoco una pentola e portate l’acqua ad ebollizione.Versate gli gnocchi che toglierete dal fuoco quando verranno a galla. Passiamo ora all’impiattamento. Versate nel piatto il pesto di rucola, adagiatevi sopra gli gnocchi, i gamberi rossi e la mozzarella. Guarnite a vostro piacimento il piatto con dei fiori e dei germogli. Vino consigliato: Fongaro Durello Brut.

Gli gnocchi ai gamberi crudi

Gli gnocchi ai gamberi crudi

“VITA DA CUOCO”. NICOLA DINATO SI RACCONTA. LIBRO E APERITIVO AL FEVA

Nicola Dinato e la moglie Elodie Dubuisson

Nicola Dinato e la moglie Elodie Dubuisson

Certo che Nicola Dinato non finisce mai di stupire. Ha da poco passato i trent’anni, ha avviato con la moglie Elodie il ristorante Feva a Castelfranco dove sta riscuotendo consensi di critica e pubblico per la sua cucina legata al territorio ma mai stanca di cercare suggestioni creative al passo con i tempi, che si cimenta con un romanzo. Il suo primo romanzo Vita da Cuoco, uscito di recente in Ebook con La Case di Los Angeles, sarà presentato domenica 23 giugno a partire dalle 18 proprio al Feva, durante un aperitivo letterario con la conduzione dell’assessore alla Cultura Giancarlo Saran e in collaborazione con Sugarpulp, Velvet Media e Terre di Giorgione.   Ovviamente sarà presente l’autore. Vita da Cuoco narra la storia di Paolo, un giovanissimo che vuole diventare chef, personaggio nel quale è facile identificare lo stesso Nicola. Insomma il libro è quasi un romanzo autobiografico, scritto raccontando dal di dentro quello che avviene (buono e cattivo, bello e brutto) nelle cucine dei grandi chef stellati, dalla provincia italiana, fino a Londra e alla Costa Azzurra, passando per Barcellona e New York, un quasi Kitchen Confidential primo libro del cuoco viaggiatore Anthony Bourdain, che però ha il doppio degli anni di Nicola.  Così dalla penna (tasti) di Dinato esce un romanzo di formazione, la sua, che ci porta pagina dopo pagina a capire e scoprire la cucina stessa di Dinato. Un giovane cuoco che si sta facendo largo nel panorama nazionale. Con merito e buone idee.

DINNER IN THE SKY ALL’HOTEL CIPRIANI. A CENA E SOTTO LO SPETTACOLO DI VENEZIA

Dinner in the Sky sospesi sul mare

Dinner in the Sky sospesi sul mare

Ci volevano quelli della 5TH Events e la lungimiranza di Giampaolo Ottazzi general manager dell’ Hotel Cipriani per portare a Venezia Dinner in the Sky, la piattaforma ristorante che ha fatto il giro del mondo e che in Italia è gestita dall’Alessandro Rosso Group. Brand gli ultimi due conosciuti a livello internazionale, ma che, come spesso succede, hanno bisogno della bella idea per realizzare un evento che farà parlare di sé tutto il mondo. E l’idea è venuta proprio a quelli della 5Th Events, in particolare ad Emanuele Minore, project manager della azienda specializzata nella comunicazione e in eventi di grande respiro. Che conduce con Simone Gallenda, due giovani professionisti di Spinea. Così il matrimonio si è fatto, e dal 19 al 23 giugno una solida piattaforma galleggiante, il tutto per decine e decine di tonnellate, sosterrà una gru alta 50 metri che in cima avrà una piattaforma rotante per 180 gradi con 22 posti a sedere, mentre al centro della stessa camerieri e chef serviranno aperitivi e cene. Eccezionale. Di più. Perché questo ristorante volante è collocato vicino all’approdo esclusivo dell’Hotel Cipriani nella punta della Giudecca e chi salirà potrà godere dello spettacolo unico al mondo di piazza San Marco, il Lido, il Bacino, San Giorgio e ovviamente laguna, Giudecca, Venezia. L’evento è stato presentato l’altra sera lungo la piscina olimpionica del bar Gabbiano del Cipriani in contemporanea con il cocktail di apertura di stagione del grande albergo della catena Orient Express, che ha in serbo una serie di accattivanti manifestazioni per i suoi ospiti e per i veneziani. E la prima è proprio il Dinner in the Sky, evento unico che terrà per 5 giorni gli occhi del mondo puntati su Venezia, già meta e sogno di milioni di turisti. Chi cenerà lassù, oltre a godere del panorama in tutta sicurezza, gusterà piatti e aperitivi preparati dall’executive chef del Cipriani Renato Piccolotto e del cuoco del Cip’s del Cipriani Roberto Gatto. Insomma fra vista impagabile e tavola d’eccellenza sarà da divertirsi e sicuramente chi avrà partecipato se ne ricorderà fin che campa. Come partecipare: sono previsti tutti i giorni dal 19 al 23 giugno: 1 Drink dalle 18 alle 20; due Dinner (antipasto, primo, dessert e vini inclusi) dalle 20,15 alle 21,30 e dalle 21.30 alle 22.45. Per il Drink sono previste tre salite (e altrettante discese) della durata di mezz’ora con tre prezzi variabili a seconda dell’orario: 17,15  a 50 euro; 18 a 65; 18.45 a 80; per il Dinner due salite alle 20 e alle 21.30 per il costo ciascuna di 250 euro. Costo che sale a 300 per le cene in “alta quota” nei giorni di venerdì e sabato. Per info e prenotazioni: dinnerinthesky@hotelcipriani.it o 041.2408843.

La piscina dell'hotel Cipriani e la vista che si godrà dal Dinner

La piscina dell’hotel Cipriani e la vista che si godrà dal Dinner

 

 

SLOW FOOD STORY. LA BELLA AVVENTURA DI CARLO PETRINI. IL FILM A VENEZIA

SF_STORY_LocandinaSlow Food Story è la storia di una rivoluzione. Una rivoluzione lenta, slow, appunto. Una rivoluzione che va avanti da 25 anni e ancora non dà cenno di fermarsi. Slow Food ha un suo lider maximo che si chiama Carlo Petrini, detto Carlìn. Soprattutto a Bra (Piemonte pieno) dove è nato. L’inventore di Slow Food e di Terra Madre. Slow Food Story, che è un bel documentario, è la storia di un gruppo di amici di provincia: una storia di bischerate, di passioni politiche, di ristoranti, di riti contadini riesumati, di vino e di viaggi, di scommesse vinte o perse ma vissute sempre con la stessa inaffondabile, burbera ironia. Petrini ha capito prima di altri che sul cibo si giocava una delle partite decisive del nostro tempo, e ha battuto su quel chiodo (e lo batte ancora) fino a che la gente non si è fatta richiamare dall’eco di quei colpi “. Sono queste le parole del regista Stefano Sardo. Ma il film, che è stato presentato anche alla biennale cinema di Berlino, dove ha riscosso un grande successo di pubblico e di critica, narra anche degli amici di Petrini, li fa protagonisti anch’essi come Roberto Burdese, Alice Waters, Corby Krummer, quest’ultimi due ambasciatori di Slow Food nel mondo, come Petrini. Perché da solo italiano, ora l’associazione è attiva pressochè in tutto il mondo, basti pensare ai cosiddetti prodotti dei presidi, sistema capillare di mantenimento, coltura o allevamento di prodotti animali e vegetali che altrimenti sarebbero andati perduti.  Bene. Ora c’è l’occasione di immergersi nella storia di Slow Food anche a Venezia, grazie alla proiezione del film al cinema Rossini giovedì 27 giugno alle ore 20.30.  Ma prima del film alle 19.30 aperitivo alla prosciutteria Doc Dall’Ava con i vini dell’azienda Casa Geretto. Al film sarà presente anche Silvio Barbero, vicepresidente di Slow Food e co-protagonista del film. Ingresso a 5 euro.

SCOPRIRE I FRUMENTI ANTICHI. GIORNATA DIDATTICA AL PARCO DI RUBANO

Il forno a legna del Parco Etnografico di Rubano

Il forno a legna del Parco Etnografico di Rubano

Appuntamento didattico per grandi e piccini domenica 9 giugno nel Parco Etnografico di Rubano (Pd) perché si parlerà di “Grani Antichi Bene Comune, ovvero Riscopriamo le nostre radici per far germinare un futuro sostenibile. Organizzata da Slow Food Padova quella di domenica sarà una giornata conviviale di incontro e scambio di conoscenze, idee, informazioni attorno al mondo del pane e dei frumenti antichi, cardini della nostra sovranità alimentare. Che poi, in soldoni, si tratta delle farine che usiamo tutti i giorni per fare pane, pasta, dolci. E, finalmente, si è scoperto che le farine troppo raffinate sono quelle che hanno meno forza nutritiva rispetto a quelle antiche e quasi a rischio estinzione. Ecco perché si sta cercando (e molti lo hanno già fatto con lungimiranza) di recuperare i grani antichi che sono assai più nutrienti di quelli bianchissimi e moderni. E la giornata di Rubano è stata organizzata per una maggiore consapevolezza della nostra alimentazione quotidiana, per riscoprire, valorizzare e tutelare il bene comune della biodiversità agroalimentare, per pensare nuove forme di agri-coltura sostenibile. Giornata pieta quella di Rubano perché si inizia alle 9.30 con l’apertura del Casone, museo etnografico e a seguire la prolusione della dottoressa agronomo forestale Oriana Porfiri su “L’origine e l’evoluzione dei frumenti: la diversità conservata fino ad oggi e strategie di salvaguardia e utilizzazione”. Dopo la pausa caffè, alle 12, l’agronoma Patrizia Vaccino parlerà di Nazareno Strampelli, un pioniere del miglioramento genetico del frumento in Italia. Alle 13.30 buffet conviviale con prodotti biologici del forno a legna del Parco; alle 14.30 domande e dibattito; alle 16 presentazione di alcune realtà che lavorano nel territorio. I bambini dalle 9.30 potranno iniziare laboratori didattici: facciamo il pane; alle 15 visite guidate all’interno del bosco della cava. Il Casone, ovvero il museo etnografico, resterà aperto tutta la giornata. Visite e laboratori non sono a pagamento ma a offerta libera. Info: fornodelparco@parcodirubano.org

Il Parco Etnografico di Rubano dall'alto

Il Parco Etnografico di Rubano dall’alto