I PREPARATORI D’UVA DI SIMONIT ALLA CONQUISTA DELL’EUROPA

Marco Simonit a destra dà lezione fra le vigne del Domaine de Chevalier

Marco Simonit a destra dà lezione fra le vigne del Domaine de Chevalier

E così ai grandi francesi è capitato di dover ricorrere ai piccoli italiani. Battute a parte, è con grande soddisfazione che apprendiamo la notizia che Marco Simonit con i suoi Preparatori d’Uva è stato ingaggiato nientepopodimeno che dalla Maison Roederer e da altre prestigiose case francesi.  Infatti, Simonit, Oscar del Vino 2012 come miglior agronomo viticoltore, è stato richiesto a Reims assieme alla sua squadra dalla Luis Roederer. E non per caso. Perchè alla grande Maison si sono accorti che nella potatura manuale dei vigneti Simonit & C. sono più avanti rispetto agli antichi metodi adottati nello Champagne che stanno dimostrando vistosi limiti e numerosi problemi.  E così Simonit e soci sono andati in Francia ad insegnare, e questo senza creare per così dire scandalo, visto che sono l’unico gruppo accreditato a livello europeo nella formazione del personale addetto alla potatura manuale dei vigneti.  Ma la Roederer non si è limitata allo champagne, ha chiamato i ragazzi di Simonit anche in altre tre sue aziende di grande nome come Chateau Pichon Longueville Comtesse de Lalande nella zona di Bordeaux, Domaines Ott in Provenza regno dei suoi grandi rosè e Ramos Pinto, produttrice di Porto in Portogallo. Continua così, ormai sono una trentina le cantine europee che hanno chiamato Simonit e Soci, la “conquista” europea dei Preparatori d’Uva che oltre alla Francia e al Portogallo hanno fatto da tutor a vigneti importanti in Austria, Germania, Svizzera e Spagna come, per citarne solo alcuni, Chateau La Tour Martillac, Domaine de Chevalier, in Stiria le 4 aziende più importanti come Gross, Sattlerhof, Tement e Winkler-Hermaden hanno addirittura cambiato radicalmente il tipo di potatura, o in Spagna la Gramona nel Penedès.

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I RISTORATORI DI SCORZE’ FANNO SISTEMA: DALLA MOSTRA AL RISTORANTE

Il Perbacco, un angolo di natura e di ottimo cibo

Il Perbacco, un angolo di natura e di ottimo cibo

I ristoratori di Scorzè fanno sistema. Ci hanno impiegato del tempo, tra riunioni e scambi d’idee fino a partorire l’iniziativa «Il gusto fuori mostra», che abbina gli eventi del territorio con dieci locali della zona, dove si potrà cenare a prezzo fisso (a 30 euro) comprese bevande e vini. Il progetto è nato assieme alla Pro loco e ha preso il via il 19 aprile con la mostra di Antonio Beni, aperta fino al 26 maggio in Villa Orsini. L’obiettivo è promuovere il territorio, i suoi prodotti, e a Scorzè, ce ne sono molti tra l’asparago, i bisi, il pomodoro, il radicchio. I locali aderenti sono Crosarona, San Martino, I Savi, Renzo e Lola, Vecia Contea, Re Matto, al Drizzagno, Osti nati, Perbacco Piccolo Hotel, Canove. Così, durante gli eventi di grande richiamo nel comune di Scorzè, i ristoratori apriranno le porte dei loro locali per offrire un menu a prezzo fisso, comprensivo di tutto.  «Alla mostra di Beni» spiega il presidente della Pro loco di Scorzè Lorenzo Michielan «ai visitatori daremo una brochure con cui potranno recarsi ai locali aderenti». La mostra resterà aperta con il seguente orario: dal mercoledì al venerdì dalle 15 alle 19, il martedì, il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15.30 alle 19. L’ingresso sarà libero. «L’iniziativa» riflette Raffaele Ros del ristorante San Martino «non vuole restare fine a se stessa ma vuole sposarsi anche ad altri eventi in programma nei prossimi mesi».

Alessandro Ragazzo alessandroragazzo@hotmail.com

asparagi

 ECCO ARRIVATO IL PRIMO MENU IN SINTONIA CON LA MOSTRA DI SCORZE’. E’ DEL RISTORANTE I SAVI DI PESEGGIA. E’ un menu degustazione incentrato sull’asparago Igp di Badoere: carpaccio di trota salmonata del Sile affumicato con misticanza, asparagi bianchi marinati e fragole; tortelli ripieni di gransoporo e asparagi verdi, padellati con burro di gamberi e ricotta affumicata; trancio di trota iridea bianca del Sile arrostita con pancetta croccante, salsa alla casatella e sformatino di asparagi; primavera nel bicchiere. Il tutto a 28 euro a persona vini inclusi. Info e prenotazioni: 041.448822.

AL SAN MARTINO LA MIGLIORE CANTINA DELLA RISTORAZIONE VENETA

Michela Berto premiata al Vinitaly

Michela Berto premiata al Vinitaly

La motivazione è di quelle che fanno accapponare la pelle, ma è giusta per non dire perfetta. Perché, dopo averlo sfiorato per anni con vari piazzamenti da “podio”, la conquista del primo premio (consegnato al Vinitaly) per la “Migliore Carta dei Vini della Ristorazione del Veneto” è quanto di più meritato potesse capitare a Michela Berto. La quale è sommeliere di vaglia, innamorata del suo lavoro e, inutile dirlo, del vino. Nel suo ristorante di Scorzè, il San Martino, la signora gestisce una cave che sa soddisfare tutte le esigenze, ma soprattutto “assemblata” con cura ben ragionata e con frequenti visite alle cantine d’Italia e di Francia nelle quali pesca fior da fiore nel rapporto qualità prezzo.  E’ giusto quindi quanto hanno scritto i giudici dell’Ais Veneto: “L’immagine, la leggibilità, la trasparenza nell’indicazione dei prezzi, l’originalità, la coerenza, l’armonia con il locale e le sue proposte culinarie hanno permesso che fosse premiato non solo il risultato di una lunga e meticolosa ricerca, ma soprattutto la passione e l’amore per quello che è ben più che una semplice professione”. Sottoscriviamo, d’altronde è da molto tempo che sosteniamo come il San Martino, dove ai fornelli regna Raffaele Ros, è un ristorante che meriterebbe riconoscimenti maggiori rispetto a quelli già conquistati. E non è un caso che il bel locale scorzetano venga spesso visitato da altri bravi ristoratori, sommelier, vignaioli proprio perché dalle parti di Michela & Raffaele si respira aria quella giusta: passione per il vino, per il cibo, per le materie prime e via discorrendo a partire, non da ultimo, dall’accoglienza nei confronti dei clienti.

CON AMORIM SOLIDARIETA’ DAL VINO: DONATI 3.000 EURO ALLA ONLUS LE.VISS.

 

etico-amia7[1]Una settantina di cantine di Verona e provincia assieme a 150 bar, ristoranti enoteche, esercizi commerciali vari hanno contribuito alla raccolta di ben 750.000 tappi di sughero per un totale di 3 tonnellate, raccolti da Amia nell’ambito del progetto Etico. A beneficiare dell’assegno di 3.000 euro, controvalore dei tappi raccolti, sarà la onlus veronese Le.Viss., che opera al fianco dei malati ematologici e delle lorom famiglie. I soldi in questione saranno investiti nel programma trapianto di cellule staminali emopoietiche. La cifra è frutto al 60% della vendita dei tappi raccolti all’azienda Eco Profili specializata in bioedilizia e al 40% dalla donazione di Amorim Cork Italia, ideatrice del progetto Etico di raccolta e riciclo dei tappi di sughero. L’assegno è stato consegnato dal Carlos Santos, ad dell’azienda leader italiana nel mercato dei tappi di sughero Amorim Cork Italia, nelle mani del presidente dell’associazione Le. Viss. Graziella Bazzoni alla presenza del presidente di Amia, Andrea Miglioranza. Il progetto Etico di Amorim continuerà senza sosta dopo circa due anni e mezzo di attività che hanno permesso la raccolta di più di 20 tonnellate di tappi di sughero, perché, oltre all’impegno sociale, la raccolta consente la difesa delle foreste da sughero strategiche nella lotta alla desertificazione e all’aumento globale dell’anidride carbonica nell’atmosfera terrestre.

GALDINO DICE: SALVARE LA FELICITA’ CONVIVIALE DELLE OSTERIE

Dalla Vedova a Venezia

Dalla Vedova a Venezia

Osteria, locanda, bettola, mescita, cantina, fiaschetteria, bacaro, malvasia. Stiamo parlando, più o meno, della stessa cosa da secoli: luoghi in cui si esercitava la mescita di vino e cibo, frequentati per lo più dagli uomini. Locali con arredamenti spartani, grandi banconi di legno rigati dallo struscio dei goti, pareti annerite, foto incorniciate ed ingiallite dal fumo e dal grasso della cucina; la travatura era a vista e le luci soffuse provenivano da piccoli lampioncini alle pareti, tavoli con sedie impagliate o panche. Sopra i tavoli tovagliette di carta di riso, sul bancone contenitori di vino di ogni tipo, dalle damigiane, ai bottiglioni, ai quartini, mezzi litri e litri. Evitiamo di soffermarci sulle condizioni dei servizi igienici. Un intenso e caratteristico miscuglio di odori e aromi di vino ossidato, di fumo (sigarette, trinciati per pipa, sigari toscani) di sani cicheti e di pietanze provenienti da materie prime dell’entroterra veneziano e dalle isole della laguna. Luoghi dove esisteva una giovialità schietta, autentica; dove tutti si trattavano confidenzialmente in una simbiosi di convivialità con osti e camerieri. Non è nostalgia, la mia, non vuole essere un ritorno al passato dove il duro lavoro dei campi o nelle fabbriche delineava lineamenti segnati dalla fatica e l’andare in ”osteria” diventava il modo per affogare nel vino stanchezza e miseria. Periodi certamente bui, se pensiamo che all’inizio del 1900 Venezia era la prima città in Italia per numero di morti per alcolismo. Stiamo parlando di locali che da tempo stanno scomparendo; sono cambiati gli stili di vita, i tempi; con il consumismo ci siamo trovati ad essere sempre più soli e individualisti. Ma tutto oggi si è ristabilito, colpa e causa della criasi, e appare in ordine per celebrare la saggezza dei vecchi e per impartire un insegnamento alle nuove generazioni, un recupero alla convivialità, allo stare insieme, al confronto sulle proprie condizioni di vita, al dibattito sulla politica. Dobbiamo ridisegnare la carta solidale della felicità conviviale. Oggi non mancano i posti di mescita e ristoro, magari sono più belli, con arredamenti lussuosi, illuminazioni innovative, musica soffusa, ma sono vuoti di memoria. Nuovi locali che sembra si vergognino di sembrare osterie: l’osteria evoca la vecchiaia. Per contro si aprono wine-bar dove con un calice di vino si offrono salatini “di plastica”. E’ necessario rivendicare i ritmi, gli odori, i sapori e, perché no, il giocare a carte propri dell’osteria. Attraverso la rifondazione delle osterie aperte ai giovani, alle donne, agli uomini ricupereremo la nostra saggezza, la nostra umanità. Per questo vi consiglio calorosamente di leggere: “Quando a Venezia non c’erano i fast-food ghe gera i bacari” di Sandro Brandolisio – Filippi Editore – Venezia.

Galdino Zara 

 

VINITALY: IL VINO SCOMMETTE ANCORA SU SE STESSO. A RAGIONE

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DA DOMENICA PROSSIMA 7 APRILE FINO A MERCOLEDI’ 10 ALLA FIERA DI VERONA APRE LA 47. EDIZIONE  DELLA PIU’ GRANDE RASSEGNA DEL SETTORE.  95.000 METRI QUADRATI DI ESPOSIZIONE; 4255 ESPOSITORI DI CUI 128 ESTERI; CONTATTI PER ESPOSITORE: 33 CONTRO GLI 11-15 DELLE ALTRE FIERE; 140.000VISITATORI (48.600 ESTERI DA 116 PAESI); 2.496 GIORNALISTI ACCREDITATI. ORARIO D’APERTURA: DALLE 9.30 ALLE 18.30 CONTINUATO. BIGLIETTI: GIORNALIERO € 50 (ACQUISTO ONLINE € 45); ABBONAMENTO 4 GIORNATE € 90 (ACQUISTO ONLINE  € 80), INGRESSO RISERVATO A OPERATORI DEL SETTORE MAGGIORENNI. PER RAGGIUNGERE VINITALY CI SONO BUS NAVETTA DALLA STAZIONE FERROVIARIA E PARCHEGGI DISLOCATI STRATEGICAMENTE VICINI AL CASELLO DI VERONA SUD, AL MERCATO ORTOFRUTTICOLO-P3, AGLI EX MAGAZZINI GENERALI-P1, ALLO STADIO-AREE A B C, ALLO SCALO FERROVIARIO, AL CENTRO AGROALIMENTARE. NEL PROGRAMMA DI VINITALY DEGUSTAZIONI GUIDATE (OPERA WINE; TASTINGEX…PRESS; GAMBERO ROSSO; DONNE DEL VINO; AIS; FISAR), CONVEGNI, AREE ESPOSITIVE SPECIALI (TASTE  ITALY BY DOCTOR WINE; TRENDY OGGI, BIG DOMANI; VIVIT – VIGNE VIGNAIOLI TERROIR; LA GRANDE CUCINA (RISTORANTE D’AUTORE; SELF SERVICE D’AUTORE; CITTADELLE DELLA GASTRONOMIA). PADIGLIONE C – INGRESSO SAN ZENO: SOL&AGRIFOOD, RASSEGNA INTERNAZIONALE DELL’AGROALIMENTARE DI QUALITA’; PADIGLIONE F – INGRESSO GIULIETTA E ROMEO: ENOLITECH – SALONE INTERNAZIONALE DELLE TECNICHE PER LA VITICOLTURA, L’ENOLOGIA E DELLE TECNOLOGIE OLIVICOLE E OLEARIE. PER MAGGIORI DETTAGLI: WWW.VINITALY.COM

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Se avete dato un’occhiata ai numeri del dettaglio più sopra vi sarete resi conto come Vinitaly, la più grande rassegna di vino d’Europa, sta per battere per l’ennesima volta tutti i suoi record. E chi l’avrebbe mai detto con la crisi che prosciuga le tasche, alla quale possono ben aggiungersi i timori del ritiro patente, i rischi alla salute (solo per i bevitori smodati), fattori questi ultimi che hanno però ridotto di tanto il consumo di vino nelle tavole dei ristoranti che assieme ai produttori sono stati costretti a inventarsi le mezze bottiglie. Il fatto è che i vini italiani stanno crescendo sempre di più nell’apprezzamento dei paesi esteri (così ne beneficia la bilancia commerciale) perché se Germania, Inghilterra e Stati Uniti nostri abituali buyers continuano imperterriti ad acquistare sempre di più vini italiani, ecco che si sono affacciati nuovi paesi come Russia, Cina e Giappone. Nazioni ricche che apprezzano il made in Italy sotto ogni profilo (in Russia, ad esempio il mercato italiano sta sfondando con insaccati e formaggi) e che stanno dando grandi soddisfazioni ai nostri vignaioli. Ma non c’è soltanto questo. Perché finalmente dopo molti troppi anni di scelte insipienti sia da una parte che dall’altra, ovvero consumatori e produttori, ci sono forti segnali che se da un lato esigono sempre di più la qualità nel bicchiere, dall’altra più responsabilmente si difende il terroir, si fanno scelte a scapito della quantità privilegiando la bontà del prodotto. Per dirla in breve il consumatore vuole bere sempre meglio e il produttore lo ha capito. Non solo. Molti vignaioli stanno ormai riscoprendo vitigni autoctoni, producendo vini che non speravamo più di bere. Insomma molto si sta muovendo fra tralci e botti. Ma ora bisogna dire qualcosa della nostra Regione che ha dei numeri incredibili per quanto riguarda il Vinitaly, perché a Verona ci saranno ben 499 aziende (178 trevigiane, 34 padovane, 29 veneziane, 33 vicentine e 225 veronesi). Trevigiani e veronesi quasi da soli fanno del Veneto la regione più produttiva d’Italia dal punto di vista vinicolo, basti pensare che solo il Prosecco vale la bellezza di 350 milioni di bottiglie che hanno invaso il mondo (e troppi all’estero ne storpiano il nome sull’etichetta facendo passare per italiane pessime bollicine foreste) battendo lo champagne, mentre i veronesi di bottiglie ne producono 15 milioni ma il vino da quelle parti costa assai di più di quello trevigiano ed è per questo un altro bere basti pensare solo per far due nomi a Quintarelli (forse il primo a esportare in Usa) e a Dal Forno. Padova, Vicenza Venezia? Stanno facendo dei bei passi in avanti anche se la terza è ancora due passi indietro rispetto alle altre due. A Padova nei Colli Euganei ci sono ormai forze consolidate da Emo Capodilista a Vignalta a Ca’ Lustra, mentre si affacciano nuove realtà fra cui la Quota 101, giovanissima ed entusiasta azienda alla ribalta da appena due anni con una produzione di bianchi di buon livello, o come il Gruppo Vignaioli Euganei che conta una decina scarsa di aziende dirette da giovani appassionati che stanno producendo vini di alta qualità e in alcuni casi salvando e vinificando da vitigni antichi che sembravano in via di estinzione. E poi il Vicentino, la zona forse che sta crescendo proporzionalmente di più quanto a qualità, basti pensare a ai terroir del Garganega, alla zona vulcanica di Gambellara  a quella di Breganze e ai Colli Berici. Festa del Tai Rosso, dello speciale Vin Santo e del Recioto di Gambellara, del Vespaiolo. Zone in cui eccellono aziende, citando senza ordine, Piovene Porto Godi, Contrà Soarda, Biancara, Inama, Vignato, Menti (solo per dirne alcune).  Nel Veneto Orientale fra Piave e Tagliamento dominano i cosiddetti vitigni internazionali e si punta soprattutto sulla quantità. Pure una cantina come la Tessere di Noventa di Piave sta nobilitando il Raboso Piave senza stravolgerlo, mentre la San Osvaldo si sta proiettando verso un futuro di scelte di qualità, come la Mazzolada, la Stajnbech, la Geretto,  la Carline, la Bosco del Merlo e la De Stefani (speciale il suo Marzemino, battezzato Stefen 1624 del 2006). Insomma per la quarantesettesima volta non bisogna mancare l’appuntamento, perché se è vero che ci troveremo di fronte all’eccellenza italiana del vino a cominciare dal Piemonte per proseguire con Toscana, Friuli, Trentino, Lombardia e le aziende emergenti del Sud Italia dalla Sicilia alla Campania alla Basilicata, non è un caso che quest’anno al Vinitaly sarà ospite per la prima volta una delegazione ufficiale del ministero dell’Economia della Repubblica Popolare Cinese, come dire che il Vinitaly è il top.

ITALIAN CHEESE AWARD 2014 – UN DAVID PER I FORMAGGI ITALIANI

 Pensate, in Inghilterra lo fanno da un sacco di tempo sia a livello nazionale che mondiale e da noi che contiamo migliaia di formaggi di tutti i tipi e di tutte le età ancora un premio nazionale non ce lo eravamo inventato. Un premio di quelli veri con tanto di giuria, di degustazioni e con una guida che racconterà vita, morte e miracoli dei migliori formaggi italiani. Ci voleva il solito Alberto Marcomini, anzi, ci volevano i Guru del Gusto, dove bisogna ricordare almeno Luca Olivan, anima organizzativa per eccellenza, ovvero quelli del “Formaggio in Villa” e dei “Salumi in villa” nonchè, a settembre prossimo ad Asiago, di “Made in Malga”, mostra mercato di soli formaggi di malga da tutta Europa.  E a giugno 2014 in contemporanea con l’uscita della guida che si chiamerà appunto “Italian Cheese Award” (in edizione anche in lingua inglese) si terrà una grande festa di premiazione dei formaggi vincitori (tre per categoria), il primo assoluto riceverà in premio la statuetta “Cheese Award 2014”. Inutile sottolineare che saranno presi in considerazione dalla giuria solo i formaggi prodotti  al 100% con latte italiano (da inviare a Guru del Gusto c/o Osterie Moderne, via Bassa II° nr. 18 35011 Campodarsego – tel.348-2608607 – info segreteria@gurudelgusto.it). Dovranno essere gli stessi consorzi di produzione e di tutela a garantire la totale italianità e qualità dei prodotti inviati alla giuria , che si riunisce ogni 15 giorni nella sede di Guru del Gusto a Campodarsego (Pd). Ecco qui di seguito la lettera di Alberto Marcomini ai Consorzi e ai produttori.

Alberto Marcomini e la redazione di Guru del Gusto hanno il piacere di annunciare la prima edizione di “Italian Cheese Award“, premio ai migliori formaggi italiani. L’iniziativa nasce come un progetto editoriale che ha la finalità di valorizzare le migliori produzioni casearie italiane e fornire al pubblico utili indicazioni sui luoghi di diffusione del formaggio di qualità. “Italian Cheese Award” è la prima guida con le valutazioni dei migliori formaggi nazionali, prodotti con latte 100% italiano, che sarà diffusa da giugno del 2014 anche all’estero in lingua inglese. Il coinvolgimento dei Consorzi di Promozione e Tutela è un nostro obiettivo, in quanto garanti del controllo produttivo del territorio. Promuovere le DOP sarà naturale ma soprattutto indicativo per i lettori. Il nostro lavoro si pone anche la finalità di valorizzare le specificità locali ed evidenziare le differenze qualitative che sovente trovano conferma nel lavoro dei piccoli produttori. Il criterio di valutazione sarà meritocratico. Consapevoli che questa guida nell’esprimere dei giudizi non sarà esente da critiche. Proprio per questo motivo crediamo in quest’opera che sarà una base di confronto ma soprattutto di stimolo per creare una sana competizione e una corsa al miglioramento della qualità e della conoscenza dell’arte del formaggio. La fase di valutazione inizierà a partire dal mese di aprile 2013. La commissione di assaggio con cadenza quindicinale, si riunirà presso la sede di Guru del Gusto a Campodarsego (PD), per giudicare e decretare i migliori formaggi italiani protagonisti della guida. La commissione nell’esprimere le valutazioni dei formaggi pervenuti designerà le nomination, tre per categoria, che parteciperanno alla premiazione finale alla presenza del pubblico prevista per giugno 2014. La premiazione sarà l’evento della guida dove verranno consegnate ai primi per ogni categoria le statuette “Cheese Award 2014”. Un evento unico nel suo genere: un momento di convivialità divertente, ricco di buona musica, allegria, specialità gastronomiche e… Un’occasione per brindare alle eccellenze casearie italiane! Chiediamo la partecipazione dei Caseifici e la collaborazione dei Consorzi di produzione e di tutela per darci tutte le indicazioni e le informazioni necessarie per selezionare e valutare i formaggi, nel rispetto dell’autenticità e la genuinità della produzione italiana.