SLOW FOOD. CENA DI SOLIDARIETA’ CON L’EMILIA. AI FORNELLI GLI CHEF COLPITI DAL SISMA

Lumache in umido, il tipico piatto di Casumaro

Lumache in umido, il tipico piatto di Casumaro

 L’appuntamento è venerdì 31 maggio a Casumaro di Cento, in provincia di Ferrara, territorio duramente colpito dal terremoto dello scorso anno. È qui che Slow Food Emilia Romagna, Cento e Modena organizzano una cena di solidarietà, i cui proventi serviranno a creare un laboratorio didattico dedicato al cibo nella Scuola Media di Finale Emilia. Destinato principalmente ai ragazzi disabili, nell’aula si organizzeranno lezioni teoriche affidate a gastronomi ed esperti e appuntamenti con gli chef della regione per acquisire manualità sviluppando quella sensorialità fondamentale per entrare in contatto con il mondo della gastronomia. «Un’occasione per non dimenticare e per aiutare questa regione a ricominciare davvero» commenta Carlo Petrini, presidente di Slow Food, che parteciperà alla cena. «Fondamentale ripartire proprio dalle scuole per costruire un futuro migliore per questi ragazzi. Dobbiamo fare tutto ciò che possiamo per ridare speranza a loro e alle loro famiglie. E un laboratorio per imparare a giocare con il cibo è davvero un’iniziativa lodevole», conclude Petrini. Vasco Errani, presidente della Regione Emilia Romagna e Commissario per la Ricostruzione, aggiunge: «Slow Food ha avuto una bella idea e io sono lieto di aderire a una iniziativa di solidarietà che aiuta l’Emilia Romagna e i ragazzi delle scuole a sconfiggere il terremoto con il coraggio e la voglia di stare insieme. Una vocazione della nostra terra è proprio questa: un’agricoltura di qualità, il buon cibo, la natura e l’ambiente come regole di vita. Tutte cose che sono l’identità preziosa di una regione che vuole ripartire meglio di prima. Un ringraziamento di cuore agli organizzatori e ai tanti che daranno una mano per il successo di questa iniziativa». Ai fornelli gli chef dei ristoranti e delle osterie danneggiate dal sisma, che prepareranno piatti simbolo del territorio. Ecco quindi che i 400 commensali potranno assaggiare la Torta degli Ebrei con Morta della Classica, preparata da Giovanna Guidetti dell’Osteria La Fefa di Finale Emilia e le Lasagne verdi al forno alla Bolognese di Gabriele Ferri, dell’Antica Osteria Da Cencio di Cento. Si continua con le Lumache in umido alla Casumarese di Cesare Paganelli dell’Osteria della Lumaca di Casumaro accompagnate dalle Polpette di carne in umido di piselli di Antonio e Elvira Previdi dell’Osteria Entrà di Massa Finalese, il Tortino di ricotta e verdure all’aceto balsamico tradizionale di Antonella Lorenzoni dell’Osteria Scciancalegn di Ponterodoni e l’Insalata di erbe selvatiche dell’orto di Giovanni Cuocci dell’Osteria Lanterna di Diogene di Solara. Si conclude in dolcezza con la Zuppa Inglese di Alessio Malaguti e Adriana Biondi della Trattoria La Rosa di Sant’Agostino e la Crostata di Brusche di Modena di Giovanna Guidetti. Per informazioni e prenotazioni: Tel: 3492151644 – 3357325228 – 3468584662. E-mail: slowfoodcento@gmail.com o info@centoggi.it.

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SLOW FOOD STORY: LA RIVOLUZIONE PACIFICA DI CARLI’N PETRINI AL CINEMA

SF_STORY_LocandinaCinema e cibo s’incontrano per Slow Food Story di Stefano Sardo – il film sulla genesi del movimento più goloso del pianeta – che sarà in sala a partire da giovedì 30 Maggio. Slow Food Story  di Stefano Sardo è la storia di una rivoluzione lenta, come una lumaca, una rivoluzione che va avanti da 25 anni e ancora non dà cenno di volersi fermare. E che ha un suo lìder maximoCarlo Petrini, detto Carlìn. L’inventore di Slow Food e di Terra Madre. Il film distribuito da Tucker Film in collaborazione con Indigo Film è stato presentato con successo al Festival di Berlino nella sezione dedicata a pellicole e cibo Kulinarischen Kino.  Nel 1986 in Italia, Carlìn fonda l’associazione gastronomica ArciGola, e tre anni dopo lancia a Parigi lo Slow Food, un movimento internazionale che nasce come Resistenza al fast food. Senza mai lasciare Bra, la sua cittadina di 27mila abitanti, Petrini crea un movimento che oggi esiste in 150 paesi e che trasforma per sempre la gastronomia. Slow Food Story è la storia di un gruppo di amici di provincia: una storia di bischerate, di passioni politiche, di ristoranti, di riti contadini riesumati, di vino e di viaggi, di scommesse vinte o perse ma vissute sempre con la stessa inaffondabile, burbera, ironia. Una storia che ci dimostra come anche le più importanti avventure culturali possono nascere da un approccio divertito alla vita. Slow Food Story è la piccola storia di poche persone e della loro grande scommessa culturale, ma lascia intravedere dietro di sé la big picture dei cambiamenti del sistema cibo negli ultimi 60 anni: quelle dinamiche globali dell’agroalimentare che sono tra i temi ambientali più scottanti del nostro tempo. “Ho capito subito che volendo affrontare la storia di Slow Food avrei dovuto raccontare la vita di Petrini” – dice il regista Stefano Sardo – “In lui non c’è distanza tra privato e pubblico, Slow Food è tutta la sua vita. Petrini, con irruenza ‘ineducata’ e intellettualmente contagiosa, ha capito prima degli altri che sul cibo si giocava una delle partite decisive per il nostro futuro”. Slow Food Story è distribuito da Tucker Film in collaborazione con Indigo Film; prodotto da Indigo Film e Tico Film in associazione con Element Pictures con il contributo di ministero per i Beni e le Attività culturali Direzione Generale per il Cinema con il sostegno di Piemonte Doc Film Fund Fondo Regionale per il documentario con il sostegno di Piano Media della Comunità Europea con Bord Scannan na héireann/The Irish Film Board. Queste le prime sale confermate che programmeranno il film: ROMA- Cinema 4 Fontane; MILANO- Cinema Apollo (evento il 30) e al CENTRALE dal 31 maggio>; GENOVA-Cinema City; TORINO- Cinema Centrale; UDINE– Cinema Visionario; BRA- Cinema Impero; PADOVA – Porto Astra; PISA- Cinema Lanteri; SAN REMO – Cinema Ariston; BOLOGNA- Cinema Lumiere; PORDENONE– Cinema Cinemazero; PESARO- Cinema Loreto; TRENTO– Cinema Astra; CAGLIARI – Cinema Odissea; TRIESTE – Cinema Giotto.

 
 

QUATTRO LEZIONI DI CUCINA CON LA CILIEGIA DI MAROSTICA E CENA DI GALA

Lo chef e scrittore Amedeo Sandri

Lo chef e scrittore Amedeo Sandri

Tutti i segreti della Ciliegia di Marostica Igp saranno svelati dallo chef Amedeo Sandri in 4 lezioni di cucina promossi dagli agriturismi vicentini di Terranostra-Campagna Amica, l’associazione delle aziende agrituristiche aderenti a Coldiretti, in collaborazione con il Comune di Molvena. Ogni lunedì, dal 27 maggio al 17 giugno, lo chef vicentino insegnerà a preparare alcune ricette, dagli antipasti al dolce, a base di ciliegia di Marostica. L’apppuntamento speciale sarà la cena di gala con i piatti presentati negli agriturismi che avverrà il 2 giugno alle 20 in piazza degli Alpini a Molvena. Le lezioni di Amedeo Sandri inizieranno lunedì 27 maggio all’agriturismo Riva Granda (0424.489033) con la serata dedicata ai finger food; lunedì 3 giugno si prosegue all’Oro Rosso (0424.470938) con la preparazione dei primi piatti; il 10 giugno al Collalto (0424.72109)  con la cucina dei secondi piatti; l’ultima sera sarà all’agriturismo La Torre (0424.708150) con i dessert. Le lezioni avranno inizio alle 19 al costo di 25 euro a serata. Va da sè che la rassegna è una iniziativa volta a lanciare i prodotti del territorio. La cena di gala che si terrà il 2 giugno in occasione della tradizionale festa della ciliegia è prenotabile presso gli agriturismi partecipanti.

Ciliegie di Marostica o "marostegane"

Ciliegie di Marostica o “marostegane”

BONOTTO DELLE TEZZE. UN GRANDE RABOSO PER I 100 ANNI DELLA GRANDE GUERRA

La colmatura delle barrique da parte della famiglia Bonotto

La colmatura delle barrique da parte della famiglia Bonotto

Sarà un 2015 di quelli da ricordare per un matrimonio che può sembrare strano a chi non è mai vissuto o nato lungo l’asta del Piave, ma che invece sa di radici profonde a chi lungo quel fiume è nato. Perché quello di cui stiamo trattando è uno sposalizio fra un grande vino e i 100 anni della Grande Guerra. Tutto succederà, nel 2015, in una delle storiche aziende vitivinicole del Piave: Bonotto delle Tezze, che dal canto suo ha una storia di civiltà agricola di ben 600 anni sempre a Tezze. Perché la Bonotto, ovvero il titolare Antonio, ha pensato di creare un’edizione limitata di 600 magnum  per celebrare il primo conflitto mondiale, ma non sarà un vino qualunque, sarà il Raboso del Piave DOC 2012: vale a dire il vino simbolo del Piave, che Bonotto ha salvato dall’anomimato di vino di casa, magari mischiato ad altri e non importa di che colore, facendolo diventare, grazie a un lavoro eccellente e appassionato sulle vigne e in cantina uno dei vini nobili del Veneto. La cerimonia di presentazione dell’evento è stata fatta in cantina lo scorso 24 maggio, giorno dell’entrata in guerra dell’Italia, con la colmatura delle 4 barrique che conterranno il prezioso rosso fino a maturazione completa, nel novembre 2015, quando verranno realizzate le 600 magnum che sono già state designate agli ambasciatori delle nazioni coinvolte nella Grande Guerra e agli appassionati. Un motivo di più, questo, per visitare le zone della guerra mondiale 1915-1918, dove si possono ammirare ancora antiche vestigia, un ambiente naturale davvero unico e compiere un turismo enologico di rara qualità. Insomma attorno al Raboso Piave si fondono la memoria dell’uomo, la sua società la sua storia. La nostra zona – afferma il titolare della tenuta, Antonio Bonotto – è stata scenario principe di un conflitto che ha assunto però dimensioni globali, per questo abbiamo voluto coinvolgere tutte le nazioni colpite con la consegna del Raboso 15-18 agli ambasciatori. Attraverso questo progetto vogliamo suggellare la stretta fratellanza fra queste Nazioni che sono ora amiche e consumatrici del nostro Raboso del Piave DOC, uno sprone per il futuro. Con questa iniziativa vorremmo dare valore a ciò che è accaduto a pochi metri da noi, dove molte vite sono state sacrificate, trasmettendo anche la storia di un prodotto antico come il Raboso.  Ricordiamo che l’azienza Bonotto oltre al Raboso, che viene vinificato anche come il particolarissimo Malanotte, quasi da meditazione, o il Passito, o lo spumeggiante Rosato Frizzante, produce anche il Barabane (Carmenere in purezza), lo Spezza (Merlot in purezza), fra i bianchi l’Oseada (Chardonnay in purezza), il Novalis (100% Incrocio Manzoni), il Col Real (100% Prosecco) e altri ancora tutti molto curati e presenti nelle maggiori guide del settore. La Tenuta Bonotto è a Tezze di Piave in comune di Vazzola in via Duca d’Aosta 16. Info: 0438.488323 o info@bonottodelletezze.it.

Etichetta

BISTRO’ TERREBRUNE. UNA SCOMMESSA (VINTA) SU QUALITA’ AL GIUSTO PREZZO

Lo staff del bistrò Terrebrune

Lo staff del bistrò Terrebrune

Un locale nuovo, immerso nella campagna di San Zenone degli Ezzelini (Treviso), in via Rovai 6, con uno sguardo rivolto al Monte Grappa. Si chiama Bistrò Terrebrune ed è gestito da Mirko Vanzetto giovanissimo chef, figlio di Leopoldo del Vecchio Mulino di Onè di Fonte, risultato il 212° ristorante d’Italia, Milena Corbi (direttrice di sala) e Gigliola Reginato (jolly). L’obiettivo è proporre al cliente una cucina creativa di qualità a prezzi contenuti, con un occhio di riguardo ai più giovani. E poi la pizza a tre cotture della pasta (vapore, forno poi battuta e alla piastra), i piatti di degustazione con salumi e formaggi, oltre a una nutrita carta di primi, secondi e vini. Bistrò Terrebrune è stato aperto il 10 maggio 2013 e da subito i clienti hanno potuto apprezzare i piatti ben curati, la qualità dei prodotti, il metodo di cottura. Tutti “ingredienti” si cui puntano i Vanzetto. «Da quarant’anni faccio questo mestiere – spiega Leopoldo Vanzetto – e la mia filosofia è guardare sempre avanti, assorbire e imparare qualcosa. Abbiamo realizzato un menu curato nel dettaglio, nato dalle esperienze precedenti, curato nel dettaglio, puntando sempre sui prodotti di stagioni, prendendone il meglio». Ne è nato un locale elegante, con cinquanta coperti più altri venti-venticinque posti all’esterno nel plateatico. Così si può fare un viaggio nei crudi di Italia, Spagna e Ungheria ma anche una ricca selezione di salumi dei migliori norcini, formaggi dal mondo, ben presentati. E poi i crudi di pesce, i primi fatti in casa, i secondi dal branzino alla griglia al  filetto e alla tagliata. Da tutto questo, si può passare benissimo all’hamburger, con ingredienti pregiati. Detto delle pizze, con una dozzina di possibilità di scelta anche con l’opzione da mezzo metro personalizzabile fino ai tre gusti, si può finire con i dolci: dalle millefoglie al gelato allo yogurt, dalla panna cotta al tiramisù. Per i prezzi si arriva ai 28 euro del crudo (fior di latte, crudità di pesce e lime candito), ai 4 euro all’etto per la costata di manzo.  «È un locale che guarda avanti – dice Mirko Vanzetto – e qui riusciamo a dare il diverso, dalla pizza all’hamburger».

L'inaugurazione del bistrò Terrebrune

L’inaugurazione del bistrò Terrebrune

  

Gli invitati durante l'inaugurazione

Gli invitati durante l’inaugurazione

                

Il banco dei formaggi

Il banco dei formaggi

La sala del bistrò Terrebrune

La sala del bistrò Terrebrune

MENU DELLE ISOLE SLOW. UNA RETE FRA PRODUTTORI, RISTORANTI E TRASPORTATORI. MA NON SOLO

Veduta aerea di Sant'Erasmo e Vignole

Veduta aerea di Sant’Erasmo e Vignole

Il progetto, per altro già avviato con una serie di incontri e di adesioni non solo sulla parola per una collaborazione effettiva, è non solo bello e buono, ma affascinante e grande nel suo disegno. Perché si tratta di far rivivere le isole, Sant’Erasmo e Vignole su tutte (ma anche altri piccoli orti e micro vigne disseminate in Laguna), come nuclei centrali non solo di produzione orticola e vitivinicola ma anche perni di un turismo slow di cui l’ecoambiente di Venezia ha bisogno come noi dell’ossigeno. Isole nostrane che potranno così entrare nel progetto Isole Slow, una rete internazionale che si è già sviluppata nel Mediterraneo grazie a Slow Fish, e che conta per ora in Italia Ischia, Procida, Giglio, Giannutri, Elba e Salina. Tutto nasce attorno alla Condotta Slow Food del Centro Storico, che da anni e con ottimi risultati porta avanti le idee del fondatore Carlo Petrini: ovvero, in sintesi, la difesa e lo sviluppo dell’agricoltura del territorio con l’abbattimento dei costi per i consumatori e il giusto guadagno per i produttori. E’ nata così l’idea di un menu delle isole, scaturita anche dalla notizia che alcuni giovani volevano intraprendere la professione di orticoltori in Laguna. Quindi, perché non fare in modo che i giovani tornino a sfruttare gli antichi orti e anche, se non soprattutto, far rimanere i figli degli orticoltori sul posto perché il loro lavoro è diventato remunerativo? E’ stata questa la molla che ha fatto scattare più di un incontro fra alcuni (e non pochi) qualificati ristoranti di Venezia, in particolare quelli che fanno parte dell’associazione della Buona Accoglienza, e i produttori per dar vita a un cosiddetto Menu delle Isole. Il che significa che il cosiddetto km0 si invererà proprio in laguna, con una tracciabilità sicura sia per quanto riguarda prodotti orticoli, frutta, vino, pesce e moeche. I ristoranti, insomma, pur sempre coerenti con la stagionalità, metteranno sulla carta un menu apposito con piatti incentrati sui prodotti delle isole. Ma non soltanto Sant’Erasmo e Vignole, perché anche al Lido, alla Giudecca, a San Michele, solo per citare qualche esempio, esistono piccoli orti o piccole vigne. Anche da lì possono arrivare i prodotti e il trasporto, a spese del gruppo di ristoranti, per i produttori sarebbe gratuito e la merce in eccedenza troverebbe sfogo direttamente al mercato di Rialto. Non solo. L’idea è anche quella di dar vita a una cantina, dove potranno conferire anche i microproduttori fermo restando che sarà fatta salva la tracciabilità del vino di ciascuno. E intanto Donatella Laboranti, fiduciaria Slow Food, si sta dando da fare anche presso le scuole, come far fare agli studenti del Barbarigo le schede sulla storia dei prodotti delle isole, mettere in rete a uso e consumo degli studenti di ogni ordine e grado ciò che sono le isole, con la loro storia e le loro possibilità per il futuro. Perché non di cibo soltanto si tratta, quanto piuttosto di far tornare le nostre isole vive come una volta, dove non solo si fanno carciofi o melanzane, ma anche ci si vive, si ospita visitatori con un turismo che abbatte i rumori e gli idrocarburi, con isole che non sono oltre i pochi abitanti un deserto, ma che possono offrire al loro interno servizi e accoglienza. Certo c’è molto da fare. Ma la voglia di riuscire è tanta, perché c’è anche chi sa guardare al futuro.  

Escursionismo slow a Sant'Erasmo

Escursionismo slow a Sant’Erasmo

Il violetto di Sant'Erasmo

Il violetto di Sant’Erasmo

GALDINO DICE: “TOGLICI OGGI IL NOSTRO SPRECO QUOTIDIANO”

Galdino Zara

Galdino Zara

  IL MODELLO di sviluppo dominante sta mostrando le sue inefficienze. Dal 1974 lo spreco mondiale di cibo è cresciuto del 50% e nello stesso periodo è cresciuto anche il numero dei denutriti. Nell’occidente ricco il 45% della popolazione urbana è in sovrappeso (FAO). Stiamo producendo troppo e in modo squilibrato. Forse ci voleva questa aggressiva situazione economica per mettere in luce lo spreco alimentare che sta dilagando in tutto il pianeta. Alcuni dati:

In Europa si producono Kg. 840 di cibo per abitante

Kg. 560 ce li mangiamo

Kg. 185 vengono sprecati nei campi, dall’industria alimentare, nella distribuzione

Kg.  95 li acquistiamo noi e poi li buttiamo in pattumiera

 1.300.000.000 tonnellate il cibo che si spreca ogni anno nel mondo

 400.000.000 tonnellate si sprecano in casa, in mensa, al ristorante

 Nel nostro Paese ogni famiglia tra casa, scuola, ristorante spreca 1600 Euro all’anno, il 27% della spesa alimentare annua. Aggiungiamo che il costo mondiale annuo per lo smaltimento rifiuti è di circa 325 miliardi di Euro. Nel 2010 la FAO dichiarò che per eliminare la fame nel mondo sarebbero serviti 33,5 miliardi di Euro. Cifre impressionanti che necessitano di una grande riflessione a cominciare dal nostro consumo quotidiano. Che fare?

rifiuti 1. Mangiare meno e meglio, scegliere prodotti del territorio premiando (anche economicamente) quei contadini, artigiani, aziende che lavorano bene e nel rispetto delle tecniche di allevamento e produzione e con il rispetto dell’ambiente. Trasformare quindi il risparmio di una minor quantità nella qualità e quindi a costo zero.

 2. Nei negozi della grande distribuzione recarsi con una lista di spesa già redatta secondo le nostre esigenze di cucina, non lasciarsi accalappiare da super offerte o ingannare da situazioni espositive molto coinvolgenti. E’ preferibile andare al supermercato qualche volta in più che far soffocare il frigorifero.

 3. Penso sia fuori luogo parlare di stagionalità, ma purtroppo i nostri fruttivendoli hanno in esposizione di tutto per tutto l’anno. Imparate a scegliere i prodotti di stagione.

 4. Eliminiamo scatole, scatolette, prodotti confezionati, surgelati, 4^ e 5^ gamma; oltretutto elimineremo anche un sacco di rifiuti (carta, plastica, ecc.)

 5. E adesso in cucina. Molte volte affermiamo di comperare cibo pronto perché non abbiamo tempo di cucinare: è una grossa banalità. Cucinare è un antistress, libera la mente, ti dà creatività, piacere al gusto e risparmio. La cucina va organizzata e quando si cucina si può pensare anche per i giorni successivi, alcuni piatti si arricchiscono di gusto se lasciati a riposare per qualche giorno.

 6. L’estro della passione culinaria trova il suo culmine nella cucina del recupero, degli avanzi. Creare dal poco sublimerà il palato.

 7. Non fate ricette lette o sentite alla TV se in quel periodo non ci sono i prodotti menzionati.

 Modifichiamo le mostre consuetudini per un cibo buono e pulito: ci aiuterà ad avere una vita più salutare, meno costosa, più pulita ed eticamente più rivolta a chi è più debole.

 Sabato 25 Maggio 2013.  SLOW FOOD DAY in molte piazze italiane in difesa di un CIBO BUONO, PULITO e GIUSTO, dei PRODUTTORI LOCALI e CONTRO LO SPRECO ALIMENTARE.

BLOODY MAX E VERDINI. DUE COCKTAIL AL GRAN CAFFE’ QUADRI PER LA BIENNALE

Il Bloody Max e il Verdini

Il Bloody Max e il Verdini

Da lunedì 27 maggio il Gran Caffè Quadri di piazza San Marco ha qualcosa in più. Da bere. Perché Massimiliano Alajmo, co-patròn del locale storico di Venezia e mente culinaria che inventa incessantemente piatti standosene alle Calandre di Rubano, questa volta in onore della Biennale d’Arte che apre i battenti ai primi di giugno ha creato due nuovi cocktail Bloody Max (tanto per non smentire da sè la vena autoironica e la voglia di giocare) e il Verdini. E infatti, questa volta, i nomi si divertono ad ammiccare,  a far carambola con la memoria (i sapori e i colori) perché mentre il Bloody Max riecheggia il Bloody Mary, ma senza pomodoro, il Verdini (centenario di Verdi in corso) fa il verso al Bellini, ma senza la pesca. La quale, invece, si trova nel Bloody Max con mango e vodka: un cocktail fresco, complesso, quasi masticabile con alcune note dolci date dalla frutta fresca. Il Verdini, se ha il Prosecco, ecco che, reinterpretando il Bellini, si arricchisce di mela e sedano: un cocktail estremamente rinfrescante e leggero.  Due cocktail che si affiancano al Bloody Raf, inventato da Raffaele Alajmo, l’anima del Quadri, a base di solo pomodoro fresco, olio extravergine di oliva e vodka Grey Goose.

CHEF ALL’OPERA. QUATTRO GRANDI CUOCHI IN TEATRO PER IL PARMIGIANO REGGIANO

Mauro Uliassi

Mauro Uliassi

 Il PARMIGIANO Reggiano è risorto. Definitivamente. A un anno dal terremoto che ha devastato parte dell’Emilia e distrutto molti caseifici del pregiato formaggio, ecco che il parmigiano rinasce alla grande e diventa tema e oggetto di spettacolo. Perché a Reggio Emilia, nel cuore delle terre del melodramma, venerdì 24 maggio (ore 19,30) sul palcoscenico del Teatro Valli, quattro chef stellati – Mauro Uliassi, Bruno Barbieri, Gennaro Esposito e Gianni D’Amato – saranno gli Chef all’Opera, una serata di show-cooking dedicata al Parmigiano Reggiano e ai prodotti tipici, condotta dalla giornalista Licia Granello e dallo scrittore e gastronomo Alfredo Tarrachini Antonaros, per la regìa di Marco Macceri. L’evento si inserisce nella quattro giorni, In Forma Re, manifestazione dedicata a Reggio Emilia e al suo territorio, rivolta a cittadini, famiglie, bambini e turisti che dal 23 al 26 maggio animerà il centro storico con esposizione di prodotti tipici di qualità, workshop gratuiti, una maratona, biciclettate e ancora degustazioni in cantine, acetaie e caseifici della zona. Tema di Chef all’Opera sarà il Parmigiano Reggiano, il formaggio italiano più noto al mondo; da sempre impiegato nell’alta ristorazione e ingrediente di una serie illimitata di ricette. E saranno proprio i grandi chef, provenienti da diverse località italiane, a raccontare e descrivere il loro rapporto particolare con il Parmigiano Reggiano e ad offrire al pubblico ricette e una degustazione finale per tutti. Sul palcoscenico del Teatro Valli forme di Parmigiano Reggiano sulle scalere serviranno a ricordare i 16 litri di latte che occorrono per la produzione di un chilo di formaggio, i 550 necessari per la produzione di una sola forma: latte trasformato in oro da tavola e messo a stagionare dai dodici ai ventiquattro mesi. Il Teatro Valli, magnifico esempio di teatro d’opera ottocentesco, costruito per volere della cittadinanza in soli cinque anni, con una capienza sorprendente per l’epoca in grado di  contenere i visitatori in occasione delle fiere, e il Parmigiano Reggiano con la sua storia millenaria, il suo ciclo di lavorazione perpetuo, le qualità intrinseche organolettiche, i suoi 20.000 addetti impiegati nei 384 caseifici, costituiscono un abbinamento forte, espressione di un’intera comunità. La serata non potrà dimenticare che proprio lo scorso anno il terremoto dell’Emilia ha messo a dura prova la popolazione colpita; dopo una lunga sequenza di scosse che hanno provocato morti, feriti e danni ingenti, la macchina della solidarietà si è mossa e, nel caso del Parmigiano Reggiano (600.000 forme cadute e 100 milioni di danni), ha visto innescarsi un boom di richieste che hanno salvato miracolosamente il sistema produttivo. Dopo un primo doveroso ricordo celebrativo, la serata con i grandi chef proseguirà all’insegna dello spettacolo e del gioco. Fra una ricetta e l’altra, saranno proiettati su un megaschermo immagini relative alla produzione del Parmigiano Reggiano e dell’Aceto Balsamico Tradizionale con interviste a produttori locali. Al termine il pubblico potrà assaggiare il Parmigiano Reggiano di diverse stagionature e la preparazione creata dallo chef Gianni D’Amato, patròn del ristorante due stelle Michelin Il Rigoletto di Reggiolo, chiuso momentaneamente dopo il terremoto che ha colpito l’Emilia nel maggio del 2012, ma anche del Rigolettino e del Caffè Arti e Mestieri di Reggio Emilia inaugurati di recente. Costo 15 euro a persona. Info e prenotazioni: biglietteria Fondazione I Teatri, tel. 0522.458811 o 0522.458854 o biglietteria@iteatri.re.it

Bruno Barbieri

Bruno Barbieri

Gennaro Esposito

Gennaro Esposito

Gianni D'Amato

Gianni D’Amato

BORGOLUCE: DALLA MOZZARELLA DI BUFALA AL VINO. CON PASSIONE

La stalla delle bufale a Borgoluce

La stalla delle bufale a Borgoluce

Mozzarella e prodotti di bufala e pensi subito al Sud d’Italia, alla Campania in particolare. Invece si possono mangiare anche nel Trevigiano. C’è un’azienda che si è specializzata nell’allevamento di questo bovino e di ricavarne il meglio dal suo latte: è la Borgoluce di Susegana, dove si fondono innovazione e tradizione, natura e modernità. Gestita dalla contessa Maria Trinidad Collalto e dal cognato, nonché amministratore delegato Ludovico Giustiniani, la tenuta si estende su 1200 ettari di terreno tra i comuni di Santa Lucia di Piave, Susegana, San Pietro di Feletto, Collalto e Pieve di Soligo. Qui si producono vino (Prosecco, superiore Docg, Pinot grigio, Manzoni bianco, Chardonnay, Merlot, Cabernet, Wildbacher), mais, orzo, frumento tenero, farro, soia, sorgo, loietto, olio d’extravergine d’oliva, miele e noci. Non solo, perché dai capi di bestiame si ricavano salumi tipici della tradizione locale e latticini da latte di bufala, come la mozzarella, la caciotta, la ricotta, la robiola e lo yogurt. Un’azienda che negli ultimi anni ha vissuto una trasformazione, con lo sguardo rivolto al futuro. Dà lavoro a una cinquantina di dipendenti.

La contessa Maria Trinidad Collato

La contessa Maria Trinidad Collato

«Il 21 aprile – spiega la contessa Maria Trinidad Collalto – abbiamo inaugurato la vecchia frasca in località Mandre; un tempo ci abitavano circa quaranta persone e oggi abbiamo ricreato un ambiente informale, dove degustare i nostri prodotti. Al piano superiore, abbiamo ricavato un museo, ricostruendo tutta la filiera del legno e degli attrezzi, tornando indietro agli anni Trenta. Un po’ di materiale ci è stato donato, altro ne avevamo e così lo abbiamo messo assieme, con la speranza che diventi un luogo didattico. Vorremmo che gli studenti capissero come funzionavano questi strumenti».

L'interno della Frasca Roccagelsa

L’interno della Frasca Roccagelsa

E poi c’è la stalla, dapprima dismessa e poi ristrutturata tre anni fa con sistemi moderni; all’interno ci sono 300 bufale, di cui un’ottantina in lattazione. Ciascun bovino produce sette litri di latte al giorno, contro i trentacinque di una mucca. «Ma il latte di bufala è più proteico e più grasso – continua la contessa – molto adatto per i formaggi a pasta filata. Anche lo yogurt è diverso dagli altri. Dei 560 litri giornalieri, un 20 per cento lavorato da noi, gli altri venduti ai caseifici».Alcuni vini Borgoluce

 E proprio per il vino è stata scelta una nuova linea chiamata “Borgoluce”, che vuole essere la risposta alle nuove esigenze dei clienti e del mercato, sia per quanto concerne la ricerca che per il miglioramento della qualità dei prodotti. Il nome si vuole identificare con i vini d’eccellenza; il nome deriva dal tedesco Burg, fortezza a indicare il luogo di antica tradizione che protegge la comunità, mentre luce vuole evidenziare l’approccio illuminato dei Conti Collalto nel ricercare il benessere e il miglioramento della collettività, gestendo il territorio nel rispetto e gli equilibri della natura.Dal vino alla ristorazione il passo è breve. Così è nata l’offerta dell’agri-osteria, con terrazza naturale affacciata sulle colline, a breve distanza dal castello di Collalto; qui si assaporano i prodotti della terra, mentre in cucina si rispettano le ricette tradizionali. E da queste parti si può persino dormire, nell’agriturismo con quattro appartamenti vacanze per una disponibilità di ventisei posti letto.

                                                                                                                                                                                                             Alessandro Ragazzo 

Il complesso dell'agriturismo Borgoluce

Il complesso dell’agriturismo Borgoluce